Gen 30

History of AdvertisingView more presentations or upload your own. (tags: advertisinghistory ads)Poderosa presentazione di Tugce Esener su SlideShare.

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Gen 30

Fonti ufficiali delle Nazioni Unite parlano di oltre 9000 civili allo sbando tra le regioni del Sud Darfur e del Nord Darfur bombardate dalle forze aeree sudanesi nelle ultime due settimane.
I bombardamenti continuano tra Muhajiriya e El Fasher, disperdendo la popolazione che si accalca intorno alle postazioni delle Nazioni Unite alla ricerca di cibo e protezione o si incammina verso altre località lungo il confine tra le due regioni.
Gravissime, neanche a dirlo, le condizioni sanitarie della popolazione in fuga.
Firma l’appello on-line di Italians for Darfur!
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Per informazioni sulla campagna on-line scrivi a:
blog[at]italianblogsfordarfur.it

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Gen 30


Emme ha chiuso baracca. Fallita? Ci credo poco, c’ho altre idee per la testa che è meglio non esprimere. Per il resto tutto bene grazie. I bambini crescono e il pane non manca…a loro.

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Gen 30

Oggi, 28 gennaio, si celebra la giornata internazionale della tutela della privacy. Tuttora la poca conoscenza su come proteggere i propri dati online rappresenta un problema a livello globale.

Ogni giorno vengono caricate online sempre più informazioni ed è quindi estremamente importante che le persone conoscano benefici e rischi della Rete, nonché gli strumenti che sono a loro disposizione per controllare e gestire le informazioni che condividono online.

Tra le diverse iniziative pianificate nel corso di questa giornata, saremo presenti al “data privacy day: increasing privacy awareness and trust” organizzato in collaborazione con l’Information Technology Association of America, dove affronteremo assieme ai diversi rappresentati di governo, americani ed europei, la questione della sensibilizzazione al tema della privacy. Questo evento fa parte di un processo di dialogo e confronto continuo che stiamo intrattenendo con legislatori e organi di regolamentazione, associazioni dei consumatori, industriali e responsabili privacy per proteggere le informazioni degli utenti online.

I nostri sforzi per accrescere la consapevolezza in materia di protezione dei dati personali, oltre alle azioni intraprese nella pubblica arena, si fondano su un dialogo diretto con i nostri utenti, all’insegna della trasparenza e della facoltà di scelta. Per questo abbiamo chiaramente detto quali dati conserviamo e per quanto tempo e per questo continuiamo a sviluppare prodotti che permettano agli utenti di avere controllo sulle informazioni che condividono.

Di recente abbiamo arricchito il nostro Privacy Center, accessibile direttamente dalla homepage di Google, con video, informazioni utili e link a post su come gestire le informazioni private online. Nel frattempo, continuiamo a sviluppare prodotti che offrano alle persone ulteriori informazioni e reali alternative per la gestione della loro privacy. Ne sono esempio il sistema di oscuramento dei visi in Street View e la funzione di Chrome che consente di navigare il web in incognito.

Ci proponiamo di migliorare ulteriormente il nostro approccio al tema della privacy portando avanti il dialogo con le persone che utilizzano i nostri prodotti e servizi e mettendo a loro a disposizione sempre più strumenti utili a questo scopo. Per ora, se volete saperne di più, vi invito ad accedere al nostro Privacy Center.
Scritto da: Peter Fleischer, Global Privacy Counsel


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Mar 11

Questo piccolo isolotto del Lago di Bolsena è ciò che resta, come quello bisentino, del cono eruttivo del vulcano sottostante l'attuale lago. Esso dista appena un chilometro dalla costa del lago ed è incredibilmente diverso dal compagno. I suoi dieci ettari ospitano una comunità vegetale pressochè integra e apparentemente molto più selvatica, quasi tropicale. Le sponde sono popolate da numerose colonie di uccelli acquatici e al di fuori delle specie vegetali ed animali l'isola non è attualmente popolata.
Sicuramente visitato dagli etruschi, forse anche dai romani, l'isola è storicamente famosa per la detenzione di due incredibili donne: Cristina, martire e patrona di Bolsena, fu relegata sull'isola da papa Urbano IV affinchè rinnegasse la sua forte fede cristiana; Amalasunta, regina degli Ostrogoti, dal carattere deciso e diplomatico si inimicò i Goti e tramite un complotto di questi col famigliare Teodato fu dapprima imprigionata nell'isola e quindi uccisa nel 535 d.C.
L'isola ha storicamente attratto l'attenzione sia dei nativi dei borghi limitrofi (a questa epoca risale la chiesa di S. Stefano del IX sec.) dei Viterbesi, dei signori di Bisenzio e del papato. Sotto la chiesa l'isola ha vissuto il periodo di massimo splendore. A partire dal XVII secolo, sotto il ducato di Castro l'isola fu progressivamente abbandonata, le strutture smantellate ed i materiali riutilizzati per la costruzione di Marta. Attualmente l'isola vi è una residenza Privata e non è visitabile.

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Gen 30


Didascalia:
Una storia d’amore e di scienza che costa 155mila dollari. Ma la cifra ha permesso a Ed e Nina Otto di rivivere la gioia di ritrovare a casa Sir Lancelot, il loro labrador morto all’età di 17 anni. Il cucciolo di questa galleria è una copia esatta dell’originale. Infatti la coppia che vive in Florida si è rivolta ad un laboratorio sudcoreano che ha provveduto alla clonazione.Il dubbio di chi sia più scemo tra Ed, Nina e il giornalista rimane. Ma la scemità paga, in questo caso 155mila dollari. Beata ignoranza!

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Gen 30

C’è un nuovo colpo di scena nella saga (o dovremmo dire soap opera vista l’interminabile durata?) del dibattito parlamentare sul testamento biologico, altrimenti definito direttive anticipate (DAT) o living will. Verrebbe da commentare: chiamatelo pure come vi pare a condizione che siano garantite le scelte delle persone - ragione per cui sarebbe importante una legge al riguardo, e non perché si sente la mancanza di una legge inutile o dannosa. Garantire il rispetto delle decisioni di ciascuno di noi quando non siamo più nelle condizioni di esprimere le nostre preferenze, questo dovrebbe regolamentare una buona legge.

COME DOVREBBE ESSERE - Pur rischiando di essere noiosi lo ripetiamo: il testamento biologico dovrebbe assicurarci la possibilità di esprimere oggi le nostre volontà per un tempo in cui non è più possibile farlo, perché abbiamo subito un incidente o perché l’aggravamento di una malattia ce lo impedisce. Dovrebbe, in altre parole, protrarre nel tempo un diritto che ci è già garantito e che è ben espresso nel consenso informato. Quando acconsentiamo ad un intervento già “estendiamo” le nostre volontà per il tempo della anestesia e del tempo che passeremo in stato di incoscienza (si pensi ad interventi che richiedono molte ore di anestesia generale e molte ore, se non giorni, di sedazione tale da impedire una manifestazione attuale del nostro volere). Scegliere se e come curarci, decidere come vivere a patto che la nostra decisione ricada su di noi è un diritto fondamentale. Il patto di non recare danno a terzi è rispettato se decido, ad esempio, di non nutrirmi, di non sottopormi alla chemioterapia o di non essere trachestomizzata. Il cuore della normativa sul testamento biologico dovrebbe essere la garanzia dell’autodeterminazione del singolo, sostenuta da articoli spesso citati, raramente presi sul serio. Basti pensare all’articolo 13 e 32 della Costituzione Italiana.

E INVECE, CIPPERIMERLO - Veniamo al colpo di scena: in commissione Igiene e Sanità viene presentata la proposta di legge del senatore Raffaele Calabrò recante norme su “disposizioni in materia di alleanza terapeutica, di consenso informato, e di dichiarazioni anticipate di trattamento”. Questo disegno di legge rispetta le condizioni necessarie per garantire la nostra libera scelta? Sorvoliamo i passi non controversi e quelli più “sottili”, per arrivare a quelli più esplicitamente lesivi della nostra autodeterminazione, pur mantenuta come panorama di riferimento da tutti. Perché è troppo impopolare affermare che le persone dovrebbero essere espropriate della libertà di decidere riguardo alla propria esistenza.

(Continua su Giornalettismo).

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Gen 30

Mario Palmaro, «Erode a Stelle e Strisce: Barak Obama si traveste da buono, ma è solo un abortista», Comunicato Stampa n. 68 del Comitato Verità e Vita, 27 Gennaio 2009:
Nessuna persona di buon senso si era fatta illusioni sulla figura di Barak [sic] Obama. In campagna elettorale il candidato democratico lo aveva detto: se verrò eletto, gli Stati Uniti torneranno a finanziare l’aborto nel mondo. E puntualmente, appena insediatosi alla Casa Bianca, Obama ha mantenuto la parola, e ha abrogato le disposizioni a suo tempo varate da Ronald Reagan e da Jeorge [sic!] W. Bush.
Purtroppo i campioni delle democrazie liberali sono molto abili nel nascondere il loro aspetto terribile sotto il pelo rassicurante di un agnello. Mentre i tiranni e i sovrani più spregiudicati dei secoli passati non si preoccupavano di dissimulare e di nascondere la loro malvagità, i nuovi Erode sentono il bisogno di apparire buoni e perfino cristiani. Barak Obama si è fatto “incoronare” l’altro giorno con una cerimonia sontuosa, costata molto di più che quella dei suoi predecessori. Una regia sapiente che serve a consolidare nel suo Paese e nel mondo l’immagine dell’uomo sincero e onesto che con le sue sole forze, e nonostante il colore della sua pelle, riesce nella scalata al ruolo più potente del mondo.
Una strategia che potrà anche ingannare i più sprovveduti e gli ingenui. Ma che non incanta tutti coloro che sanno guardare in faccia la realtà. E la realtà dice che Barak Obama ha voluto iniziare il suo mandato presidenziale firmando la condanna a morte di un numero incalcolabile di esseri umani innocenti che saranno uccisi con l’aborto nel mondo, finanziato dagli Stati Uniti d’America.
“We can!” [sic] è il motto che tanta fortuna ha portato alla campagna elettorale di Obama. Sì, caro presidente, tu puoi fare molte cose. Ma fra queste una certamente non ti è concessa, e nessuna autorità te la potrà mai concedere: quella di decretare che si possa uccidere anche un solo innocente con l’aborto.
Per quanto lussuosa sia la reggia del nuovo Erode [ma non è la stessa di quel sant’uomo di George – o Jeorge – W. Bush?], per quanto potente sia il suo esercito, egli non si faccia illusioni. Quando un’autorità umana si fonda sull’ingiustizia e sulla ubris – la tracotanza di cui già parlavano i greci – il suo destino è segnato. Per quanto assordante sia il vociare servile e conformista dei mezzi di comunicazione, ci sarà sempre qualcuno che come Giovanni il Battista – e oggi come i Pro life americani, come noi di Verità e Vita – denunceranno [sic] il Tiranno.
Ci sarà sempre qualcuno che, senza paura di essere smentiti [sic], dirà che Barak Obama è come Erode. Il tempo e la storia ci mostreranno quale futuro sarà riservato a questo Presidente, dopo che egli ha voluto esordire nello spregio del più elementare diritto naturale: quello alla vita dei non nati. Noi tremiamo al solo pensiero che il destino del mondo sia affidato a un politico capace di tanto disumano cinismo. Spero di non apparire troppo pedante nel far notare al gentile signor Palmaro che Giovanni Battista, al quale si paragona (con tutta la dovuta modestia, ne sono certo), aveva denunciato un altro Erode, non l’Erode uccisore di bambini, visto che quest’ultimo era morto più di trent’anni prima. E comunque il Battista era un profeta serio: non avrebbe mai scambiato per massacratore di infanti uno che non lo era affatto…

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Gen 30

Per gli inguaribili ottimisti ecco la smentita di ogni speranza, buon senso e giustizia.

In commissione Igiene e Sanità è arrivata la proposta di legge del senatore Raffaele Calabrò recante norme su “disposizioni in materia di alleanza terapeutica, di consenso informato, e di dichiarazioni anticipate di trattamento”.
Il testo rappresenterebbe la proposta di unificazione dei disegni di legge sul testamento biologico presentati al Senato e contiene aspetti che annullano e calpestano il senso di una legge al proposito. Potendo dire, però, che la legge è stata fatta.

Solo un esempio.
Art. 5
(CONTENUTI E LIMITI DELLE DICHIARAZIONI ANTICIPATE DI TRATTAMENTO)

6. Alimentazione ed idratazione, nelle diverse forme in cui la scienza e la tecnica possono fornirle al paziente, sono forme di sostegno vitale e fisiologicamente finalizzate ad alleviare le sofferenze e non possono formare oggetto di Dichiarazione Anticipata di Trattamento.Capito? Il sostegno vitale non si può rifiutare; così come non si può decidere se alleviare le proprie sofferenze oppure no (lasciamo stare che spesso ciò accadrebbe in situazioni in cui non potremmo rendercene conto, non è questo il punto). Ma è per il nostro bene, suvvia. Mica pretendiamo di sapere qual è il nostro bene? Lasciamo decidere agli altri.

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Gen 28

i violentatori di Giudonia presi grazie alle intercettazioni telefoniche… e ora un rumeno le vuole vietare… mai dddaaaiii, non è un rumeno?

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Gen 28


“ Non dimenticheremo mai lo sterminio degli ebrei, un evento che ha segnato la storia dell’umanità’ e dal quale si deve trarre l’insegnamento imperativo che non debbono essere mai più violati i diritti e la dignità di ogni cittadino…” “ Le leggi antiebraiche ”, ha sottolineato Berlusconi in altro passaggio, “ sono ancora avvertite come una ferita profonda, inferta non solo alla comunità ebraica, ma alla intera società italiana… Purtroppo sappiamo come le tragiche conseguenze di queste leggi incivili e disumane abbiano portato a quella che i nazisti, nel loro sciagurato progetto, chiamavano soluzione finale del problema ebraico ”

“La sapete quella del campo di concentramento?”, ha chiesto. e subito, incalzante: “Un kapò dice: ’Per foi ho una puona notizzia e una meno puona. Metà di foi saranno trasferiti in un altro campo’. A questo punto tutti gridano evviva e chiedono quale sia la notizia cattiva. ’Qvella meno puona è che la parte di foi che sarà traferita è qvella ke va da qui in giù’, e nel dire questo segna dalla cintola in giù”

( spiegazione della foto: qualcuno non sa che le parole sono pietre, qualcun altro potrebbe non sapere che le pietre non sono parole)

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Gen 28


Ci sono due fotografie-simbolo del secolo che ci siamo lasciati alle spalle. O sarebbe più giusto dire “gettati”, visto il contenuto delle stesse. Una è quella della piccola vietnamita che fugge nuda dopo il bombardamento del suo villaggio, l’altra è quella del bambino del Ghetto di Varsavia.

Le braccia alzate, la visiera dell’enorme cappello che non riesce a coprire il suo sguardo. Gli occhi che ci restituiscono stupore e rassegnazione, più che paura. Un cappotto che stride con le ginocchia nude, ma servirà a salvargli la vita. Le luci e le ombre del bianco e nero, sapientemente dosate tra desolazione e follia a trasformare uno scatto in icona.

Il Ghetto di Varsavia venne distrutto, tra il 19 aprile e il 16 maggio ‘ 43. Il venti aprile era il compleanno del Fuhrer e Himmler decise di fargli questo impegnativo regalo.

Il bambino si chiama Tsvi Nussbaum, e la foto è stata scattata mentre un tedesco urlava: “Alza le mani!”, e un altro diceva: ” E’ un bambino rimasto solo, tanto varrebbe fucilarlo subito”. I Nussbaum, tornati da qualche anno dalla Palestina, vivevano nella campagna polacca. La madre di Tsvi parlava bene il tedesco e andava spesso al comando della Gestapo ad intercedere a favore della comunità. Ma un giorno si accalora troppo, e l’ufficiale che la sta ad ascoltare con aria annoiata, estrae la pistola da un cassetto della scrivania e le spara. Poche ore dopo viene ucciso anche il padre, forse dallo stesso uomo.

Una donna porta con se Tsvi e lo nasconde a Varsavia. Il bambino non rivedrà mai più i nonni e il fratello: dopo alcuni giorni, gli ebrei saranno caricati sui camion, pensando di venir rimpatriati in Palestina. Ma ad attenderli ci sono due treni, uno per Auschwitz, l’altro per Bergen Belsen. Tsvi, salvato da uno zio che si finge il padre, salirà sul secondo. Del lager non ricorda molto: gli è rimasta un’idiosincrasia per le bucce di patate e per i vestiti a righe. E’ terrorizzato dai cani, e, ancor oggi, ha l’abitudine di conservare un pezzo di pane per l’indomani.
Fu liberato da un sergente americano, arrivato mentre gli ufficiali tedeschi si strappavano le mostrine per sembrare semplici soldati e organizzavano il trasferimento dei prigionieri.

Il resto è una vita come quella di tanti: l’arrivo a New York, una laurea in medicina, il matrimonio e quattro figlie.

L’identità della foto è stata a lungo contestata, ma Tsvi dice sicuro: “Anche se non posso provarlo, e ormai non ha più importanza, il bambino sono io: io non ho dimenticato! ”

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Gen 28

mutuo_spread_bancheAdesso siamo in una crisi  finanziaria che non agevola la situazione finanziaria delle banche, la BCE taglia i tassi di interesse e l’euribor che continua a scendere fino ad arrivare al 2,199% a 3 mesi e 2,294% a 6 mesi questi valori dovrebbero invogliare il consumatore a contrarre un mutuo, ma c’è il roverscio della medaglia, lo spread praticato dalle banche, ma qual’è il vero significato di spread? rappresenta l’effettivo guadagno per la banca che eroga il mutuo, quindi se vogliamo contrarre un mutuo per comprare la casa, dobbiamo in primis sapere qual’e lo spread che la vostra banca vi offre e in base a questo dovete sommare al tasso di riferimento euribor (esempio se il tasso euribor a 6 mesi è di 2,30% e la banca vi pratica uno spread di 2% la somma percentuale totale è di 4,30%).

Fino a 1 anno fa lo spread medio era sul 1,00% - 1,50% adesso che l’euribor è sceso hanno dovuto, giocoforza, aumentare lo spread per risanare le loro “povere” casse e ci csono casi dove lo spread ha raggiunto anche un 2,50%-3,00% il che rende il mutuo insostenibile per il consumatore che vuole un mutuo a tasso variabile, mentre per il fisso gli aumenti sono più contenuti, si fa per dire.

Quindi occhi aperti e se dovete per forza stipulare un mutuo, guardatevi intorno e cercate di farvi strappare uno spread di almeno 1,00% - 1,50%.

Avete provato a dare un’occhiata agli spread praticato dalle banche su qualsiasi categoria di nuovi mutui in questo primo scorcio del 2009? Scordatevi (o quasi) quei ricarichi inferiori all’1% che fino a qualche mese fa si potevano trovare se non con facilità

Via ilsole24ore

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Gen 28

E’ inaccettabile come in Italia la magistratura svolga un ruolo così determinante nel degrado della società. Lo stupro, uno dei delitti più efferati contro la persona, coperto da una buona condotta che porta agli arresti domiciliari:

La decisione del gip Marina Finiti di scarcerare Franceschini alla luce del suo comportamento processuale e per il fatto di essere incensurato, non è piaciuta alla vittima della violenza sessuale. (via corriere)

Una decisione che ha scandalizzato il paese, anche se in pochi si sono soffermati su un’aggravante agghiacciante: il GIP che ha concesso i domiciliari è una donna Marina Finiti. Le attenuanti del reo confesso? La confessione stessa e il fatto che lo stupratore si trovava sotto l’effetto di droga e alcool… Attenuanti droga e alcool? Non sono aggravanti?

A voi la parola. Uno Stato che costringe i cittadini a farsi giustizia da soli è uno stato che non protegge i cittadini e incita all’anarchia.

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Gen 28

Il libro verde elaborato dalla Commissione Europea sul “diritto d’autore nell’era dell’economia della conoscenza” inizia con queste parole: “Il presente Libro verde intende promuovere un dibattito sui migliori mezzi per assicurare la diffusione online delle conoscenze per la ricerca, la scienza e l’istruzione”.

La Commissione non ha nascosto la testa sotto la sabbia: è chiaro che esiste una tensione fra diritto d’autore e diffusione della conoscenza. Ma l’obiettivo è proprio quello di trovare il giusto equilibrio fra accesso e protezione (o vogliamo meglio dire giusta remunerazione) dell’autore.

La libertà e la condivisione sono i principi che hanno reso possibile la nascita e lo sviluppo di Internet.

La Rete è stata costruita su standard aperti e i servizi che hanno mantenuto lo spirito originario sono diventati veicoli di crescita economica e libertà di espressione. Sono stati proprio il libero mercato e gli standard aperti a guidare l’innovazione. Nell’assenza di leggi “imposte” dai Governi, la Rete ha saputo auto-regolamentarsi sulla base dei valori caratterizzanti le comunità virtuali. Internet non ha bisogno di leggi ma di principi condivisi e universali, o come ha proposto Stefano Rodotà , di “codici di autodisciplina di nuova generazione, nel senso che non sono il prodotto esclusivo degli interessi di settore, ma nascono dalla collaborazione tra questi e soggetti pubblici”.

Le opportunità che Internet offre sono incredibili e permettono di trovare soluzioni adeguate alle sfide che le nuove tecnologie presentano. A questo proposito chiediamo al Comitato tecnico contro la pirateria digitale e multimediale che si sta occupando di elaborare le soluzioni al problema della violazione dei diritti di proprietà intellettuale online, di tenere in considerazione il punto di vista degli operatori della società dell’informazione.

Lotta contro la pirateria digitale
Occorre definire regole condivise che facciano sì che le nuove tecnologie, digitali e telematiche, costituiscano uno strumento di promozione e crescita culturale e non un elemento di freno o ostacolo a tale sviluppo. Qualsiasi normativa che vada a impattare sul mezzo di comunicazione Internet dovrebbe tenere in considerazione la specificità di questo mezzo.

Il futuro è lo sviluppo di piattaforme che realizzino le aspettative ed i bisogni degli utenti.

Già oggi i fornitori di servizi nella società dell’informazione sviluppano costantemente nuovi strumenti caratterizzati dalla volontà di trovare un equilibrio tra libera circolazione dei contenuti su Internet e tutela dei diritti di chi ha creato tali contenuti. Si può citare l’esempio di Video ID , tecnologia lanciata recentemente da YouTube, che consente ai titolari di copyright non solo di gestire e proteggere i loro contenuti su questa piattaforma, ma anche di verificarne l’utilizzo per eventualmente rimuoverli, nonché di trarne profitto attraverso meccanismi pubblicitari di pay per click.

Come ha avuto modo di scrivere Guido Scorza su Punto Informatico, la cosiddetta dottrina Olivennes (ovvero inviare tre avvisi, e qualora vengano ignorati, tagliare la connessione ad Internet a chi scarica illegalmente contenuti protetti dal diritto d’autore) non è la soluzione giusta perchè parte da un presupposto inaccettabile: quello secondo cui i diritti patrimoniali d’autore andrebbero collocati in una posizione sovraordinata rispetto ad altri diritti e libertà fondamentali dell’uomo e del cittadino quali la libertà all’informazione – nella sua duplice accezione di diffondere e ricercare informazioni – ed il diritto alla riservatezza ed alla privacy.

Responsabilità dei prestatori di servizi Internet
La legge sul commercio elettronico ha disegnato il quadro normativo nel quale si devono muovere i prestatori di servizi Internet per quanto riguarda l’imputabilità delle condotte in Rete ed ha permesso all’Italia di sviluppare un’industria digitale. L’art. 17, in particolare, prevede che “il prestatore non è assoggettato ad un obbligo generale di sorveglianza sulle informazioni che trasmette o memorizza, ne ad un obbligo generale di ricercare attivamente fatti o circostanze che indichino presenza di attività illecite.” Il prestatore è tenuto ad informare l’autorità giudiziaria qualora sia a conoscenza di presunte attività illecite e a fornire alle autorità competenti le informazioni in suo possesso che consentano l’identificazione del responsabile.

Attraverso i nuovi strumenti informatici e telematici, Internet consente a chiunque di esercitare la libertà di manifestazione del pensiero nella duplica accezione: diritto ad informare ed ad essere informati. È importante che tale grande opportunità non vada sprecata.

Non è possibile ignorare la realtà: sono sempre più numerose le persone e le Istituzioni che hanno scelto di avere una presenza su Internet (dal canale su YouTube del Vaticano, al sito della Casa Bianca, dalle pagine di Facebook dove i parlamentari si tengono in contatto con i loro elettori, ai milioni di internauti che ogni giorno aggiornano il loro blog).

Condividi la conoscenza: il valore del fair use
Milioni di persone utilizzano ogni giorno il motore di ricerca di Google, ignari di quanto sia delicato l’equilibrio che dobbiamo cercare fra la loro sete di conoscere e le leggi a tutela del diritto d’autore.

Google condivide e supporta i diritti di proprietà intellettuale dei creatori di contenuti e crede nel diritto d’autore. Gli autori meritano di essere premiati per il loro lavoro ed il sistema delle leggi sul copyright è uno strumento fondamentale nella promozione della creatività.
Il fair use ha permesso ad un intero nuovo settore industriale di crescere e sviluppare nuovi servizi e piattaforme utili per gli utenti, basti pensare al fenomeno del Creative Commons.
Un interessante e recente studio della Computer and Communications Industry Association cerca di quantificare il contributo portato dalle società che si riconoscono nell’economia delle libere utilizzazioni. La “fair use economy” nel 2006 ha prodotto ricavi per 4.600 milioni di dollari (all’incirca un sesto del PIL totale degli USA), impiegando più di 17 milioni di persone.

Un canale YouTube del Comitato
YouTube si sta sempre più affermando come uno strumento che favorisce il dialogo fra le Istituzioni e gli utenti della Rete, in un’ottica di rispetto delle diverse posizioni e di attenzione ai feedback costruttivi (come dimostra il question time istituto dal Primo Ministro Gordon Brown sul canale di Downing Street).

Proprio per questo motivo Google propone al Comitato contro la pirateria digitale di aprire un canale YouTube per favorire lo scambio “diretto” e trasparente con i cittadini e gli operatori del settore. Potrebbe essere interessante avere il punto di vista di chi fruisce dei contenuti e fa in modo che l’industria della produzione della cultura possa continuare a vivere.


Scritto da: Marco Pancini, European Policy Counsel


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Gen 28

Bordelli. Conservazione crionica (possibilmente praticata su individui ancora viventi). Terapia genica. Clonazione. Compravendita di organi. Poligamia. Procreazione artificiale. Cliniche abortive. Combattimenti all’ultimo sangue. Tutte attività sulle quali i governi tendono in genere ad avere qualcosa da ridire – in qualche caso giustamente, nella maggior parte no. Dove praticarle allora liberamente? La risposta prova a darla Patri Friedman e il suo Seasteading Institute, fondato appena l’anno scorso: su piattaforme ormeggiate al largo delle acque territoriali (Chris Baker, «Live Free or Drown: Floating Utopias on the Cheap», Wired, 17.02). Lo scopo, naturalmente, è più serio che fornire asilo ad attività illegali: si tratta di sperimentare nuovi sistemi politici e sociali, liberi dalle interferenze dei governi.

Friedman sembra avere le credenziali giuste: nipote di Milton Friedman, figlio di David Friedman, è stato software engineer della Google Inc., è uno dei membri del consiglio direttivo della World Transhumanist Association e vive in una comune.
Come finirà – ammesso che la cosa abbia mai un inizio? Probabilmente, con una salva di avvertimento di una cannoniera della US Navy. Ma sarà stato, si spera, divertente.

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Gen 28

Il ddl del Pdl (e già qui viene da ridere) è una perfetta incarnazione di un testamento biologico che mantiene solo la forma, un involucro vuoto in cui nessun diritto viene garantito. Se non quello di essere presi in giro. Gran passo avanti!

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Gen 28

Dalla sentenza 214/2009 del Tribunale Amministrativo Regionale per la Lombardia:
Le affermazioni dell’Amministrazione secondo cui il Servizio sanitario nazionale non sarebbe obbligato a prendere in carico un paziente che a priori rifiuti le cure necessarie a tenerlo in vita e secondo cui il personale medico non potrebbe dare corso alla volontà di rifiutare le cure, pena la violazione dei propri obblighi di servizio, non appaiono conformi ai principi che regolano la materia […].
Il diritto costituzionale di rifiutare le cure, come descritto dalla Suprema Corte, è un diritto di libertà assoluto il cui dovere di rispetto si impone erga omnes, nei confronti di chiunque intrattenga con l’ammalato il rapporto di cura, non importa se operante all’interno di una struttura sanitaria pubblica o privata.
La manifestazione di tale consapevole rifiuto rende dunque doverosa la sospensione dei mezzi terapeutici il cui impiego non dia alcuna speranza di uscita dallo stato vegetativo in cui versa la paziente e non corrisponda con il mondo di valori e la visione di vita dignitosa che è propria del soggetto.
Qualora l’ammalato decida di rifiutare le cure (ove incapace, tramite rappresentante legale debitamente autorizzato dal Giudice Tutelare) tale ultima manifestazione di rifiuto farebbe venire meno il titolo giuridico di legittimazione del trattamento sanitario (ovvero il consenso informato), costituente imprescindibile presupposto di liceità del trattamento sanitario medesimo, venendo a sorgere l’obbligo giuridico (prima ancora che professionale e deontologico) del medico di interrompere la somministrazione di mezzi terapeutici indesiderati.

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Gen 26

Cadbury Eyebrows from Nils-Petter Lovgren on Vimeo.

Mi ha fatto sorridere. Joy branding.

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Gen 26

Le forze aeree sudanesi continuano a bombardare Muhajiriya, una delle piu’ grandi città del Sud Darfur, da quando le forze ribelli del JEM, il gruppo ribelle che tentò l’attacco alla capitale alcuni mesi fa, ne hanno preso il controllo. Il JEM, che gode di minore popolarità ma è meglio armato delle due principali fazioni del Sudan Liberation Movement (SLM) e che sembra essere legato a uno dei principali ideologi del fondamentalismo islamico in Sudan, Hassan Al Turabi, arrestato pochi giorni fa per aver chiesto al Presidente di consegnarsi alla Corte Penale Internazionale, aveva lanciato una pesante offensiva contro le forze di Minni Minnawi che controllavano Muhajiriya, prendendone il controllo dopo circa una settimana di scontri.

Sabato scorso, alcune bombe sarebbero cadute vicine a una base dell’UNAMID, secondo quanto riferito da un Ufficiale ONU.
Intanto si registrano nuovi scontri anche tra i ribelli e le truppe regolari intorno alla città.Firma l’appello on-line di Italians for Darfur!
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Gen 26

Darfur/ Al via partecipazione Italia a missione di pace Onu-Ua
Autorizzato l’invio di velivoli da trasporto per i peacekeeper

Roma, 22 gen. (Apcom) - L’Italia parteciperà alla missione di pace in Darfur, mettendo a disposizione velivoli per il trasporto dei peacekeeper presenti nella regione sudanese, dove dal 2003 è in atto una guerra civile che ha causato almeno 300.000 morti e oltre 2,7 milioni di profughi. Intanto, Unione africana e Onu hanno annunciato per i prossimi due mesi l’invio di altre centinaia di militari nella regione, al fine di accelerare il pieno dispiegamento dei 26.000 uomini previsti dalla missione di pace congiunta (Unamid), autorizzata nel luglio 2007 e diventata operativa il 31 dicembre 2007.

L’intervento italiano è stato approvato dalla Camera dei deputati italiani nell’ambito del decreto di proroga di sei mesi delle missioni all’estero. “E’ stata autorizzata, a decorrere dal 1 gennaio 2009 e fino al 30 giugno 2009, la spesa di 5.573.720 per concorrere alle azioni necessarie a garantire il ristabilimento della pace nel Darfur, la protezione della popolazione civile e la prosecuzione delle attività di assistenza umanitaria - si legge nel testo licenziato da Montecitorio - il contributo italiano sarà concentrato sul trasporto aereo di personale ed equipaggiamenti per lo schieramento definitivo dei contingenti militari stranieri che partecipano alla missione”. Il decreto è passato ora al Senato per il via libera definitivo.

In un rapporto diffuso nei mesi scorsi, esperti Onu hanno denunciato come il mancato dispiegamento del contingente militare previsto dalla risoluzione 1769 e l’assenza di mezzi logistici impediscono ai peacekeeper di monitorare l’embargo sulle armi, difendere se stessi o proteggere i civili. Nei mesi scorsi, era stato lo stesso Segretario generale dell’Onu, Ban Ki-moon, a intervenire personalmente per sollecitare gli Stati membri a fornire le attrezzature logistiche necessarie. Il governo italiano ha espresso la propria disponibilità alla fine di dicembre, con l’annuncio del via libera alla missione da parte del ministero della Difesa all’inizio di gennaio. Negli stessi giorni, fonti militari italiani hanno riferito ad Apcom che sono due gli aerei da trasporto pronti a partire: “La pianificazione al Coi (Comando Operativo di vertice Interforze) è ancora in corso. Sono già pronti a partire due velivoli, un C-27J e un C-130J per il trasporto tattico. Al momento non è ancora stato deciso se la missione italiana comporterà l’impiego di entrambi o di uno solo”.

“Questo voto rappresenta per Italians for Darfur una importante vittoria per la nostra associazione - ha commentato oggi Italians for Darfur, da anni in prima linea per garantire il rispetto dei diritti umani nella regione - ringraziamo il ministro della Difesa e il presidente del consiglio per aver raccolto i nostri appelli, ma il nostro grazie piú sentito va a quei parlamentari che si sono fatti portavoce delle nostre istanze in Parlamento.
Il Darfur è diventato finalmente una priorità anche per il nostro Paese e siamo lieti di constatare che il provvedimento sia passato a stragrande maggioranza”.

Intanto, Unamid ha annunciato che entro marzo arriveranno in Darfur truppe da Egitto, Sudafrica, Senegal e Bangladesh, mentre nei mesi successivi altre forze verranno messe a disposizione da Nepal, Nigeria, Egitto ed Etiopia. Anche la Tanzania ha annunciato l’invio di un battaglione di fanteria di circa 900 uomini. Domenica scorsa, Unione africana, Onu e governo sudanese hanno tenuto un vertice ad Addis Abeba per discutere le modalità con cui accelerare il dispiegamento della forza di pace.
Al termine dell’incontro è stato firmato un memorandum di intesa tra Khartoum e Unamid che consente alla forza di pace di utilizzare le infrastrutture aeroportuali sudanesi per favorire il dispiegamento del contingente. Un ulteriore passo avanti fatto da Khartoum dopo il via libera concesso l’agosto scorso al sorvolo notturno nella regione.

Tuttavia, il portavoce Onu Noureddine al Mezni ha sottolineato domenica scorsa la necessità di arrivare a un accordo di pace nella regione. “Naturalmente possiamo avere 26.000 militari sul terreno, ma abbiamo bisogno di pace e questa puó arrivare solo da un processo politico di pace - ha detto - ora non c’è pace da mantenere”.

Sim/Coa

221516 jan 09GMT

Quello che segue è il comunicato integrale inviato alla stampa e ripresp dalle agenzie

Italians for Darfur: vinta una sfida, il Darfur priorità anche per Italia
“Con l’approvazione da parte dell’assemblea di Montecitorio del decreto di proroga delle missioni internazionali la Camera ha dato il via libera anche alla partecipazione dell’Italia all’Unamid, intervento di peacekeeping in Darfur”.
“E’ stata autorizzata, a decorrere dal 1o gennaio 2009 e fino al 30 giugno 2009 - sottolinea Antonella Napoli, presidente di Italians for Darfur, organizzazione che da anni si batte per i diritti umani in Darfur e che ha più volte richiesto l’impegno del governo nei confronti della crisi umanitaria nella regione sudanese - la spesa di 5.573.720 per concorrere alle azioni necessarie a garantire il ristabilimento della pace nel Darfur, la protezione della popolazione civile e la prosecuzione delle attività di assistenza umanitaria. Il contributo italiano sarà concentrato sul trasporto aereo di personale ed equipaggiamenti per lo schieramento definitivo dei contingenti militari stranieri che partecipano alla missione”.
“Questo voto rappresenta per Italians for Darfur – prosegue la nota –una importante vittoria per la nostra associazione. Ringraziamo il ministro della Difesa e il presidente del consiglio di avere raccolto i nostri appelli, ma il nostro grazie più sentito va a quei parlamentari che si sono fatti portavoce delle nostre istanze in Parlamento.
“Il Darfur è diventato finalmente una priorità anche per il nostro Paese – conclude il presidente di Italians for Darfur - e siamo lieti di constatare che il provvedimento sia passato a stragrande maggioranza. Un voto trasversale che fa ben sperare anche per il passaggio per l’approvazione definitiva al Senato”.

Roma, 22 gennaio 2009Firma l’appello on-line di Italians for Darfur!
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Gen 26

Gli abitanti di Lampedusa sono insorti contro il nuovo centro di prima accoglienza per stranieri e la trasformazione dell’attuale in un Centro accoglienza per richiedenti asilo, deciso dal ministro dell’Interno Roberto Maroni. Oltre alla manifestazione di massa c’è stato anche uno sciopero generale: i negozi sono rimasti chiusi, l’isola è stata in stato di assedio, occupata da centinaia di poliziotti in assetto antisommossa, anche se i media riferiscono di una protesta “pacifica”. Talmente pacifica che ad un certo punto, quasi mille “ospiti” - ma sarebbe più corretto chiamarli “Internati” - della vecchia struttura di “accoglienza” (mi raccomando) sono riusciti a sfondare i cancelli e a raggiungere il corteo degli abitanti per denunciare le condizioni della loro detenzione “tra gli applausi dei residenti a Lampedusa e minacce di suicidio di massa”. La cosa scandalosa è che la manifestazione che ha coinvolto la maggioranza di abitanti dell’isola (quattromila sui circa seimila residenti) guidati da una giunta di centro destra in rotta di collisione con l’ assessore leghista con delega all’immigrazione (che invece appoggia il Viminale) e i migranti rinchiusi nelle gabbie viene presentata - non so se per stupidità o per furbizia - come “un asse di solidarietà”, “che si sprigiona negli applausi dei cittadini” e che viene addirittura riconosciuto dai migranti che gridano “grazie Lampedusa”.

Ebbene, ho i miei seri dubbi sul fatto che una popolazione che ha votato una giunta di centro-destra e che ha permesso, nel profondo meridione, ad un assessore leghista di occuparsi di immigrazione, sia preoccupata delle sorti degli immigrati. Gli abitanti di Lampedusa mica protestano perché sanno che all’interno di quei centri gli immigrati ricevono un trattamento degno di un lager, no: loro protestano perché cosi la loro isola rischia di diventare “una nuova Alcatraz” e perché “Vogliono militarizzarci: quest’isola vive di turismo che è il nostro pane quotidiano ed il ministro Maroni non può permettersi di distruggere anni ed anni di fatiche”. Perché non mandare gli immigrati altrove, come le discariche, le moschee e tutto quello che non va giù alla brava gente di questo paese? Ha ragione il Ministro Maroni quando dice che “Finora (gli abitanti di Lampedusa, ndr) sono stati abituati a passare ad altri il problema”. Vogliamo scomettere che se domani il Ministro decidesse di costruire il centro a Capri, quelli di Lampedusa festeggeranno? Gli immigrati rinchiusi nei gabiotti deturpano il panaroma. Bloccano l’appetito dei turisti. Li spingono ad andare altrove. Ed è questo che è inaccettabile. Cosi come è inaccettabile costruire un centro per richiedenti asilo, poiché questo significa che gli “ospiti” dovranno stare più a lungo. Mica è inaccettabile il fatto che questi “ospiti” - come riferisce un reportage di Fabrizio Gatti - vengono “picchiati e umiliati dalle forze dell’ordine, costretti a sopravvivere tra escrementi e violenze, offesi nel pudore e nella dignità”. O che “vengono fatti sfilare nudi tra i carabinieri che li schiaffeggiano, i musulmani obbligati dai militari a guardare film pornografici, e per chi rifiuta, insulti e botte”. O le scene degne di “Se questo è un uomo” di Primo Levi: “Spogliati nudo” dice il carabiniere ad un ragazzo in canottiera che sta tremando per il freddo e la paura. Lui non capisce. Resta immobile un minuto intero. “What is the problem”, urla il carabiniere e gli tira uno schiaffo sulla testa. L’immigrato, pallido e magro come uno scheletro, trema. Altro schiaffo. Tutte le persone in quel momento nude davanti ai carabinieri vengono prese a schiaffi…”. No, quello che è davvero inaccettabile è il fatto che i lampedusani non riescono più a vendere le birre ai turisti.

Ecco spiegato il motivo per cui il premier ha affermato che “Gli immigrati che arrivano a Lampedusa sono liberi di moversi, non è mica un campo di concentramento…sono liberi di andarsi a prendere anche una birra: sono andati in paese come fanno di solito, solo che adesso sono 1.800. Un numero veramente rilevante”. Anche il Viminale ha tenuto a precisare che dal centro di Lampedusa “non c’è stata alcuna fuga” di immigrati, in quanto “i Centri di prima accoglienza (Cpa) a differenza dei Centri di identificazione ed espulsione (Cie) non prevedono l’obbligo di permanenza” (E non è mica colpa nostra se non riuscite a districarvi tra le cento sigle adottate.) Dal ministero hanno quindi sottolineato che proprio per questo motivo le forze dell’ordine si sono limitate a controllare la situazione senza intervenire. Ma dai! A chi la vogliono dare da bere? Anche se gli immigrati sono usciti dalle gabbie, sono pur sempre su un isola. Un isola di cui è stato chiuso l’aeroporto proprio dopo la fuga di massa. E infatti il Ministro Maroni rivendica la scelta di creare a Lampedusa il nuovo centro per le espulsioni: “Il fatto che i clandestini fossero tenuti a Lampedusa ha impedito che potessero scappare, come sarebbe potuto avvenire in un altro posto. Motivo in più per confermare la decisione che abbiamo preso: dall’isola dovranno essere tutti rimpatriati”. Scappare? Ma non erano liberi di andare a prendersi una birra? Ecco quindi finalmente spiegato il mistero delle mura, il filospinato, le torri con i fari, i militari e i carabinieri di guardia (mancano solo le mine anti-uomo): il Ministero del Turismo italiano non voleva che gli ospiti degli “alberghi a 5 stelle” (cosi vennero descritti da Borghezio) finissero le scorte di birra sull’isola in un colpo solo. O forse non ci raccontano la verità e questi centri sono comunità di recupero (sempre a 5 stelle) per alcolisti incalliti: le misure di sicurezza servono per impedire agli “ospiti” di andare a sbronzarsi in centro. Meglio la Coca-cola. E il servizio, come racconta l’Espresso, è sempre a 5 stelle: “Non mangiamo da sette giorni”, trema John, “Quando siamo sbarcati ho visto un negozio e volevo comprare qualcosa ma la polizia ci ha detto che non potevamo e che qui dentro avremmo mangiato. Abbiamo i nostri soldi. Se siamo liberi, perché non possiamo comprare da mangiare?”. Bilal vede un medico, lo chiama e gli spiega la situazione. “Porto qualche brioche” dice il medico. Invece va via e non porta nulla (…) Un funzionario in borghese rovescia una lattina di Coca-Cola addosso agli immigrati attraverso le sbarre. “Perché questo?” grida Teemer, 26 anni, palestinese, “Siamo clandestini, non siamo animali”. Già. Ma la pensano cosi anche gli abitanti di Lampedusa?

fonte: salamelik.blogspot.com » Vai al post originale

Gen 26


Ieri al Sermig eravamo in molti desiderosi d’incontrare Ingrid Betancourt. E per sentirla parlare, vederla finalmente sorridere e provare l’emozione d’incrociare quel suo sguardo così forte e diretto, ci siamo sobbarcati qualche inevitabile disagio.

Abbiamo dovuto far buon orecchio alla cattiva sorte, e sorbirci i tanti che la circondavano sul palco, e che, escluso il padrone di casa, Ernesto Olivero, non avevano nulla da dire, ma lo hanno fatto con sfoggio di tanta impeccabile quanto insignificante eloquenza. Abbiamo dovuto apprendere dal vice di Bondi che era ansioso di correre a casa dalla consorte per raccontale le mirabilie udite con i suoi occhi, senza poterci togliere la curiosità se, come il suo superiore, era uso scrivere rime poetiche per magnificare, oltre alla sua, anche la Signora Veronica Lario in Berlusconi. Abbiamo dovuto aspettare che nelle prime tre file si accomodasse la “Torino che Conta”, e che con la storia della Betancourt c’entrava come un trapano Black&Decker in una natura morta fiamminga.

Io non conto, e ho atteso pazientemente in quarta fila.

Finalmente è venuto il turno di Ingid che, alternando meravigliose parole in spagnolo e francese, spesso interrotta da applausi spontanei, tra considerazioni filosofiche sul valore della sofferenza, sul significato cristiano del cambiamento e sulle parabole che meglio lo rappresentano, ha raggiunto la fine del discorso senza che una sola volta il termine Colombia facesse capolino, tanto per riportare il significato della vita sulla terra in generale, e in particolare su quella per cui si è battuta politicamente fino a rischiare la vita. In definitiva chi avesse voluto apprendere qualcosa della situazione della Colombia, presente e passata, poteva avere miglior sorte all’interno di un’agenzia di viaggi.

La possibilità di interloquire non era prevista. Forse nel timore che qualcuno potesse sottrarre parte del pubblico dall’empireo in cui commosso si lasciava cullare: cosa non bella, ammettiamolo, ma certamente utile. Quindi la domanda che avrei voluto porre a Ingrid Betancourt, la porrò pubblicamente ora:

“Negli ultimi cinquant’anni delle enormi e vergognose ingiustizie sono state humus ideale per la violenza. Numerosi gruppi hanno scelto la lotta armata come sistema di lotta, a volte travolti da una follia che faceva sembrare la scia di sangue che si lasciavano dietro più il fine che non il mezzo. Molti hanno operato in Sudamerica e in America Centrale, diversi in altri continenti e alcuni nel cuore dell’Europa. Se in Colombia nascevano le FARC, noi imparavamo a conoscere le Brigate Rosse, la banda Bader Meinhoff, l’Esercito Repubblicano Irlandese, l’ETA. Ora, lei non crede che lottare contro la violenza lasciando che permangano inalterate le cause che l’hanno generata, sia inutile come estirpare una mala erba lasciando le radici nel terreno? E soprattutto non crede che l’immensa forza mediatica che la sua vicenda ha catalizzato, vista la superficialità dei nostri mezzi d’informazione, rischi, ora che si è felicemente conclusa, di cancellare qualsiasi traccia di quelle ingiustizie e negare visibilità ai molti che ancora si trovano ad affrontare il dramma che è stato il suo per sei lunghissimi anni?”

fonte: lapennachegraffia.blogspot.com » Vai al post originale

Gen 26


diamo a Silviolo quel ch’è di Silviolo: tanto troverebbe il modo di prenderselo ugualmente.

Ricordo ancora quando le “sinistre” erano al potere certi sinistri titoli dei giornali:

- Mille e trecento extracomunitari sfondano i cancelli e marciano in corteo verso il municipio. La Polizia non interviene. Il Viminale: “Non si può parlare di fuga. Nel Cpa non c’è obbligo di permanenza”. La popolazione, che protesta contro il nuovo Centro d’identificazione (Cie), applaude!

- Un altro stupro dopo la violenza al Quartaccio. Un nuovo episodio di violenza a scioccato Roma: una giovane coppia è stata aggredita a Guidonia nella periferia della capitale nella serata di giovedì.

Certo, tutto ha un prezzo, specie sicurezza e ordine pubblico. Ci siamo arresi ai Tartari(Dino non piangere! ), in attesa del promesso dentista a prezzi calmierati e l’italiano lascia molto a desiderare: “C’è una proposta del ministro Maroni condivisa dal ministro La Russa per aumentare di 10 volte il numero dei militari che, invece di essere un esercito che fa la guardia nei confronti del deserto dei Tartari, sarà utilizzato per combattere l’esercito del male cioè la criminalità diffusa”. Ma cosa volete che sia qualche barzelletta di dubbio gusto, in cambio di tutta questa ritrovata legalità…

fonte: lapennachegraffia.blogspot.com » Vai al post originale

Gen 26


Diritti della persona e laicità

Martedì 3 febbraio 2009, ore 15.00

Diritti fondamentali: dalla Carta di Nizza alla realtà italiana
Stefano Rodotà

La natura ambigua del naturale
Chiara Lalli

Cittadinanza, legge, affetti
Vittorio Lingiardi

Interventi programmati

Dibattito

Sala conferenze Fondazione Basso
Via della Dogana Vecchia, 5 – Roma

fonte: bioetiche.blogspot.com » Vai al post originale

Gen 26

Supponiamo per un attimo che l’atto del ministro Sacconi non sia nullo. La domanda che allora ci dobbiamo porre è: il ministro è competente ad emettere una direttiva di questo genere? L’atto di indirizzo è diretto ai Presidenti delle Regioni (e delle due province autonome di Trento e Bolzano): si inscrive dunque nell’ambito dei rapporti fra poteri centrali e poteri locali. Non dovrebbe essere difficile determinare quali siano le rispettive competenze.

È sembrato all’inizio della vicenda che una risposta pronta e recisa al quesito che ci stiamo ponendo fosse arrivata da Michele Ainis, che sulla Stampa faceva notare come l’art. 8 della legge 5 giugno 2003, n. 131, vieti gli atti d’indirizzo e coordinamento nel campo della sanità:
Nelle materie di cui all’articolo 117, terzo e quarto comma, della Costituzione non possono essere adottati gli atti di indirizzo e di coordinamento di cui all’articolo 8 della legge 15 marzo 1997, n. 59, e all’articolo 4 del decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 112. Il terzo comma dell’art. 117 della Costituzione indica tra le materie soggette a «legislazione concorrente» (cioè in cui spetta alle Regioni la potestà legislativa e regolamentare, salvo che per la determinazione dei principi fondamentali) proprio la tutela della salute; ed è di salute che l’atto di indirizzo di Sacconi pretende invece di occuparsi.
Caso chiuso? Purtroppo no. Nei giorni seguenti il ministero è sembrato dare una lettura dell’atto in chiave di garanzia di prestazioni essenziali; anche le parole con cui esordisce l’atto, una volta divenute note nel dettaglio, sono parse andare in questa direzione:
Il presente atto è rivolto a richiamare principi di carattere generale, al fine di garantire uniformità di trattamenti di base su tutto il territorio nazionale e di rendere omogenee le pratiche in campo sanitario con riferimento a profili essenziali come la nutrizione e l’alimentazione nei confronti delle persone in Stato Vegetativo Persistente. Ancora più precisa – meglio tardi che mai… – una dichiarazione rilasciata appena l’altro ieri (Comunicato stampa n. 21, 22 gennaio 2009), in cui Sacconi sostiene che l’obbligo di idratazione e alimentazione
non può ovviamente che collocarsi nell’ambito dei Livelli Essenziali di Assistenza, per i quali l’articolo 117 della Costituzione prevede la competenza esclusiva dello Stato, il cui compito è quindi quello di garantirne il rispetto nell’intero territorio nazionale.
[…] la generale applicazione del dovere di alimentazione e idratazione nei casi di particolare bisogno non poteva non essere accompagnata da un cosiddetto atto di ricognizione dei principi generali emanato dal Ministro nell’ambito del suo dovere di assicurare l’esigenza di unitarietà del Servizio sanitario nazionale rispetto ai valori fondamentali. Altri atti, del resto, sono stati prodotti in passato con lo stesso scopo come, tra gli altri, quello dedicato ai limiti e alle modalità di impiego della terapia del cosiddetto elettroshock. Non c’è dubbio che dipingere come garanzia di livelli essenziali di assistenza l’imposizione violenta dell’alimentazione forzata a una persona che non può più difendersi costituisca un’impudente travisamento della realtà; ma resta il fatto che la definizione delle prestazioni essenziali (o più esattamente la «determinazione dei livelli essenziali delle prestazioni concernenti i diritti civili e sociali che devono essere garantiti su tutto il territorio nazionale») costituisce in effetti, secondo l’art. 117 della Costituzione, secondo comma, lettera m, materia riservata in via esclusiva allo Stato centrale. Partita chiusa, questa volta? Di nuovo: no.

Per prima cosa, gli atti di indirizzo alle Regioni non spettano al singolo ministro, ma al governo nel suo complesso. Dovrebbe valere qui l’art. 2, comma 3, lettera d, della legge 23 agosto 1988, n. 400:
Sono sottoposti alla deliberazione del Consiglio dei ministri […] gli atti di indirizzo e di coordinamento dell’attività amministrativa delle regioni e, nel rispetto delle disposizioni statutarie, delle regioni a statuto speciale e delle province autonome di Trento e Bolzano; gli atti di sua competenza previsti dall’articolo 127 della Costituzione e dagli statuti regionali e delle province autonome di Trento e Bolzano, salvo quanto stabilito dagli statuti speciali per la regione siciliana e per la regione Valle d’Aosta. L’articolo in questione era stato abrogato dalla legge 59/1997, ma ripristinato poi dalla Corte Costituzionale (sent. 408/1998). Nel nostro caso il coinvolgimento del Consiglio dei ministri deve essere stato un po’ insufficiente, vista la dichiarazione rilasciata dal Presidente del Consiglio pochi giorni dopo l’emissione dell’atto di Sacconi (AdnKronos, 20 dicembre 2008):
«Non ero stato messo al corrente dell’intervento del ministro del Welfare» Maurizio Sacconi sul caso di Eluana Englaro. Lo ha spiegato il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi nella conferenza stampa di fine anno, spiegando che «in queste materie ho sempre pensato che non sia l’esecutivo a doversene prendere carico». Il Presidente del Consiglio se l’è poi rimangiata, com’è suo costante costume; ma l’atto di indirizzo rimane opera del solo ministro Sacconi, non certo di tutto il Consiglio dei Ministri.
Il richiamo a quest’articolo di legge mette in evidenza ancora una volta l’analfabetismo istituzionale del ministro, è vero; ma è poi così decisivo? L’atto sarebbe stato legittimo se si fossero seguite le norme e fosse stato approvato dal Consiglio? Oppure se la sua natura fosse stata diversa? In fondo, come abbiamo già visto, non è chiarissimo che si tratti davvero di un atto di indirizzo; e se il ministro lo riemettesse sotto forma diversa, per esempio di mera nota circolare? Sacconi invoca in effetti come precedente nella sua ultima dichiarazione proprio una circolare, quella del 15 febbraio 1999 relativa all’elettroshock, emessa dall’allora ministro Rosy Bindi. Vero è che in quel caso non c’era una sentenza della Cassazione a dire l’opposto dell’atto ministeriale; il ministro non aveva minacciato nessuno; il quadro costituzionale non era lo stesso di adesso, dopo la riforma del Titolo V della Costituzione; e il ministro si era dovuta rimangiare a furor di popolo una circolare precedente sullo stesso argomento (2 dicembre 1996), in cui sosteneva quasi l’opposto della successiva – Sacconi avrebbe dovuto forse cercare un precedente più beneaugurante… Ma a parte questo, cosa succederebbe se all’atto di Sacconi fosse data una nuova, più acconcia veste, anche se meno solenne di un atto di indirizzo?

Abbiamo visto come Sacconi abbia collocato l’alimentazione artificiale «nell’ambito dei Livelli Essenziali di Assistenza» (LEA). Il ministro si sarà sentito sicuro: è competenza esclusiva dello Stato! Ma avrebbe fatto meglio invece a consultare l’art. 54 della legge 27 dicembre 2002, n. 289, che stabilisce che tutte le aggiunte o modifiche ai LEA
sono definite con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, di intesa con la Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano. Altro che atto di indirizzo: qui non soltanto è necessario un decreto del Presidente del Consiglio, ma anche e soprattutto l’intesa fra lo Stato e le Regioni! Solo dopo aver esperito questa procedura il Consiglio dei Ministri – non il singolo Ministro – potrà casomai far valere, con deliberazione motivata, la competenza esclusiva dello Stato (art. 3 del Decreto Legislativo 28 agosto 1997, n. 281).
La Corte Costituzionale ha poi autorevolemente ribadito che è questa la strada da seguire nella sentenza n. 88/2003; con la sentenza n. 134/2006 ha esteso la procedura definita dalla l. 289/2002 anche alla determinazione degli «standard qualitativi, strutturali, tecnologici, di processo e possibilmente di esito, e quantitativi di cui ai livelli essenziali di assistenza». È proprio con queste modalità, del resto, che è stata approvata l’ultima versione dei LEA, lo scorso ottobre, quando Sacconi era già ministro. E questo sì chiude, mi pare, la questione.

La vicenda dell’atto di Sacconi lascia aperti numerosi e inquietanti interrogativi. Com’è stata possibile una simile sequela di sgrammaticature istituzionali, di approssimazioni, di violenze vere e proprie? Cosa ne è degli staff tecnici del Ministero? Sono risultati drammaticamente inadeguati? Sono stati messi da parte? Il misto di grottesca incompetenza e di arroganza integralista che traspare dall’atto mostra in effetti a tratti le stimmate degli ambienti vicini all’attuale sottosegretario Roccella… Oppure è il ministro stesso che ha tentato di gabbare la sua constituency integralista, confezionando intenzionalmente un atto nullo e inefficace (ma facendosi poi prendere la mano, come dimostrano le minacce denunciate dai Radicali)? O qualcuno, infine, sta tentando di saggiare con un’operazione spregiudicata la saldezza delle fondamenta dello Stato di diritto in Italia?

(3. Fine. Puntate precedenti: 1; 2)

fonte: bioetiche.blogspot.com » Vai al post originale

Gen 24

Immagine trovata su swissmiss.

fonte: creativeclassics.blogspot.com » Vai al post originale

Gen 24

Darfur/ Al via partecipazione Italia a missione di pace Onu-Ua
Autorizzato l’invio di velivoli da trasporto per i peacekeeper

Roma, 22 gen. (Apcom) - L’Italia parteciperà alla missione di pace in Darfur, mettendo a disposizione velivoli per il trasporto dei peacekeeper presenti nella regione sudanese, dove dal 2003 è in atto una guerra civile che ha causato almeno 300.000 morti e oltre 2,7 milioni di profughi. Intanto, Unione africana e Onu hanno annunciato per i prossimi due mesi l’invio di altre centinaia di militari nella regione, al fine di accelerare il pieno dispiegamento dei 26.000 uomini previsti dalla missione di pace congiunta (Unamid), autorizzata nel luglio 2007 e diventata operativa il 31 dicembre 2007.

L’intervento italiano è stato approvato dalla Camera dei deputati italiani nell’ambito del decreto di proroga di sei mesi delle missioni all’estero. “E’ stata autorizzata, a decorrere dal 1 gennaio 2009 e fino al 30 giugno 2009, la spesa di 5.573.720 per concorrere alle azioni necessarie a garantire il ristabilimento della pace nel Darfur, la protezione della popolazione civile e la prosecuzione delle attività di assistenza umanitaria - si legge nel testo licenziato da Montecitorio - il contributo italiano sarà concentrato sul trasporto aereo di personale ed equipaggiamenti per lo schieramento definitivo dei contingenti militari stranieri che partecipano alla missione”. Il decreto è passato ora al Senato per il via libera definitivo.

In un rapporto diffuso nei mesi scorsi, esperti Onu hanno denunciato come il mancato dispiegamento del contingente militare previsto dalla risoluzione 1769 e l’assenza di mezzi logistici impediscono ai peacekeeper di monitorare l’embargo sulle armi, difendere se stessi o proteggere i civili. Nei mesi scorsi, era stato lo stesso Segretario generale dell’Onu, Ban Ki-moon, a intervenire personalmente per sollecitare gli Stati membri a fornire le attrezzature logistiche necessarie. Il governo italiano ha espresso la propria disponibilità alla fine di dicembre, con l’annuncio del via libera alla missione da parte del ministero della Difesa all’inizio di gennaio. Negli stessi giorni, fonti militari italiani hanno riferito ad Apcom che sono due gli aerei da trasporto pronti a partire: “La pianificazione al Coi (Comando Operativo di vertice Interforze) è ancora in corso. Sono già pronti a partire due velivoli, un C-27J e un C-130J per il trasporto tattico. Al momento non è ancora stato deciso se la missione italiana comporterà l’impiego di entrambi o di uno solo”.

“Questo voto rappresenta per Italians for Darfur una importante vittoria per la nostra associazione - ha commentato oggi Italians for Darfur, da anni in prima linea per garantire il rispetto dei diritti umani nella regione - ringraziamo il ministro della Difesa e il presidente del consiglio per aver raccolto i nostri appelli, ma il nostro grazie piú sentito va a quei parlamentari che si sono fatti portavoce delle nostre istanze in Parlamento.
Il Darfur è diventato finalmente una priorità anche per il nostro Paese e siamo lieti di constatare che il provvedimento sia passato a stragrande maggioranza”.

Intanto, Unamid ha annunciato che entro marzo arriveranno in Darfur truppe da Egitto, Sudafrica, Senegal e Bangladesh, mentre nei mesi successivi altre forze verranno messe a disposizione da Nepal, Nigeria, Egitto ed Etiopia. Anche la Tanzania ha annunciato l’invio di un battaglione di fanteria di circa 900 uomini. Domenica scorsa, Unione africana, Onu e governo sudanese hanno tenuto un vertice ad Addis Abeba per discutere le modalità con cui accelerare il dispiegamento della forza di pace.
Al termine dell’incontro è stato firmato un memorandum di intesa tra Khartoum e Unamid che consente alla forza di pace di utilizzare le infrastrutture aeroportuali sudanesi per favorire il dispiegamento del contingente. Un ulteriore passo avanti fatto da Khartoum dopo il via libera concesso l’agosto scorso al sorvolo notturno nella regione.

Tuttavia, il portavoce Onu Noureddine al Mezni ha sottolineato domenica scorsa la necessità di arrivare a un accordo di pace nella regione. “Naturalmente possiamo avere 26.000 militari sul terreno, ma abbiamo bisogno di pace e questa puó arrivare solo da un processo politico di pace - ha detto - ora non c’è pace da mantenere”.

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Italians for Darfur: vinta una sfida, il Darfur priorità anche per Italia
“Con l’approvazione da parte dell’assemblea di Montecitorio del decreto di proroga delle missioni internazionali la Camera ha dato il via libera anche alla partecipazione dell’Italia all’Unamid, intervento di peacekeeping in Darfur”.
“E’ stata autorizzata, a decorrere dal 1o gennaio 2009 e fino al 30 giugno 2009 - sottolinea Antonella Napoli, presidente di Italians for Darfur, organizzazione che da anni si batte per i diritti umani in Darfur e che ha più volte richiesto l’impegno del governo nei confronti della crisi umanitaria nella regione sudanese - la spesa di 5.573.720 per concorrere alle azioni necessarie a garantire il ristabilimento della pace nel Darfur, la protezione della popolazione civile e la prosecuzione delle attività di assistenza umanitaria. Il contributo italiano sarà concentrato sul trasporto aereo di personale ed equipaggiamenti per lo schieramento definitivo dei contingenti militari stranieri che partecipano alla missione”.
“Questo voto rappresenta per Italians for Darfur – prosegue la nota –una importante vittoria per la nostra associazione. Ringraziamo il ministro della Difesa e il presidente del consiglio di avere raccolto i nostri appelli, ma il nostro grazie più sentito va a quei parlamentari che si sono fatti portavoce delle nostre istanze in Parlamento.
“Il Darfur è diventato finalmente una priorità anche per il nostro Paese – conclude il presidente di Italians for Darfur - e siamo lieti di constatare che il provvedimento sia passato a stragrande maggioranza. Un voto trasversale che fa ben sperare anche per il passaggio per l’approvazione definitiva al Senato”.

Roma, 22 gennaio 2009Firma l’appello on-line di Italians for Darfur!
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Gen 24

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Gen 24


Il Papa è arrivato su YouTube: questa è la bella notizia di oggi. Molte persone nel mondo desiderano poter sapere, poter conoscere meglio che cosa il Papa pensa, che cosa la Chiesa cattolica propone per i grandi problemi del mondo di oggi.

Con il nuovo canale Vaticano su YouTube, che comincia in inglese, spagnolo, tedesco e italiano, da quest’oggi sarà più facile.

Il Centro Televisivo Vaticano e la Radio Vaticana da più di un anno producono ogni giorno videonews sull’attività del Papa e sugli eventi del Vaticano. Ora sono pronti per fare questo salto “nell’arena globale”, per mettere il loro materiale a disposizione di gente di tutti i Paesi, di tutte le posizioni religiose e ideologiche che siano interessati alle parole del Papa e della Chiesa cattolica.

Dalla home page del canale, attraverso diversi link, si potrà sviluppare l’informazione, si potrà attingere ai testi completi, si potranno avere commenti, in modo da contestualizzare le brevi informazioni delle videonews.

Attraverso le forme di interattività abituali di YouTube, si potranno anche mandare messaggi, mandare commenti, condividere i filmati che sono più interessanti con i propri amici.

Quindi la proposta del Vaticano si inserisce in un clima di dialogo, in un clima di apertura ad una comunicazione in tutte le direzioni.

Siamo all’inizio di un cammino che, sulla grande rete globale, ci porterà lontano.

Il Papa, la Chiesa cattolica, il Centro Televisivo Vaticano e la Radio Vaticana accompagnano l’umanità di oggi con questi nuovi modi di comunicare con grande simpatia e partecipazione.
Scritto da: Rev.do P. Federico Lombardi, S.I., Direttore della Radio Vaticana, del Centro Televisivo e della Sala Stampa della Santa Sede

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Gen 24

Che cos’è, nella realtà, il famigerato «atto» emanato dal ministro del Welfare Maurizio Sacconi il 16 dicembre 2008? «Un atto di indirizzo», lo definisce lo stesso ministro (nel corso di una conferenza stampa tenuta il giorno dopo); e come tale viene costantemente presentato. Un atto, quindi, che comunica direttive generali del ministero. Il testo in sé, per la verità, è un po’ più parco di dettagli: «Il presente atto», dice all’inizio; e basta. La parola «indirizzo» non si trova da nessuna parte, e neppure un suo derivato; manca anche il numero di protocollo.
Se poi si va sul «Portale della normativa sanitaria», «un nuovo strumento, interamente gratuito, per la consultazione dell’insieme delle leggi e delle norme in vigore in materia sanitaria», sempre sul sito del ministero, e si cerca tutta la normativa dal 16 dicembre ad oggi, l’atto in questione curiosamente non compare. Eppure la completezza del database non si può mettere in dubbio, visto che registra per lo stesso 16 dicembre un decreto di «riconoscimento, alla sig.ra Chumpisuca Arando De Guizado Concho, di titolo professionale estero, quale titolo abilitante all’esercizio in Italia della professione di infermiere» (si veda per confronto un recente atto di indirizzo del Ministro della Pubblica istruzione, presente nella sezione «Normativa» del relativo ministero, con regolare numero di protocollo).
Probabilmente non bisognerà annettere un particolare significato a queste circostanze; anche se non mi meraviglierei molto se in caso di futuri guai l’«atto» si trovasse improvvisamente derubricato a «lettera personale del ministro», o qualcosa del genere… Ma possiamo almeno dare un significato simbolico a questa consistenza evanescente: sembra proprio un atto fantasma quello che il ministro ci ha consegnato.

Oltre alle incertezze sulla sua natura, non mancano nemmeno quelle sul significato da dare all’atto. È sembrato per un po’, soprattutto subito dopo il primo annuncio da parte del ministro, che l’atto avesse lo scopo di indicare che l’interruzione della somministrazione forzata di alimenti a un malato in stato vegetativo è contraria alla legge. Punta in questa direzione un virgolettato attribuito da Repubblica al ministro (Maria Novella De Luca, «Englaro, governo all’attacco. “Illegale sospendere la terapia”», 17 dicembre 2008, pp. 12-13), che avrebbe affermato: «nessuna struttura del Servizio Sanitario Nazionale è abilitata a procedere alla sospensione dei trattamenti di alimentazione e idratazione artificiali nel caso di pazienti in stato vegetativo, perché questo sarebbe contro la legge». Di poco differente la versione dell’edizione online dello stesso giornale, che riprende un lancio di agenzia dell’AGI: «Nel concreto questo significa che, se una struttura del Ssn eseguisse la sentenza della Cassazione che autorizza il distacco del sondino per Eluana, “questa struttura opererebbe contro la legge”». Margherita De Bac sintetizza a sua volta sul Corriere le parole di Sacconi in questo modo: «La struttura che accettasse di staccare il sondino a Eluana sarebbe fuorilegge» («Sacconi: nessun ospedale tolga cibo e acqua a Eluana», 17 dicembre, pp. 2-3). Ancora pochi giorni del fa, del resto, il ministro insisteva in polemica con il presidente del Piemonte Mercedes Bresso: «ho fatto solo una ricognizione delle leggi da applicare» (Ansa). Il testo dell’atto è più sfumato, ma non manca di notare: «Si ritiene, pertanto, […] che sia fatto divieto di discriminare la persona in stato vegetativo rispetto alla persona non in stato vegetativo».
Queste affermazioni dal tono severo contrastano grottescamente con il fatto – rilevato subito da molti commentatori, compresi noi di Bioetica – che quelle di cui il ministro parla nell’atto di indirizzo non sono leggi. Non è legge il parere del Comitato Nazionale per la Bioetica; non è legge la Convenzione sui diritti delle persone con disabilità (almeno non ancora; lascio stabilire a giuristi migliori di me cosa accadrà se e quando il Parlamento ne ultimerà la ratifica).
Tutto ciò rende pienamente manifesta la qualità allucinatoria dei giudizi del ministro; ma il punto fondamentale è un altro. Ammettiamo pure che le leggi ci fossero state; il giudizio di legalità compete però esclusivamente al potere giudiziario, non al ministro. E nessuno può essere accusato di aver commesso un atto illegale per aver eseguire fedelmente il decreto di un tribunale. Sacconi può naturalmente esprimere un’opinione personale senza conseguenze su cosa il tribunale avrebbe dovuto idealmente decidere; ma non si vede a che titolo questa opinione possa finire in un atto ministeriale. Quando poi il ministro minaccia, in base al suo personale giudizio di legalità, coloro che si preparavano ad ottemperare a una sentenza esecutiva della magistratura, siamo all’attacco violento di un potere dello Stato contro un altro. Siamo all’emergenza democratica.

È possibile tuttavia un’interpretazione più benevola delle intenzioni del ministro – anche se non sono riuscito a trovare luoghi che confermino che il ministro l’abbia mai personalmente avanzata; comunque, in alcuni commenti viene assunto più o meno implicitamente che il significato dell’atto sia questo. Secondo questa esegesi non siamo di fronte al proclama di un giustiziere che dice: Ehi, secondo me queste azioni sono illegali, e punirò chiunque le compia. Al posto di questo avremmo il ragionamento seguente: Ci sono dei principi che mi sembrano giusti e sacri; ecco dunque un atto che si ispira ad essi e che dovrete seguire, altrimenti vi punirò. Il ministro non sta interpretando la norma; la starebbe creando.
A prima vista, anche così le cose non migliorano molto, anzi per niente: abbiamo pur sempre un atto amministrativo che tenta di vanificare una sentenza definitiva della magistratura – il potere esecutivo che prevarica sul giudiziario. Si dovrebbe applicare qui l’art. 21-septies, c. 1, della legge 7 agosto 1990, n. 241:
È nullo il provvedimento amministrativo che manca degli elementi essenziali, che è viziato da difetto assoluto di attribuzione, che è stato adottato in violazione o elusione del giudicato, nonché negli altri casi espressamente previsti dalla legge. L’atto di Sacconi sarebbe quindi nullo, come se non fosse mai avvenuto. Ma il fronte integralista non demorde, e ha pronta una risposta. Il decreto della Corte d’Appello di Milano del 9 luglio 2008, che ha dato pratica attuazione alle direttive emesse l’anno prima nella sentenza definitiva della Cassazione (16 ottobre 2007, n. 21748), avrebbe – è ciò che si sostiene – autorizzato la sospensione della nutrizione artificiale, ma non obbligato qualcuno a sospenderla. Se nessuno è obbligato, chiunque allora è libero di sottrarsi a quanto decretato, compreso il Ssn (anche se a dire il vero il decreto citato parla di «autorizzazione a disporre l’interruzione del trattamento di sostegno vitale artificiale»). Su questa ardita interpretazione sembrerebbe basato non solo l’atto sacconiano, ma anche il rifiuto della Regione Lombardia di ottemperare alla sentenza della Corte. Il TAR lombardo dovrebbe chiarire in tempi brevi la questione; nel frattempo, ammettiamo pure che l’obiezione sia valida; ma questo rende di per sé efficace l’atto di indirizzo del ministro? È quanto cercheremo di vedere nella prossima puntata.

(2. Continua)

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Gen 22

Quando scoprirai che…
ogni istante senza Amore, è un istante perso…
ogni volta che non perdoni, stai ripudiando il tuo stesso essere…
ogni volta che crei separazione, non sei Uno…
ogni volta che sei nel dolore, crei disarmonia…
ogni volta che non sei te stesso, sei quello che combatti.

Togli le maschere, ora è il momento!
Distruggi l’Ego e prendi possesso della tua anima adesso!

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Gen 22

La vita è come un romanzo di avventura, ogni pagina riempie il cuore di esperienze uniche e irripetibili. Mi guardo indietro e riscopro le mie scelte coraggiose, capisco il perché delle tante esperienze difficili dello scorso anno, scorgo negli occhi delle persone che ri-conosco, la Luce che anima le loro esistenze. Ogni giorno arricchisce il libro della vita, quasi a formare un percorso sempre più chiaro. Le apparenti coincidenze, risultano essere la splendida creazione dei nostri sogni, la realizzazione della propria missione. Nel volto delle persone vedo tutto quello che ho costruito, nel loro sorriso posso apprezzare la purezza dei sentimenti, la dolcezza di un’anima ritrovata. Oggi è tutto molto chiaro, il cambiamento dello scorso anno sembra solo un ricordo, resta il salto nel vuoto, le critiche, le incomprensioni, ma anche la ferma volontà di volere qualcosa di migliore a tutti i costi. Oggi tutto questo si sta materializzando fra le mie mani, tutto questo è il frutto della grande forza interiore che regola l’Universo. Oggi sono consapevole che nulla può scalfire quello che istante su istante sono pronto a costruire. Molti si chiedono come sarà il futuro, cosa ci attende, cosa dobbiamo fare per essere pronti… io dico che essere se stessi è l’unica forma di consapevolezza che l’uomo possa raggiungere, il resto non può scalfire nemmeno il più piccolo pensiero di un uomo realizzato.

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Gen 22

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Gen 22

Al mondo musulmano: cerchiamo un modo nuovo per andare avanti basato sul rispetto reciproco e sul reciproco interesse.

Dal primo discorso del Presidente Barack Hussein Obama, 44esimo Presidente degli Stati Uniti d’America.

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Gen 22

È vero, e una storia datata e che molti non hanno dimenticato, ma c’è un motivo per riproporla proprio oggi: è una storia che parla di Pace e di America, e se a Gaza le armi hanno cessato il loro peana di morte, a Washington un uomo di colore prende possesso della Casa Bianca chino sotto i sogni di molti.

Questa storia ci mostra una faccia dell’America diversa da quella che conosciamo, e solo il tempo saprà dirci se, almeno in parte, questa diventerà la vera faccia dell’America. E sempre il tempo ci dirà se una tregua, che sembra fragile come questa dolce colomba bionda, potrà sopportare il peso della politica.

Ti sei perduta in un sogno,
ci siamo ritrovati a sognare in te

fonte: lapennachegraffia.blogspot.com » Vai al post originale

Gen 22

Il mondo intero si è un po’ fermato ad ascoltare le parole di Barack Obama, il nuovo presidente degli Stati Uniti d’America. Il suo discorso non ha deluso le aspettative dei 2 milioni di persone accorse a Washington e degli altri milioni che hanno seguito il discorso in diretta via TV.

Un discorso semplice, diretto e allo stesso tempo forte, senza esitazione alcuna. Non sono state risparmiate critiche e nemmeno paure, ma su tutto la decisione di contrastare in ogni modo la crisi. Celebriamo anche noi the new President a modo nostro.

Obama from the Mall by my brother Tom di stevejarrett Barackathon_89 di AriasFilms Barackathon_82 di AriasFilms Breakfast and OBAMA! di eyllom Breakfast and OBAMA! di eyllom Barackathon_83 di AriasFilms IBM’s good fourth quarter, more inauguration coverage, possible trouble for Intel(VentureBeat) di MashGet Inspired by Hope di tyfn Canada watches Obama 3 di Nick Kozak Shh, the President is talking. di reelgeek OBAMA INAUGURATION 2009  di Mustafa Maluka IMG_1553 di scottybrookie President Barrack Obama and First Lady  di Lissia

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Gen 22

Di poche ore fa la strabiliante notizia che Fiat si è accordata per un massiccio acquisto di quote della americana Chrysler, la casa titolare del famosissimo Voyager e del marchio Jeep:

È stato firmato il preliminare d’accordo fra la Fiat e la Chrysler. Fiat, Chrysler e Cerberus capital management (che detiene l’80,1% del capitale di Chrysler) hanno annunciato infatti la firma di un accordo preliminare non vincolante per stabilire un’alleanza strategica globale. L’alleanza prevede anche, tra l’altro, che i due gruppi sfruttino le rispettive reti di distribuzione (via Corriere)

Da indiscrezioni pare che il titolare del lingotto abbia già svelato qualche segreto sulle nuove autovetture che nasceranno dalla fusione internazionale:

  • Fiat Punto GPT Cruiser
  • Fiat Ulysse Voyager Edition
  • Fiat Bravo 300 C
  • Fiat Marengo (n.e.) 300 C SW
  • Fiat Croma Sebring
  • Fiat 16 Wrangler
  • Fiat Panda Compass
  • Fiat Qubo Grand Cherokee Commander Patriot Abarth Edition

Se volete continuare voi magari citando pure Alfa e Lancia… )

ps: in foto onore al merito a uno dei più grandi successi Fiat: la Duna! Sperano che Qubo e Mito non vadano in coda…

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Gen 22

Analytics può essere un ottimo strumento per raccogliere dati e informazioni utili ad analizzare e ottimizzare le performance di un account AdSense.
In questo video, disponibile anche sul canale YouTube di Google Italia, raccontiamo come integrare i due strumenti in poche, semplici mosse.

Maggiori dettagli sono disponibili anche in questo link.

Buona visione!

Scritto da: Consuelo Sartori, AdSense Ops Strategist


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Gen 22

Cosa può fare l’industria dell’ICT per lo sviluppo della cultura digitale è la domanda alla quale hanno cercato di rispondere i partecipanti all’interessante convegno organizzato dall’Istituto per le politiche dell’innovazione giovedì scorso a Roma (Cultura digitale e politica dell’innovazione).

Un giorno dopo la presentazione del tavolo di lavoro sull’antipirateria istituito dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri, il settore ha dato un segnale di grande vitalità e passione: la sala stracolma, quaranta persone a seguire i lavori per strada e altre 200 online. Da Wikipedia a YouTube, dall’Ing. Chiariglione a Creative Commons, sono stati snocciolati dati, modelli di business e soluzioni tecnologiche per realizzare quel famoso bilanciamento fra protezione dei diritti di proprietà intellettuale e diffusione della cultura digitale che sono alla base di un sano sviluppo del Web.
La vera notizia che esce dalla riunione di oggi è che si può diffondere la conoscenza attraverso le nuove tecnologie, senza bloccare i contenuti e nel rispetto dei diritti dei titolari di proprietà intellettuale.

Inoltre, è chiaro che il passaggio all’economia digitale rappresenta un’opportunità irrinunciabile per uscire dalla crisi economica. Da questo punto di vista l’industria dei contenuti, per ragioni storiche e culturali, è l’orizzonte nel quale ci possiamo muovere in difesa di un’Italianità non museale ma veramente innovativa. I nuovi modelli di business che si stanno affermando offrono proprio la possibilità di far crescere una generazione di produttori indipendenti e dare nuova vita a contenuti che ormai non avevano più mercato. Insomma è il trionfo del concetto della Lunga Coda teorizzato da Chris Anderson, dove non monetizzano solo le hits ma tutti i contenuti, anche quelli che interessano meno persone.

Coordinare la filiera della creazione dei contenuti, negli interessi di tutti gli attori non è un’utopia, ma una realtà. Bisogna solo volerlo.
Da questo punto di vista i protagonisti del dibattito hanno sottolineato che quello che ci si aspetta da chi prende le decisioni non sono i soliti aiuti di Stato ma una cornice normativa ‘positiva’ finalizzata a favorire lo sviluppo dell’economia digitale. I principi dell’accesso alle informazioni ed alle opportunità del Web, della neutralità della Rete, della difesa dei diritti fondamentali (libertà di espressione, privacy, informazione), la semplificazione delle leggi in vigore (anche facendo ricorso alla auto e co-regolamentazione) sono insieme all’impegno nelle Reti di nuova generazione l’ossigeno che permetterà a questo settore di liberare le proprie energie positive.

I politici presenti hanno colto il messaggio. La loro partecipazione attiva (e per una volta bipartisan) è una testimonianza di come non siano impermeabili al messaggio e non vivano le nuove tecnologie solo attraverso il loro canale YouTube o la loro pagina personale su Facebook. Speriamo che le azioni seguano le intenzioni, anche alla luce dei progetti di legge e delle soluzioni attualmente in discussione per proteggere il diritto d’autore sul Web.
La famosa dottrina Olivennes, ovvero il taglio della connessione ad Internet come punizione per chi scarica musica e video in maniera illegale, è all’opposto delle soluzioni discusse al convegno: pensiamo al VideoID di YouTube o al DRM dell’Ing. Chiariglione, sistemi in cui viene lasciata la libertà al titolare dei diritti di proprietà intellettuale di controllare, monetizzare o bloccare un determinato contenuto senza criminalizzare l’utente finale.

Il tema dell’accessibilità dei contenuti pubblici (a partire dalle leggi in vigore) è altrettanto all’ordine del giorno. Ci si è domandato se prima di preoccuparci di combattere il peer to peer non è il caso di domandarsi come è possibile che buona parte dei materiali che sono prodotti dalla Pubblica Amministrazione, con i soldi di tutti, non siano disponibili online. Anche questo è condividere la conoscenza.

Il tema di chi debba prendere le decisioni e di come coinvolgere la società civile e gli Internet Service Provider resta di estremo interesse ed attualità. Il convegno è stato un punto di partenza che non può essere ignorato: esiste un mondo di utenti e fornitori di piattaforme che abilitano alla conoscenza ed alla comunicazione, di ricercatori, di operatori della cultura e dell’accesso, di nuove professionalità che deve essere coinvolto nel processo decisionale, nel rispetto dei ruoli istituzionali ma anche di chi vive da protagonista la rivoluzione digitale.

Scritto da: Marco Pancini, European Policy Counsel


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Gen 22

Il fronte integralista è apparso sorpreso, e in qualche caso addirittura frastornato, dalla denuncia per violenza privata presentata contro il Ministro del Welfare Maurizio Sacconi. Un chiaro esempio ce n’è offerto da Marta Cartabia sul Sussidiario.netELUANA/ La “regia” dei Radicali che trasforma il dramma in un simbolo», 19 gennaio 2009):
Si può seriamente ritenere che un atto ministeriale, foss’anche illegittimo, rientri negli estremi del reato di violenza privata? L’accusa è stata portata davanti al tribunale dei ministri, cioè quel tribunale competente a giudicare i reati commessi dai membri del Governo nell’esercizio delle loro funzioni. Ma come può costituire violenza privata, un atto pubblico, commesso da un soggetto nell’esercizio delle sue funzioni, rivolto nei confronti di una struttura pubblica? Si tratta evidentemente di un’azione dimostrativa e simbolica, che mira ad alzare i toni del conflitto tra politica e magistratura. La Cartabia evidentemente scrive ignorando il contenuto della denuncia presentata dagli esponenti radicali. Non è l’atto ministeriale in sé a essere oggetto della denuncia, ma le dichiarazioni rese dal ministro il 17 dicembre, il giorno successivo all’annuncio che l’atto era stato emesso:
Lo stesso ministro è tornato ad intervenire […] facendo presente che «certi comportamenti difformi da quei principi determinerebbero inadempienze con conseguenze immaginabili». Sacconi lo ha detto replicando da Bruxelles ai giornalisti gli chiedevano se la Casa di cura «Città Udine» – dove Eluana deve essere trasferita – rischia di perdere la convenzione con il servizio sanitario nazionale se esegue la sentenza della Cassazione per lo stop all’alimentazione forzata (fonte: Corriere della Sera). L’avvertimento non è particolarmente sibillino: se la clinica avesse accolto Eluana si sarebbe vista annullare la convenzione con il SSN. Attenzione: quello che il ministro ha fatto non è stato prospettare in caso di mancata osservanza dell’atto un iter giuridicamente valido al termine del quale, con tutte le garanzie, la clinica avrebbe subito delle conseguenze. No; quella di cui si parla ha tutta l’apparenza di una rappresaglia immediata: la clinica disobbedisce, la clinica perde la convenzione. Prima l’esecuzione, la condanna (eventualmente) poi. Questa è del resto la lettura data dai dirigenti della clinica nella nota diramata pochi giorni fa, per giustificare la rinuncia ad ospitare Eluana:
Gli approfondimenti condotti portano a ritenere probabile che, nel caso si desse attuazione all’ospitalità della signora Englaro per il protocollo previsto, il Ministro potrebbe assumere provvedimenti che – per quanto di validità temporanea proprio in virtù delle specifiche pertinenze delle Istituzioni – metterebbero a repentaglio l’operatività della struttura, e quindi il posto di lavoro di più di 300 persone, oltre che di quelli delle società controllate, ed i servizi complessivamente erogati alla comunità. Il fatto poi che l’atto abbia valore giuridico esattamente pari a zero – come è stato dimostrato più volte e come cercheremo di ribadire in un prossimo post, facendo il punto della vicenda – aggrava ancora di più la posizione del ministro.

(1. Continua)

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Gen 22

Ricordate la vicenda dei tre vicepresidenti del Comitato Nazionale per la Bioetica – Cinzia Caporale, Elena Cattaneo e Luca Marini – dimissionati a forza nell’ottobre 2007 dal governo Prodi e sostituiti da altri, dopo che due di loro (Caporale e Cattaneo) si erano schierate con i critici della gestione del CNB da parte del Presidente Casavola? Bene, dopo che già il decreto era stato oggetto di una sospensiva nel dicembre 2007, con l’ordinanza del 19 gennaio il TAR del Lazio ha giudicato definitivamente illegittimo il decreto con cui i tre erano stati allontanati – o meglio, ha giudicato illegittimo l’allontanamento di Luca Marini, che è stato il solo a presentare ricorso, ma anche la Caporale dovrebbe riacquistare la vicepresidenza (Elena Cattaneo si era invece dimessa dal CNB nel novembre 2007).

(Hat-tip: Anna Meldolesi.)

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Gen 20

E’ passato in silenzio l’incontro tra il Ministro degli Esteri Frattini e il consigliere personale del Presidente sudanese Omar Hassan al-Bashir, Nafie Ali Nafie, alla Farnesina il 14 gennaio scorso. Oltre a trattare la questione del Sud Sudan e del Darfur, per il quale è stato ribadito il sostegno alla missione UNAMID, ” hanno convenuto sull’opportunita’ di rafforzare i rapporti economico-commerciali, anche attraverso una maggiore presenza di imprese italiane nell’economia del Sudan, in questi anni in forte crescita, con particolare riguardo ai settori dell’agricoltura e delle infrastrutture’(ASCA)”.

Approfondisci i rapporti economici tra Italia e SudanFirma l’appello on-line di Italians for Darfur!
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Gen 20

Solo il 16% degli italiani, secondo un sondaggio di Caritas italiana, ”Famiglia cristiana” e ”Il Regno” sarebbe a conoscenza del conflitto in corso in Darfur.
Non va meglio nemmeno per i conflitti in Somalia (9%) e Cecenia (6%), come piu’ volte ricordato dalla nostra stessa associazione, Italians for Darfur, che dal 2006 denuncia la necessita di una informazione di qualità sulle crisi umanitarie dimenticate.,Firma l’appello on-line di Italians for Darfur!
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Gen 20

Il direttore del Global Compact, Georg Kell, respinge al mittente la denuncia delle oltre ottanta ONG del mondo, tra cui Italians for Darfur, contro l’adesione del colosso petrolifero cinese PetroChina, accusato di complicità nello sterminio perpetuato in Darfur. Il Global Compact è una iniziativa delle Nazioni Unite per il monitoraggio della responsabilità sociale delle imprese.Firma l’appello on-line di Italians for Darfur!
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Gen 20

Le Nazioni Unite denunciano nuovi bombardamenti ad opera dell’aeronautica militare sudanese (SAF) in diverse località del Sud Darfur, nell’area di Muhajeria, il 13 gennaio scorso. Immediata la condanna del Segretario Generale delle Nazioni Unite, Ban Ki-moon.Firma l’appello on-line di Italians for Darfur!
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Gen 20

Da sinistra: Renzo Gattegna (presidente dell’UCEI), Andrea Ronchi,
Gideon Meir (ambasciatore d’Israele), Piero Fassino e Riccardo Pacifici
Mi ero ripromesso di non intervenire su ciò che sta accadendo a Gaza poiché nulla ho da aggiungere - in un momento emotivamente surriscaldato - a quanto si sta dicendo e ripetendo da oltre sessant’anni di conflitto arabo-israeliano. Ho sospeso quella promessa solo per argomentare - dal mio punto di vista - la posizione del mio paese, l’Egitto, in merito alla guerra in atto: non mi andava giù, sinceramente, che una decisione strategica di grande saggezza venisse fatta passare per un vile tradimento. Ora mi ritrovo costretto a re-intervenire per commentare ciò che sta invece accadendo in Italia, sempre quale conseguenza di quella guerra.

Leggo infatti, sul quotidiano Il Tempo, di un mega-evento che ha radunato “la politica che conta” a sostegno di Israele, di una manifestazione parlamentare davanti a Montecitorio sempre a sostegno dello stato ebraico, di un ex-presidente della Rai che - probabilmente spiazzata dal fatto che Santoro abbia deciso di chiamare, per la prima volta, invece dei soliti “barbuti con la bava alla bocca” normalissimi ragazzi e ragazze di origine araba da contraporre alla soldatessa o riservista “sexy” di Tzahal di turno - abbandona una trasmissione perché, secondo lei, “al 99,9% filopalestinese”. Ebbene, a differenza di molti blogger che sono intervenuti, scandalizzati, per denunciare la parzialità della “politica che conta”, dei parlamentari schierati, dell’ex-presidente indignata, io voglio esprimere la mia più viva ammirazione per l’operato dell’ambasciata israeliana e della Comunità ebraica romana, di cui è presidente Riccardo Pacifici.

Perché la domanda di fondo che dobbiamo porci è questa: come mai, ogni volta che scoppia una guerra che coinvolge da una parte gli israeliani e dall’altra gli arabi, assistiamo - in occidente, in Italia - a questo spettacolo di solidarietà incondizionata a favore di Israele e di indignazione altrettanto incondizionata per qualsiasi cosa facciano gli arabi? Oltre a seguire cortei, urlare slogan, bruciare bandiere, alzare cartelli con la svastica, pregare davanti al Duomo e inviare un po’ di aiuti umanitari a Gaza, cosa si riesce a fare per la questione palestinese? Si riesce ad ottenere l’appoggio dei “politici che contano”? No. Si riesce a portare qualche centinaio o almeno qualche decina di parlamentari ad una manifestazione a favore della Palestina? Niet. Si riesce ad influenzare l’opinione pubblica a favore dei palestinesi? Neppure. C’è qualche giornalista che si alza indignato quando si dice qualche fesseria che riguarda gli arabi? Figuriamoci.

La comunità ebraica, invece, ci riesce eccome. Più di 2200 persone “che contano”, infatti, erano schierate l’altro giorno a favore di Israele. Sui media, invece, stendiamo un velo pietoso. La domanda che dobbiamo porci è perché? I sostenitori di Israele sono forse più intelligenti? più istruiti? più colti? più ricchi? La risposta è no. E’ vero che la comunità araba e musulmana è di recente immigrazione, con tutti i problemi che ne conseguono, mentre quella ebraica ha una lunga storia (non sempre felice) in questo paese. Ciò non toglie, però, che anche la comunità arabo-islamica vanti risorse - umane e finanziarie - per nulla trascurabili. I mezzi per essere “mediaticamente competitiva” e “politicamente efficace” ci sono. E allora qual’è il problema? Che i musulmani non sono uniti? Neanche gli ebrei lo sono: chi segue le diatribe interne delle comunità ebraiche sa benissimo che le opinioni possono essere fra le più disparate. Il problema è l’organizzazione: le comunità ebraiche, nonostante l’ebraismo non preveda nessuna gerarchia religiosa, sono organizzate. Sanno fare “lobbying” nel senso positivo del termine: esercitare pressioni sui rappresentanti politici per condizionarne le decisioni. Hanno presidenti eletti, consiglieri, consulenti. Quando si prende una decisione, c’è un solo portavoce che la riferisce: quella è la posizione della Comunità, poi i singoli possono anche non condividerla. Pensano nel breve, medio e soprattutto lungo termine.

I musulmani invece non solo sono divisi, ma sono anche disorganizzati: chiunque si sente autorizzato a spacciarsi per “rappresentante”, a rilasciare interviste e dichiarazioni, a spararla grossa. Poi si scatena il solito teatrino di accuse e recriminazioni: “ma quello è un macellaio che non capisce niente di politica estera”, “ma quello è un venduto traditore della causa palestinese” e via di questo passo, con il risultato che si screditano tutti a vicenda davanti a quelli “che contano”. Di lobbying, neanche l’ombra: spesso e volentieri si esprimono pareri e si decidono iniziative contradittorie senza valutare minimamente le conseguenze. Non si pensa al dopo. E in effetti, puntualmente, si verificano veri e propri disastri: I politici fanno a gara per prendere le dovute distanze, la condanna è sempre bipartisan, l’intesa con lo stato si allontana mentre i decreti di espulsione piovono. La domanda sorge quindi spontanea: non sarà mica colpa nostra se i palestinesi si trovano ora in questa situazione e nessuno osa stare dalla loro parte?

* Ogni riferimento a fatti realmente accaduti, a persone realmente esistite o esistenti o libri effettivamente pubblicati è puramente casuale.

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Gen 18

Le donne del Darfur sono da sempre le principali vittime del conflitto in atto nella regione sudanese dal febbraio 2003. Continuano sia nei villaggi che nei campi profughi, da parte delle milizie arabe, i rapimenti di giovani e adolescenti con lo scopo di utilizzarle come mano d’opera non pagata, per la schiavitù sessuale o per matrimoni forzati. L’ultimo tentativo, per fortuna sventato, è avvenuto nella zona Occidentale del Darfur.
Sei profughe ospitate nel campo di accoglienza di Hassa Hissa sono riuscite a scampare a un terribile destino solo grazie all’intervento dei militari della missione di pace dell’Onu.
Le sventurate protagoniste di questo episodio erano state catturate fuori dall’area sorvegliata mentre raccoglievano la legna da ardere per cucinare e riscaldarsi.
A lanciare l’allarme sono stati i cooperanti impegnati nel campo, che hanno inviato un’informativa al centro operativo della zona Ovest dell’Unamid.
Dopo i primi accertamenti, un convoglio composto da una squadra del comparto sicurezza ha raggiunto l’area in cui è avvenuto il rapimento ed ha effettuato un sopralluogo.
Nel giro di poche ore i peacekeeper sono riusciti a mettersi sulle tracce dei rapitori. Secondo le informazioni rese note dal comando generale, i fuggitivi sentendosi braccati e capendo che i militari erano ormai a pochi chilometri di distanza da loro, hanno rilasciato le donne che sono state trovate in discrete condizioni ma molto provate e spaventate.
Hassa Hissa, dove hanno fatto rientro le rapite, è uno dei cinque campi profughi nell’area di Zalingei che ospita120.000 persone.
Nelle scorse settimane un gruppo armato di miliziani ha attaccato il centro di accoglienza, distruggendo strutture ed equipaggiamenti, tra cui cinque pompe di acqua. Alcuni giorni dopo, gli stessi militari hanno ucciso il capo villaggio locale, Musa Abakr Posh, entrando nella sua abitazione e saccheggiando tutto quello che hanno potuto.
Ma l’obiettivo principale dei janjaweed restano le donne. Lo sono sempre state, dall’inizio di questa sporca guerra e lo saranno ancora perché più deboli.
Le loro denunce, le storie di queste vittime predestinate, sono uno squarcio profondo su una realtà per troppo tempo taciuta o riportata in modo distorto (da molti) e con grande difficoltà e rischi (da pochi). Tutto ciò perché le loro testimonianze riescono a superare raramente i confini della censura sudanese.
Ma non è tutto.
Le donne del Darfur sono due volte vittime. Alcune poco più che bambine, quando sopravvivono allo stupro e non riescono a nasconderlo vengono rifiutate dai mariti o dai padri e allontanate dalle comunità in cui sono nate, cresciute e hanno messo al mondo i loro figli. E nessuno può impedirlo.
Sono pochi gli uomini che decidono di contrapporsi alla retrograda mentalità di questa gente, che vive in un mondo maschilista, dove la donna viene considerata meno di niente.Firma l’appello on-line di Italians for Darfur!
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Gen 18

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Gen 18

Lucia Annunziata ha fatto bene a strapparsi il microfono in diretta da Santoro…

trovo assolutamente inaudito che una trasmissione televisiva italiana si schieri così faziosamente dalla parte della verità!

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Gen 18

C’era una volta un tale, io, che

allettato dall’offerta di ENI per cambiare gestore del gas di casa, decide di chiamare il numero verde e di informarsi, (marzo 2008).

Convinto delle argomentazione decido di farmi inviare il contratto per passare ad Eni come gestore gas.

Il tempo passa e non sento più niente, ad aprile richiamo il call centre per ribadire la mia intenzione di diventare cliente ENI: l’interlocutore si scusa per il contrattempo e mi rassicura che a breve riceverò a casa la documentazione necessaria.

Arriva l’estate e, a giugno, non avendo ancora ricevuto niente, richiamo il call centre spiegando che se non mi ritengono un possibile cliente valido, mi rivolgerò altrove, (a quel punto dovevo capire che qualcosa non funzionava ma la testardaggine…). Ricevo finalmente i documenti contrattuali, li sottoscrivo e, a fine luglio arriva la risposta di Eni dove mi si dice che la mia richiesta è stata accolta e, dal 1° settembre 2008, sarò, a tutti gli effetti, cliente ENI.

Arriva l’autunno, i primi freddi ed io, come tutti gli italiani, accendo il riscaldamento che, purtroppo, quest’anno sarà salatissimo.

Passano i mesi e, sotto Natale, visto il gran freddo ed i termosifoni bollenti, non avendo ricevuto alcuna fattura, chiamo il call centre, (sempre loro), per chiedere spiegazioni.

Morale: non sono ancora cliente a tutti gli effetti, quindi non mi mandano le fatture ma, sono talmente buoni che mi hanno già anticipato che, in caso di conto molto salato, potrò rateizzare, (che consolazione). Mi suggeriscono di mandare un fax al centro documentale di Napoli per ricevere risposta sollecita; mando il fax, ma nulla cambia, richiamo il call centre, (ebbene si, sempre quello), e loro mi ripetono per la terza volta, che manderanno un sollecito.

Siamo così arrivati al 16/01/09: continuo a ricevere il gas dall’Eni senza esserne cliente e senza sapere quanto mi costerà questo scherzetto, conscio solo che nessuno si è preso la briga di sistemare la faccenda.

Ora so di essere importante per ENI.

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Gen 18

Fino ad oggi quando un’etichetta discografica ci segnalava una violazione di copyright su un video caricato su YouTube, la risposta era immediata: il video veniva bloccato, a meno che non venisse provato il contrario. Far rispettare i termini e condizioni d’uso, inclusa la policy sul copyright, non dava agli utenti molte alternative. Oggi queste alternative ci sono, due in particolare. Chi ha caricato un video può infatti modificarlo, togliendo la traccia audio coperta da copyright oppure sostituendola con una libera da diritti, avvalendosi della funzioneaudio swap“. A fronte di questa decisione c’è un duplice obiettivo, da una parte rispettare le leggi in vigore sulla tutela dei diritti d’autore e dall’altra continuare ad incentivare lo sforzo creativo degli utenti di YouTube, che potranno mantenere live il loro video optando per una delle alternative proposte loro.

Scritto da: Alessio Cimmino, Corporate Communications & Public Affairs Sr. Associate


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Gen 18

Questo è il titolo di una lettera che andrebbe letta con attenzione e riletta tutte le volte che si blatera su tali argomenti. Incollo soltanto le prime righe. Per intero si trova qui. (Per le note presenti in questa prima parte rimando al link.)
Come è noto, la Corte di Cassazione ha recentemente riconosciuto il diritto di poter sospendere nutrizione e idratazione artificiali (NA) in un paziente in Stato Vegetativo (SV) del quale era stata comprovata una chiara volontà in tal senso (1).
Nel nostro paese, contrariamente a ciò che succede nel mondo (2-8), un documento del Comitato Nazionale di Bioetica del 30.12.2005 (9), peraltro approvato nonostante 13 autorevoli “dissenting opinions”, mette in dubbio che la NA nello SV possa essere considerata “atto medico”, in pieno contrasto con quanto stabilito dalle Società Scientifiche che si occupano di NA (10-12) e cioè che:

a) la NA richiede competenze medico-farmaceutiche ed infermieristiche specializzate (valutazione dei fabbisogni, scelta della miscela nutrizionale e della via di somministrazione, monitoraggio dell’efficacia, prevenzione e gestione delle complicanze) (13);

b) per disposizioni regionali l’erogazione della NA deve essere svolta da “team nutrizionali” (medici, farmacisti, infermieri operanti in ospedale e sul territorio) (14).
In linea con queste ultime considerazioni, la Corte di Cassazione ha affermato che “non vi è dubbio che l’alimentazione e l’idratazione artificiale con sondino nasogastrico costituiscono trattamento sanitario” (15).

Ci preoccupa poi il contenuto di un “Glossario” redatto per chiarire il significato della terminologia (16) riguardante lo SV e la sua reversibilità, prodotto dal Gruppo di Lavoro “Stato vegetativo e stato di minima coscienza” (GdL) costituito il 24.10.2008 presso il Ministero del Lavoro della Salute e delle Politiche Sociali.

Che cosa si sa oggi circa la reversibilità dello SV? Sappiamo che si possono considerare potenzialmente reversibili gli SV che durano per tempi inferiori alle soglie individuate nel documento della Task Force on SVP del 1994 (17-18) in quello del Royal Medical College di Londra del 2003 (19) e nel documento sugli SV post-anossici dell’American Academy of Neurology del 2006 (20) (un anno per gli SV post-traumatici, sei mesi per i non traumatici) considerati ancora oggi, dalla letteratura internazionale, come i documenti di riferimento.
Che la valutazione prognostica debba poi essere prudente e fatta caso per caso è assolutamente evidente ed anche il documento più antico (Task Force on SVP – 1994) riconosceva che le soglie temporali proposte avevano carattere probabilistico e non di assoluta certezza. Proprio da quest’ultimo fatto, gli estensori del Glossario traggono la conclusione che “è pertanto assurdo poter parlare di certezza di irreversibilità”.
Essi dimenticano così che la natura epistemologica della medicina fa sì che le decisioni sull’appropriatezza clinica debbano ancorarsi al grado più alto di minore incertezza e che la probabilità di un esito, acquisibile dalle evidenze scientifiche, non ne costituisce il reale valore, che invece solo il soggetto interessato gli può attribuire. Peraltro, gli estensori del Glossario, a sostegno delle loro tesi, citano ampiamente un singolo articolo, firmato da un singolo Autore, N.D. Zasler (21), che si limita a descrivere la storia dei termini con cui lo SV è stato designato nel tempo senza aggiungere alcuna nuova evidenza scientifica.
Un altro esempio di contrapposizione fra acquisizioni scientifiche e pronunciamenti istituzionali è offerto dal caso dei nati estremamente prematuri.
(Continua.)

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Gen 18

Commentando la vicenda delle scritte sugli autobus di Genova, Malvino rileva oggi («Il “laico” Giacalone», 16 gennaio 2009) un’evidente disparità nel modo di considerare la questione:
Tanto baccano per un messaggio che viene diffuso nel rispetto delle normative che regolano l’attività pubblicitaria, con totale addebito dei costi da parte di chi vuol diffonderlo, per giunta senza alcuna dichiarazione di intento proselitario; e neanche una protesta verso chi diffonde il messaggio opposto, occupando spazi enormi, spesso gratis e sempre col dichiarato fine di reclutare nuovi adepti alla fede: mi pare di cogliere una evidente sproporzione, non so voi.
Si dice che negare l’esistenza di Dio sia insultante per chi ci crede, ma non è chiaro perché la regola non possa valere in senso contrario. Malvino si chiede poi quale sia la causa di questa «patente discriminazione»:
il non credente sarebbe strutturalmente più forte a difendersi dal messaggio del credente, che strutturalmente lo sarebbe assai meno.
A dispetto di ogni presunta forza della fede, cosa rende il credente più vulnerabile alla “spiritosaggine”? La permalosità. Che, a ben vedere, altro non è che la misera proiezione terrena della divina pretesa ad essere la sola e vera Verità (“Non avrai altro Dio fuorché me”, nel Vecchio Testamento; “Chi non è con me, è contro di me”, nel Nuovo).
Il credente, dunque, meriterebbe questo tipo di rispetto (non gli si può dire in faccia che il suo Dio non esista); il non credente può farne a meno (gli si può dire in faccia che Dio c’è, insistendo, insistendo e insistendo a che si converta).
Ciò che un credente assume come un assurdo indimostrabile meriterebbe più rispetto della posizione atea o agnostica, e perché? Perché nessuna pretesa divina resta soddisfatta fino a quando non sia stata universalmente dichiarata legittima, e universalmente assecondata. Questa è un’ottima spiegazione, ed è probabile che in effetti la pretesa di proporsi come una verità universale sia in parte alla base di questa curiosa disparità di giudizio.
Ma c’è, sospetto, dell’altro. Nell’affanno di certe reazioni, nella moltiplicazione disordinata delle «risposte» (sono già ben tre i post di fila dedicati al fatto, per esempio, da parte del solitamente più contenuto Berlicche), nell’autentica angoscia che sembra aver colto alcuni, mi pare di intravvedere una reazione di autentica paura.
Timore della laicizzazione avanzante persino in Italia, di cui le scritte possono essere un sintomo? Anche, ma non solo. Lo dirò con le parole di un grande scrittore, Abraham B. Yehoshua (Ebreo, israeliano, sionista: concetti da precisare, trad. di Alessandro Guetta, Roma, Edizioni e/o, 1996, p. 76):
non esiste l’uomo religioso ma solo livelli determinati, più o meno intensi, di laicità […] i religiosi nel segreto del loro cuore non credono, ma fingono di essere credenti per paura di esprimere esplicitamente ciò che sanno bene: che Dio non esiste. Lo sappiamo tutti, nel profondo del cuore, che Dio – almeno, il Dio onnipotente e benevolo dei monoteismi – non c’è; ma alcuni non amano sentirselo ricordare.

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Gen 16

Quando fu lanciato lo spot Gorilla batterista per Cadbury Dairy Milk, avanzai dubbi sulla sua efficacia: mi sembrava un entertainment lontano dal prodotto, da una promessa motivante e, tra l’altro, non lo trovavo così divertente.

Ebbene, a un anno e mezzo dalla messa on air e on line del 90 secondi, Creativity Works 8 pubblica il case study, segnalandolo come esempio di eccellenza creativa che ha dato buoni risultati di vendite (+ 9%, nel breve termine), ha migliorato il rapporto brand-consumer, differenziato la marca, ri-motivato l’azienda.

Come affermano Chris Willingham e Lee Rolston nel documento:

“Abbiamo imparato quanto può essere forte il potere di una creatività irrazionale. A volte non puoi razionalizzare perché una cosa funziona o che cosa le persone prendono da essa.”

Il regista del Gorilla batterista è Juan Cabral (copy e direttore creativo in Fallon London): l’aggiornatissimo Federico Russo di My Predictions ha raccolto alcuni dei suoi lavori.

Insomma: il gorillone è salito in cattedra e mi ha impartito una bella lezione di branding: la farò fruttare senz’altro ;-)

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Gen 16

La Adler Tippa S per i titoli.
Il MacBook per i testi lunghi.
E c’è anche il portamine Pentel 0.9 con dentro mine morbide: per schizzi, scarabocchi, pensierini.

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Gen 16

Mi piace. (Peccato che non c’è un creativo italiano dentro…)
Annuncio per l’Ontario College of Art and Design. Grazie a guerrilla marketing defined.

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Gen 16

Ci son compleanni che valgono più di altri. Per me i dieci anni compiuti dal mestiere di scrivere di Luisa Carrada son qualcosa di importante. La continuità, la qualità e la consistente leggerezza del blog e del sito sono un dono (impagabile).
Ecco, questi sono i miei auguri personali e pubblici ringraziamenti a Luisa per la dedizione, la magia della sua scrittura e la profondità dei suoi suggerimenti.

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Gen 16

Denunciamo la presenza di PetroChina nel GlobalCompact dell’Onu

80 associazioni contestano violazioni dei principi fondanti sui diritti umani

Ottanta organizzazioni di 25 paesi – per lo più associazioni per i diritti umani, ma anche parlamentari statunitensi e canadesi e personaggi famosi come Mia Farrow, già in passato impegnata per il Darfur – hanno inviato una lettera aperta al Global Compact delle Nazioni Unite, in supporto alla denuncia presentata contro PetroChina, posseduta all’88% dalla China National Petroleum Corp (CNPC) che da tempo ha aderito a UNGC.
Noi siamo, in rappresentanza dell’Italia, tra i firmatari di questa lettera, indirizzata a Georg Kell Direttore esecutivo del Global Compact Office of the Secretary General.

Ecco il testo:

Mr. Georg Kell
Executive Director of the Global Compact Office of the Secretary General
United Nations New York, NY 10017

January 09, 2009

Distinto Dott. Georg Kell,

Il 12 maggio 2008, un’ampia base di organizzazioni della società civile ha esortato la United Nations Global Compact (UNGC) a usare la sua influenza e il diritto e prestigio dell’organizzazione per richiamare la PetroChina Co Ltd. (PetroChina), facente parte della UNGC, nell’interesse della popolazione del Sudan. In quella occasione, Lei inoltrò una lettera di denuncia alla PetroChina.

Da allora, Investors Against Genocide (IAG) e il Centre for Research on Multinational Corporations (SOMO) hanno sollecitato in forma privata i rappresentanti della UNGC a indirizzare i loro reclami alla compagnia petrolifera cinese. Il 15 dicembre 2008, dopo più di sette mesi senza alcuna risposta dalla PetroChina, IAG e la SOMO hanno inviato alla UNGC una denuncia formale della PetroChina, in quanto perpetrerebbe un “sistematico e palese abuso” del complesso dei principi e degli obiettivi della Global Compact.

Crediamo fermamente nei principi fondatori della Global Compact, che impone al mondo delle imprese il rispetto della protezione dei diritti umani universalmente riconisciuti e il loro sostegno e che assicura che esso non si renda complice degli abusi dei diritti umani.
I gravi abusi dei diritti umani in Darfur, Sudan, richiedono l’’applicazione urgente e risoluta di questi principi.

A dispetto di questi principi, la Petrochina, divisione quotata in Borsa della China National Petroleum Corporation (CNPC), il più grande partner industriale del Sudan nel settore petrolifero, è indiscutibilmente legata al regime che perpetua il violento conflitto in Darfur.

Chiediamo quindi che il Global Compact indirizzi formalmente e urgentemente il proprio grave reclamo alla PetroChina sulla base delle Integrity Measure della UNGC per “Accuse di violazioni gravi o sistematiche”.

Nel fare questo, il Global Compact assumerà una forte presa di posizione contro la violazione dei suoi principi di base. Tramite tale denuncia, la UNGC sosterrà l’importanza e il primato di quei principi, enfatizzando che il loro rispetto assiduo è sia atteso sia richiesto dai firmatari per evitare complicità negli abusi dei diritti umani, e che non è accettabile che essi vengano considerati semplici parole. Questa denuncia spingerà la PetroChina a prendere una decisa azione in merito spigendo altri nella regione che vorranno scongiurare prossime future penalizzazioni, stabilendo così un precedente per future simili crisi.
Crediamo che la UNGC, avendo creato le Integrity Measures, debba ora applicarle dato i gravi abusi dei diritti umani e la serietà di questa denuncia. Agire altrimenti indebolirebbe sotanzialmente l’influenza morale della UNGC.

Nell’’edizione dell’ Aprile 2008 della Compact Quarterly newsletter, Lei ha scritto:
“La società civile deve continuare a vigilare. Oltre a essere un partner fattivo, la sua continua vigilanza assicurerà che il commercio resista alla tentazione ti prendere facili scappatoie. Non è sufficiente che il business si concentri su specifiche possibilità di contrattazione mentre trascura aspetti fondamentali che sono altrettanto influenzati dalle loro operazioni.
Anzi, sarebbe sbagliato permettere ‘contropartite’ che servano ad ignorare altre responsabilità. Spero che la società civile non abbandoni il suo tradizonale ruolo di supervisore”.

Nello scrivere questa lettera, i firmatari cercano di adempiere alla responsabilità di agire come supervisore al fine di onorare le aspettative che ha stabilito innanzi. Crediamo che l’azione della UN Global Compact sosterrà e promuoverà la reale accettazione dei suoi principi fondatori. Speriamo insistentemente che l’applicazione di quei principi aiuterà a porre fine alle gravi violazioni dei diritti umani che si verificano in Darfur.

Prego indirizzi eventuali sue risposte a questa lettera a: info@investorsagainstgenocide.org.

Distinti salutiFirma l’appello on-line di Italians for Darfur!
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Gen 16



http://visualintifada.blogspot.com

Visual Intifada è un progetto che nasce in velocità a cavallo tra la rapida ennesima invasione di campo da parte di Israele e del suo esercito in territorio palestinese e il silenzio diffuso e devastante che ha imperato in queste ultime settimane. Nel frattempo, in Palestina, continuano a piovere bombe, in verticale, che uccidono vite umane e distruggono strutture e infrastrutture sociali spacciando, tra riflessi di distrazione di massa e arroganza sconfinante, le centinaia di morti come “legittima difesa”. La stessa “legittima difesa” che l’O.N.U., campione mondiale di “equidistantismo” e ipocrisia, impotente oggi in Palestina come ieri in Iraq, in più di una occasione ha bollato come stragista. Si chiamano azioni di guerra. Guerra.
Sappiamo che una lettera apostrofata è differente di una lettera accentata: mettiamo i puntini dove necessario chiamando le cose con il loro nome.

Non è nostra intenzione entrare nel merito della definizioni che mass-media ed esponenti politici danno al termine “terrorismo” per cercare di giustificare soprusi e attacchi continui e indiscriminati; non punteremo il dito contro qualcuno in una sorta di indice dei buoni e dei cattivi, tenendo una mano sugli occhi, a distanza di migliaia di chilometri.
Sarebbe facile, sarebbe quanto mai squallido. La storia italiana, senza alcun bisogno di andare a vedere quella di altri, ha impresso sulla pelle della gente l’opinabilità di questo significato. Allo stesso tempo, non è compito nostro disquisire sulla storia e sulle posizioni espresse da parte delle varie formazioni politico-militari palestinesi, indipendentemente dal fatto che, a tal proposito, ognuno di noi possa avere le proprie personali opinioni; il nostro interesse e questo progetto sono diretti espressamente alla Palestina e alla causa palestinese.

Come persone che operano all’interno di esperienze collettive nel campo della grafica e delle arti visive, già in passato abbiamo cercato di esprimere concretamente occasioni e pian di socializzazione e condivisione affinché, anche nell’ambito che ci vede quotidianamente attivi e, al contempo, al di fuori delle relative specificità e specialità, potessero emergere utili spunti di riflessione e momenti di iniziativa. Siamo consci del fatto che il nostro è e sarà un contributo del tutto trascurabile nell’ottica del panorama che riaffiorerà alla fine degli attacchi israeliani nella striscia di Gaza.
Tuttavia, oggi, le motivazioni che ci spingono a utilizzare immagini come pietre, in una per nulla simbolica intifada visiva, rimangono le medesime di sempre: essere presenti. Esserci.
Nervi e tessuto e ponte da qui a là e viceversa. Parole che si trasformano in immagini che diventano oggetti che esprimono un punto di vista, ragionamenti, fionde. Mezzi espressivi.

Mezzi espressivi

Il blog
Il blog sarà il nodo centrale del progetto, supportato a rete dagli spazi online/offline partecipanti. Raccoglierà i lavori che verranno inviati e testi in tema col tema in oggetto.

Sticker
Per tutto il periodo del progetto, Verranno disegnati, raccolti e messi in download una serie di sticker, veicolo di comunicazione facilmente riproducibile.

Un libro
Una selezione dei lavori presenti sul blog, verranno pubblicati all’interno di un libretto che verrà stampato e distribuito a sostegno della circuitazione del progetto e co l’obiettivo di raccogliere fondi da destinare ad una organizzazione sociale palestinese.

Serigrafie
Una ulteriore selezione porterà alla realizzazione di 5 tavole stampate in serigrafia che verranno anch’esse messe in vendita con le medesime finalità della rivista.

Esposizioni
Come ulteriore iniziativa pubblica del progetto, verrà organizzata una esposizioni con i lavori inviati al blog; prevista come modulare, la mostra avrà la capacità di girare di città in città. Parallelamente verrà organizzata una esposizione monografica su Naji al Ali, il disegnatore di Handala, simbolo della causa palestinese, assassinato nel 1987.

I fondi raccolti dalla vendita dei materiali verranno interamente destinati ai The Union of Palestinian Medical Relief Committees, realtà di base operante in campo medico, fondata nel 1979 da un gruppo di medici e assistenti per sopperire alle inadeguate strutture mediche palestinese a causa della decennale occupazione militare israeliana. Si tratta di una delle più grandi ONG presenti in Palestina. Opera prettamente in campo medico e scolastico.

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Gen 16

Oggi 14 gennaio 2009 il tasso euribor a 6 mesi che è il valore di riferimento per i mutui a tasso variabile, è passato a 2,631% rispetto al 2,945% del 2 gennaio, il che significa 0,3 punti percentuale in meno in soli 12 giorni.
Tasso euribor 2009
La situazione che il tasso interbancario euribor si sta presentanto in questi giorni è considerata una vittoria per coloro che hanno mantenuto il tasso variabile a denti stretti, per chi ha stiputato un mutuo ventennale di almeno 100.000 euro significa 150 euro in meno sulla rata mensile il che non è poco, se poi diamo ascolto alle voci che danno per domani giovedì 15 gennaio un ulteriore taglio dei tassi di interesse da parte della BCE, pari al 0,25% in meno, potrebbe succedere che il tasso euribor scenda ulteriormente.

Adesso entra in vigore una domanda che si stanno ponendo tutti i mutuatari a tasso variabile:  Conviene restare con questa tipologia di mutuo o cambiarlo in fisso in un tasso di interesse molto basso? purtroppo la sfera magica non ce l’ha nessuno, quindi dobbiamo basarci sul nostro istinto o sulla buona fede degli operatori di banca.

fonte: www.trading-italia.biz » Vai al post originale

Gen 16

Su Il Riformista di ieri. Niente da aggiungere da parte mia. Solo un ringraziamento a Claudia Mancina.
Non si placano le polemiche su Rachida Dati, la ministra francese della giustizia, comparsa al consiglio dei ministri solo cinque giorni dopo il parto. Accusata di tutto: di inadeguatezza materna, di presenzialismo eccessivo, di bieco attaccamento al potere, e infine anche di nuocere alle donne, perché con il suo precoce ritorno al lavoro metterebbe in discussione il congedo di maternità! Perfino l’unica che si è messa fuori dal coro, Ségolène Royal, lo ha fatto più per attaccare Sarkozy che per difendere lei. E gli stessi media che poche settimane fa osannavano Sarah Palin perché riuniva in sé le caratteristiche della mamma e della politica, hanno tirato la croce addosso a una donna che sta tentando di fare proprio la stessa cosa.
Troppo zelo, veramente. I ruoli di grande potere, come quello di ministro o di manager, sono ruoli privilegiati ma insieme anche caratterizzati da un servizio illimitato: richiedono la disponibilità piena del proprio tempo, al di là di qualunque regola amministrativa o sindacale. Nessuno ha mai rimproverato a un ministro (maschio) di svalutare il diritto dei lavoratori al riposo se lavora la domenica o durante le vacanze, come spesso avviene. Solo una contenuta ammirazione ha accolto i non pochi ministri (maschi) che sono tornati al lavoro dopo poche ore da un non grave intervento chirurgico. Ma la partecipazione della Dati al consiglio dei ministri scandalizza, perché viene letta come una sottrazione al comune destino delle donne, che si presume segnato dalla debolezza.
Forse la vera colpa di Rachida Dati è di essere bella, elegante, e di aver allegramente partorito una figlia senza dichiararne il padre. Sarah Palin era più rassicurante, perché comunque le sue attività erano svolte sotto l’egida protettiva del marito e nell’ambito di una visione ipertradizionalista della famiglia. La ministra francese, così cone quella spagnola, che qualche mese fa scandalizzò andando a visitare le truppe col pancione, e oggi si è attirata nuove critiche perché si è rifiutata di andare a una cerimonia delle forze armate in abito lungo, trasmette un’immagine di donna forte che non trae la sua forza dalla maternità, ma nello stesso tempo non rinuncia alla maternità. Forse è proprio questo il punto. Come la governatrice dell’Alaska, le due ministre tengono insieme il ruolo di donna in carriera con quello di madre, ma li articolano in modo molto diverso da lei. In questo caso la maternità non è fonte di identità sociale, ma un elemento, per quanto importante, della costruzione della propria vita. Costruire la propria vita è proprio ciò che non si perdona alle donne, soprattutto quando raggiungono livelli alti. Ma l’assurdo è che sono le stesse donne a non perdonarlo alle loro simili.
Accade così che nella critica alla Dati, come ieri nella critica a Carmen Chacon, convergano due motivazioni molto diverse. Da un lato c’è il tradizionalismo ottuso di chi a fatica sopporta di vedere una donna nei luoghi e con i simboli del potere, e quindi è turbato dal fatto che questa donna, invece di rimuovere, nascondere, o meglio ancora sopprimere, la sua fisicità femminile, la esibisca tranquillamente: riassumendo il suo ruolo pubblico subito dopo il parto, e addirittura con i tacchi a spillo!, Rachida Dati ha fatto uno sberleffo a quanti vedono nella gravidanza e nel parto eventi limitanti, un doveroso handicap per le carriere femminili. Ha detto: io sono qui, e non mi metterete da parte perché sono una debole donna. Dall’altro lato c’è il bigottismo femminista-socialista, che in nome di un pensiero ortodosso e di un perbenismo egualitarista non perdona a una donna di sottrarsi all’aura vittimista che si presume propria della condizione femminile. In realtà non le perdona di essere una donna forte, indipendente, e di non voler pagare tutto questo col sacrificio del suo normale desiderio di maternità. Anche a questo bigottismo Rachida ha fatto uno sberleffo, mostrandosi come una donna che non ha bisogno delle (preziose) tutele previste per le donne. Ha detto: le tutele sono una difesa e un’opportunità, non un vincolo. Pensarle come un vincolo, anche nel caso di lavori “speciali” come quello di ministro, significa umiliare l’ambizione femminile.
Non sappiamo se le due ministre saranno delle buone madri. Speriamo di sì, per il bene dei loro piccoli, ma non è una cosa rilevante per il giudizio da dare di loro come ministre (del resto è ben noto che non basta stare a casa con i figli per essere buone madri). Intanto la loro presenza lì, sul palcoscenico del potere, con il loro corpo di donne e di madri è un vero evento simbolico, con buona pace dei bigotti e delle bigotte di destra e di sinistra.

fonte: bioetiche.blogspot.com » Vai al post originale

Gen 16

Botta e risposta a proposito delle scritte dell’UAAR sugli autobus di Genova (Donatella Alfonso, «Ateo-bus, la rivolta degli autisti. “No alla scritta, obiezione di guida”», La Repubblica, ed. di Genova, 15 gennaio 2009):
Marta Vincenzi (sindaco di Genova): «Regalerei volentieri a Gasparri [che l’aveva attaccata] una piccola biblioteca sulla filosofia di base».
Maurizio Gasparri: «Non accetto le minacce della Vincenzi».

fonte: bioetiche.blogspot.com » Vai al post originale

Gen 14

Darfur : una questione strumentale ai media o vice versa

I ku ya j’esin

(prima la morte che la perdita di dignità)

si sente dire in Africa a memento che la dignità veicola direttamente il significato del sé.

Mo, ti gun’ke, moti so.. faka, fiki..

(non ha futuro chi non influenza il presente)

si sente cantare in Africa a memento che non si può restare a guardare.

A distanza di quasi 6 anni ( a febbraio scatta il giro di boa) il Sudan continua ad essere devastata dalla più vasta emergenza umanitaria : la crisi nel Darfur.

A distanza di 6 anni, il Darfur è rimasto il luogo della più grande operazione di aiuto umanitario nel mondo, con più di 80 organizzazioni e di 15.000 operatori compreso il personale di 2.000 esponenti di MSF che forniscono assistenza in una regione in cui un terzo della popolazione è stato costretto al nomadismo dal conflitto. Ma nonostante gli sforzi internazionali, centinaia di migliaia di persone restano tagliate fuori dagli aiuti, migliaia sono a rischio di perdita dell’assistenza a seguito di Frontlines instabili, che oscillano su alleanze ballerine tra le fazioni armate, di attacchi mirati anche nei confronti degli operatori umanitari , e anche a causa dell’incremento delle restrizioni da parte del governo alla fornitura di assistenza umanitaria. Undici operatori sono stati uccisi nel Darfur nel 2008 e 189 i rapiti , secondo le Nazioni Unite. MSF è stato anche vittima di attacchi e saccheggi nella regione.

ascolta tu stesso

Gen 14

fonte: politicalcomic.blogspot.com » Vai al post originale

Gen 14

Arte e tecnologia si fondono per offrirvi un’esperienza unica: siamo entusiasti di presentare un nuovo livello su Google Earth che permette di ammirare le riproduzioni dei capolavori del Museo del Prado ad altissima risoluzione.

Il Prado, uno dei musei più importanti a livello mondiale, ospita nelle sue ricche collezioni opere di celebri pittori fiamminghi e spagnoli (Rubens, Rembrandt, Dürer, Goya, Velàzquez…), tra cui spiccano maestri italiani come Raffaello, Tiziano, Tiepolo e Beato Angelico: da oggi è anche il primo museo al mondo a permettere l’accesso ai propri capolavori attraverso Google Earth.

Esperti d’arte, studiosi e semplici appassionati di ogni parte del mondo potranno ammirare i più piccoli dettagli di questi dipinti, come il tocco delle pennellate o le crepe nella tela. Le opere infatti, grazie a una tecnologia sofisticata, sono state riprodotte in altissima risoluzione: ciascuna fotografia contiene 14.000 milioni di pixel, che consentono di esaminare l’immagine e scoprirne dettagli che possono sfuggire a occhio nudo, come la piccola ape su un fiore ne “Le Tre Grazie”, le lacrime sui volti dei personaggi nella “Deposizione” e le complesse miniature del “Giardino delle Delizie”.

Per accedere al livello Museo del Prado su Google Earth seleziona Edifici in 3D nel pannello in basso a sinistra e digita “Prado” nella casella di ricerca. Sarai trasportato alla ricostruzione in 3D del museo, dove potrai cliccare sull’icona per visualizzare i capolavori.

Per maggiori informazioni, è possibile visitare la pagina dedicata al progetto: google.it/prado.

Buona visione!

Scritto da: Fabio Ercolani, Product Marketing Manager


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Gen 14

Non molto tempo fa per trovare risposta ad un quesito era necessario, nel migliore dei casi, raggiungere la biblioteca più vicina. Oggi, i motori di ricerca ci consentono di accedere istantaneamente a un’incredibile quantità di informazioni, senza allontanarsi da casa. Strumenti come: email, libri e foto online, o chat video ci consentono di aumentare la nostra produttività diminuendo al contempo il bisogno di mezzi di trasporto e di carta.

Tuttavia, oggi che i computer sono sempre più presenti nella nostra vita, l’information technology tende a consumare quantità di energia sempre maggiori. Google prende molto sul serio l’impatto ambientale che ne deriva. Per questo abbiamo progettato e installato in tutto il mondo data center all’avanguardia in termini di risparmio energetico, riducendo al minimo il dispendio energetico derivante dalle ricerche effettuate su Google. Basti pensare che nell’arco di tempo necessario per eseguire una ricerca, un comune personal computer consuma una quantità di energia superiore a quella impiegata da Google per restituire i risultati.

Di recente, alcune fonti hanno riportato delle stime più alte, affermando che mediamente per una ricerca su Google viene consumata “metà dell’energia impiegata da un bollitore da tè”, con un’emissione di 7 grammi di CO2.
Abbiamo pensato che fosse importante spiegare perché questo numero è di gran lunga superiore alle nostre stime. Google è veloce: normalmente per una ricerca vengono restituiti risultati in meno di 0,2 secondi. Le ricerche presentano diversi gradi di complessità, ma di norma i server che le elaborano lavorano per alcuni millesimi di secondo.
Se a questo dato si aggiungono altre operazioni che avvengono prima di eseguire una ricerca (ad esempio, la generazione dell’indice di ricerca), si ottiene un valore di 0,0003 kWh per ricerca effettuata, pari a 1 kJ.

Per fare un paragone, considerando che un adulto medio necessita di 8.000 kJ al giorno di energia assimilabile attraverso il cibo, una ricerca su Google utilizza la stessa quantità di energia che il corpo umano brucia in 10 secondi.
In termini di emissione di gas serra, una ricerca su Google equivale a circa 0,2 grammi di CO2. L’attuale normativa della Commissione Europea sulle emissioni di gas di scarico stabilisce una soglia di 140 grammi di CO2 per chilometro, sebbene la maggior parte delle automobili non raggiungano ancora questi livelli. Per ogni chilometro percorso, un’auto produce, in media, gas serra pari a un migliaio di ricerche su Google.

Abbiamo fatto notevoli passi in avanti per ridurre il quantitativo di energia utilizzato dai nostri data center e nonostante ciò continuiamo a cercare fonti rispettose dell’ambiente e vantaggiose per soddisfare il nostro fabbisogno energetico. Nel 2008 Google.org, il nostro ramo filantropico, ha investito 45 milioni di dollari in tecnologie sperimentali per la produzione di energia pulita. E la scorsa estate, come parte del progetto “energia rinnovabile più economica del carbone” abbiamo creato un team interno di ingegneri che ha l’obiettivo di studiare fonti energetiche non inquinanti.

Stiamo inoltre collaborando con molti altri membri della comunità IT per aumentare l’efficienza dei sistemi su ampia scala. Nel 2007 abbiamo cofondato il Climate Savers Computing Initiative, un gruppo che ha l’obiettivo di migliorare l’efficienza dei sistemi informatici.
Questo consorzio di tipo non-profit si pone l’obiettivo di dimezzare il consumo energetico prodotto dai computer entro il 2010, riducendo così le emissioni globali di CO2 di 54 milioni di tonnellate per anno. Un bel numero di bollitori da tè, non c’è che dire…

Scritto da: Google Italia Blog Team


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Gen 14

La storia ci insegna che è nei momenti di rallentamento che emergono le realtà di business davvero vincenti e quello odierno è senza dubbio il primo, serio rallentamento da quando ha avuto inizio quella che molti hanno battezzato come l’era digitale.
Pur non sapendo per quanto tempo si protrarrà l’attuale periodo di incertezza economica, è evidente che avrà un forte impatto su numerose famiglie e attività di business.
Eppure, l’attuale era digitale segna un forte cambiamento rispetto al passato che non può essere omesso dall’analisi degli eventi. Ci troviamo infatti di fronte ad un accesso di massa a informazioni, strumenti e tecnologie che rendono possibili nuovi comportamenti e che difficilmente subirà rallentamenti.
Un contesto come l’attuale non può che favorire un’ulteriore adozione di tecnologie digitali e un maggiore uso di Internet. Resta da capire quali saranno le imprese capaci di capitalizzare da questa contingenza.

Oggi ci sono 1,4 miliardi di persone online in tutto il mondo, quasi il 20% della popolazione mondiale. In Italia si stima che 27,6 milioni di persone, in crescita rispetto allo scorso anno, navighino in rete per informarsi, divertirsi, comunicare, acquistare e documentarsi per poter prendere decisioni sempre più ponderate.
Osservando le dinamiche dei consumatori di oggi, le aziende possono sfruttare la tecnologia e i media digitali per essere più flessibili, efficaci e mirate nel far crescere il loro business in un periodo di rallentamento.

I consumatori si fidano delle informazioni e delle opinioni che trovano online. Con i budget domestici sempre più limitati a loro disposizione, usano Internet ancora di più per cercare gli affari migliori, così come dimostra la crescita dell’oltre 20% di ricerche di directories online. Inoltre, il risparmio sui divertimenti fuori casa favorirà un maggiore uso delle opportunità sociali e di intrattenimento offerte dalla rete.
Le ultime stime sul mercato dei social networking sui cellulari parlano di una crescita che, a partire dagli 82 milioni di utenti del 2007, raggiungerà entro il 2012, 910 milioni di utenti in tutto il mondo.
Inoltre, ogni minuto vengono caricate su YouTube 13 ore di nuovi contenuti video; un dato eccezionale che dimostra come le tecnologie digitali siano a tutti gli effetti parte della nostra vita e come al contempo stiano rivoluzionando l’accesso, la condivisione e la creazione di contenuti online.

Rispetto alle dinamiche di business, proprio l’immediatezza e il volume di informazioni disponibili online hanno modificato radicalmente il processo di acquisto dei consumatori che oggi si aspettano di trovare online un’ampia scelta di articoli a prezzi popolari e nella maggior parte dei casi anche di poter acquistare online quanto hanno visto in negozio servendosi dell’ausilio dei motori di ricerca.
Questi consumatori dell’era digitale non rappresentano più nicchie di mercato bensì oltre un terzo della popolazione italiana. Da una serie di indagini è infatti emerso che non si tratta esclusivamente di ragazzini, come spesso erroneamente si crede, ma di adulti, dai 25 ai 64 anni, e sempre più donne (42%).

Il marketing digitale, e in particolare il search marketing, rappresenta uno strumento mirato ed oggi più che mai efficiente per raggiungere questi consumatori ad un costo decisamente inferiore rispetto agli altri canali mediatici.
Internet consente alle aziende di mettersi sul mercato in modo flessibile e di raggiungere il giusto target di consumatori nel momento in cui sta manifestando un chiaro bisogno informativo, ripagando l’investimento dell’azienda per ogni centesimo speso.

Tra coloro che stanno apprezzando le opportunità offerte da questo mezzo vi sono le piccole e medie imprese che fino a poco tempo fa subivano le barriere d’ingresso dei mezzi di comunicazione tradizionali, privilegio di pochi, e che oggi hanno nell’online la risposta per ottenere visibilità in funzione del ritorno sugli investimenti.

Non c’è quindi da stupirsi se la quota di investimenti in advertising su Internet, al 9% del totale budget pubblicitario, raggiungerà il 13.6% entro il 2010 proprio grazie alla capacità del mezzo Internet di integrarsi con gli altri media e di generare risultati misurabili.

Ovviamente ci troviamo in un contesto dove è difficile assolutizzare qualunque stima. Non vi è mai stato un periodo di rallentamento così lungo e critico da quando la diffusione di Internet ha dato il via all’era digitale odierna.
Tuttavia una cosa è certa: le imprese che non rispondono al cambiamento di comportamento dei consumatori e alle nuove opportunità che si stanno creando rischiano di perdere di competitività nel mercato. Coloro che invece investono per costruire e consolidare la propria presenza online potranno trasformare la crisi in una grande opportunità di rafforzamento della propria impresa.

Scritto da: Massimiliano Magrini, Country Manager di Google Italia


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Gen 14

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Gen 14

Parte il nuovo master in bioetica ed etica applicata a Torino. Il Master è diretto da Maurizio Mori (gli altri docenti).
Dalla presentazione:
Il Master approfondisce, con taglio interdisciplinare, le principali questioni di bioetica emerse negli ultimi decenni nelle aree della biologia e della medicina, tenendo conto delle nuove possibilità che lo sviluppo scientifico consente nella cura della vita umana (etica bio-medica e infermieristica) e nel trattamento della vita vegetale (etica ambientale) e animale (etica degli animali).
Il Master si propone anche un confronto aperto con l’ambito della pratica clinica, attraverso l’inquadramento delle principali istanze della bioetica in campo deontologico, relazionale, medico-legale ed economico. La dimensione interdisciplinare, propria di questo Master, permette di avvicinare la cultura scientifica e quella umanistica, oggi troppo radicalmente separate, mettendo in luce il valore aggiunto di una formazione trasversale.Altre informazioni qui.

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Gen 12

E’ quasi completa la nuova applicazione per Facebook, il più importante social network italiano, creata per permettere una rapida circolazione dell’appello per il Darfur. Tra le pagine dell’applicazione è stata inserita anche una pagina informativa sulla crisi in corso.

http://apps.facebook.com/appellodarfur

Attiva anche la funzione FEED oltre che la selezione multipla degli amici (gli inviti possono essere inviati solo a coloro i quali non abbiano ancora aggiunto l’applicazione).
Qualora vi fossero suggerimenti di carattere tecnico non esitate a comunicarceli, grazie.
Vi prego quindi di coinvolgere quanti più amici potete nella speranza di destare un rinnovato interesse nelle drammatiche dinamiche della crisi in Darfur, anche alla luce delle ultime importanti novità, che potete leggere all’interno del nostro blog.

Firma l’appello on-line di Italians for Darfur!
http://www.italianblogsfordarfur.it -
Per informazioni sulla campagna on-line scrivi a:
blog[at]italianblogsfordarfur.it

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Gen 12

fonte: politicalcomic.blogspot.com » Vai al post originale

Gen 12

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Gen 12

Un emendamento della Lega Nord al disegno di legge anti-crisi richiede una tassa di 50 euro per il rilascio o rinnovo dei permessi di soggiorno dei cittadini stranieri e una fidejussione bancaria di ben 10.000 euro per gli extracomunitari che intendono aprire una partita Iva. Entrambi gli emendamenti - è stato annunciato - avevano raccolto il parere favorevole di governo e relatori, che - a polemica scoppiata - hanno smentito. Ovviamente ogni Stato è libero di intascare le tasse che più ritiene opportune. Ciò che è intollerabile però è che:

1) sia proprio la Lega Nord a proporre gli emendamenti in questione: evidentemente alla Lega fanno schifo gli immigrati, ma non i loro soldi.

2) che siano proprio gli immigrati regolari ad essere presi di mira: ormai è evidente che il problema non sono i clandestini, ma chiunque porti un passaporto non italiano.

3) la tassa di 50 euro (che va ad aggiungersi agli oltre 70 già pagati) corrisponda ad un servizio inefficiente (a voler essere gentili) che provvede a fornire, in mezzo a mille peripezie (a voler essere educati), permessi praticamente scaduti (nel frattempo l’extracomunitario è agli arresti domiciliari: può viaggiare solo entro i confini nazionali, tranne che in alcuni “periodi d’aria” concessi dal ministero verso il paese di origine).

4) chi ha proposto l’emendamento dica che “i costi per la gestione dell’immigrazione attualmente ricadono totalmente sulla fiscalità generale e quindi sulle tasche di tutti i cittadini di questo paese. Riteniamo necessario che anche gli stessi immigrati compartecipino e contribuiscano con una piccola parte a queste spese che li riguardano direttamente”. Come se gli immigrati non stiano già pagando tasse, imposte, contributi, gabelle e balzelli vari (al pari e forse anche più dei cittadini italiani).

5) che la fidejussione richiesta sia pari al capitale sociale minimo di una Srl. Una somma spropositata anche per i cittadini italiani, soprattutto in questo periodo di crisi.

6) che il gettito cosi generato venga destinato ai Comuni di residenza dei cittadini stranieri ma utilizzato per l’attuazione di politiche di sostegno alle sole famiglie italiane. Evidentemente, oltre a fare da badanti, gli immigrati devono fare anche da sponsor (a voler essere eleganti).

fonte: salamelik.blogspot.com » Vai al post originale

Gen 12


uno due tre quattro cinque sei sette otto nove dieci undici dodici tredici quattordici quindici sedici diciassette diciotto diciannove venti ventuno ventidue ventitré ventiquattro venticinque ventisei ventisette ventotto ventinove trenta trentuno trentadue trentatré trentaquattro trentacinque trentasei trentasette trentotto trentanove quaranta quarantuno quarantadue quarantatré quarantaquattro quarantacinque quarantasei quaranta sette quarantotto quarantanove cinquanta cinquantuno cinquantadue cinquantatré cinquantaquattro cinquantacinque cinquantasei cinquantasette cinquantotto cinquantanove sessanta sessantuno sessantadue sessantatré sessantaquattro sessantacinque sessantasei sessantasette sessantotto sessantanove settanta settantuno settantadue settantatré settantaquattro settantacinque settantasei settantasette settantotto settantanove ottanta ottantuno ottantadue ottantatré ottantaquattro ottantacinque ottantasei ottantasette ottantotto ottantanove novanta novantuno novantadue novantatré novantaquattro novantacinque novantasei novantasette novantotto novantanove cento centouno centodue centotré centoquattro centocinque centosei centosette centotto centonove centodieci centoundici centododici centotredici centoquattordici centoquindici centosedici centodiciassette centodiciotto centodiciannove centoventi centoventuno centoventidue centoventitré centoventiquattro centoventicinque centoventisei centoventisette centoventotto centoventinove centotrenta centotrentuno centotrentadue centotrentatré centotrentaquattro centotrentacinque centotrentasei centotrentasette centotrentotto centotrentanove centoquaranta centoquarantuno centoquarantadue centoquarantatré centoquarantaquattro centoquarantacinque centoquarantasei centoquarantasette centoquarantotto centoquarantanove centocinquanta centocinquantuno centocinquantadue centocinquantatré centocinquantaquattro centocinquantacinque centocinquantasei centocinquantasette centocinquantotto centocinquantanove centosessanta centosessantuno centosessantadue centosessantatré centosessantaquattro centosessantacinque centosessantasei centosessantasette centosessantotto centosessantanove centosettanta centosettantuno centosettantadue centosettantatré centosettantaquattro centosettantacinque centosettantasei centosettantasette centosettantotto centosettantanove cento ottanta centottantuno centoottantadue centottantatré centottantaquattro centottantacinque centottantasei centottantasette centottantotto centottantanove centonovanta centonovantuno centonovantadue centonovantatré centonovantaquattro centonovantacinque centonovantasei centonovantasette centonovantotto centonovantanove duecento duecentouno duecentodue duecentotre duecentoquattro duecentocinque duecentosei duecentosette duecentotto duecentonove duecentodieci duecentoundici duecentododici duecentotredici duecentoquattordici duecentoquindici duecentosedici duecentodiciassette duecentodiciotto duecentodiciannove duecentoventi duecentoventuno duecentoventidue duecentoventitré duecentoventiquattro duecentoventicinque duecentoventisei duecentoventisette duecentoventotto duecentoventinove duecentotrenta duecentotrentuno duecentotrentadue duecentotrentatré duecentotrentaquattro duecentotrentacinque duecentotrentasei duecentotrentasette duecentotrentotto duecentotrentanove duecentoquaranta duecentoquarantuno duecentoquarantadue duecentoquarantatré duecentoquarantaquattro duecentoquarantacinque duecentoquarantasei duecentoquarantasette duecentoquarantotto duecentoquarantanove duecentocinquanta duecentocinquantuno duecentocinquantadue duecentocinquantatré duecentocinquantaquattro duecentocinquantacinque duecentocinquantasei duecentocinquantasette duecentocinquantotto duecentocinquantanove duecentosessanta duecentosessantuno duecento sessantadue duecentosessantatré duecentosessantaquattro duecentosessantacinque duecentosessantasei duecentosessantasette duecentosessantotto duecentosessantanove duecentosettanta

nessuno è riuscito a leggerli tutti, vero?
Sono troppi, avete ragione!
Ma qualcuno reputa che duecentosettanta bambini morti a Gaza non siano ancora sufficienti.
A voi le parole… se ne avete!

fonte: lapennachegraffia.blogspot.com » Vai al post originale

Gen 12

Le Macchine Fotografiche Polaroid dopo il ritiro di poco tempo fa tornano nel mercato digitale con un nuovo e innovativo prodotto.

Polaroidmetterà sul mercato una fotocamera digitale che stampa direttamente sul posto. Il costo per questa fotocamera, in vendita da primavera, sarà intorno ai 200$i. È in grado stampare la foto (di piccola grandezza) mediante un procedimento nuovo che non ha nulla a che fare con il processo chimico della vecchia Polaroid.

Ecco una foto:
Polaroid Digitale Foto

fonte: www.trading-italia.biz » Vai al post originale

Gen 12

Che ad Eugenia Roccella manchi il dono del ragionamento (e tante altre condizioni necessarie per essere considerata un essere pensante) lo si sapeva già. Ma rileggere alcune delle solite sgangherate argomentazioni fa pur sempre, ancora e ancora, saltare sulla sedia.
Eccola prodursi in una splendida intervista, dalla quale prendiamo due risposte - siamo masochisti, ma entro certi limiti.
Onorevole, quali saranno i punti chiave della legge?

“La legge consentira’ a tutti di lasciare dichiarazioni scritte sulla volonta’ di trattamento nel caso che dopo grave malattia o incidente non possano piu’ comunicare le proprie volonta’. Ma alimentazione e idratazione devono essere escluse dal testamento biologico. Diverso e’ il caso della respirazione, legata a una macchina. Quanto al medico, la legge dovra’ recuperare una dialettica con il paziente anche se quest’ultimo non e’ in grado di comunicare: con nuove terapie, o in presenza di una diagnosi diversa, il medico potra’ interpretare diversamente la volonta’ del paziente. Un margine di autonomia che evitera’ il problema dell’obiezione di coscienza dei medici. Sono convinta che su questi temi si trovera’ una posizione condivisa in Parlamento”. Nessuna novità, come anticipato. Chissà se a forza di ripetere insensatezze convincerà qualcuno.
Ormai siamo giunti al punto che non si ritiene nemmeno necessario spiegare perché sulla nutrizione e sulla idratazione artificiali non potrei decidere io, ma qualcun altro. La risposta, quella vera, è sintetica: paternalismo, abuso, prepotenza.
Mascherata da cura e pietas, ovviamente.
Interrompere le terapie sara’ possibile, insomma, ma non alimentazione e idratazione: di fatto, nel caso di Eluana Englaro la nuova legge non cambierebbe le cose.

“Eluana non e’ una malata terminale, respira da sola e viene idratata e nutrita, cosi’ come viene accudita, massaggiata, coperta. Tutti atti primari, non terapie, che non possono essere negati a nessuno, come peraltro stabilisce la Convenzione Onu sui diritti dei disabili ratificata dal nostro Parlamento poco tempo fa”.Sarebbe come se domandassimo a qualcuno cosa vuole mangiare e quello ci rispondesse che ha litigato con il fidanzato.
Di commentare non se ne ha quasi più voglia. Solo un dettaglio: ha detto bene Roccella sul fatto che non si possano negare. Il guaio è che lei e quelli come lei vogliono imporli, qualunque sia la volontà del diretto interessato. E questo è ben diverso!
Sulle funamboliche analogie abbiamo già detto innumerevoli volte. Poveretta Rocella, speriamo che non si accorga mai di quanto sia inconsistente e scomposto il suo ragionare, di quanto sia intriso di prepotenza velata di ipocrisia, di quanto sia disonesto il suo tentar di essere acuta.
E poveretti noi che ci ritroveremo, con tutta probabilità, una pessima legge sul testamento biologico.
Una legge che manterrà solo la forma della libertà, per trattarci invece come una massa di idioti incapaci di decidere delle nostre esistenze.

fonte: bioetiche.blogspot.com » Vai al post originale

Gen 12

È in edicola il n. 29 di darwin, che contiene fra l’altro un mio breve pezzo sul testamento biologico (Giuseppe Regalzi, «Paternalismo morale»). Ecco l’incipit:
Il caso di Eluana Englaro ha acceso un vasto dibattito nel paese e avvicinato di molto l’approvazione di una legge sul cosiddetto testamento biologico. Ma come spesso accade nelle discussioni sui temi bioetici, anche stavolta l’insistenza martellante con cui molti degli argomenti sono stati proposti è sembrata inversamente proporzionale alla loro razionalità. Vediamo qui di seguito alcuni dei casi più significativi.

Molti sforzi sono stati profusi per dimostrare l’indesiderabilità o l’immoralità del concetto stesso di testamento biologico. Riferendosi in particolare a pazienti, come Eluana Englaro, da lungo tempo in stato di incoscienza, si avverte spesso che queste persone «potrebbero avere nel frattempo cambiato idea» – come se fosse possibile, in quelle tragiche condizioni, non solo avere un’idea ma anche mutarla. […]

fonte: bioetiche.blogspot.com » Vai al post originale

Gen 10


Marco Costa.


Salbitani Roberto.


Elisabetta Catalano.


Klaus Zaugg.


Hammacher Arno.

Grazie a Bibliostoria scopro che nel portale di Lombardia Beni Culturali c’è un’ampia raccolta fotografica: da perderci qualche mezz’ora senz’altro.
fonte: creativeclassics.blogspot.com »

Gen 10

Son contento che lo stile grafico di Lorenzo Petrantoni abbia conquistato il Newsweek: la cover è quella del numero doppio del 29 dicembre 2008. Bravo Lorenz!


fonte: creativeclassics.blogspot.com »

Gen 10

Nel primo pomeriggio il decreto 180 del ministro Gelmini è diventato legge grazie alla votazione (su cui è stata messa la fiducia) alla Camera: 281 i favorevoli, 196 i contrari, 28 gli astenuti. Tutto come da programma; il decisionismo del Partito delle Libertà e la testimonianza del Partito Democratico.

Dopo il sit-in organizzato dagli studenti romani sotto Montecitorio, avvenuto nella giornata di ieri, quest’oggi anche a Torino l’Onda ha voluto riportare in piazza la contestazione e l’opposizione alla “controriforma” Gelmini: durante la riunione dell’Assemblea No Gelmini a Palazzo Nuovo gli studenti e le studentesse hanno deciso di ritornare per le strade, indicendo un presidio sotto il Miur torinese. L’Onda è quindi partita, nel tardo pomeriggio, in corteo spontaneo dall’università, verso la sede del ministero dell’istruzione, attraversando il centro cittadino.

Il dissenso è stato esplicitato con il blocco del centro città, la pratica assunta fin dagli inizi della mobilitazione dall’Onda: due sono stati i blocchi messi in pratica dall’Assemblea No Gelmini, uno in via Pietro Micca e l’altro in via Roma, due arterie centrali della viabilità torinese, nel cuore di Torino. Il traffico è stato mandato in tilt, il centro bloccato.

Nonostante il nervosimo della digos e il sopraggiungere di numerose volanti della polizia l’Onda non si è fatta intimidire. Si è poi spostata ancora in corteo fin sotto la sede della Rai in via Verdi, concludendo poi a Palazzo Nuovo una protesta spontanea nata dentro un’assemblea che ha voluto portare per le strade la sua rabbia e determinazione.

Se ci bloccate il futuro noi blocchiamo la città!”

fonte: assembleanogelmini.blogspot.com »

Gen 10



Con la speranza che il 2009 sia l’anno della fine delle ostilità in Darfur, anche quest’anno all’Arè rock festival è stata istituita la sezione speciale “Una canzone per il Darfur”.

L’iniziativa,che scorso anno ha raccolto numerosi consensi, ha visto la partecipazione di due band, i Garnet(Taurisano,Lecce) e i Chendisei(Bari), che si sono anche esibite in occasione della “Notte Bianca”, nel concerto interamente dedicato al Darfur e che ha visto tra l’altro la presenza come ospiti di Andro I.D.(già tastierista dei Negramaro)e Dj Vivaz.

L’obiettivo è far conoscere a più gente possibile ciò che accade nella martoriata regione sudanese, attraverso un mezzo universale quale la musica, e riempire il buco mediatico causato dai media tradizionali.

Infatti, durante le serate anche quest’anno sarà possibile firmare l’appello di Italians for Darfur diretto a Rai, Mediaset e La7 per dare maggiore spazio all’informazione sulla guerra in Darfur.

Per informazioni ed iscrizioni clicca qui

Firma l’appello on-line di Italians for Darfur!
http://www.italianblogsfordarfur.it -
Per informazioni sulla campagna on-line scrivi a:
blog[at]italianblogsfordarfur.it

fonte: feedproxy.feedburner.com »

Gen 10

Darfur, 2 aerei pronti per missione italiana in ambito Onu
La pianificazione al Comando Operativo Interforze è in corso, si attende via libera
Roma, 7 gen. (Apcom) - Due aerei da trasporto italiani sono pronti a partire per la regione sudanese del Darfur, nell’ambito della missione di pace congiunta Onu-Unione africana (Unamid), approvata dal Consiglio di sicurezza dell’Onu nel luglio 2007 e operativa dal 31 dicembre 2007.”La pianificazione al Coi (Comando Operativo di vertice Interforze) è ancora in corso - fanno sapere ad Apcom fonti militari -, sono già pronti a partire due velivoli, un C-27J e un C-130J per il trasporto tattico. Al momento non è ancora stato deciso se la missione italiana comporterà l’impiego di entrambi o di uno solo”. Due giorni fa, il portavoce del ministro della Difesa, Luca Salerno, ha fatto sapere che “la partecipazione italiana alla missione internazionale in Darfur è già stata approvata, su proposta del Ministro La Russa, dal governo italiano all’interno del decreto che finanzia le nostre missioni”. Quindi ha aggiunto: “Spetta ora agli organismi internazionali dare il via operativo alla missione a cui la nostra Aeronautica Militare è già pronta”.Le Nazioni Unite hanno piú volte sollecitato gli Stati membri a fornire le attrezzature logistiche necessarie ai peacekeeper per operare in Darfur, una regione grande quanto la Francia e priva di infrastrutture. Lo stesso Segretario generale dell’Onu, Ban Ki-moon, ha ripetutamente chiesto la disponibilità a inviare soprattutto velivoli da trasporto. E nei giorni scorsi è giunta anche la disponibilità degli Stati Uniti a inviare due C17 per il trasporto di attrezzature all’Unamid.Un portavoce del comando Usa per l’Africa, Vince Crawley, ha precisato all’Herald Tribune che il Pentagono invierà due C-17 per trasportare le attrezzature necessarie all’Unamid, che rimarranno in Darfur solo il tempo necessario per scaricare i velivoli. Crawley ha dichiarato che i due aerei raggiungeranno il Ruanda per caricare 75 tonnellate di veicoli e altre attrezzature pesanti, per poi raggiungere il Darfur nelle prossime due o tre settimane. Il Dipartimento di Stato, invece, affiderà a un contractor il trasporto di 240 container di altre attrezzature, al momento bloccate a Port Sudan.Il conflitto scoppiato nel febbraio del 2003 ha causato almeno 300.000 morti e oltre 2,5 milioni di profughi. Secondo l’Unicef, sono circa 2,3 milioni i bambini colpiti dalla guerra in Darfur.

I nostri sforzi sembra che non siano stati vani… ma aspettiamo che effettivamente questi veivoli arrivino in Darfur prima di cantare vittoria! Firma l’appello on-line di Italians for Darfur!
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Gen 10

Il ministro della Difesa Ignazio La Russa ha annunciato, attraverso il suo portavoce che ha risposto al nostro comunicato, che il Governo ha approvato la sua proposta di inviare mezzi e uomini in Darfur e che si aspetta solo l’ok dagli organi internazionali. Vi allego la replica alla nostra dichiarazione e la controreplica.
A presto.
Antonella

DARFUR: DIFESA, PARTECIPAZIONE GIA’ APPROVATA DA GOVERNO =

(AGI) - Roma, 5 dic. - “La partecipazione italiana alla missione internazionale in Darfur e’ gia’ stata approvata, su proposta del Ministro La Russa, dal Governo Italiano all’interno del decreto che finanzia le nostre missioni”. E’ quanto precisa il portavoce del ministro della Difesa, Luca Salerno che aggiunge: “Spetta ora agli organismi internazionali dare il via operativo alla missione a cui la nostra Aeronautica Militare e’ gia’ pronta”. (AGI) Vim 051800 GEN 09 NNNN

DARFUR: ONG, BENE LA RUSSA SU IMPEGNO ITALIANO
(V. ‘DARFUR: PORTAVOCE LA RUSSA, IMPEGNO…’ DELLE 18 CIRCA) (ANSA) - ROMA, 5 GEN - ‘Siamo lieti delle conferme che giungono dal ministero della Difesa e ringraziamo il ministro La Russa della sensibilita’ dimostrata verso la crisi del Darfur e di aver accolto gli appelli a dare un contributo fattivo alla missione in Darfur rivolti al governo dalla nostra associazione e da molti parlamentari italiani, sia di centrodestra che di centrosinistra’. E’ quanto rende noto l’associazione Italians for Darfur.’Restiamo in attesa che gli organismi internazionali - conclude Italians for Darfur - diano l’ok per l’avvio operativo alla missione a cui la nostra Aeronautica Militare e’ gia’ pronta a partecipare, come reso noto dal portavoce del ministro della Difesa’. (ANSA).COM-NE 05-GEN-09 19:46 NNNNFirma l’appello on-line di Italians for Darfur!
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Gen 10

Repubblica

Ha trent’anni e, ora che pubblica il suo secondo album Paura di nessuno, il rapper Amir è stanco di dover spiegare a tutti che nonostante il nome e il colore ambrato della pelle, lui è un cittadino italiano. Nato a Roma e cresciuto nella periferia di Tor Pignattara in mezzo ad altri ragazzini romani come lui, ci ha riflettuto su un po’ di tempo, e dopo aver partecipato a tante trasmissioni in cui alla fine inevitabilmente gli chiedevano cosa si mangiasse a casa sua, o gli estorcevano pareri sull’Islam e sul terrorismo internazionale, ha deciso che era venuto il tempo di mettere un punto fermo in musica sull’argomento, alla sua maniera, dunque in rap. E allora è nato il pezzo Non sono un immigrato in cui Amir Issaa, 30 anni, figlio di madre italiana e papà egiziano, cita la canzone dell’orgoglio nazionale per antonomasia, L’italiano di Toto Cutugno, quella del verso “Lasciatemi cantare, perché ne sono fiero/ Sono un italiano, un italiano vero”.

E cosa è successo?

“È successo che sono stato sommerso dalle mail di tanti ragazzini immigrati e figli di immigrati che mi hanno criticato, che mi hanno detto: che fai, ti vergogni? La verità è che non mi vergogno affatto, continuo a pensare che siamo più ricchi degli altri, ascoltiamo lingue diverse, conosciamo mondi diversi. Ma siamo italiani al 100 per cento: ho amici italiani, figli di cinesi, che odiano il riso. Può bastare a rendere l’idea?”.

Lei ha 30 anni, ha scoperto solo ora la diffidenza culturale nel nostro paese?

“No certo, solo che mi rendo conto che l’idea di una nazione multicolore, una realtà in Europa, in Italia fa fatica a fare breccia, forse c’è ancora bisogno di ribadire il concetto ogni volta che si può, c’è ancora confusione tra immigrato e figlio di immigrato. Ma devo dire che la situazione mi era sfuggita di mano anche come artista”.

Cosa intende dire?

“Per il mio primo disco la mia casa discografica Virgin aveva puntato tutto sul rap del figlio dell’immigrato, sul rap etnico, un genere che tra l’altro non esiste, così mi sono ritrovato in situazioni che non ho saputo più gestire”.

Con il risultato che ha cambiato etichetta e ha iniziato a collaborare con la Grande Onda di Tommaso Zanello, in arte Piotta.

“La verità è che la Virgin in Italia non esiste più, mi hanno lasciato solo perché sono scomparsi. Ne parlo in Svegliati, un appello a tutti gli artisti, non solo ai rapper: ce la possiamo fare, se lavoriamo assieme. La forza che fino a ieri le case discografiche avevano in monopolio oggi sta nelle nuove tecnologie e in internet. Alla portata di tutti quelli che hanno buone idee”.
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Gen 10


Ringrazio Daniele per avermi voluto coinvolgere in questa iniziativa.

Sono qui per un appello: aiutiamo la madre di Niki, Ornella Gemini a far sentire la sua voce per chiedere giustizia per suo figlio. La storia molti di voi credo che la conoscano già (per chi invece non ne sapesse nulla vi rinvio qui ) ma cmq anche qui sotto troverete il link al suo blog dove racconta i fatti e gli sviluppi degli stessi ed il link alla videointervista rilasciata a Beppe Grillo.

Quello che io e l’Incarcerato vi chiediamo è di inviare una mail, il cui testo trovate qui sotto in fondo al post, a Santoro per chiedergli di occuparsi del caso della morte del figlio di Ornella.

Mi appello al vostro buon cuore, basta un piccolo copia-incolla ed un click.

Mi appello a voi con l’unico modo che conosco meglio, la poesia:

AIUTIAMO ORNELLA GEMINI!

Spazio chiuso
Silenzio disperato
Diritti negati.

Ed una madre perde suo figlio
Senza una ragione

Le dicono: “Suicidio”
Ma i fatti non tornano.

Ed oggi sono qui a chiedervi solidarietà
Per aiutare una madre
Affranta dalla perdita del figlio
Ad avere almeno giustizia.

DANIELE VERZETTI, ROCKPOETA

IL TESTO DELLA MAIL da inviare da subito alla redazione.annozero@rai.it

OGGETTO: Verità per Niki!

Stimatissimo signor Santoro,
chi le scrive è un comune cittadino che ha deciso di non rimanere più indifferente ai continui soprusi ai quali quotidianamente assiste in maniera inerme. Ho deciso di scriverle innanzitutto per porle l’augurio che continui con la sua trasmissione che considero un importante e vitale polmone di verità in mezzo a tanto degrado dell’informazione.
Le vorrei chiedere con grande convinzione che lei si occupasse di un fatto grave accaduto di recente. Qualche tempo fa ne parlò Grillo, alcuni giornali ne riportarono la notizia, ma poi più niente. Buio totale. E c’è una madre sofferente che invoca giustizia. Suo figlio, Niki Aprile Gatti, era stato arrestato preventivamente per truffa telefonica, lavorava
in una società di San Marino, fu trasferito direttamente nel carcere di super sicurezza a Sollicciano.
Dopo tre giorni fu ritrovato morto. Dicono suicidato. Ma la madre è convinta, anche grazie ad alcuni elementi, che il ragazzo sia stato ucciso.Perchè? Forse la verità andrebbe ricercata proprio nell’inchiesta, purtroppo volutamente bloccata, di de Magistris. Le chiedo, signor Santoro, di contattare la signora Ornella Gemini, madre di Niki, tramite il suo
indirizzo: mondadori.avezzano@gmail.com, ha aperto anche un blog: http://nikiaprilegatti.blogspot.com/ e la esorto a trattare l’argomento tramite la sua trasmissione.
Per maggiori dettagli qui c’è il racconto della signora e qui la video intervista

Con stima,
Segue firma nome cognome.

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Gen 10

La crisi economica non risparma nessuno, dopo la decisione della Honda di ritirarsi dalla Formula 1, anche la Kawasaki fa lo stesso ritirandosi dalle corse di MotoGP, la motivazione di questo ritiro è da imputarsi al forte calo delle vendite causato dalla crisi economica mondiale e deve cercare di risparmiare qualcosa in modo da poter riuscire a “soppravvivere”.

Questa sofferta decisione è stata presa anche per i cattivi risultati delle ultime stagioni in MotoGP anche se aveva ingaggiato Marco Melandri per risollevare le sorti della casa giapponese, non riusciva a stare dietro alle forti spese economiche con questa crisi finanziaria che sta coinvolgendo tutto il mondo.

Mi disiace sopratutto per il nostro Marco Melandri che dopo una stagione disastrosa con la Ducati, sperava di risollevarsi con la Kawasaki e invece è rimasto a piedi.

Un’altra vittima della crisi. Il costruttore di moto giapponese Kawasaki ha annunciato formalmente la decisione di ritirare con effetto immediato la propria scuderia dalle competizioni della MotoGp.

Via ilgiornale


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Gen 10

L’inizio dell’anno è sempre il momento giusto per fare un bilancio di quello che si è fatto. Gli ultimi 12 mesi sono stati veramente importanti per lo sviluppo della politiche pubbliche di Google Italia. Ci sono stati momenti esaltanti ed altri molto meno, ma queste sono state le tappe più significative nel nostro percorso finalizzato a far conoscere il ruolo di Internet e delle nuove tecnologie per il futuro del nostro Paese.

La prima parte dell’anno è stata dedicata al tema della privacy, con il convegno che abbiamo organizzato in collaborazione con l’Università degli Studi di Milano, in cui Peter Fleischer ed il Segretario Generale dell’Autorità Garante per la Privacy si sono confrontati sul bisogno di regole globali per la privacy. L’incontro ha confermato il nostro impegno ad aumentare il livello di tutela delle informazioni personali degli utenti che utilizzano Google, come provato dal link all’informativa sulla privacy che abbiamo posto in homepage e dalla decisione di rendere anonimi gli indirizzi IP conservati sui nostri server dopo nove mesi.

La visita a Roma del nostro Vice President, David Drummond, è stata un’importante occasione per far conoscere la storia di una persona che ha vissuto il fenomeno Google sin dai suoi primi giorni e che ha seguito da vicino la campagna elettorale per la Presidenza degli Stati Uniti, vinta da Barack Obama grazie anche al grande coinvolgimento creato da un utilizzo intelligente di Internet.

In autunno abbiamo partecipato all’indagine conoscitiva lanciata dalla Commissione Trasporti della Camera dei Deputati sulle reti di nuova generazione, dove il nostro Country Manager, Massimiliano Magrini, ha esposto la nostra richiesta di maggiore attenzione per la difesa della Net Neutrality e lo sviluppo dei sistemi di connettività wireless a basso costo e grande rendimento, come i white spaces e lo spectrum, in linea con la nostra posizione negli Stati Uniti espressa durante l’asta per le frequenze a 700 MHZ.

A dimostrazione di come la collaborazione fra il settore Pubblico e quello privato possano portare grandi risultati, proprio su questo blog in novembre il Sindaco di Roma ha presentato l’iniziativa di Google dedicata a far rivivere Roma Antica attraverso Google Earth.

Ma l’evento per me più importante è stata la partecipazione all’Internet Governance Forum di Hyderabad, dove ho avuto l’onore e l’onere di rappresentare Google e discutere del futuro della Rete, dei diritti e doveri di tutti i soggetti coinvolti.

Questo non è che il punto di partenza, nuove sfide ci aspettano, come far capire l’importante ruolo che possono giocare le nuove tecnologie per far uscire le nostre economie dalla crisi o cosa possono fare gli Internet service provider per la crescita della nostra società nel rispetto dei ruoli e delle responsabilità.

Ma oggi è ancora il momento degli auguri, per un 2009 che sarà impegantivo per tutti ma speriamo anche pieno di soddisfazioni.

Scritto da: Marco Pancini, European Policy Counsel



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Gen 10


Qui.
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Gen 10

Riccardo Mostardini smaschera la bufala del ritorno dei ghiacci della banchisa artica ai livelli del 1979, che sta imperversando in questi giorni sui giornali italiani («La mezza bufala dei ghiacci del 2008», GreenReport, 8 gennaio 2009; Il Foglio – col suo solito occhio di riguardo per le imposture intellettuali – ancora ieri titolava invece «Benvenuti nell’era glaciale»).
La notizia, presa alla lettera, è vera, ma ad essere state paragonate sono l’estensione minima dei ghiacci nel 1979 con quella massima del 2008. La distorsione è evidentissima, ed enorme.
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Gen 10

Here’s a great bioethics script for Hollywood: New York surgeon marries a nurse in lavish wedding. Three beautiful daughters. Tragedy strikes. Wife falls ill with kidney disease and two transplants fail. Marriage totters. But as anguished husband nurses ailing wife, he discovers that he is 1 in 700,000 -–a matching spouse. Treading clouds of blissful altruism underfoot, he donates kidney. Wife has new lease on life — enrols for masters in nursing and takes up karate.

Happily ever after? No way, José. This is Long Island. An injury in trying out for a black belt sends wife to a therapist. They have an affair. Hubby is devastated. “There’s no deeper pain you can ever express than to be betrayed by the person you devoted your life to,” he tells media. She files for divorce. She takes the kids. She denies access. In short, things get ugly.

So ugly, in fact, that he demands kidney back. Or US.5 million in damages. Whatever. Thereby creating a unique script for some socially aware director. It’s a scenario dark enough for the Coen brothers. Or how about Wes Craven?

Unfortunately, it is not a script, but the sad true saga of Richard Batista, a surgeon at Nassau University Medical Center, and his wife Dawnell. It became public at a press conference this week. Does he have a case? No, say all the bioethics experts. The organ has no value because trading in organs is banned in the US. Furthermore, gifts are gifts; they are non-refundable. “It’s her kidney now and… taking the kidney out would mean she would have to go on dialysis or it would kill her,” says Robert Veatch, a medical ethicist at Georgetown University.

In fact, Dr Batista’s claim seems to be a stunt aimed at drawing attention to his case. His lawyer says that the figure of .5 million represents damages, including how much money she made as a result of being able to continue working and not having to go on dialysis.The case of the divorced kidney, BioEdge News, 9 january 2009.
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Gen 10

È notevole l’articolo che Silvia Ballestra ha dedicato alla pillola abortiva RU486 sull’Unità di tre giorni fa («La pillola della malafede», 5 gennaio 2009, p. 44); tanto che vale la pena di riportarlo per intero:
Cosa c’è davvero dietro la feroce campagna contro l’introduzione, anche in Italia, della pillola Ru 486? Si continua a parlare di «banalizzazione» dell’aborto. La pillola, si dice, semplificherebbe, faciliterebbe l’aborto, che diventerebbe così un atto come un altro. Sono argomenti usati soprattutto dagli uomini (i preti, Ferrara, e ciellini vari). L’aborto medico, come raccontano le stesse donne francesi che lo scelgono in gran numero sin dal 1981, non è meno umiliante, lacerante e traumatizzante dell’aborto chirurgico. Semmai può risultare più doloroso dell’altro che prevede un’anestesia, spesso totale. La Ru 486 comporta sanguinamento, come tutti i farmaci ha delle controindicazioni, non si può prevedere il momento in cui avverrà l’espulsione, deve essere presa entro la settima settimana di gravidanza. In più la donna segue in piena coscienza – anzi, deve proprio controllarne l’andamento – il processo abortivo. Dunque dove starebbe la famigerata «banalizzazione»? Banalizzazione è un termine usato in assoluta malafede dai cosiddetti «prolife» per non rivelare la vera conquista della Ru 486. Il metodo medico non semplifica l’aborto in sé: ne semplifica le procedure. Permette di velocizzare alcuni passaggi, di sollevare i medici non obiettori (ormai pochissimi e davvero eroici) dal carico di lavoro a cui sono sottoposti per le scelte di colleghi più opportunisti e carrieristi, di sottrarre le donne a un controllo sociale e pubblico che spesso (si pensi ai piccoli centri dove tutti sanno e vedono) è pesantissimo. Quanto alla «solitudine» e alla «dimensione casalinga» spesso paventate da Eugenia Roccella, si prega la sottosegretaria di lasciar scegliere, ancora una volta, alle donne. Ma come si sa, in questo Paese una possibilità di scelta in più, soprattutto delle donne, a molti non garba. Parole tutte condivisibili (a parte forse una drammatizzazione un po’ unilaterale dell’aborto – che altre donne raccontano come un’esperienza non necessariamente «umiliante, lacerante e traumatizzante»): la Ballestra coglie bene il punto centrale della contesa sulla pillola abortiva, che rimane spesso nascosto sotto i facili slogan della kill-pill da un lato e dell’aborto senza dolore dall’altro.
Gli antiabortisti perseguono da tempo una strategia che non è più di contrapposizione frontale (le donne assassine, l’abrogazione della legge sull’aborto), ma che dietro l’appello all’«applicazione integrale» della 194 nasconde il disegno di incanalare le donne in ospedali sempre meno numerosi grazie all’obiezione di coscienza, dove incontreranno le truppe fanatiche dei cosiddetti movimenti per la vita che tenteranno in tutti i modi di dissuaderle dall’aborto.
La RU486 va a interporsi in questo meccanismo accuratamente studiato, consentendo in linea di principio uno spostamento parziale dell’aborto nella dimensione domestica e sottraendolo così al controllo sociale auspicato dagli integralisti. Già negli Stati Uniti la pillola ha permesso ai medici di continuare ad offrire un servizio di interruzione della gravidanza in luoghi dove la violenza fondamentalista rendeva ormai difficile la sopravvivenza di cliniche dedicate. E anche in Italia, nonostante l’ipocrisia della Roccella, in qualche momento di candore gli integralisti ammettono che l’opposizione alla RU dipende proprio da questo: dal terrore che le donne sfuggano loro di mano.
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Gen 08

Il ministro della Difesa Ignazio La Russa ha annunciato, attraverso il suo portavoce che ha risposto al nostro comunicato, che il Governo ha approvato la sua proposta di inviare mezzi e uomini in Darfur e che si aspetta solo l’ok dagli organi internazionali. Vi allego la replica alla nostra dichiarazione e la controreplica.
A presto.
Antonella

DARFUR: DIFESA, PARTECIPAZIONE GIA’ APPROVATA DA GOVERNO =

(AGI) - Roma, 5 dic. - “La partecipazione italiana alla missione internazionale in Darfur e’ gia’ stata approvata, su proposta del Ministro La Russa, dal Governo Italiano all’interno del decreto che finanzia le nostre missioni”. E’ quanto precisa il portavoce del ministro della Difesa, Luca Salerno che aggiunge: “Spetta ora agli organismi internazionali dare il via operativo alla missione a cui la nostra Aeronautica Militare e’ gia’ pronta”. (AGI) Vim 051800 GEN 09 NNNN

DARFUR: ONG, BENE LA RUSSA SU IMPEGNO ITALIANO
(V. ‘DARFUR: PORTAVOCE LA RUSSA, IMPEGNO…’ DELLE 18 CIRCA) (ANSA) - ROMA, 5 GEN - ‘Siamo lieti delle conferme che giungono dal ministero della Difesa e ringraziamo il ministro La Russa della sensibilita’ dimostrata verso la crisi del Darfur e di aver accolto gli appelli a dare un contributo fattivo alla missione in Darfur rivolti al governo dalla nostra associazione e da molti parlamentari italiani, sia di centrodestra che di centrosinistra’. E’ quanto rende noto l’associazione Italians for Darfur.’Restiamo in attesa che gli organismi internazionali - conclude Italians for Darfur - diano l’ok per l’avvio operativo alla missione a cui la nostra Aeronautica Militare e’ gia’ pronta a partecipare, come reso noto dal portavoce del ministro della Difesa’. (ANSA).COM-NE 05-GEN-09 19:46 NNNNFirma l’appello on-line di Italians for Darfur!
http://www.italianblogsfordarfur.it -
Per informazioni sulla campagna on-line scrivi a:
blog[at]italianblogsfordarfur.it

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Gen 08


Italians for Darfur: La Russa confermi impegni presi
al rinnovo del decreto sulle missioni all’estero

“Il prossimo rinnovo delle missioni italiane all’estero, in programma alla ripresa dei lavori parlamentari, sia l’occasione per l’Italia di partecipare alla missione di pace Onu in Darfur mettendo a disposizione i velivoli di cui l’Unamid ha urgente bisogno”.
L’appello al ministro della Difesa, Ignazio La Russa, arriva dal presidente dell’associazione ‘Italians for Darfur’, Antonella Napoli, che in una nota sollecita il ministro a mantenere gli impegni presi.
“Ci aspettiamo che il 2009 sia davvero l’anno di svolta per la crisi in Darfur - si legge nel comunicato - se non per il raggiungimento della pace, che appare realisticamente lontano, quantomeno per un’adeguata azione di controllo e sicurezza nella regione affinché la popolazione e i milioni di sfollati e rifugiati siano finalmente protetti”.
“Il nuovo anno – ricorda il presidente dell’associazione - è iniziato con l’annuncio del segretario generale dell’Onu Ban ki Moon del potenziamento - approvato dalla Nato alla vigilia di Natale - della missione in Darfur. Peccato che l’Unamid avrebbe dovuto essere dispiegata interamente da almeno due anni. Ad oggi, invece, i militari impiegati nell’attività di peacekeeping nella regione sudanese sono 12374, ovvero il 63% della forza di pace autorizzata dalle Nazioni Unite nel 2006 e che prevedeva il dispiegamento di circa 20mila uomini. Ci fa piacere leggere che Ban Ki Moon si ritenga soddisfatto per “l’intensa cooperazione garantita dal governo del Sudan negli ultimi mesi, che ha permesso di raggiungere questo livello di dispiegamento…”, ma noi non riusciamo proprio a trovare nulla di cui essere entusiasti negli ultimi mesi…” “A un anno e mezzo dal via libera della missione di pace – prosegue il comunicato - i peacekeeper sono ancora privi dei 18 elicotteri da trasporto necessari per spostarsi in un’area grande quanto la Francia e priva di infrastrutture. La forza di pace è quindi alla mercé dei miliziani che attaccano spesso i convogli Onu – Ua. Nel 2008 sono stati uccisi dodici soldati in diversi agguati, l’ultima vittima pochi giorni fa aggredita da tre persone che dopo aver ridotto in fin di vita il militare si sono impossessati del veicolo sul quale viaggiava.
“Unica nota positiva – ricorda Napoli - l’annuncio del ministro della Difesa, Ignazio La Russia, il quale ha dichiarato che l’Italia si sta “preparando” a partecipare alla missione, mettendo a disposizione i velivoli di cui l’Unamid ha urgente bisogno. E noi non possiamo che esserne felici visto che allo stesso ministro la nostra associazione aveva rivolto una richiesta in tal senso, supportata da numerosi parlamentari, primo fra tutti l’onorevole Vernetti. L’occasione potrebbe essere il prossimo rinnovo delle missioni italiane all’estero, in programma alla ripresa dei lavori parlamentari”. “Ci aspettiamo che il 2009 sia davvero l’anno di svolta per la crisi in Darfur, – conclude Antonella Napoli - se non per il raggiungimento della pace, che appare realisticamente lontano, quantomeno per una adeguata azione di controllo e di sicurezza nella regione affinché i milioni di rifugiati e le popolazioni che ancora vivono nei propri villaggi siano finalmente protette”.

Roma, 5 gennaio 2009 * E’ stato ripreso da tutte le agenzieFirma l’appello on-line di Italians for Darfur!
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Gen 08


COLOUR IS BACK…HAPPY CHRISTMAS!!!
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Gen 08

In queste ore infuria la polemica perché alcune centinaia di immigrati di origine islamica, dopo aver manifestato a favore di Gaza, hanno pregato di fronte al duomo di Milano. E cosa avrebbero detto se invece di pregare di fronte al Duomo, avessero pregato dentro?
Foto di Giuliano Bastianello, 2006
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Gen 08

questa foto è stata inserita visto che un amico è stato accusato di speculare per aver inserito l’immagine di una bambina palestinese ferita!

e grazie al contributo dell’amico Joe, se vogliamo sapere qualcosa di più sulle radici dell’odio:

TACCIANO LE ARMI A GAZA E IN TUTTO IL MEDIO ORIENTE. BOLOGNA GIOVEDI 8 Gennaio ore 18 Piazza NETTUNO

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Gen 08

Siamo lieti di annunciarvi il lancio di Picasa per Mac. Ebbene si, ora anche gli utenti Mac potranno utilizzare il nostro applicativo Picasa per la gestione delle proprie foto e l’integrazione con Picasa Web Album.

Come avveniva già per le analoghe versioni per Windows e per Linux, anche Picasa per Mac vi permetterà di gestire e organizzare le vostre foto ovunque voi siate. Potrete modificarle a vostro piacimento e condividerle con i vostri amici.

Nel realizzare Picasa per Mac, abbiamo cercato di integrarlo il più possibile con iPhoto. Picasa infatti usa un approccio in sola-lettura quando modifica le foto memorizzate nelle gallerie di iPhoto, duplicando i file quando necessario, così le vostre gallerie di iPhoto non verranno mai intaccate quando usate Picasa.

Ecco alcune delle nuove caratteristiche che potete trovare anche in Picasa per Mac (in inglese):

Come noterete, Picasa per Mac viene rilasciato all’interno dei prodotti di Google Labs, in quanto è ancora in versione beta ed è per il momento disponibile solo in lingua inglese. Stiamo già lavorando su alcune funzionalità, come il geo-tagging e la stampa con fornitori di terze-parti non ancora attive, ma apprezzeremo ogni tipo di feedback che vorrete mandarci, o qui nel blog sottoforma di commento, o utilizzando il nostro Gruppo di Assistenza.

Cosa aspettate allora… correte a provarlo!

Scritto da: Christian Pezzin, Consumer Operations Strategist


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Gen 06

A lanciare l’allucinante proposta, circa 3 anni fa, era Ida Magli, sedicente antropologa: “Dovrebbero immediatamente vietare con una legge apposita l’acquisto di qualsiasi bene immobiliare a chi non è cittadino italiano e residente in Italia da almeno trent’anni” perché “Dire Arabi significa dire musulmani (sic) “e i musulmani possiedono enormi ricchezze (…) con le quali comprano le nostre aziende, le nostre case, i nostri negozi, i nostri territori, le nostre banche, i nostri giornali(all’elenco mancavano solo “le nostre donne”, ndr). D’altronde l’articolo era significativamente intitolato “La conquista musulmana dell’Italia (sic). Riflessioni di tenore non tanto dissimile, ogni tanto, finivano sulle pagine di “prestigiosi” quotidiani, quali La Padania e Il Giornale: “il pericolo invasione arriva dal Sud e in particolare dai Paesi arabi. Mi chiedo, poi, se ci sia una regia occulta che punta alla distruzione dell’Italia e della sua civiltà. Non sono riuscita ancora a capire se ci sia una forza straniera che guida questo tentativo di distruzione dell’Italia”. Ebbene, sembra che la Magli sia finalmente riuscita a individuare il colpevole. Anzi, il Colpevole. Quello di sempre.

Ripropongo un brano tratto da un suo editoriale risalente al 12 dicembre scorso: “Perché ci si trova oggi a dover precisare l’identità ebraica dei manipolatori della finanza mondiale? Perché esiste appunto una “visione del mondo” che li guida, un progetto di vita sul quale si fondano i dogmi che tutti noi, non ebrei, siamo stati obbligati a condividere dalla fine della seconda guerra mondiale: il primato dell’Economia nella struttura della società, il Mercato come massimo e quasi unico valore (non dimentichiamoci che anche Marx era ebreo). In realtà il “progetto” ebraico riguarda gli “altri”, tutti gli “altri” perché gli Ebrei per quanto riguarda sé stessi hanno sempre messo al primo posto la propria identità come “Popolo” e non si sono dati pace fino a quando non hanno ottenuto, con Israele, il proprio territorio, la propria patria, il proprio Stato. Ma agli altri popoli questo è negato. L’Europa del nazismo, del fascismo, della persecuzione razzista doveva pagare, o meglio non aveva diritto a sopravvivere se non cancellando la sua storia, la sua identità, i suoi sentimenti, i suoi valori, perfino la sua configurazione geografica, per abbracciare totalmente il modello ebraico. E’ così che è nata l’Unione Europea: eliminando la vecchia Europa”.

Non voglio dilungarmi in commenti scontati. Tutto quello che c’era da dire, l’ho detto 3 anni fa (pensate un po’…) Voglio però ricordare che 3 anni fa scrissi anche, in una lettera aperta alle comunità ebraiche italiane, che “sono fermamente convinto che il clima odierno sia identico, in tutto e per tutto, a quello creatosi durante la II guerra mondiale. I perfidi musulmani, descritti dai media, quelli che si dissimulano e complottano, che non vogliono integrarsi bensì mantenere la propria specificità e conquistare il mondo, sono i degni eredi dei milioni di ebrei trucidati mediaticamente dai ministeri di Goebbels e Preziosi, prima ancora della Shoah (…) i media, i giornalisti e i politici usano un linguaggio identico a quello della propaganda nazista: basta sostituire alla parola “razza” quella di “cultura” e a “ebrei” quella di “musulmani” e il risultato è a dir poco sconvolgente. Ma anche premonitore. Dopo la fase della propaganda si arriva sempre a quella delle leggi speciali: domani i musulmani, come voi in passato, potrebbero essere esclusi dalle scuole o dagli uffici pubblici, se non addirittura dai mezzi di trasporto (v. articolo Corriere, 3 gennaio 2009, ndr), in nome della “sicurezza”. E se staremo zitti, noi e voi, dopodomani passeranno alle deportazioni, e chissà, forse quella minoranza criminale tenterà di portare a termine ciò che non è riuscita a concludere negli anni 40“.

Era proprio questo il punto: chi “ora milita contro i musulmani ma che un giorno, prima o poi, si rivolgerà di nuovo verso i nemici di sempre, e cioè la comunità ebraica che ancora oggi sente la Shoah come una ferita viva“. Di non essere “inconsapevoli del mostro antiebraico che ora è accontentato e distratto dal gingillo dell’odio antislamico. A quella lettera rispose solo il Presidente della Comunità ebraica di Torino, Tullio Levi il quale - con grande coerenza - ha in seguito partecipato all’inaugurazione della mostra “Islam e Ebraismo. Arte, Storia, Convivenza” (curata dal sottoscritto) assieme al Ministro Plenipotenziario dell’Ambasciata Israeliana a Roma, Elazar Coen. Gli altri, invece, rimasero zitti. In particolare il fronte dei blog (vero, rosalucsemblog?), e soprattutto quello dei filo-israeliani di professione. Non uno di loro si è degnato di scrivere due parole due per stigmatizzare le accuse di “complotto islamico”. Anzi, qualcuno elogiava e magnificava i deliri di chi avrebbe voluto vietare agli immigrati musulmani di accendere un mutuo. Dove erano tutti quelli che si sono stracciati le vesti per il recente articolo della Magli, quando questa scriveva le stesse cose dei musulmani? Su Google ci sono 4100 risultati per “Ida Magli Progetto Ebraico”, molti di condanna e di scherno. Per “Ida Magli Complotto Islamico” i risultati sono 1120. Gran parte di condivisione e sostegno. Con quale faccia, quindi, accusano la Magli di Anti-semitismo? Ma non sono semiti anche gli Arabi contro cui si scagliava negli editoriali di 3 anni fa?
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Gen 06


il ministro Frattini, ai microfoni di SKY, esordisce con “I Palestinesi vittime di Hamas”.

Probabilmente ha avuto informazioni riservate dalla striscia di Gaza dove i miliziani devono aver convinto la popolazione a ingerire missili israeliani per essere portati in volo sulla coda della cometa Hale Bopp, ritornata sui suoi passi carica di vergini. Ora, non che io non abbia piena fiducia nel nostro ministro degli esteri, ma siccome nella stessa intervista l’illuminato (sempre dalla cometa) ministro sostiene che le elezioni in Palestina siano state vinte da Al-Fatah, inizio a pensare che gli extraterrestri si siano impadroniti della Farnesina.

In ogni caso le soluzioni dei nostri problemi sono imminenti: queste forme di intelligenza superiore vogliono imporre il divieto di uso della parola missile.

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Gen 06

Quest’anno la Befana sembra aver anticipato i tempi per gli inserzionisti AdWords, portando in dono, in anticipo di un giorno, il nuovo calendario di seminari gratuiti AdWords per i mesi di Gennaio, Febbraio e Marzo 2009. I seminari AdWords, o webinars, sono dei momenti unici in cui degli esperti del settore parlano dal vivo a quanti vorranno partecipare comodamente dal proprio PC illustrando e approfondendo tematiche differenti.

I regali però non sono finiti qui, infatti ci sono due grosse novità per i seminari dei prossimi tre mesi. Seguendo i suggerimenti dei nostri clienti infatti abbiamo deciso di rendere alcuni seminari disponibili anche in registrazione, per consentirvi di seguirli o ri-seguirli nei momenti più appropriati per voi o di maggior bisogno.

Ultimo ma non meno importante, lanceremo dei seminari dedicati a specifici settori. Potrete quindi non solo partecipare attivamente con domande alle sessioni sul prodotto, ma anche a quegli incontri che riguardano il vostro business nello specifico.

Con l’augurio di un 2009 di successi vi invitiamo a iscrivervi fin da subito!

Scritto da: Antonio Negro, VPM Servizi Finanziari AdWords



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