feb 27

Cosa manca alla creatività pubblicitaria su internet? Randall Rothenberg risponde in modo provocatorio ma argomentato con un bel post: “A bigger Idea”: a manifesto on interactive advertising creativity (per esempio: meno tecnicismi, più Bernbach -al cubo-, eh sì…eh sì).

Cinque consigli per diventare più creativi, suggeriti da Jelly Helm di Wieden & Kennedy qualche anno fa. Grazie a Makin’ ads.

Milton Glaser in Ted Talks parla di creatività e grafica. Grazie a La cuisine du graphiste.

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feb 27

lo sciopero virtuale, che a qualcuno potrebbe sembrare un’innovazione del nostro esecutivo, in realtà ha profonde radici storiche. Dallo schiavo nubiano che poteva virtualmente scioperare, ma aveva diritto a ricevere realmente il doppio delle frustate che gli sarebbero spettate in una normale giornata di lavoro, passando per il gladiatore romano che si asteneva dal lavoro e veniva identificato con una croce (non il solo nome), per arrivare al servo della gleba russo, o anima morta se amate Gogol, che poteva scioperare tranquillamente dopo il trapasso, la casistica è varia e articolata.

Ora lo sciopero virtuale è diritto anche in Italia, Second Life a parte, e la notizia ci riempie di legittima soddisfazione. Ma poiché le buone leggi hanno sempre la possibilità di essere emendate, ecco un’ulteriore miglioramento che ci viene dalla culla della democrazia. Apprendiamo infatti che i carpentieri statunitensi, per nulla disposti a rinunciare ad una paga di 28 dollari l’ora, che comunque ritengono inadeguata, hanno reclutato i senza tetto, cui passano 8 dollari l’ora per scioperare al posto loro. Questi arrivano puntuali, radunano le loro povere cose, si travestono da carpentieri, e iniziano, con scarsa convinzione a ritmare slogan e a muoversi lentamente ingobbiti da pesanti cartelli.

Molti, che abbiano più o meno la mia età, sono cresciuti con i ricordi degli sceneggiati in bianco e nero di mammaRai ispirati ai romanzi di Cronin, e delle lotte sindacali dei minatori del Galles, tormentati tra la giusta lotta per condizioni di lavoro e paghe più degne, e le mogli che ridotte allo strenuo li ponevano di fronte alla fame dei loro figli. A questi abbiamo poi aggiunto le letture di Zolà e il “Metello” di Pratolini, finendo per avere un’idea romantica dello sciopero come mezzo per arginare le ingiustizie sociali e ridare dignità al lavoratore. Naturalmente, questo romanticismo dello sciopero oggi deve fare i conti con una realtà che come salsedine sembra in grado d’intaccare e corrodere ogni cosa. I giornali ci forniscono settimanalmente i calendari degli scioperi, e questi hanno perso la forza e la determinazione che chi abiti in una città operaia come me ricorda nei grandi cortei dei metalmeccanici di una trentina di anni fa.

Ecco quindi la soluzione: sciopero virtuale e per interposta persona.

Perplessità tipo: se lo scopo di uno sciopero e di un corteo è quello di sensibilizzare l’opinione pubblica, chi potrà sentirsi toccato dalle sorti lavorative di una categoria sapendo che quelli che manifestato appartengono ad un’altra? E se questa mania di appoggiarsi a fornitori esterni anche in materia di lotta sindacale dovesse prendere piede e qualcuno avesse l’alzata d’ingegno di organizzare lo sciopero del pubblico impiego italiano per le vie si Bucarest, in un ottica di contenimento dei costi? Per poi magari finire con il paradosso degli scioperanti che scioperano per conto altrui, che, ritenendosi sottopagati, scioperino contro gli scioperanti-datori di lavoro, e magari questi ultimi per risparmiare accettino di sfilare in corteo in loro favore, ma contro se stessi?

Complicato?

E’ un mondo difficile!

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feb 27


non si può negare che il PD sia un animale curioso: creato una manciata di mesi orsono con la pretesa di diventare razza dominante, resosi ben presto conto di essere stato messo sotto tutela dal WWF come specie in via d’estinzione, ha deciso di mutare il capobranco. Peccato che il nuovo maschio alpha altro non sia che il vice di quello che il gruppo lo ha appena salutato preferendo leccarsi da solo le ferite piuttosto che continuare a farsi e a farci del male.

Non è quel che si definisce una svolta epocale?

Personalmente non ho nulla contro Franceschini, bravo ragazzo entrato in politica scegliendosi per Benigno mentore Zaccagnini, ora ragazzo sapientemente invecchiato in botti di rovere francese nelle cantine della “sinistra” che ha preferito vitigni di qualità alla proletaria fiaschetta di Chianti. Apprendo con piacere che l’antiberlusconismo sembra sia tornato di moda: io, per non saper né leggere né scrivere, nel frattempo avevo continuato impunemente ad indossarlo come un vecchio eskimo, quello che non ho mai avuto ma ho sentito cantare molte volte. Sempre con piacere apprendo che ci stiamo armando per Crociate in difesa della Costituzione, non fosse che le Crociate mi sembrano fin troppo crociate e il Franceschini mi pare adatto alla guerra a Berlusconi come una ragazzina uscita dalle Orsoline a quella in Iraq o in Afghanistan.

Ho detto “mi pare”.. calma!

E poi, a ben guardare, il problema del PD non è certo Berlusconi. Il problema del PD sono i territori di caccia e relativi voti guadagnati grazie a gente come Villari, come Binetti e troppi altri: del resto si sa: gli sciacalli sono utili nella caccia, ma quel che ti costano al momento della spartizione delle prede ti fa rimpiangere d’averli voluti con te. I problemi del PD sono i quotidiani colloqui del lupo Franceschini con gli attuali, e indegni, rappresentanti del Santo di Assisi, questo rinnovato annusarsi con l’UDC di Casini in attesa che si concretizzi la balzana idea di far la festa a Berlusconi usando per cena i suoi avanzi del pranzo. E una questione morale che doveva assicurare la selezione della specie, da sempre accantonata in favore di tane confortevoli e brandelli di succoso potere locale.

Il branco dicevamo, ma quale branco?

Sabato mi pare che quasi metà fosse a caccia per i fatti propri e non si sia neppure degnato di farsi vedere: e chi potrebbe dar loro torto, dovendo scegliere tra bisogni primari e i richiami programmatici senza primarie, avendo già capito che a sfidare il nuovo capo non sarebbe uscito dal cerchio nessuno di quelli che contano, e che a ringhiare era stato delegato un vecchio animale spelacchiato che si fingeva feroce in cambio della promessa di qualche avanzo.

E il futuro del PD di Franceschini? …molto coreografico: un lupo solitario ulula sullo sfondo di una luna piena quasi completamente occupata dall’inquietante sorriso che tutti ben conosciamo!

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feb 27


sono solo un mattone.
Un mattone che fa parte di un muro.
Non sono carico di storia come le pietre che compongono il selciato di una piazza nel centro della città. Ma conosco la storia.
La storia di questa terra di cui sono fatto, la storia che ci siamo lasciati alle spalle.
La storia che ha trasformato queste donne.
Le donne arrivano.
I capelli bianchi, nascosti da panuelos. Una volta fasce dello stesso colore. Ora foulard, ora simbolo.
Sono poche e faticano ad arrivare.
Mi guardano e si appoggiano a me, vinte dal ricordo o da una fatica di vivere che è arrivata presto.
Sono poche e vecchie le madri di Plaza de Majo.
Piegate dalla storia e mai vinte dalla storia. Ora piegate dagli anni.
Hanno occhi freddi le madri di Plaza de Majo. Freddi e asciutti.
Induriti da una battaglia durata per anni, e resi sterili dagli anni.
Quasi vecchi anche i loro figli e le loro figlie.
Se avessero vissuto quella vita che gli è stata rubata.
Straziata.
Gettata da un aeroplano in un fiume.
I ventri squarciati perché non tornassero a galla.
I voli della morte.
Non riesco a capire, sono solo un muro. Un muro che sostiene le madri di Plaza de Majo.
Avessi la parola, non saprei cosa dire loro. Il tempo e la storia le hanno lasciate indietro, ormai liberate anche dagli aguzzini. Sole con i loro ricordi e coi ricordi che non hanno avuto.
Il tempo se le prenderà, e io rimarrò a tener viva la memoria.
Almeno fin che il tempo non cancellerà anche me.

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Feb 06

Questo piccolo isolotto del Lago di Bolsena è ciò che resta, come quello bisentino, del cono eruttivo del vulcano sottostante l'attuale lago. Esso dista appena un chilometro dalla costa del lago ed è incredibilmente diverso dal compagno. I suoi dieci ettari ospitano una comunità vegetale pressochè integra e apparentemente molto più selvatica, quasi tropicale. Le sponde sono popolate da numerose colonie di uccelli acquatici e al di fuori delle specie vegetali ed animali l'isola non è attualmente popolata.
Sicuramente visitato dagli etruschi, forse anche dai romani, l'isola è storicamente famosa per la detenzione di due incredibili donne: Cristina, martire e patrona di Bolsena, fu relegata sull'isola da papa Urbano IV affinchè rinnegasse la sua forte fede cristiana; Amalasunta, regina degli Ostrogoti, dal carattere deciso e diplomatico si inimicò i Goti e tramite un complotto di questi col famigliare Teodato fu dapprima imprigionata nell'isola e quindi uccisa nel 535 d.C.
L'isola ha storicamente attratto l'attenzione sia dei nativi dei borghi limitrofi (a questa epoca risale la chiesa di S. Stefano del IX sec.) dei Viterbesi, dei signori di Bisenzio e del papato. Sotto la chiesa l'isola ha vissuto il periodo di massimo splendore. A partire dal XVII secolo, sotto il ducato di Castro l'isola fu progressivamente abbandonata, le strutture smantellate ed i materiali riutilizzati per la costruzione di Marta. Attualmente l'isola vi è una residenza Privata e non è visitabile.

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feb 27


ci sono due possibilità quando si affronta il problema degli stupri: seguire la massa e portare a macinare le proprie pulsioni al mulino della stupidità, mettendo per altro in preventivo una lunga coda, o tentare di ragionare. La seconda soluzione, oltre che preferibile, evita di metterci allo stesso livello dei comportamenti che intendiamo stigmatizzare.

Ma partiamo con un’osservazione: gli stupri vengono messi a lievitare sia nei forni della destra che in quelli della presunta sinistra, e se questi ultimi intendono infornare l’incapacità del governo ad affrontare seriamente il problema, al di là di corazzieri, palombari e genieri messi a pavoneggiarsi per le nostre città, meno comprensibile è cosa si propongano gli altri, a meno di prendere in considerazione che il problema sia un mezzo che verrà sfruttato come leva per spingere la democrazia ancora più lontana dai cittadini e vezzeggiare gli istinti più forcaioli delle masse.

La parola che spadroneggia sui media è “emergenza”. Ma viene subito da chiedersi se i bollettini di guerra che ci vengono quotidianamente propinati riflettano un reale incremento dei reati o siano un modo come un altro per seminare razzismo, intolleranza e arruolare giustizieri della notte che hanno appena trovato una loro dignità legislativa. E questo perché se si vanno a guardare i dati e si accantonano le chiacchiere, si scopre che oltre nove stupri su dieci avvengono in famiglia o nelle sue immediate vicinanze, e che quelli che avvengono fuori dal contesto non mostrano gli incrementi che i pennivendoli lasciano intendere.

Quindi…

Quindi, escluse ronde in divisa o senza, e castrazioni chimiche proposte da lobotomizzati, l’unica misura seria pare essere quella di impedire a chi si sia macchiato del reato più odioso di poterlo reiterare a suo piacimento. Ma per fare ciò sarebbe necessario metter mano seriamente ai problemi della giustizia, alle sue lungaggini vergognose, alla sua cronica mancanza di mezzi e alla sua conclamata schizofrenia. I codici prevedono la possibilità della custodia cautelare per tutti i reati che possano essere reiterati dal colpevole o dal presunto tale, e nulla come il reato di stupro per sua natura possiede inesorabilmente l’attributo della reiterabilità. Anzi, l’applicazione di serie misure cautelari, in questi casi, dovrebbe essere automatismo senza deroghe, e chi le deroghe le firma sia chiamato a risponderne con la stessa severità invocata per l’autore del reato.

Fatto questo bisognerà mettersi seriamente a lavorare sull’immagine della donna che dai media a chi ci governa, passando per la pubblicità, viene quotidianamente vilipesa e violentata. Ma il discorso a questo punto si farebbe molto lungo…

e un grazie a Zarpa per la splendida vignetta

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feb 27


Principali modifiche da apportare alla Costituzione Bolscevica:

- è revocato con effetto immediato il permesso ai cavalli cosacchi di abbeverarsi nelle fontane romane

- è reintrodotto il venerdì magro con assoluto divieto di consumare bambini, saranno sostituiti col pesce azzurro

- saranno vietati i pogrom di tutte le minoranze etniche regolarmente munite di permesso di soggiorno

- i gulag saranno sostituiti dai CPD (Centri di Permanenza Definitiva)

- le cooperative, o kolchoz, saranno abolite e sostituite dalle vendite promozionali di Mastrota

- le “purghe” saranno assolutamente vietate e saranno sostituite col confetto Falqui (basta la parola)

- è fatto assoluto divieto di imbalsamare leader politici ed esporli sulla pubblica piazza ( è prevista un’eccezione per Veltroni che si è imbalsamato da solo)

- il colore rosso è vietato e verrà sostituito col rosa. La squadra del Milan giocherà in rosanero con una scritta sulla maglia “ non siamo terroni” per distinguerla dal Palermo

- il termine stacanovista è vietato. Si sostituirà con l’affermazione i due nani sono molto orgogliosi di me… e anche gli altri cinque, non li avessero epurati i comunisti

- il termine molotov è vietato, non il suo uso contro barboni e altri parassiti sociali

- altresì vietati falci e martelli: operai e contadini sono abrogati con effetto immediato. I primi sono invitati a reclamare un posto in paradiso, i secondi possono andare all’inferno

- Zefirina, suggerisce che chiunque sarà sorpreso a cantare “Popoff” dovrà frequentare un corso di rieducazione musicale tenuto da Apicella e da un Khmer Rosso rieducato

- non passa l’emendamento della Lega, niente “Nabucco” come Inno Nazionale, ma “HEI HOOOO!!!” suggerito da Bastian Cuntrari

Ar’core non si comanda, ma agli italiani… ;)

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feb 27


un ringraziamento di cuore all’amico Zarpa, straordinaria matita, che con questa vignetta mi ha fatto un immenso regalo e mi ha offerto la possibilità di collaborare con lui.

Invito tutti a dare un’occhiata ai suoi splendidi lavori sul suo blog

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feb 27


si è ritrovato cucito addosso l’appellativo di Mengele italiano. Si è detto che abbia strappato i piercing dal naso, che si sia gustato lo spettacolo delle ragazze arrestate a Bolzaneto e allineate nude di fronte a lui. Si dice che girasse in tuta mimetica e anfibi, torcendo polsi e ficcando il manganello in bocche con mascelle fratturate.

Lui ha una spiegazione per tutto e fa l’Angelo della Vita: il camice tolto per il caldo, il giubbotto militare comodo per garze e pinze. Ammette di aver detto “ Ok, arruolato!”, ma senza malizia, al posto di “Abile, arruolato. Pronto per la gabbia” che gli hanno attribuito. Sostiene che Ippocrate sarebbe stato fiero di lui, ma i giudici sono di tutt’altro parere: “Toccafondi Giacomo Vincenzo, un anno e due mesi di reclusione: perché nella qualità di pubblico ufficiale, avendo prestato la propria assistenza sanitaria a Leone Katia in seguito a malore da lei subito per il getto nella cella ove era ristretta di gas urticante-asfissiante (…) ometteva di riferirne alla autorità giudiziaria. Perché offendeva l’onore e il decoro di Bruschi Valeria, rivolgendole l’espressione: «Alla Diaz dovevano fucilarvi tutti». Perché minacciava ad Azzolina Giuseppe un male ingiusto, rivolgendo al medesimo Azzolina, e comunque non impedendo che fosse rivolta ad Azzolina, l’espressione «se non stai zitto, ti diamo le altre» mentre il medesimo Azzolina gridava per il dolore in seguito alla mancata anestesia durante la sutura”.

Oggi, grazie alla norma sui medici delatori, Tocchiamoilfondo anche noi, e dobbiamo necessariamente rivalutare la figura dell’amico Giacomo Vincenzo… un antesignano, come tutti gli antesignani purtroppo poco apprezzato. Perché, se denunciare un individuo che si rivolge ad un medico per essere aiutato non è tortura fisica, sicuramente ha molti connotati di quella psicologica, che gli orientali, maestri dell’arte per antonomasia, assicurano ottenere effetti decisamente migliori. Quindi si provveda ad intitolare una ridente piazza italiana al dottor Toccafondi, il primo ad introdurre significative migliorie al giuramento di Ippocrate, finalmente recepite anche dal nostro ordinamento.

p.s. 1 mi dicono che la foto non è del dottor Toccafondi: sono mortificato per l’errore e provvederò a rimediare appena possibile

p.s. 2 se qualche medico dissentisse dal provvedimento approvato, può farci avere il suo nome… non faremo i delatori

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feb 27

prego tutti gli amici di commentare solo con uno spazio bianco o con tre puntini di sospensione… tanto per differenziarci dagli sciacalli e dalle iene

grazie

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feb 27


come un uomo sulla terra dovrebbe essere un diritto, probabilmente il diritto fondamentale per qualsiasi persona umana quale che sia la sua etnia o la sua nazionalità. Ma per molti non è che un sogno: un sogno, come ci ricorda Uhuru na usalama, che ha bisogno del nostro aiuto per realizzarsi:

In Libia si compiono continue violazioni dei diritti umani fondamentali: arresti indiscriminati, violenze, deportazioni di massa, torture, connivenze tra polizia e trafficanti. Ai migranti, molti dei quali in fuga da paesi in guerra o dittatoriali come Etiopia, Sudan, Eritrea, Somalia, non è garantito alcun diritto, a partire proprio da quelli di asilo e di protezione umanitaria, perché la Libia semplicemente non ha mai aderito alla Convenzione di Ginevra. Per questo alla Libia non può essere affidato con tanta noncuranza e superficialità il compito di “fermare i migranti”. Chiediamo pertanto che nella discussione al Senato sul Trattato si tenga presente quanto richiesto nella petizione, dove le centinaia di firmatari chiedono che Parlamento Italiano ed Europeo, insieme a Governo Italiano, CE e a UNHCR promuovano: 1. Una commissione di inchiesta internazionale e indipendente sulle modalità di controllo dei flussi migratori in Libia anche in seguito agli accordi bilaterali con il Governo Italiano. 2. L’avvio rapido, vista l’emergenza della situazione, di una missione internazionale umanitaria in Libia per verificare la condizione delle persone detenute nelle carceri e nei centri di detenzione per stranieri. Invitiamo tutti gli italiani ed in particolare senatori e deputati, a vedere lunedì 2 febbraio alle 21.00, martedì 3 febbraio alle ore 9.30, 14.30 e 21.00 il film COME UN UOMO SULLA TERRA, che in questa delicata fase autori e produzione hanno deciso di mettere in onda via web sul sito del film:

http://comeunuomosullaterra.blogspot.com

Firmatari dell’appello: Dario Fo, Marco Paolini, Ascanio Celestini, Franca Rame, Marco Baliani, Gad Lerner, Emanuele Crialese, Erri De Luca, Felice Laudadio, Fausto Paravidino, Francesco Munzi, Goffredo Fofi, Francesca Comencini, Giuseppe Cederna, Luca Bigazzi, Maddalena Bolognini, Giorgio Gosetti, Gianfranco Pannone, Giovanni Piperno, Giovanna Taviani, Alessandro Rizzo, Andrea Segre, Dagmawi Yimer, Riccardo Biadene, Stefano Liberti, Marco Carsetti, Alessandro Triulzi, Gabriele Del Grande, Igiaba Sciego ed altri 2500 firmatari da Italia, Francia, Germania, Spagna, Inghilterra, Tunisia, Marocco, Senegal, Mali e altri paesi.

Per informazioni e per firmare la petizione:

http://comeunuomosullaterra.blogspot.com

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feb 27

sono felice che abbiano deciso di stuprare la Storia… almeno questi lasceranno in pace i bambini!

Sarebbe stato meglio lasciare solo le foto, ma due parole si rendono necessarie. Qualcuno potrebbe trovare forzato il collegamento, ma la Chiesa ha dimostrato le stesse indulgenze e la medesima accidia nell’espellere dal proprio corpo tanto i preti pedofili quanto i vescovi negazionisti.

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feb 27

i violentatori di Giudonia presi grazie alle intercettazioni telefoniche… e ora un rumeno le vuole vietare… mai dddaaaiii, non è un rumeno?

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feb 27


“ Non dimenticheremo mai lo sterminio degli ebrei, un evento che ha segnato la storia dell’umanità’ e dal quale si deve trarre l’insegnamento imperativo che non debbono essere mai più violati i diritti e la dignità di ogni cittadino…” “ Le leggi antiebraiche ”, ha sottolineato Berlusconi in altro passaggio, “ sono ancora avvertite come una ferita profonda, inferta non solo alla comunità ebraica, ma alla intera società italiana… Purtroppo sappiamo come le tragiche conseguenze di queste leggi incivili e disumane abbiano portato a quella che i nazisti, nel loro sciagurato progetto, chiamavano soluzione finale del problema ebraico ”

“La sapete quella del campo di concentramento?”, ha chiesto. e subito, incalzante: “Un kapò dice: ’Per foi ho una puona notizzia e una meno puona. Metà di foi saranno trasferiti in un altro campo’. A questo punto tutti gridano evviva e chiedono quale sia la notizia cattiva. ’Qvella meno puona è che la parte di foi che sarà traferita è qvella ke va da qui in giù’, e nel dire questo segna dalla cintola in giù”

( spiegazione della foto: qualcuno non sa che le parole sono pietre, qualcun altro potrebbe non sapere che le pietre non sono parole)

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feb 27


Ci sono due fotografie-simbolo del secolo che ci siamo lasciati alle spalle. O sarebbe più giusto dire “gettati”, visto il contenuto delle stesse. Una è quella della piccola vietnamita che fugge nuda dopo il bombardamento del suo villaggio, l’altra è quella del bambino del Ghetto di Varsavia.

Le braccia alzate, la visiera dell’enorme cappello che non riesce a coprire il suo sguardo. Gli occhi che ci restituiscono stupore e rassegnazione, più che paura. Un cappotto che stride con le ginocchia nude, ma servirà a salvargli la vita. Le luci e le ombre del bianco e nero, sapientemente dosate tra desolazione e follia a trasformare uno scatto in icona.

Il Ghetto di Varsavia venne distrutto, tra il 19 aprile e il 16 maggio ‘ 43. Il venti aprile era il compleanno del Fuhrer e Himmler decise di fargli questo impegnativo regalo.

Il bambino si chiama Tsvi Nussbaum, e la foto è stata scattata mentre un tedesco urlava: “Alza le mani!”, e un altro diceva: ” E’ un bambino rimasto solo, tanto varrebbe fucilarlo subito”. I Nussbaum, tornati da qualche anno dalla Palestina, vivevano nella campagna polacca. La madre di Tsvi parlava bene il tedesco e andava spesso al comando della Gestapo ad intercedere a favore della comunità. Ma un giorno si accalora troppo, e l’ufficiale che la sta ad ascoltare con aria annoiata, estrae la pistola da un cassetto della scrivania e le spara. Poche ore dopo viene ucciso anche il padre, forse dallo stesso uomo.

Una donna porta con se Tsvi e lo nasconde a Varsavia. Il bambino non rivedrà mai più i nonni e il fratello: dopo alcuni giorni, gli ebrei saranno caricati sui camion, pensando di venir rimpatriati in Palestina. Ma ad attenderli ci sono due treni, uno per Auschwitz, l’altro per Bergen Belsen. Tsvi, salvato da uno zio che si finge il padre, salirà sul secondo. Del lager non ricorda molto: gli è rimasta un’idiosincrasia per le bucce di patate e per i vestiti a righe. E’ terrorizzato dai cani, e, ancor oggi, ha l’abitudine di conservare un pezzo di pane per l’indomani.
Fu liberato da un sergente americano, arrivato mentre gli ufficiali tedeschi si strappavano le mostrine per sembrare semplici soldati e organizzavano il trasferimento dei prigionieri.

Il resto è una vita come quella di tanti: l’arrivo a New York, una laurea in medicina, il matrimonio e quattro figlie.

L’identità della foto è stata a lungo contestata, ma Tsvi dice sicuro: “Anche se non posso provarlo, e ormai non ha più importanza, il bambino sono io: io non ho dimenticato! ”

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feb 27


Ieri al Sermig eravamo in molti desiderosi d’incontrare Ingrid Betancourt. E per sentirla parlare, vederla finalmente sorridere e provare l’emozione d’incrociare quel suo sguardo così forte e diretto, ci siamo sobbarcati qualche inevitabile disagio.

Abbiamo dovuto far buon orecchio alla cattiva sorte, e sorbirci i tanti che la circondavano sul palco, e che, escluso il padrone di casa, Ernesto Olivero, non avevano nulla da dire, ma lo hanno fatto con sfoggio di tanta impeccabile quanto insignificante eloquenza. Abbiamo dovuto apprendere dal vice di Bondi che era ansioso di correre a casa dalla consorte per raccontale le mirabilie udite con i suoi occhi, senza poterci togliere la curiosità se, come il suo superiore, era uso scrivere rime poetiche per magnificare, oltre alla sua, anche la Signora Veronica Lario in Berlusconi. Abbiamo dovuto aspettare che nelle prime tre file si accomodasse la “Torino che Conta”, e che con la storia della Betancourt c’entrava come un trapano Black&Decker in una natura morta fiamminga.

Io non conto, e ho atteso pazientemente in quarta fila.

Finalmente è venuto il turno di Ingid che, alternando meravigliose parole in spagnolo e francese, spesso interrotta da applausi spontanei, tra considerazioni filosofiche sul valore della sofferenza, sul significato cristiano del cambiamento e sulle parabole che meglio lo rappresentano, ha raggiunto la fine del discorso senza che una sola volta il termine Colombia facesse capolino, tanto per riportare il significato della vita sulla terra in generale, e in particolare su quella per cui si è battuta politicamente fino a rischiare la vita. In definitiva chi avesse voluto apprendere qualcosa della situazione della Colombia, presente e passata, poteva avere miglior sorte all’interno di un’agenzia di viaggi.

La possibilità di interloquire non era prevista. Forse nel timore che qualcuno potesse sottrarre parte del pubblico dall’empireo in cui commosso si lasciava cullare: cosa non bella, ammettiamolo, ma certamente utile. Quindi la domanda che avrei voluto porre a Ingrid Betancourt, la porrò pubblicamente ora:

“Negli ultimi cinquant’anni delle enormi e vergognose ingiustizie sono state humus ideale per la violenza. Numerosi gruppi hanno scelto la lotta armata come sistema di lotta, a volte travolti da una follia che faceva sembrare la scia di sangue che si lasciavano dietro più il fine che non il mezzo. Molti hanno operato in Sudamerica e in America Centrale, diversi in altri continenti e alcuni nel cuore dell’Europa. Se in Colombia nascevano le FARC, noi imparavamo a conoscere le Brigate Rosse, la banda Bader Meinhoff, l’Esercito Repubblicano Irlandese, l’ETA. Ora, lei non crede che lottare contro la violenza lasciando che permangano inalterate le cause che l’hanno generata, sia inutile come estirpare una mala erba lasciando le radici nel terreno? E soprattutto non crede che l’immensa forza mediatica che la sua vicenda ha catalizzato, vista la superficialità dei nostri mezzi d’informazione, rischi, ora che si è felicemente conclusa, di cancellare qualsiasi traccia di quelle ingiustizie e negare visibilità ai molti che ancora si trovano ad affrontare il dramma che è stato il suo per sei lunghissimi anni?”

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feb 27


diamo a Silviolo quel ch’è di Silviolo: tanto troverebbe il modo di prenderselo ugualmente.

Ricordo ancora quando le “sinistre” erano al potere certi sinistri titoli dei giornali:

- Mille e trecento extracomunitari sfondano i cancelli e marciano in corteo verso il municipio. La Polizia non interviene. Il Viminale: “Non si può parlare di fuga. Nel Cpa non c’è obbligo di permanenza”. La popolazione, che protesta contro il nuovo Centro d’identificazione (Cie), applaude!

- Un altro stupro dopo la violenza al Quartaccio. Un nuovo episodio di violenza a scioccato Roma: una giovane coppia è stata aggredita a Guidonia nella periferia della capitale nella serata di giovedì.

Certo, tutto ha un prezzo, specie sicurezza e ordine pubblico. Ci siamo arresi ai Tartari(Dino non piangere! ), in attesa del promesso dentista a prezzi calmierati e l’italiano lascia molto a desiderare: “C’è una proposta del ministro Maroni condivisa dal ministro La Russa per aumentare di 10 volte il numero dei militari che, invece di essere un esercito che fa la guardia nei confronti del deserto dei Tartari, sarà utilizzato per combattere l’esercito del male cioè la criminalità diffusa”. Ma cosa volete che sia qualche barzelletta di dubbio gusto, in cambio di tutta questa ritrovata legalità…

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feb 27

È vero, e una storia datata e che molti non hanno dimenticato, ma c’è un motivo per riproporla proprio oggi: è una storia che parla di Pace e di America, e se a Gaza le armi hanno cessato il loro peana di morte, a Washington un uomo di colore prende possesso della Casa Bianca chino sotto i sogni di molti.

Questa storia ci mostra una faccia dell’America diversa da quella che conosciamo, e solo il tempo saprà dirci se, almeno in parte, questa diventerà la vera faccia dell’America. E sempre il tempo ci dirà se una tregua, che sembra fragile come questa dolce colomba bionda, potrà sopportare il peso della politica.

Ti sei perduta in un sogno,
ci siamo ritrovati a sognare in te

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feb 27

Lucia Annunziata ha fatto bene a strapparsi il microfono in diretta da Santoro…

trovo assolutamente inaudito che una trasmissione televisiva italiana si schieri così faziosamente dalla parte della verità!

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feb 27


uno due tre quattro cinque sei sette otto nove dieci undici dodici tredici quattordici quindici sedici diciassette diciotto diciannove venti ventuno ventidue ventitré ventiquattro venticinque ventisei ventisette ventotto ventinove trenta trentuno trentadue trentatré trentaquattro trentacinque trentasei trentasette trentotto trentanove quaranta quarantuno quarantadue quarantatré quarantaquattro quarantacinque quarantasei quaranta sette quarantotto quarantanove cinquanta cinquantuno cinquantadue cinquantatré cinquantaquattro cinquantacinque cinquantasei cinquantasette cinquantotto cinquantanove sessanta sessantuno sessantadue sessantatré sessantaquattro sessantacinque sessantasei sessantasette sessantotto sessantanove settanta settantuno settantadue settantatré settantaquattro settantacinque settantasei settantasette settantotto settantanove ottanta ottantuno ottantadue ottantatré ottantaquattro ottantacinque ottantasei ottantasette ottantotto ottantanove novanta novantuno novantadue novantatré novantaquattro novantacinque novantasei novantasette novantotto novantanove cento centouno centodue centotré centoquattro centocinque centosei centosette centotto centonove centodieci centoundici centododici centotredici centoquattordici centoquindici centosedici centodiciassette centodiciotto centodiciannove centoventi centoventuno centoventidue centoventitré centoventiquattro centoventicinque centoventisei centoventisette centoventotto centoventinove centotrenta centotrentuno centotrentadue centotrentatré centotrentaquattro centotrentacinque centotrentasei centotrentasette centotrentotto centotrentanove centoquaranta centoquarantuno centoquarantadue centoquarantatré centoquarantaquattro centoquarantacinque centoquarantasei centoquarantasette centoquarantotto centoquarantanove centocinquanta centocinquantuno centocinquantadue centocinquantatré centocinquantaquattro centocinquantacinque centocinquantasei centocinquantasette centocinquantotto centocinquantanove centosessanta centosessantuno centosessantadue centosessantatré centosessantaquattro centosessantacinque centosessantasei centosessantasette centosessantotto centosessantanove centosettanta centosettantuno centosettantadue centosettantatré centosettantaquattro centosettantacinque centosettantasei centosettantasette centosettantotto centosettantanove cento ottanta centottantuno centoottantadue centottantatré centottantaquattro centottantacinque centottantasei centottantasette centottantotto centottantanove centonovanta centonovantuno centonovantadue centonovantatré centonovantaquattro centonovantacinque centonovantasei centonovantasette centonovantotto centonovantanove duecento duecentouno duecentodue duecentotre duecentoquattro duecentocinque duecentosei duecentosette duecentotto duecentonove duecentodieci duecentoundici duecentododici duecentotredici duecentoquattordici duecentoquindici duecentosedici duecentodiciassette duecentodiciotto duecentodiciannove duecentoventi duecentoventuno duecentoventidue duecentoventitré duecentoventiquattro duecentoventicinque duecentoventisei duecentoventisette duecentoventotto duecentoventinove duecentotrenta duecentotrentuno duecentotrentadue duecentotrentatré duecentotrentaquattro duecentotrentacinque duecentotrentasei duecentotrentasette duecentotrentotto duecentotrentanove duecentoquaranta duecentoquarantuno duecentoquarantadue duecentoquarantatré duecentoquarantaquattro duecentoquarantacinque duecentoquarantasei duecentoquarantasette duecentoquarantotto duecentoquarantanove duecentocinquanta duecentocinquantuno duecentocinquantadue duecentocinquantatré duecentocinquantaquattro duecentocinquantacinque duecentocinquantasei duecentocinquantasette duecentocinquantotto duecentocinquantanove duecentosessanta duecentosessantuno duecento sessantadue duecentosessantatré duecentosessantaquattro duecentosessantacinque duecentosessantasei duecentosessantasette duecentosessantotto duecentosessantanove duecentosettanta

nessuno è riuscito a leggerli tutti, vero?
Sono troppi, avete ragione!
Ma qualcuno reputa che duecentosettanta bambini morti a Gaza non siano ancora sufficienti.
A voi le parole… se ne avete!

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feb 27


Ringrazio Daniele per avermi voluto coinvolgere in questa iniziativa.

Sono qui per un appello: aiutiamo la madre di Niki, Ornella Gemini a far sentire la sua voce per chiedere giustizia per suo figlio. La storia molti di voi credo che la conoscano già (per chi invece non ne sapesse nulla vi rinvio qui ) ma cmq anche qui sotto troverete il link al suo blog dove racconta i fatti e gli sviluppi degli stessi ed il link alla videointervista rilasciata a Beppe Grillo.

Quello che io e l’Incarcerato vi chiediamo è di inviare una mail, il cui testo trovate qui sotto in fondo al post, a Santoro per chiedergli di occuparsi del caso della morte del figlio di Ornella.

Mi appello al vostro buon cuore, basta un piccolo copia-incolla ed un click.

Mi appello a voi con l’unico modo che conosco meglio, la poesia:

AIUTIAMO ORNELLA GEMINI!

Spazio chiuso
Silenzio disperato
Diritti negati.

Ed una madre perde suo figlio
Senza una ragione

Le dicono: “Suicidio”
Ma i fatti non tornano.

Ed oggi sono qui a chiedervi solidarietà
Per aiutare una madre
Affranta dalla perdita del figlio
Ad avere almeno giustizia.

DANIELE VERZETTI, ROCKPOETA

IL TESTO DELLA MAIL da inviare da subito alla redazione.annozero@rai.it

OGGETTO: Verità per Niki!

Stimatissimo signor Santoro,
chi le scrive è un comune cittadino che ha deciso di non rimanere più indifferente ai continui soprusi ai quali quotidianamente assiste in maniera inerme. Ho deciso di scriverle innanzitutto per porle l’augurio che continui con la sua trasmissione che considero un importante e vitale polmone di verità in mezzo a tanto degrado dell’informazione.
Le vorrei chiedere con grande convinzione che lei si occupasse di un fatto grave accaduto di recente. Qualche tempo fa ne parlò Grillo, alcuni giornali ne riportarono la notizia, ma poi più niente. Buio totale. E c’è una madre sofferente che invoca giustizia. Suo figlio, Niki Aprile Gatti, era stato arrestato preventivamente per truffa telefonica, lavorava
in una società di San Marino, fu trasferito direttamente nel carcere di super sicurezza a Sollicciano.
Dopo tre giorni fu ritrovato morto. Dicono suicidato. Ma la madre è convinta, anche grazie ad alcuni elementi, che il ragazzo sia stato ucciso.Perchè? Forse la verità andrebbe ricercata proprio nell’inchiesta, purtroppo volutamente bloccata, di de Magistris. Le chiedo, signor Santoro, di contattare la signora Ornella Gemini, madre di Niki, tramite il suo
indirizzo: mondadori.avezzano@gmail.com, ha aperto anche un blog: http://nikiaprilegatti.blogspot.com/ e la esorto a trattare l’argomento tramite la sua trasmissione.
Per maggiori dettagli qui c’è il racconto della signora e qui la video intervista

Con stima,
Segue firma nome cognome.

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