Apr 29

La Costituzione sudanese (art. 25 e 26) sancisce la libertà di stampa e il diritto alla libera espressione, ma il Presidente sudanese preme per una nuova stretta intorno ai media locali.

Ogni notte le edizioni dei circa 30 giornali sudanesi vengono passate al vaglio del National Press Council , ma la nuova proposta di legge presentata al Government of National Unity prevede anche una ammenda di circa 21.500 dollari per le infrazioni commesse e la chiusura della testata giornalistica.Nei giorni scorsi Al-Midan, settimanale vicino al Sudanese Communist Party, e Ajras Al-Hurriya, quotidiano del Sudan People Liberation Movement, hanno dovuto cancellare la pubblicazioni di articoli sulla libertà di stampa, il Darfur ed editoriali sulla nuova proposta di legge sull’ editoria.Firma l’appello on-line di Italians for Darfur!
http://www.italianblogsfordarfur.it -
Per informazioni sulla campagna on-line scrivi a:
blog[at]italianblogsfordarfur.it

fonte: www.italianblogsfordarfur.it » Vai al post originale





Apr 29

C’è anche nell’Udc Magdi Allam che è quell’ex giornalista di Repubblica e del Corriere che a un certo punto ha scoperto la vocazione del crociato proprio e che si sta proponendo come leader di un partito tutto suo. Fino a qualche mese fa voleva addirittura presentarsi da solo alle europee, poi gli hanno spiegato che forse non solo non prendeva voti ma forse non riusciva nemmeno a raccogliere le firme per presentare la lista, allora si è imbarcato nell’Udc ma proprio in veste di crociato, è quello che scriveva sempre lo stesso articolo sulle moschee dove si predica l’odio e la ribellione, il terrorismo, chiedeva l’espulsione di questo e di quell’altro imam. Devo dire che da quando l’allarme terrorismo si è un po’ placato non è che si sentisse granché la mancanza di questo Magdi Allam, però si è pure convertito nel giorno di Pasqua a favore di Telecamere l’anno scorso, quindi un posto bisognava trovarglielo e credo che il più contento sia stato Paolo Mieli che se l’è levato dai piedi de Il corriere della sera, visto che era costretto a pubblicare sempre lo stesso articolo sull’imam non so se di Gallarate o di Carmagnola, pericolosissimi avamposti di Al Qaeda”.

Marco Travaglio

PS: l’attuale propaganda della “gioiosa macchinina da guerra” di Magdi è basata proprio su quell’unico articolo di cui parla Travaglio. Ah…dimenticavo: oggi è uscita in libreria l’ennesima autobiografia del nostro.

fonte: salamelik.blogspot.com » Vai al post originale

Apr 29

carne_maialieDopo la mucca pazza che aveva fatto calare i consumi e i prezzi della carne e in particolare modo della fiorentina, poi l’influenza aviaria che aveva portato i prezzi del pollo a 0,50 centesimi l’uno, adesso con la febbre suina troveremo nei supermercati della carne di maiale, insaccari di vario genere, prosciutti, etc a basso prezzo con il vantaggio del consumatore italiano, in quanto i rischi in Italia sono mimini vista la sicurezza degli allevamenti nostrani, anche se certi medici asseriscono che il virus non viene trasmesso mangiando carne di maiale quindi la paura sarebbe fuori luogo, ma i morti in messico fanno paura a chiunque generando di fatto una psicosi collettiva.

Io sono tranquilissimo, mi basta andare in un agriturismo certificato per mangiare sano e bene senza alcuna paura e continuerò a comprare il salame e il prosciutto perchè so che in Italia la sicurezza alimentare è al primo posto, ma come consumatore sono contento che i prezzi tenderanno a scendere a mio vantaggio!

Le notizie che si susseguono sull’influenza suina rischiano di provocare una psicosi collettiva che, oltre ad avere conseguenze sui consumi, puo’ innescare pericolose speculazioni da parte di chi vuole sfruttare l’allarme, peraltro infondato, per compiere veri atti di sciacallaggio commerciale.

Via asca

fonte: www.trading-italia.biz » Vai al post originale

Apr 29

In questi giorni, a seguito della sentenza di condanna emessa in Svezia contro i titolari di The Pirate Bay, circolano alcuni paragoni tra The Pirate Bay e Google. Ci sentiamo in dovere di fare alcune precisazioni.

La missione di Google è indicizzare e rendere disponibili tutte le informazioni presenti online, questo indipendentemente dai formati in cui questi file sono messi online. I formati dei file non sono di per sé illeciti, ma è l’uso che se ne fa che li qualifica come tali. Per fare un esempio Google è come un’autostrada sulla quali circolano molte autovetture (i contenuti); Google non può essere considerato responsabile se con una di queste automobili viene commesso un crimine e nemmeno lo è l’automobile di per sé.

Per venire incontro alle esigenze dei titolari di diritti di proprietà intellettuale, Google ha pensato una serie di procedure che permettono di segnalare e rimuovere i contenuti presenti sul proprio motore di ricerca per violazione del copyright. Per quanto riguarda YouTube, invece, abbiamo sviluppato Con ContentID, una funzionalità che consente a chi detiene i diritti dei contenuti di monitorarli, gestirli ed eventualmente bloccarli. Con ContentID, infatti, è possibile agire anche sui contenuti caricati da terzi che violino il proprio diritto di copyright, non solo bloccando tali contenuti ma anche scegliendo di monetizzarli. Un’opzione, scelta dalla grande maggioranza dei nostri partner, che indica un’evoluzione delle modalità di esercizio del proprio diritto in direzione di un nuovo modello di business.

Il nostro impegno viene riconosciuto dagli stessi detentori dei diritti. E infatti sono già stati numerosi i chiarimenti sulle differenze tra Google e Pirate Bay espressi da terzi in questi giorni. Solo per citarne alcuni, ricordiamo John Kennedy, Presidente di IFPI, che ha chiarito questa differenza già nella sua testimonianza al processo contro Pirate Bay.
E in Italia Enzo Mazza, Presidente di FIMI, ha scritto su Punto Informatico: “Paragonare Pirate Bay a Google è strumentale perché anche un soggetto con poca dimestichezza ne nota le immense differenze. Se vogliamo usare termini semplici Google è come le pagine gialle con l’elenco delle banche. The Pirate Bay è invece il palo che cura la banca mentre i complici la rapinano. Google, così come YouTube, eBay ed altri, sono solerti ed attivi nel rimuovere i contenuti illeciti su segnalazione degli aventi diritto e operano quindi in un contesto che favorisce l’uso legittimo dei contenuti e disincentiva l’uploading illecito.

Scritto da: Marco Pancini, European Policy Counsel


fonte: googleitalia.blogspot.com » Vai al post originale

Mar 10

Questo piccolo isolotto del Lago di Bolsena è ciò che resta, come quello bisentino, del cono eruttivo del vulcano sottostante l'attuale lago. Esso dista appena un chilometro dalla costa del lago ed è incredibilmente diverso dal compagno. I suoi dieci ettari ospitano una comunità vegetale pressochè integra e apparentemente molto più selvatica, quasi tropicale. Le sponde sono popolate da numerose colonie di uccelli acquatici e al di fuori delle specie vegetali ed animali l'isola non è attualmente popolata.
Sicuramente visitato dagli etruschi, forse anche dai romani, l'isola è storicamente famosa per la detenzione di due incredibili donne: Cristina, martire e patrona di Bolsena, fu relegata sull'isola da papa Urbano IV affinchè rinnegasse la sua forte fede cristiana; Amalasunta, regina degli Ostrogoti, dal carattere deciso e diplomatico si inimicò i Goti e tramite un complotto di questi col famigliare Teodato fu dapprima imprigionata nell'isola e quindi uccisa nel 535 d.C.
L'isola ha storicamente attratto l'attenzione sia dei nativi dei borghi limitrofi (a questa epoca risale la chiesa di S. Stefano del IX sec.) dei Viterbesi, dei signori di Bisenzio e del papato. Sotto la chiesa l'isola ha vissuto il periodo di massimo splendore. A partire dal XVII secolo, sotto il ducato di Castro l'isola fu progressivamente abbandonata, le strutture smantellate ed i materiali riutilizzati per la costruzione di Marta. Attualmente l'isola vi è una residenza Privata e non è visitabile.

fonte: www.lago-di-bolsena.biz » vai al post originale »

Apr 29

Invece di infilare una dichiarazione sciatta e stupida ogni due parole?
Tra le migliori la seguente:
ha ricordato al riguardo di avere “una carissima amica che da 4-5 anni assiste a casa sua il marito in stato di totale passività; lei vive il grande mistero di una vita insieme che continua”.E allora?

Intanto in Spagna

fonte: bioetiche.blogspot.com » Vai al post originale

Apr 27

fonte: creativeclassics.blogspot.com » Vai al post originale

Apr 27

Il nuovo Presidente del Sud Africa, Jacob Zuma, secondo indiscrezioni della stampa inglese, non inviterà al Bashir alle cerimonie di inaugurazione della sua presidenza, che sarà confermata dal parlamento nei prossimi giorni.

Un segnale importante che fa sperare in una nuova direzione della politica sudafricana nei confronti del Sudan, il cui Presidente è stato formalmente accusatodi crimini di guerra e contro l’umanità il 4 marzo scorso. La decisione della Corte Penale Internazionale non era stata accolta con entusiasmo dal Sud Africa, il Paese economicamente e politicamente più forte dell’Africa, mentre Eritrea, Egitto e Libia avevano accolto nei propri palazzi il presidente sudanese pochi giorni dopo la sua incriminazione.

Firma l’appello on-line di Italians for Darfur!
http://www.italianblogsfordarfur.it -
Per informazioni sulla campagna on-line scrivi a:
blog[at]italianblogsfordarfur.it

fonte: www.italianblogsfordarfur.it » Vai al post originale

Apr 27

Sulla vicenda della nuova moschea di Torino ricevo - e riprendo volentieri in primo piano - il seguente commento di Ilda Curti, Assessore all’Integrazione del Comune di Torino:

Visto che sono parte in causa (sono l’assessore torinese che sta sostenendo il progetto) alcune precisazioni:

1. le istituzioni locali non danno 1 euro per finanziare il progetto. E’ facile dimostrarlo, visto che gli atti sono publici. Questa informazione fa parte di quella azioni di disturbo, insinuanti e diffamatorie che Sherif descrive molto bene.

2. per questo progetto c’è il pieno sostegno della Coreis (principale organizzazione nazionale degli islamici d’Italia): il percorso che si sta facendo è volto a dare piena “cittadinanza” ad una minoranza religiosa (la prima numericamente in Italia) in un paese in cui la libertà religiosa è garantita dalla Costituzione. Principio, questo, che non mi pare sia stato abolito per decreto, ancora…

3. I processi di cambiamento della nostra società si governano, non si rimuovono. Si affrontano con lucidità e equità. Io interpreto così la politica, e così faccio l’assessore.

Buona domenica a tutti
Ilda Curti

fonte: salamelik.blogspot.com » Vai al post originale

Apr 27

la vita è solita “porci” dubbi amletici: avranno messo in isolamento Calderoli o il maiale di Calderoli?

fonte: lapennachegraffia.blogspot.com » Vai al post originale

Apr 25

11 ribelli del Justice and Equality Movement sono stati condannati a morte mercoledì scorso da un tribunale sudanese, per aver attaccato la capitale sudanese nel 2008.
Sale così a 70 il numero dei condannati alla pena capitale per il fallito attacco a Kàrthoum, costato la vita a oltre 200 persone.Firma l’appello on-line di Italians for Darfur!
http://www.italianblogsfordarfur.it -
Per informazioni sulla campagna on-line scrivi a:
blog[at]italianblogsfordarfur.it

fonte: www.italianblogsfordarfur.it » Vai al post originale

Apr 25

Manifestazione al Colosseo con una mostra fotograficaIn libreria “Volti e colori del Darfur” pubblicato in collaborazione con Edizioni Gorée
Anche sotto una pioggia incessante la Giornata mondiale per il Darfur 2009, che si è svolta al Colosseo domenica 19 aprile, è stata un successo con centinaia di persone presenti.
L’iniziativa organizzata da Italians for Darfur ha visto l’adesione di numerose associazioni, tra cui Articola 21, Amnesty Italia, La Tavola della Pace, Ugei e l’Intergruppo parlamentare per il Darfur, rappresentato dal presidente, l’onorevole Gianni Vernetti.
La giornata dedicata alla regione sudanese, da sei anni martoriata da una sanguinosa guerra, è stata celebrata in varie capitali europee e negli Stati Uniti.
Il presidente dell’associazione Antonella Napoli ha ricordato l’emergenza che vive la popolazione darfuriana e in particolare ha puntato l’attenzione sulle conseguenze post espulsione delle Organizzazioni non governative, che garantivano assistenza a milioni di sfollati, disposta all’inizio di marzo da Khartoum dopo la decisione della Corte penale internazionale dell’Aia (Cpi) di spiccare un mandato di arresto contro il Presidente sudanese Omar al Bashir per crimini di guerra e contro l’umanità. Ha inoltre sottolineato la necessità che queste ong siano sostituite da altre capaci di garantire le stesse capacità di aiuto, e non da ong sudanesi, come annunciato da Khartoum, perchè non in grado di far fronte ai bisogni della popolazione sfollata. Particolarmente toccanti gli interventi del presidente dell’Unione giovani ebrei d’Italia, Daniele Nahum, il quale ha sottolineato che non si deve ignorare quello che avviene in Darfur e che come ebrei è doveroso ricordare “perché altrimenti non avremmo compreso gli insegnamenti dei nostri nonni” e di Ambra, una giovane abruzzese di 21 anni che nonostante il dramma vissuto nella sua regione con il terremoto a L’Aquila non ha voluto mancare all’appuntamento con il Global Day for Darfur.
Ha aderito alla manifestazione anche una delegazione radicale, rappresentata dall’onorevole Matteo Mecacci e dal presidente dei Radicali italiani Bruno Mellano.
La giornata è stata occasione per raccogliere fondi, attraverso la vendita del libro “Volti e colori del Darfur” (il volume è in libreria dal 20 aprile e può essere acquistato online attraverso il sito www.edizionigoreée.it) di cui è autrice la stessa Antonella Napoli, a cui è collegata una mostra di foto realizzate nei campi profughi di Al Fasher, Nord Darfur.
Alla manifestazione erano presenti molti rifugiati, che hanno manifestato contro il presidente sudanese Omar Al Bashir, nei cui confronti è stato spiccato un mandato di arresto della Corte penale internazionale per Crimini di guerra e contro l’umanità.
Particolarmente toccante la testimonianza di Mohamed, in Italia da quattro mesi.
“Ho attraversato a piedi il deserto della Libia per poter fuggire dal Sudan. Poi ho viaggiato su un barcone che ha rischiato di affondare due volte e infine dalla Grecia sono arrivato in Italia nascosto sotto un camion. In Darfur non ho più niente. Nemmeno un parente… Io sono un sopravvissuto. Quando hanno attaccato il mio villaggio ero uscito dall’accampamento insieme a una decina di ragazzi per andare a raccogliere legna e radici, le nostre famiglie ne eravamo rimaste sprovvisti quasi del tutto. Eravamo appena arrivati nei pressi di un boschetto quando abbiamo sentito un rumore cupo che veniva dal cielo. Era un aereo governativo. Sono corso verso il primo albero e mi sono arrampicato per vedere dove andava a bombardare. E il terrore è stato grande quando ho capito che il bersaglio era il mio villaggio. Ma non potevo fare nulla. Solo nascondermi. L’attacco è durato qualche minuto, un inferno, solo a sentirlo dal mio nascondiglio tra i rami tremavo come una foglia. Quando gli scoppi e le urla sono finite, ho lasciato il mio rifugio. Mi sono avvicinato con cautela, ma sapevo già purtroppo quello che mi attendeva. Le capanne erano in fiamme, i miei parenti decimati, giacevano al suolo, qualcuno era irriconoscibile, esploso insieme alle bombe che erano piovute dal cielo. Io e gli altri sopravvissuti li abbiamo sepolti e siamo andati via”.
Di storie come quella di Mohamed ne racconta tante nel suo libro il presidente di Italians for Darfur, che ha visitato la regione e ha raccolto le testimonianze di molte donne vittime di stupri, usati come ‘arma di guerra’ dalle milizie arabe dei janjaweed.Firma l’appello on-line di Italians for Darfur!
http://www.italianblogsfordarfur.it -
Per informazioni sulla campagna on-line scrivi a:
blog[at]italianblogsfordarfur.it

fonte: www.italianblogsfordarfur.it » Vai al post originale

Apr 25

Omar, gestore di un noto locale che anima la vita notturna della capitale sudanese, mi spiega perchè il dibattito tra gli internauti sudanesi sul futuro di Facebook si sia fatto tanto acceso nelle ultime settimane. Per denunciare quanto potrebbe accadere presto si sono mobilitati anche numerosi bloggers sudanesi, come AnwarKing.

Il principale social network mondiale, infatti, ha proposto una Dichiarazione dei Diritti e delle Responsabilità che, qualora approvato in via definitiva, negherebbe l’utilizzo del servizio ai Paesi sotto embargo degli Stati Uniti (punto 4.3), tra cui, appunto, il Sudan.

“Hi Mauro,
we in Sudan are now facing two dilemmas, one being:

-The post link service in Facebook site has been blocked by Sudanese National Telecommunication Corporation. that was the first step.
We guess that the second step is to block Facebook site by National Telecommunication Corporation .
Why because there was some political groups against the government . -

and the other:

- Facebook Site Governance: You are bound by the laws of the country that you live in. You may also need to comply with the laws of other jurisdictions, including the laws of the United States (because our headquarters are based in the U.S.).

How are sections like 4.3 (embargoed countries) consistent with the “One World” principle in the proposed Facebook Principles?
As we state in the Principles, our principles are constrained by limitations of applicable law. -

I have addressed the facebook administrators to emphasize that by applying this facebook embargo on countries like Sudan you will be helping the dictatorial government of Sudan who also is working hard to sensor and control the use of facebook as it becomes the new opposition channel for Sudanese living abroad to communicate with the people of Sudan to try and organize opposition movement against the government. By doing so you will be participating to the death of such opposition.”Firma l’appello on-line di Italians for Darfur!
http://www.italianblogsfordarfur.it -
Per informazioni sulla campagna on-line scrivi a:
blog[at]italianblogsfordarfur.it

fonte: www.italianblogsfordarfur.it » Vai al post originale

Apr 25

E’ sempre vivo il dibattito internazionale sul genocidio nel Darfur. A tal fine ospitiamo un commento di Flavia Piccari, neo-laureata in Scienze Politiche (Facoltà Roma Tre) con la tesi dal titolo “Identità, violenza e genocidio” (Nota di Stefano Cera).

Uno dei punti essenziali per comprendere se in Darfur è in atto un genocidio è verificare l’intenzione di compierlo, o dolus specialis, poiché ciò che succede sul terreno da solo non costituisce una prova sufficiente: il valore discriminante è la volontà di chi compie il crimine.
A questo proposito, nel 2004 la risoluzione 1564 del Consiglio di Sicurezza Onu ha istituito la Commissione incaricata di investigare le violazioni dei diritti umani e l’accertamento dell’eventuale genocidio (ICID), presieduta dall’italiano Antonio Cassese e composta da altri quattro qualificati esperti internazionali: l’egiziano Mohammed Fayek, il pakistano Hina Dilani, il sudafricano Dumisa Ntsebeza e il danese Therese Striggner-Scott. La Commissione termina il suo lavoro nel Gennaio 2005 riconoscendo che il Governo sudanese non ha perseguito una politica di genocidio nella regione, essendo assente dunque “l’elemento cruciale”, ovvero l’intenzione di compierlo. Dichiarazioni analoghe sono state effettuate anche dall’Unione Africana e dall’ex Segretario Generale ONU, Kofi Annan, che nel Giugno 2004 dichiara che non si può parlare di genocidio, sebbene ci siano state massicce violazioni del diritto internazionale umanitario. La Commissione ha compilato una lista di 51 persone da sottoporre ad inchiesta per atti criminali: 10 elementi di rilievo del governo centrale, 17 funzionari del governo locale, 14 membri delle milizie dei janjaweed, 3 ufficiali di eserciti stranieri e infine 7 comandanti delle forze ribelli. Inoltre, nel rapporto sono state presentate due importanti raccomandazioni che, cosi come le conclusioni del verdetto, non sono piaciute a molti: incaricare il Tribunale Penale Internazionale dell’Aja di perseguire i presunti colpevoli e creare una commissione per il risarcimento delle vittime. Gli USA avrebbero voluto una condanna più decisa e per questo hanno fatto pressioni per l’incriminazione delle autorità sudanesi, ma non davanti a quella Corte Penale Internazionale che non hanno mai riconosciuto. Una delle proposte dell’ex Presidente americano Bush è stata quella di ampliare le competenze del Tribunale Penale per il Ruanda. Cina e Russia, due paesi permanenti del Consiglio di sicurezza ONU che intrattengono ottimi rapporti commerciali con il Sudan, hanno voluto evitare problemi al Governo di Khartoum, soprattutto ora che l’accusa di genocidio non ha trovato conferma nel rapporto. L’UE ha invece proposto di attivare il Tribunale Penale Internazionale, accettata poi con la risoluzione 1593 del Marzo 2005 con undici voti a favore e l’astensione di Cina, Brasile, Usa ed Algeria. Secondo Cassese, è sbagliato ritenere che l’accusa di genocidio faccia scattare meccanismi di garanzia o di protezione diversi da qualunque altro tipo di intervento previsto in caso di quest’ultima tipologia di crimine. Inoltre, sostiene che ogni volta che si verifica l’uccisione di migliaia di persone si debba necessariamente parlare di genocidio, ma dal punto di vista del diritto internazionale c’è una Convenzione e delle norme consuetudinarie che richiedono non solo che vengano compiuti degli atti (dall’omicidio fino all’impedimento delle nascite di un gruppo determinato di persone), ma anche che questi siano compiuti nei confronti di quattro tipi di gruppi: razziale, religioso, etnico o nazionale. Il terzo elemento da dimostrare è il dolus specialis.
Il 14 luglio del 2008 il procuratore capo della Corte Penale Internazionale, Luis Moreno-Ocampo, ha chiesto alla Camera Preliminare di emanare un mandato d’arresto a carico del presidente sudanese Al Bashir con l’accusa di genocidio, crimini contro l’umanità e crimini di guerra. Secondo il procuratore, vi sarebbero prove sufficienti a dimostrare che Al Bashir ha progettato e messo in opera un piano per distruggere i gruppi Fur, Masalit e Zaghawa, giustificando le operazioni come contro-insurrezione, ma perseguendo in realtà un intento genocidiario. Dopo aver considerato per quasi otto mesi le prove presentate dal procuratore a sostegno della propria richiesta, il 4 Marzo scorso la I Camera Preliminare ha emesso un mandato d’arresto a carico del Presidente sudanese per crimini contro l’umanità e crimini di guerra, mentre i tre capi d’accusa per genocidio non sono stati confermati. Un fatto rilevante da ricordare è l’opinione dissenziente di uno dei tre giudici, Anita Uša-cka; nonostante ciò, la Camera Preliminare ha ritenuto che le prove presentate dal Prosecutor non fossero sufficienti ad attestare la sussistenza di un dolus specialis.
Il portavoce del ministero degli esteri sudanese, Ali al Sadig, ha affermato che il Sudan non riconosce nulla di ciò che proviene dal Tribunale Penale Internazionale, mentre il secondo vicepresidente della Repubblica, Ali Osman Taha, altro possibile indagato della Corte, ha definito “politiche” le accuse mosse a Bashir. Un’altra fonte del governo, anonima e citata dal sito d’informazione arabo “Elaph”, ha invece sostenuto che le reazioni dell’esecutivo nei confronti della comunità internazionale “saranno durissime”, tra cui l’impedimento del lavoro di tutte le organizzazioni internazionali in Darfur, come sta avvenendo attualmente.Flavia PiccariFirma l’appello on-line di Italians for Darfur!
http://www.italianblogsfordarfur.it -
Per informazioni sulla campagna on-line scrivi a:
blog[at]italianblogsfordarfur.it

fonte: www.italianblogsfordarfur.it » Vai al post originale

Apr 25

C”è un modo di contribuire alle campagne ed iniziative di Italians for Darfur a favore delle vittime della guerra e della povertà in Darfur che non costa nulla: devolvere il 5 per mille della propria dichiarazione dei redditi alla nostra associazione.

Come fare

1. Compila la scheda CUD, il modello 730 o il modello Unico.

2. Firma nel riquadro indicato come “Sostegno del volontariato…”

3. Indica nel riquadro il codice fiscale di Italians for Darfur

97504520582

Anche chi non deve presentare la dichiarazione dei redditi può comunque richiedere la scheda al datore di lavoro o dell’ente erogatore della pensione e consegnarla (compilata e in busta chiusa) a un ufficio postale, a uno sportello bancario, che le ricevono gratuitamente, o a un intermediario abilitato alla trasmissione telematica (CAF, commercialisti, etc.). Sulla busta occorre scrivere DESTINAZIONE CINQUE PER MILLE IRPEF e indicare cognome, nome e codice fiscale del contribuente.

Italians for Darfur riferirà dell’impiego dei fondi devoluti con il 5 per mille attraverso la sua newsletter e il sito internet www.italiansfordarfur.it.

Grazie per il vostro sostegno alle nostre iniziative.

Italians for Darfur
www.italiansfordarfur.itFirma l’appello on-line di Italians for Darfur!
http://www.italianblogsfordarfur.it -
Per informazioni sulla campagna on-line scrivi a:
blog[at]italianblogsfordarfur.it

fonte: www.italianblogsfordarfur.it » Vai al post originale

Apr 25


Firma l’appello on-line di Italians for Darfur!
http://www.italianblogsfordarfur.it -
Per informazioni sulla campagna on-line scrivi a:
blog[at]italianblogsfordarfur.it

fonte: www.italianblogsfordarfur.it » Vai al post originale

Apr 25

Gli Usa propongono il dialogo a Khartoum
ma solo se si permetterà alle Ong di tornare


ll Sudan Tribune oggi riprende a tutta pagina le dichiarazioni dell’inviato speciale Usa J. Scott Gration al termine dei colloqui a Khartoum con esponenti del governo.
L’esponente dell’amministrazione Obama ha avanzato la richiesta al governo sudanese - posta come un suggerimento e non come un’imposizione - di permettere ad alcune delle tredici organizzazioni non governative espulse dopo l’emissione del mandato da parte della Corte penale internazionale di arresto per il presidente Al Bashir, di rientrare in Darfur per riprendere l’assistenza degli sfollati rifugiati nei campi della regione. In alternativa, Gration ha proposto di sostituirle quelle cacciate con altre organizzazioni internazionali che abbiano sufficiente esperienza e siano ritenute affidabili dai donatori. Secondo il giornale Al-Hayat, che ha riportato alcune notizie sui colloqui riservati, se il Sudan accettasse la proposta di Washington, gli Usa riprenderebbero il dialogo con Khartoum interrotto con l’amministrazione Clinton e inaspritosi con l’era Bush.
Gli Stati Uniti fanno perno sull’interesse che potrebbe avere il governo sudanese a normalizzare i rapporti diplomatici, sospesi lo scorso giugno dalla precedente amministrazione, e a ottenere la sospensione delle sanzioni attualmente in corso nei confronti di molte aziende del Sudan.
L’inviato Usa ha definito la crisi umanitaria in Darfur una priorità per Washington. Ha poi ribadito la necessità di arrivare a un cessate il fuoco che consenta agli sfollati di poter tornare nei propri villaggi e l’applicazione dell’accordo di pace raggiunto dopo vent’anni di un sanguinoso conflitto nel 2005 tra nord e sud del Paese. Firma l’appello on-line di Italians for Darfur!
http://www.italianblogsfordarfur.it -
Per informazioni sulla campagna on-line scrivi a:
blog[at]italianblogsfordarfur.it

fonte: www.italianblogsfordarfur.it » Vai al post originale

Apr 25

di Stefano Cera
Pubblicato su medarabnews: http://www.medarabnews.com/2009/03/25/il-mandato-di-arresto-per-bashir-e-la-reazione-della-comunita-internazionale/
Il 4 marzo 2009, la Camera preliminare uno della Corte Penale Internazionale (CPI) ha accolto la richiesta del procuratore Luis Moreno-Ocampo di emettere un mandato di arresto nei confronti del presidente del Sudan al-Bashir (la prima nei confronti di un capo di stato in carica), riconoscendo sette dei dieci capi d’imputazione presentati dal procuratore (cinque per crimini contro l’umanità e due per crimini di guerra). Secondo le prove raccolte in oltre tre anni d’indagini le “forze e gli agenti” che agivano sotto il controllo di Bashir, hanno ucciso almeno trentacinque mila civili e causato la morte di un numero di persone calcolato tra 80.000 e 265.000, che sono state sradicate dalle loro case. Tuttavia, i tre giudici della Camera non hanno raggiunto un accordo sulle accuse di genocidio, riguardanti la volontà del Presidente di distruggere in modo sostanziale i gruppi africani Fur, Zaghawa e Masalit sulla base della loro etnia; i giudici hanno comunque affermato di poter riprendere in considerazione la questione in caso di nuovi elementi.
La risposta di Khartoum
La televisione di stato ha bollato come “neocolonialista” la decisione e nella capitale centinaia di persone sono scese in piazza in segno di protesta. Il governo ha espulso tredici organizzazioni non governative, accusandole di aver collaborato con la Corte. L’espulsione è stata criticata dal leader dello Justice and Equality Movement (JEM), Khalil Ibrahim, secondo cui viola apertamente quanto stabilito dall’accordo di pace sottoscritto con il governo a Doha il 17 febbraio scorso. Inoltre Bashir, in segno di sfida nei confronti della Corte, nei giorni scorsi ha fatto visita al presidente eritreo Issaias Afeworki e ha dichiarato di voler partecipare al summit annuale dei paesi arabi che si svolgerà a fine marzo in Qatar. A tal proposito giungono notizie contrastanti da Khartoum, poiché alcuni organi di stampa hanno affermato che Bashir non parteciperà all’incontro. La verità è che il presidente sta subendo forti pressioni (dei paesi arabi e all’interno del paese) affinché diserti il summit, legate all’eventuale imbarazzo che la sua presenza potrebbe creare al Qatar e agli altri paesi arabi, ma anche al timore che l’aereo del presidente possa essere intercettato da velivoli stranieri che lo costringano ad atterrare in uno stato firmatario dello Statuto della Corte, dove il mandato di arresto potrebbe poi essere reso esecutivo. I movimenti all’estero del presidente del Sudan pongono l’attenzione su un aspetto importante, che riguarda il comportamento degli stati non firmatari dello Statuto della CPI. Infatti, se per i paesi che hanno ratificato lo Statuto di Roma è previsto uno specifico obbligo di rendere esecutivo il mandato, non esistono invece vincoli particolari per i paesi non firmatari (come ad esempio l’Eritrea o il Qatar). Tuttavia, i funzionari della CPI hanno fatto presente che potrebbero comunque trasmettere a un paese non firmatario la richiesta di rendere esecutivo il mandato di arresto. Anche perché, così come dichiarato dalla portavoce della Corte dell’Aja, Laurence Blairon, se è vero che alcuni paesi non hanno firmato lo Statuto di Roma, è altrettanto vero che sono paesi membri ONU e, come tali, hanno l’obbligo di applicare quanto stabilito dalla risoluzione 1593/2005 del Consiglio di Sicurezza ONU che, nel trasferire all’attenzione della Corte la situazione del Darfur, chiede a tutti gli Stati di cooperare con essa. Tale opinione è tuttavia confutata da Antonio Cassese (che ha presieduto la Commissione ONU incaricata di investigare le violazioni dei diritti umani e l’accertamento dell’eventuale genocidio in Darfur), che evidenzia che la risoluzione 1593 non ha posto uno specifico obbligo per i paesi non firmatari, limitandosi a chiedere cooperazione a tutti i paesi. Infine, il governo di Khartoum ha iniziato una “offensiva” diplomatica, inviando delegazioni con alti funzionari dello stato (tra cui il secondo vice-presidente Taha, i consiglieri presidenziali Nafi Ali Nafi, Mustafa Ismail e Ghazi Suleiman, il Direttore dell’Intelligence Salah Gosh, e il ministro delle Finanze Awad Al-Jaz) presso i paesi del Consiglio di Sicurezza ONU (con l’unica eccezione degli Stati Uniti), per spiegare la posizione del Sudan e per cercare alleati contro il mandato di arresto.
Il confronto nella Comunità internazionale
Nella Comunità internazionale si fronteggiano due opposti schieramenti. Da una parte Stati Uniti, Gran Bretagna e Francia che difendono la richiesta di arresto, chiedendo che venga resa esecutiva; dall’altra Unione Africana (UA), Lega Araba, Movimento dei non allineati, Organizzazione della conferenza islamica, Consiglio per la Cooperazione nel Golfo e, all’interno del Consiglio di Sicurezza ONU, Cina e Russia, che esprimono invece una posizione contraria, rifiutando la richiesta e sottolineando la necessità di sospendere l’azione contro Bashir attraverso il ricorso all’art. 16 dello Statuto della Corte.Chi difende la sospensione considera il mandato di arresto un grave pericolo per il processo di pace che, come anticipato, nel febbraio scorso ha registrato un importante risultato con l’accordo di Doha (sottoscritto dal governo e dal JEM), che ha stabilito un preciso impegno delle parti in vista di un successivo accordo per la soluzione del conflitto nel Darfur. L’accordo, che ha avuto l’appoggio dell’UA, della Lega Araba e di alcuni importanti paesi arabi (Egitto, Libia, Siria e Arabia Saudita), sembra ora indebolito dalla recente decisione del leader JEM Ibrahim di sospendere la partecipazione al processo di pace fino a quando il Sudan non avrà ritirato l’ordine di espulsione dal paese delle organizzazioni non governative. Il mandato di arresto inoltre potrebbe portare a un “collasso” di tutto il Sudan, con nuovi pericoli per la popolazione civile del Darfur, la missione congiunta ONU/UA UNAMID, le attività delle ambasciate occidentali, quelle del personale delle ONG ancora presenti nel paese e la stessa implementazione del Comprehensive Peace Agreement del 2005, che ha messo fine a oltre venti anni di guerra civile tra Nord e Sud del paese. L’UA, allo scopo di operare una difficile riconciliazione tra l’esigenza di colpire quanti hanno commesso crimini nel Darfur e la sospensione dell’azione della Corte, ha promosso la costituzione di un panel di esperti africani, presieduto dall’ex presidente sudafricano Thabo Mbeki. Tuttavia, la sua attività è ancora all’inizio e non è ancora chiaro se il panel (che presenterà un primo rapporto all’UA il prossimo mese di luglio) avrà il potere di compiere indagini per proprio conto, se affiancherà i giudici sudanesi incaricati di compiere le indagini, oppure si limiterà a monitorare le procedure giudiziarie locali.Chi è contrario alla sospensione la ritiene soprattutto un rischio perché costituirebbe un pericoloso precedente, in grado di indebolire la credibilità della Corte e della stessa ONU; infatti, stabilendo una presunta “negoziabilità dei diritti umani”, metterebbe in secondo piano le responsabilità di Bashir nei confronti delle persecuzioni dei civili, che anzi potrebbero continuare anche grazie al “clima” di impunità creatosi. Inoltre, è forte il timore che la sospensione finisca per annullare gli sforzi della Corte, secondo il principio “justice delayed, justice denied”. Al riguardo, Desmond Tutu, premio Nobel per la pace nel 1984, ha preso una posizione netta, affermando che “per quanto dolorosa e scomoda possa essere la giustizia, abbiamo già preso atto che l’alternativa – lasciare che ci si dimentichi di far sì che chi commette reati risponda del proprio comportamento – è di gran lunga peggiore” (la Repubblica, 5 marzo 2009). Infine, chi è contrario alla sospensione sottolinea che il mandato di arresto potrebbe costituire un efficace mezzo di pressione, in grado di provocare cambiamenti anche all’interno dello stesso regime, lacerato da tensioni interne. Tuttavia, per fare questo occorre che tutti gli stati diano il loro sostegno, forte e senza ambiguità, all’attività della CPI.
La posizione dei paesi arabi
La Lega Araba, in prima fila nell’impegno di sospendere l’azione della Corte dell’Aja, riconosce tuttavia che ci sono esigenze di giustizia che non possono essere trascurate; per questo, secondo il segretario Amr Moussa, la soluzione migliore è che sia lo stesso Sudan a garantire la condanna dei responsabili dei crimini commessi nel Darfur, attraverso un efficace sistema giudiziario interno. Il Sudan ha espresso una disponibilità di massima rispetto alla proposta. L’Egitto da parte sua ha proposto di svolgere una conferenza internazionale che riunisca i cinque membri permanenti del Consiglio di Sicurezza ONU (Stati Uniti, Gran Bretagna, Francia, Russia e Cina) e tutti i paesi potenzialmente coinvolti, allo scopo di definire una visione comune sulla questione. La Conferenza dovrebbe raggiungere un importante obiettivo, ossia integrare, riconciliandole, le questioni politiche e giuridiche alla luce della decisione della CPI. L’idea, per la verità, è stata lanciata dalla Lega Araba fin dall’estate scorsa, dopo la presentazione delle accuse da parte del procuratore Moreno-Ocampo, ma è stata sempre rifiutata da Khartoum perché la conferenza significherebbe “internazionalizzare” la questione del Darfur. La diplomazia egiziana inoltre sta agendo nei confronti di Khartoum per annullare l’espulsione delle ONG, anche in questo caso incontrando la ferma opposizione del regime. Per alcuni alti funzionari del Cairo il Sudan rischia l’isolamento internazionale, in modo del tutto analogo a quanto fece Saddam Hussein prima della guerra del 2003. La Libia, la cui posizione è importante sia perché Gheddafi è di recente divenuto il Presidente dell’UA sia perché il paese è membro temporaneo del Consiglio di Sicurezza ONU, ha minacciato (per la verità senza alcun seguito) il ritiro della ratifica dello Statuto della CPI da parte di tutti i paesi africani. L’Iran ha dato pieno appoggio a Bashir, come dimostrato dalla visita a Khartoum del portavoce del Parlamento di Teheran, Ali Larijani. Di grande interesse è anche la posizione dell’Arabia Saudita, sia perché potrebbe orientare quella di altri paesi arabi, sia per il più vasto quadro delle relazioni regionali in Medio Oriente. Il governo di Riyadh si è detto “disturbato” dalla richiesta di arresto, sebbene nei mesi precedenti abbia più volte rifiutato la richiesta di Khartoum di utilizzare la sua amicizia con Washington per favorire la sospensione dell’azione della Corte. Nei mesi scorsi, peraltro, l’Arabia Saudita è stata uno dei pochi paesi arabi ad aver ricevuto la visita del procuratore Moreno-Ocampo. Di conseguenza, pur criticando la richiesta di arresto, la posizione dell’Arabia Saudita nella vicenda è comunque di grande equilibrio e il suo interesse è evitare che un grande paese arabo come il Sudan possa entrare (dopo la Siria) nella sfera delle amicizie dell’Iran. Infine, un discorso a parte merita la Giordania, che ha assunto una posizione diversa rispetto agli altri paesi arabi. Infatti, non solo il paese è, insieme a Gibuti e alle Isole Comore, il solo fra quelli arabi ad aver firmato lo Statuto della Corte, ma, nei giorni scorsi, ha anche espresso un chiaro favore al mandato di arresto, affermando di voler agire in rispetto dei trattati e delle organizzazioni internazionali e chiedendo più volte al Sudan di presentare le prove per confutare la richiesta di arresto emessa dalla CPI.Firma l’appello on-line di Italians for Darfur!
http://www.italianblogsfordarfur.it -
Per informazioni sulla campagna on-line scrivi a:
blog[at]italianblogsfordarfur.it

fonte: www.italianblogsfordarfur.it » Vai al post originale

Apr 25

Un operatore umanitario di nazionalità francese e uno canadese dell’organizzazione Aide Medicale Internationale (Ami) sono stati sequestrati nella notte tra sabato e domenica nella regione occidentale del Darfur.Firma l’appello on-line di Italians for Darfur!
http://www.italianblogsfordarfur.it -
Per informazioni sulla campagna on-line scrivi a:
blog[at]italianblogsfordarfur.it

fonte: www.italianblogsfordarfur.it » Vai al post originale

Apr 25

Centinaia di migliaia di persone rimarranno senza alcun riferimento assistenziale, rischiando di morire per malattie o per fame. E la comunità internazionale non fa nulla di concreto per impedirlo.
E’ questo in sintesi il messaggio lanciato dalla nostra associazione nel corso del dibattito organizzato dalla Fondazione Corriere della Sera che si è svolto giovedì 2 aprile a Milano.
Dopo aver ascoltato gli interventi del professore Fausto Pocar, presidente della Corte penale internazionale e di Ibrahim Anmed Ibrahim, presidente del Sudan Liberation Movement – Juba Unity, sono intervenuta per sottolineare che l’aspetto più drammatico del conflitto in Darfur è la crisi umanitaria che ne è conseguita. Ho sottolineato che da quando le organizzazioni non governative che gestivano l’attività di soccorso medico e di distribuzione del cibo, in alcune delle più grandi località del Darfur, tra cui Kalma, Al Fasher e Gereida, oltre 900 mila sfollati sono rimasti privi di assistenza sanitaria essenziale e di qualsiasi supporto alimentare. Inoltre in molti campi sono in corso emergenze epidemiche, come la meningite e la difterite scoppiate nell’area di Kalma e di Niertiti. Si tratta di malattie mortali e oltre centomila persone sono a rischio contagio. L’espulsione lascia inoltre migliaia di persone senza nessuna assistenza a Muhajariya, dove è stato chiuso l’unico ospedale presente nell’area, quello di Medici senza frontiere e nel West Darfur, a Feina - dove sono state chiuse le cliniche mobili che coprivano anche i villaggi nei dintorni della città. Sospesi anche i progetti umanitari a Golo e Killin nel Darfur occidentale, e a Kebkabiya, Kaguto, Serif Umra, Shangil Tobaya e Tawila nel Darfur settentrionale. Sono inoltre a rischio le attività assistenziali a Kebkabiya, tra El Geneina ed El Fasher, nord Darfur, dove è presente solo una postazione della Croce Rossa che, tra l’altro, nelle scorse settimane ha subito un assalto nel corso del quale sono state distrutte tutte le attrezzature.
Il pericolo di morte per la popolazione a cui sta per mancare ogni sostentamento vitale, sia dentro che fuori dei campi, è altissimo.
Gli sfollati di cui si occupavano Msf e le Ong che distribuiscono cibo come Care e Oxfam, entro maggio saranno totalmente senza sostegno nutrizionale. I più deboli, soprattutto i bambini denutriti, stanno già morendo.

Antonella Napoli
Presidente di Italians for Darfur

Firma l’appello on-line di Italians for Darfur!
http://www.italianblogsfordarfur.it -
Per informazioni sulla campagna on-line scrivi a:
blog[at]italianblogsfordarfur.it

fonte: www.italianblogsfordarfur.it » Vai al post originale

Apr 25

Dopo Eritrea, Libia ed Egitto, il presidente sudanese è volato domenica scorsa a Doha per il summit dei Paesi arabi. Il presidente Omar al Bashir, su cui spicca un mandato d’arresto internazionale per crimini contro l’umanità, si è trovato quindi faccia a faccia con il Segretario Generale delle Nazioni Unite, Ban Ki-Moon.Osannato dagli astanti, dopo aver accusato la Corte Penale Internazionaledi perseguire l’ennesimo piano per attaccare il mondo arabo e di voler distogliere lo sguardo dai veri criminali, ha ricevuto anche l’invito a presentarsi in Venezuela, ospite di Chavez, anch’egli presente al summit in Qatar.Firma l’appello on-line di Italians for Darfur!
http://www.italianblogsfordarfur.it -
Per informazioni sulla campagna on-line scrivi a:
blog[at]italianblogsfordarfur.it

fonte: www.italianblogsfordarfur.it » Vai al post originale

Apr 25

Uscirà il 5 maggio la benefit compilation CAUSES 2, della Waxploitation Records.
Il 100% dei profitti andrà a Medicins Sans Frontieres, Human Rights Watch and Oxfam America.

Dopo il successo di Causes 1, del 2007, anche la nuova compilation include canzoni rare ed esclusive della scena Indie ed Alternative internazionale, tra cui Black Moth Super Rainbow, Devendra Banhart, LCD Soundsystem, My Morning Jacket, Matthew Dear e tanti altri.


http://myspace.com/causes

http://myspace.com/italianblogsfordarfur

Firma l’appello on-line di Italians for Darfur!
http://www.italianblogsfordarfur.it -
Per informazioni sulla campagna on-line scrivi a:
blog[at]italianblogsfordarfur.it

fonte: www.italianblogsfordarfur.it » Vai al post originale

Apr 25

NYALA 26-03-09
Carissimo Fiorenzo

….Come hai accennato nella tua che gli aiuti non esistono più e ora si vedono i risultati.
Il nostro campo (KALMA ndr) ormai è la miseria nera e tirate fuori voi le conseguenze perchè è proibito mensionarle. La situazione e di stasi con una buona pace perchè ormai sono agli estremi con sete e fame. Bisogna sperare incensantemente perchè ritornino e possono avere una vita normale.Ora termino e fra giorni vi scrivo ancora per spiegarvi come stanno le cose da noi eccetera tanti saluti …
DanielFirma l’appello on-line di Italians for Darfur!
http://www.italianblogsfordarfur.it -
Per informazioni sulla campagna on-line scrivi a:
blog[at]italianblogsfordarfur.it

fonte: www.italianblogsfordarfur.it » Vai al post originale

Apr 25

La notizia è di quelle importanti; il presidente del Sudan Bashir, a dispetto del recente mandato di arresto dalla Corte Penale Internazionale per crimini di guerra e crimini contro l’umanità, ha effettuato nei giorni scorsi una serie di viaggi in alcuni paesi africani (Eritrea, Egitto e Libia), annunciando inoltre di volersi recare al prossimo summit dei paesi arabi, che si svolgerà alla fine del mese in Qatar. La questione è piuttosto complessa sia per l’importanza dei paesi in questione (per il peso specifico che hanno nei confronti del contesto regionale e del processo di pace), sia perchè nessuno di questi ha firmato lo Statuto della CPI e, come tali, non hanno uno specifico obbligo nei confronti del presidente Bashir.
Tuttavia, i funzionari della CPI hanno fatto presente che potrebbero comunque trasmettere a un paese non firmatario la richiesta di rendere esecutivo il mandato, anche perché, così come dichiarato dalla portavoce della Corte dell’Aja, Laurence Blairon, i paesi non firmatari sono comunque paesi membri ONU e avrebbero pertanto l’obbligo di applicare quanto stabilito dalla risoluzione 1593/2005 del Consiglio di Sicurezza ONU che, nel trasferire all’attenzione della Corte la situazione del Darfur, ha chiesto a tutti gli Stati di cooperare con essa.
In breve, la situazione appare piuttosto ingarbugliata ed esiste, purtroppo, il rischio che la pronuncia della Corte diventi una sentenza scritta sulla sabbia, soprattutto se l’esempio dei paesi citati verrà seguito da altri, con spregio (l’ennesimo) del rispetto dei diritti della popolazione del Darfur, da anni martoriata da una guerra senza fine che si svolge in un clima di impunità.Stefano CeraFirma l’appello on-line di Italians for Darfur!
http://www.italianblogsfordarfur.it -
Per informazioni sulla campagna on-line scrivi a:
blog[at]italianblogsfordarfur.it

fonte: www.italianblogsfordarfur.it » Vai al post originale

Apr 25

Gli Stati Uniti lamentano un grave deteriorarsi delle condizioni nei campi profughi del Darfur, compresa la disponibilità di acqua potabile, dopo l’allontanamento dal Sudan di 13 ONG accusate dal governo di collaborare con la Corte Penale Internazionale. Gli Stati Uniti, si è letto in una nota ufficiale, considereranno il presidente Bashir, incriminato per crimini contro l’umanità, colpevole di ogni morte causata dalla mancata assistenza delle ONG espulse. Dichiarazioni d’effetto, che non impediscono perà a Bashir di visitare l’Eritrea. Il breve viaggio di lunedì scorso è stato il primo dopo la sentenza della CPI.
La scarsità di risorse idriche grava sulla sicurezza della già instabile regione: si registrano i primi scontri per la conquista delle sorgenti. Ad Afonna, località del Sud Darfur, sono morte 34 persone in uno scontro tra clan rivali, alleati del governo sudanese, per il controllo delle fonti idriche.
(foto di Roberto Goglio)Firma l’appello on-line di Italians for Darfur!
http://www.italianblogsfordarfur.it -
Per informazioni sulla campagna on-line scrivi a:
blog[at]italianblogsfordarfur.it

fonte: www.italianblogsfordarfur.it » Vai al post originale

Apr 25

E’ stato presentato mercoledì scorso il nuovo rapporto sulle crisi dimenticate dell’Osservatorio di Pavia per Medici Senza Frontiere.
Il Sudan resta nella triste top ten delle crisi umanitarie dimenticate dai media tradizionali italiani, va un pò meglio sul web, ma è considerevole il risultato ottenuto da Italians for Darfur, che dal 2006 porta avanti, unica in Italia, campagne di advocacy e lobbing mirate per il Darfur.
Si legge nel rapporto:
“Nel 2008 delle 53 notizie dedicate al Sudan 11 sono incentrate sulle iniziative di sensibilizzazione dell’opinione pubblica, quali il Global Day per il Darfur (ad aprile) che vede come testimonial, tra gli altri, quel George Clooney diventato da tempo icona Darfur [vedi il videomessaggio di Clooney rilasciato a Italians for Darfur, ndr].
Tra gli altri eventi che ottengono copertura mediatica dai TG nel corso dell’anno ci sono: il
dirottamento del volo aereo della compagnia privata sudanese Sun Air a opera di ribelli del Darfur (10 servizi ad agosto), l’accusa per il presidente del Sudan Bashir di genocidio e crimini di guerra (8 notizie), gli scontri tra esercito e ribelli (9 notizie). “

Approfondisci: il rapporto del 2007
Web-attivati: firma l’appello a RAI, MEDIASET e LA7

Firma l’appello on-line di Italians for Darfur!
http://www.italianblogsfordarfur.it -
Per informazioni sulla campagna on-line scrivi a:
blog[at]italianblogsfordarfur.it

fonte: www.italianblogsfordarfur.it » Vai al post originale

Apr 25

Terminerà domenica il mandato del contingente europeo EUFOR in Ciad e Repubblica Centraficana, lungo il confine con il Darfur, dipiegatosi a partire dal 28 gennaio 2008. Circa 2000 soldati attenderanno però ancora qualche mese prima del definitivo avvicendamento con i caschi blu delle Nazioni Unite.
Firma l’appello on-line di Italians for Darfur!
http://www.italianblogsfordarfur.it -
Per informazioni sulla campagna on-line scrivi a:
blog[at]italianblogsfordarfur.it

fonte: www.italianblogsfordarfur.it » Vai al post originale

Apr 25

Sarà il primo volo all’estero dopo il 4 marzo, giorno in cui è stato spiccato il mandato d’arresto per il Presidente sudanese al Bashir: a fine marzo è infatti attesa la sua partecipazione a Doha, in Qatar, per i vertici dei Paesi arabi e dei Paesi arabi con i Paesi dell’ America Latina.Firma l’appello on-line di Italians for Darfur!
http://www.italianblogsfordarfur.it -
Per informazioni sulla campagna on-line scrivi a:
blog[at]italianblogsfordarfur.it

fonte: www.italianblogsfordarfur.it » Vai al post originale

Apr 25

La crisi in Darfur è tornata in prima pagina anche in Italia, in questi ultimi giorni, ricordata non piu solo dal web, per il rapimento di quattro operatori di Medici Senza Frontiere nei pressi di Seraf Umra in Darfur. Tra gli ostaggi anche Mauro D’Ascanio, medico vicentino. E’ di oggi la lieta notizia, dopo tre giorni di prigionia, della loro liberazione.
Firma l’appello on-line di Italians for Darfur!
http://www.italianblogsfordarfur.it -
Per informazioni sulla campagna on-line scrivi a:
blog[at]italianblogsfordarfur.it

fonte: www.italianblogsfordarfur.it » Vai al post originale

Apr 25

Mercoledì 11 marzo Italians for Darfur ha partecipato al primo incontro CIVICRATIC WEB ACTION promosso dal Laboratorio Privacy Sviluppo presso presso il Garante per la protezione dei dati personali, condividendo la propria esperienza di “Civicrazia” sul web, in favore dei diritti umani in Darfur. Come componente del gruppo Civicrazia, Italians for Darfur continuerà ad impegnarsi:
- per la Civicrazia, riconoscendo e promuovendo il Soggetto unitario “Civicrazia”, quale coalizione delle organizzazioni e dei singoli che si battono per i diritti del cittadino, rispettandone lo Statuto e favorendone lo sviluppo, ai fini del rafforzamento della Difesa Civica e di tutte le finalità e le azioni per il Cittadino Protagonista;
- per la Svolta della Persona, perché essa sia sempre più al centro della società.

Per favore, aiutaci a migliorare la nostra campagna on-line compilando il questionario che ti proponiamo alla pagina: http://www.italianblogsfordarfur.it/civicrazia.htm oppure (se usi firefox) direttamente qui.

Firma l’appello on-line di Italians for Darfur!
http://www.italianblogsfordarfur.it -
Per informazioni sulla campagna on-line scrivi a:
blog[at]italianblogsfordarfur.it

fonte: www.italianblogsfordarfur.it » Vai al post originale

Apr 25

Italians for Darfur: troppe ambiguità su rapimento operatori Msf

“Il rapimento degli operatori di Medici senza frontiere in Darfur è un segnale che desta grande preoccupazione”.
E’ quanto si legge in una nota di Italians for Darfur.
“La dinamica del sequestro è ancora molto nebulosa – sottolinea il presidente dell’associazione Antonella Napoli – soprattutto su chi abbia preso in ostaggio i volontari di Msf. Sorprende che in un’area, controllata dal governo sudanese, possano scorazzare gruppi di ‘banditi’ con l’audacia di sequestrare operatori umanitari impegnati in progetti vitali per la popolazione locale”.
“Il nostro timore che potessero verificarsi episodi a danno delle Ong presenti in Darfur – conclude la Napoli – si è purtroppo concretizzato nel peggiore dei modi. Ci auguriamo che il governo di Khartoum faccia davvero quanto possibile per recuperare i volontari di Medici senza frontiere e assicurare i criminali che hanno commesso questo vile atto alla giustizia”.

Roma 12 aprile 2009Firma l’appello on-line di Italians for Darfur!
http://www.italianblogsfordarfur.it -
Per informazioni sulla campagna on-line scrivi a:
blog[at]italianblogsfordarfur.it

fonte: www.italianblogsfordarfur.it » Vai al post originale

Apr 25

Tre operatori di Medixi senza frontiere sono stati rapiti ieri notte in Darfur. C’e’ anche un giovane medico italiano. A 24 ore dal sequestro - avvenuto nel presidio sanitario di Safir Umra a 200 chilometri dalla capitale del Nord Dafur, El Fasher, ma reso noto solo questa mattina - arriva la conferma della richiesta di un riscatto e dell’avvio dei negoziati che, secondo dichiarazioni rilasciate a media locali dal governatore del Nord Darfur, ’stanno procedendo bene e potrebbero portare ad una veloce soluzione’ della vicenda.
Gli ostaggi - il medico italiano vicentino 34enne, Mauro d’Ascanio, il collega francese Raphael Meonier e l’infermiera canadese Laura Archer - ’stanno bene e non hanno subito maltrattamenti. Sono vivi e si sta lavorando per liberali’, hanno affermato fonti del governo sudanese, mentre dal mondo si rincorrono gli appelli per una veloce e positiva conclusione della vicenda. A cominciare da quello del segretario generale dell’Onu, Ban ki-Moon, alla ‘viva preoccupazione’ espressa dal capo dello stato, Giorgio Napolitano.
‘Stiamo lavorando’, ha assicurato anche il ministro degli Esteri italiano, Franco Frattini, chiedendo il silenzio stampa sulla vicenda per non compromettere ‘l’attivita’ che abbiamo messo in piedi per la liberazione’. L’Unita’ di Crisi della Farnesina e’ intanto in contatto con la sezione italiana di Msf - oltre che con le strutture diplomatiche di Canada e Francia, paesi d’origine degli altri due ostaggi - e con la famiglia del medico italiano. E proprio i familiari di D’Ascanio, in serata, sottolineando di ‘essere preoccupati per Mauro’, hanno chiesto il silenzio sulla vicenda. Silenzio che - ha ricordato anche Frattini - ‘ha gia’ premiato’ in episodi del passato.
Dal Darfur, in serata, il governatore della’area Nord, Osman Kebir, ha riferito di aver parlato con i rapitori e gli ostaggi al telefono. ‘I negoziati sono in corso, stanno procedendo bene e potrebbero portare ad una veloce liberazione degli ostaggi’, ha riferito Kebir, aggiungendo che i sequestratori, che hanno chiesto un riscatto in danaro, non hanno intenzione di far del male agli ostaggi. Sullo sfondo delle preoccupazioni c’e’ anche la presa di posizione del presidente sudanese, Omar el Bashir, che proprio nei giorni scorsi ha minacciato l’Occidente e espulso dal paese molte Ong, accusate - a suo avviso - di aver contribuito alla decisione del Cpi (la Corte penale internazionale dell’Aja) di emettere nei suoi confronti un un mandato di arresto per crimini di guerra e contro l’umanita’. Le sezioni francese e olandese di Msf sono state espulse dalla regione sudanese la scorsa settimana insieme a un’altra decina di Ong: un ordine di espulsione che non aveva riguardato le sezioni belga, svizzera e spagnola di Msf. Medici Senza Frontiere oggi comunque ha annunciato il ritiro del personale internazionale dalla regione.
L’attacco alla sede della sezione belga di Msf a Sarif Umra, presidio sanitario composto da una equipe di 7 operatori (5 dei quali internazionali) e’ avvenuto ieri sera - erano circa le 18 ora italiana - da parte di un gruppo di uomini armati che oltre ai tre operatori internazionali hanno prelevato anche due membri dell’organizzazione di nazionalita’ sudanese, subito dopo rilasciati. Si tratterebbe del primo attacco di questo tipo ad un’ organizzazione umanitaria.
Tornando al medico italiano, D’Ascanio e’ specializzato in medicina d’urgenza e medicina tropicale ed e’ alla sua prima missione dopo aver gia’ avuto esperienze all’estero in missioni umanitarie in Guinea Bissau, Messico, Brasile e Guatemala. Si trovava in Darfur dal settembre del 2008, in qualita’ di responsabile medico dell’ospedale Serif Umra.Firma l’appello on-line di Italians for Darfur!
http://www.italianblogsfordarfur.it -
Per informazioni sulla campagna on-line scrivi a:
blog[at]italianblogsfordarfur.it

fonte: www.italianblogsfordarfur.it » Vai al post originale

Apr 25


Mercoledì alle 18.15 andrà in onda su Radio Meridiano 12 una trasmissione di apporfondimento sulla crisi del Darfur, all’interno del contenitore Pangea, il mondo in una sola frequenza.
Il Darfur, fra Sudan e Ciad, fra nomadi e contadini, fra musulmani eanimisti. Fra il petrolio cinese e la geopolitica libanese. Perchè la scure degli interessi colpisce sempre i più poveri?
Se ne parlerà mercoledì 11,alle 18.15 sulle frequenze di radio meridiano. sui 97.500 in FM a Roma e Provincia. Oppure in podcast dal sito www.radiomeridiano12.comFirma l’appello on-line di Italians for Darfur!
http://www.italianblogsfordarfur.it -
Per informazioni sulla campagna on-line scrivi a:
blog[at]italianblogsfordarfur.it

fonte: www.italianblogsfordarfur.it » Vai al post originale

Apr 25

Il rapporto 2008 sulla situazione in Darfur, presentato da Italians for Darfur presso la Federazione Nazionale della Stampa Italiana a Roma il 26 febbraio scorso, è ora scaricabile in formato PDF.

Leggi e diffondi il documento.
Firma l’appello on-line di Italians for Darfur!
http://www.italianblogsfordarfur.it -
Per informazioni sulla campagna on-line scrivi a:
blog[at]italianblogsfordarfur.it

fonte: www.italianblogsfordarfur.it » Vai al post originale

Apr 25

Nel sito dell’AMI - Agenzia Multimediale Italiana (link
http://www.agenziami.it/articolo/2842/Sudan+la+Cina+contro+l+Aja+no+ad+arresto+Bashir/) trovate il video dell’intervista che mi hanno fatto oggi relativa alla richiesta di arresto della Corte Penale Internazionale nei confronti del Presidente al-Bashir.
Buona visione!
Stefano CeraFirma l’appello on-line di Italians for Darfur!
http://www.italianblogsfordarfur.it -
Per informazioni sulla campagna on-line scrivi a:
blog[at]italianblogsfordarfur.it

fonte: www.italianblogsfordarfur.it » Vai al post originale

Apr 25

Quello che sta andando in onda in questi giorni è la dimostrazione che i musulmani non rappresentano una minaccia. Come può fare paura una comunità che si divide, coprendosi di ridicolo, ogni volta che è in ballo un progetto a suo favore? E’ proprio quello che sta accadendo a Torino: Abdel Aziz Khounati, presidente e Imam della “moschea” (leggasi scantinato) di Porta Palazzo, annuncia che la sua UMI (Unione dei musulmani in Italia) - costituitasi per l’occasione come Onlus - ha acquistato un edificio nell’area Spina di Torino. Ne farà una moschea per 500 persone (ora costrette a stiparsi in uno spazio che a malapena ne contiene 100), parte di un complesso dove saranno inclusi un centro conferenze e uno spazio riservato ad attività di sostegno sociale. Il governo del Marocco ha stanziato due milioni di euro come contributo alla realizzazione. Ovviamente siamo già abituati a ciò che accade in queste occasioni: urla, strepiti, cartelloni e raccolte firme, “cittadinanza preoccupata” e “Lega infuriata” e via discorrendo. Con la differenza che, stavolta, c’è di mezzo una appoggio diplomatico e finanziario cospicuo.

Ma qui, a Torino - come accaduto in altre parti d’Italia in occasioni simili - c’è qualcos’altro. Qualcosa di folcloristico, un tocco di colore “islamico” degno di nota: dei musulmani che, per l’occasione, si uniscono alla Lega, urlano e strepitano assieme ad essa, con tanto di conferenza stampa nella sede del partito. Leggo infatti sul Corriere che “Mohamed Lamsuni scrittore, poeta e, adesso anche voce e capo del movimento anti-moschea tori­nese, è il primo a dividere i mu­sulmani della città. Accanto a lui il «diavolo» Mario Borghe­zio, il segretario degli imam pre­dicatori in Italia Abu Anas, il consigliere della Consulta per gli stranieri Mustafa Kobba, l’Associazione dei predicatori di Mohammed Bahre Ddine, imam a Ivrea, il direttore del centro islamico di Moncalieri, Mohammed El Yeudouzi e l’onorevole Pdl Souad Sbai che ha presentato una denuncia al­la polizia per chiedere «chiarez­za sulla raccolta di fondi, sulle attività e sulle prediche nelle moschee torinesi partendo da segnalazioni gravi che mi sono arrivate — spiega la parlamen­tare — attraverso la lettera di un ragazzo musulmano». Sul quotidiano CronacaQui si parla “di accuse pesanti, che a tratti sembrano abbassarsi a una rivalità più personale che ideologica”.

Sorge quindi spontanea la domanda: per quale motivo tutti questi rispettabili personaggi dalle cariche altisonanti sono cosi indignati? Vogliono “chiarezza”. Mi chiedo, chiarezza de che? Più chiaro di cosi! Di Abdel Aziz Khounati non si è mai sentito nulla di male. Parla bene l’italiano, non ha mai rilasciato - per quanto mi risulta - dichiarazioni controverse o affermazioni assurde. Per accusarlo di qualcosa, qualcuno è stato capace solo di affermare che aveva raccolto soldi a favore di un partito legalmente riconosciuto in Marocco, mica Hamas o Hezbollah. Io stesso avevo candidato Khounati ad un seminario sul multiculturalismo che si è svolto a Milano in presenza di esperti statunitensi, dopo che mi era stato garantito da persone informate sui fatti, qui a Torino, che era un personaggio che ha dimostrato chiara volontà di integrarsi e agire entro le regole della convivenza civile. Se il Re del Marocco ha deciso di contribuire alla costruzione della sua moschea, è ovvio che è in ottimi rapporti con la Casa Reale, alleata dell’Occidente e moderata (sempre secondo i canoni occidentali) e che i servizi segreti marocchini non hanno nulla da ridire in merito. Cosi come è normale che un paese che basa una buona percentuale del suo PIL sulle rimesse degli immigrati cerchi di migliorare le loro condizioni di vita, anche all’estero, visto che ai governi dell’estero non gliene frega niente se i marocchini pregano in un garage o meno. Come dice Renzo Guolo: “è la logica conseguenza delle nostre scelte politiche: oggi per gli immigrati non esistono percorsi di cittadinanza, di “italianizzazione”, per così dire. Ed è dunque normale che nascano moschee per stranieri, che in qualche modo si sentono vincolati e controllati non tanto dallo Stato dove vivono ma da quello dal quale provengono”.

Fino ad ieri il problema era “Da dove verrebbero i soldi per la moschea?”. Ora che i soldi arrivano da un governo amico, e che vengono gestiti da una Onlus perfettamente costituita, senza che venga chiesto un centesimo agli italiani, non va bene lo stesso. Eppure una grande moschea alla luce del sole elimina il rischio di mille piccole nascoste. Personalmente sono a conoscenza e a favore del progetto da almeno due anni. E mi spiace molto che sia stato reso noto sotto elezioni, con tutta la strumentalizzazione che ne consegue. Ho consigliato all’Imam Khounati di non parlare con la stampa, di dire chiaramente che qui in Italia la stampa non è obiettiva su questi temi. Mi auguro che faccia tesoro di questo consiglio. Non è un mistero che in seno alle comunità islamiche, e in particolare la comunità marocchina, ci sia una lotta senza quartiere in gran parte per cose che non ci sono ancora: la rappresentanza dei musulmani in Italia, l’8 per mille, la gestione dei luoghi di culto, i finanziamenti per le attività sociali e culturali. Mi ricordano i bambini che si inventano - letteralmente - la presenza di un cane in casa e poi riescono a litigare per decidere chi dovrà prendersi cura di lui. Il risultato è un “Tutti contro tutti” che non giova a nessuno di loro: ogni volta che un Imam riesce a convincere le autorità politiche della necessità di costruire una moschea decente, compaiono altri dieci che lo accusano di tutto e di più: “Non ha la licenza”, “fa prediche integraliste”, “ha mire politiche” ecc ecc. Una situazione che lascia perplesse le autorità e i finanziatori e che spesso fa si che tutto si blocchi, mantenendo a tempo indefinito l’attuale, vergognoso, status quo. Dove la religione e la cultura arabo-islamica non godono di alcun riconoscimento degno di tal nome. Tutti perdenti, ma soddisfatti.

fonte: salamelik.blogspot.com » Vai al post originale

Apr 25

È disponibile sul sito della Camera dei Deputati il progetto di legge 1756, «Disciplina dei diritti e dei doveri di reciprocità dei conviventi» (assegnato il 9 marzo 2009 in sede referente alla II Commissione Giustizia), che stando alle dichiarazioni del primo firmatario, Lucio Barani del PdL, dovrebbe finalmente materializzare la proposta dei DiDoRe – Diritti e Doveri di Reciprocità dei conviventi, appunto – avanzata a suo tempo con molti squilli di fanfare da Gianfranco Rotondi e Renato Brunetta.
La proposta di legge è estremamente scarna: sette articoli quasi telegrafici, che nel complesso sono più brevi del cappello introduttivo. Il dono della sintesi è sempre da apprezzare, anche se l’impressione è che si sia voluto tenere volutamente un profilo basso, per motivi facilmente intuibili. L’impressione è confermata dal primo articolo, che secondo la moda recente dei disegni di legge su temi «sensibili» costituisce una dichiarazione di principi generali, che si vuole derivati dalla Costituzione. Il primo comma recita infatti: «Ai sensi degli articoli 29 e 31 della Costituzione, il riconoscimento della famiglia deve intendersi unicamente indirizzato verso l’unione tra due soggetti legati da vincolo matrimoniale». È, come si vede, un plateale metter le mani avanti, per estinguere sul nascere ogni illusione pericolosa sulla portata del disegno di legge. Il secondo comma aggiunge: «Alla famiglia, intesa ai sensi del comma 1, sono indirizzate, in via esclusiva, le agevolazioni e le provvidenze di natura economica e sociale previste dalle disposizioni vigenti che comportano oneri a carico della finanza pubblica». Coerentemente con questa impostazione, gli articoli da 3 a 7 elencano una serie di diritti dei conviventi senza oneri per lo Stato: diritto di visita presso gli ospedali, diritto di designare il convivente come rappresentante per le decisioni di fine vita, diritto di abitazione o di successione nell’affitto, diritto di ricevere gli alimenti. Manca stranamente ogni accenno al diritto di ricongiungimento familiare (questo in parte si può spiegare col fatto che, come vedremo fra poco, per conviventi si intendono persone normalmente coabitanti) e alla successione ereditaria.

Questo minimalismo dei diritti non costituisce, di per sé, motivo di scandalo. Il vero problema è che l’assetto legislativo ideale dovrebbe prevedere due modalità di regolazione delle convivenze: la prima, leggera, a garanzia di diritti per lo più negativi e non molto diversi in effetti da quelli contemplati dai DiDoRe, per i conviventi che desiderino mantenere un rapporto più libero e non troppo regolamentato; la seconda, impegnativa, che preveda l’estensione dei diritti e dei doveri del matrimonio a chi oggi non può sposarsi: in pratica, alle coppie omosessuali. Ma questa seconda colonna della norma non è proponibile nel nostro paese, a causa del veto della potenza straniera che tiene in pugno i nostri legislatori; e così le proposte di legge finiscono per essere sempre sbilenche. Nel caso dei non rimpianti DiCo si caricava quella che in sostanza era una legge per convivenze «leggere» di alcuni diritti «pesanti», come quello alla pensione di reversibilità, producendo un ibrido assai poco vitale che scontentava tutti; nel caso dei DiDoRe ci si dimentica semplicemente del problema di quelle coppie che non hanno nulla da invidiare in termini di impegno reciproco alle famiglie tradizionali, ma che non possono accedere alle stesse tutele, anzi si nega in capo alla legge che possano essere equiparate a quelle «naturali».

C’è poi un altro grave problema. Come abbiamo visto, la potenza straniera sopra evocata teme come la peste che la regolazione delle convivenze possa anche solo lontanamente richiamare il matrimonio; si deve dunque evitare fra l’altro ogni accenno a una cerimonia, a un incontro dei conviventi di fronte a un funzionario che abbia l’apparenza della stipulazione più o meno solenne di un patto. Per compiacere questo diktat si era ricorso in occasione dei DiCo a quel grottesco balletto di raccomandate che molto fece per affossare quella proposta e consegnarla agli annali del ridicolo. Per i DiDoRe la soluzione prescelta è più drastica: diritti e doveri conseguono non dalla sottoscrizione di un impegno formale, ma semplicemente dal trovarsi nella condizione di conviventi. Dice infatti l’art. 2 del disegno di legge: «1) La presente legge disciplina i diritti individuali e i doveri di soggetti maggiorenni, conviventi stabilmente da almeno tre anni, fatto salvo quanto previsto dall’articolo 6, uniti da legami affettivi e di solidarietà ai fini di reciproca assistenza e solidarietà materiali e morali, non legati da rapporti di parentela né vincolati da precedenti matrimoni. 2) Per l’individuazione dell’inizio della stabile convivenza trova applicazione l’articolo 5, comma 1, del regolamento di cui al decreto del Presidente della Repubblica 30 maggio 1989, n. 223». E il comma del DPR 30 maggio 1989, n. 223, cui si fa riferimento, si limita a stabilire: «Agli effetti anagrafici per convivenza s’intende un insieme di persone normalmente coabitanti per motivi religiosi, di cura, di assistenza, militari, di pena e simili, aventi dimora abituale nello stesso comune» (da notare una possibile fonte di problemi interpretativi: qui si fa riferimento a «un insieme di persone», quindi anche più di due, mentre la proposta di legge sembra sempre dare per scontato che i conviventi siano solo due).
Se i DiDoRe divenissero legge, dunque, una persona che inizia una convivenza si troverebbe automaticamente di fronte alla prospettiva di dover un giorno «prestare gli alimenti oltre la cessazione della convivenza, con precedenza sugli altri obbligati, per un periodo determinato in proporzione [quale?] alla durata della convivenza medesima» (art. 7), a una persona con cui non ha più alcun legame affettivo, e senza aver stipulato alcun contratto in questo senso. (Curiosamente la proposta di legge non sembra contemplare obblighi di assistenza reciproca durante la convivenza.) Molto liberale, non c’è che dire. Forse i DiDoRe hanno in realtà lo scopo celato di favorire le sorti declinanti dell’istituto matrimoniale, che a questo punto appare in paragone più vantaggioso?

Stupisce di trovare fra le firme che accompagnano questo pezzo non esaltante di arte legislativa quella di Benedetto Della Vedova, che sul tema sappiamo avere ben altre idee. Capisco che si possa ritenere che qualcosa è meglio di niente, ma in questo caso il gioco al ribasso è andato decisamente troppo in là. Meglio niente, grazie, di questo.

fonte: bioetiche.blogspot.com » Vai al post originale

Apr 23

Saracinesce giù tassativamente non oltre l’una del mattino. Posate e bicchieri usa e getta. Vietato consumare sui marciapiedi fuori dai locali. Pena sanzioni fino a 3 mila euro. Era nata dietro la spinta della Lega, per arginare il «fenomeno kebab», i locali arabi aperti giorno e notte, a centinaia solo nei capoluoghi. E per combattere «gli assembramenti» sui marciapiedi, fuori dai ritrovi etnici. Ma sei mesi di revisioni hanno trasformato il progetto di legge «anti-kebab», per ammissione degli stessi esponenti della Lega, in un provvedimento punitivo per tutti gli artigiani del fast food. Oltre seimila in Lombardia. (Corriere)

fonte: salamelik.blogspot.com » Vai al post originale

Apr 23

“Gli immigrati si sono allora spostati alla vicina ferrovia e e si sono seduti sui binari, bloccando la circolazione dei treni. Durante il sit-in sui binari i manifestanti hanno sventolato permessi di soggiorno e carte d’identità per dimostrare la loro regolarità, ed esposto lenzuola su cui avevano scritto «We need peace», abbiamo bisogno di pace. L’azione di protesta è stata interrotta dalla polizia che ha portato via di peso gli immigrati. Alcuni, trascinati a terra dagli agenti, hanno avuto bisogno di cure mediche”. (Il Corriere)

Nella didascalia del Corriere alla foto sopra riportata si legge testualmente:

“Soccorsi ad un ferito”.

fonte: salamelik.blogspot.com » Vai al post originale

Apr 23

ferdi berisa grande fratello 9Noi italiani siamo proprio una razza strana, odiamo gli immigrati, in particolare modo i romeni, insomma siamo razzisti ma non lo facciamo vedere anzi ci mascheriamo facendo vincere un ex clandestino di origini rom nel reality Grande Fratello 9, Ferdi Berisa, molti avevano scommesso che sarebbe uscito presto e invece è riuscito a vincere, poteva vincere l’italianissimo Marcello e invece abbiamo preferito far vincere un ex immigrato per far credere a tutti l’Italia non è razzista.

Questo epilogo del grande fratello numero 9 deve farci capire come siamo noi italiani, odiamo e al contempo stesso amiamo gli immigrati, uno potrebbe pensare come sia possibile che i romeni stuprano, rubano e uccidono gli italiani e noi cosa facciamo? li facciamo vincere al GF9 perchè non vogliamo faci vedere come dei razzisti.

Questo controsenso rispecchia la persognalità della gran parte degli italiani.

È Ferdi il vincitore del Grande Fratello 9. Ventidue anni, di origini rom, con una storia difficile alle spalle - arrivato clandestinamente in Italia dal Montenegro in gommone e allontanato da piccolo dal padre e abbandonato dalla madre - oltre ai 300mila euro del montepremi finale ha anche trovato l’amore grazie alla bella Francesca.

Via lastampa

fonte: www.trading-italia.biz » Vai al post originale

Apr 23


Oggi è la giornata della Terra. Per celebrarla abbiamo creato un’apposita galleria contenente una raccolta di file KML volti a creare una maggiore consapevolezza nei riguardi dell’ambiente che ci circonda, un ambiente del quale siamo tutti ugualmente responsabili.

Il nostro pianeta è un ecosistema estremamente complesso e include a sua volta una sofisticata rete di ecosistemi minori e creature viventi. Spesso tendiamo a sottovalutare l’impatto prodotto dalle nostre azioni su un ecosistema così complesso e al contempo fragile. Per questo abbiamo pensato che una galleria di file KML visualizzabile su Google Earth potesse essere un modo interessante e al contempo utile per vedere direttamente i cambiamenti che abbiamo contribuito a produrre nel nostro ambiente. La galleria permette ad esempio di vedere lo scioglimento dei ghiacciai e l’innalzamento del livello del mare, i cambiamenti climatici e l’innalzamento delle temperature.

Grazie ai dati visibili su Google Earth, i file KML ci forniscono spunti di riflessione sull’interazione tra esseri umani e ecosistema e le conseguenze prodotte. Ad esempio è possibile raccogliere informazioni sul peggiore disastro prodotto dalla fuoriuscita di petrolio nella storia e altri dati sui cui riflettere nella Giornata della Terra.

Ad ogni modo non si può non sottolineare i progressi fatti in questo ambito, grazie soprattuto all’attività di organizzazione che lavorano costantemente per la tutela del nostro ambiente come: NDBC, NOAA, WWF, EarthWatch e molte altre. Le azioni intraprese da questi gruppi sono per tutti noi spunto di riflessione sul perché salvaguardare lo stato di salute del nostro pianeta. Anche Google è parte attiva in questo genere di iniziative e per questo ringraziamo tutti coloro che agiscono ogni per fare della Terra un posto migliore dove vivere.

Scritto da: Alessio Cimmino, Corporate Communications & Public Affairs Sr. Associate

fonte: googleitalia.blogspot.com » Vai al post originale

Apr 21

Dal nostro pasticciere di fiducia un acrostico retorico logoro vago.

Paul the wine guy vi regala la possibilità del détournement.

fonte: creativeclassics.blogspot.com » Vai al post originale

Apr 21

Riceviamo spesso domande da parte di Webmaster che sono alla ricerca di modi semplici ed efficaci per migliorare la presenza di un sito all’interno dell’indice di Google. Le risposte e le informazioni al riguardo sono numerose, così abbiamo pensato di creare una guida con alcune delle best practice che i Webmaster possono seguire per migliorare la scansione e l’indicizzazione dei propri siti.

La Guida introduttiva di Google all’ottimizzazione per motori di ricerca (SEO) tratta una dozzina di argomenti (dai titoli ai meta tag “description”, dalla struttura degli URL alle buone norme per il contenuto) utili per i Webmaster di ogni livello, e per siti di qualunque grandezza e tipo.

Ci auguriamo che la Guida possa essere uno strumento utile sia per chi comincia, sia per chi ha già una forte esperienza nel settore dell’ottimizzazione per motori di ricerca. In futuro l’ aggiorneremo con nuovi suggerimenti per l’ottimizzazione.

Buon lavoro!

Scritto da: Il Search Quality Team di Google

fonte: googleitalia.blogspot.com » Vai al post originale

Apr 19



Un mercantile soccorre 154 migranti nel canale di Sicilia e ora non trova un porto per approdare. La nave porta container è al centro di un braccio di ferro diplomatico tra Malta e l’Italia sulla destinazione finale dei profughi. La Pinar, che batte bandiera panamense ed è di proprietà di un armatore turco, era diretta nel porto tunisino di Sfax. “La situazione è tragica. Ci servono coperte e acqua non potabile: le cisterne sono ormai vuote” ha fatto sapere Baris Erdogdu, l’armatore del mercantile turco. Tra i migranti vi sono 37 donne, due incinte, e una quarantina di minori. A bordo si trova anche il corpo senza vita che era sul barcone - si tratta di una donna incinta - e che è stato sistemato su una scialuppa.

Di fronte alla grave emergenza umanitaria verificatasi a bordo del mercantile, il Ministro degli Esteri Franco Frattini ha impartito già ieri istruzioni all’Ambasciatore italiano a Malta, Andrea Trabalza, di “compiere passi al massimo livello per sollecitare un adeguato intervento da parte delle Autorità della Valletta”. Frattini ha allo stesso tempo rivolto all’Unione Europea un pressante appello affinchè l’Agenzia Europea per la gestione ed il controllo delle frontiere esterne (Frontex) assolva con la necessaria rapidità ed efficacia agli impegni che le sono propri, e - fa sapere ancora la Farnesina - “assicuri una soluzione urgente ad una dolorosa questione che non può che travalicare l’ambito bilaterale italo-maltese, e piuttosto investe in pieno le competenze e le responsabilità dell’intera Unione”.
Fonte: http://www.guidasicilia.it/ita/main/news/index.jsp?IDNews=34589

fonte: politicalcomic.blogspot.com » Vai al post originale

Apr 19


ma 650 mila euro mi sembrano davvero troppi!!!

“Sessant’anni dopo la morte di Al Capone, lo spartito di «Madonna Mia», sarà venduto all’asta in America da Kenneth W. Rendell, un antiquario specializzato in documenti storici che partirà da un prezzo minimo di 65 mila dollari ma spera di rastrellarne molti di più. «Perché, - spiega - oltre ad essere inedito, lo spartito dimostra come uno dei gangster più sanguinari e crudele di tutti i tempi avesse un cuore sensibile e romantico». Il suo amore per la musica a dire il vero non è nuovo. Nel famigerato «Massacro di San Valentino», da lui orchestrato nel 1929, i membri della sua banda estrassero i mitra proprio da custodie di violino. Grande amante dell’opera e del jazz, Capone sapeva suonare il banjo e il mandolino, oltre a leggere perfettamente gli spartiti musicali. Quando venne rinchiuso ad Alcatraz, chiese subito al guardiano del penitenziario il permesso di formare un piccolo complesso musicale.”

e se qualcuno, in aperta malafede, dovesse ipotizzare l’esistenza di un rapporto tra le quotazioni di uno spartito riferibile al gangster di Brooklyn e uno riferibile indirettamente al Premier, sono disponibile per un “post riparatore

fonte: lapennachegraffia.blogspot.com » Vai al post originale

Apr 17

DEEP CONCERN, ovvero “profonda preoccupazione”. È la formula diplomatica che indica situazioni di particolare gravità ed è l’espressione che ricorre con più frequenza nelle 25 pagine del rapporto sull’Italia scritto da Thomas Hammarberg, Commissario per i diritti umani del Consiglio d’Europa. (…) Oltre ai casi specifici, il rapporto mette in evidenza una crescente tendenza al razzismo e alla xenofobia, a volte alimentata dalle stesse autorità locali, che ha provocato atti di violenza verso migranti, Rom e Sinti oppure verso cittadini italiani di origine straniera. (Repubblica)

Sulla locandina che accompagna un seminario organizzato dal Comune e dalla Casa delle Donne, sul tema «Femminicidi, ginocidi e violenze sulle donne», c’è un’immagine forte. E’ un manifesto che risale al Ventennio fascista e che raffigura un uomo dalla pelle scura che aggredisce una donna con la scritta «Difendila, potrebbe essere tua moglie, tua sorella, tua figlia». (Repubblica)

Sabrina, il nome di fantasia, è uno scricciolo e dimostra meno anni di quelli segnati sui documenti, nata a Mogadiscio nel 1970 da papà italiano e mamma somala. Una donna minuta e fragile, invalida a causa della poliomielite che l´ha colpita da bambina. (…) Ieri mattina poco prima delle 11 era alla fermata del 17 di piazza Carducci, quando è stata aggredita da un uomo sulla sessantina e picchiata con il bastone che usava per camminare. Dieci giorni di prognosi per trauma cranico e contusione alla spalla. «Mi alzo alle 5 per andare a lavorare, pulisco uffici comunali per conto di una cooperativa sociale - racconta la donna - finisco di lavorare alle 10,30 e quando aspetto il pullman per tornare a casa, se c´è un posto libero sulla panchina, mi siedo». E così ha fatto. Lei aspetta il 17, la testa appoggiata su una mano per la stanchezza. «Ma quell´uomo ha iniziato a insultarmi - dice lucida, appena ripresasi dallo choc - mi diceva “Negra di merda” ma io mai e poi mai mi sarei alzata, non volevo dargliela vinta. Lui continuava e allora mi sono girata per dargli le spalle. E lui mi ha picchiato, due volte con il bastone». È stato allora che un ragazzo che era alla fermata l´ha bloccato. «Gli ha urlato che era pazzo, ha preso il bastone e gliel´ha buttato via. Meno male che c´era lui perché alla fermata c´era tanta gente, ma degli altri nessuno ha mosso un dito». (Repubblica)

Gli ha urlato frasi razziste e poi gli ha spaccato una bottiglia di vetro in testa, facendogli perdere la vista ad un occhio. Così un senegalese di 30 anni è rimasto vittima di un’aggressione avvenuto la notte di Pasquetta nel quartiere di Tor Bella Monaca, alla periferia di Roma. I carabinieri hanno arrestato il responsabile: un giovane romano di 20 anni, accusato di lesioni personali gravissime, con l’aggravante dall’odio razziale. Nella zona ci sono stati di recente altri episodi a sfondo razzista: l’ultimo il 23 marzo scorso, ai danni di un pakistano ridotto in coma dai calci e pugni presi da un gruppo di ragazzi. L’altra notte tutto è cominciato quando B.M., 20 anni, pregiudicato per reati contro la persona, spalleggiato da alcuni amici, ha cominciato a prendere in giro l’uomo nei pressi di un bar per la vecchia auto che utilizzava. Subito dopo gli ha urlato la frase razzista e poi lo ha violentemente colpito con una bottiglia. A nulla è servito il tentativo di un testimone di evitare l’aggressione. (Ansa)

fonte: salamelik.blogspot.com » Vai al post originale

Apr 17

Nokia Connecting PeopleAnche il produttore finlandese di cellulari, Nokia, risente della crisi economica a seguito del calo della domanda dei telefonini visto che l’utenza è poco propensa a comprare oggetti superflui che costano troppo, nonostante Nokia avesse presentato diversi telefonini di ultima generazione, generando di fatto, al primo trimestre, un calo degli utili del 90%, numericamente parlando l’utile è stato sui 122 milioni di euro contro i 1,22 miliardi di euro del 1° trimestre 2008 e questi dati portano alla crisi.

In ogni modo l’azienda finlandese non ha intenzione di smettere di investire sui nuovi prodotti, ed è la strada giusta in quanto nel mercato vige una sola regola: chi si ferma è perduto e bisogna sempre guardare avanti.

Nokia, il più grande produttore mondiale di cellulari, ha riportato vendite per 9,3 miliardi di euro nel primo trimestre del 2009, in netto ribasso rispetto ai 12,66 miliardi di un anno fa. L’utile è crollato a 122 milioni dal miliardo e 220 milioni di un anno prima (-90%).

Via sole24ore

fonte: www.trading-italia.biz » Vai al post originale

Apr 17

censuraIn questa crisi economica che sta mettendo in ginocchio l’economia mondiale, ci sono dei mercati di riferimento che non conoscono la parola “crisi” e tra questi è la pornografia, se prima erano i maschi a prendere i film porno, adesso anche le donne apprezzano questo genere diffatti in base ad un sondaggio di “Donna Moderna” sembra che almeno 2 donne su 3 amano guardare i film pornografici, c’è chi guarda i film insieme al partner solo per soddisfarlo o per creare una variante diversa dal sesso, ma c’è anche chi lo guarda solo per propria soddisfazione personale in mancanza del sesso vero e proprio.

Insomma la pornografia non conosce crisi ed sta diventanto un fenomeno comune sia per l’uomo sia per la donna in quanto sopperisce la mancanza di fantasia di molti uomini e sopratutto sta diventando una possibilità per risolvere i problemi di coppia, come dire “Tesoro, non mi ecciti molto, guardiamoci un porno che risolviamo la cosa”.

Chissà dove andremo a finire.

Il porno piace alle donne La pornografia non sarebbe più una tendenza di consumo prettamente al maschile, ma avrebbe già superato la barriera fra i due sessi.

Via ilgiornale

fonte: www.trading-italia.biz » Vai al post originale

Apr 17

Questa sera alla Carnegie Hall di New York si esibirà la prima orchestra collaborativa online, nata da un’audizione globale su YouTube.
I biglietti sono esauriti da giorni, per quella che si preannuncia essere una serata spettacolare. Diretta da Michael Tilson Thomas, l’orchestra si esibirà sugli spartiti di Gabrieli, Bach, Mozart, Brahms, Villa Lobos e John Cage.

Tra i diversi componenti dell’orchestra, due italiani saranno su quel palco a rappresentare il nostro paese: Tino Balsamello e Fabio Gianolla, rispettivamente al pianoforte e al fagotto.

E’ con grande orgoglio che vogliamo fare ad entrambi il nostro in bocca al lupo per questa sera.

In attesa di potervi aggiornare con il video della serata, ecco la prima mondiale della “Internet Symphony N.1″, una composizione originale del Maestro Tan Dun eseguita dall’orchestra sinfonica di YouTube, per la quale è stata appositamente scritta.

Scritto da: il team di Google Italy


fonte: googleitalia.blogspot.com » Vai al post originale

Apr 17

Francesco D’Agostino ritorna, dopo la pausa dovuta al terremoto abruzzese, sul disegno di legge Calabrò e più in generale sui problemi dell’autodeterminazione («Pendio scivoloso senza stop ragionevoli», Avvenire, 15 aprile 2009, p. 1). Ecco come conclude il suo articolo:
Il principio dell’autodeterminazione ha una sua intrinseca forza espansiva: se posso autodeterminarmi nel dire di no a una terapia, perché non posso autodeterminarmi nel dire sì al suicidio assistito? E perché la mia autodeterminazione andrebbe riconosciuta valida solo in contesti patologici estremi e non in ogni qualsiasi situazione, in cui a mia discrezione io voglia porre fine alla mia vita? Non sono domande esagerate o provocatorie: se ne discute con tutta serietà in diversi Paesi europei, in particolare in Svizzera, da quando Ludwig Minnelli ha dichiarato che «Dignitas», l’organizzazione da lui fondata, ritiene che sia una «possibilità meravigliosa» quella di aiutare le coppie che siano desiderose di «morire assieme» e quella di favorire la morte del partner sano di un malato terminale. È su pretese del genere, su un «pendio scivoloso» di questo tipo che vorremmo che i fautori nostrani dell’autodeterminazione esprimessero un’opinione, non solo chiara, ma soprattutto motivata; che ci dicessero perché le condividono (se le condividono) e – se non le condividono – come pensano, nel contesto di un’autodeterminazione rivendicata come diritto della persona, che le si possa rifiutare, esplicitamente e senza alcuna ambiguità. In quanto «fautore nostrano dell’autodeterminazione» mi sento chiamato in causa da D’Agostino; e rispondo: sì, condivido quelle che lui chiama «pretese». Quanto al perché, la risposta è duplice.
Per prima cosa, immaginiamo di vivere in una società che si trovi all’estremità liberale (in senso classico, non libertario) del pendio scivoloso. Qui l’autodeterminazione è pienamente rispettata, anche per quello che riguarda la scelta di morire. Quale sarebbe l’aspetto di questa società? Cosa direbbero le sue leggi? Diamo un’occhiata.

Negli ospedali di questa società l’eutanasia attiva e il suicidio assistito sono pratiche non solo depenalizzate ma del tutto legali; l’unica limitazione è la richiesta di un breve periodo di riflessione. I pazienti ammessi sono quelli che soffrono dolori non controllabili o che comunque percepiscono la propria condizione fisica come ormai priva di dignità (per i minori e gli incapaci di intendere e di volere può essere fatta valere solo la prima condizione, e anche questa più strettamente che per gli altri). I medici possono rifiutarsi di praticare l’eutanasia, ma devono comunque eseguire ciò che hanno liberamente accettato nei propri contratti di lavoro. Il rifiuto di ogni trattamento sanitario è ovviamente del tutto consentito, e in questo caso l’obiezione di coscienza non è neppure concepibile: il medico che impone un trattamento contro il volere del paziente si rende colpevole di violenza privata ed eventualmente di sequestro di persona, e passa guai giudiziari seri (oltre a perdere il lavoro; curiosamente, da quando è entrata in vigore, questa norma sembra aver fatto sparire d’incanto tutti i medici integralisti che giuravano che non l’avrebbero mai e poi mai rispettata…). Per mezzo del testamento biologico e/o tramite un fiduciario è possibile rifiutare o richiedere (per quando non si fosse più in grado di farlo) qualsiasi pratica che possa rifiutare o richiedere un paziente cosciente, e i medici hanno gli stessi obblighi che hanno nei confronti di quest’ultimo (l’unica, limitata eccezione vale se il progresso delle tecniche ha reso obsolete le preoccupazioni espresse a suo tempo).
I cittadini possono scegliere di non pagare con i loro contributi alcune pratiche sanitarie, e l’eutanasia e il suicidio asssistiti sono tra questi; chi alla fine ci ripensa paga le spese per intero (e se ci sono code d’attesa viene posto in fondo). In genere le persone che seguono la morale cattolica non pagano comunque di meno, perché anche le spese per il mantenimento dei pazienti in stato vegetativo permanente sono tra quelle per cui è facoltativo pagare i relativi contributi.
Lo Stato si tiene fuori da ogni decisione in cui sia assente una precisa patologia (compresi i casi di partner sani di malati terminali). Esistono associazioni private – rigorosamente senza fini di lucro, per evitare la tentazione di abusi – che aiutano al suicidio chi si sente semplicemente stanco di vivere; ma la necessità di documentare che i loro clienti siano perfettamente in grado di intendere e di volere e che non stiano cedendo a un impulso momentaneo, rende le pratiche relative piuttosto macchinose. I suicidi preferiscono dunque comprensibilmente fare da sé: sono del resto facilmente disponibili manuali sulla morte dignitosa (anche se nessuna farmacia è autorizzata a vendere il kit della buona morte a chi non è medico, sempre per evitare abusi). Non è un reato salvare un suicida, se si ignora il motivo del suo gesto e il suo stato d’animo; nei rari casi contrari, è applicabile anche qui la norma sulla violenza privata. Ovviamente nessuno punisce i tentativi di suicidio – a meno che non abbiate fatto saltare con il gas l’appartamento dei vicini…

Questa società così coerentemente liberale non è ancora realizzata in nessuna parte del mondo, anche se alcune società reali le si avvicinano notevolmente. Ma è per questo mostruosa, caotica, inaccettabile? Ovviamente essa sarà anatema per il professor D’Agostino e per chi la pensa come lui; chi ha invece a cuore il valore dell’autodeterminazione ne troverà forse un po’ indigesti alcuni aspetti, e magari sarà tentato di razionalizzare la propria opposizione ad essi; ma per il resto non dovrebbe notare nulla di veramente irragionevole (e sono sicuro che per qualcuno il quadro che ho delineato apparirà al contrario fin troppo regolato e illiberale…). Il pendio scivoloso termina in un paesaggio pianeggiante tutto sommato familiare.
Ma c’è anche un’altra considerazione da fare. L’argomento del piano inclinato, con la sua richiesta di esaminare le conseguenze di una piena coerenza di principi, vale ovviamente anche nell’altro senso. Non è come un pendio fisico, in cui si scende solo in una direzione; qui, paradossalmente, si può scivolare da una parte ma anche dall’altra. Se, per esempio, impediamo che una persona possa rifiutare oggi le cure per quando sarà incosciente, perché non dovremmo impedirglielo anche quando è cosciente? Non è una domanda esagerata o provocatoria: alcuni hanno invocato a questo proposito una «interpretazione autentica» dell’art. 32 della Costituzione, che stabilisca l’impossibilità per un malato di rifiutare le terapie salvavita. È su pretese del genere, su un «pendio scivoloso» di questo tipo che vorremmo che gli avversari nostrani dell’autodeterminazione esprimessero un’opinione, non solo chiara, ma soprattutto motivata…

fonte: bioetiche.blogspot.com » Vai al post originale

Apr 15

Le pause di riflessione riempiono giornate ricche di cambiamenti, tutto si muove rapidamente, talmente veloce da sembrare di rimanere fermi su se stessi. Si percepisce un’evoluzione più sottile e profonda, più lenta rispetto ai grandi sconvolgimenti passati. Tutto si sta delineando così come era stato abbondantemente previsto. Gli scenari futuri sembrano prendere forma e sostanza come se ormai nulla possa più scuotere la nostra coscienza. La consapevolezza degli eventi ha preso il controllo della nostra esistenza, si riesce ad osservare con occhi nuovi, positivamente distaccati dal dolore e dalla sofferenza. Il dolore si trasforma in grande comprensione per un processo al quale noi tutti siamo attori consapevoli. La stessa Madre Terra assesta i suoi colpi con apparente cinica precisione. In realtà è solo il naturale processo di trasformazione che l’uomo continua ad ignorare. Un sistema di cambiamenti che porteranno l’umanità a risplendere della Luce cosmica.

È tempo di abbracciare la Luce in ogni sua manifestazione, è tempo di lasciare il comando al Cuore, unico sacro maestro, in grado di condurre la nostra anima in un luogo ricco di Amore. Difficile spiegare tutto questo a chi ancora si ostina a creare conflitti nel mondo illusorio della realtà, il libero arbitrio regola ogni singola scelta, solo l’esperienza e la grande forza di volontà farà la differenza. Siamo all’inizio di un periodo epocale, un periodo che metterà ognuno di noi di fronte a se stesso, alla propria coscienza, ai propri principi. Non arriverà nessuno a salvarci, ognuno dovrà lasciar spazio al seme di Cristo che nasce nel cuore. Non parlo di religioni o finti dogmi imposti dall’uomo, parlo dell’energia cristica che permea ogni atomo della nostra galassia e che aspetta di essere accolta nel nostro più intimo corpo di Luce. È ora di guardare dentro per trovare le risposte, il tempo dei maestri è finito, il tempo delle profezie sta per aver luogo, ma nulla sarà perso o distrutto, ogni uomo che avrà forza e coraggio sarà il portatore sano dell’Amore universale che regola ogni cosa, il fautore e creatore di un nuovo mondo da consegnare alle anime che stanno prendendo ora il possesso del pianeta, anime di tanti piccoli bambini, saggi come anziani, col cuore puro come una colomba.

Ti è piaciuto l’articolo? Clicca su OK

Puoi votare le mie notizie anche in questa pagina.

fonte: freenfo.blogspot.com » Vai al post originale

Apr 15

Perché, se non c’è stupidità o razzismo, ci dev’essere per forza un briciolo di sadismo nel dare appunta­mento con un sms a 5.000 (cinquemila) immigrati, tutti insieme, nel­lo stesso posto. (…) Parlare con gli immigrati in attesa del permesso di soggior­no, significa raccogliere tanti sfoghi anonimi perché tutti te­mono rappresaglie. (…) I commercianti della zona fiutano il business e il prezzo delle minerali da mezzo litro passa in un lam­po da 50 a 80 centesimi. Del resto non c’è traccia di volontari a dissetare l’esercito di immigrati in at­tesa. Non si vede la Caritas, non si vedono gli uomini della Protezione civile né quelli del sindacato…

Leggi il reportage su Il Corriere. PS: non succede mica solo a Napoli…

fonte: salamelik.blogspot.com » Vai al post originale

Apr 13

Che sia una Pasqua di ricostruzione.

fonte: creativeclassics.blogspot.com » Vai al post originale

Apr 13

fonte: salamelik.blogspot.com » Vai al post originale

Apr 13

Ricevo e pubblico volentieri la seguente replica del sig. Andrea Nardi al post intitolato “Gli sciacalli, il terremoto e l’Islam“. Ho molto apprezzato la risposta, civile e pacata, e quindi mi scuso anch’io per gli eventuali toni accesi contenuti nel mio commento.

Rispondo al commento del mio articolo. Ammetto che sull’onda dell’indignazione ho scritto il pezzo tratto dall’agenzia Androkronos con grande rabbia verso le frasi lette sui blog islamisti. In verità sono il primo a credere che la stragrande maggioranza degli islamici siano persone caritatevoli, e che queste siano minoranze di fanatici spesso sobillati. Forse questo punto avrei dovuto sottolinearlo meglio e me ne scuso. Resta tuttavia la questione della continua mancata condanna chiara pubblica e forte da parte delle autorità islamiche per questi atteggiamenti antioccidentali di cui ogni giorno leggiamo, e di cui questo è solo un esempio in fondo abbastanza innocuo. Per la mobilitazione degli islamici in Abruzzo, ne siamo tutti felici, auspicando che sarebbe accaduta anche senza morti musulmani. Vi ringrazio.

Andrea B. Nardi

fonte: salamelik.blogspot.com » Vai al post originale

Apr 11

fonte: politicalcomic.blogspot.com » Vai al post originale

Apr 11

A differenza di ciò che potrebbe lasciar intendere il titolo, gli sciacalli a cui mi riferisco non sono quelli che rubano tra le macerie delle case distrutte dal terremoto dell’Abruzzo: quelli sono - molto più banalmente - dei ladri. Gli sciacalli sono invece coloro che usano persino questa immane tragedia per dare addosso ai musulmani. Si, proprio cosi: ci sono dei tali che affermano, in giro per la rete, che “per gli islamici le catastrofi naturali sono opera di Allah soprattutto quando colpiscono i miscredenti”. Persino su questo sito, listato a lutto per l’occasione, un deficiente si chiedeva “se per Sherif e i suoi accoliti questo non sia un segno di Allah per colpire gli infedeli?”. Ovviamente, la mia prima reazione è stata quella di chiedermi da dove fioriscano queste cattiverie gratuite. Cosi faccio un giro sul web, e scopro che a strombazzare in giro per l’Italia “i sentimenti di una – speriamo esigua, ma ne dubitiamo – parte del mondo musulmano verso l’Occidente” è un tal Andrea Nardi, collaboratore de L’Occidentale, un sito che definir di parte è a dir poco riduttivo.

Ovviamente non voglio accusare il signor Nardi di propagandare falsità: in effetti lui relaziona sui contenuti dei siti jihadisti “come sta riportando l’agenzia Adnkronos/Aki”. E non ho nessuna difficoltà ad immaginare che sui siti jihadisti - è nel loro stile da sciacalli appunto - ci siano effettivamente le ignobili affermazioni riportate. Ma la sensazione che abbia detto qualche cattiveria in più, però, è innegabile. Anche perché lui non cita unicamente quanto riportato dall’agenzia AdnKronos: ci mette anche del suo. Mi chiedo per esempio il motivo per cui il Nardi “dubita” che a pensare quelle scemenze fosse un’esigua parte del mondo musulmano. Perché a meno che non abbia fatto un sondaggio tra il miliardo e passa di musulmani per capire cosa pensavano del terremoto in Abruzzo, non vedo il motivo per cui si dovrebbe “dubitare” dei loro sentimenti all’ingrosso. E in effetti l’AdnKronos parla soltanto di “alcuni fanatici seguaci di al-Qaeda e di Osama bin Laden”. Cosi come non riesco a capire come abbia fatto il Nardi a intendere - stando dietro al proprio computer e con gli internauti islamici dietro ai loro - che a lasciare quei commenti non ci fossero soltanto Fanatici seguaci di al-Qaeda” e “jihadisti” ma anche “semplici lettori islamici”. E in effetti l’AdnKronos parla soltanto di “utenti, tutti sostenitori del terrorismo islamico nel mondo arabo”. Forse è il caso dire che le considerazioni del Nardi sono frutto - nella migliore delle ipotesi - di “pregiudizio”?

Questo tale afferma che “Ovviamente a fronte di tutto questo non sembra esserci da parte delle autorità islamiche un parallelo e magari superiore atteggiamento di condanna per un tale mal’interpretato fervore politico-religioso, quasi che a imam e mullah esso possa addirittura far piacere, il che non vogliamo credere”. Ok, ammettiamo pure che gli Imam non abbiano niente di meglio da fare, di fronte ai mille problemi del mondo islamico, che occuparsi di cosa scrive una minoranza di svitati su un terremoto accaduto in Europa. Imperdonabile. Non mi sembra però che il sig. Nardi abbia fatto caso - lui che parla sicuramente l’inglese - ad un’altra agenzia Adnkronos: quella che riferisce della mobilitazione dei musulmani residenti in Abruzzo per donare il sangue alle vittime. Anche se non risultano finora vittime musulmane, e lo dico a chi forse “dubiterà” anche della buona fede di questa povera gente. Mi meraviglia che non abbia visto l’agenzia che riferisce dello striscione esposto alle finestre del Centro di Identificazione ed Espulsione di Lampedusa: a scriverlo alcuni migranti trattenuti che erano stati informati dai funzionari dell’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (Oim). Colpiti dall’entità del disastro, i detenuti di quel lager hanno deciso di scrivere un messaggio di solidarietà utilizzando come mezzi un pennarello e le loro lenzuola usa e getta.

Caro Sig. Nardi, se gli islamici sapessero che in Italia crollano scuole ed ospedali “anti-sismici” mentre i vigli controllano attentantemente le moschee e le scuole islamiche per trovare una scusa (tipo il tappeto infiammabile o la mancanza di un vetro) che giustifichi la loro chiusura, ringrazierebbero Allah certamente. Se sapessero che i primi aiuti statunitensi verranno dirottati, per espressa volontà del governo, alla “ricostruzione delle chiese” (con tutto il rispetto per il patrimonio religioso e culturale dell’Italia) mentre ci sono migliaia di persone per strada, ringrazierebbero Allah certamente. Per l’eccessiva attenzione che questo paese riserva ai loro correligionari e alle questioni religiose, a scapito dei cittadini italiani che si troveranno - se gli va bene - nelle baraccopoli ancora fra cent’anni (tipo i discendenti - 4 generazioni - del terremoto di Messina). Comunque non credo che il sig. Nardi abbia a cuore gli sfollati che intanto, secondo qualcuno, dovrebbero godersi il campeggio e la vacanza in albergo: a conclusione del suo articolo, infatti, egli ci informa che “di contro al succitato comportamento delle comunità arabe” (comunità arabe???) “non è male ricordare” la “perenne condizione di allarme militare e sociale, sotto minacce insostenibili e impensabili” in cui vive lo stato democratico di Israele. Mi spiegate che c’azzecca?

fonte: salamelik.blogspot.com » Vai al post originale

Apr 11

Con grande sorpresa, ieri mattina l’Assemblea Nazionale Francese ha bocciato la legge Olivennes, ovvero la proposta di tagliare la connessione ad Internet a chi scarica illegalmente musica o film. Abbiamo già espresso la nostra opinione sull’argomento: ovvero che è possibile trovare un equilibrio tra diritto d’autore e condivisione della conoscenza.

Anche da noi si parla molto della possibilità di adottare una soluzione simile a quella proposta in Francia per combattere la pirateria informatica.

Qualche giorno fa è apparsa su alcuni giornali un’indiscrezione secondo cui l’Italia avrebbe concordato con le autorità Francesi di implementare l’approccio Olivennes, tre avvisi e se si continua a scaricare musica e video in modo illegale viene tagliata la connessione ad Internet.

A questo proposito l’On. Roberto Cassinelli, un parlamentare che si interessa degli aspetti della rete, ha presentato un’interrogazione parlamentare per chiedere al Governo che “un tema tanto complesso e delicato sia trattato in modo responsabile, salvaguardando i diritti di autori ed editori e conciliandoli con quelli degli utenti della rete”, sottolineando che la proposta di legge Olivennes è “in contrasto con una precedente decisione del Parlamento europeo ed è difficilmente conciliabile con alcuni diritti inviolabili garantiti dalla Costituzione italiana e dal Codice in materia di protezione dei dati personali”. Siamo d’accordo con lui.

Le nuove tecnologie rappresentano certamente una sfida, impongono innovativi modelli di business e mettono in crisi le rendite di posizione. Ma allo stesso tempo abbracciare il cambiamento rappresenta l’alternativa più valida per venire incontro alle aspettative degli utenti e fare in modo che i nuovi media costituiscano uno strumento di crescita culturale ed economica. Questo senza trascurare la lotta contro chi guadagna con la pirateria e lo sviluppo delle tecnologie per la protezione del diritto d’autore.


PS: Il titolo di questo post è una citazione dal blog di Guido Scorza a cui va, tra gli altri meriti, quello di aver seguito questa vicenda sin dall’inizio.

Scritto da: Marco Pancini, European Policy Counsel


fonte: googleitalia.blogspot.com » Vai al post originale

Apr 11

Da oggi, anche nella versione italiana di YouTube è disponibile il Click-to-Buy, un’applicazione che ci permette di comprare e scaricare, da iTunes, la musica dei nostri artisti preferiti partner di YouTube.

Lanciato già lo scorso ottobre negli Stati Uniti, e successivamente in diversi paesi europei come Inghilterra, Germania e Spagna, da oggi il servizio è stato esteso anche ad altri 8 paesi, tra cui l’Italia.

Un recente studio condotto in Gran Bretagna dimostra come il 50% degli adulti che guarda un video musicale su YouTube decida poi di acquistare musica di quell’artista e ora, grazie a questa piattaforma di eCommerce integrata, l’acquisto è a portata di click.

L’importanza di questo annuncio sta anche e soprattutto nel mettere a disposizione delle etichette discografiche, nostre partner, un ulteriore che oltre a tutelare i loro contenuti permetta anche di incentivarne la monetizzazione.

In quest’ottica, la tecnologia e le piattaforme digitali come YouTube possono essere grandi alleati dei partner che vi si affidano per proteggere e promuore i propri contenuti.

Scritto da: Alessio Cimmino, Corporate Communications & Public Affairs Sr. Associate


fonte: googleitalia.blogspot.com » Vai al post originale

Apr 09

fonte: salamelik.blogspot.com » Vai al post originale

Apr 09

lavoro_neroIn base al rapporto della Ocse dove metà della popolazione attiva lavora in nero e molti di questi percepiscono uno stipendio pari a 2 dollari al giorno e sono quelli dei paesi poveri o in via di sviluppo, purtroppo questa situazione non sarà mai risolta in quanto i governi di quei paesi fanno poco o nulla per risolvere questo problema in quanto parecchi sono alla fame e pur di prendere qualcosa che permetta di mangiare accettano tutto, lavori pesanti per pochi soldi e tutto questo causa un aumento considerevole dell’immigrazione clandestina verso i paesi ricchi, che per vivere si mettono a rubare o a spacciare o addirittura lavorano in nero per certe persone senza scrupoli.

Poi c’è l’altro verso della medaglia e che riguarda il lavoro nero nei paesi sviluppati, in sostanza si tratta del secondo lavoro che serve per arrotondare lo stipendio ma che non dichiarano allo stato, ma ci sono anche quelli che lavorano ma che dichiarano la metà o meno allo stato.

Questa situazione è molto presente in Italia sopratutto nel Sud e non è facile beccarli.

Il lavoro nero occupa oltre la metà della popolazione attiva del Pianeta, vale a dire 1,8 miliardi di persone, un livello mai raggiunto finora e che rischia di accrescere la povertà nei paesi in via di sviluppo.

Via apcom

fonte: www.trading-italia.biz » Vai al post originale

Apr 09


Come tutti, anche noi siamo stati profondamente colpiti dal terribile terremoto che ha sconvolto l’Abruzzo ieri notte. Abbiamo perciò deciso di mettere a disposizione le nostre piattaforme, per quanto possibile, per rendere disponibili informazioni utili, anche pensando alle molte famiglie che si trovano in tutto il mondo e hanno i loro cari in Abruzzo.

Abbiamo realizzato una pagina dedicata che al momento ospita un link diretto a Google News, mappe della zona, alcune informazioni di tipo scientifico e, soprattutto, una sezione pensata per dare visibilità ai diversi progetti di raccolta fondi a favore della popolazione, che in queste ore si stanno moltiplicando.

Ci sentiamo vicini alle vittime e alle loro famiglie e a tutta la popolazione colpita da questo dramma.

Aggiornamento 08/04/09, h14.25

Abbiamo ricevuto dal satellite GeoEye immagini aggiornate a dopo il terremoto. E’ possibile vederle in alta risoluzione scaricando questo file KML da visualizzare con Google Earth. Se non avete Google Earth, potete scaricarlo gratuitamente da qui.

Scritto da: Il team di Google Italy


fonte: googleitalia.blogspot.com » Vai al post originale

Apr 09

Venerdì ho avuto il piacere di intervenire ad un convegno organizzato a Torino dall’Unione Europea sul tema banda larga e recupero dell’economia europea.
Nel corso del convegno Ken Ducatel, Responsabile della Information Society and Media Unit della Commissione Europea, ha acutamente osservato che la disponibilità di banda larga è un fattore cruciale per la ripresa della nostra economia, perché l’economia post-crisi dovrà essere high speed e low carbon. Parole che non posso che condividere.

L’incontro è stato anche l’occasione per sottolineare, di fronte ad una platea istituzionale, l’importanza della neutralità della rete e il nostro appello perché i legislatori europei e italiani garantiscano l’esistenza di norme in grado di tutelare i diritti dell’utente finale e la natura aperta della Rete.

La struttura aperta e neutrale di Internet è motore di innovazione, crescita economica, dialogo sociale e libera circolazione delle idee. Questa è anche la condizione fondamentale per diffondere servizi innovativi e di conseguenza garantire lo sviluppo dell’ecosistema dell’economia digitale, così come è stato negli ultimi 15 anni.

La capacità del nostro sistema economico di uscire dall’attuale periodo di crisi dipenderà sempre di più dallo spirito imprenditoriale e dalla competitività generate da Internet.
Il successo di Internet è basato su un architettura e degli standard aperti che insieme danno ai consumatori la possibilità di scelta e di controllo sulle loro attività online. Per questo la nostra priorità è di garantire ad ogni utente una larghezza di banda sufficiente e un accesso non discriminatorio ad Internet attraverso lo sviluppo delle NGN.
Mantenere Internet aperto significa lasciare libero corso all’innovazione e sostenere un ecosistema nel quale le nuove idee possono avere successo e i nuovi modelli di business possono svilupparsi autonomamente, a beneficio di tutti gli stakeholders.

È assai probabile che il consolidamento del mercato sia una caratteristica dello scenario NGN: il numero di provider in grado di investire in infrastrutture di accesso di nuova generazione potrebbe essere estremamente limitato.
In Italia questo è dovuto anche alla mancanza di incentivi per lo sviluppo di reti di comunicazione alternative, come il Wimax o il broadband satellitare, e alla reticenza ad adottare soluzioni innovative come l’utilizzo dei cosiddetti “spazi bianchi” (white spaces), liberati dal passaggio al digitale terrestre.

L’assenza di una vera concorrenza tra le varie offerte di connessione a banda larga conduce spesso al blocco ingiustificato o al deterioramento del traffico online. Una discriminazione di questo tipo viola i Principi Costituzionali e quelli fondamentali della Rete come la conosciamo oggi: apertura, trasparenza e libertà di scelta per gli utenti.

Per questo riteniamo importante che il Legislatore aiuti il nostro paese a cogliere le grandi opportunità offerte dalla rete grazie a misure specifiche in grado di assicurare l’apertura e la trasparenza sul web, prevedendo:

  • la necessità per gli operatori di comunicare ai consumatori in modo trasparente i livelli di servizio degli accessi alla banda larga da loro offerti,
  • la tutela della concorrenza fra le varie Reti e le tecnologie disponibili,
  • il divieto di forme di discriminazione basate sul tipo di dati che vengono instradati verso l’utente,
  • un adeguato regime sanzionatorio.

Convergenza, standard aperti e neutralità della Rete sono la chiave per permettere a tutti l’accesso alle nuove tecnologie. Nel rispetto dei diritti di proprietà intellettuale, i consumatori devono poter scaricare e usare ogni software, contenuto o servizio che desiderano, mentre gli operatori sono tenuti ad offrire strumenti tecnologici, piattaforme e servizi inter-operabili, in modo da garantire la massima convergenza.
Mettere gli utenti in grado di accedere e distribuire i contenuti, servizi e applicazioni di loro scelta, con i dispositivi di loro scelta, è infatti fondamentale per preservare e incoraggiare l’innovazione per la quale Internet è diventato fattore abilitante.

Scritto da: Massimiliano Magrini, Country Manager Google Italia


fonte: googleitalia.blogspot.com » Vai al post originale

Apr 09

Pride Roma (7 giugno 2008)
Sweden allows same-sex marriage, BBC News, Thursday, 2 April 2009.
Sweden will allow gay couples to be legally married from next month.

Parliament voted overwhelmingly on Wednesday to recognise same-sex marriage, becoming the fifth country in Europe to do so.

Sweden was one of the first countries to give gay couples legal “partnership” rights, in the mid-1990s, and allowed them to adopt children from 2002.

The new law lets homosexuals wed in either a civil or religious ceremony, though individual churches can opt out.

fonte: bioetiche.blogspot.com » Vai al post originale

Apr 09

No Way
Uomini o giornalisti? Sciacallaggio o tragedia? La questione della foto del terremoto cinese inviata al sito del Corriere, e di tutto quello che ne è seguito.
Alessandro D’Amato su Giornalettismo.

fonte: bioetiche.blogspot.com » Vai al post originale

Apr 09

Anna Meldolesi fa il punto della questione sul suo blog:
Il terremoto dell’Aquila non si poteva prevedere e di fatti nessuno l’aveva previsto. Neppure Giampaolo Giuliani, il tecnico del Gran Sasso che qualche giorno fa ha mandato in tilt la città di Sulmona con i presagi funesti dei suoi rilevatori radon e per questo si è beccato una denuncia per procurato allarme. La sua è stata una previsione “quasi azzeccata” con la complicità del caso e dunque sostanzialmente inutile. Da leggere tutto.

fonte: bioetiche.blogspot.com » Vai al post originale

Apr 07

Oggi, non è giornata per postare. Oggi, un pensiero per chi è stato colpito dal terremoto in Abruzzo.

fonte: creativeclassics.blogspot.com » Vai al post originale

Apr 07

Quanti soldi spendete ogni settimana per cocacola, riviste, birra, pizza, cene, aperitivi, caffè, sigarette e vizi vari? Beh in questo momento particolare mi sento di dare un consiglio: non importa quanto, l’importante è farlo. Tutti insieme possiamo fare qualcosa. E se tu che stai leggendo hai un blog replica questo post: abbiamo l’occasione noi blogger oggi di svolgere un compito sociale, anche se non siamo sul posto.

terremoto aprile 2009

Grazie!

fonte: www.trading-italia.biz » Vai al post originale

Apr 07

Tony BlairL’ex premier inglese, Tony Blair, dopo aver dismesso i panni del primo ministro, ha capito subito qual’e la migliore maniera per fare più soldi possibile: le consulenze e le conferenze, praticamente viene pagato a ore e precisamente 7.300 euro per ogni minuto di conversazione, la furbizia di Tony è senza limiti e senza morale, insomma ha ragione e fa bene ad aprofittare della situazione perchè sa che poi non potrà più farlo.

I suoi discorsi sono talmente banali che si possono trovare in qualsiasi sito internet, ma un conto è leggerli in un sito, un conto è che a parlare sia l’ex primo ministro quindi tutti sono disposti a sbosare soldi pur di sentirlo parlare anche se dice cose scontate, come per esempio ha partecipato ad una conferenza nelle Filippine e per due interventi di appena 30 minuti ciascuno ha percepito ben 200.000 euro, vitto e alloggio compresi.

Se consideriamo, poi, il suo ruolo di consulente alle banche JP Morgan e Zurich Financial Service dove percepisce complessivamente ben 2 milioni e mezzo di sterline all’anno il che ci fa capire quanti soldi prende solo per dire 2 paroline, mentre c’è gente che si fa il mazzo tutta la giornata per pochi soldini.

Dico solo, BRAVO TONY BLAIR!!!

Compensi folli per il blablà di Blair: banalità da 7.300 euro al minuto.
Tony Blair continua a guadagnare cifre esorbitanti per ogni uscita pubblica. E poco importa che le parole dell’ex premier britannico non si distinguano propriamente per originalità, perché basta il suo nome in cartellone per garantire il successo.

Via ilgiornale

fonte: www.trading-italia.biz » Vai al post originale

Apr 07

Venerdì ho avuto il piacere di intervenire ad un convegno organizzato a Torino dall’Unione Europea sul tema banda larga e recupero dell’economia europea.
Nel corso del convegno Ken Ducatel, Responsabile della Information Society and Media Unit della Commissione Europea, ha acutamente osservato che la disponibilità di banda larga è un fattore cruciale per la ripresa della nostra economia, perché l’economia post-crisi dovrà essere high speed e low carbon. Parole che non posso che condividere.

L’incontro è stato anche l’occasione per sottolineare, di fronte ad una platea istituzionale, l’importanza della neutralità della rete e il nostro appello perché i legislatori europei e italiani garantiscano l’esistenza di norme in grado di tutelare i diritti dell’utente finale e la natura aperta della Rete.

La struttura aperta e neutrale di Internet è motore di innovazione, crescita economica, dialogo sociale e libera circolazione delle idee. Questa è anche la condizione fondamentale per diffondere servizi innovativi e di conseguenza garantire lo sviluppo dell’ecosistema dell’economia digitale, così come è stato negli ultimi 15 anni.

La capacità del nostro sistema economico di uscire dall’attuale periodo di crisi dipenderà sempre di più dallo spirito imprenditoriale e dalla competitività generate da Internet.
Il successo di Internet è basato su un architettura e degli standard aperti che insieme danno ai consumatori la possibilità di scelta e di controllo sulle loro attività online. Per questo la nostra priorità è di garantire ad ogni utente una larghezza di banda sufficiente e un accesso non discriminatorio ad Internet attraverso lo sviluppo delle NGN.
Mantenere Internet aperto significa lasciare libero corso all’innovazione e sostenere un ecosistema nel quale le nuove idee possono avere successo e i nuovi modelli di business possono svilupparsi autonomamente, a beneficio di tutti gli stakeholders.

È assai probabile che il consolidamento del mercato sia una caratteristica dello scenario NGN: il numero di provider in grado di investire in infrastrutture di accesso di nuova generazione potrebbe essere estremamente limitato.
In Italia questo è dovuto anche alla mancanza di incentivi per lo sviluppo di reti di comunicazione alternative, come il Wimax o il broadband satellitare, e alla reticenza ad adottare soluzioni innovative come l’utilizzo dei cosiddetti “spazi bianchi” (white spaces), liberati dal passaggio al digitale terrestre.

L’assenza di una vera concorrenza tra le varie offerte di connessione a banda larga conduce spesso al blocco ingiustificato o al deterioramento del traffico online. Una discriminazione di questo tipo viola i Principi Costituzionali e quelli fondamentali della Rete come la conosciamo oggi: apertura, trasparenza e libertà di scelta per gli utenti.

Per questo riteniamo importante che il Legislatore aiuti il nostro paese a cogliere le grandi opportunità offerte dalla rete grazie a misure specifiche in grado di assicurare l’apertura e la trasparenza sul web, prevedendo:

  • la necessità per gli operatori di comunicare ai consumatori in modo trasparente i livelli di servizio degli accessi alla banda larga da loro offerti,
  • la tutela della concorrenza fra le varie Reti e le tecnologie disponibili,
  • il divieto di forme di discriminazione basate sul tipo di dati che vengono instradati verso l’utente,
  • un adeguato regime sanzionatorio.

Convergenza, standard aperti e neutralità della Rete sono la chiave per permettere a tutti l’accesso alle nuove tecnologie. Nel rispetto dei diritti di proprietà intellettuale, i consumatori devono poter scaricare e usare ogni software, contenuto o servizio che desiderano, mentre gli operatori sono tenuti ad offrire strumenti tecnologici, piattaforme e servizi inter-operabili, in modo da garantire la massima convergenza.
Mettere gli utenti in grado di accedere e distribuire i contenuti, servizi e applicazioni di loro scelta, con i dispositivi di loro scelta, è infatti fondamentale per preservare e incoraggiare l’innovazione per la quale Internet è diventato fattore abilitante.

Scritto da: Massimiliano Magrini, Country Manager Google Italia


fonte: googleitalia.blogspot.com » Vai al post originale

Apr 07

Magnitude 6.3.

fonte: bioetiche.blogspot.com » Vai al post originale

Apr 05

Che gli autobus fossero una riproduzione miniaturizzata della difficile situazione degli stranieri in Italia, l’abbiamo già detto. E’ sugli autobus che gli autisti fanno finta di non capire le richieste di informazioni da parte dei cittadini stranieri. E’ dagli autobus che gli autisti scaraventano giù quelli che osano parlare la propria lingua al cellulare. E’ sugli autobus che le vecchiette imbalsamate cercano, con inaudita violenza fisica e verbale, di prendere il posto all’africana seduta, evitando accuratamente di chiederlo ai giovani italiani. Le stesse vecchiette che appena vedono una signora velata o un marocchino barbuto, stringono spasmodicamente la borsetta del trucco. E’ sugli autobus che lo sfigato extracomunitario di turno viene incolpato del primo portafoglio sparito. E quindi denudato e derubato dall’autista per “risarcimento” (*). E’ sugli autobus che si sentono i discorsi più triviali sugli extracomunitari in Italia (altro che bar…).

E siccome ad ogni azione, corrisponde una reazione uguale e contraria, è sempre sugli autobus che si consuma la “ripicca” degli stranieri: non pagano il biglietto. Non cedono volentieri il posto. Mettono i piedi sul sedile davanti. Parlano a voce alta al cellulare. Eventualmente gli scappa qualche “vaffanculo” al vecchietto che spinge di proposito. Gli autobus sono la valvola di sfogo di un’Italia che non vuole adeguarsi al mondo che va avanti. Di un’Italia che vuole tornare indietro, che vuole i pullman per stranieri mentre alla Casa Bianca c’è un presidente nero. Quello che sognavano i razzisti di destra l’ha messo in pratica un sindaco di sinistra. Da lunedì a Foggia ci saranno infatti due linee bus 24: una riservata ai cittadini, una agli immigrati. Stessa partenza: centro città. Stessa destinazione: Borgo Mezzanone. Ma autobus e fermate completamente diversi, a cominciare dai capolinea. In fondo, scrive la Stampa, “la storia è tutta qui, e ce la raccontano - più o meno con le stesse parole - sia gli abitanti del borgo, sia gli immigrati, sia gli operatori del centro. E’ la storia di un pullman sempre troppo pieno. Stracolmo. Con tre, quattrocento immigrati che ogni giorno, dal centro, si riversano in borgata per andare in città”.

Se i pullman sono pieni, ovviamente è “colpa degli extracomunitari”. Che sono venuti a fare? Oltre a rubare il posto di lavoro, ora rubano anche i posti a sedere? Altamente indicativo è il commento di un internauta che ho trovato qui, in tempi non sospetti: “Un 50% dell’autobus occupato da extracomunitari. Cittadini italiani che devono aggrapparsi ai sostegni di entrata ed agevolare la chiusura delle porte pur di arrivare in tempo al lavoro. Potrebbe essere una metafora, ma è verità. Se non c’è spazio per gli Italiani, come potrebbe esserci spazio per gli immigrati? Chi, dopo anni di contributi, come un’Italiano, ha diritto al suo spazio in un’autobus al posto di un’extracomunitario che ospitiamo semplicemente?”. Cavoli, come non ci abbiamo pensato prima? Gli extracomunitari mica lavorano. Quelli “rubano” il posto di lavoro. Mica pagano i contributi come gli altri. Quelli sono “semplicemente ospitati”. Eppure non mi risulta che gli stranieri abbiano vitto e alloggio pagato dagli “italiani”. Se non negli “alberghi a 5 stelle”, leggasi lager, chiamati “centri di permanenza” dove spacciano il pan grattato per carne e le schede telefoniche vengono vendute anche se dovrebbero essere gratis.

Sulla Stampa raccontano: “Intanto il centro si riempie, ben oltre la propria capienza, e gli immigrati, che per mesi e mesi attendono lo status di rifugiato si accalcano nei pullman, insieme con gli abitanti di Borgo Mezzanone, per raggiungere Foggia. Qualcuno toglie il posto a qualcun altro. E ci s’innervosisce. Si accusano a vicenda di non pagare il biglietto - racconta chi lavora nel centro e vive nel borgo - e siccome, a non pagarlo, sono sia immigrati, sia italiani, spesso si finisce con il litigare”. E infatti l’internauta di prima suggerisce alle “donnette italiane insulse di mezza età, ma con tanto di rossetto rosso, veri catafalchi deambulanti, sgorbi deformi, cafone maleducate ed incivili e di sicuro prepotenti” (e quindi stanno sui cosiddetti anche a lui) che squittendo, incapaci anche di parlare, esigono il posto su cui siedi, nonostante non capiscano, se ne hanno diritto, che ci sono i posti riservati,” di far alzare “un giovane immigrato”. E perché non un giovane italiano, dico io?

La soluzione non è aumentare il numero di pullman in servizio, nè fare più controlli sui biglietti. La soluzione, geniale, è quella di istituire dei pullman per extracomunitari. Vogliamo scommettere che prima o poi ci sarà anche chi si lamenterà del fatto che gli extracomunitari hanno addirittura i “pullman preferenziali”? Il sindaco - di centrosinistra, ricordiamolo - ha sbagliato: o i pullman rimanevano come prima, e cosi almeno residenti ed extracomunitari avevano occasione di sfogare le rispettive energie negative (e invece ora, come scrive la Stampa “se i posti nei pullman, poi, non dovessero essere sufficienti, beh, gli italiani potranno litigare soltanto con gli italiani. E gli immigrati soltanto con gli immigrati”) oppure agli extracomunitari doveva essere impedito di prendere il pullman. Devono stare rintanati nelle loro case, se è un giorno di vacanza. E se è un giorno di lavoro, dovrebbero andarci a piedi. C’è un problema, però: cosi consumeranno più ossigeno. Ancora più di quello che consuma il Co2 dei pullman. Ci mancava solo questo, porca miseria: gli extracomunitari che rubano anche l’ossigeno, agli italiani. No, no. Altro che pullman, per gli extracomunitari sono decisamente meglio i vagoni piombati.

(*) Tutti casi realmente accaduti, e facilmente rintracciabili nelle cronache locali

fonte: salamelik.blogspot.com » Vai al post originale

Apr 05

Come annunciato in occasione del Safer Internet Day, abbiamo realizzato una versione italiana del Centro di Sicurezza di YouTube.

Accessibile dal link posto sulla parte bassa di tutte le pagine di YouTube.it, il Centro di Sicurezza offre consigli utili sull’uso della piattaforma e link a risorse che possono aiutare gli utenti ad affrontare problematiche a volte connesse al mondo online. Parliamo di violenza sul web, violazione della privacy, cyber bullismo.

Il Centro Sicurezza italiano di YouTube è stato realizzato grazie alla preziosa collaborazione di:

  • Save the Children (www.savethechildren.net), che, con il progetto Stop.it (www.stop-it.org), dal 2002 lotta contro lo sfruttamento sessuale a danno dei minori su Internet e tramite Internet
  • 114 Emergenza Infanzia (www.114.it) per la sezione relativa agli abusi sui minori
  • Telefono Azzurro (www.azzurro.it) per la problematica relativa a molestie, bullismo e cyber bullismo
  • Centro per lo Studio e la Prevenzione dei Disturbi dell’Umore e del Suicidio (www.prevenireilsuicidio.it)
  • Polizia Postale e delle Comunicazioni (www.commissariatodips.it), per le sezioni protezione degli adolescenti, furti di identità, spam e phishing.


Per noi questo è un passo importante all’interno del progetto di sensibilizzazione ed educazione all’uso corretto di YouTube. Ci auguriamo che il Centro di Assistenza possa fornire utili consigli e vie di accesso privilegiate agli utenti che ne dovessero avere bisogno.

Scritto da: Marco Pancini, European Policy Counsel


fonte: googleitalia.blogspot.com » Vai al post originale

Apr 03

La mappa è stata realizzata da Dubberly Design Office: potete scaricarla in un formato leggibile.
Link grazie a lifeclever.

fonte: creativeclassics.blogspot.com » Vai al post originale

Apr 03

La guerra contro il recupero delle risorse: una sconfitta per tutti
di Ugo Bardi, Aspoitalia

Riciclare il ferro è un’attività che si fa da tempo immemorabile: era un lavoro non nobile ma che aveva una sua dignità. Al tempo del fascismo “dare ferro alla patria” era diventato addirittura un dovere patriottico. Oggi, ci sembra di essere più ricchi di allora, ma riciclare il ferro è pur sempre un attività che rigenera delle preziose materie prime che altrimenti dovremmo importare dall’estero. Ed è materiale che altrimenti finirebbe in discarica o disperso ai bordi delle strade. Chi potrebbe mai dir male del recupero del ferro? E invece, in Italia, ci ritroviamo con delle leggi che possono essere interpretate in modo da rendere illegale il recupero del ferro o di qualsiasi altro materiale. Non solo, ma abbiamo anche qualcuno che si è messo di buona volontà a interpretarle in questo modo e anche ad applicarle distruggendo un’attività che stava dando lavoro a decine di famiglie e facendo un’opera utile a tutti.

La storia comincia qualche anno fa, in Toscana dove, con il supporto delle istituzioni e della magistratura, sono nate tre cooperative sociali gestite principalmente dai Rom locali per il recupero del ferro di scarto. Era un lavoro duro e pesante, che però rendeva anche discretamente e permetteva ai membri delle cooperative di vivere in modo dignitoso.Negli ultimi mesi, tuttavia, queste cooperative sono state soggette a una serie di ispezioni da parte dalla polizia del corpo forestale. Gli agenti si sono presentati all’improvviso, mitra in mano, requisendo i documenti e controllando tutto. Ma, nonostante le irruzioni spettacolari, non è stato possibile trovare niente di illegale o estraneo alle attività delle cooperative. Niente droga, niente refurtiva, niente del genere. La documentazione di rito era tutta a posto, con tutti i fogli e i moduli del caso: i “Fir” formulari di identificazione rifiuti, regolarmente compilati in quattro copie per ogni carico riciclato.

Poteva finire così? Assolutamente no! E, infatti, una delle norme fondamentali della burocrazia è che qualsiasi cosa fai, anche se ti ha detto di farla un funzionario, puoi sempre trovare un funzionario uguale e contrario al quale non va bene. Se questa norma si aggiunge all’altra che dice che comunque vada, devi sempre pagare, allora la burocrazia si trasforma in una trappola mortale dove qualsiasi cosa fai sei fregato. Qui, i funzionari che hanno esaminato la documentazione delle cooperative hanno deciso di interpretare in senso restrittivo e letterale la norma detta della “tracciabilità dei rifiuti” che vuole che se ne debba sapere la strada percorsa fin dall’origine. La norma è sensata in termini generali ma, ovviamente, se la si applicasse alla lettera, non sarebbe possibile riciclare niente. Ogni tappo e ogni bottiglia avviate al riciclo dovrebbero essere accompagnate da un modulo fir in quattro copie con il nome, cognome, indirizzo e codice fiscale della persona che le ha buttate nel cassonetto.

Questo vale anche per il ferro raccolto dalle cooperative, che era ferro trovato agli angoli delle strade o recuperato presso cantieri e cose del genere. Nei moduli fir, come “origine del rifiuto” c’era la cooperativa. Questa è un’interpretazione valida della legge e, comunque, l’unica possibile se uno vuole riciclare quello che altrimenti resterebbe abbandonato in giro. Ma chi ha inventato questa guerra contro il recupero del ferro ha trovato il modo di usare la norma per distruggere le cooperative. Stabilito che l’origine dichiarata dei carichi di ferro non era quella giusta, ne consegnue che ogni modulo era irregolare. Siccome la norma prevede una multa da 1000 euro in su per ogni irregolarità, il risultato finale è stato un totale di 19 milioni di euro di multa fatte alle tre cooperative (questo è un totale provvisorio, le multe continuano ad arrivare). Ovviamente, le cooperative non possono che chiudere in queste condizioni; fra le altre cose si sono visti anche sequestrati i furgoncini che usavano per lavorare.

Così, il risultato è che decine di famiglie hanno perso il lavoro, le cooperative hanno chiuso e riciclare il ferro è diventato un’attività illegale in Toscana. Adesso, i Rom che gestivano le cooperative non potranno fare altro che tornare a lavori saltuari e al nero - se non illegali - e ad essere un peso per la comunità. Un altro risultato è stato di fermare un’attività che poteva essere un esempio su come gestire quelle cose che chiamiamo “rifiuti” ma che non lo sono, ma sono invece materie seconde di cui abbiamo disperatamente bisogno per mandare avanti il “sistema Italia”.

Non so cosa pensate voi di questo disastro. A me ricorda cose come il “cupio dissolvi” di cui parlava Paolo di Tarso, oppure l’ “istinto di morte” di cui parlava Sigmund Freud. O forse la leggenda dei lemming che corrono come pazzi per buttarsi giù tutti insieme dal precipizio. Oppure, quelle belve in gabbia che finiscono per impazzire e per automutilarsi. Per ogni volta in questo paese che qualcuno riesce a mettere su qualcosa di buono, viene sempre fuori qualcun altro che lo distrugge facendo del male anche a se stesso e a tutti quanti. Questa è l’essenza di questa guerra contro il recupero delle risorse: comunque vada, siamo tutti sconfitti.

fonte: salamelik.blogspot.com » Vai al post originale

Apr 03

di Conchita Sannino, La Repubblica

La storia di Abou e di sua madre Kante è il percorso sofferto di tante vite clandestine, costantemente in bilico tra vita e disperazione, morte e rinascita. Kante è vedova di un uomo ucciso, quattro anni fa, dalla guerra civile che dilania la Costa d’Avorio e la sua città di Abidjan. Rifugiatasi in Italia nel 2007, inoltra subito richiesta di asilo politico, che le viene negato due volte: e attualmente pende il ricorso innanzi al Tribunale di Roma contro quella bocciatura. Intanto, stabilitasi a Napoli, Kante si innamora di un falegname di Costa d‘Avorio, resta incinta, si fa curare la gravidanza difficile presso l’ospedale San Paolo, con sé porta sempre alcuni documenti e la fotocopia del passaporto, trattenuto in questura per un’istanza parallela di permesso di soggiorno, non ancora risolta. Quando - il 5 marzo scorso - Kante arriva all’ospedale Fatebenefratelli per partorire il suo bimbo (”al San Paolo non c’era un posto”), dal presidio sanitario scatta un fax verso il commissariato di polizia di Posillipo che chiede “un urgente interessamento per l’identificazione di una signora di Costa d’Avorio”. Ovvero: la denuncia. Esattamente ciò che la contestatissima norma - voluta dalla Lega nell’ambito del pacchetto sicurezza, e già approvata al Senato - chiede. Proprio il nodo che ha provocato il dissenso di un centinaio di deputati del Pdl, lo scorso 18 marzo. In testa, la deputata Alessandra Mussolini, che guidava la rivolta con un esempio-limite: “Far morire una donna clandestina di parto perché non può andare in ospedale altrimenti i medici la denunciano? Eh, no. Inaccettabile”. (…) “Un caso illegittimo, gravissimo”, denuncia l’avvocato napoletano Liana Nesta. “Delle due l’una - aggiunge il legale - o nell’ospedale napoletano Fatebenefratelli c’è un medico o un assistente sociale più realista del re che ha messo in pratica una legge non ancora approvata dagli organi della Repubblica; oppure qualcuno ha firmato un abuso inspiegabile ai danni di una madre e cittadina”.

Nota del sottoscritto: dal momento che la legge non è stata ancora approvata e che in vigore, invece, risulta esserci una legge che vieta espressamente simili vigliaccate, la domanda sorge spontanea: le forze dell’ordine hanno già identificato gli autori del fax oppure no? Non ci è dato sapere. Mi raccomando, però, gli extracomunitari devono sempre rispettare le leggi in vigore. Come tutti. O quasi.

fonte: salamelik.blogspot.com » Vai al post originale

Apr 03

dilibertoIl segretario dei Comunisti italiani non usa mezzi termini, anzi dice esplicitamente che odia Berlusconi, così come Berlusconi odia i comunisti, il punto è che Oliviero Diliberto essendo fuori dal parlamento comincia a sputare tutto il veleno che aveva accumulato nei confronti del Presidente del Consiglio, dice che è la rovina dell’Italia e che non fa niente per aiutare i poveri lavoratori.

L’alleanza tra il Pdci e Rc, secondo Diliberto, permetterà di raggiungere dei buoni risultati alle europee in quanto loro lavorano per i lavoratori come Berlusconi lavora per gli imprenditori, ma dovrebbe sapere che non sarà facile contrastare il Pdl di Berlusconi e che i comunisti, per adesso, sono solo delle “formiche” e che hanno fatto troppi sbagli.

In ogni modo In Italia ci sono parecchi che odiano il presidente del Consiglio, ma l’odio serve a niente, bisogna agire con i fatti e non con le parole!

Accordo tra Comunisti e Rifondazione in vista delle Europee. E il segretario del Pdci svela il proprio progetto: “Come Berlusconi odia il comunismo, così noi odiamo Berlusconi

Via ilgiornale

fonte: www.trading-italia.biz » Vai al post originale

Apr 03

Ovvero, lettera aperta del Gruppo Dirigente di Oncologia di Nerviano Medical Sciences alla Congregazione dei Figli dell’Immacolata Concezione.

(Mi scuso per la lunghezza, ma credo sia doveroso non tagliare nulla di questo scempio.)

A R. Padre Aurelio Mozzetta, Superiore Generale, Congregazione dei Figli dell’Immacolata Concezione (CFIC)
Dott. Franco Decaminada, CFIC
Dott. Natalino Poggi, Legale Rappresentante, CFIC

cc.

S.E. Card. Tarcisio Bertone, Segretario di Stato
S.E. Card. Angelo Bagnasco, Presidente Conferenza Episcopale Italiana
S.E. Cardinale Prefetto, Congregazione per gli Istituti di Vita Consacrata e le Società di Vita Apostolica
S.E. Card. Dionigi Tettamanzi, Arcivescovo di Milano
S.E. Mons. Rino Fisichella, Magnifico Rettore Pontificia Università Lateranense

Illustre On. Giulio Tremonti, Ministro dell’Economia e delle Finanze
Illustre On. Maria Stella Gelmini, Ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca
Illustre On. Maurizio Sacconi, Ministro del lavoro, della salute e delle Politiche Sociali
Illustre On. Claudio Scajola, Ministro delle Attività Produttive
Illustre On. Giuseppe Pizza, Sottosegretario Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca

Consiglio di Amministrazione di NMS

Personale di NMS

Abbiamo appreso la volontà della Congregazione dei Figli dell’Immacolata Concezione, proprietaria di Nerviano Medical Sciences (NMS) dal maggio 2004, di non apportare i capitali necessari da tempo promessi per garantire le attività del Centro di Ricerca e Sviluppo di Nerviano, determinando quindi lo stato di insolvenza e, di conseguenza, il rischio di una sua liquidazione entro pochi giorni.

Non siamo a conoscenza dei motivi per i quali la Congregazione non intenda onorare l’impegno preso di capitalizzare l’Azienda. I 5 milioni conferiti recentemente rappresentano meno del 7% dell’impegno sottoscritto dalla Congregazione. Come Gruppo Dirigente dell’Unità di Oncologia di NMS riteniamo in ogni caso di avere il dovere di rappresentare con chiarezza le conseguenze etiche e materiali della decisione di mandare l’Azienda in liquidazione.

Vorremmo ricordare che dal Maggio 2004 oltre 900 pazienti con cancro sono stati trattati nei migliori centri clinici oncologici del mondo con i nostri farmaci. Farmaci da noi scoperti e caratterizzati con competenza e passione. Si tratta di 900 pazienti con cancro avanzato e metastatico e senza possibilità di cure. Molti di loro sono vissuti più a lungo grazie ai nostri farmaci e hanno avuto una qualità di vita migliore. Molti di loro sono ancora oggi in trattamento con i nostri farmaci. Non senza stupore e amarezza, chiediamo: “Con la liquidazione alle porte, come potremo continuare il trattamento di questi pazienti, molti dei quali non potranno che soccombere alla progressione della loro malattia?” Ci sia consentito menzionare che già oggi, a causa del blocco delle attività determinato dalla carenza di liquidità, abbiamo molti problemi a garantire il corretto trattamento dei nostri pazienti. Su questo punto il nostro Direttore Medico ha inviato alla Congregazione una nota dettagliata nei giorni scorsi, alla quale non abbiamo ancora avuto risposta. Inutile sottolineare che le conseguenze risarcitorie di un danno ai pazienti sarebbero incalcolabili.

Siamo inoltre certi che la Congregazione comprende appieno che la decisione di liquidare NMS avrà conseguenze molto negative sul futuro e sulla stessa dignità di oltre 700 famiglie. In un momento nel quale sono numerosi i richiami della gerarchia cattolica a dare la priorità nelle decisioni economiche ai lavoratori e alle loro famiglie, questa decisione non può non stupire. Tanto più in quanto non riusciamo, non solo noi ma anche i nostri collaboratori, a dimenticare le parole dei rappresentanti della Congregazione che solo alcuni mesi fa hanno ribadito il loro interesse per i lavoratori e le famiglie di NMS.

Passando alle conseguenze materiali, forse non meno importanti di quelle etiche quando si decide di assumere la proprietà di una realtà industriale, vogliamo credere che la Congregazione, come peraltro ha più volte dichiarato, comprenda che NMS è l’unica realtà italiana con una tradizione di ricerca e sviluppo di farmaci Oncologici di nuova generazione, con un portafoglio di progetti altamente diversificato e competenze riconosciute a livello internazionale, come dimostrato dai recenti accordi di collaborazione con le aziende americane Bristol-Myers Squibb e Genentech per lo sviluppo congiunto di nuovi farmaci. Con stupore, amarezza e indignazione ci si chiede come in un momento in cui si parla di ricerca e innovazione come uno strumento per uscire dalla crisi economica mondiale e come leva per rilanciare la competitività industriale italiana si voglia disperdere un patrimonio di esperienza professionale più che trentennale, e di conoscenze e tecnologie all’avanguardia in grado di generare ritorni significativi se messi in condizione di competere su un libero mercato, al di fuori degli attuali vincoli imposti dal contratto con Pfizer. Ricostruire un Centro Ricerca e Sviluppo in Oncologia con le tecnologie e le competenze di Nerviano richiederebbe diversi anni e investimenti impensabili.

Un esempio concreto e tangibile dei risultati generati in questi anni è rappresentato dall’inibitore di Aurora, Danusertib. Nonostante la struttura del contratto con Pfizer abbia imposto a NMS uno sviluppo clinico molto oneroso in termini di tempi e di costi, siamo riusciti a completare gli studi clinici di Fase I e di Fase II, arrivando a sottomettere la documentazione clinica al nostro interlocutore industriale obbligato.

Adesso Pfizer dovrà avanzare una proposta di acquisizione di Danusertib al massimo entro la metà di Luglio, cioè tra pochi mesi. La discontinuità aziendale oramai alle porte conseguente allo stato di insolvenza rischia di interrompere le trattative con Pfizer, o con altri interlocutori nel caso in cui Pfizer declinasse l’offerta, precludendoci una fonte oramai vicina di liquidità e ipotecando il futuro di questo nuovo agente antitumorale.

Danusertib non è l’unico prodotto generato in questi anni al quale è associabile un valore vero e tangibile. Con tutta evidenza, anche gli altri inibitori di Cdk e di Cdc7 attualmente in sviluppo clinico e due nuove molecole che sarebbero entrate in clinica quest’anno hanno un altissimo valore, benché nel nostro caso specifico purtroppo non ancora monetizzabile perchè i vincoli stipulati con Pfizer ne impediscono oggi la vendita, rimandandola obbligatoriamente ad ulteriori conseguimenti sperimentali futuri che richiedono tempo e ulteriori investimenti.

I vincoli dell’accordo con Pfizer, noti alla Congregazione che li ha sottoscritti nel Maggio 2004, richiedevano un sostegno economico a medio termine la cui improvvisa discontinuità viene a compromettere lo sfruttamento dei risultati produttivi da noi raggiunti con convinzione, passione, efficienza e professionalità.

Siamo pienamente coscienti che per giungere ad una situazione così critica e drammatica vi sono responsabilità di più soggetti coinvolti, ma la proprietà ha oneri ineludibili.

Nel corso di un incontro organizzato presso la Borsa di Milano nel Maggio 2008 con centinaia dei nostri Ricercatori, in un momento nel quale le finanze dell’Azienda non erano nell’attuale situazione drammatica, ma comunque sotto attenzione, alle ripetute domande circa la sostenibilità finanziaria, non abbiamo ricevuto chiarimenti dalla Congregazione sulle Sue strategie per garantire continuità all’Azienda, ma piuttosto l’invito a concentrarci sulla ricerca senza farci distrarre da questioni finanziarie. Come è possibile essere giunti solo pochi mesi dopo a una situazione come quella che, ancora increduli, stiamo vivendo?

Non possiamo non chiederci come mai la ricerca di partner strategici sia stata affidata alla Banca Rothschild solo poco tempo fa. Ci sembra evidente che, se tale ricerca fosse stata avviata anche solo un anno fa, in questo momento potremmo ragionevolmente trovarci di fronte ad una situazione ben diversa.

Oltre alle trattative ormai in dirittura d’arrivo con Pfizer per la cessione di Danusertib che, comunque si concludano, dovrebbero ragionevolmente portare ad un incasso al più tardi entro la fine di quest’anno, sono anche in corso incontri e discussioni con potenziali partner strategici, rappresentati da Aziende multinazionali che operano nel nostro settore, interessate ai nostri prodotti e alla nostra organizzazione. La liquidazione dell’Azienda impedirebbe qualsiasi ulteriore discussione o trattativa. Perchè precludere questo tentativo di valorizzare, nonostante le difficoltà, i numerosi risultati concreti generati in questi anni ed il patrimonio professionale di NMS?

Il piano presentato alla Congregazione prevede una ricapitalizzazione limitata dell’Azienda per circa 30 milioni €, cioè per meno del 50% di quanto promesso e sottoscritto dalla Congregazione, che permetterebbe di garantire un minimo di continuità delle attività aziendali sino alla fine di quest’anno, termine entro il quale contiamo di generare liquidità attraverso la cessione di Danusertib e di concludere la ricerca di un partner strategico.

In conclusione, nella certezza di aver svolto con la massima professionalità, dedizione e concretezza il nostro lavoro, raggiungendo con tutta evidenza risultati veri e tangibili, animati, oltre che dalla passione scientifica, dal desiderio di migliorare la condizione umana e aiutare chi soffre, riteniamo fosse nostro dovere rappresentare in maniera chiara le conseguenze etiche e materiali della decisione di non ricapitalizzare NMS avviandone di fatto la liquidazione, nella speranza che la loro piena comprensione da parte di tutti i soggetti coinvolti possa indurli a trovare una via d’uscita per una soluzione positiva della vicenda.

Il Gruppo Dirigente dell’Unità di Oncologia di Nerviano Medical Sciences

Francesco Colotta, Vice President Oncology
Maria Antonietta Cervini, Head Project Management
Silvia Comis, Director Clinical Development
Daniele Donati, Director Medicinal Chemistry
Eduard Felder, Director Chemical Core Technologies
Arturo Galvani, Director Signal Transduction
Antonella Isacchi, Director Biotechnology
Anna Migliazza, Head External Research
Jurgen Moll, Director Cell Cycle
Enrico Pesenti, Director Pharmacology
Carmela Speciale, Director Site Funding and Research Operations

fonte: bioetiche.blogspot.com » Vai al post originale

Apr 03

(Adnkronos/Adnkronos Salute) Roma, 2 apr. - […] la diagnosi preimpianto non è vietata nel nostro Paese, «perché il Tar del Lazio ha annullato le vecchie linee guida sulla legge 40 – ha puntualizzato Sebastiano Papandrea, avvocato del foro di Catania – fino a oggi, dopo aver conosciuto il risultato, bisognava comunque impiantare tutti e tre gli embrioni. Con la sentenza della Consulta la diagnosi potrà essere eseguita. E laddove il trasferimento degli embrioni, non per forza tre, comporti un rischio per la salute della donna, è consentita la crioconservazione, in attesa magari di terapie geniche che possano curare l’embrione o il bambino stesso una volta nato». […]

fonte: bioetiche.blogspot.com » Vai al post originale

Apr 03

(Adnkronos) Roma, 2 apr. - «Fermo restando che le motivazioni della Corte ci aiuteranno a capire meglio la sentenza sulla legge 40, vanno fin d’ora chiariti due equivoci, a prescindere dai giudizi di valore». Lo dichiara il senatore del Pd Stefano Ceccanti che spiega: «Il Parlamento, se crede, ha il diritto di intervenire di nuovo sulla materia, ma non ha nessun obbligo di farlo. La legge può funzionare con le disposizioni eliminate dalla Corte e con quella introdotta che consente la crioconservazione a favore della salute della donna». «Il governo, dal canto suo – aggiunge – non solo non ha, con lo strumento delle linee guida, in alcun modo la possibilità di reinserire disposizioni giudicate incostituzionali in una legge, ma neanche quello di ripristinare il divieto di analisi pre-impianto. Se lo volesse fare, l’esito sarebbe già scritto: una sentenza di illegittimità della magistratura. La precedente sentenza del Tar del Lazio che ha fatto saltare il divieto ha infatti chiarito che le linee guida sono soltanto un “atto amministrativo di natura regolamentare” che non può violare la riserva di legge “sull’oggetto della procreazione medicalmente assistita”». «Su questo giudizio di illegittimità la sentenza della Corte non aggiunge niente. Essa si è mossa dandolo naturalmente per presupposto. Il divieto di analisi pre-impianto potrebbe, in astratto, essere quindi reinserito solo con legge, ma – conclude Ceccanti – a quel punto sarebbe comunque esposto al giudizio negativo della Corte costituzionale».

fonte: bioetiche.blogspot.com » Vai al post originale

Apr 03

La nuova versione del sito di Famiglie Arcobaleno è arricchita da pubblicazioni, documentazione, testi per bambini, filmografia, foto, rassegna stampa, disegni dei bambini.
Saranno segnalate le iniziative singole e in collaborazione con le altre associazioni lgbt.
(Qui Giuseppina La Defa spiega chi sono le Famiglie Arcobaleno).

fonte: bioetiche.blogspot.com » Vai al post originale

Apr 03

(ANSA) - ROMA, 1 APR - «La Corte costituzionale si è pronunciata direttamente solo su due commi, il 2 e il 3, dell’art. 14 della legge 40 del 2004; sulle altre parti che erano state impugnate non si è pronunciata, non le ha dichiarate costituzionali, ma semplicemente irrilevanti nei casi in questione. Quindi sono state esaminate solo due norme e sono cadute entrambe per incostituzionalità». Così il senatore del Pd Stefano Ceccanti, analizza la sentenza della Consulta sulla legge in tema di procreazione assistita. Il costituzionalista del Pd sostiene che innanzitutto «vanno precisati i contenuti. Nel comma 2 la Corte ha eliminato il vincolo numerico alla creazione di un massimo di tre embrioni e quello temporale a impiantarli tutti contemporaneamente, lasciando il limite a non crearne in numero superiore a quello strettamente necessario e rinviando quindi implicitamente alla scelta del medico il numero di embrioni e il numero degli impianti, tenendo conto delle condizioni di salute della donna. Nel comma 3 – aggiunge Ceccanti – la Corte ha proceduto a integrare direttamente la norma con una sentenza cosiddetta additiva, cioè aggiungendo parole alla legge, senza bisogno di un ulteriore intervento del Parlamento, evitando così il vuoto legislativo. Una tecnica che si adotta quando la soluzione che discenderebbe dalla sentenza sarebbe obbligata». «L’aggiunta del vincolo di procedere senza pregiudizio della salute della donna – evidenzia Ceccanti – significa concretamente ampliare i casi in cui è consentita la crioconservazione degli embrioni, anche in vista di impianti successivi. Una scelta strettamente conseguente a quella operata nel comma 2». «Anche se conosciamo solo il dispositivo» il costituzionalista del Pd ipotizza anche le motivazioni: «la Corte dovrebbe aver riconosciuto la fondatezza dei richiami dei giudici alla violazione di almeno tre articoli della Costituzione: il secondo (dignità della persona, lesa perchè la normativa rigida portava con sè trattamenti invasivi e a basso tasso di efficacia); il terzo (uguaglianza perchè trattava irragionevolmente allo stesso modo donne diverse, con parti trigemini per le giovani e trattamenti inefficaci per le più anziane), il 32 (diritto alla salute rispetto ai rischi per la donna in relazione a trattamenti pericolosi) della Costituzione». Ceccanti evidenzia infine «un insegnamento di metodo: contro leggi incostituzionali non si promuovono referendum, si attende che la giustizia costituzionale faccia il suo corso, evitando un passaggio inutile».

fonte: bioetiche.blogspot.com » Vai al post originale

Apr 03

(ANSA) - ROMA, 1 APR - La Corte Costituzionale ha dichiarato l’illegittimità dell’art. 14 comma 2, della legge 18 febbraio 2004, n. 40, dice una nota della Consulta, «limitatamente alle parole “ad un unico e contemporaneo impianto, comunque non superiore a tre” embrioni». La Corte ha anche dichiarato incostituzionale il comma 3 dello stesso articolo «nella parte in cui non prevede che il trasferimento degli embrioni, da realizzare non appena possibile, debba essere effettuato senza pregiudizio della salute della donna». La Consulta ha infine dichiarato inammissibili per difetto di rilevanza nei giudizi principali le questioni di legittimità costituzionale degli articoli 6, comma 3, e 14, commi 1 e 4.

fonte: bioetiche.blogspot.com » Vai al post originale

Apr 03

L’Agenzia dell’Unione europea per i diritti fondamentali (FRA, Fundamental Rights Agency) ha pubblicato ieri la seconda parte del report sull’omofobia. Nel giugno 2008 era stata pubblicata la prima sulla situazione legale. Quella di ieri fotografa la realtà sociale della discriminazione basata sull’orientamento sessuale e l’identità di genere negli Stati membri dell’Unione europea.
Nessuna buona notizia. La disuguaglianza di trattamento, che assume anche la forma di vera e propria violenza, è molto diffusa. Prese in giro, aggressioni fisiche, insulti e disparità giuridiche affliggono i cittadini con l’orientamento sessuale “sbagliato”: gay, lesbiche, bisessuali, transessuali, queer (GLBTQ). Questo accade nonostante i diritti fondamentali siano, o dovrebbero essere, garantiti a tutte le persone.
Non sorprende: basti pensare alle reazioni che in Italia suscita il matrimonio gay, o altre richieste di parità normativa. La discussione sulla penalizzazione dell’omofobia, l’anno passato, ha scatenato commenti e risposte bizzarre, dall’invocazione dello spirito santo a quella “libertà di coscienza” che ormai è sinonimo di lavarsi le mani davanti alle ingiustizie.
Una legge non basterebbe; una legge non è una bacchetta magica. Ma è verosimile pensare che una legge giusta e paritaria avrebbe il potere di mettere in moto un processo verso una società più equa. E il dovere dei governi è anche quello di promuovere una società che garantisca davvero a tutti le stesse possibilità e gli stessi diritti.
Il direttore dell’Agenzia, Morten Kjaerum, ha definito le ingiustizie verso le persone GLBTQ “segnali allarmanti in un’Unione europea che si pregia dei propri principi di parità
di trattamento e di non discriminazione”. E Anastasia Crickley, presidente del consiglio di amministrazione dell’Agenzia, ha aggiunto che “ogni cittadino dell’Unione europea ha diritto a vivere senza paura e discriminazioni, indipendentemente dal proprio orientamento sessuale”.
Sono affermazioni che dovrebbero essere scontate; purtroppo in molti Paesi non lo sono. Purtroppo la strada contro le discriminazione è ancora lunga.

fonte: bioetiche.blogspot.com » Vai al post originale

Apr 01

Grazie a chuukyuu.

fonte: creativeclassics.blogspot.com » Vai al post originale

Apr 01

Il rogo doloso divampato all’alba di sabato in un alloggio popolare Arte di via Pedrini, a Begato, è stato il campanello d’allarme. Una famiglia composta da padre, marocchino, madre, genovese, e dalla loro bimba di due anni ha rischiato di morire tra le fiamme. La tragedia è stata evitata grazie all’intervento tempestivo dei vigili del fuoco. Ma il capofamiglia, Omar Sendal, 28 anni, si è fratturato le gambe lanciandosi dalla finestra col proposito di salvare moglie e figlia. Gli inquirenti hanno subito ipotizzato che il gesto possa avere una matrice xenofoba. È ancora tutto da dimostrare, certo. Ma, nel quartiere, la tensione è alta. Anche le testimonianze raccolte a caldo nella zona, hanno un tono più improntato all’insofferenza verso gli stranieri che alla solidarietà. La memoria torna al giugno 2006 quando, in diverse zone della città, esplosero sollevazioni e piccole violenze contro l’insediamento in appartamenti comunali di famiglie di rom slavi provenienti dal campo nomadi della Foce, chiuso definitivamente allora dall’ex giunta Pericu. Tre anni fa, volò qualche pugno e ci fu una minaccia con coltello. A Begato, l’altro giorno, è accaduto di molto peggio. Bruno Pastorino, assessore al Patrimonio del Comune: “Sono preoccupato per le richieste crescenti di alloggi da parte di immigrati e per l’insofferenza degli italiani. Serve un incontro urgente in prefettura per esaminare la situazione”.

Vincenzo Galliano, Il secolo XIX

Credo che il capitolo “case popolari” sia uno dei capitoli più discussi quando si accenna alla presenza extracomunitaria in Italia. Si sente spesso, infatti, che gli stranieri - cosi come “rubano” il lavoro e le donne agli italiani - “rubano” anche le “case popolari”. Ennesima leggenda metropolitana, ovviamente: La legge italiana, attraverso l’art. 40, comma 6, del Testo unico sull’immigrazione (decreto legislativo n. 286 del 1998), stabilisce che: “Gli stranieri titolari di carta di soggiorno e gli stranieri soggiornanti in possesso di permesso di soggiorno almeno biennale e che esercitano una regolare attività di lavoro subordinato o di lavoro autonomo hanno diritto di accedere, in condizione di parità con i cittadini italiani, agli alloggi di edilizia residenziale pubblica”. In condizione di parità, afferma la legge. Non vengono quindi inseriti in una graduatoria a parte. Non usfruiscono di corsie preferenziali. La domanda sorge quindi spontanea: come fanno, coloro che si lamentano, a credere ancora alla bufala secondo cui gli stranieri “scippano” agli italiani anche gli alloggi popolari? Vallo a sapere. Ma ciò che mi meraviglia ancor di più è che al posto di illustrare al gentile e civile elettorato “insofferente” il motivo per cui non c’è bisogno di andare a bruciare la gente nelle proprie case, c’è chi si dice invece preoccupato per le “richieste crescenti di alloggi da parte degli stranieri”. La solita metafora del lupo e dell’agnello: l’agnello si abbevera a valle di un corso d’acqua, il lupo a monte. Eppure quest’ultimo riesce lo stesso ad accusare l’agnello di inquinargli l’acqua. Questa volta, però, a monte pare che ci siano i soliti, simpatici ed insofferenti piromani.

fonte: salamelik.blogspot.com » Vai al post originale

Apr 01

L’Italia, facendo sua una direttiva dell’Unione Europea, ha accettato che, da ora in poi, i succhi di arancia possano non contenere neanche l’ombra di un arancio.

 

Apriti cielo: qualcuno ha già calcolato che andranno al macero 270 quintali di aranci, i nostri figli, già a rischio obesità, grazie a questa disgraziata iniziativa, diventeranno ancora più ciccioni, si perderanno posti di lavoro e la nostra salute rischia grosso.

Insomma un nuovo armageddon…

 

Qualcuno a pensato di avvisare lor signori che essendo cittadini liberi di scegliere, per fortuna, possiamo benissimo prenderci la briga di leggere l’etichetta e decidere di prendere i succhi al 100%?

Qualcuno ha pensato che l’unica differenza fra ieri e oggi è un misero 12% di frutta che era obbligatoria?

Per concludere: le aziende faranno ciò che credono meglio per loro ma noi consumatori, dotati, a qualcuno pare strano, di intelletto, potremo scegliere ciò che più ci aggrada.

fonte: www.trading-italia.biz » Vai al post originale

Apr 01

vendita caseDa quando è iniziata la crisi finanziaria dovuta ai mutui subprime americani, nel 2007, i prezzi delle case italiane e non hanno subito un calo costante del loro valore, questa analisi è stata fatta da Tecnocasa, l’agenzia immobiliare nr. 1 in Italia, dove ha riscontrato che i cali maggiori si trovano nelle metropoli come Roma, Firenze, Bologna, Genova, ma anche nelle piccole città si nota un calo sensibile, questo fatto è dovuto alla poca diponibilità economica per comprare, in sostanza è aumentata l’offerta mentre cala la domanda a tutto vantaggio per chi ha tanta “liquidità” in modo da poter comprare con poco delle belle case.

Purtroppo anche per chi sta cercando casa non è vita facile attualmente le banche chiedono troppo di mutuo e solo per chi è in grado di pagare a discapito di quelli che hanno un lavoro precario.

In ogni modo la tendenza continuerà anche per tutto il 2009, quindi non è il momento di vendere, bisognerebbe aspettare dopo il 2010 per poter ricavare un buon gruzzolo dalla propria casa.

Nel 2008 il mercato immobiliare ha continuato a registrare un calo di prezzi, cominciato nel 2007. A dirlo e’ Tecnocasa. Le citta’ in cui si registrano i cali maggiori sono Bologna e Genova (-7,6% sul 2007) e Palermo (-7,1%).

Via ansa

fonte: www.trading-italia.biz » Vai al post originale

Apr 01

E’ notizia recente il lancio di Google Ventures, un’iniziativa di venture capital che ha l’obiettivo di promuovere l’innovazione e incoraggiare le attività di società tecnologiche promettenti.
Gli investimenti interesseranno diversi settori, tra i quali: Internet, software, clean-tech, bio-tech e healthcare.

Per maggiori informazioni o per proporre i vostri progetti vi consigliamo di visitare il sito: www.google.com/ventures

Scritto da: Google Italia Blog Team


fonte: googleitalia.blogspot.com » Vai al post originale

Apr 01

L’anno scorso abbiamo lanciato Gmail Labs come campo di prova per funzionalità nuove e sperimentali progettate dagli ingegneri di Gmail. Fin dall’inizio i Gmail Labs sono stati molto popolari tra gli utenti di Gmail in lingua inglese, e gli utenti nel resto del mondo, Italia inclusa, hanno spesso richiesto di potervi accedere nella propria lingua. Siamo perciò molto felici di annunciare che ora i Gmail Labs saranno disponibili anche nella maggior parte delle lingue supportate in Gmail.

I Gmail Labs consentono di personalizzare il proprio account Gmail aggiungendo una o più funzionalità ancora in fase sperimentale, in base ai propri interessi o alle proprie curiosità. Le funzioni disponibili al momento in Gmail Labs sono più di venti, e includono features davvero utili, come la ‘Posta in arrivo multipla’ (che consente di tenere sott’occhio due o più elenchi di messaggi email), o idee un po’ più pazze come ‘Old Snakey’, che permette di prendersi una pausa tra un’email e l’altra e giocare una partita di ‘Snake’ premendo il tasto ‘&’.

Per attivare i Gmail Labs sul proprio account basta fare clic su ‘Impostazioni’, quindi sulla scheda ‘Labs’, e selezionare le funzioni che più interessano.

Naturalmente, siccome tutte quelle di Gmail Labs sono funzioni sperimentali, ricevere le vostre opinioni è fondamentale. Se, dopo aver attivato una o più funzioni di Gmail Labs volete inviarci suggerimenti e impressioni, vi preghiamo di farlo utilizzando questo modulo. Per lo stesso motivo, alcune delle funzionalità di Gmail Labs potrebbero non funzionare correttamente in alcuni casi: se dovesse succedere, sarà sufficiente visitare questo link.

Grazie e… buona sperimentazione a tutti!

Scritto da: Azzurra Damen, Consumer Operations

fonte: googleitalia.blogspot.com » Vai al post originale

Apr 01

“Oggi se un’azienda vuole arricchirsi tecnologicamente deve acquisire vari componenti, installarli a casa propria, integrarli in un sistema preesistente e staffare i propri dipendenti affinché il sistema funzioni e crei valore. Questo modello é disastroso. Impone investimenti altissimi e altrettanto alti costi fissi, spesso influenzati da finte necessità di ridondanza o dimensionamenti oltre misura. Questa situazione è ideale per i classici fornitori di tecnologia che lucrano sui benefici derivanti da investimenti sovra-dimensionati”.
(Nicholas Carr, The Big Switch)

Per troppo tempo le tecnologie usate in azienda sono state progettate pensando più a ciò che dovevano fare che a chi doveva usarle. Applicazioni disegnate da esperti per esperti, non per gente comune. Il Web ha ribaltato questa situazione. Tutto è partito dalle persone, o meglio, da come e per cosa esse usano Internet. Le persone e le loro aspettative sono infatti sempre le stesse, anche quando si trovano al lavoro. Perché mai le persone dovrebbero imparare a usare tecnologie diverse per fare sostanzialmente la stessa cosa anche se in due contesti diversi?

In questo nuovo scenario di tecnologia pervasiva, cresce dunque l’insofferenza verso le applicazioni aziendali complesse e difficili da usare. La strategia di Google per il Cloud Computing è pensata proprio per rispondere a queste esigenze, portando sul posto di lavoro le stesse applicazioni che la gente usa con soddisfazione nella vita privata.

Il Cloud Computing è la nuova frontiera dell’informatica ed è destinato ad avere effetti decisivi sulla vita delle persone e delle aziende, semplificando le applicazioni e la fruizione di tutti i servizi. Questo nuovo paradigma è basato sulla possibilità di utilizzare le risorse di calcolo in modo simile a come si usa l’acqua o l’energia elettrica, ovvero attraverso una rete di risorse distribuite accessibili a livello globale e gestite in modo centralizzato dal provider del servizio. L’utente deve semplicemente “aprire il rubinetto” o “premere l’interruttore” per usufruire del servizio di cui ha bisogno ovvero, nel caso dell’IT, per avere a disposizione la potenza di elaborazione e le applicazioni.

Spinto dall’evoluzione di Internet, il cloud computing introduce uno schema secondo il quale qualsiasi dispositivo dotato di connessione a Internet in qualsiasi parte del mondo può divenire il punto di accesso istantaneo ai servizi e alle applicazioni residenti su potenti macchine (server web installati presso le server farm del provider del servizio). Uno schema dove il software non si compra e si installa, ma si utilizza eventualmente dietro pagamento di un canone e dove anche la sicurezza dell’email e la protezione dalle minacce del Web sono fornite sotto forma di servizio e gestite a monte dal provider anziché sulla rete aziendale. Ciò comporta risparmi enormi in termini di risorse tecniche, consumo di banda, hardware e software. Sia sul fronte consumer sia su quello business, Google è stato il pioniere di questo nuovo concetto di fruizione della tecnologia on demand o sotto forma di servizio, dove il computer diviene, di fatto, la Rete.

Secondo alcune stime recenti, il modello online consentirebbe alle aziende un risparmio sui costi di supporto pari a 300 euro l’anno per ciascun dipendente. Fatti due calcoli, se solo il 30% delle PMI italiane passasse al cloud computing, il risparmio globale raggiungerebbe gli 830 milioni di euro l’anno! Impressionante, vero?

Spostando dati e applicazioni “sulla nuvola”, il modello Cloud consente di realizzare economie considerevoli. Cosa di particolare rilevanza in un periodo come quello attuale, dove per le aziende diventa inderogabile concentrarsi sul proprio core business. Il taglio dei costi di gestione e le iniziative finalizzate a migliorare l’efficienza e l’efficacia delle operazioni aziendali sono alcuni dei primi passi utili per il rafforzamento delle proprie difese. In questa difficile contingenza economica, quale azienda non gradirebbe poter risparmiare 300 euro l’anno per ciascun dipendente?

L’offerta per il cloud computing di Google è denominata Google Apps. Potete trovare tutte le informazioni qui.

Scritto da: Carlo Marchini, Responsabile Google Enterprise

fonte: googleitalia.blogspot.com » Vai al post originale

Apr 01


In “Human Organ Transplantation” due infermieri entrano nella casa di Mr. Brown, lo sbattono sul tavolo della cucina e gli prelevano il fegato. È un episodio di Monty Python’s The Meaning of Life, film esilarante e irriverente dell’indimenticabile gruppo inglese. Più che di trapianto, ovviamente, si dovrebbe parlare di rapina o di aggressione.
La versione reale è il traffico illegale di organi umani, ben poco divertente e troppo spesso liquidato dai media come leggenda metropolitana – proprio come i coccodrilli che fanno capolino dal water.
Nel maggio 2007 Alessandro Gilioli aveva raccontato di questo traffico da Kathmandu, del patto scellerato tra ricevente e “donatore”, dell’inferno della povertà e dell’illegalità, rompendo il silenzio complice di questa barbarie (“Ho comprato un rene in Nepal”, L’espresso).
Se le parole sulla carta non fanno abbastanza effetto, fare finta di niente davanti a testimonianze filmate è più difficile. La storia è abbastanza ripetitiva: abusi, miseria, violenza. Persone prive dei mezzi necessari a sopravvivere che vengono private anche di un pezzo del loro corpo. Questi filmati, cominciati proprio in Nepal e in India due anni fa, faranno parte di un documentario intitolato “Human Organ Traffic”. H.O.T. ha lo scopo di denunciare questa realtà di ingiustizia e di sopraffazione.
I protagonisti di H.O.T. sono bambini e adulti che raccontano la loro storia di disperazione.
La “realtà invisibile” e drammatica di un mondo popolato da pochi benestanti che sfruttano moltissimi poveri: “da un lato la necessità di sopravvivere alla povertà a qualsiasi prezzo, dall’altro, quelli disposti a pagare qualunque prezzo per sopravvivere”.
Il mercato nero degli organi, i medici corrotti, la promessa di una vita migliore. E poi i mediatori e le forze dell’ordine.
Una mappa degli abusi che va dall’India al Brasile, da Israele alle Filippine.
H.O.T. è diretto da Roberto Orazi e si avvale anche della collaborazione del “nostro” Ignazio Marino e dell’antropologa Nancy Scheper-Hughes, cofondatrice di Organs Watch, team multidisciplinare su diritti umani e i trapianti di organi.

DNews, 30 marzo 2009

fonte: bioetiche.blogspot.com » Vai al post originale

Apr 01

Barbara Spinelli, «Il coma dell’anima» (La Stampa, 29 marzo 2009, p. 1):
Il contrario dell’esercizio di morte è l’indifferenza e dunque più fondamentalmente: la perdita di controllo su di sé, l’anticipato coma dell’anima. Per lo Stato che monopolizzando ogni cosa si sostituisce alla natura, il cittadino comatoso è l’ideale. Non contano l’uomo e i suoi modi scritti o verbali di allenarsi alla morte. Conta il corpo nudo, «gettato lontano» nelle cliniche, come scrive Rilke nel Malte Laurids Brigge. Contano il sovrano, e le macchine con cui esso piega la volontà delle persone. Quella che viene strappata all’uomo, in realtà, è la condizione di maggiorità (la sua Mündigkeit, direbbe Kant). Non a caso il sottosegretario Eugenia Roccella paragona il comatoso irreversibile, trafitto anche senza volerlo da sonde nutritive, a un neonato nutrito col biberon.
Chi immaginava un vero testamento biologico dovrà ricordarlo. Come quel neonato dovrà vedersi da ora in poi allo specchio, se la legge passerà: infantilizzato, dotato di diritti dell’infanzia ma gettato nella prigione del coma senza aver potuto sventare in tempo lo stato di minorità. Dovrà vedersi non come bamboccione ma addirittura come lattante, titolare di diritti ma privo di responsabilità.
La maggiore età è per Kant la facoltà che ciascuno possiede di determinare se stesso, di parlare e pensare per proprio conto in indipendenza e libertà, di sfuggire la minorità. È così comodo esser minorenni, e lusinghiero per chi ci vorrebbe poppanti: «A far sì che la stragrande maggioranza degli uomini (e con essi tutto il bel sesso) ritenga il passaggio allo stato di maggiorità, oltreché difficile, anche molto pericoloso, provvedono già quei tutori che si sono assunti con tanta benevolenza l’alta sorveglianza sopra costoro. Dopo averli in un primo tempo istupiditi come fossero animali domestici e aver accuratamente impedito che queste pacifiche creature osassero muovere un passo fuori dal girello da bambini in cui le hanno imprigionate, in un secondo tempo mostrano a esse il pericolo che le minaccia qualora tentassero di camminare da sole» (Kant, Risposta alla domanda: cos’è l’Illuminismo?).

fonte: bioetiche.blogspot.com » Vai al post originale