Feb 02

Non tacciono le armi in Sudan, dal Darfur al Sud Sudan. Mentre nel Jebel Marra risuonano anche oggi i colpi secchi dei fucili delle milizie sudanesi, così come riferito dai ribelli dello SLM, la CSAC diffonde i dati sulle vittime delle violenze nello stato di Jonglei, uno dei più colpiti dalle scorribande e dagli scontri tribali in Sud Sudan.
Sono almeno 1800 i morti, 340 i bambini rapiti, 280 i feriti, 847.000 i capi di bestiame rubati nel 2009,. E il 2010, con le elezioni alle porte, non promette niente di buono.
Firma l’appello on-line di Italians for Darfur!
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Per informazioni sulla campagna on-line scrivi a:
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Feb 02


THE ROAD IS SO LONG…(COPENHAGEN DEADLINE DEAD)
Failure after failure. The UN has dropped The 31 January deadline (yesterday) by which all countries were expected to officially state their emission reduction targets or list the actions they planned to take to counter climate change….

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Feb 02

Cari amici e care amiche del popolo lucano,

Proprio oggi e in queste ore, il mio (ex) connazionale Magdi Exmusulmano Allam si sta ufficialmente candidando alla guida della vostra Regione, da indipendente, sfidando PDL, UDC e PD con una lista propria denominata “Io amo la Lucania”.

Ho letto su Il Secolo d’Italia che probabilmente non sapete nemmeno dell’esistenza di Magdi Allam: un vero peccato. Da queste parti noi lo conosciamo benissimo. Ho ritenuto quindi opportuno rinfrescarvi la memoria con alcune dichiarazioni del soggetto, a testimonianza della sua coerenza, imparzialità ed obiettività.

Sono sicuro che, se verrà eletto, manterrà le sue promesse elettorali nello stesso modo in cui ha saldamente mantenuto e difeso le sue posizioni, le sue idee e persino le sue conoscenze storico-letterarie in questi ultimi anni (salvo quanto depennato dalle riforme scolastiche, beninteso). Dopotutto un mandato per la guida della Regione dura solo qualche anno: forse sarete beneficati da una politica efficiente di stampo nasseriano: in Egitto ha fatto miracoli.

Anch’io amo la Lucania pur non essendoci mai stato. Forse proprio per questo vi consiglio vivamente di votare il mio (ex) connazionale Magdi Allam.

PS: non sono responsabile di ciò che potrebbe accadere in seguito.

Sherif El Sebaie

L’idea dell’invasione islamica è del tutto fuori luogo. I musulmani rappresentano meno del 2 per cento della popolazione italiana. La stragrande maggioranza è rispettosa della legge ed è sostanzialmente laica. Basta con queste generalizzazioni, con questa criminalizzazione gratuita. In questo modo si aizza a una guerra di religione le cui conseguenze saranno catastrofiche per tutti”.

Magdi Allam, 1 novembre 2003

Basta sottomissione all’Islam! Il suicidio della civiltà occidentale sta avvennendo per mano dello stesso Occidente, ammalato di quel relativismo cognitivo, etico, religioso e culturale che l’ha portato a mettere tutti e tutto sullo stesso piano (…) Oggi l’occidente si sta di fatto arrendendo agli estremisti islamici”

Magdi Allam, Grazie Gesù, P. 108-110, 2008

“Nel Corano così come nella Bibbia e nel Vangelo, lei potrà trovare dei versetti che incitano all’odio e altri che esaltano l’amore. Dipende da ciò che uno cerca. Dipende dall’interpretazione letterale o scientifica del testo sacro. Se lei è un uomo di pace e persegue la tolleranza tra i popoli e le religioni, troverà sicuramente nel Corano i versetti giusti per legittimare la sua scelta”.

Magdi Allam, 1 novembre 2003

“Uno dei luoghi comuni diffusi a livello mondiale è che l’Islam sarebbe una religione di pace e che sarebbero i terroristi e gli estremisti a diffamarla interpretando arbitrariamente i dettami del Corano. Ebbene, io contesto questa tesi e considero che l’incitazione all’odio e l’istigazione alla violenza siano parte integrante dell’Islam dal momento che sono espressamente teorizzate nel Corano”

Magdi Allam, Grazie Gesù, P. 69, 2008

Le sue conoscenze sulla realtà dei cristiani in Medio Oriente sono sbagliate. I cristiani sono parte integrante della realtà del Mondo arabo e del Medio Oriente. Ovunque godono della libertà di culto, con la sola eccezione dell’Arabia Saudita. Quanto all’emigrazione, è bene che sappia che esiste da quando esiste l’uomo. La storia dell’uomo si identifica con la storia dell’emigrazione dell’uomo. Gli industriali italiani che ricorrono agli immigrati, indipendentemente dalla loro fede, lo fanno per il loro sano interesse. Non condivido il suo catastrofismo“.

Magdi Allam, Mercoledi 1 ottobre 2003

“Salviamo i cristiani del Medio Oriente. Stiamo assistendo in modo pavidamente e irresponsabilmente inaccettabile alla persecuzione e all’esodo massiccio di centinaia di migliaia di cristiani che sono i veri autoctoni della regione. (…) Si tratta della prova più eloquente della tragedia umana e dell’imbarbarimento civile in cui è precipitato il mondo arabo-musulmano, in preda al fanatismo ideologico degli estremisti islamici e all’intolleranza religiosa delle dittature al potere”.

Magdi Allam, 13 giugno 2007

“Il processo di interazione tra le genti in un mondo sempre più globalizzato rimette in discussioni luoghi comuni, certezze consolidate. E’ evidente che l’identità è una realtà flessibile, plurale e che evolve con il tempo. Essere consapevoli di questo processo significa quindi mettersi nelle condizioni di poter sia accettare gli “Altri” sia modificare il “Noi”.

Magdi Allam, Mercoledi 1 ottobre 2003

“(L’occidente) è infatuato del modello sociale del multiculturalismo che s’illude sia sufficiente elargiere libertà a piene mani perché essa diventi patrimonio di tutti a prescindere da regole che sostanzino la cultura dei diritti e dei doveri, dalla condivisione di valori fondanti della collettività e dall’adesione ad un comune collante identitario nazionale

Magdi Allam, Grazie Gesù, P. 108, 2008

fonte: salamelik.blogspot.com » Vai al post originale

Feb 02

Sono nuovamente ospite del blog Estropico, con un post sulle predizioni di un romanzo di fantascienza di quarantatré anni fa.

È l’arte più difficile; è, per dirla tutta, un’arte impossibile. Ma prevedere il futuro – di questo sto parlando – è anche un’arte indispensabile: non possiamo rinunciare del tutto ad anticipare, sia pure per vaghi accenni, in quale direzione stiamo andando, cosa ci aspetta dietro la prossima collina.
I metodi non mancano: modelli matematici, curve esponenziali e logistiche, scenari; ma nel migliore dei casi sono ovviamente solo delle euristiche, tecniche empiriche che possono farci avvicinare alla verità ma non possono dimostrarla rigorosamente. Fra i tanti, un sistema accessibile e non privo di efficacia è quello di esaminare le previsioni fatte in passato, cercando di imparare dai successi e – soprattutto – dagli errori di chi ci ha preceduto. Siamo nel 2010; nulla di meglio, allora, che esaminare un romanzo di fantascienza di qualche tempo fa ambientato in quest’anno. Non il ben noto 2010: Odyssey Two di Arthur C. Clarke, ma Stand on Zanzibar (Tutti a Zanzibar nell’edizione italiana della Nord, che è del 1977) dello scrittore britannico John Brunner (1934-1995), scritto nel 1967 e pubblicato nel 1968. Il libro si presta al nostro scopo: grazie a una tecnica narrativa particolare, che Brunner aveva preso in prestito dai romanzi di John Dos Passos, e che utilizza titoli di notiziari, spot pubblicitari, canzoni, slogan governativi, conversazioni casuali, citazioni di libri, nonché una folta schiera di personaggi e molteplici fili narrativi, ci ritroviamo in mano un affresco inusualmente dettagliato. Non ne riassumo la trama, che è secondaria rispetto ai nostri scopi, e passo direttamente all’esame delle predizioni. […]

(Continua su Estropico.)

fonte: bioetiche.blogspot.com » Vai al post originale

Mar 12

Questo piccolo isolotto del Lago di Bolsena è ciò che resta, come quello bisentino, del cono eruttivo del vulcano sottostante l'attuale lago. Esso dista appena un chilometro dalla costa del lago ed è incredibilmente diverso dal compagno. I suoi dieci ettari ospitano una comunità vegetale pressochè integra e apparentemente molto più selvatica, quasi tropicale. Le sponde sono popolate da numerose colonie di uccelli acquatici e al di fuori delle specie vegetali ed animali l'isola non è attualmente popolata.
Sicuramente visitato dagli etruschi, forse anche dai romani, l'isola è storicamente famosa per la detenzione di due incredibili donne: Cristina, martire e patrona di Bolsena, fu relegata sull'isola da papa Urbano IV affinchè rinnegasse la sua forte fede cristiana; Amalasunta, regina degli Ostrogoti, dal carattere deciso e diplomatico si inimicò i Goti e tramite un complotto di questi col famigliare Teodato fu dapprima imprigionata nell'isola e quindi uccisa nel 535 d.C.
L'isola ha storicamente attratto l'attenzione sia dei nativi dei borghi limitrofi (a questa epoca risale la chiesa di S. Stefano del IX sec.) dei Viterbesi, dei signori di Bisenzio e del papato. Sotto la chiesa l'isola ha vissuto il periodo di massimo splendore. A partire dal XVII secolo, sotto il ducato di Castro l'isola fu progressivamente abbandonata, le strutture smantellate ed i materiali riutilizzati per la costruzione di Marta. Attualmente l'isola vi è una residenza Privata e non è visitabile.

fonte: www.lago-di-bolsena.biz » vai al post originale »

Feb 02

fonte: bioetiche.blogspot.com » Vai al post originale

Feb 02

Riccardo Chiaberge intervista l’islamista Olivier Roy sul divieto del velo integrale («Due estremismi in un burqa», Il Sole 24 Ore, 30 gennaio 2010, p. 15). Alcune delle riflessioni di Roy meritano di essere riportate:
«Il burqa è rifiutato dall’opinione pubblica, non c’è dubbio, ma su quale base giuridica lo si può vietare, se non per ragioni di sicurezza in luoghi specifici (poste, stazioni, eccetera)? Tanto più che le donne in burqa, spesso convertite di fresco, portano questo abito volontariamente, in modo ostentato, per provare la loro fede. Come si può considerare segno di schiavismo o di subordinazione un atto di fede, anche se ci appare esibizionistico? È il paradosso del burqa, che dà una maggiore visibilità proprio a ciò che vuole nascondere: la donna devota! Alla stessa stregua, come ai tempi della Rivoluzione francese, dovremmo proibire gli ordini contemplativi cattolici, dove uomini e donne credenti si rinchiudono per libera scelta in nome della fede?» […]
«Ma perché facciamo guerra all’Islam? – si domanda Roy, capovolgendo il luogo comune secondo cui è l’Islam radicale, semmai, a farci la guerra. – Per una parte della sinistra, l’Islam va combattuto in nome della laicità, dei diritti dell’uomo e della parità tra i sessi. Ma sempre di più lo si fa in nome dell’identità cristiana. Perfino intellettuali come Max Gallo, un ex-gauchiste che adesso va in chiesa, anche se non crede in Dio, al solo scopo di sostenere la civiltà europea, proprio come la vecchia Action française di Maurras (che peraltro la Chiesa condannò nel 1926). La sinistra è in un’impasse. Non ha saputo concepire un discorso di libertà sul problema religioso. Chiede solo di proibire il velo. E finisce così per allinearsi alla destra cristiana. Ma come conciliare il matrimonio gay e l’identità cristiana dell’Europa? C’è anche una sinistra terzomondista, specialmente in Inghilterra, che simpatizza con l’Islam in quanto strumento di riscatto degli oppressi, ma in tal modo giustifica i fondamentalisti». […]
Hanno ragione allora quelli che vorrebbero arginare “l’invasione” musulmana, vietando la costruzione di nuove moschee, vivaio di futuri terroristi? «Assurdo. L’immigrazione avverrà con o senza moschee. E la libertà religiosa è uno dei fondamenti della cultura politica europea. Si facciano dei minareti in stile svizzero, delle moschee all’occidentale, moderne. Ma non si chieda agli immigrati di convertirsi o di rinnegare la loro fede».

fonte: bioetiche.blogspot.com » Vai al post originale

Feb 02

Stefano Ceccanti, senatore del Partito Democratico, uno dei padri dei non compianti DiCo, ha firmato lo scorso dicembre assieme ad altri colleghi una proposta di legge in tre commi che regola l’esposizione nelle aule scolastiche del crocifisso:
1. In considerazione del valore della cultura religiosa, del patrimonio storico del popolo italiano e del contributo dato ai valori del costituzionalismo, come segno del valore e del limite delle costituzioni delle democrazie occidentali, in ogni aula scolastica, con decisione del dirigente scolastico, è affisso un crocifisso.
2. Se l’affissione del crocifisso è contestata per motivi religiosi o di coscienza dal soggetto che ha diritto all’istruzione, ovvero dai suoi genitori, il dirigente scolastico, sulla base del princìpio di autonomia scolastica, nel rispetto dei princìpi di tutela della privacy e di non discriminazione nonché tenendo conto delle caratteristiche della comunità scolastica, cerca un accordo in tempi brevi, anche attraverso l’esposizione di ulteriori simboli religiosi.
3. Qualora non venga raggiunto alcun accordo ai sensi del comma 2, nel rispetto dei princìpi di cui al medesimo comma 2, il dirigente scolastico adotta, previo parere del consiglio di circolo o di istituto, una soluzione che operi un giusto contemperamento delle convinzioni religiose e di coscienza di tutti gli alunni della classe coinvolti e che realizzi il più ampio consenso possibile. La proposta si ispira dichiaratamente alla legge bavarese sull’educazione e l’istruzione pubblica, Bayerisches Gesetz über das Erziehungs- und Unterrichtswesen (BayEUG), approvata il 23 dicembre 1995 dal Parlamento del Land Baviera ed entrata in vigore il 1º gennaio 1996. A proposito di quest’ultima, ecco cosa scrive Susanna Mancini in un bell’articolo di prossima pubblicazione («La supervisione europea presa sul serio: la controversia sul crocifisso tra margine di apprezzamento e ruolo contro-maggioritario delle Corti», Giurisprudenza Costituzionale, n. 5, 2009, alla nota 95):
Nel 1995, la Corte Costituzionale tedesca stabilì l’incostituzionalità dell’articolo 13.13 della legge bavarese che obbligava all’esposizione della croce nelle aule della scuola dell’obbligo (1 BvR 1087/91, d.d. “Kruzifix-Urteil”). Con l’ovvio intento di aggirare il disposto di questa sentenza, il legislativo bavarese ha adottato un nuovo atto, il quale “in considerazione della connotazione storica e culturale della Baviera” obbliga ad esporre il crocifisso in tutte le aule. Se tuttavia qualcuno obietta “per ragioni serie e comprensibili inerenti alla fede o a una visione del mondo”, il preside della scuola deve condurre un procedimento di conciliazione. Se non si raggiunge nessuna soluzione, il preside deve ricercare una soluzione ad hoc che rispetti la libertà religiosa del dissenziente, realizzi un bilanciamento tra le convinzioni ideologiche e religiose di tutta la classe e, come se non bastasse, prenda anche in considerazione la volontà della maggioranza (Art. 7, Bayerische Gesetz über das Erziehungs und Unterrichtswesen, BayEUG). L’ambiguità di questa procedura è emersa chiaramente quando una scuola e, successivamente, la corte amministrativa della Baviera hanno rigettato le obiezioni dei genitori di uno scolaro, definendole “pretestuose e polemiche” ed affermando che l’ateismo della famiglia non costituisce un motivo serio per obiettare all’esposizione del crocifisso. In ultima istanza la Corte Suprema Amministrativa (Bundesverwaltungsgericht) ha accolto invece le argomentazioni dei genitori dissenzienti, affermando che la libertà di coscienza include anche quella di non credere (Bundesverwaltungsgericht, sentenza n. 21/1999, 21 aprile 1999). Ma veniamo al disegno di legge di Ceccanti & Co. C’è subito da rilevare la conferma della tendenza recente a infarcire i preamboli dei testi di legge con roboanti dichiarazioni di principio, quasi che gli estensori ci vogliano far ingollare, oltre alla norma concreta, anche la loro personale (e spesso discutibilissima) visione del mondo; rimando per il resto alle caustiche osservazioni di Galatea sul comma 1 della proposta di legge.
In secondo luogo, va notata l’ambiguità del testo, da cui non si riesce a capire se sia possibile o meno che in una classe non venga esposto il crocifisso; solo da un accenno della relazione introduttiva («non per questo diventa immediatamente legittimo o, quanto meno, opportuno il suo contrario, ovvero l’obbligo di esposizione senza alcuna possibilità di eccezione») sembra di poter concludere che l’eccezione sia ammessa. La vaghezza della legge sarà senza dubbio foriera di futuri contenziosi, esattamente come nel caso del modello bavarese.
Ma il punto principale è che la proposta di legge è del tutto incompatibile con il principio di laicità. Essa individua ancora una confessione privilegiata, quella cattolica, il cui simbolo è esposto per default, mentre gli appartenenti ad altre religioni sono costretti all’iter di una apposita richiesta, il cui esito, per giunta, non sembra neppure scontato. Il richiamo alla privacy del disegno di legge assume qui tutti i caratteri dell’ipocrisia: il singolo, per vedere rispettata anche la propria confessione – magari poco popolare o controversa agli occhi della maggioranza – deve uscire allo scoperto, mentre ai cattolici è risparmiato ogni sforzo. Da notare come non si faccia neppure cenno, con insensibilità rivelatrice, ai costi degli altri simboli da esporre: saranno a carico delle famiglie o dell’istituzione scolastica? Questi rilievi farebbero pensare a una possibile incostituzionalità di una legge articolata su queste linee, per violazione dell’art. 3 Cost. prima ancora che dell’art. 8.
Sarebbe possibile una legge che ammetta la presenza dei simboli religiosi senza incorrere in questi rilievi? In teoria sì, almeno in parte: bisognerebbe abolire ogni obbligo e ogni ruolo attivo delle istituzioni, lasciando le pareti scolastiche a disposizione degli alunni, che – su richiesta – sarebbero liberi di appendere i loro simboli. Ma è chiaro che questa proposta non potrebbe essere fatta propria dalla maggior parte dei cattolici, compresi quelli «progressisti» (come dimostra la proposta Ceccanti), perché renderebbe concreta la possibilità che in alcune aule si debba procedere alla rimozione del crocifisso per mancata richiesta, e soprattutto perché farebbe venire meno l’esemplarità del simbolo, dissolvendo la sua «certificazione» statale. In ogni caso, anche questa proposta sarebbe imperfettamente laica, lasciando pregiudicata la posizione degli indifferenti al fatto religioso – non tanto gli atei quanto gli agnostici – per i quali sarebbe problematico concepire un simbolo apposito. E ci si potrebbe interrogare sulla sensatezza di concedere attivamente spazio a segni di divisione in un contesto, come quello scolastico, che dovrebbe promuovere per quanto è possibile l’integrazione dei cittadini in una comunità civile unita.

Aggiornamento: tutto da leggere il severo commento di Francesco Costa alla proposta di legge.

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