gen 29

Cresce il valore dell’Internet Economy nei Paesi del G-20. Secondo il rapporto The Digital Manifesto: How Companies and Countries Can Win in the Digital Economy che, insieme a BCG, abbiamo presentato oggi durante il World Economic Forum di Davos entro il 2016 l’impatto dell’Internet Economy nei Paesi appartenenti al G-20 raggiungerà i 4.200 miliardi di dollari (dai 2.300 di fine 2010).
Driver principale della crescita l’aumento della popolazione attiva online che passerà dagli 1,9 miliardi del 2010 a circa 3 miliardi nel 2016 pari al 45% dell’intera popolazione mondiale.

Crescono in parallelo le opportunità per le aziende. Negli Stati Uniti ad esempio si prevede per le aziende attive online una crescita pari al 17% nei prossimi tre anni, contro il 12% di crescita previsto per quelle che ancora non hanno abbracciato a pieno le opportunità del digitale. Nel Regno Unito, il fatturato complessivo delle imprese con una presenza media o alta sul web è aumentato del 4,1% ogni anno tra il 2007 e il 2010.

E l’Italia? Secondo Fattore Internet nel 2015 l’Internet economy italiana rappresenterà tra il 3,3% e il 4,3% del PIL, equivalente a circa 59 miliardi di euro, ossia, quasi il doppio dei valori attuali. Di fatto, per ogni euro di crescita del PIL italiano da qui al 2015, in media 15 centesimi saranno legati ad Internet.


Scritto da: Google Italy Blog team



fonte: googleitalia.blogspot.com » Vai al post originale





gen 27

fonte: salamelik.blogspot.com » Vai al post originale

gen 27

Traduzione dal post di Alma Whitten, Director of Privacy, Product and Engineering

Tra poco più di un mese apporteremo una serie di cambiamenti alle nostre Norme sulla privacy e ai Termini di servizio. Sono cose importanti, per questo vogliamo spiegarvi che cosa cambia, perché abbiamo introdotto questi cambiamenti e che cosa significano per gli utenti.

Cominciamo dalle norme sulla privacy. Benché le abbiamo un po’ accorciate nel 2010, abbiamo ancora più di 70 (sì, avete letto bene… settanta) documenti di privacy specifici per tutti i nostri prodotti. Questo approccio è senz’altro un po’ complicato. Stride anche con il nostro sforzo di integrare più strettamente i diversi prodotti per offrire un’esperienza d’uso agli utenti che sia meravigliosamente semplice e intuitiva.

Ecco perché stiamo per introdurre una nuova normativa sulla privacy che riguarda la maggior parte dei nostri prodotti e spiega, in modo decisamente più leggibile, quali informazioni raccogliamo e quale uso ne facciamo. Sebbene abbiamo dovuto mantenere distinte alcune norme, per ragioni legali o per altri motivi, stiamo consolidando più di 60 norme nella nuova normativa sulla privacy.

Gli organismi di regolamentazione di tutto il mondo hanno chiesto norme di tutela della privacy più brevi e più semplici; tra l’altro avere una sola normativa che copra diversi prodotti è una prassi piuttosto diffusa sul Web.

Questi cambiamenti saranno effettivi a partire dal 1° Marzo. A partire da oggi cominceremo a informare gli utenti attraverso notifiche email e con un avviso sulla nostra home page.

Ma cosa significa in concreto? Il cambiamento principale riguarda gli utenti che hanno un account Google. La nostra nuova normativa rende chiaro che, se avete eseguito l’accesso al vostro account, potremmo combinare informazioni che avete fornito per un servizio con informazioni di un altro servizio. In breve, saremo in grado di riconoscervi come singolo utente su tutti i nostri prodotti, il che si traduce in un’esperienza d’uso più semplice e più intuitiva.

La nuova funzionalità di ricerca personalizzata che abbiamo lanciato di recente è un buon esempio delle innovazioni che si possono ottenere combinando informazioni tra i diversi prodotti. Oggi, dunque, la stessa casella di ricerca è in grado di recuperare le risposte di cui avete bisogno non solo dal Web, ma anche dalle vostre informazioni personali. Cercando un ristorante a Monaco, potrei vedere anche foto o post di Google+ che sono stati condivisi con me, o che io stessa ho archiviato nei miei album. Possiamo fare anche cose come rendere più semplice leggere un Documento Google direttamente da Gmail o aggiungere direttamente una persona presente nei vostri contatti Gmail a una riunione su Google Calendar.

Tuttavia, ci sono molte altre cose che Google è in grado di fare grazie alla condivisione delle vostre informazioni con… voi stessi. Possiamo perfezionare la ricerca, capendo cosa intendete veramente quando digitate Apple, pesca o golf. Possiamo anche presentarvi pubblicità più pertinente: ad esempio, evitando di mostrare pubblicità di fitness a gennaio a persone che non sono esattamente degli sportivi. Oppure potremmo farvi notare che arriverete in ritardo a un appuntamento in base alla vostra posizione geografica, alla vostra agenda e alle informazioni sul traffico. O ancora, assicurarci che il correttore ortografico vi dia suggerimenti accurati anche per i nomi dei vostri amici, visto che li avrete digitati già varie volte. Gli utenti hanno già troppe cose a cui pensare e il nostro desiderio è facilitargli la vita. 

Passiamo ai Termini di servizio: le condizioni che accettate di rispettare quando utilizzate i nostri prodotti. Come per le norme sulla privacy, li abbiamo riscritti per renderli più semplici da leggere. Ne abbiamo anche ridotto il numero, così ora molti dei nostri prodotti sono regolati dai Termini di servizio principali. Nella pagina dei Termini di servizio troverete il testo rivisto.

Infine, quello che non cambia. Manteniamo il nostro impegno per consentirvi di esportare i vostri dati dai nostri prodotti e portarli ovunque lo desideriate. Non vendiamo le vostre informazioni personali né le condividiamo con terzi senza il vostro permesso, con alcune eccezioni molto limitate quali una valida richiesta di un giudice. Facciamo del nostro meglio per essere trasparenti riguardo alle informazioni che raccogliamo e per offrirvi scelte sensate su come vengono usate; per esempio, lo strumento di Gestione preferenze annunci vi permette di modificare le categorie di interesse sulla base delle quali vi proponiamo pubblicità o di escludere del tutto alcune tipologie di pubblicità. Inoltre, progettiamo sistemi di controllo della privacy integrandoli direttamente nei nostri prodotti fin dal principio, come ad esempio le cerchie di Google+.

Siamo convinti che queste nuove norme più semplici renderanno più facile per la gente capire come ci compotiamo in materia di tutela della privacy e allo stesso tempo ci permetteranno di migliorare i servizi che offriamo. Che siate nuovi utenti di Google o esperti di lunga data, vi invitiamo a dedicare qualche minuto alla lettura delle nuove Norme sulla privacy e dei nuovi Termini del servizio, per comprendere i cambiamenti che stiamo apportando e familiarizzare con i controlli che vi offriamo.



fonte: googleitalia.blogspot.com » Vai al post originale

gen 27

Rodolfo Casadei, «Castellucci, abile imprenditore dell’anticonformismo e del nichilismo», Il mondo è grigio, il mondo è blu – BLOG, 19 gennaio 2012:
Chi imbratta il volto di Cristo, che ne sia consapevole o no, prepara le nuove Auschwitz. E di questo dovrebbero essere preoccupati, mi pare evidente, non solo i cristiani. Che qui ci sia qualcosa di cui preoccuparsi pare evidente anche a me, anche se non è esattamente quello di cui parla Casadei…

fonte: bioetiche.blogspot.com » Vai al post originale

Jan 29

Questo piccolo isolotto del Lago di Bolsena è ciò che resta, come quello bisentino, del cono eruttivo del vulcano sottostante l'attuale lago. Esso dista appena un chilometro dalla costa del lago ed è incredibilmente diverso dal compagno. I suoi dieci ettari ospitano una comunità vegetale pressochè integra e apparentemente molto più selvatica, quasi tropicale. Le sponde sono popolate da numerose colonie di uccelli acquatici e al di fuori delle specie vegetali ed animali l'isola non è attualmente popolata.
Sicuramente visitato dagli etruschi, forse anche dai romani, l'isola è storicamente famosa per la detenzione di due incredibili donne: Cristina, martire e patrona di Bolsena, fu relegata sull'isola da papa Urbano IV affinchè rinnegasse la sua forte fede cristiana; Amalasunta, regina degli Ostrogoti, dal carattere deciso e diplomatico si inimicò i Goti e tramite un complotto di questi col famigliare Teodato fu dapprima imprigionata nell'isola e quindi uccisa nel 535 d.C.
L'isola ha storicamente attratto l'attenzione sia dei nativi dei borghi limitrofi (a questa epoca risale la chiesa di S. Stefano del IX sec.) dei Viterbesi, dei signori di Bisenzio e del papato. Sotto la chiesa l'isola ha vissuto il periodo di massimo splendore. A partire dal XVII secolo, sotto il ducato di Castro l'isola fu progressivamente abbandonata, le strutture smantellate ed i materiali riutilizzati per la costruzione di Marta. Attualmente l'isola vi è una residenza Privata e non è visitabile.

fonte: www.lago-di-bolsena.biz » vai al post originale »

gen 25

Firma l’appello on-line di Italians for Darfur!
http://www.italianblogsfordarfur.it –
Per informazioni sulla campagna on-line scrivi a:
blog[at]italianblogsfordarfur.it

fonte: www.italianblogsfordarfur.it » Vai al post originale

gen 25

L’esercito sudanese ferma l’avanzata dei ribelli verso Khartoum a suon di bombe. I gruppi armati del Darfur che da questa estate hanno intensificato le rappresaglie contro il governo del Sudan, in risposta ai raid aerei nello Stato del Sud Kordofan confinante con la regione occidentale del paese e il Sud Sudan, hanno denunciato che negli attacchi sono stati coinvolti numerosi civili.
Il portavoce delle Forze armate ha smentito la notizia precisando all’agenzia Suna che “i militari hanno compiuto negli ultimi giorni una vasta operazione che ha permesso di scacciare i ribelli dall’area sotto il controllo governativo”. Nonostante il tentativo di ridimensionare l’azione della ribellione darfuriana, il nervosismo degli esponenti dell’esecutivo guidato da Omar Hassan al Bashir è palese. La tensione crescente non gli ha però impedito di procedere con l’istituzione di due nuovi Stati e la nomina dei rispettivi governatori.
I cambiamenti sono inquadrati nell’ambito dell’attuazione del Documento di Doha per la pace in Darfur (Ddpd) firmato dal governo sudanese e dall’ex gruppo ribelle Movimento di liberazione e giustizia (Ljm), nel tentativo di porre fine agli otto anni di conflitto nella regione. La “raccomandazione” di dividere il territorio occidentale del Sudan in cinque aree distinte era stata avanzata per la prima volta nel 2008, all’avvio del tavolo delle trattative in Qatar che si è concluso con la conferenza internazionale di Doha del luglio 2011 con l’approvazione all’unanimità dell’accordo.
Con il primo decreto Bashir ha sollevato dai propri incarichi i governatori del Darfur meridionale e occidentale, rispettivamente Abdul Hamid Kasha Musa e Al-Sharati Gaffar Abdul Hakam. Con un atto successivo sono stati istituiti gli Stati del Darfur orientale e centrale, affidando a Kasha il governatorato del primo e nominando Yusif Tibin, ex ministro delle Infrastrutture del Sudan, governatore del secondo. Alla guida del Darfur occidentale al posto di Abdul Hakam è stato indicato Haydar Koma, uno dei leader del Jlm di etnia Zagawa.
Unico ad aver mantenuto la propria posizione il governatore del Nord Darfur, Osman Yusif Kibir. Tra le nuove nomine spicca quella di Hamad Ismail Abdul Karim a governatore del Sud Darfur. Karim fino a poche settimane prima era stato uno dei leader del Popular congress party, il più importante partito di opposizione e sostenitore dei movimenti ribelli in Darfur.
I cambiamenti voluti da Khartoum hanno ulteriormente inasprito i contrasti tra le parti in conflitto. A dare voce alle critiche del Movimento di liberazione del Sudan uno dei capi storici della rivolta, Minni Minawi. In un’intervista a Radio Dabanga, Minawi ha confermato “l’impossibilità di negoziare sulla base dell’accordo di Doha” e ha ribadito che “l’Slm e gli altri movimenti uniti sotto la bandiera del Fronte rivoluzionario del Sudan prenderanno in considerazione solo una soluzione complessiva che riguardi tutto il paese e non soltanto il Darfur”.
Minawi ha anche chiarito che la fine delle ostilità potrà essere raggiunta solo con la caduta di Bashir e con la formazione di un governo di transizione che traghetti il Sudan verso le elezioni presidenziali. In sostanza, i ribelli non deporranno le armi fino a quando non riusciranno a rovesciare il regime sudanese. In sintesi, le violenze e gli scontri sono destinati a proseguire.
A fronte dell’instabilità in Darfur e negli Stati del Sud Kordofan e del Nilo Azzurro, dove si nega l’autorizzazione agli aiuti umanitari alle popolazioni coinvolte negli scontri, il governo sudanese ha chiesto alle Nazioni Unite il ridimensionamento della missione ibrida di peacekeeping dispiegata nel paese nel 2008.
Il rappresentante sudanese all’Onu, l’ambasciatore Daffa-Alla Elhag Ali Osman, avvalendosi di un rapporto sulla situazione in Darfur ha riferito che gli scontri tra l’esercito governativo e i ribelli si sono interrotti dopo la firma del documento di Doha per la pace in Darfur del 14 luglio 2011. Ha però omesso che solo un gruppo minoritario aveva sottoscritto il “cessate il fuoco”.
Daffa-Alla ha sottolineato che “la riduzione della missione più grande mai schierata finora dal Palazzo di vetro permetterà alle Nazioni Unite di risparmiare oltre due miliardi di dollari, risorse economiche che potrebbero essere assegnate ai progetti di sviluppo nella regione”.
Autorizzata da una risoluzione votata il 31 luglio 2007, l’Unamid, un contingente composto da caschi blu e militari dell’Unione Africana, doveva dispiegare 26 mila uomini, di cui 25.987 militari. Ma a quattro anni e mezzo sono arrivati in Sudan poco più di 22 mila unità tra militari, polizia e personale civile e le dotazioni non sono mai state adeguate alle esigenze di sicurezza e al mandato della missione di proteggere i civili e facilitare la fornitura di assistenza umanitaria agli sfollati nei campi profughi.
Nell’ultimo anno il Consiglio di sicurezza dell’Onu ha cercato di ampliare il raggio d’azione di Unamid chiedendo un coordinamento con le altre missioni Onu presenti nel paese, ad Abyei e in Sud Sudan. Ma Khartoum si è sempre opposta a qualsiasi estensione delle attività dei caschi blu, arrivando a minacciare di cacciarli dal Darfur.
Sin dall’inizio il Sudan ha imposto forti restrizioni ai movimenti delle pattuglie dei peacekeeper e ha sempre negato l’uso di elicotteri tattici in grado di rendere davvero efficace la loro azione. Ora ne chiede il ridimensionamento: nulla di nuovo sotto il cielo di Khartoum.
* articolo pubblicato su Limes il 23 gennaio 2012 Firma l’appello on-line di Italians for Darfur!
http://www.italianblogsfordarfur.it –
Per informazioni sulla campagna on-line scrivi a:
blog[at]italianblogsfordarfur.it

fonte: www.italianblogsfordarfur.it » Vai al post originale

gen 25

A dimostrazione di quanto già esposto:

E’ questo il risultato dell’invito che Amnesty International ha rivolto ai partiti politici lo scorso novembre, prima dell’inizio delle elezioni parlamentari, chiedendo loro di sottoscrivere un “Manifesto per i diritti umani in Egitto”, contenente 10 misure-chiave. (…) Ma il partito più forte non ha risposto. Il Partito della libertà e della giustizia, che ha ottenuto la maggioranza dei seggi nella nuova Assemblea del popolo, è stato uno dei tre partiti che sostanzialmente non hanno risposto, nonostante i considerevoli sforzi fatti da Amnesty International per conoscere il suo punto di vista. “Mentre questa settimana s’insediano i primi nuovi parlamentari – ha detto Philip Luther, direttore ad interim di Amnesty International per il Medio Oriente e l’Africa del Nord – è incoraggiante vedere che così tanti dei principali partiti politici abbiano discusso con Amnesty International e si siano dimostrati pronti a impegnarsi in favore del cambiamento, attraverso il contrasto alla tortura, la tutela dei diritti degli abitanti degli insediamenti precari e la garanzia di processi equi”. “La nostra sfida, tuttavia – ha aggiunto Luther – è preoccupante constatare che un certo numero di partiti ha rifiutato d’impegnarsi in favore dell’uguaglianza dei diritti per le donne. Oltre al fatto che nel nuovo parlamento egiziano le donne sono poche, questo pone alti ostacoli a un ruolo a tutto tondo delle donne nella vita politica egiziana”, ha commentato Luther. “Vogliamo sfidare il nuovo parlamento a cogliere l’opportunità della stesura della nuova costituzione per garantire tutti i diritti a tutte le persone. Le pietre miliari della nuova costituzione dovranno essere la non discriminazione e l’uguaglianza di genere”, ha precisato Luther. (Repubblica)

fonte: salamelik.blogspot.com » Vai al post originale

gen 25

Traduzione dal post di Bradley Horowitz, VP Google+

Attraverso Google+, vogliamo rendere la condivisione online più simile alla condivisione nel mondo reale. Per questo motivo, durante la fase di registrazione a Google+, abbiamo chiesto agli utenti di selezionare il nome che normalmente utilizzano nella vita reale.

Sin dal lancio, abbiamo analizzato con attenzione il feedback della community sulla nostra norma per i nomi e controllato i dati in nostro possesso sul completamento della registrazione.
La maggior parte dei nostri utenti completa senza problemi la procedura di registrazione e meno dello 0,1% delle persone ha inviato ricorsi sui nomi. Dall’analisi della natura di questi ricorsi, abbiamo scoperto che:

  • La maggior parte (60%) di questi utenti vuole semplicemente aggiungere dei soprannomi. 
  • Circa il 20% dei reclami proviene di fatto da aziende che inavvertitamente cercano di impostare la propria attività commerciale come un profilo anziché utilizzare le pagine Google+ ideate a questo scopo specifico. 
  • Il restante 20% preferirebbe utilizzare uno pseudonimo o un altro nome apparentemente non convenzionale.

Oggi siamo felici di presentare alcune funzioni che affrontano e risolvono la maggior parte di questi problemi. Per essere chiari, il nostro lavoro non è ancora finito ma sono comunque molto orgoglioso di tagliare questo traguardo fondamentale nel nostro percorso.

Soprannomi e nomi in un altro alfabeto

Nel corso della prossima settimana, implementeremo il supporto per i nomi alternativi, ad esempio soprannomi, nomi da nubile o nomi in un altro alfabeto, accanto al nome comune.
Questo nome verrà visualizzato sul vostro profilo Google+ e nelle hovercard presenti sopra il vostro nome e nelle prossime settimane apparirà con maggiore frequenza anche in altre sezioni di Google+ come parte del vostro nome. Quindi, se siete Dwayne “The Rock” Johnson, Jane Doe (Smith), o Saurabh Sharma (सौरभ शर्मा), potrete comunicare la vostra identità nel modo che preferite.

Per aggiungere un nome alternativo, accedete al vostro profilo Google+, fate clic su Modifica profilo, selezionate il vostro nome e fate clic su “Altre opzioni”.
È importante tenere presente che, quando modificate il vostro nome in Google+, tale modifica verrà estesa a tutti i servizi che necessitano di un profilo Google.

Altre identità consolidate


In Google+ cerchiamo di contrassegnare i nomi che non rappresentano singoli individui, ad esempio le aziende o le idee astratte che dovrebbero utilizzare le pagine dedicate di Google+. A volte questo approccio non funziona, pertanto a partire da oggi aggiorneremo i nostri processi e norme per ampliare il supporto degli pseudonimi consolidati, da +trench coat a +Madonna.

Se contrassegniamo il nome che volete utilizzare, potete fornirci le informazioni per aiutarci a confermare la vostra identità consolidata. Tali informazioni possono includere:

  • Scansione di un documento ufficiale (ad esempio la patente di guida) 
  • Prova di un’identità consolidata online con un pubblico di sostenitori significativo 
  • Riferimenti a un’identità consolidata offline su riviste, articoli di giornale, ecc.

Controlleremo le informazioni e vi forniremo un riscontro nel giro di pochi giorni. Potremmo chiedervi ulteriori informazioni, ad esempio la prova che gestite il sito web che avete fornito come riferimento. Mentre una modifica del nome è in corso di revisione, continuerà a essere visualizzato il nome precedente.

Per i nuovi account che non dispongono di un nome precedente, il vostro profilo sarà in modalità non pubblica e di sola lettura durante la revisione. In entrambi i casi, potrete vedere lo stato della revisione accedendo al vostro profilo.

Per ulteriori dettagli, consultate norme sui nomi le di Google+. 
Quello di oggi rappresenta un piccolo passo per il miglioramento delle modalità con cui potete comunicare la vostra identità su Google+; nei prossimi mesi e settimane, ascolteremo il feedback della community e continueremo a perfezionare tutti gli aspetti che riguardano la nostra gestione dei nomi e delle identità.



fonte: googleitalia.blogspot.com » Vai al post originale

gen 25

La pièce teatrale Sul concetto di volto nel Figlio di Dio di Romeo Castellucci (in programmazione da oggi e fino al 28 gennaio al Teatro Parenti di Milano) ha causato nei giorni scorsi prese di posizione rabbiose da parte degli integralisti cattolici, che accusano l’opera di blasfemia – naturalmente senza averla mai vista: il lancio di escrementi contro una gigantografia del volto di Cristo, di cui si parla, esiste a quanto pare solo nell’immaginazione sovreccitata di questi fanatici.

Fra le poche voci cattoliche a non farsi travolgere dall’odio cieco va annoverata quella – certo non sospettabile di sudditanza nei confronti del mondo laico – di Antonio Socci, che in alcuni articoli (del 20 e del 22 gennaio) ha difeso il regista dalle accuse piovutegli addosso. In un post apparso oggi Socci ci aiuta a capire cosa può aver causato questo assalto inconsulto («La mia risposta sul “caso Castellucci” (con un invito ad andare a leggere sul sito della Chiesa francese)», Lo Straniero, 24 gennaio 2012):
Ci sono cattolici ragionevoli e seriamente preoccupati che hanno scritto sul “caso Castellucci” e pure che hanno inviato mail a me. Con costoro credo si possa convenire che c’è stato un colossale malinteso: in quella pièce teatrale non c’è nessun lancio di escrementi sacrilego.
Secondo me dovrebbe bastare questo a mettere fine alla bagarre.
Ma ci sono anche alcuni fanatici, che in certi casi sembrano francamente confusi dall’astio, talora dall’odio, e che mi scrivono insulti (complimenti: che bel cristianesimo!).
Costoro sembrano quasi dispiaciuti dalla scoperta che nella pièce di Castellucci non c’è nessun lancio di escrementi sull’immagine di Cristo di Antonello da Messina.
Non se ne danno pace, sembrano smaniare perché quel “lancio” ci sia e siccome hanno bisogno di un Nemico da “bruciare” per avere un’identità (mentre la vera identità cristiana non si fonda su un Nemico, ma su un avvenimento, un avvenimento di misericordia), non riconoscono di essersi sbagliati chiedendo scusa.
Tanto meno tacciono, mettendo fine alla baraonda. No.
Cercano altri pretesti per “bruciare” il Nemico, demonizzato addirittura fino a essere chiamato “satanista”.
Io credo che sia questa la vera caricatura del cristianesimo. Una caricatura grottesca, mostruosa. Proprio una eventuale corsa dietro ai fondamentalismi di altre religioni – questa sì, davvero – rischierebbe di sporcare il Volto santo di Gesù. Credo che Socci colga nel segno: è un profondo bisogno di odiare che muove queste persone, che si autogiustificano dipingendosi come vittime. Aggiungo solo due notazioni personali. La prima riguarda l’incredibile accostamento, compiuto da molti integralisti, di un episodio come questo alle stragi dei cristiani avvenute in altre parti del mondo: tutto viene accomunato sotto l’unica etichetta di «cristianofobia», spettacolo teatrale e morti ammazzati, col risultato di banalizzare le sofferenze di quello che dovrebbe essere il proprio stesso popolo (vengono in mente i Haredim israeliani, fondamentalisti ebrei che protestando alcune settimane fa per alcuni pretesi affronti subiti si paragonavano alle vittime dell’Olocausto).
Seconda notazione: non sottovaluterei, in episodi come questi, il tentativo di alcuni personaggi di accreditarsi di fronte alla comunità integralista come «puri» e inflessibili. La tardiva condanna dello spettacolo che le gerarchie vaticane hanno emesso suona come il tentativo un po’ maldestro dell’istituzione di non farsi scavalcare «a destra» da gruppi pericolosamente vicini agli ambienti ultra-tradizionalisti dei lefebvriani.

Personalmente difenderei il diritto del regista Romeo Castellucci alla libertà di espressione anche se il suo spettacolo fosse stato effettivamente e convintamente blasfemo. Dubito assai che Socci possa giungere a questo; ma gli va dato comunque atto di saper stare qualche volta dalla parte giusta, fuori dai condizionamenti comunitari e istituzionali.

fonte: bioetiche.blogspot.com » Vai al post originale

gen 25

Like women, men who are raped feel violated and ashamed and may become severely depressed or suicidal. They are at increased risk for substance abuse, problems with interpersonal relationships, physical impairments, chronic pain, insomnia and other health problems.

But men also face a challenge to their sense of masculinity. Many feel they should have done more to fight off their attackers. Since they may believe that men are never raped, they may feel isolated and reluctant to confide in anyone. Male rape victims may become confused about their sexual orientation or, if gay and raped by a man, blame their sexual orientation for the rape.
Men Struggle for Rape Awareness, The New York Times, january 23, 2012.

fonte: bioetiche.blogspot.com » Vai al post originale