Mar 30

Repetita iuvant: da The copywriter’s crucible un agile e-book: Using words to convince, compel and sell.La bella galleria fotografica organizzata da Paul Arden e consorte: Arden and Anstruther.  Link grazie a benterrett.

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Mar 30

Vi ricordate la strage di Novi Ligure? “Dei due assassini non è ancora possibile capire la nazionalità. Avrebbero agito senza dire una parola e non sarebbero state individuate dall’unica superstite caratteristiche somatiche particolari” annuciava allarmato il Corriere. Erika De Nardo, la “superstite” di cui parlava il Corriere, ricordava “tutto bene e con precisione” secondo il procuratore Carlo Carlesi. Poi si scopre che quella che ricordava tutto e bene e con precisione altro non era che l’assassina di mamma e fratellino. Vi ricordate la strage di Erba? Tutti addosso al marito tunisino, con qualche politico che delirava addirittura di macellazione rituale. Poi si scopre che erano gli italianissimi vicini di casa. A dimostrazione del fatto che anche gli italiani uccidono (e stuprano, e rubano, ecc). Stavolta, però, la presunzione d’innocenza della società italiana era salva: a differenza dello “stupro di capodanno”, quello della Caffarella era stato commesso da romeni. Con tanto di confessione che solo Dio sa come è venuta fuori. Poi colpo di scena, li scagiona il Dna. Poi infine si scoprono i veri colpevoli. Ma quelli di prima rimangono dentro lo stesso. Anzi, ad uno di loro - Karol Racz - si tenta di rifilare un altro caso di stupro. E’ romeno? E va beh…se non ha commesso questo avrà commesso quell’altro, avranno pensato gli zeloti annidati tra gli investigatori, i politici, i media e l’opinione pubblica. Poi finalmente viene liberato, e per riabilitarlo viene invitato nei soliti famigerati salotti televisivi. Perché parlo di questo caso? Non aggiunge nulla di nuovo a quanto già sappiamo sui pregiudizi, discriminazioni, soprusi commessi a danno degli immigrati, specie se coinvolti in episodi di cronaca nera. Ne parlo perché a Karol Racz, provato e in lacrime nello studio di Porta a Porta, viene offerto finalmente un posto di lavoro: Filippo La Mantia, un famoso chef romano, gli offre un posto come pasticcere (competenza che Karol aveva già acquisito) nel suo ristorante. Ebbene: indovinate come è finita. La Mantia ha dovuto fare retromarcia di fronte ai reclami: tre cameriere si sono «licenziate» prima ancora di firmare, una ditta di facchinaggio ha sostenuto che i colleghi italiani senza lavoro hanno più diritti di Racz a un contratto e un’agenzia turistica ha minacciato via fax di non mandare più clienti. La Mantia non riesce a capacitarsi: “Racz è stato già giudicato, per la gente è e resterà “faccia da pugile”. Non importa a nessuno che non abbia un letto. Il mostro non è lui, siamo noi. Già, oltre al danno, la beffa. Razzista, ovviamente, e sennò che beffa è?

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Mar 30

…o libertà di espressione?

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Mar 30

NIA (Sostegno vitale obbligatorio per tutti)
*Ovvero nutrizione artificiale (a sinistra) e idratazione (a destra).
Ciò che non si vede è un buco nella spalla per far passare nella vena cava superiore i suddetti.

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Mar 10

Questo piccolo isolotto del Lago di Bolsena è ciò che resta, come quello bisentino, del cono eruttivo del vulcano sottostante l'attuale lago. Esso dista appena un chilometro dalla costa del lago ed è incredibilmente diverso dal compagno. I suoi dieci ettari ospitano una comunità vegetale pressochè integra e apparentemente molto più selvatica, quasi tropicale. Le sponde sono popolate da numerose colonie di uccelli acquatici e al di fuori delle specie vegetali ed animali l'isola non è attualmente popolata.
Sicuramente visitato dagli etruschi, forse anche dai romani, l'isola è storicamente famosa per la detenzione di due incredibili donne: Cristina, martire e patrona di Bolsena, fu relegata sull'isola da papa Urbano IV affinchè rinnegasse la sua forte fede cristiana; Amalasunta, regina degli Ostrogoti, dal carattere deciso e diplomatico si inimicò i Goti e tramite un complotto di questi col famigliare Teodato fu dapprima imprigionata nell'isola e quindi uccisa nel 535 d.C.
L'isola ha storicamente attratto l'attenzione sia dei nativi dei borghi limitrofi (a questa epoca risale la chiesa di S. Stefano del IX sec.) dei Viterbesi, dei signori di Bisenzio e del papato. Sotto la chiesa l'isola ha vissuto il periodo di massimo splendore. A partire dal XVII secolo, sotto il ducato di Castro l'isola fu progressivamente abbandonata, le strutture smantellate ed i materiali riutilizzati per la costruzione di Marta. Attualmente l'isola vi è una residenza Privata e non è visitabile.

fonte: www.lago-di-bolsena.biz » vai al post originale »

Mar 28

Mi spiace non poter essere a Bologna oggi pomeriggio alle 17, nell’Aula Magna Santa Lucia, per vedere ascoltare la poetessa premio Nobel Wislawa Szymborska.

Ho appreso la notizia grazie a dis.amb.ig.uando.

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Mar 28


Rocco Lombardi

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Mar 28

Cartello apposto davanti l’entrata del bar “Alle 3 botti
di via Buonarroti all’Arcella, quartiere a nord di Padova

La Stampa, di Pier Francesco Quesitonio

E’ ancora avvolta dal mistero la sparatoria di sabato notte in via Vibò. Due giovani marocchini sono rimasti feriti alle gambe da una serie di colpi d’arma da fuoco esplosi da persone ancora sconosciute. E adesso la gente ha paura. Potrebbe anche essere stato un agguato a sfondo razzista o una vendetta dopo una rissa, accaduta qualche giorno prima. Infine un’azione punitiva e generica contro gli stranieri. Spiega il barista del «Good Luck», Franco Poncini: «Spesso vengono nel mio locale tanti ragazzi marocchini. Gente che lavora, che non ha mai dato problemi. L’altra sera guardavano la partita della Juve, abbiamo visto un ragazzo andare avanti e indietro davanti al bar, con il volto protetto da un casco. Poi i colpi di pistola, l’arrivo della polizia e lo sgomento per quanto accaduto».

La settimana scorsa, proprio davanti al bar, tre italiani hanno provocato i coetanei marocchini. Frasi razziste e minacciose. I nordafricani hanno deciso di difendersi ed è scoppiata una rissa. Gli italiani hanno avuto la peggio, sono stati picchiati con violenza. Ancora Poncini: «E’ venuto un tizio, sempre italiano, che abita in zona e mi ha fatto questo discorso: “Se continui ad ospitare i marocchini nel bar finisci male e ti facciamo chiudere”». Il barista, coraggiosamente, ha presentato una denuncia in questura: «Non ho nessuna intenzione di rinunciare alla mia clientela, composta da ragazzi stranieri bravissimi, educati e rispettosi delle regole». Nulla a che vedere con i pusher senegalesi che infestano la zona.

Altre reazioni. Andrea Gallo e Giuseppina Asaro, panettieri di via Vibò: «Apriamo anche la notte, grossi problemi non ne vediamo. E’ vero ci sono tanti extracomunitari ma non vuol dire assolutamente niente. Qui ci rispettano tutti, comprese le famiglie di immigrati». Infine Anna Dilascia, la barista del chiosco in mezzo ai giardinetti: «La sparatoria e la rissa sono stati gli episodi più gravi, non ci sono precedenti. Certo i locali che tengono aperto tutta la notte, possono attirare anche qualche balordo. Non riusciamo a capire. Questi episodi possono avere creato un clima di intolleranza, specie in questo momento di crisi. Non credo che ci sia nessuno pronto a sparare. Siamo molto spaventati». E poi molte persone che non vogliono dire i propri nomi: «C’è un razzismo latente, questo è vero. E i colpi di pistola di sabato aggravano la situazione. Ci sono più scippi, più furti. E più tossici in giro».

I due marocchini, due persone con il permesso di soggiorno, incensurati e lavoratori, sono stati feriti ad una coscia e ad un ginocchio, mentre un terzo proiettile ha trapassato il polpaccio. Era accaduto alle 22,30, all’incrocio tra via Vibò e via Bibiana, vicino a un giardino pubblico con una giostra e alcuni giochi per bambini. «Stavamo passeggiando tranquilli per i fatti nostri - hanno riferito i due extracomunitari, senza precedenti penali, agli inquirenti - quando abbiamo sentito esplodere diversi colpi dai giardinetti. Siamo scappati, ma qualcuno ci ha colpito alle gambe. Abbiamo chiamato noi il 118». Gli agenti del sostituto commissario Antonino Runci, capo della sezione Falchi della squadra mobile, erano intervenuti immediatamente sul posto. Gli agenti della Scientifica hanno recuperato due piccole ogive, esplose probabilmente da un piccolo revolver a tamburo. Calibro 6,35. Per ora non ci sono testimoni e la polizia li sta cercando. Difficile che a quell’ora nessuno abbia visto niente.

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Mar 28

La Cgil va alla carica, secondo la sua analisi i salari netti di ogni lavoratore sono fermi dal 1993 e in tutto questo tempo il fisco si è preso ben 6.738 a testa e questo ci deve far capire come sia impossibile avere del buon potere di acquisto per ogni famiglia e per far fronte a tutto ciò il sindacato chiede al governo Berlusconi che vengano erogati almeno 100 euro in più nella busta paga di ogni lavoratore.

Bisogna anche tenere conto che ci sono parecchi lavoratori che prendono uno stipendio netto che va dai 1.000 ai 1.300 euro mensili e questo non permette di vivere bene anzi le difficoltà si moltipicano di giorno in giorno, senza contare le pensioni, in ogni modo in una situazione come questa 100 euro in più al mese fanno sempre comodo anche se non cambia la vita e sappiamo benissimo che il governo non ha soldi per loro.

I salari netti sono fermi al 1993, mentre il fisco in 15 anni si e’ ‘mangiato’ guadagni di produttivita’ per 6.738 euro per lavoratore. Lo dice la Cgil secondo la quale, viceversa, lo Stato ha beneficiato di 112 mld di euro tra maggiore pressione fiscale e fiscal drag.

Via Ansa

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Mar 28

Il nostro premier Silvio Berlusconi, non perde l’occasione di punzecchiare la povera gente, dopo aver detto che per rivitalizzare l’economia bisogna lavorare di più, cassintegrati compresi, ha anche detto che quelli che sono stati licenziati devono muoversi a cercare lavoro invece di stare a casa, è come se dicesse che noi italiani siamo buoni a nulla e che piangiamo troppo, mi pare un pò assurda ’sta cosa, è ovvio che se uno rimane senza lavoro, si metterà subito a cercare un altro lavoro anche perchè non potrebbe fare altrimenti.

Quindi i discorsi del Berlusca sono, come sempre, dettati dell’uomo imprenditore e non dall’uomo politico, il che significa che non ha capito nulla in che situazione siamo noi italiani.

Posso solo dire questo: Che Dio ci salvi!

Dopo avere partecipato ad un vertice a Napoli con i sindacati della Fiat di Pomigliano d’Arco, il premier Silvio Berlusconi ha avvertito: “Chi è stato licenziato trovi qualcosa da fare. Io non starei con le mani in mano”.

Via Yahoo

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Mar 28

Negli ultimi giorni abbiamo lanciato due novità in Google Search.
La prima è rappresentata da un arricchimento della lista di ricerche correlate che vengono suggerite dal motore, mentre la seconda aggiunge una descrizione più lunga per i risultati della ricerca. Entrambe ci aiutano a guidare i nostri utenti nell’individuare l’informazione che cercano.

Migliori ricerche correlate
Da ieri abbiamo iniziato ad attivare una nuova tecnologia che migliora la comprensione della parola chiave cercata e la capacità di individuare concetti e termini ad essa associati. Una sua prima applicazione ci permette di offrirvi migliori “Ricerche Correlate” più ricche e più varie. Per esempio, se avete in mente una vacanza sportiva e cercate “surf alle canarie”, adesso il nostro software si accorge che “kite surf”, “lanzarote” e “gran canaria” sono altri termini che potrebbero aiutarvi a trovare le informazioni che cercate. Ecco un esempio:Consideriamo anche un paio di esempi in lingua straniera. In Inglese, se cercate [principles of physics] (principi della fisica), il software produce i concetti associati di “angular momentum”(momento angolare), “special relativity”(relatività speciale), “big bang” e “quantum mechanics” (meccanica quantistica): Grazie a questa innovazione siamo in grado di produrre ricerche correlate per un maggior numero di ricerche web, in più lingue e in modo più accurato rispetto al passato. Anche se la vostra ricerca è complessa e contiene molte parole, adesso sappiamo come suggerirvi alternative più efficaci. D’ora in poi potrete usare “ricerche correlate” ovunque nel mondo e in 37 lingue.

“Snippet” più lunghi

Quando fate una ricerca su Google, ogni risultato inizia con un titolo in blu e prosegue con alcune righe di testo (lo “snippet”), che vi danno un’idea di ciò di cui parla quella pagina web.
Per facilitarne l’identificazione nel contesto, le parole della vostra ricerca sono evidenziate in
grassetto nello snippet.

Nel caso di ricerche complesse, composte da più di tre parole, gli snippet tradizionali talvolta non contengono un’informazione contestuale sufficientemente ricca.Grazie alla nuova tecnologia, abbiamo aumentato il numero di linee di testo nello snippet, mostrandovi quanti più termini possibili della ricerca che avete inserito. Immaginate, per esempio, di volerne sapere di più sulla rotazione della Terra intorno al Sole, in particolare desiderando informazioni sull’inclinazione del pianeta e sulla sua distanza dal Sole.

Inserite nella pagina di ricerca di Google: [inclinazione dell'asse di rotazione della terra e distanza dal sole]. Uno snippet normale non ha abbastanza spazio per mostrare tutte queste parole nel contesto della pagina web, ma con gli snippet più lunghi è chiaro che il primo risultato contiene tutti i termini della ricerca. Ma non limitatevi al nostro esempio - provate voi stessi con la ricerca che preferite. Questi sono solo due esempi di innovazioni che abbiamo introdotto di recente in Google Search.

Cerchiamo sempre di trovare nuovi modi di portarvi alla pagina web che cercate il più velocemente possibile. Anche se non notate tutti questi cambiamenti, state tranquilli che stiamo lavorando sodo per offrirvi l’esperienza di ricerca migliore possibile.

Scritto da: Ugo Di Girolamo & Francesco Callari, Software Engineers del Team Orion, Ken Wilder, Snippets Team Engineer

fonte: googleitalia.blogspot.com » Vai al post originale

Mar 28

Robot
Se un marziano, arrivato da poco in Italia, venisse informato dei nostri principi costituzionali e del consenso informato, non riuscirebbe a capire il dibattito sul testamento biologico. Se si può chiamare dibattito un coacervo di voci che non si ascoltano l’un l’altra e che spesso sono contraddittorie e insensate.
Il nostro povero marziano non capirebbe per quale ragione uno strumento giuridicamente tanto semplice abbia sollevato tali reazioni smodate. Bisognerebbe spiegargli che il paternalismo seduce ancora molti animi; che le libertà individuali non sono considerate come diritti inviolabili; e che la libertà viene spesso malintesa e calpestata.
Questa spiegazione, tuttavia, non basterebbe a chiarire al malcapitato straniero alcuni aspetti del disegno di legge Calabrò.
Anche se ci mettessimo tutto il nostro impegno esplicativo dei costumi indigeni, egli non riuscirebbe a capacitarsi del perché noi umani (o meglio, noi italiani) non possiamo includere nel testamento biologico il nostro volere riguardo alla nutrizione e idratazione artificiali. Egli ci tormenterebbe con varie domande.
“Siete liberi di decidere se alimentarvi o no?”. Certo, dovremmo rispondere, il diritto a non mangiare o allo sciopero della fame sono garantiti.
“E allora forse non potreste rifiutare la nutrizione e idratazione artificiali?”. No, possiamo rifiutare se siamo coscienti.
“Magari non sono trattamenti invasivi…”. Spesso lo sono, perché richiedono un intervento chirurgico e anche il sondino nasogastrico è una operazione abbastanza cruenta. E comunque sono sempre invasivi se l’individuo non vuole essere nutrito e idratato!
“Allora magari si segue una procedura internazionale?”. No, le leggi e i trattati degli altri Paesi lasciano la libertà di decidere.
No, non capirebbe. E nemmeno noi. Come non capiamo come sia possibile che in Senato ieri 164 abbiano votato no all’emendamento che voleva rimediare a questo scempio; solo 105 a favore e 9 si sono astenuti. 173 dei nostri rappresentanti non ci considerano in grado di decidere, ma ci ritengono inetti e irresponsabili. Dei mentecatti cui dire come vivere e come morire. Non ci vuole un marziano per capirlo.

(DNews, 26 marzo 2009)

fonte: bioetiche.blogspot.com » Vai al post originale

Mar 26

Un buon blog, quello di Bob Hoffman, The Ad Contrarian, che è anche un libro da scaricare e leggere con profitto.

fonte: creativeclassics.blogspot.com » Vai al post originale

Mar 26

E’ andata così: eravamo con Francesco a bere in una delle osterie di Fuori Porta, quando ci vediamo comparire Berlusconi, sono stato anch’io ferroviere, alla guida della Freccia Rossa. Francesco, come modenese volgare, rigorosamente in dialetto mi dice: “Ma guarda come siamo combinati… questo la Freccia Rossa la guida e noi che volevamo ficcargliela…”. Naturalmente, mi sono sentito in dovere di fermarlo: “Francesco, non son più i tempi dell’ “Avvelenata”, ma mi è venuta in mente un’altra tua vecchia canzone…”

fonte: lapennachegraffia.blogspot.com » Vai al post originale

Mar 26

operatore telefonicoC’è stata una denuncia da parte dell’associazione consumatori in merito ai costi di recesso per passare da un operatore ad un altro, dovrebbe essere pari a zero, spese escluse, ma purtroppo c’è un cartello tra gli operatori telefonici, diffatti le cifre si eguagliano tutte, la Telecom chiede sui 60 euro, Tiscali 50 euro, Wind 40 euro, Tele2 60 euro, Vodafone 60 euro e Fastweb 50 euro, queste cifre vanno in contrasto quando detto nel decreto dulle liberalizzazioni emanato da Bersani.

Sicuramente l’Antitrust preparerà una bella multa per questo operatori telefonici, ma sappiamo benissimo che non serve a nulla in quanto compenseranno le perdite con dei ritocchi verso l’altro delle loro tariffe telefoniche, quindi noi consumatori ci rimetteremo sempre e comunque a prescindere dalla multa.

L’unica cosa che possiamo fare è quella di ponderare bene i costi per vedere se conviene al 100% passare da un altro operatore e basta.

Secondo il Bersani, gli operatori non possono applicare penali di recesso e i soli costi che gli utenti devono pagare, quando disdicono un contratto (telefonico o televisivo), sono quelli necessari a coprire le spese sopportate dagli stessi operatori. cose potrebbero cambiare davvero per i consumatori scontenti dei propri operatori.

Via repubblica

fonte: www.trading-italia.biz » Vai al post originale

Mar 26

Secondo un articolo di oggi apparso sul giornale spagnolo El Pais, Silvio Berlusconi starebbe puntando a due colossi dell’editoria e non solo: il Sole 24 ore e il Corriere della Sera.

Al fondo de ese movimiento telúrico en gestación suena el nombre habitual: Silvio Berlusconi, magnate de los medios y primer ministro, cuyo nuevo objetivo son dos cabeceras milanesas de mucho prestigio, Corriere della Sera, el mayor diario italiano, e Il Sole 24 Ore, el gran periódico económico del país. (via El Pais)

Se così fosse sarebbe un ulteriore decisivo passo verso la monopolizzazione dell’informazione. Vedremo quindi cosa succederà e gli effetti di questo rumors sulla stampa italiana.

L’articolo tradotto (automaticamente) è disponibile qui.

fonte: www.trading-italia.biz » Vai al post originale

Mar 26

Lo sappiamo, l’Italia è il paese delle piccole e medie imprese e fin qui nulla di nuovo. Eppure, se osserviamo le ultime stime di Eurisko (2008) relative a 3.8 milioni di imprese in Italia, di cui il 95% con meno di 10 dipendenti, è interessante osservare come solo il 60% di queste piccole e medie realtà aziendali abbia un collegamento ad Internet.

Ancor più interessante sottolineare come solo il 20% di queste imprese disponga di un proprio sito web, a conferma del basso livello di digitalizzazione che tutt’oggi caratterizza il nostro tessuto imprenditoriale.

In Google crediamo molto nelle opportunità che il marketing digitale può offrire alle PMI e lavoriamo assiduamente per contribuire alla costruzione di un ecosistema che supporti tale sviluppo.

L’online rappresenta infatti uno strumento preferenziale per raggiungere il proprio target in modo preciso, tenere sotto controllo ogni costo, verificare in tempo reale l’efficacia dell’azione di marketing intrapresa e di conseguenza il proprio ritorno sull’investimento.

Da tempo abbiamo realizzato e collaborato ad iniziative che vanno in tale direzione, ad esempio attraverso incontri sul territorio nazionale. Il prossimo sarà il 27 marzo, a Napoli, dove parteciperò personalmente ad un convegno dedicato al tema del web marketing, organizzato da Confartigianato Giovani Imprenditori, con la collaborazioni di importanti associazioni di categoria.

Sempre per perseguire questo obiettivo, qualche mese fa abbiamo lanciato il programma AQUA volto allo sviluppo di agenzie web rivolte prevalentemente al mondo delle piccole e medie imprese. Infine, é di oggi la notizia dell’ accordo che abbiamo siglato con SEAT Pagine Gialle, ora Rivenditore Autorizzato di Google AdWordsTM.

L’obiettivo é portare avanti nel migliore dei modi il processo di evangelizzazione del web su tutto il territorio nazionale, in modo che quante più realtà aziendali siano a conoscenza delle opportunità che l’online mette a loro disposizione per promuovere il proprio business.

Scritto da: Alessandro Antiga, Product Marketing Manager


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Mar 26

State cercando le migliori pizzerie a Napoli? Avete voglia di un gelato a Palermo? Oppure avete bisogno di una farmacia in centro a Milano? Da qualche giorno, quando effettuate questo tipo di ricerche, sulla mappa non vengono mostrati solo i 10 risultati più rilevanti, ma tutte le voci che rispondono alla vostra richiesta.

Questi risultati compaiono sotto forma di pallini rosa sparsi sulla mappa: facendo clic su ognuno di essi, è possibile reperire maggiori informazioni, come nome, indirizzo, descrizione e altro ancora.

Dal punto di vista tecnico, la realizzazione di questi layer di ricerca rappresenta un ulteriore passo in avanti per la realizzazione di un’interfaccia completa, che aiuti l’utente a navigare sulle mappe in maniera semplice e intuitiva.

Il risultato? Dopo ogni ricerca, è finalmente possibile ottenere una visione d’insieme e scegliere immediatamente ciò che si preferisce senza dover scorrere i risultati pagina per pagina.

Scritto da: Fabio Ercolani, Product Marketing Manager


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Mar 24

AdText, la nuova sezione dell’Advertising Educational Foundation: 20 unità didattiche per approfondire.Great moments in advertising, un’utile serie di post scritti dal veterano Clayton Makepeace sulla storia e le tecniche del copywriting nel blog The Total Package.

fonte: creativeclassics.blogspot.com » Vai al post originale

Mar 24

Il 9 febbraio scorso, affermai che gli immigrati, se non discriminati, non avranno nessuna difficoltà a far fronte alla crisi. Un’ affermazione in controtendenza rispetto a quanto sostenuto dai media, in un maldestro tentativo di tranquillizzare l’opinione pubblica impregnata di xenofobia, e cioè che gli immigrati saranno quelli più colpiti dai recenti sconvolgimenti economici. Se è vero che gli immigrati saranno colpiti, scrissi allora, non lo saranno perché “vivono di contratti a termine, lavoro precario e poco pagato” ma perché soggetti a misure discriminatorie tipo le leggi razziali approvate dal Comune di Lucca che recitano - papale papale - che in centro “non è ammessa l’attivazione di esercizi di somministrazione, (ristoranti, ndr) la cui attività sia riconducibile ad etnie diverse. O le svastiche e minacce sui negozi islamici a Bologna. Oppure i provvedimenti governativi che escludono a priori i contribuenti stranieri da agevolazioni e aiuti. L’aumento delle tasse di ingresso e permanenza regolare in Italia, soldi che andranno a rimpinguare fondi di assistenza da cui saranno esclusi gli immigrati, che pur sono regolari contribuenti, ecc ecc.

Ebbene, a dimostrazione del fatto che c’è un particolare accanimento contro gli immigrati che lavorano, producono e pagano le tasse, arriva l’ultima mossa creativa: Con la circolare n. 27 del 25 febbraio 2009 l’INPS traccia le linee di intervento per l’attività di vigilanza 2009. Secondo tale documento, in questa recessione i controlli degli ispettori non devono ulteriormente danneggiare le imprese. Insomma, ispezioni meno rigide per tutti. Tranne per gli immigrati, ovviamente. Detto altrimenti, più libertà di violare la legge e calpestare i diritti dei lavoratori per le aziende italiane, più controlli e rigore verso le aziende gestite da stranieri. Nero su bianco, nella circolare c’è scritto che nel 2009 “Dovrà essere privilegiata la vigilanza verso le imprese gestite da minoranze etniche o organizzate con l’impiego di lavoratori appartenenti alle citate minoranze”. Perché secondo l’Inps, queste realtà produttive “operano spesso al di fuori di qualunque regolamentazione di carattere lavoristico, previdenziale e fiscale” e “realizzano non di rado vere e proprie forme di sfruttamento della manodopera”.

Nel rilasciare questa sconvolgente circolare, quelli dell’INPS si inventano anche il termine “Azienda etnica”, e fingono di adeguarsi a normative europee, in particolare ad una direttiva Ue (ancora in fase di recepimento) che impone sanzioni anche penali per i datori di lavoro che impiegano in nero cittadini irregolari extraUe. In realtà, l’unione europea non dice di controllare le cosiddette “aziende etniche” ma invita gli Stati membri a stanare le imprese che utilizzano lavoratori extracomunitari irregolari. Tutte. Ora identificare tale realtà con il ristorante indiano o il negozio di souvenir senegalesi è una vera e propria presa per i fondelli. Tutti sanno che ad assumere lavoratori extracomunitari in nero sono principalmente i datori di lavoro italiani, forti del loro status di autoctoni e ora anche del lassismo propugnato dall’esecutivo nei loro confronti. Le imprese italiane sono ai primi posti in Europa nella classifica delle violazioni dei diritti dei lavoratori. E tutti sanno che gli immigrati regolari si guardano bene dall’infrangere la legge, assumere clandestini, evadere le tasse o altro, per paura di perdere il permesso di soggiorno o l’opportunità di prendere - “faccetta nera, aspetta e spera” - la cittadinanza.

Poi quando l’agenzia Onu per il lavoro si azzarda a descrivere un’Italia “razzista e xenofoba” dove vengono calpestati i diritti dei lavoratori immigrati, c’è pure chi ha il coraggio di affermare che si tratta di accuse “false, non dimostrate con elementi concreti e dunque da respingere al mittente”. Anzi, “Il quadro dell’Italia non è quello rappresentato nel rapporto del comitato dell’Ilo”. In realtà il quadro dell’Italia è ancora peggiore: l’INPS non ha fatto che mettere per iscritto ciò che viene praticato da lungo tempo. Lo zelo con cui i vigli urbani danno le multe agli autisti stranieri, tracciano i verbali ai commercianti stranieri, controllano l’agibilità dei locali stranieri, si ingegnano a trovare scuse per chiudere le scuole e le moschee (spesso su commissione dei politici) era a dir poco sospetto. Lo hanno dimostrato anche fior fiore di inchieste e documentari, che c’era un doppiopesismo a dir poco sconcertante, in quanto a controlli. E c’è anche chi ha la faccia tosta di ribattere che ci sono le leggi e che bisogna rispettarle. Che oltre ai diritti (ma dove sono?) ci sono anche i doveri. Grandioso: ma le leggi le devono rispettare tutti oppure no? I doveri, devono essere osservati da tutti oppure no? Pare che, cosi come in Africa ogni giorno una gazzella si sveglia e sa che deve correre più in fretta del leone o verrà uccisa, in Italia, tutti i giorni, gli italiani si svegliano con la convinzione di essere santi e di dover rintracciare qualche immigrato delinquente. Dopottutto non è una brutta convinzione: come diceva Giovanni Papini, chi non si propone almeno una volta nella vita di essere santo, è un porco.

fonte: salamelik.blogspot.com » Vai al post originale

Mar 24

Oggi vi scrivo per presentarvi il nuovo blog europeo delle Public Policy di Google, che trovate qui.

Quando nel 2007 abbiamo lanciato il blog di Public Policy, Andrew McLaughlin, il nostro Global Director of Public Policy and Government Affairs aveva commentato: “Certo, siamo un’azienda multinazionale che sostiene le proprie posizioni di fronte al mondo politico, ai legislatori e agli opinion leaders. Allo stesso tempo, però, vogliamo che i nostri utenti siano parte di questo nostro sforzo, vogliamo che sappiano cosa diremo e perché, e che ci possano aiutare a ridefinire e migliorare le nostre posizioni in termini di policy e di strategie di advocacy.
Grazie ai suggerimenti dei nostri utenti possiamo sicuramente fare un lavoro migliore nel perseguire quelli che sono i nostri comuni interessi.”

La logica resta la stessa, solo che adesso ci stiamo “localizzando” in Europa e il blog sarà gestito da Googlers europei. Un ottimo modo, anche, per dare visibilità a livello europeo per le iniziative di public policy che stiamo portando avanti in Italia.

Aspettiamo i vostri commenti sul blog europeo

Scritto da: Marco Pancini, European Policy Counsel


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Mar 22

di Michele Focarete, Il Corriere

Henry Jose Villarroel Centellas, boliviano di 32 anni, è alla guida di un camion su una grande arteria milanese. In tasca ha una patente falsa e un decreto di espulsione del 2005 che il questore di Bergamo gli aveva notificato, ma che il Sudamericano si era ben guardato da prendere in considerazione. Di più. Centellas era già stato rimpatriato, scortato da due agenti e consegnato alla polizia di Cochabamba. E, l’altro giorno, quando i vigili urbani lo hanno fermato, hanno scoperto che era ancora qui. A guidare con una patente falsa. E, come lui, tre giorni più tardi, anche Arie Sharon, 60 anni, israeliano di origini romene, in auto senza patente né assicurazione, era stato pizzicato a Milano. Dopo le verifiche di prassi, la sorpresa: l’extracomunitario era clandestino ed era già stato espulso il 30 ottobre 2008 e rimpatriato. Non casi isolati, ma quasi la norma. Come un marocchino di 31 anni arrestato dalla polizia locale di Milano lo scorso 13 settembre per non avere rispettato due provvedimenti di espulsione. Non solo: era già stato fermato per identificazione o per reati vari 34 volte in diverse città d’Italia. Tra le motivazioni: spaccio di droga, furto aggravato, occupazione abusiva, resistenza a pubblico ufficiale, guida senza patente. Ma c’è dell’altro: nel novembre 2005 era stato fisicamente messo su un aereo con volo diretto per Casablanca. Tre dei tanti episodi che avevano fatto tuonare il vicesindaco e assessore alla sicurezza, Riccardo De Corato, Pdl. «Uno sperpero delle risorse dello Stato. Nonostante i decreti di espulsione e i rimpatri coatti, ce li ritroviamo a circolare per la città. Così come stanno le cose lo Stato paga solo gite turistiche a migliaia di clandestini».

E snocciola i numeri. «Gli agenti della polizia locale, solo lo scorso anno, hanno fotosegnalato 1.013 clandestini, di cui 90 avevano già ricevuto il foglio di espulsione. Uno su dieci». Sempre a Milano, nel 2007 l’espulsione è scattata per 3.088 stranieri, ma solo 653 erano stati imbarcati su un aereo e rimpatriati: uno su cinque. Tutti gli altri sono rimasti in Italia. Nel 2008 il questore Vincenzo Indolfi ha firmato 3.332 decreti di espulsione e la polizia ha arrestato un migliaio di clandestini, perché non avevano rispettato il decreto. Anche i carabinieri, sempre lo scorso anno, hanno arrestato 2.800 stranieri che non avevano rispettato il decreto di espulsione e ne avevano denunciati 2.900 senza documenti. Numeri importanti anche a Roma. Sempre nel 2008, 6.216 cittadini extracomunitari sono stati raggiunti dal provvedimento di espulsione, 1.026 arrestati per non aver lasciato l’Italia, il 16 per cento. Mentre 1.197 sono stati trattenuti presso il Cie (centro di identificazione ed espulsione) di Ponte Galeria. E più di mille cittadini comunitari sono stati allontanati per motivi di sicurezza. Bulgari e romeni espulsi sono ritornati automaticamente grazie all’adesione dei loro rispettivi Paesi all’Unione europea. Perché le cose non vanno? Bizze legislative, un numero insufficiente di centri di identificazione, scarsa collaborazione da parte dei consolati stranieri, giudici buonisti. Al decreto di espulsione segue un ordine di “soggiorno” in un Cie in attesa che sia eseguito il decreto di espulsione, cioè di essere identificati tramite ambasciata e riportati al proprio Paese.

Nell’impossibilità di trattenere lo straniero e rimpatriarlo (spesso capita che i centri siano pieni o che non ci sia la disponibilità di aerei nelle settimane seguenti) al decreto di espulsione fa seguito un invito a lasciare l’Italia entro 5 giorni. Nessuno lo rispetta. Se rimane e viene ricontrollato dalle forze dell’ordine, c’è l’arresto: però al massimo è condannato a qualche mese e rilasciato a piede libero. Se viene ripreso, non può essere giudicato due volte per lo stesso reato. Così il clandestino rimane in Italia, nell’illegalità, senza potersi regolarizzare per 10 anni, in quanto schedato: sarà preda di caporali e compromessi per sopravvivere. Chi deve far rispettare la legge, allarga le braccia. Non se la sente di esternare in pubblico, ma il coro è pressoché unanime: «Vengono espulsi e non se ne vanno. Li arrestiamo e non stanno dentro. Li riprendiamo e non possiamo più farci niente ». L’ultimo esempio, in ordine cronologico, è quello dei fratelli albanesi di 25 e 27 anni. Entrambi clandestini e con una sfilza di precedenti. Già espulsi e arrestati, sono stati di nuovo trovati per strada, ammanettati, condannati, espulsi e, alla fine, rimessi in libertà perché non c’era posto nel centro di identificazione di Milano. I due— e questo è il paradosso — erano stati arrestati di venerdì sera, condannati sabato e rilasciati subito dopo per la sospensione della pena. Ritornati all’ufficio immigrazione sono stati liberati per mancanza di posti al Cie. Se il clandestino non viene riconosciuto entro 60 giorni dal fermo, torna libero. Addirittura, per i brasiliani, è necessario il consenso dell’espulso.

«Così — sottolinea un poliziotto dell’ufficio immigrazione di Roma — riusciamo a rimpatriarli solo a Natale e a carnevale, quando sono contenti di ritornare in famiglia. A spese nostre». Allora ci si può chiedere: è valida la Bossi-Fini? Spiega Saturno Carbone, segretario generale provinciale di Roma del Siulp, il sindacato di polizia: «Dobbiamo ragionare sulle cifre che si conoscono. Ad esempio le espulsioni in Italia nel 2008 sono state oltre 6.000, il 28 per cento in più rispetto all’anno prima. Ma le riammissioni per vari motivi sono state 6.424. Altro dato sconfortante è quello relativo agli sbarchi: 67.000 nei paesi Ue, 36.952 in Italia, più del 50 per cento». E va giù duro anche il segretario nazionale del Siulp, Giuseppe De Matteis: «La soluzione va oltre gli slogan. Quando uno straniero riceve il decreto di espulsione, non se ne va. E quando viene espulso, accompagnato alla frontiera e consegnato alle polizie locali, il più delle volte, dopo appena 48 ore, è già rientrato in Italia. Quando qualche tempo fa si è scatenata l’indignazione pubblica dopo il barbaro omicidio a Roma della signora Reggiani, la politica ha promesso migliaia di espulsioni. A tutt’oggi posso dirvi che le espulsioni reali sono state trentuno, a fronte degli oltre 6.000 decreti di espulsione, dal periodo 1 dicembre 2007 al 20 marzo 2008. E dei trentuno espulsi, quasi tutti sono già rientrati in Italia».

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Mar 22

Nei giorni scorsi si è levata un’incredibile gazzarra mediatica sulla conferenza ONU contro il razzismo (Durban II) in programma a Ginevra in aprile. Ad inaugurarla ufficialmente in Europa (la gazzarra, ndr) è stata l’Italia con il ritiro della propria delegazione dai negoziati. Il ministro degli esteri Franco Frattini ha spiegato che la decisione è stata presa a causa delle “frasi aggressive di tipo antisemita” contenute nella bozza di dichiarazione che sarebbe stata sottoposta all’approvazione degli stati presenti alla Conferenza. La seconda ragione che ha indotto il ministro a ritirare l’adesione è la richiesta dei paesi africani e dell’Organizzazione della Conferenza Islamica di elaborare nuovi «standard complementari» a integrazione della normativa internazionale sul razzismo: in sostanza, una revisione della definizione di razzismo e di discriminazione razziale, per “combattere la diffamazione delle religioni”. Sottolineando il “valido contributo di tutte le religioni alla civilizzazione moderna” si chiedeva quindi di fornire una protezione adeguata contro tutti gli atti di odio derivanti dalla “diffamazione delle religioni” e dall’ “incitamento all’odio religioso”.

Non voglio entrare nel merito delle gravissime accuse rivolte alla bozza. L’aspetto più interessante, semmai, è che sia proprio l’Italia ad indignarsi e ad agitarsi su un tema cosi sensibile come il razzismo. Tanto da spacciare l’azione di protesta che ha portato alla modifica della bozza (dove ora non compare Israele) per una grande vittoria italiana. Addirittura, udite udite, Il ministro Frattini ha spiegato che L’azione dell’Italia per modificare la dichiarazione finale della Conferenza dell’Onu sul razzismo, è nata ”per difendere la credibilità delle Nazioni Unite”. Ed io che pensavo che fosse più importante difendere la credibilità dell’Italia. Con quale credibilità, infatti, l’Italia si pronuncia sui temi del razzismo, quando essa stessa è sul banco degli accusati? L’agenzia Onu per il lavoro nel suo ultimo rapporto fotografa un’Italia in cui vige un clima di intolleranza verso gli stranieri. Un’Italia “razzista e xenofoba”, questi sono gli aggettivi usati. La colpa, sempre secondo l’agenzia, è anche dei leader politici italiani, colpevoli di usare una “retorica aggressiva e discriminatoria”. Vengono anche chiesti interventi “per contrastare il clima di intolleranza e per garantire la tutela ai migranti, a prescindere dal loro status”.

Il ministo Frattini respinge ovviamente con forza e sdegno le accuse, definendole “false, non dimostrate con elementi concreti e dunque da respingere al mittente”. Se fosse per gli elementi concreti, basta fare un rapido giro su questo blog, nella sezione “razzismo” o “brava gente”: ce n’è una minima parte. Basterebbe sfogliare la ricca rassegna stampa estera in materia. Ma senza andare tanto lontano, basta ricordare le parole del Presidente Napolitano: “Siamo dinanzi a episodi raccapriccianti che vanno ormai considerati non come fatti isolati, ma come sintomi allarmanti di tendenze diffuse”, del Presidente Fini: “non me la sento di suggerire una guardia bassa. Sta riapparendo sulla scena un mostro in forme diverse rispetto al passato”, di Veltroni: ”Il pesante clima di intolleranza che si sta diffondendo nel Paese impone a tutti una profonda riflessione. Si ripetono con allarmante frequenza episodi inaccettabili, aggressioni, violenze, discriminazioni”, del Presidente della CEI: “Vogliamo credere che non si tratti già di una regressione culturale in atto, ma motivi di preoccupazione ce ne sono, e talora anche allarmi”, di Mons. Marchetto: “Il governo italiano insiste: qui non c’è alcun allarme razzismo ma la discriminazione invece esiste”.

Per ciò che riguarda il capitolo “diffamazione delle religioni”, stendiamo un velo pietoso. Se dovessi limitarmi alla sola religione islamica, ebbene: dall’urina sparsa sui terreni destinati alla costruzione di moschee alle magliette con caricature esibite in diretta televisiva, l’Italia non la batte nessuno. Il culmine è stato raggiunto nel momento in cui l’Inghilterra ricaricava su un aereo il deputato islamofobo autore del documentario “Fitna”: in Italia qualcuno lo voleva addirittura accogliere in Parlamento, con tanto di editoriali favorevoli. Voglio quindi capire come fa il Ministro Frattini, alla luce di quanto sopra esposto, a “respingere le accuse al mittente”? Ad affermare che «Il quadro dell’Italia non è quello rappresentato nel rapporto del comitato dell’Ilo»? Se il quadro non è quello descritto dal rapporto, dove vivono le più alte cariche dello stato, i leader dell’opposizione, i vertici della Chiesa, i corrispondenti esteri? Negli altri paesi attenzionati dal rapporto, ovvero il Benin, il Burkina Faso, il Camerun e l’Uganda? O in qualche democrazia del Medio Oriente?

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Mar 22

Siete appassionati dei prodotti Google? Volete tenervi sempre aggiornati sulle ultime novità e trovare risposte alle vostre domande in modo veloce e personalizzato? E’ con grande piacere che vi annunciamo il lancio di un nuovo set di gadget iGoogle dedicati alle nostre risorse di Assistenza online e ai canali di comunicazione ufficiali di Google Italia.

Da oggi infatti potrete aggiungere alla vostra pagina personalizzata di iGoogle i gadget della Scheda di Assistenza Google. Come mostrato nel video qui sotto, questi gadget sono stati pensati appositamente per i nostri utenti in cerca di informazioni utili sui nostri prodotti.


Nella scheda infatti potrete trovare i seguenti gadget:

  • Centri assistenza Google, con il quale potrete cercare informazioni nei nostri Centri assistenza o visualizzare gli articoli più letti per ciascun prodotto.
  • Forum di assistenza, con il quale potrete cercare risposte o porre quesiti agli utenti e alle Guide del nostro Forum.
  • Canale ufficiale di Google Italia su YouTube
  • Google Italia Blog
  • Suggerimenti per te, con il quale riceverete suggerimenti e idee personalizzati per ottenere il massimo dai prodotti Google.

Il tutto comodamente nella vostra pagina di iGoogle. Perciò, se vi interessa saperne di più sui nostri prodotti, o se ne usate già alcuni e volete avere tutte le risorse di assistenza Google a portata di mano, aggiungete la scheda. E non dimenticate di farci sapere cosa ne pensate!

Scritto da: Azzurra Damen & Christian Pezzin

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Mar 20

Non potrà mancare sulle tavole in festa degli italiani la colomba pasquale preparata con cura artigianale e ingredienti di ottima qualità da Pier F. Casini.
Già presente nella gdo, il prodotto dolciario viene lanciato in questi giorni con una pressante campagna affissioni. 
Semplice, tradizionale e buonista è il concept: una colomba olivo dotata e lo slogan pacificatorio: “Smettetela di litigare.”
Con un art direction che non sarebbe dispiaciuta ad Armando Testa, ecco finalmente una buona novella, un messaggio di speranza per le famiglie italiane oggi così preoccupate della crisi economica.

fonte: creativeclassics.blogspot.com » Vai al post originale

Mar 20

«Facciamo come i colleghi arrestati a Brescia» dice l’agente Mele. Si riferisce ad una banda di carabinieri e vigili urbani che rapinava extracomunitari. «Rapinare i negri», una suggestione che ricorre spesso nelle intercettazioni. Ogni Paese ha i ragazzi del coro che si merita.

Dalle intercettazioni ad un gruppo di 25 agenti di polizia a Genova. Il Corriere.

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Mar 20

«Vai al tuo paese, negra, sporca p…, vai al tuo paese a fare la p…». La marocchina di 45 anni non sapeva più da che parte guardare la mattina di giovedì 19 febbraio mentre si trovava sul bus che dall’ipermercato Galassia di San Giovanni Lupatoto portava verso la stazione di porta Nuova. Non voleva credere alle sue orecchie eppure l’autista di quel bus si era rivolto a lei con quei termini razzisti davanti agli altri passeggeri. La «colpa» della badante in regola con il permesso di soggiorno? Aveva parlato in arabo al cellulare secondo la versione della donna. Un «reato» per l’autista del bus che, alla fine della corsa, avrebbe inflitto anche la sua condanna, scaraventando la vittima giù dal bus alla stazione di Porta Nuova di fronte a due testimoni.

Risultato? Un brutto colpo alla schiena alla marocchina, provocato dall’impatto coi gradini del bus e una prognosi di una ventina di giorni. A rimetterci anche l’anziano custodito dalla badante che, per tutti questi giorni, si troverà senza il suo sostegno quotidiano. Ora di questa aggressione se ne dovrà interessare la procura dopo l’intervento della polizia, avvenuto il giorno dell’aggressione. La nuova veronese, infatti, assistita dall’avvocato Cristiano Pippa, ha denunciato l’autista e l’atto è stato depositato in procura un paio di giorni fa. Toccherà ora agli inquirenti formulare eventualmente le accuse a carico dell’autista dell’Atv.

Nella querela, viene descritto dettagliatamente l’aggressione alla marocchina, vissuta quella mattina. Una volta uscita dal Galassia, la quarantacinquenne in compagnia della sorella e di un cugino è salita sull’autobus dell’Atv diretto a Porta Nuova. È così arrivata la chiamata sul cellulare della figlia che risiede in Marocco. La donna ha iniziato a parlare in arabo e tanto è bastato all’autista, in base alla denuncia della vittima, per manifestare tutta la sua ira nei confronti della donna. «Immediatamente», riporta la querela, «l’autista della corriera iniziava ad urlare e ad apostrofare la sottoscritta con parole dal contenuto offensivo e razzista». Le frasi riferite dalla donna nella denuncia non lasciano spazi a dubbi sulla loro matrice: «Basta, se vuoi parlare la tua lingua vai al tuo paese, negra sporca p…, vai al tuo paese a fare la p…» ed altre ancora. C’è anche chi si è spaventato, riporta la denuncia e ha chiesto di scendere dall’autobus alla fermata del supermercato Conad.

Durante il tragitto, l’autista «si alzava e ordinava alla sottoscritta di scendere dalla corriera con fare minaccioso e altri improperi» riporta la querela. Il dipendente dell’Atv continuava poi la corsa sfrenata fino a piazza XXV Aprile «con grave pericolo per i passeggeri e gli altri utenti della strada». Si arriva così alla stazione di Porta Nuova e l’aggressione prosegue: «Prima che riuscissi a scendere», riporta ancora la denuncia, «l’autista mi si avvicinava e mi apostrofava dicendo: “io non faccio l’autista dei negri, p…“».

Questa volta la donna, però, reagiva anche se era talmente forte lo stato di agitazione, paura e rabbia che non si ricorda più con quali parole replicò all’autista. La marocchina non ha dimenticato, invece, la reazione dell’autista che «con una violenta spinta», scaraventava la donna giù dai gradini del bus. La migrante riportava così lesioni come riportato nei referti allegati alla querela, guaribili in una ventina di giorni. Sul posto, sono intervenute le Volanti della polizia che hanno identificato l’autista che sarà iscritto nel registro degli indagati, trattandosi di un atto dovuto. Anche l’Atv ha già annunciato di rivolgersi alla magistratura per tutelare autista e azienda.

Fonte, L’Arena

fonte: salamelik.blogspot.com » Vai al post originale

Mar 20

Osama Bin Laden

In America gira voce che il terrorista numero 1, Osama Bin Laden, non sia più in vita e che le sue apparizioni video siano merito di contraffazioni, diffatti il creatore di Al Qaeda non si è più fatto vivo in maniera vera e consistente, già la fu Benazir Bhutto disse che era morto o per cause naturali o ucciso da un militante, ma di fatto il corpo non c’è, potrebbe anche essere stato nascosto dai militanti di Al Qaeda in modo da tenere viva la sua personalità al mondo.

La CIA e l’FBI dicono che non bisogna dare credito a queste voci in quanto le prove certe che Osama sia morto non ce ne sono, ma sanno anche che le sue apparizioni audio e video sono state ritoccate da esperti, comunque in virtù della loro esperienza sanno che per catturare un terrorista non è mai facile sopratutto se si tratta del nr. 1, è probabile che questa caccia al “fantasama” durerà per parecchi anni ancora.

Molti, anche negli Usa, sono convinti che Bin Laden non sia più tra noi. Il fondatore del qaedismo sarebbe morto anni fa per cause naturali o assassinato da un militante.

Via corriere

fonte: www.trading-italia.biz » Vai al post originale

Mar 20

La proposta da parte della Lega di imporre un tetto limite pari a 350mila euro annui di stipendio per tutti i dirigenti di banche, istituti di credito e imprese che hanno un rapporto di lavoro con le amministrazioni statali e pubbliche in quanto beneficeranno degli aiuti pubblici per fronteggiare la crisi finanziaria, non è stata considerata come se fosse una cosa di poco conto, potevano almeno discuterla e invece l’hanno “ignorata” salvando di fatto i super stipendi dei manager bancari così potranno continuare mantenere il loro stile di vita fatto da ville, case al mare e in montagna, yacht etc. questo significa che Berlusconi tratta bene i ricchi e male i poveri.

Parecchie imprese stanno fallendo, parecchi italiani sono in cassa integrazione, parecchi sono senza lavoro, parecchie famiglie fanno fatica a soppravvivere fino a fine mese e il governo cosa fa? mantiene gli stipendi d’oro dei manager pubblici.

Ho capito che la fine è vicina….

Non sarà discussa la proposta della Lega che voleva bloccare a 350 mila euro i compensi dei manager pubblici.

Via corriere

fonte: www.trading-italia.biz » Vai al post originale

Mar 20

In cinque mesi dal lancio di Street View ci avete scritto dalle più diverse località d’Italia, chiedendo quando avremmo incluso la vostra città nel servizio.

C’è anche stato chi ci ha chiesto di tornare perché la macchina era sporca, le tapparelle abbassate o la biancheria stesa sul terrazzo :)

Alcuni di voi saranno contenti visto che da oggi abbiamo ampliato il servizio ad alcune aree delle città di Udine, Genova, Torino, Parma, Bologna, Arezzo, Livorno, Perugia, Bari, L’Aquila, Napoli e la Costiera Amalfitana, Reggio Calabria, Catania e Cagliari. Abbiamo anche esteso la copertura delle città di Roma, Milano e Firenze.

Grazie a questa integrazione potremo godere della vista e dei paesaggi che spesso il mondo ci invidia. Una camminata sulla costiera Amalfitana, un giro per le vie del centro di Arezzo, vedere quanto dista dalla spiaggia l’hotel che pensavamo di prenotare a Catania o semplicemente tornare nei posti che abbiamo particolarmente amato… tutto dal nostro computer.



Scritto da: Google Italia Blog Team


fonte: googleitalia.blogspot.com » Vai al post originale

Mar 20

Tempo fa abbiamo lanciato un’applicazione dal nome YouTube Insight, che permette a chiunque carichi un video su YouTube, di raccogliere utili informazioni sull’interesse che quel video ha generato tra gli utenti.
In che modo? attraverso dati che mostrano il numero di visualizzazione, i picchi di interesse per il video, i paesi dove questo è stato visto.

Da oggi, YouTube Insight si arricchisce di una nuova funzionalità, “Community”, che permette di vedere il livello di coinvolgimento degli utenti nei riguardi del vostro video, nel corso del tempo e in base alle diverse aree geografiche di provenienza di ciascun utente.

Accedendo alla tab “Community”, all’interno della sezione dedicata a YouTube Insight, potrete vedere sia il numero di voti raccolti dal vostro video, i commenti e le segnalazioni come preferito, sia altre informazioni utili per capire il grado di popolarità del video.

Per esempio, se il voto generale del vostro video è di 3/5 stelle ma attraverso “Community” vedete che gli utenti giapponesi vi hanno assegnato in media 2 stelle, mentre i francesi 5, sapreteora dove si trovano gli utenti che vi apprezzano maggiormente e potrete tenerlo presente per migliorare la popolarità dei prossimi video che realizzerete.

Ancora una volta l’obiettivo è darvi accesso a informazioni che vi aiutino a capire come venite percepiti dalla community e, se è di vostro interesse, intervenire per aumentare la popolarità dei vostri video su YouTube.

Scritto da: Google Italia Blog Team


fonte: googleitalia.blogspot.com » Vai al post originale

Mar 20

Alcuni veri e propri pervertimenti semantici e concettuali affliggono il dibattito mediatico e parlamentare sul testamento biologico, così come alcuni nonsense sono presenti nel disegno di legge in discussione. Primo tra tutti: perché dovrei redigere un testamento biologico, o qualsiasi altro documento attestante il mio volere, se la mia volontà non sarà poi vincolante per il medico? Perché dopo cinque anni – e ogni cinque anni – dovrei rinnovare le mie volontà? Una normativa sul testamento biologico potrebbe essere considerata come una estensione temporale del consenso informato, secondo cui nessuno può essere sottoposto a un trattamento sanitario senza che abbia ricevuto tutte le informazioni e senza che abbia fornito il consenso. Ma il testo Calabrò tratta i cittadini aprioristicamente come incapaci di intendere e di volere, privandoli della libertà di decidere oggi per un futuro in cui non potranno difendere i propri diritti, e intacca profondamente il principio del consenso informato. La storia del signor Bruno è un caso esemplare della contiguità tra consenso informato e testamento biologico. Nel dicembre 2006 deve sottoporsi a un delicato e rischioso intervento chirurgico. È consapevole del rischio, è stato informato del possibile esito infausto, contestuale o conseguente all’intervento. Bruno ha sottoscritto il consenso informato solo a condizione di inserire una clausola. Seguendo le indicazioni del comitato etico dell’ospedale San Martino di Genova, Bruno ha esplicitato le proprie volontà qualora in futuro non potesse più farlo. In caso di stato vegetativo persistente o altra grave inabilità, ha detto, rifiuto ogni forma di accanimento terapeutico (comprese idratazione e alimentazione artificiali) e rifiuto qualsiasi cura inefficace per la guarigione, come la rianimazione. Come il signor Bruno ogni cittadino dovrebbe poter decidere sui trattamenti che desidera ricevere in futuro, comprese la nutrizione e l’idratazione artificiali.
Il dibattito più bizzarro e inutile degli ultimi decenni è proprio quello riguardante la nutrizione e l’idratazione artificiali, o meglio il loro statuto: trattamento sanitario o mera assistenza? Bizzarro perché coloro che strepitano per il carattere assistenziale sembrano ignorare del tutto di cosa stiano parlando. Basti ricordare che l’avvio della nutrizione artificiale richiede un consenso informato, in cui si informa il paziente o un congiunto dei rischi. La dichiarazione si chiude con l’espressione del consenso alla effettuazione del trattamento sanitario indicato. La nutrizione artificiale, poi, richiede una attenzione nella gestione molto diversa da quella necessaria per cucinare e servire un pasto, anche il più complicato che si possa immaginare. Dalla premura per la sterilità degli strumenti usati (aghi, rubinetti, guanti), alla necessità di effettuare regolarmente le analisi del sangue. Chi non ha un sondino nasogastrico subisce un intervento chirurgico per inserire un port a cath, una valvola attraverso cui far passare la nutrizione; oppure per eseguire una gastrostomia endoscopica percutanea, ovvero un buco nell’addome. Insomma è difficile non considerare tutto questo come un atto medico. Tuttavia il disegno di legge in discussione è esplicito nel definire nutrizione e idratazione artificiali come sostegno vitale e, implicazione gravissima, nel sottrarle alla nostra decisione: «esse non possono formare oggetto di dichiarazione anticipata di trattamento.» Questo significa che finché siamo coscienti possiamo rifiutarci; appena non siamo più in grado di invocare un nostro diritto fondamentale qualcuno ci farà un buco o ci infilerà un sondino nel naso per nutrirci – anche se abbiamo espresso volontà contrarie.
Non è possibile chiamare alleanza terapeutica una condizione in cui il medico decide e il paziente subisce: più corretto sarebbe chiamarla paternalismo. Un paternalismo celato e mascherato da altruismo e che svuota la nostra autodeterminazione lasciando intatto solo un involucro esterno. Il testo Calabrò non è solo un disegno di legge che mantiene meramente il nome di «dichiarazioni anticipate», mentre le umilia e le schiaccia sotto il macigno della coercizione; ma contraddice il principio sacrosanto secondo il quale ognuno di noi dovrebbe poter decidere circa la propria esistenza – morte compresa.
Ove non c’è scelta non esiste morale. Kant ha fornito una immagine efficace per descrivere lo spessore morale degli uomini se fossero privati della propria autodeterminazione: la libertà del girarrosto. Insensato discutere se il pollastro infilzato nello spiedo si stia comportando moralmente o immoralmente.
Ogni decisione che riguarda la nostra salute non è soltanto medica, ma coinvolge i nostri valori, ciò che crediamo importante, la nostra stessa idea di esistenza. Nessuno può ergersi a detentore della Verità. Questo è il tanto vituperato relativismo morale: l’idea che ognuno di noi possa avere preferenze diverse; la convinzione che se queste preferenze non danneggiano nessun altro dovrebbero essere rispettate e garantite. La libertà ha anche un ulteriore vantaggio rispetto alla coercizione: permette anche di rinunciarvi, o di delegarla. Se siamo liberi possiamo scegliere di far decidere qualcuno al posto nostro, o di sottrarci alle decisioni. Se invece siamo obbligati a percorrere una unica strada non possiamo che piegare il capo, trasformati in simulacri umani. Siamo costretti a subire la decisione di altri; un punto di vista, legittimo se valido per sé, viene trasformato in Verità Assoluta, in Dogma e come tale somministrato anche a chi la pensa diversamente.
La vera libertà di coscienza è quella che ognuno di noi dovrebbe esercitare in presenza di una legge rispettosa e liberale. Non quella che è stata invocata per giustificare l’ignavia e l’opportunismo politico. Non prendere posizione rispetto alla legge in discussione è un atto gravissimo. Non prendere posizione contro una ingiustizia non è moralmente neutrale e privo di conseguenza, bensì è una precisa scelta e come tale carica di implicazioni. Di fronte ad un attacco alla libertà tanto brutale e ingiustificabile è doveroso opporsi, difendere i diritti dei cittadini, rivendicare la libertà di scelta. Combattere affinché qualcuno non ci trasformi in polli allo spiedo.

(il Manifesto, 19 marzo 2009)

fonte: bioetiche.blogspot.com » Vai al post originale

Mar 17

fonte: politicalcomic.blogspot.com » Vai al post originale

Mar 17


l’ état c’est moi!

fonte: lapennachegraffia.blogspot.com » Vai al post originale

Mar 17

“Adotta una crisi dimenticata” è una campagna promossa da Medici Senza Frontiere (MSF) allo scopo di opporsi al silenzio mediatico nei riguardi della sofferenza di milioni di persone; ha ottenuto il patrocinio della Federazione Nazionale della Stampa Italiana (FNSI).
60 Paesi sono afflitti da catastrofi di varia natura, e sono condannati anche all’oblio e al silenzio da parte dei mezzi di informazione: civili martoriati dalle guerre, dalle malattie, dai disastri ambientali.
Per questa stessa ragione MSF Italia da cinque anni pubblica il “Rapporto sulle Crisi Dimenticate”, l’ultimo dei quali è stato presentato lo scorso 11 marzo a Roma (con gli interventi di Kostas Moschochoritis, direttore generale di MSF, e di Mirella Marchese dell’Osservatorio di Pavia, partner del progetto).
“Adotta una crisi dimenticata” vuole combattere l’indifferenza da parte dei media, spesso più attenti ai gossip o alla cronaca nera che alle crisi umanitarie. Se è difficile trovare qualcuno che non abbia mai sentito parlare di Cogne e dello zoccolo della discordia, o di Meredith e della sua vita sentimentale, è al contrario difficile trovare qualcuno che sappia della catastrofe umanitaria in Somalia o della situazione sanitaria in Myanmar. Oppure della crisi sanitaria nello Zimbabwe, dei civili oppressi dalla guerra nel Congo Orientale (RDC). L’elenco non finisce qui: la malnutrizione infantile; i civili uccisi o in fuga nel Pakistan nord-occidentale; la situazione critica nella regione somala dell’Etiopia; la violenza e la sofferenza in Sudan; i civili iracheni bisognosi di assistenza; la coinfezione HIV-TBC.
L’appello è rivolto anche alle scuole di giornalismo e alle università, non solo ai media. E moralmente anche ad ognuno di noi. Fino al marzo 2010 è possibile adottare una crisi, si può aiutare a diffondere le notizie su queste tragedie. Perché, è banale sottolinearlo, la prima condizione necessaria per farvi fronte è l’informazione.
Non parlarne non solo non le fa sparire, ma ci rende complici di questo orrore.
Per ulteriori informazioni e per aderire: www.crisidimenticate.it.

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Mar 17

La Commissione sanità del Senato ha finalmente licenziato il testo del disegno di legge Calabrò sulle dichiarazioni anticipate di trattamento (DAT), che dal 18 marzo passerà all’esame dell’aula.
Il testo rimane orrendo, contraddittorio, poco comprensibile, verboso, illiberale; ma ha almeno perso lo sfrontato carattere di legge criminale che aveva nella prima versione. Le modifiche non appaiono casuali; qualcuno deve essersi reso conto che la legge sarebbe andata incontro a una sicura bocciatura della Corte Costituzionale, non senza prima aver seminato grandi sofferenze e serissimi problemi di applicazione. Naturalmente il potere integralista ha notato le modifiche, e le prime messe in guardia sono già apparse sui suoi organi di stampa; rimane dunque incerto il destino ultimo del ddl.
Cerchiamo adesso di capire cosa accadrebbe se il ddl diventasse legge.

Varrà ancora il principio del consenso informato?
La prima versione del ddl non faceva solo strame del testamento biologico; cosa ancora più grave e inaudita, avrebbe impedito anche a chi è pienamente cosciente di decidere quali trattamenti sanitari accettare o rifiutare, come abbiamo cercato di mostrare a suo tempo qui su Bioetica.
La nuova versione sembra aver cancellato questa vergogna, seppur con qualche ambiguità. All’art. 1, comma 1 lettera c, afferma per prima cosa: «[La presente legge] garantisce che gli atti medici non possono prescindere dall’espressione del consenso informato». L’affermazione, piuttosto perentoria (e assente nella prima stesura), è seguita da un rinvio all’art. 2, dove viene ripetuto (cc. 1 e 5) che «salvo i casi previsti dalla legge, ogni trattamento sanitario è attivato previo consenso esplicito ed attuale del paziente prestato in modo libero e consapevole», e che «il consenso al trattamento sanitario può essere sempre revocato, anche parzialmente». Questi due commi erano presenti anche nella prima versione; dov’è allora la novità? Tornando all’art. 1, c. 1 l. e, troviamo che «[la presente legge] vieta ai sensi degli articoli 575, 579 e 580 del codice penale ogni forma di eutanasia e ogni forma di assistenza o di aiuto al suicidio, considerando l’attività medica esclusivamente finalizzata alla tutela della vita e della salute, nonché all’alleviamento della sofferenza». Ecco una prima differenza: nella versione originale (art. 2 c. 1), si specificava «ogni forma di eutanasia, anche attraverso condotte omissive». L’assenza delle parole in corsivo è significativa, anche se purtroppo la dizione «ogni forma di eutanasia» è abbastanza vaga da poter restare aperta ad interpretazioni aberranti, per le quali anche il rifiuto delle terapie configurerebbe una forma di eutanasia omissiva da impedire. Proseguiva il vecchio testo (c. 2): «L’attività medica, in quanto esclusivamente finalizzata alla tutela della vita e della salute, nonché all’alleviamento della sofferenza non può in nessun caso essere orientata al prodursi o consentirsi della morte del paziente, attraverso la non attivazione o disattivazione di trattamenti sanitari ordinari e proporzionati alla salvaguardia della sua vita o della sua salute, da cui in scienza e coscienza si possa fondatamente attendere un beneficio per il paziente». Qui l’omissione è ancora più significativa (e forse si potrà in futuro usare per documentare l’intenzione del legislatore); si noti come nel nuovo testo la tutela della vita rimanga bilanciata dall’«alleviamento della sofferenza», senza ulteriori specificazioni. Certo, all’art. 1, c. 1 l. a, il diritto alla vita rimane «indisponibile», tale cioè che non è possibile rinunciare ad esso; ma in fondo già per la legislazione esistente la vita non è un diritto interamente disponibile (art. 5 Cod. Civile, artt. 579 e 580 Cod. Penale), e quindi l’impatto della norma potrebbe anche essere nullo.
Un’ultima nota: chi ha pensato di ricorrere alla nomina di un amministratore di sostegno per garantirsi il rispetto delle proprie volontà nel caso di un incidente che lo riduca in stato di incoscienza farà bene a cercare qualche altro mezzo, visto che la legge, se fosse approvata, chiuderebbe questa strada: l’istituto è previsto, ma «avendo come scopo esclusivo la salvaguardia della salute psicofisica dell’incapace». Niente sospensione delle terapie, dunque.

Cosa si potrà indicare nelle dichiarazioni anticipate?
Una legge ideale dovrebbe consentire di rifiutare nel proprio testamento biologico ogni trattamento sanitario, né più né meno di come fa una persona cosciente e capace di intendere e di volere. E nel ddl Calabrò? Parlando in generale, la risposta è: non si capisce. Consideriamo i cc. 3 e 4 dell’art. 3:
3. Il soggetto può, in stato di piena capacità di intendere e di volere e in situazione di compiuta informazione medico-clinica, dichiarare di accettare o meno di essere sottoposto a trattamenti sanitari, anche se il medico ritenga possano essergli di giovamento. […]
4. Nella dichiarazione anticipata di trattamento può essere esplicitata la rinuncia da parte del soggetto ad ogni o ad alcune forme particolari di trattamenti sanitari in quanto di carattere sproporzionato, futili, sperimentali, altamente invasive o altamente invalidanti. Notiamo per prima cosa che anche qui la norma è stata resa più liberale rispetto alla prima stesura: al c. 3 (dell’allora art. 5) questa specificava infatti che i trattamenti sanitari, per poter essere rifiutati, dovevano essere «sperimentali invasivi o ad alta rischiosità», mentre adesso si parla di «trattamenti sanitari» in genere. Il problema però è un altro: a chi si applica il c. 3? A chi sta compilando le proprie DAT per un trattamento futuro o solo a chi rifiuta un trattamento attuale? Se è vero il primo caso, allora perché manca la premessa «Nella dichiarazione anticipata di trattamento», altrove presente? E a che diavolo serve il c. 4, che è più restrittivo del comma che lo precede? Se è vero il secondo caso, che ci fa qui questo comma, sotto il titolo «Contenuti e limiti delle dichiarazioni anticipate di trattamento»? Il c. 2 non ci aiuta:
2. Nella dichiarazione anticipata di trattamento il soggetto, in stato di piena capacità di intendere e di volere e in situazione di compiuta informazione medico-clinica, dichiara il proprio orientamento circa l’attivazione o non attivazione di trattamenti sanitari, purché in conformità a quanto prescritto dalla legge e dal codice di deontologia medica. Anche qui il linguaggio è generale, ma cosa si intende per «orientamento»? Vale quanto la rinuncia di cui si parla al c. 4? Confesso di non saper dare una risposta a nessuna di queste domande.

Si potranno rifiutare l’alimentazione e l’idratazione forzate?
Stavolta la risposta è chiara: no. Il c. 6 dello stesso art. 3 è perentorio:
In armonia con la Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità, fatta a New York il 13 dicembre 2006, l’alimentazione e l’idratazione, nelle diverse forme in cui la scienza e la tecnica possono fornirle al paziente, sono forme di sostegno vitale e fisiologicamente finalizzate ad alleviare le sofferenze fino alla fine della vita. Esse non possono formare oggetto di dichiarazione anticipata di trattamento. Sarebbe interessante sapere da chi ha scritto questo comma dove mai la Convenzione sui diritti delle persone con disabilità afferma che alimentazione e idratazione «sono forme di sostegno vitale e fisiologicamente finalizzate ad alleviare le sofferenze fino alla fine della vita». L’unica volta che nella Convenzione si parla di food and fluids è all’art. 25 c. f, e solo per dire che «[States Parties shall] prevent discriminatory denial of health care or health services or food and fluids on the basis of disability». Cosa abbia a che fare questo con il testamento biologico lo sa solo l’autore del comma – o forse nemmeno lui.
Rimane comunque non del tutto chiaro se alle persone coscienti sia concesso o meno di rifiutare alimentazione e idratazione. Dal fatto che il ddl solleva esplicitamente la questione solo riguardo alle DAT si dovrebbe dedurre che sia concesso; ovviamente in questo modo risulta particolarmente stridente la disparità di trattamento tra chi è cosciente e chi non lo è più. Davanti alla Consulta sarà quindi facile mostrare l’irragionevolezza e incostituzionalità di questa norma, in particolare alla luce dell’art. 3 Cost. (uguaglianza di fronte alla legge).

Le dichiarazioni anticipate saranno vincolanti?
Qui il ddl parte bene: all’art. 4 c. 1 dichiara che le «dichiarazioni anticipate di trattamento non sono obbligatorie ma sono vincolanti, fatte salve le previsioni dell’articolo 7». Nella versione iniziale non erano né obbligatorie né vincolanti; ma prima di cantar vittoria dobbiamo vedere quali siano le previsioni dell’art. 7. Qui, al c. 1, troviamo che il medico può disattendere le indicazioni del paziente; ma in quali casi? Al c. 2 leggiamo che «il medico non può prendere in considerazione indicazioni orientate a cagionare la morte del paziente». Siamo di nuovo in alto mare? Direi di no: nel linguaggio giuridico «cagionare» significa causare con un comportamento attivo, e non – in generale – omissivo; per essere considerata equivalente a un’azione, un’omissione deve venire esplicitamente sanzionata dalla legge. Quindi il ddl ci sta dicendo semplicemente che se scriviamo nelle nostre DAT che vogliamo ricevere un’iniezione letale il medico non può accontentarci; e non è certo una novità. Il c. 4, poi, prevede che «nel caso in cui la dichiarazione anticipata di trattamento non sia più corrispondente agli sviluppi delle conoscenze tecnico-scientifiche e terapeutiche, il medico, sentito il fiduciario, può disattenderla», e anche questo ci può stare: se rifiuto nelle DAT un certo trattamento perché lo ritengo troppo invadente, e in seguito la stessa pratica diventa per il progresso della scienza più accettabile, è giusto che il medico non si fermi alla lettera del mio testamento biologico. Prosegue il ddl al c. 5:
Nel caso di controversia tra fiduciario ed il medico curante, la questione è sottoposta alla valutazione di un collegio di medici […]. Il parere espresso dal collegio non è vincolante per il medico curante, il quale non sarà tenuto a porre in essere prestazioni contrarie alle sue convinzioni di carattere scientifico e deontologico. La norma qui è discutibile (Stefano Ceccanti pensa che sia incostituzionale, perché non si preoccupa di rendere le DAT vincolanti per la struttura sanitaria), ma mi sembra che il contrasto fra medico e fiduciario possa sorgere solo nell’ambito abbastanza stretto delineato dai commi precedenti: richiesta nelle DAT di eutanasia attiva, e progresso medico che renda obsolete le volontà espresse in precedenza.
Attenzione, però: al c. 3 si dice che «il medico, nel caso di situazioni d’urgenza, sentito ove possibile il fiduciario, assume le decisioni di carattere terapeutico, in scienza e coscienza, secondo la propria competenza scientifico-professionale». Norma ambigua, che potrebbe celare un trabocchetto: se il paziente sta per morire le DAT non valgono più nulla, e il medico può seguire il proprio giudizio. Questa interpretazione è rafforzata dal più esplicito art. 4, c. 6: «In condizioni di urgenza o quando il soggetto versa in pericolo di vita immediato, la dichiarazione anticipata di trattamento non si applica». Questo avrebbe senso se le DAT non fossero immediatamente disponibili; nella formulazione attuale raggiunge invece il risultato di consegnare il paziente ai voleri del medico non appena la sua situazione si avvicina alla soglia critica.

Bestialità assortite
Non mancano poi qua e là incongruenze grossolane; sembra quasi che la capacità di scrivere decentemente una legge si stia estinguendo nel nostro parlamento. Così, all’art. 3 c. 7, scopriamo che «la dichiarazione anticipata di trattamento assume rilievo nel momento in cui è accertato che il soggetto in stato vegetativo non è più in grado di comprendere le informazioni circa il trattamento sanitario». In stato vegetativo? E i pazienti che si trovano in coma (che è cosa diversa dallo SV)? Per quale ragione nel loro caso le DAT non dovrebbero «assumere rilievo»? E se invece che in stato vegetativo il paziente si trova in uno stato di minima coscienza, allora le sue DAT non hanno proprio più valore? Come mai?
Altra perla. Art. 4 c. 4: «La revoca, anche parziale, della dichiarazione deve essere sottoscritta dal soggetto interessato». Un testimone di Geova ha chiesto nelle sue DAT di non essere sottoposto a trasfusione di sangue. Sull’ambulanza ha un ripensamento, e lo dice all’infermiere. Poi perde i sensi, senza aver potuto ovviamente sottoscrivere alcuna dichiarazione. Risultato: il medico potrebbe (e forse sarebbe addirittura obbligato a) ignorare la volontà più recente di quella persona, che verrebbe lasciata morire in base a una dichiarazione non più rispondente ai suoi desideri.

Si dovrà ancora andare dal notaio?
Come anticipato dai vari organi di stampa, questo almeno ci dovrebbe essere risparmiato: basterà recarsi dal medico curante ogni cinque anni, per rinnovare le DAT. Lo Stato, da buon papà di minori scapestrati, non si fida della nostra memoria…

Che fare?
Di fronte a questo obbrobrio cosa dovrebbe fare in aula un’opposizione degna di questo nome? Mentre si organizza da parte di alcuni una sorta di ostruzionismo (i cui scopi personalmente non ho ben capito), direi che la cosa migliore sarebbe di presentare una serie di emendamenti che rielaborino il ddl, seguendone grosso modo la traccia, ma eliminando ogni ambiguità e rendendolo più sintetico e leggibile. Dovrebbero essere presentate due versioni: una in cui sia possibile rifiutare sempre alimentazione e idratazione artificiali, e una in cui sia possibile solo al di fuori delle DAT. Mentre non c’è nessuna speranza che la prima versione possa passare, dato l’investimento politico che è stato fatto sul tema, dovrebbe essere possibile raggiungere sulla seconda un compromesso con ampi settori della maggioranza. Si otterrebbe in questo modo una legge decente, con l’eccezione di un singolo punto, su cui la parola passerebbe comunque in seguito alla Corte Costituzionale, con ottime possibilità di vederlo cassato. Si otterrebbe anche il risultato politico di portare alla luce divisioni nella maggioranza analoghe a quelle che dilaniano il PD, con gli integralisti capitanati da Alfredo Mantovano che sicuramente non voterebbero una legge di quel genere (e che in effetti probabilmente non voteranno neppure il testo Calabrò, se dovesse rimanere immutato).
Ma appunto, parliamo di un’opposizione degna di questo nome…

fonte: bioetiche.blogspot.com » Vai al post originale

Mar 17

Campagna lanciata da Medici Senza Frontiere.

fonte: bioetiche.blogspot.com » Vai al post originale

Mar 15

Tempo fa scrissi un breve post intitolato “Verso l’epidemia, con ottimisimo” sulla scellerata legge che autorizza i medici a denunciare i clandestini in cerca di cure sanitarie. All’epoca, un mio lettore definì tali cure “un immotivato privilegio”. Per capire quanto “immotivato” fosse il privilegio in questione segnalo che, proprio ieri, una prostituta nigeriana non è andata in ospedale per paura di essere denunciata: è morta per tubercolosi polmonare avanzata, e dunque altamente contagiosa. Trovata agonizzante da un cliente venerdì sera nelle campagne alle porte di Bari, potrebbe aver contagiato decine di persone che avevano avuto rapporti con lei, gli stessi soccorritori e i connazionali del centro d’accoglienza dove per un mese aveva vissuto. Per questi ultimi però, non c’è da preoccuparsi. Come recita il detto: prigione e malattia, chiedono compagnia.

fonte: salamelik.blogspot.com » Vai al post originale

Mar 15

Il servizio delle Iene sarà stasera ma le principali testate giornalistiche hanno già iniziato a divulgare la notizia. Il servizio (se verrà trasmesso) che farà scalpore tratta di uno dei più grandi sprechi legati alla politica italiana: le auto blu.

Il fatto: più di 40 autoblu, in pieno servizio, con lampeggianti autisti palette e caos vari, in coda per ritirare al CONI di Roma i biglietti per Roma - Arsenal. E subito il pensiero va al castigatore veneto: il ministro Brunetta.

E se la repressione dei “diritti” potrebbe essere una soluzione troppo drastica e difficile da attuare, io ne propongo una alternativa: continuiamo a concedere l’auto blu… magari non proprio blu.

Sono certo che i costi legati all’utilizzo delle auto di stato diminuirebbe drasticamente!!!

fonte: www.trading-italia.biz » Vai al post originale

Mar 15

Dopo solo un mese dal lancio della funzione Marte, all’interno di Google Earth 5.0, si aprono nuove opportunità per continuare il nostro viaggio virtuale su Marte.
Ora, grazie alle “mappe storiche” avremo infatti accesso ad antiche mappe del pianeta disegnate da astronomi come Giovanni Schiaparelli e Percival Lowell.

Potremo guardare le immagini del pianeta attraverso l’obiettivo dalla telecamera THEMIS della NASA, collocata a bordo della sonda Mars Odyssey. E’ la prima volta che a ciascuno di noi è data la possibilità di vedere queste immagini nel giro di poche ore da quando sono state scattate.

Viaggeremo tra i segreti di Marte guidati da due noti divulgatori scientifici: Ira Flatow, conduttore del programma radio Science Friday e Bill Nye “The Science Guy”.

Marte su Google Earth ci permette di vedere straordinarie gallerie fotografiche prese dalla NASA e dell’ESA, leggere articoli tratti da “A Traveler’s Guide to Mars” sulla Valles Marineris (il più grande canyon del Sistema Solare), sul Monte Olimpo (il vulcano più alto) e sul Volto su Marte (la poco conosciuta formazione collinare).

E’ possibile seguire i percorsi dei rover che hanno scattato foto della superficie e vedere immagini panoramiche in alta risoluzione.

Per esplorare Marte basta scaricare gratuitamente Google Earth 5.0 all’indirizzo http://earth.google.it/ o vistare il sito http://earth.google.com/mars/

Scritto da: Alessio Cimmino, Corporate Communications & Public Affairs Sr. Associate


fonte: googleitalia.blogspot.com » Vai al post originale

Mar 13

In Google crediamo che la pubblicità possa essere una fonte di informazioni interessanti, in quanto può mettere in collegamento chi cerca qualcosa con gli inserzionisti che offrono i prodotti e servizi a cui è interessato. Rendendo la pubblicità più rilevante possiamo creare maggior valore per tutti: gli utenti avranno pubblicità più rilevante per loro e si genererà quindi un ritorno più elevato per gli inserzionisti e per i publisher.

La pubblicità è la linfa vitale dell’economia digitale, rende possibile mettere a disposizione gratuitamente i prodotti e i servizi online che tutti utilizziamo, inclusi notizie, motori di ricerca, email, video e social network.
E’ per questo che Google si è impegnata per creare una tecnologia che renda il più rilevante possibile la pubblicità presente sui nostri siti e su quelli dei nostri partner. Fino ad oggi, vi abbiamo mostrato pubblicità prevalentemente in base al vostro interesse in uno specifico momento. Per esempio, se cercate ‘fotocamera digitale’ su Google, vi presenteremo pubblicità correlata alle fotocamere digitali. Se state visitando il sito di uno dei nostri partner AdSense vedrete pubblicità basata sul contenuto della pagina che state visitando. Per esempio, se state leggendo la pagina delle notizie sportive sul sito di un quotidiano, potremmo presentarvi la pubblicità di scarpe da corsa. Tuttavia, ci sono situazioni nelle quali le parole chiave o il contenuto di una pagina web non ci forniscono contenuti sufficienti per offrire pubblicità rilevanti.

Pensiamo di poter rendere la pubblicità online più rilevante e più utile usando informazioni aggiuntive su quali siti vengono visitati dall’utente. Oggi quindi lanciamo la pubblicità basata sugli interessi come beta test, sui siti partner del nostro network di contenuto e su YouTube. Questa pubblicità assocerà al vostro browser categorie di interesse, per esempio sport, giardinaggio, auto, animali domestici, a seconda del tipo di siti che visiterete navigando con quel browser. Quelle categorie potranno poi essere utilizzate per mostrarvi pubblicità più in linea con i vostri interessi.

Crediamo che ci sia del valore nel vedere della pubblicità relativa a cose a cui siete interessati. Per esempio, se siete appassionati di viaggi avventurosi e quindi visitate siti che trattano di questo argomento, Google potrebbe mostrarvi pubblicità di viaggi di trekking in Patagonia o di safari fotografici in Africa. Oltre a dedurre i vostri interessi dai siti che visitate, vi offriamo anche la possibilità di scegliere la vostre categorie preferite e di eliminare quelle per le quali non volete vedere pubblicità. La pubblicità basata sugli interessi offre agli inserzionisti la possibilità di confezionare la pubblicità sulla base di interazioni precedenti che avete avuto con loro, visitando il loro sito. Per esempio, successivamente alla vostra visita a un negozio online di sport vi potrebbero essere mostrate pubblicità che vi offrono lo sconto sulle scarpe da corsa durante i saldi.

Gli investitori pubblicitari e i partner ci hanno chiesto ripetutamente di rendere disponibile la pubblicità basata sugli interessi. Per gli inserzionisti si tratta di un importante strumento per raggiungere coloro i quali sono interessati alla loro offerta, mentre i publisher possono generare più fatturato se mettono in collegamento in modo più efficace gli inserzionisti con il loro pubblico di riferimento.
Questo genere di pubblicità mirata tuttavia solleva domande legate alla scelta degli utenti e al rispetto della loro privacy; domande a cui l’intera industria online ha il dovere di rispondere. Varie aziende offrono già forme di pubblicità basata sugli interessi degli utenti e rispondono a tali problematiche in diversi modi. Da parte nostra, abbiamo incorporato nella nostra offerta di pubblicità basata sugli interessi tre importanti funzionalità che dimostrano la serietà del nostro impegno per garantire trasparenza e scelta da parte degli utenti.

Trasparenza al posto giusto e nel momento giusto
.

Quando gli utenti vedono una pubblicità online, oggi non sanno quali informazioni vengono raccolte su di loro, da chi proviene la pubblicità e talora nemmeno chi sia l’inserzionista. Già oggi noi etichettiamo chiaramente la pubblicità come “annuncio Google” sulla maggior parte delle pubblicità che compaiono sui siti dei nostri partner AdSense e su YouTube. Con un solo clic sull’etichetta l’utente può ottenere molte informazioni su chi fornisce la pubblicità al sito e su quali informazioni utilizziamo per mostrare questa pubblicità. Quest’anno incrementeremo ulteriormente la gamma dei formati pubblicitari che riporteranno questa etichetta.

Una scelta sensata, semplice da esercitare e con un grande livello di dettaglio.
Per la prima volta, gli utenti avranno la possibilità di dire la loro sul tipo di pubblicità che vedranno utilizzando il nostro sistema di Gestione Preferenze Annunci. Grazie a questo strumento, gli utenti possono vedere a quali categorie sono associati e aggiungere o rimuovere le categorie a loro scelta. Per garantire una maggiore tutela della privacy, non verranno proposte categorie basate su tipologie di interessi sensibili, per cui per esempio non ci saranno categorie legate allo stato di salute dell’utente o categorie di interesse progettate per indirizzare i bambini.

Strumenti che rispettano la scelta dell’utente.
Con un solo clic nel sistema di Gestione Preferenze Annunci o nella sezione pubblicità del nostro privacy center gli utenti possono scegliere di effettuare l’opt-out dall’intero sistema di pubblicità basata sugli interessi. Questo potrebbe significare che vedranno pubblicità meno rilevanti e utili sui siti dei nostri partner e su YouTube.
L’opt-out si ottiene aggiungendo al browser dell’utente un cookie di opt-out, un piccolo file che contiene una stringa di caratteri che memorizza le preferenze dell’utente stesso per l’opting out appunto. Tradizionalmente, i cookie di opt-out non sono mai stati permanenti, ragione per cui gli ingegneri di Google hanno sviluppato uno strumento che consente di rendere il nostro cookie di opt-out permanente, anche nel momento in cui l’utente dovesse cancellare i cookies dal suo browser.

Il keyword advertising è di grande successo perché è utile per gli utenti, per gli inserzionisti e per i publisher: quindi gli interessi di tutti sono allineati. Crediamo che la pubblicità basata sugli interessi possa generare lo stesso circolo virtuoso.
Scritto da: Francesca Mortari, Head of YouTube e Google Display Italy


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Mar 13

Domani ci sarà un dibattito pubblico sul testamento biologico con Mina Welby e Chiara Lalli.

13 marzo 2009, ore 18:00
C/o sala Armadilla
via Botero 16A (Metro Colli Albani)

Organizzato dal Circolo PD “Alberone”
Via Appia Nuova 361 - 00179 Roma
http://www.democraticiappio.it

fonte: bioetiche.blogspot.com » Vai al post originale

Mar 11

Uno “sfogo” amaro di Pasquale Barbella nel blog Societing di Giampaolo Fabris… fin troppo amaro e definitivo. Guardo alle campagne non convenzionali e al copywriting irriverente di Pasquale come sprone per continuare a lavorare dalla parte di un pubblico che, oggi più che mai, ha “bisogno” di comunicazioni rispettose, intelligenti, ironiche.

fonte: creativeclassics.blogspot.com » Vai al post originale

Mar 11


il sangue sull’asfalto è lavato dalla pioggia e sulla terra è coperto dalla polvere. Sul verde dell’erba rimane, e l’intride come rugiada malefica. Non mi piace vedere il sangue macchiare l’erba d’Irlanda, e non mi piace vedere gli stessi steli calpestati da anfibi prepotenti. Per giudicare il presente vi verso “una vecchia pinta d’inchiostro irlandese”, a voi dire che sapore ha…

Bobby Sands era nato in un quartiere protestante di Belfast, non certo il posto migliore per un futuro combattente dell’IRA, e la cosa gli costò numerosi traslochi a causa delle minacce che gli arrivarono dai Lealisti. Lasciata la scuola per il lavoro in cantiere, non riuscì a liberarsi dalle intimidazioni, e finì presto per reagire entrando a far parte del Primo Battaglione Belfast del Provvisional Irish Republican Army. Nel 1972 venne arrestato e rimase in carcere quattro anni senza processo. Liberato per pochi mesi, venne di nuovo arrestato per il possesso di un arma da fuoco e condannato a quattordici anni.

Fu incarcerato nei famigerati H-Bolcks, versione neanche troppo moderna dell’inferno in terra, dove si divise tra l’attività di scrittore e quella di ufficiale comandante dei diversi detenuti dell’IRA del carcere di Long Kesh. Numerose furono le battaglie dei detenuti che rivendicavano condizioni carcerarie compatibili con la dignità umana: dalla battaglia delle coperte, quando i prigionieri rifiutarono le uniformi del carcere, a quella dello sporco, attuata spalmando gli escrementi sui muri delle celle per protestare contro le violenze che dovevano subire. I pestaggi a sangue, le perquisizioni anali imposte con la forza, il freddo intenso sofferto dai detenuti, costretti a camminare per la cella fino ad essere esausti.

Dopo quattro anni di sopravvivenza in queste condizioni i detenuti decisero di giocarsi il tutto per tutto e iniziarono a rifiutare il cibo, era il 1980. Sette detenuti condussero per oltre cinquanta giorni un durissimo sciopero della fame, interrotto per salvare la vita a uno di loro, dopo che gli inglesi avevano fatto promesse di concessioni. Appena constatato che nulla era cambiato, lo sciopero riprese nel marzo dell’anno successivo. A iniziarlo e guidarlo c’era Bobby Sands, che decise che gli altri prigionieri si sarebbero uniti a scadenze regolari, in modo da dilatare l’effetto delle morti in un arco di tempo il più lungo possibile. Poco dopo l’inizio dello sciopero, un membro irlandese del parlamento britannico morì, e nelle elezioni supplettive Sands venne eletto al suo posto. Gli inglesi reagirono subito all’affronto promulgando una legge che impediva a detenuti e ex-detenuti di partecipare alle future elezioni. Ma la carriera parlamentare di Bobby Sands fu una delle più brevi che si ricordi e, dopo appena tre settimane, morì nell’infermeria del carcere, raggiunto il sessantaseiesimo giorno di sciopero della fame. La sua salma tornò a Belfast e il suo feretro fu seguito da più di centomila persone. Altri nove detenuti si spensero d’inedia come Sands, l’orrore fu svelato agli occhi del mondo, e i dieci martiri presentarono il conto della loro morte al governo britannico. Ma la lotta dovette continuare per oltre vent’anni e si concluse nel 2005 con la consegna delle armi da parte dell’IRA. Al suo posto rimane un faticoso processo d’integrazione politica che presenta ancora non poche difficoltà, e il famigerato carcere di Long Kesh sarà abbattuto per far posto a un centro sportivo.

Il diario di Bobby Sands.”Un giorno della mia vita” L’inferno del carcere e la tragedia dell’Irlanda in lotta.
Feltrinelli, Milano marzo 1996.

fonte: lapennachegraffia.blogspot.com » Vai al post originale

Mar 11


il sergente Santos Cardona, tristemente noto al mondo per essere stato il torturatore cinofilo di Abu Ghraib, è morto in Afghanistan dove, radiato dall’esercito si era recato in veste di contractor. La sua compagna ci fa sapere che era in quella martoriata terra folgorato dal pentimento sulla strada della Corte Marziale, e noi potremmo anche mollare il guinzaglio al nostro cinismo e gingillarci di vocabolario con termini come espiare e spirare.

Ma sarebbe sbagliato.

Cardona ha pagato con la vita il prezzo della sua triste ed emblematica storia, mentre quelli che hanno allestito il teatrino dove il nostro “eroe” ha recitato la sua squallida parte, si godono una lauta pensione crogiolandosi al sole di qualche ranch di lusso, avendo rinunciato ad un tour mondiale di conferenze e alla pregevole collezione di scarpe che ne sarebbe derivata.

Ma si sa, gli uomini sono piccoli o sono grandi, ed è proprio di quelli piccoli l’accontentarsi di meschine nemesi raccattate dal cestone delle offerte della Storia.

E credo che agli Italiani convenga provare ad essere grandi: di uomini piccoli ne abbiamo fin sopra i cappelli (sì, con due “p”).

fonte: lapennachegraffia.blogspot.com » Vai al post originale

Mar 11

disoccupatoL’Unione Europea si è dichiarata molto preoccupata per questa crisi finanziaria che sta mettendo in ginocchio l’economia europea, ci sono troppe azienda che sono fallite e troppe stanno fallendo, in più ci sono tante imprese che chiedono la cassa integrazione, causando di fatto un aumento enorme di disoccupati, sei milioni di europei resteranno senza lavoro, insomma tutto questo è considerato una bomba atomica che sta mettendo in crisi parecchie famiglie che fanno fatica o non riescono a sopravvivere fino a fine mese, tra bollette, mutuo e cibo.

La UE dice che per risolvere questa situazione bisogna attuare le riforme al più presto possibile, intanto alcuni paesi del UE stanno già muovendosi a differenza dell’Italia dove Berlusconi dice che siamo messi meglio di tutti e che stiamo bene così, basta solo qualche operazione per mettere a “posto” come le social card e il progetto casa.

Non so cosa vede Berlusconi, ma so che l’Italia è messa PEGGIO degli altri paesi europei, quindi bisognerebbe fare qualcosa per evitare il patatrack totale!

Una «recessione senza precedenti che potrebbe causare altri 6 milioni di disoccupati entro il 2010» e produrre «gravi conseguenze sociali per le famiglie e le persone».

Via corriere

fonte: www.trading-italia.biz » Vai al post originale

Mar 11

Abito in condomini amministrati, appunto, da amministratori da circa 6 anni.

Il primo, dopo un periodo iniziale di continui contatti e di pochi risultati, si è deciso di non confermarlo perché era sparito dalla circolazione.

 

Finalmente ci siamo decisi a cambiare ed il secondo è partito pieno di buone intenzioni presentandoci personale altamente specializzato per fare lavori di manutenzione, opere straordinarie e quant’altro.

 

Dopo un paio d’anni di promesse e di lavori fatti da cane, anche questo secondo si è inabissato promettendo assemblee ad ogni mese senza mai farle, (del resto la legge impone un’assemblea condominiale all’anno e noi non ne facciamo dal settembre 2007…), contando sul fatto che, essendo il nostro un “super condominio”, difficilmente può essere presa in mano la situazione.

 

Senza entrare nei particolari la mia domanda è: trattasi di sfortuna oppure funziona mediamente così che l’amministratore cerca di tirare i remi in barca il più presto possibile, (e sono molto gentile…) contando, per lo più, sul menefreghismo dei condomini che normalmente pagano e tacciono oppure non pagano ma se ne fregano?

Spero di ricevere qualche testimonianza

fonte: www.trading-italia.biz » Vai al post originale

Mar 11

fonte: bioetiche.blogspot.com » Vai al post originale

Mar 11

Chi legge regolarmente il blog di Luigi Castaldi sa ormai tutto del memoriale delle monache del monastero dei Ss. Quattro Coronati di Roma, in cui qualcuno pretende che fosse contenuta «la prova scritta dell’ordine che il Papa diede per ospitare gli ebrei nei conventi», per usare le parole di un articolo dell’agenzia vaticana Zenit (Antonio Gaspari, «“Pio XII ordinò di salvare gli ebrei”», 5 marzo 2009), il cui eloquente sottotitolo recita: «la conferma in un Memoriale del 1943». Ma come Malvino ha dimostrato («Padre Gumpel fa il furbetto», 6 marzo), basta una lettura cursoria del documento per rendersi conto che esso non è affatto contemporaneo dei fatti registrati, ma risale invece al dopoguerra. Ed è chiaro che il valore di una cronaca redatta ad anni di distanza, e soggetta dunque a tutte le possibili sollecitazioni, è ben diverso dal valore di un diario vero e proprio, scritto nell’immediatezza degli avvenimenti.
Rispondendo alla richiesta di un lettore, Malvino è tornato ieri sull’argomento in un secondo post («Scrivi, Malvino ti risponde», 9 marzo). È risultato che del memoriale si era già parlato qualche anno fa sulla rivista 30Giorni, in alcuni articoli apparsi nel numero di luglio-agosto del 2006. Anche qui si tentava di accreditare il memoriale come «diario ufficiale della comunità» (Pina Baglioni, «Il Santo Padre ordina…»), probabilmente a causa della struttura del documento, che registra gli avvenimenti anno per anno; ma dall’esame di un passo Malvino è stato questa volta in grado di datare il memoriale con maggiore precisione del post precedente, ad alcuni anni dopo la guerra.
In un commento al post ho cercato di definire ancora meglio il termine post quem. Questo è il passo, che è registrato nel memoriale all’anno 1944 (seguo per ora la trascrizione di 30Giorni):
6 giugno. Finalmente si aprirono le porte a questi poveri rifugiati, e restammo di nuovo nella nostra libertà, ma per poco tempo, poiché il giorno 4 ottobre successivo ci fu ordinato di ospitare con la più scrupolosa precauzione il generale Carloni che era cercato per essere condannato a morte. Dalla Segreteria di Stato del Vaticano ci è ordinato di ospitarlo, imponendoci solenne segreto. E fu accomodato alla meglio nella piccola stanza sotto il salone, ma però era costretto a passare nel centro della comunità. Con lui fu ospitata la signorina direttrice di casa sua perché, malato di fegato, aveva bisogni di riguardi per il vitto. Detta signorina cucinava nella nostra cucina. Di questo i superiori erano al corrente. Si sperava che anche questo ospite in pochi mesi si sarebbe liberato. Purtroppo nel mese di marzo successivo fu scoperto che era presso di noi, e con tutta fretta monsignor Respighi con monsignor Centori lo condussero in auto in Vaticano presso le sacre Congregazioni in casa di monsignor Carinci e ivi si trattenne fino al 15 settembre, che dovemmo riceverlo di nuovo. E per ben cinque anni fu nostro ospite. Va subito ricordato che se il 6 giugno 1944 si aprono «le porte a questi poveri rifugiati» (antifascisti, disertori, ebrei), è perché nella serata del 4 giugno la V Armata del Generale Clark è entrata a Roma. Come mai allora nell’ottobre successivo il monastero è costretto a nascondere un nuovo ospite? La risposta è chiara: le parti si sono invertite, e tocca adesso a un fascista trovare rifugio fra le mura dei Quattro Coronati.
Facciamo un po’ di conti: l’annotazione, come abbiamo detto, si trova registrata al 6 giugno 1944. Il generale Carloni arriva «il giorno 4 ottobre successivo», sempre ovviamente del 1944, e rimane fino al «mese di marzo successivo», cioè del 1945, quando si scopre che si è nascosto presso le monache. Lo si porta allora in Vaticano, dove si trattiene «fino al 15 settembre», ancora del 1945, e solo allora viene ospitato di nuovo nel monastero. «E per ben cinque anni fu nostro ospite»: cioè all’incirca fino al 1950; ammettendo una certa imprecisione nell’espressione, si può pensare in alternativa che i 5 anni coprano l’intera permanenza del generale, a partire dall’ottobre 1944, e in questo caso la data implicitamente riferita dal memoriale sarà il 1949. Poiché le monache non avevano, che si sappia, il dono della profezia, il memoriale sarà stato scritto solo dopo l’uscita del generale dal suo nascondiglio.

C’è però un problema. 30Giorni identifica il «Generale Carloni» del memoriale con «Mario Carloni, generale dei bersaglieri che era stato a capo della IV divisione alpina Monte Rosa della Repubblica di Salò» (Baglioni, art. cit.). Ma come facevo notare in un ulteriore commento al post di Malvino, questo non è possibile: negli anni di cui si parla, Mario Carloni si trovava infatti detenuto, prima in un campo di prigionia e poi nel Forte di Boccea, da cui sarebbe uscito solo il 19 maggio 1951. È quanto si deduce dalla voce a lui dedicata nel sito della Fondazione RSI: dopo essersi arreso alla fine di aprile del 1945 al corpo di spedizione brasiliano,
dal 339 PW Camp Coltano (PI) dal 22 novembre 1946 passa sotto la giurisdizione della CsA di Lucca e poi di quella di Chiavari, che lo scagionano. Sebbene il 4 ottobre 1946 sia stato assolto dalla Commissione Militare di Firenze del M.T.O. U.S. Army per l’uccisione dell’Ufficiale prigioniero Alfred Lyth a Camporgiano (LU) e la sentenza venga confermata il 27 febbraio 1947, il Tribunale Militare di Roma lo scarcera da Forte Boccea soltanto il 19 maggio 1951. Queste circostanze vengono confermate da altre fonti (cfr. p.es. Davide Del Giudice, «Il processo Simonitti», Rivista mensile Storia & Battaglie, 2007). Va detto poi che il Carloni del memoriale, malato di fegato e bisognoso di «riguardi per il vitto», mal si concilia con l’immagine più ferrigna del reduce dal fronte russo, insignito di Deutsches Kreuz in Gold da Hitler.
Si tratta forse di un altro generale Carloni? Una ricerca sommaria non ha portato a nessun risultato: l’unico generale Carloni della II Guerra Mondiale sembra essere proprio Mario Carloni. Questo è un argomento e silentio, e va quindi preso con cautela; ma per trovarsi in pericolo di condanna a morte il Carloni del memoriale doveva aver avuto un ruolo non del tutto oscuro, e qualche traccia dovrebbe esserne rimasta.
Che fare a questo punto? Come ci insegnano i maestri, mai fidarsi delle fonti secondarie; se qualcosa non torna, il memoriale va consultato nell’originale, non in una trascrizione. Più facile a dirsi che a farsi, apparentemente; e invece no. A sorpresa, un’immagine del memoriale è disponibile in rete, e contiene fortunosamente (all’ultima pagina, terz’ultima riga) la prima occorrenza del nome del generale. Basta ingrandirla un poco per rendersi conto dell’esistenza di un occhiello che mal si concilia con la lettera elle; il nome è in realtà Carboni, non Carloni.
A questo punto ci serve un generale Carboni, fascista, ricercato dalle autorità dopo la fine della guerra ma latitante per alcuni anni. La ricerca è molto breve: il nostro uomo è con ogni probabilità il generale Giacomo Carboni, di cui Wikipedia ci dice quanto segue:
Al momento della caduta di Roma, fece distruggere buona parte degli archivi del SIM, custoditi nelle due sedi di Forte Braschi e Palazzo Pulcinelli, occultandone una parte superstite nelle catacombe di San Callisto. Indossati abiti civili e presa con se la cassa del Servizio, si allontanò furtivamente da Roma, frattanto occupata dai tedeschi.
Nel giugno 1944 venne spiccato nei suoi confronti un mandato di cattura per la mancata difesa di Roma, ma Carboni eluse il provvedimento grazie alle protezioni dei servizi di intelligence degli Alleati anglosassoni, in particolare l’OSS americano. Più tardi venne processato e, il 19 febbraio 1949 venne assolto dalle accuse. Non c’è ovviamente contraddizione fra la protezione offerta dai servizi alleati e quella del vaticano; l’esito del processo spiega poi perché dopo tanti anni il generale abbandonasse finalmente il rifugio del monastero, togliendo l’incomodo alle povere monache, e ci fornisce anche – con precisione persino superflua – il terminus post quem per la redazione del memoriale: il 19 febbraio 1949, appunto. Rimane oscuro il motivo per cui le monache si siano risolte solo dopo tanti anni a scrivere una cronaca che, per la sua natura, ci si aspetterebbe venisse redatta al massimo anno per anno.

Nessuno dubita naturalmente che le monache abbiano effettivamente salvato la vita di numerosi rifugiati. Ciò di cui si dubita è che l’abbiano fatto su ordine di Pio XII, e non piuttosto di propria iniziativa. Come raccontava in uno studio ormai classico Giovanni Miccoli (I dilemmi e i silenzi di Pio XII, Milano, Rizzoli, 2000, p. 247), dopo la perquisizione del monastero di San Paolo nella notte fra il 3 e il 4 settembre 1944, che aveva portato alla cattura di una cinquantina di rifugiati, «la Pontificia Commissione per lo Stato della Città del Vaticano, su decisione di Pio XII, ordinò ai canonici di San Pietro di allontanare quanti avevano trovato rifugio nei loro appartamenti». La crudele decisione non venne applicata, per l’opposizione dei canonici e di alcuni cardinali, che protestarono presso il papa. Ma rivela il vero volto di Eugenio Pacelli, al di là di ogni abbellimento agiografico e di ogni pia fraus.

Aggiornamento: al momento non ho a disposizione le memorie del Carboni (Memorie segrete 1935-1948. «Più che il dovere», Firenze, Parenti, 1955), ma da qualche avaro scorcio offerto da Google Book Search sembra confermato che si tratti proprio del nostro uomo, e che abbia persistito nella latitanza fino alla sentenza (p. 485). Emerge fra l’altro, per i più curiosi, il nome della «direttrice di casa» compagna di clandestinità del generale: Fernanda Bartolini, «una signorina ordinata ed energica […] un’umbra di animo gentile e intrepido» (pp. 367-68).

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Mar 11

Fino al Narth è arrivata la fama del nostro caro Luca.

ps
Tanto per chiarire: ricevo le news del Narth per una specie di gusto per l’orrido che mi affligge (qualcuno lo chiama dovere di informazione), non di certo perché ritengo il Narth degno della minima considerazione. Non fornisco il mio elenco personale di newsletter, ma farebbe rizzare i peli sulla schiena.

fonte: bioetiche.blogspot.com » Vai al post originale

Mar 11

Dalla trascrizione del discorso di Barack Obama, pronunciato prima di firmare l’ordine esecutivo con cui ha posto fine alle limitazioni alla ricerca sulle cellule staminali embrionali introdotte dal suo predecessore nel 2001:
Today, with the executive order I am about to sign, we will bring the change that so many scientists and researchers, doctors and innovators, patients and loved ones have hoped for, and fought for, these past eight years: We will lift the ban on federal funding for promising embryonic stem cell research. (Applause.) We will also vigorously support scientists who pursue this research. (Applause.) […]
Ultimately, I cannot guarantee that we will find the treatments and cures we seek. No President can promise that. But I can promise that we will seek them – actively, responsibly, and with the urgency required to make up for lost ground. Not just by opening up this new front of research today, but by supporting promising research of all kinds, including groundbreaking work to convert ordinary human cells into ones that resemble embryonic stem cells. […]
Now, this order is an important step in advancing the cause of science in America. But let’s be clear: Promoting science isn’t just about providing resources – it’s also about protecting free and open inquiry. It’s about letting scientists like those who are here today do their jobs, free from manipulation or coercion, and listening to what they tell us, even when it’s inconvenient – especially when it’s inconvenient. It is about ensuring that scientific data is never distorted or concealed to serve a political agenda – and that we make scientific decisions based on facts, not ideology. (Applause.) […]
As we restore our commitment to science and expand funding for promising stem cell research, we owe a debt of gratitude to so many tireless advocates, some of whom are with us today, many of whom are not. Today, we honor all those whose names we don’t know, who organized and raised awareness and kept on fighting – even when it was too late for them, or for the people they love. And we honor those we know, who used their influence to help others and bring attention to this cause – people like Christopher and Dana Reeve, who we wish could be here to see this moment. […]
So thank you very much, everybody. Let’s go sign this. (Applause.)
(The executive order is signed.) (Applause.)

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Mar 09

La domanda sorge spontanea: quanti “episodi” razzisti “unici” ci vogliono, affinché i politici e i media smettano di dire che l’ultimo episodio razzista era “unico”?

di Toni Visentini, Il Corriere

BOLZANO - Aveva rischiato il linciaggio un netturbino albanese scambiato per pedofilo in un quartiere popolare a Bolzano. Ora cinque degli aggressori, un uomo e quattro donne, hanno patteggiato un anno di reclusione ciascuno per l’ aggressione. L’ equivoco era nato due anni fa a luglio: l’ operaio - sposato e padre di due figli, regolarmente in Italia da quattro anni e addetto alla raccolta dei rifiuti umidi - stava raccogliendo le immondizie quando si era messo a scherzare con un paio di ragazzini, di 10 e di 12 anni. Uno dei due bambini era stato inavvertitamente toccato alla nuca dall’ albanese intento a mimare un gioco. Il ragazzino era andato a casa, aveva raccontato la cosa alla madre che si era agitata e l’aveva raccontata ad altre donne, interpretando male quello che invece poi si era rivelato uno scherzo del tutto innocente, amplificato nel racconto degli interessati fino ad ingigantirsi nel passaparola tra le madri. Quasi un centinaio di persone, tra cui molte donne, si erano così fatte attorno all’ operaio aggredendolo a calci e sberle. Ad evitare quello che sarebbe potuto risultare un vero e proprio linciaggio era stato l’ intervento della polizia. Alla fine l’ albanese, terrorizzato, era stato sottratto alla folla ed era stato accompagnato all’ ospedale per accertamenti. La vicenda aveva suscitato molto scalpore in una città tutto sommato tranquilla come Bolzano, dove la cittadinanza non è solita cercare di farsi giustizia da sé. Era anche intervenuto il sindaco Luigi Spagnolli, che aveva chiesto ufficialmente scusa al lavoratore straniero a nome di tutta la città. «Occorre riflettere su quanto è accaduto - aveva detto - ma credo che non si tratti di xenofobia vera e propria». «La vicenda - aveva aggiunto - è nata da un equivoco e forse l’ uomo non ha potuto spiegarsi a sufficienza a causa della lingua. Non per questo i bolzanini vanno criminalizzati, dato che si tratta di un episodio unico, causato forse dall‘ isterismo di massa».

fonte: salamelik.blogspot.com » Vai al post originale

Mar 09

Bisognerebbe provare ad essere immigrato in Italia. Ogni anno questo Paese xenofobo dell’UE attua una strategia del terrore quando si tratta di immigrati: viene impiegato l’esercito per continuare a tenere in pugno gli immigrati, vengono deportati gli immigrati in regola senza lavoro, e a tutti i rom (anche ai bambini!) verranno in futuro prese le impronte digitali dando per scontato che questi inevitabilmente compiranno (prima o poi) atti criminali. Non si lesina sulla violenza quando si tratta di immigrati, che spesso sono bersaglio di omicidi e maltrattamenti a sfondo razzista. Quindi al momento l’Italia è probabilmente il Paese più razzista dell’UE. Un Paese in cui i partiti al governo flirtano apertamente con il fascismo e in cui ad ogni angolo della strada si può comprare un calendario di Mussolini non si addice a quell’immagine civile, moderna e progressista di cui l’Europa va tanto fiera. Anzi, un futuro Paese dell’UE deve poter garantire la sicurezza alle proprie minoranze per poter essere ammesso all’Unione. Ma allora neanche quest’Italia fascistoide, con le sue politiche d’immigrazione tanto disumane, potrebbe diventarne membro.

E zult het maar zijn: immigrant in Italië. Het xenofobe EU-land voert al jaren een schrikbewind als het gaat om immigranten: het leger wordt ingezet om immigranten in het gareel te houden, legale immigranten zonder werk worden gedeporteerd, en van álle Roma (ook kinderen!) zullen in de toekomst vingerafdrukken worden afgenomen ervan uitgaande dat deze per definitie criminele daden (zullen gaan) verrichten.Geweld wordt niet geschuwd als het gaat om immigranten, en deze zijn dan ook vaak doelwit van racistische moorden en mishandeling. Italië is hiermee wellicht het meest racistische EU-land van dit moment. Een land waar door regeringspartijen openlijk wordt geflirt met het fascisme, en op elke hoek van de straat een Mussolini-kalender te koop is, voldoet niet aan het beschaafde, ontwikkelde en progressieve beeld waar Europa zo trots op is. Sterker nog, een toekomstig EU-land móet de veiligheid van haar minderheden kunnen waarborgen om toegelaten te worden tot de unie. Dan zou het fascistoïde Italië met zijn mensonterend immigratiebeleid geen lid kunnen worden.

Sara Dahhane, VolksKrant

fonte: salamelik.blogspot.com » Vai al post originale

Mar 09


ormai è innegabile, e se qualcuno si fosse perso le sue memorabili barzellette, ora dovrà ammetterlo: il suo talento umoristico è unico e straordinario.

“La situazione è tragica, ma non è seria” diceva il grande Flaiano, e solo lo straripante humor di Berlusconi poteva riadattarla alle nostre tristi evenienze e trasformarla in: “La situazione è seria, ma non è tragica”.

Del resto Ennio è l’astro calante e Silvio quello nascente: per esempio dire che “Gli Italiani corrono sempre in aiuto del vincitore”, oggi, più che ridere, ci fa piangere lacrime amare. Quanto a “L’italiano che si ostina a immaginare l’inferno come un luogo dove, bene o male, si sta con le donne nude e dove con i diavoli ci si mette d’accordo” ha fatto il suo tempo e oggi si tende a sostituire “inferno” con “governo”.

Qualcuno di certo resterà fedele all’originale, specie dopo aver letto che non si possono trovare 5 miliardi di euro per i sussidi di disoccupazione, ma che già bell’e pronti ce ne sono 18 per il Ponte sul fiume Kway. Qualcuno potrebbe augurare al Ponte la fine del Ponte nel film appena citato, e qualcuno altro potrebbe augurarsi che i nostri brillanti amministratori siano costretti a un lunghissimo ponte senza fine… ma sono gente destinata a restare indietro, ad essere superata dalla storia o, per l’appunto, ad essere scavalcata da un ponte!

E siccome siamo stati condannati alla pena di vivere in Italia, il mio augurio per un indultino a tutti gli amici…

fonte: lapennachegraffia.blogspot.com » Vai al post originale

Mar 09

Fare qualcosa a qualcuno contro il suo consenso costituisce (con le dovute e ovvie eccezioni) un’aggressione. La persona capace e informata è il miglior giudice dei propri interessi; in questo caso agire contro il suo giudizio significa quasi automaticamente ledere i suoi interessi e violare i suoi diritti.
Fare qualcosa a qualcuno senza il suo consenso non è molto meglio. Nessuno mi conosce meglio di me stesso; chi sceglie per me senza consultarmi può facilmente conseguire un risultato contrario a ciò che voglio davvero. Certo, può capitare che costui indovini la mia preferenza. Mi ha visto fermarmi più volte di fronte a una palestra del mio quartiere, leggerne i volantini pubblicitari con un vago sorriso sulle labbra, valutare con aria critica i miei bicipiti allo specchio; prende quindi l’iniziativa di iscrivermi alla palestra, anticipando il denaro necessario, senza dirmi o chiedermi niente. Io posso anche essere stato effettivamente sul punto di iscrivermi, ma questo non toglie che potrei a buon diritto irritarmi: quel gesto rivela una pericolosa tendenza a non prendere in considerazione la mia volontà, che in altre circostanze potrebbe facilmente condurre quella persona a interpretarla in modo errato, causandomi un danno evitabilissimo: perché mai non chiedere il mio parere?
Ci si potrebbe domandare cosa accadrebbe se esistesse qualcuno in grado di conoscere infallibilmente le nostre preferenze e di anticipare sempre le nostre decisioni, eliminando quindi la possibilità stessa di sortire un effetto contrario alla nostra volontà. Mettiamo che fra trent’anni venga sviluppata un’intelligenza artificiale in grado, dopo un congruo periodo di rodaggio, di simulare un modello fedele della nostra mente, e quindi di indovinare alla perfezione che cosa vogliamo prima ancora che glielo diciamo. Come la dovremmo considerare? Le risposte, molto probabilmente, varierebbero a seconda delle persone. Qualcuno vi vedrebbe il segretario personale perfetto, e finirebbe per delegargli ogni decisione; qualcun altro temerebbe di venire espropriato della vita, e rifiuterebbe con forza di averci niente a che fare, perfino a costo di subire ogni tanto le conseguenze di azioni impulsive, che la macchina avrebbe evitato. I più, si può immaginare, delegherebbero alcune azioni e altre no: si lascerebbe al computer il compito di decidere quale fondo d’investimento scegliere per noi, e ci riserveremmo quello – molto più piacevole – di scrivere un affettuoso biglietto d’auguri per il compleanno della nostra amica Veronica.
È importante notare che qui c’è poco di oggettivo: delegare o meno sarebbe sempre una scelta personale (una meta-scelta, se si vuole), di cui di nuovo saremmo noi i giudici migliori. In effetti, se quel computer fosse davvero in grado di anticipare i nostri desideri, neppure ci proporrebbe di sostituirci nei compiti di cui andiamo più gelosi…

Molti anni ci separano, nel migliore dei casi, dall’affrontare questi dilemmi; nell’immediato la vita ci propone purtroppo a volte scelte assai più drammatiche. Può capitare così che una persona perda la capacità di fornire il proprio consenso a un’azione che la riguarda, per esempio perché un incidente o una malattia l’hanno ridotta in uno stato persistente di incoscienza. Nessun problema, pur nella disgrazia, se quella persona aveva espresso in precedenza una chiara opinione sulla questione che si pone adesso: il suo consenso si può dare per acquisito, e va rispettato (lasciamo ai sofismi degli integralisti le proteste sulla sua pretesa «inattualità»). Ma può capitare anche che quell’opinione non sia mai stata espressa: la persona non aveva mai pensato alla particolare questione che adesso la riguarda (magari perché rappresenta una novità tecnica o di altro tipo), o non aveva mai detto niente in proposito. A decidere al suo posto dovrà essere allora un tutore o un fiduciario appositamente designato, che dovrà agire nell’interesse della persona incosciente (eventualmente sotto la supervisione di un’autorità).
Come definire l’interesse di una persona incapace di esprimere preferenze, se ammettiamo, come abbiamo fatto all’inizio, che è essa stessa il miglior giudice di quello che è il suo proprio bene? La risposta è abbastanza immediata: l’interesse della persona inconsapevole coincide con ciò che essa avrebbe deciso quand’era ancora cosciente, se fosse stata informata dei termini della questione (se la persona è un bambino o un disabile dalla nascita la risposta dovrebbe naturalmente essere diversa). Cosa deve fare allora il tutore, ammesso che lo stato di incoscienza sia permanente o che la questione richieda una decisione in tempi che sono più ristretti del previsto risveglio? La risposta, di nuovo, sembrerebbe abbastanza ovvia: il tutore deve tentare di ricostruire quale sarebbe stata la decisione dell’individuo incosciente, basandosi su tutto quello che sa di lui (o, in mancanza di questo, sulle reazioni più comuni e naturali alla questione); deve decidere non al posto dell’altro, ma come se impersonasse l’altro. Solo nel caso di una sostanziale impossibilità di ottenere una risposta potrebbe considerare gli interessi di terzi – o rassegnarsi a lanciare la classica monetina…

Alcuni però, pur sottoscrivendo il punto di vista liberale, non considerano ovvia questa risposta. Un errore, argomentano, è sempre possibile: non dicevamo all’inizio che nessuno ci conosce meglio di noi stessi? Meglio astenersi, se rimane un margine di dubbio e specie in materie delicate e personalissime; eviteremo così il rischio di andare contro la vera volontà della persona inconscia.
Ma l’argomento non regge. Assumendo l’impegno di tutore, chi ci rappresenta assume anche l’obbligo di fare tutto ciò che è nel nostro interesse. Anche non agire diventa dunque una scelta, di cui il tutore porta intera la responsabilità: per usare la formula felice del Codice penale (art. 40 c. 2), «non impedire un evento, che si ha l’obbligo giuridico di impedire, equivale a cagionarlo». Anche in caso di dubbio la scelta dunque non potrebbe che ricadere sull’opzione più probabile, fosse pure l’alternativa fra una chance del 50,1% e una del 49,9%.
Un’obiezione più seria è quella che investe la possibilità stessa che un tutore decida al posto nostro. La sovranità dell’individuo su se stesso, si sostiene, è almeno in certi casi – come per esempio quando è in gioco la funzione generativa – inalienabile. Certe decisioni non si possono e non si devono prendere per un altro.
Ma, come vedevamo già nel caso dell’intelligenza artificiale, anche qui la presunzione di un bene ‘oggettivo’ valido per tutti deve cedere il passo al giudizio – magari ricostruito – dell’individuo. Sono sempre io il giudice migliore di cosa delegare e cosa no; anche qui, come altrove, è in gioco un mio interesse. E se non ho lasciato nessuna dichiarazione in proposito, è paradossalmente (ma non poi molto) il mio tutore che deve giudicare in via preliminare – basandosi su ciò che sa di me – se avrei voluto essere rappresentato da lui in questa o quella questione. L’autodeterminazione è fatta per l’uomo, non l’uomo per l’autodeterminazione: anche la libertà più personale si può – specie se le circostanze lo consigliano – delegare a un altro.

fonte: bioetiche.blogspot.com » Vai al post originale

Mar 09

No, non sto scivolando in una rubrica da casalinga ma mi ha davvero sbigottito sentire una pubblicità del prodotto Lyso Form di cui sopra. In chiusura dopo le menate su quanto pulisce e disinfetta la vocina accelerata che non ascolta nessuno, simile agli asterischi nelle polizze, scandisce: è un presidio medico (cioè un prodotto registrato presso il Ministero della Sanità).
Ma io dico: è solo un sostegno di pulizia, come presidio medico?

fonte: bioetiche.blogspot.com » Vai al post originale

Mar 07

bceOggi c’è stata la notizia tanto attesa per il mercato finanziario europeo, la Bce ha tagliato i tassi di interesse dal 2,00% al 1,50%, che di fatto rappresenta il minimo storico, ma vista la situazione attuale che fa presegire una crisi finanziaria abbastanza lunga, almeno fino alla fine del 2009, è possibile che nel frattempo Trichet possa attuare ulteriori tagli, in più il tasso Euribor continua la sua fase calante, quello a 1 settimana è passato al 1,34%, quello a 3 mesi è arrivato a 1,84%, mentre quello a 9 mesi è 1,99%, il che significa che le rate dei mutui a tasso variabile saranno ancora più leggere.

Questo sarebbe il momento giusto per negoziare con le banche per chi ha contratto un mutuo a tasso variabile per passare a quello fisso, in modo da ottenere delle condizioni vantaggiose, anche perchè nel 2010-2011 l’economia si risolleverà e di conseguenza i tassi si rialzeranno.

La Banca Centrale Europea ha tagliato il costo del denaro di mezzo punto percentuale, portando il tasso principale dal 2% all’1,50%.

Via ansa

fonte: www.trading-italia.biz » Vai al post originale

Mar 07


Molti di voi saranno forse rimasti stupiti nell’aver riconosciuto, nella campagna ‘Working Capital’ di Telecom Italia, gli elementi che contraddistinguono il nostro logo.

La spiegazione è semplice.
Pur trattandosi di un’operazione di Telecom Italia che non ci vede coinvolti, abbiamo deciso di autorizzare in via eccezionale l’uso del nostro lettering perché questa iniziativa dimostra un tipo di impegno che condividiamo: promuovere la cultura dell’innovazione e l’economia digitale, anche nel nostro Paese ed in particolare nei confronti delle piccole e medie imprese.
Ci preme chiarire tuttavia che l’iniziativa è e resta esclusivamente di Telecom Italia e non prevede il nostro coinvolgimento né direttamente né indirettamente nella sua gestione.

Scritto da: Simona Panseri, Corporate Communications & Public Affairs Manager


fonte: googleitalia.blogspot.com » Vai al post originale

Mar 07

Di recente abbiamo pubblicato sul Google Webmaster Central Blog un post dal titolo “Best practice contro l’hacking“. Tale è stato l’interesse degli utenti verso questo tema che abbiamo deciso di pubblicarlo anche sul Forum di Assistenza per i Webmaster e parlarne oggi sul nostro corporate blog.

Cosa si intende esattamente col termine “hacking”? Oltre ad essere “uno dei più inflazionati vocaboli legati all’informatica”, come afferma Wikipedia, gli utilizzi della parola “hacking” possono essere molto diversi e non sempre negativi (potete approfondirne i vari significati tra le pagine dell’enciclopedia libera).
Nel nostro caso, tuttavia, il termine “hacking” ha una connotazione molto precisa e indica gli attacchi volti alla violazione di un sito da parte di persone intenzionate ad ottenere parziale o totale controllo su di esso per vari motivi, ad esempio per generare traffico verso altri siti di loro interesse (spesso spam).

Gli argomenti chiave toccati dal post riguardano:

  • le principali tecniche di hacking, in particolare SQL injection e cross-site scripting (XSS), che sfruttano alcune vulnerabilità dei siti e dei sistemi di Content Management System
  • i link ad una serie di risorse utili sulla sicurezza dei CMS;
  • gli elementi da verificare per capire se il sito e’ stato violato e i prodotti di Google che possono aiutare a farlo;
  • i passaggi per ripulire il sito e la richiesta di riconsiderazione.

Per qualsiasi domanda o commento, rivolgetevi direttamente al Gruppo di Assistenza per i Webmaster.

Buona lettura!

Scritto da: Sara Arrigone, Search Quality Associate

fonte: googleitalia.blogspot.com » Vai al post originale

Mar 05

La sensazione di aver chiuso una porta, di aver lasciato al passato sensazioni contrastanti e conflitti interiori, la consapevolezza di un nuovo inizio, ricco di Amore. Un inizio con pochi amici veri, con quelli che sono coerenti con loro stessi dall’alba dei tempi, senza giudizio, senza colpa e senza vendetta. La sensazione di esser giunti ad un ennesimo punto di svolta, ma questa volta in una posizione diversa, appagati per aver finalmente capito il senso delle manifestazioni. Tutto si mostra per quello che è, non c’è più spazio per ipocriti sorrisi e strette di mano, non c’è spazio per finti proselitismi, ognuno è alla Luce del Sole, ognuno mostra il volto alla verità che tutti osservano, nudi e uguali.

Non c’è più tempo per nascondersi, non c’è tempo per comprendere i motivi, è il momento di agire e innaffiare tutti i semi sparsi in passato, confidenti che in molti nascerà il miracolo della scintilla divina in loro. Non importa che sia uno, dieci o centomila, sarà in ogni caso un atto d’Amore incondizionato. Coloro che non sceglieranno saranno al buio della loro ignavia, ancora una volta nascosti dietro il becero giudizio gratuito, senza poter argomentare la minima forma di dissenso costruttivo, privi della linfa vitale che scorre in ogni stringa del multiverso. Oggi si chiude una porta, si intravede la Luce, si intravede la speranza che diventa concreta consapevolezza del compito che abbiamo scelto in questo piano di esistenza. Una nuova fase aprirà nuove opportunità per tutti, per chiunque voglia davvero guardare allo specchio la propria essenza priva di maschere e false illusioni.

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Puoi votare le mie notizie anche in questa pagina.

fonte: freenfo.blogspot.com » Vai al post originale

Mar 05

Dopo petizioni online, dopo richieste esplite da parte di migliaia di utenti, finalmente Google approva la visualizzazione in Euro dei rendimenti di google adsense.

adsense-euro

A molti utenti oggi apparirà questa immagine al lato dei rendimenti.

Attualmente per ottenere la visualizzazione in Euro è necessario accettare i termini e le condizioni del nuovo contratto, che prevede come modifica principale, il cambio di società erogatrice che diventa Google Ireland.

fonte: www.trading-italia.biz » Vai al post originale

Mar 05

pietro_taricone1Facendo zapping su Sky mi sono imbattuto nel reality show più controverso, piu discusso e più disnibito, il grande fratello 9, c’èra una ragazza con due seni enormi con scollatura da urlo, delle ragazze molto “aperte” mentre i maschi non erano da meno, passeggiavano nella casa quasi nudi, esibivano un linguaggio scurrile, i loro discorsi parevano privi di senso.
Mi ricordo la prima versione del grande fratello dove i ragazzi erano più vestiti e meno scurrili e la parte del leone la faceva Taricone infatti veniva chiamato “‘O Guerriero”, lui era una persona semplice a cui piaceva fare palestra ed era sufficentemente preparato in ambito culturale.

Sarebbe interessante riproporre Taricone nel Grande Fratello attuale per vedere come si comporteranno questi ragazzi, potrebbe servire a poco o a niente e questo dipende da loro.

fonte: www.trading-italia.biz » Vai al post originale

Mar 05

In un periodo di incertezza economica come quella attuale ricopre un ruolo sempre più importante il data-driven marketing. Se sei in grado di padroneggiare Google Analytics, il tuo profilo professionale sarà sempre più richiesto, ma anche se ti stai approcciando adesso a Google Analytics, abbiamo ottime notizie per te.

Da oggi è disponibile online un corso di web analytics e di Google Analytics, implementazione, gestione e tool di analisi. Il corso (in lingua Inglese) è disponibile gratuitamente. Inoltre abbiamo creato un test così potrai dimostrare le tue conoscenze di Google Analytics — la certificazione individuale di Google Analytics — o semplicemente IQ test.

Fare il test costa USD 50 e una volta passato sarai qualificato come esperto in Google Analytics. Per superare l’esame devi raggiungere un punteggio di almento 75%, pertanto anche se ti consideri esperto ti invitiamo a rivedere il corso online prima di dedicarti ad affrontare l’esame. Per ulteriori informazioni visita il sito ConversionUniversity.com (selezionare English US come lingua), dove troverai le domande frequenti e il link al Google Analytics IQ test.

In bocca al lupo!

Scritto da: Kristof Kaiser


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Mar 05

La YouTube Symphony Orchestra, la prima orchestra collaborativa online del mondo, ha annunciato oggi i vincitori e sono ben due gli italiani che andranno a New York per suonare con Tilson Thomas alla Carnegie Hall il 15 aprile. Tino Balsamello, 29 anni, di Vigevano (Pavia), unico pianoforte dell’organico, e Fabio Gianolla, fagottista trentenne di Latina.

“Ancora non riesco a rendermi conto di quello che è accaduto, ma sono felicissimo della mia vittoria e ancora di più se penso che ci sono riuscito con un pezzo di musica classica che, nonostante faccia parte del mio bagaglio culturale musicale, non è la musica che sono solito suonare. Sono orgoglioso di rappresentare l’Italia a New York e di suonare con la YouTube Symphony Orchestra. Sento per la prima volta che il sogno della mia vita potrebbe realizzarsi”, ha commentato, felice, Tino Balsamello.

Anche Fabio Gianolla è rimasto molto sorpreso quando ha ricevuto la notizia della sua vittoria: “Mi sembra incredibile essere stato selezionato ed effettivamente ancora non mi rendo conto di quello che mi attende. Ho partecipato per gioco, ma adesso il gioco si è trasformato in realtà. Sono sicuro che sarà un’esperienza che mi accrescerà dal punto di vista umano e musicale. Poi è la mia prima volta a New York e sono felice che sia stata proprio la musica a condurmi fin là.”

Facciamo ad entrambi i nostri complimenti e i migliori auguri per questa avventura.

Scritto da: Simona Panseri, Corporate Communications & Public Affairs Manager


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Mar 05

Trasparenza e volontà di far conoscere il Palazzo ai cittadini. Con questo spirito, che è un po’ una sfida, è online il canale della Camera dei deputati su YouTube.

YouTube è nato nel 2005 e da allora sempre più leader mondiali, esponenti del mondo politico e istituzioni hanno scelto questa piattaforma per comunicare con il mondo intero.

Il canale YouTube della Camera consentirà di tenersi informati sulla vita parlamentare e sui lavori in Assemblea e in Commissione, ma non è tutto. Sarà possibile scoprire Palazzo Montecitorio e la sua storia, ripercorrere le vicende della Camera attraverso i suoi più illustri protagonisti, visitare le sale del Palazzo, soffermarsi su una mostra, curiosare dietro le quinte.

Questo canale dimostra come anche in Italia YouTube sia uno strumento utilizzato per stabilire un dialogo maturo con una community che è sempre più variegata e capace di utilizzare questo mezzo per affrontare tematiche che spaziano dalla vita quotidiana ai temi di interesse per il Paese.

Scritto da: Marco Pancini, European Policy Counsel


fonte: googleitalia.blogspot.com » Vai al post originale

Mar 05

Venerdì 6 marzo ore 18.30 presso la sede di Di Gay Project, via Costantino 82, Roma, verrà presentato il libro Le unioni tra persone dello stesso sesso. Profili di diritto civile, comunitario e comparato.
Il libro è a cura di Francesco Bilotta, che sarà presente insieme a Domenico Rizzo, Imma Battaglia e Stefano Campagna (2008, MIMESIS edizioni).

Altri dettagli qui.

fonte: bioetiche.blogspot.com » Vai al post originale

Mar 03

Il gruppo svedese, Ikea, in virtù del suo fatturato 2008 che si è concluso con un incremento positivo del 5,8%, ha annunciato di voler costruire altri centri Ikea a Rimini, Collegno in provincia di Torino, Salerno e Villesse in provincia di Gorizia, creando di fatto ben più di mille posti di lavoro, questa operazione è una sfida contro la crisi economica che poterebbe portare dei risvolti positivi visto il rapporto qualità/prezzo dei prodotti svedesi che sono alla portata di tutti.

Insomma questa operazione è una piccolissima boccata di ossigeno per coloro che cercano lavoro da quelle parti, ma sappiamo benissimo che si tratta di una goccia di acqua in un oceano pieno di insidie, fallimenti, cassa integrazione e tanto altro.

Ikea Italia sfida la crisi annunciando la creazione di oltre mille nuovi posti di lavoro nel 2009, nei nuovi negozi di prossima apertura di Rimini, Collegno (TO), Salerno, Villesse (GO).

Via sole24ore

fonte: www.trading-italia.biz » Vai al post originale

Mar 03

Già, ecco quello che succede in Inghilterra: IVF mothers can name ANYONE as ‘father’ on birth certificate, Daily Mail, 02nd March 2009.
In sintesi:
The new rules state: ‘The women receiving treatment with donor sperm (or embryos created with donor sperm) can consent to any man or woman being the father or second parent.’ The only exemption is close blood relatives.Apriti cielo! (qui la notiziola in sintesi su Il Corriere della Sera di oggi).

fonte: bioetiche.blogspot.com » Vai al post originale

Mar 03

Mio fratello è africano (by Denny Show): www.fratelloafricano.it
Medici con l’Africa Cuamm.

fonte: bioetiche.blogspot.com » Vai al post originale

Mar 01


vada per lo sciopero, ma i Bava Beccaris saranno virtuali o reali?


questo post nasce da un commento allo splendido scarabocchio di Comicomix sull’argomento, che, ovviamente, vi invito a leggere

fonte: lapennachegraffia.blogspot.com » Vai al post originale

Mar 01

L’avvertenza è d’obbligo: non sono un giurista. Ma provo lo stesso a chiarire – in primo luogo a me stesso – i principali aspetti della denuncia presentata contro Beppino Englaro di cui si parla in queste ore.

Cos’è successo?
Il Procuratore della Repubblica di Udine Antonio Biancardi ha iscritto nel registro delle notizie di reato (quello che impropriamente viene di solito chiamato «registro degli indagati») 14 persone: Beppino Englaro, l’anestesista Amato De Monte e altri 12 componenti dell’associazione «Per Eluana» (medici e infermieri che hanno attuato il protocollo per il distacco del sondino della donna), a quanto pare in seguito a una denuncia presentata dal Comitato Verità e Vita due giorni fa (stando alla data del comunicato stampa dello stesso Comitato). Si tratta di un’associazione che ha fra l’altro combattuto la legge 40 perché troppo permissiva e accusato Assuntina Morresi di aver avanzato in un articolo «argomentazioni tipicamente abortiste»; non va confusa con l’Associazione Scienza e Vita, che in queste ore ha smentito ogni suo coinvolgimento.

Quello del magistrato è un atto dovuto?
Sembrerebbe di sì: lo impone l’art. 335 del Codice di Procedura Penale – anche se di fronte a notizie di reato deliranti o palesemente inconsistenti il giudice può chiaramente astenersi. A quanto pare esposti simili erano già pervenuti al magistrato, che aveva affermato all’indomani della morte di Eluana: «Valuterò personalmente tutti gli esposti che sono stati presentati e cercherò prove a conferma dei reati ipotizzati in essi», senza però che ne conseguissero finora atti di alcun genere. Dichiarazioni odierne di Biancardi sembrano collegare l’iscrizione del registro degli indagati all’insieme di queste denunce e non a quella del Comitato Verità e Vita in particolare, anche se la legge prescrive che l’iscrizione nel registro sia immediata.

Mi sembra di ricordare in effetti che delle denunce analoghe fossero state presentate anche altrove…
Sì, il 10 febbraio l’avvocato Carlo Taormina aveva presentato alla Procura di Roma una denuncia per omicidio a carico di Beppino Englaro, del personale della Clinica La Quiete, del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano e dei magistrati della Corte di Appello di Milano e della Procura di Udine. La Procura ha iscritto queste persone nel registro delle notizie di reato, ma poche ore dopo ha archiviato la posizione del Presidente della Repubblica, mentre per gli altri ha inviato gli atti alla Procura di Bologna (competente per i magistrati di Udine). Per coincidenza proprio oggi quest’ultima ha proceduto all’iscrizione nel registro delle notizie di reato; quindi paradossalmente lo stesso Antonio Biancardi si trova ad essere indagato a sua volta. Sono state presentate altre denunce analoghe da parte di vari personaggi, a cui non mi sembra il caso di fare pubblicità.

Cosa c’è scritto nella denuncia del Comitato?
Non si sa: quelli del Comitato hanno risposto alle richieste di una copia della denuncia dicendo che per ora non possono divulgarla. Da qualche dettaglio che è stato comunque fornito, e dal testo di una diffida trasmessa il 3 febbraio dallo stesso Comitato alla casa di cura La Quiete, sembra che non vengano presentati fatti nuovi, ma che ci si limiti a ipotizzare che la vicenda configuri la fattispecie dell’omicidio volontario.

Ma è possibile che qualcuno venga processato per omicidio volontario in relazione a questa vicenda?
Assolutamente no. Beppino Englaro non ha agito di propria iniziativa, ma in base a sentenze e decreti delle autorità giudiziarie, seguendo fino in fondo tutti i gradi di giudizio. Sarebbe semplicemente inconcepibile che un’altra autorità giudiziaria lo condannasse per aver dato delle disposizioni ai medici che un giudice lo aveva autorizzato a dare. Ciò significherebbe per i cittadini non poter più fare affidamento sulla giustizia, perché ogni pronunciamento, ogni sentenza o decreto sarebbero sempre soggetti a essere capovolti, senza certezze e all’infinito.

Come può essere che chi ha presentato la denuncia ignorasse queste cose?
In realtà le conoscono. Nella diffida che citavo sopra facevano proprio per questo ricorso a un escamotage: in base agli artt. 2 e 3 del Codice di Procedura Penale ritengono che «i provvedimenti giurisdizionali emessi nel corso del procedimento civile non farebbero stato in un eventuale procedimento penale instaurato per il reato di omicidio volontario», cioè in pratica che il giudice penale, chiamato a stabilire se c’è stato omicidio, non potrebbe né dovrebbe tenere in nessun conto quello che ha deciso il giudice civile (a cui si era rivolto Englaro). Ma è chiaro che è solo un cavillo: si può richiamare qui la massima della decisione n. 54 della Cassazione, sez. III, 3 aprile 1996: «L’autorità giudiziaria ordinaria non ha il potere di valutare la conformità a legge di un “arret” [cioè di una sentenza] di un’altra giurisdizione: ciò in quanto il cittadino – pena la vanificazione dei suoi diritti civili – non può essere privato della facoltà di fare affidamento sugli strumenti della tutela giurisdizionale posti a sua disposizione dall’ordinamento».

È possibile che l’accusa si possa sostenere con altri argomenti?
Solo nell’ipotesi (tutta da dimostrare) che ci sia stato un intervento attivo per causare la morte di Eluana; ma per questo occorrerebbe un referto autoptico, che a quanto ne so non è ancora nemmeno stato presentato. Un’altra possibilità viene prospettata dal Comitato, quando chiede «quanto meno e in subordine, di accertare se sia stata tentata la nutrizione per via naturale», visto che il decreto della Corte d’Appello di Milano dava a Beppino Englaro solo il potere di far cessare l’uso del sondino nasogastrico. Ma a questo proposito abbiamo la testimonianza del medico curante, Carlo Alberto Defanti, che sostiene che sulla pretesa capacità di deglutire di Eluana sono state dette solo falsità: «dovevamo assorbire anche la saliva».

Cosa succede ora?
Il magistrato ha al massimo 30 giorni per chiedere un’eventuale autorizzazione a procedere. Direi che non se ne farà nulla, e che si arriverà all’archiviazione: oltre alle considerazioni già espresse, bisogna dire che la vicenda che si è conclusa con la morte di Eluana si è svolta tutta sotto gli occhi dello stesso Biancardi, senza che questi facesse nulla per fermarla. Sarebbe strano che sconfessasse il suo stesso operato, per aver ricevuto una denuncia che contiene in pratica solo alcune discutibili considerazioni giuridiche.

Se la denuncia è infondata, è possibile denunciare a sua volta per calunnia chi l’ha presentata?
Purtroppo no. La calunnia si ha se qualcuno «incolpa di un reato taluno che egli sa innocente, ovvero simula a carico di lui le tracce di un reato» (art. 368 C.P.), e qui sarebbe quasi impossibile dimostrare il dolo. È vero però che alcuni tribunali hanno cominciato a riconoscere la responsabilità di chi accusa ingiustamente per colpa, cioè senza compiere tutti gli accertamenti dovuti per assicurarsi della fondatezza dell’accusa: è l’equivalente in campo penale della lite temeraria, che esiste già in campo civile (ne parlavo qualche tempo fa a proposito della minaccia di un’analoga denuncia, sempre riguardo al caso Englaro). Anche tenendo conto dell’inevitabile opinabilità delle cose giuridiche, l’accusa del Comitato Verità e Vita appare al momento talmente campata in aria che non ci si può non augurare una severa punizione: troppi i danni causati, in termini di tempo, denaro e dell’ineliminabile ansia che colpisce chiunque sia accusato di un reato così grave, seppure su basi manifestamente infondate. Nei confronti di Beppino Englaro, poi, la cosa assume in particolare l’aspetto di una vendetta, tanto disumana quanto insensata.

fonte: bioetiche.blogspot.com » Vai al post originale

Mar 01


Lo chiamano atto dovuto ed è Verità e Vita (e non Scienza e Vita come titola Il Corriere della Sera; ancora no almeno) a sottoporsi al dovere. Sono 14 le persone indagate. Tra cui Beppino Englaro e Amato De Monte.

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