Nov 28

chuukyuu:

What is your teaching method of copywriting?

Mr. McCabe:

It depends on the copywriter. Some copywriters you have to be very careful with and handle very gingerly. Others you’re better off going in and just telling them that what they’re doing isn’t good enough and they’ll respond to it. It depends on personality. Some people require special handling more definitely than others. And I think it is up to the supervisor to figure out what kind of person he’s working with. But the biggest thing about copywriting, I think, beyond the fact that a writer should know how to write, and write well, is a trait that every copywriter should have. This is something so basic that no copywriter can lack it and be any good.

That is logic and common sense.

If someone has a high degree of common sense and then you teach him how to write, he’ll be a good copywriter.

Continuate a leggere l’intervista a Ed McCabe nel blog chuukyuu. (E scusate se insisto.)





Nov 28

Secondo me questo motore google di ricerca di immagini negli immensi archivi di Life è una bella cosa.

Nov 28

Radio

Ho sentito per radio una pubblicità dove c’è una che dice Allora Ahmed, ripeti con me: A son chi per laurà. E uno poi dice A son chi per Laura. No, Ahmed, dice lei, per laurà. E lui dice Per laurà. Bravo, vedi che è facile, dice lei. E poi si sente una musichetta e poi la voce di uno speaker dice che è una campagna di un qualche ministero per non mi ricordo che scopi. E, niente, mi è venuto in mente che una delle espressioni italiane più diffuse nel mondo, che si trova in tanti romanzi stranieri anche del settecento e dell’ottocento in corsivo e con a pie’ di pagina la nota In italiano nel testo, è: Il dolce far niente.

Dal blog di Paolo Nori.

Nov 28

Siamo alla frutta… preferisco lasciare il commento serio a Roberto Benigni.

Mar 11

Questo piccolo isolotto del Lago di Bolsena è ciò che resta, come quello bisentino, del cono eruttivo del vulcano sottostante l'attuale lago. Esso dista appena un chilometro dalla costa del lago ed è incredibilmente diverso dal compagno. I suoi dieci ettari ospitano una comunità vegetale pressochè integra e apparentemente molto più selvatica, quasi tropicale. Le sponde sono popolate da numerose colonie di uccelli acquatici e al di fuori delle specie vegetali ed animali l'isola non è attualmente popolata.
Sicuramente visitato dagli etruschi, forse anche dai romani, l'isola è storicamente famosa per la detenzione di due incredibili donne: Cristina, martire e patrona di Bolsena, fu relegata sull'isola da papa Urbano IV affinchè rinnegasse la sua forte fede cristiana; Amalasunta, regina degli Ostrogoti, dal carattere deciso e diplomatico si inimicò i Goti e tramite un complotto di questi col famigliare Teodato fu dapprima imprigionata nell'isola e quindi uccisa nel 535 d.C.
L'isola ha storicamente attratto l'attenzione sia dei nativi dei borghi limitrofi (a questa epoca risale la chiesa di S. Stefano del IX sec.) dei Viterbesi, dei signori di Bisenzio e del papato. Sotto la chiesa l'isola ha vissuto il periodo di massimo splendore. A partire dal XVII secolo, sotto il ducato di Castro l'isola fu progressivamente abbandonata, le strutture smantellate ed i materiali riutilizzati per la costruzione di Marta. Attualmente l'isola vi è una residenza Privata e non è visitabile.

fonte: www.lago-di-bolsena.biz » vai al post originale »

Nov 28

chuukyuu: 

How and when did you, Mr. Scali and Mr. Sloves come to know each other?

Mr. McCabe:

First of all, it is important to know that there were more than three of us. Five of us started the agency. Scali, McCabe, Sloves, Hultgren and Pesky. We did not need five people to start the agency. But the current trend is to start with an art director, a writer and an account man. And that is fine if you’re going to be just a “creative agency” and make nice ads, but there is more to advertising than that. So one of our men was heavily involved in research and another one in the marketing of consumer packaged goods products. So we then had not only two creative people but a good account man, a marketing man and a combination research and media man, which is what an advertising agency needs anyway.

Continuate a leggere la storica intervista a Ed McCabe nel blog curato da chuukyuu: da seguire post dopo post.

Nel The Milton Glaser Design Study Center and Archives altri annunci di Ed McCabe.

Nov 28

Eppure si prendeva i suoi piaceri. Nelle gelide notti, tremebonda sotto il lenzuolo di tela, aveva l’abitudine di leggere al lume di candela gli annunci pubblicitari che ritagliava da vecchi giornali dell’ufficio. Sì, faceva collezione di annunci pubblicitari. Li incollava sull’album. Ce n’era uno, il più prezioso, che rappresentava, a colori, un vasetto aperto di crema per la pelle di donne che semplicemente non erano lei. Strizzava gli occhi, questo il suo tic di più recente acquisizione, e se ne restava lì a delirare, crogiolandosi all’idea di quella crema tanto appetitosa che, se avesse avuto i soldi per comperarla, non sarebbe stata sciocca. Altro che bellezza della pelle! Quella crema lei se la sarebbe mangiata, a cucchiaiate, direttamente dal vasetto. Sì, proprio così.

Da: L’ora della stella, Clarice Lispector, Feltrinelli.

Nov 28

“Fanculo il successo. Voglio una vita, ecco. Voglio una casa. Voglio innamorarmi, bere una birra in pubblico, andare in libreria e scegliermi un libro leggendo la quarta di copertina. Voglio passeggiare, prendere il sole, camminare sotto la pioggia, incontrare senza paura e senza spaventarla mia madre. Voglio avere intorno i miei amici e poter ridere e non dover parlare di me, sempre di me come se fossi un malato terminale e loro fossero alle prese con una visita noiosa eppure inevitabile. Cazzo, ho soltanto ventotto anni! E voglio ancora scrivere, scrivere, scrivere perché è quella la mia passione e la mia resistenza e io, per scrivere, ho bisogno di affondare le mani nella realtà, strofinarmela addosso, sentirne l’odore e il sudore e non vivere, come sterilizzato in una camera iperbarica, dentro una caserma dei carabinieri - oggi qui, domani lontano duecento chilometri - spostato come un pacco senza sapere che cosa è successo o può succedere. In uno stato di smarrimento e precarietà perenni che mi impedisce di pensare, di riflettere, di concentrarmi, quale che sia la cosa da fare. A volte mi sorprendo a pensare queste parole: rivoglio indietro la mia vita. Me le ripeto una a una, silenziosamente, tra me”.

Roberto Saviano, da la Repubblica.it

Nov 28

Nov 28

Quattro anni fa cominciavo creative classics. Non ho contato i post ma credo siano un bel numero (considerando che sono stati scritti sottraendo ore al tempo libero, al sonno, alla vita lontano dal computer e da internet).

Nel frattempo la blogosfera è esplosa, e oggi tutti (o quasi) hanno un blog come hanno un telefonino. Quelli in cui si tratta di pubblicità, comunicazione, creatività e scrittura sono spuntati come funghi: molti valgono la lettura altri sono solo fuffa.

Da un po’ ho accumulato una certa stanchezza e mi sono accorto che la qualità dei miei interventi ne ha risentito. Situazioni accadute sia a livello professionale sia a livello personale
mi inducono a staccare e a considerare seriamente una pausa di riflessione. Questo anche in concomitanza con un nuovo impegno lavorativo che classificherei del tipo “o la va o la spacca” e che richiede perciò il mio massimo coinvolgimento.

Smetto dunque di interessarmi a creative classics per un po’ di tempo: quanto non so: dipenderà da come evolveranno le cose.

Ringrazio coloro che mi hanno seguito, linkato, criticato, ignorato, ecc ecc. Ringrazio le persone che questo blog mi ha permesso di conoscere e con le quali continuerò ad avere rapporti personali e di lavoro.

Auguro serenità, lavoro e salute.

Un caro saluto a tutti :-)

Nov 28

Nov 28

Se dovessi dare dei consigli ad uno a cui viene voglia di scrivere, gli direi: parti dalle interiezioni, che forse sono la parte più negletta della lingua scritta: ah, ahimè, porco cane eccetera, sono la parte più trascurata e invisa alla scuola. Gli direi: parti da un bel “oh perbacco”, da cui poi ne consegue qualcosa; non ogni persona dice “oh perbacco”, e lo si dice in situazioni particolari, con addosso una carica di sorpresa e anche di perbenismo, per cui c’è già tutto un abbozzo di personalità del personaggio parlante, che se avesse detto invece “vacca d’un cane”, io lo avrei già classificato come un rozzo e un banale, con tutto quello che ne consegue, anche un po’ di schifo per una tale greve personalità. Preferisco in genere i tipi che dicono perbacco.

Continuate la lettura dei Consigli a rovescio di Ermanno Cavazzoni nel sito di Griselda.

Nov 28

Sto parlando di George Lois (che, tra le altre cose, ha inventato l’esserino qui sopra, il Nauga, insieme al designer Kurt Weihs).

In rete ho trovato tre utili risorse: un’intervista pubblicata su Notes on Design, un bel post dal blog Sell! Sell! e un contributo video relativo alla recente mostra che il MOMA ha dedicato alle copertine che Lois aveva realizzato per Esquire negli anni ‘60 e ‘70.

Nov 28

E’ lui, Bin Laden.
Secondo Vicky Gitto, direttore creativo di DDB, l’attentato alle torri gemelle è un ottimo esempio di creatività, per usare le sue parole è “un’idea della madonna”. Perfetto, vuol dire che la useremo come case history da presentare nei corsi di pubblicità e new media invece di adidas, nike, barilla. Indipendentemente dal valore etico o morale, s’intende. (Bill starà rivoltandosi nella tomba.)

Per approfondire (e restare inorriditi), vi consiglio Vicky Gitto e l’idea della madonna, dal blog di Marco Camisani Calzolari.

Nov 28

Sono contento che Pasquale Barbella non abbia scritto un manuale di copywriting o di pubblicità: ce ne sono già tanti in giro e, comunque, sarebbe stato talento sprecato.
Pasquale, la macchina per scrivere che si confessa, ha invece scritto un testo vivace che raccoglie considerazioni sul mestiere, backstage di storiche campagne e ricordi di vita (da Ruvo di Puglia a Milano, passando per il resto del Mondo).

Una vita passata a scrivere per le marche cercando di non tradire le proprie convinzioni, ovvero: la tensione verso una pubblicità autentica, eticamente apprezzabile, che si confronta con il contesto e non lo sfugge, che concede “al lettore o spettatore di scorgere qualcosa fuori e dentro di sé.” Una pubblicità intelligente, rispettosa, originale, che non disdegna un pizzico di humor. (Roba assolutamente fuori moda, oggi.)

Confessioni di una macchina per scrivere, di Pasquale Barbella, è edito da Liguori. Nella pagina dell’editore qualche informazione in più, e la possibilità di acquistare il libro in formato pdf con un forte sconto.

Nov 28

A proposito di cultura del benessere: non sarebbe stato più educativo, responsabile e “sostenibile” non sprecare acqua?

Come hanno fatto qui.

O qui?

Cin-cin!

Nov 28

Se non succede qualcosa di straordinario, lo riattacco a settembre. Buone vacanze a tutti.

Fonte immagine: unit seven.

Nov 28

Terza edizione della lodevole raccolta rifiuti organizzata da Mtn Company e Comunitàzione: Creatives are bad!

Se avete idee finite nel cassonetto, questa è l’occasione per portarle ad una più fruibile e degna ribalta.

Avete tempo fino al 30 giugno per iscriverle alla mostra.

Nov 28

Non ho visto il primo, Strane storie.
Non ho visto il secondo, Consigli per gli acquisti.
Venerdì esce il nuovo film di Sandro Baldoni, Italian Dream.

Non c’è due senza tre?

Nov 28

Mentre in Italia i creativi dell’Adci sono sul piede di guerra per un pugno di premi,

altrove si riflette sull’evoluzione e sul ruolo (in fase di cambiamento) della pubblicità.

Una presentazione di Tim Brunelle dal blog Useful Lunacy.

E una presentazione di Paul Isakson da considerarsi ormai un classico.

Nov 28

If you look at something and say ‘I want to do something like that’ you’re already lost. When they do all pictures, I’ll do all words.

Ed McCabe

Il professor James Marra dell’Università di Temple ci suggerisce alcuni meccanismi utili a generare idee. La cosa buona è che tali meccanismi sono provati sul campo, e proprio sul campo pubblicitario. Sebbene il prof. Marra li abbia utilizzati nell’insegnamento accademico, sono certamente validi e efficaci anche nella pratica creativa professionale.

In sintesi, dato un brief che contenga un tema centrale (da comunicare) è conveniente stilare tre liste con parole chiave relative a:

caratteristiche di prodotto,
argomento di vendita,
beneficio per il consumatore.

A questo punto si applicano al tema e alle parole chiave quattro meccanismi di base:

trovare associazioni,
trovare contrari,
trovare giochi verbali,
trovare collegamenti temporali.

La mia sintesi è pessima, lo so, per questo vi consiglio di scaricare i testi originali dal sito dell’ Education Resources Information Center: Idea generation techniques: quantities of ad ideas in minimum time e Idea generation Techniques for sparking creative advertising ideas.

I suggerimenti del prof. Marra (autore di alcuni libri su pubblicità, creatività e scrittura) possono essere integrati facilmente nella pratica delle mappe creative di cui abbiamo parlato qualche post fa.

Nov 28

Fonte: swissmiss.

Nov 28

Cosa nostra (Monza, Brianza e dintorni): la rivista che vorrei.

Thinking outside your box!: un agile testo che illustra alcuni strumenti utili per sbloccare il pensiero creativo.

Masters of advertising: una raccolta di citazioni sul mestieraccio.

SplendAd: una raccolta di commercial, ben organizzata e in continua espansione.

SpotLandia: come sopra però in italiano.

L’evoluzione della pubblicità sui quotidiani dagli anni Settanta ad oggi: un breve saggio di Lara Bizzarri, tratto dalla rivista Storia e Futuro.

Buon weekend!

Nov 28

Clio Awards 2008.

Nov 28

Fonte (assolutamente da visitare): i Bianciardini.

Nov 28

INK 01. INTERNATIONAL ILLUSTRATION RALLY

Picnic Creation Office organizes INK 01. International Illustration Rally, which will be held in the Fundación Bilbao Arte Fundazioa from 16 May to 7 June 2008.
Dates: from 15 may to 7 june.
Grand opening: 16 may at 8:00 p.m.
Place: Fundación Bilbao Arte Fundazioa.
Artists: Gregori Saavedra, Sergio Jiménez, Lorenzo Petrantoni, Noaz, Dani Maiz, Max-o-matic, Cless, Botlek.

Link: Fundaciòn Bilbao Arte Fundazioa, Lorenzo Petrantoni.

Nov 28

Rivoli, Torino: la sicurezza che manca… e uccide!
Torino, crolla il tetto di un liceo: 1 morto e 4 feriti gravi.

Ecco cosa produce la politica dei tagli e dell’obbedienza alla razionalità economica posta di fronte a tutto. Mentre la maggior parte delle scuole italiane presenta carenze strutturali sul piano della sicurezza e della messa a norma, il governo Berlusconi continua imperterrito nella sua politica di rigore e scrifici… a spesa di tutt*, specie di quel poco che ancora residua come “pubblico”, scuola in primis.

Il bilancio provvisorio dell’incidente porta le cfre di un bollettino di guerra: un morto e 4 feriti gravi; 20 i feriti complessivi. La vittima si chiamava Vito Scafidi, un ragazzo di 17 anni. Il crollo è avvenuto nella quarta G del liceo scientifico “Darwin” di Rivoli, cittadina alle porte del capoluogo piemontese, durante l’intervallo.

Istituzioni e politici già si accalcano con le dichiarazioni rituali, le stesse di sempre: “un fatto gravissimo”, “accertare le responsabilità”, “colpa del vento”. Un cedimento strutturale - non il vento o il maltempo - sarebbe invce la causa del crollo secondo i vigili del fuoco.
E mentre a nessuno in alto viene in mente di imputare le responsabilità a decenni di politiche di taglio dell’infrastruttura sociale pubblica, già si fa avanti il solito Guarniello, faccia buona della Magistratura per preservare una presentabilità del sistema. Ma non sarà questa “faccia buona” delle istituzioni a riportare in vita un ragazzo che aggiungiamo al computo infinito e quotidiano dei morti sul lavoro per carenze di sicurezza, mentre Gelmini (che annuncia una visita in loco nel pomeriggio per strumentalizzare a proprio vantaggio la tragedia), Tremonti e Brunetta ripetono come un mantra la solita litania: “tagli,tagli,tagli”…

“Di scuola e di lavoro non si può morire!”

Irruzione al film festival. Corteo selvaggio blocca il centro città.

Una partecipata assemblea svoltasi a palazzo nuovo di genitori, ragazzi del liceo Darwin compagni del ragazzo morto, studenti dell’onda, si è trasformata in un corteo spontaneo che sta attraversando il centro cittadino. Il corteo ha interrotto una proiezione del Torino Film Festival con lo slogan “Di scuola e di lavoro non si può morire” e “Da rivoli alla Thyssen per non dimenticare”. Immediato quindi il riferimento al corteo in ricordo del rogo della Thyssen un anno fa in cui perirono 7 lavoratori bruiciati vivi che si terrà il 6 dicembre.

Mentre un governo sordo non fa altro che strumentalizzare anche questo episodio per mezzo del suo Ministro che ieri ha fatto visita alla scuola, il movimento già conosce le vere resposbilità di questa ennesima vittima di politiche decennali di tagli all’istruzione pubblica e lo fa riprendendosi le strade e gridando a gran voce: “Andiamo a scuola per imparare non per farci ammazzare!!”

Questa sera una fiaccolata silenziosa in ricordo della vittima ed in sostegno ai feriti si terrà a Rivoli alle h 21.

Nov 28
Come Assemblea No Gelmini esprimiamo totale solidarietà e appoggio a quegli studenti romani che sono stati coinvolti in inchieste giudiziarie in seguito agli eventi di Piazza Navona: tutta l’Italia ha potuto assistere alla strumentalizzazione di quegli eventi portata avanti dai media e dai politici di parte che ricoprono ruoli importanti nel nostro governo. Ribadiamo come l’antifascismo sia uno dei valori imprescindibili di quest’assemblea, insieme al carattere apartitico ma comunque politico della mobilitazione.

L’assemblea no Gelmini tenutasi giovedì 20 Novembre 2008, presso la sede delle facoltà occupate di Agraria, Veterinaria e Scienze Forestali ha confermato la determinazione del movimento torinese a continuare la mobilitazione. Gli interventi che si sono succeduti in assemblea hanno comprovato la maturità di questo movimento che, arrichito dall’assemblea nazionale tenutasi alla Sapienza all’indomani della grande manifestazione a Roma, sta lavorando per dare gambe all’autoriforma dell’università.
Il “Cantiere dell’Onda” è la struttura entro la quale ci si è suddivisi in gruppi di lavoro, partendo dai workshop che a Roma hanno visto la partecipazione di migliaia di studenti e arrichendoli con l’esperienza che oramai da mesi stiamo facendo sul nostro territorio.

L’assemblea ha rilanciato la mobilitazione universitaria focalizzando l’attenzione di tutti gli studenti e le studentesse intorno alle principali date che si succederanno fino a metà Dicembre:
-il 28 Novembre, giornata di mobilitazione nazionale, l’Assemblea no Gelmini organizzerà un’iniziativa presso la sede centrale della banca San Paolo di Torino, volta a rappresentare il significato dello slogan che più volte ha contraddistinto i cortei di tutta Italia: “noi la crisi non la paghiamo”. Pensiamo che i responsabili di questa crisi non siano i soggetti sociali che ad oggi ne stanno pagando le conseguenze (studenti, operai, precari, migranti…) e che quindi la crisi la debbano pagare coloro i quali l’hanno provocata quindi le banche, le imprese, i governi ed i baroni;
-il 6 Dicembre gli universitari torinesi manifesteranno insieme agli operai della Thyssenkrupp per ribadire, se ancora ve ne fosse bisogno, che di lavoro in Italia non si può morire come avvenuto a Torino a un anno di distanza dalla tragedia dell’acciaieria torinese; sempre il 6 dicembre, nel pomeriggio, parteciperemo al corteo NO TAV a Susa per riaffermare che la TAV non si farà e per portare avanti un discorso a difesa dell’acqua, dell’ambiente e della salute di tutti noi;
-il 12 Dicembre a Torino, come nel resto di Italia, gli universitari parteciperanno in massa allo sciopero generale indetto dai sindacati, consapevoli del fatto che senza la nostra mobilitazione, quasi sicuramente questo sciopero non sarebbe stato indetto dalle sigle appena citate;
-infine il 13 Dicembre l’Assemblea no Gelmini bloccherà l’inaugurazione dell’anno accademico: nella seduta del 13 Novembre 2008 il Senato Accademico, riunitosi in seduta allargata, non ha accolto alcuno dei punti e delle mozioni presentate dall’Assemblea no Gelmini in quella sede. La decisione di inaugurare l’anno accademico rappresenta la chiara volontà politica del maggiore organo accademico di Torino di scegliere un percorso di netta contrapposizione a tutte le posizioni assunte da questa assemblea. Come studenti e studentesse dell’Università di Torino non possiamo che esprimere il nostro più totale dissenso ripetto a questa decisione e all’atteggiamento di insufficienza che l’ ha accompagnata.
Infine, probabilmente il 29 Novembre, nell’atrio di Palazzo Nuovo si terrà una grande evento per raccogliere i fondi ancora necessari per saldare il debito che abbiamo con Trenitalia. A questo evento inviteremo sul palco operai, precari e lavoratori in lotta.

La prossima Assemblea no Gelmini si terrà presso l’aula magna di Fisica alle ore 17,00 il 27 Novembre e in tale data verranno discusse modalità e iniziative con cui partecipare agli appuntamenti riportati più sopra.

Assemblea no Gelmini, Torino

Nov 28

Saperi in conflitto

ore 21. atrio di Palazzo Nuovo Occupato

intervengono:
- Giggi Roggero, collettivo Edu-factory
- Paolo Do, Onda Anomala de La Sapienza

Nov 28
Una marea di studenti e studentesse di ogni parte d’Italia ha partecipato ed invaso la cittadella universitaria de La Sapienza di Roma per due giorni di assemblee e workshop. Momenti assembleari arrivati sulla spinta non solo della miriade di mobilitazioni a livello locale portate avanti nelle università e nelle città attraversate dall’Onda, ma soprattutto dopo il corteo nazionale del 14 novembre, conclusosi con l’assedio di Montecitorio.

Autoriforma, questa la parola d’ordine che ci si è dati, il passo in più che un movimento come quello dell’Onda Anomala è, non solo in grado, ma anche determinato a compiere. La costituente di quest’autoriforma ha trovato la sua prima espressione nella due giorni romana, un processo proveniente da tutti quei percorsi e quelle pratiche che gli studenti e le studentesse si erano già dati soprattutto alla luce delle mobilitazioni precedenti, No Moratti su tutti.

A partire da oggi, con il ritorno nelle proprie facoltà sotto occupazione, inizierà una seconda fase del percorso in opposizione alla “controriforma Gelmini”, con la discussione sulle articolazioni dell’autoriforma dell’università negli unici spazi decisionali degli studenti (le assemblee) e con la continuazione delle mobilitazioni nelle città (”blocchiamo tutto”), verso la prossima scadenza di respiro nazionale già datosi (28 novembre), in direzione dello sciopero generale del 12 dicembre.

Oltre alle due assemblee plenarie svoltesi in apertura e chiusura della due giorni a La Sapienza, tre sono stati i workshop tenutesi all’interno di questa: didattica, welfare e ricerca. Ore e ore di assemblee che hanno fatto confluire le ricchezze delle diverse componenti del movimento in tre documenti stillati da ogni tavolo di confronto; le basi da cui, a partire da oggi, con ancora più forza, l’Onda Anomala riparte, verso l’autoriforma dell’università!

“Siamo l’Onda che autoriforma l’università!”
Nov 28

Lettera aperta agli studenti, ai precari, agli insegnanti, ai genitori impegnati nella difesa di un bene comune: la scuola e l’universita’
Vi abbiamo visto nelle strade e nelle piazze delle nostre città. Abbiamo incrociato i vostri sguardi e abbiamo ritrovato la nostra determinazione: quella di chi non cerca un privilegio ma con il proprio impegno difende l’oggi di se stesso e il domani di tanti altri.
Siamo donne e uomini di Vicenza, della Val di Susa e di tante altre realtà riunite nel Patto di Mutuo Soccorso mobilitate in maniera permanente per difendere la nostra terra e la nostra acqua, le nostre città, le nostre valli e il nostro futuro: che si tratti di nuove basi militari, di nuove linee ad alta velocità, di nuove discariche e nuovi inceneritori, di sorgenti svendute al miglior offerente o di quant’altro poco cambia: beni comuni sottratti alla collettività, spazi di democrazia cancellati.
In questi anni abbiamo imparato a guardarci intorno, a conoscere e interrogare. Vogliamo capire e imparare, costruire e creare. Come voi ci riuniamo in assemblea. Come voi cerchiamo di valorizzare la nostra creatività e la nostra diversità. Come voi difendiamo beni comuni che i governi vorrebbero sottrarci: l’accesso ai saperi per regalarlo ai profitti dei privati, il territorio per svenderlo ai militari statunitensi o al partito del tondino e del cemento, l’acqua per consentire nuovi enormi profitti alle grandi multinazionali. Come voi puntiamo sulla forza della ragione e della verità e pratichiamo metodi di lotta pacifici.
Nella nostra mobilitazione abbiamo conosciuto l’utilizzo distorto delle informazioni e delle conoscenze; ci vorrebbero disinformati e ignoranti per imporci scelte devastanti a nostra insaputa. Difendere l’accesso ai saperi e l’istruzione, allora, significa difendere la possibilità di ognuno di noi a opporsi e indignarsi di fronte alle tante imposizioni quotidiane ai danni delle donne e degli uomini che vivono le nostre città, le nostre campagne, le nostre valli e le nostre montagne.
Vi abbiamo visto nelle strade e nelle piazze delle nostre città e come un’onda travolgere silenzi compiacenti e sguardi indifferenti. La vostra onda incrocia le nostre onde, le risorse che vogliono sottrarre alla scuola e all’università vorrebbero utilizzarle per nuove devastanti grandi opere inutili e dannose; difendere la scuola pubblica da questo ennesimo tentativo di scippo è il vostro e anche il nostro obiettivo, la vostra resistenza rafforza le nostre resistenze e viceversa. Le nostre onde seguono la stessa rotta: quella che ha come meta la difesa dei beni comuni, della partecipazione e della democrazia.
Il futuro è nelle nostre mani.
6 Novembre 2008
Presidio permanente No Dal Molin
NOTAV Valle di Susa
Nov 28

All’interno della giornata di mobilitazione nazionale degli atenei in lotta contro la “controriforma Gelmini”, l’Assemblea No Gelmini indice un corteo per le vie della città, che si dirigerà al Politecnico di Torino, in piazza del Fante, dove l’Assemblea No Tremonti darà luogo alla contro-inaugurazione dell’anno accademico…ù
Appuntamento alle ore 9 a Palazzo Nuovo
Nov 28

Incontro con le università in rivolta: Bologna, Roma, Pisa, Statale. Parteciperà una studentessa francese protagonista delle mobilitazioni (vittoriose) contro il Cpe nel 2005.
Ore 21:30, Palazzo Nuovo Occupato
Nov 28

Il ministro della gioventù parteciperà ad un incontro su giovani, casa e precarietà…
Gli studenti medi hanno lanciato il presidio di contestazione, gli studenti universitari parteciperanno al pomeriggio di opposizione contro la presenza del ministro Meloni!
Appuntamento alle 14:30 sotto Palazzo Lascaris, sede del Consiglio regionale
Nov 28
- Laboratorio Permanente Libero Sapere Critico -
 
L’attuale attacco che il governo sta portando avanti nei confronti della scuola (legge 137 e provvedimenti inseriti nella 133) rappresentano l’atto esemplare di una degenerazione al tempo stesso antropologica e culturale che vede nel nostro paese una sua manifestazione radicale.
Il disegno che si viene delineare è il tentativo di smantellare l’odierno sistema d’istruzione, ultimo baluardo dove resistono, seppur a fatica, spazi realmente pubblici, dove l’aggettivo pubblico rimanda all’idea di luogo di confronto e discussione liberato da logiche di mercato quali competitività, profitto, utilità.
Nel percorso di formazione l’università resta ad ora, pur nelle sue mille contraddizioni, il punto più alto dove studenti e studentesse nello studiare, nel condividere, nel interrogarsi, nel confrontarsi, riescono a produrre letture critiche del contesto contemporaneo. E’ su questa idea di formazione che fa perno la nostra mobilitazione, il nostro netto rifiuto agli attuali provvedimenti legislativi. Non dimentichiamo che essi rappresentano forse l’ultimo tassello, sicuramente il punto di non ritorno, di un progetto sorretto da dettami e accordi europei che dal processo di Bologna in poi hanno ridefinito l’architettura del sistema formativo dalle scuole elementari fino ai massimi livelli di specializzazione. In Italia detto processo evoca nomi noti come Berlinguer, Zecchino, Moratti. E’ da questa consapevolezza che la nostra lotta non si limita alla salvaguardia dell’esistente, al mantenimento dello status quo.
L’occupazione della Palazzina Einaudi, sede universitaria delle facoltà di Scienze Politiche e Giurisprudenza, si presenta come esigenza che risponde alla necessità della creazione di un Laboratorio nel quale ripensare e attuare la nostra idea di università, totalmente opposta all’idea di istruzione che l’attuale governo sta portando avanti.
Pensiamo alle nostre facoltà come luoghi dove una civiltà si interroghi sui problemi che l’assillano, sicuri che l’arte del porsi domande stia alla base di società che hanno l’ambizione di fornire risposte collettive ai disagi dei propri componenti.
Crediamo all’idea che i nostri Atenei siano tante agorà  intese come spazi nei quali nascono e prendono forma idee quali “bene pubblico”, “società giusta”, “valori condivisi”. Siamo inoltre convinti che siano le università, nella loro unica possibile accezione di patrimonio comune dell’umanità, i contesti votati a immaginare delle alternative che ricerchino con ostinazione il miglioramento delle condizioni e della qualità di vita degli abitanti del pianeta. E’ per queste, ed altre ragioni, che l’istruzione e la ricerca debbono essere pubbliche, escluse da meccanismi di mercato quali la riduzione a merce e l’asservimento alle logiche del profitto economico.
La volontà di far nascere, all’interno dell’occupazione della palazzina Einaudi, un Laboratorio Permanente per il Libero Sapere Critico, è stata una scelta obbligata figlia di un ragionamento politico collettivo che necessita di uno strumento capace di innescare dinamiche propositive.
Collettivo “Bonobo” di Scienze Politiche – Collettivo di Giurisprudenza 
Nov 28
L’Assemblea no-Gelmini tenutasi in data odierna presso la Palazzina Einaudi ha registrato nuovamente l’ampia partecipazione degli studenti e delle studentesse universitarie, provenenti da tutte le facoltà dell’Ateneo torinese e soprattutto…una nuova sede occupata! Da questo pomeriggio, infatti, anche la Palazzina Einaudi, sede congiunta di Scienze Politiche e Giurisprudenza, è in stato di occupazione e vedrà durante tutta la settimana a venire un fitto calendario di iniziative di contro-informazione, dibattiti, cineforum, assemblee. 
Gli interventi che si sono succeduti durante l’assemblea hanno unanimemente riconosciuto ed evidenziato l’enorme successo riscosso dalla partecipazione degli universitari ai cortei del 28 e del 30 Ottobre 2008. Entrambe le date infatti hanno sancito un punto di svolta per il movimento universitario torinese, ormai consapevole della sua forza e mai come ora sicuro nella sua determinazione. 
Gli studenti e studentesse hanno condiviso con il resto dell’assemblea la varietà delle iniziative promosse nelle diverse facoltà per poi rilanciare la partecipazione unitaria nei prossimi appuntamenti che vedranno protagonisti l’assemblea nella prima metà di Novembre. In particolare, il 7 Novembre l’assemblea no-Gelmini parteciperà alla controinaugurazione dell’anno accademico del Politecnico con un corteo che, partendo dalle diverse sedi di Facoltà, così come già avvenuto il 28 ottobre, riunirà nuovamente gli studenti di tutta l’Università di Torino, per saldare ancora una volta le mobilitazioni con quelle promosse dall’assemblea no-Tremonti. 
L’Assemblea ha anche deciso di partecipare  a titolo consultivo con una delegazione all’Assemblea convocata a Firenze l’8 novembre. I delegati saranno esclusivamente portavoce del documento elaborato per il corteo del 30 ottobre e già condiviso dall’Assemblea.
Il 13 Novembre presso il Rettorato si terrà il Senato Accademico allargato e in questa sede l’assemblea no Gelmini avanzerà le proposte condivise tra gli studenti per chiedere agli organi accademici di sostenerle responsabilmente.
Siamo consapevoli che i numeri e la qualità della mobilitazione finora raggiunti non hanno fatto tornare il governo sulle scelte che stanno decretando la svendita dell’Università italiana.  E’ altrettanto forte la consapevolezza che mai come in questo momento solo l’unione dell’intero movimento comporterà il conseguimento delle istanze che stiamo rivendicando e la tutela di quei diritti per i quali ci stiamo battendo.    
I particolari  corteo del 7 e della controinaugurazione del politecnico, così come la partecipazione alla costruzione dell’iniziativa contro la Festa delle Forze Armate prevista per il 9 novembre, saranno meglio definiti in occasione della prossima assemblea no-Gelmini, convocata per il giorno 5 Novembre alle ore 19,30 a Palazzo Nuovo.
Torino, 3 novembre 2008
Assemblea no-Gelmini
Nov 28
Dal mese di settembre l’assemblea no-Gelmini dà voce agli studenti e alle studentesse dell’Ateneo torinese che vogliono reagire di fronte alla minaccia rivolta contro  l’Università pubblica italiana dagli articoli 16 e  66 (comma 7 e 13) della Legge Finanziaria 
(legge 133/2008) approvata in Senato il 6 agosto 2008.
Nel corso di questo mese di mobilitazione, l’Assemblea no-Gelmini ha riunito studenti e studentesse provenienti da tutte le facoltà dell’Università degli studi di Torino. All’Assemblea, contenitore di idee e strumento di coordinamento della mobilitazione, partecipano i singoli studenti, i collettivi, le associazioni e le liste di rappresentanza che si sono riconosciuti, indipendentemente dalle proprie peculiarità, nell’assemblea stessa. L’indignazione suscitata dal gravissimo attacco mosso all’Università pubblica ha ispirato in tutti noi un clima di assunzione di responsabilità, grazie alla quale sono state superate le difficoltà dovute ai molteplici punti di vista ed alle differenti appartenenze e sensibilità.
In questi giorni si stanno sprecando speciali televisivi, editoriali sulla carta stampata che ritraggono paralleli tra la nostra mobilitazione e le lotte del’68. Pur riconoscendo  e condividendo lo spirito, le battaglie, gli obiettivi e  le vittorie della “generazione infinita”, siamo consapevoli che oggi il contesto in cui si sta sviluppando la nostra lotta è di tutt’altra natura.
Le differenze appaiono subito evidenti: negli anni ‘60 quegli studenti e quelle studentesse  si rivoltarono contro la generazione dei loro padri.  Noi, oggi, ci troviamo paradossalmente ad invidiare i nostri genitori e le loro antiche sicurezze. Per i ragazzi del Sessantotto immaginare un futuro migliore, lottare per esso era un obbligo che il loro tempo imponeva; noi siamo stati definiti generazione  “no future”, senza futuro. Oggi essere studenti e studentesse e lottare immaginando un altro futuro è già di per sé un atto di coraggio. Vorrebbe esserci negata la possibilità stessa di immaginare l’alternativa. La nostra mobilitazione vuole riprendersi questa possibilità e nel farlo  sta agendo un altro modo di praticare la politica e di dare senso a quest’ultima.
La vera novità di cui tutti gli analisti, i mezzi di informazione dovrebbero parlare sta proprio nell’autonomia che questo movimento si sta ritagliando rispetto a tutto ciò che l’ha preceduta: la nostra generazione è forse la prima che si è scrollata di dosso la pesante eredità del’68 fatta di paternalismo verso le generazioni successive. 
A partire da tali rilievi, ribadiamo l’assoluta indipendenza dell’Assemblea no-Gelmini da qualsiasi formazione istituzionale, partito o sindacato che sia. Ritroviamo proprio in questa autonomia la nostra forza e spinta propositiva.  
L’Assemblea rivendica però al tempo stesso la sua forte politicità  nel contrastare gli attuali provvedimenti e nell’inserire la propria azione in un processo di cambiamento. Politicità che la porta a considerare come punti di partenza per un qualsiasi discorso propositivo l’adesione ai principi dell’antifascismo, dell’antirazzismo e dell’antisessismo.  Questa netta e definitiva presa di posizione dell’Assemblea vuole essere un modo per chiarire definitivamente che quegli studenti dell’estrema destra che in questi giorni stanno cercando strumentalmente di cavalcare il movimento  non sono assolutamente rappresentativi del nostro comune sentire. I nostri contenuti non possono che essere differenti da quelli di coloro che, al di dentro o al di fuori del Parlamento, si fanno promotori di classi differenziate per i bambini immigrati nelle scuole primarie  o che da sempre rivendicano privilegi per pochi e nostalgicamente si rifanno al Ventennio Fascista.  Con tutti costoro l’Assemblea non intende in alcun modo essere confusa,  nonostante l’avversità da loro  in certe occasioni espressa nei confronti dei provvedimenti legislativi di cui sopra.
La consapevolezza del nostro agire politico, d’altra parte, si riscontra anche nel legare questa lotta ad un ragionamento più ampio che porta a riflettere sulla crisi del sistema economico mondiale e sui soggetti che ne pagheranno le conseguenze. L’istruzione pubblica non dovrà pagare colpe di altri.      La crisi economica è la dimostrazione del fallimento di un modello che ha come primi interpreti coloro che oggi propongono solamente nuovi tagli. 
Siamo consapevoli che i provvedimenti contenuti nella legge 133/2008 sono solamente l’ultimo tassello di un disegno ben preciso che ha visto il suo inizio già con gli anni  ’90 (legge Ruberti, 1990). L’obiettivo è il progressivo smantellamento del settore pubblico, di cui sicuramente l’istruzione è uno dei settori strategici. Privatizzare quest’ultimo, e di conseguenza inserirlo in un contesto di libero mercato, significa considerare la formazione al pari di qualunque altra merce, svilendone così il suo carattere di bene comune.   L’istruzione è uno dei più importanti modi con cui ogni individuo acquisisce la consapevolezza della propria condizione sociale e sviluppa la capacità critica necessaria a impedire la riduzione del suo status di cittadino a quello di suddito.
   
La Legge 133/2008 è dunque un punto d’arrivo e al tempo stesso punto di non ritorno. Questa nostra battaglia acquisisce un significato particolare perché si tratta forse di una delle ultime occasioni  in cui la contesa è l’affermazione o meno di un diritto fondamentale. 
L’Assemblea no-Gelmini di Torino ribadisce, dunque, la necessità di intensificare la mobilitazione in ogni sede universitaria a livello nazionale per un completo ritiro del provvedimento e intende essere luogo di elaborazione e costruzione di un’Università differente da quella presente e passata.
L’Università che vogliamo è spazio realmente pubblico, dove ogni forma di criticità è ammessa e non esistono meccanismi di esclusione sociale: tutta la popolazione presente in Italia, di qualsiasi estrazione sociale, reddito, appartenenza linguistica ed origine geografica deve aver diritto ad un libero accesso all’istruzione universitaria.
In secondo luogo, l’Università che vogliamo è basata sul confronto critico e sulla discussione, non sulla lezione frontale come nell’arcaico presente delle nostre accademie. Il seminario deve diventare il perno della vita intellettuale universitaria, che deve finalmente differenziarsi realmente dal liceo, come già avviene in molti altri paesi nel mondo. Le studentesse e gli studenti non dovranno più essere utenti, ma soggetti in grado di autovalorizzarsi nello studio e produrre effettivi avanzamenti critici in ogni settore scientifico.
In terzo luogo, l’Università italiana per cui lottiamo dovrà promuovere una ricerca libera e critica, estranea a interessi particolaristici, lobbistici e privati, ed essere luogo di socializzazione di un sapere che supera i confini tra accademia e società, tra università e metropoli, per essere ricchezza sociale comune. L’accesso alla ricerca dovrà essere liberato da ogni dinamica nepotistica e clientelare e dovrà valorizzare l’impegno, la creatività e le capacità critiche più che l’obbedienza ai dogmi in ogni disciplina, laddove esistano, e il conformismo intellettuale.
 
L’onda anomala delle facoltà torinesi occupate promuove e sostiene la nascita di collettivi studenteschi e assemblee in ogni sede universitaria, facoltà e corso di laurea, affinché si moltiplichi il dissenso, si estenda la critica, e l’Università del futuro trovi qui i mille laboratori della sua sperimentazione.
Torino, 30 ottobre 2008
ASSEMBLEA NO GELMINI  - TORINO -
Nov 28
L’Assemblea no-Gelmini riunitasi oggi e che ha visto la partecipazione anche di rappresentanti dell’Assemblea no Tremonti del Politecnico, a seguito dei recenti avvenimenti accaduti in diverse città (Milano, Roma, Pavia, Siena) che hanno visto l’irruzione di studenti di estrema destra nei cortei contro la legge 133 e il DL 137, appena convertito in legge, ritiene importante esprimere solidarietà nei confronti degli studenti no-Gelmini coinvolti.
L’Assemblea intende inoltre affermare con fermezza la propria apartiticità e rivendicare allo stesso tempo la politicità del movimento: la salvaguardia della democraticità di quest’ultimo esprime contenuti incompatibili con quelli di cui notoriamente sono portavoci determinate forze politiche, come il FUAN, il BLOCCO STUDENTESCO o i giovani del partito LA DESTRA, nonostante la loro opposizione espressa in alcuni casi ai provvedimenti legislativi di cui sopra. 
L’Assemblea infatti si fonda su principi ineludibili quali l’antifascismo, l’antirazzismo e l’anti-sessismo, che la distinguono in modo netto dai movimenti sopra citati.
Durante l’assemblea di quest’oggi è emersa la necessità di declinare pacificamente la partecipazione degli universitari al corteo di domani, portando all’attenzione generale l’espressione di alcuni contenuti chiave, quali la difesa dell’università e della ricerca pubbliche, il libero accesso a queste ultime e la formazione come bene pubblico non riducibile a merce.
La definizione delle prossime mobilitazioni e dei contenuti che le accompagneranno sono aggiornate alla prossima assemblea No-Gelmini che si terrà nell’atrio di Palazzo Nuovo Domenica 2 Novembre alle ore 20: in quella data l’Assemblea inizierà a organizzare la contro-inaugurazione dell’anno accademico indetta dall’Assemblea No Tremonti per il 7 Novembre al Politecnico e a determinare le modalità di partecipazione allo sciopero generale del 14 Novembre a Roma. 

Per la giornata di sciopero generale della scuola di domani 30 ottobre i concentramenti saranno:
ore 8.30 davanti a Palazzo Nuovo per le facoltà umanistiche 
ore 8.30 davanti a Palazzo Campana per le facoltà scientifiche
ore 8.30 in corso Duca degli Abruzzi per gli studenti del Politecnico 

Assemblea no-Tremonti /Assemblea no-Gelmini

Nov 28

L’Assemblea No Gelmini, come riportato dai precedenti comunicati, rilancia per i prossimi due appuntamenti cittadini contro la “controriforma Gelmini”.

Il 28 ottobre verrà mantenuta la mobilitazione contro la ventilata visita del  ministro Gelmini, che ha già annunciato la sua assenza all’Unione Industriale: rivendicazione dell’ennsima vittoria parziale ottenuta e rilancio per il corteo del 30.
Il 30 ottobre sciopero generale della scuola e dell’università che vedrà confluire nel corteo torinese tutti i soggetti in mobilitazione contro la “controriforma Gelmini”.
Nov 28

Questa mattina, una decina di studenti del FUAN si è ritrovata nel cortile del Rettorato di Torino, scortata da ingenti forze dell’ordine che impedivano l’ingresso da via Po e controllavano gli ingressi in via Verdi. Questi studenti si sono arrogati il diritto di essere rappresentativi di una parte del movimento, ergendosi a difensori del diritto allo studio degli studenti, contestando le forme di protesta che l’Assemblea, in collaborazione con i docenti, sta portando avanti. 
L’Assemblea no-Gelmini ritiene opportuno sottolineare che questi studenti non rappresentano il sentire degli studenti che hanno invece dimostrato con declinazioni diverse la loro contrarietà alla legge 133/2008, lo stesso provvedimento che in più occasioni chi stamattina si è presentato in Rettorato ha difeso. L’Assemblea intende inoltre affermare con fermezza la propria apartiticità e rivendicare allo stesso tempo la politicità del movimento che esprime contenuti incompatibili con quelli di cui notoriamente sono portavoci determinate forze politiche.
A differenza di quanto molti giornalisti hanno raccontato oggi sui quotidiani, paventando una rottura all’interno del movimento, ci teniamo a precisare che essa non si è mai verificata. Chi nel corteo romano di ieri ha intonato cori inneggiando al duce, stretti parenti di chi oggi si è presentato in Rettorato, non sono mai stati parte del movimento nè lo saranno mai. 

Assemblea No Gelmini

Nov 28

L’Assemblea no-Gelmini, organo di coordinamento studentesco interfacoltà, che si è riunita ieri sera nella sede di Palazzo Nuovo ha ribadito la necessità di portare i contenuti della protesta al di fuori delle diverse sedi universitarie, così come è avvenuto sabato pomeriggio a Terra Madre e come sta avvenendo attraverso le lezioni in strada che sono programmate per tutta questa settimana in Piazza Vittorio, sotto la Mole, davanti al Museo Egizio, in piazza Carlo Alberto, nelle stazioni della metropolitana della città. Nei prossimi giorni, in linea con questa esigenza, l’Assemblea assumerà inoltre una forma itinerante, recandosi di volta in volta nei luoghi di lavoro, nei supermercati, nei mercati di quartiere, nelle stazioni e in altri luoghi della città.

L’Assemblea ha sentito il bisogno di esprimere in modo perentorio la sua apartiticità, rifiutandosi di subire strumentalizzazioni e cappelli istituzionali, ritenendo, piuttosto la spontaneità e la pluralità il punto di forza di questo movimento. L’Assemblea ha però rivendicato la sua forte politicità nel contrastare gli attuali provvedimenti e nell’inserire la propria azione in un processo di cambiamento.  La consapevolezza del suo agire politico si riscontra anche nel suo legare questa lotta ad un ragionamento più ampio che porta a riflettere sulla crisi del sistema economico mondiale e sui soggetti che ne pagheranno le conseguenze. L’istruzione pubblica non dovrà pagare colpe di altri.
Nonostante la probabile assenza del Ministro Gelmini a Torino, l’Assemblea, in concerto con tutto il mondo della scuola, ritiene importante mantenere tale data, martedì 28 ottobre,  come occasione per manifestare in maniera unitaria il proprio dissenso.
Il 30 ottobre l’Assemblea si impegna, inoltre, alla costruzione di un corteo cittadino favorendo la massima partecipazione della componente universitaria. In entrambe le date l’Assemblea ha espresso l’intenzione di utilizzare forme pacifiche di contestazione e manifestazione della propria contrarietà.
Vista la dimensione nazionale della protesta si è ritenuto necessario dare il via alla costruzione di momenti di coordinamento e condivisione tra i vari Atenei italiani.
La prossima Assemblea no-Gelmini è stata convocata al termine dell’iniziativa del 28.

Assemblea no-Gelmini

Nov 28

Oggi si è svolta nel cortile del Rettorato un’ assemblea auto-convocata degli studenti e delle studentesse dell’Ateneo torinese alla quale hanno aderito migliaia di persone.

La decisione di auto-convocarla è seguita alla mancata convocazione da parte del Rettore dell’Assemblea generale d’Ateneo richiesta ufficialmente il 6 ottobre (nei 15 giorni a seguire) e, allo stesso tempo, dall’urgenza di un momento di coordinamento tra le varie Facoltà e le diverse componenti dell’università. All’assemblea hanno infatti partecipato studenti di ogni Facoltà e Dipartimento, ma anche docenti, ricercatori, dottorandi, biblio-cooperativisti e il personale tecnico amministrativo dell’università.
Durante l’Assemblea si sono fissate alcune date di mobilitazione unitarie e delle chiare richieste da porre all’attenzione dei più alti organi accademici.
L’assemblea ha rilanciato come prioritaria la costruzione di una giornata di mobilitazione per il 28 ottobre, giorno in cui è prevista la visita del Ministro Gelmini a Torino, che vedrà convergere tutto il mondo della scuola in un presidio serale davanti all’Unione Industriale.
Altra data di mobilitazione sarà lo sciopero generale della scuola del 30 ottobre, nella quale si scenderà in piazza in maniera unitaria in un corteo cittadino.
Al termine dell’assemblea una delegazione è stata ricevuta dal pro-Rettore Sergio Roda, al quale è stato chiesto di uscire con un documento ufficiale per prendere posizione contro le dichiarazioni del Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi riguardo l’intervento della polizia nelle università in occupazione; di ribadire la contrarietà alla legge 133; di agevolare la partecipazione degli studenti in occasione degli appuntamenti succitati; di inserire nell’ordine del giorno del prossimo senato accademico la proposta di specificare nello Statuto d’Ateneo l’impossibilità di trasformazione dell’Università di Torino in fondazione privata.
Il pro Rettore si è assunto l’impegno a dare seguito alle proposte inoltrando una circolare ai presidi di Facoltà per agevolare la mobilitazione degli studenti i giorni 28 e 30 Ottobre; ha altresì confermato la sospensione dell’inaugurazione dell’anno accademico fissata per Dicembre; infine, ha accolto la richiesta di inserire la proposta di modificare lo Statuto d’Ateneo in sede di Senato Accademico.
Nonostante i segnali positivi giunti da questo incontro, l’Assemblea No Gelmini attende che le indicazioni date dal pro-rettore si traducano al più presto in azioni concrete. 


ASSEMBLEA NO GELMINI

Nov 28

L’assemblea no-Gelmini riunitasi oggi 21 ottobre a Palazzo Nuovo, alla quale erano presenti circa un migliaio di studenti, dopo una partecipata discussione ha deciso l’occupazione di Palazzo Nuovo come forme di protesta per il ritiro della legge 133/2008 e del DL 137. Questa decisione si inserisce in un percorso di mobilitazione a livello nazionale e si pone come obiettivo quello di estendere il più possibile la partecipazione di tutto il mondo accademico. Per il momento, l’occupazione non comporterà l’automatico blocco della didattica. 

Altresì, l’Assemblea no-Gelmini richiede la sospensione della didattica per le giornate dal 28 al 30 ottobre per favorire la massima partecipazione possibile in occasione della paventata visita della Gelmini a Torino (28 ottobre) e dello sciopero generale della scuola (30 ottobre). 

A tutt’oggi l’Assemblea no-Gelmini propone le seguenti iniziative di mobilitazione: 

-invito alla prosecuzione delle lezioni all’aperto per dare visibilità alla protesta;
-auto-convocazione di un Assemblea Generale degli studenti e delle studentesse dell’Ateneo per domani 22 ottobre alle ore 14 nel cortile del Rettorato, a cui sono invitati anche i docenti, i ricercatori, il persona tecnico amministrativo e gli organi accademici;
- sostegno allo sciopero dei biblio-cooperativisti del 23 ottobre;
- una tavola rotonda nella serata di giovedì 23 ottobre nei locali di Palazzo Nuovo, nella quale ci sarà un confronto volto a coordinare la mobilitazione tra le varie realtà a tutti i livelli colpite dall’attacco all’istruzione pubblica (genitori, studenti e studentesse, insegnanti delle scuole elementari, docenti, ricercatori, dottorandi, personale ATA). 

Il 27 ottobre, l’Assemblea no-Gelmini parteciperà inoltre alla mobilitazione contrapposta all’inaugurazione dell’anno accademico del Politecnico, la quale vedrà la presenza dell’ambasciatore italiano negli Stati Uniti. 

Torino, 21 ottobre 2008

Assemblea no-Gelmini

Nov 28

Nov 28
Torino, 15 ottobre 2008
Oggi sarà una giornata nazionale di mobilitazione dell’università e della scuola in generale. Anche l’Università di Torino si mobilita e… trasloca in strada! L’ Assemblea No-Gelmini, riunitasi ieri a Palazzo Nuovo e che ha visto la partecipazione propositiva e determinata di almeno cinquecento studenti, ha pensato in occasione di questa scadenza, in collaborazione con i docenti, di spostare alcune lezioni all’esterno delle solite aule dell’università, scegliendo di organizzarle in strada. Questo è solo uno dei modi scelti per esprimere la nostra contrarietà alla contro-riforma Gelmini, che coinvolge per intero il mondo dell’istruzione pubblica, dalle elementari alle scuole medie inferiori e superiori, all’università e al mondo della ricerca.
In particolare, per quanto riguarda l’università, ci opponiamo fermamente al taglio del fondo di finanziamento ordinario previsto all’articolo 66, comma 13 (1 miliardo e 441, 5 milioni di euro in meno di 5 anni) e alla limitazione del turn over al 20% per il personale docente e tecnico-amministrativo (ovvero, un nuovo assunto ogni cinque pensionamenti) sancita all’articolo 66 comma 7, limitazione che non consentirebbe il necessario ricambio del personale, la continuità di corsi di studio, di interi percorsi formativi e di branche dell’amministrazione, negando di fatto a molti lavoratori (precari) la possibilità di vedere il loro contratto rinnovato e negando l’ accesso per i ricercatori (anch’essi precari) alla carriera universitaria.
Con altrettanta determinazione ci opponiamo poi al contenuto dell’articolo 16 della legge 133 (Facoltà di trasformazione in fondazione delle università), il quale sancisce in maniera chiara e definitiva la distruzione dell’università pubblica, prevedendo la possibilità per il Senato Accademico di decidere, con semplice votazione a maggioranza assoluta, di trasformare ogni singolo Ateneo in una fondazione di diritto privato.
Noi non ci riconosciamo nel modello di università che questa legge (che è il risultato di una tendenza che da anni investe il mondo dell’università e dell’istruzione in generale) vuole cucirci addosso. Continuiamo a credere nella libertà e pubblicità della didattica e della ricerca. Dietro questi provvedimenti è infatti palese il tentativo di adeguare il nostro sistema universitario e di ricerca a quello anglo-sassone (e americano) dell’università-impresa. Sistema in cui sono gli sponsor a decretare il valore e le potenzialità di ogni università in base alle loro esigenze di produrre profitto (non certo formazione…) e a decidere nel contempo se e quali rami della ricerca finanziare; sistema in cui regna un principio di concorrenza tra gli stessi poli universitari e in cui le rette sono talmente alte da impedirne a moltissimi l’accesso. Noi questo sistema non lo vogliamo!
Le lezioni all’aperto rappresentano solo un primo momento di mobilitazione utile soprattutto alla sensibilizzazione dell’opinione pubblica per la loro immediata visibilità e acquistano importanza anche per il significato forte di ri-appropriazione degli spazi cittadini.
Numerose iniziative si succederanno nei prossimi giorni, per culminare in una giornata di mobilitazione generale di tutto il mondo della scuola pubblica della nostra città il 28 ottobre, data in cui è prevista la presenza della Gelmini a Torino e poi nello sciopero generale della scuola convocato per il 30 ottobre. 

Assemblea no-Gelmini
Nov 28

L’Assemblea no-Gelmini riunitasi oggi, 14 ottobre, nell’atrio di Palazzo Nuovo ha visto la partecipazione propositiva e determinata di circa 500 persone, studenti (provenienti da molte Facoltà dell’Ateneo), ricercatori, dottorandi e anche alcuni docenti. Dopo un intervento introduttivo, durante il quale si sono ulteriormente approfonditi i punti della legge 133/2008 concernenti l’università e del decreto legge Aprea (dl 137), si è poi passati alla fase propositiva. 

L’Assemblea no-Gelmini ha pertanto lanciato le seguenti iniziative: 

- domani 15 ottobre, giornata di mobilitazione della scuola a livello nazionale, lezioni all’aperto sotto la sede della RAI per rendere visibile il dissenso di studenti e docenti alla cittadinanza e ai media;
- si è ribadita la volontà (emersa anche oggi durante il Consiglio di Facoltà di Scienze Politiche e di Psicologia) di chiedere la non inaugurazione dell’Anno Accademico, sostituendola con un’ iniziativa forte di mobilitazione;
- di auto-convocare l’assemblea di Ateneo nel giorno del 22 ottobre, nel caso in cui il Rettore non la indica prima di tale data, come richiesto durante il presidio del 6 ottobre - una serata di informazione da organizzarsi il 21 ottobre, per coinvolgere gli studenti e riappropriarsi degli spazi universitari in vista dell’assemblea d’Ateneo;
- indizione, il 23 ottobre, di un’ Assemblea cittadina che coinvolga tutti i settori della scuola e sensibilizzi l’opinione pubblica;
- in vista della visita della Gelmini a Torino all’ Unione Industriale prevista per il 28 ottobre, si sono proposte diverse iniziative di protesta e di disturbo da realizzarsi in quella giornata;
-adesione allo sciopero generale della scuola previsto per il 30 ottobre 

Prossima assemblea no-Gelmini indetta per lunedì 20 ottobre alle ore 15,30 sempre nell’atrio di Palazzo Nuovo. 

Torino, 14 ottobre 2008 Assemblea no-Gelmini

Nov 28

Questa mattina per le vie di Torino è sfilato il corteo indetto dagli studenti medi contro la riforma Gelmini che ha visto manifestare compatti anche circa due migliaia di universitari, tra ricercatori, lavoratori, docenti e studenti che da ormai due settimane sono in mobilitazione per per sensibilizzare e coinvolgere le facoltà dell’ateneo sulla legge 133। Al termine di un corteo che ha visto un’importante mobilitazione e protagonismo degli studenti medi, gli studenti universitari hanno indetto un’assemblea per avere un momento di valutazione della manifestazione e di discussione dei punti da affrontare nella prossima assemblea No Gelmini fissata per il 14 Ottobre 2008 alle ore 15:30 presso l’atrio di Palazzo Nuovo. Alla piena e partecipata presa di posizione contro i tagli del fondo di finanziamento ordinario, del blocco del turnover del personale docente e tecnico amministrativo al 20% e della possibilità di trasformazione degli atenei italiani in fondazioni private, l’assemblea ha espresso l’esigenza di avanzare nel proseguio della mobilitazione proposte concrete che possano definire le basi dalle quali partire per la costruzione di un’università altra. Un’ulteriore stimolo è venuto dagli studenti che hanno nuovamente evidenziato la necessità di incrementare la sensibilizzazione e l’informazione intorno ai contenuti della legge 133 e al decreto legge 137: tali sviluppi si configurano come una premessa irrinunciabile per rilanciare il lavoro dell’assemblea in occasione dei prossimi appuntamenti che coinvolgeranno capillarmente le facoltà dell’università torinese. Il 15 ottobre, infatti, vi sarà una giornata di mobilitazione nazionale in molti atenei italiani; il 28 ottobre il ministro Gelmini sarà a Torino; infine, la settimana che precederà lo sciopero generale della scuola promosso per il 30 ottobre, l’assemblea No Gelmini adotterà quelle forme di protesta che verranno decise e condivise in occasione dell’assemblea generale d’ateneo, di cui si attende tuttora una convocazione: qualora il rettore dell’università degli studi di Torino, il professor Pelizzetti, non dovesse convocarla entro quindici giorni dal presidio sotto il rettorato, verrà autoconvocata. I provvedimenti legislativi contro i quali l’assemblea tutta si è schierata rischiano di segnare un definitivo punto di non ritorno per l’università pubblica, per il diritto allo studio e per la democraticità degli atenei. Per questo l’Assemblea No Gelmini è decisa a non fermarsi fino a quando questo rischio non sarà diventato una minaccia evitata.

Assemblea No-Gelmini

Nov 28

Dopo la mobilitazione partecipatissima al presidio al rettorato del 6 ottobre, gli studenti e le studentesse dell’Assemblea No Gelmini aderiscono al corteo indetto dagli studenti medi, al quale parteciperanno con un loro spezzone universitario.
Appuntamento alle 8:30 a Palazzo Nuovo per le facoltà umanistiche,a Palazzo Campana per le facoltà scientifiche.
I due segmenti dell’università di Torino si ritroveranno poi in via Po, per proseguire insieme fino a piazza Arbarello, luogo del concentramento del corteo contro la legge 133 del ministro Gelmini.
Nov 28
 
Oggi, dalle ore 15, si è tenuto in Rettorato un presidio in concomitanza con la seduta del Senato Accademico, per chiedere dal più importante organo accademico una netta e inequivocabile presa di posizione contro la legge 133/2008. Il presidio è stato indetto dal Coordinamento dei ricercatori, docenti e personale tecnico-amministrativo dell’Università e dall’Assemblea No-Gelmini, costituitasi il 22 settembre in seguito alla prima assemblea studentesca tenutasi a Palazzo Nuovo. 
Più di 500 persone hanno preso parte alla prima iniziativa di mobilitazione contro la legge 133, legge approvata il 6 agosto 2008 e che sancisce la possibilità di trasformazione delle università in fondazioni di diritto privato, tagli al Fondo di Finanziamento Ordinario e il blocco del turn-over al 20%. 
Il Senato Accademico ha accettato la richiesta dei presidianti di ricevere una delegazione (composta da studenti, ricercatori, personale tecnico-amministrativo e cooperativisti)  durante la seduta. La delegazione ha chiesto al Senato l’indizione, nel più breve tempo possibile, di un’Assemblea generale d’Ateneo - con sospensione della didattica- , la non inaugurazione dell’anno Accademico e di esprimersi contro la possibilità di trasformazione in fondazione dell’università. Il Senato ha accolto le richieste presentate, esprimendosi a favore di un università pubblica, garantendo a breve la convocazione di suddetta Assemblea e accogliendo la richiesta di non inaugurazione dell’Anno Accademico. 
Il presidio si è poi quindi mosso in corteo fino a Palazzo Nuovo, passando dalla centralissima via Po, in modo tale da dare più visibilità alla mobilitazione. Gli studenti dell’Assemblea no-Gelmini sono poi entrati a Palazzo Nuovo dove si è svolto un rumoroso corteo interno che ha invitato gli studenti nelle aule alla partecipazione e che si è concluso con un’assemblea organizzativa e auto-convocata nell’atrio, nella quale si sono fatte alcune considerazioni sulla giornata e si è ribadita l’importanza della scadenza del 10 ottobre, giornata di manifestazione indetta a livello nazionale dagli studenti delle scuole superiori e alla quale l’Assemblea no-Gelmini riunitasi il 29 settembre ha deciso di aderire costruendo uno spezzone universitario. 
Assemblea no-Gelmini
Di seguito ribadiamo gli appuntamenti:
10 ottobre, manifestazione studentesca, appuntamento
-ore 8.30 davanti a Palazzo Nuovo per le Facoltà Umanistiche
-ore 8.30 davanti alla Facoltà di Fisica (via Pietro Giuria 1) per le Facoltà Scientifiche
14 ottobre, ore 15.30 Assemblea no-Gelmini nell’Atrio di Palazzo Nuovo

Assemblea No Gelmini

Nov 28
…il Senato Accademico mostri le sue carte…

Dopo i 40′000 che han sfilato in corteo sabato pomeriggio, sarà ben più difficile ignorare o tentare di recintare una protesta che, dalle scuole materne fino all’università, sta prendendo piede oramai in tutt’Italia. Una trasversalità di interessi che pesca nel quotidiano di ognuno, nei diritti come nelle esigenze, e che pone le condizioni per una mobilitazione importante contro la legge 133. 

Studenti ricercatori docenti lavoratori dell’università di Torino stanno mettendo in piedi una resistenza forte e unitaria contro l’atto definitivo di dismissione dell’università pubblica, contro il tassello conclusivo che porterebbe il mosaico costruito nell’ultimo decennio ad una rappresentazione devastante per la formazione e la ricerca, per i soggetti che attraversano l’università oggi e per coloro che un giorno vorrebbero. Il disegno legislativo portato avanti dal governo Berlusconi non è però in contraddizione con il percorso segnato dalle direttive date dai precedenti governi (di ogni colore) e dall’Europa. Un grande cilindro di convergenza, volto allo svuotamento dell’università pubblica, marcato dalle (interessate) domande di privatizzazione. Non è certo un caso aver visto, fin dalle discussioni delle precedenti riforme, la Confindustria come primo attore richiedente la trasformazione in fondazioni, l’entrata dei privati nei consigli d’amministrazione, la perdita del valore legale dei titoli… Il profitto, l’addestramento della forza-lavoro necessaria come cardini del processo di ristrutturazione dell’università… questi i nuovi “vergini cardini” dell’università italiana? 

Lo smantellamento dell’università, la via della trasformazione in fondazioni, corre anche su altri binari, strettamente interdipendenti in un sistema università già abbastanza pervaso dal processo di aziendalizzazione della formazione e di privatizzazione di sue branchie. Il blocco del turnover al 20% previsto per docenti (quindi anche ricercatori) e lavoratori, il taglio di 1 miliardo e 441 milioni di euro per i prossimi 5 anni al fondo di finanziamento ordinario, seguono il ragionamento di svuotamento, di disinvestimento nell’università pubblica, per render ancor più agevole il passo successivo. Un’università ridotta in macerie, nella quale a restare in piedi rimangono solo i sedicenti centri d’eccellenza, sarà ben più malmeabile nella presa della via italiana al modello anglo-americano… 

Da almeno due settimane l’Assemblea No Gelmini, insieme alle altre componenti universitarie, si sta muovendo nella direzione di un’opposizione netta alla “controriforma Gelmini”, praticando il “blocco della prima ora” in decine di corsi, mantenendo una presenza quotidiana nell’atrio di Palazzo Nuovo, muovendosi tra assemblee nelle facoltà e coordinamenti allargati. Si stanno gettando le basi per una mobilitazione determinata contro la legge 133, battaglia che percorrerà tutto l’autunno che viene. Due i piani su cui battersi: uno nazionale, per il ritiro della legge 133, uno locale, per l’impedimento della trasformazione in fondazione dell’università di Torino. 

Quest’oggi in rettorato, necessitiamo di una risposta, di una presa di posizione non velleitaria dell’università di Torino, del suo massimo organo, il Senato Accademico. Prendiamo atto della delibera contro il turnover e contro i tagli fatta dal Senato, lo stesso facciamo con le recenti parole del rettore Pelizzetti sulle sue “intenzioni non privatizzatrici”. Ma oggi è arrivato il tempo dei fatti, delle chiare iniziative di posizione, compatibilmente con lo stato di agitazione che corre lungo l’ateneo torinese. Quindi, come stabilito unitariamente all’ultima riunione del Coordinamento Unito, racchiudente tutti i soggetti dell’università degli studi di Torino, sollecitiamo il rettore Pelizzetti ed il Senato Accademico: 

- a convocare nelle prossime settimane un’assemblea d’ateneo che permetta a tutti i soggetti universitari di informarsi ed attivarsi contro la legge 133/2008;
- ad annullare l’inaugurazione dell’anno accademico 2008/2009 in segno di protesta, seguendo la richiesta che arriva dall’appello a cui stanno firmando tantissimi docenti e ricercatori;
- a deliberare a favore di un’università libera e pubblica, che sia messa nelle condizioni di poter avere le risorse necessarie per la formazione e la ricerca, rifiutando quindi le prospettive povere date dalla legge 133 e dalla possibilità di trasformazione in fondazione. 

Il presidio di quest’oggi è solo il primo dei momenti di contestazione che l’Assemblea No Gelmini vivrà, partendo dal corteo indetto dagli studenti medi del 10 ottobre, a cui parteciperemo con uno spezzone universitario, continuando con la giornata di mobilitazione nazionale del 15 ottobre.

Assemblea No Gelmini

Nov 28
Segue il volantino del Coordinamento Unito, sigla all’interno della quale sono presenti tutti i soggetti dell’università di Torino, che verrà distribuito domani al presidio.
La ricerca e l’Università italiana sono da sempre notevolmente sottofinanziate e carenti di personale rispetto alla media dei paesi OCSE. Eppure, la legge 133 del 6 agosto 2008, senza alcuna valutazione dell’efficienza e della qualità degli atenei, prevede che:
- nei prossimi anni venga assunto un solo dipendente ogni 5 che vanno in pensione,
- il finanziamento pubblico venga ridotto di circa un miliardo e mezzo di euro in cinque anni,
- le Università possano deliberare la loro trasformazione in fondazioni private, alle quali vengono ceduti gratuitamente tutti i beni (mobili ed immobili) degli atenei.
E’ evidente che questi provvedimenti non risolveranno nessuno dei problemi che affliggono le Università: in compenso, assesteranno un colpo mortale a coloro che al loro interno riescono (nonostante tutto) a fare ricerca di eccellenza e a fornire agli studenti una preparazione all’altezza dei migliori atenei internazionali. Infatti: 
- solo pochissimi giovani potranno entrare a lavorare nell’Università, con ulteriore aggravamento della precarietà già molto diffusa;
- professori, ricercatori, tecnici e amministrativi diminuiranno ulteriormente di numero. A causa di questo, sarà impossibile mantenere gli attuali livelli di ricerca, didattica e dei servizi con conseguenze a lungo termine disastrose per l’innovazione e la crescita del Paese; 
- con l’abbassamento della qualità didattica e l’impossibilità di assegnare tesi di ricerca, la preparazione degli studenti scenderà al di sotto degli standard degli altri Paesi e li renderà meno competitivi sul mercato del lavoro;
- la privatizzazione (tramite un provvedimento senza precedenti nel mondo) comporterà pesanti condizionamenti sia della didattica che della ricerca e naturalmente determinerà un forte aumento delle tasse universitarie.
Per questi motivi, tutte le componenti dell’Università di Torino sono in agitazione contro i provvedimenti governativi contenuti nella legge 133, e hanno deciso di intraprendere una serie di iniziative tese a informare e sensibilizzare sulla questione tutti coloro che hanno a cuore il futuro del nostro Paese.
Studenti, dottorandi, precari, esternalizzati,
tecnici/amministrativi, professori, ricercatori dell’Università di Torino
Nov 28
L’approccio alla vita quotidiana è spesso deviato da sentimenti negativi, per lo più derivanti da stimoli esterni, da uno stato sociale molto debole, carente dal punto di vista del benessere del cittadino. La mente vive in constante conflitto, è come essere all’interno di un brutto sogno, che ogni giorno turba il nostro stato di quiete e ci rende vulnerabili. il sacrificio per molti è diventato uno stile di vita, piuttosto che una rara eccezione. Il fine ultimo per l’uomo è il raggiungimento di uno stato di felicità e di pace interiore, tuttavia la vita quotidiana ci pone di fronte a sacrifici e compromessi, che lasciano poco spazio alla cura del nostro essere e alla ricerca di uno stato di tranquillità superiore. Le strutture di potere hanno inculcato l’idea del sacrificio nelle menti umane, per poter controllare il pensiero ed indebolire il sistema di credenze. Dover sacrificare qualcosa per ottenerne un’altra, è rinunciare ad una parte della nostra energia, rinunciare a qualcosa che invece è molto importante per il nostro equilibrio. Madri che sacrificano la vita per la famiglia, padri che sacrificano l’intera giornata sul posto di lavoro, bambini che sacrificano la loro innocenza nella solitudine di una giornata fra videogiochi e tv.

La logica del sacrificio è stata ed è tuttora una linea di condotta della chiesa, che vuole un uomo succube del giudizio di Dio, un uomo che deve attenersi alle regole di un Dio che condanna le nostre azioni. In realtà non c’è nessun giudizio e nessuna colpa, il messaggio è stato completamente deviato. Ovviamente una logica di questo tipo permette alle istituzioni religiose di avere il controllo sui fedeli e creare i presupposti per vincolare il loro potere creativo e la loro capacità di amare. Non credo che un Dio possa giudicare e condannare un essere vivente, in quanto parte della stessa Unità dalla quale tutto è generato. Un Dio che punisce sarebbe in contraddizione con il libero arbitrio e la libertà dell’uomo, che può scegliere autonomamente in ogni instante cosa fare della propria vita. Sacrificare la nostra vita è andare contro noi stessi, significa privare il nostro corpo delle energie necessarie ad uno stato di salute psico-fiscica perfetta. Il sacrificio è contrario all’amore, perché solo con l’amore possiamo liberare la nostra vita dal buio e trasformare ogni evento in qualcosa di positivo per noi.

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Nov 28
Il corpo umano è un insieme di processi fisiologici perfetti, una totale armonia di cellule ed apparati, una sincronia intelligente di causa ed effetto, la chimica elettrica regola ogni funzione vitale, dall’impulso nervoso allo scambio ormonale, dalla membrana cellulare alla struttura genetica presente in ogni cellula. Le cellule hanno bisogno del cibo per procurarsi il nutrimento necessario al proprio sostentamento. L’importanza dell’alimentazione ricopre un ruolo fondamentale in tutto questo, la differenza fra quantità e qualità influisce sull’ottimizzazione di ogni processo fisiologico. Il corpo in salute perfetta è la risultante di una sana e corretta alimentazione.
Un altro aspetto che spesso viene a mancare nel nostro sistema di credenze è quello che potrei definire cibo per l’anima. La nostra anima necessita di un cibo diverso rispetto al nutrimento fisico, necessità di un cibo adatto per espandere la propria coscienza. Curare l’anima permette di elevare le nostre vibrazioni a frequenze molto più alte. La lettura di un buon libro, una relazione di vera amicizia, la meditazione e la preghiera, sono solo alcuni esempi di quello che possiamo considerare il vero cibo per la nostra anima. Nel momento in cui tutto questo non è presente nella nostra vita, il nostro essere interiore prova grande solitudine e tristezza, spesso la sensazione prevalente è quella di non sentirsi parte del mondo, di essere un individualità scollegata da tutto il resto, un perfetto sconosciuto che vive le dinamiche della vita passivamente. Questo approccio alla lunga favorisce lo sviluppo di problemi a livello emozionale e psichico, nella maggior parte dei casi tutto questo porta alla malattia. Una malattia che è il frutto della poca consapevolezza del nostro essere nella sua totalità.

Lo squilibrio nasce dalla nostra convinzione e visione del nostro corpo. I nostri sentimenti sono il veicolo che determina il nostro grado di felicità. Allontanare noi stessi dalla nostra parte animica significa ignorare il nostro contatto con il Divino che è in noi, un divino collegato ad ogni altra forma vivente e non vivente. La coscienza universale di Amore incondizionato rappresenta lo scopo ultimo da raggiungere per ogni anima, la meta che ricompensa degli errori passati e pareggia ogni nostra sofferenza, perdona le nostre colpe e deleva il nostro spirito al pari della coscienza di Dio. Nutrire l’anima ed il corpo in modo consapevole ci rende liberi e svincolati da ogni struttura mentale imposta dalla nostra mente razionale e dall’ambiente circostante. Il nostro sistema di credenze si allinea con la coscienza universale, sperimentiamo sentimenti più elevati, siamo in grado di cambiare la nostra realtà per un Bene più assoluto.

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Articolo correlato: Alimentazione e …, Settembre 2008

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Nov 28
La nostra mente spesso si comporta come un telecomando, si adatta a frequenze diverse a seconda del contesto, riesce a comportarsi in modo diverso in ogni circostanza. Questo a volte è automatico e inconscio, deriva dalla nostra percezione dell’ambiente, caratterizzata dalla presenza di campi energetici invisibili all’occhio umano. Altre volte questo cambio è consapevole, deriva da una sostanziale presa di coscienza dell’utilizzo creativo delle onde cerebrali. Quando entriamo in possesso delle nostre facoltà mentali, qualcosa in noi assume una nuova consapevolezza, entriamo in possesso del nostro personale telecomando. Siamo in grado di poter cambiare frequenza in ogni situazione, per adattare le nostre capacità e interagire con quello che circonda la nostra persona. Questo consente di armonizzare il nostro livello energetico e bilanciare in positivo ogni situazione nella quale siamo coinvolti. Entrare in possesso delle nostre facoltà mentali significa manifestare con consapevolezza la nostra realtà, essere sempre allineati con la nostra interiorità. A poco a poco il nostro modo di percepire la realtà diventa più limpido ai nostri occhi e si sviluppano sensi diversi da quelli abituali.
Un’esperienza che espande la nostra coscienza e sintonizza il nostro essere su frequenze più alte, in grado di accogliere pensieri e concetti elevati. L’anima acquista un ruolo fondamentale in tutto questo, diventando il cardine della nostra evoluzione, il nucleo centrale che sprigiona positività ovunque. Cambiare frequenza significa percorrere un cammino verso la ricerca del nostro essere interiore, in modo consapevole e scientifico, senza lasciarsi andare a strane teorie, ma sperimentando passo dopo passo l’esempio di ciò che è verificabile e dimostrabile con molta facilità. Lasciare alla mente il potere di dirigere il nostro cuore è un modo per riacquistare la nostra vita, un modo per essere davvero noi stessi, senza condizionamenti e senza giudizio esterno. Cambiando frequenza cambiamo la nostra vita, questo è uno dei regali più grandi che possiamo fare a noi stessi.

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Nov 28
Dopo aver a lungo parlato di crisi e problematiche legate all’economia mondiale, siamo inevitabilmente giunti ad un periodo di recessione economica, che porterà l’uomo a dover rivedere ogni aspetto della propria vita nei prossimi anni. Questa crisi sarà molto lunga e interesserà ogni settore del tessuto sociale. Re-cessione significa recedere da una posizione precedentemente assunta. Questa posizione è stata caratterizzata dalla volontà del libero arbitrio umano, di speculare e devastare i principi della vita e del rispetto delle leggi naturali. Sono fra i sostenitori della inevitabilità di questa crisi, poiché unico veicolo per creare nelle menti delle persone la reale e brutale condizione in cui l’uomo ha condotto i propri fratelli. Affermando questo sono tuttavia tranquillo, perché penso che questo passaggio storico sia inevitabile e soprattutto necessario.
Il risveglio delle coscienze si sta attuando in modo molto positivo, molte persone hanno compreso le logiche di potere che regolano il mondo, a poco a poco stanno tentando di uscirne a testa alta, senza dover soffrire la paura del futuro che i governanti infondono nelle nostre menti. Non c’è nulla da temere se il nostro bambino interiore è soddisfatto delle attenzioni spirituali che possiamo fornirgli, se utilizziamo l’Amore e ci affidiamo alla coscienza universale che tutto crea e sostiene. Questo approccio sarà la chiave per affrontare il futuro senza dover soffrire ed essere vittima di chi tenterà in ogni modo di trattenere le redini del potere. In futuro tutto questo sarà spazzato via da una nuova coscienza, basata su principi di vita in linea con la Natura e con il rispetto di ogni forma vivente. Re-cessione significa riconsegnare tutto quello che abbiamo usurpato con le nostre condotte egoistiche, significa bilanciare l’equazione e riportare l’equilibrio nel mondo sensibile.

Il nostro impegno sarà quello di vivere questo momento con l’apertura del cuore, perdonando noi stessi e i nostri fratelli e accogliendo tutto quello che verrà con profonda accettazione. Ogni cosa di cui avremo bisogno verrà soddisfatta se il nostro essere è consapevole ed allineato all’intelligenza cosmica. Re-cedere quello che abbiamo usurpato è il minimo che possiamo fare, è necessario per ristabilire un ordine nel nostro spazio. Anche questo può essere visto come una benedizione, come l’ultimo avviso per comprendere che l’unica cosa che possiamo fare è accettare noi stessi e lavorare sul nostro cammino interiore, per poter essere attori consapevoli di tutto quello che avverrà.

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Nov 28
La dimensione spirituale in cui vive l’uomo e molti altri esseri, è una dimensione caratterizzata dal dualismo e dalla continua lotta fra bene e male. Una lotta che è tipica di questo contesto e che non troverà mai soluzione, per come è intesa dalla maggior parte delle persone. Queste polarità sono necessarie a preservare il nostro diritto ed esercizio del libero arbitrio. Ognuno di noi è chiamato a discernere in ogni istante il modo più adatto per compiere un’azione, o meglio per indirizzare un pensiero creativo. Mi riferisco al pensiero come veicolo per creare la nostra realtà nel bene e nel male, la qualità di quello che la mente produce è la risultante del nostro livello di felicità.
Accettando questo principio, a poco a poco è semplice comprendere come il bene e il male non siano affatto positivi o negativi in assoluto, rappresentano solo il nostro modo di utilizzare le facoltà di creazione alle quali ci rivolgiamo, in maniera più o meno conscia. Tutto è perfetto così com’è, semplicemente perché necessario ad insegnare ad ogni uomo in evoluzione, il percorso più utile per accrescere la sua consapevolezza. Non c’è nessuna lotta fra bene e male, non è necessario entrare in conflitto con gli aspetti negativi, il risultato finale è solo quello di accrescere l’energia ad essi collegata.

L’unica cosa importante che possiamo fare è accettare ed accogliere ogni lato oscuro che si presenta nel nostro intimo, accettare questo aspetto come un’opportunità di crescita e trasformazione. Il male può essere trasformato in bene ogni qualvolta lo comprendiamo, lo accettiamo e lo trasformiamo dentro di noi. La guerra che ogni giorno dichiariamo sul posto di lavoro, in famiglia, al mondo intero, è la proiezione di una guerra che si svolge con ferocia ancora più grande nel nostro intimo essere interiore. Trasformare queste grandi energie cristallizzate, significa espandere la propria coscienza e agire nel bene e per il bene.

Il conflitto non credo possa essere la via per la creazione di un mondo migliore, non penso sia un’energia utile all’uomo per evolvere verso un’integrazione del Tutto. Accogliendo l’idea che non c’è nulla da combattere, possiamo iniziare a costruire le fondamenta di un mondo più adatto all’uomo, nel quale ognuno è artefice del proprio potere creativo, in linea con il cuore e nel rispetto di tutti gli esseri che partecipano alla Creazione divina. Arrendersi a noi stessi, perdonare noi stessi ed accettare noi stessi, è il primo passo per entrare in questo tipo di energia.

Articolo correlato: La scelta

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Nov 28
In alcuni giorni si avverte la nostra capacità di assorbire emozioni dall’esterno. Un’esperienza può diventare la chiave di lettura per specchiare la nostra anima, apre le porte della comprensione all’interno di noi stessi. Come lo specchio riflettiamo noi stessi nel mondo che viviamo, scambiamo la nostra energia con persone care, ci affanniamo a capire quello che spesso non è da capire, ma semplicemente da accettare. Tutto è perfezione se i nostri occhi guardano senza giudizio alcuno, ogni cosa può essere compresa nel profondo, se capovolgiamo lo specchio all’interno, come per voler guardare meglio ogni nostra piccola imperfezione, ogni piccola mancanza. Ogni volta che rivolgiamo lo sguardo all’interno la nostra anima guarisce una ferita, a poco a poco si ritrova l’interezza propria dell’essere umano, un completezza che pulsa di Amore. Il fuoco interno comincia ad ardere senza temere di esser spento, senza temere il giudizio, completamente integrato con il Tutto. A volte uno specchio è utile per comprendere tutto questo, altre volte noi siamo lo specchio per altri, che sperimentano questa dinamica per fare esperienza attraverso di noi. L’unica cosa veramente importante è specchiarsi e mantenere lo specchio lucido e perfettamente pulito, in modo che possa filtrare solo la vera Luce.

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Nov 28
L’altro giorno ho fatto un sogno meraviglioso. Un sogno talmente utopico da poter essere classificato nella categoria fantascienza. Mi trovavo su un pianeta sconosciuto, potrebbe esser stato Saturno per quanto ne sappia, insieme a un bambino. Il mio corpo era completamente eterico, trasparente, con tonalità celeste chiaro verso il contorno. Ero molto alto e slanciato, camminavo in una città con palazzi e strutture della stessa sostanza, celeste e trasparente. Mentre camminavo potevo ammirare la tranquilla vita di questa città e il silenzio che permeava tutto. Alla mia sinistra c’erano delle persone riunite sotto un palco che ascoltavano una specie di concerto. La cosa singolare era che dalle casse del palco invece di uscire il suono, si vedevano materializzare colori sgargianti e note di colore, come se il colore stesso avesse un suono riconoscibile alle mie orecchie. Tutti sembravano moto felici e si percepiva questa pace diffusa come una benedizione. Essendo in comunicazione con tutti gli uomini telepaticamente, potevo sentire ogni pensiero venisse formulato e questo mi rendeva molto felice.

Ad un certo punto una persona formulò un pensiero negativo e istantaneamente nel suo corpo etereo apparve una macchia di color rosso all’altezza del cuore. Ho chiesto spiegazioni ad un passante e sono stato informato che questo avveniva ogni qual volta qualcuno formulasse un pensiero negativo. In quel caso la persona stessa, oppure un volontario, poteva fermarsi un istante e concentrarsi su pensieri positivi, in grado di riequilibrare in pochi istanti il bilancio in positivo e lasciar scomparire la macchia all’interno del corpo. Questa esperienza mi ha lasciato di stucco. Fra me pensavo al grado di evoluzione di questi esseri e alla loro capacità di comprensione e di Amore reciproco. Al mio risveglio mi sono sentito molto felice ed appagato, come se questo sogno utopico avesse arricchito la mia anima, a tal punto da desiderare che questo potesse realizzarsi anche sul mio pianeta. Ovviamente questo è solo un sogno, ma chissà se un giorno l’uomo potrà evolvere la sua consapevolezza a tal punto?

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Nov 28
L’ascesa della società capitalistica globale sembra aver raggiunto il suo apice e si appresta ad avere la più grande battuta di arresto di tutti i tempi. Ogni piano occulto prestabilito per instaurare un Governo Mondiale, sta proseguendo senza grandi problemi, ogni tassello sembra al suo posto pronto per adempiere al suo compito. Giorni caratterizzati da grandi paure per l’economia sono solo il metro di tale copione che si sta svolgendo, ancora una volta sotto gli occhi increduli e poco attenti della moltitudine delle persone. Questo grande piano malvagio di insinuare paura e terrore è giunto al suo culmine, siamo davvero alla resa dei conti fra chi ancora cerca di vivere nella logica del potere e chi sta manifestando la vera natura dell’uomo, una natura che lo vuole consapevole della vita in ogni sua manifestazione.
Per molto tempo ho descritto tutto quello che sta avvenendo, siamo solo all’inizio di questo incubo, anche se ogni giorno che passa il mio stato d’animo è sempre più tranquillo. Gioisco di tutto questo perché riesco a intravedere la Luce alla fine di questo tunnel apparentemente senza fine. Molte persone stanno tentando di prevaricare altre per cercare di mantenere quei privilegi che hanno conquistato con la prevaricazione della vita dei propri simili. Il potere e l’egoismo sta spingendo il mondo verso il baratro e nessun uomo riuscirà a fermare tutto questo. L’unico modo per uscirne è mantenere la pace nel cuore e raccogliersi intorno ai propri simili coltivando sentimenti di Amore puro. Non possiamo fermare questo timer, la bomba sta per scoppiare e avvertiremo per molto tempo gli effetti della deflagrazione.

Essendo un ragazzo di trent’anni mi dispiace vedere miei coetanei impegnati in scioperi e contrasti nelle piazze, vorrei vedere tutta quella passione per aiutare i propri simili ad agire per costruire un nuovo modo di concepire e rispettare la vita. Le loro idee sono corrette, questa legge fa schifo, tutto andrebbe cambiato in meglio e nel rispetto dell’uomo. Il problema è che ora è tempo di lasciar morire tutto questo, semplicemente attendere che gli ultimi colpi di coda del potere crollino senza pietà. Inconsapevoli attori di qualcosa di molto più grande, questi poveri ragazzi mettono la loro energia in qualcosa che non potrà cambiare, ma che porterà solo odio e scontro sempre maggiore. La polizia, l’esercito, la legge marziale, tutto sarà applicato se necessario. Questo piano diabolico per far soccombere l’uomo non cesserà con delle manifestazioni pubbliche, tali manifestazioni non faranno altro che accelerare un processo ormai inevitabile e utile per arrivare al punto di rottura.

Una crisi mondiale servirà a scuotere ogni uomo e donna che ancora non hanno compreso cosa ci sia dietro a tutto questo, serve a prendere coscienza della vera natura dell’uomo, della sua egoistica visione della vita. Il tempo del potere sta terminando, è tempo di agire col cuore, volenti o nolenti non possiamo far altro che attendere tutto ciò con profondo Amore, consapevoli che così è semplicemente perché non può essere in altro modo, poiché tutto è già perfetto secondo la visione universale del Creato.

Queste parole saranno motivo di critiche e aspre contraddizioni, vi chiedo solo di comprendere il messaggio che portano senza pregiudizi, cercando di discernere a fondo il vero significato contenuto. Molti ancora credono che il conflitto e la lotta contro il potere possa essere vinta, io credo semplicemente sia giunta l’ora di lasciar morire questa logica fine a se stessa. In ogni caso rappresentano il mio personale punto di vista degli attuali eventi.

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Nov 28
Molte persone ignorano totalmente l’anatomia sottile degli esseri viventi, per molti il corpo umano è un sofisticato insieme di apparati e cellule che adempiono al loro compito prestabilito. Questa visione meccanicistica dell’essere umano è alla base della medicina moderna. Per la scienza medica è impensabile e assurdo considerare il corpo attraverso un punto di vista energetico ed emozionale. Anche il concetto di anima non viene preso in considerazione, poiché attualmente non dimostrabile con le attuali leggi scientifiche. Le stesse leggi che partono da presupposti dogmatici, ai quali lo scienziato razionale si affida con totale fede. Il realtà scienza e religione utilizzano le stesse metodologie comportamentali, affidandosi entrambe ad assiomi dati per certi.
Questo approccio, anche se determina la maggior parte delle scoperte utili alla vita dell’uomo, ha profonde carenze per quanto riguarda l’interazione che ogni essere rappresenta con l’ambiente circostante. Immaginare un uomo costituito di atomi e molecole, privo di un corpo energetico in grado di interagire con Tutto, è come vedere il mondo attraverso gli occhi di Truman (Personaggio del film “The Truman Show”). Significa ignorare le molteplici interazioni che l’essere manifesta attraverso la continua co-creazione che compie nella propria vita. Ogni essere è parte integrante di un campo energetico globale, nel quale interagisce con la propria bioenergia, veicolo primario per lo scambio di informazioni.

Riprendendo l’esempio della malattia, in questo modo si poterebbe affermare che non è altro che il frutto di uno squilibrio del campo energetico, influenzato dalla nostra percezione dell’essere, la nostra completezza e auto realizzazione e da una serie di fattori esterni (patogeni). Tali patogeni hanno la capacità di innescare il processo della malattia se il corpo energetico umano si trova in condizioni di squilibrio e deficit. Un esempio lampante di tale fenomeno è rappresentato dallo stress, al quale oggi molti luminari attribuiscono la maggior parte delle malattie “autoimmuni” o inspiegabili. Per autoimmuni si intende un complicato meccanismo che condiziona l’armonia del nostro sistema immunitario, che non riconosce più il corpo come entità da preservare. Se immaginiamo i continui attacchi psichici che subiamo durante il corso della giornata, stress lavorativo, traffico, vita frenetica, mancanza di affetto e tempo libero, è facile comprendere come queste influenze possano avere un ruolo fondamentale per la nostra salute.

Certo questo lo dicono in tanti, ho scoperto l’acqua calda direte voi! Il punto invece è che questa acqua calda non è del tutto scoperta, poiché dietro le abusate parole come “stress” e “cause non ancora identificate”, si celano tutti i limiti di una medicina che non vuole allargare gli orizzonti della ricerca a tutto quello che non è visibile ai cinque sensi, ma può essere percepito con una maggiore integrazione fra i nostri emisferi cerebrali. Il pensiero crea la materia, il pensiero influenza il nostro campo energetico, rende il nostro corpo protetto o non protetto da attacchi esterni, a seconda di come noi indirizziamo tali pensieri. Un nuovo modo di concepire la malattia sta venendo alla luce spontaneamente, fra qualche anno i medicinali di sintesi saranno considerati superati e nocivi, semplicemente perché non si può curare l’uomo come un auto o un elettrodomestico, si deve necessariamente considerare l’essere nella sua totalità.

Questo articolo rappresenta un semplice spunto di riflessione, non esaustivo riguardo al problema, per il quale non basterebbero migliaia di pagine per avere un’idea molto più ampia. In nessun caso si critica la medicina e le ricerche che hanno portato l’uomo a raggiungere un benessere sempre maggiore, vuole solo evidenziare i suoi limiti, imposti spesso da un sistema economico interessato al profitto piuttosto che alla salute. Immaginando una medicina che si preoccupi davvero dell’uomo e apra le porte alle nuove sensazionali scoperte in ogni campo, l’uomo avrebbe il diritto di vivere in un paradiso terrestre qui e ora.

Articolo correlato: Medicine e terapie…, Freenfo, Aprile 2008
Articolo correlato: La medicina del futuro, Freenfo, Dicembre 2007

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Nov 28
Questo post rappresenta il punto di arrivo dell’evoluzione dei miei pensieri nel corso di più di due anni di ricerche. Non ho intenzione di chiudere il blog, ne di smettere di scrivere, ma credo sia necessario stigmatizzare il momento in cui viviamo per invitare quante più persone possibili a compiere le scelte giuste. Ovviamente la mia visione della vita può sembrare utopica, a volte sembra quasi un’insieme di parole senza senso pratico. Chi è in grado di comprendere e leggere fra le righe, avrà tuttavia notato come da sempre il messaggio abbia avuto una sottile linea guida, che è servita ad arrivare alla consapevolezza di questo momento così difficile per noi.
Questi giorni sono caratterizzati da grandissimi attacchi da parte di forze non troppo benevole nei nostri confronti. Proprio per questo abbiamo il compito arduo di comprendere e trasformare queste forze con tutto l’Amore possibile. Non possiamo contrastare il sistema, non possiamo combattere contro i mulini a vento, ma possiamo sciogliere tutte quelle paure che ci attanagliano, cercando di stringerci intorno ai nostri più cari affetti, creare le condizioni affinché il nostro nucleo più forte di persone a noi vicine, vibri alla nostra stessa frequenza.

La vita ci pone di fronte a delle scelte ogni singolo istante della nostra esistenza, a volte queste scelte sembrano dettate da eventi esterni, altre volte siamo consapevoli del momento in cui le operiamo. Il libero arbitrio ci permette di discernere il bene per noi in ogni circostanza, lascia libertà assoluta sulla nostra vita. Fra poco ognuno di noi dovrà scegliere da che parte stare e con chi stare. Questa grande opportunità di poter scegliere in autonomia, deve essere il faro che illumini il nostro cammino futuro. Il momento di perdonare noi stessi è ora, il momento di costruire un mondo migliore sta arrivando, dopo un lungo periodo di travaglio arriveremo a gioire con i nostri più cari fratelli. Siamo ad un bivio molto importante, siamo al punto di dover scegliere da che parte stare. Questo non significa alimentare o dare battaglia al male, dobbiamo trasformare il male e renderlo innocuo e privo di energia. Dobbiamo semplicemente amare ogni manifestazione della Creazione.

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Nov 28
«Le intuizioni e i concetti costituiscono gli elementi della nostra conoscenza, così non possono esserci concetti senza intuizioni e intuizioni senza concetti.» (Kant)
La lettura è da molti anni una mia grande passione, il modo per entrare nei reami della conoscenza, attraverso gli occhi di grandi scrittori. L’uomo che cerca la verità o qualsiasi altra cosa stimoli il proprio interesse, deve necessariamente fare dell’esperienza altrui, una tappa fondamentale per accrescere la propria conoscenza. Pian piano si delineano sentieri sempre più affascinanti, un viaggio nel paese delle meraviglie del mondo. Un romanzo può catturare i nostri sensi e trasportare la nostra mente attraverso luoghi ed emozioni lontane. Un testo scientifico apre la nostra mente ad una conoscenza più grande, un testo classico lascia indelebile una traccia nel nostro modo di pensare.

A poco a poco la conoscenza accresce in noi, il percorso spesso si concentra in una direzione, altre volte spazia fra diversi tipi di informazione. Tutto si mescola nella nostra mente, contribuisce a creare la nostra personale visione della realtà, crea i presupposti per costruire la nostra personalissima verità. Questa ricerca è necessaria per comprendere meglio le sfaccettature dell’esistenza e i segreti nascosti dell’universo, contribuisce a rinforzare un pensiero in modo autonomo e indipendente. Il questo caso la nostra parte razionale è sempre all’opera per discernere il bene e il male, secondo la nostra personale visione della vita, i nostri valori e le nostre tradizioni.

Alla lunga tuttavia, questo approccio può essere limitato, sembra quasi costretto in una stanza con poche finestre, dalla quale è molto difficile evadere. Non si è mai certi dell’autenticità del nostro pensiero, crediamo di possedere idee nostre, ma spesso tali convinzioni derivano da una memoria collettiva che agisce sulla nostra mente, consciamente o inconsciamente. La parte razionale cristallizza il pensiero e lo fortifica fino a creare delle convinzioni talmente radicate da non poter mai essere messe in discussione. La mia esperienza è sempre stata di cercare un compromesso fra la mente razionale e mondo delle percezioni. L’uomo ha il privilegio di possedere doti superiori rispetto agli animali, anche se ha in qualche modo dimenticato le attitudini più semplici e istintuali proprie dei nostri amici “inferiori”.

Aprirsi alle percezioni permette di acquisire una conoscenza molto diversa da quella costruita dalla mente, l’esperienza diretta diventa il veicolo per accrescere la nostra consapevolezza. Il corpo è chiamato a partecipare in ogni sua parte a questo processo. A volte alcune grandi verità possono essere spiegate e comprese solo se si riesce ad applicare tutte le nostre potenzialità, l’integrazione fra corpo, anima e mente. Questo approccio consente di avere una visione più ampia, permette di entrare in reami invisibili, è in grado di colmare le nostre ricerche in modo ancora più efficace. “Sentire” l’ambiente circostante, provare a vivere secondo le leggi della percezione, porta a sviluppare in noi delle doti in grado di comprendere a fondo ogni piccolo particolare della manifestazione del creato.

L’universo è composto di forme visibili e di forme non visibili, la materia per molti è una forma di energia cristallizzata, che vibra a frequenze più basse. Tali frequenze siamo abituati a percepire poiché simili alla nostra configurazione energetica. Modificando tale configurazione possiamo integrare le nostre capacità e spingerci oltre, varcare l’uscio della stanza della mente per accedere a mondi ancora da scoprire. L’esperienza diretta come strumento di ricerca, la consapevolezza come fine per la nostra esistenza.

Questo approccio olistico dell’uomo e delle sue potenzialità, permette di agire secondo logiche più universali, permette l’apertura del cuore e l’accoglienza dell’Amore universale nella nostra vita. Un cammino che accelera verso il ricongiungimento dell’Uno, sfruttando a pieno ogni nostra caratteristica latente. La mente a volte mente, le percezioni posso essere ingannevoli, ma nulla potrà essere più veritiero dell’utilizzo di queste facoltà in sinergia perfetta fra loro, l’interazione fra ragione e cuore, l’unica via per la vera scoperta della natura dell’uomo. Giusta o sbagliata che sia, sarà sempre dettata dalla nostra esperienza diretta, unica vera alleata fedele nel cammino evolutivo. La ricerca della verità dentro di noi come porta d’accesso alla verità assoluta, la strada maestra verso la vera Conoscenza.

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Nov 28
“Il vostro compito non è cercare l’amore, ma, semplicemente, cercare e trovare dentro di voi tutte le barriere che avete costruito contro di esso” (Rumi)

Cedere, abbandonarsi e sacrificarsi: questi sono gli attributi chiave in grado di descrivere l’attuale fase di crescita e sviluppo evolutivi. Nel momento in cui l’illusione della realtà comune si chiarisce, per noi è essenziale ESSERE adesso gli Operatori di Luce e attivare dentro di noi il ponte di luce arcobaleno necessario tra i mondi.

Come Esseri Umani ci sono stati dati doni rari e sacri che devono essere usati per elevare l’Anima e far avanzare il processo evolutivo. Questi doni speciali vengono adesso risvegliati dentro il nostro Cuore e viene attivata la memoria della nostra saggezza e conoscenza interiore. Ci viene chiesto di attingere al Canto della Creazione e di risvegliarci al nostro linguaggio originale, il linguaggio dell’Amore e della Luce.

Dentro l’Amore e la Luce incorporati da ogni singola cosa vivente si trova il nostro Canto di Creazione – la conoscenza dell’evoluzione della Terra e la consapevolezza della sacralità di tutta la vita. Abbracciando questa consapevolezza siamo in grado di scoprire le nostre origini e di accedere al nostro destino, dato che è codificato all’interno del DNA. Quando ci riconnetteremo con le nostre antiche origini, il flusso dell’energia si muoverà attraverso il DNA attivando le nostre registrazioni personali e ci permetterà di fluire con facilità verso il nostro destino, risvegliando la memoria del nostro unico scopo e ragion d’essere.

Il vero sentiero verso la Luce e l’Amore del Creatore, il Grande Spirito, viene rivelato. Il percorso non è facile, ma è bellissimo e ci dona la capacità di connetterci con l’amore e la luce del Creatore che fluiscono incessantemente, e ci aiutano a muoverci con grazia e facilità attraverso questi difficili e oscuri momenti nel tempo.

Se durante questi tempi di crisi e caos seguiamo il Cuore, lungo il sentiero saremo in grado di sentirci sicuri, liberi dalle nostre paure e riusciremo a mantenere la chiarezza mentre veniamo sfidati. Ci troviamo in un momento di profondo rinnovo e rinascita e dobbiamo scoprire a cosa siamo attaccati e lasciare andare. Le paure e il bisogno del controllo hanno dominato il mondo ed è tempo di perdonare noi stessi e fare tutto il necessario per invertire questa tendenza.

Le informazioni codificate contenute nelle cellule vengono rilasciate, permettendo ai centri energetici di aprirsi completamente e consentendo un allineamento dei corpi Spirituale, mentale, emozionale e fisico. Onde di energia risanante accrescono la nostra sensibilità e imprimono sentimenti di pace, rendendo possibile ai nostri sacri doni di nascere nel regno del piano Terrestre.

Attraverso quest’accresciuta sensibilità siamo in grado di accedere al potere della nostra volontà superiore e di attivarlo in tutto ciò che diciamo e facciamo. Il nostro potere sostiene la nostra forza ed è il nostro coraggio. Incanalando il nostro potere superiore, impersoniamo i valori del principio dell’amore, esistendo perciò all’interno dei confini dell’equilibrio e della dignità.

Nell’ordine della nostra esistenza, stiamo sperimentando una crisi perché abbiamo progettato un sistema conformista e creato un modo di vivere immobile. In questa crisi ci viene offerta un’importante lezione sul sostegno e la sicurezza. Se esaminiamo il mondo da una prospettiva superiore, siamo in grado di riconoscere che il vecchio modo di organizzare e le vecchie strutture non sono altro che un riflesso dei nostri stessi schemi di comportamento e abitudini consolidate.

Dobbiamo osservare attentamente ciò che in precedenza ci siamo attribuiti come nostro diritto di nascita e gli attaccamenti e le credenze che sosteniamo. Come assistenti della Terra ci si aspetta che utilizziamo il potere della natura per il bene, che rispettiamo il mondo naturale e percorriamo un percorso di equilibrio. La natura è la nostra guida e ci aiuterà a creare la visione di un nuovo mondo dove onoreremo e rispetteremo tutta la vita, realizzando un equilibrio tra il Cuore e la mente.

Sulla Terra la Luce si riunisce e si manifesta, generando la luce Spirituale e l’unità di tutta la creazione sostenuta all’interno delle più difficili delle energie. Sta sopraggiungendo un equilibrio energetico che consentirà una libertà dall’oppressione del passato e dalle strutture patriarcali. La falsa idea della separazione tra la coscienza e l’evoluzione Spirituale viene dissolta e a noi viene offerta l’opportunità di abbracciare e conoscere coscientemente la nostra Divinità innata.

In questo salto radicale di coscienza, il nostro senso di identità sta cambiando dall’essere motivato dalla paura e dall’impulso della sopravvivenza fisica, all’essere motivato dall’amore incondizionato e da una grande saggezza. Veniamo invitati a separare i veli dell’illusione e a liberarci dalle antiche costrizioni della paura, del senso di colpa, della vergogna, del dubbio e del diniego. Ci viene offerta una vera liberazione su tutti i livelli che ci permetteranno di elevarci e di reclamare il nostro vero diritto di nascita.

È un tempo di celebrazione, mentre i misteri della vita iniziano un nuovo ciclo. Il cordone energetico che ci lega alla nostra Madre Terra viene rafforzato permettendo alle frequenze superiori della luce Spirituale di fluire attraverso il corpo fisico e quindi riversarsi nel mondo.

Stiamo entrando nell’Era della Luce e il processo e la meta della nostra crescita Spirituale è portare la vibrazione della materia fisica in risonanza con la vibrazione dello Spirito. Dobbiamo focalizzarci sul diventare un canale per la Luce e l’Amore del Creatore e manifestare quella Luce e quell’Amore nel regno fisico attraverso i pensieri, le azioni, le parole e i fatti. È attraverso di noi che l’Era della Luce nascerà nel mondo e con questa consapevolezza dobbiamo esprimere la Luce e l’Amore del Creatore attraverso tutto quello che diciamo e facciamo.

Mentre la nostra nuova vita si dispiega, un flusso di pura energia risanante genera un ripristino e una guarigione delle nostre cellule e crea un collegamento diretto con la struttura energetica del nostro DNA, consentendoci di decodificare i misteri contenuti all’interno. La nostra rapida guarigione, elaborazione e integrazione delle memorie cellulari sta creando chiarezza dentro di noi. Il nostro cuore, mente e corpo vengono purificati da ciò che ha recato così tanta sofferenza alla nostra Anima. La nostra evoluzione personale viene accelerata, e fa sì che i vecchi schemi di dipendenza, attaccamento e abuso si attenuino. Le nostre abitudini negative e auto-distruttive vengono eliminate e le scelte che compiamo adesso possono portarci al centro dell’auto-realizzazione o possono lasciarci alquanto intatti.

La credenza nell’illusione della separazione ha provocato i nostri squilibri e accettando l’Amore del Creatore nella nostra vita, riusciamo a guarire e a riportare il corpo in linea con la Luce. La luce consente una rinnovata chiarezza e sta dissipando l’oscurità che ha avvolto la nostra vita. Siamo nel centro perfetto dove le forze armoniose dell’Universo stanno unendo e irradiando la luce dorata della coscienza attraverso tutta la Creazione. Siamo invitati a muoverci con e dentro questo flusso di coscienza, permettendo al Creatore di accendere la fiamma dell’unità dentro il nostro Cuore.

Fonte: http://www.stazioneceleste.it

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Nov 28
Nell’aria si percepisce una grande incertezza verso il futuro. I giornali e la Tv condiscono le nostre giornate di notizie allarmanti e cariche di sentimenti negativi. La cronaca nera ormai è sulle prime pagine di ogni testata, sembra quasi un macabro gioco di chi vuole infondere paura e terrorizzare le nostre menti. La necessità di essere impauriti e controllati, al fine di non poter esprimere le nostre più grandi potenzialità. Mentre tutto scorre qualcuno si ferma e inizia un cammino di ricerca, che utilizza il cuore per compiere delle scelte. Di fronte alle nostre abitudini, ai nostri ruoli, ci si ferma ad osservare l’importanza che tutto questo può rappresentare per noi. Spesso ci si rende conto che la maggior parte delle cose che perseguiamo nel corso della giornata, sono solo una costante corsa verso qualcosa di illusorio, un mondo che pian piano si sta sgretolando di fronte ai nostri occhi.
Qualcuno si chiede se ha senso continuare a svolgere lo stesso lavoro, operare le stesse scelte, continuare ad alimentare una cultura morente. Chi ha lo forza per mettersi in discussione, spesso trova la motivazione per cambiare e lanciarsi verso un nuovo tipo di energia, pronta per essere utilizzata ed accolta a braccia aperte. L’ignoto apre le braccia e ci accoglie con grande benevolenza. Le cose che credevamo importanti si sfocano di fronte ai nostri occhi, per lasciare il posto a valori più grandi ed universali. Ognuno ha un diverso livello di comprensione e consapevolezza, ma credo tutti noi possiamo sperimentare questa esigenza di dover rimettere ordine nella nostra vita. Mentre tutto intorno cade a pezzi, si deve cercare di perseguire e coltivare pensieri positivi, obiettivi importanti per noi e per i nostri fratelli. L’importanza di separare le erbacce dal nostro raccolto più prezioso, coltivare solo quello che ha davvero importanza per noi stessi.

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Nov 28
Per anni ho vissuto in balia degli eventi senza rendermi conto del ruolo dei messaggi e dei messaggeri. Molte esperienze passate, analizzate a posteriori, si manifestano in una nuova forma. La consapevolezza del proprio essere ci porta ad una comprensione più profonda di ogni aspetto che ha caratterizzato la nostra evoluzione su questo pianeta. Ogni giorno riceviamo messaggi di vario genere, spesso non abbiamo la decodifica di tali manifestazioni. Concentrandoci su un profondo lavoro su se stessi, tale decodifica non tarda a giungere agli occhi della nostra mente. Il piano di comprensione si sposta a livello del cuore, tutto assume una nuova logica, assai più comprensibile e sensata. Pian piano si svelano le carte di un disegno molto armonico, tutte le caselle del puzzle trovano la loro giusta collocazione. La manifestazione della Natura nella sua perfezione, è fonte primaria di tali messaggi, un contenitore di grande significato. Lo stesso significato che può avere la frase di un film, la parola di un amico, la comunicazione con uno sconosciuto, tutto rientra nel nostro schema e trova una giusta rappresentazione. Accogliere i messaggi come linfa per la nostra ricerca, alimento per non sentirsi soli e abbandonati, la manifestazione dell’Amore universale nei nostri confronti. Aprendo gli occhi con rinnovata luce, si giunge alla comprensione dell’Uno, come sempre nel corso di un viaggio meraviglioso.

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Nov 28
Ciao Andrea, Buona Vita!

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Nov 28
Ogni attimo racchiude un segreto, una scintilla di luce pronta ad accendere l’intuizione e la comprensione. Nell’istante in cui ci fermiamo tutto si calma e si schiarisce, come se un faro illuminasse la nostra vita e delineasse la rotta da percorrere. Osservando la Natura, un fiore, un bambino, un albero, due persone innamorate, l’Amore di Dio, il nostro cuore si riempie di pace e serenità. La manifestazione dell’esterno implode dentro di noi, pervade ogni cellula di armonia infinita. Un concerto sinfonico prende vita nel nostro corpo, ogni atomo vibra all’Unisono con il Creato, il nostro essere si fonde con l’infinito e torna alla fonte. Osservatore ed osservato si uniscono, tutto è testimonianza di questa grande manifestazione, un solo attimo contiene un’intera vita.

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Nov 28
La vita è meravigliosa, si percorre un viaggio emozionante, consapevoli di essere sulla strada che conduce alla vera dimora dell’anima, un viaggio che avvicina sempre di più alla Luce. Momenti di grazia assoluta. Colori e percezioni si mescolano a brividi e sentimenti puri. Il concerto armonico delle sette tonalità del nostro corpo, la perfetta armonia del nostro centro. In questi momenti si sperimenta la connessione con Dio, si vive l’istante della creazione, si dimentica la dualità della terza dimensione, si entra in contatto con la perfezione assoluta. Un periodo breve ma espanso, come se durasse un’intera vita. La consapevolezza che siamo Uno e ci stiamo ricongiungendo alla fonte dell’Amore.

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Nov 28
Il 2012 sembra essere uno dei temi ricorrenti negli ultimi mesi su internet e dintorni. Molte teorie e profezie popolano blog e siti dedicati, il fermento per tale data accresce giorno dopo giorno. Devo dire che da anni sono appassionato ricercatore e osservatore degli eventi riguardanti l’umanità, mi interrogo spesso sul futuro dell’uomo e sulle profezie relative al tempo che stiamo vivendo, per molti sembra essere quello descritto nell’Apocalisse di Giovanni. Difficile schierarsi a favore o contro alcune di queste ipotesi, poiché anche la più assurda all’apparenza, contiene sempre alcuni aspetti molto vicini a quello che stiamo vivendo. Non voglio addentrarmi nel descrivere tali teorie, poiché ampiamente documentate e descritte su migliaia di siti italiani e stranieri. La cosa interessante credo sia il fermento che il termine del calendario Maya continua a creare fra uomini di ogni estrazione sociale. Un fermento che mette noi tutti nella condizione di cercare di comprendere, vagliare e analizzare ogni più piccola ipotesi, per formulare una nostra precisa idea di come potrebbe essere il futuro prossimo.
Non confiderò la mia visione su tale argomento, credo sia superflua e veritiera solo per me stesso. Tuttavia chi segue questo blog avrà intuito lo scopo finale del mio cammino e la mia volontà di voler evolvere lo spirito verso l’Unità, a prescindere da una data ipotetica fissata secoli fa. Mi piace pensare che ognuno di noi possa fissare il 2012 in modo personale, nel momento e nel luogo che crede più opportuno. Oggi stesso, domani o fra qualche anno, noi tutti possiamo innescare il processo che renda consapevole la nostra volontà di cambiare e di evolvere il nostro essere, per un Bene comune assoluto. Vedo il 2012 come l’anno dell’inizio dei cambiamenti più radicali, un vero nuovo inizio per noi tutti.

Molti ricercatori indipendenti e molti liberi pensatori conoscono bene gli eventi degli ultimi tempi, anche io spesso ho ipotizzato teorie su varie tematiche, molto spesso si sono rivelate corrette e reali a distanza di pochi mesi. Questo deriva semplicemente da una accurata osservazione del passato e dalla continua ricerca della verità. Questo necessario processo mentale e intuitivo, porta ad aprire porte di reami oscuri e privi di significato apparente. Tuttavia le tessere del puzzle, dopo qualche anno cominciano ad incastrarsi in modo naturale e senza il minimo sforzo. Pian piano si ottiene una visione globale, all’inizio impensabile.

Un viaggio che comporta spesso la perdita di compagni preziosi, un viaggio che spesso lascia di stucco coloro i quali non comprendono a fondo i motivi di alcune scelte. Ognuno è chiamato a donare le sue attitudini più nobili alla causa, a volte facendosi carico anche di chi non vuole nemmeno sentir parlare di tali questioni. Sembra quasi che alcuni uomini siano stati incaricati di compiere alcune scelte per essere di aiuto e sprone agli altri che ancora sono alla ricerca.

Il nostro amato pianeta sta modificando alcuni dei sui aspetti ambientali e geologici, in processi che riguardano l’intero sistema solare. Questi processi naturali fanno parte del ciclo evolutivo di Gaia, che come noi è un essere vivente in continua evoluzione. Questi influssi terrestri e cosmici, contribuiscono a modificare la vibrazione degli uomini, molti riconoscono tali modificazioni consapevolmente, altri le “sentono” inconsciamente. Molti provano disagio, per altri queste sensazioni sono la spinta per attuare cambiamenti radicali nella propria vita. Ogni cambiamento comporta un grande coraggio e una grande forza, una ritrovata capacità di affrontare l’ignoto. Questi aspetti sono tipici di questo periodo, saranno sempre maggiori e coinvolgeranno sempre più persone. Un processo inevitabile e necessario per adeguare il nostro sistema energetico alle nuove vibrazioni che stanno interessando il nostro pianeta.

Siamo di fronte ad una grande opportunità, possiamo compiere il nostro percorso in armonia con la terra e con tutti gli esseri viventi. Mentre l’esterno continua a distruggere ogni manifestazione perfetta della Natura, ogni bambino innocente e ogni animale indifeso, possiamo scegliere di vivere in modo sempre più consapevole. Possiamo creare dei piccoli nuclei positivi all’interno delle nostre famiglie, del nostro lavoro, ovunque possiamo creare un’onda che riempia il vuoto creato dell’esterno. Molto importante è l’approccio con il nostro essere interiore, il luogo dove possiamo trovare rifugio e risposta ad ogni nostra domanda. In questo periodo si avverte una grande volontà di avere un maggior contatto con la Natura, con un cibo più vivo, con persone che comprendano le nostre idee e fondano il loro spirito con il nostro. Dobbiamo perseguire tali stimoli per colmare questa grande carenza che tutti noi avvertiamo.

Dobbiamo essere consapevoli del momento che stiamo vivendo come uno dei più importanti nella storia dell’uomo, prepararci con grande accettazione a tutto quello che la vita ci riserverà in futuro, coscienti che ogni cosa sarà necessaria per la nostra evoluzione. Arrendersi al male non significa essere sconfitti, significa accettare la sua manifestazione per poterla trasformare in Bene, nel profondo del nostro cuore. L’era del conflitto e della separazione sta vivendo il periodo più acuto e doloroso, ma possiamo già intravedere il futuro che seguirà questa fase, un futuro di vera pace e comprensione fra gli uomini.

Il nuovo uomo sarà grato alla terra per ogni frutto e fiore che vorrà donarci, per ogni animale che vorrà condividere con noi un pianeta rinnovato. Anche se sembra una visione poco realistica, credo che noi tutti possiamo lavorare per giungere a questo grande obiettivo, con rinnovato Amore, per ritrovare una volta per tutte l’Unità.

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Nov 28
Nel percorso evolutivo umano, noi tutti viviamo momenti di crisi, situazioni che ci conducono inevitabilmente a cambiare qualcosa. Basti pensare all’adolescenza o ai cambiamenti fisiologici del nostro corpo nella fase di sviluppo. Questi processi sono assolutamente normali, in passato venivano celebrati all’interno della comunità con riti e grandi feste iniziatiche, a sottolineare il delicato momento di passaggio per i giovani. Spesso l’entrata nella comunità degli adulti era una vera e propria festa nella quale la comunità intera era invitata a partecipare. L’importanza di questo passaggio veniva compreso dalle persone con più esperienza, consapevoli della delicatezza del momento.
Al giorno d’oggi la parola crisi ha assunto significati diversi, viene veicolata dai grandi problemi sociali o economici. Si parla di crisi alimentare, crisi economica, crisi politica, difficilmente si sente parlare di crisi personale o di crisi evolutiva. L’attenzione viene sempre rivolta ai grandi problemi mondiali, dimenticando che il mondo è fatto di uomini.

La parola “crisi” deriva dal greco “krisis”, che significa scelta o decisione. Nei momenti di difficoltà l’uomo è chiamato a scegliere, è chiamato ad essere consapevole del momento che vive e di come se ne possa uscire in modo da poter riprendere il cammino più forte e temprato di prima. Anche se apparentemente doloroso, questo processo è necessario e utile al raggiungimento di una maggiore consapevolezza di noi stessi, come se riconoscessimo il percorso fatto fino a quel momento e decidessimo di voltare pagina, grati alle esperienze passate per averci condotto fino a quel punto. In questi momenti dobbiamo trovare la forza e il coraggio di meditare sulla nostra vita, trovare il centro del nostro essere, per poi aprirci nuovamente al mondo con spirito rinnovato. Dietro ad una profonda crisi si cela sempre un tesoro da scoprire, qualcosa che aspetta di essere mostrato a noi stessi e al mondo intero.

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Nov 28
Questi giorni hanno caratterizzato molto l’evolversi di grandi cambiamenti globali, si percepisce ovunque un senso di impotenza e frustrazione. Le persone sembrano iniziare a rendersi conto della precarietà del sistema, pur non avendo un quadro definito e consapevole dell’entità della crisi. In questi momenti è necessario essere più che mai pronti e presenti con spirito e cuore. Il rischio di essere sconfitti dalla paura è grande, ogni nostra piccola indecisione apre la strada al nostro indebolimento psico-fisico. Credo sia necessaria una grande presa di coscienza di quello che sta avvenendo, essere consapevoli che ognuno di noi sarà spettatore e attore di questi grandi cambiamenti. Essere pronti, significa sacrificare il nostro ego per qualcosa di più grande, significa essere testimoni senza giudicare, significa osservare tali manifestazioni, come necessarie a creare un nuovo modo di intendere la vita futura.
Gli ultimi post si sono concentrati su vari aspetti della nostra crescita spirituale, delle nostre relazioni e del nostro modo di rapportarsi alla vita. La necessità di elevarsi più in alto, uscire dal buio per illuminare chi ancora è vittima della paura e dell’incertezza. Nessuno sa con precisione quello che potrà accadere, ma chi è in grado di ascoltare i messaggi che ogni giorno giungono ai nostri sensi, potrà avere un’idea molto vicina alla realtà. Ogni istante che verrà nei prossimi mesi, sarà caratterizzato da persone che verranno risucchiate nel gorgo del terrore e della paura, la stessa paura che tentano di combattere. Comprendo benissimo questo atteggiamento, di base contiene una grande passione e una grande volontà di cambiare l’ordine delle cose. Tuttavia è necessario comprendere che tutto questo è inevitabile e ormai non più arrestabile, possiamo solo accettarlo con grande comprensione e amore. Dobbiamo costruire dentro di noi dei piccoli altari per la pace, ai quali ricorrere ogni volta ne sentiremo il bisogno. Sono convinto che fra qualche tempo potremo vivere in armonia e pace, una condizione mai sperimentata fino in fondo dall’uomo fin’ora.

Nulla potrà gratificare il nostro sforzo nel restare positivi, come l’aiutare il prossimo e tentare di accompagnare chi ancora non è uscito dalla logica del terrore. Per anni i governi mondiali hanno instaurato tali politiche per reprimere lo spirito e le potenzialità umane, mai come ora queste dinamiche sono così atrocemente estreme e visibili a noi tutti. Credo l’unica arma sia l’amore e la comprensione, la condivisione di una visione della vita in armonia con l’Uno.

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Nov 28
Questo blog si è interessato per lungo tempo di alimentazione naturale e di nutrizione consapevole. Credo fermamente che la nutrizione possa essere il punto di partenza per accrescere la nostra spiritualità e aiutare l’essere ad evolvere nel cammino di consapevolezza. Molti considerano il cibo come necessario alle funzioni vitali del corpo, altri pur conoscendo a grandi linee la sua importanza, utilizzano il cibo per appagare desideri ed istinti repressi. Infine ci sono i cultori della buona cucina, che ignorano totalmente i principi nutritivi, prediligendo gusto e associazioni enogastronomiche. Quando mi capita di parlare di nutrizione, spesso mi trovo di fronte persone poco comprensive nei miei riguardi, le mie idee vengono di continuo discriminate. In genere vengo criticato per il mio regime alimentare, non sulla base di prove scientifiche o teorie ragionate, più che altro su leggende metropolitane o su classiche battute da bar.
Quello che ho sperimentato nel corso degli anni, è la perfetta armonia che il cibo e lo spirito possono raggiungere in un cammino evolutivo. Consigliando alle persone più aperte al dialogo dei piccoli cambiamenti nel loro regime alimentare, ho potuto verificare un cambiamento anche in modi e comportamenti. Generalmente si ritrova una maggiore tranquillità e una maggiore centratura. Il cibo diviene il veicolo per ritrovare il contatto con il corpo, spesso considerato esclusivamente come un insieme di cellule ed apparati.

La nutrizione consapevole può essere l’inizio per un cambiamento in positivo nelle persone, la scintilla che innesca una serie di processi mentali, capaci di riportare l’uomo a contatto con la sua parte più sottile. Per molti è impensabile credere di poter cambiare o guarire semplicemente cambiando il rapporto con il cibo, perché profondamente condizionati da una società che ha fatto del cibo e dei farmaci, le armi per distruggere la salute dell’uomo. Possiamo ritrovare la nostra armonia inseguendo uno stile di vita più salubre e consapevole, favorendo la nascita di sentimenti di rispetto verso ogni forma vivente, aiutando la Natura a ripristinare il contatto spirituale che la lega all’ambiente.

Oggi più che mai abbiamo bisogno di fare un passo indietro, un passo verso l’evoluzione interiore, rinunciando a quello che invece consideriamo evoluzione “esteriore”. Gli allevamenti e le colture intensive, lo sfruttamento delle materie prime e il depauperamento della terra, non può essere più considerato progresso, ma solo un errore che l’uomo moderno non dovrebbe più commettere, per ritrovare la giusta collocazione all’interno del Creato.

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Nov 28
Oggi vorrei parlare di una tecnologia che è stata nascosta all’umanità per molti secoli. La causa di questo occultamento si può ricercare fra le pieghe dei giochi di potere, che hanno caratterizzato l’evoluzione della società mondiale nel corso del tempo. Non si conosce chi ha iniziato tale occultamento, ma sono chiari i motivi di questa azione. Molti uomini nel corso del tempo hanno tentato di ammonire i potenti, che utilizzavano tale tecnologia per prevaricare le menti altrui, ma in pochi sono stati compresi. Molti grandi uomini, con una visione molto ampia della mente e del potere innato nell’uomo, hanno lasciato traccia con opere e scritti, tali da essere oggi considerati pietre miliari dell’evoluzione umana.
Tuttavia questa tecnologia, ancora risulta celata alla maggior parte degli uomini, con meccanismi molto più raffinati e complessi di allora. Grandi strutture corporative conoscono molto bene tali strumenti, si può affermare che essi la utilizzino per mantenere le menti umane completamente dormienti. Chi possiede questa conoscenza è in grado di comprendere ed utilizzare molti aspetti della mente umana e delle sue potenzialità.

Questa tecnologia è basata sull’utilizzo del totale potenziale umano come mai è stato utilizzato fino ad oggi. In pratica ognuno di noi possiede questo potenziale latente, che è possibile scoprire con un percorso evolutivo interiore che ne consenta l’attivazione. Una tecnologia gratuita dalle infinite potenzialità. Tutti noi possiamo attivare questa tecnologia con il cuore, utilizzare il nostro sentire per essere portatori sani di armonia nel mondo. Una tecnologia che deriva dal Creatore, donata per essere utilizzata per il Bene supremo.

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Nov 28
In questi ultimi mesi di grandi cambiamenti nella mia vita, ho sperimentato la solitudine, l’Amore, la pace, la tristezza, la malinconia, l’armonia, l’impotenza, la consapevolezza e il Grande Disegno. Ogni giorno mi interrogo sul ruolo da svolgere quotidianamente, più lo penso e più mi rendo conto che devo fare l’opposto, cioè lasciarmi andare all’Amore e all’accettazione. La situazione globale sta mutando molto velocemente, molti eventi negativi stanno caratterizzando il nostro tempo. Nonostante questo molte persone stanno risvegliando il loro potenziale latente. Inconsciamente molti si sentono attratti dal nuovo, abbandonano i vecchi paradigmi per seguire nuove percezioni. Altri sono consci di tutto questo e aspettano i fratelli a braccia aperte, pronti a sorreggerli e a tendere la mano ogni volta ce ne fosse bisogno. Dobbiamo entrare nel profondo della nostra anima e comprendere la nostra essenza, per poi esplodere di gioia e riversare questo Amore ovunque nel mondo. Nuovi rapporti, nuovi gruppi di persone si stanno formando, tutto si modella secondo il nuovo schema. Dobbiamo mantenere salda la rotta, non lasciarsi condizionare, non farsi prendere dallo sconforto e dalla paura che ci vuole deboli e non consapevoli. Dobbiamo accettare ogni cosa e trasformarla nel profondo del cuore. Solo in questo modo possiamo aiutare i nostri fratelli in questo momento così importante.

Perdonare se stessi per tutto quello che abbiamo fatto in passato, perdonare se stessi per quello che siamo e quello che non siamo riusciti ad essere. Ogni esperienza è servita a giungere a questo punto, ad arrivare alla svolta che da sempre aspettavamo. Perdoniamo noi stessi per perdonare tutti gli altri, senza giudizio, con profonda comprensione. Accettando il diverso, accettando il male possiamo trasformare tutto questo in Bene e creare una grande armonia nelle nostre vite.

Auguro a voi tutti di camminare nella pace e nell’Amore dell’Uno, spero di poter abbracciare ognuno di voi fisicamente, anche se il mio cuore è già con voi.

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Nov 28
Siamo formiche operose che ogni giorno costruiscono le proprie giornate, riempiendo ogni attimo di impegni, pianificando ogni momento per esser organizzati ed efficienti. Il tempo scorre inesorabilmente fra le nostre ansie, le nostre paure e le nostre gioie. A volte non troviamo nemmeno un minuto per osservare tutto quello che di bello è intorno a noi. Tutto sembra la copia di una copia di qualcosa di sempre uguale, già visto, già fatto, già provato. Andiamo avanti con inerzia, a volte è come guidare un auto senza volante, siamo incapaci persino si vedere dove stiamo andando. Siamo impegnati a perder tempo, lo stesso tempo che tentiamo invano di conquistare dopo una giornata di estenuanti sforzi. Lo stesso tempo che fuggiamo per non dover rimanere soli con noi stessi, per non sentirsi a disagio con qualcuno che non conosciamo affatto, un qualcuno che vive in noi ma non nutre noi. Un qualcuno che esiste ma sembra essere distaccato. Quando incontriamo quel qualcuno il tempo si ferma, ogni cosa assume una forma perfetta, il rumore diventa armonia, ogni essere vivente sembra il tocco di un pennello perfetto che compone un quadro meraviglioso del quale siamo parte integrante.

Tutto si ferma, tutto si espande, percepiamo colori e suoni che provengono da dentro, descrivono qualcosa che è sempre stato dentro di noi imprigionato da catene invisibili, oscurato da fini ragnatele, abilmente create per nasconderlo. Ritrovando il nostro spazio ritorniamo a vivere, siamo consapevoli di quello che siamo e di cosa realmente possiamo donare con Amore. La paura si scioglie come neve al sole, il cuore diventa il centro del nostro agire, nulla ci spaventa, nulla è lontano, nulla può più turbare la nostra anima. Siamo semplicemente, senza condizioni, senza se e senza ma. Siamo Uno.

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Nov 28
Calore asfissiante, vento caldo, all’improvviso silenzio, rumori di acciaio su rotaia, brulichio di persone che entrano ed escono. Sguardi che si incrociano, altri che si penetrano, molti che si schivano come per proteggersi. Un balzo avanti, uno indietro, un colpo, poi un altro. Sudore, lacrime, risa e gioia di bambini. Tutto in una corsa, pochi minuti per raggiungere una nuova meta, in silenzio, in solitudine, ognuno perso nei propri pensieri. A volte la vita sembra una corsa in metro.

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Nov 28
Il nuovo cd dei Negramaro, “Negramaro San Siro Live” è uscito il 21 novembre scorso, insieme al DVD dell’esibizione dal vivo a San Siro del 31 maggio 2008.
Il cd, prodotto da Sugar, include tra i ringraziamenti anche Italian Blogs for Darfur, il movimento online di Italians for Darfur: un ennesimo tentativo della band pugliese di non far “passare di moda” il dramma del Darfur.
I Negramaro, in tour da 18 mesi, con oltre 250 mila spettatori, avevano già collaborato recentemente con l’associazione italiana per i diritti umani in Darfur, promuovendo con un mini spot il lancio anche in Italia della campagna internazionale “Justice for Darfur”.

Andrea Delogu, cantante delle Cinema2 e testimonial di Italians for Darfur in Myspace, ha inoltre intervistato Antonio Quarto, coordinatore per la Puglia (vedi la video intervista) su Human Network Live Effect, di cui è conduttrice.
Andrea è inoltre protagonista della serata comica di Saturday Night Live, in onda su Italia 1 ogni martedì alle 23.55 circa.

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Nov 28
APS feels the need to propose a kind of business able to run together with the universal sense of Ethics and Respect for Human Rights
APS Engineering

Khartoum assomiglia sempre di più alle capitali dell’Est. Lo scrivono i cronisti asiatici, incantati dagli alberghi di lusso, dai ponti sempre più numerosi che uniscono le rive del Nilo, dalle mandrie di Toyota e di veicoli a tre ruote, detti “risciò” che corrono su strade nuove e sempre più larghe. Non compare, in questi articoli entusiasti, il dramma del Darfur, la cui gente è ridotta alla fame e vessata quotidianamente dalle violenze della guerra.

Nel panorama mondiale, poche sono state le iniziative economiche atte a riequilibrare questa grave e lampante prevaricazione delle periferie, economica e culturale insieme. Mentre gli Stati Uniti impongono pesanti dazi alle compagnie che volessero instaurare rapporti commerciali con il regime sudanese, Cina, Russia e in misura minore, ma riguardevole, l’Europa, continuano a intrattenere con esso politiche bilaterali di sviluppo. In quest’ottica, sebbene crescano gli scambi commerciali anche italiani con il Sudan, alcune delle opere iniziate pochi ani fa sono costrette a essere ridimensionate per l’impennata delle spese di realizzazione. Sarebbe dovuto essere completato nel 2009, ad esempio, il complesso di lavorazione del greggio a Port Sudan, fiore all’occhiello della ingegneria italiana in Sudan, rappresentata dalla APS Egineering dell’Ing. Antonio Quadrato, con sede a Roma, firmataria quest’anno di un contratto da 585 milioni di dollari per il giacimento di gas a South Pars in IRAN. L’APS, che aveva vinto la gara di appalto con un contratto da 70 milioni di dollari nel 2005, ne ha curato la progettazione e ne ha assistito la realizzazione. Obiettivo era di raddoppiare l’esportazione di greggio del Sudan e aumentarne la capacità di raffinazione, ma ad oggi è più che raddoppiato il costo della realizzazione, salito da 2 a 5 miliardi di dollari. L’Ing. Quadrato auspicava inoltre, al microfono del cronista Muriel Mirak-Weissbach di Global Research a marzo di quest’anno, di poter presto istruire ingegneri sudanesi nelle strutture in Italia, affinchè potessero acquisire il know-how necessario per risultare presto totalmente autosufficienti.

Anche sul fronte dell’agricoltura, l’impegno italiano non sembra essere stato da meno: Bruno Calzia, dal maggio 2006 consigliere economico del ministro delle Politiche Agricole Paolo De Castro per il governo Prodi, nominato per il triennio 2007-2009 nel comitato esecutivo dell’ICE, alludeva alla famigerata visita del Presidente sudanese Al-BAshir a Roma, lo scorso autunno, a garazia dell’impegno italiano per lo sviluppo della produzione agricola sudanese (fonte: Global research).

Leggi anche:
Un morto e sei feriti per una scodella di sorgo in Darfur. Ma Khartoum si fa ricca con petrolio e cereali.


Nota: le informazioni ivi contenute sone tratte da fonti pubbliche on-line e ad esse si rimanda per ulteriori approfondimenti.

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Nov 28
Il procuratore Ocampo del tribunale penale internazionale
chiede l’incriminazione di tre capi ribelli
E intanto continuano gli scontri tra le fazioni e i bombardamenti sui villaggi

L’azione del procuratore del Tribunale Penale Internazionale Luis Moreno Ocampo non si arresta e dopo aver chiesto l’incriminazione del presidente del Sudan Omar al- Bashir per genocidio ha presentato nuove richieste di imputazione, questa volta a carico di tre capi delle fazioni ribelli che si contrappongono al regime sudanese in Darfur. I nomi sono secretati ma l’accusa è stata resa pubblica. Si tratta dei crimini di guerra perpetrati ai danni del personale, le installazioni, il materiale e i veicoli dell’Unamid che è stata vittima di innumerevoli attacchi e razzie. Tra i vari episodi su cui indaga la corte penale internazionale, l’ultimo è avvenuto il 10 novembre scorso ad Haskanita, dove ha sede una base militare dei caschi blu. Decine di feriti e un militare morto il bilancio.
Nella sua richiesta di incriminazione Ocampo scrive che i leader dei ribelli indagati “comandavano un gruppo armato di circa 1.000 uomini che ha assalito un convoglio dell’Amis di 30 veicoli distruggendo le installazioni delle comunicazioni e tutto il materiale dei soldati impegnati in un’azione di peacekeeping”.
Secondo Ocampo, dopo l’assalto, i tre comandanti hanno partecipato personalmente, a fianco delle forze di ribelli, alla razzia dell’accampamento impossessandosi di diciassette veicoli, frigoriferi, computer, telefoni cellulari, stivali militari e uniformi, la scorta alimentare, le munizioni e il denaro in possesso dei singoli soldati.
A queste accuse la maggior parte dei gruppi ribelli ha risposto di essere “pronti a cooperare incondizionatamente con la Corte”.
Non dovrebbe essere implicato in queste indagini Al-Nur Abdel-Wahid, il massimo dirigente del Movimento di Liberazione del Sudan (SLM).
“Abbiamo sempre condannato gli attacchi ai peacekeeper - ha dichiarato il portavoce del Jem, Ahmed Hussein - È una violazione delle leggi internazionali che tutelano i diritti umani. La Corte penale internazionale è la sola entità che possa garantire la giustizia in Darfur – ha poi aggiunto Hussein - L’ordinamento giudiziario sudanese è incapace provare e perseguire questi crimini” .
E proprio da Khartoum i vertici governativi hanno annunciato scetticismo nei confronti di quest’azione della Cpi ribadendo che “non cambierà atteggiamento verso la Corte che non riconosce e non consegnerà alcun sudanese, che sia un ufficiale, un ribelle o un cittadino comune”.
“Noi non siamo membri di questo organismo - ha dichiarato all’Ansa il consigliere presidenziale Mahgoub Faqdl Badri - e non abbiamo firmato la Carta di Roma. Perciò non ci interessano le sue decisioni e non prenderemo in considerazione le ultime richieste del suo procuratore, così come non abbiamo preso in considerazione quelle precedenti. Si tratta di una decisione legale e costituzionale approvata dal Parlamento”.
Intanto continuano gli scontri tra ribelli ed esercito in Darfur, nonostante il cessate il fuoco annunciato il 12 novembre scorso da Bashir. I combattimenti scoppiati nella zona di Helf, nel Darfur del Nord, hanno causato la morte di almeno cinque ribelli e un soldato, mentre per Khartoum i guerriglieri uccisi sarebbero trenta. Stando a quanto dichiarato da Suleiman Marajan, dell’Esercito di liberazione del Sudan (Sla), all’Apcom “i combattimenti sono scoppiati nella mattinata del 20 e sono andati avanti per tre ore. Agli scontri hanno partecipato anche i combattenti di un altro movimento di ribelli (Sla-Unity)”. Non si hanno conferme, invece, sulle accuse rivolte al governo di aver bombardato un villaggio. Ma questo, purtroppo, non ci stupisce.

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Nov 28

Darfuriani all’Aia, in Olanda. Tanti. Da tutta Europa, e non solo.

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Nov 28
Suliman Hamed, rappresentante dei rifugiati del Darfur in Italia, uomo simbolo del dramma che ha scosso la sua terra ma non la coscienza del Paese che lo ospita, è ancora al buio del seminterrato che ospita le assemblee dei rifugiati del Darfur a Roma, ad aspettare risposte. Risposte che, forse, non arriveranno mai.
I rifugiati del Darfur hanno chiesto, il 31 ottobre scorso, che i responsabili dei crimini contro l’umanità in Darfur siano processati secondo le leggi internazionali, a garanzia di giustizia e legalità.
L’evento, che ha visto la partecipazione di attivisti e rifugiati dalla Gran Bretagna, Olanda, Italia, Svezia, Francia Germania e Belgio, è stata supportata anche da organizzazioni del Canada, USA, Svizzera Australia e Medio Oriente.

Per informazioni: Suliman Ahmed: kois2778[at]maktoob.com

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Nov 28
Darfur, approvato odg che impegna il Governo
a reperire risorse per l’invio di elicotteri all’Unamid

“Esprimiamo grande soddisfazione per l’approvazione dell’ordine del giorno che impegna il Governo a reperire le risorse per l’invio di alcuni elicotteri in Darfur, in appoggio alla missione Unaimd”.
E’ quanto si legge in una nota di “Italians for Darfur”.
“Questo provvedimento arriva in una fase cruciale del conflitto in atto nella regione – sottolinea Antonella Napoli, presidente dell’associazione - che rischia di riprendere con grande violenza”.
Il testo, accolto a larghissima maggioranza, chiede al Governo di ‘impegnarsi a reperire le risorse che consentano l’invio da parte dell’Italia di alcuni elicotteri, dotati delle caratteristiche necessarie per la perlustrazione dell’area in conflitto, quale contributo italiano alla missione UNAMID’.
“L’approvazione di questo ordine del giorno – afferma l’onorevole Vernetti che ha recepito le nostre proposte e le ha presentate al Parlamento – ha un’importante valenza politica e rappresenta un primo passo verso un impegno del nostro Paese nei confronti del Darfur”.
“L’ausilio di elicotteri a lungo raggio – sottolinea l’ex sottosegretario agli Esteri - in grado di garantire maggiore sicurezza al contingente Onu-UA, potrebbe determinare una svolta nella gestione dell’intervento di peacekeeping finora fallimentare”.
“Solo con l’equipaggiamento adeguato e il dispiegamento effettivo dei 26 mila caschi blu previsti dalla risoluzione 1769 – conclude Vernetti - sarà possibile dar corso in modo efficace alla missione e fermare il genocidio in atto in Darfur che ha già causato oltre 300mila vittime e costretto alla fuga 2 milioni e mezzo di persone”.
Roma, 19 novembre 2008
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Nov 28

E’ diventato ormai un appuntamento gradito quello delle missive di Daniel, operatore umanitario a Nyala, che ci giungono attraverso l’amico Fiorenzo:

NYALA 17/11/2008
“Carissimo
…Ora che sembra che lavori questo benedeto compiuter che ancora non ci capisco molto hanno instalato un d s l che possiamo lavorare contemporaneamente in quattro e 24 ore al giorno. Spero d ora in avanti di essere più sollecito nello scrivere senza nessuna scusa.
Voglio raccontarvi qualcosa delle donne del campo che ancora non hanno finito il raccolto e sono ancora molto numerose che circolano e vengono al centro. Ormai sono sicure che entro breve tempo ritornano nei loro villaggi oppure nelle vicinanze e mi chiedono se le aiuto ancora. Da parte mia gli dico che se non siete lontane verro nei villaggi e se ho qualcosa ve la do come faccio ora qui. Come vedete ormai la gente e convinta che il pericolo è ovunque sia al campo che nei villaggi ora verrano degli aglomerati più consistenti e non piccoli come prima. La cosa che fa più paura ora sono le bande organizzate di ladri che ti ammazzano per un nulla e distruggono tutto indisturbati. Anche a me avevano organizzato di portarmi via l auto e la gente mi ha avertito la sera prima di non andarci al centro con l auto e io sono andato con l asinello. Con questo non voglio dire che la pace sia arrivata ma entro un raggio da nyala numerosi villaggi sono sorti e prosperano bene anche con l aiuto delle organizzazioni. Anchio dopo aver finito i lavori al centro mi trasferisco a una ventina di km e fare qualcosa al villaggio dove è nata …che dal centro si vede il posto. Ce un villaggio abbastanza grosso con qualche vecchio che si dice discendente dalla famiglia …. Il capo villaggio ci ha donato un pezzo di terreno per far qualcosa personalmente io non l ho ancora visto ma dicono che è grande. Il raccolto non è ancora terminato ma si prevede da fame perchè al mercato ora il prezzo è radoppiato sia dell olio che del grano e la gente tira la cinghia fin da adesso per arrivare al prossimo raccolto. Un saluto da parte delle donne che sono più di cento e che mi dicono che continuate ad aiutarle perchè da sole non riescono a farcela. Un grazie anche da parte mia e un abbraccio a ciascuno ….e coraggio …..
Tanti saluti a tutti
vostro Daniel”
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Nov 28

di Stefano Cera
Pubblicato su Articolo 21 - link: http://www.articolo21.info/4531/editoriale/darfur-il-nuovo-cessateilfuoco-seguira-la-sorte.html

Il 12 novembre il presidente del Sudan Omar Hassan al-Bashir, al termine del “Forum delle popolazioni del Sudan”, ha annunciato un cessate-il-fuoco unilaterale, immediato e incondizionato nel Darfur, la definizione di un meccanismo di controllo dello stesso e la campagna per il disarmo di tutti i gruppi armati.
La dichiarazione unilaterale sarebbe stata “suggerita” al leader di Khartoum dalle conclusioni del forum (a cui ha partecipato anche il presidente dell’Eritrea Isayas Afeworki), che hanno evidenziato alcune iniziative ritenute essenziali per risolvere il conflitto nel Darfur: concreto supporto alla missione congiunta ONU/Unione Africana UNAMID prima della ripresa dei colloqui di pace con i movimenti di opposizione, creazione di un fondo di compensazione per le vittime del conflitto, agevolazioni per il ritorno degli sfollati ai loro villaggi e liberazione dei detenuti politici.
Incerta è invece la proposta di accorpare le tre regioni in cui è diviso il Darfur in un’unica regione amministrativa (come era prima della riforma amministrativa degli anni ’90); Bashir infatti ha sottolineato che verrà formata un’apposita commissione per realizzare studi specifici. Così come il presidente non si è impegnato su altri temi, come il rilascio delle persone coinvolte negli attacchi del JEM a Khartoum nel mese di maggio e la possibilità di creare una nuova carica di vice-presidente, specifica e rappresentativa del Darfur a livello nazionale. Il forum riunisce esponenti politici del Sudan (non dei movimenti di opposizione del Darfur) e personalità straniere ed è stato costituito da Khartoum all’indomani della richiesta di condanna del presidente sudanese da parte del procuratore della Corte Penale internazionale, Luis Moreno-Ocampo.
E’ legittimo avere delle riserve sulle dichiarazioni di Bashir e il timore è che anche questo cessate-il-fuoco possa seguire la sorte dei precedenti (sottoscritti dal governo e dai movimenti di opposizione) e rimanere una bella affermazione di principio, rispetto al quale tuttavia non c’è stato alcun seguito. Infatti, esiste il sospetto che la dichiarazione del presidente sia “strumentale” rispetto alla volontà di attrarre a sé alcuni esponenti dei movimenti di opposizione, così come accaduto nel 2006 con il Darfur Peace Agreement (sottoscritto, tra le forze ribelli, solo dalla fazione del Sudan Liberation Army/Movement – SLA/M di Minni Minawi che, in virtù della firma dell’accordo, è diventato la quarta carica dello stato). Inoltre, le dichiarazioni potrebbero essere frutto della volontà del presidente di creare un ambiente internazionale favorevole che incida sulla richiesta di condanna della Corte Penale Internazionale. Le perplessità sono confermate dagli attacchi dei giorni scorsi alle forze ribelli vicino al confine del Chad, che secondo fonti ONU e il JEM sarebbero stati compiuti dall’esercito regolare del Sudan. Secondo il portavoce del JEM, Ahmed Hussein Adam, “questa è un’altra prova delle reali intenzioni del regime di Khartoum che continua a comportarsi sempre allo stesso modo. […] Il cessate-il-fuoco è solo una grande bugia e un’attività di pubbliche relazioni”. Analoghe critiche provengono da Abdel Wahid, esponente di punta dello SLA/M, uno dei fondatori del movimento e leader riconosciuto nel Darfur (soprattutto all’interno dei campi-profughi) che, dopo un periodo passato in “isolamento “ volontario è ritornato sulla scena della regione. La sua presenza e il suo contributo sono considerati importanti ai fini di un accordo politico.
A prescindere dal fatto che le dichiarazioni di Bashir siano di facciata o meno, la Francia ha già dichiarato che queste, nonostante siano promettenti, non sono comunque sufficienti a persuadere Parigi ad opporsi alla possibile incriminazione di Bashir da parte della Corte Penale Internazionale, se non è accompagnato da una modifica di atteggiamento più generale (es. supporto convinto al processo di pace, consegna di Ali Kushayb e Mohamed Harun, i due esponenti del regime incriminati dalla Corte, ecc.).
Peraltro, la dichiarazione francese mette in evidenza un argomento molto importante, che riguarda le relazioni tra la comunità internazionale e il presidente sudanese. Infatti, sostenere che in caso di cambiamento di atteggiamento da parte del presidente ci potrebbe essere un “occhio di riguardo” nei confronti della sua situazione con la Corte, lascia intendere, fra le righe, una sorta di “mutua concessione” (del tipo “tu dai una cosa a me, io do una cosa a te”), quasi che le accuse a Bashir (tra cui, ricordiamo, la più grave di tutte, quella di genocidio) fossero in qualche modo “negoziabili”. E’ vero che la volontà e la collaborazione di Bashir sono fondamentali per il buon esito di alcune attività (su tutti l’efficacia dell’UNAMID); tuttavia l’obiettivo della comunità internazionale è di ottenere un comportamento efficace a prescindere da eventuali “sconti” al regime di Khartoum.
In conclusione, le perplessità, all’interno del Darfur come a livello internazionale, riguardano non tanto la dichiarazione sul cessate-il-fuoco e il disarmo delle milizie dei janjaweed (che restano elementi considerati prioritari per arrivare ad una soluzione del conflitto, tanto che lo stesso Wahid sottolinea che l’attività di “conflict resolution” sarà possibile solo dopo quella di “conflict suspension”), quanto piuttosto l’effettiva volontà di darvi seguito, visto che già in passato (a partire dal 2004) sono stati firmati tanti accordi in tal senso, nessuno dei quali ha avuto un seguito concreto. Le questioni che riguardano il conflitto nel Darfur sono molteplici (basti pensare alle notevoli difficoltà della missione UNAMID) e su tutte Khartoum può fare qualcosa per convincere tutti, all’interno del Darfur e a livello internazionale, che stavolta “si fa sul serio”. Non resta, evidentemente, che aspettare (e sperare), consapevoli tuttavia che la speranza da sola non basta.
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Nov 28
Escalation repressiva contro la stampa sudanese
Arrestati e poi rilasciati 70 giornalisti che si oppongono alla censura del regime

Come purtroppo temevamo il cessate il fuoco in Darfur non è durato molto. I ribelli del Sla e del Jem hanno infatti denunciato ripetuti attacchi da parte dell’aviazione sudanese sui villaggi di Kurbia e Umraik. Il bilancio delle vittime non è ancora chiaro, ma è lampante la ‘farsa’ attuata a mezzo stampa dal presidente sudanese Omar El- Bashir che aveva annunciato nei giorni scorsi il “cessate il fuoco incondizionato”. Il Sudan Liberation Army e il Justice and Equality Movement, i principali movimenti ribelli che si contrappongono al regime da anni chiedendo uguale dignità politica ed economica per il popolo del Darfur, hanno accusato le forze governative di aver colpito la popolazione inerme senza alcun motivo.
E proprio la censura che voleva imporre il governo su queste notizie e su molte altre ha suscitato l’indignazione e la reazione di un nutrito gruppo di giornalisti sudanesi.
Almeno settanta persone sono state arrestate – e rilasciate dopo ventiquattro ore - dalla polizia di Khartoum. L’accusa? Una riunione non autorizzata su un memorandum da presentare ai legislatori per chiedere di rivedere le leggi che regolamentano il Diritto dell’informazione e la libertà di stampa. Questo incontro seguiva lo sciopero della fame partito martedì 4 novembre, che ha coinvolto 150 giornalisti, e il fermo stampa di tre giornali, l’Ajras Al-Hurriya, Al-Shab di Al-Maidan e Rayal, che per tre giorni hanno protestato contro le restrizioni del governo attraverso le quali vorrebbe controllare la linea editoriale.
I giornalisti sudanesi sono quotidianamente sottoposti alle molestie del regime: l’arresto, la detenzione, gli interrogatori, la confisca dei giornali stampati sono vessazioni continue per chi non si piega alla volontà governativa. Tutto questo è stato denunciato in una lettera, a firma degli attivisti per i diritti dell’informazione libera, presentata alla Sessione Ordinaria della Commissione africana sui Diritti umani che si è riunita in Nigeria il 14 novembre scorso.
L’escalation repressiva nei confronti dei media sudanesi si è intensificata dopo la richiesta di imputazione del presidente Bashir, accusato di genocidio e di crimini di guerra dal Tribunale Penale Internazionale. Da quel momento il servizio di sicurezza del regime ha imposto una serie di controlli di pre-censura. Ogni giornale viene visionato tutte le sere sera da un esponente dei Servizi e decide quali articoli debbano essere tagliato o riscritti. Spesso i direttori sono costretti a cancellare intere colonne o pagine.
A tutto questo l’intera opinione pubblica sudanese dovrebbe dire basta, ma in un Paese dove esprimere la propria opinione può costare la libertà non stupisce che cali il silenzio. Ma noi non restiamo zitti. Insieme ad Articolo 21, oltre ad esprimere totale solidarietà ai giornalisti che si contrappongono alla censura della giunta militare, chiediamo che il Governo e i media del nostro Paese non ignorino le repressioni messe in atto dal regime di Khartoum.
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Nov 28
E’ forse già rotto il cessate-il-fuoco dichiarato a mezzo stampa dal Presidente sudanese Al-Bashir.
In un nostro comunicato, il presidente dell’associazione Italians for Darfur, Antonella Napoli, aveva già espresso alcune perplessità pochi giorni fa: “L’annuncio del cessate il fuoco in Darfur è senz’altro una notizia positiva, ma che accogliamo con qualche riserva” (APCOM).
Oggi, i ribelli accusano a gran voce i primi attacchi da parte dell’aviazione sudanese. L’ONU ha dichiarato, dal canto suo, di voler avviare delle indagini in merito a quanto potrebbe essere accaduto nel Nord Darfur: nei villaggi di Kurbia e Umraik, i più colpiti, il bilancio sarebbe di un morto, due dispersi, due feriti almeno. A lanciare le ennesime accuse al governo sudanese sono importanti esponenti dei due principali movimenti ribelli in Darfur, il Sudan Liberation Army e il Justice and Equality Movement, che da anni chiedono uguale dignità politica ed economica per il popolo del Darfur, in un Paese, il Sudan, dal cui sviluppo economico della capitale sono da sempre escluse periferie e minoranze. Ma in Africa, anche questo, potrebbe tradursi nell’ennesima lotta di potere, in Sudan come in Congo, ma anche nel cuore di ogni uomo. Dimensioni che ha voluto ricordare il Papa, Bendetto XVI, nella preghiera di chiusura dell’udienza generale del mercoledì, in piazza San Pietro a Roma.
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Nov 28
Un libro per conoscere e capire le ragioni del conflitto

Sullo sfondo della crisi del Darfur – la peggiore catastrofe umanitaria in corso sulla Terra, secondo quanto dichiarato dalle nazioni Unite nel 2004 – il romanzo, liberamente ispirato a fatti realmente accaduti, narra le vicende di Giorgio Respighi, esperto di mantenimento della pace in servizio all’ONU, “spedito” a Khartoum per contribuire alla analisi e comprensione politica della grave situazione creatasi con l’avvio della ribellione nella remota regione occidentale del Sudan. A contatto con le drammatiche situazioni vissute dalle popolazioni vittime del conflitto, e sempre più consapevole della distanza con cui si guarda alla crisi dalle capitali del mondo che conta, Respighi compie un percorso interiore che lo condurrà a compiere scelte imprevedibili e dirompenti. Intorno a lui, una serie di personaggi, a simbolizzare la straordinaria varietà umana che la crisi del Darfur ha riunito e messo confronto: gli sfollati, con i racconti delle loro terribili storie; gli operatori umanitari, e le difficoltà di ambientamento patite; i ribelli e le loro aspirazioni; i Janjaweed e la ferocia dei loro attacchi; i funzionari governativi e internazionali, con le loro idee a confronto. Il Darfur, un altro posto sulla Terra, che la guerra trasforma, con ogni probabilità in peggio e per sempre. E la guerra, insieme alle sue conseguenze e agli sforzi per arginarle, al pensiero elevato di chi vorrebbe abolirla, viene presentata in tutta la sua sconvolgente crudezza. Chi acquista “In Darfur” contribuisce ( nella misura dei proventi dell’autore, interamente devoluti) al Centro cardiochirurgico di Emergency a Khartoum, Salam Centre, dove vengono operati gratuitamente bambini, giovani e adulti sudanesi e dei Paesi limitrofi.

Prezzo di vendita € 15,00
http://ilmiolibro.kataweb.it/libro.asp?id=66414

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Nov 28
Darfur, annunciato il “cessate il fuoco”

Propaganda del governo sudanese o passo verso la pace?

L
a notizia era nell’aria da tempo. Omar Hassan al-Bashir, presidente del Sudan, lo aveva anticipato nei giorni scorsi affermando che ‘stava lavorando per la pace in Darfur. Poi l’annuncio: “Proclamato l’immediato e incondizionato cessate il fuoco nel Darfur”. Peccato che uno dei principali gruppi ribelli della regione abbia già rifiutato l’offerta.Forse le rassicurazioni di Al Bashir, il quale ha affermato che il suo Governo darà “corso immediato a una campagna per disarmare le milizie e restringere l’uso delle armi tra le forze armate” non hanno convinto il Movimento Giustizia ed Eguaglianza che ha risposto dichiarando che “il cessate-il-fuoco annunciato da Khartoum non è serio”.Ciò significa che il Jem non smetterà di combattere contro le forze governative. Un portavoce del movimento ha però precisato che se si raggiungesse un accordo quadro che garantisca i diritti del movimento la decisione potrebbe essere rivista. In poche parole alzano il prezzo. Vogliono qualcosa in cambio… terra e potere.Le violenze in Darfur sono iniziate proprio a causa delle aspirazioni dei ribelli, che hanno portato a una contrapposizione con il regime sudanese: un conflitto che ha coinvolto tutte le tribù darfure e che ha causato non meno di 200mila morti e costretto 2,5 milioni di persone ad abbandonare le proprie case.Agli insorti impegnati a combattere per qualsiasi cosa, dal controllo del bestiame a quello per la terra, il regime di Bashir ha opposto sanguinarie milizie arabe, dette janjaweed, i ‘diavoli a cavallo’.Questi miliziani non hanno esitato a saccheggiare villaggi, uccidere uomini e violentare le donne. Hanno messo in atto una vera e propria ‘pulizia etnica’ visto che le vittime sono tutte di etnia Fur, Zaghawa e di altre popolazioni del Darfur. Proprio per la responsabilità di aver armato i janjaweed, la Corte penale internazionale ha chiesto l’incriminazione del presidente sudanese. E forse il cessate il fuoco proclamato da Bashir è anche dovuto alle indagini e alla richiesta di arresto avanzata dal Procuratore Ocampo. Per questo bisogna continuare a sostenere l’azione della CPI: una pace duratura in Sudan può passare solo attraverso l’accertamento delle responsabilità penali di chi ha coperto e perpetrato crimini di guerra e garantendo giustizia a tutte le vittime di queste violenze.
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Nov 28
Mentre migliaia di civili continuano a soccombere alla violenza e alla fame, in un perenne stato di guerra, e solo un flebile riavvicinamento diplomatico tra Sudan e Ciad interrompe la triste catena di notizie che giungono dall’area, i temi economici tengono banco nella capitale sudanese, sede dell’oligarchia araba del Paese. Da quando e’ scoppiato il conflitto in Darfur, come abbiamo gia’ denunciato in questo spazio, gli scambi commerciali sono aumentati progressivamente, soprattutto con il colosso asiatico, la Cina, e la Russia, ma anche con Paesi europei, tra cui l’Italia.
Appare quindi significativo che Karthoum annunci di voler portare la produzione di greggio dagli attuali 500.000 milioni di barili a 600.000 milioni nel 2009.
Nei primi nove mesi del 2008 il Sudan ha esportato verso la Cina circa 205.000 barili al giorno, quantita’ considerevole ma al di sotto delle aspettative dell’anno precendente. Il greggio venduto e’ principalmente di tipo Nile Blend. E’ di oggi la notizia che il governo sudanese e’ stato costretto , invece, a ridurre pesantemente il prezzo del Dar Blend, molto acido e per questo poco ricercato, complice anche le sanzioni degli Stati Uniti alle compagnie che acquistino prodotti sudanesi, passando dai 34 ai 14 dollari circa a barile.
La cinese UNIPEC, secondo alcune indicrezioni dell’ambiente, sarebbe intenzionata a comprare l’intero lotto, 1,6 milioni di barili, del greggio a piu’ basso conenuto solforico, “sweet grade“, dell’offerta sull’acido Dar Blend, che puo’ esssere usato in soluzione con altri tipi di greggio.
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Nov 28
The State shall guarantee the freedom of the press and other media as shall be regulated by law in a democratic society“.
-Sudanese Constitution, part II: Bill of Rights -

Si avvia a conclusione la prima ondata di sciopero di alcuni giornalisti sudanesi, seguita agli ennesimi attacchi governativi alla liberta’ di stampa, iniziata il 4 novembre scorso presso le redazioni di quotidiani come “Ajras Al Hurriya” e “Ra’y Alshaab”.

Salah Bab Allah, tra gli altri, giornalista del quotidiano di Khartoum “Al Entibaha”, e’ agli arresti dal 1 novembre per aver pubblicato notizie su un focolaio di febbre emorragica nel Kordofan, ovest del Sudan.
La Costituzione sudanese garantisce la liberta’ di stampa, ma nella pratica i funzionari governativi sottopongono a un rigido controllo tutte le notizie, in particolare quelle che riguardano le continue violazioni dei diritti umani in Darfur.

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Nov 28
Un nuovo successo di Italians for Darfur:

nasce l’Intergruppo parlamentare

Un nuovo importante passo per avvicinare le Istituzioni italiane al Darfur è stato compiuto grazie all’impegno della nostra associazione. Lo scorso 5 novembre, nella Sala stampa della Camera dei Deputati, si è riunito per la prima volta l’Intergruppo parlamentare Italia – Darfur, nato da una nostra proposta e grazie al supporto dell’onorevole Gianni Vernetti.
All’incontro erano presenti Antonella Napoli, presidente, e Sharon Nizza, tesoriere, di “Italians for Darfur”.
L’onorevole Vernetti, promotore dell’iniziativa, ha illustrato gli intenti dell’Intergruppo e ha proposto un testo di risoluzione da presentare in Parlamento.
Su questo punto hanno espresso le proprie osservazioni i vari parlamentari presenti, che non hanno fatto mancare il proprio contributo di conoscenza sulle tematiche affrontate. Si è anche discusso sulle iniziative da intraprendere in futuro, sulle quali si approfondirà la discussione nei prossimi incontri.
Al termine della riunione è stato eletto all’unanimità, l’onorevole Vernetti.
Vi terremo costantemente aggiornati sulle prossime azioni dell’Intergruppo.
Chiunque avesse osservazioni o suggerimenti può scrivere a info@italiansfordarfur.it oppure ad antonella.napoli@italiansfordarfur.it.

Grazie, come sempre, per il vostro impegno e interesse per il Darfur.

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Nov 28

I rifugiati del Darfur, tra cui anche una rappresentanza dall Italia, si sono riuniti all AJA in sostegno del tentativo del Procuratore Capo Moreno Ocampo della CPI, di perseguire il Presidente sudanese per crimini contro l umanità. Riportiamo il comunicato diffuso:

The people of Darfur support The Chief Prosecutor of The International Criminal Court Mr. Moreno-Ocampo in the indictment of Sudanese president Omar Hassan el Bashir
Your Excellency The Chief Prosecutor,

The signatories to this letter are representatives of the people of Darfur in Diaspora. The few who have assembled here today, from different parts of the globe, would like to express their utmost gratitude and emphatic support to the work of the International Criminal Court in pursuit for justice particularly for the innocent Darfuris who have endured a bitter experience of state sponsored atrocities for quite a long time. We do not only represent the voice of the oppressed masses of Darfur in their all walks of life but also express the feelings of the silent peace-loving masses of our globe.Life offers very little to cherish in the absence of peace and peace can never be realized without justice. Peace and justice can not and shall not be traded with each other. Humanity has had enough of tyrannies and rouge regimes that do not only devalue human life but intend to destroy humanity. Grave crimes against humanity and impunity under the guise of sovereignty should not be unaccounted for. The credit goes to International Criminal Court with you as its Chief Prosecutor to render an unprecedented service to humanity.The innocent civilian population of Darfur, as you are aware, has been victim of the worst criminal acts in the 21st century for no reason other than the revolt of some of their sons against the persistent injustices they have been enduring for decades. The regime in Khartoum is directly and solely responsible for all the mass killings, rape, torture, and forced displacement of our people. We genuinely value the efforts of The Chief Prosecutor of ICC and his team to have indicted the president of the Sudan Omar Hassan el Bashir for genocide, war crimes and crimes against humanity in Darfur. Genocide and other grave atrocities in Darfur have been, as are still being, orchestrated, financed and systematically carried out under direct supervision of Omar el Bashir Justice and peace in Darfur and the Sudan will prevail only when the principal perpetrators of the crimes against humanity and war crimes are held accountable. What happened in Darfur is directly attributable to the regime’s similar outrageous practices in South Sudan and the Nuba Mountains with complete impunity. Only law and international justice can deter the repetition of the same sad human tragedies. If the international community in fact believes in “never again”, they should unconditionally and robustly support the exertion of the International Criminal Court and its Chief Prosecutor to bring the perpetrators of gross human atrocities to justice.Peace-loving people of Darfur fully and categorically support your endeavours to end genocide, war crimes and crimes against humanity in Darfur and the rest of the world.We are confident in your unshakeable determination to proceed in the quest for justice against all odds

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Nov 28

I rifugiati del Darfur, tra cui anche una rappresentanza dall Italia, si sono riuniti all AJA in sostegno del tentativo del Procuratore Capo Moreno Ocampo della CPI, di perseguire il Presidente sudanese per crimini contro l umanità. Riportiamo il comunicato diffuso:

The people of Darfur support The Chief Prosecutor of The International Criminal Court Mr. Moreno-Ocampo in the indictment of Sudanese president Omar Hassan el Bashir
Your Excellency The Chief Prosecutor,

The signatories to this letter are representatives of the people of Darfur in Diaspora. The few who have assembled here today, from different parts of the globe, would like to express their utmost gratitude and emphatic support to the work of the International Criminal Court in pursuit for justice particularly for the innocent Darfuris who have endured a bitter experience of state sponsored atrocities for quite a long time. We do not only represent the voice of the oppressed masses of Darfur in their all walks of life but also express the feelings of the silent peace-loving masses of our globe.Life offers very little to cherish in the absence of peace and peace can never be realized without justice. Peace and justice can not and shall not be traded with each other. Humanity has had enough of tyrannies and rouge regimes that do not only devalue human life but intend to destroy humanity. Grave crimes against humanity and impunity under the guise of sovereignty should not be unaccounted for. The credit goes to International Criminal Court with you as its Chief Prosecutor to render an unprecedented service to humanity.The innocent civilian population of Darfur, as you are aware, has been victim of the worst criminal acts in the 21st century for no reason other than the revolt of some of their sons against the persistent injustices they have been enduring for decades. The regime in Khartoum is directly and solely responsible for all the mass killings, rape, torture, and forced displacement of our people. We genuinely value the efforts of The Chief Prosecutor of ICC and his team to have indicted the president of the Sudan Omar Hassan el Bashir for genocide, war crimes and crimes against humanity in Darfur. Genocide and other grave atrocities in Darfur have been, as are still being, orchestrated, financed and systematically carried out under direct supervision of Omar el Bashir Justice and peace in Darfur and the Sudan will prevail only when the principal perpetrators of the crimes against humanity and war crimes are held accountable. What happened in Darfur is directly attributable to the regime’s similar outrageous practices in South Sudan and the Nuba Mountains with complete impunity. Only law and international justice can deter the repetition of the same sad human tragedies. If the international community in fact believes in “never again”, they should unconditionally and robustly support the exertion of the International Criminal Court and its Chief Prosecutor to bring the perpetrators of gross human atrocities to justice.Peace-loving people of Darfur fully and categorically support your endeavours to end genocide, war crimes and crimes against humanity in Darfur and the rest of the world.We are confident in your unshakeable determination to proceed in the quest for justice against all odds

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Nov 28

Il Congo sta vivendo un nuovo dramma, una guerra tra etnie che si sta trasformando in un massacro che non risparmia anziani, donne, bambini.
Il mondo si mobilita e anche l’Italia ha deciso di partecipare attivamente con un contributo per affrontare la crisi umanitaria, attivando un fondo di 900mila euro. La somma sarà utilizzata per interventi sanitari e di accoglienza in favore degli sfollati dalla regione del Kivu. I profughi sarebbero già un milione.
Il caos scoppiato con gli scontri tra i ribelli e i soldati governativi hanno costretto alla fuga migliaia di civili da Goma, la capitale al confine con il Randa, minacciata dall’occupazione da parte dei guerriglieri tutsi.
La situazione appare più grave di ora in ora, l’emergenza umanitaria è ormai al limite e il contingente dei Caschi Blu della MONUC non riesce ad arginare le violenze. Sia l’Onu che l’Ue discutono dell’invio di nuove forze, prima che il cessate il fuoco proclamato dai ribelli venga interrotto e riprendano i combattimenti. In particolare il comitato Politico e di Sicurezza dell’Unione europea è pronto ad autorizzare una missione di militari da inviare nella provincia del Nord Kivu, al centro dei violenti scontri
Non possiamo che essere contenti di questa solerte azione comune e ci auguriamo che alle parole seguano a breve i fatti. Ci rimane in bocca l’amarezza per i mancati interventi – più volte annunciati e mai realizzati – per il Darfur. Da mesi l’Unamid chiede 18 elicotteri da poter utilizzare per il controllo del territorio della provincia sudanese, grande quanto la Francia, garantendo coì la sicurezza della popolazione darfuriana. Ma ad oggi nessuno dei Paesi che ha a disposizione questi mezzi ha assunto l’impegno di fornirli. E in Darfur continuano a susseguirsi attacchi ai villaggi con centinaia di morti e migliaia di sfollati. Pensavamo che l’epoca dei conflitti di serie A e di serie B fosse finita. Ci eravamo sbagliati…

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Nov 28

Darfur senza pace, ma andiamo avanti

Oggi la giornata è iniziata con una lunga discussione con una cara amica di Aegis Trust che mi aggiornava sulle informazioni che ricevono periodicamente dai loro cooperanti in Darfur. La situazione si aggrava di giorno in giorno. Si susseguono notizie di attacchi ai villaggi nel sud della regione e i morti sarebbero oltre un centinaio in soli tre giorni. Eppure l’opinione pubblica, la minima parte che si informa sull’argomento, è a conoscenza di un solo raid nei dintorni di Mouhagiriya, ad est di Nyala, capitale del Sud Darfur.
L’Apcom ha diffuso domenica scorsa la notizia che – cito integralmente - quaranta persone sono state uccise e 12mila costrette alla fuga a seguito degli attacchi sferrati da miliziani arabi contro una serie di villaggi. La fonte è l’organizzazione non governativa Human Rights Watch (Hrw).Gli operatori umanitari non hanno potuto dare informazioni sul numero esatto di vittime e la portata dei danni che sono difficili da accertare, anche perchè le missioni umanitarie non possono accedere alla zona dove le violenze si sono verificate.
Quello che l’Apcom non dice è che gli eccidi sono stati perpetrati in molti altri villaggi, attaccati e incendiati dalle spietate milizie janjaweed che non si sono ‘limitate’ a incendiare case e rubare bestiame. Queste azioni vanno inquadrate nella strategia di distruzione e terrorismo nei confronti della popolazione che sostiene i gruppi ribelli, dicono fonti non governative. Noi, aggiungiamo, che non è altro che il proseguimento del piano degli ispiratori di tali violenze, ovvero l’annientamento delle etnie - non arabe - che popolano il Darfur. Tutto questo a fronte dell’ennesima iniziativa pubblica del presidente sudanese Omar al Bashir, sul quale pende una richiesta di incriminazione della Corte penale internazionale per genocidio, che ha proposto un tavolo di colloqui di pace in questa provincia.
Ovviamente il regime sudanese chiede in cambio che il Consiglio di sicurezza dell’Onu tenga ‘congelati’ eventuali procedimenti internazionali nei suoi confronti. Secondo fonti Apcom, responsabili di associazioni umanitarie sostengono che i combattimenti contrappongono la tribù dei Maaliya (arabi) a quella dei Zaghawa (africani), e le milizie arabe ai ribelli dell’Slm. Queste fonti però non sono in gradi di stabilire se gli arabi agiscano indipendentemente dal governo o meno. L’Unamid, intanto, avrebbe promosso una serie di incontri ‘riconciliatori’ tra tribù, in particolare per risolvere i problemi relativi al bestiame, e non soltanto tra Maaliya e Zaghawa, una delle principali cause degli scontri fra etnie… mah!
A volte mi chiedo anch’io, caro Mauro, se non stiamo combattendo una battaglia persa, e non parlo solo da presidente di Italians for Darfur ma anche da giornalista che in quei luoghi è stata e ha toccato con mano la sofferenza di questo popolo. Prima di Suliman, altri rappresentanti dei rifugiati darfuriani in Italia mi hanno palesato la convinzione che per il Darfur l’unico linguaggio utile sia quello delle armi, per difendersi aggiungono rassicuranti, ma può un tale pensiero ‘rassicurare’ chi, invece, crede in un’altra battaglia. Una battaglia che a volte sembra persa in partenza, ma che riserva anche piccole, si intende, soddisfazioni. In Italia prima che iniziasse la nostra opera di sensibilizzazione, nessuno – e sottolineo NESSUNO – si occupava di Darfur. Oggi non c’è organizzazione che non abbia un progetto – se poi lo realizzano è un altro discorso… - per il Darfur tra i loro obiettivi. Proprio in questi giorni è partita la campagna di Emergency per la costruzione di un ospedale pediatrico a Nyala.
E a proposito di Nyala… sulla questione Contni da tempo ho alcune precisazioni da fare. E le farò. Intanto ringrazio l’onestà intellettuale di Trombatore e lo invito a raccontarci anche tutto quello che finora non ha detto e sottolineo, di nuovo, TUTTO.
Un caro saluto,
Antonella

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Nov 28
Giorgio Trombatore non ha peli sulla lingua, perchè se li avesse sarebbero un bel problema… ve lo immaginate ogni mattina far la piega sulla lingua?
Ecco allora qualche domanda al futurista della Cooperazione, ex capo Progetto per la Cooperazione e Coordinatore Politico della Dott.ssa Contini, inviato Speciale del Governo in Darfur. E’ da tempo che arricchisce il nostro blog con le sue testimonianze, purtroppo ancora senza contraddittorio, con la speranza che quello che ci ha scritto possa essere al più presto smentito!

Giorgio, leggendo il tuo ultimo articolo nel nostro blog, mi sembra ci sia stata nel frattempo una radicalizzazione della tua posizione nei confronti di Barbara Contini, rispetto alle prime testimonianze.
Quindi ricapitolando: le idee erano buone, le volontà dei singoli ottime, ma la Contini avrebbe gestito in maniera troppo personale e autoritaria la missione.. Qundi avevano ragione quelli, tra cui la Dott.ssa Garau, che polemizzavano con la sua gestione? Come mai secondo te la Contini ha avuto tutta questa libertà di movimento? Quale gruppo di potere la sosteneva?

Le idee erano ottime non buone, i risultati potevano essere positivi per il processo di pace in Darfur,ma i casini li ha creati proprio la Contini.
Primo: La rottura con Enzo Angeloni, l’ambasciatore e tutta l’ambasciata sono stati sempre messi alla gogna.
Secondo: con le ong, troppo spesso usate come mezzo per le visite dei giornalisti.
La verità era che la Contini aveva incassato il supporto di Berlusconi dopo il suo lavoro in Iraq.
I suoi contatti diretti erano Bondi e Letta, anche se Letta sempre meno.Vicini a Berlusconi godeva poi dell’appoggio di Martino il Ministro della Difesa.
Così si spiegano i voli da Brindisi, la scorta del 9 col moschin e tutto il resto.
Nel frattempo aveva trovato (e li fece la grossa cazzata) il tempo di litigare con Mantica,(ti ho raccontato che l’ho portato in giro io stesso su un Taxi giallo) e con la Bonniver.

Dulcis in fundo, forse aveva ragione quel Montanaro di rai tre quando affermava che si stava preparando la sua campagna politica….per carità , lo fanno tutti, però così i risultati sono andati a puttane.
Sulla Garau permittimi inoltre di dire una cosa:
Quando la Contini chiamò la Garau già tutto il casino stava succedendo. Io chiesi alla Garau di usare diplomazia e metodo per non vanificare due anni lavoro e la costruzione dell’ospedale.
Come tutta risposta dopo un mese già c’era aria di crisi.
Io non ho mai nascosto le difficoltà a lavorare con la Contini, comunque si era difficile a causa del suo comportamento.

Il contrasto tra Garau e Contini nasce dalla insistenza della Contini a voler inaugurare a55 come ospedale, mentre la Garau si rifiutava di farlo, a mio parere giustamente, perché a55 nn poteva che essere considerato un pronto soccorso. Ti torna?

Verissimo, pero’ a quel tempo io ero in Somalia, e contattavo giornalmente la Garau.
Lei ruppe con le suore che gestivano il centro, e scelse fin da subito la linea dura quella dei contatti con i giornali che non aspettavano altro!
Che motivo c’era? poi venne il suo compagno con la storia del libro, dopo neanche un mese…

..non lo so …eri a casa senza lavorare, parti con la cooperazione per un contratto di 14.000 euro al mese.
Io portai la Garau, e fu detto tutto chiaro.
L’ospedale è nella merda, non ci sono fondi, non funziona, te la senti?
Lei accetta, parte e fa scoppiare la bomba, ma rimane li tutto l’anno e si porta a casa oltre 150.000 euro senza tasse…
Questo lei non lo dice…ma sai i soldi fanno sempre schifo quelli degli altri….poi a me diede una pugnalata…
Lei era da tempo che non la chiamava nessuno, io gli offri il Darfur e le spiegai che era anche una situazione di facciata…..mica so scemo, lei accetta e poi da giù con il maritino fa venire rai tre…ed il resto lo sai..

In un tuo articolo critichi la decisione di Barbara Contini di non affidare la gestione di Avamposto 55 al Ministero della Sanità sudanese nel momento in cui la Cooperazione stava abbandonando il progetto. A parte le possibili motivazioni di prestigio personale di Barbara Contini, non è forse vero che ribelli e donne stuprate non sarebbero mai andati in un ospedale a gestione sudanese? Altri operatori mi hanno riferito che nei campi ad esempio è difficile dare assistenza a tutti e soprattutto tutte, proprio perché c’ è l intermediazione degli uomini del governo, la famigerata HAC. Suliman Hamed, rappresentante dei rifugiati del Darfur, mi conferma inoltre che il governo usa anche finti addetti della stampa, giornalisti, per controllare i movimenti delle commissioni estere e degli operatori umanitari.
Il principio della Contini così su due piedi mi pare corretto.. Ma capisco che in termini pragmatici meglio un ospedale per pochi che il nulla..si può anche immaginare certo che ci fosse anche la volontà della Contini di non rinunciare alla sua ‘creatura’ di prestigio ma una cosa che invece non capisco è perché, al solito, si sia preferito distruggere piuttosto che cercare di salvare il salvabile. Dici che dopo la dipartita della Contini si è fermato tutto, per la scelta assurda di creare una ‘finta’ fondazione. Che comunque continua a ricevere donazioni.
Ma la cooperazione italiana non poteva intervenire anche in seguito su Avamposto55? Forse si era creato soprattutto un vuoto politico e un interesse a negativizzare l’operato precedente?

Mauro, vedi la Contini non era dell’ambiente della Cooperazione ed era schierata già a quei tempi con Berlusconi….tanto è che oggi veste la carica di senatrice al Senato.
La Cooperazione è un ghetto, quando lei arrivo’ in Darfur porto’ il suo personale, tra cui io, licenziando i cooperanti in loco.
Poi inizio’ un braccio di ferro con l’ambasciata e l’ufficio VI di Roma.
Inoltre è vero senza dubbio che cercava sempre la spettacolarizzazione delle cose.
L’ospedale nasce in questa ottica, ma non puoi aprire un ospedale a Nyala non fare l’MOU con il governo e poi partire e lasciare uno stagista a portarlo avanti.

I fondi piano piano sono venuti a mancare e con l’arrivo del governo Prodi ed il cambio alla cooperazione, esce Deodato ed entra la Sentinelli, è finito tutto.
Tieni conto che sono mancati anche i soldi di Sanremo… poi sulla situazione nei campi ,come sai li è disperata i ribelli devono fare affidamento a quelle piccole ong che lavorano nelle loro zone e nient’altro…
Anche il partner di avamposto si rivelò pessimo, quello di Tariqa al tTijani troppo debole …..
La fondazione in realtà non è mai nata, ossia firmatario in loco rimase solo Mohammad Sabuna, ma da li a poco, dopo che lo stesso organizzo’ un saccheggio nell’ufficio della Cooperazione ne usci’ fuori pure lui. Proprio cosi’, il Sabuna, che ha scritto anche qui nel blog tempo fa, organizzo’ un saccheggio all’ufficio, dopo che fece partire l’ultimo sfigato di Cooperante della Contini, un certo Andrea Mazzantini…

Ora di quello che ne è nel 2008 di Avamposto non ne so niente, quello che so è che l’ultima volta che la Contini scese in Darfur lo consegno’ defintivamente al governo locale…

…del tipo prima ne parlo male, ma poi come ultima risorsa gli mollo la patata bollente!

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Nov 28
2.8 Sistema Contini

di Giorgio Trombatore

Nel febbraio del 2005 il Ministero degli Affari Esteri ha pubblicato il libro “ Darfur un dramma dimenticato”. Il libro è stato stampato con il contributo della Direzione Generale per la cooperazione allo sviluppo. Un libro di fotografie realizzato dal fotografo Giovanni Santi che nel 2005 fu accompagnato dal sottoscritto per le tre regioni del Darfur per testimoniare il dramma del popolo sudanese ed il lavoro ed il contributo della cooperazione italiana .

Per usare le parole del Direttore Generale per la Cooperazione allo sviluppo il Dott. Giuseppe Deodato, “l’idea del libro nasce perché il Darfur non sia più un dramma dimenticato e per testimoniare il lavoro della Cooperazione Italiana che ha potuto contare su Barbara Contini, che alla non comune esperienza unisce straordinaria professionalità ed una rara umanità”.
All’interno del libro inoltre c’erano degli interventi del già Ministro degli Affari Esteri Gianfranco Fini, un intervento del direttore di Vita Riccardo Bonacina, di Bianca Rita Tonetti per Intersos, di Cinzia Giudici per il Cosv e di Lorenzo Latini per il Cesvi e Michele Romano per il Coopi. Infine il libro terminava con una poesia scritta proprio dall’Inviato Speciale del governo Italiano che si cimentava insolitamente nel ruolo di poetessa contemporanea.

Il libro doveva essere una testimonianza che per usare le parole del Ministro degli Affari Esteri Gianfranco Fini “doveva fare parlare del dramma del Darfur attraverso la voce dell’assistenza del nostro paese resa ancora più visibile ed efficace dall’ufficio di cooperazione che abbiamo aperto a Nyala , nel cuore di quella martoriata regione, sotto il coordinamento di Barbara Contini, e grazie al contributo continuo delle organizzazioni non governative italiane che prosegue ininterrotto ,nonostante le obbiettive difficoltà sul terreno”..

Nemmeno un anno dopo la pubblicazione di quel libro (facciata sugli onori del gruppo del Mae in Darfur) in pochi mesi il castello di sabbia si sbriciolava vanificando l’operato di centinaia di persone che a quel progetto avevano creduto.

In poco tempo la Dott.ssa Contini che non tollerava nessun tipo di interferenza da parte dei suoi collaboratori terminava i rapporti professionali instaurati con le varie organizzazioni non governative e con gli enti locali gli stessi che il Ministro Fini aveva citato nell’apertura del libro donato ed organizzato dall’ufficio del Dott. Antonio Morabito del Mae.
Come dire, il solito spot (come del resto avevo denunciato in un altro intervento su questo blog.)


Continua a leggere…

I primi a chiedere di interrompere la collaborazione con l’ufficio della cooperazione gestito dalla Dott.ssa Contini furono proprio le stesse Ong italiane che scrissero una lettera all’ambasciatore italiano Enzo Angeloni chiedendo che l’ufficio della Dott. Ssa Contini programmasse le visite presso i progetti previa autorizzazione da parte delle ong .
Inoltre le ong chiedevano che le visite si svolgessero senza la presenza dei giornalisti e senza l’accompagnamento degli uomini armati della Contini in veicoli umanitari.
Le ong stanche delle visite della Dott.ssa insieme al suo codazzo di giornalisti, chiesero di avere un atteggiamento più consono alla realtà del dramma del Darfur.
Più volte io stesso fui costretto ad organizzare il trasporto e la logistica di molti giornalisti nelle aree del Darfur .Una volta nel campo di Garsila gestito da Intersos organizzai un pulmino di chiassosi giornalisti che visitarono quel campo neanche fossero stati in uno zoo.

A seguire ad abbandonare la barca furono le Suore della Carità di Suor Piera di Nyala.
Suor Piera da oltre venti anni gestisce un dispensario a Nyala con l’aiuto di altre sorelle sudanesi. La Dott.ssa Contini chiese alla Suora di gestire l’ospedale di Avamposto .Quando qualche tempo dopo la Suora sollevò alcuni problemi di gestione e di logistica dell’ospedale la Suora fu immediatamente allontanata.
Allontanata per avere espresso dei dubbi sulla fattibilità del progetto! Ci rendiamo conto?

Qualche tempo dopo toccò persino all’ufficio del WFP di Brindisi che entrò in collisione con l’ufficio della Cooperazione Italiana di Nyala nella gestione dei voli umanitari.
Oltre 8 voli umanitari (come ho già fatto presente in un altro intervento sul blog del Darfur) che venivano caricati con aiuti di privati . Questi voli venivano fatti partire a piacere della Dott.ssa che gestiva i voli come una operazione privata.
Un giorno un volo di Brindisi arrivò pieno di legname inservibile che fu immediatamente distribuito nel Suq di Mantiqa Assinaa a Nyala. Quel volo fece incazzare gli operatori di Brindisi che osarono protestare con la Contini.

Un paio di telefonate giuste e la Contini continuò ad avere i suoi voli, del resto come diceva sempre lei “ora chiamo il mio amico il Ministro della Difesa Martino, cosa che fece anche con tranquillità per avere la scorta che voleva lei. Non una scorta scelta dal Ministero , ma la scorta scelta da lei”.

Per quello che riguarda i rapporti tra l’ufficio della Cooperazione Italiana e l’ambasciata italiana guidata dall’ambasciatore Enzo Angeloni sono noti a tutti per la loro tensione dovuta all’atteggiamento spesso scorbutico e poco collaborativo dell’allora Inviato Speciale del governo italiano .

Infine cito anche la rottura con la dott.sa Sara Fumagalli , presidentessa dell’Umanitaria Padana, che con il suo contributo riuscì a rifornire l’ospedale di Avamposto di parecchie attrezzature ospedaliere.La Signora Fumagalli come le Suore, e tanti altri fu allontanata dalla Dott.ssa Contini per avere espresso dei dubbi sull’andamento delle attività.

Oggi sono passati tre anni dall’uscita di quel libro, ed io apprendo che un gruppo di profughi sudanesi in Italia sta cercando un contributo per andare a protestare a Ginevra sulla situazione nel loro paese.Mi duole constatare che il nostro paese non è riuscito ad andare oltre a sterili litigi che non hanno beneficiato nessuno ma anzi portano disonore al nostro paese.
E’ pazzesco, ma forse considerando tutto si comporta meglio la Cina di noi, che non ha mai condannato Al Bashir e che almeno ci guadagna qualcosa dal Sudan esportando materie prime ed il greggio tanto utile per la sua economia in ascesa.

Questo è il nostro paese e noi abbiamo quello che meritiamo!.

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Nov 28
E’ quel gesto, il serrare la porta grigia dietro di sè, che chiude e riassume la giornata di Suliman Ahmed, rifugiato del Darfur in Italia. Il 25 ottobre, nel giorno in cui la sinistra partitica sfila per le strade ma soprattutto nei televisori delle famiglie, Suleiman Ahmed è solo. Non ci sono cortei dietro quella porta, non ci sono bandiere ma soprattutto nessuna telecamera. La porta si chiude, su una strada deserta.

Mi mostra le sue foto, cela ai miei occhi il suo sguardo e, infine, mi invita ad andare in Sudan a vedere le ferite della sua terra, a battere i sentieri nascosti ai governativi. Lo dice a me che non posso - vorrei - con il timore però di non serbare più in cuore messaggi di pace da consegnare.

“Le armi sono il linguaggio dell’Africa” mi dice.
E nelle sue parole leggo la nostra sconfitta.

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Nov 28
Pubblichiamo la nuova lettera di Daniel da Nyala, che ci giunge attraverso Fiorenzo e il suo gruppo, con il quale condividiamo da tempo preoccupazioni e speranze per i più deboli del Darfur.

NYALA 20-10-08

Carissimi,

… Non so cosa pensate di questo mio lungo silenzio ma ho voluto fare questa esperienza che mi ha fatto comprendere come vivono queste poverette del campo stando con loro l’ intero giorno. Oggi è il primo giorno che apro il compiuter dopo 20 giorni che è stato chiuso per la mancanza di tempo da parte mia e dalla stanchezza.
Ho passato questi giorni con loro dalle 8 del mattino fino alle cinque del pomeriggio lavorando insieme per la raccolta degli arachidi naturalmente loro parlavano la loro lingua nativa e di arabo quasi niente. Quello che sono riuscito a capire è che queste poverete devono andare per i campi per trovare qualche lavoro con un po di soldi e la legna per farsi un po di polenta per sopravvivere. E i mariti se ne stanno a casa tutto il santo giorno a dormire e far niente. Quella che lavorava con me picchiava il marito perchè da sola non ce la fa a mantenere 4 figli con il marito in ozio tutto il santo giorno e cosi giu botte a non finire. Tutte mi dicevano che stanno soffrendo la fame perchè gli aiuti gli danno con il conta goccie e ogni due mesi che basta per una decina di giorni. … ci sentiremo più spesso.
Dopo questa esperienza posso parlare come esperienza vissuta nella mia pelle.

Ciao a tutti
Daniel”

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Nov 28
Il giorno 31 OTTOBRE i rifugiati del Darfur in Italia dovrebbero unirsi agli altri rifugiati del Darfur presenti in altri Paesi europei per manifestare insieme a L’AIA, nei Paesi Bassi in favore dell’incriminazione del Presidente sudanese Al Bashir di crimini di guerra e contro l’umanità.

Per fare questo, ci dice Suliman Ahmed, rappresentante dei rifugiati in Italia, occorrono i soldi necessari al noleggio di due autobus e relativi autisti.

Suliman ci chiede un aiuto. Abbiamo già espresso internamente alla nostra associazione dubbi circa la reale efficacia di simili inziative, considerando appunto il costo di una simile trasferta. Eppure, non si può negare che niente di più autentico e vigoroso si può chiedere a un uomo dello slancio che lo anima ad attraversare un continente per dare voce alle proprie aspirazioni di giustizia e pace. Parliamo degli attori veri del dramma del Darfur: i rifugiati del Darfur non chiedono altro che poter dare alla propria speranza anche una sola possibilità di concretizzarsi. Se anche non dovesse cambiare niente per il Darfur, i figli del Darfur ci avranno comunque provato. E noi con loro.

Per informazioni su come donare, contattateci al più presto. Per chi ci conosce sin dall’inizio, sa che la nostra scelta è stata di non chiedere mai soldi confidando nelle potenzialità dei singoli, ed è per questo che, ingenuamente, abbiamo rinunciato ad aprire uno specifico spazio per le donazioni. Se la fiducia in noi può compensare questa mancanza, metteremo per ora a disposizione un riferimento unico, seppur ancora personale, per i vostri contributi per gli autobus dei rifugiati.

Scrivete a blog[at]italianblogsfordarfur o info[at]italianblogsfordarfur.it entro il 28 OTTOBRE.

Cordiali saluti

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Nov 28

Tra tutti i campi profughi del Chad, uno dei più incredibili è Tulùm. Si trova a circa venti km da Mile verso nord. A renderlo speciale sono le sue dimensioni: ospita infatti quasi mezzo milione di profughi, in realtà un po’ di meno, ma sempre molti di più dei campi normali.

Ovviamente a Tulùm tutti i servizi sono gestiti in maniera diversa da quella dei campi piccoli, ma di questo parlerò altrove. Qui di seguito voglio raccontare una storia diversa.

Le tende della morte
In Sudan e in Chad fa caldo, molto caldo. Nei campi di accoglienza le organizzazioni mettono a disposizione solo delle tende, al cui interno di giorno fa molto, molto caldo.
Per chi è in buona salute questo non è un problema, perché di giorno, quando fa più caldo, le persone vanno in giro e cercano aria ed ombra e frescura.
Per i malati e gli anziani, però, servirebbe una maggiore attenzione, perché essi non possono andare in giro e quindi restano al caldo della tenda. Respirano male. Non riescono a mangiare. Muoiono più velocemente.
I familiari vengono a salutarli prima dell’inveitabile fine della vita. Nei campi ho incontrato molte di queste persone, come Surù e la figlia Fatimè, come Idriss Sabil e il figlio Adam.
Ecco, per malati ed anziani queste tende sembrano l’ultimo posto dove abitare prima di morire. Il campo di Tulùm è gestito dall’UNHCR, e a questa Organizzazione delle Nazioni Unite io rivolgo una domanda: sarebbe così difficile costruire delle tettoie riparate, in modo da dare a queste persone un po’ di refrigerio?
I rifugiati che hanno la possibilità si costruiscono una piccola area riparata dal sole ma all’aria aperta, quindi la cosa in sé è possibile. L’UNHCR si dedica molto ai bambini e noi tutti glie ne siamo molto grati. Ma ai malati e agli anziani, che da noi sono persone molto importanti, chi ci pensa?

Violenza sulle donne

Queste persone già devono vivere in condizioni terribili. Per dirne una, ad ogni famiglia spettano solo nove kg di legna da fuoco alla settimana. E ciascuna famiglia è composta mediamente da 15 persone. In Europa sono ormai pochi quelli che riscaldano l’acqua e cucinano con la legna, ma si sa che la necessità normale andrebbe misurata in quintali, non in kg.
Adesso alcuni campi hanno a disposizione dei sistemi di ricaldamento e cottura che usano l’energia del sole, ma sono veramente pochissimi.
La raccolta di legna è poi uno dei problemi principali dei profughi, che devono uscire dai campi. Poiché questo lavoro viene affidato alle donne, le poverette diventano facili prede dei janjaweed, che le stuprano e non per motivi sessuali, come spesso si crede, ma per rubare loro l’anima.
Per evitare questa vergogna, adesso sono i bambini -maschi e femmine- a uscire dai campi per cercare legna ed acqua.

(c) Suliman Ahmed Hamed 2008

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