Mag 31

Lettera a Franco Frattini Sulla bizzarra idea di laureare  ad honorem il colonnello Gheddafi.Quale considerazione ha dei diritti umani un dittatore africano che ha bollato il Tribunale penale internazionale di “terrorismo” per aver chiesto l’arresto dell’amico Bashir, il tiranno sudanese responsabile dello sterminio in Darfur? di Yasha Reibman
Tratto da: www.tempi.it

La laurea honoris causa viene conferita dalle università a personalità che si sono distinte particolarmente e che, accettando il conferimento, ricevono e nello stesso tempo danno onore all’ateneo che li celebra. Ebbene, questo ambìto riconoscimento verrà conferito al leader libico Muhammar Gheddafi dall’Università degli studi di Sassari. La proposta viene dal professor Giovanni Lobrano, preside di Giurisprudenza, ed è stata approvata dal Consiglio di facoltà. Ora si è formata una commissione per scrivere le motivazioni. Quale onore potrà mai sperare di ricevere l’ateneo sardo dal dittatore libico? In Libia vige un regime con un solo partito, con un solo leader, che da quarant’anni regna con la violenza sul paese e reprime i dissidenti. Secondo l’annuale rapporto di Freedom House sulla libertà nel mondo, la Libia ha il peggior voto possibile. In Libia viene praticata sistematicamente la pena di morte e, secondo l’associazione radicale Nessuno tocchi Caino, avvengono anche esecuzioni extragiudiziarie, cioè senza alcun processo. Le maggiori organizzazioni non governative per i diritti umani, da Amnesty International a Human Rights Watch, dalla Federazione internazionale delle leghe dei diritti umani a Medici senza frontiere e Reporters Without Borders, hanno in più occasioni denunciato la sistematica violazione dei diritti di donne, bambini e migranti. Organizzazioni non governative libiche semplicemente non esistono.L’alta considerazione che il colonnello Gheddafi ha nei confronti dei diritti umani è ben sintetizzata dalla sua scelta, nel 2000, di onorare con il prestigioso “Premio Gheddafi per i diritti umani” il dittatore cubano Fidel Castro. Mentre solo un paio di mesi fa, in qualità di presidente dell’Unione Africana, ha bollato il Tribunale penale internazionale di “terrorismo” per aver chiesto l’incriminazione e l’arresto dell’amico Omar Hasan Ahmad al Bashir, il dittatore sudanese responsabile dello sterminio in Darfur. Quali siano le ragioni che escogiteranno a Sassari per giustificare l’onorificenza a Gheddafi non è dato sapere, ma voi a quest’uomo dareste una laurea ad honorem?Firma l’appello on-line di Italians for Darfur!
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Mag 31


E’ una bella domanda di Travaglio, alla quale con l’aiuto di Travaglio proveremo a dare una risposta.

Onde evitare polemiche, l’articolo è stato rimaneggiato e condensato al fine di preservare l’integrità del server di Blogger.

Cominciamo con il “Popolo delle Libertà… Riconquistata” spesso grazie a lodi, prescrizioni, indulti e amnistie.

Lucio Barani, che è un ex socialista che è stato Sindaco di Aulla, famoso per aver inaugurato addirittura Piazza Martiri di Tangentopoli, dove i martiri di Tangentopoli non siamo noi derubati, ma sono quelli che rubavano e infatti la piazza, che si chiamava Piazza Matteotti, è diventata Piazza Martiri di Tangentopoli con un bel monumento a Craxi. Nonostante non sia una fontana, i maligni sussurrano che vengano lanciate più monetine che in quella di Trevi… cattiverie non gratuite, ma a prezzi decisamente modici.

Bonsignore Vito stava nell’Udc, è un pregiudicato per tentata corruzione per gli appalti dell’ospedale di Asti, la Tangentopoli torinese, stava con Casini e, appena Berlusconi ha scoperto che c’era un pregiudicato che non stava con lui, ha immediatamente fatto campagna acquisti e l’ha portato nel Popolo delle Libertà. Non si conosce l’entità dell’ingaggio, ma per i campioni, è noto, non si bada a spese.

Poi c’è Clemente Mastella: di lui sappiamo molte cose naturalmente, ci siamo forse dimenticati un fatto importante, ossia che Mastella è tutt’ora indagato, anzi c’è alle viste una richiesta di rinvio a giudizio nei suoi confronti per la famosa inchiesta di Santa Maria Capua Vetere. Inutile aggiungere altro: Mastella è come Falqui… basta e avanza la parola!

Aldo Patriciello è un altro che stava nell’Udc, anche lui è un condannato imputato in altri processi, appena Berlusconi ha visto un pregiudicato nell’Udc si è ingelosito e si è portato Patricello in casa nonostante sia ampiamente maggiorenne. E’ sotto processo in udienza preliminare a Isernia per truffa all’Anas, nel senso che insieme al fratello Gaetano, che è costruttore, avrebbe messo in piedi un appalto per la variante stradale di Venafro, costruita con materiali scadenti che mettevano a rischio la solidità di quest’opera, per cui l’Anas ha dovuto spendere un sacco di soldi per consolidare l’opera, una volta finita.

Nino (famolo) Strano tutti lo ricordano, stava in Alleanza Nazionale, era in Parlamento quando cadde il governo Prodi, festeggiò tirando fuori una bottiglia di Champagne e infilandosi anche delle fette di mortadella in bocca: una scena memorabile che ha fatto il giro del mondo, dissero che mai più questo signore avrebbe calcato le scene parlamentari, infatti lo mandano in Europa, non essendo riusciti a rimandarlo in Parlamento! Per non farsi mancare niente, Strano ha anche una condanna recente in primo grado a Catania per lo scandalo della cenere lavica: che cosa era successo? Che nel 2005, tre giorni prima delle elezioni comunali a Catania, Strano, che era Assessore della Giunta Scapagnini, il medico di Berlusconi, insieme agli altri Assessori e a “Sciampagnini” aveva deciso di regalare tra i 300 e i mille Euro a ciascuno dei 4.000 dipendenti del comune per risarcirli dei danni causati dall’eruzione dell’Etna, che anni prima aveva ricoperto di cenere nera la città. Naturalmente era un chiaro regalo ai dipendenti pubblici affinché votassero per i partiti di centrodestra, che sostenevano la Giunta: la stessa Giunta Comunale che ha svuotato le casse comunali e ha mandato completamente in fallimento Catania. I soliti maligni dicono che anche a Pompei ed Ercolano si stiano organizzando…

Poi abbiamo la Lega Nord: nella Lega Nord si ripresenta per l’ennesima volta Mario Borghezio. Mario Borghezio è quello che strillò contro Ciampi durante il discorso che il Presidente fece al Parlamento Europeo, sventolò bandiere, gridò “ abbasso l’Italia” facendosi espellere dall’aula, “ Italia vaffanculo!” questo era l’urlo di Borghezio, parlamentare europeo italiano, mentre parlava il Presidente della Repubblica italiano, è quello che va in giro per treni a disinfestare e a disinfettare le carrozze inquinate, dice lui, dagli extracomunitari; è quello che guidò, insieme a Calderoli, una famosa marcia di protesta a Verona contro il Procuratore Papalia, che aveva osato indagare sui leghisti: alcuni di questi marciatori esibivano una bara che, come si fa nelle terre di mafia, è naturalmente un auspicio di morte immediata per il Procuratore. Borghezio ha, anche lui, la sua bella condanna definitiva, è un pregiudicato anche lui, due mesi e venti giorni per incendio aggravato con finalità di discriminazione xenofoba ai danni di alcuni rumeni, che rischiarano di finire arrosto a causa delle fiaccole che avevano incendiato i loro giacigli sotto un ponte della Dora, durante un raid delle camice verdi capitanate da Borghezio.

Abbiamo poi Umberto Bossi, il quale sapete, perché ne abbiamo parlato spesso, che oltre a essere quello che è, è anche stato condannato per finanziamento illecito per i 200 milioni che Carlo Sama, del gruppo Ferruzzi, versò illegalmente alla Lega Nord nel 1992. E poi Bossi è un altro grandioso, luminoso esempio di parlamentare italiano per avere più volte insolentito la bandiera, cioè il simbolo nazionale, dicendo una volta che ci si sarebbe pulito il culo e altre volte usando altre espressioni ancora più irriferibili.

Poi c’è l’Avvocato Brigandin, che è l’Avvocato di Bossi, messinese e leghista, già Procuratore generale della Padania, sapete che loro si danno queste cariche di pura fantasia, è imputato davanti alla Cassazione per truffa aggravata ai danni della Regione Piemonte, per aver procurato - così dice l’accusa - dei finanziamenti non dovuti a un imprenditore suo amico che sosteneva di essere stato duramente danneggiato dall’alluvione, mentre invece pare che l’alluvione non avesse neanche lambito la sua concessionaria di automobili. In primo grado è stato condannato a due anni, era stato anche arrestato per questo in appello e invece è stato assolto, la Procura Generale ha fatto ricorso in Cassazione e quindi il processo è pendente in Cassazione.

L’Udc ha Magdi Allam, il quale anche lui non ha nessun problema di tipo penale etc.: forse è un po’ tanto invasato, ha una rubrica che si chiama Il Crociato, ha un partito che si chiama Protagonisti per l’Europa Cristiana e si propone di dichiarare non leciti eticamente addirittura il divorzio e le unioni tra omosessuali e ha sostenuto, in nome del dialogo con l’Islam, che l’Islam moderato non esiste e che l’Islam non è una vera religione buona e anzi il Corano è un libro che incita all’odio, alla violenza e alla morte. Pare che ora si stia dedicando ad una profonda esegesi del Manuale delle Giovani Marmotte… si prevedono tempi duri per la Disney.

Poi c’è Ugo Bergamo: Ugo Bergamo non lo conosce nessuno, è un Avvocato, un ex Sindaco di Venezia della Democrazia Cristiana, un ex parlamentare dell’Udc che dal 2005 siede nel Consiglio Superiore della Magistratura e ha avuto un ruolo fondamentale nello sparare a zero contro i magistrati di Salerno, il giorno stesso in cui perquisirono il palazzaccio di Catanzaro.

Poi c’è Ciriaco De Mita, il quale è uno spettacolo vivente: ha 82 anni, è in Parlamento da 46 anni, si è fatto 12 legislature, insomma è stato protagonista di quella meravigliosa ricostruzione dopo il terremoto dell’Irpinia. Si è salvato per molte prescrizioni e, soprattutto, per l’amnistia dell’89 da Tangentopoli per tutti i finanziamenti illeciti che la DC prendeva prima dell’89 e quindi prima che fosse tutto amnistiato e insomma, è proprio una giovane promessa della politica che si affaccia sul campo, pronta a dare il suo contributo al rinnovamento delle classi dirigenti! E se mai riesce a farsi eleggere, in Europa avremo una lingua in più: il ciriacense.

Sempre nell’Udc c’è Giuseppe Naro, che è un messinese che ha una condanna definitiva a sei mesi per abuso d’ufficio, in quanto avrebbe acquistato.. anzi, la sentenza è definitiva, degli ingrandimenti fotografici, 462 ingrandimenti fotografici con denaro pubblico per 800 milioni di lire e poi ha avuto due prescrizioni in altre due inchieste e quindi, naturalmente, è pronto, anche lui, per l’Europa.

Poi c’è Ferdinando Pinto, che è stato processato -e poi con fasi alterne alla fine è stato assolto, perché mancavano le prove - per aver incendiato il Teatro Petruzzelli. Ma nel processo civile che gli hanno intentato i proprietari del Teatro Petruzzelli, di cui lui era il gestore e il Presidente, è stato condannato a pagare 57 miliardi di lire alla famiglia dei proprietari: miliardi che non ha mai pagato, perché pare che il teatro non fosse assicurato.

Completa il quadro di questa meravigliosa squadra messa insieme dall’Udc Saverio Romano, il quale è indagato per concorso esterno in associazione mafiosa in Sicilia, a Palermo, per i suoi rapporti insieme a Cuffaro presunti con il clan Guttadauro e, in più, è sotto osservazione per certe dichiarazioni che ha fatto il figlio di Ciancimino su certi regali in denaro che sarebbero arrivati, tra gli altri, anche a lui, anche se lui legittimamente nega.

Dimenticavo Emanuele Filiberto di Savoia: non mi pare di dover aggiungere niente, insomma Emanuele Filiberto di Savoia, quello di “ Ballando con le Stelle”, quello… Emanuele Filiberto di Savoia, quello lì, quella testa coronata potremmo definirlo.

Per l’Mpa, Movimento Per l’Autonomia di Raffaele Lombardo, abbiamo Francesco Musotto, che è stato assolto con una formula che echeggia la vecchia insufficienza di prove nel processo per mafia, nel quale il fratello è stato condannato perché si è accertato che, nella loro villa al mare, a Finale di Pollina, venivano ospitati alcuni boss latitanti come Tullio Cannella, Giovanni Brusca, Domenico Farinella e Leoluca Bagarella, ma evidentemente poco fisionomista, Musotto non se ne era accorto e infatti è stato assolto, perché non c’erano prove sufficienti per dimostrare che lui si rendesse conto che quei simpatici ceffi che si aggiravano per casa sua erano boss mafiosi, i cui volti campeggiavano in tutte le Questure come i più ricercati tra i latitanti. Rifiutato un prestito agli americani per cercare Bin Laden e agli Albesi per cercare trifule, lo spediamo in Europa.

Nel PD c’è Andrea Cozzolino: è l’Assessore alle attività produttive della Regione Campania e ha ricevuto un avviso di garanzia proprio nei giorni della candidatura, con perquisizione in casa sua, perché è sotto inchiesta a proposito della costruzione di una centrale a biomasse in Provincia di Caserta. L’impianto si chiama Biopower. Poi c’è un altro esponente della politica campana: Andrea Losco, che è stato - risparmiamoci le ironie sul cognome, perché non si scherza sui cognomi - governatore della Campania per l’Udeur tra il 99 e il 2000, è stato commissario straordinario per l’emergenza rifiuti, così brillantemente risolta naturalmente, prima di passare la palla a quell’altro genio di Bassolino. Losco era noto per aver raccomandato - così risulta da un elenco che è stato trovato negli uffici dell’alto commissariato - ben 14 persone che lavoravano lì dentro.

E poi c’è l’Assessore all’agricoltura della Giunta Loiero, Mario Pirillo, che ha cambiato una dozzina di partiti: dalla DC al Cdu, all’Udr, all’Udeur, alla Margherita, al PDM e al PD, e che è stato appena imputato, con richiesta di rinvio a giudizio, nell’inchiesta “ why not?”, è uno dei 98 per i quali la Procura generale di Catanzaro ha chiesto il rinvio a giudizio e pare che le accuse vadano dal peculato all’abuso d’ufficio, alla truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche.

Nell’Alleanza di Centro di Pionati, l’ex mezzobusto RAI, troverete Tommaso Barbato: è lo sputacchiere, è quello famoso perché sputò in faccia a Cusumano mentre cadeva il governo Prodi e quindi una preclara figura di quel calibro non poteva restare fuori dalle liste, l’Alleanza di Centro di Pionati lo candida e tenta di riportarlo in auge.

Ora è a voi la scelta se andare a votare per questi o per altri… e, ovviamente, cosa turarvi.

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Mag 31

agente

ispettore

commissario

chi avesse delle perplessità può cliccare qui

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Mag 31

L'omosessualità non è re[ato]
Quante polemiche infondate sulla sparizione della lotta all’omofobia dal sito del Ministero per le Pari Opportunità! Quante proteste inutili rivolte al ministro Mara Carfagna, accusata di essere insensibile verso la discriminazione su base sessuale e le mancate tutele di alcuni cittadini!
Nella nuova veste del sito non si nominano le questioni GLBTQ non perché il ministro sia disinteressato o disattento, ma perché non esiste più una “questione GLBTQ”: l’uguaglianza dei diritti per tutti i cittadini è stata portata a compimento; la legislazione italiana ha raggiunto quella dei più avanzati Paesi al mondo; il matrimonio è una possibilità per tutti, indipendentemente dall’orientamento sessuale – per quale ragione dovrebbe essere rilevante per avere la possibilità di sposarsi? – la maturazione culturale è giunta a compimento e nessuno più sghignazza davanti a due uomini o a due donne che si baciano, perché ognuno è libero di vivere come vuole e di amare chi vuole.
Insomma, mantenere una commissione che combatte le ingiustizie quando le ingiustizie non esistono più sarebbe come mantenere una commissione per gli invalidi di guerra dopo che da un paio di secoli si vive in pace. Carfagna non ama ciò che è superfluo. Come darle torto in un periodo in cui è moralmente doveroso evitare gli sprechi?

(DNews, 29 maggio 2009)

fonte: bioetiche.blogspot.com » Vai al post originale

Mar 11

Questo piccolo isolotto del Lago di Bolsena è ciò che resta, come quello bisentino, del cono eruttivo del vulcano sottostante l'attuale lago. Esso dista appena un chilometro dalla costa del lago ed è incredibilmente diverso dal compagno. I suoi dieci ettari ospitano una comunità vegetale pressochè integra e apparentemente molto più selvatica, quasi tropicale. Le sponde sono popolate da numerose colonie di uccelli acquatici e al di fuori delle specie vegetali ed animali l'isola non è attualmente popolata.
Sicuramente visitato dagli etruschi, forse anche dai romani, l'isola è storicamente famosa per la detenzione di due incredibili donne: Cristina, martire e patrona di Bolsena, fu relegata sull'isola da papa Urbano IV affinchè rinnegasse la sua forte fede cristiana; Amalasunta, regina degli Ostrogoti, dal carattere deciso e diplomatico si inimicò i Goti e tramite un complotto di questi col famigliare Teodato fu dapprima imprigionata nell'isola e quindi uccisa nel 535 d.C.
L'isola ha storicamente attratto l'attenzione sia dei nativi dei borghi limitrofi (a questa epoca risale la chiesa di S. Stefano del IX sec.) dei Viterbesi, dei signori di Bisenzio e del papato. Sotto la chiesa l'isola ha vissuto il periodo di massimo splendore. A partire dal XVII secolo, sotto il ducato di Castro l'isola fu progressivamente abbandonata, le strutture smantellate ed i materiali riutilizzati per la costruzione di Marta. Attualmente l'isola vi è una residenza Privata e non è visitabile.

fonte: www.lago-di-bolsena.biz » vai al post originale »

Mag 29


…o il nano malefico.

E se invece nasci per dispensare stron…. puoi sempre fare il premier

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Mag 29


…alla sua “altezza” !!!

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Mag 29

playboyLa crisi economica sta mettendo in ginocchio parecchie aziende, in particolare modo quelle americane, ma c’è un settore che non conosce crisi è il mercato del porno e su internet ne troviamo una infinità di siti web che trattano questo argomento, la maggior parte sono a pagamento e il guadagno è molto consistente e questo ha fatto si che parecchie riviste con foto di donne nude bellissime ma che non trattano il porno sono andate in crisi, se si vuole trovare una foto di una bellissima donna nuda, basta andare su Google e impostare la ricerca per poi trovare subito quello che si stava cercando e la vittima illustre è Playboy, la famosissima rivista di sole donne nude costruita dal grande Hugh Hefner è stata messa in vendita a 300 milioni di dollari e che nessuno vuole comprare anche perchè il suo prezzo di mercato è di “appena” 100 milioni di dollari, ma è molto probabile che verrà venduta ad un prezzo molto inferiore, a meno che il socio di maggioranza, Hugh Hefner, decida di tenerselo fino a che non muore.

Bisogna anche tenere conto che Playboy è in decadenza, infatti è passato dalle 7 milioni di copie vendute nel 1972 alle 2 milioni di copie ed il fatturato è in continuo calo, secondo me bisognerebbe rivitalizzare il marchio magari rendendolo più attuale e più attraente, sicuramente è ancora appettitibile come business e chi lo comprerà saprà gestirlo al meglio, altrimenti è la fine.

Dopo aver messo in ginocchio i quotidiani americani - colpiti anche dal calo delle entrate pubblicitarie per via della crisi - internet si accinge a fare un’altra vittima. Secondo il New York Post, infatti, Playboy è in vendita per 300 milioni di dollari, ma finora nessun potenziale acquirente si è fatto avanti.

Via corriere

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Mag 29

Penso che questo video rappresenti una delle pagine più divertenti di qualsiasi campagna politica italiana pre elezioni. In Italia politici che dicono quello che pensano direttamente penso ve ne siano pochi. Possiamo estremizzare dicendo che sono Pannella e Cossiga?

Tralasciando qualsiasi inferenza meramente politica il “leader” dell’attuale PD Franceschini, pare non attirare a sè simpatie bi-partisan, forse nemmeno quelle dei suoi compagni. Anche quell’accento spiccatamente della bassa ferrarese fa il suo che.

Ad un certo punto a Ballarò accade il peggio. Pannella a Franceschini ce non lo lascia liberamente parlare:

“Però c’hai la faccia come il culo! [...] Tu fai il democratignegnegné… “

Fantastico!

Il resto è critica politica in lingua del volgo.

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Mag 27

Fonti dell’UNAMID confermano pesanti scontri a fuoco tra i ribelli del JEM e l’esercito sudanese intorno alla città di Umm Baru, uno dei più grandi centri del Nord Darfur, vicino al confine ciadiano. Almeno 350 gli sfollati, più di 50 i feriti, un centinaio i morti accertati domenica scorsa.
La città, dapprima sotto il controllo dello SLM - Minnawi, unico firmatario del trattato di Abuja del 2006, sarebbe stata conquistata dal JEM, il movimento meglio armato del Darfur che sarebbe legato all’islamista HAssan Al-Turabi, e infine ripresa dall’esercito regolare, dopo ore di scontri e bombardamenti confermati da osservatori della missione ONU-UA. Il JEM, secondo quanto riferito dal Governo sudanese, avrebbe portato l’attacco alle postazioni militari del centro abitato con 80 veicoli e 40 pezzi di artiglieria di origine ciadiana: un’altra prova di forza del movimento ribelle in cerca di maggiore potere contrattuale, dopo quella di pochi giorni fa a Kornoy, altra cittadina a 50 Km dal confine con il Ciad, prima dell’inizio degli ennesimi colloqui di pace a Doha, domani 27 maggio, con il governo sudanese.

Nel frattempo, il Sudan Liberation Movement/Army, il più rappresentativo dell’eterogenea popolazione del Darfur ma il meno armato e diviso in più fazioni, cerca la via della riunificazione in Libia, plausibilmente nelle prossime settimane, nel tentativo di giungere compatto al prossimo tavolo di trattative.Firma l’appello on-line di Italians for Darfur!
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Mag 27

bomba_atomicaDopo l’Iran di Ahmadinejad aveva annunciato di aver creato il nucleare, inizialmente era stato progettato per distruggere Israele, poi la cosa è stata ridimensionata (con moltepici dubbi) portando il nucleare come forma di energia per lo stato, adesso la Corea del Nord ha seguito le orme dell’Iran, ha appena lanciato due missili a gittata corta per un test nucleare (il secondo dopo quello del 2006) che assume dei toni allarmanti a livello mondiale in quanto la Corea del Nord ha creato questo ordigno nucleare con lo scopo di difendersi e non per creare energia, in più dopo le dichiarazioni del presidente degli Stati Uniti d’America, Barack Obama, che aveva detto che gli USA avrebbero cercato di distruggere eventuali armi di distruzione di massa, i coreani hanno detto che se gli americani dovessero mostrarsi ostili nei loro confronti ecco che inizierà la terza guerra mondiale don effetti nefasti per la terra.

A quanto pare il prgetto di pace dovrà attendere ancora parecchio, al potere ci sono ancora troppe teste dure che pensano alla vecchia maniera senza considerare che la pace porterebbe dei sviluppi ben più grandi di una ipotetica guerra mondiale che farebbe sprofondare il mondo all’età della pietra.

Spero che il dialogo possa servire a calmare gli animi e c’è bisogno di tutta la comunità internazionale.

Ieri, il regime comunista nordcoreano ha testato il secondo ordigno nucleare dal 2006 e lanciato tre razzi a corto raggio da una base missilistica sulla costa orientale, provocando la condanna internazionale.

“Il nostro esercito e il nostro popolo sono pronti alla battaglia… contro ogni tentativo sconsiderato degli Usa di un attacco preventivo”, ha scritto l’agenzia di stampa nordcoreana KCNA.

Via reuters

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Mag 27

Bart to blame! di VintFalkenLeggendo nella blogosfera di qua e di là ho trovato un simpatico post meta economico con degli utili consigli su come non indebitarsi eccessivamente e incorrere in guai seri. Ricordo infatti che, soprattutto nel settore del piccolo-medio credito, esiste un circuito informativo interbancario, al quale tutte le finanziarie sono connesse, dove vengono segnalati i morosi, anche per importi di piccola entità e ritardi di pochi giorni.

Le regole del sito spendonlife.ca sono:

  • Allena la tua mente a dire “NO”: qualche rinuncia in cambio di un sonno più rilassato
  • Pianifica il tuo budget: entrate uscite e movimenti previsti
  • Creati un conto che non puoi toccare: fagli prelevare automaticamente un po’ di euro al mese. Conti di deposito con ritiro immediato non previsto possono avere interessi più alti (temo che questo punto sia piuttosto ironico… e comunque in Italia lasciate perdere…)
  • Paga  in contanti  invece di usare il “credito”

Il post è tra l’ironico e il filosofico ma non potete dire che sono indicazioni errate )

foto di VintFalken

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Mag 27

noeami_letiziaPer chi avesse dei dubbi che il nostro premier Silvio Berlusconi avesse fatto “qualcosa” con Noemi Letizia, può stare tranquillo non c’è stato nulla di scandaloso, lei è illibatissima a darne conferma è stato il padre Benedetto Letizia che lo ha ripetuto a tutti che sua figlia non è stata toccata e chi volesse dire il contrario sarà passibile di querela.

Insomma i media hanno speculato su questa storia in maniera esasperante che ha incrementato la popolarità di Berluscono e della ragazza visto che ormai tutti la cercano e la vogliono i qualsiasi trasmissione, qusto fenomeno mediatico è stato generato dal Berlusca per pura campagna elettorale.

In ogni modo illibata o no, Noemi ci guadagna sopra a tutto ciò e se non sfonderà nello spettacolo, sicuramente avrà un posto in politica.

Dico subito chiaro e tondo che mia figlia e’ illibata. Ricordatevi questa parola: illibata. E ne sono orgoglioso. Il resto sono tutte illazioni di cui saranno chiamati a rispondere quanti continuano a offendere la mia famiglia.

Via adnkronos

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Mag 27

Quasi estate, quasi tempo di vacanze o, almeno, di un week-end all’aria aperta, da poter vivere con tutta la famiglia. Dove andare? Magari in un parco a tema, come Disneyland Paris.

Da oggi, il viaggio verso Parigi inizia ancora prima di salire sull’aereo e può proseguire una volta tornati a casa, grazie alle tecnologie digitali. Il parco di divertimenti francese è infatti il primo in Europa a poter essere visualizzato in 3D su Google Earth. L’iniziativa rientra nel “Magico Anno di Topolino”, l’anno di festeggiamenti dedicato al popolare personaggio di Disney.

Grazie a questo nuovo livello di Google Earth potrete “planare” su Disneyland Paris e “camminare” per le sue strade. Per realizzare questo progetto, due fotografi hanno lavorato per 20 giorni scattando ben 85.000 foto di tutti gli edifici di Disneyland Paris, che sono state usate per comporre i 1583 modelli 3D presenti nella ricostruzione digitale del parco.
Questo il link per iniziare il viaggio: http://earth.google.it/intl/it/disney/
Buon divertimento!

Scritto da: Google Italy Blog Team


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Mag 27

http://www.ivanscalfarotto.it/

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Mag 25

Il 25 maggio è la Giornata Mondiale dell’Africa: lo hanno ricordato la FOCSIV e la Fondazione MISSIO (Conferenza Episcopale Italiana), in una lettera inviata ieri ai Presidenti e Direttori Generali delle principali Reti televisive italiane, al Presidente della Commissione di Vigilanza della RAI e al Presidente e Segretario Generale della FNSI (Federazione nazionale stampa italiana).
Nella lettera si chiede venga fatta più informazione sulle numerose e sempre ignorate crisi umanitarie del continente, appello condiviso e rilanciato da Italians for Darfur, che da maggio 2006 chiede a Rai, La7 e Mediaset che si parli del conflitto in Darfur, e non solo.
La ricorrenza è stata proposta dall’Unione Africana per ricordare la fondazione, nel 1965, dell’Organizzazione per l’Unità Africana, che nel 2002 ha preso l’attuale denominazione.Firma l’appello on-line di Italians for Darfur!
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Mag 25

Il Governo Italiano ha reso noto di aver stanziato 300.000 euro alla World Health Organization per far fronte alla nuova allarmante crisi sanitaria che mette a rischio la sopravvivenza di milioni di sfollati in Darfur, anche in seguito al dilagare di focolai di meningite nei campi profughi.
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Mag 25

La Piccola Giulia preferisce andare in bici che in una supermacchina, in vacanza dalla nonna più che in un resort, la pizza al sushi, un panino al salame al caviale. Anche un imbottigliatore colombiano non può che condividere i suoi gusti, specie da quando con la sua precarizzazione arriva a guadagnare 80 dollari al mese per assicurare aereo, elicottero caviale, sushi e stock-option al papà della Piccola Giulia… sempre che non sia un sindacalista e abbia risolto per sempre il problema del mangiare.

Dal 1989 ad oggi il sindacato colombiano Sinaltrainal ha subito decine di sequestri, torture, minacce di morte, sfollamenti forzati, montature giudiziarie. Tra tutti i sindacalisti assassinati nel mondo, l’80% viene assassinato in Colombia. Tra il 1991 ed il 2003 in Colombia ne sono stati assassinati dai paramilitari 2000. La CocaCola Company è accusata di essere responsabile di questa campagna repressiva attuata per mezzo degli “ squadroni della morte “ dei paramilitari colombiani. In Colombia, nelle imprese imbottigliatrici della Cocacola, un lavoratore dipendente sindacalizzato al quale viene applicato il contratto nazionale, guadagna circa 360 dollari al mese. Un lavoratore precario, non sindacalizzabile, viene pagato 80 dollari al mese per 12 ore di lavoro al giorno. Parte di questi soldi vengono dati ai responsabili dei paramilitari come tassa per l’assunzione. Negli ultimi due anni la Coca-Cola ha chiuso in Colombia 11 impianti su 16 e oggi il 94% dei lavoratori sono terziarizzati, precari e non sindacalizzabili.

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Mag 23

“Questo è un hotel a cinque stelle, anch’io ci dormirei”.

Mario Borghezio, Europarlamentare della Lega Nord parlando del centro di permanenza temporanea di Lampedusa.

“Non vorrei dirlo, ma questi campi di identificazione assomigliano molto a campi di concentramento”

Silvio Berlusconi in conferenza stampa all’Aquila insieme al presidente della Commissione Ue, José Manuel Barroso.

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Mag 23

gelo con la Marcegaglia, gelo con Montezemolo, gelo con Obama… ma questo non è un uomo, è Scrat… occhio alle ghiande!!!

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Mag 23


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Mag 23

marcegagliaIl nostro premier Silvio Berlusconi, non perde l’occasione di sparare delle battutaccie, ha appena considerato la presidente di Confindustria Emma Marcegaglia una velina, il che è come una offesa sotto il piano intelettuale, a parte il fatto che è d’accordo sulle richieste di riforme, non si può fare delle battute di questo genere, bisogna avere un pò di rispetto.

Purtroppo Silvio Berlusconi non può fare a meno di raccontare battute belle o brutte in quanto è la sua natura, forse pensa poco prima di parlare, dovrebbe capire che questo genere di battute possono generare una fonte di polemiche a non finire!

Poi la battuta: “Ieri sera tardissimo è venuta da me. Io avevo ricevuto tutto il congresso mondiale degli ebrei. Alla fine è venuto un commesso e mi ha detto che c’era di là una velina che era la nostra presidente che, lasciatemolo dire, era in grandissima forma, elegantissima. E’ entrata da me tutta vaporosa e mi ha fatto conosceree tutto il suo intervento che io condivido”.

Via reuters

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Mag 23

Sulla scia dell’entusiasmo espresso per i video tutorial, abbiamo deciso di lanciare una nuova serie di appuntamenti dedicati ai webmaster e a tutti coloro che vogliono avvicinarsi o approfondire le tematiche dell’indicizzazione e del posizionamento su Google.

L’iniziativa si chiama “Lo sapevate che…” e consiste in una serie di “mini guide” sugli argomenti più salienti presenti nelle Linee Guida di Google per i Webmaster. Ogni mini guida cerca di riassumere l’argomento trattato in poche righe e contiene link di approfondimento alle sezioni del forum, alla Guida di Google o ad altre fonti esterne che possono essere utili per comprendere meglio il contesto.

Lo stile che abbiamo deciso di utilizzare è semplice ed immediato ed è stato pensato apposta per una lettura rapida e introduttiva, ma nello stesso tempo comprensiva, alle Linee Guida di Google. “Lo sapevate che…” vi terrà compagnia ogni due settimane con 12 appuntamenti, 6 da qui a fine luglio e 6 dopo la pausa estiva, tra settembre e ottobre. Le mini guide verranno pubblicate sul Forum di Assistenza per i Webmaster e contemporaneamente annunciate sul blog di Google Italia.

Il primo appuntamento è:

Vi aspettiamo tra due settimane con:

  • Le richieste di riconsiderazione

Per qualsiasi domanda/commento/suggerimento scriveteci sul Forum di Assistenza per i Webmaster.

Buona lettura!

Scritto da: Sara Arrigone, Search Quality Team


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Mag 23

A metà del 2007, venivano caricate su YouTube sei ore di video ogni minuto. Questa cifra ha continuato a crescere da otto a dieci, fino a tredici. A gennaio di quest’anno ha raggiunto quota quindici ore di video caricate ogni minuto, un volume paragonabile all’uscita nelle sale di 86.000 film di Hollywood ogni settimana.

Oggi, la quantità di video caricati su YouTube ha raggiunto un nuovo record: venti ore ogni minuto, a conferma non solo della popolarità di questo sito, ma dell’impegno di ciascun utente a condividere idee, esperienze e creatività con il resto della community. YouTube offre nuove clip, show e film in versione integrale, video musicali, highlight di eventi sportivi, animazioni, cortometraggi, video amatoriali e tutti i video con cani sullo skateboard che si possano desiderare. Esiste un pubblico per ogni tipo di contenuto presente su YouTube, nella speranza che ciascuno di voi possa trovare esattamente quello che sta cercando.

Nel frattempo stiamo sviluppando nuove funzionalità, come quella che vi permette di registrare in modo semplice un video di risposta subito dopo aver guardato un video; in modo da rendere l’esperienza d’uso di YouTube ancora più interattiva. In pratica, al termine del video vi apparirà un’icona all’interno del player con un invito a rispondere. Facendo clic sull’icona è possibile attivare direttamente la vostra webcam ed essere quindi pronti a registrare un video di risposta.

Grazie per il vostro continuo contributo: aiutaci a raggiungere la quota di 24 ore, l’equivalente di una giornata intera di video caricata ogni minuto.

Scritto da: Google Italy Blog Team


fonte: googleitalia.blogspot.com » Vai al post originale

Mag 23

Egizia Mondini intervista Chiara Lalli su Queerblog a proposito di omogenitorialità e di Buoni genitori. Storie di mamme e papà gay, il libro di Chiara che uscirà il 18 giugno in libreria.
Buoni genitori, con la prefazione di Vittorio Lingiardi e la postfazione di Ivan Scalfarotto, racconta la storia di alcune famiglie formate da genitori gay. Ce ne parli?
Nicola, Matteo, Sofia e Barbara sono i cogenitori di due gemelli. Violetta e Arthur hanno due papà e sono nati da una madre surrogata. Sono solo due delle famiglie che si raccontano in questo libro. Che raccontano le loro giornate e la loro normalità. Qual è, infatti, la condizione necessaria per l’esistenza di una famiglia? Nel tempo e nei luoghi i modelli e gli assetti familiari mutano. La costante è il vincolo relazionale, non necessariamente biologico. L’affetto è un legame che va oltre il legame di sangue. Ecco perché il libro parla di famiglie e non di Famiglia. Per la legge italiana, però, non tutte le famiglie sono davvero tali. Questa è la prima bugia da combattere. Insieme a tutte le altre che pesano sulle famiglie omosessuali e sull’omogenitorialità. […]

fonte: bioetiche.blogspot.com » Vai al post originale

Mag 23

Grazia Maria Mottola, «Testamento biologico in Svizzera. Si può rifiutare la nutrizione» (Corriere della Sera, 21 maggio 2009, p. 27):
BERNA – Via al testamento biologico in tutta la Svizzera. Le nuove norme, introdotte con la revisione del codice civile, in vigore dal 2012 (già in atto in alcuni cantoni) riportano diverse novità: le «direttive anticipate», redatte per iscritto senza bisogno di notaio e vincolanti per il medico, potranno riguardare qualsiasi trattamento sanitario (escluso suicidio assistito o disposizioni illecite come l’eutanasia) compreso il rifiuto di idratazione e alimentazione artificiali. Nessuna rottura da parte della Chiesa cattolica elvetica: «Non siamo entrati nel merito delle dichiarazioni anticipate – spiega don André-Marie Jerumanis, del comitato di bioetica della Conferenza episcopale svizzera –, ma certo non sono da rifiutare. Possono aiutare a prendere coscienza dei temi di fine vita, l’importante, tra le altre cose, è non limitare la libertà di coscienza del medico». Quanto alla nutrizione forzata: «Per noi resta il principio che non debba essere sospesa. Ma c’è una differenza – continua il prete –, in Svizzera non si fa muro contro muro: ciò che è legale non è per forza anche etico, quindi noi continueremo a indirizzare la gente verso scelte etiche, promuovendo anche le cure palliative». […] Link utili: il testo dei nuovi articoli del Codice civile svizzero (quelli maggiormente rilevanti sono i nn. 370-73 e 377-81); il testo del «Messaggio concernente la modifica del Codice civile svizzero (Protezione degli adulti, diritto delle persone e diritto della filiazione)» del 28 giugno 2006, in cui il Consiglio federale svizzero illustra gli scopi e i principi dell’iniziativa legislativa.

fonte: bioetiche.blogspot.com » Vai al post originale

Mag 21

Lo stand egiziano alla Fiera del Libro di Torino
Si è chiusa la XXII Fiera del Libro di Torino che quest’anno ha avuto come ospite d’onore la Repubblica Araba D’Egitto. Lo stand egiziano, nel secondo padiglione del Lingotto, era - come già annunciato prima dell’inaugurazione - di fortissima suggestione: uno spazio enorme che rivaleggiava con quello delle più grandi case editrici italiane con un design contemporaneo che si rifaceva con molta eleganza al passato faraonico. All’interno, una proiezione multimediale ed interattiva all’avanguardia sull’eredità storica, culturale e naturalistica dell’Egitto, una mostra di arte calligrafica araba, obelischi stilizzati carichi di volumi che spaziavano dalla traduzione di Dante in arabo ai romanzi, tradotti in italiano, degli autori egiziani contemporanei più apprezzati come Nagib Mahfuz e Alaa Al Aswani. Inoltre, uno stand per la promozione del turismo, un altro dell’Egyptair, un grande spazio per letture e incontri professionali, un ambiente arabo-islamico per riposare e persino uno spazio per bambini dove “disegnare l’Egitto”.
Grande successo innanzitutto per Culturama, la proiezione su nove schermi del patrimonio egiziano dai Faraoni ai giorni nostri: una finestra interattiva sui progetti di ricerca della Biblioteca di Alessandria promossa da Cultnat (Center for Documentation of Cultural and Natural Heritage). L’ambizioso progetto procede - da anni - nella documentazione elettronica di tutto il patrimonio dell’Egitto (storico di tutte le epoche, architettonico, musicale, fotografico, folcloristico, naturalistico, ecc), ha pubblicato decine di testi e supporti multimediali, dispone di numerose sedi di proiezione in Egitto (Cairo, Sharm El Sheikh, Alessandria, Luxor e Gouna) e con la sua unità mobile ha girato il mondo (Parigi, Berlino, Ginevra, Francoforte, Tokyo, Kyoto, Hong Kong) prima di approdare anche a Torino.
Grande affluenza anche nei vari appuntamenti del programma egiziano, ricco di cinquantuno incontri e 45 scrittori: molte le autorità politiche, diplomatiche ed accademiche egiziane presenti. Notevole affluenza per la scrittura in caratteri arabi dei nomi, offerta gratuitamente dagli abili calligrafi egiziani. Grande successo anche per il bazar: ottimo riscontro di vendita (il 70% dei prodotti portati in Fiera è stato venduto) e apprezzamenti per la qualità dell’artigianato locale.
Personalmente sono molto soddisfatto, sia per il ruolo che mi ha permesso prima e durante la Fiera di mettere in contatto molte autorità egiziane con le loro controparti italiane, sia per il successo degli appuntamenti a cui ho personalmente partecipato: la presentazione del volume “Egitto Magico” sui monili del deserto egiziano, assieme all’autore Gianni Bonotto, al Direttore di Cultnat e all’Assessore alla Cultura della Regione Piemonte Gianni Oliva (presenti il Console generale della Repubblica Araba d’Egitto, il Direttore della Fiera del Libro del Cairo e il consigliere Giampiero Leo, già Assessore alla Cultura), la presentazione del volume sul Sufismo e le manifestazioni spirituali dell’Islam di Padre Giuseppe Scattolin e Ahmed Hassan, assieme a Paolo Branca e Giuseppe Cecere e infine la mia conferenza sui vetri e cristalli di rocca nell’arte islamica egiziana, patrocinata dal Museo di Arte Orientale di Torino.
Inevitabile il ricordo della feroce polemica dell’anno scorso per la presenza di Israele come ospite d’onore e l’assenza della Palestina. Quest’anno però un ricco filone dedicato alla cultura ebraica e agli scrittori israeliani si è accompagnato all’attenzione per la letteratura del Medio Oriente, grande protagonista dell’edizione in corso: erano presenti scrittori critici verso Israele, come Ilan Pappè, altri verso il governo egiziano, e altri strampalati come Bat Ye’or (inventrice del concetto di Eurabia) e l’ex-immigrato egiziano Magdi Allam. Persino all’ingresso, dove monumentali statue di faraoni segnalavano che alla Fiera del libro di Torino il paese ospite di quest’anno era proprio l’Egitto, migliaia di visitatori venivano avvicinati da volenterosi giovani per ricevere una copia di Pagine ebraiche, la pubblicazione a larga tiratura che l’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane ha scelto di diffondere in grande quantità proprio durante questa Fiera. Come riferisce La Repubblica, “un anno dopo la presenza di Israele come ospite d’onore al Lingotto, l’infopoint dell’Ucei è, paradossalmente, ancora più visibile, immediatamente al di là dell’ingresso in Fiera”. Coincidenze forse casuali ma che confermano implicitamente la grande tolleranza caratteristica del Paese del Nilo.

fonte: salamelik.blogspot.com » Vai al post originale

Mag 21

Voglio uno scandalo
voglio uno scandalo
l’ultimo scandalo,
voglio uno scandalo io con te
e tutti figli tuoi
fai in fretta copri la verità
le tue tracce che la notte fumerà
hey signora ti faccio divertire presidente le femmine non sai
vizia vizia viziami la mano
sei più bella nuda e senza fiato
lecca lecca lecca il gelato
voglio uno scandalo voglio uno scandalo
tutti lo sanno in prima pagina io e te…
e tutti figli tuoi

p.s. è evidente che la Gianna sapeva qualcosa!

p.s. avrete notato che i titoli sono di Bondi!

fonte: lapennachegraffia.blogspot.com » Vai al post originale

Mag 21

…il Presidente della Camera Britannica?!

” Nobile Albione !!!

fonte: lapennachegraffia.blogspot.com » Vai al post originale

Mag 21

ferrari-f1-pit stopL’incubo sta diventando realtà, le possibilità che la Ferrari lasci la Formula 1 stanno diventando sempre più aumentando, il tribunale ordinario di Parigi ha appena respinto il ricorso della Ferrari relativo al cambiamento delle regole imposte da Max Mosley della FIA, dove si imponeva un budget fisso di 44.4 milioni di euro, praticamente impossibile da rispettare per la Ferrari che era abituata ai budget dai 250 milioni di euro in su.

Si sperava che prevalesse il buon senso in quanto una Formula 1 senza la Ferrari è impensabile, praticamente il 50% della popolazione mondiale tifa il bolide rosso e vedere una gara senza vedere una macchina della scuderia di Maranello è come vedere il nulla e ci rimetterebbero gli sponsor.

E’ evidente che il potere di Max Mosley è molto più forte di Bernie Ecclestone, che tristezza!

Il Tribunale dell’Alta Corte di Parigi ha respinto il ricorso della Ferrari contro il regolamento della Formula 1 del 2010.

Via ilsole24ore

fonte: www.trading-italia.biz » Vai al post originale

Mag 21


E’ di oggi l’annuncio dell’ultimo esperimento in casa Gmail: l’integrazione con la tecnologia di Google Translate. L’obiettivo è consentire a chiunque utilizza Gmail di portare avanti le proprie comunicazioni oltre i limiti delle barriere linguistiche.

Abbiamo quindi pensato che l’integrazione di uno strumento automatico di traduzione dei testi in 41 lingue potesse essere un valido punto di partenza. La funzione è attivabile accedendo a “Labs”, nel link “Impostazioni” di Gmail e si avvale della stessa tecnologia alla base di Google Translate e Translation bots, per la chat integrata di Gmail.

Trattandosi di un esperimento siamo certi che andranno perfezionate diverse aree ma di certo non ci fermeremo e i vostri commenti, come sempre, saranno importanti spunti su cui riflettere e, dove possibile, intervenire.

In attesa della prossima novità: adiós, またね, tchau, 再見!

Scritto da: Google Italy Blog Team


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Mag 21

Parte ufficialmente questa mattina, da Genova, l’operazione per ampliare ai centri storici la copertura del servizio di Street View. Gli strumenti tecnologici progettati appositamente per affrontare i piccoli e spesso tortuosi vicoli delle nostre città sono quanto di più sofisticato sia mai stato prodotto, vere e proprie opere ingegneristiche.

E’ con piacere quindi che vi presentiamo i Google-tricicli di Street View, che a partire da oggi potreste vedere circolare nel centro storico della vostra città.

Il triciclo è tecnicamente identico alla Google car ed è attrezzato per la raccolta di immagini a livello della strada. Come sempre, le immagini raccolte dal triciclo saranno elaborate e montate per poterle vedere su Street View alcuni mesi dopo le riprese.

Ecco una piccola anteprima per voi:

Scritto da: Alessio Cimmino, Corporate Communications & Public Affairs Sr. Associate


fonte: googleitalia.blogspot.com » Vai al post originale

Mag 21

Che la democrazia possa suscitare disaffezione non è una gran novità. Così come non è una sorpresa che vi siano alcune caratteristiche della macchina elettorale e politica che esasperano il senso di impotenza e di sfiducia del cittadino: sentirsi non rappresentato o addirittura tradito; assistere alla spartizione di cariche e potere e al baratto del bene pubblico con l’interesse personale – o al più con quello di casta.
Le prossime incombenze elettorali europee presentano un ulteriore rischio: aggiungono un senso di distanza materiale e ideale, purtroppo. Perché è indubbio che su alcune questioni la distanza dell’Italia dall’Europa è profonda. Basti pensare ai diritti civili e alla sovrapposizione tra politica e morale.
Sommando tutto questo, il risultato è scoraggiante. Ma si può “ricominciare” dalle persone.
Ecco perché la candidatura di Ivan Scalfarotto, candidato nel PD alle elezioni europee, rappresenta uno spiraglio nella attuale nebbia politica. Una crepa in una parete sempre più scivolosa, per non dire viscida, costituita da volti che si somigliano e che parlano una lingua comune e ormai quasi incomprensibile per i cittadini.
Scalfarotto è una persona per bene, per usare una espressione da nonna ma che rende molto bene. Non è un politico di professione, cioè uno che non sa fare nient’altro che ammiccare dai cartelloni pubblicitari sopra o sotto uno slogan imparato a memoria. Da sempre sostiene la causa della laicità e dei diritti civili. Ha deciso di tornare in Italia per provare a partecipare più direttamente alla vita politica del nostro Paese. Si capisce quello che dice e scrive.
Chi risiede in Lombardia, Piemonte, Liguria e Valle d’Aosta può votare Scalfarotto per l’Europa. Questa volta si può scegliere un nome, senza ritrovarsi ingabbiati nelle liste bloccate e decise dai vertici – bizzarra e immorale parodia della libera espressione del proprio voto. Si può scegliere Scalfarotto, forse, pur mantenendo una visione critica del partito che lo ospita. Confidando nell’idea che il cambiamento possa prendere le mosse dal cuore e dallo stomaco dei dinosauri partitici.

Materiali.

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Mag 21

Repubblica intervistava ieri il sottosegretario Eugenia Roccella a proposito delle dichiarazioni del Presidente della Camera sulla laicità delle leggi («Roccella: “Il Presidente dice cose non vere”», 19 maggio 2009, p. 4). L’ultima domanda è sul testamento biologico, e la risposta della Roccella merita di essere riportata:
IL ddl sul testamento biologico obbliga all’idratazione e alla nutrizione artificiale.
«Non è un obbligo. Non c’è la possibilità di rifiutare». Ieri notte ho avuto un incubo. Mi trovavo in ospedale, e all’ora del pranzo si avvicinava al mio letto un’infermiera, spingendo il carrello portavivande. La guardo in faccia, e – sorpresa! – mi accorgo che si tratta del sottosegretario Roccella in persona. «Avanti, prenda», mi fa, con i modi simpatici che tutti conosciamo, cacciandomi in mano una scodella fumante. «Oh, grazie signora, ma credo che salterò la zuppa e passerò direttamente al…». «ZUPPA?! QUALE ZUPPA?? Non vede che si tratta di pan bagnato?!». Poi, di fronte al mio attonito silenzio, aggiunge più dolcemente: «Ma comunque nessuno la obbliga». Sospiro di sollievo. «Però sappia che non lo può rifiutare».

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Mag 19

Militari sudanesi, giunti alla base UNAMID di Ambaro, dichiarano di essere scampati a un pesante attacco delle forze ribelli del JEM nella città di Kornoy, nel Nord Darfur, a 50 km dalla base dei peacekeepers. I ribelli, con 70 veicoli e ben armati, ieri avrebbero conquistato in circa tre ore la cittadina, usata come base dai soldati regolari.

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Mag 19

I nuovi dati sulle condizioni sanitarie degli sfollati mettono in luce la crisi del sistema assistenziale dopo l’espulsione di 13 ONG straniere e di tre organizzazioni locali.

Il 12 maggio scorso all’Università di Sassari, insieme alla testimonianza del rappresentante dei rifugiati del Darfur in Italia Suliman Ahmed, Italians for Darfur ha presentato agli studenti i più recenti dati delle agenzie delle Nazioni Unite, OCHA (Office for the Coordination of Humanitarian Affairs), WFP (World Food Programme) e WHO (World Health Organization), e delle maggiori ONG internazionali, come la statunitense USAID l’agenzia governativa per lo sviluppo internazionale, sulla crisi del Darfur, dai quali si evince l’aggravarsi della già drammatica situazione umanitaria nella immensa regione del Sudan. Se, infatti, John Holmes, coordinatore degli aiuti umanitari delle Nazioni Unite, riconosceva il 7 maggio scorso che i combattimenti in Darfur stanno diminuendo, allo stesso tempo denunciava il disfacimento del complesso sistema di aiuti umanitari nella regione, che garantiva, fino al 2008, assistenza a tre milioni e settecento mila persone ogni mese. Attualmente, dopo l’espulsione di 13 ONG straniere e il blocco di altre tre ONG sudanesi nel marzo scorso, circa un milione di persone rischia la sopravvivenza con l’approssimarsi della stagione delle piogge per il venire meno della loro costante presenza.

In tutto il Darfur si registrano gravi carenze nella distribuzione dell’acqua potabile e del cibo, nell’assistenza sanitaria e nella sicurezza dei campi profughi. In particolare, a subire le peggiori conseguenze ancora una volta sono donne e bambini: il capillare servizio di supporto ostetrico per giovani madri e lattanti, infatti, è andato completamente distrutto e oltre 300.000 bambini sono a rischio sopravvivenza per carenza di cibo, secondo quanto denuncia il World Food Programme. Si stima, inoltre, che circa 600.000 persone non possano più ricevere assistenza medica, proprio in un momento critico, in cui si accendono numerosi focolai di meningite e il rischio colera, con l’arrivo della stagione delle piogge da maggio a ottobre, diventa più alto. L’USAID ha registrato sino a fine aprile 182 casi di meningite nel Sud Darfur; sarebbero invece 13 nell’area di Jebel Marra (West Darfur) e 6 nel Nord Darfur i casi secondo la World Health Organization.

La situazione è resa ancora più drammatica dallo spostamento in massa dei civili in fuga dalla violenza che non si arresta: solo nel 2008, riportano i dossier dell’OCHA, si sono avuti oltre 300.000 profughi. Gli scontri di fine marzo hanno causato la fuga di 42.000 persone dal Sud al Nord Darfur, e numerosi sono anche gli spostamenti dal Nord alle altre regioni limitrofe, dopo i recenti bombardamenti di alcuni villaggi dell’area due settimane fa.

Se non si ricostituirà al più presto il complesso sistema di aiuti precedente al provvedimento del governo sudanese del marzo scorso, denuncia John Holmes, ovvero se le ONG espulse non saranno autorizzate a rientrare o non verranno sostituite da organizzazioni di pari capacità, le condizioni sanitarie ed alimentari andranno peggiorando drasticamente a partire dalle prossime settimane.
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Mag 19



il salotto di Torino ci conferma Culicchia è da sempre Piazza San Carlo.

Ultimamente, grazie alla metropolitana e all’ampliamento del posteggio sotterraneo è ritornato agibile, e, con un paio di euro, anche fruibile. Prezzo ragionevole, direte, ma in realtà i torinesi da diversi anni stanno pagando il pesante tributo di una città trasformata in un termitaio da ogni sorta di scavo, da quelli di pubblica utilità, a quelli di pubblica inutilità ma di privata remunerazione.

Lasciata la mia vettura nel parcheggio sotterraneo di cui si diceva, stranamente stipato in ogni ordine di posti, sono alfin spuntato nella piazza a riveder le stelle. Comprenderete la mia delusione quando invece che le stelle mi sono ritrovato in una bolgia infernale frequentata da stelline di dubbio gusto, piazzato di fronte a un cartello di proporzioni inquietanti che ci teneva a farmi sapere che stavo, me nolente, entrando a far parte di un memorabile M-DAY (“Mediaset Days”).

Bolle gigantesche deturpavano la superficie della piazza come un copioso acne giovanile e ospitavano selezioni di Noemi de Noartri che l’acne lo mascheravano con pesanti fondotinta in attesa di sottoporsi alla cerimonia iniziatica del provino, mentre una valanga di decibel metteva in serio pericolo l’equilibrio del cavaliere (non quello con la “C” maiuscola) ma quello sulla statua equestre e vanificava il mio “vaffanculo” che poteva valersi solo della modesta amplificazione della mia cassa toracica.

Molto si potrebbe dire di quest’esproprio, ma non bisogna dare troppa soddisfazione a sacerdoti della lap-dance e vestali del nulla. Ci tengo solo a ricordare a Sergio Chiamparino che Torino non è certamente mia, ma neppure sua, e tanto meno di Mazzarò. E che alla Pellerina vi è uno spazio attrezzato per spettacoli di natura circense, e a pochi passi un altro da sempre destinato al commercio di carne umana.

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Mag 19

stipendio_italianoSecondo un rapporto della OCSE che ha rilevato i salari di 30 paesi dell’Unione Europea e l’Italia è al 23mo posto praticamente tra gli ultimi, lo stipendio medio di un lavoratore italiano single, nel 2008, è stato di 15.878 euro netti pari a circa 22.468 euro lordi, rappresenta un valore molto distante dai 20606 euro netti che rappresentano la media europea, la causa principale è dovuta fatto che siamo troppo tassati, il peso fiscale di un lavoratore italiano è del 46.5% ì, quasi la metà, e in questo siamo tra i primi come imposizione fiscale.

Dopo questo rapporto il ministro Sacconi, ha voluto precisare che il governo sta lavorando per far abbassare il peso fiscale, ma questa “promessa” era già stata fatta ancora prima che entrasse il governo Berlusconi e addirittura il Governo Prodi aveva promesso che dal 2011 ci sarebbe stato un calo delle tasse.

Insomma i fatti sono chiari, se vogliamo vivere bene e quindi aumentare il potere di acquisto bisogna che il premier Berlusconi cominci già ad attuare dei tagli fiscali nelle buste paga di ogni lavoratore italiano, ma so che questo succederà solo se il debito venga diminuito di parecchio se non azzerato, purtroppo ci vorranno anni perchè possa succedere.

A fine 2008, l’Italia era al 23esimo posto per i salari sulla lista dei 30 paesi che fanno parte del l’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico. Lo dice uno studio annuale dell’Ocse sulle imposte sui salari.

Via reuters

fonte: www.trading-italia.biz » Vai al post originale

Mag 17

Succede questo. Nell’ufficio che condivido con il sodale Gae (e con l’artista Alba Rivolta) si liberano due stanze a fine giugno. L’ambiente è confortevole, accogliente e riserva la giusta privacy a chi ne ha bisogno. Se vi serve una sola stanza, o una stanza e mezza, o mezza stanza, non ci son problemi: l’offerta è flessibile.

Qui di seguito l’annuncio.

Vicinanza MM Loreto, affittasi ufficio/studio in condivisione, 1-2 stanze (20 - 40 mq), uso sala riunione e spazi comuni, 1° piano, stabile signorile, fastweb, linea telefonica dedicata, 400-750 € al mese + utenze.
tel. 02-29403307

Compresi nel canone: vicini di stanza simpaticissimi, atmosfera rilassata e informale, spirito di collaborazione, possibilità di sinergie, un sacco di idee che girano per il corridoio.

Qualche foto della location? Un piccolo set su flickr.

Ps
Se conoscete qualcuno in cerca di una condivisione abbordabile in Milano, girategli il post. Grazie :-)

fonte: creativeclassics.blogspot.com » Vai al post originale

Mag 17

Il Governo sudanese non usa mezzi termini: l’accusa lanciata al goveno del vicino Idriss Deby è quella di “atto di guerra” e violazione dello spazio aereo nazionale.
Forze aeree ciadiane avrebbero bombardato due volte il territorio sudanese, venerdì scorso, oltrepassando il proprio confine di circa 60 Km. L’azione militare sarebbe stata intrapresa a seguito dell’ammmassamento di miliziani al soldo di Khartoum oltre il confine ciadiano.
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Mag 17

Ieri, alcuni membri della forza di pace dell’UNAMID hanno denunciato di aver visto aerei della SAF bombardare alcune delle posizioni ribelli del JEM nel Nord Darfur, ben cinque esplosioni a Nord del villaggio di Umm Baru, intorno alle 10.00 del mattino. Immediata la smentita del Governo.

L’attacco segue di pochi giorni la ripresa dei colloqui tra il JEM e il Governo sudanese.
Dopo una prima apertura al dialogo tra le due parti, agli inizi del 2009 in Qatar, alcuni giorni fa, il 7 maggio scorso, Khartoum aveva sollecitato e ottenuto un ulteriore ripresa del confronto in Qatar, nel quale il governo sudanese si diceva disposto a riconsiderare il provvedimento di espulsione delle 13 ONG in Darfur.

Approfondisci: Who are Sudan’s Jem rebels?
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Mag 17

La nostra esperienza su Internet è del tutto condizionata da due fattori importanti come sicurezza e consapevolezza. L’utente di internet non è passivo come chi guarda la televisione, ma questa, che potrebbe sembrare una banalità, significa in realtà che navigando in Internet si devono compiere in continuazione scelte e che queste scelte devono essere, appunto, consapevoli. E le scelte che dobbiamo compiere spesso sono scelte legate alla tutela della nostra sicurezza o della nostra privacy.

E’ con questa convinzione che Google e YouTube hanno deciso di aderire alla seconda edizione della “Settimana nazionale della sicurezza in rete”, in programma tra il 16 e il 23 maggio, promossa e realizzata da SicuramenteWeb, con il patrocinio del ministero della Gioventù e del ministero per lo Sviluppo Economico e in collaborazione con l’Unione Nazionale Consumatori, ABI Lab, Skuola.net, Polizia Postale e delle Comunicazioni.

Il tema di quest’anno sono i social network e il loro uso responsabile. Per questo dal sito ufficiale dell’iniziativa e attraverso quelli dei partner, parte una caccia al tesoro (con tanto di premi digitali) rivolta a testare il livello di conoscenza degli utenti Internet in merito a questo tema. L’iniziativa sarà accompagnata anche da un canale su YouTube. Proprio YouTube ha da poco lanciato il proprio centro di sicurezza con lo scopo di offrire consigli utili sull’uso della piattaforma e link a risorse che possono aiutare gli utenti ad affrontare le problematiche connesse al mondo online.

Google crede che questo sia il modo giusto per affrontare temi importanti come la pubblicazione di contenuti discutibili, che non rispettano gli altri utenti della community, o il fenomeno del bullismo: gli utenti devono capire che sono responsabili per i contenuti che pubblicano sui social network ed allo stesso tempo non possono rimanere indifferenti di fronte alle violazioni ma segnalarle per permetterne la rimozione da parte di chi gestisce la piattaforma.

Scritto da: Marco Pancini, European Policy Counsel


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Mag 17

Auto d’epoca, piazze in festa e un percorso lungo 1.600 chilometri, da svelare solo poche ore prima della partenza. Questa la ricetta che rende la Mille Miglia “la corsa più bella del mondo”, come l’ha definita una volta Enzo Ferrari. La gara è ufficialmente partita ieri sera da Brescia, e attraverserà il centro Italia per fare tappa a Roma, dopo aver toccato città e paesi come Ferrara, Sansepolcro e San Marino.

Quest’anno gli appassionati che si affolleranno lungo le strade per assistere al passaggio delle auto storiche forse noteranno una macchina un po’ diversa dalle altre…

Siamo stati infatti invitati dagli organizzatori a seguire la corsa con la nostra speciale Street View car, che percorrerà il tragitto insieme alle auto d’epoca e scatterà foto panoramiche al livello della strada. Le immagini raccolte verranno successivamente pubblicate su Google Maps, e saranno visibili attivando la funzionalità Street View. In questo modo tutti potranno rivivere le emozioni della corsa: vi terremo aggiornati!

Scritto da: Fabio Ercolani, Product Marketing Manager



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Mag 17

È una domanda perentoria quella che Magdi Cristiano Allam pone ai lettori nel suo più recente articolo («Succubi dell’islamicamente corretto», Panorama, 21 maggio 2009, p. 75):
Vi siete mai domandati perché la stampa italiana, con rare eccezioni, scrive “Islam” con la “I” maiuscola, mentre scrive “cristianesimo” e “ebraismo” con la “c” e con la “e” minuscola? E naturalmente la risposta è
perché siamo succubi dell’islamicamente corretto, ovvero di un approccio ideologico che ci impone di non dire e di non fare nulla che possa urtare la suscettibilità degli islamici, a prescindere da qualsiasi altra considerazione razionale e sensata che corrisponde al bene comune e all’interesse generale. Non è la prima volta che Allam nota questa grave disparità nell’uso delle maiuscole; scriveva tempo fa Camillo Langone nella sua rubrica «Preghiera» (Il Foglio, 7 giugno 2008):
“L’occidente è talmente succube dell’islamicamente corretto che islam è l’unico nome di religione a essere scritto con la maiuscola. Tutti ossequiosamente scrivono Islam, anche se al tempo stesso scrivono cristianesimo o ebraismo. Tutti, tranne me. Io mi sono sempre rifiutato di scrivere Islam, anche da musulmano. Nei miei articoli per la Repubblica, ma la stessa cosa accade anche al Corriere della sera, io scrivevo islam poi sul giornale stampato leggevo Islam”.
Che Magdi Cristiano Allam, dal cui libro “Grazie Gesù” traggo queste righe, venga chiamato a insegnare l’ortografia nelle scuole di scrittura, di editoria e di giornalismo, laddove attualmente, non insegnandosi l’uso di maiuscole e minuscole, non si capisce che cosa insegnino. Ad essersi accorto del fenomeno non è del resto il solo Allam; ecco cosa diceva per esempio nel 2006 il blog Saura Plesio, a proposito di una polemica di Rosy Bindi con lo stesso Magdi Allam («Rosy Bindi e Magdi Allam: scontro sul centro islamico di Colle Val d’Elsa», 7 marzo 2006):
Cominciamo subito a rimarcare la sua [di Rosy Bindi] dhimmitudine psichica dal fatto che scrive Islam in lettera maiuscola, mentre cristianesimo ed ebraismo, lo scrive in minuscolo (notate voi stessi sul Corriere, prego!). S’impone a questo punto una confessione personale: in passato, curando dei libri, ho scritto anch’io più volte – e per giunta nella stessa pagina e sullo stesso rigo – Islam con la maiuscola e cristianesimo ed ebraismo con la minuscola. Non solo: mi ero pienamente accorto del diverso trattamento che riservavo a questi nomi. Sembrerebbe dunque che io sia succube dell’islamicamente corretto, e/o che a scuola non mi sia stata insegnata l’ortografia, o che infine soffra di dhimmitudine psichica; si sa del resto che tutti i laicisti non vedono l’ora dell’avvento dell’Eurabia…
Come difendermi? Già mi immagino davanti al tribunale composto da Magdi Allam, Camillo Langone e Nessie (Nessie, l’avrete capito, è la tenutaria di Saura Plesio)… Potrei far notare che non solo cristianesimo ed ebraismo si scrivono ormai il più delle volte con la minuscola: lo stesso tocca a buddhismo, confucianesimo, giainismo e a tante altre religioni non giudeo-cristiane. Sembrerebbe dunque che il fenomeno non sia ascrivibile all’odio per le proprie radici tipico degli aspiranti dhimmi. Ma i tre giudici scuoterebbero all’unisono le teste: il fatto è, risponderebbero, che né buddhisti né confuciani, né tantomeno giainisti sono pronti a farti saltare in aria se tanto tanto manchi loro di rispetto; se usi anche con loro la minuscola, è perché sei un laicista che disprezza tutte le religioni ma non ha le palle per fare lo stesso con l’islamismo… Ma qui i tre mi hanno consegnato senza volerlo un argomento vincente. «Perché, allora», gli domando, «quasi tutti scrivono (come io ho appena fatto) “islamismo” con l’iniziale minuscola?». I tre si accorgono subito – mica sono fessi – dove voglio andare a parare; «NON È VERO!», strilla istericamente Allam; Langone bestemmia – poi si accorge di quello che ha fatto e sbianca in volto; Nessie mi guarda torva e: «dimostralo», mi sibila. Niente di più facile; squaderno subito davanti a loro il volume di Giulio Cipollone, Cristianità-Islam: cattività e liberazione in nome di Dio (Pontificia Università Gregoriana, 1992), aperto a p. 113:
La guerra è santa perché dell’Islam e dell’islamismo. Per l’Islam e per l’islamismo. Esiste di fatto una strettissima saldatura e coincidenza tra Islam e islamismo. Il primo termine starebbe ad indicare lo stato di sottomissione, ovvero la religione di Allah e l’insieme delle comunità e popoli che osservano detta religione; il secondo esprimerebbe dogmi, precetti e norme al minuto, insomma la religione in concreto, l’applicazione della medesima religione. Ecco insomma due termini quasi sinonimi, entrambi impiegati per designare aspetti simili di un medesimo fenomeno religioso, ma scritti uno con la maiuscola e uno senza. Dov’è la differenza? Molto banalmente, in quell’«-ismo» attaccato a islamismo – così come a ebraismo e buddhismo (e nell’equivalente «-esimo» attaccato a cristianesimo e confucianesimo). Nella percezione dei parlanti, già sempre meno propensa all’uso della maiuscola, la presenza del suffisso segna una differenza rispetto ai nomi propri che la mantengono; a questi ultimi invece è ancora accomunato Islam, grazie all’assenza del suffisso e anche, direi, all’origine esotica.
A questo punto i tre stanno strillando tutti assieme. «È un complotto! C’è una cellula di Al-Qaida alla Gregoriana!», grida Allam a tutta forza; Langone sta recitando una giaculatoria in latino («et libera nos a malo», ulula un po’ prevedibilmente – da un esteta come lui ti aspetteresti qualcosa di più originale); Nessie ripete meccanicamente «Dimmi! Dimmi! Dimmi! Dimmi», sicché le chiedo un po’ scioccamente «Cosa?», prima di rendermi conto che mi sta lanciando il suo epiteto preferito (ok, lo ammetto, non si può pretendere che tutti sappiano pronunciare correttamente il dh arabo…).
È il momento del colpo di grazia. Esiste una religione che in italiano si può indicare sia per mezzo di un termine che ha il consueto -ismo alla fine, sia con il termine originario della lingua d’origine. Si tratta dello shintoismo (o scintoismo, se preferite), noto anche come Shinto… Ecco qualche esempio dell’uso delle maiuscole (che altrove naturalmente può variare, ma il punto rimane fermo): «la concezione religiosa dello Shinto, o shintoismo» (Renzo Sertoli Salis, Imperi e colonizzazioni‎, p. 274); «… la restaurazione del “puro Shinto”. E quando poi lo shintoismo cessò ufficialmente di essere una religione …» (Studi e materiali di storia delle religioni, 1958, p. 282); «A differenza dello shintoismo, il buddhismo giapponese … Il buddhismo si adattò all’ambiente ed, anzi, pose nei suoi templi le divinità dello Shinto» (Luciano Paterna, Il maestro di aikido, p. 156)); «la riforma dello shintoismo religioso in Shinto di Stato» (Antonio Gramsci, La formazione dell’uomo, p. 371); «Si può affermare che lo shintoismo dell’antico Giappone era una religione di vibrazioni … non si dovrebbe parlare di “Shinto” (“via degli dèi”), ma di “Shindo” (“vibrazioni”)» (Masaru Emoto, L’insegnamento dell’acqua, p. 171); «Venerabili Capi Supremi della religione Shinto, … tutti voi, qualificati rappresentanti dello shintoismo» (Paolo VI, cit. nella Civiltà Cattolica, 1975, p. 416).

A questo punto Langone e Nessie si sono dileguati già da un pezzo; è rimasto solo Magdi Allam, che mi fissa un po’ rintronato. Una lacrima gli scorre sulla guancia destra. «Su, su», gli faccio, «non si angusti. Lei ha commesso un errore comprensibile in una persona che forse non ha la completa padronanza dell’italiano» (Allam ha un sussulto). «Lei ha pensato che le maiuscole indichino sempre rispetto; ma in italiano la loro funzione può essere anche un’altra. Le faccio un esempio: prendiamo quello che lei fa». Allam solleva lo sguardo speranzoso. «Ecco, per me», continuo, «quasi tutto ciò che lei scrive e dice ha un valore pari esattamente a zero – è un’opinione personale, abbia pazienza. Ma mica per questo vado scrivendo il suo nome come “magdi cristiano allam”…».

Aggiornamento: un commentatore (Fabristol) mi fa notare altre coppie di sinonimi molto pertinenti: Rasta e rastafarianesimo, Sanatana Dharma e induismo, Wicca e neopaganesimo.

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Mag 17


21 e 22 maggio presso il Dipartimento di Scienze Giuridiche di Trento, Sala conferenze della Facoltà di Giurisprudenza.
Qui il programma.

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Mag 17

Nell’articolo che citavamo ieri nella prima parte del post, Nicoletta Tiliacos tenta anche un’altra linea di attacco (ne ha parlato già Malvino, in «Puttanate propinateci», 13 maggio 2009). Fa infatti riferimento a uno studio del 2004 (A. Glasier et al., «Advanced provision of emergency contraception does not reduce abortion rates», Contraception 69, pp. 361-66), in cui si mostra che l’accresciuta disponibilità della contraccezione di emergenza in una contea scozzese (il farmaco era stato distribuito in anticipo alle donne) non aveva portato all’attesa diminuzione degli aborti. La Tiliacos tenta di insinuare più o meno direttamente che l’accesso facilitato, «addirittura preventivo» alla contraccezione d’emergenza abbia fatto persino alzare i tassi di abortività fra le minorenni, ma questo lo studio non lo dice. Come interpretare comunque il dato? La giornalista del Foglio chiede e ottiene lumi:
Un effetto paradossale? La risposta, dice al Foglio l’esperto di statistiche sanitarie Roberto Volpi, “sta nel fatto che disposizioni come quella ora adottata in Spagna incentìvano gli atteggiamenti a rischio, ed è una logica abbastanza ovvia”. La logica che dice: comunque vada, c’è un rimedio semplice come una pasticca da mandar giù, e di semplicissimo accesso, se non si deve nemmeno passare per una ricetta del medico […]. Se Volpi e la Tiliacos avessero letto l’articolo in questione invece di affidarsi alla «logica», il Foglio si sarebbe risparmiata l’ennesima pessima figura. Ecco cosa dicono Glasier e colleghi a p. 364 del loro studio:
Perhaps, having a supply of E[mergency] C[ontraception] so easily available encouraged women to take more risks with unprotected intercourse. As with our pilot study, however, women tended to move from less effective methods of contraception (mainly condoms) to more effective methods (hormonal) during the period of follow-up (Table 3). Moreover, we asked women in the questionnaire surveys whether they felt that they were less likely to fully comply with their contraceptive method and the vast majority said they were not. It seems unlikely then that pregnancies prevented by EC among women who used it were matched by pregnancies arising from increased risky sexual behavior. Le donne in questione, dopo aver ricevuto la pillola del giorno dopo, tendevano a passare da mezzi meno efficaci di contraccezione a quelli più efficaci! Studi più specifici hanno escluso che la disponibilità della contraccezione d’emergenza aumenti i comportamenti a rischio delle adolescenti (per una rassegna si veda D.C. Weiss et al., «Should Teens Be Denied Equal Access to Emergency Contraception?», Bixby Center for Global Reproductive Health, University of California, San Francisco, aprile 2008, che fa parte di una serie di brevi monografie sulla contraccezione d’emergenza accessibili, aggiornate e scientificamente accurate: un vero balsamo, dopo la lettura del Foglio…).
Come spiegare, allora, il fallimento della contraccezione d’emergenza nel ridurre i tassi di aborto? L’articolo della Glasier propone come spiegazione più probabile quella che è anche la più semplice: il mancato uso del farmaco. Il 74% delle 36 donne coinvolte nello studio che hanno avuto una gravidanza indesiderata nonostante la disponibilità preventiva della pillola del giorno dopo, non l’aveva assunta. Molte donne, a quanto sembra, non percepiscono appieno il pericolo di poter rimanere incinte, anche dopo aver tenuto comportamenti a rischio; l’incapacità di riconoscere il rischio di una gravidanza è uno dei motivi più diffusi di mancato uso dei contraccettivi, compresi quelli di emergenza. A cosa si riduce allora l’argomento della Tiliacos? Che non si deve assumere mai la pillola del giorno dopo perché chi la dovrebbe assumere spesso non lo fa?
Uno studio recentissimo, infine (D.K. Turok, S.E. Simonsen e N. Marshall, «Trends in Levonorgestrel Emergency Contraception Use, Births, and Abortions: The Utah Experience», Medscape Journal of Medicine 11, 2009, p. 30), individua per la prima volta una correlazione statisticamente significativa tra il tasso in ascesa del ricorso alla contraccezione d’emergenza e quello in discesa delle interruzioni di gravidanza.

Ci chiedevamo all’inizio: dov’è finito il Foglio? Che ne è delle regole del giornalismo, della verifica dei fatti, dell’opinione informata? Il problema, probabilmente, è che quelli del Foglio non sono giornalisti; sono propagandisti. Non tanto nel senso di cinici falsificatori (anche se immagino che nella redazione del Lungotevere Sanzio, come del resto altrove, si trovino anche quelli): il buon propagandista è la prima vittima di se stesso, e crede quasi sempre a quel che scrive. Questa è gente che considera autorevole solo ciò che si conforma alla propria visione del mondo – e conforma la propria visione del mondo a ciò che crede autorevole. È impossibile spezzare questo circolo vizioso, e sarebbe anche inutile, se le caramelle velenose che costoro spacciano non fossero, almeno in potenza, più pericolose di qualsiasi pillola.
Rimane solo da sperare che la proprietà del giornale, che si sa essere non insensibile a certi argomenti e che si ritroverà presto libera dagli attuali condizionamenti, voglia mettere finalmente un punto a questo esperimento ormai da tempo degenerato.

(2 - fine)

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Mag 17

La Sezione di Roma della Consulta di Bioetica organizza un aperitivo bioetico sul tema Testamento biologico: come dovrebbe essere una buona legge?

Partecipano Eugenio Lecaldano e Mina Welby, modera Caterina Botti.
Giovedì 21 maggio 2009, ore 18.30, Bistrot Sapore e arte, via Efeso 24/26 (Metro San Paolo).

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Mag 17

Buoni genitori

Dal 18 giugno sarà in libreria. Il 17 giugno ci sarà la prima presentazione romana (la Feltrinelli, via Vittorio Emanuele Orlando, ore 18.00).

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Mag 15

Cerco ispirazione nelle pieghe del tempo che curva la dimensione in cui vivo. L’ologramma della realtà sfoca i contorni della Verità che permea il Creato, illudendo le forme di esser reali, più di quanto non lo sia un rapido pensiero. Osservo, guardo, scruto, permeo la materia con occhi diversi, entro in contatto con l’essenza delle manifestazioni, comprendendo sempre più di essere un’unica forma fra le forme, unico essere fra gli esseri, una declinazione di qualcosa troppo grande per esser definito. Mi abbandono all’idea del limite umano, fatto di blocchi, di muri, di incomprensioni, fatto di separazione e dolore. Mi perdo fra le pieghe dell’immaginazione per trovare la realtà in un mondo illusorio, che risulta essere più reale di quello tangibile dai miei sensi. Spesso apro porte nascoste, trovo chiavi segrete per ricevere insegnamenti più profondi, a volte tali insegnamenti radicano nella mia anima avida di conoscenza, in cerca di Amore e bellezza. Momenti di pura armonia, momenti in cui nulla è più importante dell’istante che si vive, come se nient’altro fosse reale più di quanto non lo sia ogni atomo che vibra nell’Universo. Non c’è separazione, non c’è tempo, non c’è distanza, c’è solo un mare di Luce che Tutto avvolge, un oceano di pace che riempie il mio cuore.

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Mag 15

I movimenti vicini ad Al Qaeda, che in Sudan avevano la propria roccaforte fino al 1999, si starebbero ricostituendo, dando vita a ben otto gruppi di estremisti pronti ad attacchi suicidi contro le forze ribelli e le postazioni UNAMID. Lo afferma Suliman Ahmed, rappresentante dei rifugiati del Darfur in Italia, nel corso della conferenza sul Darfur tenutasi a Sassari ieri 12 Maggio ed organizzata da Italians for Darfur ONLUS e l’associazione Quadrifoglio. Gli attentatori, tutti di provenienza estera, sarebbero stati reclutati da Libia, Egitto, Algeria, Mauritania, Iraq e Pakistan.
Una notizia che, se confermata, segnerebbe una tragica svolta nelle dinamiche del conflitto in corso in Darfur.Firma l’appello on-line di Italians for Darfur!
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Mag 15

di Stefano Cera

Nel luglio 2008 il Procuratore della Corte Penale Internazionale (attivata con la risoluzione del Consiglio di Sicurezza ONU 1593/2005) Luis Moreno Ocampo accusa il Presidente del Sudan Omar Hassan al-Bashir di genocidio, crimini contro l’umanità e crimini di guerra, chiedendo l’emissione di un mandato d’arresto.
Secondo le prove raccolte il presidente sudanese avrebbe diretto e applicato un piano per distruggere in modo sostanziale i gruppi africani Fur, Zaghawa e Masalit sulla base della loro etnia: «Per cinque anni le forze armate e la milizia Janjaweed, sotto gli ordini di Bashir, hanno attaccato e distrutto villaggi. Poi attaccavano i sopravvissuti nel deserto. Quelli che raggiungevano i campi erano soggetti a condizioni messe in atto in modo calcolato allo scopo di distruggerli». Secondo Ocampo «i suoi motivi erano largamente politici, il suo alibi è stato l’insurrezione, il suo intento è stato il genocidio». Le «forze e gli agenti» che agivano sotto il controllo di Bashir avrebbero ucciso direttamente almeno 35.000 civili e causato la morte di un numero di persone compreso tra 80 e 265.000, sradicate dai loro villaggi.
Il 4 marzo, dopo oltre sette mesi dalla presentazione delle accuse, attraverso una decisione inedita nella storia della Corte (perché per la prima volta riguarda un presidente in carica) la Camera preliminare uno della Corte Penale Internazionale emette un mandato di arresto nei confronti di Bashir, riconoscendo i capi d’imputazione per crimini contro l’umanità e per crimini di guerra, ma non quelli riguardanti le accuse di genocidio (con la maggioranza di due giudici su tre). Il confronto nella Comunità Internazionale Dalla presentazione delle accuse, inizia un acceso dibattito nella comunità internazionale, che prosegue, con rinnovato vigore, dopo la richiesta di arresto. Indicativo è il commento di Antonio Cassese (che nel 2005 ha presieduto l’ICID, la «Commissione internazionale incaricata di investigare le violazioni dei diritti umani e l’accertamento dell’eventuale genocidio»), secondo cui l’iniziativa della Corte è importante soprattutto per «scuotere l’attenzione del pubblico», ma servirebbe a poco in termini pratici e anzi potrebbe rivelarsi un boomerang in grado di vanificarne il lavoro, considerata la difficoltà di rendere effettivo il mandato di arresto. Per questo motivo sarebbe stato preferibile richiedere un ordine di comparizione: «in tal modo il Presidente sudanese, volendo far valere le proprie ragioni, avrebbe potuto presentarsi alla Corte da uomo libero, per contestare le accuse» (la Repubblica, 5 marzo 2009). All’interno della Comunità internazionale, si confrontano due diverse priorità: fare giustizia, attraverso il rispetto del mandato, e favorire il processo di pace, dando la priorità al ruolo ipotetico che Bashir potrebbe avere nei negoziati, trascurando le sue responsabilità nei massacri compiuti nel Darfur. Chi sostiene la seconda, teme soprattutto le ripercussioni negative che la condanna di Bashir potrebbe avere sulla situazione in Darfur. Si sottolinea, ad esempio, il rischio di una «polarizzazione» delle posizioni delle parti. Da una parte i movimenti di opposizione, che hanno più volte affermato il rifiuto del dialogare con un ricercato internazionale (come dimostrato anche dall’abbandono del JEM – Justice and Equality Movement – del processo di pace intrapreso a Doha solo due mesi fa). Dall’altra il Presidente Bashir, che potrebbe ostacolare il già lento dispiegamento della missione di peacekeeping UNAMID e il lavoro delle organizzazioni umanitarie (come dimostrato dall’espulsione di tredici organizzazioni non governative all’indomani della richiesta di arresto), con conseguenze drammatiche per la popolazione. Inoltre, un governo centrale solido è ritenuto necessario per garantire il progresso dei colloqui di pace.Pertanto, la richiesta di molti (Lega Araba, Unione Africana, Movimento dei paesi non allineati, Organizzazione della Conferenza islamica, il Consiglio per la Cooperazione nel Golfo e, all’interno del Consiglio di Sicurezza ONU, Cina - principale partner commerciale del Sudan - e Russia) è la sospensione della procedura previsto dall’articolo 16 dello Statuto della Corte, secondo il quale il Consiglio di Sicurezza ONU ha il potere di sospendere (con voto unanime dei cinque membri permanenti) per un periodo rinnovabile di dodici mesi le indagini del Procuratore o un qualsiasi procedimento penale in atto. Sono a favore della sospensione anche alcuni esperti di questioni sudanesi, come ad es. Alex De Waal (già consulente dell’Unione Africana durante la mediazione che ha portato al Darfur Peace Agreement del maggio 2006), che motiva l’applicazione dell’art. 16 sulla base del timore che il National Congress Party del presidente Bashir potrebbe ostacolare non solo il processo di pace in Darfur, ma anche il Comprehensive Peace Agreement, sottoscritto con il Sudan meridionale nel gennaio 2005, con conseguenti rischi di instabilità in tutto il paese (Sudan Tribune, 29 gennaio 2009). Altri, come Eric Reeves, non credono invece all’efficacia di un’eventuale sospensione: «Per quale motivo l’impunità dovrebbe portare alla pace in Darfur? I sostenitori del processo di pace ci chiedono di aver fiducia in un governo brutale e cospiratore, che in venti anni di potere non ha mai rispettato alcun accordo con gli altri partiti. Ci chiedono di credere che questa volta le cose andranno diversamente» (Internazionale, n. 784, 27 febbraio 2009).L’ipotesi di sospensione “condizionata”L’International Crisis Group ha evidenziato che, in funzione della particolare situazione del paese, l’ipotesi di sospensione dovrebbe essere sottoposta a precise condizioni; tra queste, garanzie per evitare ogni tipo di rappresaglia nei confronti del personale diplomatico e civile. Inoltre, è necessario che si realizzi un vero cambiamento della politica del governo che passi attraverso alcune tappe: la costituzione di un serio ed efficace sistema interno d’indagini nei confronti dei responsabili dei crimini commessi nel Darfur, come rilevato dallo stesso Segretario Generale ONU Ban Ki-Moon; un impegno credibile nei confronti del processo di pace, per esempio tramite l’allargamento della partecipazione ai colloqui anche agli altri movimenti di opposizione; infine l’impegno di Bashir a non presentare la propria candidatura alle prossime elezioni presidenziali (purtroppo disatteso dallo stesso presidente che ha recentemente presentato ufficialmente la propria candidatura per le elezioni del febbraio del prossimo anno). Tuttavia, per fare questo è necessario che i paesi e le organizzazioni internazionali più vicini al Sudan (per i legami economici Cina e Russia e per i legami politici soprattutto Egitto, Libia, Unione Africana e Lega Araba) non si limitino a fare da eco alle richieste di Khartoum, ma cerchino di utilizzare i propri legami per stimolare i cambiamenti necessari, puntando soprattutto sul rischio d’isolamento per il paese.Le argomentazioni dai fautori del mandato di arrestoLouise Arbour, già procuratore del Tribunale internazionale per l’ex Jugoslavia, ha spesso affermato che osservare un imperativo di giustizia non significa sabotare la pace, ma anzi contribuire a essa. Questa è l’opinione di chi ritiene la sospensione un rischio, per diversi motivi. Innanzitutto perché costituirebbe un pericoloso precedente, in grado di minare la credibilità della Corte e della stessa ONU; infatti, stabilendo una presunta «negoziabilità dei diritti umani», metterebbe in secondo piano le responsabilità di Bashir nei confronti delle persecuzioni dei civili, che anzi potrebbero continuare anche grazie al clima di impunità creatosi. Inoltre, è forte il timore che la sospensione finisca per annullare gli sforzi della Corte, secondo il principio «justice delayed, justice denied». Infine, perché il mandato di arresto potrebbe costituire un efficace mezzo di pressione, in grado di provocare cambiamenti anche all’interno dello stesso regime, comunque diviso da tensioni interne. Tuttavia, per fare questo è necessario che tutti gli stati diano il loro sostegno, forte e senza ambiguità, all’attività della Corte.
in Meridiano 42 (http://lnx.meridiano42.org/index.php?option=com_content&task=view&id=66&Itemid=40)
(Anno III, numero 4 – aprile 2009)
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Mag 15

Una commentatrice esagitata pone - da giorni - la stessa, identica, domanda riguardo la costruenda moschea di Torino: “In quale lingua sarà fatto il sermone?”. Io ho risposto, molto candidamente, che se è proprio un’appassionata di sermoni islamici, si procuri un interprete o vada a seguire un corso di arabo (che volete? Ognuno porta acqua al suo mulino). Poi ho aggiunto “Da quando in qua anche quelli che si professano atei dicono la loro sul modo in cui devono pregare gli altri? E perché allora gli islamici non si mettono a sindacare sulla messa in latino e il matroneo delle sinagoghe?”. Ebbene, la commentatrice in questione ha concluso che l’Imam “predicherà in arabo, come ci hai gentilmente informati”. In realtà io non l’ho informata di un bel nulla, anche perché l’Imam in questione ha già chiarito che la predica è bilingue da anni. Bastava informarsi. La cosa interessante, però, è che la stessa commentatrice aggiunge “Forse perchè in Italia la maggior parte dei sacerdoti officia la messa in italiano e non in latino perchè altrimenti anche qui nessuno capirebbe una mazza del rito, e perchè è l’italiano e non il latino (o l’arabo) la lingua del paese in cui voi islamici vivete? E che sempre in Italia anche le sinagoghe il matroneo lo celebrano in italiano pure loro, oltre ad essere numericamente poche?”. Al di là del fatto che quanto la lettrice afferma configura «una crisi di obbedienza verso il Santo Padre», per usare le parole del segretario della Congregazione per il Culto, voglio sommessamente far notare che “matroneo” non è un culto ebreo da celebrare in italiano. Dicasi “Matroneo” di “un balcone o loggiato posto all’interno di un edificio e originariamente destinato ad accogliere le donne (derivante appunto da “matrona”). Oggi, i matronei non sono usati: si continua però a fare sedere le donne da una parte e gli uomini dall’altra. Ma è interessante rendersi conto che l’appassionata di culti esteri che si straccia le vesti affinché l’Imam faccia il suo sermone in italiano, non conosce niente di ebraismo, architettura e tanto meno di italiano. Consiglio di cominciare subito con l’italiano. Altrimenti c’è il rischio che, all’inaugurazione della moschea, le risulti incomprensibile anche il discorso delle autorità del paese in cui vive.

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Mag 15


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Mag 15


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Mag 15

Si è tenuto a Mountain View il secondo “Searchology event”, un appuntamento pensato per aggiornare utenti, partner e clienti sui progressi fatti nella nostra tecnologia di ricerca. Il primo Searchology risale a due anni fa, in occasione del lancio di Universal Search, una funzione in grado di combinare risultati di diverso tipo (pagine web, immagini, video, libri ecc.) nella pagina dei risultati. Dal momento del suo lancio, Universal Search si è sviluppata in modo considerevole tramite l’aggiunta di nuove tipologie di risultati, la diffusione in nuovi Paesi e l’attivazione di un numero di query di ricerca dieci volte superiore rispetto alla sua nascita.

Ciò nonostante, le esigenze di ricerca degli utenti diventano sempre più articolate e i problemi che portano alla nostra attenzione sempre più complessi. Ed ecco allora una serie di novità, che vi anticipiamo anche se per il momento sono disponibili solo negli Stati Uniti.

La prima è Search Options: una gamma di strumenti che consentono di filtrare e selezionare i risultati di ricerca e di generare visualizzazioni diverse per una ricerca più facile e veloce. Search Options aiuta a risolvere una questione piuttosto spinosa: qual è la migliore query di ricerca?

Supponiamo che stiate cercando un forum relativo a uno specifico prodotto, ma vorreste leggere solo le discussioni più recenti. È difficile individuare la giusta query da digitare per una simile richiesta, tuttavia Search Options permette di cercare il nome del prodotto, applicare l’opzione per filtrare tutto ciò che non è relativo ai forum e applicare un’opzione per visualizzare solo i risultati delle ultime settimane.
Un altro esempio? La scorsa settimana, qualcuno mi ha chiesto perché non fosse possibile organizzare i risultati di ricerca in base alla data, in modo che le informazioni più recenti venissero visualizzate per prime. Avrei voluto rispondere: “Aspetta qualche giorno”.

Il pannello di Search Options permette inoltre di visualizzare i risultati di ricerca in modo completamente nuovo. Una delle nuove modalità di visualizzazione consente di ottenere più informazioni per ogni risultato, includendo sia immagini sia testo; le altre invece consentono di esplorare e interagire con i risultati di ricerca in diversi modi.

Guarda una panoramica video qui (in Inglese):

Il pannello di Search Options è una sorta di cassetta degli attrezzi che fornisce nuove modalità di interazione con i risultati di ricerca Google e che in futuro doteremo di funzioni ancora più innovative e utili.

Un ulteriore aspetto su cui abbiamo lavorato molto è una comprensione più approfondita delle informazioni provenienti da una ricerca. Quando visualizzate i risultati di una ricerca Google, in che modo possiamo aiutarvi nel decidere su quale risultato fare clic?

La breve descrizione che accompagna ogni risultato di ricerca si chiama ‘snippet’. Oggi vi diciamo che alcuni di questi snippet diventeranno più ricchi e mostreranno più informazioni utili relative alle pagine web rispetto al testo di anteprima a cui siete oggi abituati. Ad esempio, se pensate di provare un nuovo ristorante e state cercando alcune recensioni, gli snippet più ricchi potranno includere informazioni come il punteggio medio delle recensioni, il numero di recensioni e la fascia di prezzo del ristorante:

Si tratta di informazioni che non siamo in grado di fornire direttamente, per questo motivo speriamo che gli utenti che pubblicano contenuti sul web adottino microformati o standard RDFa per contrassegnare il codice HTML in modo che i dati strutturati vengano visualizzati in superficie. Questa funzione verrà introdotta gradualmente per assicurare che la qualità dei risultati di ricerca Google resti elevata..

E infine un’anteprima: Google Squared. Rispetto a un normale motore di ricerca, Google Squared non ricerca pagine in base all’argomento digitato, ma individua e organizza in modo automatico i contenuti che individua nel Web. Il servizio sarà disponibile a breve in Google Labs.

Scritto da: Marissa Mayer, Vice President of Search Products and User Experience, and Jack Menzel, Group Product Manager

fonte: googleitalia.blogspot.com » Vai al post originale

Mag 15

La notizia che, a partire dal prossimo agosto, in Spagna sarà possibile per chiunque (comprese le minorenni) acquistare la cosiddetta pillola del giorno dopo senza ricetta medica, non poteva non causare una reazione in un certo giornale italiano, che del disprezzo per tutto quello che esce dalla Spagna di Zapatero – soprattutto se si tratta di qualche progresso nei diritti civili – ha fatto ormai una reazione automatica. E così sul Foglio di ieri ben due articoli commentano sdegnati l’ultima «barbarie». A p. 3 un editoriale non firmato titola significativamente «Pillole come caramelle»; alla pagina seguente uno dei mastini di Ferrara, Nicoletta Tiliacos, rincara la dose con «Illusioni da banco».
L’editoriale è all’altezza delle migliori tradizioni del Foglio:
In Spagna un minorenne non può comprare un pacchetto di sigarette e il tabaccaio che gliele vendesse sarebbe sottoposto a sanzioni. La stessa cosa succederebbe a un barista che gli servisse un bicchiere di birra. Come capita dalle nostre parti, con la sola ricetta medica nelle farmacie si forniscono medicinali un po’ più potenti di un’aspirina – e questo per evitare pericoli per la salute che sarebbero inevitabili con la medicina fai da te. Ora, però, il ministro della Sanità spagnolo – la signora Trinidad Jiménez – ha annunciato che la pillola del giorno dopo sarà venduta nelle farmacie senza ricetta e anche alle ragazze minorenni. Tutti sanno che si tratta, al di là di ogni considerazione morale, di un preparato che serve ad “avvelenare” una parte dell’organismo per indurlo al rigetto dell’embrione e che è potenzialmente più pericoloso di centinaia di preparati per i quali è richiesta la prescrizione del medico. Risparmio il seguito al lettore; basti sapere che la frase finale è un accorato «Ma dove siamo finiti?». Già, dove siamo finiti? O meglio: dov’è finito il Foglio?

L’ipotesi più accreditata sul meccanismo d’azione del levonorgestrel (il principio attivo della pillola del giorno dopo, commercializzata in Italia sotto il nome di Norlevo e Levonelle) è che il farmaco inibisca la scarica ormonale che causa l’ovulazione; questo spiega perché l’efficacia sia tanto più grande quanto minore è il tempo trascorso dal rapporto non protetto. Nei modelli animali, la somministrazione di levonorgestrel dopo l’attecchimento dell’embrione nell’utero ha lo stesso effetto della somministrazione di acqua fresca: la gravidanza continua come se nulla fosse, altro che «rigetto dell’embrione». Alcuni sospettano che il farmaco possa anche impedire l’impianto dell’ovulo fecondato, ma a tutt’oggi non si ha nessuna prova concreta di quest’effetto: tutti i meccanismi invocati in passato per spiegarlo si sono rivelati inesistenti (l’endometrio – il rivestimento interno dell’utero – rimane per esempio invariato). In ogni caso, la soppressione dell’ovulazione spiega da sola l’efficacia del farmaco; se anche esistesse un effetto anti-annidatorio, sarebbe quasi certamente estremamente limitato.
Definire un farmaco con queste caratteristiche «un preparato che serve ad “avvelenare” una parte dell’organismo per indurlo al rigetto dell’embrione», e per giunta premettere che «tutti sanno» che di questo si tratta, sembrerebbe dimostrare – nonostante l’uso cautelativo delle virgolette – una consuetudine con sostanze ben più pericolose del levonorgestrel, dell’aspirina, delle sigarette e forse anche della birra. A meno che non ci troviamo di fronte alla consueta pietra di paragone dell’ignoranza in materia contraccettiva: la confusione con la pillola abortiva, quella RU-486 il cui effetto potrebbe essere fatto corrispondere, con un po’ di immaginazione, a quello denunciato dal Foglio. Pensavo che anche i sassi avessero ormai imparato la distinzione, ma si sa, la durezza di certe teste…
Ma che dire dei «pericoli per la salute che sarebbero inevitabili con la medicina fai da te»? La pillola del giorno dopo non “avvelenerà” una parte dell’organismo, questo no, ma in fondo è pur sempre un farmaco: non sarebbe meglio esigere sempre la ricetta? Anche la Tiliacos si unisce qui all’anonimo editorialista, e denuncia un uso «sempre più routinario» della contraccezione d’emergenza, «con immaginabili danni per la loro [delle giovani che l’assumono] salute».
Vediamo allora i rischi del levonorgestrel (ovviamente le indicazioni che seguono non possono sostituire il foglietto illustrativo: leggetelo con attenzione!). Rischio di indurre assuefazione: zero. Gli effetti collaterali più comuni sono leggeri: vanno dalla nausea alla cefalea, possono colpire fino al 25% delle pazienti e scompaiono entro 48 ore dall’assunzione (il sanguinamento uterino può durare fino alla mestruazione succssiva); il vomito è riportato nell’1-8% dei casi. Sovradosaggio: non sono stati riportati effetti seri dopo ingestione di dosi elevate. Interazioni con altri farmaci: possono al più diminuire l’efficacia del levonorgestrel stesso. Rischio di teratogenicità per il feto (nel caso di fallimento del contraccettivo): zero. Rischio di diminuzione della futura fertilità: zero. Il levonorgestrel non aumenta il rischio di gravidanze extrauterine (anche se ovviamente occorre considerare la possibilità di questa evenienza se il contraccettivo fallisce). Controindicazioni: ipersensibilità al levonorgestrel o ad uno degli eccipienti (p.es. il lattosio) – ma non sono state finora descritte reazioni allergiche al levonorgestrel.
I rischi della contraccezione di emergenza non devono essere confusi con quelli – pur limitati – della contraccezione ormonale classica (la «pillola»): i problemi di coagulazione del sangue dipendono dagli estrogeni, che non sono contenuti nel Norlevo. Alcuni studi hanno mostrato che donne che non possono usare i contraccettivi a base di estrogeni (per diabete, alta pressione sanguigna, etc.) possono invece ricorrere tranquillamente al Norlevo (e ai contraccettivi a base unicamente di progestinici). Infine, gli effetti del levonorgestrel sono identici nelle donne adulte e nelle adolescenti.
Queste caratteristiche fanno del levonorgestrel non solo un farmaco da vendere senza ricetta, ma anche un farmaco da banco (non è chiaro come sarà considerato in Spagna; in paesi come l’Olanda è venduto anche al di fuori delle farmacie). Può darsi che il levonorgestrel sia «un po’ più potente dell’aspirina» – qualsiasi cosa significhi questa frase; ma certamente è più sicuro. Checché ne dica il Foglio.

(1 - continua)

fonte: bioetiche.blogspot.com » Vai al post originale

Mag 13

fonte: creativeclassics.blogspot.com » Vai al post originale

Mag 13

the copy compilation 09: cose utili e spunti di copywriting, trovati in rete.

Scaricate e… buona lettura!

Ps
Come vedete è disponibile anche 26 modi di comunicare una USP.

fonte: creativeclassics.blogspot.com » Vai al post originale

Mag 13

casaL’attuale crisi finanziaria che ha portato ad una crisi mondiale e il mercato immobiliare ne risenta in misura maggiore, come avevo già detto, adesso non è il momento di vendere ma neanche di comprare casa a meno che non si disponga di liquidi, la maggior parte delle coppie giovani (per non dire quasi tutte) non hanno un cospiquo conto in banca che permetta a loro di comprare casa con tranquillità, attualmente non conviene accendere un mutuo sia a tasso variabile, sia a tasso fisso in quanto la maggior parte o è precaria o è in cassa integrazione o non prende abbastanza, per questo la soluzione più congeniale è l’affitto, per chi vuole sposarsi e formarsi una famiglia.

Numericamente parlando solo il 38% delle giovani coppie possoni permettersi di comprare casa e optano per un appartamento di almeno 70-100 mq e possono spendere sui 130.000 € - 175.000 €, altrimenti dovrebbero mettere dentro anche la suocera per far fronte ai costi famigliari.

Il costo degli immobili rimane il grande ostacolo per le giovani coppie che convolano a nozze e, data anche la difficolta’ ad accedere al mutuo, solo il 38% puo’ permettersi l’acquisto di una casa. L’affitto, quindi, resta la soluzione piu’ praticata (55% delle richieste), mentre nel 17% dei casi, si e’ persino costretti a rimandare la convivenza.

Via asca

fonte: www.trading-italia.biz » Vai al post originale

Mag 13

Ciao a tutti, nella speranza che possa esservi d’aiuto, abbiamo pensato di utilizzare questo blog per tenervi aggiornati sugli argomenti più discussi all’interno del nostro forum di assistenza Google AdWords, visitabile a questo indirizzo. Il forum è a vostra disposizione ogni qualvolta abbiate una domanda, un dubbio o una curiosità su Google AdWords. In breve, ecco di cosa si è parlato questo mese nel Forum:

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In questa discussione gli utenti si sono confrontati sull’opportunità di utilizzare la modalità di pubblicazione Standard degli annunci, rispetto a quella Rapida.

  • Progetto Stampa AdWords

Stiamo cercando storie di successo di business nati con l’online e/o che nell’online hanno trovato il loro mezzo di comunicazione preferenziale.

  • Carte Prepagate e AdWords

Date le numerose richieste, abbiamo fornito maggiori informazioni riguardo i criteri di compatibilità delle carte di credito prepagate all’interno degli account AdWords.

Vi invitiamo nuovamente a visitare il nostro Forum, dove potrete accedere a servizi dedicati, trovare risposte alle vostre o, perchè no, porne di nuove. Un saluto.

Scritto da: Il Team Google AdWords


fonte: googleitalia.blogspot.com » Vai al post originale

Mag 13

Astigmatismo

Ecco le motivazioni della sentenza che ha sancito la parziale incostituzionalità della controversa normativa sulla fecondazione assistita.

Lo scorso 9 maggio è stata depositata la sentenza che dichiara in parte incostituzionale l’articolo 13 della legge 40. L’obbligo di produrre al massimo 3 embrioni e di impiantarli contemporaneamente viola l’articolo 3 della Costituzione nel duplice profilo del principio di ragionevolezza e di quello diuguaglianza, in quanto il legislatore riserva il medesimo trattamento a situazioni dissimili. Viola inoltre l’articolo 32 per il pregiudizio alla salute della donna “ed eventualmente [...] del feto ad esso connesso”. Questa decisione riafferma principi fondamentali, conquistati nel corso degli anni. Non può non tornare alla memoria, infatti, la sentenza n. 27 del 1975, che ha preceduto la legge sulla interruzione volontaria di gravidanza (194/1978): “Non esiste equivalenza fra il diritto non solo alla vita ma anche alla salute proprio di chi già persona, come la madre, e la salvaguardia dell’embrione che persona deve ancora diventare”. Lo stesso bilanciamento di diritti viene affermato dalla legge 194: autorizzando una donna ad interrompere la gravidanza, la 194 sancisce che il diritto di non portare avanti la gravidanza è più forte del diritto dell’embrione a vivere e a nascere.

RISTABILIRE IL GIUSTO SENSO DI MARCIA - La Legge 40 ha tracciato una strada contromano: a cominciare dall’affermazione di principio dell’articolo 1, secondo cui devono essere assicurati i diritti di tutti i soggetti coinvolti, compreso il concepito. Da questa affermazione di principio ha fatto derivare la maggior parte dei divieti contenuti negli articoli seguenti, incurante delle gravi violazioni conseguenti. Già tre procedimenti (del Tribunale di Firenze e del Tar Lazio) avevano anticipato la direzione di questa sentenza. La Corte ha riaffermato anche un principio di buon senso: non si può stabilire in modo tanto rigido il numero di embrioni da impiantare, perché questo dipende dalle condizioni di ogni singola donna. Proprio come sarebbe insensato stabilire come curare un mal di pancia in modo assoluto e aprioristico. Dipende dal mal di pancia, dalle ragioni della sua insorgenza e dalle condizioni generali del sofferente. L’obbligo di impiantare tutti e 3 gli embrioni ha causato un aumento delle gravidanze plurime: in seguito alla legge 40 in Italia esiste il 3,5% di rischio, mentre in Europa tale rischio è prossimo allo zero - proprio perché le modalità di impianto sono decise in base alla valutazione di ogni singolo caso. La conseguenza della bocciatura del comma 2 dell’articolo 14 comma 2 è la “deroga al principio generale di divieto di crioconservazione”. Gli embrioni prodotti, ma non impiantati per ragioni mediche, potranno essere crioconservati e utilizzati per un successivo tentativo di impianto. La possibilità di crioconservare sottrae la donna alla necessità di sottoporsi inutilmente a più cicli di stimolazione ormonale e al prelievo chirurgico degli ovociti. Insomma i giudici costituzionali affermano che “in materia di pratica terapeutica la regola di fondo deve essere la autonomia e la responsabilità del medico, che, con il consenso del paziente, opera le necessarie scelte professionali”.

LES JEUX SOINT FAIT - Inoltre, in linea con la sentenza del 1975, stabiliscono che la tutela “dell’embrione non è comunque assoluta, ma limitata dalla necessità di individuare un giusto bilanciamento con la tutela della esigenza di procreazione”. I fautori della legge 40 si rassegnino: contro questa sentenza non si può nulla. Il parlamento non può legiferare in senso diverso. Le linee guida non hanno la forza, essendo amministrative, di contrastare la legge nella sua nuova veste. La soddisfazione per la decisione della Consulta ha un sapore bizzarro: assomiglia alla soddisfazione che avremmo se qualcuno ci avesse investito sulle strisce pedonali 5 anni fa causandoci molti danni e oggi ci chiedesse scusa per averci rovinato l’acconciatura e gli abiti. Pur concedendo che sia meglio di niente, le conseguenze più gravi di una legge insensata e coercitiva sono ancora in piedi. E condannano i cittadini italiani a essere discriminati in alcuni diritti fondamentali, come quello alla salute e all’equità di trattamenti, e a frustrare il legittimo desiderio di diventare genitori.

Su Giornalettismo, 11 maggio 2009.

fonte: bioetiche.blogspot.com » Vai al post originale

Mag 13

Esiste una contraddizione nell’opporsi al disegno di legge attualmente all’esame del Parlamento sulle direttive di fine vita e nel lodare invece contemporaneamente la sentenza con cui la Consulta ha dichiarato in parte incostituzionale la legge 40 sulla procreazione assistita? È quanto sostiene Assuntina Morresi in un articolo apparso oggi su AvvenireMa il medico decisivo all’alba può diventare irrilevante al tramonto?», 10 maggio 2009, p. 2). Ecco la sua argomentazione:
C’è un punto però in cui siamo d’accordo con la Consulta, come ha notato ieri il senatore Quagliariello, ed è che «la regola di fondo deve essere l’autonomia e la responsabilità del medico» per le sue scelte professionali. Ma allora, cosa ne facciamo di tutte le proteste sulla legge Calabrò sul fine vita? Qualcuno dovrà pur spiegare perché il medico debba avere l’ultima parola per decidere in scienza e coscienza qual è il numero di embrioni «strettamente necessario» da creare in provetta, e invece dovrebbe attenersi obbligatoriamente alla volontà del paziente per le dichiarazioni anticipate di trattamento: curiosamente, gran parte di chi condivide la sentenza della Consulta, e quindi la centralità del medico nelle decisioni sulla fecondazione in vitro, sostiene invece che questa non sia più valida nel fine vita. D’altra parte è anche evidente che nessun medico accetterebbe che fosse la coppia infertile a decidere il numero di embrioni da creare in laboratorio e trasferire in utero: dare il proprio consenso a cure e terapie non può significare imporre al medico di effettuare trattamenti sanitari inappropriati o addirittura dannosi.
Ma questa semplice evidenza non sembra valere sempre. Perché gli stessi che per la procreazione assistita si affidano fiduciosamente al medico – per procedure estremamente invasive – potrebbero farsi improvvisamente diffidenti se si parla del fine vita, e il parere dell’esperto diventa secondario? A quest’ultima domanda la Morresi cerca di dare una risposta nel seguito dell’articolo, chiamando in causa un po’ confusamente il «desiderio che diventa esigenza, e quindi diritto esigibile». Ma la risposta corretta è un’altra; e la contraddizione che la Morresi pretende di evidenziare semplicemente non esiste.

Quando si chiede che il medico si attenga «obbligatoriamente alla volontà del paziente per le dichiarazioni anticipate di trattamento» non gli si sta affatto imponendo «di effettuare trattamenti sanitari» di sorta. Quello che gli si chiede, eventualmente, è di non effettuare trattamenti sanitari. Io non posso costringere il medico con il mio testamento biologico a effettuarmi mentre sto in coma un salasso, o la cura Di Bella, o a somministrarmi pilloline omeopatiche (e neppure un antibiotico, se non è convinto che sia necessario nel mio caso). Ma neppure lui, simmetricamente, può costringermi a una rianimazione col defibrillatore, o a tenermi attaccato a un tubo per vent’anni, neppure se lo ritiene necessario per la mia guarigione. Quello di cui si chiede il rispetto, insomma, è un diritto negativo: il diritto a essere lasciati in pace, a non subire interferenze non volute. Non è un diritto positivo, che è invece il diritto a esigere qualcosa da un altro (fatti salvi, ovviamente, gli obblighi professionali e contrattuali che quello ha assunto).
È importante notare che, in generale, questo non significa affatto far diventare secondario «il parere dell’esperto». Quando si chiede a un medico di astenersi dal praticarci un qualche trattamento sanitario non è perché si vogliono mettere in dubbio le sue competenze tecniche (anche se naturalmente può succedere anche questo). Il sapere medico riguarda tipicamente i mezzi: dato il fine, il medico decide degli strumenti più adeguati per raggiungerlo. Ma decidere quale sia quel fine – vivere con una gamba di meno o morire in pace con tutt’e due; sopravvivere in stato vegetativo per diciassette anni o spegnersi senza soffrire in due giorni – non spetta al medico; spetta all’unica persona veramente competente su che cosa sia bene per me: spetta a me stesso.
È diversa la situazione, dopo la sentenza della Corte Costituzionale, per quanto riguarda la procreazione assistita? Non mi pare proprio. Se il medico decide che la cosa migliore per una donna è di ricevere l’impianto simultaneo di quattro (o tre, o cinque, o due) ovociti fecondati, la donna – che magari per ragioni religiose non vuole mettere a repentaglio più embrioni dello stretto necessario – è per questo obbligata ad accettare l’impianto? No, affatto. Se la donna chiede al medico di impiantarle simultaneamente cinque (o due, o quattro, o tre) embrioni, il medico è tenuto ad ubbidirle? No, se ritiene per fondati motivi medici che ne basti uno.
In realtà l’incoerenza è tutta degli integralisti. Se non si accetta che l’impianto degli embrioni sia coercibile su una donna cosciente, perché allora si pretende che sia coercibile una qualsiasi terapia su una donna in stato vegetativo? Il disegno di legge Calabrò, impedendo che le dichiarazioni anticipate di trattamento siano obbligatorie per il medico, porta esattamente a questo. A volte si risponde, più o meno esplicitamente, che costringere un paziente cosciente implica un atto di violenza fisica, mentre questo non accadrebbe con un paziente che cosciente non è. Come dire che lo stupro su una donna in coma è meno grave dello stupro su una donna vigile… O si ricorre a qualche sofisma sull’attualità della volontà del paziente: come dire che il mancato consenso a una data operazione diventa carta straccia se il paziente che l’aveva espresso due giorni prima finisce per un’altra ragione in anestesia…

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Mag 13

4
Ieri era la festa della mamma; meno di due mesi fa quella del papà. L’Associazione Famiglie Arcobaleno ha festeggiato, in alcune città italiane, la festa delle famiglie.
L’uso del plurale non è un dettaglio o un vezzo, ma è profondamente significativo: non c’è una Famiglia, giusta e invariabile nel tempo e nello spazio, cui conformarsi per poter essere considerati a tutti gli effetti un nucleo familiare. Non c’è un modello imposto dall’alto o deciso da qualcuno. Basterebbe avere una conoscenza, anche superficiale, della realtà che ci circonda per esserne consapevoli. Molte delle definizioni più comuni di famiglia rischiano di essere anguste: si pensi alla cosiddetta “famiglia tradizionale” intesa come costituita da madre, padre e figli, uniti da un legame genetico. Forse non dovrebbe essere considerata come una famiglia quella formata da un solo genitore? O quella in cui uno o entrambi i genitori non hanno legami genetici con i figli? E allora, quale potrebbe essere la condizione necessaria per rilevare la presenza di una famiglia? Il legame affettivo, la responsabilità, la condivisione. Nulla che si possa assicurare rispettando un modello formale e strutturale.
Accogliendo questa premessa l’orientamento sessuale dei componenti dovrebbe essere assolutamente irrilevante. Cosa c’entra, infatti, con la capacità o il desiderio di costruire una famiglia?
Famiglie Arcobaleno muove proprio da questa convinzione, e si propone di far conoscere una realtà familiare che, in Italia, si distingue dalle altre soltanto per un aspetto: la discriminazione.
Giuridica, prima di tutto. E poi culturale. Giuridica perché non ci sono norme, per esempio, a protezione di una famiglia omosessuale (non esiste il matrimonio; non c’è la possibilità di adottare; non si può accedere alle tecniche di procreazione assistita). Culturale: c’è una idea radicata di inconciliabilità tra omosessualità e genitorialità. Basta domandare al primo che capita per rendersene conto.
Ieri molte famiglie arcobaleno hanno festeggiato e, tra un panino e un pallone, sembravano proprio “come tutte le altre famiglie”.

(DNews, 11 maggio 2009)

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Mag 11

“EMERGENZA AFRICA”
Testimonianza di Suliman Ahmed,
portavoce dei rifugiati del Darfur in Italia
12 Maggio 2009
Sassari

L’associazione Quadrifoglio e Italians for Darfur ONLUS organizzano per il giorno martedì 12 Maggio 2009, dalle ore 18.00 alle ore 20.00, presso i locali del Quadrilatero, Facoltà di Giurisprudenza dell’Università di Sassari in Sassari, la conferenza dal tema “Emergenza Africa”.

L’incontro, che vuole essere un momento di approfondimento e denuncia delle violazioni dei diritti umani nel continente dal punto di vista giuridico e sanitario, verterà, in particolare, sulla grave crisi umanitaria in Darfur.
Il conflitto dura da sei anni e ha provocato non meno di 300.000 morti e ha costretto almeno due milioni e mezzo di persone alla fuga (stime Onu), destinandole ad una vita da sfollati sia all’interno del Sudan, sia nei campi profughi in Ciad, circostanza che di fatto ha allargato il conflitto anche a questo paese confinante.
Interverranno:
- Suliman Ahmed, sopravvissuto al genocidio in Darfur, portavoce rifugiati del Darfur in Italia, con la proiezione del video documentario di Italians for Darfur;
- -Prof. Rodolfo Ragionieri, docente di Relazioni Internazionali presso la facoltà di Scienze Politiche dell’Ateneo sassarese, per un inquadramento del tema dal punto di vista geopolitico;
- Prof. Paolo Fois docente di Diritto Internazionale, Internazionale Privato e Diritto dell’Unione Europea presso la Facoltà di Giurisprudenza, per gli aspetti di Diritto Internazionale con riferimento ai crimini internazionali.
Firma l’appello on-line di Italians for Darfur!
http://www.italianblogsfordarfur.it -
Per informazioni sulla campagna on-line scrivi a:
blog[at]italianblogsfordarfur.it

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Mag 11

Mi si chiede di esprimere un parere sull’esclusione di Gabriele Piccardo da una lista civica vicina alla destra alle elezioni amministrative di Imperia. Un’esclusione - o una rinuncia se preferite - dovuta ad un aut aut della Lega Nord che, in caso di sua elezione, si era detta pronta ad aprire una crisi politica all’interno della maggioranza. Non dipenderebbe, dicono, nè dalla fede musulmana del candidato e tantomeno dal cognome, quello del mediaticamente famigerato Hamza Piccardo, già Segretario dell’altrettanto famigerata UCOII. Viene quindi da chiedersi perché tutto questo baccano, soprattutto se si considera che nel programma del fu candidato non c’era neanche un mezzo minareto. Ebbene: spero che quanto accaduto provi, ammesso che ce ne fosse bisogno, che i partiti maggiori sono a tutti gli effetti ostaggi della Lega. Una forza politica di cui non devo ricapitolare le posizioni o la propaganda in materia di rapporto con l’altro e che - dopo le ultime politiche, lo possiamo dire con certezza - rappresenta ufficialmente il 9-10% della popolazione italiana. L’altro giorno, July, una commentatrice di questo blog, mi diceva che un mio recente post traboccava “di “vorreste impedirmi” e di altre espressioni analoghe. Esattamente chi è che ti impedisce che cosa?. Risposta: vedi frase precedente. Come diceva Giambattista Vico: “i governi devono essere conformi alla natura degli uomini governati”. E in Italia lo sono eccome. Da questa storia, possiamo trarre delle morali generali a beneficio dei musulmani che vogliono lanciarsi in politica. Con tutto il mio rispetto a quelli che ci provano pensando di aprire la strada all’integrazione politica e sociale del resto della comunità, dobbiamo essere realistici e imparare dalle lezioni precedenti: basta candidarsi e finire per essere ridicolizzati, deligittimati o bruciati per racimolare, se va bene, un pugno di voti. I tempi non sono maturi: la comunità islamica è divisa ed è in gran parte costituita da immigrati senza diritto di voto. E se invece si punta sul voto italiano, si deve tenere in conto che l’italiano medio, reduce da anni di bombardamento mediatico, è propenso a diffidare e a non votare islamici. Un musulmano, anche se italiano a tutti gli effetti, per fare politica deve aspettare una nomina dall’alto oppure farsi furbo e lavorare nel retropalco. Altrimenti si fa la fine di Khalid Chaouki, che dopo essere stato spacciato per un fondamentalista dai vecchi “amici moderati” e timidamente difeso da esponenti di sinistra, ha ottenuto appena 7 voti alle elezioni comunali di Roma nella lista di Rutelli. O quella di Khaled Fouad Allam, scaricato dopo appena due anni di mandato. Come vedete, l’unica differenza è che la destra non ti dà neanche il tempo di prenderla, la delusione elettorale: stronca il percorso politico ancor prima che venga imboccato. D’altronde, come si può immaginare di resistere all’interno di un’alleanza che non vuole l’Italia multietnica? In questo paese c’è spazio in politica per un islamico alla volta. E l’islamico in questione deve dimostrare certe capacità: in particolare quella di sembrare abbastanza critico, per usare un eufemismo, nei confronti della sua religione e cultura di origine. Se poi asserisce di essere anche minacciato ed ha la scorta, allora ha tutte le carte in regola per aspirare alla poltrona, in Italia o in Europa. Gabriele Piccardo si è guardato allo specchio chiedendosi se soddisfava questi requisiti? Mi sembra proprio di no. Non si capisce allora come abbia fatto a pensare di farcela.

fonte: salamelik.blogspot.com » Vai al post originale

Mag 11

ai non milanesi verranno assicurati gratuitamente trasporti privati con tanto di autista…


…specie se ci rubano un pacchetto di caramelle!!!

fonte: lapennachegraffia.blogspot.com » Vai al post originale

Mag 11


(Hat tip: Nikkor-H 50mm f2.0)

fonte: bioetiche.blogspot.com » Vai al post originale

Mag 11

Dalla sentenza n. 151/2009 della Corte Costituzionale:
6. – Le sollevate questioni di legittimità costituzionale dell’art. 14, commi 2 e 3, sono fondate, nei limiti che seguono.
6.1. – Va premesso che la legge in esame rivela – come sottolineato da alcuni dei rimettenti – un limite alla tutela apprestata all’embrione, poiché anche nel caso di limitazione a soli tre del numero di embrioni prodotti, si ammette comunque che alcuni di essi possano non dar luogo a gravidanza, postulando la individuazione del numero massimo di embrioni impiantabili appunto un tale rischio, e consentendo un affievolimento della tutela dell’embrione al fine di assicurare concrete aspettative di gravidanza, in conformità alla finalità proclamata dalla legge. E dunque, la tutela dell’embrione non è comunque assoluta, ma limitata dalla necessità di individuare un giusto bilanciamento con la tutela delle esigenze di procreazione.
Ciò posto, deve rilevarsi che il divieto di cui al comma 2 dell’art. 14 determina, con la esclusione di ogni possibilità di creare un numero di embrioni superiore a quello strettamente necessario ad un unico e contemporaneo impianto, e comunque superiore a tre, la necessità della moltiplicazione dei cicli di fecondazione (in contrasto anche con il principio, espresso all’art. 4, comma 2, della gradualità e della minore invasività della tecnica di procreazione assistita), poiché non sempre i tre embrioni eventualmente prodotti risultano in grado di dare luogo ad una gravidanza. Le possibilità di successo variano, infatti, in relazione sia alle caratteristiche degli embrioni, sia alle condizioni soggettive delle donne che si sottopongono alla procedura di procreazione medicalmente assistita, sia, infine, all’età delle stesse, il cui progressivo avanzare riduce gradualmente le probabilità di una gravidanza.
Il limite legislativo in esame finisce, quindi, per un verso, per favorire – rendendo necessario il ricorso alla reiterazione di detti cicli di stimolazione ovarica, ove il primo impianto non dia luogo ad alcun esito – l’aumento dei rischi di insorgenza di patologie che a tale iperstimolazione sono collegate; per altro verso, determina, in quelle ipotesi in cui maggiori siano le possibilità di attecchimento, un pregiudizio di diverso tipo alla salute della donna e del feto, in presenza di gravidanze plurime, avuto riguardo al divieto di riduzione embrionaria selettiva di tali gravidanze di cui all’art. 14, comma 4, salvo il ricorso all’aborto. Ciò in quanto la previsione legislativa non riconosce al medico la possibilità di una valutazione, sulla base delle più aggiornate e accreditate conoscenze tecnico-scientifiche, del singolo caso sottoposto al trattamento, con conseguente individuazione, di volta in volta, del limite numerico di embrioni da impiantare, ritenuto idoneo ad assicurare un serio tentativo di procreazione assistita, riducendo al minimo ipotizzabile il rischio per la salute della donna e del feto.
Al riguardo, va segnalato che la giurisprudenza costituzionale ha ripetutamente posto l’accento sui limiti che alla discrezionalità legislativa pongono le acquisizioni scientifiche e sperimentali, che sono in continua evoluzione e sulle quali si fonda l’arte medica: sicché, in materia di pratica terapeutica, la regola di fondo deve essere la autonomia e la responsabilità del medico, che, con il consenso del paziente, opera le necessarie scelte professionali (sentenze n. 338 del 2003 e n. 282 del 2002).
La previsione della creazione di un numero di embrioni non superiore a tre, in assenza di ogni considerazione delle condizioni soggettive della donna che di volta in volta si sottopone alla procedura di procreazione medicalmente assistita, si pone, in definitiva, in contrasto con l’art. 3 Cost., riguardato sotto il duplice profilo del principio di ragionevolezza e di quello di uguaglianza, in quanto il legislatore riserva il medesimo trattamento a situazioni dissimili; nonché con l’art. 32 Cost., per il pregiudizio alla salute della donna – ed eventualmente, come si è visto, del feto – ad esso connesso.
Deve, pertanto, dichiararsi la illegittimità costituzionale dell’art. 14, comma 2, della legge n. 40 del 2004 limitatamente alle parole «ad un unico e contemporaneo impianto, comunque non superiore a tre».
L’intervento demolitorio mantiene, così, salvo il principio secondo cui le tecniche di produzione non devono creare un numero di embrioni superiore a quello strettamente necessario, secondo accertamenti demandati, nella fattispecie concreta, al medico, ma esclude la previsione dell’obbligo di un unico e contemporaneo impianto e del numero massimo di embrioni da impiantare, con ciò eliminando sia la irragionevolezza di un trattamento identico di fattispecie diverse, sia la necessità, per la donna, di sottoporsi eventualmente ad altra stimolazione ovarica, con possibile lesione del suo diritto alla salute.
Le raggiunte conclusioni, che introducono una deroga al principio generale di divieto di crioconservazione di cui al comma 1 dell’art. 14, quale logica conseguenza della caducazione, nei limiti indicati, del comma 2 – che determina la necessità del ricorso alla tecnica di congelamento con riguardo agli embrioni prodotti ma non impiantati per scelta medica – comportano, altresì, la declaratoria di incostituzionalità del comma 3, nella parte in cui non prevede che il trasferimento degli embrioni, da realizzare non appena possibile, come previsto in tale norma, debba essere effettuato senza pregiudizio della salute della donna.
7. – La questione di costituzionalità dell’art. 14, comma 4, della stessa legge, sollevata, in riferimento agli artt. 2, 3, 13 e 32 Cost., dal Tribunale ordinario di Firenze con l’ordinanza r.o. n. 382 del 2008, è manifestamente inammissibile, per difetto di motivazione sulla rilevanza nel giudizio a quo.
8. – Del pari manifestamente inammissibile, sempre per difetto di rilevanza, è la questione di legittimità costituzionale dell’art. 6, comma 3, della medesima legge, nella parte in cui non consente, dopo la fecondazione dell’ovulo, la revoca della volontà all’accesso alle tecniche di procreazione medicalmente assistita, di cui entrambe le ordinanze del Tribunale ordinario di Firenze chiedono la declaratoria di illegittimità costituzionale al solo fine di dare coerenza al sistema.

per questi motivi
LA CORTE COSTITUZIONALE

riuniti i giudizi;
dichiara l’illegittimità costituzionale dell’art. 14, comma 2, della legge 19 febbraio 2004, n. 40 (Norme in materia di procreazione medicalmente assistita), limitatamente alle parole «ad un unico e contemporaneo impianto, comunque non superiore a tre»;
dichiara l’illegittimità costituzionale dell’art. 14, comma 3, della legge n. 40 del 2004 nella parte in cui non prevede che il trasferimento degli embrioni, da realizzare non appena possibile, come stabilisce tale norma, debba essere effettuato senza pregiudizio della salute della donna;
dichiara manifestamente inammissibile la questione di legittimità costituzionale dell’art. 14, comma 1, della legge n. 40 del 2004, sollevata, in riferimento agli artt. 3 e 32, primo e secondo comma, della Costituzione, dal Tribunale ordinario di Firenze, con ordinanza r.o. n. 323 del 2008;
dichiara manifestamente inammissibili le questioni di legittimità costituzionale dell’articolo 6, comma 3, della legge n. 40 del 2004, sollevate, in riferimento agli artt. 3 e 32 della Costituzione, dal Tribunale ordinario di Firenze con ordinanza r.o. n. 323 del 2008 e, in riferimento agli artt. 2, 3, 13 e 32 della Costituzione, dallo stesso Tribunale con ordinanza r.o. n. 382 del 2008;
dichiara manifestamente inammissibile la questione di legittimità costituzionale dell’articolo 14, comma 4, della legge n. 40 del 2004, sollevata, in riferimento agli artt. 2, 3, 13 e 32 della Costituzione, dal Tribunale ordinario di Firenze, con ordinanza r.o. n. 382 del 2008.

Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 1° aprile 2009.

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Mag 11

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Mag 11

“Il senatore Ceccanti individua nella sentenza della Consulta sulla legge 40 un monito nei confronti del legislatore sul testamento biologico, affinché la possibilità del medico di decidere in scienza e coscienza, secondo la volontà del paziente ma tenendo anche conto delle evoluzioni tecnico-scientifiche, non sia imbrigliata da una normativa eccessivamente rigida. Siamo d’accordo con lui”. Lo dichiara Gaetano Quagliariello, vicepresidente vicario dei senatori del PdL. “Infatti - prosegue - è esattamente questo il principio ispiratore della legge Calabrò approvata in Senato: il medico deve tener conto delle volontà precedentemente espresse dal paziente ma non ne può essere un mero esecutore notarile, perché nel frattempo la scienza potrebbe aver compiuto progressi favorevoli al malato, che quest’ultimo anni prima non poteva immaginare. Già il senatore Marino, nominando come fiduciario nel suo testamento biologico un amico medico con piena facoltà di decidere per lui le terapie migliori nel momento della necessità, ci aveva confortato sulla bontà di questa legge. Le dichiarazioni di oggi del senatore Ceccanti - conclude Quagliariello - rafforzano i nostri convincimenti”. Quagliarello ci è o ci fa? Sembra davvero difficile struppiare in questo modo il senso di quanto affermato dalla Consulta e da Ceccanti. Ma Quagliarello lo fa (o prova a farlo per chi ci casca).
Chi sarà tanto sciocco da redigere un testamento biologico che non ha carattere vincolante? Per quale ragione dovrei pererci tempo?

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Mag 09

SUDAN: ITALIANS FOR DARFUR, NUOVE ONG ABBIANO AUTOREVOLEZZA =
Rimane alta preoccupazione per diniego a rientro delle 13 espulse. Nuovo rischio epidemie
Roma, 8 mag. (Adnkronos) - “Accogliamo con soddisfazione le notizie provenienti dal Sudan che attraverso Hassabo Mohammed Abdelrahman, presidente della Commissione sudanese per gli affari umanitari, si dice pronto ad accogliere nuove organizzazioni non governative occidentali nella regione del Darfur. Ma ci preme sottolineare che la preoccupazione per il diniego al rientro delle 13 ong espulse lo scorso marzo rimane alta”.
E’ quanto afferma, in una nota, Antonella Napoli, presidente di Italians for Darfur.Sottolineando come la preoccupazione sia stata espressa anche dall’onorevole Margherita Boniver, in missione in Darfur come inviato speciale del Ministro degli Esteri per le emergenze umanitarie, Napoli aggiunge che “ci auguriamo che le organizzazioni autorizzate ad operare in Darfur siano di pari autorevolezza ed adeguatezza al ruolo che dovranno svolgere nella regione sudanese”.”Speriamo che l’appello rivolto dal responsabile per gli Affari umanitari dell’Onu John Holmes, affinche’ si approntino interventi immediati per il Darfur, sia presto accolto e che gli annunci di Khartoum si trasformino in provvedimenti concreti” si legge ancora nella nota della associazione onlus da anni impegnata nella campagna pro - Darfur.
“Come abbiamo piu’ volte denunciato nelle ultime settimane - prosegue Napoli - la situazione in Darfur e’ di grande emergenza e Ocha, il Coordinamento degli aiuti umanitari dell’Onu, insieme alle organizzazioni locali riesce a garantire il minimo di sussistenza agli sfollati. Ma le limitazioni sono enormi e lo standard attuale e’ al limite della sopravvivenza come ha sottolineato lo stesso responsabile per gli aiuti umanitari delle Nazioni Unite al suo arrivo a Khartoum. Il funzionario Onu ha ribadito che l’espulsione delle 13 ong ha creato un vuoto in termini di capacita’ (di distribuzione degli aiuti) che si deve riempire al piu’ presto per evitare un ulteriore aggravamento della crisi umanitaria”.”Come da noi denunciato durante la Giornata mondiale per il Darfur - sottolinea il presidente dell’associazione -l’emergenza piu’ pressante e’ quella per la salute. Da settimane, infatti, in alcuni campi del Darfur e’ in atto un’epidemia di meningite e con la stagione delle piogge potrebbe diffondersi il colera. Bisogna, quindi, fare presto e permettere a operatori qualificati di riprendere l’assistenza di milioni di persone che - conclude Napoli - altrimenti saranno esposte al diffondersi di queste gravi malattie’.

(Ses/Gs/Adnkronos) 08-MAG-09 11:18Firma l’appello on-line di Italians for Darfur!
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Per informazioni sulla campagna on-line scrivi a:
blog[at]italianblogsfordarfur.it

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Mag 09

Non vi sarà di certo sfuggito il fatto che mentre blog e media vari straboccano di commenti sui recenti episodi di “attualità” (o forse sarebbe meglio dire di “gossip”), il sottoscritto ha scelto la linea del silenzio. Per i miei lettori non credo si tratti di una sorpresa: sfogliando l’archivio, si può benissimo constatare che ho raramente commentato fatti o episodi concernenti la stretta attualità (politica o mondana) italiana o i cosiddetti “fatti interni”. Mi sono invece sempre concentrato sulle questioni inerenti l’immigrazione, l’integrazione, il razzismo e la xenofobia. E quindi, solo di riflesso, dei politici o degli episodi di attualità che hanno a che fare con questi temi.

Si tratta, innanzittutto, di una scelta contenutistica: preferisco avere un blog che affronta temi di nicchia, anche se di fatti ciò significa l’esclusione di una larga fetta di lettori che sarebbe interessata a leggere di altri temi, o che sarebbe semplicemente curiosa di sapere cosa frulla in testa ad un immigrato quando assiste al circo politico-mediatico che regolarmente questo paese offre alla scena del mondo. Ma si tratta, anche, di una scelta obbligata: già cosi mi attiro le denunce, gli strali e l’indignazione dell’italiano medio, secondo cui sarei un “ospite” (che si paga tutto, incluse le tasse) senza diritto di voto ma anche senza diritto di parola. E ciò accade perché mi esprimo su temi che mi riguardano direttamente, in prima persona. Figuriamoci se mi mettessi a coprire di ridicolo la sua classe politica o certi “costumi” nazionali.

Eppure ne avrei tutto il diritto: non solo perché - diversamente da ciò che pensano i dettratori di questo sito - non sono un ospite, ma perché la mia cultura, la mia storia, il mio paese, il mio governo, vengono regolarmente sbeffeggiati e ridicolizzati sui media italiani senza che ciò susciti la benché minima reazione. E allora, mi chiedo, perché dovrei essere costretto a leggere che non esiste una cultura araba ed islamica, che i media dedichino un’attenzione eccessiva all’egiziano violentatore o omicida ma passino sotto silenzio le migliaia che lavorano e contribuiscono - spesso in nero - allo sviluppo di questo paese, che il Cairo venga rappresentato come una fogna a cielo aperto, che si inviti a boicottare la Fiera del Libro perché l’Egitto sarebbe una dittatura da operetta, quando invece questo paese offre spunti ed asperità tali da fare scapicollare di vergogna qualsiasi italiano in qualsiasi parte del mondo?

Reciprocità, no? Non è quello che invocano a gran voce i difensori della civiltà occidentale, della democrazia e della libertà di parola? Ho letto su uno di quei blog demenziali che si sono assunti l’onere di denunciare all’opinione pubblica italiana l’arretratezza degli islamici, un commento che suonava più o meno cosi: Nel tale emirato agli immigrati arabi succede questo e quest’altro. Non possono comprare case, non possono sposare un’autoctona, possono essere buttati fuori in un amen. E non ho mai visto un egiziano ribellarsi”. Certo, vero. perché in quel paese arabo o in quel emirato, finirebbe torturato, violentato e se - sopravvive - riuscirà a tornare nel suo paese di origine. Ma, c’è un ma, non mi sembra che quello specifico paese arabo o quel emirato si dichiari “democratico”. L’Italia, invece, si.

E allora la domanda sorge spontanea: questi signori - che di fatti prendono come modello il trattamento riservato agli immigrati in alcuni paesi del Golfo - sono davvero democratici e civilizzati? Non credo proprio: perché se invidi a questi paesi il fatto che gli immigrati là residenti se ne stanno zitti zitti mentre in Italia si permettono - “orrore” - di dire che sono vittime di razzismo, non puoi certo fregiarti dell’aggettivo “democratico”. E allora mettiamoci d’accordo: o si è democratici, e allora si deve accettare che anche l’ultimo negro sbarcato in Italia innalzi un cartellone in cui lamenta di essere vittima di razzismo o lo si riempie di manganellate e, se possibile, lo si carica in fretta e furia su un aereo che lo rimandi in qualche deserto del Sahara per farla finita.

Spesso e volentieri questi stessi democratici da strapazzo vorrebbero che noi altri immigrati ci prestassimo ad una critica aperta e senza limiti dei nostri governi, paesi e costumi. Di certo non mancano spunti per critiche feroci alle realtà da cui proveniamo: ma non vedo perché uno immigrato in Italia, che lavora in Italia, che paga le tasse in Italia dovrebbe dare fiato alle trombe della critica nei confronti del paese che ha lasciato mentre gli viene chiesto di guardarsi bene dal pronunciare qualsiasi cosa che possa minimamente offuscare l’immagine del paese “democratico” in cui vive, lavora, e paga le tasse. Tra l’altro con minime possibilità di ottenere la cittadinanza e quindi con il “rischio” di doversene tornare in qualsiasi momento nel paese che tanto avrà contribuito a denigrare e a ridicolizzare a beneficio dell’italiano medio che cosi si potrà beare del fatto di vivere in una “democrazia”. Una democrazia a rischio zero: dove criticare e persino insultare gli altri è permesso perché non è possibile farlo nel verso contrario.

La verità, invece, è che in questi giorni, in questo paese, nonostante la scenografia “democratica”, sono andate in onda scene di servilismo mediatico, di accondiscendenza politica, di critica ecclesiastica appena abbozzata, da fare invidia all’ultima dittatura dell’ultima repubblica delle banane. E a chi si chiederà come si permette questo immigrato di dire una cosa del genere senza guardarsi indietro, io rispondo: guardatevi voi nello specchio e chiedetevi di quale democrazia state parlando, di quale civiltà state balterando, se in nome della diversità etnica, religiosa o altro, vorreste impedirmi di esprimere il mio pensiero, qui, in Occidente. Ammesso che l’Italia sia e si senta davvero parte dell’Occidente. E a chi invece mi inviterà a “tornare nel mio paese” rispondo: ringraziate Iddio che sto in Italia e che scrivo in italiano perché il giorno in cui verranno meno questi due presupposti, verranno anche meno i freni inibitori che mi sono imposto, volente o nolente, in quanto “ospite”.

fonte: salamelik.blogspot.com » Vai al post originale

Mag 09


“La proposta dei vagoni riservati è della scrittrice-taxista Raffaella Piccinni, del sindacato autonomo Sitp, candidata al consiglio Provinciale per la Lega Nord. “E’ una provocazione”, commenta Matteo Salvini. Tuttavia lo stesso vice segretario della Lega, presentando i suoi candidati alle provinciali davanti a Palazzo Marino, non sottovaluta la proposta e anzi aggiunge. “L’idea di riservare posti ai milanesi, da qui a qualche anno, potrebbe diventare una realtà”.

Vi lascerò subito a dirimere il dubbio se iscrivervi ad una scuola di analfabetismo di ritorno o farvi dieci chilometri a piedi all’ombra della Madunina. Ma prima reputo giusto sottoporvi un quesito: pensate che il tatuaggio lo faranno ai milanesi o a terroni e negri? O si accontenteranno di una soluzione più pratica, come quella della foto?

Poi Franceschini si becca dell’idiota perché paventa un ritorno alle leggi razziali, e non si accorge che puntiamo dritti alla “Notte dei Cristalli”.

E sempre a proposito di distrazione, la proposta della Lega è di una straordinaria utilità: ci eviterà di accorgerci a cose fatte dei posti riservati… come quelli per i coglioni in Parlamento.

fonte: lapennachegraffia.blogspot.com » Vai al post originale

Mag 09

Veronica Lario Silvio BerlusconiDopo la vicenda del divorzio annunciato da Veronica Lario nei confronti del nostro Premier Silvio Berlusconi, dove lei diceva che andava con le minorenni e la successiva difesa del Berlusca nella trasmissione “Porta a Porta”, fino ad adesso non si sente parlare di altro e questo ha generato un incremento della popolarità di Berlusconi a tutto vantaggio del Pdl che secondo certi sondaggi lo danno al 46%.

Insomma il divorzio Lario-Berlusconi è stata una sorta di campagna elettorale, manca solo che Franceschini, per stare al passo, faccia altrettanto.

Non c’è che dire siamo italiani…..

Il Pdl “grande partito, grande forza politica” secondo gli ultimi sondaggi e’ al 46 per cento.

Via adnkronos

fonte: www.trading-italia.biz » Vai al post originale

Mag 09

“C’è più sicurezza insieme’”. Con queste parole il dottor Masciopinto, Direttore Relazioni Esterne della Polizia di Stato ha presentato ieri il canale YouTube della Polizia di Stato in occasione della 157a festa della Polizia. Obiettivo principale del canale, da oggi online all’indirizzo http://www.youtube.com/poliziadistato, è di far conoscere meglio a tutti i cittadini le iniziative a carattere educativo della Polizia, nonché fornire un punto di accesso a differenti risorse informative in parte presenti sul nuovo canale YouTube e in parte su altri portali online, quali il sito della Polizia di Stato, il Commissariato di Pubblica Sicurezza Online e la rivista Polizia Moderna. I visitatori possono inoltre attivare feed rss per ricevere in tempo reale notizie dalle questure operative sul territorio, nonché vedere filmati di operazioni della Polizia.

YouTube è una piattaforma di comunicazione aperta a tutti, dove cittadini, istituzioni e produttori di contenuti convengono in un luogo d’incontro globale, che favorisce il confronto, la trasparenza, l’immediatezza delle informazioni e il dialogo. Per questo motivo, sempre più istituzioni e organizzazioni di tutto il mondo scelgono YouTube per rivolgersi alla gente: siamo davvero felici che da oggi vi sia anche la Polizia di Stato italiana

Scritto da: Simona Panseri, Corporate Communications & Public Affairs Manager


fonte: googleitalia.blogspot.com » Vai al post originale

Mag 09

Durante l’Emetrics di San Jose, Brett Crosby, Product Marketing Manager di Google Analytics, ha annunciato la nuova versione di Google Analytics*. Tra le principali novità del prodotto vi è la possibilità di realizzare tabelle pivot ed effettuare analisi incrociate di dati, all’interno della stessa interfaccia. Le nuove funzionalità permetteranno agli utenti di effettuare analisi ancora più approfondite, impiegando ad esempio dati bidimensionali (come parola chiave e località).

Questa nuova versione di Google Analytics permetterà inolte di condividere con colleghi, amici o con la blogosfera, modelli di segmentazioni avanzate e rapporti personalizzati. Pertanto se riceverete una URL con un rapporto personalizzato questa verrà popolata con i dati del vostro account di Google Analytics (ovviamente sarete voi a decidere a quali profili applicare il modello condiviso).

*Tutte queste nuove funzionalità sono in beta e saranno disponibili nelle prossime settimane.

Scritto da: Kristof Kaiser, Google Analytics

fonte: googleitalia.blogspot.com » Vai al post originale

Mag 09

Estremo centro
Nell’ottobre 2007 la Regione Toscana lancia una campagna contro le discriminazioni sessuali. Il testimonial è un neonato dormiente, o meglio la sua manina in primo piano e parte del suo volto in secondo piano. Al polso ha la fascetta destinata al nome su cui è scritto “homosexual”. Il messaggio è che le persone non dovrebbero essere discriminate in base al loro orientamento sessuale.
Nonostante il lodevole intento (ma forse non lodevole per tutti) la campagna ha scatenato critiche feroci, in nome del rispetto del neonato in questione che sarebbe stato strumentalizzato. E strumentalizzare i bambini non è bene. Qualcuno è arrivato addirittura a intimare alla Regione Toscana di ritirare la campagna.
Già al tempo era difficile non accorgersi che il punto dolente e il vero oggetto delle furibonde polemiche non era la “strumentalizzazione” del bambino, ma la ragione della campagna. Non il ricorso ad un neonato (varie pubblicità con bambini protagonisti erano state peraltro digerite senza reagire), ma il suo orientamento sessuale e, soprattutto, l’affermazione che questo non è rilevante ai fini dei diritti e del rispetto. Già al tempo, insomma, era evidente che i benpensanti non gradivano una battaglia contro le discriminazioni, affezionati come sono al tradizionalismo omofobo e beghino.
Oggi è forse doveroso riandare con la memoria a quelle scomposte reazioni quando, passeggiando per le strade, ci si imbatte in bambini utilizzati per promuovere una corrente politica: l’estremo centro. Perché nessuno di quegli zelanti protettori di minori ha condannato il loro uso? L’intento, poi, sembrerebbe anche meno rilevante e molto più egoistico: ottenere quanti più voti possibile, per essere eletti alle prossime consultazioni, mentre il neonato “homosexual” era stato utilizzato per una battaglia di giustizia e di uguaglianza. Un mero interesse personale contro una battaglia di principio.
Il silenzio può forse essere spiegato solo dalla memoria corta che affligge l’uomo moderno? Da sbadataggine? Oppure da imprevedibili meccanismi umorali? Magari sono distratti dal mistero: che diavolo sarà mai un “estremo centro”?

(DNews, 7 maggio 2009)

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Mag 07

Riceviamo e pubblichiamo quanto segue. Italians for Darfur, a partire dal 2007, ha fornito il dvd video documentario sul Darfur per l’esperienza dei laboratori didattici.

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Giovedì 14 maggio dalle ore 18.15 alle 20.00 presso l’aula Marotta dell’Istituto Superiore di Sanità (a Roma in viale Regina Elena 299) si svolgerà un incontro sul tema:
MALATI DI GUERRA- un laboratorio didattico di educazione alla pace.

L’incontro è rivolto a insegnanti, ricercatori e ricercatrici di sanità pubblica ed ha lo scopo di presentare un’esperienza di collaborazione fra la scuola e il mondo della ricerca, finalizzata a sensibilizzare i giovani circa le conseguenze che una guerra può avere sulle condizioni sanitarie dei civili coinvolti.

Nell’incontro verrà presentato un Rapporto che descrive modalità, materiali e metodi di un laboratorio didattico sperimentato in una scuola superiore di Roma.
Il Rapporto fornisce suggerimenti per favorire la replicazione e lo sviluppo dell’esperienza ed è scaricabile dal sito:
http://www.iss.it/binary/publ/cont/09_8_web.pdf
Firma l’appello on-line di Italians for Darfur!
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Mag 07

Facili entusiasmi per il conflitto ridimensionato ma il rischio di nuove vittime in Darfur cresce

di Antonella Napoli
Nei giorni scorsi il capo della missione congiunta Onu-UA inviata per un sopralluogo in Darfur, Rodolphe Adada, ha riferito in Consiglio di sicurezza sulla situazione del conflitto, definito in questa fase a ’bassa intensità’. Adada, ex ministro degli Esteri del Congo, ha evidenziato che “il Darfur, oggi è una guerra di tutti contro tutti. Le forze governative si scontrano con i movimenti armati. I movimenti armati lottano tra loro, e i membri delle forze di sicurezza governative combattono l’uno contro l’altro, e contro con le milizie. Tutte le parti hanno ucciso civili”. (1).Informazioni che tracciano un quadro della crisi nella regione sudanese che appare, a chi legge con parzialità tali notizie, ridimensionato. Quanto meno nei numeri. Dal gennaio 2008 a oggi, ha sottolineato l’analista congolese, le morti causate da atti violenti in Darfur sono state circa 2000. Quei pochi organi di informazione che ne hanno parlato hanno posto l’accento sulla situazione militare, sottolineando che rispetto al periodo di intense ostilità degli anni 2003-2004, durante i quali decine di migliaia di persone sono state uccise, le cifre sono decisamente più basse e «in termini puramente numerici si tratta di un conflitto a bassa intensità». (2). Resoconto ineccepibile. Peccato che Adada abbia anche rimarcato la grande preoccupazione per il peggioramento dell’emergenza umanitaria determinato dalla decisione del regime di Khartoum di espellere 13 organizzazioni non-governative dal Darfur, dopo averle accusate di aver “inventato” informazioni poi fornite alla Corte penale internazionale. L’inviato Onu – Ua ha dichiarato che l’espulsione di queste ong ha causato “l’interruzione nel flusso di aiuti e servizi alla popolazione e agli sfollati”.“Siamo profondamente preoccupati per il rischio di una catastrofe umanitaria - ha detto Adada - Non da ultimo perché siamo i più visibili rappresentanti della comunità internazionale nel Darfur”. L’esponente delle Nazioni Unite ha anche ricordato che finora sono stati dispiegati sul terreno il 69% dei 26mila uomini previsti per la missione congiunta che attualmente funziona a circa un terzo della sua piena capacità, a causa delle continue difficoltà logistiche tra cui la mancanza di elicotteri da trasporto.Di questo, però, nessuno ne ha parlato. Partendo dal presupposto che la situazione del conflitto, al momento, sia in una fase di stallo, quasi di attesa, va ricordato che nelle ultime settimane sono stati intercettati carichi di armi che sono arrivati, ma per qualcuno ‘solo’ transitati, in Sudan provenienti dalla Cina. Il governo sudanese, inoltre, ha denunciato lo scorso febbraio che le fazioni ribelli avevano ricevuto ingenti quantitativi di armi grazie alle quali il Jem, il movimento attualmente più attivo in Darfur, è stato in grado di conquistare la città di Muhajriya.Per non parlare dei camion individuati qualche mese fa dalla Bbc, autocarri di fabbricazione cinese ‘Dong Feng’ armati con mitragliatrici antiaeree - impiegati in almeno un attacco nella località di Sirba nella parte occidentale del Darfur - e alcuni cacciabombardieri prodotti dalla cinese ‘Nachang’, utilizzati nei raid aerei che di solito precedono l’assalto dei janjaweed, pastori arabi nomadi contro i residenti, agricoltori, neri e animisti.Inizialmente si pensava che si trattasse di jet di fabbricazione russa ma la Bbc ha ottenuto le fotografie satellitari di due Fantan A5 nell’aeroporto di Nyala, capoluogo del Darfur meridionale, il 18 giugno 2008. Il 19 febbraio dello stesso anno proprio quei caccia, ha stabilito la Bbc, sono stati usati per colpire la città di Beybey. (3). In tutto ciò non vanno sottovalutate le tensioni che si percepiscono nel Sud Sudan - dilaniato da una guerra civile durata oltre vent’anni e terminata nel 2005 con un bilancio di quasi due milioni di morti - che rischia di vedere riaccendersi le vecchie dispute in vista del referendum indipendentista del 2011. Gli ex ribelli cristiani dell’Esercito di Liberazione Popolare del Sudan (Spla) che oggi governano la regione di Juba ma non i suoi giacimenti petroliferi (l’85 percento di quelli sudanesi), si stanno riarmando. (4). E mentre si discute sull’aspetto politico e militare del conflitto, la gente continua a morire per fame e malattie. Come ha avuto modo di denunciare a più riprese ‘Italians for Darfur’, rilanciando le informazioni del Coordinamento degli aiuti umanitari in Darfur delle Nazioni Unite, la situazione umanitaria è ormai al collasso. Le condizioni di vita degli sfollati assistiti nei campi profughi si sono aggravate dopo l’espulsione di 13 delle più importanti ong internazionali.L’espulsione è stata decisa all’inizio di marzo dopo la decisione della Corte penale internazionale dell’Aia di spiccare un mandato di arresto contro il presidente sudanese Omar al Bashir per crimini di guerra e contro l’umanità. Il governo di Khartoum si era impegnato a sostituirle con altre ong in grado di garantire le stesse capacità di aiuto, ma finora non ha onorato questo impegno e al momento possono operare esclusivamente cooperanti sudanesi e poche altre organizzazioni che non riescono a far fronte ai bisogni di tutta la popolazione sfollata. Stando a un rapporto dell’Onu, l’espulsione di Oxfam, Care International, Medici senza frontiere e Save the Children, ha messo fine ai programmi speciali di alimentazione destinati a migliaia di bambini affetti da grave malnutrizione e alle donne in stato di gravidanza, mettendo a rischio anche le cure sanitarie e i ripari per centinaia di migliaia di persone.Se il governo di Khartoum e le Nazioni Unite non riusciranno a colmare tali lacune, circa 1,1 milione di persone oggi dipendenti dagli aiuti alimentari non riceveranno piú le loro razioni di cibo a partire dal mese di maggio.Il rischio? Il conto dei morti riprenderà inesorabilmente. Ma questo aspetto deve essere apparso poco rilevante a chi si è affrettato a raccontare con entusiasmo della declassazione della crisi in atto in Darfur a ‘ conflitto di bassa intensità’.

1 Sudan Tribune, 27 aprile 2009
2 Il Manifesto, 29 aprile 2009
3 Agi Mondo 14 luglio 2008
4 PeaceReporter, 23 marzo 2009Firma l’appello on-line di Italians for Darfur!
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Mag 07

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Mag 07

Leggi la prima parte dell’intervento di Ilda Curti, Assessore all’Integrazione del Comune di Torino, su questo blog.

Le istituzioni locali non danno 1 euro per finanziare il progetto (della nuova moschea di Torino, ndr). E’ facile dimostrarlo, visto che gli atti sono pubblici. Questa informazione fa parte di quella azioni di disturbo, insinuanti e diffamatorie che Sherif descrive molto bene. E’ un pezzo di comunità che ha intrapreso un cammino di trasparenza e di interlocuzione con le Istituzioni. Se questo è un cammino che apre altre strade e per altri, vedremo. Per quanto riguarda l’ “ingerenza di uno stato estero” (Il Marocco, ndr) vi siete mai chiesti se lo Stato Italiano finanzia le attività dei nostri immigrati all’estero? Andate a vedere: contributi alle associazioni di italiani in Argentina, Belgio, Germania, Usa, eccetera. Sostegno ai luoghi di culto, alle case italiane di cultura, alle processioni dei santi patroni del paese d’origine. Gli Argentini hanno mai pensato che questo fosse segno dell’ingerenza dell’Italia nel loro paese? Io personalmente penso che sia giusto farlo, sia in un senso sia nell’altro. Tutti i paesi di emigrazione cercano di sostenere i propri connazionali all’estero.

Non hanno riconoscimento e intesa con lo Stato l’ortodossia (russa, rumena, greca, ucraina etc.), i copti, alcune chiese evangeliche, i buddisti di tradizione tibetana e giapponese, gli scintoisti, i mormoni. E vi stupirebbe sapere quanti sono i fedeli, italiani e non, di queste fedi. Non solo l’Islam. Dalle intese con lo Stato derivano alcuni principi anche fiscali: l’8 per mille, il non pagamento dell’ICI, la possibilità di ricevere fondi dallo Stato eccetera. La libertà di culto, anche senza intesa, è garantita comunque. Nel 2008 l’Islam italiano era ad un passo dal firmare l’intesa. I ministri Pisanu prima (PDL) e Amato (PD) dopo avevano lavorato a lungo sulla “Carta dei Valori” che è stata condivisa dai rappresentanti nella Consulta e dalle principali oranizzazioni dell’Islam italiano (tra cui Coreis, UMI - quelle che promuovono il progetto della moschea a Torino). Poi è arrivato il Ministro Maroni che non ha mai riconvocato la consulta e ha interrotto tutto. Non è che c’è una parte della politica italiana a cui conviene avere un Islam senza riconoscimento, così di volta in volta si può trovare il capro espiatoio di turno e convincere che il problema sono loro, e non la crisi economica, la povertà che aumenta eccetera eccetera? In quanto alle divisioni interne dell’Islam torinese, vi assicuro che hanno molto a che fare con le diverse posizioni politiche, personali, di visibilità e di conflitto per acquisire leadership politica. Quelli che oggi si autoproclamano “rappresentanti” (eletti da chi?) e islamici moderati, dieci anni fa erano in prima fila accanto alla parte più intransigente dell’islam torinese (personaggi poi espulsi nel 2003) nell’avversare l’apertura di un centro culturale italo-arabo promosso da alcuni intellettuali laici italiani e medio orientali.

E’ un fatto che Khounati (promotore della nuova moschea di Torino, ndr), già dal 2005 e poi formalmente nel 2007, abbia promosso la costituzione dell’UMI (Unione Musulmani d’Italia) a cui fanno riferimento 50 centri islamici del centro nord Italia prevalentemente marocchini e che si pone come realtà indipendente da altre organizzazioni nazionali e internazionali, tra le quali l’Ucoii. In molte posizioni ufficiali e pubbliche è stata sottolineata la distanza, soprattutto in politica estera (lo scorso anno l’UMI, insieme ad altri intellettuali arabi e medio orientali torinesi ha contrastato pubblicamente il boicottaggio alla Fiera del Libro che ospitava Israele che invece vedeva autorevoli esponenti anche dell’Ucoii convinti assertori). Non mi risulta che ci siano rapporti politici strutturati con partiti marocchini, ma su questo ritengo ci sia libertà di opinione (finchè gli immigrati non avranno diritto di voto nel paese in cui abitano, è possibile che continuino a guardare alla politica dei loro paesi; un po’ come gli italiani in Belgio che militavano nel PCI e nella DC, finchè il diritto di voto non li ha fatti entrare definitivamente nella politica locale). Quindi non mi risulta, non mi scandalizzerebbe ma non c’è azione negli ultimi 10 anni che sia riconducibile al Fratelli musulmani. La Consulta degli stranieri a Torino è stata istituita nel 1994 ed è scaduta - e mai rinnovata visto il suo cattivo funzionamento - nel 1997. Kobba (uno degli avversari della nuova moschea, ndr) fu effettivamente eletto nel 1994 con circa 37 voti (la % dei votanti allora è stata bassissima e gli immigrati erano il 4% della popolazione). Nel frattempo sono passati 15 anni, gli immigrati e i loro figli a Torino sono l’11%, sono cresciute generazioni, associazioni, realtà plurali di partecipazione attiva degli immigrati. Solo Kobba continua a definirsi rappresentante di una cosa che non c’è più da moltissimo tempo. Abu Anas (un’altro definito dalla stampa come avversario della moschea, ndr), in una sua recente intervista ad un quotidiano locale, dice cose diverse e non si dichiara contrario. Mi vedo con lui al più presto, perchè lo conosco e con lui, come con altri, ho costanti rapporti di dialogo. Non necessariamente questo vuol dire pensarla allo stesso modo. Oggi è stato diffuso un comunicato degli 8 centri islamici torinesi in cui si respingono le accuse indiscriminate che ci sono state in questi giorni e si sostiene il progetto. Posso assicurare il costante, quotidiano e minuzioso rapporto con le forze preposte al controllo, che a Torino sono particolarmente attente e competenti. Non affronto temi come questi in modo naif, e naturalmente mi sono premurata fin dall’inizio affinchè ci fosse un sostanziale “semaforo verde” all’iniziativa. Se soltanto fosse scattato il giallo ci sarebbero state altre considerazioni.

Non semplifichiamo, non dividiamo il mondo in bianco e nero, in indiani e cowboy. Ci sono le sfumature di grigio, che vanno conosciute ed analizzate. C’è una parte della comunità, probabilmente la più inserita e integrata, che si sta assumendo una responsabilità civile nel fare le cose in modo trasparente e all’interno della legge. Apre una strada, che va a vantaggio di tutti. Anche dei cittadini torinesi allarmati per l’opacità di molte sale di preghiera. I contrasti ci sono, come è ovvio in qualsiasi consesso umano dove intervengono fattori sociali e politici. Noi dobbiamo garantire il rispetto della legge e dei principi fondamentali del nostro essere comunità nazionale, tra cui quello della libertà di culto. Anche la libertà di opinione è un principio da garantire. Senza pretendere che tutte le opinioni siano giuste. Ieri mattina ero da una associazione di insegnanti volontari che insegnano la lingua italiana a donne arabe. 100 donne velate, con i loro bambini, che hanno seguito un anno di lezioni di lingua. Un gruppo di loro ha riscritto la canzone “lasciatemi cantare, io sono un italiano”. Una strofa diceva “lasciateci cantare, perchè ne siamo fiere, noi siamo italiane e anche un po’ straniere”, alla chitarra e ai tamburi due fantastiche suore di strada, anche loro velate, capaci tutte di uscire dai recinti della diversità religiosa per cantare insieme. Torino è anche questo. (Fine)

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Mag 07

Nei giorni scorsi, Ilda Curti - Assessore alle politiche per l’integrazione, rigenerazione urbana e periferie del Comune di Torino - è intervenuta su questo blog. L’ha fatto per rispondere alle domande e alle richieste di chiarimenti da parte di alcuni commentatori, torinesi e non, sul progetto della nuova moschea di Torino. Un progetto finito su tutti i quotidiani nazionali, anche per via dell’avversione dimostrata da parte di alcuni sedicenti esponenti e rappresentanti della comunità islamica torinese che per l’occasione si sono persino alleati alla Lega. Mi sono permesso di fare un collage dei vari commenti dell’Assessore, ricostruendo un testo decisamente interessante, che propongo all’attenzione dei lettori e degli internauti.

La sfida dell’integrazione non coinvolge soltanto le amministrazioni pubbliche (buone o cattive che siano) ma l’intero corpo sociale, le persone, gli individui. Gli uomini e le donne che hanno il destino di condividere lo stesso spazio nello stesso tempo. Nella diversità. E le contraddizioni sono tantissime, la fatica anche, i pregiudizi e gli stereotipi immensi (da tutte le parti). Sono temi che hanno a che fare con la città, i processi di cambiamento sociale e culturale, la perdita di identità urbana di interi quartieri popolari di qualità urbana diffusa. Hanno a che fare con il ruolo della politica, della sua autorevolezza o meno di prendere decisioni e di assumersi responsabilità. Non voglio liquidare queste questioni: sono importantissime, difficili e fondamentali per costruire una città coesa. I processi di cambiamento della nostra società si governano, non si rimuovono. Si affrontano con lucidità e equità. Io interpreto così la politica, e così faccio l’assessore. Non ho ricette: mi assumo la responsabilità di avere una visione, di mettere in campo soluzioni, di pensare a come sarà Torino tra 20 anni. A come i suoi figli - nati qui o altrove- si sentiranno adulti e protagonisti del loro tempo. Credo che alzare i recinti, alimentare i conflitti, costruire muri di incomunicabilità non serva a nessuno e produca sofferenza, frustrazione e rabbia. Che trasformate in azione politica diventano pericolose e mi fanno paura. Le questioni sono tante, complesse ed hanno bisogno di spazi diversi da uno striminzito - seppur autorevole - blog. Se intervengo su un blog è perchè sono curiosa, uso i “nuovi” strumenti di comunicazione nelle notti o nelle mattine di festa perchè su questioni come queste ho bisogno di capire i punti di vista, ascoltare, comprendere. Io sono costantemente in mezzo alle persone: passo dalle assemblee degli inquilini delle case popolari alle riunioni delle associazioni immigrate. In questi giorni saltello nelle redazioni delle televisioni private con interlocutori della Lega che urlano e strepitano. I blog sono degli spazi di silenzio e riflessione. Ho bisogno di interrogare e interrogarmi. Sono disponibile a mettermi a disposizione, a spiegare il mio punto di vista. Sono disponibile ad incontrarci. Posto qui il mio indirizzo di posta elettronica: ilda.curti@comune.torino.it e chiedo a chi vuole di mettersi in contatto con me. Credo che mettere a confronto i punti di vista rappresenti la nobilità della politica, e si fa troppo poco.

Propongo però di non usare stereotipi nel giudicare le persone, nemmeno quelle che fanno politica. Io sono assolutamente, profondamente laica. Non ho avuto alcuna educazione religiosa (a partire dal mio bisnonno socialista in casa mia si sono sempre rispettate le fedi ma non c’è nessuno che le abbia frequentate). Abito a 500 metri da Porta Palazzo, nell’area Vanchiglia di fronte alle case popolari dell’Italgas. Zona popolare, divisa da Aurora e Regio Parco dalla Dora. Ho lavorato per 10 anni a Porta Palazzo. Mia figlia ha fatto nido e materna lì, adesso frequenta una scuola elementare di quartiere poco distante. I suoi compagni di scuola non sono tutti biondi e con gli occhi azzurri. I miei vicini di casa sono esattamente quelli che che vengono descritti: donne arabe, famiglie numerose, anziani meridionali, vecchine piemontesi. Conosco la fatica di ciascuno per trovare un posto nel mondo e a Torino. La convivenza con la diversità culturale è faticosa e difficile, e concordo che non è tema da salotti. Io i salotti non li frequento (mi annoiano profondamente), vengo a lavorare con il tram N.3, ho a che fare quotidianamente con la pancia dei torinesi, quelli vecchi e quelli nuovi. Sono anche convinta che sia nella pancia dei torinesi, vecchi e nuovi, che si può trovare una strada, difficile ma ineludibile, per affrontare con lungimiranza fenomeni che, ci piaccia o no, sono qui. Adesso.

Non avrei nessun problema ad avere sotto casa mia una sala di preghiera islamica, perchè già adesso sotto casa mia c’è un centro giovanile in cui si ritrovano molte associazioni tra cui i Giovani Musulmani, giovani di seconda generazione profondamente impegnati ad assumersi un ruolo sociale e civile nella società in cui vivono. La nostra Costituzione riconosce il diritto di non essere discriminati per razza, religione, sesso, idee politiche (art.3) - applicando un principio universale per tutti, cittadini o no. Poi dedica ben 3 articoli alla libertà di culto e alla libertà di associazione (8,19 e 20). Inoltre ci sarebbero anche un po’ di Carte internazionali dei diritti umani che ne parlano. O forse siamo pronti a applicare questi principi a corrente alternata: libertà per gli amici, per gli altri no? Mi limito a dire che come cittadina italiana pretendo che le leggi vengano applicate, e che siano uguali per tutti. Lo stato ha il diritto/dovere di applicare la legge; se le azioni degli uomini rispettano la legge, la libertà è un principio sovraordinato. Questa è la differenza tra uno stato di diritto e uno stato etico, tra una democrazia e un totalitarismo. Nel caso del diritto costituzionale di avere luoghi di culto diversi da quello maggioritario, riconosciuti e non pagati dai contribuenti, la legge non viene applicata nello stesso modo. E come italiana orgogliosa della sua democrazia ritengo che sia una violazione dei diritti, di tutti i diritti. Inoltre, introduco un principio LIBERALE: no taxation without representation. Ne parlavano i fondatori degli USA alla fine del 700. Gli immigrati pagano le tasse in questo paese (il 9% del gettito fiscale è garantito dai non italiani); i contributi che pagano all’INPS garantiscono la pensione di un bel po’ di italiani. Non si può essere liberali solo quando conviene.

Il tema della “grande moschea unica e unificante” non tiene conto della pluralità del mondo islamico, differenziato per origine nazionale, sociale, culturale, religiosa eccetera. E’ come se si pretendesse che i 2 miliardi di fedeli cattolici nel mondo fossero tuti uguali e non avessero sfumature politiche, sociali e culturali tra loro. Certo, sono tutti cattolici e riconoscono l’autorità del Pontefice, ma poi? Questo tema viene agitato per rinviare sine diem un percorso chiaro e trasparente di riconoscimento di principi fondamentali garantiti dalla nostra Costituzione. Con il risultato che continuiamo ad avere, in tutte le città, delle moschee garage non dignitose ed improvvisate. Nessuno ha mai pensato che il progetto della moschea dovesse rappresentare TUTTA la comunità islamica, unanime e convinta. Inoltre la scelta del luogo non è stata imposta dal Comune, visto che è una proprietà privata acquistata da una Onlus privata. Come un progetto di una qualsiasi associazione ONLUS che si occupa di agricoltura biologica non deve rappresentare ed avere il consenso di tutti gli agricoltori biologici d’Italia. (Continua)

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Mag 07


ma sappiamo lo stilista che la vestirà…

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Mag 07

è vergognoso che se PapiSilvio ci onora di una sua foto, ci sia qualche cretino che strepita al fotomontaggio…

è non è nemmeno la prima volta!!!

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Mag 07

Influenza maialaTutti i paesi del mondo stanno cercando di far fronte al problema relativo all’influenza suina con dei accorgimenti come pulirsi bene le mani, quando si starnutisce bisogna mettersi la mano davanti alla bocca, in attesa dei farmaci anti-virali che possano contrastare l’influenza, ma la Cina addirittura fa di peggio, ha fatto rimpatriare tutti i cittadini messicani che sono stati messi in isolamento per paura che potessero attaccare la febbre suina ai cinesi, questo non ha senso non si può pensare che tutti i cittadini del Messico siano portatori del virus.

Questa operazione ha messo in crisi i rapporti tra i due paesi, in quanto la Cina doveva collaborare invece ha voluto eliminare il problema alla radice il che non è la soluzione migliore.

Adesso nel mondo ci sono stati ben 1.124 casi di febbre suina e gli esperti dicono che arriverà una seconda ondata che metterà in crisi parecchi paesi, ma con i dovuti controlli e la collaborazione di tutti riusciremo a far fronte a questo problema, come ha fatto l’Italia.

Pechino oggi si prepara a rimpatriare i cittadini messicani che sono stati messi in isolamento per il timore della nuova influenza, mentre il Messico ha annunciato dei progetti per la ripresa dell’economia colpita dall’epidemia.

Via reuters

fonte: www.trading-italia.biz » Vai al post originale

Mag 07

Eccoci nuovamente con l’appuntamento video dedicato agli strumenti per webmaster. In questo nuovo video parleremo di come diagnosticare i principali problemi che si verificano al momento della scansione ed indicizzazione del vostro sito, di come consultare e interpretare le statistiche che li riguardano e di come fare a tenere traccia di tali errori.

Dopo aver attivato un account e verificato il vostro sito (primo video), impostato le preferenze per indicizzare al meglio il vostro dominio, scelto il target geografico di riferimento e impostato la frequenza di scansione del sito (secondo video), creato e caricato una sitemap (terzo video) e aver deciso quali contenuti far indicizzare da Google e quali escludere (quarto video), è ora tempo di appurare se le pagine del vostro sito vengono correttamente scansionate e indicizzate e se gli altri utenti le trovano interessanti.

Quali sono i problemi più comuni che possono verificarsi al momento della scansione del vostro sito? Un esempio è rappresentato dall’inaccessibilità di alcuni URL, che possono risultare non trovati, non raggiungibili, o limitati da robots.txt. Un altro caso rigarda eventuali problemi con il titolo, la descrizione o i meta tag delle vostre pagine.
Per evitare di incorrere in tali errori, potete consultare le statistiche offerte dagli Strumenti per Webmaster, che vi permettono in maniera semplice e veloce di analizzare periodicamente il funzionamento del vostro sito e verificare che non ci siano pagine con contenuo difficile da indicizzare, ma anche di sapere quali sono le pagine più linkate del vostro sito e come viene distribuito il Page Rank al suo interno.

Nel caso in cui vi foste persi i primi quattro video, potete guardare la playlist “Webmaster” direttamente su You Tube o consultare i post precedenti:

Vi ricordo inoltre il prossimo (ed ultimo, per ora) appuntamento: Strumenti per webmaster 6: La comunicazione tra Google e i webmaster

Se avete domande relative agli strumenti per webmaster o volete saperne di piu’ sui temi trattati nel video, non esitate a scriverci sul Gruppo di Assistenza Webmaster.

Buona visione!

Scritto da: Sara Arrigone, Seach Quality Associate


fonte: googleitalia.blogspot.com » Vai al post originale

Mag 07

È da oggi in edicola il n. 31 della rivista di divulgazione scientifica darwin, che contiene fra l’altro un mio articolo, in cui faccio la storia della legislazione americana sulle staminali embrionali fino all’ordine esecutivo firmato da Obama lo scorso marzo (Giuseppe Regalzi, «La lunga battaglia delle staminali embrionali», pp. 90-95). Ecco le prime righe:
Il 9 marzo di quest’anno il Presidente degli Stati Uniti Barack Obama ha abolito le restrizioni imposte dal suo predecessore alla ricerca sulle cellule staminali embrionali. Nella East Room della Casa Bianca, di fronte a un gruppo di pazienti – alcuni dei quali su sedie a rotelle – e di personalità del mondo politico e scientifico, Obama ha pronunciato un breve discorso; poi, fra gli applausi, ha firmato l’ordine esecutivo federale n. 13.505, «Rimozione degli ostacoli alla ricerca scientifica responsabile sulle cellule staminali umane», adempiendo così a una delle sue più significative promesse pre-elettorali.
Ma quanto è profonda la liberalizzazione avviata? Esistono ancora degli ostacoli alla ricerca? Come mai Obama si è appellato nel suo discorso al Congresso, affinché agisca «per fornire ulteriore sostegno a questa ricerca»? Per scoprirlo, dovremo ripercorrere gli eventi del passato; la nostra storia, in effetti, inizia negli anni ’90, prima di George W. Bush (eletto nel 2000), e prima che le cellule staminali embrionali umane fossero isolate (lo saranno nel 1998).

Il deputato Jay W. Dickey, Jr., avrebbe avuto normalmente pochi titoli per ambire a una fama duratura. Viene ancor oggi citata l’affermazione – fatta durante la campagna elettorale del 1992 – con cui escludeva l’aborto anche in casi estremi: «Penso che l’incesto debba essere trattato come una questione di famiglia all’interno della famiglia». Si ricorda anche la risposta che l’anno dopo, appena eletto, diede al mensile satirico Spy, che gli aveva chiesto in una falsa intervista cosa pensava si dovesse fare per fermare la pulizia etnica in Freedonia: Dickey accusò l’allora Presidente Bill Clinton di inazione, ignorando che Freedonia esisteva solo nella geografia immaginaria del film La guerra lampo dei fratelli Marx. E questo sarebbe tutto, se nel 1996 Dickey non avesse legato il suo nome a quello che da allora è noto come «emendamento Dickey» (o «Dickey-Wicker», dal nome di un altro deputato). […]

fonte: bioetiche.blogspot.com » Vai al post originale

Mag 05

Da La vita agra, film diretto da Carlo Lizzani tratto dall’omonimo romanzo di Luciano Bianciardi.

fonte: creativeclassics.blogspot.com » Vai al post originale

Mag 05

Gli Stati Uniti si apprestano a riallacciare migliori rapporti diplomatici con il Sudan, secondo quanto riferito dal Gulf News.
Numerose le critiche alla svolta dell’amministrazione Obama, che punta sulla normalizzazione dei rapporti bilaterali per imprimere una svolta verso la pace della crisi in Darfur.
Il governo del Sudan, secondo gli ultimi rapporti di intelligence statunitense, collabora alla lotta al terrorismo internazionale, sebbene ne rimanga, allo stesso tempo, uno degli sponsor più importanti.
Firma l’appello on-line di Italians for Darfur!
http://www.italianblogsfordarfur.it -
Per informazioni sulla campagna on-line scrivi a:
blog[at]italianblogsfordarfur.it

fonte: www.italianblogsfordarfur.it » Vai al post originale

Mag 05

fonte: lapennachegraffia.blogspot.com » Vai al post originale

Mag 05


ma con tutti i soldi che avete… messo da parte, se proprio volete divorziare, pagatevi un paio di Ghedini e finitela di romperci i Maroni!!!

fonte: lapennachegraffia.blogspot.com » Vai al post originale

Mag 05

In questi giorni in Polesine si ha avuto paura per la piena del fiume Po. Le abbondanti nevicate fino a qualche settimana fa, e le copiose pioggie delle ultime settimane hanno gonfiato a dismisura il più grande fiume italiano.

E meno male che il generoso adriatico continua a ricevere e che l’allarme finalmente si è spento. Venerdì un passaggio in Basso Polesine, Delta del Po, l’ho fatto e vi garantisco che la situazione era abbastanza allucinante: non so se le foto rendono a sufficienza.

Ieri invece, in zona Polesella, la situazione era più tranquilla: non ancora serena.

fonte: www.trading-italia.biz » Vai al post originale

Mag 03


This person has been banned from deviantART permanently

Questo si legge nella pagina deviantART di Ben Heine, illustratore, giornalista e insegnante belga da sempre nostro collaboratore. Bandito per un disegno di verità chiamato ‘God is Love - Use Condoms’

Ben Hein:

‘Ecco cos’è DA. Permette la pubblicazioni di immagini piene di genitali ovunque ma non un piccolo disegno che critica l’autorità… lo trovo spregevole. Sembra che l’arte politica non abbia uno spazio in questo specie di Grande Fratello dell’arte. Con che coraggio DA si definisce ‘Deviant’?!’

fonte: politicalcomic.blogspot.com » Vai al post originale

Mag 03

fonte: politicalcomic.blogspot.com » Vai al post originale

Mag 03


Un disegno di Alberto Pagliaro su Visual Intifada

fonte: politicalcomic.blogspot.com » Vai al post originale

Mag 03

Dove se ne è andato Elmer
che dal fuoco si lasciò mangiare,
dov’è Herman inghiottito dal mare
dove sono Bert e Tom
uno beffato dal rullo
e l’altro che dalla cisterna uscì senza respirare
e cosa ne sarà di Charley
che mise un piede in fallo mentre lavorava
e dal ponteggio volò, volò sulla strada

Dormono, dormono sulla collina
dormono, dormono sulla collina

Dove sono Ella e Kate
condannate per un lieve errore
una dalla pressa, l’altra da un motore
e Maggie tagliata dalla lastra
che si fissò stupita il cuore
e Edith vinta dalla polvere d’amianto
e Lizzie che inseguì il suo sogno
e non pensava di andare in guerra,
ma dal freddo e dalla nebbia
tornò morta al suo palmo di terra

Dormono, dormono sulla collina
Dormono, dormono sulla collina

E Jones il minatore
sembra di sentirlo ancora
domandare al mercante di dolore:
“Tu che vendi le nostre vite,
cosa ti compri di migliore?”

Fabrizio non aveva motivo di chiedere scusa a Edgar Lee Masters,
io la chiedo ad entrambi, e auguro un buon 1 Maggio a tutte le amiche e gli amici della penna

fonte: lapennachegraffia.blogspot.com » Vai al post originale

Mag 01

Come già anticipato ieri, è uscita l’ennesima autobiografia di Magdi “Cristiano” Allam, fresco di candidatura come capolista UDC per le Europee nella circoscrizione Nord Ovest (candidatura enormemente ridimensionata nelle ultime ore con l’aggiunta, nella stessa circoscrizione, di un altro capolista, ben più blasonato: Emanuele Filiberto di Savoia). Ho letto la (ehm) “nuova” autobiografia in 27 minuti. Cronometrati. Direttamente nel bookstore della Mondadori, comodamente seduto su una poltroncina imbottita e senza spendere un centesimo, che all’autore - che sembra pure vantarsene - già bastano e avanzano gli aerei di stato, i furgoni apri-pista e i blindati con tanto di guardie del corpo pagati dalla collettività. Come si fa a leggere un libro di 200 pagine in meno di mezz’ora è presto detto: mi ha sostenuto lo Spirito Santo. Ininterrotamente per tutti i 27 minuti. D’altronde, l’ultimo libro di Magdi - intitolato “Europa Cristiana Libera” - è stato scritto (lo dichiara l’autore nelle pagine dei ringraziamenti) grazie ad un intervento speciale dello Spirito Santo, con il quale Magdi interloquisce direttamente: “Desidero innanzittutto ringraziare lo Spirito Santo che mi ha assistito ininterrotamente per una settimana donandomi l’intuito creativo, la lucidità mentale e la forza fisica per proseguire pressochè ininterrotamente, con brevi pause di 3-4 ore, fino al completamento di questa mia nuova opera autobiografica. Europa Cristiana Libera nasce sotto il segno dello Spirito Santo”.

Manco si trattasse del Quinto Vangelo. Il Vangelo secondo Magdi. Se c’è voluta nientepopodimeno che una settimana per scrivere un libro che si legge in 27 minuti, allora autori di bestseller lo possono diventare tutti. Ma proprio tutti. E pensare che Dio ha creato il mondo in sette giorni e con un giorno intero di pausa, pure. Scherzi a parte, quante novità volete che siano capitate in meno di un anno dall’ultima autobiografia? Non so voi ma io credo fermamente che i direttori editoriali dovrebbero fissare un tetto massimo alle autobiografie concesse agli scrittori viventi: insomma, potrebbero scriverne una quando sono ancora nella culla (sempre sperando che siano in grado di parlare e scrivere con il sostegno dello Spirito Santo), una quando sono di mezz’età e un’altra quando sono vicini alla conclusione della loro carriera terrena o, se sostenuti da forze ultra-terrene, direttamente dall’Aldilà. Magdi invece, in questi ultimi anni, ha sempre e solo sfornato autobiografie e - con tutta onestà - non credo ci sia nulla di diverso rispetto a quelle precedenti, anche perché - purtroppo - non mi sembra che lo Spirito Santo sia riuscito a cambiare il corso degli eventi con una veloce incursione nel passato. Il risultato è che per buona metà del libro, ci si deve sorbire la ripetizione del repertorio della nascita al Cairo, gli studi presso i Salesiani, la dittatura di Nasser, la carriera giornalistica in Italia. Quindi una buona metà del libro può essere sfogliata in 5 minuti: il tempo di girare le pagine, controllando che non ci sia qualche novità e qui mi riferisco al fatto che Magdi asserisce di aver lasciato Il Corriere consensualmente e con la benedizione di Paolo Mieli, dopo un periodo di pausa dovuto al fatto che un suo articolo era stato “censurato” in parte.

Dopodichè si possono impiegare altri 15 minuti per girare le pagine dell’altra metà: ogni tre righe Magdi ci ripropone - integralmente - un suo editoriale pubblicato sul Corriere o un articolone pubblicato sulle pagine del suo sito personale. Roba che potete leggere gratuitamente, appunto, sul sito del Corriere o su quello dell’autore. Tra un editoriale e l’altro, invece, ci sono interminabili elenchi di nomi. Perché Magdi ha il vizio di raccontare la sua vita mondana elencando con estrema precisione nomi e cognomi di tutti gli invitati, soffermandosi su quelli a cui ha stretto la mano, quelli che ha abbracciato e quelli che ha salutato da lontano. Vi lascio immaginare l’elenco che compare dove relaziona della sua partecipazione ad un evento organizzato a sostegno di Israele con circa 2000 invitati. Non li ha menzionati tutti, ma c’è mancato poco. Ad un certo punto, addirittura, ci sono un bel po’ di pagine con nomi e cognomi (e relative professioni) di tutti quelli che hanno sostenuto Magdi nell’avventura (mai termine fu più azzeccato) della fondazione del partitino denominato “Protagonisti per l’Europa Cristiana, di cui è presidente lo stesso Magdi. Ad un certo punto credevo di avere in mano le Pagine Bianche.

Gli ultimi sette minuti li ho impiegati cosi: un minuto per ripercorrere l’incredibile racconto, già apparso su Panorama e il Corriere, dell’intervista che Magdi fece a Oriana Fallaci. Un’intervista che gli amanti del genere non potranno mai leggere perché l’autore riferisce che ad un certo punto l’Oriana furiosa aveva da ridire sulle virgole e la punteggiatura e gli ha chiesto di distruggere tutto: nastri, appunti, file sul computer. Insomma: un capitolo che potrebbe essere intitolato “L’intervista che non c’è”. L’unica novità che ho scoperto è che Magdi “accarezzava e baciava sulla guancia” la bella Oriana. E va bene. Infine, negli ultimi sei minuti, la rivelazione, lo scoop: ancora una volta, la lungimiranza di un politico ci ha risparmiato le nefaste conseguenze di un Magdi piazzato a controllare i destini degli immigrati. In effetti, sembra che il Ministro Maroni abbia ad un certo punto abbandonato l’idea di affidare a “Cristiano” la presidenza di una commissione su “Sicurezza e integrazione” in cui il nostro avrebbe usato come cavie gli immigrati di, se non ricordo male, Brescia. Ora staremo a vedere se riuscirà ad arrivare in Europa, contribuendo a coprire l’Italia di ridicolo con la schiera di ballerine e danzatrici del ventre che vengono candidate a iosa. Val la pena ricordare che il partitino di Magdi, dalla sua fondazione nel 2008, è riuscito a raggiungere la strabiliante quota di 600 iscritti (come riferisce il sito). Inutile dire che presto si è reso conto non solo che non è in grado di superare lo sbarramento, ma persino di raccogliere le firme per presentarsi. Risultato: l’ ex-immigrato egiziano che per anni ha terrorizzato le casalinghe sul pericolo islamico con la minima espressione facciale possibile, si dovrà contendere il posto di Europarlamentare nella circoscrizione Nord-Ovest con Emanuele Filiberto di Savoia, principino biondo e dal sorriso smagliante, vincitore di “Ballando con le stelle”, che sulle pagine de Il Giornale rassicura sulle sue capacità: «Parlo cinque lingue, conosco la metà dei capi di Stato europei e dell’altra metà sono parente». Si accettanno scommesse.

fonte: salamelik.blogspot.com » Vai al post originale

Mag 01


che esistano due Italie credo non vi siano dubbi. E nessun dubbio può esserci sul fatto che le due Italie in questione siano profondamente antitetiche. All’Italia della solidarietà, dell’impegno sociale e dell’accoglienza, si contrappone l’Italia dell’indifferenza, dell’isola dei penosi e dei “ributtiamoli a mare”.

Due Italie e due Noemi.

Una Noemi c’è… e si diverte a cantare e a raccontare barzellette sul bunga-bunga con PapiSilvio, sicura che dopo il Campidoglio dell’Antica Roma per le oche ci sia di nuovo un brillante futuro politico, tanto spocchiosa e irritante da far propendere anche l’animalista più convinto per il fois-gras, tanto offensiva del comune senso della dignità umana da far fondare su Facebook un gruppo che si propone di regalarle un neurone per ciascuno dei suoi diciott’anni d’età.

E una Noemi c’era.. di cognome faceva Tiberio, era una persona bellissima, molto dolce, aveva un grande talento artistico ed era una delle ragazze con cui Tommaso Gullì They (Regista e Pedagogo Teatrale) ha fondato L’Eco delle Stelle. Noemi è scomparsa nel terremoto dell’Aquila, e con lei è scomparsa una parte importante della prima Italia.

Oggi in una delle tendopoli è stato inaugurato il teatro “ Nuovo Cinema Paradiso ” dedicato a Noemi Tiberio, e io mi auguro che un giorno all’altra noemi venga intitolato addirittura un palazzo, che per il momento non si può ancora costruire a causa di una vecchia legge di una quasi-dimenticata senatrice che di nome faceva Lina.

Se questo accadrà, vorrà dire che la prima Italia è riuscita ad asportare da se stessa il tumore rappresentato dalla seconda. E avrà di nuovo un futuro.

Ciao Noemi.

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Mag 01


Stenterete a crederlo, ma le domande sono quelle dell’inviato del Corriere della Sera, le risposte quelle della 18enne che vedete in foto, e le aggiunte in corsivo alcune auspicabili repliche alle affermazioni della stessa, che purtroppo non sono venute…

Cosa mi può dire del suo rapporto con Berlusconi?

«Lo adoro. Gli faccio compagnia. Lui mi chiama, mi dice che ha qualche momento libero e io lo raggiungo. Resto ad ascoltarlo. Ed è questo che lui desidera da me. Poi, cantiamo assieme».

Che invidia, e pensare che mia moglie si lamenta che non cantiamo più assieme spesso come una volta…

Noemi, lei ha girato anche un cortometraggio?

«E’ stato presentato a Venezia a dicembre scorso. Io interpreto il ruolo della fidanzata di un politico. È tutta una storia di mafia, di intrighi…».

Vista la trama, non poteva che essere un “corto”metraggio…

Mi racconta qual è la sua barzelletta preferita tra le tante che il premier le racconta?

«Sa qual è la barzelletta preferita di PapiSilvio… Vi sono due ministri del governo Prodi che vanno in Africa, su un’isola deserta, e vengono catturati da una tribù di indigeni. Il capo tribù interpella il primo ostaggio e gli propone: ‘‘Vuoi morire o bunga-bunga?’’. Il ministro sceglie: ‘‘bunga-bunga’’. E viene violentato. Il secondo prigioniero, anche lui messo dinanzi alla scelta, non indugia e risponde: ‘‘Voglio morire!’’. Ma il capo tribù: ‘‘Prima bunga-bunga e poi morire».

Avevo il sospetto che agli Italiani piacesse da morire il bunga-bunga… ora ne ho la certezza!

Nei momenti di relax, Berlusconi cosa le confida?

« Nessuno può immaginare quanto Papi sia sensibile. Pensi che gli sono stata vicinissima quando è morta, di recente, la sorella Maria Antonietta. Gli dicevo che soltanto io potevo capire il suo dolore».

Pensi che invece io, quando è morta Maria Antonietta, mi sono sentito vicinissimo a Robespierre…

Noemi, quando la vedremo in politica, alle prossime regionali?
«No, preferisco candidarmi alla Camera, al parlamento. Ci penserà Papi Silvio».

PapiSilvio ci penserà di sicuro, e al mantenimento ci penseremo di sicuro noi.

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Mag 01


ma insomma, cosa avete capito!!! …la candidata!

e dire che “pecunia non olet”?!

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Mag 01

crisi finanziariaDopo ben sette mesi di continuo calo l’inflazione comincia a rialzare la testa con un +1,3%, praticamente 0,3% in più rispetto a marzo, il che ci fa capire che la crisi economica sta per essere messa alla spalle pian piano, anche se bisogna vedere come vanno gli ordini da parte delle industrie a prescindere dall’inflazione, in ogni modo è un segnale positivo che fa ben sperare che il tutto possa finire entro il 2009 e in più le bollette di aprile della luce e del gas scenderanno e precisamente del 3,1% per l’energia elettrica e 5,3% per il gas, quindi è una buona boccata di ossigeno per le famiglie in crisi.

Prima di lasciarsi andare in facili entusiasmi vediamo come va il mese di maggio e giugno, se vediamo che l’inflazione comincia ad salire allora possiamo dire che la crisi finanziaria sta per finire.

Torna a salire l’inflazione ad aprile. Dopo sette mesi di tendenza al ribasso, (era stabile a febbraio), in base alla stima provvisoria dell’Istat l’indice nazionale dei prezzi al consumo per l’intera collettività presenta una variazione pari a +1,3% su base annua e pari +0,3% rispetto al mese di marzo.

Via sole24ore

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