mar 16

Drima, il blogger sudanese che abbiamo intervistato nel 2007, è rientrato da un viaggio a Khartoum, dopo ben 5 anni. Nel suo blog racconta le sue impressioni, di seguito la sua testimonianza sul clima elettorale che si respira nella capitale.

[...]Visto che le elezioni sono alle porte, mi aspettavo di avvertire l’eccitamento prelettorale in città. Manifesti elettorali ovunque, preparativi, dibattiti su queesto storico evento, qualcosa insomma, ma presto ho scoperto di essere giunto in città con aspettative troppo alte.

“Qui, in questa parte di Khartoum, difficilmente se ne interessa qualcuno. La gente vuole solo mangiare, vestire bene, parlare per ore al proprio cellullare, guidare belle autovetture, e vivere in case confortevoli” mi ha spiegato lo zio il giorno dopo. ” Gli unici a cui interessano le elezioni sono quelli che vivono ad Omdurman. Ti accorgesresti dell’attivismo da quelle parti!” ha continuato. [...]

Link: Home, after five years
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mar 16

«Mi hanno scritto con la vernice sull’auto “sporco negro infame” la scorsa estate. Un anno fa mi hanno spaccato la porta d’ingresso del locale. A gennaio mi hanno minacciato dicendomi “ammazziamo tuo figlio e tuo fratello”. Adesso mi hanno distrutto il bar. Sono sicuro che sono razzisti…». È terrorizzato Mohamed Masumia, bengalese di 51 anni, a Roma dal 1986 e cittadino italiano dal 2006. Suo fratello, Mia Maabub, 38 anni, è finito al pronto soccorso del San Camillo con la testa rotta da qualche randellata, insieme a due clienti del locale che prepara cibo asiatico in via Murlo, alla Magliana. Gli aggressori, una quindicina tra i 20 e i 30 anni, hanno risparmiato una donna bengalese incinta che aspettava di cenare. «Sono razzisti – ripete Masumia -, sennò perché tutta questa violenza? Io sono una persona onesta, lavoro. E, come me, lavorano qui a Roma tanti bengalesi, che fanno molti sacrifici per mandare i soldi alle famiglie in Asia». (Il Corriere)

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