Ott 31

Tra gli argomenti più cercati su Google da sempre c’è la musica, milioni di ricerche ogni giorno solo negli Stati Uniti. Le persone cercano informazioni sui cantanti e i gruppi preferiti, sugli album in uscita o su un brano che hanno in testa, ma del quale non ricordano il titolo. La migliore risposta per molte di queste ricerche spesso è una canzone, ma non è sempre così immediato e rapido arrivarvi attraverso il motore.

Ecco perché negli Stati Uniti abbiamo annunciato una nuova funzionalità che si pone proprio questo obiettivo: cercare e trovare più facilmente milioni di canzoni attraverso una semplicissima ricerca su Google. Come funziona? basta digitare il titolo di un album, di una canzone, oppure semplicemente il nome di un artista e il motore restituisce un link ad una preview della canzone fornita direttamente da partner come MySpace (che ha di recente acquisito iLike) o Lala. In questo modo con un semplice clic è possibile ascoltare il brano oppure acquistarlo tramite queste piattaforme autorizzate.

E se non ricordiamo il titolo esatto della canzone o l’artista di riferimento? in questo caso basta digitare su Google.com una o due frasi del brano per vedere apparire la canzone nei risultati.
Questa funzionalità ha l’obiettivo di aiutarci a trovare la musica che amiamo, anche se non stiamo cercando un brano in particolare. Per questo, abbiamo stretto una partnership con Pandora, iMeem e Rhapsody, che ci consente di includere link ai loro siti, dove è possibile scoprire musica correlata alle nostre ricerche.

Questo annuncio è solo il primo passo per rendere la ricerca…più musicale! Non possiamo garantirvi che troverete sempre tutti i brani che state cercando, ma lavoreremo insieme ai nostri partner per dare sempre più “ritmo” alle vostre ricerche su Google.

Scritto da: Google Italy Blog Team



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Ott 29

Fonti ufficiali dell’UNAMID, la missione delle Nazioni Unite e dell’Unione Africana in Darfur, riconducono gli ultimi scontri tribali nel Nord Darfur alla lotta per l’accesso alle fonti d’acqua .

Almeno 10 persone della tribù Birgid sono state uccise nella giornata di eri con alcuni uomini della comunità Zaghawa nei pressi di Shangil Tobaya, a circa 70 Km da El Fasher.

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Ott 29

Presentata una mostra patrocinata dalla Commissione per i Diritti Umani del Senato

Una mostra per non dimenticare il Darfur, è quanto si propone la Commissione per i diritti umani del Senato, presieduta dal senatore Pietro Marcenaro, che patrocina l’iniziativa promossadall’associazione Italians for Darfur Onlus.La mostra, presentata a Palazzo Madama il 26 ottobre, sarà aperta al pubblico dal 10 novembre fino al 10 dicembre 2009.Nel corso della conferenza è stata illustrata una mozione, che sarà presentata nell’ambito del rifinanziamento delle missioni italiane all’estero, attraverso cui si chiederà un nuovo intervento del Governo italiano a sostegno della missione di pace dispiegata nella regione sudanese.Sono intervenuti, oltre al presidente della Commissione, il senatore Marcenaro che ha illustrato la mozione, la testimonial della campagna per il Darfur, Monica Guerritore, Esam Elhag, rappresentante dei rifugiati del Darfur e portavoce dell’Slm Juba Unity, movimento per la liberazione del Darfur e la presidente di Italians for Darfur, Antonella Napoli – giornalista e autrice del libro “Volti e colori del Darfur”, Ed. Goree - rientrata da pochi giorni da una missione in Sudan, che ha illustrato la situazione della crisi umanitaria in corso in Darfur dal 2003.”Nel mio recente viaggio in Darfur - ha ricordato la Napoli, che è anche autrice delle foto della mostra - pur non trovando una situazione alimentare al tracollo ho potuto constatare gravi carenze. Se è vero che nonostante l’espulsione di 13 ong che garantivano la distribuzione del cibo e l’assistenza sanitaria a oltre un milione di profughi il sistema del Programma alimentare mondiale abbia retto, la crisi è ancora pressante, incancrenita nella sua mancata soluzione. Per di più l’area continua a non essere sicura. In particolare sono venuti meno progetti di educazione sanitaria e di igiene, sostegno psicologico a donne e bambini traumatizzati e, sotto l’aspetto del sostentamento primario, manca l’acqua. Ed è proprio questa, con l’esigenza di maggiore protezione, la richiesta più prestante. Non a caso i capi tribali di Zam Zam camp smentiscono quanto sostenuto dagli esponenti del governo del Sudan che hanno annunciato il rientro di molti profughi nei propri villaggi”.”Nessuno - ha ribadito il presidente di Italians for Darfur - potrà mai tornare nella propria casa se prima non saranno garantite le minime condizioni di sicurezza. Basta parlare con i cooperanti presenti nella provincia di Al Fasher per comprendere che i timori di nuovi attacchi e violenze siano più forti che mai. Nonostante il contingente di Caschi Blu schierato (non del tutto ma solo al 75% dei 26mila uomini previsti) per proteggere la popolazione darfuriana, e chi in questa arida regione del Sudan è arrivato per portare aiuto, contninuano a suseguirsi attacchi ai villaggi, rapimenti e violenze”.Firma l’appello on-line di Italians for Darfur!
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Ott 29

Giancarlo Gentilini, vicesindaco di Treviso, leghista della prima ora, è stato condannato dal Tribunale di Venezia per aver usato parole troppo forti contro gli immigrati e contro la possibilità di aprire moschee in Italia. Gentilini aveva detto la sua dal palco del raduno della Lega di Venezia nel 2008. Parole forti, come è nel costume dello «sceriffo», già noto alle cronache per le sue esternazioni colorite. Ne era seguita una denuncia con l’accusa di istigazione al razzismo. Il Tribunale di Venezia, in rito abbreviato, ha accolto la tesi dell’accusa condannando Gentilini a 4 mila euro di multa e sospensione per tre anni dai pubblici comizi. L’accusatore era il procuratore Vittorio Borraccetti che aveva chiesto 6 mila euro di multa pari a 1 anno e 5 mesi di reclusione.

fonte: salamelik.blogspot.com » Vai al post originale

Sep 03

Questo piccolo isolotto del Lago di Bolsena è ciò che resta, come quello bisentino, del cono eruttivo del vulcano sottostante l'attuale lago. Esso dista appena un chilometro dalla costa del lago ed è incredibilmente diverso dal compagno. I suoi dieci ettari ospitano una comunità vegetale pressochè integra e apparentemente molto più selvatica, quasi tropicale. Le sponde sono popolate da numerose colonie di uccelli acquatici e al di fuori delle specie vegetali ed animali l'isola non è attualmente popolata.
Sicuramente visitato dagli etruschi, forse anche dai romani, l'isola è storicamente famosa per la detenzione di due incredibili donne: Cristina, martire e patrona di Bolsena, fu relegata sull'isola da papa Urbano IV affinchè rinnegasse la sua forte fede cristiana; Amalasunta, regina degli Ostrogoti, dal carattere deciso e diplomatico si inimicò i Goti e tramite un complotto di questi col famigliare Teodato fu dapprima imprigionata nell'isola e quindi uccisa nel 535 d.C.
L'isola ha storicamente attratto l'attenzione sia dei nativi dei borghi limitrofi (a questa epoca risale la chiesa di S. Stefano del IX sec.) dei Viterbesi, dei signori di Bisenzio e del papato. Sotto la chiesa l'isola ha vissuto il periodo di massimo splendore. A partire dal XVII secolo, sotto il ducato di Castro l'isola fu progressivamente abbandonata, le strutture smantellate ed i materiali riutilizzati per la costruzione di Marta. Attualmente l'isola vi è una residenza Privata e non è visitabile.

fonte: www.lago-di-bolsena.biz » vai al post originale »

Ott 29

Copertina definitiva?

Presentazione di Buoni genitori presso la sede nazionale UAAR (Roma, Via Ostiense 89 ore 18.00).

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Ott 29

Ilaria Carra, «Melzo, in tre chiedono di abortire. Il primario urla in corsia: “Assassine”», Repubblica, 27 ottobre 2009:
Avevano deciso di abortire. Ma una volta all’ospedale, per gli accertamenti preliminari all’interruzione di gravidanza, il primario, obiettore di coscienza, le ha umiliate nel corridoio del reparto, davanti al personale e alle degenti. «Assassina, sta uccidendo suo figlio», ha urlato Leandro Aletti, responsabile di Ostetricia e ginecologia dell’ospedale di Melzo e noto antiabortista, simpatizzante di Comunione e liberazione, a ciascuna delle tre donne, dai 27 ai 36 anni, che avevano scelto quella struttura pubblica per abortire.
L’aggressione verbale è riportata nella denuncia per ingiuria presentata al giudice di pace di Cassano d’Adda […]. In un paese civile, il responsabile sarebbe stato licenziato e l’ospedale costretto a un risarcimento multimilionario. Qui è già tanto che si arrivi a una letterina di scuse più o meno ipocrite.

Aggiornamento: l’Aletti, a quanto pare, ha fatto anche di peggio (ma la condanna subita non ha interrotto la sua carriera).

Aggiornamento 2: impagabile il titolo del post che Guia Soncini ha dedicato all’episodio: «Poi, quando qualcuno fonda il gruppo Facebook “Aspettiamo Leandro Aletti con delle mazze chiodate nel parcheggio dell’ospedale”, tocca pure leggere dichiarazioni indignate e solidali».

fonte: bioetiche.blogspot.com » Vai al post originale

Ott 27

Da Febbre da cavallo, caposaldo della commedia all’italiana.

Link grazie a Daniele Nuti, Sirio 6070.

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Ott 27

Una mostra per non dimenticare il Darfur, è quanto si propone la Commissione per i diritti umani del Senato, presieduta dal senatore Pietro Marcenaro, che patrocina l’iniziativa promossa dall’associazione Italians for Darfur Onlus.
La mostra, presentata nella sala delle conferenze dell’ex Hotel Bologna (via di S. Chiara 5),lunedì 26 ottobre alle 12, sarà aperta al pubblico fino al 10 dicembre 2009. Nel corso della conferenza sarà inoltre illustrata una mozione, che sarà presentata nell’ambito del rifinanziamento delle missioni italiane all’estero, attraverso cui si chiederà un intervento del Governo italiano a sostegno della missione di pace dispiegata nella regione sudanese. Interverranno, oltre al presidente della Commissione, la presidente di Italians for Darfur, Antonella Napoli – giornalista e autrice del libro “Volti e colori del Darfur”, Ed. Goree - rientrata da pochi giorni da una missione in Sudan, che relazionerà sulla situazione della crisi umanitaria in corso in Darfur dal 2003.Saranno presenti la testimonial della campagna per il Darfur, Monica Guerritore, ed Esam Elhag, rappresentante dei rifugiati del Darfur e portavoce dell’Slm, movimento per la liberazione del Darfur.

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Ott 27

Normalmente non mi avventuro sul minatissimo e scandalosissimo territorio delle “questioni interne” italiane. Ho già spiegato il motivo in altre occasioni. Già un immigrato che si esprime sulle vicende che lo riguardano direttamente, come le leggi sull’immigrazione, il razzismo ecc, viene linciato perché un “ospite” non dovrebbe “sputare nel piatto dove mangia”. Figuriamoci se si mettesse pure a sindacare sull’autorevolezza e la qualità delle istituzioni che governano il paese in cui si trova. Questo comportamento, abbastanza diffuso per dire la verità nella società italiana, è sostanzialmente un indice di immaturità. Non si vuole capire che l’immigrato veramente “integrato” è anche colui che “interagisce” con la società in cui vive, lavora e paga le tasse. L’integrazione non è l’ “adeguarsi alla volontà della maggioranza” e quindi arrendersi allo status quo, come a qualche cretino piace ripetere. Integrarsi è soprattutto interagire con gli altri, dire la propria, provare a cambiare le cose. Solo interagendo, l’immigrato si sente accettato e compartecipe dello sviluppo del contesto in cui vive. Diversamente, si sente emarginato ed escluso e questo - ormai lo sappiamo bene - può portare a sentimenti di rancore e di vendetta che poi sfociano in maldestri tentativi di fare male a sé e agli altri, come è successo a Milano recentemente.

Faccio eccezione alla regola che mi sono autoimposto per dire la mia sul caso Marrazzo, presidente della Regione Lazio, oggetto - a quanto riferiscono i media - di un ricatto da parte di alcuni carabinieri che lo avrebbero filmato in compagnia di alcuni trans. Ora, ciò che mi sconvolge in questa faccenda non è il presunto comportamento di Marrazzo prima, durante o dopo il ricatto. I gusti sessuali sono affari privati e la paura e la vergogna che uno potrebbe provare in una situazione simile sono umanamente comprensibili. Anche se uno poi certe domande se le pone lo stesso: per esempio sul perché una serata di sesso - fossanche con una muscolosissima trans - costa 3000 euro e con quali fondi si può sostenere un simile stile di vita, se è opportuno che una persona soggetta a ricatti copra funzioni pubbliche e si rechi a simili appuntamenti con l’auto blu. Ma non è questo il punto: ciò che mi sconvolge veramente è il modo con cui i media hanno trattato questa questione. E non mi riferisco a come la stanno trattando ora, ma come l’hanno trattata prima. O forse sarebbe meglio dire a come non l’hanno trattata prima. Il video - o i video?- che, a quanto riferiscono i media, ritraggono Marrazzo con trans, strisce di cocaina, ecc non giravano solo nell’ambiente dei viado e dei carabinieri deviati. Tramite alcuni mediatori erano finiti anche nelle redazioni di diversi giornali e riviste. E questo è successo non ieri o l’altro ieri, ma settimane se non mesi fa. Eppure nessuno ha pubblicato niente. Come mai?

Il fatto che un mezzo di informazione rinunci - in una società libera o che si professa tale, mediatizzata e capitalista - a pubblicare una notizia bomba (come quella di cui stiamo parlando), indipendemente dal fatto che tratti questioni private e dal come è stata acquisita, è estremamente allarmante. La domanda che mi pongo quindi è: come mai i video imbarazzanti che coinvolgono Marrazzo non sono stati resi pubblici prima? Prima delle elezioni regionali, prima delle primarie del Partito Democratico, prima che i magistrati scoprissero il girone infernale in cui era caduto il governatore? Avevano forse remore nello sbattere gli atteggiamenti privati di Marrazzo in prima pagina? Non credo proprio. I nomi noti finiti sulle pagine dei giornali per le loro frequentazioni notturne ormai non si contano più. Festini con vagonate di ragazze, molestie telefoniche a sfondo omosessuale, macchine che si fermano vicino a transessuali. C’è stato di tutto, finora. Anche servizi ridicoli e incomprensibili come quello che ritrare il giudice Mesiano coi calzini turchesi mentre aspetta, fumando, il turno dal barbiere (atteggiamenti “stravaganti,” secondo la giornalista che ha realizzato il servizio). E i direttori dei quotidiani e dei telegiornali che hanno diffuso queste notizie, vere o false, utili o inutili che siano, hanno tutti difeso il loro operato e invocato la libertà di “rendere nota la notizia”. Ciò che è allarmante, però, è che le rendano note quando conviene, o quando viene loro ordinato di farlo, anche se ciò significa aspettare giorni, settimane, mesi se non addirittura anni. Viene quindi spontaneo chiedersi che funzione esercitano, esattamente, i media italiani? Sono organi che tengono informati i cittadini o strumenti utili alla loro manipolazione? Sono megafoni della consapevolezza e della presa di coscienza o buie casseforti di documenti compromettenti che vengono tirati fuori ad orlogeria? Ho frequentato l’ambiente dei media televisivi e cartacei abbastanza per darmi delle risposte precise e convincenti. Quindi non sono io quello che ha bisogno di una risposta ma voi, cittadini, italiani, lettori: siete davvero sicuri di essere liberi e informati?

Foto: Il cardinale Camillo Ruini e Piero Marrazzo siglano, sorridenti, un protocollo d’intesa per la costruzione di nuove chiese nel Lazio.

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Ott 27

Dopo il successo delle prime sei “mini guide”, abbiamo chiesto agli utenti del nostro Forum di Assistenza per i Webmaster di indicarci dei temi da affrontare con dei nuovi post, utili per chi gestisce uno o più siti web.
Così oggi vi presentiamo l’agenda dei nuovi “Lo sapevate che…” che pubblicheremo nel corso delle prossime settimane, e che ancora una volta affrontano gli argomenti più salienti della Guida di Google per i Webmaster.

1 - Malware
2 - Sitemap
3 - Link Schemes
4 - Indexing
5 - Paid links
6 - SEO

Le mini guide verranno pubblicate ogni due settimane circa, e la prima (malware) è già disponibile sul Forum.
Speriamo che i nuovi “Lo sapevate che…” saranno di vostro interesse. Come sempre, vi aspettiamo sul nostro Forum di Assistenza per i Webmaster.

Scritto da: Alfredo Pulvirenti, Search Quality Team

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Ott 25

Qualche presentazione da Planning-ness: per riflettere e fare diversamente.

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Ott 25


Reportage da un inferno già visto,
che si vuole mascherare da purgatorio


Tante volte dalle pagine di questo blog vi abbiamo parlato di Darfur, dei soprusi subiti da una popolazione vittima di un sanguinoso conflitto iniziato nel 2003: un conflitto e una crisi umanitaria troppo spesso dimenticate.
Italians for Darfur che nel 2006 ha lanciato una campagna e una raccolta di firme affinché si accendessero i riflettori sugli orrori di questa guerra coinvolgendo altre associazioni come Articolo 21, Amnesty International, Giovani ebrei d’Italia e molti altri, ha fornito un importante contributo a una causa che col tempo ha raccolto adesioni sia del mondo dello spettacolo e della politica sia della società civile.
Questa volta, però, andiamo oltre. Di ritorno da una missione in Sudan (la seconda in due anni) organizzata e promossa insieme all’Intergruppo parlamentare Italia Darfur, la consapevolezza - e passo a raccontarvi impressioni, emozioni e frustrazioni in prima persona - che tutto quello che si è riusciti a fare finora non sia sufficiente, che bisogna fare di più, è più forte che mai… e vi spiego il perché.
Rispetto al 2007, quando insieme a una delegazione della Commissione Esteri della Camera avevo visitato ‘Al Salam Camp’, nel nord Darfur, non ho trovato volti scavati dalla fame, fantasmi senza futuro che non avevano neanche la forza di chiedere aiuto. Stavolta non sono state le migliaia di persone che pelle e ossa vagavano per il campo con gli occhi sbarrati dal panico o le agghiaccianti testimonianze delle ragazze che raccontavano il terrore degli stupri subiti a segnarmi profondamente. Questa volta è bastato il ‘contesto’… Il degrado umano dilagante, l’assenza di ogni barlume di speranza negli sguardi che ti scrutano nel profondo, la delusione trasformata in rassegnazione di non poter cambiare uno ‘status’ incancrenito, che ti porta a perdere dignità e futuro.
E’ vero, la situazione alimentare non è al tracollo. Nonostante l’espulsione di 13 organizzazioni internazionali che garantivano la distribuzione del cibo e l’assistenza umanitaria a oltre un milione di profughi il sistema del Programma alimentare mondiale ha retto. Ma la rabbia repressa e il dolore immane per un’esistenza ai limiti della sopravvivenza e del decoro, hanno ‘inciso’ un marchio indelebile sulla pelle di questa gente. Avrei preferito trovarli con qualche chilo di meno addosso piuttosto che deturpati da una ferita aperta che neanche il tempo riuscirà a guarire.
Quando bambini di quattro – cinque anni si azzuffano e calpestano i fratellini di pochi mesi pur di strappare dalle mani di chi li porge quaderni e matite che probabilmente non useranno mai, comprendi che per loro il presente e il futuro sono segnati da abbandono, disinteresse e violenza.
Tutto questo e molto di più, o di peggio, è ancor oggi il Darfur. Eppure ci dicono che la fase critica è passata, che ai trecentomila morti causati dal conflitto che ha spinto alla fuga due milioni e mezzo di persone non si aggiungeranno altre vittime perché la guerra è finita!
E allora se la guerra è davvero ‘finita’ perché negli ultimi dieci mesi la popolazione di Zam Zam Camp, il centro di accoglienza visitato pochi giorni fa con il presidente del’Interparlamentare Italia – Darfur, Gianni Vernetti, è praticamente raddoppiato passando dai circa 60mila del 2008 agli oltre 100mila di quest’anno? E non è l’unico punto di approdo di questa marea di disperati che non si arresta in tutta la regione.
A spingerli lontani dai loro villaggi non sarà più la paura dei janjaweed, i cosiddetti ‘diavoli a cavallo’ – che secondo la Corte penale internazionale, hanno compiuto massacri indicibili sotto la guida del regime di Khartoum - ma la mancanza di sicurezza, che espone sia la popolazione locale sia gli operatori umanitari e gli stessi peacekeeper della missione Onu – Ua che dovrebbe garantire ad essi protezione, lo è di certo!
La crisi umanitaria, già gravissima, rischia di diventare incontrollabile a causa delle continue incursioni di gruppi criminali armati che sequestrano indifferentemente civili, militari e cooperanti persino nelle loro abitazioni e/o sedi di lavoro.
Nonostante la complessità della situazione che si è delineata nel corso delle ultime visite degli osservatori delle Nazioni Unite e le preoccupazioni esternate dagli operatori delle Ong ‘superstiti’, il governo sudanese - interpellato nel corso della visita - non è sembrato affatto preoccupato. Anzi. Il Governatore del Darfur ha annunciato che è in atto un flusso di rientro dei profughi nelle proprie abitazioni e che i villaggi abbandonati in passato per timori di attacchi, si stiano ripopolando.
Peccato che i capi tribali di Zam Zam, ai quali abbiamo chiesto informazioni in merito, abbiano smentito quanto sostenuto dagli esponenti governativi incontrati poco prima. Non hanno esitato un attimo nel confermare che nessuno potrà mai tornare nella propria casa se prima non saranno garantite le minime condizioni di sicurezza per rendere i rientri possibili. Basta parlare con i cooperanti presenti nella provincia di Al Fasher e i rifugiati per comprendere che i timori di nuovi attacchi e violenze siano più forti che mai. Nonostante il contingente di Caschi Blu schierato (ancora non completamente, siamo ancora al 75% dei 26 mila uomini previsti) per proteggere la popolazione darfuriana e chi in questa arida regione del Sudan è arrivato per portare aiuto.
Girando tra le capanne e le tende di Zam Zam è facile rendersi conto di quanto l’emergenza sia ancora pressante.
Dopo gli ultimi arrivi dell’estate scorsa non c’è più posto. Non viene più accettato nessuno.
Il messaggio degli sfollati e di chi li assiste è forte e chiaro. ”Abbiamo bisogno di voi più di prima”.
Il dramma che si vive qui è lo stesso di tanti altri centri di accoglienza: poca acqua, cibo appena sufficiente, rifugi di fortuna e tutt’intorno il nulla.
L’appello di aiuto viene pronunciato da tutti gli interlocutori che si incontrano. Un’invocazione che si legge sul volto delle donne e degli uomini assiepati nell’accampamento che dovrebbe garantirgli la sicurezza. E invece non è così.
Una situazione disperata, che coinvolge sempre più persone inermi, ataviche, prive di ogni interesse per la vita, che ormai chiedono elemosina per inerzia (aspetto paradossale di questa tragedia nella tragedia) anche se nel campo non dovrebbe mancargli nulla.
Sono soprattutto i bambini a tendere le mani, a tirarti per la giacca e a chiedere… ‘money?’, l’unica parola in inglese conosciuta.
Sono proprio loro le vittime maggiori di questa crisi umanitaria, crisi che ormai sembra cronicizzata, congelata nella sua mancata soluzione. Tutto ciò lascia davvero poche possibilità a questi piccoli di vivere, un giorno, un’esistenza migliore dei loro padri e delle loro madri.

Antonella Napoli
Presidente di Italians for Darfur Firma l’appello on-line di Italians for Darfur!
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Ott 25

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Ott 25

Mi si chiede un’opinione sull’ora di religione islamica a scuola. Il ritardo con cui rispondo alle sollecitazioni dei miei lettori su questa cosiddetta “apertura” dovrebbe essere di per sè indicativo di ciò che penso in merito. La verità è che sono stufo di queste sparate mediatiche funzionali a farci conoscere la faccia di qualche politico o al regolamento dei conti tra diverse fazioni della maggioranza. Alla lunga, tutti dimenticano che la proposta dell’ ora di religione islamica non è stata lanciata da un musulmano ma dal sottosegretario al Commercio Estero Adolfo Urso, in quota Alleanza Nazionale. E il messaggio che serpeggia nell’opinione pubblica è che “i musulmani vogliono imporre la loro religione anche ai nostri bimbi a scuola”: un’altra leggenda metropolitana che si aggiunge a quella dei “musulmani che non vogliono il crocefisso”, ai “musulmani che non vogliono il presepe” e via discorrendo. Agli imprenditori italiani questa sparata forse frutterà qualche contratto interessante in Libia, che ha prontamente ringraziato l’Onorevole Urso. Ma noi, umili immigrati musulmani residenti in Italia, cosa abbiamo riportato davvero “a casa”? L’ennesimo - indecente - teatrino mediatico in prima serata. Bruno Vespa ha propinato la solita macedonia islamica che serve in queste occasioni: un nauseabondo pot-pourri di “ora di religione islamica”, “matrimoni misti falliti”, “genocidio in Sudan” e chi più ne ha più ne metta. Con la solita platea di politici e monsignori in vena di sbranare l’Imam di turno. Stavolta è andata male visto che l’Imam, che è anche portavoce dell’Ucoii, era una persona presentabile: viso sbarbato, atteggiamento posato, italiano accettabile. Vogliamo scommettere che alla prossima puntata comparirà - a scelta - un macellaio barbuto e sdentato che sputacchia fatwe a comando in un italiano stentato, un’adolescente velata che non sa come reagire ai trabocchetti mediatici o un/a neofita zelota in vena di provocazioni teologiche? La disinformazione nella puntata di Vespa sull’ora di religione islamica a scuola ha toccato vette inimmaginabili persino per me, già maldisposto nei confronti di Porta a Porta. In un servizio la giornalista ha affermato che “una cristiana per sposare un musulmano deve convertirsi all’Islam”. Ovviamente falso. Persino il neofita Magdi Exmusulmano Allam, ospite immancabile in queste orge della manipolazione mediatica, ha dovuto smentire. L’ha fatto ovviamente con grande imbarazzo, e solo quando è stato chiamato in causa da Vespa in persona. Anche perchè lui era tutto impegnato a dire altre sciocchezze, tipo che il Corano contiene versi che giustificano la lapidazione (falso) o che Maometto ha fatto uccidere i membri di una tribù ebraica (vero, ma va spiegato anche il contesto guerriero tribale del VII secolo). A dargli manforte c’era Monsignor Fisichella che affermava che alla conquista araba “i cristiani sono stati mandati via dalla Siria” (non si capisce allora come mai ci siano ancora) e che la storia è “fatta di fatti” (qualcuno gli spieghi per cortesia che la storia è fatta di fonti, e quindi anche di interpretazioni e di ricerca). Alla fine, come una ciliegina sulla torta, è arrivato un servizio sui cristiani crocefissi in Sudan. E chi li ha crocefissi? In una puntata che parla di Islam e di musulmani, viene normale pensare che siano stati gli islamici - questi farabutti! - a commettere l’ennesima atrocità. Il giornalista di Vespa, in realtà, dice apertamente chi ha commesso questa barbarie: “Il Lord Resistance Army”. Lo dice però in inglese e senza fornire ulteriori dettagli, tanto i telespettatori italiani sono notoriamente esperti in guerriglia e conflitti africani. Ebbene: sarei davvero curioso di sapere quanti, fra i telespettatori di Vespa quella sera, sapevano che “l’Esercito di Liberazione del Signore” è un gruppo ribelle di matrice cristiana e cioè che stiamo parlando di cristiani che hanno crocefisso altri cristiani per “purificarli”. Il bello è che Roberto Cota, candidato a quanto pare alla guida della Regione Piemonte, si è pure messo a sbraitare di “reciprocità”. Ora, ammesso e non concesso (e non lo concedo) che siano stati islamici a crocefiggere quei cristiani, di quale reciprocità parla Cota? Dobbiamo crocefiggere sette islamici per farlo contento? Povero Vespa…e dire continuava ad affermare che “si può girare il Vangelo in tutti i sensi senza trovare qualcosa che si presti a giustificare certi atti”. Mi chiedevo se sarebbe cosi gentile da spiegarlo anche ai signori dell’Esercito di Liberazione del Signore. Sono sicuro che un bel viaggio nelle zone di conflitto in Uganda o in Sudan, lontano dalle poltroncine bianche imbottite del suo studio, gli farebbe un gran bene.

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Ott 25

Se siete fan degli U2, la storica rock band irlandese, forse siete già venuti a conoscenza di un appuntamento imperdibile.
Come ha infatti anticipato pochi giorni fa The Edge, il chitarrista del gruppo, il prossimo concerto degli U2 (previsto per Domenica 25 Ottobre al Rose Bowl di Los Angeles alle ore 20:30) verrà trasmesso live su YouTube (alle 5:30 del mattino, ora italiana) direttamente sul canale ufficiale degli U2.

I fan di 15 paesi, tra cui il nostro, potranno seguire il concerto da casa e interagire tra loro, direttamente sul canale YouTube degli U2.

Troppo stanchi per resistere fino all’alba? niente panico…la registrazione dell’intero spettacolo sarà disponibile anche il giorno successivo. Buon concerto!


Scritto da: Alessio Cimmino, Corporate Communications & Public Affairs Manager


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Ott 25

Just homeless

Le ingiustizie e le mistificazioni cominciano dalle parole: clandestini, sbandati, bivacco, decoro urbano.
E proseguono con una cieca e ignobile azione esclusivamente punitiva e coercitiva. Dopo il divieto di mangiare e bere nei luoghi “pregiati” di Roma, l’ordinanza contro i lavavetri, i giocolieri e gli ambulanti e la cosiddetta ordinanza antiborsoni, ecco in arrivo un altro stupido gradino di un progetto miope e osceno: le panchine antibarbone. Ovvero panchine divise in due da un bracciolo per evitare che qualcuno vi si posa sdraiare. Nani e bambini a parte. Forse ai nostri burocrati dell’ordine è sfuggita questa possibilità. Ma i nani sono pochi e i bambini magari fanno tenerezza anche agli aridi cuori della giunta capitolina.
I fondi per modificare le panchine o per costruirne di nuove ci sono già: quanti soldi saranno spesi per evitare di sdraiarsi a chi non ha nessun posto dove andare? Nessuno ha nemmeno considerato che si potrebbero spendere per offrire un luogo dove dormire e non per rendere ancora più dolente una esistenza che è già disgraziata?
No, l’unica preoccupazione di gente come Fabio de Lillo, assessore all’Ambiente, è di cacciare la polvere sotto al tappeto e negare o fregarsene della drammatica realtà di alcuni esseri umani. Già. Perché quella polvere che non si vuole vedere non è quella presente anche nei loro salotti buoni, ma sono persone.

DNews, 23 ottobre 2009

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Ott 23

Il Sudanese People’s Liberation Movement (SPLM) minaccia di abbandonare il Parlamento sudanese, del quale fa parte a seguito degli accordi di pace del 2005(CPA) se non ci saranno nuovi provvedimenti del Governo che spianino la strada a una libera consultazione popolare per il referendum del 2011 e per le elezioni presidenziali del prossimo anno.
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Ott 23

DARFUR: ASSOCIAZIONE, DA OBAMA PIU’ PRESSIONI MENO INCENTIVI

(ANSA) - ROMA, 20 OTT - L’associazione Italians for Darfur auspica che, all’indomani della nuova strategia di ”pressioni e incentivi” annunciata ieri dal presidente Usa Barack Obama nei confronti del Sudan, ”vengano attuate innanzitutto le maggiori pressioni, e non i promessi incentivi, in caso di una mancata risposta alle richieste rivolte al governo sudanese e, tra queste, oltre alla cessazione del ‘genocidio e degli abusi’, l’organizzazione di elezioni credibili nell’aprile prossimo (gia’ rinviate due volte) e la collaborazione nel contrasto del terrorismo internazionale”. Lo si legge in una nota dell’associazione che da anni si occupa della campagna in favore del Darfur. La nuova strategia della Casa Bianca, avverte pero’ l’associazione, ”rappresenta ancora un’incognita, soprattutto perche’ l’uso stesso della parola ‘genocidio’ potrebbe intralciare con la politica dialogante intrapresa da Washington”. ”Di certo auspichiamo che ora si passi dalle azioni ai fatti e che innanzitutto gli Usa si impegnino a mantenere il dossier Darfur in cima all’agenda politica e umanitaria internazionale: solo non spegnendo i riflettori su questo conflitto - conclude la nota - sara’ possibile avviare un’azione piu’ determinata di quanto non sia stato finora da parte della comunita’ internazionale nei confronti del regime guidato dal presidente Al Bashir, accusato di crimini di guerra e contro l’umanita”’.(ANSA).

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Ott 23

Come saprete, l’obiettivo di Google è da sempre dare accesso al maggior numero di informazioni, nel minore tempo possibile.
Negli ultimi anni in rete si sono sviluppati nuovi modi per condividere informazioni in tempo reale e Twitter ne è un esempio.

Data l’importanza di questo fenomeno e di ciò che oggi rappresenta, siamo felici di poter annunciare che abbiamo raggiunto un accordo con Twitter per includere i loro aggiornamenti all’interno dei risultati di ricerca di Google. Siamo sicuri che sia i risultati di ricerca, sia l’esperienza utente possano trarre un notevole vantaggio dall’aggiunta di questi aggiornamenti in tempo reale.

In questo modo, la prossima volta che cercherete informazioni legate a commenti in tempo reale, ad esempio informazioni sulle condizioni meteo nella vostra località sciistica preferita, potrete trovare i tweet di utenti che si trovano già là e che hanno deciso di condividere le ultime informazioni sul posto.

Scritto da: Google Blog Team


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Ott 21

La Rete Lenford (un gruppo di avvocati che si occupano della tutela giudiziaria delle persone omosessuali) ha emesso un comunicato stampa in cui si dimostra come siano del tutto inesistenti le pretese violazioni delle norme costituzionali elencate nella pregiudiziale presentata dall’UDC e approvata dalla Camera di Deputati il 13 ottobre scorso, con la quale è stato affossato il disegno di legge che introduceva la circostanza aggravante relativa all’orientamento sessuale.
Secondo gli estensori della questione pregiudiziale il progetto di legge introduceva, in violazione dell’art. 3, un trattamento differenziato fondato su un elemento irragionevole, che risiederebbe nel fatto che l’espressione “orientamento sessuale” comprenderebbe “qualunque orientamento, ivi compresi incesto, pedofilia, zoofilia, sadismo, necrofilia, masochismo eccetera”.
Questa affermazione è del tutto incongruente ed errata.
Infatti, nel suo significato semantico l’espressione “orientamento sessuale” non corrisponde a nessuno dei fenomeni sopra elencati, essendo una condizione personale ascritta e avendo una sua precisa definizione scientifica come attrazione emotiva, romantica e/o sessuale verso una persona del proprio sesso o del sesso opposto.
Neppure nel suo contenuto legislativo, la dizione “orientamento sessuale” può dirsi comprensiva delle sopra menzionate condotte erotiche che invece non sono condizioni personali ascritte, ma vengono fatte rientrare dalla scienza medica nella categoria dei disturbi del comportamento sessuale.
Peraltro, è proprio l’asserita arbitraria assimilazione tra “orientamento sessuale” da un lato, e condotte erotiche quali incesto, pedofilia, zoofilia ecc. dall’altro, che costituisce una disparità di trattamento del tutto irragionevole, e ciò perché, com’è evidente, l’orientamento sessuale è cosa ben diversa dalle predette condotte, che si caratterizzano tutte come indirizzate a specifiche categorie di soggetti che non possono catalogarsi in base all’orientamento sessuale. Così, ad esempio, un pedofilo è tale in virtù dell’età della sua vittima, a prescindere dalla circostanza che la vittima abbia o meno il suo stesso sesso. Analogamente, un necrofilo è tale in virtù del fatto che la sua vittima è morta, cioè, ancora, a prescindere dalla circostanza che la vittima abbia il suo stesso sesso o quello opposto. Inutile dilungarsi sulle altre condotte.
Del resto, l’ordinamento italiano e sovranazionale già sanziona, con norme di natura penale, le condotte sopra elencate, che sono considerate dannose per la vittima, mentre protegge espressamente l’orientamento sessuale, per esempio contro le discriminazioni nei luoghi di lavori o nella definizione dei requisiti per lo status di rifugiato. […]
Si vorrebbe far credere, nella mente degli estensori della questione pregiudiziale, che l’elemento soggettivo in capo all’autore del reato (“l’interiorità dell’animo” quale “autentico movente”), sarebbe difficilmente accertabile, e quindi di per sé contrario al principio di uguaglianza, perché irragionevolmente discriminatorio.
A questa visione basta rispondere che il codice penale ben conosce ipotesi di dolo specifico e che le difficoltà di accertamento del reato non possono, da sole, giustificare un rifiuto di tutela da parte del legislatore, che è chiamato, in virtù dei suoi doveri costituzionali, a porre fine alle discriminazioni e non ad alimentarle attraverso considerazioni di ordine pratico che la legge, invece, assegna sempre al giudice perché le risolva nel corso di un procedimento giudiziario, con gli strumenti che il diritto processuale mette a sua disposizione.
Quale ulteriore asserita motivazione di incostituzionalità della proposta di legge, basata sull’art. 25 della Costituzione, ed in particolare sul principio nullum crimen sine lege, mancherebbe una definizione dell’espressione “orientamento sessuale”, mancanza che renderebbe imprecisato l’oggetto dell’aggravante.
Si tratta, anche qui, di un’opinione del tutto incongruente, per le stesse ragioni evidenziate sopra e in più perché la nozione di orientamento sessuale è già presente nella legislazione penale italiana. Infatti dal combinato disposto degli articoli 10 e 18 del decreto legislativo 10 settembre 2003, n. 276 e dall’articolo 38 dello Statuto dei lavoratori risulta una fattispecie penale tra i cui elementi vi è proprio l’orientamento sessuale. […] Da leggere tutto.

fonte: bioetiche.blogspot.com » Vai al post originale