Lug 30

In riposo fino a settembre. Ringrazio Gianpaolo Palombella per l’idea e il lay-out.

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Lug 30

Gli scontri in atto tra insorti locali e truppe governative nel Darfur, che da circa quattro anni funestano le regioni occidentali del Paese, hanno causato un ingente numero di sfollati. Trattandosi, tuttavia, di aree caratterizzate da estreme povertà e arretratezza, la crisi non ha inciso in modo determinante sull’importante crescita economica registrata dall’economia sudanese negli ultimi anni. Resta fermo, ovviamente, che allorché sarà trovata una soluzione ai problemi del Darfur, obiettivo per il quale la comunità internazionale è fortemente impegnata, le prospettive economiche in Sudan potranno registrare un ulteriore miglioramento.”
pdl 2252 (27/2/09)

Secondo il nuovo rapporto ICE del 2008, “dall’analisi dei dati dell’interscambio gennaio-dicembre 2008 [tra Italia e Sudan, ndr] rispetto allo stesso periodo del 2007 si registra una netta crescita delle nostre esportazioni pari al 52% (da 169,9 a 258,2 milioni di euro)”.
Abbiamo più volte videnziato nel blog di Italians for Darfur (leggi Bashir a Roma 2007, APS, rapporto ICE 2007) come gli interessi economici tra il nostro Paese e il Sudan siano stati sempre considerevoli.
Simone Aversano, fondatore e animatore del blog “Il fresco profumo di libertà’, ci segnala inoltre il progetto di legge n° 2252, assegnato alla III Commissione Affari esteri il 16 marzo 2009, che intende ratificare l’ “Accordo tra il Governo della Repubblica italiana ed il Governo della Repubblica del Sudan sulla promozione e reciproca protezione degli investimenti, con Protocollo, fatto a Khartoum il 19 novembre 2005″, con l’obiettivo di agevolare e incentivare gli scambi commerciali tra i due Paesi. Viste le finalità, il disegno di legge non fa menzione della portata umanitaria del conflitto in Darfur, limitandosi a valutarne l’ impatto sullo sviluppo del Sudan e sulla qualità dei possibili rapporti bilaterali di natura economica Italia-Sudan.

Una scelta in linea con il purismo tecnico del ddl, ma che mette in luce, nella sua disarmante asetticità, la fredda e spietata logica del mercato dinanzi a catastrofi umanitarie come quella del Darfur.

Approfondisci: leggi il rapporto ICE 2008 sul Sudan

Firma l’appello on-line di Italians for Darfur!
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Lug 30

E’ un Calderoli davvero inedito, quello che si è espresso ieri sulle pagine de La Repubblica. Leggere per credere: “Anch’io un tempo ero interventista. Poi ho fatto il mea culpa. Interroghiamoci: è migliorata la situazione in Afghanistan? Io sono arrivato alla conclusione che c’è una sfasatura temporale”. In che senso? “I tempi dell’emancipazione sono diversi. Non ce la fai a costruire la democrazia, il contesto culturale e storico è diverso dal nostro”. Anzi, “la testa alla gente non la cambi con il voto. E poi è la strada giusta? E’ una riflessione di pancia che il paese fa. E in Iraq è stato utile abbattere Saddam? Non era democratico, ma di equilibrio. Forse occorreva un passaggio più graduale, aiutare l’Iraq a liberarsi di Saddam”. Roba da comunisti trinariciuti.

Come se nom bastasse, Calderoli rincara la dose: “Io mi sono convinto che a foraggiare il terrorismo sono altri, paesi più tranquilli e con le risorse”. Allude forse all’Arabia Saudita? “Non faccio casi, altrimenti succede un guaio (uno impara con l’esperienza… ndr). Ma è più facile sostenere i terroristi per un paese con il petrolio. L’Afghanistan mi sembra come la Somalia, dove siamo andati e poi siamo scappati. E anche lì, vogliamo dirlo che senza le armi dell’occidente sarebbe diverso?”. Ma dai…Anche Calderoli dà la colpa all’Occidente nella migliore tradizione stalinista? “Mi arrabbio quando penso ai tanti casini che abbiamo creato in passato. E all’ipocrisia dell’occidente. Che guerre farebbero senza le nostre armi?”

Quella di Calderoli è una conversione o un miracolo? Propendo per la seconda ipotesi, anche se trattasi di miracolo graduale. A inizio legislatura, per esempio, fece un’affermazione da Guinness. Ha espresso il “più profondo rispetto per tutte le civiltà” dicendosi “convinto che il dialogo con quella islamica sia un tema imprescindibile dei nostri tempi”. Non so se ci siamo capiti: non solo ha affermato di credere nel dialogo con il mondo islamico, ma l’ha persino accreditato come Civiltà. Affermazione che farebbe venire la pella d’oca alla maggior parte dei suoi elettori, ammesso che abbiano capito il sottinteso. Viene da chiedersi quale Elisir di buonsenso abbia assunto il Ministro, per mettere da parte le magliette controverse e le Maialiadi.

Le malelingue vociferano di una miracolosa cura libica. Una bevanda a base di datteri e latte di cammella. A regalarne una confezione al Ministro sarebbe stato Saif Al Islam, figlio del Fratello Colonnello Muammar Al Gheddafi (che a inizio legislatura ha parlato di «ripercussioni catastrofiche nelle relazioni tra l’Italia e la Libia» qualora l’esponente leghista entrasse nel nuovo governo») e Abdul Alim al Abyat (Lega Araba) (che all’epoca avveva affermato che «se veramente un personaggio di questo tipo diventasse ministro, personalmente penso che ci potrebbero essere problemi nei rapporti con il vostro Paese»). Calderoli è diventato comunque Ministro. Ma un Ministro che fa le affermazioni sopra riportate l’avrei votato persino io. Speriamo che duri.

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Lug 30

superenalottoIl superenalotto italiano sta abbattendo tutti i record del gioco, adesso il jackpot ha superato i 100 milioni di euro e questo ha generato un aumento delle giocate anche da parte di chi non ci ha mai giocato, insomma sognare è lecito. Puntare uno o due euro per poter sperare di portare a casa il malloppo è il sogno che ogni italiano fa, ma ci sono anche dei stranieri in vacanza che provano a fare qualche puntatina. Premesso che 100 mln di euro sono una cifra esorbitante, ci vorrebbero dei mesi per poter realizzare che il proprio conto in banca ha raggiunto una cifra pazzesca, non riusciremmo a dormire con tutti i pensieri su che cosa comprare.
Io sono tra quelli che giocano la schedina da 1 euro, non serve spendere tanti soldi in quanto la possibilità di fare un 6 sono ben 622.614.630, se uno volesse sfruttare tutte le combinazioni possibili spendendo 0,50 euro a combinazione, spenderebbe ben 311.307.315 euro, quindi mi affido unicamente alla fortuna.

In ogni modo se la dea bendata decidesse di scegliere me, saprei cosa fare all’inizio: continuerei a lavorare per 6-8 mesi poi mi licenzierei, mi sarei comprato una bella villa semplice, una casa al mare, una casa in montagna, 2 macchine nuove tipo SUV, qualche volta potrei noleggiare una Ferrari o una Lamborghini per una settimana, andrei in vacanza un pò ovunque, investirei nel mercato della ristorazione e nel mercato immobiliare e poi con calma valuterei altre possibilità, senza alcuna fretta!

Voi cosa avreste fatto? come me, giusto?

Superenalotto: ecco cosa puoi comprare con 100 milioni di euro

Via yahoo

fonte: www.trading-italia.biz » Vai al post originale

Mar 11

Questo piccolo isolotto del Lago di Bolsena è ciò che resta, come quello bisentino, del cono eruttivo del vulcano sottostante l'attuale lago. Esso dista appena un chilometro dalla costa del lago ed è incredibilmente diverso dal compagno. I suoi dieci ettari ospitano una comunità vegetale pressochè integra e apparentemente molto più selvatica, quasi tropicale. Le sponde sono popolate da numerose colonie di uccelli acquatici e al di fuori delle specie vegetali ed animali l'isola non è attualmente popolata.
Sicuramente visitato dagli etruschi, forse anche dai romani, l'isola è storicamente famosa per la detenzione di due incredibili donne: Cristina, martire e patrona di Bolsena, fu relegata sull'isola da papa Urbano IV affinchè rinnegasse la sua forte fede cristiana; Amalasunta, regina degli Ostrogoti, dal carattere deciso e diplomatico si inimicò i Goti e tramite un complotto di questi col famigliare Teodato fu dapprima imprigionata nell'isola e quindi uccisa nel 535 d.C.
L'isola ha storicamente attratto l'attenzione sia dei nativi dei borghi limitrofi (a questa epoca risale la chiesa di S. Stefano del IX sec.) dei Viterbesi, dei signori di Bisenzio e del papato. Sotto la chiesa l'isola ha vissuto il periodo di massimo splendore. A partire dal XVII secolo, sotto il ducato di Castro l'isola fu progressivamente abbandonata, le strutture smantellate ed i materiali riutilizzati per la costruzione di Marta. Attualmente l'isola vi è una residenza Privata e non è visitabile.

fonte: www.lago-di-bolsena.biz » vai al post originale »

Lug 30

Ciao a tutti! E’ con molto piacere che annunciamo che da oggi è disponibile la nuova versione di iGoogle, caratterizzata da gadget espandibili a schermo intero, la possibilità di chattare con gli amici direttamente dalla propria homepage personalizzata e una nuova interfaccia grafica.

Grazie ad iGoogle, fino ad oggi avete potuto personalizzare la vostra homepage scegliendo tra molti temi e gadget per avere sempre tutto ciò che vi serve (o vi diverte) sulla pagina principale di Google: sport, intrattenimento, notizie, meteo e molto altro. Da oggi, potete fare molto di più, grazie ai nuovi gadget a tutta pagina. Espandendo i vostri gadget preferiti potrete guardare video ad alta definizione, leggere interi articoli o consultare la vostra casella Gmail direttamente dalla vostra pagina iGoogle.


In più, Google Talk è da oggi disponibile all’interno della vostra pagina personalizzata, così da permettervi di chattare direttamente dalla vostra homepage. La nuova versione di iGoogle include anche nuovi interessanti contenuti, grazie ai gadget sviluppati in collaborazione con i partner. Qualche esempio?

  • Con il gadget di Repubblica.it potrete consultare la prima pagina del quotidiano direttamente dalla vostra homepage, leggere gli articoli e guardare video sulle ultime notizie.
  • Con il gadget Oroscopo sarete invece sempre aggiornati sul vostro oroscopo del giorno o scoprire tutte le informazioni fondamentali sul vostro segno zodiacale.

Per scoprire tutte le funzioni della nuova versione di iGoogle, vi invitiamo a fare un tour del prodotto, o più semplicemente, a provarlo!

Speriamo che una homepage organizzata con gadget più interattivi e ricchi di contenuto vi sia utile . Come sempre, non esitate a mandarci le vostre opinioni.

Scritto da: Il Team di iGoogle


fonte: googleitalia.blogspot.com » Vai al post originale

Lug 30

È attesa per domani la decisione del consiglio di amministrazione dell’Agenzia italiana per il farmaco (Aifa), che dovrebbe dare il via libera all’ammissione della pillola abortiva, la RU-486, nel sistema sanitario italiano. Quella che dovrebbe essere una scelta dovuta appare ancora in forse, stante il fuoco di sbarramento del fronte integralista in queste ultime ore; si segnala fra l’altro una lettera che Carlo Casini, presidente del Movimento per la vita, ha inviato al presidente dell’Aifa, in cui si pretende che «il numero delle donne decedute a seguito dell’assunzione della Ru486 sarebbe salito a 29» (Casini confonde – spero involontariamente – le morti dovute all’uso come abortivo della RU-486 con quelle dovute all’uso compassionevole, che a parte tutte le considerazioni del caso, non sono necessariamente donne).
Si può sperare che nella sua decisione il Cda dell’Aifa tenga conto delle prove scientifiche disponibili, e in particolare di un tassello importante che si è aggiunto il 9 luglio scorso.
In quella data è apparso sull’autorevole New England Journal of Medicine uno studio condotto dalla Planned Parenthood Federation of America, il principale fornitore di servizi per la salute riproduttiva negli Stati Uniti (M. Fjerstad et al., «Rates of Serious Infection after Changes in Regimens for Medical Abortion», NEJM 361, 2009, pp. 145-51). Come si sa, la fonte maggiore di preoccupazione riguardo alla pillola abortiva consiste in un numero relativamente elevato di infezioni anche gravi, che in 7 casi accertati hanno portato alla morte delle pazienti per shock settico da infezione di batteri della famiglia Clostridium (in altri due casi, di cui uno mal documentato, lo shock settico si è manifestato in concomitanza di aborti farmacologici tardivi eseguiti con misoprostolo – un farmaco che viene usato per agevolare l’espulsione del prodotto del concepimento – ma senza la pillola abortiva vera e propria). Misteriosamente, tutte queste morti si sono verificate in America del Nord (sei negli Usa e una in Canada), mentre in Europa, dove pure la pillola abortiva è usata da più tempo e più estensivamente che in America, non si è verificato neppure un decesso di questo tipo. Questa strana circostanza ha suggerito che il fattore causale decisivo consistesse nel modo di somministrazione del misoprostolo, che negli Stati Uniti viene per lo più usato per via vaginale, mentre in Europa è somministrato spesso per via orale; inoltre nel Regno Unito e – pare – anche in Francia, in occasione dell’aborto farmacologico vengono molto spesso somministrati preventivamente antibiotici. Planned Parenthood ha pertanto organizzato lo studio di cui stiamo parlando, che ha coinvolto 227.823 donne ed è durato tre anni e mezzo. Durante una prima fase è stata monitorata attentamente la salute delle donne che effettuavano l’aborto farmacologico secondo la modalità pre-esistente; si è rilevato un tasso di infezioni gravi dello 0,093%, e si è verificata anche una delle morti attribuite a Clostridium. Il decesso – l’unico avvenuto durante lo studio – ha portato alla fase 2: la somministrazione vaginale del misoprostolo è stata sostituita da quella sublinguale (da non confondersi con orale: la compressa viene tenuta in bocca fino all’assorbimento, non ingoiata); contemporaneamente le pazienti sono state suddivise in due gruppi: al primo gruppo è stata somministrata routinariamente una dose dell’antibiotico doxiciclina, mentre il secondo è stato sottoposto a un esame per la presenza di clamidia ed eventualmente di gonorrea, e trattato in caso di esame positivo. Nella terza fase la dose preventiva di doxiciclina è stata estesa a tutte le pazienti, mentre in una quarta fase è stata riportato a 63 giorni il termine massimo dall’inizio della gravidanza ammissibile per l’aborto con RU-486 (che è inefficace ad età gestazionali più avanzate), come nella prima fase, mentre nella seconda e nella terza fase era stato ridotto a 56 giorni. Ebbene, la riduzione del tasso delle infezioni serie fra la prima e l’ultima fase è stata di uno spettacolare 93%, portando il tasso assoluto allo 0,007%.
Lo studio di Planned Parenthood soffre di qualche limitazione metodologica (che peraltro sarebbe difficile superare); per esempio non è in grado di stabilire se l’assunzione per via sublinguale sia da sola effettivamente più sicura di quella vaginale (in uno dei decessi per shock settico l’assunzione era stata sublinguale, senza somministrazione preventiva di antibiotici; negli altri sei casi la somministrazione era stata per via vaginale). Lascia inoltre non analizzati i possibili vantaggi della modalità di somministrazione orale (identificati in uno studio fondamentale apparso nel 2008 sul Journal of Immunology: D.M. Aronoff et al., «Misoprostol Impairs Female Reproductive Tract Innate Immunity against Clostridium sordellii», 180, pp. 8222-30), che d’altra parte è leggermente meno efficace delle altre e provoca più effetti collaterali. Ma lo studio costituisce certamente un passo importante per chiarire le cause dei decessi per shock settico collegati all’aborto farmacologico e per individuare un protocollo d’impiego alternativo che riduca il rischio a livelli comparabili a quelli dell’aborto per aspirazione (annullare il rischio è purtroppo impossibile, come per ogni altra pratica medica), contribuendo a dissipare le perplessità che ancora circondano la pillola abortiva – anche se, va ripetuto, il problema delle morti per shock settico ha finora riguardato soltanto il Nord America, dove appunto esisteva un differenziale di mortalità rispetto all’aborto chirurgico. Se la profilassi preventiva a base di antibiotici non è priva di qualche possibile controindicazione, va detto però che, come rivela lo stesso studio, almeno per quel che riguarda gli Stati Uniti essa è impiegata da anni anche per gli aborti chirurgici.

Un ultimo cenno alle morti non da shock settico (che lo studio qui presentato non tratta), verificatesi in concomitanza con un aborto eseguito con RU-486 entro la nona settimana di gestazione, cioè con modalità paragonabili a quelle che andranno in uso in Italia se l’Aifa darà il suo benestare. A oggi, i decessi accertati di questo tipo sono 6: due dovuti a cause già eliminate o facilmente evitabili (uno per infarto dovuto a un farmaco coadiuvante non più in uso, uno per gravidanza ectopica non diagnosticata); due la cui relazione causale con l’aborto è ignota o dubbia (uno per emorragia gastrica, uno per porpora trombotica trombocitopenica); due per emorragia uterina.
La RU-486 può non corrispondere all’idea di pillola-senza-problemi che alcuni si sono fatta: come tutti i farmaci può comportare effetti indesiderati anche importanti. Ma certo non merita – oggi meno che mai – l’odiosa etichetta di kill pill che alcuni vorrebbero imporle.

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Lug 28

Heinz Edelmann è giunto a Pepperland.

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Lug 28

Segregazione razziale sui bus negli Usa (anni 50)
Alcuni giorni fa, il Tribunale del lavoro di Milano ha accolto il ricorso del 19enne marocchino Mohamed Hailoua, regolare e diplomato in Italia, che lamentava di non poter essere assunto dall’Atm (Azienda di trasporti milanesi) a causa di un regio decreto del 1931 (e cioè un decreto fascista) che prevede la cittadinanza italiana o europea per lavorare nel trasporto pubblico. Il collegio presieduto dal giudice Chiarina Sala ha dichiarato il “carattere discriminatorio” del comportamento dell’azienda, ordinando ad Atm “la rimozione della richiesta della cittadinanza tra i requisiti di selezione delle offerte di lavoro e delle proposte di assunzione, in moduli cartacei o telematici” in quanto la permanenza del requisito di una determinata cittadinanza, ai fini dell’assunzione, “verrebbe ad assumere i connotati di una disparità di trattamento in senso diseguale e più svantaggioso per il non cittadino”. Un ragionamento cristallino, direi. Ma in Italia - quando si parla dei “diritti” degli immigrati (e solo di quelli) - tutto diventa di colpo molto torbido e, per usare le parole di un politicante milanese, “poco chiaro”.

Lo sa bene Hailoua che per avere ragione, ha dovuto presentare un reclamo dopo che era stato respinto un suo primo ricorso. E perché mai? Perché gli avvocati dell’azienda hanno avuto la faccia di tolla necessaria per affermare che: “Il servizio di pubblico trasporto involge delicati aspetti di sicurezza pubblica, ed è particolarmente esposto, ad esempio, a rischi di attentati. È proprio di questi giorni la notizia, apparsa sulle maggiori testate giornalistiche, che cinque terroristi magrebini avrebbero organizzato un attentato nella metropolitana milanese che avrebbe dovuto realizzarsi prima delle elezioni del 2006″. E ancora: “Il legame personale del cittadino allo Stato dà maggiori garanzie in relazione alla sicurezza e incolumità pubblica”. In altre parole il giovane marocchino sarebbe un potenziale terrorista. E non conta che il posto di lavoro in questione non sia quello del conducente. “Un’analoga delicatezza deve rinvenirsi, altresì, nell’attività di chi opera manutenzione dei mezzi, o di chi svolge, su di essi, comunque attività di tipo tecnico”. Potenziale sabotatore, quindi.

Sorge spontanea una domanda: per quale motivo un aspirante terrorista dovrebbe prendersi la briga di farsi assumere dall’Atm per sabotare un pullman, quando - molto più facilmente - può salirci sopra (e senza pagare il biglietto) con uno zainetto imbottito di tritolo? Eppure questo elementare buonsenso viene a mancare, quando - sacrilegio! -ci si trova davanti ad un giovane immigrato che chiede solo di poter essere autorizzato a presentare il proprio curriculum. Trovo molto originale anche la trovata di portare ritagli di giornale a supporto delle proprie tesi in un processo simile. Anche perché i giornali italiani (come la televisione e la radio, del resto), su questi argomenti danno libero sfogo alla fantasia, abbattendo ogni freno inibitore. Sono molto curioso anche di sapere che fine hanno fatto i potenziali attentatori del 2006. Perché è davvero singolare che ogni tot mesi saltino fuori incredibili piani per sabotare la metropolitana di Milano e distruggere la Basilica di San Petronio a Bologna (evidentemente i terroristi islamici del Bel paese hanno poca fantasia: prendono di mira sempre gli stessi obiettivi anche a costo di essere puntualmente beccati), con tanto di arresti ecc e poi non se ne sa più nulla. Sono stati condannati, incarcerati, espulsi oppure - verosimilmente - assolti e rilasciati? Non sarebbe la prima volta, d’altronde, che viene fuori che dei poveracci sono stati incastrati per far fare carriera a qualcuno.

Quello di Hailoua è un esempio che tutti gli immigrati dovrebbero seguire. Cause, ricorsi e anche scioperi e manifestazioni dovrebbero essere strumenti di lotta quotidiana. Bisogna abbattere dall’interno questo sistema che riconosce solo doveri e niente diritti (non saprei definire diversamente un paese che incassa tasse, forza lavoro ecc senza dare in cambio almeno la possibilità di concorrere per un posto che - a detta dell’Atm stessa - non vogliono nemmeno gli italiani). Qualcuno ha avuto la faccia da bronzo necessaria per definire il ricorso di Hailoua “senzazionalistico”, “creato ad arte”, “studiato a tavolino”, “strumentalizzato”ed “ambiguo” solo perché Hailoua ha fatto la causa senza presentare prima il curriculum. Anche qui, evidentemente, è venuto a mancare il buonsenso italiota. Ma, dico io, se leggo su un annuncio o un concorso che non mi posso presentare al tal lavoro perché è necessaria la cittadinanza, perché mai dovrei prima presentare la domanda, aspettare l’esclusione e quindi fare ricorso? Mi sembra molto più logico ed immediato fare causa per rimuovere l’ostacolo che condannerà comunque la domanda all’esclusione. Matteo Salvini, invece, europarlamentare della Lega ha commentato la sentenza dicendo che era addirittura “aberrante”. “È arrivata l’ora che questi giudici si trasferiscano in Marocco, dove potranno assaporare le virtù del sistema giudiziario marocchino”. Ecco: l’Europdeputato che ha proposto carrozze per i milanesi (e cioè per gli immigrati) non cerca pubblicità. Sta solo incentivando il turismo marocchino. Ogni commento è superfluo. Anche perché sono sicuro che, fra pochi anni, il posto di Salvini sarà saldamente occupato da un marocchino di seconda generazione.

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Lug 28

Per costruire un pregiudizio spesso basta ascoltare e respirare l’aria che tira. Per demolirlo serve uno sforzo. Non ciclopico si intende, ma abbastanza impegnativo da scoraggiare i pigri affezionati del “si dice”. Se al pregiudizio si somma una paura il risultato può essere infausto.
“Vengono qua per fregare noi italiani in senso economico e morale”. “Prato è inquinata di tubercolosi perché i cinesi sputano per terra”. I cinesi, untori moderni, offrono una buona palestra di luoghi comuni. “Non si integrano”; “hanno la mafia alle spalle”. Fanno forse paura anche perché sono molti: erano 2.000 nel 1980; oggi sono circa 150.000.
Raffaele Oriani e Riccardo Staglianò demoliscono questi luoghi comuni e ci invitano a pensare a quanto siano simili a quelli che pesavano sugli italiani migranti di qualche tempo fa, quando erano costretti a lasciare famiglia e Paese per sopravvivere – basterebbe rivedere “Pane e cioccolato” o “Nuovo mondo” di Emanuele Crialese.
Ci raccontano la vita quotidiana dei cinesi in Italia partendo da un pretesto: Miss China in Italy, un concorso di bellezza per ragazze cinesi nato nel 2004. Dopo “I cinesi non muoiono mai” (altro luogo comune che va di gran moda) arriva per Chiarelettere “Miss little China”. Al libro è allegato un documentario scritto insieme a Riccardo Cremona e a Vincenzo De Cecco, che ne sono anche i registi.
Voci, testimonianze, paure. I debiti da saldare, perché un biglietto di sola andata per l’Italia può costare fino a 20.000 euro. Una instancabile attività che può farli diventare imprenditori nel giro di cinque anni, come racconta una giovane cinese, ma che crea anche l’astio di chi, da italiano, si sente defraudato. E poi le diversità della seconda generazione: molti sono arrivati da adulti; ma sono ormai molti anche quelli nati qui, quelli che parlano il dialetto locale e che dicono di non voler lavorare tutto il giorno e tutti i giorni come i genitori.
Oriani e Staglianò ci raccontano e ci mostrano tutto questo: e se anche leggere è troppo faticoso, i 60 minuti del documentario sono sufficienti per demolire un sacco di stupide idee.

(DNews, 27 luglio 2009)

fonte: bioetiche.blogspot.com » Vai al post originale

Lug 26

Scrivere pubblicità non è certamente materia di norme e regole. Diavolo! Lo può fare chiunque. Però qualche linea guida e lista di controllo possono aiutare.
Queste sono quelle che funzionano per me.

1. Credi, credilo veramente, che ogni parola che scrivi sarà letta, così scriverai meglio. E sarai letto ancora di più. Non dare lezioni. Ricorda quanto erano noiose le lezioni a scuola.

2. Un titolo che ha bisogno di un sotto-titolo di solito necessita di altro lavoro.

3. Non cadere nella trappola di scrivere per un “profilo demografico”. Se così, non scrivere affatto. Piuttosto visualizza la persona che vuoi coinvolgere, e falla sedere di fronte a te. Ora parlale usando la penna, la matita, la macchina da scrivere, il mac o quel che vuoi.

4. Ogni prodotto ha la sua verità, la sua zona di credibilità. Superala e il tuo lettore se ne accorgerà. Eccome se ne accorgerà.

5. Non contare sul tuo art director per salvarti il culo. Un’idea forte, presentata in modo semplice, è molto più efficace di un’idea debole presentata in modo roboante.

6. Non esiste una cosa come un testo lungo. Esiste il testo troppo lungo. Anche solo due parole son di troppo se non sono quelle giuste.

7. Se ti ritrovi a sviluppare una tua propria filosofia creativa, la tua crescita è bloccata. Sei in stagnazione.

8. Scrivi frasi brevi con parole brevi e pochi aggettivi. Così son più scorrevoli. Più interessanti e credibili.

9. Mai scrivere un annuncio che un concorrente potrebbe firmare.

10. Quando arrivi al punto che sei soddisfatto ma proprio soddisfatto del tuo testo, bene… taglialo di un terzo.

11. Fai il test “imbarazzo”. Prendi il tuo annuncio e leggilo davanti ai tuoi familiari. Sei ancora orgoglioso d’averlo scritto?

12. Ascolta in profondità quando scrivi. Stai sentendo il lettore che dice “Sì! Sì! Questo è quello che voglio sentire. Ancora! Ancora!”

13. Scrivi per te stesso. Non scrivere mai per il tuo direttore creativo.

Jim Durfee, tratto da The Copy Book.

Da The Dave and Eddy Show scaricate: The greatest ad ever* *and it’s not that damn Volkswagen ad.

fonte: creativeclassics.blogspot.com » Vai al post originale

Lug 26

1. Cari “non convenzionali” andate a leggere cosa scrivevano H. Luck Gossage e Bill Bernbach negli anni ‘50 e ‘60 così, almeno, la smettete di credervi primi e assoluti depositari del presunto nuovo Verbo “non convenzionale”. Non l’avete inventato voi.

2. Non c’è più bisogno dei creativi pubblicitari perché le idee possono venire a tutti. Bah. Forse un’idea può venire a chiunque. Ma deve essere buona e ci vuole molto molto molto mestiere (oggi più che mai) per metterla a frutto.

3. La pubblicità non funziona più perché è monodirezionale. Oggi ciò che vale e serve è la capacità di costuire relazioni tra brand e persone. Ma secondo voi una buona pubblicità non può essere l’inizio di una relazione basata sulla fiducia, sullo scambio, sulle emozioni?

4. Ambient, virale, guerrilla et similia… quante di queste azioni è “campagnabile”, “replicabile” su scala quantitativamente significativa, economicamente accettabile per un’azienda? Quanti di questi gesti creativi la gente ricorda? Quanti hanno avuto efficacia? E’ ancora roba da nicchia, da bloggers autoriferiti, magari da pubblicare su Ads of The World… o c’è di più?

fonte: creativeclassics.blogspot.com » Vai al post originale

Lug 26

Carissimi amici, ancora una volta scrivo un post per festeggiare il compleanno del blog, che oggettivamente parlando, ormai è una mosca bianca sperduta nel web. Sono ormai poche le persone affezionate, pochi i nuovi contenuti e spunti di riflessione. Tutto è il frutto di un cammino duro e consapevole, che ha permesso di arrivare a certe illuminanti verità, a volte a spese della mia persona e della mia credibilità. Mai ho agito con ambizioni di potere, di ego o di visibilità personale, da pretendere di esser noverato nel gota della blogosfera. Il mio è sempre stato un lavoro certosino di ricerca e di informazione libera.

Nell’ultimo anno questo lavoro si è trasferito nel centro del mio petto, portando attenzione a quello che c’è dentro piuttosto che a quello che continuiamo ostinatamente a cercare all’esterno. Dico ostinatamente, perché spesso è proprio questo che rovina i nostri delicati equilibri, creando scontento, rabbia e frustrazione. Soffro come tanti altri nel vedere quello che accade nel mondo, così come soffrivo negli anni scorsi. La differenza è che ora non amplifico questa sofferenza, trasformo la rabbia di tali dinamiche in comprensione ed Amore, a volte è difficile, a volte sembra impossibile, ma questa è per me la strada maestra. Molti hanno pensato che il povero freenfo (che potrebbe essere uno di voi) avesse perso il senno sulla luna, invece è soltanto rimasto immobile a scavare all’interno. Trapanando in largo e il lungo sono tornate in superficie vecchie ferite, tante situazioni che ancora oggi sto affrontando con pazienza e comprensione. Mentre tutto questo accade il mio mondo esterno (la mia soggettiva visione della realtà) muta e si trasforma secondo le leggi di causa-effetto.

Quello che esiste nel nostro più intimo essere, rappresenta lo specchio e la proiezione che creiamo nel mondo esterno. Un cammino solitario e in solitudine, che a volte lascia l’amaro in bocca, a volte si perde nei meandri della sofferenza, unica strada che porta alla consapevolezza attraverso l’esperienza. È proprio la sofferenza il motore che ci sospinge a grandi salti in avanti (qualcuno direbbe “salti quantici”). Ma cos’è un salto se non il modificarsi di una nostra emozione interna? L’espansione di coscienza altro non è che l’integrazione con le leggi che regolano l’UNIverso, quelle leggi inopinabilmente perfette, che devono essere permeate per essere comprese. Le stesse leggi che regolano le nostre vite inconsapevoli, fino al momento in cui noi stessi diventiamo padroni della conoscenza.

Molti liberi pensatori sono dotti e illustri scienziati, conoscitori di teorie, di storia, di filosofia, uomini con una mente razionale talmente sviluppata da poter contenere milioni di informazioni. Pensatori che spesso dimenticano che il nostro cervello è l’espressione armonica di due emisferi, uno razionale e uno emozionale. Il segreto che forse questi pensatori ignorano, è che la chiave della vera conoscenza è l’integrazione di queste due metà, la formazione di un’unica mente collegata con la Mente. Un processo che tuttavia passa per la periferia, passa per un organo che per molti è solo una pompa e nulla più. Sto parlando del cuore e della sua importanza energetica, sottile, fisica ed emozionale. Sto parlando della cellula madre che esso ospita, sto parlando di quello che io non mi vergogno di chiamare Anima. Il dono di essere qui in questo momento così delicato per l’umanità, possedere un corpo fisico nel quale l’anima possa compiere il suo percorso vita dopo vita, questo è il vero obiettivo e scopo della vita. Una volta che l’anima prende possesso del corpo, tutto assume un significato più Alto, tutto rientra in schemi semplici e perfetti, tali sono gli schemi della Geometrica Creazione.

Il mio augurio più grande è quello di poter sempre suscitare in voi viandanti sperduti del web, una parola che possa illuminare anche solo una cellula del vostro corpo, possa stimolare anche solo un infinitesimo del vostro campo morfogenetico, possa entrare un minuscolo raggio di Luce in grado di innescare un incendio. Questo è il più bel regalo che questo blog vorrebbe ricevere nel suo compleanno. Questo è quello che spero avvenga in ognuno di NOI. Ancora qui, nonostante tutto, nonostante tutti. Spero ancora di scrivere, anche fosse solo una frase l’anno.

Con affetto…

Luce e Amore

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Lug 26

Il Segretario Generale delle Nazioni Unite, Ban Ki-moon ha fatto sapere di essere profondamente preoccupato per l’inarrestabile ondata di violenze che la settimana scorsa ha colpito l’Ovest del Darfur e per le notizie di incursioni ciadiane oltre il confine con il Darfur: aerei ciadiani avrebbero bombardato un’area nei pressi di Umm Dkuhum, dove si presume vi siano sacche di resistenza al governo di Idriss Deby.

Forze aeree sudanesi avrebbero invece bombardato l’area di Jebel Moon, controllata dai ribelli, nel West Darfur.

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Lug 26

Lo scorso anno abbiamo siglato un accordo con autori ed editori americani che, se verrà approvato dal Tribunale, consentirà agli utenti in USA di accedere a milioni di libri.

Recentemente, abbiamo sentito che sono state poste alcune domande in merito al significato di questo accordo per la privacy degli utenti. La tutela della privacy per noi è di assoluta importanza e sappiamo bene che è importante anche per i nostri utenti. Abbiamo una rigida privacy policy per Google Books così come per tutti gli altri nostri prodotti. L’accordo in questione, però, non è ancora stato approvato dal Tribunale e i servizi che verranno autorizzati da tale accordo non solo non sono ancora disponibili, ma non sono nemmeno ancora stati progettati. Il che significa che è davvero difficile (meglio, impossibile) predisporre una privacy policy specifica per questi servizi. Benché sappiamo per certo che, se offriremo dei prodotti o servizi, questi incorporeranno strumenti di tutela dei dati personali, offrendo come sempre agli utenti informazioni chiare sulla privacy e la scelta su quali dati condividere quando usano i nostri servizi, al momento non sappiamo ancora come questi servizi funzioneranno. Quello che sappiamo è che qualsiasi servizio realizzeremo, garantiremo la tutela della privacy degli utenti secondo gli standard da tempo definiti da chi si occupa della vendita di libri e dalle biblioteche le cui collezioni verranno messe a disposizione del pubblico grazie a questo accordo.

Stiamo valutando con grande attenzione quale sia il modo migliore per tutelare la privacy degli utenti nei servizi che verranno autorizzati in base all’accordo con gli editori. Abbiamo avuto un confronto continuo con numerose organizzazioni che si occupano di privacy e desideriamo continuare ed allargare questo confronto su come garantire la tutela dei dati degli utenti che cercano, leggono e acquistano libri online.

Le organizzazioni che si occupano di privacy e Google hanno molti punti sui quali trovare un accordo: l’espansione della possibilità di accedere gratuitamente a un numero sempre maggiore di libri online dovrebbe essere supportato da una estensione delle tutele della privacy degli utenti. Potete leggere le nostre prime considerazioni su come raggiungere questo obiettivo nelle nostre FAQ, mentre potete visitare il nostro Centro sulla Privacy per un ulteriore approfindimento sulle nostre policy di tutela dei dati personali.

Scritto da: Dan Clancy, Engineering Director for Google Books

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Lug 26

La ricetta per la clonazione è semplice. Prelevate una normale cellula da un organismo adulto, ed estraetene il nucleo. Procuratevi poi un ovocita, togliete anche ad esso il nucleo e sostituitelo con il nucleo della cellula adulta. Applicate una leggera scossa elettrica o uno stimolo chimico ed aspettate: dopo un poco l’ovocita comincerà a dividersi, formando un embrione geneticamente identico all’organismo che aveva fornito la cellula adulta. Da questo embrione potrete estrarre dopo pochi giorni cellule staminali pluripotenti, gettando il resto; oppure, con un po’ più di pazienza, potrete ottenere dopo nove mesi un bebè gemello dell’individuo da cui avevate estratto la cellula adulta.
Questo almeno in teoria; in pratica, purtroppo, le cose sono molto più difficili. La clonazione funziona raramente, richiedendo decine e a volte centinaia o, per alcune specie, migliaia di tentativi, e gli embrioni risultanti – quando ci sono – sono quasi sempre poco vitali. A tutt’oggi non solo nessuno è riuscito a far nascere un clone di un essere umano (impresa peraltro illegale in quasi tutti i paesi del mondo), ma neppure a estrarre staminali da un embrione umano clonato (anche se ci si è andati abbastanza vicino). Con le staminali embrionali, fra l’altro, si potrebbero sostituire i tessuti danneggiati di una persona, curando così malattie come per esempio il morbo di Parkinson o la degenerazione maculare; e invece nulla.

Uno dei problemi maggiori della clonazione umana consiste nell’approvvigionamento di ovociti. Visto che la tecnica è così inefficiente, ne sono richiesti centinaia; ma estrarli da una donna comporta una procedura dolorosa e non esente da rischi. Il risultato è una scarsità cronica di ovociti, che – assieme alle resistenze di integralisti e fondamentalisti – ha fortemente frenato questo campo di studi.
È proprio il problema degli ovociti ad aver portato a sviluppare una radicale alternativa alla clonazione. Si tratta delle cosiddette cellule staminali pluripotenti indotte (iPSC), sviluppate principalmente grazie agli studi di Shinya Yamanaka e James Thomson. La ricetta inizia di nuovo con una normale cellula adulta, ma poi prosegue in maniera molto differente. Si introducono nella cellula dei retrovirus che portano con sé alcuni geni, la cui azione, una volta inseriti nel genoma nucleare, causa un de-differenziamento della cellula, che da specializzata che era ritorna simile a una staminale pluripotente embrionale, capace quindi di trasformarsi nella cellula di qualsiasi tessuto (sono adesso disponibili metodi che producono lo stesso effetto senza far uso di virus). Non c’è bisogno di ovociti, e non c’è neppure bisogno di passare per un embrione completo; il metodo è semplice, diretto, e fa anche la gioia dei seguaci del culto dell’embrione, che di conseguenza si astengono dal mettere i bastoni fra le ruote ai ricercatori.
E la clonazione riproduttiva? Se si prende una di queste cellule iPS e la si lascia moltiplicare non si potrebbe ottenere un embrione completo identico geneticamente al donatore della cellula? La risposta è no: le iPSC sono pluripotenti, possono cioè formare tutti i tessuti dell’embrione propriamente detto (in termini più tecnici, i tessuti dei tre foglietti embrionali: endoderma, mesoderma ed ectoderma); ma non sono totipotenti: non possono cioè formare anche il trofoblasto, lo strato che trasmette i nutrienti all’embrione e che si trasforma in una parte della placenta. Da sole delle iPSC non potrebbero mai impiantarsi nell’utero.
Eppure, proprio ieri sono stati pubblicati su Nature e Stem Cell Stem due lavori di ricercatori cinesi che documentano la produzione di copie genetiche di topi per mezzo delle iPSC, senza ovociti; cloni a tutti gli effetti, anche se i ricercatori non li chiamano così (Xiao-yang Zhao et al., «iPS cells produce viable mice through tetraploid complementation», Nature, advance online publication, 23 luglio 2009; Lan Kang et al., «iPS Cells Can Support Full-Term Development of Tetraploid Blastocyst-Complemented Embryos», Cell Stem Cell, immediate early publication, 23 luglio). Come ci sono riusciti?
Tutto parte dal desiderio di dimostrare che le iPSC sono effettivamente pluripotenti. Trasformare queste cellule in ogni possibile tessuto del corpo richiederebbe molto tempo ed energia, e in qualche caso non è neppure noto come riuscire a indurre le cellule in coltura a mutarsi in un dato tessuto; fortunatamente esiste però un metodo molto più diretto. Prendiamo una blastocisti, cioè un embrione di 5 giorni: essa consiste di un involucro sferico, che andrà a formare il trofoblasto, a cui è attaccata internamente una massa di staminali, l’embrioblasto, da cui si formerà l’embrione. Se sostituiamo l’embrioblasto con le iPSC, avremo modo di provarne la pluripotenza: basterà controllare che dalla blastocisti risultante si produca un embrione vitale.
C’è però una complicazione. Nella pratica risulta molto difficile separare il trofoblasto dall’embrioblasto; alcune cellule del secondo rimangono, e alla fine quello che si ottiene è una chimera: un organismo in cui alcune cellule deriveranno dalla blastocisti iniziale e altre saranno geneticamente identiche alle staminali che vi avevamo introdotto. Ma ci soccorre qui la tecnica della cosiddetta complementazione tetraploide. La ricetta stavolta è questa: si prende un embrione formato da due sole cellule, e con una scossa elettrica le si induce a fondersi di nuovo in una cellula unica. Questa, però, a differenza dello zigote originario, avrà un doppio corredo cromosomico – o meglio quadruplo, visto che le cellule normali hanno già ciascuna due copie di ogni cromosoma. La cellula risultante riprende a dividersi e a svilupparsi, fino a formare una blastocisti; a questo punto si sostituisce l’embrioblasto con le iPSC. Le cellule con quattro copie di ciascun cromosoma, però, sono in grado solo di formare la placenta, mentre non riescono a dare origine a tessuti embrionali vitali; il risultato è che alla fine il feto risulterà composto esclusivamente dalle discendenti delle iPSC – e quindi geneticamente identico all’organismo dal quale queste ultime derivano.
È proprio questo che le due équipe hanno ottenuto, dimostrando così in modo che sembra conclusivo la pluripotenza delle iPSC. Particolarmente significativi i risultati pubblicati su Nature: la migliore delle linee cellulari ha prodotto 22 nati vivi da 624 blastocisti, con un’efficienza del 3,5% (altri 5 nati si sono avuti con altre linee cellulari, portando l’efficienza totale al 3,2% per cellule derivate al 14º giorno di coltura). Il grande progresso rispetto alla clonazione classica consiste nell’aver saltato il passaggio dal trasferimento del nucleo nell’ovocita alla formazione della blastocisti, che contribuisce ad abbassare l’efficienza totale. Facciamo un paragone con l’esperimento che ha portato alla clonazione del primo topo, Cumulina, nel 1997 (cfr. Wakayama et al., Nature 394, 1998, 369-74): con la tecnica migliore si sono ottenute in quell’occasione 23 nascite vive su 1240 embrioni trasferiti in utero, con un’efficienza dell’1,85%; ma gli ovociti utilizzati erano stati 2207, il che fa quasi dimezzare la produttività complessiva.
Quanto alla salute degli animali prodotti – uno dei punti deboli della clonazione classica – la situazione negli esperimenti odierni è un po’ mista (cfr. David Cyranoski, «Mice made from induced stem cells», NatureNews, 23 luglio): la mortalità dei topi è risultata alta, e si sono verificate alcune anomalie anatomiche. Ma 12 dei nati vivi si sono accoppiati e riprodotti, dando vita a centinaia di topi di seconda generazione, e a 100 di terza. A prima vista nessun topo sembra aver sviluppato tumori.

Prima di pensare a possibili applicazioni di questa tecnica, bisogna considerare due fatti: il primo è che ciò che funziona con i topi non è detto che funzioni con altri mammiferi; il secondo è che in questi esperimenti le iPSC sono state derivate sì da cellule adulte (fibroblasti, cioè cellule della pelle), ma gli organismi da cui queste sono state tratte erano dei feti, non topi adulti.
Detto questo, se avremo un giorno una tecnica di clonazione più semplice ed efficiente, la prima applicazione pratica sarà quasi certamente la clonazione di animali in via di estinzione. Ma anche la clonazione di un certo mammifero niente affatto raro sarà una prospettiva che certamente attirerà molti… Si avvererà così per intero la profetica messa in guardia di Robert Lanza, il biotecnologo che poco più di un anno fa aveva preannunciato la tecnica oggi realizzata. In quell’occasione la stampa integralista, imbarazzata dalle applicazioni «immorali» di una tecnica su cui ha investito moltissimo in termini propagandistici, si era rifugiata in una strampalata negazione delle possibilità profetizzate da Lanza; vedremo nei prossimi giorni cosa si inventeranno stavolta, con i primi risultati non più teorici davanti agli occhi.

fonte: bioetiche.blogspot.com » Vai al post originale

Lug 24


fonte: politicalcomic.blogspot.com » Vai al post originale

Lug 24

Episodio di razzismo a Napoli, al quartiere Forcella. Un giovane di colore è stato aggredito a calci e pugni, vicino alla scuola “Annalisa Durante”, per aver chiesto a un uomo di 30 anni, che lo stava per travolgere, di andare più piano con l’auto. Il conducente, riferiscono alcuni membri della Rete sanità e comitato Parco San Gennaro, è sceso dall’auto e, aiutato da altri due ragazzi, ha malmenato il giovane immigrato utilizzando urlando frasi del tipo “vai via nero, te lo meriti”. Il giovane è riuscito a scappare. (…) Non è, questo, il primo episodio del genere, quest’anno a Napoli. Qualche mese fa un giovane italo-etiope di 22 anni è stato aggredito da due ragazzi con la testa rasata al grido di “sporco negro”.

PS: Hanno ragione quelli che dicono che dovrei smetterla di segnalare gli episodi di razzismo. E che sarà mai, un negro picchiato, in un paese come questo?

fonte: salamelik.blogspot.com » Vai al post originale

Lug 24

the-terminatorIl Terminator della California, Arnold Schwarzenegger, non smentisce mai la sua aria da duro, crede di essere in un film di azione senza pensare al fatto che ha una carica di governatore della Carlifornia. In un video di microblogging Twitter, ha voluto ringraziare i californiani per avergli mandato “tante splendide idee su come tagliare il budget” e nel contempo stesso brandiva un mega coltello da cacciatore. Questo atteggiamento potrebbe incitare alla violenza in un momento delicato come questo dove, la criminalità sta aumentando, doveva fare ben altro.

Se fosse successo ad governatore italiano tipo Galan sicuramente avremmo chiesto le dimissioni immediate, ma si sa che il detto “Mogli e buoi dei paesi tuoi” vale sempre.

Schwarzenegger-Terminator. Il governatore della California ironizza sull’enorme deficit e in video si presenta con coltello.

Via ansa

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Lug 24

I bambini cresciuti dalle coppie gay, le cosiddette “Regenbogenfamilien”, le famiglie arcobaleno, non risentono di nessuna menomazione psicologica rispetto a quelli delle famiglie eterosessuali.
Lo dimostra uno studio condotto dall’Istituto per la Ricerca familiare dell’università di Bamberga, secondo il quale a essere decisivo per uno sviluppo armonico della personalità non è il tipo di famiglia in cui i bambini vivono, etero o omosessuale che sia, ma il rapporto esistente tra genitori e figli. Lo studio ha mette anche in evidenza che un’ampia maggioranza di coppie gay (63%) considera che i propri bambini non subiscono alcuna discriminazione sul piano sociale. Se un fenomeno del genere si manifesta, rimane tuttavia circoscritto a qualche sfottò. Secondo alcune stime, in Germania sono oltre 16mila i bambini che vivono con coppie omosessuali, unioni lesbiche nella grande maggioranza dei casi, con una delle partner che ha avuto un figlio da una precedente unione eterosessuale. Lo studio sottolinea che è anche in forte crescita il fenomeno delle lesbiche che generano un figlio facendo ricorso all’inseminazione artificiale ottenuta con lo sperma di un amico gay. Prendendo spunto dallo studio dell’Università di Bamberga, il ministro della Giustizia Brigitte Zypries (Spd) ha chiesto che la Germania adotti l’accordo europeo sulle adozioni da parte di coppie gay, già sottoscritto da 11 Paesi su 47, poiché dallo studio emerge che i bambini cresciuti al loro interno mostrano “uno sviluppo positivo della personalità e delle prestazioni scolastiche”, non difforme da quello dei figli delle coppie eterosessuali.
Polemizzando con il partito cristiano-democratico di Angela Merkel, la signora Zypries si è tuttavia mostrata scettica sulla possibilità che l’adozione di bambini da parte delle coppie gay venga adottata, poiché “il partner di governo non è d’accordo”.

fonte: bioetiche.blogspot.com » Vai al post originale

Lug 22

Sono due o tre anni che sono abbonato a Panorama. Sicuramente vi state chiedendo come fa uno come il sottoscritto ad abbonarsi ad una rivista simile. Veramente me lo chiedo anch’io. All’epoca, però, ero convinto che leggere “l’altra campana” non fosse poi cosi male. Ne sono convinto tuttora, però a tutto c’è un limite. E quindi sono sicuro che mi capirete se, dopo tre anni di ginnastica intestinale, ho deciso di disintossicarmi dagli editoriali di Carlo Rossella (la goccia che ha fatto traboccare il vaso è stato l’articolo in cui vagheggiava una “Somalia araba e coloniale” dove aggirarsi in abito bianco), di Fu Gianni Bagget Bozzo (pace all’anima sua), di Filippo Facci (che sull’ultimo numero ha scritto un “fondamentale articolo per spiegare una straordinaria operazione culturale” (parole sue). E quale sarebbe, per carità di Dio, questo fondamentale articolo? Un’arrampicata sugli specchi per giustificare il fatto che stava discettando delle protesi anteriori di una concorrente del Grande Fratello) e via di questo passo. A questa rispettabilissima galleria di rispettabilissimi giornalisti e fondamentali articoli, si sono aggiunti da un pò (un bel pò) di tempo, gli essenziali, indispensabili, assolutamente imperdibili editorialoni di Magdi “Cristiano” Allam. Allam? Ma non aveva abbandonato il mestiere di giornalista per fare il politico, o - meglio - l’Europarlamentare? L’aveva persino riaffermato in uno storico discorso all’Europarlamento (lo so, non se n’è accorto nessuno. Anche perché è durato nientepopodimeno che due minuti): “Mi chiamo Magdi Cristiano Allam. Questo è il mio esordio in politica che non a caso avviene nel Parlamento Europeo, dopo 35 anni di professione giornalistica”. Quindi non è più giornalista? Non si direbbe: continua a sfornare “papielli” per Libero e Panorama. Converrete con me che è un bel passo indietro per uno era che era Vicedirettore - seppur onorario - dell’ammigraglia della stampa italiana. Forse, a questo punto, sarete ansiosi di sapere cosa scrive Allam nei suoi preziosi editoriali su Panorama, o su Libero, o cosa ha detto nel suo primo discorso all’Europarlamento. No problem: prendete uno qualsiasi dei suoi vecchi articoli sul Corriere, fate il riassunto e - oplà - avete l’intero archivio passato, presente e futuro di Magdi su Panorama e su Libero. Sono sicuro che, fra meno di un mese, i colleghi europarlamentari sapranno indovinare persino il contenuto dei suoi prossimi discorsi. Ammesso che siano svegli. Basta chiedere ai lettori del Corriere. Ammesso che si ricordino ancora chi era Magdi Allam.

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Lug 22

Euro_fortePer quelli che hanno presentato la dichiarazione dei redditi fino al 2007 e magari hanno versato qualcosa in più, il fisco si sta preparando a rimborsare i contribuenti prima delle tanto agognate ferie estive. Complessivamente saranno circa 900.000 contribuenti che usufruiranno di questo “regalo” da parte dell’agenzia delle entrate e che permetterà di avere un qualcosa in più per quelle famiglie ed imprese che ne hanno bisogno.
Il corrispettivo verrà erogato sia tramite qualsiasi ufficio postale, sia tramite conto corrente comunicato dal beneficiario, utilizzanto uno specifico modulo che verrà spedito ai diretti interessati. Volendo si può anche richiedere un vaglia postale ma viene sconsigliato in quanto è passibile di truffa da parte di malintenzionati, per questo consigliano di usare il conto corrente.

Una buona notizia per chi ha pagato le tasse fino all’ultimo euro e magari qualcosa in più. Arriva infatti una boccata d’ossigeno per i contribuenti a ridosso delle ferie estive

Via ilcorriere

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Lug 22

Quarant’anni fa, il 20 luglio 1969, tutto il mondo guardava con emozione gli astronauti dell’Apollo 11 mentre mettevano piede, per la prima volta nella storia dell’uomo, sulla superficie della Luna. Oggi vogliamo celebrare questo speciale anniversario cercando di far vivere, a quante più persone nel mondo, l’emozione di un’autentica esperienza in 3D, proprio sulla Luna.

Per questo abbiamo sviluppato Moon in Google Earth, un progetto nato dallo Space Act Agreement, sottoscritto con la NASA nel 2006, che da oggi consente a chiunque utilizzi Google Earth 5.0 di perlustrare la Luna.

Così come mostra questo video, facendo clic sulla modalità “Luna”, nella barra degli strumenti di Google Earth, sarà possibile accedere ad una serie di livelli tematici che ci daranno accesso a immagini, mappe, video e ricostruzioni 3D, necessari per il nostro viaggio. Questi i 6 livelli di navigazione:

  • Immagini satellitari: tratte dall’archivio “Lunar Image of the Week”, della Arizona State University.
  • Immagini visibili: acquisite dalla sonda Clementine e dal satellite Lunar Orbiter
  • Missioni Apollo: un viaggio indietro nel tempo per scoprire i luoghi di atterraggio delle missioni Apollo, dalla 11 alla 17.
  • Mappe storiche: mappe geologiche e topografiche della Luna utilizzate dalle missioni Apollo
  • Oggetti lasciati dall’uomo: alla scoperta degli equipaggiamenti che gli esseri umani hanno lasciato sulla Luna durante le loro esplorazioni e dei luoghi dove questi oggetti si trovano tutt’oggi.

Attraverso Moon, Google Earth si arricchisce di una nuova funzionalità che va ad unirsi alle precedenti per esplorare la Terra, il cielo, i fondali marini e la superificie di Marte. Ci auguriamo questa novità possa regalare a milioni di persone nel mondo anche una piccola parte delle emozioni provate dai pochi fortunati che, fino ad oggi, hanno potuto godere di questo spettacolo direttamente.

Scritto da: Alessio Cimmino, Corporate Communications & Public Affairs Manager


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Lug 22

Se a uno qualsiasi dei molti milioni di esseri umani che in tutto il mondo hanno assistito 40 anni fa in diretta televisiva all’impresa dell’Apollo 11 si chiede che cosa ricorda del momento preciso in cui il modulo lunare Eagle ha toccato il suolo, la probabile risposta sarà la frase pronunciata qualche istante dopo da Neil Armstrong: «Houston, qui base Tranquillità. L’Aquila è atterrata». Parole secche ed emozionanti, allora come oggi. Ma se si fa la stessa domanda a un italiano, la risposta sarà diversa: nessuno allora udì l’annuncio di Armstrong, sovrastato dal battibecco scoppiato fra i due cronisti Tito Stagno e Ruggero Orlando a proposito del momento esatto dell’allunaggio.
Riguardiamo il video (che purtroppo ha un taglio maldestro appena prima del momento decisivo): a 2:02 minuti dall’inizio si vede Tito Stagno volgersi all’indietro, come per cercare conferma da qualcuno fuori campo, girarsi di nuovo in avanti, fare un gesto brusco con l’indice, stringere i pugni come per raccogliere le forze, e infine annunciare: «Ha toccato! Ha toccato il suolo lunare». Scoppiano gli applausi in studio, ma dopo pochi secondi la voce di Ruggero Orlando, da Houston (dov’era il centro di controllo della missione), interloquisce: «No, non ha toccato!». Apparentemente nessuno se ne cura: gli applausi continuano, e Tito Stagno ripete l’annuncio in forma distesa – e con qualche inevitabile concessione alla retorica: «Per la prima volta un veicolo pilotato dall’uomo ha toccato un altro corpo celeste. Questo è frutto dell’intelligenza, del lavoro, della preparazione scientifica; è frutto della fede dell’uomo». A questo punto Stagno passa la parola al collega: «A voi Houston». «Qui ci pare che manchino ancora dieci metri», risponde Orlando. L’effetto comico non potrebbe essere maggiore: le parole alate di Stagno rovinano al suolo proprio mentre il Lem torna per aria; e il pubblico in studio scoppia in una fragorosa risata. I due cominciano a battibeccare, e alle 3:08 Orlando si appropria dell’annuncio fatidico: «Eccolo, eccolo, ha toccato in questo momento». Poi prevale la professionalità e torna la calma; ma intanto l’annuncio di Armstrong si è perduto (può essere udito in sottofondo mentre Stagno sta rivendicando che «era effettivamente atterrato quando io l’ho detto»).

Nel corso degli anni i due protagonisti sono tornati più volte sulla questione, talvolta accusandosi a vicenda di aver voluto rubare lo storico annuncio. Tito Stagno è apparso come il più deciso nel rivendicare le proprie ragioni; Orlando non c’è più da quindici anni. Immagino che da qualche parte ci sia qualche indagine dedicata alla vicenda, ma le mie ricerche bibliografiche (molto brevi, lo ammetto) non hanno portato a nulla, anche se qualcuno qua e là dimostra da qualche accenno di aver capito come sono andate le cose. Non pretendo comunque di essere il primo a stabilire chi ha ragione – anche perché in realtà ricostruire cos’è successo è molto facile. Devo ammettere anche di essere stato un poco riluttante ad affrontare la questione, per il rischio di mancare di rispetto a due personaggi che mi sono entrambi cari nel ricordo (avevo sei anni all’epoca, e ho vissuto quelle imprese attraverso i loro resoconti). Ma insomma, prima la verità, no?

Per la nostra piccola indagine ci bastano due documenti: una registrazione senza interruzioni della telecronaca di Stagno e Orlando, che troviamo nell’archivio Rai Teche (la qualità video è peggio che infima, ma a noi basta l’audio; purtroppo il formato è l’orrido Real Video); la trascrizione commentata delle comunicazioni fra il modulo lunare (Lem) e il centro di controllo di Houston.
Per sincronizzare le due fonti consideriamo la prima parola in inglese chiaramente percepibile della registrazione Rai, che è un numero, «seventy», e che quasi certamente è l’ultima parte della parola «270» che troviamo pronunciata da Aldrin alle ore 102:43:52 (dall’inizio della missione) nella trascrizione. Da lì in poi è relativamente facile seguire i due documenti in parallelo (è da tener conto che la maggior parte di ciò che diceva Armstrong non si sentiva nell’audio in studio).
Ebbene, le parole «Ha toccato!» arrivano 48 secondi dopo il «seventy», subito dopo il momento segnato come 102:44:40 sulla trascrizione. In quell’istante il Lem, come mostrano le indicazioni di Aldrin, si trova però ancora fra 120 e 100 piedi (37-30 metri) di altezza dal suolo. Quando Orlando annuncia «Qui ci pare che manchino ancora dieci metri», il tempo è 102:45:25, e il modulo lunare si trovava in effetti a 10 metri pochissimi secondi prima. Quando Orlando riannuncia l’allunaggio gli astronauti hanno appena spento i motori, a 102:45:44 (Orlando si è probabilmente basato sulla relativa comunicazione).
Ma quando è avvenuto l’atterraggio vero e proprio? L’istante non è noto, ma dai commenti dei due astronauti aggiunti alla trascrizione è chiaro che si è verificato subito prima dello spegnimento dei motori. Le zampe del Lem erano però dotate di sonde metalliche sporgenti all’ingiù, che toccavano il suolo prima dell’atterraggio vero e proprio. Su questa circostanza ci si è basati spesso per giustificare la discrepanza fra l’annuncio di Stagno e quello di Orlando (lo fa anche quest’ultimo in trasmissione); ma a torto. Il contatto del suolo con almeno una delle sonde avviene infatti a 102:45:40, quando Aldrin dice: «Contact Light», solo 4 secondi prima dello spegnimento dei motori; l’atterraggio vero e proprio deve essersi verificato in questo brevissimo lasso di tempo, mentre l’annuncio di Stagno era venuto circa un minuto prima, e a un’altezza di gran lunga troppo grande perché le sonde anche solo sfiorassero il suolo. La conclusione, insomma, è che aveva ragione Ruggero Orlando, su tutta la linea.

Com’è stato possibile l’errore macroscopico di Stagno? Si può individuare almeno una concausa: appena prima dell’annuncio errato, il cronista dice infatti che il Lem si trova a «cinque piedi e mezzo» (meno di due metri) dal suolo. Ma dalla trascrizione (102:44:26) si capisce che il mezzo si trova ancora a 200 piedi, e che l’indicazione riguarda in realtà la velocità verticale (al secondo) rispetto al suolo. Stagno si stava quindi raffigurando il Lem molto più vicino alla Luna di quanto fosse nella realtà. Per il resto, il giornalista ha sostenuto più volte di aver sentito dei non meglio identificati «tecnici della Nasa» annunciare che il Lem aveva «reached land», toccato terra; ma nella trascrizione non compaiono mai queste parole, e neppure qualcosa che suoni vagamente allo stesso modo. Di certo Stagno non se l’è inventate – sarebbe stato un atto folle; forse aveva un canale audio in cuffia che non si sentiva in studio, e avrà equivocato quello che vi si diceva.
L’emozione gioca brutti scherzi, come si accorgerà poco dopo lo stesso Neil Armstrong, quando compiuto il primo passo sulla superficie pronuncerà la frase storica accuratamente preparata – e la sbaglierà clamorosamente: «That’s one small step for man, one giant leap for mankind», «Un piccolo passo per l’Uomo, un balzo da gigante per l’Umanità» (avrebbe dovuto essere «That’s one small step for a man, one giant leap for mankind», «Un piccolo passo per un uomo, un balzo da gigante per l’Umanità»); ancora glielo rinfacciano – piuttosto ingenerosamente, va detto.
Siamo umani, siamo fallibili; e la sorte ha la pessima abitudine, mannaggia!, di ricordarcelo nei momenti meno opportuni.

fonte: bioetiche.blogspot.com » Vai al post originale

Lug 19

NYALA 16 LUGLIO 2009
“Carissimo Fiorenzo…
Qui il tempo è cambiato e non vuole piovere almeno fino ad ora meta luglio. Il caldo è ancora forte e a stento riesco a rimanere attaccato al compiuter dal gran sudore e mancanza di fiato… Qui siamo sempre alle prese con il lavoro e sopratutto per preparare il
terreno aspettando che mandi un po di pioggia e anche un po di refigerio.
Sono contento perchè le donne sono aumentate e sono contente cosi nulla è cambiato anzi aumentato per il loro bene.
Cosi pure al nuovo centro ma molto limitato per mancanza di spazio e per la roccia che ce sul terreno. Sul nuovo sono riuscito a trovare una famiglia stabile cosi di notte non abbiamo la visita dei ladri come prima perchè si stava durante il giorno e alla sera rimaneva vuota…..
La situazione generale è ottima e moltissimi lasciano il campo e vivono accanto alla loro coltivazione riparati da un telone di plastica per la pioggia se viene. Termino augurandovi ogni bene”.
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Lug 19

questo disegno l’ho fatto sul gesso del pontefice in segno di amicizia e reciproca stima.
buone facanze!!!

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Lug 19

Rieccoci con una nuova miniguida bisettimanale “Lo sapevate che…”, questa volta dedicata al file robots txt. Volete sapere come impedire ai crawler web di accedere a un file o una directory del vostro sito (o a tutto il sito)? Bene, non vi resta che seguire il consueto appuntamento sul Forum di Assistenza per i Webmaster e approfondire l’argomento.

Vi ricordo che “Lo sapevate che…” vi terrà compagnia per altri due appuntamenti bisettimanali prima della pausa estiva, e che riprenderà con un nuovo ciclo di interessanti argomenti tra settembre e ottobre.

Se intanto doveste aver perso qualcuno degli appuntamenti precedenti, eccovi i link per ritrovarli:

Vi aspettiamo tra due settimane con:

  • Spostare il vostro dominio

Per qualsiasi domanda/commento/suggerimento scriveteci sul Forum di Assistenza per i Webmaster.

Buona lettura!

Scritto da: Sara Arrigone, Search Quality Team di Google


fonte: googleitalia.blogspot.com » Vai al post originale

Lug 19

P.Z. Myers ci spiega per quali ragioni Francis Collins – lo scienziato credente scelto da Barack Obama come nuovo direttore dei National Institutes of Health – non sia la persona adatta a ricoprire quel ruolo («Collins gets panned almost everywhere», Pharyngula, 11 luglio 2009):
He doesn’t understand evolution. He has said that he thinks humans are no longer evolving, that junk DNA is functional, and he can’t understand how altruism could have evolved. […]
His website, Biologos, is an embarrassment of poor reasoning and silly christian apologetics. It’s awful. His logic is a joke, and all it really shows is that Collins is a man blinded by faith to the absurdities of his convictions. That he even asks “At what point in the evolutionary process did humans attain the ‘Image of God’?”, or “Was there death before the Fall?”, among many other similar absurdities, is a revelation. These are questions that don’t even have any meaning outside the scope of a specific, very narrow religious view. La conclusione è amara:
I had higher hopes for Obama, but at this point, I can only despair of the kind of president who would consult the Pope on bioethics. I’m beginning to feel he will not hesitate to sacrifice reason on the altar of religious conformity. Da leggere tutto.

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Lug 19

Benedetto Della Vedova, com’è noto, è uno dei pochi liberali autentici nella maggioranza di governo. Uno che dice costantemente la cosa giusta in materia di diritti civili; uno che ti chiedi cosa stia facendo esattamente con quelli lì – il missionario in partibus fidelium? – anche se, d’altronde, casomai cambiasse schieramento, finiresti inevitabilmente per chiederti cosa stia facendo mai con questi qui.
È dunque con non poca sorpresa che ho letto il suo articolo di due giorni fa («Biotestamento, se tentassimo un “disarmo”?», 15 luglio 2009, p. 16) comparso sul Secolo d’Italia – non certo per la sede in cui è stato pubblicato, riguardo alla quale rimando al pensiero implicito in un post di Luca Sofri dello stesso giorno; ma proprio per i concetti che vi presenta.
Il tema è il testamento biologico: dopo una serie di considerazioni molto condivisibili sulle probabili conseguenze negative (anche per il governo) di un’approvazione del ddl Calabrò nel testo licenziato dal Senato, Della Vedova propone un «disarmo bilaterale». Non un compromesso, impossibile fra posizioni antitetiche, ma la rinuncia a una legge onnicomprensiva:
Per questo riterrei saggio che entrambi i sostenitori delle posizioni più nette ma speculari facessero un passo indietro e che il tentativo di avere norme dettagliatamente prescrittive – dell’uno o dell’altro segno – lasci il passo a una “soft law” i cui punti cardine siano due: no all’eutanasia attiva e no all’accanimento terapeutico. Per il resto, è più che sufficiente un rinvio ai principi costituzionali, alla deontologia medica e alla responsabilità di parenti e fiduciari di pazienti non coscienti, il riconoscimento dell’obiezione di coscienza e la possibilità dei medici di fare opposizione al giudice nei casi controversi. Ma questa proposta comporta davvero un disarmo bilaterale? O non è, piuttosto, un invito al disarmo unilaterale? Vediamo.
Per quanto riguarda il «no all’eutanasia attiva», si tratta di un tema del tutto estraneo al dibattito sulle direttive di fine vita (almeno per come questo si è svolto in Italia), e la cui previsione comunque risulterebbe ampiamente superflua, dato che ogni intervento attivo cade già sotto le sanzioni degli artt. 579 e 580 del Codice penale (omicidio del consenziente e aiuto al suicidio). Sul no all’accanimento terapeutico, purtroppo Della Vedova non ci spiega cosa intende con questa espressione, che com’è noto indica cose molto diverse nel vocabolario integralista e in quello comune, dove sta rispettivamente per un trattamento sanitario futile imposto a un malato terminale, e per un trattamento sanitario che il paziente (anche non moribondo) ritiene troppo gravoso e si rifiuta di subire. Scegliere fra queste due definizioni implicherebbe il riaccendersi del conflitto che Della Vedova vorrebbe sedare; non scegliere implicherebbe una confusione foriera di mille futuri conflitti interpretativi, che finirebbero regolarmente davanti ai magistrati – come del resto è avvenuto in occasione di tutti i casi «celebri» in materia.
Andando avanti, c’è poi da chiedersi quale sia il senso del rinvio «ai principi costituzionali» e «alla deontologia medica» invocato dal deputato del PdL. Sia la Costituzione della Repubblica sia il Codice di deontologia medica sono testi attualmente in vigore, e l’uso invalso negli ultimi tempi di richiamare i superiori principi nei preamboli delle leggi non ha mai avuto altro effetto che di appesantire i testi normativi. Se si pensa poi che anche il testo Calabrò ha il suo bravo richiamo agli artt. 2, 13 e 32 della Costituzione – gli stessi di cui fa strame – le considerazioni sui «rinvii» si fanno più ciniche… Quanto al terzo rinvio, quello «alla responsabilità di parenti e fiduciari di pazienti non coscienti», torniamo nuovamente nell’indeterminato: cosa significano queste parole? Della Vedova non è un ingenuo, e sa benissimo che è su questo punto – sul ruolo dei parenti di una paziente non cosciente – che si è giocato in buona parte uno degli scontri politici e morali più violenti degli ultimi anni: davvero pensa di poter favorire una tregua fra gli schieramenti con l’ambiguità su questo punto?

Fin qui la proposta di Della Vedova ha mostrato un senso abbastanza chiaro: il deputato sa che, anche se alla Camera le forze laiche sono più consistenti che al Senato (e sembrano godere della benevolenza di chi siede sullo scranno più alto), la battaglia sulle direttive anticipate si preannuncia difficilissima. Da qui la proposta di una legge che lascerebbe le cose come stanno, dando l’impressione che «si sia fatto qualcosa», tanto per salvare la faccia del governo di fronte a una certa potente lobby. Si può comprendere lo spirito dell’iniziativa, anche se personalmente preferirei di gran lunga nessuna legge a una norma tanto vacua. Ma purtroppo Della Vedova non ha fatto punto qui.

L’obiezione di coscienza ha un senso preciso e univoco: se qualcuno mi vuole obbligare a fare qualcosa che va contro le mie convinzioni più profonde, è mio diritto ricorrere a questa esenzione; il caso tipico – e per la verità anche l’unico che viene in mente – è quello dell’obiezione alla leva militare obbligatoria. L’obiezione estesa a casi come quello dell’interruzione di gravidanza o della fecondazione artificiale ha già molto meno senso: qui l’obbligo non derivante da un contratto si pone solo per coloro che la legge ha colto già impegnati nell’attività di ginecologo, non per gli altri, che non dovrebbero poter pretendere nulla, visto che sono liberissimi di dedicarsi a un’altra attività; altrimenti dovremmo consentire ai capricci di chi, per esempio, voglia fare l’ispettore di polizia pur essendo un pacifista contrario alle armi da fuoco…
Ma almeno stiamo parlando ancora di rifiuto di compiere determinate azioni; nel caso del testamento biologico la situazione è esattamente opposta. Con le direttive anticipate non sto infatti chiedendo al medico di fare qualcosa, di praticarmi un trattamento sanitario – aborto, fecondazione in vitro, etc.; gli sto invece chiedendo di astenersi dal compiere un’azione. Distinzione fondamentale dal punto di vista giuridico (anche se talvolta non da quello morale). Distinzione che può talvolta apparire sottile, anche troppo; ma le sottigliezze, nel diritto, sono ciò che può fare la differenza fra andarsene liberi e andarsene in galera. E non facciamoci ingannare dalle descrizioni tendenziose: quante volte abbiamo sentito che i medici si rifiutano di «staccare il sondino»? Un’azione, sembrerebbe; ma invece nel rifiuto di questa particolare terapia quello che si chiede realmente ed essenzialmente è di sospendere l’immissione di alimenti in quel sondino (che può benissimo rimanere al suo posto), quindi un’omissione, non un’azione.
Cosa diventa allora qui la cosiddetta obiezione di coscienza? Semplice: diventa la libertà del medico integralista di invadere la sfera corporea di un’altra persona. Contro la sua volontà. Senza che sussista un obbligo giuridico di farlo. Diventa, in altre parole, pura e semplice violenza. Qui è l’obiettore a imporre un’azione all’altro, e l’obiezione si è trasformata così in ciò che originariamente doveva combattere. Come possa un liberale autentico – e Della Vedova lo è sicuramente – consentire a tutto ciò sfida la comprensione.
Con un grosso sforzo, si potrebbe forse ammettere l’obiezione se la legge riconoscesse almeno esplicitamente il diritto opposto del paziente a vedere rispettate le proprie direttive: questo potrebbe tradursi in pratica nell’obbligo dell’obiettore a trovare e indicare in tempi rapidi un altro medico che non si rifiuterà di cessare la violenza sul paziente. Sarebbe un’ingiustizia, sarebbe passibile di un’applicazione parziale e distorta (sappiamo bene cosa è successo con l’obiezione per l’aborto), ma almeno sarebbe un progresso rispetto alla situazione attuale. Solo che non è quello che scrive Della Vedova, che identifica chiaramente uno dei due raggruppamenti estremi (che dovrebbe rinunciare alle proprie posizioni a favore della proposta di mediazione) con quello di «chi vorrebbe una legge sulla falsariga di quella inglese o tedesca in nome della responsabilità e della libertà di cura delle persone». Ma in questo caso la previsione esplicita dell’obiezione di coscienza, senza un riconoscimento dei diritti del paziente, costituirebbe la coperta giuridica sotto cui l’arbitrio del medico integralista potrebbe esercitarsi indisturbato – almeno fino alla bocciatura della Corte Costituzionale (peraltro non più scontata, adesso che sembra divenuto normale per i giudici della Consulta essere commensali abituali dei governanti…). E questo è un netto peggioramento rispetto alla situazione attuale.
Infine, riguardo alla possibilità che Della Vedova vorrebbe concedere ai medici di «fare opposizione al giudice nei casi controversi», non saprei come interpretare queste parole se non nel senso giuridico della parola «opposizione», cioè «qualunque forma di impugnazione o di contestazione promossa contro un atto della pubblica autorità» (De Mauro). Ma a quanto mi risulta i medici hanno già diritto a proporre opposizione a ogni provvedimento giuridico di cui siano destinatari: se un tribunale decreta che il dr. Rossi deve sospendere la chemioterapia al paziente Verdi, Rossi – nei limiti dovuti, è ovvio – può benissimo impugnare il decreto. Sembra dunque che siamo qui di nuovo al ribadimento dell’esistente; e l’accenno ai giudici ci ricorda in compenso l’esito più probabile della «soft law», con la sua enumerazione di alti principi: che chi vorrà difendere il proprio diritto all’autodeterminazione sarà spesso costretto a intraprendere lunghe, costose, incerte battaglie legali.

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Lug 16

collezione_apps_iphoneIl business del Apple iPhone non è il cellulare stesso, ma sono le applicazioni da instellare nel telefonino, giochi, utilità, programmi etc. tutto per rendere il proprio iPhone unico e diverso dagli altri.
Ma pochi sanno quante applicazioni ha messo in vendita la Apple, ben 55.732, tutte disponibili alla App Store per un totale di ben 144.326,06 dollari, pari a 103.130 euro, tenendo conto che le vendite del iPhone sono in continuo aumento, è facile capire quanto guadagna la Apple con queste applicazioni.

Via geekologie

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Lug 16

Forse avrete notato qualche piccola novità nel layout del nostro blog. Si tratta di Google Friend Connect, un servizio che consente a chiunque abbia un sito web di renderlo ancora più social attraverso una serie di gadget dedicati alla community di utenti.

La decisione di integrarlo sul nostro blog nasce dall’annuncio che Friend Connect è ora disponibile in 47 lingue, compresa la nostra. Se volete provare l’applicazione e aggiungere alcuni dei numerosi gadget disponibili all’interno della gallery di Friend Connect, basta copiare e incollare un semplice codice HTML all’interno del vostro sito, come si vede in questo video tutorial.
A vostra disposizione un’ampia scelta di gadget, in parte creati da noi e in parte dalla comunità di sviluppatori, che permetteranno ai vostri utenti di commentare i vostri contenuti, votarli o comunicare meglio tra di loro.

Per provare non vi resta che visitare il sito google.it/friendconnect. Fateci sapere cosa ne pensate di questa soluzione e, ovviamente, se avete gadget da consigliarci.

Scritto da: Alessio Cimmino, Corporate Communications & Public Affairs Manager


fonte: googleitalia.blogspot.com » Vai al post originale

Lug 14

1. Studia la macchina.
2. Studiala più a fondo. Troverai vantaggi che bastano a riempire un sacco di annunci. Tipo il raffreddamento ad aria, i bassi consumi, il design che non va mai fuori moda.
3. Non esagerare. Per esempio, qualcuno dice che col Maggiolino riesce a fare 20 km con un litro. Altri solo 15. Media: 17. Non promettere di più.
4. Di’ pane al pane e vino al vino. Chiama sospensione la sospensione. E non chiamarla “ammortizzatore orbitale”.
5. Parla al tuo lettore. Non urlare. Lui ti ascolta. Specialmente se hai cose sensate da raccontargli.
6. Matita appuntita? Bon, dacci dentro.

Una lezione che vale sempre.

*Adattamento di un famoso annuncio DDB per il Volkswagen Maggiolino “How to do a Volkswagen ad.”

Fonte immagine: aircooledads.

fonte: creativeclassics.blogspot.com » Vai al post originale

Lug 14

di Stefano Cera
La decisione, da molti temuta, è arrivata: il 4 luglio, nel corso del vertice svoltosi a Sirte (in Libia), l’Unione Africana (UA) ha dichiarato di non voler cooperare con la richiesta di arresto per il Presidente del Sudan al-Bashir emessa dalla Corte Penale Internazionale (CPI) all’inizio del marzo scorso. Il testo della risoluzione è stato introdotto dal leader libico Gheddafi (Presidente dell’organizzazione degli stati africani) ed è stato approvato, per decisione consensuale, nel corso della riunione dei ministri degli esteri.
Le motivazioni della decisione e le reazioni contrarie
La decisione arriva al termine di un periodo in cui l’UA ha più volte richiesto il differimento dell’iniziativa contro Bashir, attraverso il ricorso all’art. 16 dello Statuto della Corte, che prevede la possibilità, su richiesta del Consiglio di Sicurezza ONU, di sospendere per un anno (rinnovabile) la procedura della CPI. I motivi sono legati alla preoccupazione che la richiesta di arresto possa indebolire gli sforzi per il processo di pace nel Darfur; per questo motivo, secondo il presidente del Ghana
John Atta Mills, la decisione dell’UA rappresenta “il meglio per l’Africa”: “Abbiamo bisogno di una soluzione durevole per il Darfur e il presidente del Sudan è una parte importante della soluzione. Con lui fuori, sarebbe molto difficile raggiungere una soluzione al conflitto nella regione. Per questo abbiamo richiesto il differimento della procedura della Corte”. Nonostante l’approvazione della risoluzione, nel vertice UA si sono registrate parecchie manifestazioni di dissenso; il ministro degli esteri del Benin Jean-Marie Ehozou (Sudan Tribune, 4 luglio 2009) ha commentato: “Consenso di solito significa unanimità, ma in questo caso si è registrato parecchio dissenso alla decisione”, riferendosi soprattutto ai tentativi di opposizione del Botswana e del Chad. Il primo è stato il primo a dissentire pubblicamente dalla decisione dell’organizzazione dei paesi africani (seguito dopo qualche giorno dall’Uganda), sottolineando di non voler osservare una risoluzione imposta da Gheddafi.
Significato della decisione e possibili sviluppi
L’impressione è che la risoluzione sia stata adottata in conseguenza di due forti spinte coincidenti. Innanzitutto le pressioni di Gheddafi affinché si adottasse una decisione favorevole a Bashir: per il leader libico infatti la Corte rappresenta una “nuova forma di terrorismo mondiale” e nei giorni precedenti la richiesta di arresto aveva minacciato di far ritirare tutti gli stati africani firmatari dallo Statuto della Corte, dimostrando poi particolare solerzia sia nell’esprimere solidarietà al presidente sudanese che nel riceverlo in visita dopo la richiesta di arresto. Inoltre, ha avuto un peso considerervole la preoccupazione di molti leader di stati africani che l’iniziativa contro Bashir fosse in realtà solo la prima di una serie di iniziative simili contro di loro.
In sintesi, la decisione dell’UA sembra essere un duro colpo al ruolo di mediazione svolto fino ad oggi dall’organizzazione, che d’ora in poi difficilmente potrà apparire come terzo neutrale, indipendente e imparziale nei colloqui di pace tra il governo e le forze di opposizione. Inoltre, potrebbe costituire un pericoloso precedente, in grado di indebolire la credibilità della stessa Corte; infatti, stabilendo una presunta “negoziabilità dei diritti umani”, metterebbe in secondo piano le responsabilità di Bashir nei confronti delle persecuzioni dei civili, che anzi potrebbero continuare anche grazie al “clima” di impunità creatosi. Infine, potrebbe colpire la credibilità di iniziative “parallele”, come ad es. il panel di esperti presieduto dall’ex presidente sudafricano Thabo Mbeki (promosso dall’UA nel febbraio di quest’anno) che mira a trovare meccanismi giudiziari alternativi alla CPI in grado di garantire in maniera efficace la punizione dei responsabili delle violazioni dei diritti umani in Darfur. Per questo motivo Mbeki, nei giorni precedenti l’incontro di Sirte, avrebbe tentato, senza successo, un’azione per evitare la decisione dell’UA.
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Lug 14


Kashmir’s ‘Martyrs’ Day’

July 13 is marked in Indian-administered Kashmir as ‘Martyrs’ Day’, which marks Maharaja Hari Singh’s use of force in 1931 to quell protests against his rule, resulting in the death of 23 Muslims.
Separatists had planned to hold anti-India demonstrations but authorities responded with hardline measures detaining and arresting key separatists.
Despite strict security two separatists — Javed Mir and Shahidul Islam — appeared at Lal Chowk only to be detained by the police.
Indian police detain separatist leader Javed Mir during a protest in Srinagar on July 13, 2009.

Authorities in Indian-administered Kashmir deployed thousands of security personnel in Srinagar to prevent separatist protests on the key state holiday, officials said. www.dawn.com

image © 2009 - Gianluca Costantini

High resolution version of this image, forprinting purposes, available www.gianlucacostantini.com/download/kashmir+martyrs+day.zip

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Lug 14

“La Somalia va ricolonizzata. Le tre grandi potenze, Italia, Francia, Gran Bretagna, che avevano colonizzato il paese in passato devono rientrare in scena guidando un forte corpo di spedizione europeo, capace di porre fine manu militari al caos, installare un’amministrazione fiduciaria degli stati impegnati, in grado di ricostruire lo stato. E di far rientrare in patria centinaia di migliaia di somali di buone doti che vivono all’estero. Basterà un decennio per normalizzare il paese e ridare serenità ai suoi abitanti. Sarebbe bello vedere di nuovo la bianca Mogadiscio, araba e coloniale. E con Mogadiscio la dolce Merka, il porto delle banane, l’incantevole Brava, la Chisimaio dei bei tempi, dove gli italiani in abito bianco giravano in bicicletta fra le palme da cocco”.

Carlo Rossella, Panorama, 9/7/2009

“Gli italiani che colonizzarono la Libia erano gorilla e maiali: non possono essere cambiati in cosi poco tempo. L’evoluzione della specie avviene in millenni, non in poche decine d’anni”.

Colonnello Muammar Al Gheddafi, 1988.

“Nel giugno del 1997 si presentò a Panorama una agenzia fotografica pugliese che ci mostrò l’immagine di un ragazzo somalo nudo e sdraiato per terra, al quale alcuni soldati italiani avevano legato mani e genitali agli elettrodi. Accertammo la veridicità e pubblicammo la foto”. Panorama non sparò lo scoop in copertina: “Fin dall’inizio non abbiamo ceduto al sensazionalismo delle immagini” (…) A quella prima fotografia ne seguirono altre. La più orribile fu quella dello stupro di gruppo di una donna somala. La foto mostrava alcuni soldati italiani che introducevano una bomba illuminante cosparsa di marmellata nella vagina della ragazza. “Anche in questo caso non sbattemmo la foto in prima pagina. La copertina di quel numero era completamente nera, salvo il titolo ‘Le nuove foto della vergogna’. Facemmo tutte le verifiche, compreso un terzo grado all’autore della foto, Stefano Valsecchi, che durò fino alle tre del mattino. (…) Panorama pubblicò anche una videocassetta, girata e montata dagli stessi militari della missione Ibis, nella quale non si vedevano atti di violenza ma si notava l’atteggiamento rambistico e il disprezzo per la popolazione locale di molti dei nostri soldati”.

Il Foglio, 2004

“Conoscendo i torti e gli errori del nostro paese, ritenevamo, alla vigilia della partenza per il Corno d’Africa del nostro contingente di truppe, che fosse auspicabile «che l’Italia tornasse in Somalia in sordina e senza protagonismi, con grande umiltà e discrezione. Possibilmente, come avevamo ingenuamente chiesto da un canale della televisione di Stato, con più genieri e meno guastatori, con più medici e meno paracadutisti, con più caterpillar e meno carri armati. Per quanto sollievo l’Italia avrebbe potuto portare a quelle infelici popolazioni, non sarebbe comunque mai riuscita a riparare i danni e a lenire le sofferenze causati in mezzo secolo di dominazione coloniale e in quarant’anni di rapporti viziati da indegne complicità». E invece si andò in Somalia sfoggiando i gioielli di famiglia: i parà del battaglione Tuscania e del Col Moschin, gli incursori del Comsubin e i fucilieri di marina del San Marco, una compagnia di carri M60 della brigata corazzata Ariete e due plotoni di blindo della Centauro. «Si trattava - riconosceva il generale Bruno Loi - di un vero e proprio corpo di spedizione, superiore per dimensioni e per quantità di armamenti e di equipaggiamenti a tutti gli altri contingenti nazionali presenti in Somalia, fatta eccezione, naturalmente, per quello americano» (…) La consapevolezza di poter godere di una larga autonomia e la presunzione di conoscere i somali (e di saperli trattare) meglio degli altri caschi blu, ponevano presto il contingente italiano in grosse difficoltà (…) Questa pretesa di possedere sempre, in qualsiasi epoca e in qualsiasi circostanza, la soluzione ottimale, è una iattura che ci accompagna sin dall’inizio delle nostre avventure coloniali, come la pretesa di essere «diversi» dagli altri, cioè più tolleranti, più rispettosi, più generosi, più capaci «di interpretare meglio la sensibilità del popolo somalo». In omaggio al mito, duro a morire, degli «italiani brava gente»”.

Angelo Del Boca

“Per un attimo sembrò che ci fosse la volontà di andare fino in fondo. Successe il contrario.Le inchieste della magistratura ordinaria si sono perse per strada. La Commissione dell’esercito, col segreto militare, emise 12 provvedimenti disciplinari, ma non si sa nei confronti di chi né per quali abusi. La Procura militare, nel 1999, archiviò l’inchiesta per “omessa esecuzione di incarico e violazione delle consegne” nonostante l’accertamento di “azioni inopportune, gravi disfunzioni e sicure anomalie”. La Commissione governativa guidata dal compianto professor Ettore Gallo, nella relazione finale di 114 pagine del 1998 scrisse di fatti “veri, verosimili o quantomeno da riscontrare”, ma concluse di non avere, purtroppo, i poteri per farlo. L’indagine parlamentare censurò “i responsabili diretti” e chi aveva taciuto, ma non fece nomi né individuò colpevoli. Fiore e Loi furono reintegrati e poi promossi. L’unico condannato è stato Valerio Ercole, il militare che nella prima foto collegava gli elettrodi al somalo. In primo grado fu condannato per “abuso d’autorità” a 18 mesi. La pena fu sospesa e in appello, nel febbraio 2001, il reato fu dichiarato prescritto”.

Il Foglio, 2004

fonte: salamelik.blogspot.com » Vai al post originale

Lug 14


è una notizia da favola!!!

fonte: lapennachegraffia.blogspot.com » Vai al post originale

Lug 14

Qualche settimana fa abbiamo parlato su questo blog delle preoccupazioni che hanno suscitato alcuni articoli inseriti nel disegno di legge sulle intercettazioni, in cui si estendono anche ai “siti informatici” le procedure di rettifica delle informazioni ritenute non veritiere o lesive della reputazione, regole finora applicate solo ai mezzi di informazione tradizionali. Molto meglio di quanto abbia fatto io, Guido Scorza ha fatto capire in modo chiaro le questioni sollevate da queste norme.
Siamo di fronte sempre ai soliti problemi: la difficoltà ad interpretare il web tenendo in considerazione la specificità di questo mezzo, la mancanza di un metodo di discussione multi-stakeholder sul tema dei diritti e doveri degli utenti della Rete che coinvolga tutte le parti interessate (Istituzioni, società civile ed aziende) ed infine la mancanza di una governance di Internet (negli ultimi mesi sono stati troppi gli ambiti istituzionali in cui si è discusso delle regole della Rete senza una cabina di regia).
L’importanza dei diritti in gioco e la difesa della libertà di espressione stanno producendo varie reazioni: da un lato, molti cittadini hanno aderito allo sciopero dei bloggers e alla manifestazione che ‘Diritto alla Rete’ ha organizzato domani a Roma, mentre alcuni politici, penso all’On. Palmieri e al Sen. Belisario, si stanno spendendo per trovare una soluzione che salvi il principio per cui siamo responsabili delle nostre azioni sia quando siamo online sia quando ci muoviamo nel cosiddetto mondo reale, senza per questo arrivare all’estremo per cui un blogger non professionista avrebbe gli stessi obblighi del direttore di un quotidiano nazionale.
Consapevolezza e passione: queste sono le due caratteristiche più evidenti dell’iniziativa ‘Questo blog alza la voce’. Un ’silenzio rumoroso’ che merita di essere ascoltato.

Scritto da: Marco Pancini, European Senior Policy Counsel


fonte: googleitalia.blogspot.com » Vai al post originale

Lug 14

Abbiamo lanciato da poco una nuova funzione in Google Immagini che permette agli utenti di ricercare su Internet immagini da usare gratuitamente, nel rispetto delle condizioni di utilizzo stabilite dagli autori stessi. Le immagini pubblicate su Internet possono essere sottoposte infatti a termini di utilizzo da parte degli autori, che indicano come vogliono che siano utilizzate da terzi.

La funzione di ricerca immagini su Google permette ora di restringere i risultati della propria ricerca a tutte quelle foto, ritratti o disegni taggati con licenze Creative Commons, rendendo quindi più facile rintracciare immagini sul web che possono essere condivise, utilizzate e perfino modificate. Le ricerche comprendono anche lavori taggati con altre licenze, come GNU Free Documentation, o di pubblico dominio.

Per impostare questa funzionalità, basta cliccare a destra nella home page di Google Immagini nella sezione Ricerca avanzata e, alla voce “Diritti di utilizzo”, è possibile ottenere dalla propria ricerca le immagini contrassegnate per essere riutilizzate in toto o solo per scopi commerciali oppure che possono essere modificate.

Scritto da: Google Blog Tema


fonte: googleitalia.blogspot.com » Vai al post originale

Lug 14

La morte e il morire sono presenze ineliminabili della nostra esistenza. Sia intesi come il nostro morire, il pensare che moriremo e il nostro pensarci da morti; sia come morte delle persone cui siamo legati, il lutto e l’assenza.
La morte è indicibile e intollerabile; un pensiero che si sottrae alla comprensione e che spesso è oggetto di una rimozione individuale e collettiva. Basti pensare alla diffusa tentazione di sottrarsi ai discorsi sulla morte, agli scomposti gesti scaramantici quando qualcuno parla di morte o alle perifrasi usate per non dire “è morto”.
Eppure la morte si offre anche come un potente mezzo per godere della nostra esistenza terrena, nel dubbio o nella certezza del nulla che ci sarà dopo. Nella consapevolezza della finitezza è possibile radicare un saldo proposito di non sprecare la nostra vita a scadenza.
Marina Sozzi ha scritto di recente un libro sulla morte e sui vissuti intorno alla morte (Reinventare la morte, Laterza). Ci racconta delle reazioni rituali di fronte alla morte nel corso del tempo e in società eterogenee e del loro significato. Ci conduce lungo un affascinante percorso concettuale e terminologico fino alla nostra società, in cui la morte è spesso totalmente medicalizzata ed espulsa dalle case. E in cui la rimozione assume forme diverse: l’invocazione della morte naturale, il volgere altrove lo sguardo davanti al morente, o il relegare lo spazio e il tempo sociali del lutto al funerale e ai pochi giorni seguenti.
Sozzi costruisce una riflessione affascinante e “razionale sullo sconquasso emotivo e sociale che ha luogo intorno alla morte di un individuo”, come scrive nella introduzione. E pone la complessa questione della gestione del lutto: come lo affronta una società? Come lo affrontano gli individui? Qual è il potere dei rituali e quali sono le conseguenze del loro impoverimento? Impossibile non parlare di cure palliative, dei luoghi del morire contemporaneo o delle decisioni di fine vita, intesi come risposta culturale di una società.
Forse la solitudine del morente è davvero inconsolabile e irrimediabile, ma distogliere lo sguardo non è un rimedio soddisfacente.

DNews, 13 luglio 2009.

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Lug 12

Africa: colpevole silenzio su Corte penale e violazione diritti umani


“Nella giornata in cui al G8 si parla di Africa ci piacerebbe che qualcuno avesse il coraggio di affrontare il tema dei conflitti dimenticati e delle violazioni dei diritti umani che proseguono sistematicamente in molti paesi, Sudan e Libia solo per citarne qualcuno, e perpetrati impunemente sotto lo sguardo impotente della Corte penale Internazionale”.
E’ quanto si legge in una nota del presidente di Italians for Darfur, Antonella Napoli. associazione onlus impegnata nella difesa dei diritti umani e nella sensibilizzazione sulla crisi umanitaria in corso nella regione sudanese.
“Da quando undici anni fa è stato firmato a Roma lo Statuto della Corte Penale Internazionale – prosegue la Napoli – si sono succeduti tragedie e guerre, spesso ignorate per lungo tempo, che testimoniano l’importanza di un Tribunale forte e credibile, in grado di contrapporsi in modo efficace e di poter perseguire coloro che si sono macchiati di gravi crimini contro l’umanità. Alcuni processi si stanno svolgendo e riguardano tutte vicende africane: il Congo, l’Uganda, la Repubblica Centroafricana mentre il procedimento nei confronti del presidente del Sudan Omar al Bashir, nonostante sia stato spiccato un mandato di arresto per i crimini compiuti in Darfur dal 2003 ad oggi, subisce continui attacchi e rallentamenti”.
“Tra gli otto paesi del G8 non sono mancate finora posizioni fortemente critiche nei confronti della Corte – sottolinea il presidente di Italians for Darfur – anzi Russia e Cina hanno spesso boicottato le azioni del Tribunale penale internazionale. L’Italia, invece, pur avendo aderito alla Corte non ha mai adeguato il proprio ordinamento giudiziario allo Statuto di Roma rischiando così di non poter arrestare un criminale che si rifugiasse sul proprio territorio. A tal proposito vogliamo ricordare al ministro Frattini le rassicurazioni che ci ha fatto pervenire nel giorno del cinquantennale della Dichiarazione dei diritti umani affermando che l’Italia a breve avrebbe provveduto a sanare questa mancanza”.
“Avremmo sperato che durante questo G8 – conclude Antonella Napoli - si desse in qualche modo un nuovo slancio all’azione della Corte penale internazionale. Così finora non è stato e il rischio di un arretramento nella difesa dei diritti umani e nel perseguimento di genocidi e di crimini contro l’umanità non è poi così aleatorio”.
Roma, 10 luglio 2009Firma l’appello on-line di Italians for Darfur!
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Lug 12

Il 1 luglio scorso sono comparsi di fronte al giudice del Tribunale di Dresda, un imputato, Alex W, tedesco, 28 anni, e Marwa al Sherbini, egiziana, 32 anni.

Quest’ultima, madre di un bambino di tre anni e al terzo mese di gravidanza aveva accusato il cittadino tedesco di averla ingiuriata con offese razziste, come “terrorista”, “islamista”, “puttana”, solo perché gli ha chiesto di lasciare l’altalena per suo figlio.

Il giudice riconosce per la querelante un risarcimento di 780 euro. Il vero risarcimento, però, arriva subito dopo: nel bel mezzo del tribunale, Marwa viene uccisa da Alex W con un grosso coltello. Ben 18 coltellate davanti al suo bimbo.

La polizia non è riuscita a impedire l’omicidio. Anzi, i poliziotti hanno involontariamente (sic) ferito il marito di lei, un borsista egiziano in Germania, accoltellato a sua volta mentre difendeva la moglie. E’ stato portato in ospedale in coma.

La domanda, che si pongono giustamente anche in Egitto, è: se ad accoltellare qualcuno dentro l’aula di un tribunale fosse stato un musulmano, per quanto tempo ne avrebbero parlato sui media, da queste parti?

Ipocriti.

fonte: salamelik.blogspot.com » Vai al post originale

Lug 12

Io penso che quasi ognuno di voi abbia in tasca una carta di credito del circuito Carta Si. Bene, fate molta molta attenzione.

Sta girando una email veramente molto pericolosa e benfatta che sta “derubando” migliaia di utenti dei proprio dati personali e non solo. E’ una email di phishing, ma veramente perfetta: ci stavo cadendo pure io. Vi riporto parte del testo:

Gentile Cliente,

la informiamo che e’ disponibile on-line “www.cartasi.it” il suo estratto conto (riferito al codice del rapporto 06159-26742):
potra’ consultarlo, stamparlo e salvarlo sul suo PC per creare un suo archivio personalizzato.
Le ricordiamo che ogni estratto conto rimane in linea fino al terzo mese successivo all’emissione.

Grazie ancora per aver scelto i servizi on-line di CartaSi.
I migliori saluti.

Servizio Clienti CartaSi

Mi raccomando non cliccate sui link per la visione dell’estratto conto online. Sono link fasulli. Il mio punta all’indirizzo ac16321.com: non cliccate!

Ricordiamo che ogni comunicazione ufficiale dei servizi bancari e interbancari è sicuramente presente nel sito del servizio e all’interno del vostro profilo dopo la login. Non cliccate mai i link nelle email.

Aprite il vostro browser, digitate l’indirizzo ufficiale e corretto del vostro fornitore finanziario, quindi leggete tutto ciò che desiderate in piena sicurezza.

Per capire meglio consiglio la lettura della nostra guida anti-phishing.

fonte: www.trading-italia.biz » Vai al post originale

Lug 10

Traggo il pezzo sottostante dal comunicato stampa (pdf) messo online da Barabino & Partners.

“Girato in 16 mm a Bologna, in una location ricercata ed estremamente lussuosa, questo spot si apre con una scena sorprendente: il protagonista – un giovane sportivo - è “appeso” per i piedi ad una trave ginnica. Qualcuno bussa alla porta ed interrompe i suoi esercizi quotidiani, entra un cameriere, e come da richiesta gli presenta, mostrandoglielo, il pranzo perfetto: verdure fresche al vapore e tonno Consorcio. A chiudere lo spot un’ammiccante compagna che seduta su una sedia high tech invita il protagonista a una sessione di allenamento del tutto speciale pronunciando ironicamente la domanda “Consorciamo”? Un palese messaggio al benessere inteso come cura del corpo e della propria alimentazione, in una cornice di assoluta eleganza se pur nella modernità degli ambienti. Il risultato è uno spot ricercato, fluido, in cui tutto è trattato con grande gusto estetico in ogni dettaglio: cast, luci, colori, styling. A rendere memorabile il claim che mira diventare il tormentone dell’estate: Consorciamo?

Non so cos’è più raccapricciante: lo spot o il comunicato stampa.

Un altro commento in sparate sul copy.

*Chiedo scusa per la volgarità, forse non richiesta.

fonte: creativeclassics.blogspot.com » Vai al post originale

Lug 10

usa_flag_mapSe il debito pubblico italiano vi pare esagerato e la causa di tutto ciò è di Berlusconi, provate a guardare il debito pubblico americano che in soli nove mesi è passato dai 286 ai 1.089 miliardi di dollari. La causa è da imputarsi principalmente alla crisi finanziaria che ha colpito pensantemente il mondo e in particolare modo gli USA, tenendo conto che hanno dovuto sborsare parecchi soldi per salvare Fannie Mae e Freddie Mac, per evitare il crack totale finanziario.

In ogni modo è una bella cifra, sicuramente ci vorranno degli anni per portare il debito a livelli “normali”, magari con delle riforme in modo da risollevare in maniera decisa l’economia americana.

Noi italiani stiamo ancora aspettando le riforme vere e proprie che possano aumentare il potere di acquisto delle famiglie, creare nuovi posti di lavoro, insomma bisogna fare in modo che il contribuente possa vivere serenamente in Italia.

Esplode il deficit federale degli Usa. I dati diffusi dalla Commissione Bilancio del Congresso fotografano la situazione a fine giugno 2009, cioe’ per i primi nove mesi dell’esercizio finanziario 2008-09. Il disavanzo e’ salito a 1.089 miliardi di dollari dai 286 miliardi del giugno 2008.

Via asca

fonte: www.trading-italia.biz » Vai al post originale

Lug 10

Sono passati nove mesi da quando abbiamo lanciato il nostro browser Google Chrome e oggi oltre 30 milioni di persone lo utilizzano regolarmente. Google Chrome è stato progettato per tutti quelli che sul Web ci vivono, che cercano informazioni, controllano l’email, leggono le notizie, fanno shopping o semplicemente si tengono in contatto con gli amici.

Tuttavia, i sistemi operativi che fanno funzionare i browser sono stati progettati in un’epoca in cui il Web non esisteva. È per questo che oggi siamo felici di annunciare un nuovo progetto che è il naturale corollario di Chrome: Google Chrome OS, il nostro contribuito alla ridefinizione del ruolo e della natura dei sistemi operativi.

Google Chrome OS è un sistema operativo leggero e open source, destinato inizialmente ai netbook. Tra qualche mese renderemo pubblico il codice, mentre i netbook saranno disponibili a partire dalla seconda metà del 2010. Dal momento che abbiamo già illustrato questo progetto ai nostri partner e presto cominceremo a lavorare con la community open source, abbiamo pensato che fosse giusto rendere nota la nostra visione, in modo che tutti comprendano quali sono i nostri obiettivi.


Velocità, semplicità e sicurezza sono gli aspetti fondamentali di Google Chrome OS. Nelle nostre intenzioni, il sistema operativo dovrà essere veloce e leggero, in grado di avviarsi e collegarsi al Web nel giro di pochi secondi. L’interfaccia utente sarà essenziale e senza fronzoli, per valorizzare l’esperienza utente direttamente sul Web. Come già fatto per il browser, abbiamo scelto la semplicità, riprogettando completamente l’architettura di sicurezza alla base del sistema operativo, in modo che gli utenti non debbano preoccuparsi di virus, malware e aggiornamenti di sicurezza. Dovrà semplicemente funzionare.


Google Chrome OS sarà compatibile con processori x86 e ARM, e stiamo lavorando con diversi produttori OEM per poterlo lanciare sul mercato l’anno prossimo. L’architettura software è molto semplice: immaginate Google Chrome in esecuzione all’interno di un nuovo sistema a finestre, basato su un kernel Linux. Per gli sviluppatori di applicazioni, la piattaforma è il Web. Funzioneranno tutte le applicazioni basate sul Web, e nuove applicazioni potranno essere sviluppate utilizzando qualsiasi tecnologia web. Naturalmente, queste applicazioni saranno compatibili con qualsiasi browser standard su Windows, Mac e Linux, dando accesso agli sviluppatori alla più vasta base di utenti che una piattaforma sia in grado di offrire.


Google Chrome OS è un progetto nuovo, separato da Android. Android è stato progettato fin dall’inizio in modo da funzionare su un gran numero di dispositivi, dai telefoni ai set-top box e ai netbook. Allo sviluppo di Google Chrome OS lavorano persone che trascorrono gran parte del loro tempo sul Web e il sistema operativo è pensato per i computer di tutte le dimensioni, dai piccoli netbook ai sistemi desktop. Sebbene vi siano degli aspetti coincidenti tra Google Chrome OS e Android, siamo convinti che la facoltà di scegliere sia un motore per l’innovazione, a vantaggio di tutti, Google compresa.

Riceviamo sempre molti commenti dai nostri utenti e il loro messaggio è chiaro: i computer devono migliorare. Le persone vogliono avere un accesso immediato all’email, senza dover aspettare che il computer si avvii e i browser si aprano. Vogliono che i loro computer siano sempre veloci come appena comprati. Vogliono che i dati siano sempre accessibili da qualsiasi luogo, senza doversi preoccupare di perdere il computer o fare il backup dei file. Ma soprattutto nessuno vuole perdere ore a configurare il computer per far funzionare ogni singola periferica collegata.

Inoltre, un’esperienza di utilizzo del proprio computer più soddisfacente va a vantaggio di Google, poiché gli utenti saranno più propensi a trascorrere più tempo su Internet.

C’è ancora molto da lavorare e di certo avremo bisogno di tutto l’aiuto della community open source per raggiungere il nostro obiettivo, ma siamo elettrizzati dalle prospettive che abbiamo di fronte e speriamo che lo siate anche voi.


Scritto da: Google Blog team


fonte: googleitalia.blogspot.com » Vai al post originale

Lug 10

Spesso ci viene chiesta la ragione per cui Google mantenga i suoi prodotti in versione beta per tanto tempo. Gmail, cinque anni dopo il lancio, è ancora oggetto di discussione per questo motivo, spesso in termini scherzosi.

Alcuni pensano che, una volta aperte le registrazioni, Gmail sarebbe dovuto uscire dalla versione beta. Altri sostengono che, una volta integrate le funzioni di chat, sviluppate nuove tecnologie anti-spam, localizzata in 53 lingue, sviluppata un’applicazione mobile, aggiunte le chat di gruppo, lanciata un’interfaccia per iPhone, lanciato Gmail Labs con 48 nuove applicazioni, la video chat e via dicendo, Gmail avrebbe dovuto uscire dal beta test.

C’è chi sostiene che, negli ultimi cinque anni, una cultura della versione beta si sia sviluppata intorno alle applicazioni web, rendendo così discutibile il significato stesso di “beta”. Ci stiamo muovendo verso un modello di rapidi cicli di sviluppo in cui i prodotti come Gmail, in contrapposizione ai vecchi software, continueranno a cambiare all’infinito.
Il risultato è che oggi, la versione beta appartiene al passato. Non solo per Gmail, ma anche per tutte le Google Apps - Gmail, Calendar, Google Document, e GTalk.

Ora ci rendiamo conto che dopo cinque anni di Gmail con la constante presenza della dicitura “beta” alcuni di voi potrebbero non sentirsi più a loro agio senza quella costante presenza.
Non c’è da disperare! Per ovviare al problema abbiamo ideato una soluzione. Basta andare in Impostazioni, fare clic su Labs, scegliere “Torna a Beta”, e sarà come se Gmail non avesse mai lasciato questa versione
.

Scritto da: Google Blog Team


fonte: googleitalia.blogspot.com » Vai al post originale

Lug 10

Assuntina Morresi dedica un lungo post sul suo blog, Stranocristiano.it, al significato della libertas ecclesiae oggi («Libertas ecclesiae e dintorni», 4 luglio 2009). Cerco di ripercorrere i punti salienti del ragionamento:
Noi chiediamo innanzitutto la libertas ecclesiae, la libertà della Chiesa di esistere […].
Alcuni miei amici dicono che Libertas ecclesiae significa poter costruire le nostre opere – dalle scuole, al Banco Alimentare, al Meeting – per fare esperienza e testimoniare la bellezza dell’incontro fatto.
Ma allora dovremmo anche ammettere che se domani, ad esempio, la Corte Costituzionale consentisse anche la diagnosi preimpianto degli embrioni, o la fecondazione eterologa, per le nostre opere non cambierebbe niente: ci sarebbe lo stesso il Meeting, faremmo ugualmente la Colletta Alimentare, le nostre scuole continuerebbero ad esistere.
[…] leggi di questo tipo non impediscono la libertas ecclesiae, se con questa espressione si intende semplicemente la possibilità di costruire le nostre opere, e testimoniare pubblicamente.
Allora, le possibilità sono due: o questi fatti nuovi (fecondazione artificiale, etc.) non hanno niente a che fare con la libertas ecclesiae, e quindi possiamo ignorarli ed andare avanti sulla nostra strada […] oppure dobbiamo chiederci se abbiamo capito cosa significa libertas ecclesiae.
Ma per la prima volta nella storia dell’umanità […] sta accadendo qualcosa di totalmente nuovo: si stanno sovvertendo tutte le categorie fondamentali dell’esperienza elementare. Si sta distruggendo l’umano nelle sue fondamenta.
[…]
Tecnicamente, un bambino oggi può avere fino a sei genitori, di cui tre fornitori del patrimonio genetico (una donna fornisce l’ovocita, un’altra i mitocondri dell’ovocita, un maschio lo sperma, e quindi il patrimonio genetico del bambino proviene da tre persone), e poi una terza donna mette a disposizione l’utero, una quarta sarà la madre “sociale”, che lo registra all’anagrafe come figlio suo, insieme ad un secondo maschio, il sesto genitore, che sarà il padre sociale.
Immaginiamo di raccontare a questo bambino l’esempio che ci faceva Don Giussani per spiegarci la “certezza morale”: se vai a casa e tua madre ti dà il risotto, tu non ti poni il problema di analizzarlo per verificare se è avvelenato, prima di mangiarlo, sarebbe irragionevole. Per il bambino con sei genitori, invece, il problema è capire se ha una mamma e chi è, prima ancora del risotto potenzialmente avvelenato, o no. L’esempio non vale più.
[…]
Mentre per quelli della mia età i sei genitori possibili sono aberrazioni evidenti, dobbiamo essere consapevoli che per i nostri figli e nipoti questa sarà una variante dell’esperienza umana, e anche se non sarà la loro esperienza personale, sarà quella che vedranno nei compagni di scuola, o in televisione. E quanto resisterà, il loro “cuore”?
[…]
La libertas ecclesiae è in pericolo quando si impedisce o si rende comunque difficile il paragone con l’esperienza elementare, perché in questo modo si impedisce l’esperienza cristiana. La fragilità del ragionamento della Morresi dovrebbe essere evidente a chiunque: per quante persone possano aver contribuito alla costituzione genetica e alla nascita del bambino, non c’è dubbio che questi non avrebbe nessuna difficoltà a comprendere il brano di Don Giussani (curioso, per inciso, che l’autrice non abbia preso ad esempio testi più fondamentali, come la Bibbia: a meno che Comunione e Liberazione – alla quale la Morresi appartiene – non abbia tacitamente ampliato il canone delle Sacre Scritture…). La madre che prepara il risotto non può che essere, per definizione, quella sociale: che non è solo colei che lo registra all’anagrafe (come scrive un po’ tendenziosamente la nostra autrice), ma quella che lo alleva, che lo segue nei primi passi, che lo ama. La controprova è immediata: basti pensare ai bambini adottati, che di genitori ne hanno ben quattro. Provate a leggere il brano di Giussani a uno di questi bambini, e vedete se si confonde. L’esperienza umana fondante non è quella della relazione genetica – che pure ha la sua importanza – ma quella del rapporto di dipendenza e affetto fra un essere umano che si affaccia nel mondo e un altro essere umano che sta lì ad accoglierlo. E questa esperienza non è certo messa in pericolo da nessuna tecnologia biomedica, presente o futura; è questo il fondamento antropologico immutabile che la Morresi non vuole o non può vedere.

Qui potrebbe concludersi un post relativamente breve. Resterebbe però senza risposta una domanda che alcuni potrebbero porsi: a che si deve l’elaborazione di un sofisma tanto esile, e degli innumerevoli altri (di regola non molto migliori) che il campo integralista produce a getto continuo? È evidente che siamo qui di fronte a una classica produzione ideologica, in cui si prendono le relazioni sociali e le si fanno apparire come se risiedessro nella natura delle cose, per dar loro una parvenza di inevitabilità; è questa la ragione ultima del biologismo grossolano che ormai pervade uniformemente il pensiero integralista, e che – come abbiamo appena visto – finisce per porre sullo stesso piano la donatrice di mitocondri e la persona che il bambino chiama «mamma». Ciò che è un po’ meno evidente è l’interesse ultimo che questa elaborazione ideologica intende mascherare. Spesso identifichiamo questo interesse con una volontà di guadagnare nuovi spazi di dominio sulla società, ma proprio il testo di Assuntina Morresi può svelare una prospettiva diversa (per quanto non inedita).
«Quanto resisterà, il loro “cuore”?», si chiede a un certo punto la Morresi, parlando dei figli e nipoti di chi appartiene al suo spicchio di cristianesimo, e la preoccupazione sembra sincera. La famiglia tradizionale (per ragioni che qui non è possibile affrontare) è al centro dell’elaborazione teorica dell’integralismo: quasi ogni tema dell’agenda integralistica – aborto, divorzio, contraccezione, scuola cattolica, omosessualità – tocca direttamente la sostanza o l’immagine del modello familiare tradizionale; solo la battaglia sul testamento biologico fa parzialmente eccezione. In un’epoca in cui i modelli familiari sono numerosi, e in genere assai più attraenti di quello offerto dalle pagine di Stranocristiano, si fa urgente la necessità di una giustificazione ideologica, che assegni a quello solo la qualifica di «naturale», mentre diffama gli altri, arrivando a descriverli come inumani. Giustificazione ideologica diretta sia verso l’esterno – a supporto della pretesa propriamente integralistica di una norma civile asservita a quella religiosa – sia verso l’interno – in particolare a beneficio (?) dei membri della comunità ancora incapaci di discriminare le «aberrazioni evidenti». Scopriamo insomma alla fine che il modello sociale integralista non vuole realmente espandersi – non ne ha più la forza: vuole difendersi, e in particolare difendere la propria riproduzione (e qui forse conta anche il fatto che più di altri modelli esso si affida alla solidarietà fra generazioni).
Anche la deriva paranoica che sempre più spesso si coglie negli scritti di alcuni integralisti, il vittimismo aggressivo e confabulatorio che proietta sugli altri le proprie pulsioni, per esempio fantasticando di improbabili complotti della «lobby omosessuale» orditi per sovvertire la vita tranquilla della famiglia tradizionale, mi sembra un chiaro sintomo che il gioco è ormai in difesa.
In teoria un compromesso sarebbe possibile: non mancano esempi di gruppi con stili di vita non molto più attraenti di quello integralista che riescono a sopravvivere nel mondo moderno senza ricorrere alla via normativa. Si pensi per esempio agli Amish, che pure consentono ai propri giovani di fare esperienza del mondo esterno. In pratica, finché l’integralismo manterrà la speranza di imporre il proprio credo a chi non ne vuol sapere nulla grazie all’appoggio di una politica asservita, la libertas ecclesiae continuerà a conculcare la libertas civium.

fonte: bioetiche.blogspot.com » Vai al post originale

Lug 08

Un bel primato quello di brandforum.it: otto anni di approfondimenti sul mondo delle marche, un sacco di spunti utili per chiunque, studente o professionista, si occupi di branding. L’idea originale della lungimirante Patrizia Musso oggi si presenta online con una nuova veste grafica e una migliorata usabilità. Francamente, non so che consigli dare a brandforum.it: mi sembra realizzato molto bene sia per la qualità dei contenuti sia per la funzionalità della navigazione. Gli faccio solo tanti auguri!

fonte: creativeclassics.blogspot.com » Vai al post originale

Lug 08

Il “pacchetto sicurezza”? E’ un pacco. A cosa serve “il reato di clandestinità”, i “centri di espulsione”, ecc ecc, se poi un ministro del governo ammette candidamente, parlando delle badanti che “contro di loro, di certo nessuno si metterà a fare la caccia”", seguito a ruota da un altro ministro che afferma che “nessuna badante andrà mai in galera”? Come tutte le leggi italiane, anche quelle del “pacchetto” verranno tranquillamente disattese. E i primi ad invitare a farlo sono quelli che le hanno promulgate. Secondo me, quindi, non c’è da preoccuparsi: nessun clandestino andrà in galera o verrà espulso. Perché i clandestini sono una colonna portante dell’economia di questo paese. Oltre alle badanti, ci sono anche quelli che lavorano nei cantieri, nei campi, nelle fabbriche. E pure quelli che spacciano. Tutti, inclusa la minoranza che delinque, sono manodopera al servizio di imprenditori italiani. Imprenditori di cui si conoscono molto bene le inclinazioni elettorali. Non me la sento, quindi, di stracciarmi le vesti di fronte alle sparate propagandistiche che prima o poi verrano sventolate come risultati conseguiti per racattare voti. Quanti provvedimenti altisonanti, seguiti da brevi azioni dimostrative, sono stati sbandierati, prima di tornare - quatti quatti - alla normalità?

Figuriamoci se verrà in mente a qualcuno di andare davvero in giro a controllare i clandestini e provvedere alla loro espulsione. Con quale personale porteranno avanti questo gravoso compito? La polizia sarà impegnata a seguire gli svitati che decideranno di fare le ronde. E sono questi ultimi a preoccuparmi. Uno stato che “delega” la sicurezza dei cittadini a gruppi di “volontari,” è uno stato che ha dichiarato il proprio fallimento in materia di sicurezza, altroché. Ma l’opinione pubblica italiana è talmente imbevuta di film con giustizieri della notte da non essere in grado di capirlo. La prima domanda che faccio a qualsiasi persona normale quando si parla di ronde è: “tu avresti il tempo di farlo, il giustiziere della notte?” E la risposta è, ovviamente, no. Perché una persona che ha una vita piena e soddisfacente difficilmente ha il tempo e la voglia di “pattugliare” le strade “armata” di cellulare. Quindi chi andrà a fare questo lavoro? Nel migliore dei casi quelli a cui piacciono i balli in maschera (come quelli delle divise del ventennio) e ,nel peggiore, qualche squilibrato che non è riuscito a diventare poliziotto. In realtà, dietro il fascino delle ronde c’è qualcosa altro di molto “italiano”. Per esempio gli appalti da centiniaia di migliaia di euro per “pattugliare”. Se va tutto bene, anche quei soldi finiranno all’italiana. Ovviamente avete capito cosa intendo. Se va male, ci scapperà il morto. Speriamo solo che sia negro, cosi quelli che hanno promulgato la legge potranno dire che era l’ennesimo “episodio isolato”.

fonte: salamelik.blogspot.com » Vai al post originale

Lug 08

ANSAMed - ”Chissa’ - dice maliziosamente - voi forse potreste parlare di me come ministro del governo!”. Il governo e’ quello italiano, il ”voi” e’ riferito ai lettori del quotidiano di Tunisi Le Temps, al quale Afef Jnifen Tronchetti Provera ha rilasciato un’intervista riportata a tutta pagina. La bellissima Afef, tunisina purosangue nata quarantuno anni fa a Medenine, alle porte del Sahara, aveva appena terminato di partecipare, in qualita’ di ospite, ad una diretta negli studi televisivi di Nessma T.V. (25 per cento detenuto da Mediaset), nel corso della quale aveva ricordato la sua militanza attiva a favore degli arabi e dei musulmani. Impegno che ha ribadito subito dopo nell’intervista a Le Temps, sottolineando: ”io, in effetti, conduco una lotta quotidiana contro i pregiudizi nei riguardi degli arabi e dell’ Islam. Qualsiasi occasione mi e’ propizia per difendere questa causa. Metto la mia notorieta’ di top model e di animatrice adulata dagli italiani al servizio dell’ideale di tolleranza che vado predicando”. Tolleranza che non riconosce a Magdi Allam, un tempo suo ”compagno di strada”, ma che ”adesso, dopo che si e’ convertito al cristianesimo, non arresta i suoi attacchi virulenti contro l’Islam e i suoi fedeli. Riferendosi all’Italia (della quale e’ cittadina dal 1990), Afef lamenta che, a differenza della Francia, non vi siano associazioni ”forti” per la difesa delle comunita’ maghrebine e arabe. ”Ma - sottolinea - non crediate che tutti gli italiani ci sono ostili. Certo, la crisi mondiale attuale ha esacerbato o risvegliato qualche vecchio riflesso xenofobo (principalmente contro gli arabi), ma non al punto di fare dell’ Italia un inferno per le nostre comunita”’. Ad ogni buon conto, ricorda, e’ costantemente accompagnata da una guardia del corpo e questo per volere del suo terzo marito, l’imprenditore Marco Tronchetti Provera. L’ultima domanda dell’intervista riguarda il suo futuro, legato al costante impegno nel sociale per il mondo arabo-islamico. Un impegno, afferma, che in Italia suscita l’interesse di molti per cui ”ci si sforza - e’ la risposta - di trovarmi una qualsiasi affiliazione politica, ma fuggo costantemente da queste etichette. Non e’ ancora giunto il momento che io faccia parte di un determinato gruppo. Ma non tardera’. Ho sempre pensato che la mia carriera di top model e di animatrice alla televisione non rappresenta che una tappa preparatoria per degli impegni piu’ politici”. E Le Temps ricorda ai suoi lettori che ”Afef Jnifen fu, per un certo periodo, consigliera di Berlusconi, ma oggi e’ consigliera tecnica presso diversi partiti politici, di destra e di sinistra”.

fonte: salamelik.blogspot.com » Vai al post originale

Lug 08

e per la serie “Chiedere è lecito, rispondere è cortesia”: ma chi ha la fortuna di fare due passi con Salvini, si ricorda di portarsi dietro un sacchettino di plastica?

fonte: lapennachegraffia.blogspot.com » Vai al post originale

Lug 08

Summit g-8 2009Vi siete mai chiesti cosa succederebbe se durante il summit del 8-9-10 luglio dove saranno presenti 8 nazioni potenti, si presentasse un terremoto molto forte come quello che aveva devastato alcune città dell’Abruzzo e facesse crollare la caserma di Coppito con dentro i potenti del G-8 uccidendoli tutti, sicuramente si presenterebbe uno scenario apocalittico da paura, l’economia mondiale andrebbe a picco, a tutto vantaggio dei speculatori incalliti, ci sarebbe il panico totale e per uscirne bisognerà attendere 10-20 anni.

Ovvio che questa ipotesi è alquanto improbabile, Berlusconi si sarà consultato con parecchi esperti prima di prendere la decisione di far ospitare il summint a L’Aquila, quindi non dovremmo preoccuparci consideranto anche che l’organizzazione dell’evento è stata fatta in maniera scrupolosa, ma se dovesse succedere l’inverosimile torneremmo all’epoca degli anni bui con la criminalità che farà da padrone.

La terra trema ancora nell’aquilano e nel reatino, dopo la scossa di magnitudo 4,1 di venerdì. Pronto un piano per evacuare in elicottero i leader dalla caserma di Coppito

Via sole24ore

fonte: www.trading-italia.biz » Vai al post originale

Lug 08

fonte: bioetiche.blogspot.com » Vai al post originale

Lug 06

E’ arrivato come una doccia fredda il comunicato ufficiale dell’Unione Africana contro la decisione della Corte Penale Internazionale di perseguire il dittatore sudanese Bashir per crimini contro l’umanità. L’Unione Africana, che comprende trenta firmatari dello statuto di Roma del 1998, ha quindi deciso di parteggiare per Omar Hassan al Bashir, riconosciuto responsabile dei feroci crimini contro la popolazione del Darfur e di permettere allo stesso la libera circolazione in tutto il continente. Il documento è stato firmato a Sirte, in Libia, nell’ultimo summit dei Paesi africani che si è chiuso venerdì scorso, su proposta del leader libico Gheddafi.
Firma l’appello on-line di Italians for Darfur!
http://www.italianblogsfordarfur.it -
Per informazioni sulla campagna on-line scrivi a:
blog[at]italianblogsfordarfur.it

fonte: www.italianblogsfordarfur.it » Vai al post originale

Lug 06

La frammentazione del fronte ribelle del Darfur resta uno dei principali ostacoli al processo di pace nella regione. Come piu volte auspicato da Italians for Darfur, l’armonizzazione delle richieste dei movimenti armati presenti sul terreno e il coinvolgimento di tutte le parti civili (capi villaggio, religiosi e rappresentanze femminili) del Darfur restano una delle priorità delle organizzazioni internazionali che si adoperano per la risoluzione del conflitto e per porre fine all’immane crisi umanitaria che dura da anni.

Riportiamo il documento, pervenutoci attraverso Suliman Ahmed Hamed, rappresentante dei rifugiati del Darfur in Italia, firmato dai movimenti ribelli riunitisi il 4 luglio scorso:

Proposal to unite armed resistance movements in Darfur


Considering the current political situation in Sudan… Believing that unification of all armed resistance movements in Darfur is the only way to achieve our objectives and demands…In continuation with the efforts exerted before… And on the basis of the responsibilities that has been pledged to our people; we, representatives of the resistance armed movements in Darfur, we believe in the need to realize the following:

unifying all Darfur movements shall be the basis for the realization of political aspirations to our people and realizing all intended objectives;

unifying Darfur resistance movements shall go hand in hand with unifying all constituencies;

taking a unified stand during the course of our struggle, especially on any future initiatives;

call on the international community, the mediators, neighboring countries, and all other peace seeking entities to stay neutral when dealing with Darfur movements, and include all movements in the political peace process;

the mediation must support all efforts aimed to unify the Darfur movements as a prerequisite to ensure the success of the political peace process in the future;

when dealing with the media, all parties must adopt a unified stand and focus:

on the root cause of the Darfur conflict, locally and nationally;

on avoiding provocative statements which may insult the different components of Darfur society;

Media services must be directed to foster the common interest of the Darfur community and give hope for a better future for Darfur,

on the suffering of the IDPs, refugees and other affected persons and collectively seeking support to provide humanitarian assistance to them;

Highlight the failures f government institutions and policy failures of all government since independence.

military coordination and cooperation among all Darfur movements and seek non-military assistance from relief organizations;

make good use of the movements’ foreign relations to support the resistance movements;

cessation of hostilities within different Darfur armed groups and between all parties of the resistance and the

establishment of a mechanism to deal with any future hostilities;

opening and protecting humanitarian corridors and abiding by international humanitarian and human rights laws which protect civilians, IDPs, refugees, and relief organizations

Allocated efforts to support the resistance and collaborate to open channels for shared support

Work to facilitate opening the roads and routes and respect the international human rights law, protect the civilians, the misplaced, the refugees and the humanitarian organizations

Established a mechanism for accountability

We thank Dafur Peace and Development organization, Institute for Conflict Analysis and Resolution at George Mason University, and the Center for Human Rights and Genocide Studies in the University of Siena, Tuscani and we kindly request organizing another meeting in an effort to unify the resistance movement in Darfur.

URF,

URFF,

SLM-Unity,

SLM-AS,

SFDA,

Date: July 4, 2009


Firma l’appello on-line di Italians for Darfur!
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Per informazioni sulla campagna on-line scrivi a:
blog[at]italianblogsfordarfur.it

fonte: www.italianblogsfordarfur.it » Vai al post originale

Lug 06

Gli hanno urlato «sporco negro», «dovete tornare a casa vostra», poi l’hanno colpito con delle bottiglie di vetro ferendolo al sopracciglio sinistro. Solo le sirene delle volanti della polizia, chiamata da alcuni testimoni, hanno messo fine all’aggressione da parte di tre uomini, tra i 30 e i 50 anni, e permesso all’uomo di origine congolese di mettersi in salvo trovando riparo all’interno dell’androne di un palazzo. Un’aggressione ‘a freddo’ quella avvenuta il 2 luglio scorso, ma resa nota solo oggi, nel quartiere di Monteverde, a Roma, partita da abitanti di uno dei palazzi che dà sulla via, iniziata con il lancio di bottiglie dalle finestre e proseguita con un vero e proprio inseguimento da parte di tre uomini che sono riusciti a raggiungerlo e colpirlo al volto ferendolo poco sopra l’occhio sinistro. Al pronto soccorso gli hanno diagnosticato anche un trauma cranico. Non solo: lo hanno anche derubato dei soldi che aveva in tasca e del passaporto. Il cittadino congolese - sposatosi in Italia, padre di una bambina - spiega di amare l’Italia, dove vive dal 2004, dopo la fuga dal suo Paese d’origine. Ora si chiede come spiegare alla figlia perchè è stato picchiato: «mia figlia mi guarda e mi dice - spiega in un italiano stentato** ai microfoni del Tg3 - ‘papà, che cosa è successo, ti hanno fatto del male?»’. E aggiunge: «mi sono mancate le parole per risponderle perchè non so come può vivere una cosa del genere». I responsabili dell’aggressione sono svaniti nel nulla. (Corriere)

* Il Corriere si astiene dallo spiegare la dinamica, facendo sembrara la faccenda “surreale”. Su Repubblica, invece, è esplicitata: “Il congolese è un rifugiato politico in Italia dal 2004, si è sposato in Italia, vive a Roma e ha una bambina di pochi anni. Ha raccontato ai poliziotti che stava distribuendo volantini pubblicitari citofonando agli inquilini della zona quando un cinquantenne infuriato per essere stato disturbato durante il riposino pomeridiano lo ha prima pesantemente insultato dalla finestra e poi è sceso e gli ha rotto una bottiglia in testa. Successivamente sarebbe stato raggiunto da altri due italiani che lo hanno continuato a picchiare”.

** Un suggerimento implicito per giustificare la prossima punizione?

fonte: salamelik.blogspot.com » Vai al post originale

Lug 06

Niente da aggiungere, a parte il fatto che prenderò la tessera del PD (la prima tessera della mia vita) per votare Ignazio Marino.
È arrivato il momento. Siamo in molti, moltissimi.

Sogniamo un’Italia diversa,
crediamo nella cultura del merito, nella laicità dello Stato, nella solidarietà, nel rispetto delle regole, nei diritti uguali per tutti.
Vogliamo liberare le energie migliori di questo Paese e creare una squadra di persone che diano voce, forza, concretezza alle nostre idee.

Siamo decisi a contrastare democraticamente chi governa l’Italia in maniera ottusa e maldestra:

per un Paese curato, sicuro, sereno, moderno
per un Paese che conti, in cui si faccia strada il coraggio, la capacità, la speranza
per un lavoro con un salario degno che valorizzi ogni individuo
per una scuola come principale strumento per la formazione e l’integrazione dei nostri figli
per uno sviluppo economico, responsabile, che rispetti l’ambiente

Vogliamo che ognuno possa costruire con fiducia il futuro, realizzare il proprio sogno e vogliamo essere liberi di scegliere.
Non sono slogan, sono i valori in cui crediamo e che ci uniscono. Ma affinché questi valori diventino azioni positive, ognuno di noi deve fare un passo avanti e assumersi un impegno.

IO CI SONO

Sono pronto a fare il primo passo per assumermi la responsabilità di dare voce e concretezza a ciò in cui crediamo.
Sulla stessa strada siamo in tanti, a partire da un gruppo di democratici liberi nello spirito e visionari, che hanno scelto di impegnarsi e condividere la sfida.
Non siamo spinti né sostenuti da correnti, siamo un ruscello ma possiamo diventare un fiume se ognuno di noi è disposto a contribuire con la propria goccia d’acqua.
Il fiume deve scorrere dentro gli argini e ogni persona per contare si deve iscrivere al Partito Democratico e partecipare con il proprio voto alla fase congressuale, per scegliere il candidato.
Facciamoci vedere. Facciamo sentire quanto è forte la nostra voglia di cambiare.
Entro l’11 luglio iscriviamoci tutti al PD.
E tra una settimana, se saremo in tanti, il fiume seguirà un nuovo corso.
Di speranza e fiducia.

Ignazio R. Marino

Per iscriversi al PD basta presentarsi con un documento al circolo più vicino al luogo in cui abiti (http://www.partitodemocratico.it/circoli/cerca.aspx).
Una volta iscritto invia un’email all’indirizzo ignazio.marino@gmail.com

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Lug 04

Spara oggi, spara domani, qualcuno si fa male.

Canna da fucile non dà zucchero.

Se ti spari da te, conosci il posto.

Son tre dei Proverbi militari scritti da Ormanno Foraboschi, colto e geniale copywriter amicissimo di Luciano Bianciardi. Li ho trovati nella biografia Vita agra di un anarchico, scritta da Pino Corrias. La raccolta dei proverbi è tutt’ora inedita… peccato.

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Lug 04

L’altro ieri, un esplosione ha svegliato Borgo Aurora, quartiere di Torino, nel cuore della notte. Provocata da una bomba carta sistemata nei sotterranei dello stabile che ospiterà la nuova moschea di via Urbino. Un ordigno artigianale, carico di un potenziale letale di polvere nera. Non ha fatto vittime per scelta dell’attentatore. Gettato nel corridoio dello scantinato, segando con precisione le grate degli scuri che affacciano sul marciapiede di via Biella, attorno alle due e mezza di notte. «È stata un’esplosione terribile - dicono nel quartiere, il giorno dopo -, una deflagrazione violenta. Pensavamo allo scoppio di una tubatura del gas, ma era una bomba». Un altro episodio che dimostra che l’unico terrorismo da temere in Italia non è quello degli Islamici, ma quello contro gli Islamici.

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Lug 04

La relazione di quest’anno del Garante per la protezione per i dati personali, che si è tenuta ieri a Roma, è stata veramente innovativa ed interessante. Ne ho apprezzato in particolare l’incisività e l’approccio costruttivo. Sono tre in particolare i passaggi degni di nota a mio parere:

- Il primo è la riconferma della soluzione proposta al problema della tensione fra le nuove tecnologie e la protezione dei dati personali, ovvero la necessità per gli utenti di informarsi per essere protagonisti e non vittime dell’innovazione. C’è sicuramente continuità con il lancio della guida ‘Social network: attenzione agli effetti collaterali, in cui l’Autorità ha distillato alcuni utili e pratici consigli su come usare i servizi del Web 2.0 con consapevolezza.
- Il secondo aspetto è l’indicazione della necessità di definire regole globali per la tutela della privacy, esigenza sulla quale noi stessi ci siamo più volte espressi positivamente. Basta ricordare a questo proposito che Peter Fleischer ha per primo lanciato questa proposta nel 2007 e che Google è direttamente coinvolta nel processo dell’Internet Governance Forum.
- Infine, e soprattutto, la notizia più interessante per quello che ci riguarda è il riconoscimento fatto dal Prof. Pizzetti del ruolo fondamentale che la Rete svolge per la democrazia e il richiamo alla necessità di difendere Internet ‘da chi ne vuole soffocare la libertà’. Il richiamo alla libertà di espressione, in un periodo di grandi discussioni sul tema della governance di Internet, della responsabilità degli Internet Service Provider e del conflitto fra censura e diritto ad essere informati, è un monito molto importante.

A questo link potete trovare il testo completo della relazione annuale del Garante.

Scritto da: Marco Pancini, European Senior Policy Counsel

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Lug 04

Bentornati all’appuntamento con la nostra iniziativa bisettimanale “Lo sapevate che…”, che ripercorre attraverso brevi e semplici mini-guide i temi principali delle Linee Guida di Google per i Webmaster. Come anticipato, le mini-guide vengono pubblicate sul Forum di Assistenza per i Webmaster, ma potete seguire gli annunci delle uscite sul blog di Google Italia.

Questa settimana parleremo dei contenuti duplicati, ossia del loro uso legittimo, di quando e come evitarli e dell’uso contrario alle Norme di Qualità di Google. Se vi siete persi il primo e il secondo appuntamento appuntamento, potete trovarli qui:

Vi aspettiamo tra due settimane con:

  • Robots.txt

Per qualsiasi altra domanda/commento/suggerimento, scriveteci sul Forum di Assistenza per i Webmaster.

Buona lettura!

Scritto da: Stefano Bezze, Search Quality Strategist


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Lug 04

Aldo Schiavone, «Parzialità confessa», La Repubblica, 2 luglio 2009, p. 1:
L’idea che ogni comportamento e ogni scelta personale di chi riveste funzioni pubbliche delicatissime debbano essere sottratti a qualunque obbligo – anche elementare – di opportunità, di misura e di riservatezza è semplicemente aberrante.
E rovescia nella sostanza delle cose – mentre pretende di applicarlo letteralmente – un caposaldo dell’etica liberale. Che questo modo di ragionare – dove si eleva l’anomia e l’arbitrio individuale a principio universale di condotta – sia quello di un giudice della Corte Costituzionale, se non arriva ancora a farci disperare del futuro del nostro diritto e della nostra Costituzione (c’è ben altro, per fortuna, alla Consulta), ci fa interrogare però con angoscia sul degrado del nostro discorso pubblico, e sul senso dello Stato che circola in ambienti giuridici e politici tutt’altro che marginali.
La lettera aperta che il giudice Mazzella ha scritto al presidente del Consiglio è un testo troppo meschino per essere veramente preoccupante dal punto di vista culturale: ci senti dentro un’aria di combriccole, di tavole imbandite, di domestiche fedeli e di chiacchiere, che nulla ha che fare con quello che dovrebbe essere lo spirito, il costume, lo stile mentale di un grande Servitore del diritto e della giustizia, quali che siano i suoi punti di riferimento ideali. I giudici costituzionali avrebbero da rispettare uno status, che qui risulta violato nella forma e nella sostanza. Non c’è nella lettera una sola parola che rimandi all’altissima funzione ricoperta da chi la scrive, e ai doveri che essa prescrive – doveri scritti e non scritti: nulla di nulla; un silenzio agghiacciante. Da leggere tutto.

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Lug 02

Non ho seguito Cannes Lions 2009: l’ho perso. O forse non mi son perso alcunché visto che il Grand Prix è andato a questa dimostrazione di prodotto, ineccepibilmente realizzata, che, non so come mai, trovo inquietante sia per il soggetto (lo stop motion di una scena di morte) sia per lo sguardo asettico (il lungo circolare piano sequenza).

Uno sguardo disumano, tutto interno al prodotto: un punto di vista conservatore, privo di sensibilità e ironia, per niente liberatorio. Un delitto perfetto, una perfezione criminale, per dirla con Baudrillard:

Il delitto perfetto distrugge l’alterità: è il regno dello stesso, del medesimo, dell’identico. Il mondo coincide con se stesso, grazie all’esclusione di ogni principio di alterità.*

Scomodare Jean Baudrillard è forse troppo, allora mi ricordo un bellissimo film per il televisore Trinitron Sony di qualche anno fa. Anni luce fa.

*Jean Baudrillard, Parole chiave, Armando Editore, Roma, 2002.

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Lug 02

Come in alto, così in basso. Questa citazione è stata sempre molto significativa nella mia vita. Una legge che riesce ad esprimere perfettamente l’essenza della creazione. In essa sono contenute le chiavi per accedere alla conoscenza, la struttura e la forma di ogni manifestazione visibile e invisibile. Oggi si potrebbe ampliare questa formula con la seguente: “Come dentro, cosi fuori”. Intendo dire che ciò che noi proiettiamo all’esterno con le nostre esperienze di vita, altro non è che lo specchio di quello che intimamente percepiamo come reale, la sostanza e l’essenza di Tutto Ciò che compone il nostro essere. Le proiezioni delle nostre emozioni creano la realtà intorno a noi, creano le condizioni per vivere più o meno in armonia con i nostri simili. Per simili intendo ogni atomo presente nel Multiverso. Ovviamente per molti questo testo rappresenta una serie insensata di parole a caso, ma l’obiettivo è cercare di comprendere ancora una volta come l’uomo possa essere artefice e discepolo rispettoso della Vita. Il dono più grande che abbiamo ricevuto e che spesso dimentichiamo di onorare, ripudiando i continui avvertimenti che l’anima invia al nostro cuore. Creaimo condizioni di vita al limite, viviamo in crisi familiari, crisi economiche, pessimismo e vittimismo. Difficilmente tuttavia, ci rimbocchiamo le maniche per modificare tutto questo, siamo come drogati dalla quotidiana apatia del non poter influire su nulla. Un atteggiamento che entra a poco a poco nelle nostre vite, fino a diventare il sistema predominante che regola la nostra mente e di conseguenza anche il corpo. Assistiamo a tragedie, a drammi, a malattie di ogni tipo e origine misteriosa, senza focalizzare l’attenzione all’interno del nostro essere, unico vero scrigno in cui trovare le preziose risposte. I nostri atteggiamenti sono perfetti così come sono, ognuno ha tempi e modi diversi per tornare a Casa, ma credo sia importante per l’umanità cogliere questa occasione, unica e particolare, in questo delicato periodo. L’augurio che tutti noi possiamo un giorno stringerci in cerchio e benedire Tutto ciò che abbiamo trasformato in noi, Tutto ciò che è stato partecipe della nostra ritrovata Luce.

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Lug 02

Ogni nuovo giorno mi scopro attore di un disegno molto grande, mi perdo nei meandri delle avventure che mi capitano, a volte chiedendomi cosa sia reale e cosa irreale. Le prove si avvicendano l’una con l’altra, a volte si intrecciano in modo tale da non poterle nemmeno riconoscere. La nostra coscienza si trova dispersa fra giusto e sbagliato, fra comprensione o conflitto. La dualità caratterizza questo gioco, quasi a sembrare una spettatrice cinica del nostro avvicendarsi faticoso. Andare oltre o poi oltre, ancora oltre. Questo siamo chiamati a fare, questo implica la crescita che la nostra anima ha scelto di raggiungere in questa esistenza. Maggiore è la nostra volontà di progredire, di evolvere, di perfezionarsi, maggiore saranno le ombre che verranno a bussare alla nostra porta. Ombre invisibili, irreali, impalpabili, talmente paurose da essere veri e propri ostacoli. Il segreto è mantenere un cuore ben aperto alla logica universale dell’Amore, unica e vera panacea per tutti i mali. Le prove in questo modo si trasformano in esperienze, la nostra crescita accelera per essere sempre più consapevole, tutto intorno acquista un significato più profondo. La realtà diviene un quadro da osservare con occhi nuovi, con occhi in grado di decodificare tutti questi messaggi. La nostra propensione a creare immagini o pensieri, diventa più accurata e precisa, si percepisse l’importanza di agire per un fine più Alto. Ci saranno prove maggiori ogni giorno, finti ostacoli creati da noi stessi e dalla nostra volontà di superarli. Fintanto che saremo proiettati verso la Luce, tutte le ombre non potranno che restare dietro alle nostre spalle.

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Lug 02

Abdel Wahid al Nour, leader del Sudan Liberation Movement, denuncia ai microfoni dei giornalisti parigini l’ultimo attacco che forze aeree del Sudan avrebbero sferrato domenica scorsa ai danni della popolazione civile nel villaggio di Hashaba, nel Nord Darfur, provocando la morte di almeno otto persone e decine di feriti.
Le forze UNAMID per ora non confermano, tuttavia è noto che aerei della SAF sono decollati il giorno prima da El Fasher, 70 km a est di Hashaba.
Firma l’appello on-line di Italians for Darfur!
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Per informazioni sulla campagna on-line scrivi a:
blog[at]italianblogsfordarfur.it

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Lug 02

Torino, finanziamenti trasparenti alla moschea
Sherif El Sebaie

Repubblica-Metropoli, 28 giugno 2009

L’erigenda moschea di Torino, primo luogo di culto privato in Italia a beneficiare di un finanziamento del Regno del Marocco, continua ad essere al centro di accese polemiche politiche. Souad Sbai, parlamentare del PDL, ha recentemente annunciato ai media di voler riferire in parlamento circa il contenuto di un articolo apparso su un quotidiano di Casablanca, Assabah, secondo il quale “L’intelligence marocchina ha svolto indagini sulla somma di due milioni di euro trasferiti dal Marocco sul conto personale di un appartenente all’associazione islamica in Italia, UMI, Unione Musulmani in Italia” scoprendo che “l’associazione ha ricevuto la somma da ignoti in Marocco”. Il comunicato inviato dall’assistente dell’ On. Sbai si conclude affermando che questa supposta indagine ha di fatto “negato un coinvolgimento del Governo di Rabat in tale operazione” ponendo “la comunità marocchina in Italia in una posizione di forte preoccupazione e la spinge a voler sapere che fine abbiano fatto questi soldi e chi sia l’ignoto finanziatore”. Inutile dire che tali affermazioni hanno suscitato un allarmismo politico del tutto ingiustificato. Eppure dai parlamentari ci si aspetterebbe un controllo preventivo sull’attendibilità delle informazioni che si intendono portare in parlamento e non un acritico copia-incolla dalla stampa estera condito da isterici commenti. A fornire risposte certe, infatti, ci ha pensato il sottoscritto pubblicando sul proprio blog, in anteprima assoluta, il documento di trasferimento bancario che attesta il versamento di una somma di denaro da parte del Ministero degli Affari religiosi del Marocco all’Unione dei Musulmani d’Italia con la motivazione “Acquisto immobile associazione culturale”. Il coinvolgimento del governo marocchino e la trasparenza dell’operazione sono quindi fuori discussione. Anzi, persino il Ministro Frattini ha incoraggiato quest’ attività del governo marocchino, sottolineando l’impegno di quest’ultimo nel contrasto dei gruppi fondamentalisti, nella formazione degli Imam e nell’identificazione di referenti affidabili per la comunità marocchina. Il fatto che l’On. Sbai non fosse al corrente del coinvolgimento del governo del proprio paese di origine nel finanziamento del progetto e che le autorità diplomatiche marocchine non l’abbiano nemmeno degnata di una risposta pubblica è davvero curioso, soprattutto se si tiene in considerazione che l’On. Sbai è un parlamentare dello stesso partito di cui è esponente il Ministro Frattini. Ancora più curioso, alla luce della presa di posizione del Ministro, che il Comune di Torino continui ad essere soggetto, proprio sulla base delle informazioni riferite dall’On. Sbai, alle molestie politiche dell’opposizione di destra per il sostegno istituzionale dato al progetto. Evidentemente ci si dimentica che l’On. Sbai sarà pure una parlamentare italiana, ma per il Marocco è una cittadina qualsiasi: non lo rappresenta a livello diplomatico né può vantare l’esclusiva della rappresentanza della sua comunità d’origine in Italia. A questo punto sarebbe davvero auspicabile che l’On. Sbai si occupi delle esigenze degli italiani che l’hanno eletta piuttosto che far perdere tempo al parlamento italiano.

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Lug 02

Stefania Aoi, Epolis -Torino, 26 giugno 2009

L‘Umi (Unione mussulmani d’Italia) torinese ha sporto querela contro la parlamentare del Pdl Souad Sbai che aveva dichiarato ad alcuni giornali che il presidente dell’Umi Khounati non aveva finanziato la nuova moschea di via Urbino in modo trasparente. Che i soldi ricevuti per i lavori di ristrutturazione non provenivano dal governo marocchino. E si domandava, se questi denari non arrivassero da gruppi islamici estremisti. Poi il presidente Khounati annuncia che i lavori per la nuova moschea partiranno ad agosto, in un anno dovrebbero essere terminati e si predicherà anche in italiano. Ritornando alla Sbai, la Costituzione italiana dà ai parlamentari l’immunità quando esprimono opinioni nell’esercizio delle loro funzioni. Quindi è probabile che l’avvocato Emiliano Liba, che rappresenta l’Unione musulmana italiana, non la spunterà davanti al giudice. E che la querela per diffamazione a mezzo stampa non avrà conseguenze. Ma non è questo che interessa a Khounati. Lui stesso spiega che «la nostra querela ha significato politico, vogliamo affermare che operiamo in modo trasparente. E che la Sbai ha gettato fango sul nostro buon nome, facendo intendere che siamo gente pericolosa. Non è così. Anzi noi siamo per l’integrazione e per la convivenza pacifica e lo dimostriamo ogni giorno». Nel centro islamico di via Fiochetto, oltre a khounati, ecco altri rappresentanti della comunità marocchina. Come il viceconsole Ben Omari. Che annuisce mentre khounati ribadisce che i soldi della moschea arrivano dal governo marocchino. Lo dimostra un bonifico dove però non si leggono le cifre che il ministero di Rabat ha erogato. Sono state cancellate. Il presidente assicura: «Le mostreremo se necessario. Abbiamo ricevuto un milione e cento mila euro e l’assessore Curti, i servizi segreti ne sono a conoscenza». Ma perchè la Sbai avrebbe dovuto gettar fango? Il giornalista egiziano Sherif El Sebaie, dà una sua lettura: «Gli arabi sono litigiosi. Come dice una barzelletta pachistana, se uno emerge da un calderone d’acqua bollente, gli altri che sono dentro, invece di aiutarlo a scappare lo acchiappano per i piedi e lo tirano giù».

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Lug 02

saldiDa domani 2 luglio cominceranno i saldi estivi del 2009 nelle regioni Campania e Basilicata, il 4 luglio inizieranno per il resto d’Italia, tranne per il Molise dove i saldi cominceranno a partire dal 15 luglio, ma vista la situazione economica che ha messo in crisi il portafoglio di parecchie famiglie, c’è da giurarsi che questi saldi possano diventare un flop per parecchi commercianti, in quanto parecchi preferiscono comprare i vestiti al mercato, non importa se non sono di marca.

I negozianti sanno che se vogliono vendere qualcosa dovranno mettere in vendita i loro capi di abbigliamento a prezzi molto ben scontati in modo da poter, almeno, contenere le perdite di ques’anno.

In ogni modo per quelle famiglie con un buon reddito economico, questi saldi sono una manna per loro, in quanto possono permettersi di avere tanto con poco senza problemi.

Domani 2 luglio, i saldi prenderanno il via in Campania e Basilicata. Il grosso delle regioni partirà il 4 luglio, seguite dal Molise il 15.

Via reuters

fonte: www.trading-italia.biz » Vai al post originale

Lug 02

La scorsa settimana, nel corso del celebre Festival Internazionale della Pubblicità, tenutosi nella città di Cannes, il nostro CEO, Eric Schmidt, ha partecipato ad una sessione di Q&A condotta da Maurice Levy, Chairman & CEO del Gruppo Publicis.

Obiettivo dell’incontro era approfondire il punto di vista di Google in merito al “futuro della comunicazione”. Questo è stato fatto affrontando numerosi e delicati temi a partire dalla crisi economica e l’impatto prodotto su numerosi business, come quello pubblicitario e il ruolo assunto da Google in questo specifico ambito.
Sono stati toccati temi relativi alla strategia di sviluppo di YouTube, come piattaforma di comunicazione, le potenzialità offerte dal mercato pubblicitario mobile e la relazione tra la nostra azienda e i media tradizionali.

Infine, prendendo spunto da alcuni importanti fatti di attualità: dalle elezioni americane ai più recenti eventi accaduti in Iran, non sono mancate domande da parte di Levy su YouTube e il ruolo ricoperto da Internet per sostenere la libertà di accesso all’informazione, un tema per noi estremamente importante.

Di seguito il video dell’incontro, caricato sul nostro canale internazionale YouTube:

Scritto da: Alessio Cimmino, Corporate Communications & Public Affairs Manager


fonte: googleitalia.blogspot.com » Vai al post originale

Lug 02


Bookowski di Dario Olivero.

fonte: bioetiche.blogspot.com » Vai al post originale

Lug 02

Ignazio Marino ha parlato per 9 minuti durante l’incontro dei Giovani Democratici al Lingotto di sabato. Abbastanza per elencare alcuni dei malanni che affliggono la politica italiana e l’Italia.
Una analisi lucida e spietata di quello che la sinistra, ormai schiacciata da quel “centro” che si è obbligati ad anteporle, e che il Partito Democratico non hanno saputo o voluto fare.
Nonostante le belle speranze iniziali e le promesse di cambiamento, poi il PD ha “parlato molto meno dei temi e delle persone. Dove sono finiti i temi che riguardano la vita di ciascuno?”, domanda Marino. Non ci si può sottrarre a queste domande, sia perché è ingiusto, sia perché è fallimentare farlo. L’ennesima sconfitta elettorale ne è la prova.
Casa, salute, lavoro. Parole travolte da interessi secondari e da contese di potere. Parole che però riguardano la maggioranza di cittadini italiani, disinteressata alle “feste alla panna montata”.
L’esempio del testamento biologico descrive bene la condizione attuale: l’impossibilità di fare una legge giusta e sensata, a garanzia delle libere scelte dei singoli in ambito sanitario. Chi dovrebbe scegliere al nostro posto? E perché? “Dov’è il problema?”, domanda Marino. Già, dov’è?
A sentirlo parlare ci si stupisce della “semplicità” del suo discorso, e ci si stupisce di trovarsi a sorprendersi per quanto dovrebbe essere scontato: diritti uguali per tutti. Ammalati, omosessuali, coppie di fatto. “I diritti civili sono di tutti”. E verrebbe anche da aggiungere che i diritti civili dovrebbero essere chiamati con il proprio nome. Non temi eticamente sensibili, ma diritti civili, appunto.
Alcuni dei quali sono stati conquistati a fatica e oggi vengono consumati da un atteggiamento pietistico e ideologico, nella vana speranza di raccattare l’approvazione delle parti più retrive e conservatrici della politica e della società italiane.
Il PD deve prendere una posizione, e la domanda con cui Marino chiude il suo breve e intenso intervento suggerisce una buona strada: “quelli che non credono che tutti abbiano gli stessi diritti possiamo a questo giro lasciarli a casa?”.

DNews, 29 giugno 2009

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