Giu 30

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Giu 28

Nonostante le aspettative fossero a favore di un interesse generale nei confronti della “Giornata Mondiale del Rifugiato 2009″, i media nazionali hanno dimenticato di trattare la notizia per come essa meritava. Ciononostante le manifestazioni hanno interessato molta parte dell’Italia ed in particolare, con un giorno di anticipo, si è celebrata all’Università della Calabria, grazie alla volontà del movimento studentesco per i diritti umani DEStrutturante che ha organizzato un incontro-dibattito, con la giornalista Antonella Napoli, presidente dell’associazione Italians For Darfur ed autrice del libro-reportage “Volti e colori del Darfur” i cui diritti d’autore sono devoluti ad Emergency per la realizzazione dell’ospedale pediatrico di Nyala nella regione sudanese. La Giornata del Rifugiato avrebbe dovuto proseguire il giorno dopo (nella sua data ufficiale) a Cosenza, ma la coincidenza con il silenzio elettorale e la possibilità di azioni dimostrative, sebbene pacifiche, contro la politica governativa, hanno indotto gli uffici comunali a revocare l’autorizzazione concessa. Solo grazie all’immediata disponibilità, del direttore di un importante centro commerciale è stato possibile recuperare il pomeriggio di ieri, attraverso l’ospitalità di un banchetto del movimento per divulgare il volume di Antonella Napoli e far conoscere la protesta pacifica attuata dai Missionari Comboniani di Castelvolturno contro il pacchetto sicurezza approvato dal Governo, con la distribuzione dei permessi di soggiorno “In nome e in grazia di Dio”. «Il problema del Darfur- ha detto Antonella Napoli agli studenti dell’università calabrese- nasce anche dalla mancanza di interesse politico degli Stati civili. L’aver visto con i miei occhi la condizione dei rifugiati nei campi profughi, la luce negli occhi di quei bambini e la forza di quelle donne nonostante la maggior parte siano state vittime di stupri delle milizie dei janjaweed, mi hanno indotto a operare per quel popolo, insieme all’associazione che rappresento, portando l’interesse verso il Darfur sui media nazionali. Oggi solo il 16% degli italiani sa che in quella regione c’è una crisi scaturita da interessi economici e geopolitici e si continua a sostenere che tre milioni di rifugiati e trecentomila morti non identifichino un genocidio». “Volti e colori del Darfur”, la cui prefazione è di Monica Guerritore e contiene uno scritto di Suliman Hamed Ahmed, è un viaggio tra i rifugiati nei campi profughi del Darfur che attraverso le immagini esclusive ed i racconti di stupri e di bombardamenti diviene un reportage, realizzato ad Al Fasher, della regione del Sudan più dimenticata dal resto del mondo. «Volti, sguardi, preghiere inascoltate. La rabbia repressa e il dolore immane per una vita strappata, una dignità violata, una ferita aperta che il tempo non riesce a sanare. Tutto questo e molto di più è il Darfur -ci dice Antonella Napoli -la regione del Sudan dilaniata da un conflitto iniziato nel 2003 e che ha provocato, secondo stime Onu, tra i duecento e i trecentomila morti e costretto quasi tre milioni di persone a rifugiarsi nei campi profughi. A spingerle lontane dalle loro case sono la paura e la violenza dei janjaweed, i cosiddetti ‘diavoli a cavallo’, milizie armate arabe che hanno seminato il terrore tra le etnie africane. La crisi umanitaria in Darfur è considerata, a livello mondiale, la più grave degli ultimi decenni, eppure la percentuale di coloro che conoscono questo dramma è letteralmente imbarazzante ad iniziare da alcuni nostri politici che ancora credono che “darfur” sia la marca di una caramella.» Italians For Darfur Onlus è l’associazione per i diritti umani con sede a Roma, alla quale aderiscono giornalisti, artisti, educatori e operatori umanitari, e che grazie all’attività svolta attraverso due Global Day e un concerto al Parco della Musica ha indotto i maggiori telegiornali nazionali ad incrementare le notizie sul Darfur, che hanno da sempre trovato spazio ed attenzione su Articolo21. «La poca sensibilità dei media, e di conseguenza della società civile, nei confronti di questa tragedia è palese.- continua Antonella Napoli -Basti pensare che mentre si celebrava il sessantesimo anniversario della Dichiarazione universale dei diritti umani, nel Darfur meridionale venivano rapite e stuprate delle donne che si erano allontanate dal campo profughi di Kalma per raccogliere legna. Nessun organo di informazione ne ha dato notizia. Per dire ‘no’ a tutto questo, mobilitare l’opinione pubblica in favore del Darfur e per garantire una migliore qualità del servizio televisivo italiano e dei media in generale, è nata dapprima online, grazie a Mauro Annarumma, ‘Italians for Darfur’. Ecco perché è stato concepito questo volume, dopo un mio viaggio tra gli sfollati nei campi profughi e nelle periferie delle città del Darfur. Uomini, donne e bambini che nonostante una vita ai limiti della sopravvivenza hanno ancora qualche sprazzo di luce negli occhi. Ed è attraverso gli sguardi impressi nelle foto e le storie raccontate in questo libro che speriamo di riuscire a toccare nel profondo chi oggi ha tra le mani ‘Volti e colori del Darfur’ e contribuisce così a tenere accesa quella flebile luce, la luce della speranza.Occorre rinnovare il concetto di cooperazione sburocratizzando le procedure, vietando strumentalizzazioni sull’azione del “rifugiato” ed avviando una riforma per la gestione dei fondi spesso oggetto di mera ripartizione»

Giulia Fresca

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Giu 28

La notizia della morte di Michael Jackson ha sconvolto anche il popolo della rete e anche su YouTube la community esprime il proprio cordoglio attraverso migliaia di clip video in cui gli utenti raccontano di persona, o attraverso balli, il dolore per la scomparsa di quello che per molti è stato un idolo.


Ma l’attenzione del popolo della rete a Michael Jackson si manifesta anche in forme meno evidenti di addio, come i milioni di ricerche che da ieri si compiono sul motore non solo per raccogliere informazioni sulla morte della pop star ma anche per ripercorrere la storia della sua carriera attraverso i testi dei più importanti successi: Thriller, Man in the Mirror, Billie Jean e Childhood.

Scritto da: Alessio Cimmino, Corporate Communications & Public Affairs Manager, Google Italy


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Giu 28

Eravamo stati, qualche giorno fa, facili profeti nel pronosticare un ricorso da parte degli integralisti alla carta della sicurezza di fronte all’imminente prospettiva del via libera alla pillola abortiva: un’ora e venti minuti dopo la pubblicazione del post su Bioetica, le agenzie rilanciavano le dichiarazioni del sottosegretario Roccella su un dossier della Exelgyn (la casa produttrice della RU-486) che riportava una serie di decessi seguiti all’assunzione di mifepristone, il principio attivo alla base della pillola abortiva. Poco dopo un’altra agenzia citava un documento redatto da Assuntina Morresi, consulente della Roccella, che – trasgredendo a quanto pare un accordo di riservatezza stipulato con la Exelgyn – scriveva fra l’altro:
Dal 28 dicembre 1988 al 28 febbraio 2009 sono riportati 29 decessi a seguito di mifepristone. Non è possibile calcolare il numero dei pazienti esposti, perché le dosi utilizzate per le diverse indicazioni sono variabili. Dodici decessi sono a seguito di ‘uso compassionevole’ e diciassette a seguito di aborto medico, confermando tutte le segnalazioni risultate dalle inchieste giornalistiche, ed aumentandone il numero. Come valutare queste «rivelazioni», in particolare per quanto riguarda l’unica informazione autenticamente nuova, cioè quella sui dodici morti in seguito all’uso compassionevole del farmaco?
Cominciamo col dire che quasi nessuno dei 29 decessi è al momento attribuibile con certezza all’effetto del mifepristone. In alcuni casi il rapporto causale è molto probabile; in altri si tratterà verosimilmente di una concomitanza casuale di eventi, in cui solo la tendenza a cadere nella vecchia fallacia del post hoc, ergo propter hoc potrebbe far scorgere qualcosa di più sostanziale. Notiamo in particolare che con «uso compassionevole» di un farmaco si intende l’uso off label – cioè al di fuori degli impieghi approvati ufficialmente – in casi in cui non sono disponibili altri trattamenti; e in effetti il mifepristone è stato sperimentato fra l’altro nel trattamento di alcuni tipi di cancro. Sembra intuitivo che in questi casi la mortalità spontanea sia abbastanza elevata, e che il decesso possa dunque verificarsi in casuale concomitanza con l’assunzione di un farmaco.
Una seconda osservazione riguarda il tentativo più o meno velato di implicare che se i casi mortali noti sono raddoppiati allora è raddoppiata anche la mortalità. Ora, in questi casi la mortalità non va misurata in valori assoluti ma bensì in percentuale: un farmaco che causa 30 morti su 30 somministrazioni è un potente veleno, mentre uno che ne causa 30 su 30 milioni è un prodotto molto sicuro (il rischio zero, ahimè, non esiste). Allora, se vogliamo conteggiare i morti per uso compassionevole assieme agli altri, dovremo anche sommare i trattamenti totali per uso compassionevole a quelli per aborto; ma da questo segue (è algebra elementare) che, a meno che i trattamenti per uso compassionevole non siano in numero molto minore degli altri, la mortalità non raddoppia, neppure approssimativamente; in effetti, se i trattamenti per uso compassionevole fossero più numerosi degli altri (cosa, va ammesso, molto improbabile), la mortalità totale sarebbe diminuita!
Ma in fondo – e veniamo alla terza, fondamentale osservazione – questi discorsi sono oziosi. I rischi di un farmaco sono sempre collegati a una molteplicità di fattori: età e condizioni di salute del paziente, altre patologie presenti, predisposizioni genetiche, modalità di assunzione, dose, interazioni con altri farmaci, etc. etc. Per questo motivo, sommare il rischio della somministrazione del mifepristone a giovani donne sane al rischio della somministrazione a pazienti terminali equivale alla proverbiale somma di mele e arance – e mi scuso se il paragone può apparire irrispettoso per le vittime. Se i rischi per patologie differenti fossero comparabili, ne seguirebbe la conclusione assurda che di ogni farmaco che si fosse dimostrato sicuro per una patologia si potrebbe approvare l’uso off label per qualsiasi altra patologia e per qualsiasi altra classe di pazienti senza bisogno di testarne daccapo la sicurezza. Eppure Morresi & Co., quando pensano che faccia loro comodo, dimostrano di conoscere la distinzione fra i rischi connessi a usi differenti di uno stesso farmaco: sempre a proposito dell’aborto farmacologico, si odono spesso le loro alte strida perché il Cytotec, la prostaglandina che serve a espellere l’embrione dopo l’assunzione del mifepristone, è ufficialmente registrato solo come gastroprotettore, non come abortivo.
Se non sapessimo nulla dei rischi dell’uso del mifepristone come abortivo, allora i rischi legati al suo uso in campi diversi potrebbero forse servire da prima, grossolana indicazione; ma non è questo il caso. In Francia, per dirne una, il mifepristone è usato dal 1988 nell’aborto medico. Dal 1992, da quando cioè viene usato in associazione con misoprostol (cioè Cytotec) o gemeprost (un’altra prostaglandina), perlopiù secondo il protocollo che verrà usato anche in Italia, i trattamenti effettuati sono stati più di un milione; su questi, il numero di vittime è stato esattamente pari a zero. Zero. Ma di questo gli integralisti non amano parlare…

fonte: bioetiche.blogspot.com » Vai al post originale

Sep 03

Questo piccolo isolotto del Lago di Bolsena è ciò che resta, come quello bisentino, del cono eruttivo del vulcano sottostante l'attuale lago. Esso dista appena un chilometro dalla costa del lago ed è incredibilmente diverso dal compagno. I suoi dieci ettari ospitano una comunità vegetale pressochè integra e apparentemente molto più selvatica, quasi tropicale. Le sponde sono popolate da numerose colonie di uccelli acquatici e al di fuori delle specie vegetali ed animali l'isola non è attualmente popolata.
Sicuramente visitato dagli etruschi, forse anche dai romani, l'isola è storicamente famosa per la detenzione di due incredibili donne: Cristina, martire e patrona di Bolsena, fu relegata sull'isola da papa Urbano IV affinchè rinnegasse la sua forte fede cristiana; Amalasunta, regina degli Ostrogoti, dal carattere deciso e diplomatico si inimicò i Goti e tramite un complotto di questi col famigliare Teodato fu dapprima imprigionata nell'isola e quindi uccisa nel 535 d.C.
L'isola ha storicamente attratto l'attenzione sia dei nativi dei borghi limitrofi (a questa epoca risale la chiesa di S. Stefano del IX sec.) dei Viterbesi, dei signori di Bisenzio e del papato. Sotto la chiesa l'isola ha vissuto il periodo di massimo splendore. A partire dal XVII secolo, sotto il ducato di Castro l'isola fu progressivamente abbandonata, le strutture smantellate ed i materiali riutilizzati per la costruzione di Marta. Attualmente l'isola vi è una residenza Privata e non è visitabile.

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Giu 26

Sarà che ti piove sulla testa un tormento che dio lo manda e non hai riparo e te lo becchi tutto addosso, e allora comincia la fatica di andare per le strade con i vestiti fradici di quel tormento lì che la gente ti guarda con occhi torvi, perché non lo capisce proprio niente quel travaglio. La gente non li capisce proprio quei vestiti pesanti di pioggia tormentosa e dice ma perché non se li toglie e si dà una regolata.

Echi tondelliani nel bel romanzo di Francesca Bonafini, Mangiacuore (ed. Fernandel, 2008) opera prima che si legge tutta d’un fiato. Scrittura curatissima nella scelta lessicale, nel ritmo della prosa, nella resa sonora.

in cielo i nuvoli son grandi vele
bianche, velieri. Io voglio per mare
un fondo di bottiglia e davvero
esitare a scrivere, non vere
le parole han bisogno di severe
prigioni dove snebbiare; più terse
allora seguiranno il verso giusto,
più vere eviteranno le maldestre
oasi d’ambiguità che son rare
ai deserti e frequentissime dove
il deserto è la folla delli errori,
e degli uomini incerti qui nei mari
d’assenza e di dolore. Come fiori
di mandorlo e di pesco le parole.

I begli occhi del ladro, (ed. Il ponte del sale, 2004) la raccolta (incompleta) delle poesie e delle prose di Beppe Salvia.

Tutto quello che c’è di medio è aumentato, dicono contenti. E quelli che lo negano propongono però anche loro di fare aumentare, e non a chiacchiere, le medie; il prelievo fiscale medio, la scuola media e i ceti medi. Faranno insorgere bisogni mai sentiti prima. Chi non ha l’automobile l’avrà, e poi ne daremo due per famiglia, e poi una a testa, daremo anche un televisore a ciascuno, due televisori, due frigoriferi, due lavatrici automatiche, tre apparecchi radio, il rasoio elettrico, la bilancia da bagno, l’asciugacapelli, il bidet e l’acqua calda. A tutti. Purché tutti lavorino, purché siano pronti a scarpinare, a fare polvere, a pestarsi i piedi, a tafanarsi l’un con l’altro dalla mattina alla sera.
Io mi oppongo.

La vita agra, il capolavoro di Luciano Bianciardi (ed. Bompiani, 1995)

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Giu 26

Riceviamo da Suliman Hamed Ahmed, rappresentante dei rifugiati del Darfur in Italia, la tragica testimonianza dell’associazione Khartoum University Student Union, circa il pestaggio di alcuni studenti originari del Darfur.
All’approssimarsi degli esami finali dell’anno accademico, molestie e minacce persistono a danno degli studenti del Darfur nella capitale sudanese, ma nonostante tutto essi continuano nel tentativo di concludere il loro percorso formativo.

Il movimento italiano per il Darfur esprime forte rammarico per le violenze di stampo razzista perpetuate a giovanissimi studenti dell’Università di Khartoum e chiede alle organizzazioni per i diritti umani in loco e alle Nazioni Unite di intervenire e di indagare sui casi di pestaggi,tortura e molestie denunciati.

Alla vigilia di Mercoledì 10 giugno 2009, in occasione della decima notte un gruppo di studenti del Congresso Nazionale hanno assalito gli studenti del Darfur con coltelli e lame, ferendo 32 studenti che sono stati trasportati in un ospedale dopo alcune ore. Circa 300 studenti tra cui donne che indossavano l’Abayat, il velo tradizionale, hanno picchiato gli studenti e li hanno espulsi dal campus spingendoli per la strada fino a quando gli studenti sono stati costretti a dormire all’esterno, con un aumento del numero di feriti e dei furti. Il Giovedi mattina alle ore 10 gli studenti sono stati aggrediti nuovamente, portando il numero dei feriti a 19, così come gli arresti arbitrari di studenti del Darfur saliti a 11; 16 studenti sono ancora dispersi. Attualmente, va rilevato che vi sono 4 studenti gravemente feriti.

Questi i nomi degli studenti darfuri feriti nel corso dell’aggressione all’università:

1 Abdel-Rahman, Wendy: quattro denti rotti
2 Zizip Adam Balsaik Miniere: picchiato su reni, testa e schiena
3 Sadia Idriss Balsaik: colpito in testa, ha subito un intervento chirurgico a Balbnj
4 Chadia Harun: lesioni su tutto il corpo, in gravi condizioni
5 Euro-Amer: ferite gravi in tutto il corpo
6 Huwaida Dawod: ferito alla schiena, glutei, mani e testa
7 Mohammad Thuraya: colpito alla mano, quasi paralizzato
8 Mahmoud: gravi lesioni in tutto il corpo
9 Bekheit: lesioni alla schiena, glutei e mani
10 Adam: lesioni alla schiena, mani e testa
11 Salomone: colpito in tutto il corpo
12 Abdel-Rahman Balsaik: colpito alla testa e arrestato
13 Abdel-Karim: colpito all’addome e gambe, arrestato
14 Sajida Mose: colpito all’addome e gambe, arrestato
15 Samira Ahmed Mekki: colpito 15 volte all’ addome e alle gambe e petto, arrestato
16 Susan 17 anni fino ad oggi in gravi condizioni
18 Salwa Mubarak Balsaik: picchiato su tutto il corpo
19 Noor Mansour Balsaik picchiato sul collo
e Mohamed Gomaa, 20 anni, in condizioni critiche

Anche le stanze degli studenti sono state saccheggiate e i beni dei ragazzi trafugati (almeno 15 stanze).Firma l’appello on-line di Italians for Darfur!
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Giu 26


image © 2009 - Gianluca Costantini
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Giu 26

Altre interessanti statistiche su Panorama

Davide Casati, Corriere.

Chi ha visto quanto accaduto qui, in un’officina all’ombra di una chiesa, lo definisce un linciaggio. Un linciaggio iniziato con le parole «Tornatene al tuo Paese»: perché la vittima, Ibrahim Ghazy, cuoco 64enne e padre della 22enne scrittrice Randa Ghazy, in Italia da oltre vent’anni, è di origini egiziane. Un linciaggio del quale ora si stanno occupando i carabinieri della stazione di Limbiate e compiuto, a causa della lite per un parcheggio, da tre generazioni di una stessa famiglia – dai nonni al nipote 17enne. Ibrahim Ghazy è finito all’ospedale di Garbagnate Milanese con due costole fratturate, una vertebra scheggiata e una prognosi di almeno 45 giorni («ma dovrà stare a riposo almeno tre mesi”» dicono i medici). Una certezza: «Quella che mi ha colpito è una rabbia razzista. Un odio a sangue».

Tutto è cominciato lo scorso venerdì, quando Ghazy ha portato la sua auto a riparare all’officina di via San Bernardo 4, a Limbiate. Aveva appena parcheggiato di fronte al cancello dell’autofficina quando si è trovato di fronte un residente nelle vicinanze, Roberto Genovesi. «Mi ha detto che non potevo posteggiare lì - racconta Ghazy dal letto d’ospedale - nonostante sia una strada pubblica, di fianco a una piazza pubblica». Peraltro, la casa di Roberto Genovesi non è accanto all’officina, ma almeno una ventina di metri più in là. «Mi ha tirato un pugno, ma ho lasciato correre. Avevo di fronte una giornata piena di lavoro, c’era da cuocere il pesce, in pizzeria. E ho pensato: se mi metto a litigare ora, non combino niente».

Quanto accaduto, però, non era che il preambolo di quanto sarebbe accaduto il lunedì successivo. «Erano le cinque, avevo appena chiuso l’officina», ricorda il titolare, Paolo Genovesi (cugino dell’uomo che aveva iniziato la lite, ma i due non hanno rapporti da anni). Ghazy è arrivato in auto con un parente per recuperare la sua macchina. È entrato nel garage, e una volta uscito ha trovato Roberto Genovesi ad aspettarlo con tutta la famiglia: padre, madre, moglie e figlio. «Scattavano foto alla macchina dove c’era il mio parente. Quando sono arrivato, la signora più anziana, che per camminare usa un bastone, ha iniziato a usarlo per picchiarmi. “Tornatene al tuo Paese”, urlava. Le ho risposto: “Signora, sono italiano come lei”. Quando ho chiesto che cosa ci fosse da fotografare, ho ricevuto un altro pugno. E a quel punto ho capito che erano lì per farmi del male. E ho tirato un pugno anch’io». Un pugno che ha rotto il setto nasale del Genovesi – che, in attesa di rilasciare dichiarazioni ufficiali, tiene però a smentire «per intero» le dichiarazioni di Ghazy.

A quel punto è scattata la furia dei cinque membri della famiglia Genovesi. «Ho visto Ghazy rientrare di corsa nell’officina, inseguito da tutte quelle persone - ricorda il meccanico . Ha tentato di afferrare un attrezzo per difendersi, ma è stato colpito con un bastone alla schiena. E quando era a terra, contro il muro, è stato colpito di continuo, a calci. Finché non è rimasto immobile». Mentre lo picchiavano, la madre del signor Genovesi – ben oltre i 70 anni – è andata dal titolare dell’officina, urlandogli: «Ma che gente porti qui…?». «Ero senza parole: tutto è accaduto in pochissimi secondi», spiega il meccanico, ancora incredulo. «Un linciaggio, ecco cos’è stato. Una violenza simile l’ho vista solo in tv, solo nei film. E per di più contro un uomo come Ibrahim, sempre gentile, sempre a modo: uno che non alza mai la voce, figurarsi le mani. Ma sono sicuro che a scatenare la rabbia c’è stato il fatto che fosse egiziano». Non si tratta del primo gesto ostile della famiglia. C’erano state dispute territoriali, persino l’incendio di un pezzo di terreno. Sono convinti che quella strada, quel pezzo di terra, sia cosa loro.

Senza parole è pure Randa Ghazy, 22 anni, figlia di Ibrahim e autrice di tre libri, l’ultimo dei quali – «Oggi forse non ammazzo nessuno. Storie minime di una giovane musulmana stranamente non terrorista» (Fabbri editrice) – è un romanzo dedicato alle difficoltà di integrazione degli immigrati di seconda generazione. «Un accanimento del genere lascia scioccati. Mio padre è una persona onesta e pacifica, rigorosa nel rispettare i diritti degli altri, non si meritava una cosa del genere, e oltre al dolore fisico ora si porta dietro un senso di offesa e umiliazione. La nostra identità non cambia, siamo sempre italiani. È la fiducia nei confronti degli altri ad essere profondamente danneggiata. Ora spero che la giustizia faccia il suo corso e punisca severamente questa ferocia. Altrimenti lo sconforto e il senso di ingiustizia minano gravemente le persone che la subiscono e la loro fiducia e il loro amore per il Paese in cui hanno scelto di vivere».

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Giu 26

L’imam Khounati, presidente dell’Unione Musulmani in Italia, ha deciso di adire le vie legali contro l’on. Souad Sbai. Lo sta annunciando in questo istante.

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Giu 26

Eluana, scagionato il neurologo Defanti: nessuna violazione deontologica, 22 giugno 2009, AdnKronos.
La decisione dell’Ordine dei medici: archiviato il 21 maggio il fascicolo che riguardava il neurologo dell’Englaro, la ragazza morta dopo 17 anni di coma. Secondo il collegio giudicante di Bergamo non c’erano sufficienti elementi per procedere

“Non si è aperto un procedimento disciplinare - precisa - perché il collegio giudicante, composto da 15 camici bianchi, ha ritenuto che non ci fossero elementi sufficienti”. Ma Pozzi non può fornire altri dettagli. “In un procedimento disciplinare vero e proprio - spiega Pozzi - c’è il diritto, di chi ne ha interesse, a conoscere le motivazioni. Nell’archiviazione, invece, solo il diretto interessato può chiedere di conoscere la documentazione”.

Pozzi spera che ora si plachino le polemiche su un caso che “ha fatto prevalere, nei sostenitori dell’uno e dell’altro schieramento toni violenti e aggressivi, non raggiunti nemmeno dalle tifoserie del calcio più estremo”.

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Giu 24

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Giu 24


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Giu 24

La popolazione italiana ha raggiunto quota 60 milioni 45 mila 68 individui. Dal 2002 al 2008 gli individui residenti in Italia hanno superato la soglia dei 60 milioni di abitanti, esattamente cinquanta anni dopo il superamento dei 50 milioni di abitanti, avvenuto nel 1959. Lo evidenzia l’ultimo bilancio demografico diffuso dall’Istat, che registra come la cifra sia dovuta all’apporto degli immigrati. La popolazione di cittadinanza italiana, infatti, è diminuita di 400 mila unità, mentre quella straniera è aumentata di 2 milioni e 720 mila unità. Aumenta in Italia la percentuale di cittadini stranieri residenti che secondo l’Istat è pari al 6,5%. Nel 40,3% dei comuni italiani la popolazione è cresciuta grazie agli immigrati, che con il loro arrivo hanno compensato anche la diminuzione delle nascite e l’invecchiamento della popolazione. Nelle Regioni del Nord, due bambini su dieci, nati nel 2008 (il 19% del totale), sono figli di cittadini stranieri. (Repubblica)

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Giu 24


…mancava lo “scopino”

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Giu 24

I sistemi di digitalizzazione consentono oggi nuove modalità per interagire con i contenuti dei libri, impossibili con le sole versioni cartacee. Per migliorare ulteriormente l’esperienza d’uso dei contenuti presenti su Google Libri, abbiamo introdotto una nuova interfaccia utente.
Queste le principali novità introdotte:

  1. Funzione link. Un’opzione della barra degli strumenti che consente di incorporare un’anteprima del libro in qualsiasi sito web. Gli utenti possono inoltre scegliere di inserire un link dell’URL inviabile agli amici tramite email, in modo da consentire loro di accedere allo stesso libro e alla stessa pagina su Google Libri.
  2. Ricerca migliorata all’interno del libro. Abbiamo semplificato l’individuazione delle sezioni del libro ricercate mostrando frammenti delle pagine che riportano il termine cercato. Oltre all’ordine delle pagine nel libro o nella rivista, è ora disponibile la funzione di ordinamento dei risultati della ricerca in base alla pertinenza.
  3. Visualizzazione miniatura. fai clic sul pulsante di visualizzazione della miniatura per visualizzare una panoramica di tutte le pagine del libro o della rivista.
  4. Menu a discesa dei contenuti. consente di passare rapidamente a qualsiasi capitolo del libro.
  5. Modalità testo normale: fai clic sul pulsante “Testo normale” sulla barra degli strumenti per visualizzare la versione HTML del testo del libro.
  6. Pulsante di sfogliamento delle pagine e animazione: oltre a scorrere il libro, ora è possibile fare clic sul pulsante di sfogliamento delle pagine in fondo alla pagina. Quando si gira una pagina, una linea animata si muoverà per semplificare il monitoraggio della propria posizione nel testo.
  7. Pagina Panoramica del libro migliorata. Nella pagina Panoramica è disponibile una serie di informazioni utili sul libro, inclusi riepiloghi, revisioni, valutazioni, libri correlati, frasi e parole chiave, riferimenti provenienti dal Web, luoghi citati nel libro, informazioni sull’editore e così via.

Speriamo che questi miglioramenti nell’interfaccia di Google Libri siano apprezzati dagli utenti. Come sempre, attendiamo i vostri commenti. Buona lettura!

Scritto da: Simona Panseri, Corporate Communications & Public Affairs Manager


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Giu 24

Ciao a tutti, eccoci all’appuntamento mensile, per tenervi aggiornati sugli argomenti discussi all’interno del Forum di assistenza Google AdWords. Tra le novità ci sono ben tre video, realizzati per aiutare i nostri inserzionisti ad ottenere maggiori informazioni sui seguenti argomenti:

  1. Monitoraggio del rendimento degli annunci
  2. Formati degli annunci
  3. Introduzione alla rete di contenuti di Google

Se siete interessati, i video sono disponibili anche all’interno della sezione “Novità ed eventi” del nostro forum.

Salutandovi, vi invitiamo nuovamente a visitare il nostro Forum, dove potrete sempre trovare nuove risorse, risposte alle nostre domande e strumenti per porne di nuove! Al mese prossimo!

Scritto da: Il Team di Google AdWords


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Giu 22

Uomo avvisato, mezzo salvato. Ci ha provato, molto gentilmente, un appassionato lettore di questo blog: “se conosci bene come sono fatti gli Italiani, sai che non puoi ottenere nulla di buono mettendoti contro la sacra nazionale di calcio”. Eppure basta leggere i titoli apparsi su questo blog in occasione delle varie partite disputate dagli Azzurri, per capire che non ce la faccio a trattenermi. “Dietro il nuovo colosseo” e “Una vittoria meritata?” erano i miei primi - contestatissimi - interventi contro la nazionale italiana, per altro in occasione dei Mondiali. Seguirono “Forza Romania, Abbasso gli Azzurri“, in occasione della partita Italia-Romania, “Vive la France, Abbasso gli Azzurri” in occasione della partita successiva e “¡Que Viva España!” in occasione della sconfitta per mano spagnola.

Apparentemente, è difficile spiegare ai lettori questa mia particolare avversione alla nazionale italiana dal momento che del calcio non me ne frega assolutamente nulla. L’ho anche scritto: il calcio non mi piace, non lo seguo, non tifo nessuna squadra. Le partite non le guardo, ancora meno quelle “importanti”. Per quanto mi riguarda, è la versione moderna del Circo Massimo, del Colosseo. Al posto delle belve e degli schiavi, ci sono undici semi-analfabeti profumatamente pagati che prendono a calci un pallone. Pedine che fanno da paravento ad un impero occulto di diritti televisivi, di mercato pubblicitario, di sponsor, di tangenti, di sporcizia. E il popolo bue si eccita, si surriscalda, si scatena per gli “eroi”: davanti a birre e pizze, tanto per stare in linea.

Ma è altrettanto vero che dietro quell’impero si nascondono interessi politici tutt’altro che marginali. Basti pensare che il Presidente del Consiglio, proprietario di un’importante squadra, ha imputato il significativo calo di consensi elettorali alle ultime Europee anche alla vendita di un singolo giocatore. I voti di alcune curve, gran parte delle quali sono di estrema destra, sono decisivi in alcune elezioni. Per di più c’è un particolarissimo rapporto, tutto italiano, tra calcio e i temi legati all’immigrazione. E non sono io a tirare fuori quello che, in altri paesi, sarebbe un improbabile nesso.

Basti ricordare l’uscita di Calderoli che commentò la vittoria degli Azzurri definendo «Quella di Berlino è una vittoria della nostra identità, dove una squadra che ha schierato lombardi, campani, veneti o calabresi, ha vinto contro una squadra che ha perso, immolando per il risultato la propria identità, schierando negri, islamici e comunisti». O il clima che ha circondato la partita Italia-Romania, talmente avvelenato al punto da costringere i leader della comunità rumena a chiedere ai tifosi romeni di non scendere per strada per festeggiare in caso vincesse la loro squadra del cuore. O i feroci inseguimenti di cittadini spagnoli per le strade di Milano dopo la vittoria della loro squadra, nell’assoluta indifferenza della polizia italiana.

Ecco, basta ricordare tutto questo per gioire della vittoria della squadra egiziana contro le “mummie italiane” e augurarsi, con tutto il cuore, che siano inseguiti anche stasera dalla Maledizione dei Faraoni.

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Giu 22

L’assistente di Souad Sbai, parlamentare marocchina del PDL, si è affannato nelle ultime ore per mandare alle redazioni di mezzo mondo un “comunicato” riguardante l’erigenda moschea di Torino in cui si afferma:

Recentemente è uscito un significativo articolo apparso su Assabah, quotidiano marocchino del calibro del Corriere della Sera, in cui, secondo fonti attendibili, la Direzione generale per gli studi e documentazioni (intelligence marocchina) ha svolto indagini sulla somma di due milioni di euro trasferiti dal Marocco sul conto personale di un appartenente all’associazione islamica in Italia, UMI, Unione Musulmani in Italia, che era vicepresidente con l’imam Bouchta espluso dall’Italia per terrorismo. Il quotidiano prosegue dicendo che “l’associazione ha ricevuto la somma da ignoti in Marocco, acquisendo poi la sede di una società italiana a Torino per costruirci una moschea ed un centro culturale islamico”. Inoltre “l’intelligence marocchina era al corrente del trasferimento e appare strano che sia stata avviata un’ulteriore indagine, dal momento che le informazioni che riguardano la comunità marocchina e le sue moschee arrivano tempestivamente al direttore generale dell’intelligence marocchina”. Il fatto che i servizi segreti marocchini si siano mossi in tal senso, negando un coinvolgimento del Governo di Rabat in tale operazione, pone la comunità marocchina in Italia in una posizione di forte preoccupazione e la spinge a voler sapere che fine abbiano fatto questi soldi e chi sia l’ignoto finanziatore. Tra l’altro sia la Consulta islamica, sia la Moschea di Roma non solo non sanno niente, ma si sentono in forte disagio per una delicata situazione che non trova risposte certe e li preoccupa. Per maggiori dettagli allego di seguito il testo comparso su Assabah.

S. N. Assistente On. Sbai

Da bravo blogger non sono riuscito a resistere alla tentazione di anticiparvi lo sputtanamento di questi patetici tentativi di deligittimazione (le cavolate sono sottolineate) cosi come apparirà domani sulla stampa tradizionale. Speriamo che questo serva da lezione: che lo si voglia o no, la moschea si farà. Tiè.

(cliccare sull’immagine per ingrandire)

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Giu 22


collezione di ” Escort “

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Giu 20

High resolution version of this image, forprinting purposes, available www.gianlucacostantini.com/download/playboy+silvio+berlus…

www.gianlucacostantini.com

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