Nov 30

“Dicono che i frigoriferi sono freddi / ma cosa c’é di più freddo del cuore di un uomo / che si chiude nel suo egoismo / lasciando che la Madre Terra perisca? Ma verrà il tempo in cui / frigoriferi da tutto il mondo / apriranno lo sportello del loro caldo cuore / e salveranno il mondo dalla febbre / causata dal freddo cuore degli uomini / Essi marceranno a lungo verso il futuro.”*http://www.macrolibrarsi.it/libri/_la-marcia-dei-frigoriferi-verso-il-polo-nord.php

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Nov 30

E’ difficile dire quanto la battaglia annunciata in parlamento sulla legge per la cittadinanza sia da ascrivere ad un’autentica lungimiranza da parte di alcuni rappresentanti del governo, seriamente intenzionati a perseguire l’integrazione, e quanto ad un dispetto che alcuni settori della maggioranza vorrebbero fare ai loro avversari interni. Fatto sta che la proposta Granata-Sarubbi, sponsorizzata dal Presidente Fini e condivisa dall’opposizione, che si prefigge di ridurre i tempi di attesa per la cittadinanza a cinque anni invece dei dieci attualmente previsti è stata messa in calendario prima di Natale. Ovviamente i leghisti strepitano ed è comprensibile: a Natale loro mandano gli agenti di polizia a fare gli auguri ai cittadini stranieri con modalità tipicamente padane, da cui il nome dell’ operazione “White Christmas”: li visitano “casa per casa” per controllare se hanno rinnovato il permesso di soggiorno. Per loro, la concessione della cittadinanza dopo cinque anni è - manco a dirlo - “cittadinanza facile”.

Come spesso succede quando c’è confusione, ognuno dice la sua. La deputata più realista del re, Souad Sbai, ha presentato una proposta propria che - cito testualmente un articolo del portale Stranieri in Italia - nonostante abbassi l’attesa a otto anni, si pone su un piano decisamente diverso rispetto alla proposta bipartisan Sarubbi-Granata e per alcuni aspetti prevede un percorso anche più difficile rispetto a quello attuale”. Come cittadino straniero residente in Italia non posso ovviamente che ringraziare l’Onorevole marocchina per la passione con cui rappresenta le nostre istanze al contrario.

Il problema, però, e lo sanno tutti coloro che si occupano di immigrazione, non è tanto l’attesa di dieci, otto o cinque anni. Il problema è essere certi che dopo questo lasso di tempo ed entro un periodo prestabilito, la cittadinanza arriverà. Perché così come stanno le cose adesso uno può aspettare il periodo indicato (non importa se dieci o cinque), presentare regolare richiesta, quindi aspettare invano una risposta. Passano altri venti-trent’anni se va bene e - dopo cause, ricorsi e via discorrendo - si scopre che la richiesta è stata rifiutata. E i motivi per cui lo è stata spesso rimangono un mistero glorioso. I più temerari - sempre dopo cause, ricorsi e via discorrendo - possono per esempio scoprire che nonostante vivessero in Italia da decenni, erano considerati nientepopodimeno che pericoli per la sicurezza pubblica (e allora non si capisce perché nessuno li ha espulsi) e - solo dopo cause, ricorsi e via discorrendo - riescono a capire che rappresentavano un pericolo in quanto “rimasti legati alle tradizioni del paese di origine”. Chiamatela pure “cittadinanza facile”.

Fin quando la concessione della cittadinanza rimarrà, appunto, una “concessione”, e quindi soggetta alla clemenza o agli umori e interpretazioni delle varie amministrazioni, tutto questo cancan sul limite dei dieci, otto o cinque anni è fine a sé stesso. La cittadinanza dovrebbe essere, dopo un congruo periodo di permanenza in Italia (che può quindi rimanere di dieci anni o persino essere innalzato), un diritto automatico. Dopo quel lasso di tempo, se i requisiti (logici, please) sono soddisfatti, deve essere automaticamente rilasciata. Se rifiutata, anche le motivazioni dovrebbero essere logiche e trasparenti e pervenire automaticamente all’interessato. Non è possibile continuare a vivere in un paese in qualità di eterni “ospiti”. E scoprire, magari dopo decenni di versamenti regolari di contributi, che in caso di licenziamento si potrà usufruire degli ammortizzatori sociali solo per sei mesi in quanto “arrivano prima gli italiani”. Fermo restando che gli stranieri regolari, per giustificare la propria presenza in Italia, devono dichiarare il redditto e versare i contributi, gli italiani - che a queste richieste non devono sottostare - dov’erano, quando si trattava di versarli, i contributi?

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Nov 30

Alessandro Meluzzi, psichiatra, portavoce della Comunità Incontro di Don Pierino Gelmini, ci elargisce dalle colonne del Giornale le sue opinioni sull’attualità bioetica, in particolare sulla pillola abortiva RU-486 («Domanda: ma un embrione ha meno neuroni di un astice?», 28 novembre 2009, p. 18). Vediamo con quali risultati.
È giusto occuparsi del dolore di Caino, ma anche di quello di Abele. La vicenda del risveglio, dopo 23 anni di stato vegetativo ci può fare immaginare quale angoscia ci sarebbe stata nel trapasso, provocato, di chi pur senza poter parlare, come in un incubo, era perfettamente consapevole di quanto accadeva intorno a lui. Il riferimento, nonostante la forma un po’ contorta, è chiaramente alla vicenda di Rom Houben, l’uomo belga che i medici hanno riconosciuto possedere una coscienza quasi completa di ciò che lo circonda, dopo che per 23 anni era rimasto in totale mutismo e immobilità a causa di un grave incidente. C’è qualche dubbio sullo stato di Houben nel corso di questi anni, ma su una cosa tutti – o almeno tutti meno Meluzzi – sembrano essere d’accordo: l’uomo non si è risvegliato dallo stato vegetativo, perché in realtà in stato vegetativo persistente – a differenza per esempio di Eluana Englaro – non c’è mai stato.
Il Movimento Per la Vita ha dimostrato che una delle più efficaci forme per far riflettere una donna circa la scelta di interrompere la gravidanza, è mostrare la dettagliata ecografia tridimensionale di un feto di 12 settimane perfettamente eliminabile, anche senza ragioni terapeutiche, per sola scelta della donna. È un piccolo bambino quasi perfettamente formato, con occhi, naso, bocca, gambine, piedini, un cuoricino che batte, 5 dita nelle mani e nei piedi e i primi movimenti spontanei per succhiarsi il pollice.
[…] Bene, sapete quanto ci mette a morire questa creatura dopo la somministrazione di una RU486? Circa 48 ore, cioè 2 giorni. E per asfissia da espulsione dall’endometrio, cioè per soffocamento. La retorica dei piedini va ancora forte in campo antiabortista, ma un veterano del Movimento per la Vita non la applicherebbe mai – beh, mai per iscritto – a un aborto compiuto con la RU-486, visto che la pillola abortiva si usa in genere fino alla 7ª settimana di gestazione (cioè fino alla 5ª settimana dal concepimento), quando il feto – o meglio, l’embrione – ha l’aspetto di questo ragazzo qui. Niente piedini, temo.
Non so da dove Meluzzi tragga il dato delle 48 ore di agonia: 48 ore sono il periodo che nell’aborto farmacologico intercorre fra la somministrazione del primo farmaco (la RU-486) e quella del secondo (il misoprostolo); la morte dell’embrione può avvenire in qualsiasi momento di questo intervallo di tempo, o anche dopo. La cosa comunque è abbastanza irrilevante, visto che il «soffocamento» (altri, sempre naturalmente col nobile scopo di far «riflettere» le donne, preferiscono parlare di «morte per fame») in seguito al distacco dall’endometrio, che fornisce ossigeno (non aria!) e nutrimento al prodotto del concepimento, ha ben poche delle connotazioni che siamo soliti attribuire alla parola: prima di tutto perché l’embrione non percepisce nulla, e quindi nemmeno la mancanza di ossigeno nel sangue. Ma naturalmnte Meluzzi su questo la pensa diversamente:
Si obietterà che non c’è dolore perché non c’è coscienza. Innanzitutto, chi lo sa? Visto che comprovatamente poco più avanti nella gravidanza i feti persino sognano. «Poco più avanti nella gravidanza» sta qui per «a un’età quasi tre volte maggiore», visto che un sonno paragonabile al sonno REM inizia solo alla 30ª settimana (secondo Carlo Bellieni, noto antiabortista ma anche neonatologo). Spingendo un po’ più in là la stessa logica, Meluzzi avrebbe potuto dire che «poco più avanti» i feti scrivono persino articoli per il Giornale
Lungi dal voler colpevolizzare donne che non potranno mai essere obbligate a trattenere dentro il proprio corpo una creatura che considerano poco meno di un alien. Per carità! Chi potrebbe mai pensare che il buon Meluzzi voglia colpevolizzare le donne – queste Ellen Ripley della porta accanto – che «considerano poco meno di un alien» la loro creatura? Lungi, lungi!
Ma l’uso diffuso di un veleno, distribuito in Spagna alle minorenni in farmacia e senza l’autorizzazione dei genitori, ci pare davvero troppo. Ahia, Meluzzi! Mi cade proprio sul finale… Oramai l’hanno imparato persino quelli dei TG Rai a non confondere la pillola del giorno dopo (il Norlevo, quello che in Spagna distribuiscono in farmacia anche alle minorenni, ’sti disgraziati) con la pillola abortiva (che in Italia sarà disponibile solo in ospedale)… Vabbeh, cose che capitano; non colpevolizziamo il povero Meluzzi (certo che però dalla redazione del Giornale, un giornale così autorevole, uno si aspetterebbe più attenzione…). Vedrete che la prossima volta andrà meglio. Sicuramente.

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Nov 28

Secondo quanto dichiarato da fonti del Sudan Liberation Movement di Abdel Wahid al Nur, due villaggi nel Nord Darfur sarebbero stati attaccati da milizie filogovernative, mercoledì scorso.

I villaggi di Al-Harra e Jabel Issa sarebbero stati saccheggiati dai janjaweed, giunti con 25 veicoli: 11 i detenuti, fra di essi non ci sarebbero ribelli del movimento SLM/AW.

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Sep 03

Questo piccolo isolotto del Lago di Bolsena è ciò che resta, come quello bisentino, del cono eruttivo del vulcano sottostante l'attuale lago. Esso dista appena un chilometro dalla costa del lago ed è incredibilmente diverso dal compagno. I suoi dieci ettari ospitano una comunità vegetale pressochè integra e apparentemente molto più selvatica, quasi tropicale. Le sponde sono popolate da numerose colonie di uccelli acquatici e al di fuori delle specie vegetali ed animali l'isola non è attualmente popolata.
Sicuramente visitato dagli etruschi, forse anche dai romani, l'isola è storicamente famosa per la detenzione di due incredibili donne: Cristina, martire e patrona di Bolsena, fu relegata sull'isola da papa Urbano IV affinchè rinnegasse la sua forte fede cristiana; Amalasunta, regina degli Ostrogoti, dal carattere deciso e diplomatico si inimicò i Goti e tramite un complotto di questi col famigliare Teodato fu dapprima imprigionata nell'isola e quindi uccisa nel 535 d.C.
L'isola ha storicamente attratto l'attenzione sia dei nativi dei borghi limitrofi (a questa epoca risale la chiesa di S. Stefano del IX sec.) dei Viterbesi, dei signori di Bisenzio e del papato. Sotto la chiesa l'isola ha vissuto il periodo di massimo splendore. A partire dal XVII secolo, sotto il ducato di Castro l'isola fu progressivamente abbandonata, le strutture smantellate ed i materiali riutilizzati per la costruzione di Marta. Attualmente l'isola vi è una residenza Privata e non è visitabile.

fonte: www.lago-di-bolsena.biz » vai al post originale »

Nov 28

Mercoledì 16 dicembre 2009 ore 21:00al Teatro Albertino via Crivellucci 3/a Roma
Artisti Socialmente Utili – Circolo ACLI Municipio I Roma
ORGANIZZA
“DARFUR… urgente”A chi deve ascoltare… per chi non può sentire
L’incasso sarà devoluto a Italians For Darfur.
Il conflitto in Darfur, nell’arco di sei anni, ha provocato non meno di 300.000 morti, e ha costretto almeno due milioni di persone alla fuga, sia all’interno del Sudan, sia nei campi profughi in Ciad. Lo scopo del concerto è quello di portare in evidenza il grave problema che affligge le popolazioni di quei luoghi e tutte le iniziative che l’associazione “Italians For Darfur” sta portando avanti in questi anni, assicurando una corretta e completa informazione, facendo in modo che le istituzioni si mobilitino per trovare una soluzione al conflitto in corso.
Hanno aderito e parteciperanno al concerto:Luigi Montagna, Pino Tossici, Claudio Crescentini, Echos, Frankie’s Jazz Trio, The Bulldogs.
Visto l’importanza dell’evento ed i posti limitati, è consigliabile prenotare via e-mail o acquistare in prevendita il biglietto presso il teatro dal 9/12 al 13/12 dalle ore 19:00. Il prezzo del biglietto è di €10.Firma l’appello on-line di Italians for Darfur!
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Nov 28

Auguri a tutti i lettori musulmani

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Nov 28

Ansa, 27 novembre, 16.07:
GENOVA - Con in mano i volantini per difendere il crocifisso, un attivista della Lega Nord Liguria si è fatto scappare una serie di bestemmie stamani a Genova durante una animata discussione con un passante che la pensava diversamente. È accaduto nella centrale Piazza De Ferrari, dove la Lega Nord ha allestito un gazebo per raccogliere firme per mantenere i crocifissi nelle scuole.
Verso le 11.20, un attivista del partito che distribuiva volantini ha iniziato a discutere animatamente con un passante che la pensava diversamente. In pochi secondi si è passati agli insulti e l’attivista, un uomo sui cinquant’anni, ha dato uno spintone all’altro, un uomo sui 60 anni. Sono intervenuti alcuni attivisti che hanno cercato di dividere i contendenti ma a quel punto il leghista ha perso il controllo e ha iniziato a urlare bestemmie tra lo stupore dei passanti. Sono intervenuti due agenti della Digos ai quali l’uomo ha spiegato di aver agito così perché da poco aveva perso il lavoro e l’altro gli aveva detto di “andare a lavorare”. (Hat-tip: UAAR Ultimissime.)

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Nov 28

Dopo mesi di discussioni e dibattiti bizzarri sulla RU486 arriva dal Senato il no alla sua commercializzazione. La commissione Sanità ha votato e la maggioranza, costituita da Pdl e Lega, vuole un parere tecnico sulla compatibilità della RU con la legge 194 sulla interruzione volontaria di gravidanza. Soldi, tempo e energie spesi per avere un parere che anche un bambino potrebbe dare. Si legge infatti nella legge 194, articolo 15: “Le regioni […] promuovono l’aggiornamento del personale sanitario ed esercente le arti ausiliarie sui problemi della procreazione cosciente e responsabile, sui metodi anticoncezionali, sul decorso della gravidanza, sul parto e sull’uso delle tecniche più moderne, più rispettose dell’integrità fisica e psichica della donna e meno rischiose per l’interruzione della gravidanza”. Non è superfluo ricordare che la RU486 è usata da decenni in altri Paesi e che si offre come un mezzo diverso per ottenere una interruzione di gravidanza – cioè il medesimo risultato. Risultato che in Italia è ancora permesso, almeno sulla carta. Sembra verosimile che le polemiche sulla RU486 siano soltanto pretestuose e che il bersaglio non sia il “modo” in cui si abortisce, ma l’aborto stesso. Già poco tollerato, l’aborto diventa inammissibile se connotato di una sfumatura in più di scelta: aborto chirurgico o farmacologico? Impossibile lasciare la scelta alle donne.

DNews, 27 novembre 2009.

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Nov 28

Su Il Mucchio Selvaggio di dicembre (pp. 38-39).

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Nov 26

Ieri, durante il colloquio di selezione per un posto di account director in una web agency, la trentenne cacciatrice di teste della nota multinazionale leader nel recruitment specializzato così oracoleggia:

ottimo curriculum…non c’è che dire…complimenti!…purtroppo però… il suo livello di seniòriti è troppo alto…troppo alto, davvero…lei si troverebbe a disagio in un ambiente di giovani webbari… non riuscireste a capirvi…mi spiego?!…non parlereste la stessa lingua…è normale!…prenda i gusti musicali, per esempio… a lei piace… come ha detto che si chiama? ah sì… cet beker…loro, i giovani, quelli con cui dovrebbe lavorare, quei giovani smanettoni lì, non sanno mica chi è ’sto sassofonista…mi creda…

fonte: creativeclassics.blogspot.com » Vai al post originale

Nov 26

(V. DARFUR: ASSOCIAZIONE, MAI PARTITA… DELLE 19.25 CIRCA)
(ANSA) - ROMA, 24 NOV - ”Nella seduta dell’11 novembre delleCommissioni riunite Difesa e Esteri il sottosegretario GiuseppeCossiga in merito alla partecipazione italiana alla missioneUnamid in Darfur, ha rilevato che essa non ha, di fatto, potutoaver corso a seguito dell’atteggiamento assunto dal Governosudanese in ordine al rilascio dei necessari visti d’ingresso”.Lo conferma il presidente della Commissione Diritti Umani, ilsenatore Pietro Marcenaro (Pd), in merito alla notizia dellamancata missione italiana in Sudan. ”In quella occasione e’ stato approvato un ordine del giorno- prosegue Marcenaro - che impegnava il Governo a dare seguitoall’invio dei due elicotteri e della logistica necessaria per lamissione Unamid e a prestare particolare attenzioneall’evoluzione delle missioni internazionali in quell’area,prevedendo anche la possibile estensione della collaborazionemilitare italiana”. Inoltre, dice ancora Marcenaro, ”in merito a quelli che sonogli intendimenti del ministero della Difesa e del Governoitaliano nei confronti della crisi umanitaria in Darfur e dellasempre piu’ pressante emergenza in Sud Sudan, ho presentato unamozione attraverso la quale, insieme ad altri colleghi,chiediamo un impegno del nostro Paese e un sostegnopolitico-diplomatico al processo di pace che mi auguro possariprendere al piu’ presto e portare a una soluzione delconflitto e della crisi nella regione occidentale del Paese cherischia di aggravarsi ulteriormente visto che le 13 ong espulsea marzo scorso - conclude l’esponente Pd - non sono ancora stateriammesse in Sudan”. (ANSA).
SV24-NOV-09 20:10 NNNNFirma l’appello on-line di Italians for Darfur!
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Nov 26

SUDAN: ITALIANS FOR DARFUR, MAI PARTITA MISSIONE AUTORIZZATA A SUPPORTO UNAMID
Roma, 24 nov. (Adnkronos) - “Come purtroppo temevamo, la missione italiana in Darfur, annunciata dal ministro della Difesa nell’ambito dell’ultima discussione in parlamento sul rifinanziamento delle missioni militari all’estero, non e’ mai partita”. Lo denuncia in una nota l’associazione ‘Italians for Darfur’, impegnata per la promozione e la tutela dei diritti umani in Sudan.
“La notizia appresa ufficiosamente dalla delegazione dell’Intergruppo parlamentare Italia - Darfur, presieduto dall’onorevole Gianni Vernetti, in visita a Khartoum e ad El Fasher loscorso ottobre - prosegue la nota - e’ stata confermata dal sottosegretario alla Difesa Giuseppe Cossiga, nel corso di una seduta della commissione Difesa al Senato dell’11 novembre”. “Come si evince dal resoconto della seduta - prosegue l’associazione - Cossiga ha confermato che dal gennaio 2009 per sei mesi era previsto l’invio di due velivoli e di un piccolo contingente, finanziato per circa 6 milioni di euro nell’ambito del decreto sulle missioni all’estero, ma quest’ultimo non e’ mai partito perche’ il governo sudanese non ha rilasciato i visti per i nostri militari”.
Augurandosi che le risorse destinate al Darfur “non siano utilizzate diversamente”, l’associazione conclude ricordando che “l’emergenza nella regione e nel Sud Sudan, dove la tensione in vistadelle elezioni e del referendum per l’indipendenza e’ sempre piu’ alta, e’ ancora pressante e il supporto del nostro Paese rimane fondamentale”.
(Ses/Zn/Adnkronos)24-NOV-09 18:33NNNNFirma l’appello on-line di Italians for Darfur!
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Nov 26

Il Segretario Generale delle Nazioni Unite Ban ki Moon ha riferito lunedì scorso sullo stato della missione congiunta ONU-Unione Africana, approvata nel 2007 con la risoluzione 1769 del Consiglio di Sicurezza, ma mai pienamente dispiegatasi in Darfur: conta, infatti, circa 20.000 militari contro i 26.000 previsti.Ban ki Moon ha sottolineato la grave responsabilità del governo sudanese nell aver ostacolato lo svolgimento del compito di controllo e sicurezza del contingente con intimidazioni, come sorvoli di elicotteri militari e spari,e rallentamenti nelle procedure burocratiche.Gli episodi, documentati, sono numerosi.Nel frattempo peggiorano anche le condizioni di sicurezza dei peacekeepers, nel mezzo di sempre più frequenti scontri tra etnie e fazioni diverse, rivalità riaccesesi con l approssimarsi delle elezioni presidenziali dell’Aprile 2010. Ora si teme una nuova ripresa delle ostilità anche tra governativi e ribelli.Firma l’appello on-line di Italians for Darfur!
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Nov 26

Fino ad oggi sono numerosi i governi e i leader in tutto il mondo che hanno deciso di aprirsi ad un confronto con i cittadini, utenti della rete, attraverso YouTube. Il Vaticano, la Camera dei Deputati, la Famiglia Reale, le Regina Ranja di Giordania e i presidenti di numerosi paesi tra cui: Stati Uniti, Francia, Corea del Sud e Estonia.

A questi si aggiunge oggi un altro importante contributo, quello del Governo Iracheno che oggi annuncia il lancio di un proprio canale YouTube (youtube.com/iraqigov), così come si evince dalle parole del Primo Ministro Nuri al-Malik:

Le caratteristiche di condivisione che sono alla base di YouTube consentiranno agli utenti che visitano il canale del Governo iracheno di interagire votando i video preferiti, esprimendo la propria opinione attraverso commenti scritti e risposte video in pieno rispetto della trasparenza e della libertà di espressione.

Scritto da: Marco Pancini, European Policy Counsel


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Nov 26

La storia di Rom Houben, l’uomo belga vittima di un incidente 23 anni fa e rimasto da allora paralizzato e incapace di comunicare con il mondo esterno ma tuttavia consapevole, mentre tutti lo ritenevano invece definitivamente privo di coscienza, ha fatto il giro del mondo, inorridendo e commuovendo l’opinione pubblica. Ma adesso cominciano a levarsi le prime voci scettiche sulla vicenda.
Se si guarda un video del paziente, ci si rende conto che – contrariamente a quanto affermato in alcuni resoconti giornalistici – non è Houben a muovere autonomamente la mano per battere sulla tastiera i suoi pensieri; invece la mano viene spostata da una terapeuta, Linda Wouters, che sostiene di essere guidata da una lieve pressione effettuata dal paziente, e di sentirne la resistenza quando sta per premere un pulsante sbagliato; il metodo si chiama «comunicazione facilitata». Vi ricorda qualcosa? Ebbene, questo è il medesimo principio delle tavolette ouija (il gioco del bicchierino), in cui un gruppo di persone pone le mano su una tavoletta o su un calice rovesciato, e l’oggetto comincia a muoversi in modo apparentemente autonomo su una base che reca impresse le lettere dell’alfabeto, componendo un messaggio di senso compiuto (che in genere viene interpretato come un messaggio dei defunti). Ovviamente sono le spinte – in genere inconsapevoli – dei partecipanti a muovere la tavoletta; molti sostengono che anche la «comunicazione facilitata» comunichi in realtà i pensieri del terapeuta e non quelli del paziente. Si tratta proprio per questo di una pratica generalmente ritenuta non credibile dagli ambienti medici.
Il dubbio è particolarmente lecito nel caso Houben: il video mostra chiaramente il contrasto fra lo stato fisico seriamente compromesso del paziente e la sicurezza e rapidità con cui l’assistente guida la sua mano sui pulsanti. Nota Arthur Caplan, uno dei maggiori bioeticisti americani, a proposito delle affermazioni attribuite a Houben:
Uno giace per 23 anni in un letto d’ospedale quasi del tutto privo di stimoli, e all’improvviso appare completamente coerente e razionale? C’è qualcosa che non va. I messaggi sono quasi poetici. Sembra tutto troppo lucido, come se qualcuno avesse preparato le cose da dire in anticipo. Non dico che sia tutta una frode, ma vorrei saperne molto di più. James Randi, il noto smascheratore di falsi fenomeni paranormali, ha invitato Houben e la terapeuta a concorrere al premio da un milione di dollari messo in palio dalla James Randi Educational Foundation per chi dimostrerà in condizioni controllate la validità della comunicazione facilitata. In un aggiornamento apparso sul suo sito Randi punta il dito su un altro video, in cui Houben sembra avere gli occhi chiusi mentre la sua mano vola imperterrita sulla tastiera.

Tutto ciò non significa naturalmente che non ci sia stata comunque una diagnosi sbagliata di stato vegetativo, e che le analisi del team guidato dal dottor Steven Laureys, che hanno portato a correggere questa diagnosi, siano meno che corrette. Houben, a quanto è stato riportato, ha recuperato la capacità di rispondere con un sì o con un no a domande tramite i movimenti del piede (quindi senza comunicazione facilitata), e questo mostra che è consapevole. Ciò che non è chiaro – e non lo sarà fino alla pubblicazione di uno studio scientifico sul caso; studio che ancora non esiste, malgrado quello che hanno sostenuto alcuni media – è in che stato si trovasse Houben durante la maggior parte di quei 23 anni. I medici gli attribuiscono adesso una sindrome locked-in: si tratta di una condizione generata di solito da un trauma al Ponte di Varolio, una struttura che si trova nel tronco encefalico e che rappresenta uno snodo cruciale nelle comunicazioni fra il corpo e le zone superiori del cervello. Il trauma può interrompere queste comunicazioni, portando a una paralisi totale, lasciando però integre le funzioni cognitive del cervello, localizzate più in alto del Ponte. Nella sindrome locked-in classica il paziente è in grado di muovere gli occhi (i nervi visivi corrono anch’essi al di sopra del Ponte), e quindi di comunicare con il mondo esterno; ma questo non accadeva allo sfortunato Houben. Siccome un trauma al Ponte di Varolio può non venire da solo (specialmente se è causato da un incidente meccanico), è in teoria possibile che un secondo trauma interessi le vie nervose visive, lasciando il paziente oltre che paralizzato anche incapace di muovere gli occhi, e quindi a tutti gli effetti sepolto vivo nel suo stesso corpo; si parla in questo caso di sindrome locked-in totale.
Intuitivamente, però, una lesione così localizzata è improbabile: l’encefalo superiore è una sorta di campo minato per quanto riguarda le funzioni cognitive, e un trauma esterno sufficientemente grave da causare sia un danno al Ponte sia alle vie visive causerà generalmente anche un’alterazione più o meno grave dello stato di consapevolezza. Il paziente paralizzato, in questo caso, non sarà cosciente del proprio stato, o lo sarà in maniera estremamente parziale; è questo che, sommato alla paralisi, rende molto difficile diagnosticarne le reali condizioni. Non sono un neurologo, ma la mia sensazione è che lo stato di Houben, prima del recupero avvenuto negli ultimi tempi, fosse probabilmente questo.

Per quanto riguarda le implicazioni bioetiche del caso, va detto che ogni paragone con i casi di Terri Schiavo o di Eluana Englaro è del tutto improponibile: le autopsie effettuate sulle due donne hanno dimostrato oltre ogni possibile dubbio che i danni alle parti superiori dell’encefalo erano così estesi da escludere la possibilità di una consapevolezza residua o del suo recupero. È comunque vero che il caso ripropone il problema di una diagnosi certa dello stato vegetativo e della sua distinzione rispetto a condizioni più o meno analoghe; gli studi di Laureys e del suo team sono in questo senso promettenti.
Non è però scontato quale debba essere la valutazione di stati differenti da quello vegetativo: il bioeticista Jacob M. Appel sostiene per esempio («The Rom Houben Tragedy and the Case for Active Euthanasia», The Huffington Post, 24 novembre 2009) che il caso di Houben vada di fatto a favore dell’eutanasia. Si tratta, come si può capire, di idee quanto meno controverse; quello che è certo è che la tragedia di Rom Houben non è ancora finita, se davvero l’uomo si è destato solo per ritrovarsi inerme nelle mani di chi lo usa alla stregua di un pupazzo da ventriloquo.

Aggiornamento 18:30: da un articolo del Times (David Charter, «Mystery as coma survivor Rom Houben finds voice at his fingertips», 25 novembre) si apprende che il dottor Steven Laureys avrebbe messo alla prova la comunicazione facilitata mostrando a Houben degli oggetti in assenza della terapeuta, e quindi chiedendo al paziente di nominarli con l’aiuto della donna rientrata nella stanza. Le risposte ottenute sarebbero state corrette. Mi sentirei però più tranquillo se a controllare ci fosse stato James Randi… (hat-tip per questo aggiornamento: Daniela Ovadia).

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Nov 26

Mercoledì 25 novembre, alle 20.30 Nuova Proposta organizza un incontro sulla omogenitorialità con alcuni rappresentati di Famiglie Arcobaleno. Presso il Circolo Mario Mieli (Roma, via Efeso 2).

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Nov 24

A distanza ravvicinata dalla scorsa mini guida webmaster eccone un’altra con nuovi spunti sul tema dell’indicizzazione.
Come possiamo essere sicuri che un sito venga correttamente indicizzato da Google? Che ruolo ha la sitemap nell’indicizzazione? E come verificare che un sito sia effettivamente visibile nei risultati di ricerca di Google? Le risposte nella nuova mini guida “Lo sapevate che…”, il consueto appuntamento con i consigli di Google per i Webmaster che trova spazio tra le pagine del nostro Forum di Assistenza.

“Lo sapevate che…” tornerà a breve con una nuova e interessante mini guida sui link a pagamento.
Per commenti o consigli in tema con le mini-guide, scriveteci sul forum, nella sezione “Suggerimenti

Se intanto doveste aver perso gli appuntamenti precedenti, questi sono i link per ritrovarli:

Per qualsiasi dubbio o suggerimento, contattateci direttamente sul Forum di Assistenza per i Webmaster.

Scritto da: Sara Arrigone, Search Quality Team


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Nov 22

L‘Islam dominerà il mondo. Gli arabi invaderanno l’Europa. I musulmani governeranno l’Italia. Queste sono solo alcune delle farneticazioni che politici, giornalisti e chi più ne ha più ne metta ripetono da almeno dieci anni se non di più. Ora, a meno che costoro non siano davvero convinti che per “dominare il mondo”, “invadere l’Europa” e “governare l’Italia” basti un esercito di muratori, pizzaioli, badanti e lavavetri, io non vedo proprio come possano avverarsi i loro incubi peggiori. Basta osservare quanto è successo prima, durante e dopo la partita di qualificazione ai mondiali tra Egitto e Algeria, per rendersi conto che la tanto decantata “Ummah”, la “fratellanza islamica ed araba” che tanto spaventa l’occidente in realtà non esiste. Sassaiole, scontri, feriti e morti, devastazione di sedi aziendali e attacchi alle sedi diplomatiche, richiami di ambasciatori, e tutto per una partita di calcio. E questi, secondo voi, sarebbero in grado di conquistare il mondo?

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Nov 22

Oggi Wired Italia lancia la bellissima iniziativa Internet 4 Peace. Il punto di partenza è l’idea che Internet sia un’arma di costruzione di massa, come ha detto Riccardo Luna, in grado di veicolare messaggi di solidarietà e civiltà, mentre l’obiettivo è candidare la Rete al prossimo Premio Nobel per la Pace.

Internet è il filo conduttore di una economia, di una società e di una politica innovative, un motore di crescita al quale non possiamo ne dobbiamo rinunciare. E’ una piattaforma di scambio, comunicazione e collaborazione, in grado di abbattere ogni tipo di muro e di avvicinare persone e culture, anche le più diverse.

Crediamo che questo sia il giusto modo per celebrare quella che è stata definita da Rita Levi Montalcini, la più grande invenzione del ‘900 e per aumentare la consapevolezza delle Istituzioni dell’importanza che Internet ha acquistato sul piano sociale e culturale. Brava Wired Italia!

Scritto da: Marco Pancini, European policy Counsel


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Nov 20


Ad of the month, september 2009, The ANNAs.

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