dic 30

Non piove da troppo tempo in tutto il Nord Darfur. In Sudan la produzione di cereali e segale è tra le prime al mondo ma le periferie dimenticate da Khartoum soffrono la fame quotidianamente per conflitti e clima ostile.Il Consiglio del Nord Darfur, nel giorno in cui nel resto del mondo finanche nel Sud Sudan si celebrava il Natale, ha lanciato l’allarme carestia per i prossimi mesi e ha chiesto al governo sudanese di intervenire con urgenza.
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dic 30

«Un’altra tragedia di questi microaccampamenti abusivi». Così il sindaco di Roma Gianni Alemanno ha commentato l’episodio. Il sindaco durante la sua visita presso l’area dove sorge il micro campo abusivo ha sottolineato che «in questa zona già la polizia municipale è intervenuta quattro volte, aveva sgomberato e abbattuto baracche, in qualche caso, che poi sistematicamente si sono riformate. Si tratta di persone che vivono di piccoli lavori – ha aggiunto il sindaco dopo essere entrato in una delle baracche – che per non pagare gli affitti si attrezzano in questa maniera».Fuoco in una baraccopoli, diciottenne carbonizzata, Il Corriere della Sera, 28 dicembre 2009.

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dic 28

Da qualche settimana ormai, il Corriere della Sera propina una specie di pubblicità ingannevole che recita: “Un’informazione di parte crea delle persone immobili. Per questo ci battiamo per un’informazione indipendente che permetta ad ognuno di farsi la sua opinione”. Per avere un assaggio dell’ informazione indipendente di cui si fregia il quotidiano della borghesiuccia italiota, basta analizzare il modo con cui affronta, da quasi 10 anni ormai, la cosiddetta “questione islamica”. Non vi sarà di certo sfuggito che le uniche versioni propinate ai suoi lettori su questo tema sono quelle di persone decisamente imparziali (sic) come Fu Oriana Fallaci “la più grande scrittrice italiana di tutti i tempi”, Magdi Allam “il più autorevole esperto di cose islamiche in Italia” e altri nomi dalle posizioni perfettamente sovrapponibili che si fa fatica a capire chi di loro ha scritto cosa. A questa pregiata categoria di persone talmente esperte da risultare inqualificabili, si è accodato ultimamente anche Giovanni Sartori, “il più grande politologo italiano ed uno dei massimi esperti di politologia a livello internazionale”.

Sartori, nato nell’anno in cui moriva Lenin e veniva esiliato l’ultimo sultano di Istanbul, è stato scomodato dal Corriere per spiegarci con un editorialone che rimarrà negli annali della politologia che i razzisti non si chiamano così: si chiamano – “più pacatamente”- “xenofobi”. E “Xenofobi” è il contrario di “Xenofili”. E si può essere l’uno o l’altro, indistintamente. D’altronde – pensate un po’ – “non c’è intrinse­camente niente di male in nessuna delle due reazioni”. Insomma: essere razzisti – pardon, “più pacatamente” xenofobi – è cosa bella e buona, esattamente come il non esserlo. Anzi, la xenofilia, come quella che caratterizza i trinariciuti sinistroidi per intenderci, è “un «politicamente corretto» che finora è restato male approfondito e spiegato”. Dal che si desume che il razzismo invece – pardon, “più pacatamente” la xenofobia – è stata pienamente spiegata e forse anche perdonata, giustificata e riabilitata. Quando penso che il più importante quotidiano italiano ha scomodato un accademico dalla sua torre d’avorio per scrivere queste panzane, mi viene il voltastomaco. Il modus operandi mi ricorda quando hanno rispolverato l’anziana Fallaci, ridotta ad insultare i tassisti newyorkesi dalle finestre di casa sua, per farcire quattro pagine del quotidiano. Il guaio, in questo paese, è che quando questi espertoni “sbroccano” – perché di questo si tratta – nessuno osa gridare “l’espertone è sbroccato”. Diventa tutta una gara a chi risponderà il “più pacatamente” possibile alle panzane propinate, col risultato che non si riesce mai a qualificarle per quello che effettivamente sono.

Le panzane del Sartori, poi, sono impareggiabili: “la questione non è tra bianchi, neri e gialli, non è sul colore della pelle, ma invece sulla «integrabilità» dell’islamico”. Non riesco ancora a credere che un accademico con il suo curriculum sia riuscito a scrivere una roba del genere. Poi si chiede se ci sono “casi, dal 630 d.C. in poi, di integrazione degli islamici. La risposta è sconfortante: no”. Immagino abbia vagliato l’esperienza umana di ogni singolo islamico dal 630 d.C fino al giorno d’oggi per trarre queste illuminanti conclusioni storiche. A sostegno di questa versione, viene imbastito in fretta e furia un pseudo-esempio storico, relativo all’India Moghul: “gli indiani «indigeni» sono buddisti e quindi pa­ciosi, pacifici; e la maggio­ranza è indù, e cioè poli­teista capace di accoglie­re nel suo pantheon di di­vinità persino un Mao­metto. Eppure quando gli inglesi abbandonarono l’India dovettero inventa­re il Pakistan, per evitare che cinque secoli di coesi­stenza in cagnesco finissero in un mare di sangue”. Effettivamente migliaia di islamici sgozzati e bruciati vivi dai fondamentalisti indù, soprattutto negli ultimi anni, testimoniano questo grande spirito di tolleranza induista. Dopodiché si passa a “In­ghilterra e Francia” che “si sono impegnate a fondo nel problema, eppure si ritro­vano con una terza generazione di giovani islami­ci più infervorati e incatti­viti che mai”. E per forza: se anche da quelle parti ci sono espertoni che esortano l’opinione pubblica a non riconoscere la piena cittadinanza (e cioè non solo il pezzo di carta) a giovani nati e cresciuti in quei paesi, col risultato che questi ragazzi rimangono costantemente discriminati sul profilo sociale, economico ecc anche tre generazioni dopo l’arrivo dei loro genitori, non si può che diventare cattivi e infervorati.

Ma dove vuole arrivare l’editoriale di Giovanni Sartori? “Ora che la Ca­mera dovrà pronun­ciarsi sulla cittadi­nanza e quindi, an­che, sull’«italianizzazio­ne» di chi, bene o male, si è accasato in casa no­stra”, illudersi di integrare l’islamico «italianizzan­dolo» “è un rischio da giganteschi sprovveduti, un rischio da non rischia­re”. Insomma: guai a riconoscere la cittadinanza agli islamici che si sono “accasati” da queste parti, anche se io preferisco “più pacatamente” ricordare che qui essi lavorano e pagano le tasse. Guai a riconoscerla ai loro figli, nati e cresciuti in questo paese. Guai a dare loro fiducia nella speranza che si “integreranno”. Poi però non meravigliatevi se, tre generazioni dopo, questi diventano più infervorati e incattiviti che mai. D’altronde è quello che succede quando, per spiegare come si deve governare una società multietnica e globalizzata, a pochi giorni dall’inizio del 2010, viene chiamato a pronunciarsi con un articolo degno di uno studente delle medie un docente di sistemi politici nato nel terzo anno dell’era fascista. Che dire? Non è un paese per giovani, decisamente. Né di seconda, né tantomeno di terza generazione.

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dic 26

Augurando a tutti voi buone feste, colgo l’occasione per ringraziarvi del vostro sostegno alla nostra associazione.
L’ultima nostra battaglia, la petizione per la cancellazione della pena di morte per sei bambini del Darfur, ha raccolto in sole due settimane quasi ottomila firme.
Più siamo, più la nostra voce è forte… dovranno ascoltarci. Questa, almeno, è la nostra speranza!
Infiniti e sentiti auguri.


Antonella Napoli,
presidente di Italians for Darfur Onlus
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Feb 06

Questo piccolo isolotto del Lago di Bolsena è ciò che resta, come quello bisentino, del cono eruttivo del vulcano sottostante l'attuale lago. Esso dista appena un chilometro dalla costa del lago ed è incredibilmente diverso dal compagno. I suoi dieci ettari ospitano una comunità vegetale pressochè integra e apparentemente molto più selvatica, quasi tropicale. Le sponde sono popolate da numerose colonie di uccelli acquatici e al di fuori delle specie vegetali ed animali l'isola non è attualmente popolata.
Sicuramente visitato dagli etruschi, forse anche dai romani, l'isola è storicamente famosa per la detenzione di due incredibili donne: Cristina, martire e patrona di Bolsena, fu relegata sull'isola da papa Urbano IV affinchè rinnegasse la sua forte fede cristiana; Amalasunta, regina degli Ostrogoti, dal carattere deciso e diplomatico si inimicò i Goti e tramite un complotto di questi col famigliare Teodato fu dapprima imprigionata nell'isola e quindi uccisa nel 535 d.C.
L'isola ha storicamente attratto l'attenzione sia dei nativi dei borghi limitrofi (a questa epoca risale la chiesa di S. Stefano del IX sec.) dei Viterbesi, dei signori di Bisenzio e del papato. Sotto la chiesa l'isola ha vissuto il periodo di massimo splendore. A partire dal XVII secolo, sotto il ducato di Castro l'isola fu progressivamente abbandonata, le strutture smantellate ed i materiali riutilizzati per la costruzione di Marta. Attualmente l'isola vi è una residenza Privata e non è visitabile.

fonte: www.lago-di-bolsena.biz » vai al post originale »

dic 26

L‘articolo 5 del Testo Unico sull’immigrazione prevede che il permesso di soggiorno venga rilasciato, rinnovato o convertito entro venti giorni dalla domanda. Allo stato attuale, invece, i 4 milioni di immigrati che vivono in Italia devono mediamente aspettare dai sette ai quindici mesi, anche solo per il rinnovo di un permesso della validità di un anno. Da domenica 13 dicembre Gaoussou Outtarà – esponente di Radicali Italiani, immigrato dalla Costa D’Avorio e da 29 anni in Italia – è in sciopero della fame per sollevare il problema dei “tempi legali utili per rilascio dei permessi di soggiorno”. (…) “La quasi totalità degli immigrati in Italia – ha detto Outtarà, intervistato da Radio Radicale – non solo non ha alcuna speranza di poter ottenere la cittadinanza italiana, ma si trovano spesso privi anche di un semplice permesso di soggiorno, pur avendone diritto”. Sono oltre 700 mila, infatti, secondo una rilevazione del Sole 24 Ore, gli immigrati in attesa del rinnovo del permesso di soggiorno. Persone che lavorano, studiano, crescono i propri figli in Italia, ma si ritrovano ciclicamente in una sorta di terra di nessuno, dove i diritti di residenza sono sospesi. Senza rinnovo non ci si può muovere per l’Europa, si ha difficoltà a tornare nel paese d’origine, così come a svolgere diverse azioni di vita quotidiana: firmare un contratto d’affitto o di lavoro, prendere la patente, iscrivere all’asilo i nostri figli. “Insomma – ha detto ancora Outtarà – la vita di un immigrato in attesa del permesso di soggiorno, in Italia è paragonabile a quella di una persona reclusa in un carcere a cielo aperto. A seconda dei momenti, noi immigrati siamo effettivamente imprigionati nei Cie (centri di identificazione ed espulsione) o in libertà vigilata in balìa della possibile revoca del permesso di soggiorno o della sua non ottenibilità”. (Leggi su Repubblica)

fonte: salamelik.blogspot.com » Vai al post originale

dic 26

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dic 26

Ringrazio Karim Metref che mi ha appena segnalato la notizia che è stato arrestato, sulle frontiere Nord-Est del paese, un cittadino che si dichiara apolide (ma che è probabilmente di origini albanesi) che risponde a diversi alias tra cui quello di Claus Santa. Il cittadino extracomunitario era entrato in territorio italiano privo di ogni tipo di documento o visto e quindi, al primo controllo (molto numerosi in questo periodo), è caduto sotto le leggi del pacchetto sicurezza ed è stato subito arrestato con l’accusa di immigrazione clandestina. Dopo i primi accertamenti in questura è stato portato al CIE di Gradisca d’Isonzo, in provincia di Gorizia. L’extracomunitario, arrestato al volante di un veicolo non a norma e in possesso di un quantitativo importante di merce di dubbia provenienza, rischia anche una denuncia per traffico di merci illecite. Ma la sua situazione sta diventando sempre più grave, in quanto accusato anche di false dichiarazioni e usurpazione di identità. In effetti in questura il prevenuto ha dichiarato di essere quello che in Italia si chiama Babbo Natale. Ma le forze dell’ordine hanno prontamente smentito la presunzione confrontando le foto del sospetto con quelle, che sono ormai di notorietà pubblica, del vero babbo natale. Le differenze sono notevoli. “Differenze, tra l’altro, facili da stabilire essendo che il Babbo Natale ufficiale è vestito di rosso (mentre il clandestino è vestito di verde) e ha i tratti somatici di un noto calciatore” ha dichiarato al telefono l’ufficiale della scientifica che ha condotto le indagini. Le autorità giudiziarie hanno dichiarato che il detenuto Claus (alias Nicola, alias Natale, alias Noel, alias Christmas, alias Nicolae…) rimarrà in detenzione fino a quando sarà stabilità la sua vera identità e nazionalità e stabilito dove dovrà essere espulso.

Aggiornamento del sottoscritto: fonti attendibili mi hanno informato che il trafficante extracomunitario è stato accusato in queste ultime ore anche di scasso e violazione di domicilio. Pare che avesse l’abitudine di calarsi nelle case dei rispettabili cittadini italiani attraverso i condotti dei camini. Una volta in casa, ripuliva sistematicamente il frigorifero.

fonte: salamelik.blogspot.com » Vai al post originale

dic 24

fonte: creativeclassics.blogspot.com » Vai al post originale

dic 24

No categorico del governo sudanese a ogni forma di manifestazione di piazza: è quanto hanno annunciato il portavoce del presidente Omar Hassan al Bashir e l’ex capo dei servizi segreti sudanesi (NISS) la scorsa settimana.
Le precarie condizioni di sicurezza in cui versa il Paese sarebbero incompatibili con manifestazioni e cortei pubblici.
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dic 24

Grande partecipazione e moltissime domande: grazie a tutti! La Live Chat con i webmaster italiani è stata una grande soddisfazione e vorremmo ringraziare tutti i partecipanti per aver reso questo evento così speciale. Speriamo di rivedervi in tanti per la prossima occasione e nel frattempo vi invitiamo a dare un’occhiata alla presentazione a tema “Google, links e la performance del tuo sito” e alle domande nel Forum di Assistenza.

Troverete anche alcune domande e risposte qui grazie a Mattia Ragni, tratte dalla sessione di chat successiva alla presentazione. Data la natura della chat, in caso abbiate dubbi dovuti alla brevità delle risposte, scriveteci al Forum di Assistenza, vi aspettiamo!

Scritto da: Luisa Mazza a nome del Search Quality Team


fonte: googleitalia.blogspot.com » Vai al post originale

dic 24


“Perdono Tartaglia, purché i magistrati lo giudichino per ciò che ha fatto”. Alle stesse condizioni perdonerei anche Berlusconi. [f. cocco]
Spinoza.it

(In effetti non ci dormivamo la notte).

fonte: bioetiche.blogspot.com » Vai al post originale

dic 22

*** Riceviamo, pubblichiamo e sentitamente ringraziamo ***

AK-47 (*)

di Federico Lama

Afferrato nella notte
sbattuto di corsa
su impervi sentieri di buia foresta
zuppo di pioggia battente
in faccia le unghie dei rami
la carne straziata
e il ferro feroce di un grosso fucile
monito orrendo
mi pungola il dorso
e l’acqua mi entra nel collo
mi cola sul viso
e le mani bagnate sorreggono a stento
questo grosso fucile
che pesa piombo
uguale a quello confitto nel dorso.
Avanti! avanti!
corri, non ti fermare
acqua nelle scabre scarpe
dure lame di cuoio
feriscono a sangue i miei piccoli piedi
ansimo
aria! il cuore mi scoppia
non riesco a tenere la corsa degli uomini adulti
con queste mie giovani gambe
che solo conoscono
i giochi di strada.
Cado, ho paura
lacrime e pioggia
una mano violenta mi azzanna i capelli
mi rialza impietosa.
La canna del grosso fucile
mi incalza la schiena
avanti! avanti!
Il fucile che imbraccio è piombo e terrore.
Fermi!
Silenzio.
Ecco il nemico.
Un’ombra più scura
non si è accorto di nulla
è vicino, quasi posso toccarlo
ora sento soltanto la pioggia e il mio cuore
e una voce che sussurra la morte.
“Spara!”
e mi indica cauto il bersaglio.
E’ per questo che siamo venuti.
Uomo sarai questa notte
togliendo la vita ad un uomo.

A fatica
sollevo tremando
la mia anima
e il gelido mostro di piombo e d’acciaio
a fatica
la mia piccola mano
impugna tremando
il mio atroce destino.
No!
Voglio tornare al dolce sorriso
della mia mamma,
alle grida gioiose delle mie sorelline,
ai giochi
nei meriggi assolati,
a scuola!
“Spara!”
e questa volta il sussurro è rabbioso.
“Sai chi teniamo”
La mia mano ha un sussulto.
Un boato
un fragore di tuono.
Il piombo e il terrore rimbalzano
nelle mie mani
chiudo gli occhi
e quando li apro
vedo
nel fumo
cadere
e morire
il nemico.
Ed io muoio con lui.

(*) Avtomat Kalashnikova obrazca goda; anno di costruzione: 1947
Peso carico: oltre 5 Kg
Lunghezza: 87 cm
Altezza di un bimbo di 12 anni: 145 cm circaFirma l’appello on-line di Italians for Darfur!
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dic 22

Come si fa a cacciare gli immigrati dal centro del paese? L’idea della giunta leghista di Alzano Lombardo, nella Bergamasca, è semplice e molto pratica: impedendogli di parcheggiare. Le strade sono strette e piazzare l’auto è un’impresa. Ora il Comune costruirà dei box, ma solo per “cittadini italiani”. Se poi i vigili del sindaco Roberto Anelli saranno implacabili e termineranno l’opera a suon di multe (etniche), il disegno sarà completato (Leggi su Repubblica)

fonte: salamelik.blogspot.com » Vai al post originale

dic 22

Perché non decidere di fare un regalo davvero originale questo Natale? un sorriso, ad esempio.

Basta digitare solidarietà o regali solidali su Google.it e scegliere una tra le tante associazioni no profit che da anni si impegnano a migliorare la vita di persone meno fortunate di noi. Fondi per la ricerca, vaccini, derrate alimentari, sostegno medico-sanitario, corsi di alfabetizzazione sono solo alcuni dei doni che faranno felice, in questo Natale 2009, qualcuno che non conosciamo ma che non potrà mai dimenticarci.

E se già siete sostenitori di un’associazione ONLUS ma non la vedete online, suggerite loro di visitare il sito www.google.it/grants. In questo link è possibile fare richiesta di entrare in Google Grants, il programma di pubblicità gratuita per le ONLUS, e ottenere, se rispettati tutti i requisiti, una campagna pubblicitaria completamente gratuita

Scritto da: Google Italy Blog Team


fonte: googleitalia.blogspot.com » Vai al post originale

dic 20

Les trompettes de la rennomée, di Georges Brassens, nella versiùn milanesa di Nanni Svampa: Tromboni della pubblicità. Buon ascolto!

fonte: creativeclassics.blogspot.com » Vai al post originale

dic 20

fonte: politicalcomic.blogspot.com » Vai al post originale

dic 20

Alcuni utenti ci stanno chiedendo chiarimenti sul perché non compaiano immagini del Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi ferito nella recente vicenda di Milano, comparsa in tutte le cronache e ci teniamo a fornire una risposta chiara e pubblica.

Noi di Google diamo una grade importanza all’imparzialità dei nostri risultati di ricerca. Non censuriamo né rimuoviamo immagini a meno che non provengano da pagine web che violano le nostre linee guida per Webmaster, non ci venga imposto dalla legge o non venga espressamente richiesto dal webmaster responsabile della pagina che le ospita.

Aggiorniamo l’indice delle immagini regolarmente ma questa procedura richiede tempo, pertanto è possibile che immagini già comparse in articoli non siano immediatamente disponibili nei risultati della ricerca immagini su Google. Tuttavia, una volta che il motore di ricerca ha eseguito la scansione della pagine web, le immagini dovrebbero apparire.

D’altra parte, ricorderete tutti quanto accaduto di recente con le immagini di Michelle Obama a sfondo razzista (http://www.google.com/resultsinfo.html) e il fatto che non siano state rimosse dal nostro indice.

Aggiornamento 18/12/09
Come vi avevamo anticipato, l’indice di Google Ricerca Immagini è stato aggiornato e le immagini del Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi sono state indicizzate sia su google.it sia su google.com.
E’ sufficiente fare una ricerca per averne la prova.

Scritto da: Google Italy Blog Team

fonte: googleitalia.blogspot.com » Vai al post originale

dic 20

[...] vi parlo di monnezza, tanto per cominciare. Non di quella di Napoli, né di quella di Palermo, ma di quella che nell’oceano Pacifico copre una superficie pari a circa tre volte l’Italia. Si tratta di una vera e propria discarica galleggiante aggregata dal gioco delle correnti, in larghissima scala quel che accade negli angoli delle piscine poco curate. La cosa è di certo interesse, tanto che una giornalista americana free lance propone al New York Times un reportage. Il quotidiano si dice disponibile a pubblicarlo, ma non intende coprire le spese di viaggio, una voce consistente visto che l’area interessata si trova molto oltre l’arcipelago delle Hawaii. Lindsey Hoshaw, questo il nome della giornalista, non si perde d’animo e si rivolge a Spot.Us, un’organizzazione no profit che ha lo scopo di trovare i fondi per la realizzazione di reportage su argomenti inediti, di interesse generale, ma trascurati dai poli di informazione classici. In sostanza, sono i cittadini a sostenere i progetti da loro stessi proposti o dai reporter che hanno idee irrealizzabili senza il supporto pubblico. Come nel caso della pattumiera oceanica: la Hoshaw pubblica sul sito il suo progetto e inizia la colletta. Sulla base di una sorta di listino, viene stimato il costo per la realizzazione dell’articolo. I contributi, per inciso, sono di modica entità, normalmente pari a 20 dollari. Le regole stabiliscono che nessuno può donare somme superiori al 20% della somma prestabilita, ciò al fine di scongiurare il pericolo che soggetti spinti da interessi particolari esercitino pressioni sul giornalista. Da questa regola sono escluse solo le “news organizations”, cioè gli editori locali i quali, a fronte di coperture finanziare più corpose, che possono arrivare anche al 100%, acquisiscono diritti temporanei di esclusiva. Se invece la copertura è ottenuta solo con le sottoscrizioni dei cittadini, l’articolo che viene realizzato è ceduto liberamente per la pubblicazione a chiunque ne faccia richiesta. Il regolamento prevede ovviamente diverse fattispecie volte a tutelare i sottoscrittori per i loro contributi, i reporter per il loro impegno e le organizzazioni private che dei lavori giornalistici si avvalgono. Tra le varie possibilità previste da Spot.Us è da sottolineare quella per i cittadini di collaborare con i reporter nei casi in cui la mole di lavoro o la strategia operativa richiedano il contributo di più persone. Continua: Popolo! Cosa ti interessa davvero?, di Emanuele Costanzo, FotoCult, dicembre 2009.

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dic 18

Corriere della Sera – 17 dicembre 2009

RACCOLTA DI FIRME DELL’ASSOCIAZIONE ITALIANS FOR DARFUR

Stragi in Darfur: condanna
a morte per 6 bimbi-soldato

Arrestati con 150 ribelli. Il governo prima assicura che non li giustizierà, poi dice che alcuni sono maggiorenni

Hanno tra gli 11 e i 17 anni. Sei ra­gazzini sudanesi di etnia fur, strappa­ti a forza alla famiglia e costretti ad arruolarsi. Qualcuno finito nelle file dei ribelli del Darfur perché non sa­peva dove andare dopo che casa e ge­nitori se li era portati via la guerra. Ora, rinchiusi in cella, rischiano di essere giustiziati: arrestati dalle mili­zie governative insieme ad altri 150 guerriglieri dello Jem (il Movimento per la Giustizia e l’Uguaglianza), so­no stati condannati a morte per aver partecipato lo scorso anno a un attac­co contro Omdurman, città gemella della capitale sudanese sull’altra riva del Nilo. Bambini violati due volte: prima obbligati a imbracciare il fuci­le e diventare strumenti di morte, poi costretti ad aspettarla, la morte, malgrado la tenera età.

Un bambino soldato in Sudan (foto Unicef)
Li ha incontrati il mese scorso Ra­dhika Coomaraswamy, Rappresen­tante speciale del Segretario Genera­le dell’Onu per i bambini nei conflit­ti armati, dopo la denuncia di diver­se organizzazioni per i diritti umani. Subito il governo di Khartoum si è precipitato a rassicurare la comunità internazionale e a far rientrare l’allar­me: «Non ci saranno esecuzioni di minorenni», in linea con quanto pre­scrive la legge sudanese, ha garanti­to il ministro della Giustizia alla stes­sa Coomaraswamy. Il verdetto è stato emesso da un tribunale speciale, presieduto da Hafez Ahmed Abdallah, che aveva già condannato a pene capitali un centinaio di espo­nenti del Jem ritenuti re­sponsabili dell’attacco del 10 maggio 2008. La senten­za per diventare esecutiva deve essere confermata dal­la massima autorità giudi­ziaria sudanese e controfir­mata dal presidente, il «ri­cercato » Omar al Bashir, rag­giunto da un mandato di cattu­ra internazionale proprio per i massacri del Darfur.

Le rassicurazioni del governo han­no sortito un certo effetto se anche un’organizzazione come l’Unicef, per bocca di Amber Henshaw, da Khar­toum, fa sapere al Corriere : «Stiamo lavorando perché il governo manten­ga le sue promesse su questi giova­ni». A stare meno tranquilla invece è la nostra Italians for Darfur, associa­zione italiana che si batte per i diritti umani in Sudan, promotrice nel 2006 del primo Global Day for Dar­fur : «Le notizie su questa vicenda so­no confuse, il governo sudanese ha cambiato più volte la sua versione — spiega la presidente Antonella Na­poli, autrice del libro-denuncia Volti e colori del Darfur —. In un primo momento aveva detto che i sei mino­ri non dovevano essere riconosciuti come tali perché avevano agito da adulti partecipando a un’azione di guerra, imbracciando e usando ar­mi. Successivamente invece ha di­chiarato che non lo erano anagraficamente». Almeno quattro dei sei giovani, dice ora Khartoum, hanno già compiuto 18 anni. E sarebbe­ro quindi giustiziabili.

A rendere poco chiara la situa­zione è anche la posizione del Jem che, accusato di reclutare minorenni tra le sue fila, nega che i bambini con­dannati siano suoi miliziani. «È ov­vio che se difendessero, anche in ma­niera informale, i sei ragazzini am­metterebbe di reclutare minori» pro­segue Napoli. Dal canto suo Khar­toum con questo processo ai ribelli vuole screditare proprio il Jem dimo­strando che usa dei bambini per combattere. In questo groviglio di in­teressi contrapposti, a farne le spese sono soprattutto i più piccoli: le sti­me sui bambini soldato in Darfur oscillano dai 1.500 (Unicef) ai 6 mila (Global Report della «Coalition to Stop the Use of Child Soldiers»). Per questo nella sua petizione online (2.700 le firme fino a ieri sera), Ita­lians for Darfurchiede sì al governo sudanese di sospendere la sentenza ma anche di approfondire le respon­sabilità del coinvolgimento di questi bambini in azioni di guerra. Durante la sua recente ricognizione in Sudan, la Rappresentante speciale dell’Onu Coomaraswamy ha dichiarato che nella lista di chi ha usato bambini soldato dal settembre 2008 al settem­bre 2009 ci sono oltre ai ribelli dello Jem e dello Spla, anche i janjaweed e le altre milizie sostenute dal gover­no.

Alessandra MugliaFirma l’appello on-line di Italians for Darfur!
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dic 18

ITALIANS FOR DARFUR, SUDAN SOSPENDA ESECUZIONE 6 BAMBINI
Raccolte 2500 firme. Domani concerto di beneficenza al Teatro Albertino a Roma

(ANSA) – ROMA, 15 DIC – Un appello per chiedere la
sospensione definitiva delle condanna a morte di sei bambini di
etnia Fur accusati di far parte del Justice and Equality
Movement, uno dei movimenti ribelli piu’ importanti del Darfur,
e’ stato lanciato dalla ong Italians for Darfur.
Come appreso dal Sudan Tribune lo scorso novembre – si legge
in una nota – la sentenza non e’ ancora esecutiva, per questo
chiediamo che essa venga ufficialmente cancellata. Anche
Articolo 21 e altre associazioni hanno raccolto e rilanciato
l’iniziativa promossa da Italians for Darfur che continua a
denunciare la violazione dei diritti umani in Sudan.
I sei minori, di eta’ compresa tra gli 11 e i 16 anni, sono
accusati con altri 150 guerriglieri di aver partecipato
all’attacco del 2008 nella capitale sudanese che causo’ oltre
300 vittime.
Il tribunale di Khartoum ha emesso finora oltre 100 condanne
a morte, molte delle quali gia’ eseguite. Con questo appello -
si legge ancora nella nota – chiediamo al governo sudanese di
sospendere la sentenza ma anche di approfondire le
responsabilita’ del coinvolgimento di questi bambini in azioni
di guerra. Va accertato se il Jem, come purtroppo al momento
possiamo solo supporre, abbia impiegato bambini soldato
nell’attacco a Khartoum e se continui ad arruolare minorenni
sottraendoli con la forza alle loro famiglie, negandogli cosi’
di vivere l’infanzia e l’adolescenza che sono ad essi
dovute.
La petizione di Italians for Darfur ha gia’ raccolto 2500 firme,
mentre domani sera si terra’ un concerto di beneficenza al
Teatro Albertino a Roma per sostenere la campagna
dell’associazione al quale hanno aderito Luigi
Montagna, Pino Tossici, Claudio Crescentini, Echos, The
Bulldogs.(ANSA).

AMB
15-DIC-09 18:08 NNNNFirma l’appello on-line di Italians for Darfur!
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