mar 14

La grammatica essenziale
(Consigli di Ennio Flaiano a un giovane analfabeta che vuol darsi alla letteratura attratto dal numero dei premi letterari)

Chi apre il periodo, lo chiuda.
E’ pericoloso sporgersi dal capitolo.
Cedete il condizionale alle persone anziane, alle donne e agli invalidi.

Lasciate l’avverbio dove vorreste trovarlo.

Chi tocca l’apostrofo muore.
Abolito l’articolo, non si accettano reclami.
La persona educata non sputa sul componimento.

Non usare l’esclamativo dopo le 22.
Non si risponde degli aggettivi incustoditi.
Per gli anacoluti, servirsi del cestino.
Tenere i soggetti al guinzaglio.
Non calpestare le metafore.
I punti di sospensione si pagano a parte.

Non usare le sdrucciole se la strada è bagnata.

Per le rime rivolgersi al portiere.

L’uso del dialetto è vietato ai minori di 16 anni.

E’ vietato servirsi del sonetto durante le fermate.

E’ vietato aprire le parentesi durante la corsa.
Nulla è dovuto al poeta per il recapito.

L’uovo di marx, Ennio Flaiano, Libri Scheiwiller, Milano 1987

fonte: creativeclassics.blogspot.com » Vai al post originale





mar 14

L’antitesi rappresentata dal titolo di questo testo, rappresenta gran parte degli studi che l’uomo ha compiuto nella ricerca di se stesso nel corso del tempo. Impossibile parlare di un concetto senza dover necessariamente contemplare l’altro. Come lo Yang contiene parte dello Yin, si può affermare lo stesso per questi due elementi sottili. Così come la manifestazione fisica e particolare della luce e della sua assenza, attraverso la comprensione dei cicli solari, dell’alternarsi di giorno e notte, del visibile ed invisibile, possiamo rapportare questa alternanza all’interno del nostro essere più profondo.

Il nostro nucleo più intimo è una matrice di luce pura, completamente integrata con la matrice coscienza universale che oggi è definita in vari modi. Per me questa matrice è l’essenza di Dio, un’essenza così immacolata da essere custodita con infinito amore nel cuore di ogni essere dell’universo. Questa luce prescinde dal concetto di spazio e tempo, di corporeità, di materia. Essa È, è sempre stata e sarà sempre nell’eternità. Questa luce guida l’intero universo attraverso la contemplazione della propria perfezione, evolvendo e migliorando se stessa, continuando il ciclo della sua propagazione infinita, un moto perpetuo che si auto genera per non perdere l’inerzia. Essendo esseri di luce non possiamo quindi che anelare al ritorno alla matrice originaria. Ritrovare Dio in noi attraverso le orme del Figlio, attraverso la guida che è possibile scorgere nelle esemplari manifestazioni della Natura. La perfezione aurea di ogni singola vita che nasce nel Creato è la solidificazione esatta di questa Luce, che è in grado di materializzare la stessa perfezione della sua essenza originaria. In questa creazione perpetua l’uomo è parte integrante e cosciente di questo movimento dinamico. In continua ricerca della perfezione, è la prova vivente della spinta che la luce agisce attraverso di lui.

Perché allora esiste il buio? Perché è necessario sperimentare il buio? Credo che ognuno possa rispondere con sincerità a questa domanda, perché in fondo alla propria anima esiste già ogni risposta. Il buio è semplicemente la non percezione della presenza della luce. Non può essere una forza opposta e contraria, in quanto è solo il riflesso del veicolo che la nostra mente vuole creare con emozioni, paure, indecisioni e sentimenti negativi. La non fiducia genera questo tipo di sensazioni, favorendo l’assenza di luce, favorendo uno stato di disagio che altro non è che il buio manifesto. Avere fede nella luce significa affidare totalmente alla nostra anima il timone per guidare la nostra vita. Significa non dubitare dell’immensa e totale Forza che anima l’universo, per non doversi più rapportare col buio e le sue manifestazioni più basse. In linea di principio si potrebbe vivere senza dover sperimentare dolore e sofferenza, anche se è altrettanto vero affermare che tali esperienze sono alla base dei nostri più grandi passi evolutivi. Nei momenti di buio infatti possiamo riconoscere la luce ed essere rapiti dal suo bagliore.

Immaginate di essere in una stanza completamente buia. Sensazioni di disagio e paura potrebbero prendere il sopravvento. I movimenti sarebbero limitati, in quanto solo attraverso il tatto e l’attenzione consapevole sarebbe possibile muoversi al suo interno. Non conoscendo quello che circonda il nostro corpo, la nostra mente creerebbe figure più o meno veritiere, a seconda delle interpretazioni che i sensi analizzerebbero in quel contesto. Un rumore improvviso potrebbe peggiorare la situazione, poiché impotenti nel poter contrastare o difendere la nostra incolumità. Le cose cambierebbero se si accendesse una piccola luce. A questo punto il bagliore illuminerebbe gli oggetti circostanti, la nostra mente comincerebbe a costruire immagini a seconda delle percezioni visive, in alcuni casi potrebbe migliorare la situazione, in altri invece potrebbe materializzarsi quello che avevamo temuto potesse esistere. In ogni caso ognuno di noi andrebbe verso questo bagliore proprio per riuscire a vedere meglio l’ambiente circostante. In questa fase le ombre comparirebbero dietro ogni oggetto. Se la luce aumentasse l’intensità, la nostra mente inizierebbe ad avere immagini sempre più chiare e deduzioni sempre più accurate, fin quando l’ambiente circostante sarebbe familiare, molto probabilmente i disagi iniziali scomparirebbero insieme alle ansie e le paure.

Questo esempio se pur elaborato, rende omaggio al nostro modo di interpretare la vita e le immagini che la nostra mente crea a seconda delle situazioni. Fin quando non intraprenderemmo il cammino verso la luce, le immagini saranno “casuali”, le esperienze potrebbero essere dolorose e poco coerenti con il nostro essere più profondo. Dopo aver raggiunto la luce da vicino tutto diventerebbe più chiaro, il velo dell’illusione lascerebbe spazio a scorci di Verità, fino a diventare il nostro nuovo modo di essere. L’obiettivo finale è arrivare ad essere quella Luce, in modo da non dover più scendere a compromessi con le nostre “parti oscure”. Una luce non conosce buio, in quanto essa stessa è sorgente e manifestazione primaria di tale emanazione. L’ombra per definizione può comparire solo dietro una forma illuminata, non può esistere nella sorgente stessa. Ovviamente in questo cammino si viene spesso riconosciuti e tendenzialmente aumenta la quantità di buio da trasformare in luce. Questo perché ogni manifestazione esterna della nostra vita, altro non è che la nostra interna percezione del cammino, che la nostra anima compie nel corso di questa incarnazione terrestre.

Come in alto così in basso, è esattamente la spiegazione a questa dinamica. Il nostro più grande dono è il libero arbitrio, la possibilità di scegliere attimo dopo attimo cosa fare del nostro percorso. L’importante non è il tempo o il modo, credo si importante la volontà di perseguire questo obiettivo, il guardare alla luce per tornare alla casa del Padre, per riunire la nostra essenza con la matrice perfetta dalla quale siamo stati generati. La strada è stata tracciata dagli insegnamenti del Cristo. Molte altre grandi anime hanno dato il loro contributo a questa grande causa, molte anime lo stanno facendo ora per aiutare chiunque lo desideri a intraprendere questo cammino. Nulla è più importante è più gratificante di questo, anche se forse è la cosa più difficile che ognuno di noi possa affrontare, perché in fin dei conti è un viaggio all’interno, un viaggio nel silenzio del cuore, nel luogo dove tutto esiste e già è perfetto, dove ha solo bisogno di essere rivelato.

Ti è piaciuto l’articolo? Clicca su OK

Puoi votare le mie notizie anche in questa pagina.

fonte: freenfo.blogspot.com » Vai al post originale

mar 14

ITALIANS FOR DARFUR, PREOCCUPA RICHIESTA JEM DI RINVIO VOTO

(ANSA) – ROMA, 12 MAR – ‘La firma dell’accordo di pace tra il Movimento Giustizia e Uguaglianza e il governo sudanese, prevista per il prossimo 15 marzo, è a rischio. Lo afferma in una nota ‘Italians for Darfur’, associazione promotrice della campagna umanitaria per il Sudan.
“Le notizie che arrivano da Khartoum sono molto preoccupanti – dichiara Antonella Napoli, presidente dell’associazione – il nuovo appello del Jem, che continua a chiedere il rinvio delle elezioni e la sospensione degli attacchi contro i civili nell’area di Jebel Marra, suona più come un ultimatum che rimette in discussione i presupposti del ‘cessate il fuoco’ concordato il mese scorso con Khartoum. I nuovi colloqui tra le due parti, che dovrebbero sottoscrivere nei prossimi giorni l’accordo vero e proprio, non sono neanche iniziati. Anzi. Ahmed Hussein Adam, portavoce del Movimento, poco più di 24 ore fa, ha annunciato che “nessun accordo di pace si può concludere se il processo elettorale non si ferma fino all’attuazione di una serie di misure che dovrebbero essere incluse nel testo da sottoscrivere il 15 marzo”.
“Secondo il gruppo ribelle – prosegue Napoli – le elezioni vanno rinviate per consentire il rientro degli sfollati nei propri villaggi affinché si possa realizzare un nuovo censimento della popolazione e una registrazione corretta degli aventi diritto al voto. Il Jem, inoltre, chiede che ‘venga modificata la legislazione vigente nel Paese che limita le libertà pubbliche’. Ahmed ha definito i recenti attacchi dell’esercito sudanese in Darfur ‘un comportamento opportunistico che dimostra, ancora una volta, che non ci si può fidare di Khartoum, interlocutore poco credibile’ e ha aggiunto che il Jem sta valutando la situazione e che le violazioni del ‘cessate il fuoco’ possono spingerli a prendere una decisione radicale”.
“Se questi sono i presupposti – conclude il presidente di Italians for Darfur – il nostro timore che questo fragile e troppo entusiasticamente celebrato ‘accordo di pace’ possa saltare, appare purtroppo sempre più fondato”. Roma, 12 aprile 2009Firma l’appello on-line di Italians for Darfur!
http://www.italianblogsfordarfur.it –
Per informazioni sulla campagna on-line scrivi a:
blog[at]italianblogsfordarfur.it

fonte: www.italianblogsfordarfur.it » Vai al post originale

mar 14

Leggi la prima puntata

“Un polemista graffiante, provocatorio e spesso sopra le righe”. Cosi, quindi, mi definiscono molti miei lettori. Anche se non credo affatto di essere “sopra le righe”, ho scelto come header del blog un fumetto tratto dalle avventure del reporter belga Tintin (che hanno accompagnato la mia infanzia) che raffigura un principino del golfo mentre tira fuori la lingua in atteggiamento di sfida. Volevo – e voglio – essere l’ “Arabo impertinente”, quello che dice pane al pane e latte di cammella al latte di cammella (tiè!), in un’Italia in cui gli immigrati “buoni,” quelli “integrati” e meritevoli di ammirazione sono quelli del “Tutto va bene Madama la Marchesa”. Vi chiedo perdono, davvero, ma non ci sto a comportarmi da ospite in un paese in cui sono venuto volontariamente, senza essere – appunto – invitato da nessuno. Non ce la facio a cantare le lodi di chi non mi concede sacrosanti diritti in cambio dei sacrosanti doveri che pretende e che, soprattutto, ottiene. E, cosa ancora più grave, non riesco a sentirmi obbligato e riconoscente a qualsiasi deficiente (nel senso di colui che manca di qualcosa) che passa per strada solo perché ci distingue una cittadinanza. Soprattutto quando i deficienti sono quelli che ti offendono o che vorrebbero sfruttare la tua condizione di “extracomunitario”.

A proposito di cittadinanza ed origini, vorrei spendere due parole in merito, visto che a gennaio scorso una commentatrice ha lanciato una provocazione che fa sentire i suoi effetti ancora oggi, tra lettori e commentatori. La lettrice in questione mi aveva scritto (qui, nei commenti): “Devo riconoscere che mi sembra un uomo amante del confronto democratico, anche se ho il sospetto che questo suo amore le derivi più dalla sua componente greca che da quella araba. Essendo la Grecia la culla della democrazia, ci mancherebbe solo che un uomo greco per metà non l’amasse. Senta, facciamo una cosa: poichè mi risulta che nessun italiano abbia qualcosa da ridire sui greci, lasci tranquillamente qui una sua metà, portandosi via l’altra. Che ne dice di questa salomonica soluzione? Anche se penso che, essendo lei proprio un bell’uomo, le donne italiane preferiscano tenerla qui intero”. Al che risposi che “ho scoperto che il mio nome, cognome e passaporto mi indicano chiaramente come egiziano e musulmano. Alla gente che mi conosce superficialmente non importa se ho madre greca, se sono osservante o meno o qualsiasi altra considerazione che vada al di là delle apparenze e delle formalità. Quindi, anche se volessi (e non lo voglio perché non ho nulla di cui vergognarmi, anzi) tralasciare una parte e mantenerne un’altra, la parte che potrei tenere è proprio quella che non le piace, e che traspare invece dalle formalità. Ma, come ha giustamente sottolineato, il sottoscritto e non solo ;) trovano molto più interessante il mix in cui affondano le mie radici. Motivo per cui non ho nessuna intezione di sacrificare foss’anche un’unghia della mia identità complessiva”.

A dimostrazione di “Quante volte ho avvertito il disagio nelle persone, o il disagio in me, l’incapacità e l’impossibilità di renderli pienamente partecipi di quello che sono” come scrisse Randa Ghazi in un suo libro, lo stesso giorno, un lettore di origine araba mi ha scritto: Mi meraviglio di lei, Sherif, che non la avesse ripresa in modo “deciso” per il suo “gentile” invito ad abbandonare la parte malefica in lei, quella Araba e tenere l’unica parte buona….”. Circa tre mesi dopo, cioè ieri, un altro lettore, questa volta italiano, mi ha scritto:Su questo blog hai specificato che, di fronte ad una ipotetica rinuncia rinunceresti alla tua radice greca ed opteresti per quella araba. Come vedete nessuno dei due è contento e, purtroppo, non posso accontentare nessuno di essi. Non ho un braccio greco e un piede arabo, e anche se avessi gli arti “etichettati”, non ho nessuna intenzione di mollare una parte di me in giro perché a questo piace e a quell’altro no. Eppure l’ho già scritto qui, quello che sono e quello che non sono: “Mi chiamo Sherif: non sono egiziano, non sono greco, non sono italiano, non sono francese. E nel contempo io sono tutto questo, sono il risultato dell’incontro – anche fortuito, anche superficiale, anche lontano nel tempo – di tutte queste nazionalità, queste scuole, e delle tre confessioni monoteiste. Sono un essere umano, che ha vissuto molte vite, che ha avuto molte esperienze e che ha fatto proprie molte identità. Io ho una, nessuna e centomila identità”. Ciò non toglie però che l’identità che mi è stata formalmente data dal destino, a cui non posso rinunciare anche se ipoteticamente volessi, è quella di un “cittadino egiziano, nato musulmano”. Identità che è una croce, di questi tempi. Ma che fa di me ciò che sono. E dal momento che sono orgoglioso di ciò che sono, sono orgoglioso anche di quella identità formale. La quale, però, non esaurisce quello che sono. Non so se mi sono spiegato: credo di valere, come essere umano, più di un passaporto e di un’etichetta. Ecco il perché della mia insofferenza per quelli che chiamo “italioti,” quelli che credono di essere superiori, nel senso più lato del termine, solo perché sono stati frettolosamente e casualmente scodellati su questa penisola.(Continua)

fonte: salamelik.blogspot.com » Vai al post originale

Feb 06

Questo piccolo isolotto del Lago di Bolsena è ciò che resta, come quello bisentino, del cono eruttivo del vulcano sottostante l'attuale lago. Esso dista appena un chilometro dalla costa del lago ed è incredibilmente diverso dal compagno. I suoi dieci ettari ospitano una comunità vegetale pressochè integra e apparentemente molto più selvatica, quasi tropicale. Le sponde sono popolate da numerose colonie di uccelli acquatici e al di fuori delle specie vegetali ed animali l'isola non è attualmente popolata.
Sicuramente visitato dagli etruschi, forse anche dai romani, l'isola è storicamente famosa per la detenzione di due incredibili donne: Cristina, martire e patrona di Bolsena, fu relegata sull'isola da papa Urbano IV affinchè rinnegasse la sua forte fede cristiana; Amalasunta, regina degli Ostrogoti, dal carattere deciso e diplomatico si inimicò i Goti e tramite un complotto di questi col famigliare Teodato fu dapprima imprigionata nell'isola e quindi uccisa nel 535 d.C.
L'isola ha storicamente attratto l'attenzione sia dei nativi dei borghi limitrofi (a questa epoca risale la chiesa di S. Stefano del IX sec.) dei Viterbesi, dei signori di Bisenzio e del papato. Sotto la chiesa l'isola ha vissuto il periodo di massimo splendore. A partire dal XVII secolo, sotto il ducato di Castro l'isola fu progressivamente abbandonata, le strutture smantellate ed i materiali riutilizzati per la costruzione di Marta. Attualmente l'isola vi è una residenza Privata e non è visitabile.

fonte: www.lago-di-bolsena.biz » vai al post originale »

mar 14

Vi devo confessare che non sono ancora riuscito a capire il motivo per cui, chi mi legge, o apprezza e condivide pienamente ciò che scrivo oppure mi odia visceralmente in prima persona. Ciò che ho pubblicato ieri dimostra però che, per qualche arcano motivo, do’ sui nervi a parecchi lettori che quasi quotidianamente mi sommergono di insulti. Qualcuno mi chiede come faccia a sopportare queste aggressioni e persino a pubblicarle in prima pagina, come se niente fosse. Semplice: mi diverto tantissimo a sapere che c’è chi, semplicemente leggendo un articolo pubblicato qui, perde completamente il controllo di ciò che pensa e scrive dando libero sfogo alle proprie flatulenze. Per quanto mi riguarda, infatti, le “considerazioni”, se cosi si possono chiamare, elaborate da questi personaggi sono come dei gas intestinali liberamente rilasciati in aria – magari durante una cena – accompagnati da suoni esilaranti e vibrazioni comiche che costituiscono motivo d’imbarazzo innanzittutto per coloro che le emettono oltre che per l’opinione pubblica che essi dicono di rappresentare. «Del cul» hanno «fatto trombetta», come scrisse Dante.

Non mi sono mai considerato un “polemista”, parola che trova la sua origine nel greco antico polemikos, aggettivo derivato da polemos che vuole dire “combattimento, guerra”. Almeno fino all’istante in cui un mio commentatore mi scrisse la seguente email: “Voglio farti i miei complimenti per il tuo lavoro. Sei rimasto sulla breccia con pazienza e dedizione, hai resistito quando altri hanno ceduto e sei un punto di riferimento nell’ambito di coloro che si occupano di tematiche sociali, di integrazione, di studio dei fenomeni xenofobi. La qualità delle informazioni che offri è sempre alta e i tuoi interventi da polemista sono sempre stimolanti. Ammiro inoltre la tua costanza nel reggere lo stuolo di troll e provocatori che sembrano diventati oramai parte della famiglia che è il tuo blog. Consolati, ti evitano l’imbarazzo di essere beccato a auto-incensarti, anche il loro punto di vista in polemica permanente con te è utile come riferimento. Conto di leggerti ancora per molto tempo e che tu rimanga ancora per un po’ di tempo a onorarci della tua presenza; c’è bisogno di persone come te, contro la fuga di cervelli italiani verso l’estero è piacevole pensare che qualcuno venga in Italia nonostante tutto”.

Per fortuna, quindi, non vengo solo insultato. Fa piacere sapere che c’è chi stima il tuo impegno e scoprire di essere davvero diventato, con un semplice blog, punto di riferimento su tematiche sensibili e delicate, quali quelle dell’immigrazione e integrazione. Proprio oggi un docente dell’Università di Torino mi ha detto che consiglia sempre ai suoi studenti di comunicazione e relazioni internazionali di leggere il blog. Lo ringrazio di cuore per la stima e l’amicizia e la rivelazione che conferma la recensione che il portale Media e Multiculturalità, sviluppato dal Cospe (uno dei principali centri di ricerca su questi temi in Italia) ha fatto di questo sito: Il blog tratta di varie vicende legate all’attualità internazionale, con una particolare attenzione all’ Islam in generale, all’ Islam italiano nello specifico e alle questioni mediorientali. Numerose sono le sezioni tematiche che compongono il sito, fra queste Medio Oriente, che tratta di tematiche inerenti ai paesi mediorientali, Democrazia Export, sull’attività militare occidentale in medioriente, Islam Italiano, sulle comunità islamiche in Italia e Religioni, in cui si discute di fedi e spiritualità. Il commento alle vicende legate all’area mediorientale, e la conseguente critica alla rappresentazione che ne viene fornita dai media occidentali ed in particolare italiani, è uno dei focus principali del sito. Con uno stile giornalistico graffiante e provocatorio, Sherif segnala notizie riprese da varie fonti italiane ed internazionali e ne rielabora spunti ed interrogativi per ottenere articoli originali e spesso sopra le righe”. (Leggi la Seconda Puntata)

fonte: salamelik.blogspot.com » Vai al post originale

mar 14

fonte: lapennachegraffia.blogspot.com » Vai al post originale

mar 14

Dopo una fila di oltre mezz’ora, sono tra i fortunati che hanno potuto assistere in diretta al convegno “Internet è Libertà – perché dobbiamo difendere la rete” organizzato a Montecitorio da Capitale Digitale intorno alla lectio magistralis del Prof. Lawrence Lessig. Un evento particolarmente interessante e positivo già dal suo inizio, con l’intervento del Presidente della Camera Fini a supporto della candidatura di Internet al Premio Nobel per la Pace, un’iniziativa che Google ha da sempre sostenuto. Secondo l’On. Fini l’accesso ad Internet “deve essere considerato un vero e proprio diritto fondamentale dell’uomo” e “la cultura digitale ha creato le fondamenta per una nuova civiltà”: una civiltà che, lo dimostra il Prof. Lessig, non riceve solo passivamente le informazioni come nel caso dei media tradizionali, ma può anche produrle autonomamente, scambiarle, utilizzarle, rielaborarle. L’ispirazione del singolo porta a diverse interpretazioni, l’informazione a diverse opinioni: è proprio questo che fa di Internet un tale strumento di libertà e democrazia.

Secondo il Prof. Lessig Internet non può ne deve essere assimilata ad un mezzo di comunicazione tradizionale, in particolare – e soprattutto – nella sua regolamentazione, che deve essere affrontata “con umiltà”. Come nel mondo offline, anche su Internet vengono perpetrate attività illecite o criminali, che dobbiamo combattere con tutte le nostre forze. Compito delicato del Legislatore è quello di sapere incoraggiare gli aspetti positivi prevenendo e quelli negativi. Tuttavia “é saggio non imbarcarsi in una guerra senza speranza”: Internet per legge di natura non può essere sconfitta.

Scritto da: Laura Bononcini, Policy Associate


fonte: googleitalia.blogspot.com » Vai al post originale

mar 14

Pomeriggio 5, 10 marzo 2010, verso le 5 della sera. Un capolavoro di pessime argomentazioni. Ospiti: Priscilla e Simona e i loro 3 gemelli, Rocco Casalino e la sua amica Celeste, Antonella Boralevi. In collegamento: Severino Antinori, Rosanna Della Corte, Alessandro Meluzzi. C’ero anche io. La puntata si intitolava “un figlio a tutti i costi” anche se a me avevano detto “desiderio genitoriale”. Cominciamo male. Gli ospiti nemmeno corrispondevano a quanto annunciatomi, ma pazienza, che vuoi pretendere.

I primi minuti mi sorprendono: prima Priscilla e poi Simona riescono a raccontare parte della loro storia senza essere interrotte, anche se in agguato c’è sempre la caccia al dettaglio scabroso: la conduttrice Barbara D’Urso sottolinea la differenza d’età (con tutta probabilità non lo avrebbe fatto davanti a una coppia formata da un uomo e da una donna più giovane), incalza sui dubbi e delinea ombre che non esistono. “Quando si fa un figlio si fa in modo che abbia un padre e una madre”, afferma, dimenticando che dovrebbe essere la conduttrice imparziale. Cominciamo così, con il commento apodittico di Barbara D’Urso. Ed è solo l’inizio. Durante tutta la trasmissione D’Urso esprimerà il suo parere, sempre contrario e censorio. L’aspetto divertente è che dichiarerà anche “io amo, così come i tutti i giornalisti che lavorano con me, informare”. Datele uno Zingarelli con un segnalibro alla lettera “I”.

Tuttavia Priscilla e Simona riescono almeno a raccontare che stanno insieme da molti anni, hanno deciso di diventare genitori, sono andate in Spagna perché in Italia la legge 40 vieta a una coppia di donne o a una donna single di accedere alle tecniche. Simona è rimasta incinta di 4 gemelli. I bimbi sono nati prematuri e una bambina, Francesca, è morta alcuni giorni dopo la nascita. Oggi Giulia, Martina e Nicolò hanno poco più di due anni.

Continua su Giornalettismo (per chi ha stomaco).

fonte: bioetiche.blogspot.com » Vai al post originale