Giu 30

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Giu 28

Nonostante le aspettative fossero a favore di un interesse generale nei confronti della “Giornata Mondiale del Rifugiato 2009″, i media nazionali hanno dimenticato di trattare la notizia per come essa meritava. Ciononostante le manifestazioni hanno interessato molta parte dell’Italia ed in particolare, con un giorno di anticipo, si è celebrata all’Università della Calabria, grazie alla volontà del movimento studentesco per i diritti umani DEStrutturante che ha organizzato un incontro-dibattito, con la giornalista Antonella Napoli, presidente dell’associazione Italians For Darfur ed autrice del libro-reportage “Volti e colori del Darfur” i cui diritti d’autore sono devoluti ad Emergency per la realizzazione dell’ospedale pediatrico di Nyala nella regione sudanese. La Giornata del Rifugiato avrebbe dovuto proseguire il giorno dopo (nella sua data ufficiale) a Cosenza, ma la coincidenza con il silenzio elettorale e la possibilità di azioni dimostrative, sebbene pacifiche, contro la politica governativa, hanno indotto gli uffici comunali a revocare l’autorizzazione concessa. Solo grazie all’immediata disponibilità, del direttore di un importante centro commerciale è stato possibile recuperare il pomeriggio di ieri, attraverso l’ospitalità di un banchetto del movimento per divulgare il volume di Antonella Napoli e far conoscere la protesta pacifica attuata dai Missionari Comboniani di Castelvolturno contro il pacchetto sicurezza approvato dal Governo, con la distribuzione dei permessi di soggiorno “In nome e in grazia di Dio”. «Il problema del Darfur- ha detto Antonella Napoli agli studenti dell’università calabrese- nasce anche dalla mancanza di interesse politico degli Stati civili. L’aver visto con i miei occhi la condizione dei rifugiati nei campi profughi, la luce negli occhi di quei bambini e la forza di quelle donne nonostante la maggior parte siano state vittime di stupri delle milizie dei janjaweed, mi hanno indotto a operare per quel popolo, insieme all’associazione che rappresento, portando l’interesse verso il Darfur sui media nazionali. Oggi solo il 16% degli italiani sa che in quella regione c’è una crisi scaturita da interessi economici e geopolitici e si continua a sostenere che tre milioni di rifugiati e trecentomila morti non identifichino un genocidio». “Volti e colori del Darfur”, la cui prefazione è di Monica Guerritore e contiene uno scritto di Suliman Hamed Ahmed, è un viaggio tra i rifugiati nei campi profughi del Darfur che attraverso le immagini esclusive ed i racconti di stupri e di bombardamenti diviene un reportage, realizzato ad Al Fasher, della regione del Sudan più dimenticata dal resto del mondo. «Volti, sguardi, preghiere inascoltate. La rabbia repressa e il dolore immane per una vita strappata, una dignità violata, una ferita aperta che il tempo non riesce a sanare. Tutto questo e molto di più è il Darfur -ci dice Antonella Napoli -la regione del Sudan dilaniata da un conflitto iniziato nel 2003 e che ha provocato, secondo stime Onu, tra i duecento e i trecentomila morti e costretto quasi tre milioni di persone a rifugiarsi nei campi profughi. A spingerle lontane dalle loro case sono la paura e la violenza dei janjaweed, i cosiddetti ‘diavoli a cavallo’, milizie armate arabe che hanno seminato il terrore tra le etnie africane. La crisi umanitaria in Darfur è considerata, a livello mondiale, la più grave degli ultimi decenni, eppure la percentuale di coloro che conoscono questo dramma è letteralmente imbarazzante ad iniziare da alcuni nostri politici che ancora credono che “darfur” sia la marca di una caramella.» Italians For Darfur Onlus è l’associazione per i diritti umani con sede a Roma, alla quale aderiscono giornalisti, artisti, educatori e operatori umanitari, e che grazie all’attività svolta attraverso due Global Day e un concerto al Parco della Musica ha indotto i maggiori telegiornali nazionali ad incrementare le notizie sul Darfur, che hanno da sempre trovato spazio ed attenzione su Articolo21. «La poca sensibilità dei media, e di conseguenza della società civile, nei confronti di questa tragedia è palese.- continua Antonella Napoli -Basti pensare che mentre si celebrava il sessantesimo anniversario della Dichiarazione universale dei diritti umani, nel Darfur meridionale venivano rapite e stuprate delle donne che si erano allontanate dal campo profughi di Kalma per raccogliere legna. Nessun organo di informazione ne ha dato notizia. Per dire ‘no’ a tutto questo, mobilitare l’opinione pubblica in favore del Darfur e per garantire una migliore qualità del servizio televisivo italiano e dei media in generale, è nata dapprima online, grazie a Mauro Annarumma, ‘Italians for Darfur’. Ecco perché è stato concepito questo volume, dopo un mio viaggio tra gli sfollati nei campi profughi e nelle periferie delle città del Darfur. Uomini, donne e bambini che nonostante una vita ai limiti della sopravvivenza hanno ancora qualche sprazzo di luce negli occhi. Ed è attraverso gli sguardi impressi nelle foto e le storie raccontate in questo libro che speriamo di riuscire a toccare nel profondo chi oggi ha tra le mani ‘Volti e colori del Darfur’ e contribuisce così a tenere accesa quella flebile luce, la luce della speranza.Occorre rinnovare il concetto di cooperazione sburocratizzando le procedure, vietando strumentalizzazioni sull’azione del “rifugiato” ed avviando una riforma per la gestione dei fondi spesso oggetto di mera ripartizione»

Giulia Fresca

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Giu 28

La notizia della morte di Michael Jackson ha sconvolto anche il popolo della rete e anche su YouTube la community esprime il proprio cordoglio attraverso migliaia di clip video in cui gli utenti raccontano di persona, o attraverso balli, il dolore per la scomparsa di quello che per molti è stato un idolo.


Ma l’attenzione del popolo della rete a Michael Jackson si manifesta anche in forme meno evidenti di addio, come i milioni di ricerche che da ieri si compiono sul motore non solo per raccogliere informazioni sulla morte della pop star ma anche per ripercorrere la storia della sua carriera attraverso i testi dei più importanti successi: Thriller, Man in the Mirror, Billie Jean e Childhood.

Scritto da: Alessio Cimmino, Corporate Communications & Public Affairs Manager, Google Italy


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Giu 28

Eravamo stati, qualche giorno fa, facili profeti nel pronosticare un ricorso da parte degli integralisti alla carta della sicurezza di fronte all’imminente prospettiva del via libera alla pillola abortiva: un’ora e venti minuti dopo la pubblicazione del post su Bioetica, le agenzie rilanciavano le dichiarazioni del sottosegretario Roccella su un dossier della Exelgyn (la casa produttrice della RU-486) che riportava una serie di decessi seguiti all’assunzione di mifepristone, il principio attivo alla base della pillola abortiva. Poco dopo un’altra agenzia citava un documento redatto da Assuntina Morresi, consulente della Roccella, che – trasgredendo a quanto pare un accordo di riservatezza stipulato con la Exelgyn – scriveva fra l’altro:
Dal 28 dicembre 1988 al 28 febbraio 2009 sono riportati 29 decessi a seguito di mifepristone. Non è possibile calcolare il numero dei pazienti esposti, perché le dosi utilizzate per le diverse indicazioni sono variabili. Dodici decessi sono a seguito di ‘uso compassionevole’ e diciassette a seguito di aborto medico, confermando tutte le segnalazioni risultate dalle inchieste giornalistiche, ed aumentandone il numero. Come valutare queste «rivelazioni», in particolare per quanto riguarda l’unica informazione autenticamente nuova, cioè quella sui dodici morti in seguito all’uso compassionevole del farmaco?
Cominciamo col dire che quasi nessuno dei 29 decessi è al momento attribuibile con certezza all’effetto del mifepristone. In alcuni casi il rapporto causale è molto probabile; in altri si tratterà verosimilmente di una concomitanza casuale di eventi, in cui solo la tendenza a cadere nella vecchia fallacia del post hoc, ergo propter hoc potrebbe far scorgere qualcosa di più sostanziale. Notiamo in particolare che con «uso compassionevole» di un farmaco si intende l’uso off label – cioè al di fuori degli impieghi approvati ufficialmente – in casi in cui non sono disponibili altri trattamenti; e in effetti il mifepristone è stato sperimentato fra l’altro nel trattamento di alcuni tipi di cancro. Sembra intuitivo che in questi casi la mortalità spontanea sia abbastanza elevata, e che il decesso possa dunque verificarsi in casuale concomitanza con l’assunzione di un farmaco.
Una seconda osservazione riguarda il tentativo più o meno velato di implicare che se i casi mortali noti sono raddoppiati allora è raddoppiata anche la mortalità. Ora, in questi casi la mortalità non va misurata in valori assoluti ma bensì in percentuale: un farmaco che causa 30 morti su 30 somministrazioni è un potente veleno, mentre uno che ne causa 30 su 30 milioni è un prodotto molto sicuro (il rischio zero, ahimè, non esiste). Allora, se vogliamo conteggiare i morti per uso compassionevole assieme agli altri, dovremo anche sommare i trattamenti totali per uso compassionevole a quelli per aborto; ma da questo segue (è algebra elementare) che, a meno che i trattamenti per uso compassionevole non siano in numero molto minore degli altri, la mortalità non raddoppia, neppure approssimativamente; in effetti, se i trattamenti per uso compassionevole fossero più numerosi degli altri (cosa, va ammesso, molto improbabile), la mortalità totale sarebbe diminuita!
Ma in fondo – e veniamo alla terza, fondamentale osservazione – questi discorsi sono oziosi. I rischi di un farmaco sono sempre collegati a una molteplicità di fattori: età e condizioni di salute del paziente, altre patologie presenti, predisposizioni genetiche, modalità di assunzione, dose, interazioni con altri farmaci, etc. etc. Per questo motivo, sommare il rischio della somministrazione del mifepristone a giovani donne sane al rischio della somministrazione a pazienti terminali equivale alla proverbiale somma di mele e arance – e mi scuso se il paragone può apparire irrispettoso per le vittime. Se i rischi per patologie differenti fossero comparabili, ne seguirebbe la conclusione assurda che di ogni farmaco che si fosse dimostrato sicuro per una patologia si potrebbe approvare l’uso off label per qualsiasi altra patologia e per qualsiasi altra classe di pazienti senza bisogno di testarne daccapo la sicurezza. Eppure Morresi & Co., quando pensano che faccia loro comodo, dimostrano di conoscere la distinzione fra i rischi connessi a usi differenti di uno stesso farmaco: sempre a proposito dell’aborto farmacologico, si odono spesso le loro alte strida perché il Cytotec, la prostaglandina che serve a espellere l’embrione dopo l’assunzione del mifepristone, è ufficialmente registrato solo come gastroprotettore, non come abortivo.
Se non sapessimo nulla dei rischi dell’uso del mifepristone come abortivo, allora i rischi legati al suo uso in campi diversi potrebbero forse servire da prima, grossolana indicazione; ma non è questo il caso. In Francia, per dirne una, il mifepristone è usato dal 1988 nell’aborto medico. Dal 1992, da quando cioè viene usato in associazione con misoprostol (cioè Cytotec) o gemeprost (un’altra prostaglandina), perlopiù secondo il protocollo che verrà usato anche in Italia, i trattamenti effettuati sono stati più di un milione; su questi, il numero di vittime è stato esattamente pari a zero. Zero. Ma di questo gli integralisti non amano parlare…

fonte: bioetiche.blogspot.com » Vai al post originale

Mar 12

Questo piccolo isolotto del Lago di Bolsena è ciò che resta, come quello bisentino, del cono eruttivo del vulcano sottostante l'attuale lago. Esso dista appena un chilometro dalla costa del lago ed è incredibilmente diverso dal compagno. I suoi dieci ettari ospitano una comunità vegetale pressochè integra e apparentemente molto più selvatica, quasi tropicale. Le sponde sono popolate da numerose colonie di uccelli acquatici e al di fuori delle specie vegetali ed animali l'isola non è attualmente popolata.
Sicuramente visitato dagli etruschi, forse anche dai romani, l'isola è storicamente famosa per la detenzione di due incredibili donne: Cristina, martire e patrona di Bolsena, fu relegata sull'isola da papa Urbano IV affinchè rinnegasse la sua forte fede cristiana; Amalasunta, regina degli Ostrogoti, dal carattere deciso e diplomatico si inimicò i Goti e tramite un complotto di questi col famigliare Teodato fu dapprima imprigionata nell'isola e quindi uccisa nel 535 d.C.
L'isola ha storicamente attratto l'attenzione sia dei nativi dei borghi limitrofi (a questa epoca risale la chiesa di S. Stefano del IX sec.) dei Viterbesi, dei signori di Bisenzio e del papato. Sotto la chiesa l'isola ha vissuto il periodo di massimo splendore. A partire dal XVII secolo, sotto il ducato di Castro l'isola fu progressivamente abbandonata, le strutture smantellate ed i materiali riutilizzati per la costruzione di Marta. Attualmente l'isola vi è una residenza Privata e non è visitabile.

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Giu 26

Sarà che ti piove sulla testa un tormento che dio lo manda e non hai riparo e te lo becchi tutto addosso, e allora comincia la fatica di andare per le strade con i vestiti fradici di quel tormento lì che la gente ti guarda con occhi torvi, perché non lo capisce proprio niente quel travaglio. La gente non li capisce proprio quei vestiti pesanti di pioggia tormentosa e dice ma perché non se li toglie e si dà una regolata.

Echi tondelliani nel bel romanzo di Francesca Bonafini, Mangiacuore (ed. Fernandel, 2008) opera prima che si legge tutta d’un fiato. Scrittura curatissima nella scelta lessicale, nel ritmo della prosa, nella resa sonora.

in cielo i nuvoli son grandi vele
bianche, velieri. Io voglio per mare
un fondo di bottiglia e davvero
esitare a scrivere, non vere
le parole han bisogno di severe
prigioni dove snebbiare; più terse
allora seguiranno il verso giusto,
più vere eviteranno le maldestre
oasi d’ambiguità che son rare
ai deserti e frequentissime dove
il deserto è la folla delli errori,
e degli uomini incerti qui nei mari
d’assenza e di dolore. Come fiori
di mandorlo e di pesco le parole.

I begli occhi del ladro, (ed. Il ponte del sale, 2004) la raccolta (incompleta) delle poesie e delle prose di Beppe Salvia.

Tutto quello che c’è di medio è aumentato, dicono contenti. E quelli che lo negano propongono però anche loro di fare aumentare, e non a chiacchiere, le medie; il prelievo fiscale medio, la scuola media e i ceti medi. Faranno insorgere bisogni mai sentiti prima. Chi non ha l’automobile l’avrà, e poi ne daremo due per famiglia, e poi una a testa, daremo anche un televisore a ciascuno, due televisori, due frigoriferi, due lavatrici automatiche, tre apparecchi radio, il rasoio elettrico, la bilancia da bagno, l’asciugacapelli, il bidet e l’acqua calda. A tutti. Purché tutti lavorino, purché siano pronti a scarpinare, a fare polvere, a pestarsi i piedi, a tafanarsi l’un con l’altro dalla mattina alla sera.
Io mi oppongo.

La vita agra, il capolavoro di Luciano Bianciardi (ed. Bompiani, 1995)

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Giu 26

Riceviamo da Suliman Hamed Ahmed, rappresentante dei rifugiati del Darfur in Italia, la tragica testimonianza dell’associazione Khartoum University Student Union, circa il pestaggio di alcuni studenti originari del Darfur.
All’approssimarsi degli esami finali dell’anno accademico, molestie e minacce persistono a danno degli studenti del Darfur nella capitale sudanese, ma nonostante tutto essi continuano nel tentativo di concludere il loro percorso formativo.

Il movimento italiano per il Darfur esprime forte rammarico per le violenze di stampo razzista perpetuate a giovanissimi studenti dell’Università di Khartoum e chiede alle organizzazioni per i diritti umani in loco e alle Nazioni Unite di intervenire e di indagare sui casi di pestaggi,tortura e molestie denunciati.

Alla vigilia di Mercoledì 10 giugno 2009, in occasione della decima notte un gruppo di studenti del Congresso Nazionale hanno assalito gli studenti del Darfur con coltelli e lame, ferendo 32 studenti che sono stati trasportati in un ospedale dopo alcune ore. Circa 300 studenti tra cui donne che indossavano l’Abayat, il velo tradizionale, hanno picchiato gli studenti e li hanno espulsi dal campus spingendoli per la strada fino a quando gli studenti sono stati costretti a dormire all’esterno, con un aumento del numero di feriti e dei furti. Il Giovedi mattina alle ore 10 gli studenti sono stati aggrediti nuovamente, portando il numero dei feriti a 19, così come gli arresti arbitrari di studenti del Darfur saliti a 11; 16 studenti sono ancora dispersi. Attualmente, va rilevato che vi sono 4 studenti gravemente feriti.

Questi i nomi degli studenti darfuri feriti nel corso dell’aggressione all’università:

1 Abdel-Rahman, Wendy: quattro denti rotti
2 Zizip Adam Balsaik Miniere: picchiato su reni, testa e schiena
3 Sadia Idriss Balsaik: colpito in testa, ha subito un intervento chirurgico a Balbnj
4 Chadia Harun: lesioni su tutto il corpo, in gravi condizioni
5 Euro-Amer: ferite gravi in tutto il corpo
6 Huwaida Dawod: ferito alla schiena, glutei, mani e testa
7 Mohammad Thuraya: colpito alla mano, quasi paralizzato
8 Mahmoud: gravi lesioni in tutto il corpo
9 Bekheit: lesioni alla schiena, glutei e mani
10 Adam: lesioni alla schiena, mani e testa
11 Salomone: colpito in tutto il corpo
12 Abdel-Rahman Balsaik: colpito alla testa e arrestato
13 Abdel-Karim: colpito all’addome e gambe, arrestato
14 Sajida Mose: colpito all’addome e gambe, arrestato
15 Samira Ahmed Mekki: colpito 15 volte all’ addome e alle gambe e petto, arrestato
16 Susan 17 anni fino ad oggi in gravi condizioni
18 Salwa Mubarak Balsaik: picchiato su tutto il corpo
19 Noor Mansour Balsaik picchiato sul collo
e Mohamed Gomaa, 20 anni, in condizioni critiche

Anche le stanze degli studenti sono state saccheggiate e i beni dei ragazzi trafugati (almeno 15 stanze).Firma l’appello on-line di Italians for Darfur!
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Giu 26


image © 2009 - Gianluca Costantini
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Giu 26

Altre interessanti statistiche su Panorama

Davide Casati, Corriere.

Chi ha visto quanto accaduto qui, in un’officina all’ombra di una chiesa, lo definisce un linciaggio. Un linciaggio iniziato con le parole «Tornatene al tuo Paese»: perché la vittima, Ibrahim Ghazy, cuoco 64enne e padre della 22enne scrittrice Randa Ghazy, in Italia da oltre vent’anni, è di origini egiziane. Un linciaggio del quale ora si stanno occupando i carabinieri della stazione di Limbiate e compiuto, a causa della lite per un parcheggio, da tre generazioni di una stessa famiglia – dai nonni al nipote 17enne. Ibrahim Ghazy è finito all’ospedale di Garbagnate Milanese con due costole fratturate, una vertebra scheggiata e una prognosi di almeno 45 giorni («ma dovrà stare a riposo almeno tre mesi”» dicono i medici). Una certezza: «Quella che mi ha colpito è una rabbia razzista. Un odio a sangue».

Tutto è cominciato lo scorso venerdì, quando Ghazy ha portato la sua auto a riparare all’officina di via San Bernardo 4, a Limbiate. Aveva appena parcheggiato di fronte al cancello dell’autofficina quando si è trovato di fronte un residente nelle vicinanze, Roberto Genovesi. «Mi ha detto che non potevo posteggiare lì - racconta Ghazy dal letto d’ospedale - nonostante sia una strada pubblica, di fianco a una piazza pubblica». Peraltro, la casa di Roberto Genovesi non è accanto all’officina, ma almeno una ventina di metri più in là. «Mi ha tirato un pugno, ma ho lasciato correre. Avevo di fronte una giornata piena di lavoro, c’era da cuocere il pesce, in pizzeria. E ho pensato: se mi metto a litigare ora, non combino niente».

Quanto accaduto, però, non era che il preambolo di quanto sarebbe accaduto il lunedì successivo. «Erano le cinque, avevo appena chiuso l’officina», ricorda il titolare, Paolo Genovesi (cugino dell’uomo che aveva iniziato la lite, ma i due non hanno rapporti da anni). Ghazy è arrivato in auto con un parente per recuperare la sua macchina. È entrato nel garage, e una volta uscito ha trovato Roberto Genovesi ad aspettarlo con tutta la famiglia: padre, madre, moglie e figlio. «Scattavano foto alla macchina dove c’era il mio parente. Quando sono arrivato, la signora più anziana, che per camminare usa un bastone, ha iniziato a usarlo per picchiarmi. “Tornatene al tuo Paese”, urlava. Le ho risposto: “Signora, sono italiano come lei”. Quando ho chiesto che cosa ci fosse da fotografare, ho ricevuto un altro pugno. E a quel punto ho capito che erano lì per farmi del male. E ho tirato un pugno anch’io». Un pugno che ha rotto il setto nasale del Genovesi – che, in attesa di rilasciare dichiarazioni ufficiali, tiene però a smentire «per intero» le dichiarazioni di Ghazy.

A quel punto è scattata la furia dei cinque membri della famiglia Genovesi. «Ho visto Ghazy rientrare di corsa nell’officina, inseguito da tutte quelle persone - ricorda il meccanico . Ha tentato di afferrare un attrezzo per difendersi, ma è stato colpito con un bastone alla schiena. E quando era a terra, contro il muro, è stato colpito di continuo, a calci. Finché non è rimasto immobile». Mentre lo picchiavano, la madre del signor Genovesi – ben oltre i 70 anni – è andata dal titolare dell’officina, urlandogli: «Ma che gente porti qui…?». «Ero senza parole: tutto è accaduto in pochissimi secondi», spiega il meccanico, ancora incredulo. «Un linciaggio, ecco cos’è stato. Una violenza simile l’ho vista solo in tv, solo nei film. E per di più contro un uomo come Ibrahim, sempre gentile, sempre a modo: uno che non alza mai la voce, figurarsi le mani. Ma sono sicuro che a scatenare la rabbia c’è stato il fatto che fosse egiziano». Non si tratta del primo gesto ostile della famiglia. C’erano state dispute territoriali, persino l’incendio di un pezzo di terreno. Sono convinti che quella strada, quel pezzo di terra, sia cosa loro.

Senza parole è pure Randa Ghazy, 22 anni, figlia di Ibrahim e autrice di tre libri, l’ultimo dei quali – «Oggi forse non ammazzo nessuno. Storie minime di una giovane musulmana stranamente non terrorista» (Fabbri editrice) – è un romanzo dedicato alle difficoltà di integrazione degli immigrati di seconda generazione. «Un accanimento del genere lascia scioccati. Mio padre è una persona onesta e pacifica, rigorosa nel rispettare i diritti degli altri, non si meritava una cosa del genere, e oltre al dolore fisico ora si porta dietro un senso di offesa e umiliazione. La nostra identità non cambia, siamo sempre italiani. È la fiducia nei confronti degli altri ad essere profondamente danneggiata. Ora spero che la giustizia faccia il suo corso e punisca severamente questa ferocia. Altrimenti lo sconforto e il senso di ingiustizia minano gravemente le persone che la subiscono e la loro fiducia e il loro amore per il Paese in cui hanno scelto di vivere».

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Giu 26

L’imam Khounati, presidente dell’Unione Musulmani in Italia, ha deciso di adire le vie legali contro l’on. Souad Sbai. Lo sta annunciando in questo istante.

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Giu 26

pensione-donneLa commissione Ue ha deciso di multare’Italia per non aver equiparato l’età pensionabile tra uomini e donne, insomma doveva già mettere in atto il proposito di allineare l’età da pensione delle donne con quella degli uomini, cioè 65 anni, in modo che il gentil sesso abbia lo stesso trattamento degli uomini, diffatti doveva essere applicato nel 2008, ma c’erano state troppe polemiche che avevao fatto slittare il procedimento.

Questo procedimento ha i suoi pro e contro, da una parte è giusto che le donne abbiano lo stesso trattamento degli uomini, dall’altra parte non va bene portare a 65 anni il limite in quanto le donne “lavorano” di più tra bambini, casa e lavoro.

La Commissione Ue invierà dunque all’Italia una lettera di avviso formale di messa in mora nella quale si sottolinea come il sistema previdenziale pubblico italiano violi il principio della parità di trattamento economico tra uomini e donne, mettendo in atto dunque una discriminazione basata sul sesso.

Via sole24ore

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Giu 26

Eluana, scagionato il neurologo Defanti: nessuna violazione deontologica, 22 giugno 2009, AdnKronos.
La decisione dell’Ordine dei medici: archiviato il 21 maggio il fascicolo che riguardava il neurologo dell’Englaro, la ragazza morta dopo 17 anni di coma. Secondo il collegio giudicante di Bergamo non c’erano sufficienti elementi per procedere

“Non si è aperto un procedimento disciplinare - precisa - perché il collegio giudicante, composto da 15 camici bianchi, ha ritenuto che non ci fossero elementi sufficienti”. Ma Pozzi non può fornire altri dettagli. “In un procedimento disciplinare vero e proprio - spiega Pozzi - c’è il diritto, di chi ne ha interesse, a conoscere le motivazioni. Nell’archiviazione, invece, solo il diretto interessato può chiedere di conoscere la documentazione”.

Pozzi spera che ora si plachino le polemiche su un caso che “ha fatto prevalere, nei sostenitori dell’uno e dell’altro schieramento toni violenti e aggressivi, non raggiunti nemmeno dalle tifoserie del calcio più estremo”.

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Giu 24

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Giu 24


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Giu 24

La popolazione italiana ha raggiunto quota 60 milioni 45 mila 68 individui. Dal 2002 al 2008 gli individui residenti in Italia hanno superato la soglia dei 60 milioni di abitanti, esattamente cinquanta anni dopo il superamento dei 50 milioni di abitanti, avvenuto nel 1959. Lo evidenzia l’ultimo bilancio demografico diffuso dall’Istat, che registra come la cifra sia dovuta all’apporto degli immigrati. La popolazione di cittadinanza italiana, infatti, è diminuita di 400 mila unità, mentre quella straniera è aumentata di 2 milioni e 720 mila unità. Aumenta in Italia la percentuale di cittadini stranieri residenti che secondo l’Istat è pari al 6,5%. Nel 40,3% dei comuni italiani la popolazione è cresciuta grazie agli immigrati, che con il loro arrivo hanno compensato anche la diminuzione delle nascite e l’invecchiamento della popolazione. Nelle Regioni del Nord, due bambini su dieci, nati nel 2008 (il 19% del totale), sono figli di cittadini stranieri. (Repubblica)

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Giu 24


…mancava lo “scopino”

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Giu 24

I sistemi di digitalizzazione consentono oggi nuove modalità per interagire con i contenuti dei libri, impossibili con le sole versioni cartacee. Per migliorare ulteriormente l’esperienza d’uso dei contenuti presenti su Google Libri, abbiamo introdotto una nuova interfaccia utente.
Queste le principali novità introdotte:

  1. Funzione link. Un’opzione della barra degli strumenti che consente di incorporare un’anteprima del libro in qualsiasi sito web. Gli utenti possono inoltre scegliere di inserire un link dell’URL inviabile agli amici tramite email, in modo da consentire loro di accedere allo stesso libro e alla stessa pagina su Google Libri.
  2. Ricerca migliorata all’interno del libro. Abbiamo semplificato l’individuazione delle sezioni del libro ricercate mostrando frammenti delle pagine che riportano il termine cercato. Oltre all’ordine delle pagine nel libro o nella rivista, è ora disponibile la funzione di ordinamento dei risultati della ricerca in base alla pertinenza.
  3. Visualizzazione miniatura. fai clic sul pulsante di visualizzazione della miniatura per visualizzare una panoramica di tutte le pagine del libro o della rivista.
  4. Menu a discesa dei contenuti. consente di passare rapidamente a qualsiasi capitolo del libro.
  5. Modalità testo normale: fai clic sul pulsante “Testo normale” sulla barra degli strumenti per visualizzare la versione HTML del testo del libro.
  6. Pulsante di sfogliamento delle pagine e animazione: oltre a scorrere il libro, ora è possibile fare clic sul pulsante di sfogliamento delle pagine in fondo alla pagina. Quando si gira una pagina, una linea animata si muoverà per semplificare il monitoraggio della propria posizione nel testo.
  7. Pagina Panoramica del libro migliorata. Nella pagina Panoramica è disponibile una serie di informazioni utili sul libro, inclusi riepiloghi, revisioni, valutazioni, libri correlati, frasi e parole chiave, riferimenti provenienti dal Web, luoghi citati nel libro, informazioni sull’editore e così via.

Speriamo che questi miglioramenti nell’interfaccia di Google Libri siano apprezzati dagli utenti. Come sempre, attendiamo i vostri commenti. Buona lettura!

Scritto da: Simona Panseri, Corporate Communications & Public Affairs Manager


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Giu 24

Ciao a tutti, eccoci all’appuntamento mensile, per tenervi aggiornati sugli argomenti discussi all’interno del Forum di assistenza Google AdWords. Tra le novità ci sono ben tre video, realizzati per aiutare i nostri inserzionisti ad ottenere maggiori informazioni sui seguenti argomenti:

  1. Monitoraggio del rendimento degli annunci
  2. Formati degli annunci
  3. Introduzione alla rete di contenuti di Google

Se siete interessati, i video sono disponibili anche all’interno della sezione “Novità ed eventi” del nostro forum.

Salutandovi, vi invitiamo nuovamente a visitare il nostro Forum, dove potrete sempre trovare nuove risorse, risposte alle nostre domande e strumenti per porne di nuove! Al mese prossimo!

Scritto da: Il Team di Google AdWords


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Giu 22

Uomo avvisato, mezzo salvato. Ci ha provato, molto gentilmente, un appassionato lettore di questo blog: “se conosci bene come sono fatti gli Italiani, sai che non puoi ottenere nulla di buono mettendoti contro la sacra nazionale di calcio”. Eppure basta leggere i titoli apparsi su questo blog in occasione delle varie partite disputate dagli Azzurri, per capire che non ce la faccio a trattenermi. “Dietro il nuovo colosseo” e “Una vittoria meritata?” erano i miei primi - contestatissimi - interventi contro la nazionale italiana, per altro in occasione dei Mondiali. Seguirono “Forza Romania, Abbasso gli Azzurri“, in occasione della partita Italia-Romania, “Vive la France, Abbasso gli Azzurri” in occasione della partita successiva e “¡Que Viva España!” in occasione della sconfitta per mano spagnola.

Apparentemente, è difficile spiegare ai lettori questa mia particolare avversione alla nazionale italiana dal momento che del calcio non me ne frega assolutamente nulla. L’ho anche scritto: il calcio non mi piace, non lo seguo, non tifo nessuna squadra. Le partite non le guardo, ancora meno quelle “importanti”. Per quanto mi riguarda, è la versione moderna del Circo Massimo, del Colosseo. Al posto delle belve e degli schiavi, ci sono undici semi-analfabeti profumatamente pagati che prendono a calci un pallone. Pedine che fanno da paravento ad un impero occulto di diritti televisivi, di mercato pubblicitario, di sponsor, di tangenti, di sporcizia. E il popolo bue si eccita, si surriscalda, si scatena per gli “eroi”: davanti a birre e pizze, tanto per stare in linea.

Ma è altrettanto vero che dietro quell’impero si nascondono interessi politici tutt’altro che marginali. Basti pensare che il Presidente del Consiglio, proprietario di un’importante squadra, ha imputato il significativo calo di consensi elettorali alle ultime Europee anche alla vendita di un singolo giocatore. I voti di alcune curve, gran parte delle quali sono di estrema destra, sono decisivi in alcune elezioni. Per di più c’è un particolarissimo rapporto, tutto italiano, tra calcio e i temi legati all’immigrazione. E non sono io a tirare fuori quello che, in altri paesi, sarebbe un improbabile nesso.

Basti ricordare l’uscita di Calderoli che commentò la vittoria degli Azzurri definendo «Quella di Berlino è una vittoria della nostra identità, dove una squadra che ha schierato lombardi, campani, veneti o calabresi, ha vinto contro una squadra che ha perso, immolando per il risultato la propria identità, schierando negri, islamici e comunisti». O il clima che ha circondato la partita Italia-Romania, talmente avvelenato al punto da costringere i leader della comunità rumena a chiedere ai tifosi romeni di non scendere per strada per festeggiare in caso vincesse la loro squadra del cuore. O i feroci inseguimenti di cittadini spagnoli per le strade di Milano dopo la vittoria della loro squadra, nell’assoluta indifferenza della polizia italiana.

Ecco, basta ricordare tutto questo per gioire della vittoria della squadra egiziana contro le “mummie italiane” e augurarsi, con tutto il cuore, che siano inseguiti anche stasera dalla Maledizione dei Faraoni.

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Giu 22

L’assistente di Souad Sbai, parlamentare marocchina del PDL, si è affannato nelle ultime ore per mandare alle redazioni di mezzo mondo un “comunicato” riguardante l’erigenda moschea di Torino in cui si afferma:

Recentemente è uscito un significativo articolo apparso su Assabah, quotidiano marocchino del calibro del Corriere della Sera, in cui, secondo fonti attendibili, la Direzione generale per gli studi e documentazioni (intelligence marocchina) ha svolto indagini sulla somma di due milioni di euro trasferiti dal Marocco sul conto personale di un appartenente all’associazione islamica in Italia, UMI, Unione Musulmani in Italia, che era vicepresidente con l’imam Bouchta espluso dall’Italia per terrorismo. Il quotidiano prosegue dicendo che “l’associazione ha ricevuto la somma da ignoti in Marocco, acquisendo poi la sede di una società italiana a Torino per costruirci una moschea ed un centro culturale islamico”. Inoltre “l’intelligence marocchina era al corrente del trasferimento e appare strano che sia stata avviata un’ulteriore indagine, dal momento che le informazioni che riguardano la comunità marocchina e le sue moschee arrivano tempestivamente al direttore generale dell’intelligence marocchina”. Il fatto che i servizi segreti marocchini si siano mossi in tal senso, negando un coinvolgimento del Governo di Rabat in tale operazione, pone la comunità marocchina in Italia in una posizione di forte preoccupazione e la spinge a voler sapere che fine abbiano fatto questi soldi e chi sia l’ignoto finanziatore. Tra l’altro sia la Consulta islamica, sia la Moschea di Roma non solo non sanno niente, ma si sentono in forte disagio per una delicata situazione che non trova risposte certe e li preoccupa. Per maggiori dettagli allego di seguito il testo comparso su Assabah.

S. N. Assistente On. Sbai

Da bravo blogger non sono riuscito a resistere alla tentazione di anticiparvi lo sputtanamento di questi patetici tentativi di deligittimazione (le cavolate sono sottolineate) cosi come apparirà domani sulla stampa tradizionale. Speriamo che questo serva da lezione: che lo si voglia o no, la moschea si farà. Tiè.

(cliccare sull’immagine per ingrandire)

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Giu 22


collezione di ” Escort “

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Giu 20

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Giu 20


While D-Day veterans remembered the sacrifices of those who fought fascism, two racists from the British National Party were elected to represent us in Europe.
What an appalling way for that generation’s grandchildren to honour their memory. It has been a sickening time to be involved with British politics.
Buoyed by success, Nick Griffin took to the airwaves, boasting of how he will free the white population from the “racism” it suffers at the hands of an arrogant liberal elite.
Less than six months after the United States elected its first black president, Britain is witnessing the rise of a politics of racial grievance.
Something is deeply wrong in our democracy. www.newstatesman.com/uk-politics/2009/06/politics-society…

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Giu 20

parlamentoIn Gran Bretagna il governo ha deciso di rendere trasparenti i rimborsi spese dei parlamentari inglesi pubblicandoli nel sito del parlamento britannico, questa svolta epocale era stata promessa dal primo ministro Brown e doveva essere già online dall’anno scorso, ma le proteste dei deputati hanno fatto si che non prendesse piede l’idea di far mostare agli elettori inglesi le loro spese, ma il quotidiano Daily Telegraph, non aveva intenzione di dare vinta ai politici e così ha deciso di pubblicare i dettagli sui rimborsi spese dei parlamentari, questo ha permesso di far si che il governo decidesse di pubblicare le spese, ma non si vedrà la tipologia, in sostanza si vedrà quanto hanno speso ma non dove e come, ovvio che per il cittadino non gliene frega niente quanto ha speso.

Preferisco che non venga fatta la stessa cosa anche in Italia, per due motivi: 1) sappiamo tutti che i nostri parlamentari spendono una barca di soldi dei contribuenti italiani; 2) se vengo a sapere l’esatta somma e come l’hanno spesa mi verrebbe il voltastomaco.

Insomma il politico è colui che vive da pascià a nostre spese e sarà sempre così.

Oltre un milione di documenti visibili online: il Governo britannico ha pubblicato oggi sul sito del Parlamento i dettagli sui rimborsi spese dei parlamentari dal 2004 al 2008 compreso.

Via ilsole24ore

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Giu 20

Nei giorni scorsi, alcuni organi di stampa hanno riportato la notizia di un accordo che Google ha raggiunto con Vittorio Sgarbi relativamente a un procedimento civile per diffamazione, a causa di un video caricato su YouTube e che riproduceva una conferenza pubblica di Marco Travaglio. La notizia così come riportata faceva riferimento a una ipotetica transazione e in questo non è corretta.

Il legale di Vittorio Sgarbi ha ritirato spontaneamente le accuse perché si è reso conto che non ci sono responsabilità attribuibili a YouTube, in quanto è solo la piattaforma che ha ospitato il contenuto. Come si usa in questi casi, visto il sereno scambio di opinioni tra le parti, Google ha in effetti evitato di chiedere a Vittorio Sgarbi il pagamento delle spese legali.

La cosa veramente importante è rappresentata dal fatto che questa decisione è una ulteriore conferma del principio secondo cui la piattaforma che ospita un contenuto creato da un utente non è responsabile del contenuto stesso.

Scritto da: Marilù Capparelli, Responsabile Affari Legali


fonte: googleitalia.blogspot.com » Vai al post originale

Giu 20

Marzio Bartoloni, «Via libera alla pillola abortiva» (Il Sole 24 Ore, 19 giugno 2009, p. 23):
Dopo un’attesa durata quasi 600 giorni la pillola abortiva, la Ru 486, incasserà il via libera dall’Agenzia italiana del farmaco entro fine giugno.
A meno di nuovi colpi di scena la pillola della discordia sarà, infatti, all’esame del Cda dell’Aifa a fine mese. E l’autorizzazione per il mercato italiano è pressoché scontata, dopo che martedì scorso si è trovato l’accordo con l’azienda produttrice, la Exelgyn, sul prezzo del medicinale. Un passaggio delicato, questo, che finora aveva fatto slittare più volte l’annunciato via libera atteso in un primo momento per la primavera dell’anno scorso dopo l’avvio della procedura iniziata il 10 novembre del 2007. A questo punto tutti i passaggi formali e burocratici, tranne appunto il sì del Cda, sono stati superati e trattandosi di una procedura europea di mutuo riconoscimento – la Ru 486 è già venduta nella maggior parte dei Paesi Ue oltre che negli Usa – non sarà più possibile bloccare l’«Aic» (l’autorizzazione all’immissione in commercio). Difficile dire se ci sarà qualche estremo colpo di coda degli integralisti; da tenere d’occhio in particolare il duo Sacconi-Roccella, il cui senso della legalità ha mostrato la propria (scarsa) misura nelle ultime fasi del caso Englaro.
Un tentativo, se avverrà, si giocherà probabilmente sul terreno della sicurezza. Risale quasi esattamente a un mese fa un articolo di Assuntina Morresi – la mente che sta dietro a molte delle iniziative della Roccella – in cui si alludeva un poco oscuramente a nuove «stime» delle morti attribuite alla pillola abortiva che sarebbero state contenute nella documentazione inviata dalla ditta produttrice all’Aifa, che però «ufficialmente non conferma di averli ricevuti» («Almeno trenta donne già uccise dalla pillola abortiva», Il Foglio, 22 maggio, p. 1; in realtà le morti attribuibili con qualche sicurezza alla RU-486 sembrano dipendere nella quasi totalità da una modalità di somministrazione diversa da quella che verrà usata in Italia). Aggiungeva sibillinamente la Morresi: «Potrebbero essere resi pubblici dopo il 10 giugno, data della convocazione del comitato tecnico che si occuperà di valutarli e di decidere come e se prenderli in considerazione». A quanto pare il comitato tecnico ha deciso di non prenderli in considerazione – ammesso che esistessero effettivamente. Vedremo nei prossimi giorni se salteranno fuori da qualche altra parte.

Aggiornamento 22:40: la profezia – peraltro abbastanza scontata, una volta noti i precedenti – si è avverata a tempo di record (la prima agenzia che preannunciava le mosse della Roccella è un’Ansa delle 15:02, un’ora e venti minuti dopo il mio post).
Roma, 19 giugno, 20:42 - (Adnkronos/Adnkronos Salute) - Ventinove morti a fronte dei 16 decessi attribuiti ufficiosamente alla pillola abortiva RU486. È questo il nodo principale della nuova documentazione che il ministero del Welfare ha inviato al Comitato tecnico scientifico dell’Agenzia italiana del farmaco (Aifa) per avere ulteriori chiarimenti sul farmaco. La documentazione, in possesso dell’ADNKRONOS SALUTE, è stata stilata dalla consulente del sottosegretario al Welfare Eugenia Roccella, Assunta Morresi, alla luce delle risposte avute dalla stessa azienda produttrice della contestata pillola, l’Exelgyn, che di fronte alle questioni poste dal ministero ha inviato nuovo materiale sul farmaco. «Dal 28 dicembre 1988 al 28 febbraio 2009 – si legge nel documento – sono riportati 29 decessi a seguito di mifepristone. Non è possibile calcolare il numero dei pazienti esposti, perché le dosi utilizzate per le diverse indicazioni sono variabili. Dodici decessi sono a seguito di ‘uso compassionevole’ – si legge ancora nel documento – e diciassette a seguito di aborto medico», «confermando tutte le segnalazioni risultate dalle inchieste giornalistiche, ed aumentandone il numero. È poi segnalato – sottolinea il documento – un caso di amputazione parziale di una gamba, a seguito di una infezione dopo aborto medico». «L’applicant – scrive Morresi riferendosi all’azienda produttrice – non ritiene sussistere alcun legame tra i decessi segnalati e la somministrazione di mifepristone. Tale segnalazione però muta completamente il quadro di riferimento del farmaco. I dati comunicati attualmente dalla ditta non sono a conoscenza dell’opinione pubblica, e non sappiamo quali e quanti siano noti ad Emea», l’ente regolatorio europeo, «e Fda», il corrispettivo statunitense. Altri punti critici segnalati nel documento inviato all’Aifa riguardano il mancato esame della letteratura che effettua nuove stime sulla reale efficacia dell’aborto medico; e le lacune sul fronte degli effetti collaterali conseguenti all’uso del farmaco. Da notare che la nuova documentazione era stata fornita dall’azienda al sottosegretario a condizione di non essere resa pubblica (Adnkronos delle 15:54). Vatti a fidare della Roccella…
Domani, se riesco, un’analisi delle ultime ‘rivelazioni’.

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Giu 20

Vincenzo Savignano, «“Blindato” il testamento biologico» (Avvenire, 19 giugno 2009, p. 26):
Dopo una lunghissima discussione, durata anni, il Bundestag ha dato il via libera alla legge che regolerà in Germania il testamento biologico che esiste già da anni. In futuro i medici dovranno obbligatoriamente attenersi alle indicazioni scritte e controfirmate dal paziente nella sua Patientenverfügung (Testamento biologico). Desta dubbi e perplessità il fatto che la nuova normativa non prevederà più una distinzione tra malattie curabili ed incurabili: «Conterà sempre e comunque la volontà der paziente», ha sottolineato Joachim Stünker, l’esperto di diritto della Spd che ha visto accogliere la sua proposta di legge, votata da 320 deputati su 566 votanti, 240 i contrari. La nuova normativa, inoltre, prevede che, nei casi in cui non ci sia un Testamento biologico, la decisione di proseguire o meno le cure possa essere affidata ai medici o ai fiduciari del paziente e, nell’eventualità che questi ultimi non siano in grado di giungere ad una posizione unanime, l’ultima parola spetterà al giudice tutelare. Visto il tono accorato, viene quasi da pensare che la redazione di Avvenire abbia per un attimo considerato la possibilità di listare a lutto la pagina (la Germania era stato fin qui un paese abbastanza ‘affidabile’ in tema di bioetica)…
Da notare come i sofismi da quattro soldi non imperversino solo in Italia:
Ha espresso i suoi dubbi sulla decisione presa dal Bundestag anche il presidente della Deutschen Bischofskonferenz, Robert Zollitsch, attraverso un comunicato diffuso sul sito Internet della Conferenza episcopale di Germania. «Esprimiamo i nostri dubbi poiché le decisioni prese da una persona anticipatamente non è detto che siano le stesse nel momento in cui si ammala». Ma se una persona si ammala e rimane cosciente, allora il testamento biologico non si applica: è uno strumento che vale solo per i malati in stato di incoscienza. Viceversa, se la persona si ammala e perde coscienza, allora non può cambiare idea; l’approssimazione migliore della sua volontà rimane quella espressa a suo tempo nel testamento biologico.

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Giu 20

La dichiarazione della FNOMCeO (la Federazione degli Ordini dei Medici), che ha definito la nutrizione artificiale come trattamento sanitario, sembra aver gettato nel panico il fronte integralista: fra ieri e oggi sono decine – alla lettera! – gli articoli dedicati da Avvenire all’argomento. In mezzo a tentativi un po’ patetici di mostrare come la possibilità per i pazienti di rifiutare la nutrizione artificiale aumenterebbe in realtà il potere dei medici, e altri argomenti del genere, spicca – almeno relativamente – l’editoriale di Assuntina Morresi («L’ombra della politica più che i dati della scienza», 17 giugno 2009, p. 2). Diamogli un’occhiata.
nel testo si legge che la nutrizione artificiale è un trattamento medico «in grado di modificare la storia naturale della malattia». Ma la nutrizione, di per sé, non può modificare l’evolversi di una malattia: i gravi danni neurologici per cui spesso si rende necessaria l’alimentazione assistita non si modificano – purtroppo – con apposite diete. Non è stato il sondino naso gastrico a permettere ad Eluana, nei suoi diciassette anni di stato vegetativo, di mantenere il ritmo sonno/veglia, respirare autonomamente, e via dicendo: la storia naturale della sua malattia è stata modificata dall’intervento di rianimazione effettuato dopo l’incidente, e non dalla nutrizione artificiale. È proprio questo il motivo per cui la nutrizione non è una terapia: non cura niente, offre solo sostentamento. Al contrario, sospendere la nutrizione artificiale modifica sicuramente la storia naturale di ogni malato: senza mangiare muoiono tutti, indipendentemente dall’esistenza o meno di una patologia. L’errore logico nel ragionamento della Morresi è abbastanza evidente; se il lettore l’avesse mancato la prima volta, basterà rileggere il brano una seconda volta. Trovato? Esatto: è proprio l’equiparazione fra modifica della storia naturale della malattia e cura o terapia. Esiste una miriade di trattamenti sanitari – da tutti riconosciuti come tali – che non curano, offrendo solo sostentamento. La dialisi non cura l’insufficienza renale; ma modifica ovviamente il corso della malattia: senza di essa siete morti in breve tempo. La ventilazione artificiale non è una terapia in senso stretto per l’insufficienza respiratoria; ma senza respiratore il corso della malattia è rapidamente fatale. Il pacemaker non vi fa sparire la bradicardia. La nutrizione artificiale non cura i danni cerebrali che vi impediscono di nutrirvi autonomamente; ma come nota la stessa Morresi, «sospendere la nutrizione artificiale modifica sicuramente la storia naturale di ogni malato: senza mangiare muoiono tutti» (va scontata ovviamente la generalizzazione tendenziosa: non ogni malato è sottoposto ad alimentazione artificiale, ma solo quelli la cui patologia consiste, fra l’altro, nell’incapacità di alimentarsi da soli).
Non è un caso, insomma, se la Costituzione, all’art. 32, parla di «trattamento sanitario», non di cura o terapia. Senza dimenticare, naturalmente, che esiste anche un altro articolo della Costituzione, il n. 13, che rende perfettamente superfluo tutto questo affannoso cavillare sulle definizioni, visto che proibisce ogni restrizione illegale della libertà personale, e comunque ogni restrizione che sia accompagnata da violenza fisica e morale. Il tatuaggio non è un trattamento sanitario: forse che una legge che imponesse di tatuarsi perché così piace alla religione più diffusa nel paese potrebbe essere considerata costituzionale?
lo scorso 5 aprile a San Pellegrino Terme le associazioni dei familiari riunite nei coordinamenti nazionali La Rete - Associazioni riunite per il trauma cranico e le gravi cerebrolesioni acquisite e la Federazione nazionale associazioni trauma cranico (Fnatc) hanno sottoscritto una Carta – la Carta di San Pellegrino, appunto – che definisce alimentazione e idratazione come «atti dovuti».
Un’affermazione secca, decisa, chiara: i familiari di persone gravemente disabili, che non riescono a nutrirsi autonomamente, chiedono semplicemente che ai loro cari non vengano mai a mancare cibo ed acqua. Il fatto che siano o meno terapie non è neppure preso in considerazione: evidentemente è di secondaria importanza per chi vive sulla propria pelle situazioni così difficili. Ed anche questo dovrebbe far riflettere. Quello che dovrebbe far riflettere è questo tentativo – francamente un po’ mostruoso – di confondere ciò che è dovuto con ciò che è obbligatorio, e ciò che è libero con ciò cui non si ha diritto. Tentativo, oltretutto, compiuto strumentalizzando e spaventando «chi vive sulla propria pelle situazioni così difficili». Vergogna.

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Giu 18

Ogni nuovo giorno mi scopro attore di un disegno molto grande, mi perdo nei meandri delle avventure che mi capitano, a volte chiedendomi cosa sia reale e cosa irreale. Le prove si avvicendano l’una con l’altra, a volte si intrecciano in modo tale da non poterle nemmeno riconoscere. La nostra coscienza si trova dispersa fra giusto e sbagliato, fra comprensione o conflitto. La dualità caratterizza questo gioco, quasi a sembrare una spettatrice cinica del nostro avvicendarsi faticoso. Andare oltre o poi oltre, ancora oltre. Questo siamo chiamati a fare, questo implica la crescita che la nostra anima ha scelto di raggiungere in questa esistenza. Maggiore è la nostra volontà di progredire, di evolvere, di perfezionarsi, maggiore saranno le ombre che verranno a bussare alla nostra porta. Ombre invisibili, irreali, impalpabili, talmente paurose da essere veri e propri ostacoli. Il segreto è mantenere un cuore ben aperto alla logica universale dell’Amore, unica e vera panacea per tutti i mali. Le prove in questo modo si trasformano in esperienze, la nostra crescita accelera per essere sempre più consapevole, tutto intorno acquista un significato più profondo. La realtà diviene un quadro da osservare con occhi nuovi, con occhi in grado di decodificare tutti questi messaggi. La nostra propensione a creare immagini o pensieri, diventa più accurata e precisa, si percepisse l’importanza di agire per un fine più Alto. Ci saranno prove maggiori ogni giorno, finti ostacoli creati da noi stessi e dalla nostra volontà di superarli. Fintanto che saremo proiettati verso la Luce, tutte le ombre non potranno che restare dietro alle nostre spalle.

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Giu 18

Non si arrestano le violenze e le uccisioni su larga scala in Sudan, dal Sud Sudan al Darfur. A denunciarlo in un nuovo rapporto delle Nazioni Unite, giovedì scorso, è Sina Samar, inviato speciale dell’ ONU per i diritti umani in Sudan.

Nel periodo da Agosto ai primi di Giugno di quest’anno, numerosi bombardamenti hanno colpito la regione del Darfur, come i centri di Umm Sauunna, 24 km a ovest di Haskanita, e Shawa, a sud di El Fasher, spesso in maniera indiscriminata, senza alcuna distinzione tra postazioni ribelli, dimore private e strutture di accoglienza.
Firma l’appello on-line di Italians for Darfur!
http://www.italianblogsfordarfur.it -
Per informazioni sulla campagna on-line scrivi a:
blog[at]italianblogsfordarfur.it

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Giu 18


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Giu 18

La notizia di questi giorni è la mobilitazione della società civile in Iran per chiedere la verifica di eventuali irregolarità nel voto che ha visto vincere il presidente uscente Ahmadinejad. Già prima delle elezioni, i sostenitori del candidato dell’opposizione Mir-Hossein Mousavi avevano creato canali YouTube come questo per trasmettere notizie sulle elezioni al mondo. Ora che ai giornalisti è proibito filmare la protesta, quegli stessi cittadini stanno sfidando la censura per caricare sulle piattaforme digitali video delle loro dimostrazioni di protesta. Alcuni di questi video su YouTube sono stati visti più di 50.000 volte. Nello stesso tempo, da ogni parte del mondo arrivano messaggi di supporto alla protesta con video come questo.
La censura purtroppo è un fenomeno non nuovo, così come non è certamente nuova la lotta alla censura, tuttavia le piattaforme digitali danno a quest’ultima dimensioni impensabili con gli strumenti tradizionali. E non è un caso, infatti, che proprio piattaforme come YouTube e Facebook siano state oggetto di censura da parte del governo iraniano. Il riconoscimento ufficiale del ruolo che le nuove tecnologie hanno conquistato in questa crisi viene proprio dal Dipartimento di Stato statunitense, che in una sua nota ha auspicato che Twitter possa continuare a fornire i propri servizi in Iran, definendolo «una importante forma di comunicazione», proprio dopo che i primi provvedimenti del Governo Iraniano sono stati quelli di censurare YouTube e Facebook.
Quando si difende la libertà di espressione e si lotta contro ogni forma di censura dei contenuti, non si può non avere ben chiaro il valore sociale che Internet ha nella nostra vita di tutti i giorni e non ci si può dimenticare che arretrare su queste posizioni vuol dire tradire i ragazzi che protestano nelle strade di Teheran e del Web.

Scritto da: Marco Pancini, European Policy Counsel


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Giu 18

Un’onda anomala corre sul web: quella dei consumatori che sovvertono le regole del marketing, si ribellano alle prassi consolidate e vogliono interagire con le aziende e influire sulle loro decisioni. L’onda é inarrestabile e può travolgere chi non si adegua, ma può portare in alto chi saprà cavalcarla!

Questa la premessa al Google Brain Engine, annuale appuntamento che Google Italia organizza per i propri partner, e che quest’anno ha avuto come tema centrale l’Onda Anomala, ossia le “social technologies” e l’impatto che esse possono avere sulle aziende.

L’evento si è svolto a Milano martedì 9 giugno e ha avuto come graditissimo ospite Josh Bernoff, co-autore del libro “l’onda anomala - interagire e collaborare con i consumatori ribelli”.
Bernoff nel suo intervento ha parlato di come le aziende possano trarre vantaggio dall’interazione con i consumatori, basta avere obiettivi chiari, un reale desiderio di ascoltare ed essere pronti ai cambiamenti che l’onda anomala porterà alle aziende!

I consumatori possano infatti avere una grande influenza su molti processi aziendali: dallo sviluppo prodotto, alla comunicazione, dalle ricerche, al supporto tecnico. Sono ancora poche le imprese italiane che stanno sfruttando questo trend a proprio favore, ma le possibilità e le applicazioni sono davvero molte: un blog su cui “postare” le ultime news aziendali (ovviamente aperto ai commenti dei lettori), una community per permettere ai propri clienti di darsi supporto reciproco evitando costose chiamate al servizio clienti, recensire e votare i propri prodotti o infine creare dei video per YouTube per aumentare la notorietà del marchio.

Tutto questo sta già accadendo in rete, dando vita al fenomeno dell’Onda Anomala, a voi decidere quando farne parte.

Scritto da: Alessandro Antiga, Product Marketing Manager


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Giu 18

Cosa fa di un browser un “buon” browser? Cosa dovrebbe fare un browser per migliorare l’esperienza degli utenti? Ma soprattutto, che cos’è un browser? Ci siamo trovati ad affrontare queste ed altre fondamentali domande fin da quando, qualche tempo fa, un gruppo di ingegneri ha iniziato a lavorare allo sviluppo del nostro primo browser, Google Chrome.

Per trovare una risposta abbiamo deciso di rivolgerci ad un gruppo di amici molto creativi e di chiedere loro di realizzare un breve filmato o una grafica su questo tema. Abbiamo ricevuto tantissimo materiale e siamo rimasti così colpiti dalla qualità, dal numero e dall’originalità delle proposte che abbiamo deciso di raccoglierle e di pubblicarle su questo canale YouTube.

Date un’occhiata, per esempio, a questa animazione realizzata dall’artista e illustratore americano Christoph Niemann.

Oltre al video di Christoph, potete trovare cortometraggi di Motion Theory, Steve Mottershead, Go Robot, Open, Default Office, Hunter Gatherer, Lifelong Friendship Society, SuperFad, Pantograph, Endriu.com, Michele Socci ed Elena da Ros.

E non finisce qui: c’è anche una sezione dedicata alle grafiche, tutte realizzate da illustratori italiani grazie alla collaborazione con Zooppa, la più grande community di creativi sul Web.

Ora è il vostro turno: potete votare il vostro video preferito, quello che secondo voi rappresenta meglio Google Chrome, le sue funzionalità, le sue particolarità e il suo approccio diverso alla navigazione. Siamo molto curiosi di scoprire cosa ne pensate, e speriamo che i corti vi piacciano tanto quanto sono piaciuti a noi.

Buona visione!
Scritto da: Fabio Ercolani, Product Marketing Manager

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Giu 18


DNews
, 17 giugno 2009.

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Giu 18

Radicali: caso Welby, prime condanne per diffamazione nei confronti di Belpietro e Stefano Lorenzetto (Il Giornale) e Militia Christi. La sen. Binetti, invece, si trincera dietro l’immunità parlamentare.

Iniziano a giungere le prime condanne per diffamazione sul caso Welby, che, come il caso Englaro, ha visto scendere in campo una portentosa opera di disinformazione e manipolazione della verità a danno, anzitutto, dei cittadini che vengono ritenuti ‘popolo bue’ al quale dare a credere qualsiasi ciarpame pur di evitare che si formi una coscienza collettiva, basata sulla conoscenza, su temi quali il fine vita.

E così l’opera volta a ristabilire la verità ed a restituire l’onore e la reputazione ai diffamati deve giungere attraverso i Tribunali Italiani. E’ recente, difatti, la condanna per il reato di diffamazione inflitta in sede penale, in primo grado, dal Tribunale di Desio, Sezione distaccata del Tribunale di Monza, a Maurizio Belpietro, 800,00 Euro di multa – all’epoca direttore de Il Giornale – ed al giornalista Stefano Lorenzetto, 1.200,00 Euro di Multa. Diffamato il dott. Mario Riccio, difeso dall’avv. Giuseppe Rossodivita, al quale il Tribunale ha riconosciuto tra risarcimento e riparazione pecuniaria la somma di 53.000,00 Euro, oltre la riparazione specifica della pubblicazione della sentenza su Il Giornale.

L’articolo, pubblicato in prima pagina il 23.12.2006, titolava in riferimento a Piergiorgio Welby “Nessun rispetto nemmeno per la sua volontà” ed ‘illuminava’ i lettori su come “il dr. Mario Riccio, il medico venuto da Cremona”, che ha adottato il metodo “dei boia aguzzini che eseguono le sentenze capitali negli USA”, se ne fosse “fregato della volontà di Welby.” Ricorda il Tribunale che la critica per essere socialmente utile e dunque legittima, anche quando lesiva della reputazione di terzi, deve avere come presupposto dei fatti veri; in caso contrario è un mero pretesto per diffamare. Ed è di oggi, ancora, la sentenza del Tribunale Civile di Roma, resa in primo grado, con la quale il Movimento Politico Cattolico Militia Christi, è stato condannato con sentenza immediatamente esecutiva a risarcire la somma totale di 60.000 Euro, pari a 20.000,00 Euro ciascuno, a favore dell’Associazione per la Libertà della ricerca scientifica Luca Coscioni, dell’Associazione La Rosa nel Pugno e del dr. Mario Riccio, tutti difesi dall’Avv. Giuseppe Rossodivita.

Il Tribunale ha anche ordinato la definitiva rimozione dal sito internet dell’Associazione Cattolica del comunicato stampa dal titolo “Profanatori ed assassini”. La senatrice Binetti, anch’ella convenuta in giudizio dal dr. Mario Riccio, dall’Associazione Coscioni e da Radicali Italiani, davanti al Tribunale di Roma, come anche per altra diversa causa l’on. Luca Volontè convenuto in giudizio da Marco Pannella, Emma Bonino e Marco Cappato, si sono invece trincerati dietro l’immunità parlamentare e l’insindacabilità delle opinioni espresse da parlamentari attraverso i giornali ed i comunicati. Parlano, scrivono comunicati, rilasciano interviste, ma poi non ci pensano neppure – o forse ci pensano sin troppo bene - a difendere le loro affermazioni in Tribunale.

Dichiarazione di Maurizio Turco, deputato radicale del PD e Marco Cappato, Segretario dell’Associazione Coscioni.

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Giu 16

L’economia attuale non è ancora stabile, anzi si registrano dei continui cali in merito al PIL, la crisi finanziaria non accenna a terminare il suo corso, c’è chi dice che le cose si metteranno a posto verso la fine del 2009, intanto il tasso di interesse imposto dall BCE si è mantenuto sul 1% e il tasso interbancario euribor scende sempre di più, la situazione al 15 giugno 2009 ci dice che il tasso a 6 mesi è passato al 1,472% mentre il 14 giugno era a 1,478%, il tasso a 3 mesi è passato al 1,260% contro il 1,268% di ieri e infine il tasso a 1 mese è passato al 0,959% rispetto al 0,961% di ieri.

euribor_2009

Le previsioni ci dicono che scenderà ancora, quindi possiamo solo dire “evviva il tasso variabile” per ora.

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Giu 16

Buoni genitori.

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Giu 16

A qualche ora dalla conclusione del Pride romano è forse possibile riflettere su alcune questioni.
La più importante è sul senso attuale e indigeno dei Pride, soprattutto alla luce delle oziose polemiche che la ricorrenza suscita e delle difficoltà incontrate per avere il percorso. A pochi giorni dal Roma Pride, infatti, non era ancora stato indicato ufficialmente da dove si sarebbe partiti e dove si sarebbe arrivati. Tanto per dirne una.
Si diceva il senso. Sebbene eterogeneo e complesso, oggi in Italia è innegabile che sia rappresentato dalla denuncia delle ingiustizie esistenti e dalla richiesta di reale parità e uguaglianza per i cittadini GLBTQ. Dal ribadire che non possono esistere disuguaglianze in base all’orientamento sessuale di qualcuno proprio come non dovrebbero esistere per il colore della pelle, le nostre credenze, la nostra opinione politica. A meno che non vi sia un danno per qualcuno. L’orientamento sessuale non costituisce intrinsecamente un danno per nessuno, perciò non esiste una ragione che non sia pretestuosa per mantenere una situazione giuridica e culturale asimmetrica: chi è eterosessuale gode di tutti i diritti civili; chi invece non lo è, riceve diritti mutilati.
La battaglia deve svolgersi su questi due fronti, culturale e giuridico, difficile dire in che ordine temporale e di importanza. In che misura è la cultura a “imporre” una legge? O è la legge che avvia il cambiamento culturale necessario? Forse è un processo talmente intrecciato da rendere insensate queste domande, ma è indubitabile che la conoscenza sia una condizione necessaria per avviarlo: e allora i detrattori e i critici farebbero bene a conoscere le radici storiche dei Pride, il loro significato, gli orrori, passati e presenti, cui si oppongono; farebbero bene poi a conoscere il peso psichico della discriminazione e combatterlo finalmente, invece di esserne complici. In prima linea (quella della complicità) i nostri politici.
E se qualcuno si scandalizza per un culo scoperto o una provocazione festosa, ha tutta la nostra comprensione: deve già essere tanto difficile campare in un Paese come il nostro per un animo impressionabile!

(DNews, 15 giugno 2009)

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Giu 16

I presidenti degli Ordini provinciali della Federazione Nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri (FNOMCeO), in occasione del Consiglio Nazionale tenuto a Terni e appena concluso, hanno approvato a larghissima maggioranza un documento sulle dichiarazioni anticipate di trattamento e sui relativi progetti di legge. Secondo quella che è la sua tradizione quasi costante, la FNOMCeO tenta prudentemente di seguire una via mediana fra punti di vista opposti: il risultato è una dichiarazione verbosa, a tratti poco comprensibile (complice una redazione chiaramente affrettata), e piuttosto contraddittoria. Positiva appare comunque l’invocazione, nelle conclusioni finali, di «un “diritto mite”, che si limiti cioè a definire la cornice di legittimità giuridica sulla base dei diritti della persona costituzionalmente protetti, senza invadere l’autonomia del paziente e quella del medico prefigurando tipologie di trattamenti disponibili e non disponibili nella relazione di cura». Notevole anche il punto dedicato alla nutrizione e idratazione artificiali, che vale la pena di riportare per intero:
In accordo con una vasta ed autorevole letteratura scientifica, la nutrizione artificiale è trattamento assicurato da competenze mediche e sanitarie, in grado di modificare la storia naturale della malattia, calibrato su specifici problemi clinici mediante la prescrizione di nutrienti, farmacologicamente preparati e somministrati attraverso procedure artificiali, sottoposti a rigoroso controllo sanitario ed infine richiedente il consenso informato del paziente in ragione dei rischi connessi alla sua predisposizione e mantenimento nel tempo. La sua capacità di sostenere funzioni vitali, temporaneamente o definitivamente compromesse, ne motiva l’impiego, in ogni progetto di cura appropriato, efficace e proporzionato, compresi quelli esclusivamente finalizzati ad alleviare le sofferenze. In queste circostanze, le finalità tecniche ed etiche che ne legittimano l’utilizzo definiscono anche i suoi limiti, quelli sui quali può intervenire la scelta informata e consapevole, attuale o dichiarata anticipatamente del paziente e la libertà di scienza e coscienza del medico. Sul piatto negativo della bilancia va posta invece l’assurda invocazione del «diritto all’obiezione di scienza e coscienza rispetto ai contenuti delle dichiarazioni anticipate».

Il Consiglio è stato preceduto da un convegno, sempre sul tema del testamento biologico. Uno degli intervenuti, Raffaele Calabrò, padre del disegno di legge sulle DAT, è stato intervistato ieri da Avvenire sul tema (Enrico Negrotti, «Calabrò: il mio ddl? Va avanti», 13 giugno 2009, p. 11).
Dal prevedibile florilegio di spropositi estraggo questo:
Un altro punto controverso è la vincolatività delle dichiarazioni anticipate. Viene obiettato: se non posso farle rispettare, sono quasi inutili. E sono discriminato rispetto al paziente cosciente. È così?
Direi proprio di no. Innanzi tutto la Convenzione di Oviedo dice che le volontà espresse in precedenza saranno prese in considerazione, non che saranno eseguite. E del resto questo è scontato anche nell’alleanza terapeutica con un paziente cosciente: quale medico esegue pedissequamente i voleri di un paziente, se non condivide in scienza e coscienza diagnosi e terapia? Come si vede, vecchi argomenti, mille volte rimasticati e rigurgitati; e mille volte confutati. Pazienza, andiamo alla milleunesima.
Convenzione di Oviedo: se è vero che la Convenzione (all’art. 9, e più esplicitamente nel relativo rapporto esplicativo) non impone di seguire tassativamente le dichiarazioni del malato, è anche vero che pare impossibile dare del testo una lettura tanto minimalistica: se «prendere in considerazione» viene inteso come «leggere e poi fare di testa propria», cosa rimane della forza normativa di questo articolo? La formulazione della Convenzione è assai infelice, ma mi pare ovvio che questa vada intesa nel senso che le DAT devono normalmente essere seguite, salvo eccezioni (tipicamente, nel caso di progressi tecnici ignoti all’epoca della loro stesura). Del resto, l’interpretazione della Convenzione deve essere compatibile con la Costituzione della Repubblica, che non lascia molti dubbi, alla luce degli artt. 32, 13 e 3, sul fatto che le direttive del paziente vadano di norma rispettate.
Il volere del paziente: siamo al solito vecchio equivoco, coltivato a bella posta. Certo che il paziente non può pretendere che il medico gli faccia qualcosa che va contro la sua (del medico) scienza e coscienza: non posso pretendere, per esempio, che il mio medico di famiglia mi prescriva antibiotici per il mio raffreddore. Ma il paziente ha invece tutto il diritto di chiedere che il medico non gli faccia a sua volta quello che gli passa per la testa: il medico non può costringermi ad assumere antibiotici per la mia polmonite, se io non voglio.
Si potrebbe obiettare: ma non hai detto tu stesso più volte che fra eutanasia passiva – per omissione dei trattamenti medici – e eutanasia attiva – per somministrazione di un farmaco mortale – non c’è una rilevante differenza morale? Che nel caso per esempio di Eluana Englaro sarebbe stato anzi preferibile intervenire (se la legge l’avesse consentito) con un trattamento attivo, invece di perseguire una sospensione dei trattamenti potenzialmente penosa (almeno per chi vi assisteva dall’esterno)? Non mina questo la differenza tra fare e omettere di fare?
La risposta è: niente affatto. Chi sostiene l’eutanasia attiva non pretende per questo che il paziente abbia il diritto di afferrare il primo medico o infermiere di passaggio, di mettergli in mano una siringa di bromuro e di comandargli: iniettamelo! Pretende piuttosto che col libero accordo fra paziente e medico consenziente non interferiscano terzi; se – per assurdo – il medico consenziente non si trovasse, il paziente non potrebbe pretendere nulla da nessuno.

La lingua del liberalismo è, con tutta evidenza, quasi sempre molto facile da compitare; si vede che a Raffaele Calabrò, come diciamo a Roma, gli dev’essere morta la maestra da piccolo…

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Giu 14

Il governo sudanese permetterà il rientro in Darfur delle 13 ONG straniere espulse a marzo, dopo l’incriminazione del presidente Omar Hassan al Bashir da parte della Corte Penale Internazionale.
lo ha riferito ieri John Holmes, responsabile degli Affari Umanitari delle Nazioni Unite, al Consiglio di sicurezza. Khartoum avrebbe imposto come unica condizione la registrazione delle organizzazioni con una nuova denominazione e un nuovo logo: quattro le ONG già regolarizzate.Firma l’appello on-line di Italians for Darfur!
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Per informazioni sulla campagna on-line scrivi a:
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Giu 14


http://www.coopi.org
COOPI Cooperazione internazionale

© 2009 - Gianluca Costantini

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Giu 14


Directly release US Journalists

US journalists Laura Ling and Euna Lee have sentenced to 12 years on a North Korean labour prison after being convicted of illegal entri an “hostile acts”

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Giu 14

“Si puó essere più o meno d’accordo sulla personalità di Gheddafi, ma l’analisi di Sherif è a dir poco spettacolare nel rendere alla perfezione l’arroganza tipica italiana, che non ha colore - destra, sinistra o centro che sia - perché basata sulla tipica ignoranza autocompiacente dei miei concittadini, che NON mi fanno pentire di avere lasciato l’Italia 12 anni fa”. E. Gullo

In questo paese nemmeno ai capi di stato in visita ufficiale per pochi giorni viene risparmiato il trattamento riservato ai comuni immigrati “ospiti” da più di vent’anni inclusivi di tasse e contributi. Un capo di stato straniero, nel corso della sua prima visita ufficiale in Italia dal 1969, è stato volgarmente e gravemente insultato con epiteti discriminatori e chiaramente razzisti, come il “cammellaro fuori di testa”. Gli danno del beduino senza sapere che essere beduini, nella cività araba, è sinonimo di coraggio, solidarietà, giustizia, rigore morale. E siccome tutto ciò accade in nome della “libertà di espressione”, della “democrazia”, della difesa della “dignità degli italiani” e dei “diritti dei migranti”, il governo non ha espresso scuse ufficiali e il ministro degli Esteri non ha pensato di dimettersi. Molte sono state le scuse inventate per giustificare questa incredibile bassezza diplomatica. E’ stato detto che Gheddafi era un dittatore. Ammesso e non concesso che cosi sia, quanti dittatori hanno visitato l’Italia senza che la loro presenza scatenasse l’isteria collettiva che ha circondato la visita del Fratello Colonnello? Mi piacerebbe sapere poi quanti di quei parlamentari che si sono stracciati le vesti e quanti di quegli studenti che hanno manifestato saprebbero spiegarmi come funziona il sistema politico libico, un unicum di incredibile complicazione dove il consiglio rivoluzionario - non eletto - ha ridotto i suoi poteri per convivere con un sistema piramidale di legittimazione dal basso. Non mi faccio illusioni: questi sono gli stessi parlamentari che non sanno nemmeno dove sia l’Afghanistan e gli stessi studenti convinti che in Iran si parli arabo. Per istillare un po’ di dubbi, faccio poche citazioni tratte dalla stampa italiana di questi giorni: Guido Rampoldi ammette, sulla prima pagina di Repubblica, che “Il colonnello libico è un dittatore sui generis, non fosse altro perché in patria gode tuttora di un significativo consenso”. Valentino Parlato, nato a Tripoli nel 1931, in un’intervista a La Stampa lo definisce “Leader” e alla domanda del giornalista “Leader o dittatore?” risponde: “Leader. La connotazione occidentale di dittatore non corrisponde alla realtà libica. Dittatore è un modo per indicare un nemico. Il leader, invece, ha un grande prestigio”. A questo punto il giornalista ribatte che il giorno prima Gheddafi ha detto “papale papale che per lui i partiti vanno aboliti” (ma se è per questo, anche Beppe Grillo afferma che i “partiti sono il cancro della democrazia”) e Parlato risponde: “Sarei tentato di dire che sono d’accordo. I partiti sono una mediazione tra il popolo e il governo. In soldoni, rappresentano una mediazione del potere. Lui, con la sua rivoluzione verde, ha percorso la strada della democrazia diretta”. E infatti, sempre su La Stampa, Igor Man afferma: “E qui va ricordato come nella Jamahiriya (equivalente arabo di Repubblica popolare) sono i Comitati popolari a far da barometro, a rivelare gli umori delle «masse». Gheddafi è il leader ma lo si discute, non di rado”.

Poi si è giocata, con un’impareggiabile faccia tosta, la carta dei migranti. Gheddafi sarebbe il mostro che si riprende i clandestini, rinchiudendoli nei lager. E chi lo dice questo? L’opposizione. Ho letto bene? Stiamo parlando di quelli che sono stati al governo per due anni senza riuscire a fare una legge sulla libertà religiosa o sulla cittadinanza in Italia? Stiamo parlando di quelli che non sono riusciti ad impedire al governo di trasformare la clandestinità in reato o di mandare la marina ad intercettare le navi al largo? Stiamo parlando di quelli che, ultimamente, stanno rincorrendo persino la Lega nel cavalcare l’asino della xenofobia nel tentativo disperato di recuperare qualche voto? Nessuna di quelle anime belle ha riflettuto sul fatto che, se Gheddafi sta facendo il carceriere dell’Europa, lo sta facendo perché sono i governi europei a chiederglielo, anzi ad imporglielo, a suon di accuse di terrorismo ed altre carinerie? E che fra le accuse di terrorismo e i regali di denaro la scelta è obbligata? Nessuno di loro ha pensato che forse valeva la pena indignarsi per i lager che ci sono in Italia piuttosto che stracciarsi le vesti per i lager che ci sono in Libia? Se vuoi fare opposizione contro un trattato iniquo, la fai contro il tuo governo che l’ha voluto, mica contro chi l’ha sottoscritto. “Perché guardate la pagliuzza che è nellocchio del fratello colonnello, e non v’accorgete della trave che è nel vostro? Come potete dire al vostro fratello colonnello: Permetti che togliamo la pagliuzza che è nel tuo occhio, mentre voi non vedete la trave che è nel vostro? Ipocriti, togliete prima la trave dal vostro occhio e allora potrete vederci bene nel togliere la pagliuzza dall’occhio del vostro fratello colonnello”. In realtà, l’opposizione è insorta solo perché ha interpretato la presenza di Gheddafi come successo diplomatico di Berlusconi. Non a caso il giornalista che intervista Parlato gli chiede: “Almeno, da uomo di sinistra, non la infastidisce questo suo (di Gheddafi, ndr) rapporto privilegiato con Silvio Berlusconi?”. Parlato risponde che secondo lui Gheddafi avrebbe firmato con piacere il trattato di amicizia con Massimo D’Alema. Vogliamo scommettere che se Gheddafi avesse scelto di sottoscrivere gli stessi, identici, accordi con la sinistra al governo, sarebbe stato accolto con tutti gli onori e che a scagliarsi contro “Il Dittatore” sarebbe stata invece la Destra? Dio mio, l’Italietta.

Appurato che Gheddafi è un leader, arrivato al potere a 27 anni senza spargimento di sangue, che gode di prestigio e consenso in patria e che viene persino contestato, appurato che sta facendo il lavoro sporco che l’Italia gli chiede di fare, perché è stato insultato? Perché l’italiano medio non è riuscito a mandare giù il fatto che questo arabo, questo beduino, questo cammellaro, potesse dire tutto ciò che riteneva opportuno di dover dire sull’Italia e sulla sua eredità fascista, senza che si potesse caricarlo su un aereo e rimandarlo “nel suo paese”. A Gheddafi, capo di stato di un paese martoriato dal colonialismo fascista qualcuno avrebbe tanto voluto impedire il diritto alla parola, alla denuncia, alla valutazione libera e critica del passato fascista dell’Italia allo stesso modo in cui si vorrebbe impedire agli immigrati residenti in Italia di esprimersi sul suo presente quotidianamente costellato di episodi di razzismo. Con la differenza che gli immigrati hanno il permesso di soggiorno mentre Gheddafi parla a ruota libera forte del fatto che potrebbe, con un cenno del dito, sospendere le forniture di petrolio e nazionalizzare gli interessi italiani in Libia. La cosa curiosa è che a Gheddafi si attribuisce un odio anti-italiano quando in realtà l’uomo se la prende con gli italiani nella misura in cui questi ultimi si ostinano a non voler prendere le distanze da quel vergognoso passato. Perché è proprio quello che accade, ancora oggi: in più occasioni si è dimostrato che persiste tuttora, se non altro nel subconscio storico, mediatico e popolare, una totale sovrapposizione tra l’Italia degli Italiani e il Fascismo dei Fascisti. Per esempio il film “Il Leone del Deserto”, finanziato dal governo libico, che spiegava accuratamente le malefatte dell’esercito fascista è stato giudicato - nel 1982 (!) - lesivo dell’onore dell’ “esercito italiano”. Non fascista, ma italiano. Come se fossero sinomini. La fotografia del vecchio partigiano Omar Al Mukhtar, trascinato in catene dai criminali fascisti, appuntata sull’alta uniforme di Gheddafi è stata definita il giorno dopo (nel 2009!) su gran parte dei quotidiani come “foto anti-italiana”, non foto “anti-fascista”, come effettivamente è. E’ proprio la foto a far saltare gli ultimi nervi: qualcuno l’ha definita addirittura una provocazione. Altri chiedevano a Berlusconi di esprimersi apertamente contro di essa, ma lui ha preferito sorvolare. E’ proprio questa micidiale combinazione a mandare in tilt gli oppositori del colonnello a destra e a sinistra, parlamentari e studenti: il fatto che, pur offesi (a torto) nel loro onore italiota, non sono in grado di proferire mezza parola, nel timore delle ritorsioni del più forte. Stiamo parlando, giustamente, come ha affermato Emma Bonino di “una subalternità al limite del servile”. Si, ma nei confronti di un “cammellaro”. E’ questo che dà fastidio, non altro. Ai contestatori non gliene frega un’emerita cipolla dei diritti dei libici e dei migranti. Perchè se cosi fosse, avrebbero fatto le loro battaglie qui, e molto prima della visita del Colonnello. Tutto quello che conta per costoro è che sia salva la facciata del nazionalismo da operetta tanto cara all’Italia, a destra e a sinistra. Davvero patetico.

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Giu 14


mavalà! …giuro, lo guiro sui figli di qualcun altro: volevo scrivere “finito”

e chi non mi crede è un grumo eversivo!!!

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Giu 14

Mercoledì 10 Giugno alle ore 18.00 si é tenuta la prima Live Chat Italiana di Google dedicata al mondo dei Webmaster. Il tema affrontato e’ stato “I falsi miti dei Webmaster” ed insieme abbiamo affrontato argomenti come i contenuti duplicati, il testo nascosto, le false credenza circa il PageRank e molto altro ancora.

Siamo molto contenti della straordinaria partecipazione all’evento: più di 200 persone, 300 domande poste al Search Quality team di cui 100 hanno ottenuto una risposta durante l’evento stesso, un sezione dedicata nel Forum di Assistenza Webmaster e un ottimo interesse suscitato su blog e forum di settore in Italia.

Nelle prossime settimane pubblicheremo le slide presentate durante la Live Chat in modo tale da permettere anche a coloro che non hanno potuto partecipare di leggere con attenzione il loro contenuto.
Vi invito a visitare la sezione Live Chat 10/06/09 nel Forum di Assistenza per Webmaster dove potrete trovare alcune delle domande che non hanno ricevuto risposta durante l’evento con relative risposte da parte dei collaboratori principali del Furum e delle guide Google.

Ringraziamo ancora tutti della partecipazione e vi aspettiamo ancora più numerosi al prossimo evento che organizzeremo!

Scritto da: Stefano Bezze, Search Quality Strategist


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Giu 14

Copertina definitiva?

Figli di una coppia minore. Perché gay, su Giornalettismo di oggi.

Sì, ma guarda che lo dicevano anche al mercato l’altroieri: un uomo e una donna sì, un uomo e un uomo no: quelli non possono educare figli, so’ promiscui!
La letteratura in merito smentisce tutti gli isterismi al riguardo. Per i più pigri basterebbe leggere una pubblicazione a cura della American Psychological Association (APA, 2005): si intitola “Lesbian & Gay Parenting”. Ci sono molte informazioni e l’intento è chiaro e direi condivisibile: combattere gli stereotipi con i dati emergenti dalle ricerche empiriche condotte. Ci sono molti libri e molti articoli interessanti: nell’ultimo capitolo del mio libro faccio riferimento a quelli più importanti, anche italiani. Dire “non sappiamo l’effetto che fa” è un’altra miserabile scusa. Sappiamo già quali sono gli effetti del crescere con genitori gay e sappiamo che i bambini non subiscono alcun danno. L’orientamento sessuale non incide sulla capacità genitoriale.

Ma lo sai come siamo noi italiani? Checcefrega dell’American Pissicological assosiescion o come si chiama. La televisione ha detto che non si può fare. Quindi non si può fare. O no?
Chi vuole esprimere un parere sull’omogenitorialità dovrebbe prima acquisire qualche conoscenza. Non è una buona abitudine affermare “questo è sbagliato perché lo penso io”. Mi viene sempre in mente quando facevamo qualche cazzata da piccoli e per giustificarci dicevamo “me lo ha chiesto Simone (che era il più scalmanato della classe)”. Giustamente nostra madre ci rispondeva: “e se Simone ti dice di buttarti al fiume lo fai?”. Sapevamo in cuor nostro qual era la risposta, seppure per ostinazione magari sceglievamo di annuire. Non dimentichiamo che nel caso delle famiglie gay, condannare senza ragioni significa mantenere molte ingiustizie, il cui peso ricada soprattutto sui figli - in nome dei quali si urla e strepita. Ben paradossale no? Queste famiglie esistono, intrinsecamente non hanno nulla che non va. Scegliere di fare finta di niente non è una opzione possibile. Uno Stato civile dovrebbe proteggerle e contribuire a diffondere informazioni corrette; non voltarsi dall’altra parte e rendersi complice di una discriminazione.

(Continua)

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Giu 12

Nel giorno della visita di Gheddafi in Italia vorrei ricordare che questo “campione di libertà” (come lo ha definito il nostro Presidente del Consiglio) è colui che, oltre a violare sistematicamente i diritti umani nel proprio paese, come Presidente dell’Unione Africana ha più volte minacciato il ritiro di tutti i paesi africani dalla Corte Penale Internazionale in caso di condanna di al-Bashir. Poi, dopo la richiesta di arresto emessa dalla Corte (nel marzo di quest’anno - per crimini di guerra e crimini contro l’umanità), si è dimostrato uno dei più attivi nell’esprimere la propria solidarietà al presidente sudanese (che secondo le prove raccolte è responsabile della morte di almeno 35 mila civili e del trasferimento forzoso di un numero di persone compreso tra 80 e 265 mila, che sono state sradicate dalle loro case).A tale fine voglio ricordare le parole dell’Arcivescovo Desmond Tutu (Premio Nobel per la pace 1984) che mi piace pensare possano essere il punto di riferimento per quanti (forse ormai pochi) credono ancora che la libertà e la pace siano “valori assoluti” e non “mezzi di scambio” da sacrificare in nome della realpolitik: “Per quanto dolorosa e scomoda possa essere la giustizia, abbiamo preso atto che l’alternativa - lasciare che ci si dimentichi di far sì che chi commette reati risponda del proprio operato - è di gran lunga peggiore”.Firma l’appello on-line di Italians for Darfur!
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Giu 12

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Giu 12


Russian President Dmitry Medvedev holds a sub-machine gun during an unannounced visit to unstable Dagestan, with Chechen President Ramzan Kadyrov looking on.

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Giu 12


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Giu 12

Ha del surreale la quantità di insulti e contumelie riversate sul Fratello Colonnello Muammar Gheddafi mentre è in corso la sua prima visita ufficiale in Italia. C’è dell’inaudito nella bassezza diplomatica toccata dagli esponenti dell’opposizione (sic) che hanno fatto il diavolo a quattro pur di impedire alla Guida della Rivoluzione Libica di parlare nell’aula del Senato. Gli studenti dell’Onda vogliono impedirgli di parlare anche all’Università della Sapienza. Altri hanno tappezzato la città e il giardino di Villa Pamphili, dove risiederà durante la sua permanenza, di manifesti dove lo invitano ad andarsene. Il presidente Berlusconi e la destra italiana dovrebbero ringraziare Allah se il leader libico non ha girato i tacchi, stracciando gli accordi sottoscritti. E perché tutto questo? Perché Gheddafi sarebbe un dittatore. Cavoli, non ci avevo mica pensato. Si, è vero: è il dittatore che ha cacciato a calci in culo gli italiani che godevano di ogni sorta di privilegio (con la forza delle armi) a danno degli autoctoni (decimati con ferocia inaudita), nazionalizzando tutti i loro beni. E’ il dittatore che è riuscito ad ottenere 5 miliardi di euro come risarcimento per i danni inflitti dal colonialismo italiano, senza sborsare un centesimo ai discendenti dei colonizzatori italiani che ancora adesso continuano a chiedere, con incredibile sfacciatagine, di essere risarciti. Invece di ringraziare per non essere stati appesi ai pali come è stato per migliaia di libici. E’ il dittatore che garantisce al suo popolo un tenore di vita che in molti paesi, inclusa l’Italia, se lo sognano. Se un cittadino libico si ammala e la sua malattia richiede cure all’estero, viene totalmente spesato dal suo governo e seguito dalla sua ambasciata. E’ il dittatore che è sceso dall’aereo con una fotografia dell’eroe della resistenza libica trascinato in catene dai fascisti italiani appuntata sull’alta uniforme, aspettando personalmente sulla scaletta un reduce di quella gloriosa epopea. E’ il dittatore che ha preso una forte posizione contro gli esponenti politici italiani che si divertivano a provocare un miliardo e passa di musulmani con la faccenda delle vignette danesi. E’ il dittatore che ha imposto la compilazione dei visti in lingua araba, anche a costo di respingere 2500 italiani in crociera con passaporti privi di traduzione poiché salpati prima che la norma entrasse in vigore.

Di Gheddafi mi piace proprio il suo spirito provocatorio. Il suo linguaggio…come dicono in Italia quando parlano di Gentilini e Borghezio? Ah… fiorito. Nel 1988, Gheddafi - dalla Libia - disse che “gli italiani che colonizzarono la Libia erano gorilla e maiali: non possono essere cambiati in cosi poco tempo. L’evoluzione della specie avviene in millenni, non in poche decine d’anni”. Oggi, afferma il Colonnello da Roma, l’Italia ha “rotto definitivamente il rapporto con il colonialismo e con il fascismo”. Dopottutto la buona educazione quando si è ospiti a casa altrui è un valore arabo, e Gheddafi è a tutti gli effetti un ospite. Come ebbi a scrivere già in altre occasioni, il forte valore simbolico delle sue decisioni coraggiose, seppur controverse, non si può assolutamente mettere in dubbio. Gheddafi è l’unico dittatore che io conosca che sia riuscito - con il suo graffiante armamentario verbale - a trasformare l’onorevole Calderoli in un Obama in salsa padana che esprime - aggrappatevi a qualcosa - il “più profondo rispetto per tutte le civiltà” dicendosi “convinto che il dialogo con quella islamica sia un tema imprescindibile dei nostri tempi”. Al Ministro dell’Interno, Roberto Maroni, che prometteva di visitare la Libia con grande fanfara, il governo libico non ha esitato a fargli sapere, con nota ufficiale, che “saremo noi a indicare la data e il modo in cui potrà arrivare”. Gheddafi è, per dirla in breve, il cittadino arabo cosi come dovrebbe essere, cosi come mi piacerebbe che fosse: non un debole complessato disposto a rinnegare le proprie origini per una cittadinanza o per un posto in questo o quel parlamento, ma un fiero portatore delle proprie tradizioni e della propria storia, sicuro di sè e consapevole di avere il controllo della situazione, anche nei momenti più duri. Gheddafi è l’esempio della dignità araba che non si fa calpestare, che impone il rispetto quando viene meno da parte degli altri, anche minacciando la sospensione della fornitura di gas e petrolio e/o la nazionalizzazione dei beni italiani attualmente in Libia.

Quali sarebbero le colpe del Fratello Colonnello? Si riprende gli immigrati africani che cercano di sbarcare in Europa? E chi glieli riporta, scusate? Non è forse la marina italiana, che si avvicina alle loro misere barche (senza speronarle, stavolta) e li prende per i fondelli dicendo loro che verranno accompagnati in Italia? Chi è che invoca lo speronamento e il bombardamento dei migranti, donne e bambini inclusi, se sorpresi in acque territoriali? Non sono forse i politici eletti con voti italiani? Gheddafi fa semplicemente ciò che un accordo internazionale, fortemente voluto dal governo italiano e graditissimo dalla stragrande maggioranza dell’opinione pubblica italiana, gli impone di fare. Questa sinistra non ha più nessuna legittimità di parlare a nome degli immigrati. Qualcuno dell’opposizione, ieri, non si è nemmeno vergognato di definire la foto appuntata sulla divisa di Gheddafi come una “provocazione ostile”. Una vergognosa foto ricordo dei fascisti che trascinano in catene un vecchio eroe è una provocazione? Ma questa è opposizione o un rinato partito fascista? Per questo ho lanciato la mia provocazione alle agenzie di ieri. Non solo questa opposizione non ha fatto nulla quando era al governo ma ultimamente rincorre persino la Lega nella sua becera xenofobia, cavalcando il nazionalismo da operetta della migliore tradizione italiota. Ora, addirittura, si sveglia e - per difendere i migranti da un accordo discutibile - se la prende con il presidente della repubblica araba che l’ha sottoscritto piuttosto che con il loro votatissimo presidente che l’ha voluto. Quindi basta ipocrisia e sceneggiate. Ai parlamentari dell’opposizione che diserteranno l’Aula del Senato o che promettono “spettacolari” proteste, dico: risparmiate il vostro fiato e cercate di recuperare il consenso che avete perso , anche tra gli immigrati, facendo le battaglie giuste nei posti giusti. Qui, in Italia. Perché Gheddafi, con o senza discorso al Senato, è venuto in Italia da leone. E da leone tornerà nel deserto della Libia.

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Giu 12

In attesa del mio articolo domani sulla visita di Gheddafi

Apc-Italia-Libia/ El Sebaie:Da opposizione bassezze contro Gheddafi
Sui respingimenti se la prendano piuttosto con Berlusconi

Roma, 10 giu. (Apcom) - C’è “dell’inaudito” nella “bassezza diplomatica toccata dagli esponenti dell’opposizione che stanno facendo il diavolo a quattro pur di impedire al presidente Gheddafi di parlare nell’aula del Senato”, secondo Sherif El Sebaie, ‘blogger’ ed esponente della comunità musulmana italiana. “Gli esponenti dell’opposizione che intendono disertare l’aula del Senato o che promettono spettacolari proteste - afferma El Sebaie - dovrebbero risparmiare il loro fiato e cercare di recuperare il consenso perso facendo battaglie giuste nei luoghi giusti. Il presidente Gheddafi - prosegue l’esponente musulmano - riaccogliendo gli immigrati respinti dalla marina italiana rispetta un accordo voluto dal governo italiano e chiaramente approvato dalla maggioranza italiana. Quindi, piuttosto che prendersela con il presidente della Repubblica araba che l’ha sottoscritto - conclude Sebaie - se la prendano con il loro votatissimo presidente del Consiglio”.

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Giu 12

L‘Atm si difende: nessuna discriminazione verso gli extracomunitari, ma una comprensibile limitazione per motivi di sicurezza. Questo in sintesi, come riferisce l’agenzia Omnimilano, il contenuto della memoria stilata dai legali dell’azienda, gli avvocati Alberto Rho e Claudia Muro, in vista dell’udienza di mercoledì davanti al Tribunale del lavoro. Si discute del ricorso presentato da un marocchino 18enne, elettricista diplomato, che vorrebbe presentare il proprio curriculum all’azienda ma sa che è inutile perché il Regio decreto 148 del 1931, articolo 10, limita le assunzioni a chi ha la cittadinanza italiana o di altro paese dell’Unione europea. Un decreto contro il quale a fine marzo si era espresso con chiarezza lo stesso presidente e ad di Atm, Elio Catania: «Potrebbe valer la pena di rivederlo, visto che ha più di settant’anni. È superato, antistorico e totalmente inadatto a gestire aziende moderne orientate all’efficienza per erogare servizi ai cittadini».Marcia indietro, invece, nella corposa memoria stilata dai legali di Atm, che argomentano: «Non v’è chi non veda che il servizio di pubblico trasporto involga delicati aspetti di sicurezza pubblica, ed è particolarmente esposto, ad esempio, a rischi di attentati. E’ proprio di questi giorni (del 5 giugno 2009) la notizia, apparsa sulle maggiori testate giornalistiche, che cinque terroristi maghrebini avrebbero organizzato un attentato nella metropolitana milanese che avrebbe dovuto realizzarsi prima delle elezioni del 2006». Secondo loro, «si può comprendere, dunque, se il Legislatore italiano ha ritenuto di limitare l’accesso all’impiego nel settore dettando determinati requisiti, tra i quali quello della cittadinanza, ritenendo - forse - che il legame personale del cittadino allo Stato dia maggiori garanzie in relazione alla sicurezza e incolumità pubblica». Il giovane marocchino, nel suo ricorso, chiede che venga dichiarato il carattere discriminatorio del comportamento della società e che venga ordinato all’Atm di esaminare le domande di assunzione presentate da extracomunitari legalmente residenti in Italia. Accanto all’operaio si sono schierate l’Associazione studi giuridici sull’immigrazione (Asgi) e Avvocati per niente onlus (Apn), che parlano di «comportamento illegittimo e discriminatorio ai sensi del Testo unico sull’immigrazione». I legali di Atm ribattono che l’azienda non ha negato l’assunzione al lavoratore, il quale non ha mai neanche presentato la domanda, e chiedono quindi al giudice di rigettare tutte le richieste e di imporre la pubblicazione della notizia di smentita del carattere discriminatorio del comportamento di Atm.Il procuratore aggiunto Armando Spataro, interpellato da Omnimilano, commenta: «Non intendo entrare nel merito delle argomentazioni oggetto della controversia, anche se personalmente trovo discriminatorio che una legge neghi possibilità di lavoro a chicchessia solo in ragione della sua cittadinanza, ma intendo comunque ricordare che la metropolitana milanese non ha corso alcun rischio nel 2006 poiché, più che un piano per un attentato, l’inchiesta della Procura di Milano ha posto in luce solo l’esistenza di un vago progetto, mai entrato neppure nella fase preparatoria».Atm in una nota precisa che la sua posizione «rimane sempre la stessa: disponibili ad una revisione costruttiva del Regio Decreto che possa aprire il mercato del lavoro anche a soggetti extracomunitari per dare la possibilità, ad esempio, ad un cittadino giapponese di lavorare in un Atm Point per dare supporto madrelingua agli ospiti nel periodo dell’Expo. Atm ribadisce il pieno e totale rispetto di tutte le leggi vigenti. Il ricorso e l’anticipazione sono solo strumentalizzazioni ad uso mediatico che producono pericolose distorsioni della realtà». A proposito della memoria preparata dai legali, Atm precisa: «E’ un documento tecnico che ha come obiettivo quello di dimostrare l’azione temeraria contro l’azienda, rea secondo l’accusa di non aver assunto una persona senza che questa ne abbia mai fatto domanda. La memoria contiene alcuni riferimenti alla sicurezza del servizio di trasporto e cita esempi giurisprudenziali (…). Non a caso il Regio Decreto prevede che i dipendenti possano svolgere funzioni di pubblico ufficiale, strettamente legate alla cittadinanza. È il caso limite degli operatori delle sale operative delle metropolitane, chiamati a funzioni delicatissime e in siti ad alto rischio terrorismo, per i quali Atm applica criteri di selezione e controllo severissimi. A supporto della citazione giurisprudenziale, la memoria legale ha richiamato alcuni articoli di quotidiani nei quali si faceva riferimento alle metropolitane come obiettivi di attacchi».(Il Corriere)

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Giu 12

agenzia_entrateFinalmente una buona notizia per i terremotati dell’Abruzzo, l’Agenzia delle entrate sta provvedendo ad rimborsare i 1300 contribuenti colpiti dal terremoto che ha colpito la regione Abruzzese in Aprile, pari a 750.000 euro relativi all’imposta del 2005, tale mandato verrà consegnato, a mano, a chi dimora sia in tenda sia in un altro posto in modo che possano procedere subito alla riscossione.

Questi rimborsi sono una boccata di ossigeno per chi è senza casa, però bisogna che accelerino l’iter per usufruire dei contributi dello stato a fondo perduto in modo che possano comprare la casa.

Sono circa 1300 i contribuenti residenti nelle zone colpite dal sisma dello scorso 6 aprile che stanno ricevendo, direttamente nelle strutture presso cui sono ospitati, i rimborsi Irpef, erogati dall’Agenzia delle Entrate.

Via Asca

fonte: www.trading-italia.biz » Vai al post originale

Giu 12

Siamo nuovamente di fronte ad un provvedimento legislativo che va ad impattare sul mezzo di comunicazione Internet, senza tenere conto della sua specificità.
Stiamo parlando del comma 28 dell’articolo 1 del disegno di legge a proposito delle “Norme in materia di intercettazioni telefoniche, telematiche e ambientali”, su cui il Governo ha posto ieri la questione di fiducia.
Questa norma mira ad estendere anche ai “siti informatici” le procedure di rettifica delle informazioni ritenute non veritiere o lesive della reputazione dei soggetti coinvolti, finora applicate ai mezzi di informazione tradizionali”. In pratica un blogger amatoriale viene equiparato come responsabilità al direttore responsabile di un qualsiasi quotidiano nazionale…L’utilizzo dell’espressione generica “siti informatici” è molto preoccupante, in quanto sembra comprendere sia tutti coloro che producono contenuti, siano essi operatori professionali (ad esempio, la testate giornalistiche online) o semplici utenti (ad esempio, i blogger amatoriali), sia le piattaforme che ospitano questi contenuti, come ad esempio i motori di ricerca, le piattaforme di contenuti creati dagli utenti come YouTube ed i social network come Facebook.
Ai gestori di siti, pagine web e blog amatoriali non dovrebbero essere richiesti adempimenti propri dei mezzi di informazione professionali e quindi sproporzionati rispetto ad attività di tipo amatoriale o comunque non lucrative.
Tra l’altro qualche settimana fa la Commissione Trasporti e Comunicazioni della Camera aveva approvato un ordine del giorno sul disegno di legge sulle intercettazioni telefoniche e telematiche in cui si sottolineavano chiaramente le criticità legate al riferimento generico ai “siti informatici” e si suggeriva che l’obbligo di rettifica riguardasse solamente i giornali e periodici diffusi per via telematica e soggetti all’obbligo di registrazione, escludendone quindi i gestori di siti amatoriali (lo stesso Sottosegretario Romani ha data il proprio consenso a questo approccio). Purtroppo nel testo presentato ieri alla Camera e su cui è stata posta la fiducia non stati integrati questi suggerimenti.
È sullo stesso concetto che si fonda il progetto di legge degli Onorevoli Roberto Cassinelli e Antonio Palmieri, recante “Modifiche all’articolo 1 della legge 7 marzo 2001, n. 62, in materia di definizione e disciplina del prodotto editoriale”, volto a far sì che “coloro i quali sfruttano la rete Internet per esprimere le proprie idee, attraverso, per esempio, i blog, possano utilizzare liberamente le moderne tecnologie, sempre nel rispetto delle leggi, senza però essere soffocati da inutili, e talvolta inopportuni, vincoli burocratici.”
La strada che porta all’affermazione della specificità della Rete e dei diritti dei navigatori è ancora molto lunga.

Scritto da: Marco Pancini, European Policy Counsel

fonte: googleitalia.blogspot.com » Vai al post originale

Giu 12

Habemus iter!

Ore 15.30 partenza da Piazza della Repubblica, via Einaudi, p.zza dei Cinquecento, via Cavour, largo Corrado Ricci, via dei Fori Imperiali. P.zza Madonna di Loreto, P.zza San Marco, Via delle Botteghe Oscure, Largo Argentina, Corso Vittorio Emanuele e arrivo a Piazza Navona.

Roma Pride 2009.

fonte: bioetiche.blogspot.com » Vai al post originale

Giu 10

Cerco ispirazione nelle pieghe del tempo che curva la dimensione in cui vivo. L’ologramma della realtà sfoca i contorni della Verità che permea il Creato, illudendo le forme di esser reali, più di quanto non lo sia un rapido pensiero. Osservo, guardo, scruto, permeo la materia con occhi diversi, entro in contatto con l’essenza delle manifestazioni, comprendendo sempre più di essere un’unica forma fra le forme, unico essere fra gli esseri, una declinazione di qualcosa troppo grande per esser definito. Mi abbandono all’idea del limite umano, fatto di blocchi, di muri, di incomprensioni, fatto di separazione e dolore. Mi perdo fra le pieghe dell’immaginazione per trovare la realtà in un mondo illusorio, che risulta essere più reale di quello tangibile dai miei sensi. Spesso apro porte nascoste, trovo chiavi segrete per ricevere insegnamenti più profondi, a volte tali insegnamenti radicano nella mia anima avida di conoscenza, in cerca di Amore e bellezza. Momenti di pura armonia, momenti in cui nulla è più importante dell’istante che si vive, come se nient’altro fosse reale più di quanto non lo sia ogni atomo che vibra nell’Universo. Non c’è separazione, non c’è tempo, non c’è distanza, c’è solo un mare di Luce che Tutto avvolge, un oceano di pace che riempie il mio cuore.

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Giu 10

Le pause di riflessione riempiono giornate ricche di cambiamenti, tutto si muove rapidamente, talmente veloce da sembrare di rimanere fermi su se stessi. Si percepisce un’evoluzione più sottile e profonda, più lenta rispetto ai grandi sconvolgimenti passati. Tutto si sta delineando così come era stato abbondantemente previsto. Gli scenari futuri sembrano prendere forma e sostanza come se ormai nulla possa più scuotere la nostra coscienza. La consapevolezza degli eventi ha preso il controllo della nostra esistenza, si riesce ad osservare con occhi nuovi, positivamente distaccati dal dolore e dalla sofferenza. Il dolore si trasforma in grande comprensione per un processo al quale noi tutti siamo attori consapevoli. La stessa Madre Terra assesta i suoi colpi con apparente cinica precisione. In realtà è solo il naturale processo di trasformazione che l’uomo continua ad ignorare. Un sistema di cambiamenti che porteranno l’umanità a risplendere della Luce cosmica.

È tempo di abbracciare la Luce in ogni sua manifestazione, è tempo di lasciare il comando al Cuore, unico sacro maestro, in grado di condurre la nostra anima in un luogo ricco di Amore. Difficile spiegare tutto questo a chi ancora si ostina a creare conflitti nel mondo illusorio della realtà, il libero arbitrio regola ogni singola scelta, solo l’esperienza e la grande forza di volontà farà la differenza. Siamo all’inizio di un periodo epocale, un periodo che metterà ognuno di noi di fronte a se stesso, alla propria coscienza, ai propri principi. Non arriverà nessuno a salvarci, ognuno dovrà lasciar spazio al seme di Cristo che nasce nel cuore. Non parlo di religioni o finti dogmi imposti dall’uomo, parlo dell’energia cristica che permea ogni atomo della nostra galassia e che aspetta di essere accolta nel nostro più intimo corpo di Luce. È ora di guardare dentro per trovare le risposte, il tempo dei maestri è finito, il tempo delle profezie sta per aver luogo, ma nulla sarà perso o distrutto, ogni uomo che avrà forza e coraggio sarà il portatore sano dell’Amore universale che regola ogni cosa, il fautore e creatore di un nuovo mondo da consegnare alle anime che stanno prendendo ora il possesso del pianeta, anime di tanti piccoli bambini, saggi come anziani, col cuore puro come una colomba.

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Giu 10

La sensazione di aver chiuso una porta, di aver lasciato al passato sensazioni contrastanti e conflitti interiori, la consapevolezza di un nuovo inizio, ricco di Amore. Un inizio con pochi amici veri, con quelli che sono coerenti con loro stessi dall’alba dei tempi, senza giudizio, senza colpa e senza vendetta. La sensazione di esser giunti ad un ennesimo punto di svolta, ma questa volta in una posizione diversa, appagati per aver finalmente capito il senso delle manifestazioni. Tutto si mostra per quello che è, non c’è più spazio per ipocriti sorrisi e strette di mano, non c’è spazio per finti proselitismi, ognuno è alla Luce del Sole, ognuno mostra il volto alla verità che tutti osservano, nudi e uguali.

Non c’è più tempo per nascondersi, non c’è tempo per comprendere i motivi, è il momento di agire e innaffiare tutti i semi sparsi in passato, confidenti che in molti nascerà il miracolo della scintilla divina in loro. Non importa che sia uno, dieci o centomila, sarà in ogni caso un atto d’Amore incondizionato. Coloro che non sceglieranno saranno al buio della loro ignavia, ancora una volta nascosti dietro il becero giudizio gratuito, senza poter argomentare la minima forma di dissenso costruttivo, privi della linfa vitale che scorre in ogni stringa del multiverso. Oggi si chiude una porta, si intravede la Luce, si intravede la speranza che diventa concreta consapevolezza del compito che abbiamo scelto in questo piano di esistenza. Una nuova fase aprirà nuove opportunità per tutti, per chiunque voglia davvero guardare allo specchio la propria essenza priva di maschere e false illusioni.

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Giu 10

Ognuno di noi prima o poi cerca la risposta questa fondamentale domanda: cos’è la verità? Molti si interrogano leggendo molteplici quantità di libri, saggi di ogni forma e dimensione, perle di saggezza donate all’uomo da altrettante menti illuminate. Altri preferiscono ignorare la domanda semplicemente agendo secondo logiche di buon senso, senza portare la filosofia nella vita quotidiana. Gli ultimi infine ricercano incessantemente le risposte all’interno del loro essere, unico e vero tempio sacro da rispettare. Questo approccio, all’inizio duro e ripido, alla lunga comincia a dischiudersi come le ali di una farfalla, se ne intravedono i colori e le sfumature sottili, le immagini cominciano a delineare un quadro poliedrico e surreale. Talmente surreale da apparire inventato da una mente fantasiosa, che utilizza le immagini per dar sfogo ai suoi più reconditi pensieri inconsci. A poco a poco il discernimento prende forma nella nostra mente, il cuore comincia a filtrare i pensieri, come se fosse il guardiano della soglia fra Bene e male.

A quel punto le verità cominciano ad essere svelate, lentamente si intravede la strada che porta in se la Luce e il nutrimento necessario alla crescita dell’anima. Difficile ammettere se tale verità sia assoluta o relativa, più semplice lasciarsi trasportare da questa sensazione, gradualmente scorgere l’essenza di ogni manifestazione di forme e colori, al fine di identificare chiaramente il messaggio originale. È come sviluppare il negativo di una foto, a piccoli passi, scorgendo fra un colore e l’altro il senso del Disegno finale. Appare dapprima un colore, poi una forma, poi semplicemente una serie di tratti in contrasto uno con l’altro. Alla fine dello sviluppo tuttavia possiamo godere dello splendore dell’insieme dell’immagine nella sua totalità, a somiglianza di quella originale, al quale tutti siamo ispirati e ispiratori creanti. Non è compito dell’uomo insegnare la verità, se mai è quello di invitare i suoi fratelli a percorrere un cammino, lungo o breve che sia, l’importante è che sia consapevole dell’obiettivo finale.

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Giu 10

Il pensiero positivo, o meglio la focalizzazione e l’utilizzo della mente per creare la realtà, è stata molto spesso argomento dei miei post, spesso in modo sottile e molto poco visibile ad occhi poco attenti. Tuttavia il potere creativo delle nostre abilità mentali, è ormai largamente diffuso negli ambienti scientifici di frontiera, quelli ovviamente esenti dall’imprinting dei dogmi della scienza ortodossa. Mi viene da ridere quando sento parlare di “scientificamente provato”, quando la scienza è una religione a tutti gli effetti, nel senso che da per scontato assunti non ancora verificabili al cento per cento. Senza divagare ulteriormente su tali aspetti (non ne ho ne voglia, ne interesse), mi interrogavo sulla possibilità reale di influire sulla vita globale del pianeta terra con l’utilizzo della mente. Credo fermamente che questo sia possibile e attuabile nella nostra vita quotidiana, io stesso sono l’esempio di tale possibilità. Non si tratta di dimostrare nulla perché è sufficiente sperimentare, per trarne le dovute considerazioni.

Ovviamente le nostre abilità sono proporzionali al grado di “integrazione spirituale“ che noi stessi riusciamo ad ottenere con ogni essere visibile e non visibile. La capacità di essere connessi e unificati all’Uno, permette di utilizzare tali facoltà della mente, per migliorare la nostra realtà per scopi più alti. Il problema di fondo tuttavia è rappresentato da quello che in gergo viene definita “massa critica”. Un numero sufficiente di individui riuscirebbero ad influenzare l’intero sistema di convinzioni e forme pensiero globali, anche se attualmente siamo ancora molto lontani da questo cosiddetto numero ideale. Paradossalmente più l’umanità accresce la propria consapevolezza, maggiore è l’attrito delle forze materialistiche e anti-vita presenti nel nostro spazio-tempo. Questo lascia bene sperare per il futuro, in quanto è evidente una grande spinta positiva dell’umanità verso standard di perfezione più elevati e consapevoli.

Il pessimismo e la cultura pro violenza e pro morte, sembrano essere all’apice massimo in questi ultimi tempi e credo che questa tendenza non potrà che peggiorare. Questo non deve assolutamente scoraggiare, ne lasciar prendere forma a pensieri negativi nella nostra vita. Se pur difficile e anticonformista, rimanere con i piedi ben saldi a terra e con la mente ben al di sopra delle nostre percezioni classiche, la sfida del futuro prossimo sarà proprio questa: mantenere un atteggiamento positivo e la pace nel cuore, nonostante l’esterno si appresti a collassare in ogni sua forma e definizione. Lasciarsi trascinare dalla “crisi” non fa altro che rinsaldare le logiche nichiliste di chi vuole l’uomo schiavo di se stesso. Possiamo ancora scegliere come vivere la nostra vita, giorno dopo giorno, possiamo schierarci a per la vita e per il bene, sperando che questa vibrazione possa coinvolgere il maggior numero di persone.

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Giu 10

Il blog è fermo da lungo tempo, forse rimarrà ancora fermo a lungo… il tempo delle grandi rivelazioni è giunto al termine, ogni nodo sta venendo al pettine. Da tempo ho focalizzato la mia attenzione sulla vita reale, sulla quotidianità che così ci coinvolge da vicino. Il tempo di stringerci intorno ai nostri simili, creare luoghi e pensieri armonici con altre persone, sarà un ottimo modo per affrontare tutto quello che la vita ci riserverà nei prossimi mesi. Nonostante il dilagante pessimismo su tutti i fronti, la pace e la serenità aumenta giorno dopo giorno. Rifugiarsi nel sorriso di un bambino, nell’abbraccio di un amico o semplicemente confondersi fra le pieghe di un tramonto, è la chiave di volta per tutto quello che sembra essere oscuro. Rimanere sempre equilibrati e consapevoli attimo dopo attimo, vivere l’istante nel presente, senza aspettative e con profonda umiltà e bontà d’animo. Ogni uomo si rivelerà per quello che è, ognuno sarà di fronte a molte scelte, siamo chiamati tutti a tendere le mani verso chi ha davvero bisogno. Queste parole forse hanno poco senso, forse sono solo lo specchio della realtà… ma in ogni caso sentivo il bisogno di scriverle.

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Giu 10

Quando scoprirai che…
ogni istante senza Amore, è un istante perso…
ogni volta che non perdoni, stai ripudiando il tuo stesso essere…
ogni volta che crei separazione, non sei Uno…
ogni volta che sei nel dolore, crei disarmonia…
ogni volta che non sei te stesso, sei quello che combatti.

Togli le maschere, ora è il momento!
Distruggi l’Ego e prendi possesso della tua anima adesso!

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Giu 10

La vita è come un romanzo di avventura, ogni pagina riempie il cuore di esperienze uniche e irripetibili. Mi guardo indietro e riscopro le mie scelte coraggiose, capisco il perché delle tante esperienze difficili dello scorso anno, scorgo negli occhi delle persone che ri-conosco, la Luce che anima le loro esistenze. Ogni giorno arricchisce il libro della vita, quasi a formare un percorso sempre più chiaro. Le apparenti coincidenze, risultano essere la splendida creazione dei nostri sogni, la realizzazione della propria missione. Nel volto delle persone vedo tutto quello che ho costruito, nel loro sorriso posso apprezzare la purezza dei sentimenti, la dolcezza di un’anima ritrovata. Oggi è tutto molto chiaro, il cambiamento dello scorso anno sembra solo un ricordo, resta il salto nel vuoto, le critiche, le incomprensioni, ma anche la ferma volontà di volere qualcosa di migliore a tutti i costi. Oggi tutto questo si sta materializzando fra le mie mani, tutto questo è il frutto della grande forza interiore che regola l’Universo. Oggi sono consapevole che nulla può scalfire quello che istante su istante sono pronto a costruire. Molti si chiedono come sarà il futuro, cosa ci attende, cosa dobbiamo fare per essere pronti… io dico che essere se stessi è l’unica forma di consapevolezza che l’uomo possa raggiungere, il resto non può scalfire nemmeno il più piccolo pensiero di un uomo realizzato.

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Giu 10

Attraverso le apparenze si scopre l’autentica realtà delle cose, l’osservazione delle sfumature delinea i contorni. Una frase, un gesto, un emozione, rende il quadro un autentico capolavoro, l’opera d’arte che contiene i segreti dell’universo. Si scorge un messaggio del quale prima non si aveva la chiave, si decodificano informazioni nuove, che sono sempre esistite di fronte ai nostri occhi chiusi. L’invisibile si mostra nella sua interezza, il mondo si schiude come una crisalide, prende forma e colori fra i più intensi e profondi. Il cuore pulsa all’unisono col suono del cosmo, Tutto sembra l’esatta espressione della perfezione, Tutto è perfetto così com’è.

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Giu 10

Ringrazio tutti voi che con affetto seguite questo blog.
Il mio più sincero augurio di buone feste.

Luce e Amore

Freenfo


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Giu 10

Siamo persi nel dubbio che tutto sia illusorio. La realtà plasma le sue forme attraverso i nostri pensieri. Il nostro mondo si modella sulle nostre idee, i nostri sentimenti e le nostre azioni. L’uso consapevole di questo potenziale, rende l’uomo più vicino alla forza creatrice, rende l’uomo parte integrante del perfetto sistema che si autoregola fuori dal tempo e dallo spazio. Si ha percezione dell’istante che si osserva, come se avessimo solo un occhio per volta, in tre dimensioni. Uscire dal corpo con la mente ci apre a nuove illusioni, esperienze che accrescono in noi la consapevolezza di essere molto più che semplici corpi. Ma se fosse tutto finto, se ogni cosa fosse solo la nostra proiezione virtuale di un mondo interiore? Se tutto questo fosse il più grande inganno che l’uomo ha deciso di darsi? Può essere, ma l’abbraccio dall’energia creatrice è pur sempre la più dolce delle illusioni…

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Giu 10

Questi ultimi giorni della mia vita sono stati caratterizzati da molti impegni che stanno rendendo la mia vita molto interessante. A volte sembra di essere in un vortice di novità e progetti che spesso trovano la loro collocazione in modo del tutto naturale. In alcuni casi tuttavia mi arresto e mi rendo conto di essere in stallo, di non avere la visione globale della situazione, come la necessità interiore di ritornare a fermarsi un secondo, semplicemente per osservare noi stessi. Un momento necessario per stigmatizzare ogni nuovo cambiamento e rendere consapevole a noi stessi la nuova realtà che stiamo creando. Mentre siamo fermi tutto intorno sembra schiarirsi e prendere forma, potrei dire che il tempo si concretizza in qualcosa di reale, tangibile e verificabile. In passato avrei catalogato tutto questo come una perdita di tempo, un modo per scappare della mie responsabilità. Oggi invece credo di essere totalmente in linea con il futuro che sto costruendo, essere davvero felice di poter focalizzare gli obiettivi con semplicità, dedicare alle cose importanti il giusto tempo e amore. Lo stallo a volte è il momento più bello in cui tutto si manifesta per quello che è, siamo osservatori della nostra creazione.

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Giu 10

Il palcoscenico mondiale sta dando uno dei più grandi spettacoli della storia, una tragedia di proporzioni globali, che è appena ai preparativi del primo atto. Mentre tutto scorre il vocabolario delle persone ha assunto nuove connotazioni. Crisi, paura, terrore e instabilità, sembrano ormai le parole chiavi per iniziare una qualsiasi discussione. Mi rendo conto che la maggior parte delle persone si sta lasciando trasportare da tutto questo, inconsapevolmente è vittima di un gioco molto grande, che coinvolgerà l’intera popolazione mondiale. Tutto sembra costruito per separare i buoni sentimenti e l’ottimismo, dal vittimismo e dalla paura. Nel precedente post ho analizzato le proiezioni interiori che si manifestano nel mondo esterno. La volontà di separare i buoni dai cattivi, la crisi dalla ripresa, l’occidente dall’oriente, non è altro che la logica di potere che sta per giungere al suo apice massimo. Spesso ho scritto e descritto tali dinamiche in questi termini, cercando di lasciare un messaggio diverso da quello che puntualmente i nostri sensi recepiscono.

In questi giorni sto sperimentando la separazione anche nella mia vita privata, molte persone si adoperano affinché altre possano essere allontanate dalla mia sfera d’azione. Molti credono che così facendo possano esercitare il loro potere e agire sul libero arbitrio altrui. Tuttavia questa dinamica non può avere successo, per chi come me, ha scelto di operare su altri piani di conoscenza. Oggi è necessario comprendere e unificare gli intenti, per creare dei nuclei forti, in grado di sostenere le prove future. Unirsi e aggregarsi fra simili, è necessario per condividere un certo tipo di energia, pronta per essere messa al servizio di chi ne avrà bisogno. Per questo la separazione non può più far parte della mia vita, ne può in alcun modo intaccare il mio modo di essere, consapevole del fatto che questo ultimo colpo di coda è solo la manifestazione più pura della paura dell’ignoto, che poi è ciò che non conosciamo a livello più intimo.

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Giu 10

L’intero universo è la composizioni di atomi e frequenze interconnesse all’unica sorgente del tutto. Ogni manifestazione fisica e non fisica è la risultante di una frequenza che si manifesta ai nostri occhi a seconda del nostro livello di integrazione con Tutto quello che esiste. La ricerca di questa connessione è per molti motivo di studio e ricerca personale. Quando si inizia un cammino di ricerca, generalmente ci si imbatte in molte manifestazioni della realtà, che stimolano i nostri recettori mentali e innescano processi che espandono la nostra coscienza. La consapevolezza di quello che sperimentiamo ogni giorno, è il frutto della nostra volontà di sentirci sempre maggiormente connessi a questa Fonte, di sentire davvero il contatto con ogni altra forma presente nel cosmo.

La nostra realtà è soggettiva, ognuno possiede una Matrix personalizzata, che diventa la nostra proiezione della realtà, la nostra verità relativa. In questa verità siamo padroni di esprimere il nostro essere e creare le condizioni affinché il corpo (la casa) possa sentirsi a suo agio con l’anima (il padrone della casa). Molti pensano che tutto ciò che accade sia il risultato di equazioni causali, una fatalità che colpisce il nostro mondo in modo del tutto inaspettato e imprevedibile. Analizzando in profondità gli eventi che caratterizzano la nostra vita, tuttavia ci rendiamo conto di come ogni cosa sia strettamente collegata all’altra, come noi stessi siamo artefici del nostro futuro, artefici del nostro stato di salute psichica e mentale.

Essere co-creatori della nostra vita, significa prendere in mano le redini della carrozza e guidare la nostra vita verso obiettivi molto più alti e rispettosi. Aver cura del nostro corpo, formulare pensieri positivi, vivere nell’Amore che pervade l’universo, significa essere consapevoli della nostra presenza in questa dimensione visibile. La vera evoluzione umana costa nel raggiungere proprio questa consapevolezza, comprendere che la proiezione della nostra vita esterna è la risultante dei nostri pensieri interni, quello che noi attiriamo e creiamo con grande energia mentale.

Molte persone sono vittime di pensieri collegati alla paura e al vittimismo, pian piano questi pensieri diventano la realtà per quelle persone, un tunnel senza uscita che condiziona l’intera esistenza. Comprendere che è possibile invertire la rotta e concentrarsi su proiezioni positive del nostro essere, diventa necessario al fine di raggiungere il Regno dei Cieli qui sulla terra. Gli eventi esterni sono lo specchio di un nostro profondo disagio interiore, la legge di causa effetto in questo caso è la regola che conduce il gioco. Costruendo il nostro essere in modo più sano, lasciando andare il risentimento, la rabbia e il giudizio, apre le porte all’evoluzione spirituale, la vera e unica rivoluzione in grado di cambiare il mondo.

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Giu 10

L’approccio alla vita quotidiana è spesso deviato da sentimenti negativi, per lo più derivanti da stimoli esterni, da uno stato sociale molto debole, carente dal punto di vista del benessere del cittadino. La mente vive in constante conflitto, è come essere all’interno di un brutto sogno, che ogni giorno turba il nostro stato di quiete e ci rende vulnerabili. il sacrificio per molti è diventato uno stile di vita, piuttosto che una rara eccezione. Il fine ultimo per l’uomo è il raggiungimento di uno stato di felicità e di pace interiore, tuttavia la vita quotidiana ci pone di fronte a sacrifici e compromessi, che lasciano poco spazio alla cura del nostro essere e alla ricerca di uno stato di tranquillità superiore. Le strutture di potere hanno inculcato l’idea del sacrificio nelle menti umane, per poter controllare il pensiero ed indebolire il sistema di credenze. Dover sacrificare qualcosa per ottenerne un’altra, è rinunciare ad una parte della nostra energia, rinunciare a qualcosa che invece è molto importante per il nostro equilibrio. Madri che sacrificano la vita per la famiglia, padri che sacrificano l’intera giornata sul posto di lavoro, bambini che sacrificano la loro innocenza nella solitudine di una giornata fra videogiochi e tv.

La logica del sacrificio è stata ed è tuttora una linea di condotta della chiesa, che vuole un uomo succube del giudizio di Dio, un uomo che deve attenersi alle regole di un Dio che condanna le nostre azioni. In realtà non c’è nessun giudizio e nessuna colpa, il messaggio è stato completamente deviato. Ovviamente una logica di questo tipo permette alle istituzioni religiose di avere il controllo sui fedeli e creare i presupposti per vincolare il loro potere creativo e la loro capacità di amare. Non credo che un Dio possa giudicare e condannare un essere vivente, in quanto parte della stessa Unità dalla quale tutto è generato. Un Dio che punisce sarebbe in contraddizione con il libero arbitrio e la libertà dell’uomo, che può scegliere autonomamente in ogni instante cosa fare della propria vita. Sacrificare la nostra vita è andare contro noi stessi, significa privare il nostro corpo delle energie necessarie ad uno stato di salute psico-fiscica perfetta. Il sacrificio è contrario all’amore, perché solo con l’amore possiamo liberare la nostra vita dal buio e trasformare ogni evento in qualcosa di positivo per noi.
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Giu 10

Il corpo umano è un insieme di processi fisiologici perfetti, una totale armonia di cellule ed apparati, una sincronia intelligente di causa ed effetto, la chimica elettrica regola ogni funzione vitale, dall’impulso nervoso allo scambio ormonale, dalla membrana cellulare alla struttura genetica presente in ogni cellula. Le cellule hanno bisogno del cibo per procurarsi il nutrimento necessario al proprio sostentamento. L’importanza dell’alimentazione ricopre un ruolo fondamentale in tutto questo, la differenza fra quantità e qualità influisce sull’ottimizzazione di ogni processo fisiologico. Il corpo in salute perfetta è la risultante di una sana e corretta alimentazione.

Un altro aspetto che spesso viene a mancare nel nostro sistema di credenze è quello che potrei definire cibo per l’anima. La nostra anima necessita di un cibo diverso rispetto al nutrimento fisico, necessità di un cibo adatto per espandere la propria coscienza. Curare l’anima permette di elevare le nostre vibrazioni a frequenze molto più alte. La lettura di un buon libro, una relazione di vera amicizia, la meditazione e la preghiera, sono solo alcuni esempi di quello che possiamo considerare il vero cibo per la nostra anima. Nel momento in cui tutto questo non è presente nella nostra vita, il nostro essere interiore prova grande solitudine e tristezza, spesso la sensazione prevalente è quella di non sentirsi parte del mondo, di essere un individualità scollegata da tutto il resto, un perfetto sconosciuto che vive le dinamiche della vita passivamente. Questo approccio alla lunga favorisce lo sviluppo di problemi a livello emozionale e psichico, nella maggior parte dei casi tutto questo porta alla malattia. Una malattia che è il frutto della poca consapevolezza del nostro essere nella sua totalità.

Lo squilibrio nasce dalla nostra convinzione e visione del nostro corpo. I nostri sentimenti sono il veicolo che determina il nostro grado di felicità. Allontanare noi stessi dalla nostra parte animica significa ignorare il nostro contatto con il Divino che è in noi, un divino collegato ad ogni altra forma vivente e non vivente. La coscienza universale di Amore incondizionato rappresenta lo scopo ultimo da raggiungere per ogni anima, la meta che ricompensa degli errori passati e pareggia ogni nostra sofferenza, perdona le nostre colpe e deleva il nostro spirito al pari della coscienza di Dio. Nutrire l’anima ed il corpo in modo consapevole ci rende liberi e svincolati da ogni struttura mentale imposta dalla nostra mente razionale e dall’ambiente circostante. Il nostro sistema di credenze si allinea con la coscienza universale, sperimentiamo sentimenti più elevati, siamo in grado di cambiare la nostra realtà per un Bene più assoluto.

Articolo correlato: Nutrizione consapevole, Giugno 2008
Articolo correlato: Alimentazione e …, Settembre 2008

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Giu 10

La nostra mente spesso si comporta come un telecomando, si adatta a frequenze diverse a seconda del contesto, riesce a comportarsi in modo diverso in ogni circostanza. Questo a volte è automatico e inconscio, deriva dalla nostra percezione dell’ambiente, caratterizzata dalla presenza di campi energetici invisibili all’occhio umano. Altre volte questo cambio è consapevole, deriva da una sostanziale presa di coscienza dell’utilizzo creativo delle onde cerebrali. Quando entriamo in possesso delle nostre facoltà mentali, qualcosa in noi assume una nuova consapevolezza, entriamo in possesso del nostro personale telecomando. Siamo in grado di poter cambiare frequenza in ogni situazione, per adattare le nostre capacità e interagire con quello che circonda la nostra persona. Questo consente di armonizzare il nostro livello energetico e bilanciare in positivo ogni situazione nella quale siamo coinvolti. Entrare in possesso delle nostre facoltà mentali significa manifestare con consapevolezza la nostra realtà, essere sempre allineati con la nostra interiorità. A poco a poco il nostro modo di percepire la realtà diventa più limpido ai nostri occhi e si sviluppano sensi diversi da quelli abituali.

Un’esperienza che espande la nostra coscienza e sintonizza il nostro essere su frequenze più alte, in grado di accogliere pensieri e concetti elevati. L’anima acquista un ruolo fondamentale in tutto questo, diventando il cardine della nostra evoluzione, il nucleo centrale che sprigiona positività ovunque. Cambiare frequenza significa percorrere un cammino verso la ricerca del nostro essere interiore, in modo consapevole e scientifico, senza lasciarsi andare a strane teorie, ma sperimentando passo dopo passo l’esempio di ciò che è verificabile e dimostrabile con molta facilità. Lasciare alla mente il potere di dirigere il nostro cuore è un modo per riacquistare la nostra vita, un modo per essere davvero noi stessi, senza condizionamenti e senza giudizio esterno. Cambiando frequenza cambiamo la nostra vita, questo è uno dei regali più grandi che possiamo fare a noi stessi.
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Giu 10

Dopo aver a lungo parlato di crisi e problematiche legate all’economia mondiale, siamo inevitabilmente giunti ad un periodo di recessione economica, che porterà l’uomo a dover rivedere ogni aspetto della propria vita nei prossimi anni. Questa crisi sarà molto lunga e interesserà ogni settore del tessuto sociale. Re-cessione significa recedere da una posizione precedentemente assunta. Questa posizione è stata caratterizzata dalla volontà del libero arbitrio umano, di speculare e devastare i principi della vita e del rispetto delle leggi naturali. Sono fra i sostenitori della inevitabilità di questa crisi, poiché unico veicolo per creare nelle menti delle persone la reale e brutale condizione in cui l’uomo ha condotto i propri fratelli. Affermando questo sono tuttavia tranquillo, perché penso che questo passaggio storico sia inevitabile e soprattutto necessario.

Il risveglio delle coscienze si sta attuando in modo molto positivo, molte persone hanno compreso le logiche di potere che regolano il mondo, a poco a poco stanno tentando di uscirne a testa alta, senza dover soffrire la paura del futuro che i governanti infondono nelle nostre menti. Non c’è nulla da temere se il nostro bambino interiore è soddisfatto delle attenzioni spirituali che possiamo fornirgli, se utilizziamo l’Amore e ci affidiamo alla coscienza universale che tutto crea e sostiene. Questo approccio sarà la chiave per affrontare il futuro senza dover soffrire ed essere vittima di chi tenterà in ogni modo di trattenere le redini del potere. In futuro tutto questo sarà spazzato via da una nuova coscienza, basata su principi di vita in linea con la Natura e con il rispetto di ogni forma vivente. Re-cessione significa riconsegnare tutto quello che abbiamo usurpato con le nostre condotte egoistiche, significa bilanciare l’equazione e riportare l’equilibrio nel mondo sensibile.

Il nostro impegno sarà quello di vivere questo momento con l’apertura del cuore, perdonando noi stessi e i nostri fratelli e accogliendo tutto quello che verrà con profonda accettazione. Ogni cosa di cui avremo bisogno verrà soddisfatta se il nostro essere è consapevole ed allineato all’intelligenza cosmica. Re-cedere quello che abbiamo usurpato è il minimo che possiamo fare, è necessario per ristabilire un ordine nel nostro spazio. Anche questo può essere visto come una benedizione, come l’ultimo avviso per comprendere che l’unica cosa che possiamo fare è accettare noi stessi e lavorare sul nostro cammino interiore, per poter essere attori consapevoli di tutto quello che avverrà.

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Giu 10

La dimensione spirituale in cui vive l’uomo e molti altri esseri, è una dimensione caratterizzata dal dualismo e dalla continua lotta fra bene e male. Una lotta che è tipica di questo contesto e che non troverà mai soluzione, per come è intesa dalla maggior parte delle persone. Queste polarità sono necessarie a preservare il nostro diritto ed esercizio del libero arbitrio. Ognuno di noi è chiamato a discernere in ogni istante il modo più adatto per compiere un’azione, o meglio per indirizzare un pensiero creativo. Mi riferisco al pensiero come veicolo per creare la nostra realtà nel bene e nel male, la qualità di quello che la mente produce è la risultante del nostro livello di felicità.

Accettando questo principio, a poco a poco è semplice comprendere come il bene e il male non siano affatto positivi o negativi in assoluto, rappresentano solo il nostro modo di utilizzare le facoltà di creazione alle quali ci rivolgiamo, in maniera più o meno conscia. Tutto è perfetto così com’è, semplicemente perché necessario ad insegnare ad ogni uomo in evoluzione, il percorso più utile per accrescere la sua consapevolezza. Non c’è nessuna lotta fra bene e male, non è necessario entrare in conflitto con gli aspetti negativi, il risultato finale è solo quello di accrescere l’energia ad essi collegata.

L’unica cosa importante che possiamo fare è accettare ed accogliere ogni lato oscuro che si presenta nel nostro intimo, accettare questo aspetto come un’opportunità di crescita e trasformazione. Il male può essere trasformato in bene ogni qualvolta lo comprendiamo, lo accettiamo e lo trasformiamo dentro di noi. La guerra che ogni giorno dichiariamo sul posto di lavoro, in famiglia, al mondo intero, è la proiezione di una guerra che si svolge con ferocia ancora più grande nel nostro intimo essere interiore. Trasformare queste grandi energie cristallizzate, significa espandere la propria coscienza e agire nel bene e per il bene.

Il conflitto non credo possa essere la via per la creazione di un mondo migliore, non penso sia un’energia utile all’uomo per evolvere verso un’integrazione del Tutto. Accogliendo l’idea che non c’è nulla da combattere, possiamo iniziare a costruire le fondamenta di un mondo più adatto all’uomo, nel quale ognuno è artefice del proprio potere creativo, in linea con il cuore e nel rispetto di tutti gli esseri che partecipano alla Creazione divina. Arrendersi a noi stessi, perdonare noi stessi ed accettare noi stessi, è il primo passo per entrare in questo tipo di energia.

Articolo correlato: La scelta

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Giu 10

In alcuni giorni si avverte la nostra capacità di assorbire emozioni dall’esterno. Un’esperienza può diventare la chiave di lettura per specchiare la nostra anima, apre le porte della comprensione all’interno di noi stessi. Come lo specchio riflettiamo noi stessi nel mondo che viviamo, scambiamo la nostra energia con persone care, ci affanniamo a capire quello che spesso non è da capire, ma semplicemente da accettare. Tutto è perfezione se i nostri occhi guardano senza giudizio alcuno, ogni cosa può essere compresa nel profondo, se capovolgiamo lo specchio all’interno, come per voler guardare meglio ogni nostra piccola imperfezione, ogni piccola mancanza. Ogni volta che rivolgiamo lo sguardo all’interno la nostra anima guarisce una ferita, a poco a poco si ritrova l’interezza propria dell’essere umano, un completezza che pulsa di Amore. Il fuoco interno comincia ad ardere senza temere di esser spento, senza temere il giudizio, completamente integrato con il Tutto. A volte uno specchio è utile per comprendere tutto questo, altre volte noi siamo lo specchio per altri, che sperimentano questa dinamica per fare esperienza attraverso di noi. L’unica cosa veramente importante è specchiarsi e mantenere lo specchio lucido e perfettamente pulito, in modo che possa filtrare solo la vera Luce.
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Giu 10

L’altro giorno ho fatto un sogno meraviglioso. Un sogno talmente utopico da poter essere classificato nella categoria fantascienza. Mi trovavo su un pianeta sconosciuto, potrebbe esser stato Saturno per quanto ne sappia, insieme a un bambino. Il mio corpo era completamente eterico, trasparente, con tonalità celeste chiaro verso il contorno. Ero molto alto e slanciato, camminavo in una città con palazzi e strutture della stessa sostanza, celeste e trasparente. Mentre camminavo potevo ammirare la tranquilla vita di questa città e il silenzio che permeava tutto. Alla mia sinistra c’erano delle persone riunite sotto un palco che ascoltavano una specie di concerto. La cosa singolare era che dalle casse del palco invece di uscire il suono, si vedevano materializzare colori sgargianti e note di colore, come se il colore stesso avesse un suono riconoscibile alle mie orecchie. Tutti sembravano moto felici e si percepiva questa pace diffusa come una benedizione. Essendo in comunicazione con tutti gli uomini telepaticamente, potevo sentire ogni pensiero venisse formulato e questo mi rendeva molto felice.

Ad un certo punto una persona formulò un pensiero negativo e istantaneamente nel suo corpo etereo apparve una macchia di color rosso all’altezza del cuore. Ho chiesto spiegazioni ad un passante e sono stato informato che questo avveniva ogni qual volta qualcuno formulasse un pensiero negativo. In quel caso la persona stessa, oppure un volontario, poteva fermarsi un istante e concentrarsi su pensieri positivi, in grado di riequilibrare in pochi istanti il bilancio in positivo e lasciar scomparire la macchia all’interno del corpo. Questa esperienza mi ha lasciato di stucco. Fra me pensavo al grado di evoluzione di questi esseri e alla loro capacità di comprensione e di Amore reciproco. Al mio risveglio mi sono sentito molto felice ed appagato, come se questo sogno utopico avesse arricchito la mia anima, a tal punto da desiderare che questo potesse realizzarsi anche sul mio pianeta. Ovviamente questo è solo un sogno, ma chissà se un giorno l’uomo potrà evolvere la sua consapevolezza a tal punto?

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Giu 10

L’ascesa della società capitalistica globale sembra aver raggiunto il suo apice e si appresta ad avere la più grande battuta di arresto di tutti i tempi. Ogni piano occulto prestabilito per instaurare un Governo Mondiale, sta proseguendo senza grandi problemi, ogni tassello sembra al suo posto pronto per adempiere al suo compito. Giorni caratterizzati da grandi paure per l’economia sono solo il metro di tale copione che si sta svolgendo, ancora una volta sotto gli occhi increduli e poco attenti della moltitudine delle persone. Questo grande piano malvagio di insinuare paura e terrore è giunto al suo culmine, siamo davvero alla resa dei conti fra chi ancora cerca di vivere nella logica del potere e chi sta manifestando la vera natura dell’uomo, una natura che lo vuole consapevole della vita in ogni sua manifestazione.

Per molto tempo ho descritto tutto quello che sta avvenendo, siamo solo all’inizio di questo incubo, anche se ogni giorno che passa il mio stato d’animo è sempre più tranquillo. Gioisco di tutto questo perché riesco a intravedere la Luce alla fine di questo tunnel apparentemente senza fine. Molte persone stanno tentando di prevaricare altre per cercare di mantenere quei privilegi che hanno conquistato con la prevaricazione della vita dei propri simili. Il potere e l’egoismo sta spingendo il mondo verso il baratro e nessun uomo riuscirà a fermare tutto questo. L’unico modo per uscirne è mantenere la pace nel cuore e raccogliersi intorno ai propri simili coltivando sentimenti di Amore puro. Non possiamo fermare questo timer, la bomba sta per scoppiare e avvertiremo per molto tempo gli effetti della deflagrazione.

Essendo un ragazzo di trent’anni mi dispiace vedere miei coetanei impegnati in scioperi e contrasti nelle piazze, vorrei vedere tutta quella passione per aiutare i propri simili ad agire per costruire un nuovo modo di concepire e rispettare la vita. Le loro idee sono corrette, questa legge fa schifo, tutto andrebbe cambiato in meglio e nel rispetto dell’uomo. Il problema è che ora è tempo di lasciar morire tutto questo, semplicemente attendere che gli ultimi colpi di coda del potere crollino senza pietà. Inconsapevoli attori di qualcosa di molto più grande, questi poveri ragazzi mettono la loro energia in qualcosa che non potrà cambiare, ma che porterà solo odio e scontro sempre maggiore. La polizia, l’esercito, la legge marziale, tutto sarà applicato se necessario. Questo piano diabolico per far soccombere l’uomo non cesserà con delle manifestazioni pubbliche, tali manifestazioni non faranno altro che accelerare un processo ormai inevitabile e utile per arrivare al punto di rottura.

Una crisi mondiale servirà a scuotere ogni uomo e donna che ancora non hanno compreso cosa ci sia dietro a tutto questo, serve a prendere coscienza della vera natura dell’uomo, della sua egoistica visione della vita. Il tempo del potere sta terminando, è tempo di agire col cuore, volenti o nolenti non possiamo far altro che attendere tutto ciò con profondo Amore, consapevoli che così è semplicemente perché non può essere in altro modo, poiché tutto è già perfetto secondo la visione universale del Creato.

Queste parole saranno motivo di critiche e aspre contraddizioni, vi chiedo solo di comprendere il messaggio che portano senza pregiudizi, cercando di discernere a fondo il vero significato contenuto. Molti ancora credono che il conflitto e la lotta contro il potere possa essere vinta, io credo semplicemente sia giunta l’ora di lasciar morire questa logica fine a se stessa. In ogni caso rappresentano il mio personale punto di vista degli attuali eventi.

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Giu 10

Molte persone ignorano totalmente l’anatomia sottile degli esseri viventi, per molti il corpo umano è un sofisticato insieme di apparati e cellule che adempiono al loro compito prestabilito. Questa visione meccanicistica dell’essere umano è alla base della medicina moderna. Per la scienza medica è impensabile e assurdo considerare il corpo attraverso un punto di vista energetico ed emozionale. Anche il concetto di anima non viene preso in considerazione, poiché attualmente non dimostrabile con le attuali leggi scientifiche. Le stesse leggi che partono da presupposti dogmatici, ai quali lo scienziato razionale si affida con totale fede. Il realtà scienza e religione utilizzano le stesse metodologie comportamentali, affidandosi entrambe ad assiomi dati per certi.

Questo approccio, anche se determina la maggior parte delle scoperte utili alla vita dell’uomo, ha profonde carenze per quanto riguarda l’interazione che ogni essere rappresenta con l’ambiente circostante. Immaginare un uomo costituito di atomi e molecole, privo di un corpo energetico in grado di interagire con Tutto, è come vedere il mondo attraverso gli occhi di Truman (Personaggio del film “The Truman Show”). Significa ignorare le molteplici interazioni che l’essere manifesta attraverso la continua co-creazione che compie nella propria vita. Ogni essere è parte integrante di un campo energetico globale, nel quale interagisce con la propria bioenergia, veicolo primario per lo scambio di informazioni.

Riprendendo l’esempio della malattia, in questo modo si poterebbe affermare che non è altro che il frutto di uno squilibrio del campo energetico, influenzato dalla nostra percezione dell’essere, la nostra completezza e auto realizzazione e da una serie di fattori esterni (patogeni). Tali patogeni hanno la capacità di innescare il processo della malattia se il corpo energetico umano si trova in condizioni di squilibrio e deficit. Un esempio lampante di tale fenomeno è rappresentato dallo stress, al quale oggi molti luminari attribuiscono la maggior parte delle malattie “autoimmuni” o inspiegabili. Per autoimmuni si intende un complicato meccanismo che condiziona l’armonia del nostro sistema immunitario, che non riconosce più il corpo come entità da preservare. Se immaginiamo i continui attacchi psichici che subiamo durante il corso della giornata, stress lavorativo, traffico, vita frenetica, mancanza di affetto e tempo libero, è facile comprendere come queste influenze possano avere un ruolo fondamentale per la nostra salute.

Certo questo lo dicono in tanti, ho scoperto l’acqua calda direte voi! Il punto invece è che questa acqua calda non è del tutto scoperta, poiché dietro le abusate parole come “stress” e “cause non ancora identificate”, si celano tutti i limiti di una medicina che non vuole allargare gli orizzonti della ricerca a tutto quello che non è visibile ai cinque sensi, ma può essere percepito con una maggiore integrazione fra i nostri emisferi cerebrali. Il pensiero crea la materia, il pensiero influenza il nostro campo energetico, rende il nostro corpo protetto o non protetto da attacchi esterni, a seconda di come noi indirizziamo tali pensieri. Un nuovo modo di concepire la malattia sta venendo alla luce spontaneamente, fra qualche anno i medicinali di sintesi saranno considerati superati e nocivi, semplicemente perché non si può curare l’uomo come un auto o un elettrodomestico, si deve necessariamente considerare l’essere nella sua totalità.

Questo articolo rappresenta un semplice spunto di riflessione, non esaustivo riguardo al problema, per il quale non basterebbero migliaia di pagine per avere un’idea molto più ampia. In nessun caso si critica la medicina e le ricerche che hanno portato l’uomo a raggiungere un benessere sempre maggiore, vuole solo evidenziare i suoi limiti, imposti spesso da un sistema economico interessato al profitto piuttosto che alla salute. Immaginando una medicina che si preoccupi davvero dell’uomo e apra le porte alle nuove sensazionali scoperte in ogni campo, l’uomo avrebbe il diritto di vivere in un paradiso terrestre qui e ora.

Articolo correlato: Medicine e terapie…, Freenfo, Aprile 2008
Articolo correlato: La medicina del futuro, Freenfo, Dicembre 2007

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Giu 10

Questo post rappresenta il punto di arrivo dell’evoluzione dei miei pensieri nel corso di più di due anni di ricerche. Non ho intenzione di chiudere il blog, ne di smettere di scrivere, ma credo sia necessario stigmatizzare il momento in cui viviamo per invitare quante più persone possibili a compiere le scelte giuste. Ovviamente la mia visione della vita può sembrare utopica, a volte sembra quasi un’insieme di parole senza senso pratico. Chi è in grado di comprendere e leggere fra le righe, avrà tuttavia notato come da sempre il messaggio abbia avuto una sottile linea guida, che è servita ad arrivare alla consapevolezza di questo momento così difficile per noi.

Questi giorni sono caratterizzati da grandissimi attacchi da parte di forze non troppo benevole nei nostri confronti. Proprio per questo abbiamo il compito arduo di comprendere e trasformare queste forze con tutto l’Amore possibile. Non possiamo contrastare il sistema, non possiamo combattere contro i mulini a vento, ma possiamo sciogliere tutte quelle paure che ci attanagliano, cercando di stringerci intorno ai nostri più cari affetti, creare le condizioni affinché il nostro nucleo più forte di persone a noi vicine, vibri alla nostra stessa frequenza.

La vita ci pone di fronte a delle scelte ogni singolo istante della nostra esistenza, a volte queste scelte sembrano dettate da eventi esterni, altre volte siamo consapevoli del momento in cui le operiamo. Il libero arbitrio ci permette di discernere il bene per noi in ogni circostanza, lascia libertà assoluta sulla nostra vita. Fra poco ognuno di noi dovrà scegliere da che parte stare e con chi stare. Questa grande opportunità di poter scegliere in autonomia, deve essere il faro che illumini il nostro cammino futuro. Il momento di perdonare noi stessi è ora, il momento di costruire un mondo migliore sta arrivando, dopo un lungo periodo di travaglio arriveremo a gioire con i nostri più cari fratelli. Siamo ad un bivio molto importante, siamo al punto di dover scegliere da che parte stare. Questo non significa alimentare o dare battaglia al male, dobbiamo trasformare il male e renderlo innocuo e privo di energia. Dobbiamo semplicemente amare ogni manifestazione della Creazione.

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Giu 10

«Le intuizioni e i concetti costituiscono gli elementi della nostra conoscenza, così non possono esserci concetti senza intuizioni e intuizioni senza concetti.» (Kant)

La lettura è da molti anni una mia grande passione, il modo per entrare nei reami della conoscenza, attraverso gli occhi di grandi scrittori. L’uomo che cerca la verità o qualsiasi altra cosa stimoli il proprio interesse, deve necessariamente fare dell’esperienza altrui, una tappa fondamentale per accrescere la propria conoscenza. Pian piano si delineano sentieri sempre più affascinanti, un viaggio nel paese delle meraviglie del mondo. Un romanzo può catturare i nostri sensi e trasportare la nostra mente attraverso luoghi ed emozioni lontane. Un testo scientifico apre la nostra mente ad una conoscenza più grande, un testo classico lascia indelebile una traccia nel nostro modo di pensare.

A poco a poco la conoscenza accresce in noi, il percorso spesso si concentra in una direzione, altre volte spazia fra diversi tipi di informazione. Tutto si mescola nella nostra mente, contribuisce a creare la nostra personale visione della realtà, crea i presupposti per costruire la nostra personalissima verità. Questa ricerca è necessaria per comprendere meglio le sfaccettature dell’esistenza e i segreti nascosti dell’universo, contribuisce a rinforzare un pensiero in modo autonomo e indipendente. Il questo caso la nostra parte razionale è sempre all’opera per discernere il bene e il male, secondo la nostra personale visione della vita, i nostri valori e le nostre tradizioni.

Alla lunga tuttavia, questo approccio può essere limitato, sembra quasi costretto in una stanza con poche finestre, dalla quale è molto difficile evadere. Non si è mai certi dell’autenticità del nostro pensiero, crediamo di possedere idee nostre, ma spesso tali convinzioni derivano da una memoria collettiva che agisce sulla nostra mente, consciamente o inconsciamente. La parte razionale cristallizza il pensiero e lo fortifica fino a creare delle convinzioni talmente radicate da non poter mai essere messe in discussione. La mia esperienza è sempre stata di cercare un compromesso fra la mente razionale e mondo delle percezioni. L’uomo ha il privilegio di possedere doti superiori rispetto agli animali, anche se ha in qualche modo dimenticato le attitudini più semplici e istintuali proprie dei nostri amici “inferiori”.

Aprirsi alle percezioni permette di acquisire una conoscenza molto diversa da quella costruita dalla mente, l’esperienza diretta diventa il veicolo per accrescere la nostra consapevolezza. Il corpo è chiamato a partecipare in ogni sua parte a questo processo. A volte alcune grandi verità possono essere spiegate e comprese solo se si riesce ad applicare tutte le nostre potenzialità, l’integrazione fra corpo, anima e mente. Questo approccio consente di avere una visione più ampia, permette di entrare in reami invisibili, è in grado di colmare le nostre ricerche in modo ancora più efficace. “Sentire” l’ambiente circostante, provare a vivere secondo le leggi della percezione, porta a sviluppare in noi delle doti in grado di comprendere a fondo ogni piccolo particolare della manifestazione del creato.

L’universo è composto di forme visibili e di forme non visibili, la materia per molti è una forma di energia cristallizzata, che vibra a frequenze più basse. Tali frequenze siamo abituati a percepire poiché simili alla nostra configurazione energetica. Modificando tale configurazione possiamo integrare le nostre capacità e spingerci oltre, varcare l’uscio della stanza della mente per accedere a mondi ancora da scoprire. L’esperienza diretta come strumento di ricerca, la consapevolezza come fine per la nostra esistenza.

Questo approccio olistico dell’uomo e delle sue potenzialità, permette di agire secondo logiche più universali, permette l’apertura del cuore e l’accoglienza dell’Amore universale nella nostra vita. Un cammino che accelera verso il ricongiungimento dell’Uno, sfruttando a pieno ogni nostra caratteristica latente. La mente a volte mente, le percezioni posso essere ingannevoli, ma nulla potrà essere più veritiero dell’utilizzo di queste facoltà in sinergia perfetta fra loro, l’interazione fra ragione e cuore, l’unica via per la vera scoperta della natura dell’uomo. Giusta o sbagliata che sia, sarà sempre dettata dalla nostra esperienza diretta, unica vera alleata fedele nel cammino evolutivo. La ricerca della verità dentro di noi come porta d’accesso alla verità assoluta, la strada maestra verso la vera Conoscenza.

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Giu 10

Altri 12 ribelli del Justice and Equality Movement (JEM) sono stati aggiunti giovedì scorso alla lista dei condannati a morte da Khartoum, per il fallito attacco alla capitale nel maggio 2008.Firma l’appello on-line di Italians for Darfur!
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Per informazioni sulla campagna on-line scrivi a:
blog[at]italianblogsfordarfur.it

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Giu 10

Dopo una deludente chiusura del mese di Marzo, legata alla recessione globale, Aprile ha registrato un aumento del 75% delle vendite di greggio sudanese. Lo scambio totale di greggio ha sfiorato i 159 milioni di dollari contro i 90 del periodo precedente.Firma l’appello on-line di Italians for Darfur!
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Giu 10

L’opinione
Un No ideologico in cerca di scuse
Sherif El Sebaie

Repubblica-Metropoli, 7 giugno 2009

In Italia, le moschee vengono direttamente dopo le centrali nucleari, i termovalorizzatori e le discariche nella classifica delle strutture più odiate ed ostacolate. Una delle domande alla base delle proteste cittadine aizzate da politici in cerca di visibilità e voti è: chi finanzierà il progetto? Domanda di per sé legittima, se non fosse per il fatto che nessuna risposta va bene. Da tempo ormai, la comunità islamica ha fatto sapere che non chiede neanche un centesimo di fondi pubblici. Eppure anche gli immigrati musulmani pagano regolarmente le tasse senza usufruire dell’otto per mille o delle esenzioni ICI concesse invece ad altre fedi. Si è tentata quindi la strada della colletta dopo la preghiera. Apriti cielo: gli Imam promotori sono stati subito bollati, nel migliore dei casi, come dei truffatori e - nel peggiore - come dei finanziatori occulti della Jihad. Qualcuno ha provato la strada delle fondazioni bancarie e anche qui non sono mancate le proteste, come se gli islamici non avessero diritto di presentare regolare richiesta ad una fondazione privata che vive anche grazie ai loro conti correnti, risparmi e bonifici all’estero. Ora, invece, un Imam marocchino residente a Torino - dopo aver costituito una regolare Onlus - è riuscito ad ottenere un finanziamento dal Regno del Marocco. Non va bene lo stesso: gli oppositori si chiedono come mai il Marocco stia investendo questo denaro per la costruzione di una moschea in Italia invece di lottare contro la povertà della propria gente. Evidentemente dimenticano che gli immigrati di cui parliamo sono cittadini marocchini a tutti gli effetti, anche perché ottenere la cittadinanza italiana è virtualmente impossibile. E’ naturale quindi che un governo si interessi ai propri cittadini immigrati quando lo stato che invece li ospita (e che riscuote le loro tasse) se ne disinteressa completamente o addirittura pone ostacoli ai loro più basilari diritti. Ma non è questo il punto. Perché la vera domanda è: se non va bene l’autofinanziamento, non va bene il finanziamento degli enti privati e non va bene nemmeno il finanziamento estero da un paese moderato e amico – considerato comunque un’intollerabile ingerenza straniera – quali sono le strade alternative lasciate a disposizione degli islamici per costruire le proprie moschee? A questo punto il sospetto che le proteste siano solo strumentali è più che fondato. Non è che dietro si stia nascondendo un sentimento razzista teso ad impedire ai musulmani di professare la propria fede?

fonte: salamelik.blogspot.com » Vai al post originale

Giu 10

Bentornati all’appuntamento con la nostra iniziativa bisettimanale “Lo sapevate che…”, che ripercorre attraverso brevi e semplici mini-guide i temi principali delle Linee Guida di Google per i Webmaster. Come anticipato, le mini-guide vengono pubblicate sul Forum di Assistenza per i Webmaster, ma potete seguire gli annunci delle uscite sul blog di Google Italia.

Questa settimana parleremo delle richieste di riconsiderazione, ossia, cosa fare se il vostro sito non compare tra i risultati di ricerca di Google?

“Lo sapevate che…” vi terrà compagnia ogni due settimane con 12 appuntamenti, 6 da qui a fine luglio e 6 dopo la pausa estiva, tra settembre e ottobre.
Se vi siete persi il primo appuntamento, potete trovarlo qui:

Vi aspettiamo tra due settimane con:

  • I contenuti duplicati

Vi ricordiamo inoltre che tra poche ore avrà inizio la Live Chat di Google, un incontro online organizzato dal Search Quality Team per affrontare “I falsi miti del Webmaster”. Per ulteriori informazioni visitate la pagina dedicata.
Per qualsiasi altra domanda/commento/suggerimento scriveteci sul Forum di Assistenza per i Webmaster.

Buona lettura!

Scritto da: Sara Arrigone, Search Quality Team


fonte: googleitalia.blogspot.com » Vai al post originale

Giu 10

Before Dr. George R. Tiller was killed, his Wichita clinic was a regular target of abortion protesters, including this man wielding a cross at a demonstration in 2006.

(Closed Clinic Leaves Abortion Protesters at a Loss, New York Times, june 7, 2009).

fonte: bioetiche.blogspot.com » Vai al post originale

Giu 08

Scopro per puro caso, nell’archivio di Metropoli, supplemento del quotidiano La Repubblica con cui ho cominciato a collaborare, un articolo risalente al 2007 dove si parla di questo blog. Lo riporto qui, non solo per conservarne traccia nell’archivio “Articoli”, ma anche perché il giornalista menziona un mio vecchio post che critica “la decadenza dei modelli culturali italiani e in particolare il ruolo delle donne, diventate «schiave, psicologicamente o materialmente, di un sistema che vuole apprezzare solo il loro “lato B”»”. Un tema che è tornato prepotentemente d’attualità, ora che si parla tanto di Harem, velinismo, festini piccanti, foto proibite e giovani sicurissime di approdare in parlamento grazie a non meglio precisate competenze certificate dal B. System. Una polemica che ha spinto Repubblica a lanciare un appello delle donne insignite di onoreficienze contro il modello femminile propagandato dai media. All’epoca, però, quando scrissi l’articolo, venni letteralmente linciato dai commentatori, uno dei quali mi ha persino assegnato - d’ufficio - il premio “Militia Christi dei bigotti cattolici”. Oggi, invece mi sono tolto l’ennesima soddisfazione, confermando la vocazione di questo blog come Oracolo delle vicende italiane.

Quel luogo dove si incontrano le idee tra cose serie e “didietro” delle Miss
di jaskarandeep singh

Repubblica-Metropoli, 28 ottobre 2007

La scelta della giuria di Miss Italia di giudicare il “dietro” delle concorrenti,non solo il davanti: è il tema di uno degli ultimi “post” di salamelik.blogspot.com, diario on line di Sherif El Sebaie, giornalista e scrittore oltre che insegnante di arabo al Politecnico di Torino. Il post continua criticando la decadenza dei modelli culturali italiani e in particolare il ruolo delle donne, diventate «schiave, psicologicamente o materialmente, di un sistema che vuole apprezzare solo il loro “lato B”». Oltre a far circolare informazioni, i blog creano “reti di solidarietà” tra i lettori, in modo che ognuno possa chiamare in causa gli altri su argomenti di interesse comune. Così Miguel Martinez, su kelebek.splinder.com, esprime solidarietà a un’amica che «rientra a casa dal lavoro e trova non solo scritte bellicose sotto casa, ma soprattutto il suo nome — e solo quello — imbrattato sul citofono», e riporta le foto del suo ingresso con le vili scritte “Stop Islam”.Poiché la rete è specchio degli argomenti più caldi nel comune sentire, sono numerosi i blog che trattano proprio dell’Islam da un punto di vista squisitamente culturale. Come quello di Najim (teallamenta.splinder.com), dove l’autrice traduce poesie, proverbi, storie e fiabe arabe, oltre a proporre letture. Anche Sunil, medico di origini indiane, predilige i temi di cultura e di costume; ha tre blog, in italiano, inglese e hindi (www.kalpana.it/ita/blog).In uno degli ultimi post riporta l’intervento corredato di foto della scrittrice indiana Arundhati Roy nel corso di un evento a Ferrara.Ci sono anche blog “a più mani” come «Na miti pena bula» (namitipenabula.blogspot.com/), curato da ragazzi italiani e della Guinea Bissau, che contiene tutte le informazioni su quel Paese, dalla storia alla politica, dallo sport alla situazione sanitaria. Chi vive a Roma, trova su romamulticulturale.blogspot.com una lista di ristoranti consigliati, ma può anche scegliere di restare a casa e cimentarsi ogni settimana con le ricette di un Paese diverso. Oltre ai post bilingui sulla multiculturalità, questo blog eccelle per la musica araba di sottofondo. Invece una pagina interamente dedicata ai rom, o meglio un «luogo di coscienza», come lo definiscono gli autori, è «Romano Lil», un giornale cartaceo divenuto telematico (romanolil. blog.tiscali.it) che si batte contro la «feroce persecuzione» che l’Italia conduce contro rom e sinti e contro un modo tutto italiano di risolvere i problemi: ingigantendoli e generalizzandoli.

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Giu 08

elezioni_scheda europee amministrative 2009Nei giorni 6 e 7 giugno si terranno le elezioni europee 2009 dove si dovrà votare per eleggere 72 nuovi parlamentari europei e al contempo stesso si terranno anche le elezioni amministrative per l’elezione di sindaci e presidenti della provincia, l’orario per votare è il seguente:

06 giugno 2009 dalle 15.00 alle 22.00
07 giugno 2009 dalle 07.00 alle 22.00

Lo scutinio dei voti per l’elezione dei membri del parlamento europeo avverrà domenica 07 giugno dalle 22.00, mentre lo scrutinio dei voti per l’elezione dei sindaci e presidenti della provincia, avverrà dalle 14.00 di lunedì 08 giugno 2009, se alla fine i candidati sono alla pari allora si dovrà fare il ballottaggio che il tal caso si terrà nei giorni 21 giugno 2009 (dalle 08.00 alle 22.00) e 22 giugno (dalle 07.00 alle 15.00).

Dopo gli Exit Poll del 2008 eccovi gli Exit Poll del 2009 per tenervi sempre costantemente aggiornati sullo scutinio dei voti.

Elezioni Europee 2009
Pdl: 38,5% - Pd: 26,5 - Lega: 10%
- Idv: 8,1% - Udc: 5,7%

fonte Corriere ore 23.33

La Repubblica.it

Corriere.it

Il Sole 24 Ore

TG24 Sky

AGI

il Giornale

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Giu 08

È uscita l’edizione 2009 del Global Peace Index, una classifica degli Stati del mondo in base al grado di violenza presente al loro interno o proiettata verso l’esterno. La classifica è stata compilata mettendo insieme 23 indicatori, che vanno dal tasso di omicidi a quello dei detenuti, e dal livello delle spese militari al rispetto dei diritti umani. Al primo posto c’è la Nuova Zelanda, seguita dai soliti noti di questo genere di classifiche: i paesi scandinavi, tutti compresi nei primi nove posti, assieme ad Austria, Giappone e Canada. L’Italia è al 36º posto (su 144), gli Stati Uniti all’83º; nelle ultime posizioni Somalia, Afghanistan e Iraq.

Su MWC News Shahram Vahdany ha provato ad incrociare il Global Peace Index con i dati presi dalla World Values Survey, relativi alla percentuale di non credenti e a quella di chi frequenta i servizi religiosi almeno una volta al mese («Atheist Nations Are More Peaceful», 4 giugno 2009). Dividendo i paesi del mondo in due gruppi uguali di più pacifici e meno pacifici, risulta esistere una correlazione statisticamente significativa fra il grado di secolarizzazione di una nazione e la sua appartenenza a uno dei due gruppi: i paesi più pacifici hanno in media più atei e meno frequentanti degli altri. Conclude Vahdany:
Ci possono essere varie ragioni per questo risultato. Può darsi che la gente che vive in paesi più turbolenti cerchi rifugio nella religione, o che la religione non sia un mezzo adeguato per organizzare le società moderne. O può darsi che qualche altro fattore o combinazione di fattori (democrazia? libertà di parola? istruzione? welfare governativo?) generi cittadini che sono allo stesso tempo pacifici e non religiosi.
In ogni caso, questo è un altro colpo all’idea che la secolarizzazione porti al crollo delle strutture sociali. Di fatto, i paesi con più atei sono i più pacifici. Per risultati analoghi, ma più analitici, si può vedere Gregory S. Paul, «Cross-National Correlations of Quantifiable Societal Health with Popular Religiosity and Secularism in the Prosperous Democracies: A First Look», Journal of Religion & Society 7, 2005.

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Giu 08

Contro la possibilità del matrimonio omosessuale viene spesso invocato da alcuni il primo comma dell’art. 29 della Costituzione:
La Repubblica riconosce i diritti della famiglia come società naturale fondata sul matrimonio. L’aggettivo «naturale», si sostiene, limiterebbe l’applicazione dei diritti alle unioni eterosessuali; queste sole, appunto, sarebbero «naturali», nel senso di «normali» o di appartenenti a un mondo «naturale» contrapposto al mondo umano, ovvero a uno stato di natura contrapposto a quello di cultura. Questa però è una versione «ingenua» ed essoterica dell’argomento, contro la quale è fin troppo facile obiettare che «normale» è concetto troppo vago per avere una qualsiasi utilità morale o giuridica, e che l’omosessualità preesiste alla nascita della cultura e dell’uomo stesso (i famosi pinguini omosessuali…). In realtà, la versione originale del richiamo alla naturalità, quella che usano gli autori più smaliziati, è che per «natura» si deve intendere la finalità essenziale dell’uomo, una potenzialità intrinseca che tutti sarebbero tenuti a rendere attuale; per cui, per esempio, dall’esistenza di sessi opposti si deve dedurre che solo l’unione eterosessuale – l’unica conforme alla legge naturale, all’ordinamento essenziale del mondo – è buona. Tutto ciò che in natura o nella società contraddice questa finalità è per costoro un’aberrazione senza significato.
Ma esiste almeno un altro senso della parola «naturale»: ed è quello di pregiuridico, di qualcosa che precede lo Stato ed esiste indipendentemente da esso e dalle sue leggi. Con questa accezione si vuole il più delle volte rendere chiaro che fonte del diritto non è esclusivamente lo Stato, e che le leggi hanno una loro fonte di legittimazione antecedente, per cui ad esempio sarebbe giusto e doveroso condannare e combattere lo Stato che decretasse la liceità del furto o dell’omicidio. Se fosse questo il senso, non sarebbe certo immediato dedurre dall’art. 29 la proibizione del matrimonio omosessuale. Se tutti gli esseri umani aspirano «naturalmente» – cioè indipendentemente dalle concessioni dei loro governanti – a costruirsi una famiglia; se abbiamo esempi anche antichi di famiglie omosessuali (si pensi, per la stessa Italia, alle coppie costituite da donne omosessuali, comuni e non troppo nascoste anche in un passato non recentissimo); allora non si vede perché il dettato costituzionale non si debba applicare, nella mutata sensibilità odierna, anche al matrimonio omosessuale. Anzi sarebbe forse da considerare incostituzionale l’attuale limitazione; e non solo a norma degli artt. 2 e 3 della Costituzione, ma paradossalmente anche dello stesso art. 29, che parla della famiglia (senza ulteriori specificazioni) come di una associazione indipendente dallo Stato, che lo Stato non può disconoscere.
In che senso, dunque, la Costituzione parla di «società naturale»? È ovvio che nessuno dei Costituenti aveva in mente la possibilità del matrimonio fra omosessuali; ma la Carta – se vogliamo che la Costituzione sia viva e parli anche per l’oggi – va interpretata nel significato letterale del suo testo, senza restringere la denotazione dei termini da essa impiegati a quella intesa dagli autori originali. Tuttavia, quando – come in questo caso – esiste una controversia sulla connotazione di un’espressione, che può essere intesa in sensi anche opposti, pare inevitabile fare ricorso alle discussioni dei padri costituenti, per trovare un punto comune di partenza all’interpretazione.
Qui di seguito registro pertanto i più significativi interventi in sede di Assemblea Costituente, tutti rigorosamente di esponenti della Democrazia Cristiana. Mi sembra che le conclusioni da trarne siano abbastanza univoche.

Giorgio La Pira, 6 novembre 1946:
Sin dall’inizio dei lavori della Sottocommissione, nella stesura della Costituzione, si è detto che la fondamentale preoccupazione è quella di negare la teoria dei «diritti riflessi», che fu il fondamento dello Stato fascista. Lo Stato fascista, infatti, aveva come suo fondamento la teoria giuridica che tutti i diritti sono creati e concessi dallo Stato, che può ritirarli in qualunque momento. Negando questa teoria, si vuole affermare che lo Stato non fa che riconoscere e tutelare dei diritti anteriori alla Costituzione dello Stato, che sono diritti dei singoli, diritti delle società o comunità naturali. Con una dichiarazione come quella proposta, ci si ricollega alla cosiddetta tradizione giuridica occidentale che da Aristotile, attraverso il Cristianesimo, è arrivata fino ad oggi.
Affermando che la famiglia «è una società naturale» – oppure «di diritto naturale», secondo la proposta del Presidente – si afferma che la famiglia è un ordinamento giuridico e che lo Stato non fa che riconoscere e proteggere questo ordinamento giuridico anteriore allo Stato stesso. Aldo Moro, 15 gennaio 1947:
La famiglia è una società naturale. Che significa questa espressione? Escluso che qui «naturale» abbia un significato zoologico o animalesco, o accenni ad un legame puramente di fatto, non si vuol dire con questa formula che la famiglia sia una società creata al di fuori di ogni vincolo razionale ed etico. Non è un fatto, la famiglia, ma è appunto un ordinamento giuridico e quindi qui «naturale» sta per «razionale».
D’altra parte, non si vuole escludere che la famiglia abbia un suo processo di formazione storica, né si vuole negare che vi sia un sempre più perfetto adeguamento della famiglia a questa razionalità nel corso della storia; ma quando si dice: «società naturale» in questo momento storico si allude a quell’ordinamento che, perfezionato attraverso il processo della storia, costituisce la linea ideale della vita familiare.
Quando si afferma che la famiglia è una «società naturale», si intende qualche cosa di più dei diritti della famiglia. Non si tratta soltanto di riconoscere i diritti naturali alla famiglia, ma di riconoscere la famiglia come società naturale, la quale abbia le sue leggi e i suoi diritti di fronte ai quali lo Stato, nella sua attività legislativa, si deve inchinare. Vi è naturalmente un potere legiferante dello Stato che opera anche in materia familiare; ma questo potere ha un limite precisamente in questa natura sociale e naturale della famiglia. Lodovico Benvenuti, 17 marzo 1947:
Qui, onorevoli colleghi, abbiamo la restaurazione del diritto naturale sulla forma positiva. Il concetto è evidente: prima dello Stato, indipendente dallo Stato, esiste un diritto acquisito dei cittadini, e della famiglia in particolare, che resiste al diritto dello Stato, di fronte al quale lo Stato non ha libertà di scelta; nel quale, quindi, il diritto dello Stato non può e non deve intervenire; e, ove lo faccia, lo farà in virtù della forza di coazione di cui è munito, ma violando il diritto. Non dimentichiamo, onorevoli colleghi, l’articolo 147 del Codice civile fascista, ove si diceva che l’educazione e la istruzione della prole devono essere conformi al sentimento nazionale fascista: il che significava che i genitori italiani, per essere in regola con la legge, dovevano educare i loro figliuoli a detestare la libertà e a servire l’oppressione. Queste sono le aberrazioni a cui può arrivare una legislazione, quando dimentichi che la famiglia è una società di diritto naturale. Umberto Merlin, 15 aprile 1947:
Noi diciamo che questo concetto è affermato con le parole «la famiglia è una società naturale», per dimostrare questa semplice verità che la famiglia ha dei diritti primordiali, propri, che lo Stato non deve concedere come una graziosa concessione, ma che deve semplicemente riconoscere perché sono preesistenti alla sua organizzazione. Camillo Corsanego, 22 aprile 1947:
Però quello che importa è di affermare nella Carta Costituzionale che lo Stato non crea i diritti della famiglia, ma li riconosce, li tutela e li difende perché la famiglia ha dei diritti originari, preesistenti, e lo Stato non deve fa altro che dare loro la efficace protezione giuridica.
Il legislatore non può «il libito far licito in sua legge». Qui noi stiamo costruendo una Carta costituzionale la quale codifica, cioè dà forma giuridica, ai diritti di libertà: diritti di libertà della persona, diritti di libertà del lavoro, diritti di libertà umana, diritti della famiglia che sono anteriori alla legge positiva scritta. Non facciamo qui la disquisizione teorica sulla esistenza, e sul significato che gli studiosi danno alle norme di diritto naturale; è certo che la legge scritta deve conformarsi a certe norme che preesistono al legislatore, che sono anzi le sue ispiratrici. Avviene questo anche quando si codificano norme particolari, quando per esempio nel Codice penale si pone la discriminante della legittima difesa e si dice che si può impunemente uccidere il fur nocturnus che viene durante la notte a turbare i nostri sonni, a rubarci il nostro peculio. Che cosa fa il legislatore in questo caso? Il legislatore non fa altro che dare formula giuridica a un diritto preesistente, Ulpiano stesso fin dai suoi tempi lo aveva insegnato: vim vi repellere licet idque ius naturae comparatur.
Noi siamo contro il concetto fascista: «tutto per lo Stato, tutto nello Stato, nulla contro lo Stato», e respingiamo la dottrina totalitaria la quale, considerando lo Stato unica fonte di diritto, vorrebbe che individui ed enti possedessero solo quel tanto di diritti che allo Stato – feudo del partito dominante – piacesse consentire. Rimane da notare una cospicua incongruenza dell’art. 29: se la famiglia è una società naturale, che precede il diritto organizzato, com’è possibile che la si affermi fondata sul matrimonio, che è invece tipicamente un istituto dei diritto positivo? Della contraddizione si era accorto Piero Calamandrei, che – senza che nessuno intervenisse a contraddirlo – così parlava nella seduta del 23 aprile 1947:
Dal punto di vista logico ritengo che sia un gravissimo errore, che rimarrà nel testo della nostra Costituzione come una ingenuità, quello di congiungere l’idea di società naturale – che richiama al diritto naturale – colla frase successiva «fondata sul matrimonio», che è un istituto di diritto positivo. Parlare di una società naturale che sorge dal matrimonio, cioè, in sostanza, da un negozio giuridico è, per me una contraddizione in termini. E concludeva, saggiamente:
Ma tuttavia, siccome di queste ingenuità nella nostra Costituzione ce ne sono tante, ce ne potrà essere una di più […]. Infine, quale che siano le nostre conclusioni sul significato dell’art. 29, una cosa è certa: come ricordava l’appello di 23 costituzionalisti nel febbraio 2007, la Costituzione
non impone affatto alla Repubblica di riconoscere come famiglia solo quella definita quale «società naturale fondata sul matrimonio». […] Il riconoscimento giuridico di altre tipologie di famiglia non comporterebbe alcun disconoscimento dei diritti delle famiglie fondate sul matrimonio e non potrebbe quindi violare il disposto dell’articolo 29, primo comma, della Costituzione. Il fatto che la Costituzione garantisca in modo particolare i diritti della famiglia fondata sul matrimonio non può in alcun modo avere come effetto il mancato riconoscimento dei diritti delle altre formazioni famigliari.

fonte: bioetiche.blogspot.com » Vai al post originale

Giu 06

I libri miei sono oggi delle “ristampe” che la solerzia di due Editori, indubbiamente esperti dell’arte loro, hanno distribuito ai librai in veste nuova e pregevole. Anche di ciò volevo intrattenerti. Io devo, “per contratto”, subire la pubblicità: ma, credi, sono ben consapevole della mia limitata e modesta posizione, e le iperboli della pur necessaria propaganda non possono addebitarsi al mio conto, già pesante, di “bersaglio della réclame”.

E’ Carlo Emilio Gadda, il gran Lombardo autore de La cognizione del dolore, che scrive a Bonaventura Tecchi nell’aprile del 1963.

Da: A un amico fraterno Lettere A Bonaventura Tecchi, Garzanti 1984.

Fonte immagine: The Edinburgh Journal of Gadda studies.

fonte: creativeclassics.blogspot.com » Vai al post originale

Giu 06

E’ passato quasi un anno dal mio viaggio negli Stati Uniti su invito del governo e del Dipartimento di Stato americano. Al mio ritorno, pubblicai una serie di articoli intitolati “Mi hanno preso gli americani”, in cui - più che raccontare i dettagli di quell’affascinante viaggio alla scoperta delle comunità islamiche, degli imprenditori musulmani di successo e delle moschee in giro per gli Stati Uniti - ho stilato un cahier de doléances sulla situazione italiana. Due giorni fa, il 44esimo Presidente degli Stati Uniti d’America, Barack Hussein Obama, ha fatto un discorso storico indirizzato al mondo islamico dall’Aula Magna dell’Università del Cairo, la quale proprio l’anno scorso ha passato la soglia del secolo. Parole che mi hanno riportato alla mente cose che il governo statunitense mi ha permesso di vedere con i miei occhi: “c’è una moschea in ogni stato della nostra Unione, per un totale di oltre 1.200 luoghi di culto musulmani”, “Se il sogno americano non si è avverato per tutti in America, quella promessa esiste sempre per coloro che approdano ai nostri lidi, compresi i quasi sette milioni di musulmani americani che oggi vivono nel nostro Paese e possono vantare un reddito e un’istruzione superiori al­la media”. Tutto vero, altro che retorica. Invece, nelle successive 24 ore, il presidente del paese che è diventato lo zimbello della scena internazionale (e non è difficile immaginare quale sia) ha affermato che «C’è chi vuole una società multicolore e multietnica, noi non siamo di questa opinione. Non è accettabile che talvolta in alcune parti di Milano ci sia un numero di presenze non italiane per cui non sembra di essere in una città italiana o europea, ma in una città africana. Questo non lo accettiamo».

Ebbene, al di là del fatto che sono fermamente convinto che la civiltà di un paese si misura anche dal tenore delle dichiarazioni dei propri rappresentanti politici (e in Italia - oltre al Presidente, di Tutti gli Italiani - ci sono esponenti del calibro di Borghezio, Gentilini, Calderoli e Bossi), io non sono d’accordo. E non non mi riferisco all’attacco indegno rivolto agli immigrati regolari che con le loro tasse finanziano anche i voli di stato di cui tanto si parla in questi giorni per motivi che nulla hanno a che fare con lo Stato. Ma per il fatto che ci sia ancora qualcuno che si ostina a considerare l’Italia un paese non africano. L’Italia, signori miei, è in Europa - e oserei dire in Occidente - per puro sbaglio. Per uno scherzo del destino. Lasciamo stare il fatto che, dal punto di vista geografico, i confini italiani sono più a sud delle coste nordafricane della Tunisia. E che dal punto di vista genetico, secoli di dominazione araba e mescolanze con le popolazioni libiche ed etiopiche non possono lasciare dubbi (e in ogni caso discendiamo tutti da uomini provenienti dall’Africa.) Tralasciamo pure il fatto che, da un punto di vista puramente storico, i rapporti fra l’Italia e l’Africa - dall’Impero romano all’ultimo trattato siglato con il Fratello Colonello Gheddafi - sono più consolidati di quelli stretti con altri paesi d’Europa.

Messo tutto questo da parte, solo in un paese africano, ci possono essere le infiltrazioni mafiose che ci sono in Italia. Solo in un paese africano ci può essere la corruzione che c’è in Italia. Solo in un paese africano ci può essere l’impunità che c’è in Italia. Solo in un paese africano si possono vedere le montagne di spazzatura che ci sono in Italia. Solo in Africa, ci sono mezzi di informazione pieghati a novanta gradi di fronte al potere, che non osano contestare i politicanti corrotti finanziariamente e moralmente. E’ più europeo l’Egitto che è rimasto sotto dominazione britannica per circa settant’anni, con gli egiziani classificati persino dai fascisti italiani come “ariani”. Forse è utile rammentare, a questo punto, che gli italiani, nell’800, venivano classificati negli Stati Uniti come negri. E forse non avevano tutti i torti. E dopo tutto questo c’è ancora chi fa paragoni improponibili, indignandosi perché una città italiana assomiglia ad un città africana, o perché un determinato quartiere ricorda un suk arabo o una casbah maghrebina. L’Italia di oggi è già Africa. Ma un’Africa priva del valore dei rapporti umani, dell’ospitalità, della cortesia, del piacere di incontrare uno sconosciuto e conoscere il diverso, della gioia di stare insieme agli altri. E poi in Africa uno magari si sveglia e trova un babbuino che dondola sul balcone o un elefante nel giardino. Qui invece ti svegli e leggi l’ultima del circo italiano.

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Giu 06

“Se non fossi egiziano, vorrei esserlo”, Mustafà Kamel Pascià

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Giu 06

Eleni Vassilika, Direttrice del Museo Egizio di Torino
Emanuela Minucci, La Stampa

Le giuro, non mi sono mai sentita tanto umiliata in vita mia. Quell’uomo perdipiù era un preside, ha la responsabilità di educare, e davanti a 40 studenti non ha esitato a pronunciare frasi come “Torni al suo Paese e parli così ai suoi fratelli”. Poi, rivolgendosi alle classi, ridacchiando: “Ragazzi, venite, allontaniamoci dalla mummia”». Si sfoga, ancora con gli occhi lucidi di rabbia, K. Y., 31 anni, di Casablanca, laurea in diritto privato e 5 lingue straniere parlate alla perfezione. Professionale ragazza che fino al 5 maggio ha svolto il lavoro di addetta alle sale espositive del Museo Egizio di Torino con entusiasmo. Fino a quando, quel giorno alle 18, non si è presentato davanti al settore «Prenotazione gruppi scolastici» Marco Pesola, preside della scuola media Amedeo d’Aosta di Bari. Il distinto professore ha avuto con lei un comportamento che i dirigenti del museo non esitano a definire «palesemente razzista». E per questo i suoi insulti sono finiti in una lettera inviata dalla direttrice del Museo Egizio, Eleni Vassilika, al ministro dell’Istruzione, Maria Stella Gelmini, a quello della Funzione Pubblica, Renato Brunetta, e al Provveditore agli studi di Bari. «Il nostro staff è stato ripetutamente attaccato verbalmente e umiliato di fronte a terzi - ha scritto la Vassilika - mentre la nostra addetta originaria del Marocco è stata profondamente umiliata. E quest’ultima, pubblica offesa non può certo passare sotto silenzio».

Ma quale sarà stato il motivo che ha fatto perdere le staffe al preside al punto da lasciarsi andare a frasi come «Io parlo soltanto con miei pari grado, lei se ne torni dai suoi fratelli in Egitto»? Secondo il personale del museo «il professor Pesola era indispettito dal fatto che il suo gruppo, nonostante non avesse prenotato con il dovuto anticipo, non fosse passato prima di un’altra classe arrivata al momento giusto». Racconta K.Y.: «Non voleva sentire ragioni, gli avevo solo chiesto di aspettare qualche minuto ma ha dato in escandescenze, e ha detto che voleva parlare col Sovrintendente e che, con gente inferiore come me, non voleva perdere tempo». Poi, raccontano altri colleghi, «l’ha anche minacciata di farle perdere il posto». Aggiunge Mauro Laus, responsabile delle relazioni esterne della Rear, l’azienda che organizza i servizi interni al museo: «Si è trattato di un episodio di razzismo che è bene venga alla luce perché risulta ancor più grave arrivando da chi è responsabile dell’educazione dei bambini».

E lui, il preside, come reagisce a questo coro di accuse? «Sono tutte menzogne, la mia parola vale quanto quella dell’addetta. Anzi, i miei scolari sono pronti a testimoniare che la frase sulla mummia era stata pronunciata scherzosamente all’indirizzo dei ragazzi che non si muovevano, quindi li ho chiamati così». Il preside tira in ballo la sua «ottima reputazione» e spiega di avere «un’esperienza ultraventennale anche come operatore della Caritas per l’accoglienza agli immigrati». A riprova aggiunge: «Per esempio, in quella gita ho accompagnato anche due ragazzi di colore». E quando lo si avverte che la direttrice del Museo Egizio è intenzionata ad andare sino in fondo dopo aver scritto ai ministri Gelmini e Brunetta, si dice tranquillo: «Vedrò presto il ministro perché mi deve consegnare un premio, io, con la mia reputazione non ho nulla da temere». Ma a Torino sono intenzionati a chiedere una punizione esemplare: «Quel signore - dice Vassilika - può continuare a svolgere il mestiere di educatore?».

Due dettagli finali:

1) Eleni Vassilika, di origine greca e nazionalità inglese, è intenzionata a andare fino in fondo per difendere una propria dipendente. Come dovrebbe fare qualsiasi direttore che si rispetta.

2) Sulla vicenda della guida marocchina a Venaria Reale che avrebbe dovuto, secondo una lettrice de La Stampa, nascondersi perché islamica e “addirittura” (sic) portava il velo, Alessandro Del Noce, direttore de La Venaria Reale, afferma «Il razzismo non c’entra. L’opinione della signora, espressa in toni pacati e non oltranzisti, è da rispettare. Allo stesso modo la manifestazione dei colleghi della ragazza marocchina è stata altrettanto legittima e civile. Insomma, non siamo di fronte a un episodio di razzismo come quando l’intera curva di uno stadio insulta Balotelli».

fonte: salamelik.blogspot.com » Vai al post originale

Giu 06


quando Jeff Widener si affacciò dal balcone al sesto piano del suo albergo di Pechino, pur sa-pendo che non sarebbe arrivata a destinazione, lanciò un’imprecazione. Era rivolta a un eroe del ventesimo secolo, forse l’ultimo eroe del ventesimo secolo, ma in quel momento per Jeff era solo un uomo che si frapponeva tra l’obiettivo della sua macchina fotografica e la fila di carri armati, tenendo in mano due sacchetti di plastica che, visti i frangenti, apparivano quanto mai ridicoli e fuori luogo.

Il ragazzo non udì l’imprecazione di Jeff, ma Jeff udì quelle del ragazzo: urlava a squarciagola contro i carri che si stavano dirigendo verso Piazza Tien An Men e gli studenti che ancora la occupavano. Il ragazzo sembrava fuori di senno. Jeff pensò che dal carro sarebbe partito un colpo e che un altro cadavere si sarebbe aggiunto alle decine del giorno prima, ma non successe nulla.

Gli eroi dei film quasi sempre scompaiono, di solito a cavallo e verso il tramonto. Anche quello di piazza Tien An Men è sparito, ma a piedi: era un eroe del popolo che aveva gridato ai figli del popolo che non potevano uccidere i figli del popolo. Gli eroi veri se ne vanno così: a piedi, al massimo in bicicletta.

E’ convinzione diffusa che sia morto, che sia stato ucciso, ma non vi sono certezze. Nessuno conosce il suo volto e, in mancanza di questo, tutte le ipotesi sono plausibili. Circolò anche un nome, Wang Wellin, diciannove anni figlio di un operaio, ma il giornalista britannico che lo fece confessò di non essere mai stato in Cina e che il nome era saltato fuori dopo un giro di telefonate. Altri sostengono fosse un contadino. Un funzionario di stato americano disse che l’amministrazione conosceva il suo nome, ma la cosa non ebbe seguito. Un giornalista pensò di chiederlo direttamente al presidente cinese, ma Jang Zemin rispose: “Io penso lui non ucciso”, e aggiunse che le ricerche negli obitori e nelle prigioni non avevano dato risultati. Le associazioni per i diritti umani ritengono plausibile il suo internamento in un campo di rieducazione, e non escludono che nel centinaio di detenuti che a distanza di diciannove anni non sono ancora stati liberati, possa esserci anche l’eroe delle buste di plastica. Spuntarono anche un paio di millantatori, ma a differenza di Anastasia, l’impostura ebbe vita breve e non portò a sviluppi cinematografici.

Non uso volentieri la citazione “Beato il paese che non ha bisogno di eroi”. E’ frusta come un vecchio paio di jeans. Ma mai come in questo momento ci sono due terre che hanno bisogno di eroi: quella di cui parlavamo e la nostra cara vecchia Europa.

fonte: lapennachegraffia.blogspot.com » Vai al post originale

Giu 06


In occasione della giornata mondiale dell’ambiente siamo lieti di annunciare su YouTube la prima mondiale di “Home”, un documentario sulla sopravvivenza del nostro pianeta, realizzato da Yann Arthus-Bertrand e Luc Besson.

E’ la prima volta nella storia del cinema che un film di questa portata viene lanciato contemporaneamente al cinema, in tv e online. A partire da oggi, infatti, lo spettacolare documentario di Luc Besson sarà visibile per 10 giorni su YouTube, all’indirizzo: www.youtube.com/homeproject

“Home” è stato tradotto in Francese, Inglese, Spagnolo, Tedesco e Russo, nella speranza che possa offrire spunti di riflessioni a quante più persone nel mondo su ciò che oggi abbiamo di più caro: il nostro pianeta, la nostra casa.

Scritto da: Google Italy Blog Team


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Giu 06

Siamo felici di annunciarvi che mercoledì 10 Giugno 2009 dalle 18.00 alle 19.00, il Search Quality Team di Google incontrerà in “Live chat” i webmaster italiani.

L’evento, gratuito e aperto a tutti previa iscrizione, ha come tema portante “I falsi miti dei Webmaster” e cercherà di sfatare alcune delle credenze più diffuse nel campo SEO su argomenti come i contenuti duplicati, il testo nascosto, il PageRank e il posizionamento di un sito nell’indice di Google.

L’evento sarà suddiviso in due parti principali: la prima mezz’ora dedicata alle nostre presentazioni su Contenuti Duplicati e Falsi miti dei Webmaster, mentre la seconda parte sarà incentrata sulle domande dei partecipanti.

Da parte nostra ci impegneremo a rispondere a quante più domande possibili nei 30 minuti a disposizione. Nel caso alcune delle vostre domande rimanessero senza risposta, potrete postarle nel Forum di Assistenza Webmaster in un’apposita pagina che vi verrà comunicata durante la Live Chat. Nelle settimane successive all’evento ci impegneremo a rispondere alle domande più significative e di interesse comune sul Forum.

Tutte le informazioni sull’evento sono disponibili in questa pagina.

Vi aspettiamo!

Scritto da: Google Search Quality Team


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Giu 06

Comunicato stampa della Consulta di Bioetica – Sezione di Roma

La Sezione di Roma della Consulta di Bioetica esprime indignazione per la volontà del Sindaco di Roma Alemanno di ostacolare la manifestazione annuale del Roma Pride. È inaccettabile che la tradizionale manifestazione di rivendicazione dei diritti civili dalle associazioni di gay, lesbiche, bisessuali, transessuali e queer (GLBTQ) non abbia ancora un percorso autorizzato. La Sezione di Roma della Consulta di Bioetica condanna con fermezza l’ennesimo atto di discriminazione dell’Amministrazione, presieduta dal Sindaco Alemanno. L’atteggiamento dell’Amministrazione comunale è un evidente tentativo di compiacere le gerarchie vaticane e le lobby più conservatrici presenti nel nostro Paese. Tale atteggiamento è indegno di uno stato laico, liberale e democratico ed è in aperto contrasto con i principi della Costituzione italiana che garantiscono a tutti i cittadini libertà di espressione e proibiscono ogni forma di discriminazione, inclusa quella in base all’orientamento sessuale. La Sezione romana della Consulta di bioetica esprime la propria solidarietà agli organizzatori del Pride e chiede all’Amministrazione comunale che provveda al più presto a garantire il regolare svolgimento della manifestazione e un percorso appropriato all’importanza dell’evento.

Contatti: consultadibioetica.roma@gmail.com

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Giu 06

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Giu 06

Sappiamo dalle cronache che George Tiller, ucciso il 31 maggio da un fanatico pro-life, era uno dei pochissimi medici rimasti negli Stati Uniti a praticare aborti tardivi. Questa è sembrata ad alcuni un’ombra che, se magari non giustifica l’uccisione di Tiller, ne diminuisce tuttavia considerevolmente la statura morale. Ma che cos’è davvero un aborto tardivo – cioè praticato oltre un termine oscillante attorno alla ventesima settimana? Cosa faceva davvero il dottor Tiller? Chi erano le donne che si rivolgevano a lui?
Risponde a queste domande Kate Harding su Salon.comWhere will women go now?», 1 giugno 2009). E la sua è una risposta che, si spera, dovrebbe indurre a rettificare alcuni giudizi frettolosi.
Susan Hill, presidente della National Women’s Health Foundation, che conosceva il dottor Tiller da più di vent’anni e indirizzava donne e ragazze alla sua clinica, ha detto in un’intervista telefonica: «Mandavamo i casi davvero tragici sempre da Tiller». Questi casi comprendevano donne cui era stato diagnosticato un tumore e che avevano bisogno di un aborto per poter accedere alla chemioterapia; donne che avevano appreso a gravidanza ormai avanzata che i bambini tanto desiderati soffrivano di malattie fatali; e vittime di stupri talmente giovani che non si erano rese conto per mesi di essere incinte. «Gli mandavamo undicenni, dodicenni che erano andate troppo in là perché chiunque altro le visitasse», ricorda Hill. «Le undicenni non dicono niente a nessuno. A volte non sanno neppure di aver cominciato ad avere le mestruazioni».
Da quando si è diffusa la notizia dell’omicidio del dottor Tiller, i ricordi personali di persone che hanno fatto ricorso alle sue cure hanno cominciato ad apparire in rete. Un commentatore ha raccontato sul blog Balloon Juice la storia di come sua moglie avesse scoperto all’ottavo mese di gravidanza di essere incinta di due gemelli siamesi. «Non era tanto il fatto che fossero siamesi il problema, ma il modo in cui erano uniti: nel migliore dei casi solo uno di loro sarebbe sopravvissuto all’operazione di separazione, ed era più che probabile che avrebbe vissuto una vita breve e dolorosa, punteggiata da operazioni e trapianti». Marito e moglie avevano scelto di interrompere la gravidanza tanto attesa, invece di portare al mondo un bambino solo per farlo soffrire e morire. «L’incubo della nostra decisione e di quello che è seguito è stato reso sopportabile solo dal calore e dalla compassione del dottor Tiller e dei suoi bravi collaboratori». […]
Anche link a vecchie storie si stanno diffondendo sui media sociali e sui blog. Un articolo del 2001 pubblicato originariamente su Glamour racconta l’esperienza di Gloria Gonzalez, che aveva appreso che le gemelle di cui era incinta erano gravemente malate e stavano mettendo a repentaglio la sua stessa salute. «In quanto cristiana e in quanto donna sposata che voleva con tutte le forze avere un figlio, non avevo mai pensato granché all’aborto. Come molti altri, immaginavo che solo donne con gravidanze indesiderate vi facessero ricorso». Tuttavia, dopo aver consultato assieme al marito parecchi medici e il loro pastore, «capimmo cosa dovevamo fare. Lasciare che le bambine morissero da sole non era una scelta possibile, perché ritenevamo che stessero soffrendo e mettendo allo stesso tempo in pericolo la mia salute». Il sito web A Heartbreaking Choice, che raccoglie storie di donne che hanno scelto di interrompere una gravidanza voluta, ha una sezione dedicata a «Storie del Kansas», da parte di donne che hanno fatto il viaggio fino a Wichita dopo aver ricevuto diagnosi nefaste a gravidanza troppo inoltrata per ottenere aborti legali nei loro stati di origine. Da leggere tutto.

(Grazie a Norman per la segnalazione.)

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