Set 30

“Io sono la via, la verità e la vita” (Gv. 14,6)

Molti si interrogano sulla possibile fine del mondo, sull’avverarsi delle profezie e sul concretizzarsi delle proprie percezioni. Il libro di Giovanni descrive uno scenario inquietante e doloroso per l’umanità, uno scenario fatto di cambiamenti e dolore. La chiave di lettura di questo testo spesso è filtrata attraverso la legge di causa effetto, attraverso una visione degli eventi piuttosto parziale. Credo che l’umanità stia attraversando quello che possiamo definire Apocalisse già da molti mesi, probabilmente non siamo nemmeno a metà di questo percorso.

I ricercatori attenti agli eventi che caratterizzano l’evoluzione umana, potranno costatare come la fine dei tempi sia prossima e un nuovo inizio sia pronto per coloro i quali vorranno costruire un mondo con regole universali, piuttosto che con ego e potere oligarchico. Non credo nella punizione divina, credo che il libero arbitrio sia la più grande libertà concessa dal Creatore ad ogni essere vivente. Ogni giorno possiamo compiere le nostre scelte nel rispetto del prossimo e al servizio di un Bene Universale.

In questo contesto l’Apocalisse non è altro che un periodo al quale prestare attenzione e profonda fede nella liberazione da tutte le catene imposte dalla mente umana. Certo è possibile che si verifichino catastrofi, sconvolgimenti planetari e tutto quello che ormai è ampiamente documentato su libri e speciali dedicati all’argomento. Plausibile l’avvento di carestie, pandemie e guerre mondiali, che a poco a poco vengano alimentate dal colpo di coda di un mondo che non può far a meno di autodistruggere se stesso.

Il male non è altro che Bene in trasformazione, non è altro che la possibilità di riscattare la nostra condotta. Il pensiero umano è in continua evoluzione, così come si evolve lo Spirito e i mondi spirituali. Duemila anni fa il Logos si è incarnato in un uomo per caricarsi della Croce del mondo, per purificare il corpo eterico terrestre e liberarlo da anni di oscurità. Altri secoli sono serviti per arrivare al punto in cui ci troviamo oggi, al punto in cui possiamo scegliere da che parte stare, ancora una volta poter essere artefici del cambiamento, oppure limitarci ad essere ignavi osservatori degli eventi.

Ognuno di noi ha un potenziale inscritto nel proprio cuore, un potenziale che l’anima ha rafforzato nelle proprie incarnazioni, ha perfezionato costantemente per arrivare al punto in cui tutto verrà manifestato. Viviamo il tempo della separazione più aspra, della divisione e delle guerre interne al nostro essere, tutto questo perché dobbiamo purificare e liberare ogni forma di oscurità e abbracciare interamente la via del Cuore.

La via consiste nel divenire il vangelo vivente, applicare quelle pochissime regole che fanno di un uomo il vero Uomo. Non si tratta di compiacersi in rituali pragmatici, di adottare o aderire ad alcun credo, è solo necessario aprire il cuore e lasciar entrare Cristo, unica via per ricongiungersi con il Tutto. Lo scopo dell’anima umana è quello di tornare all’origine, di riappropriarsi dell’essenza primaria da cui ogni cosa deriva, liberarsi dal corpo fisico, liberarsi dalla morte e da ogni vincolo terreno. L’Apocalisse sarà foriera di tutto quello che internamente sarà necessario purificare, sarà la chiave per aderire a leggi cosmiche, piuttosto che a ridicole leggi umane.

Credo che l’Uomo debba rispondere della sua condotta, debba essere il canale che infonde lo Spirito del Padre-Madre su ogni atomo dell’universo, credo che debba aderire a qualcosa che difficilmente può comprendere la mente umana. Lo strumento sarà la nostra parola, la nostra azione e la nostra Forza, una forza che distruggerà ogni prova secondo le leggi dell’Amore. Ci donerà profonda pace nei momenti difficili, rappresenterà un magnete che attira le persone che hanno bisogno del nostro aiuto.

Oggi ci viene chiesto di essere forti, di essere coloro i quali accompagnano i più deboli nel cammino, mano nella mano, passo dopo passo. Se guardiamo con fede e amore a tutto questo, l’Apocalisse è l’ultima benedizione che dobbiamo interpretare come il più grande passo per operare la trasformazione finale. La più grande opportunità concessa alle nostre anime per creare un’umanità migliore. Nessun cataclisma, nessun problema potrà affliggerci se siamo Uno con Tutto e con tutti, nulla sarà difficile o impossibile, per chi abbandona se stesso per seguire un principio più grande.

Articolo correlato: 2012, Ottobre 2008, Freenfo

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Set 30

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Titolo dell’opera: “Macché, non siamo mica un paese razzista”.
Autore: Metilparaben

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Set 30

È arrivato Google SketchUp 7 in italiano, francese, tedesco e spagnolo. Leggi le novità della versione 7 in questa pagina web.

Per SketchUp 7 abbiamo deciso di concentrarci su tre obiettivi principali: rendere SketchUp più semplice per i neofiti della modellazione, semplificare la procedura di condivisione e collaborazione al modello e aggiungere nuovi strumenti per i clienti di SketchUp Pro.

Abbiamo apportato modifiche che rendono più semplice la vita a tutti quanti e abbiamo lanciato LayOut 2, un programma a parte grazie al quale gli utenti della versione Pro possono creare dettagliati documenti e presentazioni multipagina.

Il modo migliore per scoprire SketchUp 7 è quello di scaricarlo e provarlo da te. Prima di iniziare, però, ecco alcune informazioni sull’aggiornamento:

  • L’installazione di SketchUp 7 sul computer non influirà su SketchUp 6 e avrai accesso a entrambe le versioni per tutto il tempo che desideri.
  • Se possiedi una licenza di SketchUp Pro 6 e desideri effettuare l’aggiornamento a Pro 7, puoi farlo dal nostro negozio online. Il costo dell’aggiornamento di ciascuna licenza è di 95 dollari, 72 euro o 62 sterline e se hai acquistato una licenza di SketchUp Pro 6 il 1 agosto 2009 o dopo tale data, l’aggiornamento è gratuito purché tu lo esegua entro il 31 ottobre 2009.
  • Se hai acquistato una licenza di SketchUp Pro tramite uno dei nostri rivenditori autorizzati, contatta direttamente il rivenditore per conoscere le condizioni dell’aggiornamento.

Cosa aspetti? Scarica una copia di Google SketchUp 7 e provalo. Buon divertimento!

Scritto da: SketchUp Team


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Set 30

Oggi affronteremo un tema importante nell’ambito della Qualità della Ricerca del nostro mercato: il testo nascosto. E’ bene tener presente, innanzitutto, che le pagine web dovrebbero essere accessibili a qualsiasi utente, a prescindere dal tipo di browser che essi usano (ad esempio browser a lettura per ipovedenti e non vedenti). Per ottenere questo risultato è alle volte necessario aggiungere del testo alternativo visibile solo a tali browser testuali, come potete vedere nell’esempio che segue.

Spesso però il testo nascosto viene utilizzato al fine di modificare artificialmente il posizionamento. Per tale motivo, Google lavora costantemente al miglioramento dei sistemi che permettono di distinguere il testo inserito per facilitare l’accessibilità delle pagine web da quello inserito per manipolare i risultati di ricerca.

Vediamo perché il testo nascosto che ha come fine esclusivo il posizionamento è dannoso:

  • altera la percezione della pagina rispetto ai suoi contenuti reali - l’utente che ha trovato quella pagina non visualizza in realtà l’informazione di cui ha bisogno e questo si traduce in una cattiva esperienza per l’utente;
  • può causare una perdita di fiducia da parte del motore di ricerca rispetto alla pagina poiché tale testo nascosto ha lo scopo di manipolare il posizionamento nei risultati;
  • peggiora l’accessibilità della pagina per un browser alternativo che, ad esempio, effettua la lettura del contenuto delle pagine.

Qui di seguito vi segnaliamo alcune delle tecniche contrarie alle linee guida relative al testo nascosto:

  • L’utilizzo di testo dello stesso colore dello sfondo
  • Inserire testo dietro le immagini
  • L’utilizzo di fogli di stile CSS al fine di nascondere testo
  • L’uso di un font size zero
  • L’uso di Javascript per nascondere o alterare testo in modo tale che sia visibile solo ai motori di ricerca.
  • Cloaking – il cloaking è la pratica di presentare agli utenti contenuti o URL diversi da quelli presentati ai motori di ricerca. La restituzione di risultati diversi a seconda dello user-agent può provocare l’identificazione del tuo sito come ingannevole e la sua conseguente rimozione dall’indice di Google.

Se siete i proprietari di un sito e decidete di far ottimizzare delle vostre pagine web affidandovi ad agenzie terze o ottimizzatori web (SEO), è importante che controlliate attentamente come il sito viene ottimizato.

Cosa controllare:

  • La versione solo testo della cache delle vostre pagine (cerca cache:www.esempio.it): corrisponde alla pagina proposta agli utenti?
  • L’account degli Strumenti per i Webmaster: controllate i link in entrata, il testo che più di frequente compare sulle vostre pagine e se avete ricevuto un messaggio di esclusione dall’indice da parte di Google.

Ecco come comportarsi nel caso il vostro sito abbia testo nascosto e si verifichi una delle seguenti condizioni:

  • ricevete un’email o una comunicazione nel message center degli Strumenti per i Webmaster
  • notate un drastico calo nel traffico proveniente dai motori di ricerca

Se avete competenze tecniche sufficenti per rimuovere il testo nascosto, vi consigliamo di farlo immediatamente e di effettuare una richiesta di riconsiderazione. Se non avete le competenze necessarie per farlo, contattate al piu’ presto la persona che gestisce il vostro sito e chiedete che il testo nascosto venga rimosso e che venga effettuata la richiesta di riconsiderazione. E’ importante che facciate presente al vostro SEO che questa pratica è contro le linee guida di Google.

Prima di decidere di avvalervi dei servizi di un SEO, ecco alcune domande utili che potete fargli:

  • Seguite le Istruzioni per i Webmaster di Google?
  • Che tipo di risultati prevedete di ottenere e in che tempi?
  • Quali sono le vostre tecniche SEO più importanti?
  • In che modo posso comunicare con voi? Mi informerete su tutte le modifiche apportate al mio sito?

Vi raccomandiamo pertanto di studiare le nostre Istruzioni per i Webmaster e di leggere la nostra Guida introduttiva di Google all’ottimizzazione per i motori di ricerca.

Ciao e grazie per l’attenzione.

Scritto da: Search Quality Team


fonte: googleitalia.blogspot.com » Vai al post originale

Mar 12

Questo piccolo isolotto del Lago di Bolsena è ciò che resta, come quello bisentino, del cono eruttivo del vulcano sottostante l'attuale lago. Esso dista appena un chilometro dalla costa del lago ed è incredibilmente diverso dal compagno. I suoi dieci ettari ospitano una comunità vegetale pressochè integra e apparentemente molto più selvatica, quasi tropicale. Le sponde sono popolate da numerose colonie di uccelli acquatici e al di fuori delle specie vegetali ed animali l'isola non è attualmente popolata.
Sicuramente visitato dagli etruschi, forse anche dai romani, l'isola è storicamente famosa per la detenzione di due incredibili donne: Cristina, martire e patrona di Bolsena, fu relegata sull'isola da papa Urbano IV affinchè rinnegasse la sua forte fede cristiana; Amalasunta, regina degli Ostrogoti, dal carattere deciso e diplomatico si inimicò i Goti e tramite un complotto di questi col famigliare Teodato fu dapprima imprigionata nell'isola e quindi uccisa nel 535 d.C.
L'isola ha storicamente attratto l'attenzione sia dei nativi dei borghi limitrofi (a questa epoca risale la chiesa di S. Stefano del IX sec.) dei Viterbesi, dei signori di Bisenzio e del papato. Sotto la chiesa l'isola ha vissuto il periodo di massimo splendore. A partire dal XVII secolo, sotto il ducato di Castro l'isola fu progressivamente abbandonata, le strutture smantellate ed i materiali riutilizzati per la costruzione di Marta. Attualmente l'isola vi è una residenza Privata e non è visitabile.

fonte: www.lago-di-bolsena.biz » vai al post originale »

Set 28

Uno dei fondatori del Darfur Democratic Forum, Abdelmageed Salih Abbaker, attivista del Darfur per i diritti umani, è stato arrestato il 27 agosto e da allora non se ne hanno piu notizie. Sarebbe stata la recente campagna condotta dall’attivista su alcuni casi di stupro di ragazze del Darfur a Khartoum, agli inizi del 2009, a indurre la SSF (Sudanese Security Forces) a segregare Abdelmageed nel braccio politico della prigione di Kobar. E’ possibile chiederne il rilascio al seguente n° di fax:Omar Hassan al-BashirPresident of SudanOffice of the PresidentPeople’s PalacePO Box 281KhartoumSUDANFax: +00249-183 782 541
Firma l’appello on-line di Italians for Darfur!
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Per informazioni sulla campagna on-line scrivi a:
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fonte: www.italianblogsfordarfur.it » Vai al post originale

Set 28

Tranquilli…sono tutti episodi isolati. Infatti ne capita solo uno al giorno (nel migliore dei casi).

Due ragazzi di origine egiziana sono stati picchiati, secondo quanto riferito alla polizia “senza motivo”, da quattro ragazzi italiani con calci e pugni. È successo la scorsa notte a Milano in via Chiese all’angolo con via Sarca. Le vittime sono due egiziani di 22 anni e 27 anni, regolarmente residenti in Italia, entrambi hanno riportato ferite non gravi e sono stati portati al pronto soccorso del S. Raffaele. Secondo quanto i due immigrati hanno raccontato alla Polizia giunta sul posto, si tratterebbe di una aggressione a stampo razzista. I quattro italiani sarebbero, infatti, scesi dalla loro macchina, una Y 10, e senza alcun motivo si sarebbero scagliati contro i due con calci e pugni, per poi rimettersi in macchina e scappare. (Leggo)

L‘automobilista è una donna di colore originaria del Congo. Vive in Italia da 20 anni, da 15 abita a Udine e una cosa così – dice – «non le era mai capitata prima».(…) Il diverbio scoppia proprio all’uscita della scuola di via della Roggia, di fronte agli occhi sgranati di decine di bambini e genitori che assistono increduli a quanto sta accadendo. B.M. sa di non aver fatto un parcheggio perfetto, ma quando viene insultata da tre donne anche per il colore della sua pelle pretende delle scuse e rimedia uno sputo in faccia e un morsicone alla mano. La “discussione” degenera: spinte, strattoni, anche calci e pugni. Qualcuno prova a intervenire per mettere fine allo scontro mentre B.M. decide di chiamare i carabinieri. «Mi hanno sputato in faccia dicendomi “brutta negra tornatene in Africa”. (…) Il referto dei medici parla di una prognosi di 15 giorni.(Il giornale del Friuli)

Erano le tre della notte tra Venerdì e Sabato della scorsa settimana: un autobus con targa romena è (…) in attesa di ripartire verso Bucarest la mattina seguente. All’improvviso un commando di giovani, approfittando dell’oscurità e del fatto che nessun testimone si aggirava nei paraggi, ha cosparso il mezzo con liquido infiammabile e gli ha dato fuoco. Sviluppatesi le fiamme l’autista, un padroncino romeno di soli trentacinque anni che dormiva all’interno del mezzo, è stato svegliato dal loro crepitio, giusto in tempo per salvarsi e sentire gli aggressori allontanarsi dal luogo gridando “ Vi bruceremo tutti vivi cani di romeni che non siete altro”. Nel disperato tentativo di uscire dal mezzo in fiamme il romeno si è ustionato a braccia e gambe ed è stato ricoverato al centro grandi ustionati dell’ospedale romano di Sant’ Eugenio con ustioni sul 20% del corpo. Nei pressi i carabinieri della locale stazione hanno rinvenuto la tanica usata dagli attentatori razzisti. Il mezzo è andato distrutto. (Agoravox)

fonte: salamelik.blogspot.com » Vai al post originale

Set 26

Questa è la risposta che ho trovato a pagina 27 di Nobody’s Perfect, Bill Bernbach and the golden age of advertising, scritto da Doris Willens, responsabile delle PR in DDB dal 1966 al 1984:

These days, ads are tested for overnight recall. Doyle Dane Bernbach’s ads are remembered decades after they ran.

Fonte immagine: Deconstruction on Madison Avenue.

fonte: creativeclassics.blogspot.com » Vai al post originale

Set 26

di Susan Dabbous, Agoravox

La caduta delle Torri gemelle, l’omicidio di una giovane ragazza marocchina per mano del padre, l’attentato costato la vita a sei militari italiani a Kabul e, infine, una legge anti Burqa in Italia. Non è un’estrazione casuale di temi per la maturità ma gli argomenti che ieri sera si sono concatenati senza distinzione nel salotto di Vespa. Sul Banco degli imputati un unico grande colpevole: l’Islam, la religione. Categoria un po’ generica? No, non lo è affatto perché ha un volto: l’imam di Pordenone, la città dove si è consumata la tragedia della giovanissima Sanaa. Se mescolare le carte funziona con l’Islam e i Paesi arabi, forse può funzionare anche col cristianesimo e l’Occidente. Ok, allora proviamo ad immaginare una puntata di Porta a Porta su: le Crociate, la Seconda Guerra mondiale con l’Olocausto, la strage di 90 civili afgani provocata dal bombardamento Nato due settimane fa (l’ennesimo), Anna Maria Franzoni e la legge sul testamento biologico. Argomenti che non c’entrano nulla? Non so, con “il mondo islamico” funziona. L’importante è scegliere un capro espiatorio. Così Bruno Vespa ha pescato la sua piccola vittima sacrificale da immolare sull’altare dello share: una marocchina velata di 18 anni. La incalza con domande come: “Tu vai alle feste dei compagni di classe? Potresti mai innamorarti di un ragazzo italiano? Condividi quello che ha fatto la ragazza assassinata dal padre?”. Dalle labbra della diciottenne escono proprio le parole che servono a fare incetta di telespettatori: “Non vado alle feste, non sono fidanzata e la ragazza uccisa si è comportata male”. Ma non è tutto. Per gli amanti del lieto fine arriva l’esempio dell’arabo buono, quello rassicurante. Ecco allora il servizio sul tunisino di bell’aspetto che vive a Venezia (neanche a dirlo ristoratore). È sposato con un’italiana cattolica ed hanno figli diciamo pure “a religione mista”. Però i conti non tornano, l’Islam non era quel monolite granitico piovuto sulla terra con l’unica missione di sopraffare ed umiliare le donne? O tutt’al più trucidare gli infedeli e condannare a morte gli apostati come Magdi Cristiano Allam? Non so forse mi è sfuggito qualcosa. Ah sì, certo, l’integrazione. Il signore che accoltella la figlia perché esce con un ragazzo italiano non è un violento malato di mente, no no, lui è un “non integrato” . Il secondo signore, il ristoratore di successo, “è un integrato”. Sullo sfondo resta l’Islam, massacrato dalla banalità della tv italiana il giorno dopo l’Eid la festa di fine di Ramadan. Peccato che anche questa volta si è persa un’occasione per rispettare un milione e mezzo di musulmani che vivono in questo Paese senza necessariamente essere né ristoratori di successo né assassini. Un milione e mezzo di persone che tutti i giorni si sveglia la mattina presto per andare al lavoro, a scuola o all’università. Un milione e mezzo di persone che probabilmente avrebbe voluto passare questi giorni di festa dopo il Ramadan senza sentirsi insultato da una melange stucchevole di stereotipi umilianti.

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Set 26

Un anno fa abbiamo lanciato il Progetto 10^100 con l’ambizioso obiettivo di cambiare il mondo aiutando il maggior numero di persone.
Abbiamo fatto appello alle vostre idee e alla vostra sensibilità per raccogliere quanti più progetti, promettendo un investimento di 10 milioni di dollari per la realizzazione delle proposte migliori. La risposta è andata oltre ogni nostra aspettativa.

Ci avete inviato più di 150.000 idee, in 25 lingue diverse. Ci sono voluti più di 3000 Googler sparsi negli uffici di tutto il mondo per raccogliere e analizzare le vostre proposte, una ad una. Questo purtroppo ha protratto i termini di scadenza fino a oggi e non possiamo che ringraziarvi per la pazienza che ci avete dimostrato.

Alcune delle idee inviateci prevedono ampie aree di investimento, altre invece vertono su specifici aspetti tecnologici. Visto che molti dei progetti mostrano aree in comune tra loro, abbiamo deciso di raggrupparli in 16 macro-temi che raccolgono idee simili per finalità: dal rendere i governi più trasparenti all’innovazione dei trasporti pubblici.
Visto che ogni tema implica diverse aree di implementazionie riteniamo doveroso prenderle tutte in considerazione. Per questo abbiamo bisogno del vostro aiuto.

A partire da oggi e per le prossime due settimane raccoglieremo i vostri voti per aiutare la giuria a selezionare fino a cinque idee che riceveranno il finanziamento. A seguire, presenteremo i finalisti a individui e società che possano metterle in atto.

Chi ha lavorato direttamente a questo progetto sa quanto sia stato lungo e impegnativo, ma finalmente siamo in dirittura d’arrivo e felici di potervi coinvolgere nel processo finale di selezione.

Ora non resta che votare: che vinca il migliore!

Scritto da: Alessio Cimmino, Corporate Communications & Public Affairs Manager


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Set 24

Ricolmo di Spirito aleggio fra le pieghe del tempo,
cesello frasi,
profondo sguardi,
penetro anime.

Gronda di amore il cuore colpito,
illusione di aver agito,
di aver cambiato qualcosa,
consapevole di essere stato,
senza dubbio,
vivo nell’istante.

Tutto è reale alla nostra mente,
compiacimento della Luce,
illusione di aver agito individualmente con uno scopo preciso.

La fine svela il significato dell’azione,
nient’altro che l’osservazione dell’ovvio,
scorrere dell’elettricità fra anime che si rincorrono dall’eternità.

Tutto così semplice da comprendere,
da essere confuso fra la banalità
e la sua stessa impossibilità apparente.

Cosa resta?
La domanda perpetua senza la quale
nessuna risposta potrebbe essere formulata,
senza la quale il movimento non sarebbe tale,
senza la quale la vita sarebbe solo una fotografia in bianco e nero,
in questo squarcio di esperienza terrena.

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Set 24

Oltre 100 civili uccisi, circa 2000 case bruciate: questo il bilancio degli ultimi attacchi interetnici in Sud Sudan. Tre giorni fa è stato colpito il villaggio di Duk Padiet nel Jonglei.

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Set 24

di Stefano Cera, in Affari Internazionali - http://www.affarinternazionali.it/articolo.asp?ID=1249

Prima di lasciare il loro incarico ai vertici, rispettivamente civile e militare, dell’Unamid (la missione ibrida Onu-Unione africana in Darfur), Rodolphe Adada e Martin Luther Agwai hanno sollevato, alla fine del mese di agosto, un interessante interrogativo: la guerra in Darfur può considerarsi conclusa? Dai primi mesi di quest’anno è certamente diminuito il numero di azioni condotte su larga scala nella regione da parte dell’esercito sudanese, così come il numero di decessi mensili (secondo i dati Onu, dai 200 del solo gennaio 2005 si è scesi a 150 del periodo gennaio 2008 - aprile 2009). Per questo il conflitto nella regione occidentale del Sudan non costituisce più un’emergenza ed ha assunto il carattere di ‘conflitto a bassa intensità’, sicuramente più accettabile dall’opinione pubblica mondiale.
Il Sudan meridionale va a rotoli
Secondo autorevoli esponenti della comunità internazionale la situazione del Darfur è ormai decisamente migliore rispetto a quella del Sudan meridionale; Lise Grande, coordinatrice umanitaria Onu per il Sudan mette in evidenza che mentre nella regione occidentale del Sudan “l’attenzione e la solidarietà internazionale stanno facendo la differenza”, nel Sud “si sta invece passando da una situazione disastrosa a una vera catastrofe” (Internazionale, n. 809, p. 38). Infatti, la situazione di transizione del Darfur rende il quadro tendenzialmente migliore rispetto a quello della zona meridionale del paese, dove da diverso tempo sono riprese le tensioni legate ai timori che Khartoum voglia impedire il referendum per l’indipendenza, previsto per il 2011. Ciò autorizza a pensare a un clima diverso, propizio a nuove e più convinte iniziative di pace. Purtroppo, però, la giustizia e l’ordine sociale sono ancora ben lungi dall’essere ristabiliti e proseguono gli episodi di banditismo e di violenza nei confronti degli sfollati e ai danni dello stesso personale civile e militare della missione Unamid.
Dalle insidiose iniziative di pace della Libia…
In questo clima si inseriscono le recenti iniziative della Libia e degli Stati Uniti per dare nuovo slancio unitario ai movimenti di opposizione del Darfur. Il 31 agosto scorso il governo libico ha annunciato la nascita del Sudan’s Liberation Revolutionary Forces (Slrf), in seguito alla riunificazione di sei gruppi. Il paese del colonnello Gheddafi è legato a doppio filo alle vicende della regione, a partire dalle origini del conflitto: il Darfur è stato infatti utilizzato come retrovia durante la guerra con il Chad nella seconda metà degli anni ’70 e il leader libico ha avuto un ruolo di primo piano nel supporto all’Arab Gathering, il cui fine era la presa del potere nell’area centrale sub-sahariana e nell’Africa occidentale.Ma la Libia è stata anche coinvolta nelle diverse iniziative legate al processo di pace, di cui l’ultima due anni fa, quando il tentativo di favorire la riunificazione delle forze ribelli è fallito in seguito alla mancata partecipazione di alcuni fra i più importanti fra loro. Inoltre, Gheddafi è fra i maggiori sostenitori del presidente Bashir; è stato uno dei primi ad ospitarlo all’indomani della richiesta di arresto da parte della Corte penale internazionale (Cpi) e, nelle vesti di presidente dell’Unione Africana (UA), nel recente mese di luglio ha promosso la dichiarazione di non cooperazione con la richiesta di arresto della Corte, gettando gravi ombre sull’azione dell’organizzazione e sull’efficacia della pronuncia della Cpi. Infine, nei giorni scorsi, il presidente dell’UA (nel corso del summit africano sul tema della risoluzione dei conflitti nel continente) ha accusato Israele di dare supporto alle forze ribelli, facendo proprie le argomentazioni delle autorità sudanesi.
… a quelle degli Stati UnitiL’inviato speciale Usa, Scott Gration, sta concentrando la propria attenzione su tre gruppi, URF, SLM-Juba di Ahmed Abdel Shafi e SLM-Unity di Abdalla Yahya. Anche gli Usa hanno avuto un ruolo importante nel Darfur (nel 2004 l’allora segretario di stato Colin Powell è stato il primo a parlare di “genocidio”) e l’iniziativa del nuovo inviato speciale Gration indica l’intenzione di Washington di partecipare più attivamente alla ripresa del dialogo sia fra le forze ribelli che tra queste e Khartoum. Tuttavia ad alcuni il suo operato non piace: alcune fazioni locali lo hanno paragonato a un ministro degli esteri sudanese, mentre alcuni attivisti americani gli rimproverano di distogliere l’attenzione dai gravi crimini contro l’umanità perpetrati ai danni della popolazione per ottenere dal Sudan un compromesso per la stabilità nella regione.
Successi e debolezze della presenza internazionaleAlla fine di luglio si sono celebrati i due anni dall’inizio della missione Unamid, considerata da molti un fallimento a causa soprattutto dell’ostruzionismo del governo sudanese, del mancato adempimento degli impegni da parte della comunità internazionale e della cronica mancanza di risorse (tra cui la ormai tristemente “famosa”mancanza di 18 elicotteri da trasporto, ritenuta necessaria per rendere efficace l’azione di peacekeeping in un territorio grande come la Francia). A tal fine, il Dipartimento della Difesa americano sta valutando la possibilità di inviare “consiglieri” per dare supporto alla missione per le questioni logistiche, mentre l’inviato speciale Gration ha dichiarato che, per garantire un cessate il fuoco duraturo tra le parti , è necessaria la presenza sul territorio di una forza di intelligence in grado di effettuare un continuo monitoraggio del processo di pace. Nonostante le indubbie difficoltà, la missione è spesso riuscita a fare la differenza; il rifiuto di abbandonare Muhajeria (come invece richiesto dal governo sudanese) nel mese di febbraio ha impedito un attacco su larga scala e dopo l’espulsione di 13 Ong avvenuta a marzo, l’Unamid è intervenuta per colmare le lacune nel programma di protezione e ristabilire così un efficace accesso umanitario. Sul piano diplomatico invece il mediatore congiunto Djibril Bassolè ha annunciato per la fine del mese di ottobre lo svolgimento del prossimo round negoziale tra il governo e i movimenti di opposizione, preceduto da due workshop: il primo che riunirà a Doha tutte le forze ribelli, finalizzato alla discussione di tutti gli aspetti legati al processo di pace, comprese le iniziative per garantire una più efficace sicurezza della popolazione e lo sviluppo socio-economico; il secondo, il forum della società civile, che si svolgerà in parallelo rispetto all’incontro di Doha e permetterà a tutte le comunità della regione di dare il proprio contributo alla pace, alla riconciliazione e alla promozione dello sviluppo nella regione. In conclusione, anche se molti dei problemi che affliggono in Darfur restano ancora non risolti, la speranza è che, con il maggior sostegno da parte dell’amministrazione Obama, le diverse tessere che compongono il mosaico del processo di pace possano finalmente integrarsi per arrivare alla definizione di una pace durevole.
Stefano Cera è il Responsabile della Formazione dell’Associazione “Italians for Darfur”; autore del volume “Le sfide della diplomazia internazionale – Il conflitto nel Darfur – L’escalation della questione cecena: i sequestri di ostaggi del teatro Dubrovka e della scuola di Beslan”.Firma l’appello on-line di Italians for Darfur!
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Set 24

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Set 24

Nelle ore successive all’uccisione di Sanaa ho provato ad immaginare la puntata di Porta a Porta che sarebbe stata costruita sul dramma (poteva forse mancare?). La puntata poi è ovviamente ed immancabilmente andata in onda e devo dire che non mi ha affatto deluso: è andata esattamente come l’avevo immaginata. Il parterre era composto da personaggi notoriamente obiettivi e imparziali: Magdi Exmusulmano Allam, Souad Sbai e la Ministra Carfagna. Ad affiancarli, c’erano i fidanzati di Sanaa e Hina assistiti dai rispettivi avvocati. Uno dei legali ha impostato tutto un sermone sui musulmani che vogliono seguire la Shahirah (e perché non la Shakirah?) e imporre le loro leggi. Poi c’erano l’onorevole Livia Turco e il sociologo Khaled Fouad Allam: se non ho frainteso, dovevano rappresentare l’opposizione ai soggetti sopra elencati. Ma probabilmente ho capito male. A condurre la caccia, pardon…puntata, c’era Bruno Vespa, che alternava il ruolo dell’inquisitore spagnolo a quello paternalistico sinceramente preoccupato per la sorte del buon selvaggio. Dall’altra parte c’erano le vittime mediatiche predestinate al sacrificio televisivo: la madre della vittima, che siccome ha perdonato il marito, era ovviamente un mostro. Quelli invece che perdonano gli estranei che uccidono moglie, figlia e nipote vengono considerati, manco a dirlo, dei santi, esempi viventi della carità cristiana. C’erano anche l’Imam di Pordenone e una decina di musulmani fra cui alcune giovani. Mancava la Santanché: davvero imperdonabile. Non riesco a capire come abbia fatto un professionista dell’informazione come Vespa a tenere fuori da questa indispensabile puntata una protagonista dell’attualità come la Santanché. La non più onorevole era andata a inveire, protetta da poliziotti e agenti della Digos, contro i musulmani in preghiera per la fine del Ramadan. Secondo alcuni avrebbe anche cercato di strappare il velo alle donne. E qualcuno ha reagito dandole uno spintone. Gravissimo. Quando penso che le è stata assegnata la scorta solo perché un musulmano le ha dato dell’ignorante nel corso di una trasmissione, non oso immaginare cosa possa succedere adesso. E perché correre questo altissimo rischio? Per protestare contro il Burka, segno di sottomissione delle donne”. Inutile dire che anche nello studio di Porta a Porta gli ospiti hanno passato mezza puntata per darsi ragione a vicenda sulla necessità di varare una legge contro il burka. A nessuno è venuto per la mente di fermarli un attimo e chiedere: “Scusate, ma di che c*** state parlando?”. Personalmente di donne con il burka ne ho visto finora una sola ed era pure in televisione: l’italianissima e convintissima moglie convertita del cosiddetto Imam di Carmagnola che - per quanto mi risulta - ora vive in Senegal. E poi il caso di Sanaa non ha niente a che vedere con il burka, visto che la povera ragazza non portava il velo integrale e tanto meno quello parziale. Magdi Exmusulmano Allam si è limitato a dirci che era vittima di una fatwa da quando si è convertito (ma, detto tra di noi, lo diceva anche prima di convertirsi quindi niente di nuovo sotto il sole) e che Maometto era uno che - pensate un po’ - nell’anarchico deserto dell’Arabia del 600 d.C, faceva la guerra alle tribù che lo attaccavano o tradivano. Ovviamente lo ha detto con termini un po’ più coloriti e truci, tipo “sgozzava personalmente” ecc, ma la sostanza era questa. E dire che i Profeti dell’Antico Testamento sono ricordati proprio in quanto feroci guerrieri ed implacabili sterminatori, ma questo ovviamente l’espertone si è ben guardato dal dirlo. Souad Sbai ha tenuto a precisare che anche lei è stata vittima di “una fatwa”. Non sia mai che si pensi che ne era sprovvista. Un immigrato le ha detto in uno scambio su una mailing list che era “cristiana”. E il giudice l’ha interpretata come minaccia di morte. Mi ha fatto tenerezza Khaled Fouad Allam. Era l’unico musulmano in studio ad essere sprovvisto di fatwa. Non era per nulla trendy e ne risentivano persino le sue dotte citazioni francofone. Quasi quasi gli lancio la fatwa io, oppure lo chiedo come favore al kebabbaro all’angolo. A proposito, fossi al posto di Souad Sbai sarei andato a nascondermi. Non per la temutissima fatwa, ci mancherebbe. Ha tutta la mia solidarietà. Ma perché dopo anni di battaglie mediatiche incentrate sulla “violenza contro le donne islamiche”, l’appoggio - oserei dire unanime - dei mezzi di informazione e del mondo politico che è sbocciato nella sua elezione al parlamento, i centri di ascolto per donne islamiche con tanto di numero verde, il fatto che proprio una ragazza marocchina (e quindi della comunità di origine della Sbai) sia stata uccisa dovrebbe essere vissuto come un fallimento e non come un’occasione per mostrarsi in televisione. Soprattutto se si tiene conto che mentre era in corso il dramma di Sanaa, sola ed impaurita, l’onorevole era tutta impegnata nel lanciare accuse contro un moderatissimo esponente della comunità islamica di Torino che ha ricevuto un milione di euro da parte del Regno del Marocco nell’ambito di una strategia di lotta antiestremista approvata anche dal Ministero degli Affari Esteri Italiano. Stendiamo invece un velo pietoso sui musulmani chiamati a parlare in trasmissione. I musulmani di Pordenone, evidentemente, pensavano che bastasse andare li e dire due cose in un italiano più o meno accettabile per uscirne indenni. Eppure c’è voluto poco per farli passare come degli integralisti ambigui e potenzialmente pericolosi. I musulmani in questo paese ancora non sono riusciti a capire che certe trasmissioni sono scientificamente, lo ripeto: scientificamente, costruite per trasmettere di loro un’immagine preconfezionata. E’ tutto studiato a tavolino: gli ospiti, il modo in cui sono disposti, i servizi, le domande, le riprese, persino l’illuminazione. E quindi anche gli ospiti devono essere preparati: contano le parole, ma anche i gesti, il modo in cui si è vestiti. Tutto. Io stesso, pur avendo parecchie esperienze televisive alle spalle, ho imparato diverse cose nuove in un’apposita simulazione in studio condotta da una professionista americana già consulente mediatica di Condoleeza Rice e Colin Powell. Un esperimento reso possibile grazie alle missioni diplomatiche statunitensi e grazie al quale posso capire meglio come la scelta da parte degli islamici di Pordenone di essere preseti in venti abbia contribuito a farli passare per un branco che soggioga e condiziona. Una ragazzina si è fatta ingenuamente manipolare ma non possiamo che perdonarla: una diciottenne che ubbidisce ai genitori e non va alle feste degli amici italiani che finiscono alle 4 del mattino non può che sembrare strana in un paese in cui certe madri gareggiano con le figlie pur di stare sotto i riflettori. La moglie dell’Imam non era al fianco del marito, ma una o due file più indietro. Quando è stata chiamata a intervenire, il coniuge - già esacerbato dal modo con cui lo hanno trattato in trasmissione - si è rivolto a lei dicendole “Alzati!” per permettere alla telecamera di riprenderla quando Vespa l’ha chiesto. Proprio quello che non si doveva fare in una puntata in prima serata sui musulmani e le loro mogli. E in effetti la Sbai si è subito lanciata: “Può respirare?”. Giocare con i media è come giocare con la roulette russa, soprattutto in Italia. La regola è “tutto quello che dirà - ma proprio tutto - potrà essere usato contro di lei”. Si rischia la demonizzazione ma anche l’espulsione per una battuta. Non dico che i musulmani debbano smetterla di andare in televisione per limitare i danni. Ma che debbano pensare mille volte prima di varcare la soglia di Vespa, questo decisamente si.

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Set 24

Diminuiscono le assunzioni fra gli immigrati che fanno sempre più figli degli italiani e aumentano le discriminazioni nei loro confronti. Sono alcuni dati che emergono dall’ultimo Rapporto ‘International Migration Outlook’ del Censis, che in qualità di corrispondente per l’Italia ogni anno raccoglie e analizza i principali dati disponibili sul fenomeno migratorio (Corriere)

Diffidenti, talora ostili. E realisti ai limiti del cinismo. E’ il ritratto dei giovani - studenti di liceo o di istituti professionali, veneti e emiliani, toscani e pugliesi, che la Fondazione Intercultura ha intervistato per sapere quali sono i ‘confini’ che i ragazzi tracciano tra se stessi e chiunque sia ‘diverso’. Ne emerge il ritratto di una generazione che potrebbe, se qualcosa non cambierà soprattutto nelle scuole, rivelarsi disinformata e più chiusa verso gli ‘altri’ rispetto al resto d’Europa. (Repubblica)

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Set 24

A dicembre si terrà il COP15, la quindicesima Conferenza sul Clima organizzata dall’Organizzazione delle Nazioni Unite. I rappresentanti di tutti i paesi del mondo si riuniranno a Copenhagen per discutere un possibile accordo volto ad affrontare a livello globale il problema del cambiamento climatico.
L’obiettivo è ridurre le emissioni inquinanti che stanno surriscaldando il nostro pianeta in modo da limitare i danni peggiori, e al contempo educare i diversi popoli agli inevitabili cambiamenti che ci troveremo ad affrontare.

In occasione di questo importante evento abbiamo collaborato con il governo danese e altri importanti interlocutori per realizzare una serie di layer su Google Earth che, attraverso tour virtuali della Terra, vi permetteranno di osservare direttamente i potenziali effetti del cambiamento climatico sul nostro pianeta e le possibili soluzioni che oggi abbiamo ancora a disposizione.

I dati raccolti grazie alla collaborazione con l’IPCC (Intergovernmental Panel on Climate Change) ci permettono di mostrare su Google Earth il cambiamento delle temperature e del clima che il nostro pianeta rischia di subire nel corso del secolo, così come mostra questo video.

Anche YouTube è coinvolta nel progetto. Abbiamo infatti creato un apposito canale: Youtube.com/cop15 che permetterà a ciascuno di voi di farsi sentire e di esporre in prima persona le proprie riflessioni, domande e preoccupazioni alla community e ai leader mondiali che si riuniranno tra pochi mesi a Copenhagen. I video più votati del canale verranno infatti proiettati al Cop15 e saranno oggetto di discussione nel corso del dibattito TV che verrà trasmesso in tutto il mondo dalla CNN e YouTube, il prossimo 15 dicembre. I primi due, inoltre, vinceranno un viaggio a Copenhagen per assistere al dibattito in prima persona.

Avete la possibilità di farvi ascoltare: caricate il vostro video!

Scritto da: Alessio Cimmino, Corporate Communications & Public Affairs Manager


fonte: googleitalia.blogspot.com » Vai al post originale

Set 24

Luca Simonetti (noto nella blogosfera come Karl Kraus) ha scritto una critica devastante dell’ideologia di Slow Food, il movimento fondato da Carlo Petrini per la riscoperta dei sapori «tradizionali». In 31 pagine ricchissime di citazioni, Simonetti mette in luce il carattere essenzialmente reazionario di un pensiero che serve da copertura a una sinistra affluente, desiderosa di consumi di lusso ma anche ansiosa di dar loro una giustificazione ideologica, e al tempo stesso ignara (e forse disinteressata) dei destini e dei bisogni reali delle masse contadine del mondo.
[I]l ritratto della vita dell’uomo-slow è quella di un signore benestante e fornito in abbondanza di tempo libero. Il modo in cui questo signore è divenuto quel che è, a S[low ]F[ood] non interessa, lo riceve come già dato, lo presuppone. Il fatto che i mezzi che consentono all’uomo-slow di esercitare il suo gusto, i suoi sensi, il suo amore per la ‘lentezza’ possano provenirgli, come di fatto spesso accade, proprio dall’esercizio delle attività ‘diaboliche’ della velocità, dell’industrializzazione, dell’omologazione, insomma del capitalismo, è qualcosa che a SF non viene neppure in mente. Così come non immagina affatto che un simile modo di vita non sia proponibile al di sotto di un determinato livello di reddito, e come tale quindi non possa costituire il fondamento di un ‘nuovo modello di sviluppo’, presupponendo, al contrario, lo sviluppo proprio come di fatto già avvenuto. Questo mettere fra parentesi i processi reali, concreti, questo completo oblio o travisamento dello sviluppo storico reale, è tipico dell’operazione ideologica così come vien definita fin dai tempi di Marx […] attribuire alle società preindustriali, ‘arretrate’ o peggio primitive, la lentezza e il tempo necessario per pensare ecc., è una pura mistificazione. Sono proprio le società ‘sviluppate’ quelle che possono permettersi di ‘perdere tempo’, in quanto gli aumenti di produttività (altra parolaccia, su cui il manifesto di SF, come si è visto, scagliava anatemi) consentono ad esse di produrre maggior reddito in tempi minori. Sono in realtà proprio le società tradizionali, pre-industriali, ‘sottosviluppate’ quelle che dedicano la maggiore quantità di tempo alla produzione del reddito, quelle più ossessionate dalla produzione, nonché quelle che sfruttano più spietatamente le risorse naturali mettendo più a repentaglio l’ambiente. Ma anche questo punto, che pure non è del tutto ignoto a SF, viene sistematicamente taciuto nei suoi tentativi di elaborazione teorica.
Il risultato allora è fatalmente la denigrazione o anzi negazione del progresso, che in SF si coniuga con l’elogio delle ‘piccole’ comunità locali e la rivalutazione delle tradizioni ataviche e secolari. Neanche questa è una novità: il pensiero reazionario, da Herder in poi, ha sempre insistito sull’imprescindibilità del legame coi luoghi, perché è solo nella dimensione locale che le ‘tradizioni’ possono sopravvivere, e perché solo l’ancoraggio al concreto, al particolare garantisce dagli attacchi che il razionalismo illuminista muove alle istituzioni della società tradizionale. Ma il paradosso è che le “tradizioni” a cui si richiama SF, cioè quelle locali, sono, nella quasi totalità, fenomeni quanto mai recenti, frutto della irrimediabile scomparsa della civiltà contadina preindustriale e, nello stesso tempo, tentativi ideologici di ovviare alla loro scomparsa mettendo al loro posto una “civiltà contadina” e una “campagna” idillico-pastorali del tutto artificiose. La finalità di questa operazione è, storicamente, quella di quietare le ansie della nuova classe egemone trasportando in un passato remoto gli ideali di pace, tranquillità, armonia che essa faticava a trovare nel presente. È difficile negare che il passato idillico a cui SF si richiama (e che non è mai esistito) fosse un passato nel quale le differenze di classe e di sesso erano soverchianti, in cui la mobilità sociale era sostanzialmente inesistente, in cui la quasi totalità della popolazione mancava del cibo in quantità sufficiente, e che la fine di questo sistema – profondamente iniquo ed oppressivo – è dovuta proprio alla vittoria di quel progresso tecnico e a quella crescita economica che SF ritiene responsabile di ogni male.
In questo lavoro ho quindi cercato di enucleare i principali “miti” costitutivi dell’ideologia di SF: le idee di natura, di tradizione, di limite, la critica del progresso e la diffidenza per la scienza, l’elogio del ruolo tradizionale della donna, il legame con la terra e con i luoghi – il semplice elenco sembra piuttosto eloquente. Lo stratagemma che consente a SF, così come ad altre ideologie politiche contemporanee, di presentare questa posizione come “progressista” consiste nel collegare la critica dello sviluppo economico, del progresso scientifico e tecnico e dell’industrializzazione – critica che di per sé è antichissima, avendo accompagnato la Rivoluzione Industriale fin dal suo sorgere – alla critica dell’imperialismo e dell’etnocentrismo da un lato, e dall’altro alla critica del consumismo e della cultura di massa (una posizione quest’ultima del resto assai vicina alla cultura cattolica contemporanea più conservatrice). Da leggere tutto: anche per portare alla luce, fra tante scorie, le cose buone – qualcuna c’è – che Slow Food ha prodotto.

fonte: bioetiche.blogspot.com » Vai al post originale

Set 24

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Set 22

Mi hanno regalato questo bel libro, scritto da Juan Rulfo.

Guardando attentamente, ho scoperto che la grafica è opera di Albe Steiner che dal 1955 collaborava con l’editore Feltrinelli.

In rete ho trovato altre copertine steineriane per Le Comete e un testo di Roberta Cesana dedicato alla storia della collana.

fonte: creativeclassics.blogspot.com » Vai al post originale

Set 22

A fronte degli insuccessi della politica internazionale, i rappresentanti delle comunità di rifugiati del Darfur nel mondo si riuniscono ad Addis Ababa per trovare una exit strategy al conflitto in corso. La forte presenza della stampa filogovernativa sudanese, però, getta ombre sulle finalità dell’operazione.

Il conflitto in Darfur dura ormai da quasi sette anni.
Una crisi profonda, politica e militare, ma soprattutto una immane tragedia umanitaria, che ha coinvolto oltre tre milioni di persone, tra rifugiati, morti e sfollati, alla quale sembra non si riesca a trovare una via di uscita
Nonostante l’impegno profuso in questi anni da parte della comunità internazionale e, in particolare, degli attivisti e delle ONG della Save Darfur Coalition, della cui coalizione fa parte anche l’associazione italiana per i diritti umani Italians for Darfur ONLUS, i tentativi di pacificare l’area si risolvono spesso in sterili comunicati delle Nazioni Unite, mentre le diplomazie si affannano nella speranza di portare a termine difficili trattative e colloqui di pace.
La missione ibrida delle Nazioni Unite e dell’Unione Africana, che avrebbe rappresentato un efficace cuscinetto tra la popolazione e le milizie armate, con oltre 30.000 unità previste tra peacekeepers e poliziotti, è ben lungi dall’essere operativa, insufficiente sia in termini di uomini, circa la metà di quelli pianificati, sia di mezzi di trasporto.
Dilaniato dagli interessi di interni ed esterni al Paese, il Darfur rischia quindi una lenta agonia.
L’8 settembre, ad Addis Ababa, Suliman Ahmed Hamed e altri nove tra rappresentanti dei rifugiati del Darfur ed ex combattenti ribelli, giunti da tutto il mondo, hanno presentato alla stampa il National Group for Correcting the Track of Darfur Crisis, una nuova organizzazione di rifugiati e profughi del Darfur che chiedono il rispetto dei diritti del loro popolo, senza l’uso delle armi, ma attraverso lo sviluppo, la trattativa e l’istruzione
Nel comunicato, saltano all’occhio alcune dichiarazioni di denuncia dell’ingerenza straniera nella crisi in Darfur, che sarebbe finalizzata al perseguimento di propri interessi nazionali, divenendo essi stessi ostacolo alla pace nella regione.
Tale passaggio è stato ripreso e sottolineato dalla stampa sudanese, stranamente numerosa in sala, che ne ha colto una chiusura verso la comunità internazionale, la quale avrebbe esagerato la portata del conflitto in Darfur e ne avrebbe manipolato le sorti per coltivare propri interessi e per dividere il Sudan come l’Iraq e la Jugoslavia.
Parole forti, registrate dall’agenzia di stampa ufficiale del Sudan, la SUNA, e dal Sudanese Media Center (SMC), il cui sito si ritiene sia gestito dai servizi di intelligence governativi, la National Intelligence and Security Services (NISS). Gli esponenti della nuova piattaforma affermano che ribelli, traduttori e mediatori hanno da sempre esagerato le cifre delle morti e delle vittime di violenze dei janjaweed e delle forze militari governative.
A sei anni dall’inizio della crisi, fonti ONU hanno fissato a 400.000 le morti in Darfur, mentre il governo sudanese parla di massimo 10.000 civili uccisi nel corso del conflitto.
Una guerra, che nelle ultime settimane, il governo sudanese sembra voglia combattere anche sui media.

pubblicato su Meltin’Pot (Univ. RomaTre)
Firma l’appello on-line di Italians for Darfur!
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Per informazioni sulla campagna on-line scrivi a:
blog[at]italianblogsfordarfur.it

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Set 22

E’ passato poco piu di un mese da quando il comandante uscente dell’UNAMID aveva posto la parola fine alla guerra in Darfur.Giovedì scorso, invece, l’esercito sudanese ha attaccato a piu riprese le postazioni ribelli del Sudan Liberation Movement di al-Nur, presso Korma, 70 km da El-Fasher, Nord Darfur.Gli attacchi di questa settimana seguono i pesanti bombardamenti delle prime settimane di settembre, nel Jebel Marra.Si teme un ulteriore peggioramento delle già gravi condizioni umanitarie nella regione.Firma l’appello on-line di Italians for Darfur!
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Set 22

Calligrafia araba di Mustapha Azaitraoui
“Eid benedetto e felice”

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Set 22

Francesca
Il GIP ha confermato gli arresti per Francesca, Sandro, Gabriele e Sandrone (parliamo degli arrestati alla 8 marzo).

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Set 20

di Karima Moual*, Il Sole 24 Ore

Io come moltissime ragazze musulmane di seconda generazione nate o cresciute in Italia, siamo qui, non per una libera scelta, ma per un destino che i nostri genitori scelsero anche al posto nostro, per migliorare la loro vita e il nostro futuro. Lasciando il loro paese di origine, i loro affetti e tradizioni, per dare inizio ad una nuovo e luminoso cammino, in un paese lontano e diverso, un paese occidentale. Questo era il loro desiderio e da quando arrivai in Italia all’età di nove anni quello era diventato a mio modo anche il mio: un’esperienza del tutto nuova, una vita migliore, lo studio, il divertimento e i nuovi amici italiani con cui imparare nuovi giochi e una nuova lingua. fin qui Tutto ok. Siamo bambine e l’infanzia è intoccabile. Le bambine però crescono. E per la prima volta il genitore si trova di fronte ad una nuova creatura, così diversa da quella che si prospettava, diversa dalla madre e dalla moglie, così lontana dalle tradizioni e dalla cultura di origine, diversa da lui. E questo è un grande dispiacere e sofferenza, lui che in tutti gli anni precedenti insieme alla madre hanno cercato in tutti i modi, di sottolineare i valori della famiglia e la sua unità, le differenze culturali e religiose per non dimenticare le origini e portarle avanti con fierezza. Lui adesso aveva perso qualcosa, aveva perso se stesso e la colpa era della nuova creatura. Quelle differenze culturali e religiose io potevo benissimo portarle avanti perché facevano parte di me, ma inconsciamente acquisivo giorno per giorno, anno dopo anno anche quelle nuove, quelle italiane, quelle che ormai facevano parte di me come musulmana e italiana, quelle che ai suoi occhi mi rendevano quasi un’estranea, nella quale non si riconosceva.

“Raki daimen muslima u-maghribiyya ( sei sempre musulmana e marocchina), queste sono le tue origini, non lo devi dimenticare, ed è per questo che non puoi frequentare i ragazzi italiani che non sono musulmani”- è questa la frase che la maggior parte delle ragazze musulmane marocchine si sentono dire, come fosse un ammonimento per metterle in guardia in età dell’adolescenza sulle loro scelte future. Frase confessata da molte amiche, con un sorriso amaro, di chi di fronte non ha altre alternative. E’ una frase che si sa, si conosce bene. E’ una frase con la quale probabilmente anche il padre di Sanaa deve aver usato per convincerla a rinunciare alla sua scelta di frequentare un ragazzo più grande, non musulmano ma italiano, e cattolico. Ma il ragazzo italiano in realtà non è il vero problema è solo il fine. Più in profondità c’è la malattia sociale di un conflitto generazionale intra-etnico che trova il suo sfogo più violento sulle ragazze, più che sui ragazzi, proprio perché queste sono coloro che portano tradizionalmente la bandiera della propria cultura attraverso simboli e usanze a volte misogine. E allora c’è chi come Hina e Sanaa, ma anche come tante altre ragazze musulmane, cresciute o nate in Italia pensano di essere libere, emancipate, protette, e che possono fare le loro scelte alla luce del sole, magari portando una minigonna senza nascondersi, o frequentando il proprio ragazzo italiano, anche se ci si trova ad abitare in un paese piccolo dove c’è la tua famiglia, la comunità di origine, dove la tua comunità ti può giudicare e tuo padre può sentirsi disonorato, ma coraggiosamente affrontano a testa alta le loro scelte, anche pagandole con la propria vita. Ma ci sono anche coloro, che più deboli si nascondo, si sottomettono ad un destino già prescritto per il bene della famiglia e della comunità. Ci si accontenta quindi, di sposare il cugino in Marocco o l’amico di Famiglia, ci si fidano di ciò che la famiglia consiglia per il proprio bene perché il legame con la famiglia è quasi sacro intoccabile per una donna araba e tradirlo per una donna può significare l’esilio.

E questo mi ricorda la storia di Fatima, 33 anni, una ragazza bella ma timida, arrivata in Italia con il ricongiungimento famigliare all’età di 13 anni. Fatima non riuscì ad integrarsi pienamente con i compagni. Il posto lo trovò nella protezione della propria famiglia. Ma per tale forte legame la personalità d Fatima è stata totalmente annullata. La ragazza non è più riuscita a scegliere per se quello che realmente desiderava per paura di rimanere sola. E alla fine, seguendo il consiglio del padre, ha sposato un cugino in Marocco. Due generazioni a confronto e in conflitto, è questo il problema che la comunità immigrata marocchina musulmana sta vivendo, a discapito del più debole, la donna. È una delle comunità più numerose, che si è insediata più in fretta del previsto, una comunità fatta quindi di intere famiglie con figli nati o cresciuti oramai da anni in Italia. Ma all’interno di questa comunità, tra amici e parenti si parla di questo conflitto, si cerca di affrontarlo, pur non riuscendo ancora ad accettare che le nuove generazioni sono anche italiane, vivono con italiani e pensano anche come gli italiani. E’ emblematico il racconto di una ragazzina di 14 anni che mi raccontò di aver affrontato suo padre sulla scelta del futuro fidanzato chiedendogli: papà come posso trovare un ragazzo musulmano marocchino se nella mia scuola non ce n’é nemmeno uno e nella nostra città per di più non ce n’é nemmeno uno che mi piaccia? Come posso innamorarmi se so già con chi per forza mi devo innamorare? Questa è una domanda che deve far riflettere sul disagio con cui si trovano a convivere molte ragazze musulmane, che subiscono continuamente violenze psicologiche sulle loro scelte, solo perché si trovano a vivere in un paese occidentale che i loro stesse non hanno scelto per se.

* Karima Moual, 27 anni, non si stanca di ripetere che il papà, arrivato in Italia 30 anni fa è stato uno dei primi marocchini arrivati in Italia da Casablanca. Mora, musulmana, orgogliosa della sua famiglia, laureata in Lingue e civiltà orientali. Giornalista freelance, collabora con il settimanale “Metropoli” (gruppo Espresso), TG1 e Sole24Ore ed ha presentato i programmi televisivi “Too Cool” e “Vi and Friends”, sul canale musicale Magictv. Non dimentica però le sue origini e spesso è stata testimone in convegni e trasmissioni di una realtà che sarà sempre più importante in Italia: gli immigrati di seconda generazione. È infatti presidente e membro fondatore dell’associazione generazione magrebina 2 “agm2 onlus”.

fonte: salamelik.blogspot.com » Vai al post originale

Set 20

Babbo NataleAl giorno d’oggi con questa crisi finanziaria che sta mettendo in crisi parecchie famiglie, che ha lasciato a casa parecchi lavoratori, si fa sempre più fatica a tirare fino a fine mese. I disoccupati cercano nuovi lavori mentre quelli che lavorano cercano un secondo lavoro per pagarsi il mutuo, ma c’è chi vuole lavorare come volontario per aiutare il prossimo. A Noventa di Piave, in provincia di Venezia, aprirà una scuola per aiutanti di Babbo Natale, dove gli “alunni” dovranno imparare il mestiere e i più bravi verranno diplomati.

Questa iniziativa ha lo scopo di divulgare lo spirito natalizio, i diplomati dovranno sapere tutto su Babbo Natale, saper giocare con i bambini, renderli felici, insomma devono fare in modo che il Natale sia un gioro di festa e non un giorno nefasto.

Ovvio che è un lavoro che va fatto con passione anche se non è remunerativo, è più importante la felicità interiore che la felicità dei soldi anche se questi fanno sempre bene.

Chissà se lo faranno anche nel mio paese, parteciperei molto volentieri.

Via Corriere

fonte: www.trading-italia.biz » Vai al post originale

Set 20

È disponibile sul nostro sito la sentenza n. 8650 del 25 marzo 2009 (ma depositata solo pochi giorni fa in segreteria) del Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio, in cui si esamina il ricorso presentato dal Movimento di Difesa del Cittadino contro l’anomalo «atto» con cui il Ministro del Lavoro, della Salute e delle Politiche Sociali Maurizio Sacconi aveva tentato a suo tempo di bloccare l’applicazione delle sentenze sul caso Englaro (anche questo può essere scaricato dal nostro sito).
Il TAR ha giudicato inammissibile il ricorso per difetto di giurisdizione, cioè ha dichiarato che ad occuparsene avrebbe dovuto essere il giudice ordinario, non quello amministrativo; ma, come anticipavamo due giorni fa, fra le righe della sentenza si può leggere se non un giudizio sulla questione (che sarebbe stato improprio) almeno i principi su cui un eventuale giudizio non potrebbe non fondarsi (pp. 11-12):
L’articolo 32, comma 2, della Costituzione, l’articolo 3 della carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea e l’articolo 1 della legge n. 180 del 1978 prevedono tutti che ogni individuo ha il diritto di non essere obbligato ad un determinato trattamento sanitario (se non per disposizione di legge, secondo la nostra carta costituzionale).
Il diritto di rifiutare i trattamenti sanitari è fondato sulla disponibilità del bene “salute” da parte del diretto interessato e sfocia nel suo consenso informato ad una determinata prestazione sanitaria.
Da tale premessa consegue che i pazienti in Stato Vegetativo Permanente, che non sono in grado di esprimere la propria volontà sulle cure loro praticate o da praticare e non devono, in ogni caso, essere discriminati rispetto agli altri pazienti in grado di esprimere il proprio consenso possano, nel caso in cui la loro volontà sia stata ricostruita, evitare la pratica di determinate cure mediche nei loro confronti.
Conseguentemente la verifica circa l’obbligatorietà della prestazione sempre e comunque di trattamenti sanitari anche nell’ipotesi di accertata volontà contraria del paziente attiene al diritto della dignità umana che, ai sensi dell’articolo 1 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo, deve essere tutelata.

fonte: bioetiche.blogspot.com » Vai al post originale

Set 20

Le doglie erano state un segno infausto per Sarah Capewell, una donna di 23 anni di Great Yarmouth, Norfolk, Inghilterra: a 21 settimane e 5 giorni di gestazione il parto era di gran lunga troppo in anticipo, tanto che i sanitari del James Paget Hospital di Gorleston le dissero che suo figlio sarebbe quasi certamente nato morto. A dispetto di questa previsione, però, il piccolo Jayden sopravvisse al parto; ma quando la madre chiese che il bambino venisse sottoposto a cure intensive, i medici rifiutarono. L’ospedale segue infatti le linee guide del Nuffield Council on Bioethics sul trattamento dei grandi prematuri, che sconsigliano di intraprendere qualsiasi trattamento prima delle 22 settimane compiute di età gestazionale (le linee guida della British Association of Perinatal Medicine, uscite nell’ottobre del 2008 pressoché contemporaneamente alla nascita di Jayden, alzano questo limite a 23 settimane). Nonostante le proteste di Sarah, dunque, al bambino non fu prestata nessuna cura, e il piccolo spirò due ore più tardi fra le braccia della madre.
La donna non ha accettato l’esito della vicenda, e ha lanciato una petizione per cambiare le linee guida, mettendo online un sito, Justice for Jayden, per sostenerla.

Ripresa da alcuni giornali britannici nei giorni scorsi, la vicenda ha inevitabilmente finito per attirare l’attenzione degli integralisti italiani. Gianfranco Amato le ha dedicato un articolo («Lasciato morire perchè nato 48 ore prima. L’incredibile storia del piccolo Jayden», 15 settembre 2009) su Sussidiario.net, quotidiano online nato nell’ambito dell’esperienza della Compagnia delle Opere, e riconducibile quindi ad ambienti in buona parte coincidenti con Comunione e Liberazione. La lettura che Amato fa della decisione dei medici è peculiare: la soglia delle 22 settimane sarebbe, per lui, di natura giuridica.
Di fronte al disperato appello di salvare il proprio figlio, quella giovane madre si è sentita rispondere dai medici del James Paget Hospital di Gorleston, Norfolk, che lei non aveva partorito un neonato ma, a termini di legge, aveva abortito un feto vivente. Con il tatto impietoso di chi ha ormai perso qualunque senso di umanità, i medici dell’ospedale hanno spiegato a Sarah Capewell, che quello che lei si ostinava a chiamare il suo bambino, era in realtà, sotto il profilo giuridico, semplicemente un feto, quindi un soggetto privo di alcun diritto. Il piccolo Jayden avrebbe dovuto nascere 48 ore più tardi perché, secondo regolamento, si potesse definirlo persona, e quindi riconoscergli il diritto a essere salvato [corsivi miei]. La verità, naturalmente, è del tutto diversa. Prima di tutto non esiste alcuna distinzione di status giuridico per i prematuri nati prima di 22 settimane – né si vede come un consiglio privato di bioetica, com’è il Nuffield Council, potrebbe mai emanare regolamenti giuridicamente vincolanti, o addirittura «leggi», per usare la parola impiegata da Amato. Le linee guida hanno in realtà un significato esclusivamente medico, e si fondano su una semplice osservazione: non esistono a oggi casi documentati di prematuri nati prima delle 22 settimane di gestazione sopravvissuti per più di pochi giorni. Il caso di Amillia Taylor, una bambina nata a 21 settimane e 6 giorni e sopravvissuta, che è citato dal Sussidiario e che avrebbe spinto Sarah Capewell a lanciare la sua petizione, sembra essere basato su un malinteso: l’età gestazionale si misura dall’ultima mestruazione, che precede di circa due settimane l’effettivo concepimento; nel caso di Amillia, concepita in vitro, l’età gestazionale sarebbe stata calcolata a partire dalla fecondazione, e sarebbe quindi inferiore di due settimane a quella calcolata tradizionalmente. A circa 24 settimane di età gestazionale equivalente, la sopravvivenza di Amillia, nonostante un peso alla nascita bassissimo, desta meno sorpresa.
L’unico caso finora non confutato di sopravvivenza di un bambino nato a meno di 22 settimane rimane pertanto quello di James Elgin Gill, nato nel 1987 a 21 settimane e 5 giorni; ma la fonte più autorevole a sostegno di questo primato rimane, a quanto ne so, il Guinness Book of Records, che con tutto il rispetto, non equivale certo a una pubblicazione scientifica.
In ogni caso, è chiaro che ci troviamo di fronte a probabilità infinitesimali di sopravvivenza. Sull’altro piatto della bilancia va posta la gravosità estrema degli interventi di rianimazione su un prematuro di quell’età: con vene che si rompono al contatto degli aghi, la pelle che viene via assieme all’adesivo usato per fissare tubi e fili, la tendenza a subire emorragie cerebrali, etc. Certo, la capacità di provare dolore in un bambino di 21 settimane è assai incerta; ma anche un dubbio conta, di fronte alla virtuale certezza dell’inutilità delle cure.
In altre parole, rianimare un prematuro minore di 22 settimane è forse l’esempio più chiaro di accanimento terapeutico, anche secondo l’accezione più stringente usata dal magistero cattolico: il ricorso a cure inutili e gravose su un malato terminale.
Serve una conferma? La possiamo trovare nella «Proposta di linee-guida per l’astensione dall’accanimento terapeutico nella pratica neonatologica» della Cattedra di Neonatologia dell’Istituto e Centro di Bioetica dell’Università Cattolica del S. Cuore, Facoltà di Medicina e chirurgia “A. Gemelli”, Roma: un nome che è una garanzia – e infatti queste linee guida sono assai più ‘interventiste’ di quelle proposte da istituzioni più laiche. Ma non abbastanza interventiste da dire una cosa diversa rispetto alle linee guida del Nuffield Council nel caso che ci interessa (pp. 3-4):
Neonati di età gestazionale ≤ 22 settimane compiute

Allo stato attuale delle conoscenze scientifiche e delle tecnologie disponibili la sopravvivenza di neonati di età gestazionale ≤ 22 settimane (età gestazionale che corrisponde a metà del periodo canalicolare dello sviluppo del sistema respiratorio) è condizionata negativamente dall’assenza delle aree di scambio dei gas (alveoli).

Procedure indicate:

  1. Valutazione obiettiva del neonato (conferma dell’EG).
  2. Astensione dall’intubazione endotracheale e dalla ventilazione.
  3. Permettere alla madre di vedere il neonato, se lo richiede.
  4. Trasferimento del neonato in ambiente riservato (terapia intensiva o unità di osservazione neonatale) che consenta di prendersi adeguatamente cura del neonato e della famiglia, procedendo con le cure palliative che in questa situazione consistono nel:
    • evitare la grave ipotermia cui sono esposti i neonati
    • contenere le stimolazioni d’ambiente (luci e rumori)
    • evitare qualsiasi tipo di stimolazione che possa indurre dolore
    • non intraprendere controlli cruenti (prelievi)
    • effettuare, se necessario, monitoraggi incruenti
    • incannulare la vena ombelicale per infusione di farmaci analgesici (da somministrare secondo protocolli specifici)

L’assistenza ai genitori prevede che

  • siano accolti i desideri in ordine ad aspetti religiosi, culturali e tradizionali
  • si consenta ai genitori di vedere e stare vicino al neonato, se richiesto
  • si offra disponibilità all’ascolto ed alla informazione

Si parla, come si vede, esclusivamente di cure palliative.
Quanto all’esiguità delle 48 ore necessarie per far cambiare atteggiamento ai sanitari, essa è solo apparente: ogni giorno, intorno a questa età gestazionale, avvicina sensibilmente il raggiungimento della capacità respiratoria necessaria alla sopravvivenza.

Su che cosa si basa la ricostruzione fuorviante – a questo punto lo possiamo dire – del Sussidiario? Sembra che la fonte sia una singola frase di un articolo del Daily Telegraph: «After asking doctors to consider his human right to life, she claims she was told: “He hasn’t got a human right, he is a foetus”» («Dopo aver chiesto ai medici di considerare il diritto alla vita del bambino, la donna sostiene che le sia stato risposto: “non ha diritti umani, è un feto”»; Laura Donnelly, «Premature baby dies as guidelines say he was born too early to save», 9 settembre). Si paragoni la circospezione del Telegraph («la donna sostiene») con la sicurezza ostentata del Sussidiario, che costruisce l’intero articolo attorno a una frase riportata, che potrebbe essere stata male interpretata e che in ogni caso non può cambiare la realtà medica. Inoltre il Telegraph riporta correttamente, benché forse troppo sinteticamente, la motivazione delle linee guida:
Medical guidance for NHS hospitals says the low chance of survival for babies born below 23 weeks means they should not be given interventions which could cause suffering. Nel pezzo di Gianfranco Amato non riesco invece a trovare il minimo riferimento all’obiettivo di non infliggere sofferenze. Si trova in compenso l’immancabile, frusto paragone con i nazisti; e si trovano anche particolari della vicenda assenti da tutti i resoconti della stampa britannica a me disponibili: quello citato del Telegraph e quello del Daily Mail (Vanessa Allen e Andrew Levy, «“Doctors told me it was against the rules to save my premature baby”», 10 settembre). Ecco cosa scrive Amato:
Così, l’agonia del piccolo Jayden è durata due ore, sotto gli sguardi gelidi e indifferenti del personale sanitario. Neppure la più piccola assistenza è stata prestata durante quelle lunghissime ore, così come è stata recisamente respinta la supplica della madre per poter celebrare il funerale del bimbo. Gli «sguardi gelidi e indifferenti» sembrano una nota di colore aggiunta lì per lì; non è affatto chiaro che non sia stata prestata la minima assistenza, nemmeno palliativa: il Mail dice invece esplicitamente che era presente un’infermiera, che avrebbe potuto offrire le semplici cure necessarie; la supplica «recisamente respinta» di celebrare il funerale si riduce sempre sul Mail a una discussione con alcuni funzionari sui certificati necessari (e l’impressione, a leggere il giornale inglese, è che i funerali ci siano alla fine stati).
Non voglio dire che il comportamento dei medici inglesi sia stato sicuramente al di sopra di ogni biasimo: chiunque sia mai entrato in un ospedale sa che non sempre gli atteggiamenti sono del tutto improntati a una calda comprensione, e nel caso specifico c’è stata certamente una insufficiente comunicazione con la madre. Ma sembra proprio che la voglia irrefrenabile di giudicare e condannare il prossimo – sempre leggermente sorprendente in un cristiano – abbia indotto l’autore (e chi ne ha ripreso acriticamente il pezzo) a colmare un po’ affrettatamente alcune lacune della storia.

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Set 20

A nessuno possono essere imposte alimentazione e idratazione forzata, nè cosciente nè incosciente, e anche in caso di stato vegetativo un cittadino può esprimere ex post la propria volontà di interrompere terapie giudicate inutili, comprese proprio alimentazione e idratazione.

Il Tar del Lazio - accogliendo un ricorso del Movimento difesa dei Cittadini all’ordinanza Sacconi emanata lo scorso anno, nei giorni del caso Eluana - boccia di fatto la legge sul testamento biologico già approvata alla Camera e al vaglio del Senato, dove si precisa invece che alimentazione e idratazione artificiali sono atti imprescindibili che il malato in stato vegetativo non può rifiutare tramite una dichiarazione anticipata di trattamento.

La sentenza. “I pazienti in stato vegetativo permanente - si legge nella sentenza - che non sono in grado di esprimere la propria volontà sulle cure loro praticate o da praticare e non devono in ogni caso essere discriminati rispetto agli altri pazienti in grado di esprimere il proprio consenso, possono, nel caso in cui loro volontà sia stata ricostruita, evitare la pratica di determinate cure mediche nei loro confronti”.

E ancora: il paziente “vanta una pretesa costituzionalmente qualificata di essere curato nei termini in cui egli stesso desideri, spettando solo a lui decidere a quale terapia sottoporsi”. Il TAR, nella sentenza n. 8560/09, ha evidenziato che si tratta di questioni che coinvogono il “diritto di rango costituzionale quale è quello della libertà personale che l’art. 13 (della Costituzione, ndr) qualifica come inviolabile”.

Ha poi ricordato che è entrata in vigore la convenzione internazionale sui diritti delle persone con disabilità che impone che venga loro garantito il consenso informato. Infine, il Tribunale Amministrativo ha sottolineato come il rilievo costituzionale dei diritti coinvolti esclude che gli stessi possano essere compressi dall’esercizio del potere dell’autorità pubblica.

La conseguenza è l’esclusione della giurisdizione del giudice amministrativo spettando, in caso di violazione dei principi richiamati dal TAR, al giudice ordinario garantire il pieno rispetto dei diritti della dignità e della libertà della persona.E il TAR del Lazio sconfessa la legge sul testamento biologico, la Repubblica, 17 settembre 2009.

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Set 20

Questo è un video di due giorni fa.
Chi ha avuto voglia di cercare forse lo aveva già visto. Per il resto sono Il Tempo, Il Messaggero e qualche altro giornaletto a raccontare la (loro) versione degli avvenimenti e delle ragioni dello sgombero e degli arresti. Versione che non sembra avere smentite, almeno nella stampa ufficiale.
Qui un post dell’osservatorio repressione.
Qui il comunicato degli occupanti 8 marzo.
Qui qualche foto della manifestazione di sabato scorso (Roma non si chiude).

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Set 18

italians do it better

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Set 18

Apc-Sanaa/ El Sebaie: Caso isolato, nessuno scontro di civiltà. “Nel codice penale italiano delitto d’onore fino a 25 anni fa”.

Roma, 16 set. (Apcom) - Occorre evitare di interpretare il caso di Sanaa Dafani, la diciottenne marocchina uccisa dal padre perché contrario alla sua relazione con un 31enne italiano, come un episodio di “scontro di civiltà”. E’ il monito lanciato da Sherif El Sebaie, intellettuale della comunità islamica, spiegando che si tratta di “un delitto efferato, un orribile caso di cronaca nera che, pur essendo il secondo del suo genere in Italia, rimane un caso isolato”. “Nessuna fede - aggiunge - tantomeno quella islamica, giustifica l’omidicio dei propri figli. E’ risaputo che nel corso del mese del digiuno non è permesso nemmeno recare offesa al prossimo con la parola, figuriamoci uccidere la propria figlia. Quello che non andava giù a quel padre - spiega El Sebaie - era il fatto che si stava consumando un rapporto al di fuori del quadro matrimoniale, e senza il suo consenso. Il discorso quindi è prevalentemente sociale, anzi direi persino tribale. Un delitto efferato, selvaggio. Ecco perché è inopportuno parlare di fede”. Il ministro delle Pari opportunità, Mara Carfagna, che sul caso ha commentato affermando che “casi terribili come questi ci inducono a proseguire la strada del modello italiano nell’integrazione degli immigrati”, per El Sebaie “non si è resa conto del fallimento insito nelle politiche di cosiddetta integrazione del centrodestra. In realtà - dice l’espondente della comunità islamica - non esiste nessun modello. E se esiste, casi come questi dimostrano semmai che ha fallito. Tra l’altro è del tutto fuori luogo tirare in ballo la legge sulla cittadinanza e l’integrazione degli immigrati. Il codide penale italiano riconosceva l’attenuante specifica per il delitto d’onore fino ad appena 25 anni fa. E nel 1951, il giornale d’Italia giustificava con termini elogiativi un padre che aveva ucciso e impiccato la figlia quindicenne violentata da estranei. Se gli italiani sono cambiati in cosi poco tempo, anche gli islamici ci riusciranno”.

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Set 18

SANAA: EL SEBAIE, NON C’È MATRICE RELIGIOSA MA SOCIALE. A CARFAGNA, NON ESISTE UN MODELLO ITALIANO E SE C’È HA FALLITO.

(ANSA) - ROMA, 16 SET - “I media non si prestino alla strumentalizzazione in chiave ’scontro tra le civiltà” di un delitto efferato, un orribile caso di cronaca nera che, pur essendo il secondo del suo genere in Italia, rimane un caso isolato”: così esordisce Sherif El Sebaie, intellettuale musulmano di origine egiziana ed esponente della comunità islamica torinese. “Nessuna fede, tanto meno quella islamica, giustifica l’omicidio dei propri figli. È risaputo poi - prosegue El Sebaie - che nel corso del mese del digiuno non è permesso nemmeno recare offesa al prossimo con la parola, figuriamoci uccidere la propria figlia”. El Sebaie non condivide la lettura religiosa dell’accaduto: “Quello che non andava giù a quel padre - afferma - era il fatto che si stava consumando un rapporto al di fuori del quadro matrimoniale. E senza il suo consenso. Il discorso quindi è prevalentemente sociale, anzi direi persino tribale. Un delitto efferato, selvaggio. Ecco perchè è inopportuno parlare di fede”. Polemico con il ministro per le pari opportunità, El Sebaie afferma: “Mi ha colpito che il ministro Carfagna, brillante modello dell’emancipazione femminile all’italiana, non si sia resa conto del fallimento insito nelle politiche di cosiddetta integrazione del centrodestra”. E in riferimento alle parole del ministro “Casi terribili come questi ci inducono a proseguire la strada del “modello italiano” nell’integrazione degli immigrati”, El Sebaie commenta: “In realtà non esiste nessun modello. E se esiste, casi come questi dimostrano semmai che ha fallito”. “Tra l’altro - conclude - è del tutto fuori luogo tirare in ballo la legge sulla cittadinanza e l’integrazione degli immigrati. Il Codice penale italiano riconosceva l’attenuante specifica per il delitto d’onore fino ad appena 25 anni fa. E nel 1951, il Giornale d’Italia giustificava con termini elogiativi un padre che aveva ucciso e impiccato la figlia quindicenne violentata da estranei. Se gli italiani sono cambiati in così poco tempo, anche gli islamici ci riusciranno“. (ANSA).

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Set 18

Pare che un immigrato marocchino abbia ucciso la figlia diciottenne, fidanzata e convivente con un italiano di 13 anni più grande. Dico “pare” perché mentre scrivo il presunto colpevole è ancora sotto interrogatorio: non ha confessato, l’arma del delitto non è stata trovata e non è stato nemmeno convalidato il suo fermo. I garantisti italioti farebbero bene a ricordarselo, prima di sparare titoloni sui mass-media. Detto questo, dalle informazioni diramate, anche a me sembra che il padre sia colpevole ma nel paese in cui un bel po’ di delitti sono stati attribuiti ad albanesi e tunisini prima di scoprire che erano stati commessi da rispettabilissimi cittadini italiani, la prudenza è d’obbligo. Un delitto senza dubbio efferato, crudele, selvaggio, il secondo del suo genere in Italia ma - senza nulla togliere alla gravità dell’accaduto- rimane un caso isolato di cronaca nera. Nel mondo ci saranno, probabilmente, centinaia di migliaia di ragazze di origine islamica che convivono felicemente con uomini di altre culture e fedi. Che se ne fregano dei limiti sociali e religiosi. Ed ogni giorno ci sono, in tutto il mondo, casi di padri che uccidono i figli, figli che uccidono i genitori, madri che uccidono i propri neonati, mariti che uccidono le mogli, amanti che uccidono il di lei marito ecc ecc. E non sono né arabi, né islamici. Eppure solo quando capita la tragedia in cui è coinvolto l’islamico, i giornalisti si scatenano per chiedere ad ogni singolo musulmano presente sulla faccia della terra di “dissociarsi” dal delitto e di “condannare” l’omicida.

Vero: il padre è arabo e musulmano e la vittima è la giovane figlia fidanzata con un occidentale cristiano. Per questo ci raccontano che “Quell’italiano cattolico dove­va stare lontano da una ragazza musulmana”. Può anche darsi che la differenza di fede abbia turbato il padre. D’altronde anche la Chiesa scoraggia apertamente i matrimoni con gli islamici. C’è chi ha tirato in ballo persino il Ramadan, per accreditare ancora di più la chiave di lettura religiosa. Eppure è risaputo che nel corso del mese del digiuno non è permesso nemmeno recare offesa al prossimo con la parola, figuriamoci uccidere la propria figlia! La realtà è che anche se il convivente fosse marocchino e musulmano, coetaneo della figlia, quel padre averebbe ucciso sua figlia. Quello che non gli andava giù era il fatto che si stava consumando un rapporto al di fuori del quadro matrimoniale. E senza il suo consenso. Il discorso quindi è prevalentemente sociale, anzi direi persino tribale, e solo in secondo luogo religioso. Ecco perché è inopportuno parlare di “fede”, in questi casi. Anche perché nessuna fede, tantomeno quella islamica, giustifica l’omidicio dei propri figli.

I parlamentari destrorsi ci stanno dicendo che è “impossibile” convivere con gli islamici. “Un altro caso Hina che dimo­stra l’impossibilità di integra­zione con la cultura islamica”. Certi personaggi si sono già messi a ripetere il mantra della “violenza islamica sulle donne” che ha fatto il loro successo politico e mediatico: acqua al loro mulino. La macchina mediatica tesa a dimostrare che gli islamici vivono ancora nel medioevo e che non sono compatibili con l’occidente si è già messa in moto. L’esperienza mi insegna che gli italiani - e in particolare i loro politici e giornalisti - hanno la memoria corta. Molto corta. Il codice penale italiano riconosceva l’attenuante specifica per il delitto d’onore, art. 587, fino al 5 agosto 1981. Solo 25 anni fa. “Chiunque cagiona la morte del coniuge, della figlia o della sorella, nell’atto in cui ne scopre la illegittima relazione carnale e nello stato d’ira determinato dall’offesa recata all’onor suo o della famiglia, è punito con la reclusione da tre a sette anni. Alla stessa pena soggiace chi, nelle dette circostanze, cagiona la morte della persona che sia in illegittima relazione carnale col coniuge, con la figlia o con la sorella”. Andate a cercare la raccolta del Giornale d’Italia. “Palermo, 27 marzo 1951″: “La giovane, senza alcun freno, scappata di casa, aveva generato la triste collera del padre il quale, ligio ai principi dell’onore, umiliato e offeso dalla condotta corrotta della figlia, incapace di correggerla, dopo aver tentato in tutti i modi di sottrarla al male, non ha saputo contenere la propria collera che è esplosa nel raccapricciante delitto”. Il padre viene anche descritto come uomo onorabile: “mutilato di guerra, decorato di Medaglia d’argento al valore militare conseguita nella campagna di Spagna del 1937″.

Questa, signori, non è l’Italia del Medioevo. Né ai tempi dei Barbari. E’ l’Italia del 1981, del 1951. Praticamente ieri, nella linea della storia. Quest’Italia è cambiata, e non possiamo che rallegrarci per questo. Ma non vengano quelli che nel 1981 prevedevano sconti di pena per “l’offesa recata all’onor” degli uxoricidi, quelli che nel 1951 descrivevano come “giovane sfrenata” una ragazzina quindicenne violentata da una non meglio precisata “clientela”, quelli che ritraevano come padre “onorabile” quello che l’ha uccisa per poi impiccarne il cadavere ad un albero poco lontano dalla casa di famiglia, quelli che titolavano “Per ragioni d’onore” il racconto di appena due colonne in cronaca, a darci lezioni e soprattutto a dirci che “gli islamici non cambieranno mai” e che è “impossibile che si integrino”. Guardate come siete cambiati voi, e come siete cambiati rapidamente (forse con qualche eccesso) e confidate nel fatto che anche gli altri ci riescano. Prima, però, c’è da riflettere sulle proprie responsabilità. Mi ha colpito che la Ministra Carfagna, brillante modello dell’emancipazione femminile all’italiana, non si sia resa conto del fallimento insito nelle politiche di cosiddetta integrazione del centrodestra. Su Repubblica afferma: “Casi terribili come questi ci inducono a proseguire la strada del ‘modello italiano’ nell’integrazione degli immigrati”. Modello italiano? E quale sarebbe per carità di patria? Se davvero esiste, quanto accaduto è la dimostrazione del suo fallimento. Il mondo politico italiano ha grandi colpe nel dramma della “non-integrazione”. Peccato che chi ne parla da posizioni di responsabilità istituzionale viene immediatamente ricattato per cambiare rotta con storie che, guarda caso, “recano offesa all’onor suo”.

fonte: salamelik.blogspot.com » Vai al post originale

Set 18

In questo momento la situazione economica mondiale si sta stabilizzando, wall street non registra più casi eclatanti di perdite e la BCE e la FED hanno comunicato che il peggio è alle spalle, però non dobbiamo abbassare la guardia ma bisogna cercare soluzioni che possano rilanciare l’economia di ogni paese. I cittadini italiani stanno cominciando a spendere soldi per i beni di consumo e l’economia italiana sta cominaciando a rialzare la testa. Intanto il tasso interbancario euribor continua la sua scalata verso il basso e questo ha generato una impennata di richieste di mutui a tasso variabile e parecchi hanno voluto passare dal fisso al variabile. La situazione al 15 settembre 2009 ha fatto registrare un valore pari al 1,040% per i mutui a 6 mesi e 0,452% per quelli a 1 mese, se aggiungiamo lo spread ecco che il valore percentuale risulterebbe molto basso e quindi più conveniente del fisso. Però dobbiamo prendere in considerazione che l’economia si sta risollevando e di conseguenza il tasso tenderà a salire sui valori medi del 3-4%.

 Euribor al 15.09.2009

fonte: www.trading-italia.biz » Vai al post originale

Set 18

Internet non è diverso dalla vita di tutti i giorni; anche online il cittadino viene messo di fronte a diritti e doveri, veri e propri codici di condotta che regolano le reti sociali e che è necessario conoscere per un uso responsabile e sicuro della rete. E’ un’idea che abbiamo tante volte ripetuto anche su questo blog e di cui siamo davvero convinti. Per questo, oggi abbiamo lanciato Non perdere la bussola, progetto educativo in collaborazione con la Polizia Postale delle Comunicazioni e il Ministero dell’Istruzione, per sensibilizzare e formare i giovani tra i 13 e i 18 anni sui temi della sicurezza in Rete e dell’uso responsabile delle community online.


A partire dall’anno scolastico 2009-2010, l’iniziativa prevede l’organizzazione di una serie di workshop formativi gratuiti, tenuti da operatori della Polizia delle Comunicazioni presso le scuole che ne faranno richiesta, con l’obiettivo di insegnare ai ragazzi che navigano in Rete e frequentano YouTube come sfruttare le potenzialità comunicative del web e delle community online senza correre rischi connessi alla privacy, al caricamento di contenuti inappropriati, alla violazione del copyright e all’adozione di comportamenti scorretti o pericolosi.

Sulla pagina YouTube dedicata al progetto è possibile scaricare laYouTube Map e visualizzare i video realizzati per supportare questo progetto.

Scritto da: Marco Pancini, European Senior Policy Counsel


fonte: googleitalia.blogspot.com » Vai al post originale

Set 16

Finalmente un copy che pubblica un libro che non parla di pubblicità… ah! Sto parlando del testimongarli che, con la complicità al lapis di Claudia Carieri, ha realizzato Non si incontravano mai, edito da Topi Pittori. E’ un libro per bambini e perciò adattissimo ai grandi; esce a fine settembre, cioè tra poco: lo prenoto e lo leggo senz’altro.

fonte: creativeclassics.blogspot.com » Vai al post originale

Set 16

Tomaso Marcolla
http://www.marcolla.it

fonte: politicalcomic.blogspot.com » Vai al post originale

Set 16


Everyone wants their rights granted… Duh! Nothing wrong with that, but what about the responsibilities that come with those rights? Would you get into a civil discussion with a guy displaying a gun? Would you be weary to say something that person wouldn’t like? That’s intimidation of course… it’s like attending a town meeting discussion wearing a gun… whoops, that’s actually what they are doing… reality seems to trump comparison।

http://theangrygene.tumblr.com

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Set 16

“Sto morendo”. Non è un grido d’aiuto, né un’invocazione di pietà. È l’ultimo saluto di un uomo che sta deliberatamente lasciando il mondo dei vivi, senza che nessuno riesca a impedirlo. È il messaggio che Mbarka Sami Ben Garci, il detenuto tunisino morto per uno sciopero della fame e della sete al carcere di Pavia manda alla donna che avrebbe dovuto sposare se fosse uscito dal carcere. È il 27 agosto, Sami, che ha cominciato a rifiutare cibo e acqua dal 16 luglio, è ormai un cencio. Non riesce nemmeno a impugnare la penna, lo fanno per lui i compagni di cella. “Ciao amore, speriamo che tu stai bene, tanti auguri per il Ramadan”, esordisce. E poi, dopo averle chiesto di inoltrare i suoi auguri “a tutto il mondo musulmano”, la informa: “Io sto muorendo. Sono dimagrito troppo, credimi, non riesco neanche ad alzarmi dal letto”. Infine: “Bisogna accettare il destino, mi dispiace, io lo sciopero non lo tolgo, di questa vita non me ne frega niente, sto muorendo”. La lettera di Sami sarà presto agli atti della procura di Pavia, che indaga per omicidio colposo. I pm hanno acquisito le cartelle cliniche sulla degenza in carcere dell’immigrato che, dopo aver subito una condanna per droga, stava per scontarne un’altra per una violenza sessuale nei confronti di una sua ex amante marocchina, reato per il quale si dichiarava del tutto innocente. Giovedì i compagni di cella di Sami hanno scritto al suo avvocato, Aldo Egidi, dicendo di aver “assistito alla lunga agonia del suo povero cliente, una morte lenta e umiliante“. Sami, dicono, “era diventato come un prigioniero in un campo di concentramento, vomitava acidi e sveniva davanti agli occhi di tutti. Veniva aiutato da noi detenuti per fare la doccia… Non è stato fatto assolutamente niente, tranne che lasciarlo morire nella sua cella”. (Repubblica)

PS: Pare che il medico del carcere abbia detto che “Un soggetto già privato della sua libertà non puoi privarlo della facoltà di poter decidere e quindi di autodeterminarsi“. Ora corregge il tiro e afferma che “La frase è stata estrapolata dal suo contesto”. Io però il contesto ce l’ho ben chiaro: quando ad Eluana Englaro, una ragazza vissuta in coma vegetativo per 17 anni e quindi priva di ogni libertà, inclusa quella di pensare e agire, vennero sospesi gli artifici che la mantenevano “viva” (si fa per dire), abbiamo assistito alla sollevazione generale del mondo politico, ecclesiastico, giudiziario e buona parte dell’opinione pubblica. Volevano mantenere in vita una morta, contro il suo - e dei suoi genitori - diritto all’autodeterminazione. Stavolta invece si è trattato di un uomo, vivo e vegeto, che lottava per la sua innocenza. Ma era un carcerato e per di più musulmano: non sorprende quindi che non si sia sollevato nessuno. Anzi: il suo “diritto alla libertà di scelta” doveva essere rispettato fino in fondo. Un carcerato e un musulmano in meno. Due piccioni con una fava. Chissà come sono felici, i sostenitori della “tolleranza zero”.

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Set 16

Uno dei maggiori problemi di oggi nel leggere le notizie on-line è che ci si mette un sacco di tempo. Una pagina piena di notizie carica circa una dozzina di file e può metterci fino a 10 secondi per caricarsi completamente, anche se si dispone di una linea a banda larga. E la cosa è a dir poco frustrante.
Quello di cui abbiamo bisogno invece è un modo di passare velocemente da un articolo all’altro senza rallentamenti, come quando stampiamo un documento. Il passaggio da una notizia all’altra dovrebbe essere fluido e funzionare senza difficoltà, dando la possibilità di navigare tra le notizie senza dover aspettare ogni volta che il file venga caricato.
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Oggi più che mai il mercato dell’editoria sta incontrando grandi difficoltà e non esiste una bacchetta magica in grado di risolvere la situazione. Tuttavia pensiamo che incoraggiare i lettori a leggere di più abbia un effetto decisivo nel risolvere una parte del problema. Pensiamo che Fast Flip sia un modo di iniziare a dare una mano, ma ne stiamo studiando molti altri da presentare al più presto.

Vai su Google Labs e prova Fast Flip. E se hai dei suggerimenti utili a migliorare il servizio, per favore faccelo sapere. Noi nel frattempo continueremo a cercare nuove soluzioni per migliorare la tua esperienza di lettura. Happy flipping!

Scritto da: Krishna Bharat, Distinguished Researcher, Google News

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Set 16

Giacomo Galeazzi intervista Annarosa Racca, presidente di Federfarma («“Sono credente, ma non posso violare la legge”», La Stampa, 14 settembre 2009, p. 17):
Annarosa Racca, presidente di Federfarma, raccoglie l’appello di Benedetto XVI?
«No. Massimo rispetto per la sensibilità religiosa, io stessa sono cattolica, ma non possiamo violare le leggi dello Stato. Per fortuna nostra la Ru4686 riguarda gli ospedale e quella sì interrompe una vita. Quando invece ci arriva la ricetta per la pillola, non è solo un anticoncezionale, serve in mille patologie. Nella pre-menopausa, per disfunzioni ormonali, persino per l’acne».

Quindi?
«Io non posso appurare che uso faccia la cliente della pillola. Devo limitarmi a verificare la correttezza della prescrizione. È così che ieri ho salvato una persona in gestosi gravidica. Le era aveva stata prescritta una cura errata, io mi sono rifiutata di darle quei farmaci e ho chiamato il medico che mi ha detto di essersi sbagliato».

E l’obiezione di coscienza?
«La legge sull’obiezione è stata scritta per i medici non per i farmacisti. Noi siamo al servizio dello Stato e dobbiamo applicarne le leggi, cioè dispensare il farmaco prescritto e se non ce l’abbiamo procurarcelo il prima possibile. Non possiamo contrastare la decisione del medico: si crea un conflitto illegale se interferiamo con la diagnosi-prescrizione».

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Set 16

Perché non reagire? Reagire a cosa? Non reagiamo a noi stesse che sbeffeggiamo la democrazia, astenendoci dal votare per la fecondazione assistita, la diagnosi preimpianto, la ricerca sulle cellule staminali embrionali. Non reagiamo quando gli intellettuali tessono le lodi dell’irrazionalità, col risultano che la dicotomia femmina/maschio, donna/uomo (dicotomia sessista) viene a rafforzarsi nell’immaginario collettivo, con i maschi/uomini che permangono nell’essere giudicati non solo animali umani razionali, ma anche attivi e oggettivi, in opposizione a donne che risultano non solo animali non umani (in quanto oggetti sessuali) ma anche irrazionali, emotive, passive, soggettive. Non reagiamo di fronte ai sinonimi di «uomo» e di «donna» che troviamo nella versione 2007 di Microsoft Office Word. Sinonimi di «uomo»: «essere umano, persona, individuo, genere umano, il prossimo, umanità, gente, maschio, adulto, addetto, operaio, tecnico, giocatore, atleta, soldato, militare, elemento, unità, un tizio, un tale, uno, qualcuno. Sinonimi di «donna»: «femmina,gentil sesso, bel sesso, sesso debole, signora, signorina, donna di servizio, domestica, cameriera, collaboratrice familiare, colf, governante, dama, regina. Manca «escort»: peccato! Il referendum, il fascino dell’irrazionalità, i sinonimi Microsoft appaiono innocui rispetto a «culi, fighe, peni, tette» sbattuti ovunque, oltre che in prima pagina. Apparentemente innocui. Perché se irrazionali, emotive, passive, soggettive, le donne non riescono a nutrire fiducia nelle proprie capacità intellettive, ad aspirare, per merito comprovato, non per «gnoccheria», a posizioni scientifico-culturali di spicco, ove il corpo non debba venir mercificato.Nicla Vassallo, Donne e uomini «pensanti» per rompere il muro del silenzio, l’Unità, 12 settembre 2009.
Da leggere tutto.

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Set 14

Abbiamo piu volte rimarcato, nel corso della nostra campagna per i diritti umani in Darfur, come alla base del conflitto in Darfur, che dal 2003 ha causato la morte di circa 400.000 persone e la fuga di 2 milioni e mezzo di civili (stime ONU), ci sia anche e soprattutto una gestione oligarchica della politica e delle risorse economiche del Paese. La minoranza araba al potere, in un Paese in cui si sommano e si fondono etnie e tradizioni diverse, detiene il controllo delle risorse del Paese, uno dei primi produttori di cereali al mondo, ma anche uno dei primi Paesi in cui l’assistenza del PAM è fondamentale per la sopravvivenza della popolazione del Darfur e del Sud Sudan, e tra i Paesi piu ricchi di greggio, venduto anche in Italia.Come coraggiosamente e sistematicamente denunciato nel Black Book, la rappresentanza anche solo politica delle periferie del Sudan, rispetto a Khartoum, è nulla o palesemente insufficiente.Tale quadro non poteva che avere ripercussioni sulla stabilità di tutto il Sudan, già colpito da numerosi golpe e residuati del post-colonialismo inglese: in tutto il Sudan, dal Nord Kordofan al Sud Sudan e nel ovest del Paese, in Darfur, si parla la lingua della violenza e delle armi.Inutili, fino ad oggi, i tentativi di riportare pace e stabilità. Riesplode proprio in queste ultime settimane la violenza sia in Darfur sia in Sud Sudan.Addirittura, gli scontri etnici e tribali infiammano ora la popolazione cristiano-animista del Sud Sudan superando per gravità quelli degli ultimi mesi in Darfur: oltre 2000 persone sono morte e 250.000 sono i profughi che da gennaio fuggono nel panico (fonti ONU).I primi di settembre, circa 50 persone armate, in uniforme, hanno attaccato il villaggio di Pigwrithiang della tribu DINKA, causando un vero e proprio “massacro” (fonte: AP).Jonathan Whittall, direttore di Medici senza Frontiere in Sud Sudan, ha denunciato l’intenzionalità degli ultimi attacchi a donne e bambini, contrariamente a quanto è avvenuto fino ad oggi. La popolazione vive nel panico, continua Whittall. Le prime elezioni democratiche del Sudan si avvicinano.
M.A.

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Set 14

Recita il detto “Fra i due litiganti il terzo gode”. Se i litiganti sono invece tre, vi lascio immaginare. Godiamocela tutta dunque, questa tensione all’interno del governo e tra quest’ultimo e la Chiesa sul tema dell’immigrazione. Anche se non credo che ci sia solo l’immigrazione dietro lo scontro aperto tra il Presidente della Camera e diversi settori della maggioranza o dietro le tensioni fra l’esecutivo e una buona fetta del mondo cattolico. E’ un ottimo segnale, però, il fatto che la questione venga continuamente tirata in ballo e brandita sui media come una clava man mano che si infiamma il dibattito politico E’ la dimostrazione che per quanto si faccia finta che il tema non sia una priorità e che per questo non faccia parte dell’agenda politica (nella chiave da noi intesa), esso torna irremediabilmente a galla rovinando il piacevole torpore dei politici italiani su ciò che concerne gli stranieri.

Da tempo, ormai, il Presidente Fini si distingue per le sue posizioni di apertura verso gli immigrati. Dalla concessione del diritto di voto al riconoscimento dell’insegnamento del Corano nelle scuole, non ha perso occasione di smarcarsi dai suoi stessi compagni di partito. C’è chi dice che fa questo perché ambisce al Quirinale e chi invece afferma che sta cercando di sottrarre voti alla sinistra. In ogni caso c’è un dato di fatto: la seconda carica dello stato ha assunto una posizione scomoda, in conflitto con la maggioranza ma anche, temo, con l’opinione pubblica italiana. E ancora oggi non ha fatto marcia indietro. Dobbiamo dargliene atto. Per quanto questa posizione sia minoritaria e per quanto sembri non avere prospettive concrete, c’è un alto esponente governativo che dice apertamente le cose che pensiamo anche noi.

L’ultima affermazione di Fini è rivoluzionaria: “negare che accanto alla politica dei doveri verso gli immigrati ci sia la politica dei diritti non credo sia un suicidio politico ma è il suicidio della ragione. Nemmeno della pietà cristiana, della ragione”. Il Presidente della Camera ammette quindi pubblicamente che in Italia non esiste una politica di diritti nei confronti degli immigrati mentre esiste, eccome, una politica di doveri. E’ un’ammissione di colpa tutt’altro che marginale, che tiene i riflettori accesi sulla questione e che potrebbe mettere il fuoco alle polveri nella santabarbara di questo governo, già surriscaldata dagli scandali che sappiamo e dalla campagna di critica internazionale.

Se opportunamente cosparso di benzina, il tema dell’immigrazione potrebbe quindi contribuire all’esplosione definitiva ed aprire una nuova fase sulle tematiche migratorie, che veda diversi senatori e deputati del PDL alleati a quelli dell’UDC e del PD. Soprattutto in questo momento in cui c’è un clima di tensione con il Vaticano, a sua volta esacerbato dall’attacco al direttore dell’Avvenire. Ci saranno scosse e scenari e imprevedibili, credo. Esattamente come ha detto D’Alema. Ci siamo quasi, signori. E se non ci siamo, non ci vorrà molto per arrivarci. Teniamoci pronti ad assumere le nostre responsabilità di lotta. E di governo.

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Set 14

Seguire le carriere dei direttori dei quotidiani italiani è un’attività molto più divertente del più elaborato dei Sudoku. Prendiamo per esempio Ferruccio De Bortoli, attuale direttore del Corriere della Sera. De Bortoli dirige oggi un quotidiano che ha già diretto dal 1997 al 2003. Nel 2003 si è dimesso ed è diventato amministratore delegato di Rcs libri. Poi è andato a dirigere il Sole 24 ore e nel 2009 è tornato a dirigere il Corriere. Nel 97 De Bortoli sostituiva Paolo Mieli, il quale quell’anno lasciava per diventare direttore editoriale di… Rcs (tra parentesi: prima che Mieli diventasse direttore del Corriere, era direttore de La Stampa, che lascerà nelle mani di Ezio Mauro, attuale direttore di Repubblica). Nel 2004 Mieli tornava a dirigere Il Corriere. Poi nel 2009 viene sostituito nuovamente da De Bortoli. Non voglio complicare il quadro ulteriormente aggiungendo i nomi di altri direttori, le presidenze Rai (ottenute o offerte), la direzione dei telegiornali e chi più ne ha più ne metta. Sta di fatto che siamo di fronte ad una specie di girotondo: sembra che in Italia non ci siano giornalisti capaci di dirigere l’informazione al di fuori della stessa, identica - e soprattutto ristrettissima - cerchia.

La presenza di questa mini-casta è perfettamente spiegabile: i direttori dei quotidiani italiani, con qualche rara eccezione, vengono nominati solo ed esclusivamente per accontentare e soddisfare gli interessi politici ed economici dei propri editori (sempre gli stessi pure loro) mantenendo una parvenza di rispettabilità giornalistica. Al di fuori di questo non c’è niente di rispettabile da segnare negli annali del giornalismo. Paolo Mieli si è parzialmente riscattato con l’eliminazione - seppur tardiva - di Magdi “Ex-musulmano” Allam dalle pagine del quotidiano che lui ha diretto per un bel pò di anni. Consensuale o meno, l’eliminazione è stata preceduta da un significativo calo nel numero degli esuberanti editoriali di questo personaggio. Gliene siamo grati. De Bortoli, invece, è quello che ha rispolverato la Fallaci, una signora tutt’altro che allegra e di età stravanzata, che era ridotta a insultare i tassisti newyorkesi di origine araba dalle finestre della propria casa (lo racconta lui). Invece di andare a New York per fare un’opera di bene e assicurare alla vecchia un soggiorno piacevole in una casa di riposo, quello è andato a chiederle un articolo di 9 colonne pieno zeppo di insulti, strafalcioni e deliri veri e propri come commento agli attentati dell’11 settembre. Un incrocio tra il Mein Kampf e i Protocolli dei Savi di Sion che ha spalancato le porte del razzismo, dell’odio e persino delle bombe artigianali contro i musulmani in Italia. Ecco: De Bortoli sarà ricordato per questo. Non c’è niente di cui essere orgogliosi, invece De Bortoli lo è.

Basta la lettura della prefazione che ha preparato per la riedizione a prezzo economico di quel distillato di ferocia razzista intitolato “la Rabbia e l’orgoglio” per spiegarsi la parabola professionale di De Bortoli. Una prefazione davvero imbarazzante. Egli rivendica di aver avuto “il piccolo merito di convincer­la a scrivere, dopo l’Undici Settembre e un silen­zio decennale, ma il grande torto di seguire poi le maledette regole del politicamente corretto“. Lei, “Madre Coraggio”, ha fatto “pensare, scuoten­dolo, anche chi non condivideva nulla del suo pensiero. Persino chi lo trovava, sbagliando, un po’ razzista.” Aveva ragione, secondo lui, l’articolista del Corriere che scriveva:Non conta la correttezza dei suoi argomenti, ma la forza con la quale mi costringe a riflettere”. Insomma, non è importante se aveva ragione o no, l’importante è che ha cominciato ad insultare. E che loro sono stati i primi a fare da megafono per gli insulti. Complimenti. In realtà quello che contava era ben altro. Ed è la Fallaci stessa a raccontarlo: De Bortoli, alla vista di quell’obbrobrio da lei scritto, “s’infiammò come se avesse visto Greta Garbo che tolti gli occhiali neri si esibisce alla Scala in licenziosi strip-tease. O come se avesse visto il pubblico già in fila a comprare il giornale, pardon, per accedere alla platea, ai palchi, al loggione”. Un’operazione commerciale di bassa lega. Ecco cosa è stata la trattativa De Bortoli-Fallaci. Altro che Madre Coraggio e Nonna Papera.

De Bortoli cita poi una recensione entusiasta di Fiamma Nirenstein, qui ritratta in una vignetta-specchio di Vauro, che paragona la Fallaci ai Profeti e ai Poeti. Chissà se la Nirenstein, le cui posizioni sulla situazione in Palestina sono più che note, ricorda la testimonianza della Fallaci su Sabra e Chatila. La vecchia - che allora era ancora in pieno possesso delle sue facoltà mentali - parlava dei falangisti cristiani che hanno massacrato, violentato e sodomizzato donne, vecchi e bambini palestinesi “fieri della loro fede in Gesù Cristo e in San Marone e nella Madonna, protetti dai figli d’Abramo che gli illuminavan la strada coi riflettori”. E chi erano sti “figli di Abramo”? “Gli israeliani, sempre lieti di soddisfare la loro inesauribile sete di vendetta“. Se la Fallaci avesse scritto oggi queste stesse frasi, la Nirenstein l’avrebbe crocefissa come antisemita, esattamente come sta facendo con il Ministro Farouk Hosni, candidato egiziano alla presidenza dell’Unesco. Altro che Profeti e Poeti. Ma la Fallaci aveva cambiato bersaglio, quindi - come scrive De Bortoli - Oriana anda­va difesa di più. De Bortoli ha proprio ragione. La Fallaci andava difesa di più. Da gente come lui, però. Perché se c’è un responsabile, dietro quegli scritti e la loro eredità di bombe artigianali contro i luoghi di culto islamici in Italia (fatti - volenti o nolenti - proprio in nome del suo “pensiero” e frutto delle sue minacce di bruciare le tende dei profughi somali a Firenze) e forse di un futuro massacro alla Sabra e Chatila dei musulmani in Europa, quello è lui. Quello scritto l’ha richiesto, sollecitato e pubblicato lui. E oggi lo rivendica pure come merito. Quella prefazione-confessione di De Bortoli va salvata. Non sia mai che un giorno neghi di fronte ad un tribunale l’accusa di concorso morale in crimini contro l’umanità, compiuti contro i musulmani.

fonte: salamelik.blogspot.com » Vai al post originale

Set 12

Dal capolavoro animato Vip Mio fratello superuomo, di Bruno Bozzetto, la canzone Metti un tigre nel doppiobrodo, voce e testi di Herbert Pagani, musiche di Franco Godi.

fonte: creativeclassics.blogspot.com » Vai al post originale

Set 12

Il Jebel Marra è un’estesa area del Darfur, che prende il nome da un imponente massiccio montuoso alto oltre 3000 m, da sei anni sotto il controllo dei ribelli del Sudan Liberation Movememt (SLM) di Abdel Wahid el-Nur, leader dello storico movimento armato del Darfur.
Secondo quanto appreso da dichiarazioni degli stessi ribelli riportate dal Sudan Tribune, l’esercito sudanese, lunedì scorso, avrebbe attaccato le postazioni nel nord dell’area, in particolare Korma e Ain Siro, uccidendo 11 ribelli e causando la fuga di sei mila civili, sopratutto donne e bambini.Firma l’appello on-line di Italians for Darfur!
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Set 12

di Alex Tirana
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Set 12

Influenza_Suina_A-H1N1Come ben sapete l’influenza suina, codificata come A H1N1, ha cominciato a farsi conoscere all’inizio dell’anno e ha causato decessi in ogni parte del mondo, in quanto è considerata molto aggressiva e i soggetti più a rischio sono i cardiopatici, gli asmatici, i bambini piccoli e quelli che soffrono di gravi patologie.

Premesso che in Italia ci sono state delle persone affette da questo tipo di influenza, ma dopo sono guarite, a parte il napoletano che è morto a causa delle gravi patologie che soffriva e il suo fisico non era in grado di debellare questa malattia.

Ma cosa è questa influenza suina? è una infezione virale acuta dell’apparato respiratorio. Come l’influenza stagionale, può causare complicazioni e un peggioramento di patologie croniche preesistenti. Si trasmette per via aerea sottoforma di colpi di tosse o starnuti, ma anche attraverso materiale infetto tipo fazzoletti usati o scambio di bottiglie e contatti stretti con le persone malate attraverso baci, abbracci, strette di mano etc.

Ma quali sono i sintomi? i sintomi sono simili a quelli di una semplice influenza che sono: febbre, tosse, mal di gola,raffreddore associati ad almeno uno dei seguenti sintomi: brividi,

dolori muscolari, dolori articolari e, in particolare nei bambini, mal di pancia, diarrea o vomito.

Attualmente c’è una corsa per accappararsi il vaccino contro l’influenza suina, ma il vaccino migliore è la prevenzione, bisogna osservare le seguenti regole:

*) LAVARE LE MANI accuratamente e più volte al giorno, sempre con acqua e sapone;

*) METTERE UN FAZZOLETTO DI CARTA davani alla bocca e al naso quando stiamo per tossire o starnutire e GETTARE IL FATTOLETTO;

*) METTERE UNA MASCHERINA mentre si va a trovare una persona malata;

*) MANTENERE PULITE LE SUPERFICI, come maniglie delle porte, telefoni, tastiera del PC e vari oggetti di uso frequente, consiglio di usare il disinfettante.

Se dovesse capitarvi di beccarvi l’influenza dovete restare a casa e consultare il vostro medico di famiglia sul da farsi.

Devo ringraziare il servizio sanitario regionale dell’Emilia Romagna per le informazioni.

fonte: www.trading-italia.biz » Vai al post originale

Set 12

Guido Ceronetti, Insetti senza frontiere, Milano, Adelphi, 2009, n. 91:
Il culto, la religione, l’idolatria della vita-per-la-vita in astratto può significare oblio e disprezzo completi, addirittura feroci, per le vite in concreto, la tua, la mia, le nostre una per una. In questo falso amor vitae il dolore fisico e psichico, la realtà della mente e del piano mentale non hanno luogo, sono là ma privi di passaporto, diventano «razza maledetta» esclusa da ogni riconoscimento, «intoccabili». La vita ad ogni costo non ascolta gli urli di là dal muro, non indaga quel che c’è dentro o intorno o sopra un letto, è una specie di complicità oscura con la faccia più improvvida della morte, ed è sempre così quando un principio astratto perverte o fa scempio dell’esperienza. Pietà in astratto assoluta si fa, qui nei rigagnoli del fermento, gridante empietà. Ascoltare le vite ad una ad una è vera pietà.

fonte: bioetiche.blogspot.com » Vai al post originale

Set 12

Paolo Villaggio su Mike Bongiorno (Mi trattò da rettile. Non fingerò cordoglio), oggi su l’Unità:
Beh lui è stato responsabile forse di un abbassamento generale della cultura italiana degli ultimi quarant’anni. La televisione purtroppo ha sostituito la scuola, ha sostituito la famiglia, l’oratorio. E la scuola ha fatto cultura, ma ha fatto la cultura televisiva, una cultura molto bassa e adesso ne paghiamo le conseguenze. Lui è stato uno dei capo fila di quei televisivi che cercavano disperatamente il consenso, cioè i numeri. Io trovo che sia stata quasi deleteria la sua presenza, insomma a me non piace, sarebbe facile come sempre fingere il grande cordoglio. No lui è stato straordinario, c’erano dei momenti in cui si poteva anche sospettare che certe gaffe incredibili che ha fatto fossero premeditate. Io l’ho conosciuto a un Festival di Sanremo dove ero un giovane esordiente e lui non aveva capito che il mio modo di bistrattare il pubblico era un modo disperato per cambiare il rapporto con il pubblico, di cambiare il linguaggio che era diventato già stantio quarant’anni fa e mi ha trattato con un po’ di disprezzo,mi ha trattato quasi come un rettile, come uno scarafaggio. E quando son salito sul palco con lui nella serata inaugurale mi ha detto: «Tu però vai giù tra il pubblico perché qui forse…» e io gli ho detto: «Non ti preoccupare Mike che non sporco, quindi non c’è problema». Ma ho sentito che lui in fin dei conti era fiero della sua mediocrità perché non capiva e non sapeva, non aveva la percezione di essere mediocre.

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Set 12

In Gran Bretagna il dibattito sul suicidio assistito si è riacceso con il caso di Debbie Purdy, la malata di sclerosi multipla che ha chiesto a un tribunale di chiarire se il marito rischia di venire incriminato qualora la accompagnasse in Svizzera a morire in una clinica della Dignitas (l’organizzazione che aiuta i malati a praticare il suicidio).
Nel dibattito è intervenuto Terry Pratchett, l’autore di celebri libri di fantasy, come la serie di Discworld, a cui è stato diagnosticato nel 2007 il morbo di Alzheimer. Le considerazioni di Pratchett si possono leggere sul MailOnlineI’ll die before the endgame, says Terry Pratchett in call for law to allow assisted suicides in UK», 3 agosto 2009).
Nel corso degli ultimi anni ho incontrato persone deliziose, che dicono di avere il forte desiderio di prendersi cura degli altri. Non ho nessuna ragione di dubitarne; ma riuscirebbero costoro ad accettare il fatto che ci sono altre persone che hanno il desiderio fortissimo di non trovarsi mai ad aver bisogno che qualcuno si prenda cura di loro?
[…]
Mi sto godendo in pieno la vita, e spero di continuare a farlo per un bel po’. Ma sono anche deciso, prima che la fine dei giochi si profili all’orizzonte, a morire seduto nel mio giardino, con un bicchiere di brandy in mano e Thomas Tallis sull’iPod – perché la musica di Thomas riuscirebbe a sollevare persino un ateo un pochino più vicino al Cielo – e forse un secondo brandy, se ci sarà tempo.
Ah, e visto che siamo in Inghilterra, sarà bene aggiungere: «Se piove, in biblioteca».
[…]
Anche le cose che aggiungiamo [alla vita], come l’orgoglio, il rispetto di sé e la dignità umana, sono degne di essere preservate, e possono andar perdute nel feticismo per la vita ad ogni costo. Da leggere tutto.

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Set 10

di Stefano Cera

Il mediatore congiunto Djibril Bassole ha annunciato che alla fine di ottobre si svolgerà il prossimo round negoziale tra il governo e i movimenti di opposizione. Le trattative saranno precedute da due workshop: il primo, all’inizio di ottobre, che riunirà a Doha tutte le forze ribelli per la discussione di tutti gli aspetti legati al processo di pace, comprese le iniziative per garantire una più efficace sicurezza della popolazione e lo sviluppo socio-economico; il secondo, il forum della società civile, che si svolgerà in parallelo, che permetterà a tutte le comunità della regione di dare il proprio contributo alla pace, alla riconciliazione e alla promozione dello sviluppo sostenibile in Darfur.
Al momento i movimenti di opposizione appaiono divisi in quattro componenti principali: il JEM di Khalil Ibrahim, la fazione del SLM di Abdel Wahid, il Sudan’s Liberation revolutionary Forces (SLRF, nato recentemente sotto il patrocinio della Libia) e la coalizione di forze coinvolto nel processo di riunificazione sponsorizzato dall’inviato speciale USA, Scott Gration.
Fonte: Sudan TribuneFirma l’appello on-line di Italians for Darfur!
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Set 10

Dal 7 al 23 settembre, i 58 membri del Consiglio esecutivo dell’UNESCO, l’organizzazione delle Nazioni Unite dedita a propugnare l’educazione, la scienza e la cultura nel mondo, sceglieranno il nuovo direttore generale. Il candidato più papabile, forte dell’appoggio dei paesi africani, arabi ed islamici e diversi paesi europei fra cui - almeno così sembra - l’Italia, è Farouk Hosni, ministro della Cultura della Repubblica Araba d’Egitto. I rapporti che legano Farouk Hosni al Bel Paese sono più che consolidati: negli anni 70 è stato direttore della Accademia d’Egitto a Roma e le sue mostre sono sempre state ben accolte dal pubblico e dai critici italiani. Con questo passato da pittore e un’esperienza decennale in ambito artistico, Hosni è quindi l’uomo giusto al posto giusto. Ma è egiziano, arabo, musulmano (anche se laicissimo e per di più contrario al velo) ed è sensibile alla causa palestinese. Una sensibilità che lo ha spinto a rilasciare alcune dichiarazioni controverse, molte delle quali mal tradotte e manipolate, per le quali si è anche scusato. Per esempio la sua frase sui libri israeliani «da incenerire» era una battuta in risposta a un deputato fondamentalista egiziano che affermava l’esistenza di «libri israeliani che insultavano l’Islam nelle biblioteche pubbliche egiziane». Tolta dal contesto, e priva delle dovute specifiche, ora questa infelice battuta viene usata per dipingere Farouk Hosni come erede del Terzo Reich. Eppure su Le Monde il ministro ha fatto mea culpa e ammesso di aver parlato di getto e senza calibrare le parole. D’altronde è lo stesso Ministro che ha dato il via ai lavori per la ristrutturazione della sinagoga ebraica del Cairo e che ha proposto di creare il primo Museo dell’Antichità e della Cultura ebraica in Egitto (i suoi detrattori invece hanno trasformato la sua proposta in un “si è opposto alla creazione di un museo della cultura ebraica”). Persino il governo israeliano non ha messo il veto sulla candidatura. Eppure i corifei della stampa destrorsa, in particolare italiana, continuano a dargli dell’ “antisemita”. Alcuni parlamentari - i soliti - hanno addirittura promosso un appello per boicottare la nomina. Fra le varie scemenze scritte sul ministro, ce n’è però una imperdibile di Pierluigi Battista, sul Corriere della Sera. Secondo Battista - principale accusatore del candidato egiziano - Farouk Hosni avrebbe vietato il “Codice da Vinci di Dan Brown (questo sì per non meglio pre­cisate implicazioni «sioniste». Evidentemente Battista ambisce a riempire la voragine anti-araba ed islamofoba di cui Il Corriere si è fatto promotore a partire dal 2001. Le conseguenze dell’abbandono di Magdi “ex-musulmano” Allam e del viaggio ultraterreno di Oriana Fallaci (che in questi giorni è stata riesumata dall’oltretomba con annesso coro di prefiche giornalistiche, ovviamente sul Corriere) ora sì che si fanno sentire. Il Codice da Vinci, caro Battista, non è stato vietato per “non meglio pre­cisate implicazioni sioniste”, bensì perché “danneggia simboli religiosi cristiani e musulmani mettendo in dubbio ciò che è scritto nei Vangeli e nel Corano sulla personalità di Cristo”. Ovviamente si può essere d’accordo o meno con la motivazione, singolarmente in linea anche con il pensiero del Vaticano, ma c’è una gran bella differenza fra una decisione presa su sollecitazione delle chiese locali e per rispetto dei simboli religiosi prima cristiani e poi islamici e una non meglio precisata, questa si che lo è, accusa di antisemitismo. La verità è che a certi ambienti non va affatto giù che l’ennesima eccellenza egiziana approdi per i prossimi anni sulla scena internazionale. Hanno mandato giù con molta difficoltà la nomina di Boutros Boutros Ghali come Segretario dell’Onu, di Jean Selim Kanaan come collaboratore dell’Alto commissariato ONU per i diritti umani e quella di Mohammed El Baradei come direttore generale dell’ Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica, con annesso Nobel per la Pace. Per non parlare dei Nobel a Nagib Mahfuz, Ahmed Zuwail, Anwar El Sadat. O del successo di scrittori come Alaa Al-Aswany e delle migliaia di egiziani che tengono alta la bandiera delle istituzioni e delle strutture formative e culturali egiziane. Quando è troppo è troppo. Ora che la nomina di Farouk Hosni sembra quasi scontata, i suoi detrattori hanno completamente perso la tramontana, moltiplicando i loro editoriali ed articoli contro di lui. Speriamo che i loro tentativi falliscano miseramente. In ogni caso, è proprio vero: l’invidioso è un impotente incapace di rassegnarsi.

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Set 10

Influenza_Suina_A-H1N1Come ben sapete l’influenza suina, codificata come A H1N1, ha cominciato a farsi conoscere all’inizio dell’anno e ha causato decessi in ogni parte del mondo, in quanto è considerata molto aggressiva e i soggetti più a rischio sono i cardiopatici, gli asmatici, i bambini piccoli e quelli che soffrono di gravi patologie.

Premesso che in Italia ci sono state delle persone affette da questo tipo di influenza, ma dopo sono guarite, a parte il napoletano che è morto a causa delle gravi patologie che soffriva e il suo fisico non era in grado di debellare questa malattia.

Ma cosa è questa influenza suina? è una infezione virale acuta dell’apparato respiratorio. Come l’influenza stagionale, può causare complicazioni e un peggioramento di patologie croniche preesistenti. Si trasmette per via aerea sottoforma di colpi di tosse o starnuti, ma anche attraverso materiale infetto tipo fazzoletti usati o scambio di bottiglie e contatti stretti con le persone malate attraverso baci, abbracci, strette di mano etc.

Ma quali sono i sintomi? i sintomi sono simili a quelli di una semplice influenza che sono: febbre, tosse, mal di gola,raffreddore associati ad almeno uno dei seguenti sintomi: brividi,

dolori muscolari, dolori articolari e, in particolare nei bambini, mal di pancia, diarrea o vomito.

Attualmente c’è una corsa per accappararsi il vaccino contro l’influenza suina, ma il vaccino migliore è la prevenzione, bisogna osservare le seguenti regole:

*) LAVARE LE MANI accuratamente e più volte al giorno, sempre con acqua e sapone;

*) METTERE UN FAZZOLETTO DI CARTA davani alla bocca e al naso quando stiamo per tossire o starnutire e GETTARE IL FATTOLETTO;

*) METTERE UNA MASCHERINA mentre si va a trovare una persona malata;

*) MANTENERE PULITE LE SUPERFICI, come maniglie delle porte, telefoni, tastiera del PC e vari oggetti di uso frequente, consiglio di usare il disinfettante.

Se dovesse capitarvi di beccarvi l’influenza dovete restare a casa e consultare il vostro medico di famiglia sul da farsi.

Devo ringraziare il servizio sanitario regionale dell’Emilia Romagna per le informazioni.

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Set 10

Abbiamo appena presentato, nel contesto della 66a Mostra Internazionale del Cinema di Venezia, il progetto: Action for Women, un concorso cinematografico per aspiranti registi volto a sensibilizzare l’opinione pubblica verso il grave tema della violenza contro le donne.

L’iniziativa è frutto di una collaborazione con la Camera dei Deputati, la Delegazione parlamentare italiana al Consiglio d’Europa, Cinecittà Luce e CSC Production e intende richiamare l’attenzione su un fenomeno inaccettabile per qualunque società voglia definirsi civile.

Proprio per combattere il silenzio che troppo spesso accompagna gli atti di violenza verso le donne, abbiamo deciso di usare YouTube, uno dei siti più visitati al mondo. Come? attraverso i cortometraggi realizzati da aspiranti registi e caricati su YouTube, nell’apposito canale realizzato per il concorso: www.youtube.com/actionforwomen, apartire dal 15 settembre.

A termine concorso un’importante giuria presieduta dal regista belga Jaco Van Dormael e composta, tra l’altro, da alcuni dei registi italiani protagonisti di quest’ultima edizione della Mostra del Cinema di Venezia: Francesca Comencini e Giuseppe Tornatore, selezionerà i dieci finalisti.
Sarà poi la community di YouTube a decretare i vincitori, dal 18 dicembre al 15 gennaio. Al primo classificato l’onore di una proiezione dedicata del suo corto nel corso della prossima edizione della Mostra Internazione del Cinema di Venezia.

Maggiori dettagli sul concorso e i termini di partecipazione sono disponibili in questa pagina e sul canale dedicato: www.youtube.com/actionforwomen. Di seguito i video realizzati dal presidente di giuria, Jaco Van Dormael, per presentare il concorso Action for Women e dall’On. Deborah Bergamini, Deputato del PDL, membro del Consiglio d’Europa e ideatrice dell’iniziativa.

Scritto da: Simona Panseri, Corporate Communications & Public Affairs Manager


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Set 10

All’indomani dell’approvazione da parte del Parlamento della mozione che impegnava il Governo italiano a promuovere una risoluzione Onu per la moratoria sull’aborto forzato, Rocco Buttiglione – che di quella mozione era stato il principale artefice – rilasciava un’intervista al Corriere della Sera (Aldo Cazzullo, «“Aborto, convinciamo l’Europa a portare la moratoria all’Onu”», 17 settembre 2009, p. 13). Una delle dichiarazioni di Buttiglione faceva però storcere il naso ai puri e duri del movimento antiabortista, e non solo in Italia:
Il «movimento», dice Buttiglione, non è contro la 194. «Noi la legge non vogliamo cambiarla. Meno che mai l’articolo 1, secondo cui l’aborto non è uno strumento di controllo delle nascite. L’ha detto benissimo Livia Turco: l’aborto non è un diritto, ma una spaventosa necessità. Tutti siamo cambiati […] chi, come me, si batté contro la 194, riconosce di essersi sbagliato su un punto». Quale? «Da bigotto come sono, lo dico teologicamente: Dio affida il bambino alla madre in un modo così particolare, che difendere il bambino in contrapposizione alla madre è giusto ma impossibile. Dobbiamo sostenere la madre, renderla libera: più sarà libera, più sarà difficile che rinunci al bambino». La rinuncia, che Buttiglione sembra compiere in questo passo, alla criminalizzazione della donna che abortisce non poteva ovviamente non dispiacere agli oltranzisti del Culto dell’Embrione, e nei giorni seguenti il malcontento si fece sentire.

Emerge ora una seconda intervista, rilasciata pochi giorni dopo a Friday Fax, la newsletter del Catholic Family and Human Rights (un’organizzazione antiabortista che opera all’interno delle Nazioni Unite), in cui Buttiglione corregge vistosamente il tiro (Piero A. Tozzi, «“Defended With All Possible Means” – Rocco Buttiglione Clarifies Remarks on Protecting the Unborn Child», 29 luglio). Queste dichiarazioni hanno avuto una buona diffusione all’interno dell’universo pro-life cattolico americano, ma sembrano essere rimaste in larga parte ignote al pubblico italiano, nonostante ne fosse stata effettuata una traduzione abbastanza tempestiva, da cui cito i passi più interessanti.
Peraltro credo che la nostra posizione nei paesi occidentali sarà rafforzata dall’iniziativa di condanna dell’aborto forzato, perché essa rende più evidente che il feto non è parte del corpo della donna, e rende chiaro che l’aborto è un male morale. Non è perseguito pubblicamente, ma è un male morale. In questo senso penso che l’iniziativa rafforzi la nostra posizione, anche sa da un punto di vista legale non cambia nulla. Alla domanda dell’intervistatore se fosse stato stato «un errore» opporsi alla depenalizzazione dell’aborto, Buttiglione risponde in questo modo (corsivo mio):
La mia dichiarazione è stata semplificata. Io non ho detto che è stato sbagliato cercare di difendere i diritti del bambino con l’uso del codice penale. Non ho detto questo. La vita del bambino deve essere difesa con tutti i mezzi possibili. Con il codice penale? Sì, naturalmente, con il codice penale dove questo è possibile. Ma oggi in Italia questo non è possibile, quindi dobbiamo affidarci ad altri mezzi. Dobbiamo renderci conto che non abbiamo il consenso per mettere fuorilegge l’aborto. E più avanti:
In Italia speriamo che tra 10-15 anni – se facciamo la cosa giusta oggi – possiamo avere una maggioranza per la vita che non abbiamo oggi.
Perciò, se sei in un paese dove la maggioranza delle persone è pro-life, adotti una strategia. Ma in paesi dove sei in minoranza, devi fare alleanze. L’ideale è avere una protezione legale per difendere la vita del figlio, e buone politiche per le madri. È interessante notare che in un’intervista in lingua italiana rilasciata appena tre giorni prima di questa (Alberto Bobbio, «“Ora servono politiche familiari”», Famiglia Cristiana, 26 luglio, pp. 20-21), Buttiglione non faccia il minimo cenno a questi vagheggiamenti di un ritorno ai bei tempi andati; anzi, sembra ripetere quello che aveva detto al Corriere: «finalmente si supera la follia di mettere la libertà della donna contro la vita del bambino», «Bisogna smetterla di difendere il bambino contro la madre o viceversa».
La conclusione sembra essere solo una: i fanatici dell’embrione non possono rinunciare al loro sogno di chiudere in galera le donne che abortiscono. Nell’attesa di vederlo realizzato, possono solo imparare le arti della doppiezza e dell’ipocrisia, adattando provvisoriamente il loro messaggio ai vari contesti in cui si trovano a svolgere la loro missione.

fonte: bioetiche.blogspot.com » Vai al post originale

Set 10

Il Master in Etica pratica e Bioetica, attivato presso la Facoltà di Filosofia dell’Università La Sapienza di Roma e diretto da Eugenio Lecaldano, e la Commissione Bioetica della Società Italiana Anestesia, Analgesia, Rianimazione e Terapia Intensiva (SIAARTI) hanno organizzato una giornata di studi su «Etica, terapia intensiva e trattamenti d’emergenza», che si svolgerà il 24 settembre 2009 nei locali della Facoltà di Filosofia in Via Carlo Fea 2, Roma (Aula I).

Programma:

9.30 apertura lavori

I sessione
Presiede: Francesco Saverio Trincia (Sapienza ­Università di Roma)

10.00-10.30 Serenella Pignotti (Terapia Intensiva Neonatale, Ospedale Meyer Firenze), «Rianimazione dei grandi prematuri e dilemmi morali»
10.30-10.50 discussant: Caterina Botti (Sapienza Università di Roma)
10.50-11.20 discussione generale

pausa

II sessione
Presiede: Fabrizio Rufo (Sapienza Università di Roma)

11.40-12.10 Maurizio Liberti (Servizio emergenza 118 Bologna), «Rianimazione cardio-polmonare e dilemmi morali»
12.10-12.30 discussant: Maurizio Balistreri (Sapienza Università di Roma)
12.30-13.00 discussione generale

III sessione
Presiede: Irene Figà Talamanca (Sapienza Università di Roma)

14.00-14.30 Guido Bertolini (Dipartimento di Epidemiologia, Istituto Mario Negri Bergamo), «Le scelte di fine vita in terapia intensiva»
14.30-15.10 discussant: Simone Pollo (Sapienza Università di Roma), Lucio Fumi (Direttore medico indipendente nell’industria farmaceutica europea)
15.10-15.40 discussione generale

pausa

IV sessione
Presiede: Eugenio Lecaldano (Sapienza Università di Roma)

16.00-16.30 Amedeo Bianco (Presidente FNOMCEO), «Presentazione documento FNOMCEO»
16.30-17.20 discussant: Piergiorgio Donatelli (Sapienza Università di Roma), Giuseppe Renato Gristina (SIAARTI), Alberto Oliverio (Sapienza Università di Roma)
17.20-18.00 discussione generale

Per informazioni: eugenio.lecaldano@uniroma1.it

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Set 08

di Antonella Napoli*
L’Ua vuole tribunali locali per la giustizia in Sudan,Paese che arresta le donne che portano i pantaloni
Nei giorni scorsi leggevo sul Sudan Tribune di una proposta per ‘risolvere’ la crisi del Darfur: una commissione per accertare la verità e favorire la riconciliazione sociale, come avvenne a suo tempo in Sudafrica, e l’istituzione di tribunali speciali che processino i presunti autori di crimini di guerra perpetrati nei sei e più anni di conflitto nella regione sudanese.
Volendo leggere ‘positivamente’ le intenzioni del comitato guidato dall’ex presidente sudafricano Mbeki, nato in seno all’Unione Africana con l’intento di porre fine all’instabilità nell’area. ci si scontra con la volontà manifestata di esautorare il Tribunale penale internazionale, mal visto da gran parte dei paesi africani, dall’inchiesta che ha portato all’incriminazione del presidente del Sudan Omar Al Bashir.
L’Ua vorrebbe ‘affidare’ la giustizia a una gestione locale affinchc si arrivi a un compromesso tra il processare gli esponenti del governo sudanese all’Aia e garantire loro immunità o un giudizio poco credibile. Ma i ribelli del Jem (il Movimento per la Giustizia e l’Uguaglianza che continua a combattere contro il regime di Kharyoum), ha già fatto sapere chiaramente che si opporranno “a qualsiasi tentativo di istituire corti o sedi di processi nel modo descritto dal Sudan Tribune perché sarebbe solo una via d’uscita per Bashir”. Insomma il Jem, come gran parte degli osservatori internazionali e dei cooperanti, continua a ritenere la Corte Penale Internazionale l’unico organo ‘lecito’ a occuparsi del Darfur.
E come non essere d’accordo quando in Sudan e in molti altri stati aderenti all’Ua si viòla quotidianamente ogni basilare diritto umano! Basti pensare alla vicenda di Lubna, Ahmed Hussein, giornalista sudanese ed ex impiegata dell’Onu, arrestata in patria il 3 luglio scorso perché indossava i pantaloni.
L’articolo 152 del codice penale sudanese giudica ”indecente” che le donne portino i pantaloni, ha raccontato la giovane in un’intervista a Repubblica pubblicata oggi.
”La condanna consiste in 40 frustate o nel pagamento di una multa o entrambe”. ”Dal 1991 a oggi - ha ricordato Lubn che si è licenziata dall’Onu per rinunciare all’immunità - almeno 20 mila donne sono state arrestate in base a questa legge, ma nessuna di loro ne parla e nessuno lo sa”. Per questo non ha paura di essere frustata ed è pronta a subire anche più di quaranta frustate, purché tutti sappiano cosa succede a Khartoum. E noi amplifichiamo, e sempre lo faremo, la sua e tutte le voci che denunciano i soprusi subiti.

* presidente di Italians for DarfurFirma l’appello on-line di Italians for Darfur!
http://www.italianblogsfordarfur.it -
Per informazioni sulla campagna on-line scrivi a:
blog[at]italianblogsfordarfur.it

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Set 08

Wilders, il deputato dal ciuffo giallissimo e dal­l’occhio ceruleo finito sotto processo per incitamento alla discriminazione e al­l’odio religioso, l’uo­mo che vince le ele­zioni gridando «No all’Eurarabia» o «l’Olanda agli olande­si », e invocando la cacciata di tutti gli im­migrati musulmani «che non rispettano la nostra cultura», lo stesso che per le sue idee viene espulso dalla Gran Bretagna e che i nemici bef­fardi chiamano «il più bianco dei bianchi», insomma proprio lui sareb­be in qualche modo «nero»: figlio e ni­pote di immigrati dall’Asia, pronipote di meticci dalla pelle scura, discen­dente di musulmani. (…) Parentele neppure trop­po lontane, poi: già la nonna materna di Wilders, Johanna Ording-Meijere, moglie di un colono olandese nelle ex-Indie Orientali (l’attuale Indonesia, il più grande paese a maggioranza musulmana nel mondo) avrebbe avuto, come si usa dire, sangue misto. Tutto questo ha rivelato un esperto di genealogia, ricostruendo l’«albero» dei Wilders, e ora lo conferma - con uno studio di sei pagine appena pubblicato sul settimanale dei Verdi di Amsterdam - un’antropologa cul­turale, Lizzy van Leeuwen, che ha svolto lunghe ricerche negli archivi nazionali e che aggiunge un pizzico velenosetto della sua scienza alla zup­pa già piccante delle polemiche: an­che il ciuffo quasi albino e clamorosa­mente ritinto di Wilders, dice infatti la studiosa, si può spiegare con la vo­lontà di nascondere certe radici, di fuggire da un passato familiare che Wilders avrebbe sempre nascosto o dimenticato, tant’è che non lo cita nel­le sue biografie. E anche le sue idee sarebbero così radicali, proprio per il desiderio di chiudere certe pagine. (Corriere)

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Set 08

Daniel Clancy, Engineering Director di Google Books, ha appena pubblicato un interessante post sul nostro European Policy Blog in cui racconta lo spirito con cui parteciperà all’udienza di oggi alla Commissione Europa per discutere di Google Books.

Lo linkiamo qui visto che delle iniziative di digitalizzazione del patrimonio librario abbiamo più volte parlato anche su questo blog, suscitando i commenti e l’attenzione di molti dei nostri lettori.

Scritto da: Simona Panseri, Corporate Communications & Public Affairs Manager


fonte: googleitalia.blogspot.com » Vai al post originale

Set 08

Chiara Saraceno, «Il Grande Scambio sui diritti civili», La Repubblica, 7 settembre 2009:
Non è chiaro chi uscirà vincitore dalla complessa partita che si sta giocando nel rapporto Stato (o meglio governo) e Chiesa cattolica in queste settimane, tra minacce, aggressioni, ricatti e promesse. I giocatori sono troppi, ciascuno con un suo interesse e motivazione specifica.
Berlusconi vuole mettere una pietra tombale su ogni critica non tanto ai suoi comportamenti privati, quanto alla sua disinvolta confusione tra pubblico e privato, in questioni che riguardano sesso, ospitalità, candidature e incarichi politici, affari. Perciò, così come è disposto ad usare ogni mezzo, pubblico e privato, per mettere a tacere chi lo critica, è anche disposto ad utilizzare il proprio ruolo pubblico per offrire in cambio alla Chiesa il potere di regolare le scelte private dei cittadini sulle questioni che ad essa stanno più a cuore.
[…] come ha chiarito a suo tempo Ruini ed è continuamente ripetuto in queste settimane, la Chiesa è interessata non ai comportamenti privati dei politici ma alle loro azioni politiche nei settori che le stanno a cuore. Se non è chiaro chi e come vincerà, è chiaro chi perderà: noi cittadini. Perché la merce che i nostri governanti (e coloro che aspirano a sostituirli) sono disposti a scambiare in cambio della benevolenza della Chiesa è la nostra libertà non solo di opinione, ma di comportamento su questioni rilevanti per la nostra vita e per il senso che le attribuiamo: che tipo di coppia fare, se e quando fare figli e se accettare di portare a termine una gravidanza non desiderata, come essere curati e come essere accompagnati alla morte (ovvero lasciati andare) quando ogni cura non è più possibile. Lo scambio cui tutti questi attori si accingono non è solo l’importantissima libertà di stampa e di opinione. È il fondamento stesso di ogni diritto civile: l’habeas corpus e il diritto di poter dire e decidere su di sé.

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Set 06

Firma l’appello on-line di Italians for Darfur!
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Set 06

La videocrazia berlusconia­na da una parte e la xenofo­bia sono chiamati dunque a processo in un cinema che vorrebbe dire tutta la verità. (…) La Romania con Francesca , film di neo-realismo girato da Bob­by Paunescu, che ha vissuto 10 anni a Milano e accusa gli italiani di razzismo. (…) storia di una ragazza di Buca­rest, dove molta gente si spen­de in energia e volontà, che vorrebbe venire in Italia ad aprire un asilo. Siamo defini­ti, da suo nonno, «macchero­nari » e stupratori come i tur­chi: «Perciò — dice nel film — ci hanno fatto entrare nel­l’Unione europea, per le don­ne ». L’autore si è sentito tra­dito: «Gli italiani pensano che siamo ladri, zingari, stupratori, un effetto del­l’orribile assassinio della Reggiani nel 2007, ma in realtà paghiamo tutti 22 milioni di onesti per 900 delinquenti. Senti­vo di dover far qualco­sa, reagire per un comprensi­bile rancore. Pensare che ci sono 1700 imprese romene a Verona e 27.000 imprese ita­liane in Romania con tanti scambi commerciali… Vivia­mo una crisi di identità — conclude Paunescu — ci vor­rà tempo, ma spero ci sarà modo di aggiustare il tiro da tutte e due le parti, perché sia­mo popoli storicamente affi­ni ed è molto brutto ora do­ver proteggersi le spalle». (Il Corriere)

fonte: salamelik.blogspot.com » Vai al post originale

Set 06

Rimborsi irapL’agenzia delle entrate ha deciso di rinviare a data da destinarsi il “click day” per i rimborsi forfettari Irap, che inizialmente era previsto per il 14 settembre a mezzogiorno. Le cause che hanno deciso questa operazione sono dovute alla necessità di individuare le soluzioni per eliminare i problemi inerenti al meccanismo telematico di presentazione della domanda di rimborso.
Quindi hanno deciso di fermare questo procedimento in modo da poter “snellire” il sistema di erogazioe rimborsi, che era considerato discriminante e poco chiaro. Ma la versione non ufficiale è che il fisco non ha abbstanza soldi per poter soddisfare tutte le richieste, hanno “solo” 100 milioni di euro, mentre dovrebbe rimborsare almeno 4-5 miliardi di euro.
Dopo questa decisione di sospendere i rimborsi, i contribuenti stanno cominciando ad intraprendere azioni legali, in quanto si sentono presi in giro!

Rimborsi, salta il click day Niente corsa per l’Irap, rinvio «sine die» della scadenza del 14 settembre Allo studio meccanismi più equi per la deducibilità.

Via corriere

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Set 06

buone vacanze a tuttiQuando abbiamo visto l’ingorgo presente nell’autostrada A4, sembrava che mezza Italia fosse andata in vacanza, ma se vediamo bene i numeri vediamo che ben 26 milioni di italiani vanno o stanno per andare in vacanza. Sembra che la crisi finanziaria non sia neanche esistita, però ci sono parecchi casi di famiglie che hanno acceso un prestito per poter andare in vacanza, questo significa che per gli italiani la vacanza è sacra e indebitarsi per fare 1-2 settimane di relax è d’obbligo.
La meta preferita è la Sicilia, forse perchè lì la vita è meno cara, è molto bella da vedere, il sole è assicurato e il mare è splendido, insomma è inutile andare alle Seychelles, Mauritius o ai caraibi, in quanto l’Italia offre dei paesaggi stupendi abbinati ad un bel mare. Anche la montagna è molto richiesta per chi vuole fuggire dall’afa e dalle spiaggie affollate, fare passeggiate lungo i sentieri con il fresco della montagna è un piacere che molti preferiscono affrontare.

E’ la Sicilia la meta’ piu’ gettonata delle vacanze 2009. Nella speciale classifica delle destinazioni preferite dagli italiani, l’isola non solo ’stacca’ Puglia, Emilia Romagna, Toscana e Sardegna ma, soprattutto, ha la meglio sulla temibile concorrenza dellla Spagna.

Via adnkronos

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Set 06

superenalottoIl superenalotto italiano sta abbattendo tutti i record del gioco, adesso il jackpot ha superato i 100 milioni di euro e questo ha generato un aumento delle giocate anche da parte di chi non ci ha mai giocato, insomma sognare è lecito. Puntare uno o due euro per poter sperare di portare a casa il malloppo è il sogno che ogni italiano fa, ma ci sono anche dei stranieri in vacanza che provano a fare qualche puntatina. Premesso che 100 mln di euro sono una cifra esorbitante, ci vorrebbero dei mesi per poter realizzare che il proprio conto in banca ha raggiunto una cifra pazzesca, non riusciremmo a dormire con tutti i pensieri su che cosa comprare.
Io sono tra quelli che giocano la schedina da 1 euro, non serve spendere tanti soldi in quanto la possibilità di fare un 6 sono ben 622.614.630, se uno volesse sfruttare tutte le combinazioni possibili spendendo 0,50 euro a combinazione, spenderebbe ben 311.307.315 euro, quindi mi affido unicamente alla fortuna.

In ogni modo se la dea bendata decidesse di scegliere me, saprei cosa fare all’inizio: continuerei a lavorare per 6-8 mesi poi mi licenzierei, mi sarei comprato una bella villa semplice, una casa al mare, una casa in montagna, 2 macchine nuove tipo SUV, qualche volta potrei noleggiare una Ferrari o una Lamborghini per una settimana, andrei in vacanza un pò ovunque, investirei nel mercato della ristorazione e nel mercato immobiliare e poi con calma valuterei altre possibilità, senza alcuna fretta!

Voi cosa avreste fatto? come me, giusto?

Superenalotto: ecco cosa puoi comprare con 100 milioni di euro

Via yahoo

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Set 06

the-terminatorIl Terminator della California, Arnold Schwarzenegger, non smentisce mai la sua aria da duro, crede di essere in un film di azione senza pensare al fatto che ha una carica di governatore della Carlifornia. In un video di microblogging Twitter, ha voluto ringraziare i californiani per avergli mandato “tante splendide idee su come tagliare il budget” e nel contempo stesso brandiva un mega coltello da cacciatore. Questo atteggiamento potrebbe incitare alla violenza in un momento delicato come questo dove, la criminalità sta aumentando, doveva fare ben altro.

Se fosse successo ad governatore italiano tipo Galan sicuramente avremmo chiesto le dimissioni immediate, ma si sa che il detto “Mogli e buoi dei paesi tuoi” vale sempre.

Schwarzenegger-Terminator. Il governatore della California ironizza sull’enorme deficit e in video si presenta con coltello.

Via ansa

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Set 06

Euro_fortePer quelli che hanno presentato la dichiarazione dei redditi fino al 2007 e magari hanno versato qualcosa in più, il fisco si sta preparando a rimborsare i contribuenti prima delle tanto agognate ferie estive. Complessivamente saranno circa 900.000 contribuenti che usufruiranno di questo “regalo” da parte dell’agenzia delle entrate e che permetterà di avere un qualcosa in più per quelle famiglie ed imprese che ne hanno bisogno.
Il corrispettivo verrà erogato sia tramite qualsiasi ufficio postale, sia tramite conto corrente comunicato dal beneficiario, utilizzanto uno specifico modulo che verrà spedito ai diretti interessati. Volendo si può anche richiedere un vaglia postale ma viene sconsigliato in quanto è passibile di truffa da parte di malintenzionati, per questo consigliano di usare il conto corrente.

Una buona notizia per chi ha pagato le tasse fino all’ultimo euro e magari qualcosa in più. Arriva infatti una boccata d’ossigeno per i contribuenti a ridosso delle ferie estive

Via ilcorriere

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Set 06

collezione_apps_iphoneIl business del Apple iPhone non è il cellulare stesso, ma sono le applicazioni da instellare nel telefonino, giochi, utilità, programmi etc. tutto per rendere il proprio iPhone unico e diverso dagli altri.
Ma pochi sanno quante applicazioni ha messo in vendita la Apple, ben 55.732, tutte disponibili alla App Store per un totale di ben 144.326,06 dollari, pari a 103.130 euro, tenendo conto che le vendite del iPhone sono in continuo aumento, è facile capire quanto guadagna la Apple con queste applicazioni.

Via geekologie

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Set 06

Io penso che quasi ognuno di voi abbia in tasca una carta di credito del circuito Carta Si. Bene, fate molta molta attenzione.

Sta girando una email veramente molto pericolosa e benfatta che sta “derubando” migliaia di utenti dei proprio dati personali e non solo. E’ una email di phishing, ma veramente perfetta: ci stavo cadendo pure io. Vi riporto parte del testo:

Gentile Cliente,

la informiamo che e’ disponibile on-line “www.cartasi.it” il suo estratto conto (riferito al codice del rapporto 06159-26742):
potra’ consultarlo, stamparlo e salvarlo sul suo PC per creare un suo archivio personalizzato.
Le ricordiamo che ogni estratto conto rimane in linea fino al terzo mese successivo all’emissione.

Grazie ancora per aver scelto i servizi on-line di CartaSi.
I migliori saluti.

Servizio Clienti CartaSi

Mi raccomando non cliccate sui link per la visione dell’estratto conto online. Sono link fasulli. Il mio punta all’indirizzo ac16321.com: non cliccate!

Ricordiamo che ogni comunicazione ufficiale dei servizi bancari e interbancari è sicuramente presente nel sito del servizio e all’interno del vostro profilo dopo la login. Non cliccate mai i link nelle email.

Aprite il vostro browser, digitate l’indirizzo ufficiale e corretto del vostro fornitore finanziario, quindi leggete tutto ciò che desiderate in piena sicurezza.

Per capire meglio consiglio la lettura della nostra guida anti-phishing.

fonte: www.trading-italia.biz » Vai al post originale

Set 06

usa_flag_mapSe il debito pubblico italiano vi pare esagerato e la causa di tutto ciò è di Berlusconi, provate a guardare il debito pubblico americano che in soli nove mesi è passato dai 286 ai 1.089 miliardi di dollari. La causa è da imputarsi principalmente alla crisi finanziaria che ha colpito pensantemente il mondo e in particolare modo gli USA, tenendo conto che hanno dovuto sborsare parecchi soldi per salvare Fannie Mae e Freddie Mac, per evitare il crack totale finanziario.

In ogni modo è una bella cifra, sicuramente ci vorranno degli anni per portare il debito a livelli “normali”, magari con delle riforme in modo da risollevare in maniera decisa l’economia americana.

Noi italiani stiamo ancora aspettando le riforme vere e proprie che possano aumentare il potere di acquisto delle famiglie, creare nuovi posti di lavoro, insomma bisogna fare in modo che il contribuente possa vivere serenamente in Italia.

Esplode il deficit federale degli Usa. I dati diffusi dalla Commissione Bilancio del Congresso fotografano la situazione a fine giugno 2009, cioe’ per i primi nove mesi dell’esercizio finanziario 2008-09. Il disavanzo e’ salito a 1.089 miliardi di dollari dai 286 miliardi del giugno 2008.

Via asca

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Set 06

Summit g-8 2009Vi siete mai chiesti cosa succederebbe se durante il summit del 8-9-10 luglio dove saranno presenti 8 nazioni potenti, si presentasse un terremoto molto forte come quello che aveva devastato alcune città dell’Abruzzo e facesse crollare la caserma di Coppito con dentro i potenti del G-8 uccidendoli tutti, sicuramente si presenterebbe uno scenario apocalittico da paura, l’economia mondiale andrebbe a picco, a tutto vantaggio dei speculatori incalliti, ci sarebbe il panico totale e per uscirne bisognerà attendere 10-20 anni.

Ovvio che questa ipotesi è alquanto improbabile, Berlusconi si sarà consultato con parecchi esperti prima di prendere la decisione di far ospitare il summint a L’Aquila, quindi non dovremmo preoccuparci consideranto anche che l’organizzazione dell’evento è stata fatta in maniera scrupolosa, ma se dovesse succedere l’inverosimile torneremmo all’epoca degli anni bui con la criminalità che farà da padrone.

La terra trema ancora nell’aquilano e nel reatino, dopo la scossa di magnitudo 4,1 di venerdì. Pronto un piano per evacuare in elicottero i leader dalla caserma di Coppito

Via sole24ore

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Set 06

saldiDa domani 2 luglio cominceranno i saldi estivi del 2009 nelle regioni Campania e Basilicata, il 4 luglio inizieranno per il resto d’Italia, tranne per il Molise dove i saldi cominceranno a partire dal 15 luglio, ma vista la situazione economica che ha messo in crisi il portafoglio di parecchie famiglie, c’è da giurarsi che questi saldi possano diventare un flop per parecchi commercianti, in quanto parecchi preferiscono comprare i vestiti al mercato, non importa se non sono di marca.

I negozianti sanno che se vogliono vendere qualcosa dovranno mettere in vendita i loro capi di abbigliamento a prezzi molto ben scontati in modo da poter, almeno, contenere le perdite di ques’anno.

In ogni modo per quelle famiglie con un buon reddito economico, questi saldi sono una manna per loro, in quanto possono permettersi di avere tanto con poco senza problemi.

Domani 2 luglio, i saldi prenderanno il via in Campania e Basilicata. Il grosso delle regioni partirà il 4 luglio, seguite dal Molise il 15.

Via reuters

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Set 06


Oggi annunciamo un paio di novità per gli amanti di Gmail. La prima, attesa da molti di voi, è la funzione per importare contatti esterni nella vostra Gmail in pochi, semplici passaggi. Per iniziare basta accedere al link “impostazioni”, “account e importazione” e infine “importa messaggi e contatti”.
Chi lo desidera avrà inoltre la possibilità di impostare un forward automatico delle mail ricevute sul vecchio account in quello nuovo per 30 giorni.

Ma non finisce qui. Per gli amanti della personalizzazione di Gmail, siamo lieti di annunciare 4 nuovi temi:

Isola Orcas - per i nostalgici delle ferie appena trascorse
Miglior punteggio - nato per i patiti di video games
Tappeto erboso - ideale per gli amanti della natura
Casuale - per gli indecisi. Il tema vi propone infatti una selezione casuale di tutte le gallery disponibili su Gmail alternate giorno dopo giorno.

A voi la scelta.

Scritto da: Google Italy Blog Team


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Set 06

L’Università di Pisa ha attivato un Master in Bioetica Animale presso il Dipartimento di Scienze Fisiologiche. L’obiettivo del Master è la «formazione di professionisti in grado di analizzare, in chiave interdisciplinare, i problemi morali emergenti dal rapporto uomo - animali non umani e di fornire in proposito valutazioni etiche razionali». I corsi inizieranno il 15 gennaio 2010 e dureranno 15 mesi; la scadenza per le domande di ammissione ai 30 posti disponibili (e ad altri 15 posti per uditori) è fissata al 1 dicembre 2009. Ulteriori dettagli, col bando ufficiale e i moduli per la domanda, qui.

fonte: bioetiche.blogspot.com » Vai al post originale

Set 06

Vittorio Lingiardi, «Omofobia. Il “muro” del risveglio felice» (L’Unità, 4 settembre 2009, p. 17):
Se, in passato, lo «scandalo» era la devianza omosessuale, oggi ciò che preoccupa e spaventa, fino all’odio, è la possibilità di una normalità omosessuale e della sua realizzazione affettiva, persino familiare […] ciò che gli omofobi (siano essi balordi da strada o intellettuali a modo) non possono sopportare è quel sapore di felicità che nell’ormai lontanissimo 1978, Michel Foucault notava quasi incidentalemente in un’intervista: «Se si vedono due omosessuali, o meglio due ragazzi che se ne vanno insieme a dormire nello stesso letto, in fondo li si tollera, ma se la mattina dopo si risvegliano col sorriso sulle labbra, si tengono per mano, si abbracciano teneramente, e affermano così la loro felicità, questo non glielo si perdona. Non è la prima mossa verso il piacere ad essere insopportabile, ma il risveglio felice».

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Set 06

Sorrow
su Giornalettismo.

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Set 06

13 settembre, ore 18.30, Milano, Festa Democratica, Plasharp, MM1 Lampugnano.

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Set 06

14 settembre, ore 21.30, Il Cassero, Bologna.

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Set 04

La paura è un’esperienza che noi tutti abbiamo vissuto, alcuni di noi convivono con aspetti della paura quotidianamente. Si teme per la nostra incolumità, per il nostro modo di essere, per un pericolo improvviso o per una situazione che non riusciamo a gestire al pieno delle nostre possibilità. Vorrei esprimere liberamente un mio pensiero e condividerlo con voi, cercando di capire se all’origine della paura, la vera causa possa essere la “mancanza di amore”. Che relazione c’è fra paura e amore? Apparentemente nessun tipo di collegamento, ma se ci spingiamo in profondità nel nostro pensiero, possiamo giungere ad alcune considerazioni. Tutte le paure più comuni sono governate dalla non conoscenza del fenomeno di cui siamo vittime. La causa scatenante di una paura può essere un trauma subito nell’infanzia o in età già adulta, ma il significato della paura stessa risiede nella non conoscenza.

Chi teme l’acqua, ad esempio, rifiuta di sfidare se stesso per imparare a nuotare, rifiuta persino di entrare in contatto con tale tabù in condizioni di sicurezza. Alla base può esserci un rimprovero subito da bambini, magari mentre si era al mare, un’esperienza negativa che ha registrato nel nostro inconscio un sentimento così forte da paralizzare il nostro corpo. Tuttavia un’attenta analisi della paura, lascerebbe spazio alla fiducia nel voler “riprogrammare” questo nostro limite per superarlo con serenità. Molti non sono disposti ad affrontare tale processo, preferiscono vivere con i proprio limiti e stare alla larga da situazioni poco raccomandabili. A volte il trauma è talmente radicato che si deve ritornare a scavare nelle esperienze relative alle vite precedenti (per chi crede nella reincarnazione ovviamente), per avere una chiave di volta nella risoluzione del problema.

La paura è il motore che ci spinge in tutte le dinamiche sociali e personali della nostra vita. Veniamo indirizzati verso binari inconsapevoli guidati dalla volontà di non correre troppi rischi. Tornando all’assunto che ho tentato di formulare all’inizio, il problema di base rimane la mancanza di amore. Un individuo auto realizzato e consapevole delle proprie potenzialità, sa di essere parte di un Unico sistema più grande, in grado di fornire risposte e soluzioni, oltre alla naturale propensione al garantire pieno sostentamento spirituale e materiale. In condizioni di fiducia totale verso qualcosa di più elevato, in poche parole amando ogni manifestazione della vita visibile e invisibile, si riesce a scorgere la porticina che accede a una conoscenza maggiore, pian piano la paura diventa semplicemente un’ombra da illuminare con questa conoscenza. Chi ha paura del buio non si preoccupa del buio in quanto tale, ma piuttosto del male che potrebbe ricevere da un ambiente privo di controllo. Se ci affidassimo alla consapevolezza che nulla può nuocerci se il nostro pensiero è formulato secondo le armoniche dell’amore, non sperimenteremo mai nessun dolore al buio, alla luce o in qualsiasi altra situazione. La nostra creazione mentale sarebbe positiva e l’esperienza negativa, si trasformerebbe in una presa di coscienza che il buio non è altro che una manifestazione della stessa creazione. Se ci dicessero che un’influenza ucciderà milioni di persone, quando la sua reale incidenza ad oggi non è nemmeno classificabile nelle statistiche, la nostra mente comincerebbe a creare programmi e paure immotivate, che finirebbero per alterare la realtà e la nostra predisposizione alla malattia.

Quello che sto cercando di dire è che ogni informazione contiene in se la verità o la menzogna, a seconda del nostro livello di conoscenza e comprensione. Quello che per noi è nocivo a volte risulta essere la panacea a tutti i mali e quello che viene prospettato come la soluzione al problema, potrebbe essere il problema stesso. Non mi occupo più di scardinare o ipotizzare teorie del complotto o le motivazioni per le quali chi governa miliardi di persone agisce in questo modo, vorrei solo consigliare a noi tutti, di amare incondizionatamente noi stessi e Tutto ciò che ci circonda. In questo modo vinceremo ogni paura e trasformeremo le cristallizzazioni che limitano il nostro essere nel cammino evolutivo, al fine di diventare sempre più Uno e sempre meno Io.

“Avete dunque trovato il principio, che cercate la fine? Vedete, la fine sarà dove è il principio. Beato colui che si situa al principio: perché conoscerà la fine e non sperimenterà la morte.” (Cristo)

Articolo correlato: Paura di morire, Freenfo, Maggio 2007

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Set 04

Tripoli e Washington si sfidano a distanza sul terreno della diplomazia in Darfur.Da alcune settimane lo staff del Presidente libico Gheddafi e l’inviato speciale statunitense Scott Gration lanciano segnali incoraggianti in merito ai rispettivi tentativi di unificare il variopinto panorama dei movimenti ribelli in Darfur, in vista di future trattative tra le parti coinvolte nel conflitto in Darfur.Lunedì scorso, il Governo libico ha annunciato che sei gruppi ribelli intendono unificarsi in un unico nuovo movimento chiamato “Sudan’s Liberation Revolutionary Forces” (SLRF), così composto: Sudan Liberation Movement/Army SLM/A-Field Leadership, SLM/A-Unity Leadership, SLM/A-Juba of Mohamed Saleh Harba, SLM/A General Line, United Revolutionary Forces Front (URFF) e SLM/A Khamis Abakar.Contemporaneamente, ad Addis Ababa, lo sforzo statunitense si concentra su tre gruppi: URF, SLM-Juba di Ahmed Abdel Shafi e SLM-Unity of Abdalla Yahiya. Non sembrano invece essere coinvolti, in entrambi i processi di unificazione, i due più importanti movimenti armati del Darfur, il JEM e lo SLM di al-Nur che chiedono prima più sicurezza per i civili e il disarmo dei janjaweed.Secondo il portavoce londinese di Abdul Wahid al-Nur, Yahia Bashir Bolad, i gruppi menzionati non sono rappresentati sul territorio, e i vari tentativi diplomatici che si susseguono sarebbero fallimentari e destinati a sminuire le leadership storiche, favorendo quindi il governo di Khartoum. Allo stato attuale, quindi, sono cinque i gruppi ribelli più grandi: lo Justice and Equality Movement di Khalil Ibrahim, lo SLM di Abdel-Wahid Al-Nur, lo SLRF e, plausibilmente, il gruppo che si riunificherà ad Addis Ababa.
Fonti:SudanTribuneBBC: intervista portavoce SLM
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Set 04

“Chi paga le tasse, chi parla l’italiano, chi rispetta la Costituzione e la bandiera, deve avere il diritto di rappresentanza. No taxation without representation ; come possiamo riscuotere tasse, se non ricono­sciamo a chi le paga il diritto di essere rap­presentato? Il Pdl deve lavorare in modo or­ganico su un’integrazione non solo securi­taria. Purtroppo, temo che se oggi sottopo­nessimo a un esame la conoscenza della lingua e della Costituzione degli extraco­munitari che sono in Italia anche da più di cinque anni, non molti lo passerebbero. Ma se ci sono uomini e donne che amano l’Italia, perché dobbiamo considerarli stra­nieri? Con tutti gli italiani che non amano il loro Paese…”.

Franco Frattini, in un’intervista al Corriere

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Set 04

Il blog è soggetto, in queste ore, ad un lieve “restyling”. La funzione “commenti” risulta al momento disabilitata ma spero di poterla ripristinare al più presto. Rimanete sintonizzati.

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Set 04

Sembrano parzialmente confermate le voci, già anticipate su questo blog, secondo cui una bevanda a base di datteri e latte di cammella sarebbe all’origine della svolta filo-libica del Ministro Calderoli. Leggo infatti sul Corriere che “a casa di Roberto Calderoli stanno per arrivare due cammelli. Nienteme­no. Andranno ad aggiungersi all’orsa, al lupo e ai cani che già vagano per la tenuta dell’eccentrico ministro alla Semplificazione: «Sono quelli — spie­ga lui — che Gheddafi ha promesso in dono a Silvio Berlusconi. Con il pre­mier siam già d’accordo: quando arri­vano, li prendo io»”. Dal Corriere non si evince alcuna presenza di suini, dettaglio alquanto strano - considerata la proprietà - ma che rende molto più facile il pellegrinaggio degli immigrati islamici verso la tenuta del Ministro. Nel 2005, infatti, Calderoli aveva affermato, riferendosi a questi ultimi: “Tornino nel deserto a parlare con i cammelli o nella giungla a ballare con le scimmie”. Un immigrato ha entusiasticamente affermato in un’intervista: “Ora non biù necessario tornare a deserto. Basta andare a casa di Ministro”.

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Set 04

Rimborsi irapL’agenzia delle entrate ha deciso di rinviare a data da destinarsi il “click day” per i rimborsi forfettari Irap, che inizialmente era previsto per il 14 settembre a mezzogiorno. Le cause che hanno deciso questa operazione sono dovute alla necessità di individuare le soluzioni per eliminare i problemi inerenti al meccanismo telematico di presentazione della domanda di rimborso.
Quindi hanno deciso di fermare questo procedimento in modo da poter “snellire” il sistema di erogazioe rimborsi, che era considerato discriminante e poco chiaro. Ma la versione non ufficiale è che il fisco non ha abbstanza soldi per poter soddisfare tutte le richieste, hanno “solo” 100 milioni di euro, mentre dovrebbe rimborsare almeno 4-5 miliardi di euro.
Dopo questa decisione di sospendere i rimborsi, i contribuenti stanno cominciando ad intraprendere azioni legali, in quanto si sentono presi in giro!

Rimborsi, salta il click day Niente corsa per l’Irap, rinvio «sine die» della scadenza del 14 settembre Allo studio meccanismi più equi per la deducibilità.

Via corriere

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Set 04

Eccoci giunti ad un nuovo appuntamento “Lo sapevate che…”, le mini-guide di Google dedicate ai webmaster. Questa settimana ci siamo occupati dei contenuti Flash, di come vengano indicizzati e di quali siano le buone norme per aiutare Googlebot a trovarli. Come sempre potrete approfondire l’argomento e trovare nuovi spunti interessanti e risorse utili sul Forum di Assistenza per i Webmaster .

Vi ricordo che “Lo sapevate che…” continuerà anche nelle prossime settimane con un nuovo ciclo di interessanti tematiche per i webmaster. Se avete particolari questioni da sottoporre per le prossime mini-guide, scriveteci sul forum, nella sezione “Suggerimenti

Se intanto doveste aver perso qualcuno degli appuntamenti precedenti, eccovi i link per ritrovarli:

Per qualsiasi altra domanda/commento scriveteci sul Forum di Assistenza per i Webmaster.

Buona lettura!

Scritto da: Sara Arrigone, Search Quality Team


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Set 04

Oggi si è chiuso VeDrò, un interessante think tank politico, che si pone l’obiettivo ambizioso di pensare l’Italia al futuro. Durante il think tank siamo stati chiamati a partecipare ad un gruppo di lavoro dedicato al tema di Internet. E’ con grande soddisfazione che abbiamo constatato che libertà di espressione, neutralità della rete, accesso alle informazioni e rimozione degli ostacoli alla diffusione della conoscenza sono stati individuati dal gruppo di lavoro come gli aspetti cruciali per lo sviluppo di Internet in Italia.

Si è trattato di un dibattito costruttivo sulle opportunità e i problemi della rete, tanto più interessante in quanto caratterizzato da interventi di tutti i rappresentanti dell’ecosistema (tra tutti, ricordiamo l’On. Giulia Bongiorno e Max Senges dell’Internet Governance Forum). Io credo molto in questo approccio, soprattutto in un Paese dove fino ad oggi il “dibattito” si è svolto più all’interno delle aule dei tribunali o attraverso una sequenza di disegni di legge che non attraverso un dialogo nella società civile.

Riporto in questa pagina i risultati di questa iniziativa, per aprire la discussione e raccogliere i vostri commenti.

Scritto da: Marco Pancini, European policy Counsel


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Set 04

Il team di Bioetica è presente al completo sul numero da oggi in edicola della rivista di divulgazione scientifica Darwin (n. 33, settembre-ottobre 2009).
Chiara Lalli firma un intervento sulle famiglie arcobaleno (pp. 62-63):
In Italia ci sono molti bambini nati o cresciuti in famiglie omosessuali. Famiglie ricomposte, donne che hanno usato le tecniche di riproduzione artificiale, uomini che hanno fatto ricorso alla maternità surrogata, cogenitori (cioè una coppia di uomini e una coppia di donne che hanno insieme dei figli). L’omogenitorialià è dunque una realtà, e non sembrano esserci valide ragioni per condannarla o stigmatizzarla. La letteratura scientifica in merito, infatti, rassicura. Anche il buon senso può venirci in soccorso: se l’omosessualità non è una patologia e se il desiderio di avere un figlio è legittimo, dovrebbe esserlo indipendentemente dall’orientamento sessuale.
Nel 2005 è stata condotta Modi di, una ricerca nazionale sulla salute di lesbiche, gay e bisessuali. Nel campione analizzato «il 17,7 per cento dei gay e il 20,5 per cento delle lesbiche, con più di quaranta anni, hanno almeno un figlio. La quota scende ma rimane significativa se si considerano tutte le fasce d’età. Sono genitori un gay o una lesbica ogni venti. Per la precisione il 5 per cento dei primi (il 4,7 per cento è padre biologico) e il 4,9 per cento delle seconde (il 4,5 per cento madre biologica)». Sono dunque circa centomila i figli cresciuti in una famiglia gay, secondo una stima inevitabilmente per difetto. […] Giuseppe Regalzi racconta invece la storia della colossale frode scientifica perpetrata dal dottor Woo Suk Hwang («Ascesa e caduta del re della clonazione», pp. 86-95):
Il 12 gennaio 2006 il dottor Woo Suk Hwang stava piangendo di fronte alle telecamere della Tv sudcoreana. «Mi sento così annichilito e mortificato che non ho quasi la forza di chiedere scusa». Venti dei suoi colleghi, in piedi a capo chino dietro di lui, condividevano l’umiliazione di quei momenti. «Chiedo il vostro perdono», aggiunse Hwang rivolgendosi ai suoi concittadini, che l’avevano a lungo idolatrato e considerato un eroe nazionale. In quel momento agenti di polizia stavano perquisendo la sua abitazione e i suoi laboratori alla ricerca di prove, dopo che due giorni prima una commissione d’indagine istituita dall’Università Nazionale di Seul aveva concluso che i due articoli scientifici che avevano dato a Hwang la gloria, pubblicati sulla prestigiosa rivista Science nel 2004 e nel 2005, contenevano estese falsificazioni, e che la pretesa produzione di cellule staminali embrionali a partire da embrioni umani clonati, in essi documentata, non era mai avvenuta.
Ma come era stato possibile che una frode scientifica di questa portata passasse all’inizio inosservata? E quali eventi avevano trasformato Hwang in meno di due anni da oscuro esperto di scienze veterinarie nello scienziato forse più celebre al mondo, e infine in disprezzato truffatore? È quanto cercheremo di vedere nelle prossime pagine.

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Set 04

Dall’intervento di Maurizio Gasparri alla summer school organizzata dalla Fondazione Magna Carta e dall’Associazione Italia Protagonista (Cristiana Vivenzio, «Gasparri: “In nome del politicamente corretto non si può tradire l’identità”», L’Occidentale, 2 Settembre 2009):
Essere il Pdl non vuol dire garantire a ciascuno la possibilità di fare ciò che vuole, con il solo limite di non crear danno ad altri. È ben difficile lasciare al singolo la decisione sul limite alla libertà. Occorrono regole per far vivere insieme la libertà delle persone con il bene comune. Ci sono insomma dei princìpi etici che devono caratterizzare l’azione politica. (Hat-tip: Licenziamento del poeta.)

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Set 04

È uno dei migliori articoli finora apparsi sulla pillola abortiva quello che la ginecologa Mirella Parachini ha scritto per il quotidiano TerraPillola abortiva, stop alla disinformazione», 1 settembre 2009, p. 11):
Nel dibattito sulla RU486 che si sta svolgendo nel nostro Paese, mi ha colpito come la maggior parte degli interventi provengano da molteplici campi, rimanendo per lo più in secondo piano l’opinione degli “addetti ai lavori”. I giudizi emessi senza alcuna esperienza clinica confondono la discussione e creano infondate partigianerie che non si ritrovano quando il tema venga affrontato con criteri di buona pratica clinica.
Un esempio è l’articolo di Eugenia Roccella, sottosegretario al ministero del Lavoro, della Salute e delle Politiche sociali, sul Sole 24 Ore del 9 agosto, in cui ricorda una intervista alla dott.ssa Elisabeth Aubeny, la ginecologa francese che per prima ha applicato il metodo farmacologico (e non creato, come viene detto) nella quale verrebbe «ammesso con serenità» la maggior sofferenza provocata dall’aborto farmacologico rispetto a quello chirurgico. Perché mai si deve parlare di “ammissione” quando si tratta di una banalissima informazione deducibile da qualunque tabella comparativa riportata in letteratura? Non è che l’aborto chirurgico non provochi dolore, tant’è vero che viene praticato in anestesia, locale o generale. È solo che si svolge in poco tempo, mentre le contrazioni nell’aborto medico durano più a lungo. Dato altrettanto deducibile dalle suddette tabelle. Ma anche in questo caso è prevista l’assunzione di antidolorifici. Nelle stesse tabelle tuttavia si leggeranno tutti gli altri vantaggi e svantaggi di ciascun metodo, come è normale nello studio di diverse tecniche, senza che questo debba comportare una opzione contrapposta tra due campi avversari. La maggior parte dei medici che si occupano di Ivg e dispongono di entrambe le metodiche applicano dei criteri di valutazione caso per caso, informano la paziente delle varie possibilità e le chiedono di scegliere. Questo avviene tutti i giorni, in tutti gli ospedali, per qualunque atto medico. Perché non deve avvenire in questo caso? La disinformazione passa innanzitutto dalla distorsione del linguaggio. Nell’articolo della Roccella l’aborto farmacologico viene chiamato “aborto chimico”, con un evidente intento spregiativo: forse che l’effetto di un qualunque altro farmaco non è altrettanto “chimico”? Anche nel caso dell’ulcera gastrica si parla di trattamento “medico” o “chirurgico”, ma non si parla mai di trattamento “chimico” dell’ulcera gastrica. Sempre nell’articolo in questione si assimila la procedura ad un “piccolo parto”, mentre l’esempio andrebbe fatto con l’aborto spontaneo precoce; qualunque donna che abbia partorito e anche abortito spontaneamente una gravidanza iniziale vi saprà dire la differenza. Si dà altrettanto per scontato che il metodo chirurgico sia da preferire perché “controllato” dal medico anziché dalla paziente. E se lo chiedessimo alle pazienti? Se ci sono donne che per innumerevoli e complessi motivi vogliono poter scegliere tra due opzioni che la medicina offre loro, perché pensare che non siano in grado di farlo? È disinformazione anche continuare a dire che il tasso di mortalità per aborto medico è 10 volte maggiore dell’aborto chirurgico: in Europa, dove dal 1988 sono state vendute circa 2,5 milioni di confezioni di Mifegyne, non sono mai stati riportati casi di shock settico. È infine disinformazione tacere del ruolo del mifepristone nell’aborto terapeutico del secondo trimestre, questo sì vero “parto in miniatura” per donne che interrompono una gravidanza desiderata ma con una qualche patologia grave. Con la RU486 somministrata prima delle prostaglandine, i tempi del travaglio sono letteralmente dimezzati; sto parlando di situazioni che a volte si prolungano per giorni e giorni con una intensità di dolore fisico e psichico tale da rappresentare anche per noi operatori un grosso impegno emotivo.
Lo stesso avviene nei drammatici casi di morte intrauterina, in cui questo farmaco viene usato da anni nei Paesi in cui era disponibile. Perché noi medici dovremmo ritenere giusto non disporne nel nostro Paese?

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Set 02

I voltafaccia dell’Onu e la crisi del Darfur

In Darfur la guerra è finita. Almeno così afferma Martin Luther Agwai, comandante uscente del contingente Unamid. Perché, allora, continuano a susseguirsi notizie di bombardamenti (l’ultima incursione qualche settimana fa nei dintorni di Jebel Moon, città controllata dal Jem, nel West Darfur) e di attacchi mortali che coinvolgono i gruppi di ribelli ma anche la popolazione civile?Diciamo che se la guerra - ovvero l’azione militare (a cui probabilmente si riferisce Agwai) che vede contrapposte fazioni in conflitto nella regione sudanese - è finita, non si può certo parlare di pace. Se è vero che recentemente non sono stati registrati veri e propri combattimenti, il ristabilimento della giustizia e dell’ordine sociale nell’area è ben lontano. Lo stesso comandante della forza di peacekeeping in Darfur ha ricordato il proliferare di feroci episodi di banditismo e di violenza nei confronti degli sfollati, che cercano rifugio nei campi profughi, e degli operatori delle organizzazioni non governative ancora presenti nella regione (basti pensare alle due volontarie di Goal, una ong irlandese, rapite il 3 luglio a Kutum e ai due peacekeepers della missione Onu – Ua prelevati dalle loro abitazioni a Zaligeri ancora nelle mani dei sequestratori).E la crisi umanitaria? Beh, non arretra anzi la situazione peggiora giorno dopo giorno. I dati sono inconfutabili: il World Food Program lancia continui appelli per chiedere fondi che coprano i deficit alimentari in vaste zone del Sudan e i bollettini della programmazione umanitaria delle Nazioni Unite parlano ancora di ‘risposta a breve termine’ nelle aree che erano coperte dalle 13 ong cacciate dal Darfur dopo l’incriminazione del presidente Omar Al Bashir.Le carenze alimentari e sanitarie, per non parlare della sicurezza dei circa 3 milioni di sfollati ammassati nei campi allestiti in tutta la regione e lungo il confine con il Chad e la Repubblica Centrale Africana, si sono acuite e gli sforzi di Ocha, il Coordinamento degli aiuti internazionali, non sono ancora riusciti a supplire adeguatamente all’operato delle organizzazioni espulse. Eppure il Darfur sembra non essere più un’emergenza anche perché il vicino Sud Sudan (dove è in atto dopo una guerra ultra ventennale un processo di pace alquanto instabile), in vista del referendum che dovrebbe portare all’indipendenza dello Stato, è una polveriera pronta ad esplodere. La crisi in atto dal febbraio del 2003 in Darfur, e che secondo stime Onu ha causato 300mila vittime, non è più argomento ‘all’ordine del giorno’ nell’agenda dei potenti della terra – se mai lo è stato - a cominciare dall’amministrazione americana sulla quale si erano riposte grandi aspettative. Le stesse Nazioni Unite, che poco meno di un mese fa presentavano un rapporto dell’inviato speciale dell’ ONU per i diritti umani in Sudan, da cui emergeva che le violenze e le uccisioni su larga scala nel Paese, dal Sud Sudan al Darfur, non si erano arrestate (‘nel periodo da agosto 2008 ai primi di giugno di quest’anno, numerosi bombardamenti hanno colpito la regione del Darfur, come i centri di Umm Sauunna, 24 km a ovest di Haskanita, e Shawa, a sud di El Fasher, spesso in maniera indiscriminata, senza alcuna distinzione tra postazioni ribelli, dimore private e strutture di accoglienza’ dal blog Italians for Darfur), oggi ridimensionano la situazione affermando che “si tratta per lo più di problemi di sicurezza”.Ma se a terrorizzare milioni di persone e a creare difficoltà a una missione congiunta Onu – Ua che, almeno su carta, conta 26mila caschi blu, è solo qualche gruppo di banditi, perché il Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti sta valutando l’invio di consiglieri “per aiutare l’Unamid su questioni logistiche” (fonte Sudan Tribune)?
Alla fine di luglio l’inviato speciale del presidente Obama, Scott Gration, aveva riferito che per garantire una duratura interruzione delle ostilità tra le parti era necessaria la presenza sul territorio di una forza di intelligence specializzata e con capacità di monitorare e controllare il processo di pace nella regione.L’Unamid deve affrontare una carenza di lunga data delle capacità aeree: la comunità internazionale si è dimostrata riluttante a fornire gli elicotteri essenziali per garantire la riuscita della missione. Per denunciare lo stato delle cose un gruppo di associazioni e organizzazioni internazionali (tra cui Italians for Darfur) hanno presentato un documento che evidenzia, a due anni dall’approvazione della Risoluzione 1769 del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite che dava il via alla Forza ibrida dell’ Unione Africana e dell’Onu in Darfur, i limiti e gli interventi necessari e improrogabili per assicurare una efficace protezione dei civili coinvolti nel conflitto.“Il contingente di peacekeepers – si legge nel rapporto - sebbene sia riuscito in alcuni casi a migliorare le condizioni di sicurezza in ristrette aree della regione, paga il costante ostruzionismo del governo sudanese e la negligenza e irresponsabilità della comunità internazionale, che non riesce a fornire le basilari risorse logistiche fondamentali in un’area grande quanto la Francia”. Se ciò non bastasse nei giorni scorsi i leaders del Justice and Equality Movement hanno annunciato che l’esercito sudanese si prepara a scagliare un nuovo attacco nel nord del Darfur. Il portavoce del Jem, Ahmed Hussein Adam, ha affermato che un contingente militare composto dal Sudan Liberation Army di Minni Minawi e da forze di opposizione fuoriuscite dal Ciad, si sta muovendo verso le loro postazioni in chiaro assetto di guerra.Per chiudere, nel filo della tradizione del regime di Khartoum, le autorità sudanesi il 21 agosto hanno arrestato ventisette abitanti di un campo nel Darfur settentrionale che avevano manifestato il loro dissenso ai contenuti dell’accordo di pace del 2006, sottoscritto ad Abuja solo da una fazione dei ribelli. Un leader del campo di Abu Shouk, nei pressi della capitale del Nord Darfur, El-Fasher, ha riferito al Sudan Tribune che Hussein Ishaq Sajo, il capo anziano della comunità, è tra le persone arrestate. La fonte che ha chiesto l’anonimato ha denunciato che il governo cerca di intimidire così gli sfollati e di scoraggiare qualsiasi opposizione al regime.Se questi sono i presupposti per affermare che in Darfur, oramai, si possa parlare solo ‘di problemi di sicurezza’, la strada per dichiarare che la pace sia stata raggiunta è ancora molto lunga.

Antonella Napoli.
Presidente di Italians for Darfur

Pubblicato martedì 1° settembre 2009 sul quotidiano on line Articolo 21

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Set 02

Due operatori della missione di pace congiunta delle Nazioni Unite e dell’Unione africana in Darfur (Unamid) sono stati rapiti nella loro abitazione a Zalingei. È il quarto sequestro nella regione sudanese da marzo di quest’anno, ma un portavoce della missione di pace ha dichiarato che per la prima volta sono stati colpiti dei membri di Unamid. Il ministro delle forze umanitarie sudanese, Abdel Baqi al Jailani, ha comunicato che le vittime del rapimento sono un uomo nigeriano e una donna della Tanzania. I rapitori hanno contattato la missione di pace per aprire le trattative. L’episodio è avvenuto dopo che le forze militari delle Nazioni Unite hanno annunciato la fine della guerra tra governo e ribelli che durava da sei anni.

Fonte: New York Times - http://www.nytimes.com

S.C.

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Set 02

Spesso e volentieri gli abitanti del Bel paese sottolineano che “quando andiamo nei loro paesi, ci atteniamo scrupolosamente alle loro regole”. Non si capisce allora perché i piloti delle Frecce Tricolori, invitati in Libia a spese del governo libico, non si adeguano ai voleri del popolo libico rilasciando nel cielo una traccia verde, simbolo della rivoluzione del Fratello Colonello. Anche un bambino di tre anni avrebbe previsto le tensioni collegate alla scarica dei colori della bandiera italiana sui cieli di Tripoli. Il feroce colonialismo italiano ha colorato il suo suolo con il rosso del sangue. Aggiungere pure il bianco e il verde sulle note del “Vincerò” era un’idea quanto meno discutibile, se non addirittura di pessimo gusto.

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Set 02

Un intervento del neurologo Fabrizio Fiacco sul problema dei piccoli ospedali («A chi serve il piccolo ospedale?», La Stampa, 31 agosto 2009, p. 28):
Purtroppo non passa settimana in cui non si debba contare una nuova morte a causa della cosiddetta malasanità, ma leggendo i giornali di questi giorni si registra come vengano presi provvedimenti che perpetuano il rischio di ricorrenza di eventi tragici. Lascia di stucco la decisione prefettizia di prorogare la prevista chiusura dell’«ospedaletto» di Mazzarino a seguito delle proteste dei cittadini: questo è veramente paradossale! La logica vorrebbe casomai il contrario, ma anche qui prevale la paura del popolo (che si solleva solo quando toccato personalmente da un evento grave, o timoroso di non avere più l’ospedaletto e il piccolo Pronto Soccorso a due passi da casa) e non il coraggio di prendere misure dettate dalla razionalità.
I piccoli ospedali, soprattutto nel Sud Italia, dove illuminate inchieste giornalistiche hanno reso pubbliche delle situazioni incivili, con dotazioni di 20-30 posti letto per 30 Dirigenti (vedi la trasmissione di Rai3 Report di qualche mese fa), non dovrebbero esistere se non in posti di montagna o comunque isolati. Forse andrebbero lasciati dei punti di primo intervento davvero attrezzati e con «medici di urgenza» capaci per stabilizzare l’eventuale paziente in pericolo di vita per poi trasferirlo quanto prima in un ospedale degno di questo nome. Ma si preferisce, con i magri bilanci di cui disponiamo, mantenere in vita, per non dire in agonia, delle strutture fatiscenti e inadeguate, con personale medico e infermieristico ristretto e precario.
I politici non dovrebbero aver paura delle proteste dei cittadini che chiedono che non vengano chiusi i «loro» piccoli ospedali. Dovrebbero invece essere capaci di spiegare che sarebbe più utile riconvertire il piccolo ospedale in una struttura di riabilitazione o di lungo-degenza. In questo modo si potrebbero risparmiare milioni di euro da investire negli ospedali maggiori, da cui è giusto pretendere un funzionamento adeguato alle richieste dei cittadini.

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Set 02

Dolore
Robert Baxter was by all accounts a tough man. Even in the end, last year, as lymphocytic leukemia was killing him, Mr. Baxter, a 76-year-old retired truck driver from Billings, Mont., fought on. But by then he was struggling not for life, but for the right to die with help from his doctor.

“He yearned for death,” his daughter, Roberta King, said in a court affidavit describing her father’s final agonized months.

Now, in death, Mr. Baxter is at the center of a right-to-die debate that could make Montana the first state in the country to declare that medical aid in dying is a protected right under a state constitution.

The state’s highest court on Wednesday will take up Mr. Baxter’s claim that a doctor’s refusal to help him die violated his rights under Montana’s Constitution — and lawyers on both sides say the chances are good that he will prevail.

Continua (New York Times, August 31, 2009)

fonte: bioetiche.blogspot.com » Vai al post originale