mar 30

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Coerentemente con la mia concezione della politica intesa come il perseguimento del bene comune (di cui io stesso sono compartecipe attivo e passivo), mi “occupo” di politica pur non avendone in teoria “il diritto” in quanto non riconosciuto formalmente come cittadino di questo paese. Per lo stesso motivo non vado in giro – come centinaia di immigrati fanno ogni giorno in Italia – a spacciarmi come “rappresentante” di questa o quella comunità o fazione, avendo cura di deligittimare i miei potenziali “concorrenti” in previsione del giorno in cui potrò esserne beneficato politicamente. Non solo ritengo che questo sia controproducente per gli immigrati e per gli italiani (raggirati per meri interessi personali), ma sono anche profondamente convinto che nemmeno il più attivo dei mediatori culturali in Italia può affermare di essere “riconosciuto” dal mondo dell’immigrazione, foss’anche a livello strettamente locale. Lo stesso vale per gli stranieri muniti di cittadinanza che sono stati indicati unilateralmente dal ceto politico italiano come referenti politici del mondo dell’immigrazione: nessuno di loro è passato da una tornata elettorale che coinvolgesse davvero gli immigrati, tuttora privi di diritto di voto. E guarda caso sembrano fatti con lo stampino: inodori, incolori, insapori, in poche parole inutili. Tutti loro agiscono in un senso contrario agli interessi degli immigrati e solo apparentemente in linea con gli interessi dell’Italia. Ribadisco quindi che tutto quello che dico e scrivo, in qualsiasi sede, lo faccio a livello strettamente personale. Non avanzo pretese di rappresentatività ma sono al contempo portatore di un “interesse diffuso” e di idee largamente condivise dalla maggioranza degli immigrati e da chi ne sostiene le battaglie. Questo significa che non ho un’agenda politica? Certo che ce l’ho. D’altronde solo uno cieco non può scorgere le linee generali del “Piano per la Rinascita Multietnica dell’Italia” che ho a cuore, un piano che deve portare l’Italia un giorno ad avere un Presidente di origine straniera, magari anche nero. Non a caso me la sono presa con l’immigrato ghanese che sogna questo futuro per il figlio senza però essere minimamente consapevole dell’ambiente in cui si trova. Uno che non sa che Bossi ha dichiarato, dopo l’elezione di Obama: “Non ci sarà mai un presidente nero in Italia. Finché c’è la Lega, il voto sarà concesso solo agli italiani, che non sceglieranno un nero”.

Un mese fa, circa, proprio un reponsabile locale della Lega Nord mi ha risposto “Un posto nel listino del PD non glielo toglie nessuno” quando, in diretta televisiva su un canale locale, ho avuto l’ardire di ricordagli che i meridionali, a Torino, sono stati accolti con cartelli che recitavano “Non si affitta ai meridionali”. Altrettanto imperdonabile era ricordargli che se l’immigrazione è ancora percepita come un problema se ne deve chiedere conto a chi ha governato negli ultimi anni, visto che la Sinistra è riuscita a stare al governo per due anni scarsi. Cosa c’entrasse il posto nel listino PD (a cui non posso certamente ambire essendo privo di diritti politici attivi e passivi) con due verità fattuali, non l’ho ancora capito. Ho capito però che quelle due semplici battute erano totalmente inaspettate da uno straniero in un confronto sull’immigrazione, tanto da valere nientepopodimeno che una candidatura nel PD. E la cosa non mi sorprende, visto che gli immigrati in televisione normalmente finiscono per essere demonizzati o ridicolizzati e mai osano dire pane al pane. Certo, un eventuale impegno diretto in politica è in linea con il fine perseguito, ma sono anche perfettamente conscio che sarà molto difficile che ciò accada, vista l’impopolarità del tema e soprattutto del modo in cui io lo affronto. Questo il motivo per cui consigliavo ai musulmani interessati a fare politica (ma il discorso può essere tranquillamente esteso a tutti gli immigrati) di smetterla di “candidarsi e finire per essere ridicolizzati, deligittimati o bruciati per racimolare, se va bene, un pugno di voti. I tempi non sono maturi (…) per fare politica si deve aspettare una nomina dall’alto oppure farsi furbi e lavorare nel retropalco”.

Non ho nessun problema a dichiarare che, personalmente, faccio tutto il mio possibile per influenzare il corso degli eventi, l’opinione pubblica, la classe politica e gli stessi immigrati nella direzione di un’Italia multietnica dove ai doveri corrispondano dei diritti. Ogni parola scritta su questo blog, ogni articolo, ogni partecipazione televisiva, ogni incontro pubblico, ogni meeting privato va in quella direzione. Nel caso non sia chiaro, lo ribadisco: qui tutto è attentamente calcolato. Se scrivo o parlo c’è un motivo e se non lo faccio c’è un motivo altrettanto, se non addirittura più, valido. I processi di cambiamento istituzionale, politico, sociale e culturale non si attuano e tantomeno si estinguono nel giro di qualche mese o qualche anno, ma procedono per tappe lunghissime. E il “lobbismo” in questi contesti consiste in piccole azioni sul campo in previsione di un risultato da conseguire nel lungo periodo. Il mio contributo, quindi, in questo complesso processo è infinitesimale e difficilmente percepibile nell’immediato. Per questo vado particolarmente fiero del fatto che, nonostante ciò, ho avuto modo di affrontare il multicuturalismo e l’integrazione nell’ambito dell’International Visitors Leadership Program, programma governativo statunitense che, a detta delle autorità diplomatiche che mi hanno sponsorizzato, “si basa sull’idea di dare la possibilità a giovani che noi pensiamo possano diventare dei leaders nei propri paesi, di soggiornare negli Stati Uniti”. Vado fiero di questa esperienza perché ritengo sia l’unico riconoscimento “ufficiale” del mio impegno civile in Italia, al di là ovviamente della stima, l’amicizia e la fiducia che mi hanno concesso tantissimi cittadini italiani, dagli esponenti politici ed accademici ai lettori di questo blog che ho avuto la fortuna di conoscere. Trovo però assai significativo che l’unico riconoscimento “pubblico”, per cosi dire, del mio impegno (e non della mia persona) provenga dall’estero e non dal paese in cui vivo, quasi a voler confermare che da queste parti si predilige lo status quo mentre oltreoceano si guarda – giustamente – al futuro. Sia chiaro: il futuro di questo paese. Personalmente non ho ambizioni da “leader”. Non sogno di diventare il “primo Presidente o Ministro” di origine straniera in Italia, come tanti immigrati che sgomitano per o semplicemente fantasticano un futuro simile. Mi basta però essere quello che lavora perché ci siano le condizioni affinché ciò accada con la persona giusta al posto giusto. (continua)

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mar 30

di Marco Damilano, L’Espresso

Io amo la Lucania.
Il partito di Magdi Cristiano Allam in Basilicata, premio lista pazza 2010 (nel 2008 toccò alla lista anti-aborto di Giuliano Ferrara che prese lo 0,3). Imperdibile la poesia in dialetto lucano pubblicata sul suo sito: «C’è fjrtin ca’sim avit ho, ho! Lè arrvèt a Matar Magdi Cristién Allam, lo mannet u Patràtarn o la Madenn? L’aspjttam como’ppen» (traduzione: «Che fortuna che abbiamo avuto ho, ho! È arrivato a Matera Magdi Cristiano Allam, Lo ha mandato il Padre Eterno o la Madonna? Lo aspettavamo come il pane!»). Che fortuna, sì.

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mar 28

Nel corso del tempo ho sempre interrogato la mia vita affinché mi fornisse risposte sensate a quesiti universali. Mentre mi accingevo a vivere come ogni essere umano, in me era sempre presente una forza che a poco a poco si è fatta largo nei miei pensieri. Lo studio, il lavoro, lo svago, erano sempre un riflesso di qualcosa che non mi rappresentava fino in fondo. La continua ricerca di elementi assoluti, piuttosto che misere consolazioni terrene, mi ha spinto a interrogare il mio universo, su cosa realmente fosse la verità.

Spesso mi sono scontrato con il mio piccolo ego, l’aspetto più infimo, che cerca sempre di dominare la nostra vita, fin quando non si riesce a domare ogni istinto e pensiero in modo consapevole. Mi sono avvicinato ad ambienti diversi fra loro, cercando di comprendere a fondo il loro insegnamento, perché solo così ho potuto capire se erano parte di me o solo un riflesso di qualcos’altro. Per capire al meglio mi sono tuffato nel cuore delle cose che intraprendevo, perché la vita semplice e “banale” non mi è mai interessata. Credo fermamente che la conoscenza di una verità si debba perseguire con anima e corpo, donando la totalità del nostro essere, altrimenti si rischia di rimanere delusi e insoddisfatti, col rimpianto di non aver ben compreso il tutto. Entrando in profondità ho scavato e messo da parte ciò che scoprivo, a volte scartando tutto quello che inizialmente sembrava buono per me. Questo processo è stato significativo e credo che sia stata la vera formazione per la mia anima. In tutto questo ci sono stati momenti di buio e grandi momenti di Luce, c’è stato il conflitto e il contrasto, utile per comprendere che sono solo la manifestazione di una separazione che esisteva in me.

Oggi posso constatare che l’unico aspetto che rende l’uomo un essere “superiore” è semplicemente e unicamente la sua integrazione con Dio. La società inculca ogni giorno nelle menti il concetto di separazione, tutto è relativo a qualcosa di migliore, tutto è giusto o sbagliato, tutto è bianco o nero, attraverso delle leggi e delle regole che sono prettamente umane. Guardando la vita attraverso occhi umani si perde di vista ciò che l’uomo esprime nella sua massima completezza, l’unione sacra con l’Unità suprema, la vera fusione nell’Anima Universale. Abbandonarsi all’idea di essere abbandonati a se stessi, di essere separati, di essere soli, rinforza soltanto il nostro aspetto più basso e triste, facilitando la creazione di pensieri molto deprimenti. Tralasciando l’aspetto energetico che questo comporta, credo ognuno possa rendersi conto di come l’uomo si stia lasciando andare al nulla che vuole sostituirsi al principio della vita. La più grande libertà che Dio ci ha donato è proprio la facoltà di scegliere se rimanere nella sua unità o perseguire strade diverse, che dovranno necessariamente scontrarsi con un mondo che non può essere luminoso, ne tanto meno giusto. Chiunque ricerchi nell’uomo la giustizia, la verità, l’amore, può soltanto avere un trailer in bianco e nero del concetto più alto e puro di queste parole.

È come se ci sforzassimo di parlare dell’oceano avendo conosciuto solo una pozzanghera sporca. È necessario invece prendere l’acqua di quella pozza e purificarla con lo Spirito, spiritualizzarla fino a che essa stessa non diventi pura come acqua di fonte. Solo a quel punto meditando su una sola goccia d’acqua saremo in grado di conoscere l’oceano. Questo perché Tutto è Unità e non c’è bisogno di andare su Marte per conoscere Marte, come non è necessario vivere nel mondo degli uomini senza essere esseri evoluti, esseri che sono guidati dallo Spirito, esseri in grado di portare unità e luce ovunque solo con la loro presenza. L’idea dell’abbandono e della separazione altro non è che una mancanza di Amore, un amore che prescinde dalla forma umana, una forma ancora troppo limitata per contenerlo. Una forma ancora vincolata al mentale per poter aprire le porte al sentire. Amare significa essere Uno con ogni manifestazione della perfezione del Creato, perché solo nell’Unità esiste la Giustizia e tutto può essere compreso senza alcuno sforzo. Fin quando l’uomo cercherà risposte in un altro uomo, sarà solo ingannato e sminuito della sua forza, che pur essendo una manifestazione dell’Altissimo, è solo un’attitudine sfocata e distorta. La vera Forza non ha bisogno di manifestarsi nei confronti degli altri, la vera Forza E’, la differenza è solo questa. Abbandonarsi a se stessi porta solo l’abbrutimento dell’anima e la sua incarcerazione, l’apertura e l’amore invece possono aprire il cammino verso un nuovo mondo, un mondo che non ha bisogno di farsi notare perché in esso è contenuto l’universo, perché esso esiste in funzione della Verità e delle Leggi Universali, un mondo che sta aspettando solo noi tutti.

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mar 28

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Un recente commento che afferma cheSherif è ospite – ben poco gradito – in CASA NOSTRA, ma invece di dimostrarci la sua gratitudine sta dalla mattina alla sera a lamentarsi, ad alzare la voce e ad insultarci. Ci vorrebbe proprio una legge che consentisse di rispedire soggetti del genere A CASA LORO”, seguito da un ottimistaBrucerà molto di più il giorno in cui ti si potrà finalmente rispedire a casa tua a calci in culo!” mi sollecita a riprendere la “serie” che ho cominciato più di dieci giorni fa e che ho sospeso in quanto impegnato in un soggiorno di formazione professionale in un altro paese europeo. Nell’ultima “puntata” di questa serie parlavo della mia insofferenza per i cosiddetti “italioti”, di cui il signore sopra citato è un più che soddisfacente esemplare. Un’insofferenza ricambiata, ovviamente, dagli stessi, motivo per cui non mi turbano affatto simili commenti. Ma mentre io non riesco a reggere la loro insopportabile convinzione di essere “superiori” solo perché casualmente nati in Italia, ogni giorno mi convinco che a rendermi insopportabile ai loro occhi è proprio il mio essere “cosmopolita” sia di origine che di formazione e quindi – non giriamoci intorno – infinitamente più “preparato” ad affrontare determinate sfide.

Più passano i giorni e più mi rendo conto che a costoro l’immigrato può anche risultare simpatico a patto che si trovi comunque in una posizione di eterna subalternità e sottomissione. Risulta simpatico, per esempio, anzi – con “dignità da vendere”l’immigrato ghanese che lavora duramente in una fabbrica, a cui “non interessano” le leggi sull’immigrazione e che si illude di poter vedere il figlio – che difficilmente diventerà cittadino italiano – “presidente dell’Italia”. L’idea di un immigrato non costretto ai lavori manuali possibilmente forzati, mal retribuiti e considerati “degradanti” dagli italiani (e quindi, come nel mio caso, produce solo prosopopea e chiacchiere”), che è informato sui meccanismi e le leggi del paese in cui vive quindi difficilmente può essere raggirato dalle migliaia di italioti che sullo sfruttamento dell’immigrazione campano, che critica e persino rivendica diritti è ovviamente del tutto inconcepibile. Per gli italioti, “integrato” è colui che lavora silente o mostrando la giusta dose di servilismo. Forse proprio per questo alcune persone perdono totalmente il controllo di sé quando leggono i miei scritti. Perché se l’immigrato ideale è quello del “Tutto va bene Madama la Marchesa”, l’Arabo impertinente – cioè io – deve per forza avere “un’agenda politica” che potrebbe, seppur lontanamente, scalfire lo status quo.

Siccome siamo in periodo elettorale e so che molti immigrati sono stati inclusi nelle varie liste candidate, val la pena fare un discorsetto su come intendo io la politica. Sono per metà greco (eggià) e quindi mi piace partire dall’etimologia del termine: deriva dal greco πόλις, “città”. Secondo Aristotele, “Politica” significava l’amministrazione della “polis” per il bene di tutti, la determinazione di uno spazio pubblico al quale tutti i cittadini partecipano. Pur non avendo la cittadinanza formale, ritengo – e a ragione – di essere un cittadino a tutti gli effetti. Vivo la città e l’intero paese con tutti i suoi pregi e difetti ormai da anni. E, in quanto cittadino straniero, sono anche soggetto a ulteriori doveri (tipo giustificare la mia presenza) e meno diritti (poiché non posso eleggere i miei amministratori quantomeno locali). Parlo quindi di politica in una condizione di assoluta scomodità. Già parlare di diritti di immigrati non è esattamente “popolare” in Italia, tant’è vero che persino i partiti della Sinistra lo fanno sottovoce. Figuriamoci farlo senza diritti politici. Eppure io trovo assolutamente normale parlare di politici, aspiranti politici, leggi e disegni di legge, dal momento che tutto questo influenza direttamente la mia vita quotidiana. Oppure in questo paese “civile e democratico” c’è chi vorrebbe togliermi anche il diritto alla parola?(Continua)

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Feb 06

Questo piccolo isolotto del Lago di Bolsena è ciò che resta, come quello bisentino, del cono eruttivo del vulcano sottostante l'attuale lago. Esso dista appena un chilometro dalla costa del lago ed è incredibilmente diverso dal compagno. I suoi dieci ettari ospitano una comunità vegetale pressochè integra e apparentemente molto più selvatica, quasi tropicale. Le sponde sono popolate da numerose colonie di uccelli acquatici e al di fuori delle specie vegetali ed animali l'isola non è attualmente popolata.
Sicuramente visitato dagli etruschi, forse anche dai romani, l'isola è storicamente famosa per la detenzione di due incredibili donne: Cristina, martire e patrona di Bolsena, fu relegata sull'isola da papa Urbano IV affinchè rinnegasse la sua forte fede cristiana; Amalasunta, regina degli Ostrogoti, dal carattere deciso e diplomatico si inimicò i Goti e tramite un complotto di questi col famigliare Teodato fu dapprima imprigionata nell'isola e quindi uccisa nel 535 d.C.
L'isola ha storicamente attratto l'attenzione sia dei nativi dei borghi limitrofi (a questa epoca risale la chiesa di S. Stefano del IX sec.) dei Viterbesi, dei signori di Bisenzio e del papato. Sotto la chiesa l'isola ha vissuto il periodo di massimo splendore. A partire dal XVII secolo, sotto il ducato di Castro l'isola fu progressivamente abbandonata, le strutture smantellate ed i materiali riutilizzati per la costruzione di Marta. Attualmente l'isola vi è una residenza Privata e non è visitabile.

fonte: www.lago-di-bolsena.biz » vai al post originale »

mar 28

Almeno tre anni di triangolazioni proibite, per rifornire segretamente gli arsenali dell’Iran. E un carico parallelo di fucili in partenza per l’Eritrea. Con un politico lombardo che si fa pagare mediazioni su un conto svizzero: Pier Gianni Prosperini, assessore regionale della giunta Formigoni fino al 16 dicembre, quando è stato arrestato per corruzione. A collegare le guerre internazionali alle tangenti italiane sono due indagini separate, che si sono incrociate proprio mentre la Guardia di Finanza ammanettava l’ex leader di Nordestra, la corrente da lui creata per contendere alla Lega i voti razzisti. Prosperini, quella sera, sta per registrare l’ennesimo show anti-immigrati, quando si vede arrestare per aver intascato 230 mila euro (L’Espresso)

fonte: salamelik.blogspot.com » Vai al post originale

mar 26

Un classico scritto da David Abbott:

Because I’ve known you all my life

Because a red Rudge bicycle once made me the happiest boy on the street

Because you let me play cricket on the lawn

Because you used to dance in the kitchen with a tea-towel round your waist

Because your cheque book was always busy on my behalf

Because our house was always full of books and laughter

Because of countless Saturday mornings you gave up to watch a small boy play rugby

Because you never expected too much of me or let me get away with too little

Because of all the nights you sat working at your desk while I lay sleeping in my bed

Because you never embarrassed me by talking about the birds and the bees

Because I know there’s a faded newspaper clipping in your wallet about my scholarship

Because you always made me polish the heels of my shoes as brightly as the toes

Because you’ve remembered my birthday 38 times out of 38

Because you still hug me when we meet

Because you still buy my mother flowers

Because you’ve more than your fair share of grey hairs and I know who helped put them there

Because you’re a marvellous grandfather

Because you made my wife feel one of the family

Because you wanted to go to McDonalds the last time I bought you lunch

Because you’ve always been there when I’ve needed you

Because you let me make my own mistakes and never once said “I told you so.”

Because you still pretend you only need glasses for reading

Because I don’t say thank you as often as I should

Because it’s Father’s Day

Because if you don’t deserve Chivas Regal, who does

Su bathnaturally altri 15 classici.

fonte: creativeclassics.blogspot.com » Vai al post originale

mar 26

Un perfetto esempio di integrazione, come viene comunemente intesa in Italia, è finito ieri su Il Corriere: un immigrato del Ghana, operaio metalmeccanico che vive a Modena, ha chiamato il figlio, di cinque anni, Silvio Berlusconi. Anzi Silvio Berlusconi Boahene. Il sig. Boahene, in Italia da 8 anni, spiega: «Credo di dovere a Berlusconi il mio permesso di soggiorno. Volevo dare a mio figlio il nome di un grande capo politico. Mi piace, mi piace tutto di lui. Mi piace come persona, anche se non seguo molto la politica». E infatti, riguardo alle politiche del governo in materia di immigrazione, taglia corto: «Non mi interessano queste cose». Eppure questo stesso padre immagina per il figlio un futuro luminoso nel paese dei balocchi che evidentemente esiste solo nella sua testa: «Sarà presidente. Del Ghana o dell’Italia, non importa. Voglio che studi politica, che si prepari». Non so voi, ma io trovo davvero curioso che dopo 8 anni di duro lavoro in Italia, il sig. Boahene sia convinto di dovere il permesso di soggiorno ad una persona, e che questa persona sia nientepopodimeno che il Presidente del consiglio. Non so da quali considerazioni derivi questa convinzione ma anche se il permesso è dovuto al Presidente in persona o, più probabilmente, ad una sanatoria varata da un suo governo, il rinnovo del documento è certamente dipeso dal lavoro e dal redditto generato dall’immigrato stesso. Altrimenti, ciccia. E addio permesso. Evidentemente, però, il “culto del capo”, assai radicato in Africa, non permette al signor Boahene di riconoscere questa elementare distinzione fra diritti concessi e diritti guadagnati con il proprio impegno. Ciò che più soprende però, è che il signor Boahene non sia interessato alla politica e tantomeno alle politiche del governo in materia di immigrazione. Eppure è proprio lui, e dopo di lui suo figlio, l’oggetto prediletto di queste leggi. Vittima di questa ignoranza (non saprei come chiamarla diversamente), il sig. Boahene continua a fantasticare un futuro meraviglioso per il figlio. Evidentemente non sa che il bambino, nato in Ghana 5 anni fa e in Italia da un solo mese, difficilmente diventerà cittadino italiano. A 18 anni, infatti, dovrà trovarsi un lavoro (o una moglie italiana) per giustificare la sua permanenza in Italia. Altrimenti, Camel e barchetta e turnan a casa” come diceva il buon Prosperini, ora ai domiciliari. L’esempio del sig. Boahene, però, è la dimostrazione che l’equazione immigrato uguale centrosinistra è soltanto un luogo comune. Gran parte degli immigrati, se potessero, voterebbero la destra, come ribadito da una ricerca recente dell’Ismu. Dico “ribadito” perché l’Ismu conferma le impressioni riportate in un articolo de La Stampa del 2005 (che vi consiglio di rileggere). Una volta “stabilizzati”, foss’anche con un permesso, questi immigrati si dimenticano le pene patite e credono che il peggio è passato. In realtà sono proprio questi immigrati “stabilizzati” a rischiare di più: perché dopo 8, 10, 20 anni di sacrifici possono benissimo ritrovarsi su un aereo diretto al paese di origine, contro la loro stessa volontà. A suo tempo definii, sollevando appassionate polemiche, l’ immigrato intenzionato a votare a destra “un pazzo, o un ignorante o un ingrato”. Chiedo venia. Non è niente di tutto questo. E’ solo che gli piace essere “cornuto e mazziato”. Tutto qui. Viene per esempio spontaneo chiedersi come faccia il signor Boahene a pensare – con le leggi in vigore e senza che lui faccia niente per rivendicare i suoi diritti e quelli di suo figlio – che il bambino possa diventare un giorno nientepopodimeno che presidente dell’Italia. E’ già tanto se sarà sicuro che il figlio stia qui dopo il compimento dell’età legale. Lo vuole preparare? Allora è meglio che gli prepari le valigie già da ora. Dato il contesto, ci sono molte più probabilità che Bohanene Junior diventi presidente del Ghana. E, se tanto mi dà tanto, è meglio che lo stesso sig. Boahene prepari le sue, di valigie. Se in questo clima di crisi, Dio non voglia, la fabbrica dove lavora dovesse chiudere, difficilmente il suo permesso verrà rinnovato. A meno che il Presidente non intervenga nuovamente. Campagna elettorale (e calcoli elettorali) permettendo, of course.

fonte: salamelik.blogspot.com » Vai al post originale

mar 26

Ciao a tutti, come annunciato tempo fa, dopo le mini guide “Lo sapevate che…” abbiamo deciso di lavorare ad una nuova interessante iniziativa per i Webmaster, per offrire nuove possibilità di approfondimento e apprendimento su tutto ciò che riguarda il mondo dell’indicizzazione, delle sitemap, dei link e via dicendo.

Questa volta ci siamo affidati ad un esperto del settore come Matt Cutts, che molti di voi già conosceranno e ai suoi video domanda/risposta che cercano di dare informazioni utili e aggiornate agli utenti su un’ampia serie di argomenti. Abbiamo iniziato col sottotitolare in Italiano dieci video, che usciranno con cadenza bisettimanale in versione “embedded” sul blog e su You Tube attraverso il canale Google Webmaster Central Channel.

Il primo video parla della questione amletica “Cos’è più importante, il contenuto o i link?”, e vi fornirà alcuni chiarimenti sul tema, nonché alcuni suggerimenti per creare un sito ben fatto e che abbia valore aggiunto per gli utenti. Tanto per darvi un assaggio dei prossimi video, il secondo avrà come argomento l’ottimizzazione esagerata di un sito web, che di fatto può sortire l’effetto contrario e trasformarsi in una caratteristica negativa.

Come sempre aspettiamo il vostro feedback e i vostri suggerimenti tra i commenti del blog e sul Forum di assistenza per i webmaster, quindi scrivete e restate sintonizzati :)


Scritto da: Sara Arrigone, Search Quality Team


fonte: googleitalia.blogspot.com » Vai al post originale

mar 26

La possibilità di vendere e comprare organi umani per i trapianti implicherebbe solo vantaggi per tutti? È quanto sostiene Julian Savulescu (ma non è il primo) sul proprio blog («The Great Egg Raffle: Why Everyone’s a Winner If We Price Life and Body Parts», Julian Savulescu’s Blog, 16 marzo 2010). A Savulescu risponde Simon Rippon su Practical EthicsI don’t care too much for money, money can’t buy me lung», 18 marzo), evidenziando due possibili effetti negativi su terzi non coinvolti nella transazione:
If a widespread market for body parts were to develop, donors (or, more accurately, sellers) would presumably be able to earn significant amounts of cash for them, and somebody would need to pay the prices that they would command. Although the state could be the sole buyer of body parts and distribute them according to need, most of those who argue for a free market in organs envisage that those buyers willing and able to pay the highest prices would have the best access. And contra Savulescu’s optimistic claim that each free market transaction would “remove a potential egg [or organ] recipient from the altruistic pool … and there will be more eggs [or organs] to go around to those who can’t afford to buy them”, there is strong reason to believe that the development of a market would tend to undermine the voluntary exchange system that presently exists. Richard Titmuss showed in his seminal book The Gift Relationship that paying blood donors can significantly decrease supply overall. As giving blood becomes commodified, he argued, the existing system of voluntary donations becomes crowded-out, and altruistic motivations cease to have their very important positive influence. Even if it were not the case that the introduction of a market for body parts would similarly reduce the overall supply, it seems highly likely that it would reduce the supply of voluntarily donated body parts. The net effect of the change would then be the accompaniment of any expansion in the overall supply of body parts with a significant reallocation of them from those most in need to those in relatively little need but with a high ability to pay. A useful analogy here is to our existing system of funding for pharmaceutical research: private drug companies spend a great deal of money on research, and arguably it is more money than any alternative system of funding could provide – but the research that is privately funded is heavily tilted toward providing lifestyle drugs for rich westerners rather than cheap drugs with potentially much greater public health benefits for the third world. With the introduction of a free market system in body parts, some of the worst off members of society – those in the highest medical need and also lacking in financial resources – would surely be harmed. […]

There is also at least one important way, I think, in which the development of a market in body parts might harm society at large […]. This is because the development of a market in body parts would change the norms of the relationship of all of us to our body parts, and to each other. And I believe it is plausible to think that we would lose something of significant value about our current relationships with that change. To see why, consider that as things stand, organs do not have a monetary value for their owners. Faced with, for example, a rent demand and inadequate cash to pay for it, a couple of the choices you can make are to sell some of your possessions, or to find (additional) employment and sell some of your labour. One choice that you do not currently have, and therefore do not have to consider, is whether to sell a kidney or a piece of one of your lungs to raise the funds (nor, indeed, the organs of a dying relative, if you happen to have one around). It might first be thought that it can never be a good thing for you to have fewer rather than more options. But I believe that this attitude is mistaken on a number of grounds. For one, consider that others hold you accountable for not making the choices that are necessary in order to fulfil your obligations. As things stand, even if you had no possessions to sell and could not find a job, nobody could criticize you for failing to sell an organ to meet your rent. If a free market in body parts were permitted and became widespread, they would become economic resources like any other, in the context of the market. Selling your organs would become something that is simply expected of you when the financial need arises. A new “option” can thus easily be transformed into an obligation, and it can drastically change the attitudes that it is appropriate for others to adopt towards you in a particular context. Il primo effetto – la riallocazione di organi da coloro che più ne hanno bisogno a coloro in grado di pagare il prezzo più alto, man mano che i donatori altruistici si trasformano inevitabilmente in venditori – era già stato individuato in passato; è chiaro comunque che il problema non riguarda i sistemi sanitari pubblici europei, in cui eventualmente lo Stato potrebbe agire da compratore unico, ridistribuendo gli organi acquistati secondo criteri di stretta necessità medica, come avviene oggi.
Più originale il secondo effetto negativo individuato – la creazione di obblighi, alimentati dalle aspettative mutate della società, in capo a coloro che non avrebbero altrimenti mai scelto di vendere i propri organi. Un argomento interessante, indubbiamente, che si presta a lunghe e proficue discussioni.

fonte: bioetiche.blogspot.com » Vai al post originale

mar 24

A me era successo, negli anni dell’ironia, di scrivere una headline per un prodotto che preveniva e curava i punti neri. Avevo scritto una cosa non particolarmente memorabile, suonava così: “Klorane vi insegna come non schiacciare i punti neri”.
Otto anni dopo, per un altro prodotto contro i punti neri, Lele Panzeri e Sandro Baldoni mi portarono, da giudicare, un layout fatto così: due dita, una da una parte e una dall’altra, che uscivano dalla pagina. In mezzo un cerchio tipografico tutto nero. La headline era “Split?”. Approvai subito.

Da Le mie memorie, Emanuele Pirella, Nuovo n2/1982

fonte: creativeclassics.blogspot.com » Vai al post originale

mar 24


nel caso vi foste persi l’idiozia numero uno o la numero due
(la satira per sua natura è spesso tagliente: ovviamente mi scuso se il titolo può ferire qualcuno)

fonte: lapennachegraffia.blogspot.com » Vai al post originale

mar 24

“Pani e pesci, pesci e pani,senza trucco vi moltiplico domani”Isabella di Castigliaper tre notti si concedea chi la piglia;pani e pesci, pesci e pani,più son piccoli e più alzano le mani;non ci casco questa volta,dite all’ultimo di chiudere la porta.

fonte: lapennachegraffia.blogspot.com » Vai al post originale

mar 24

La missione di Google è di fornire ai nostri utenti tutte le informazioni disponibili affinché possano fare scelte informate. Per questa ragione, eravamo in attesa di ricevere una serie di decisioni da parte della Corte Europea di Giustizia che ci indicassero fino a quale punto il diritto di marchio può essere usato per limitare l’accesso alle informazioni disponibili agli utenti. La prima di queste decisioni è stata resa pubblica oggi.

La domanda posta all’attenzione della Corte era se un inserzionista avesse la possibilità di scegliere le parole chiave liberamente nel momento in cui intendesse raggiungere i propri utenti su Internet. In altre parole, se gli inserzionisti potessero mostrare un loro messaggio promozionale quando il marchio di un’altra società era tra le parole usate come termine di ricerca.

I marchi sono parte della nostra vita quotidiana e della nostra cultura, ci aiutano ad identificare i prodotti e i servizi che stiamo cercando. Sono anche un elemento indispensabile per le aziende per vendere e pubblicizzare i loro prodotti o servizi. Ma i diritti legati al marchio non sono assoluti.

Noi crediamo che il modo migliore per tutelare l’interesse degli utenti sia permettere l’accesso alla più ampia scelta di parole chiave possibile, così da fornire un messaggio pubblicitario pertinente e di contenuto informativo per un’ampia varietà di contesti. Ad esempio, se un utente cerca delle informazioni su un particolare modello di automobile, molto probabilmente vorrà trovare più di un sempice link al sito della casa che la produce. È probabile che voglia trovare anche informazioni sui vari concessionari che vendono quella macchina, eventuali offerte dell’usato, recensioni o informazioni su altre auto della stessa categoria.

Inoltre, contrariamente a quanto affermato da alcuni, questo caso non riguarda la nostra volontà di rivendicare il diritto di ospitare messaggi pubblicitari di beni contraffatti. Google ha regole molto severe che vietano la pubblicità di falsi, poiché questa pratica si traduce in una cattiva esperienza per gli utenti. Infatti collaboriamo attivamente con i titolari di diritti di proprietà intellettuale per identificare e perseguire i contraffattori.

Alcune aziende vogliono limitare la scelta degli utenti attraverso un’estensione della legge di tutela dei marchi, che finisca per comprendere anche l’uso delle parole chiave nella pubblicità online. Costoro vogliono essere in grado di esercitare un maggiore controllo sulle informazioni disponibili per gli utenti, al fine di impedire ad altre società di fare fare pubblicità quando un utente inserisce il loro marchio in un motore di ricerca. In altre parole, la loro volontà è controllare e restringere la quantità di informazioni che gli utenti possono visualizzare in risposta alle loro ricerche.

Oggi, la Corte Europea di Giustizia ha confermato che Google non ha violato il diritto dei marchi nel consentire agli inserzionisti l’acquisto di parole chiave corrispondenti ai marchi di impresa dei loro concorrenti. È stato anche confermato che la legge europea che protegge gli hosting service provider si applica anche al programma pubblicitario Google AdWords. È importante che sia stato ribadito questo principio fondamentale alla base del libero flusso di informazioni attraverso la Rete.

Il principio che ci guida è sempre stato che la pubblicità debba avvantaggiare gli utenti, il nostro obiettivo è di assicurare informazioni commerciali che siano pertinenti e utili. Studieremo con attenzione la decisione per continuare a mostrare messaggi pubblicitari che permettano agli utenti di effettuare scelte informate.

Scritto da: Dr. Harjinder S. Obhi, Senior Litigation Counsel, EMEA

fonte: googleitalia.blogspot.com » Vai al post originale

mar 24

La gara velica è un grande evento di competenza del DPC? Per la Corte dei Conti no, ma con un escamotage Cappellacci, nominato commissario per la realizzazione, può sfruttarne ugualmente le risorse.

Ogni polemica è risolvibile. O meglio, ogni polemica è aggirabile.

ESCE DALLA PORTA – 3 aprile 2009: la Corte dei Conti “dubita” che la Louis Vuitton Cup alla Maddalena possa essere “riconducibile alla categoria dei «grandi eventi rientranti nella competenza del dipartimento della Protezione civile»”. Il motivo è che i “grandi eventi”, “quand’anche non si sostanzino in calamità o catastrofi, dovrebbero pur sempre riferirsi a situazioni di emergenza che mettano a grave rischio l’integrità della vita, dei beni, degli insediamenti e dell’ambiente”. “Nulla di tutto ciò – scrive nella sua istruttoria il magistrato Rocco Di Passio – “sembra possibile ravvisare nel “grande evento” della regata velica “Louis Vuitton” il cui assoggettamento al decreto della presidenza del consiglio dei ministri del 30 dicembre 2009 (“ordinanza di protezione civile”) appare dunque fuori luogo. [...]“. È la prima volta, di fatto, che la Corte dei conti solleva forti dubbi di illegittimità su un “grande evento” affidato al dipartimento della Protezione civile. Che sia una regata velica può non sembrare un caso (in effetti non lo è, viste le perplessità sollevate dal magistrato istruttore); ma già altri eventi sportivi (mondiali di ciclismo in Lombardia, mondiali di nuoto) erano finiti con procedura “straordinaria” e con l’etichetta di “radi eventi” in mano al dipartimento diretto da Guido Bertolaso.

Continua su Giornalettismo, 22 marzo 2010.

fonte: bioetiche.blogspot.com » Vai al post originale

mar 22

Intervista ripresa da eclectihk-log di Henri Kaufman: nel blog la trascrizione.

fonte: creativeclassics.blogspot.com » Vai al post originale

mar 22

Un centro che cresce, tante periferie che muoiono nell’emarginazione di uno Stato che non le riconosce: è quanto abbiamo scritto più volte sul Sudan.In questi giorni, mentre nel Sud Sudan si temono aggressioni e incursioni da parte del Lord’s Resistence Army di Joseph Kony, che secondo l’intelligence centrafricana si nasconderebbe proprio nella regione sudanese e in Darfur, in vista delle elezioni di aprile, il governo sudanese ha annunciato di aver firmato un contratto di dieci miliardi di dollari con la francese Solar Euromed per l’installazione di pannelli solari in tutto il Paese e di aver segnato un nuovo record nella produzione di gomma arabica, 49.000 tonnelate per un valore di oltre 75 milioni di dollari. Il Sudan è il primo produttore al mondo di gomma arabica, con quasi l’80% della produzione dei Paesi arabi ed africani, e viene raccolta proprio nelle periferie del Paese, Kordofan e Darfur. Un quarto della produzione viene acquistata dagli Stati Uniti. M.A.Link: Boom dell’export italiano in SudanFirma l’appello on-line di Italians for Darfur!
http://www.italianblogsfordarfur.it –
Per informazioni sulla campagna on-line scrivi a:
blog[at]italianblogsfordarfur.it

fonte: www.italianblogsfordarfur.it » Vai al post originale

mar 22

fonte: lapennachegraffia.blogspot.com » Vai al post originale

mar 20

Un documentario della BBC, dedicato al madman Steve Frankfurt, creative director in Leo Burnett negli anni ’60. Su youtube il resto.

Segnalato da Leo Burnett Cultural Fuel.

fonte: creativeclassics.blogspot.com » Vai al post originale

mar 20

Stamattina, a Sesto San Giovanni (Milano).

fonte: creativeclassics.blogspot.com » Vai al post originale

mar 20

Se non fosse tragico ci sarebbe da sbellicarsi.

fonte: bioetiche.blogspot.com » Vai al post originale