ago 31

Negli ultimi mesi ci siamo chiesti più volte: come sarebbe un’esperienza musicale progettata appositamente per il web moderno?
I browser e le tecnologie web hanno fatto progressi così rap
idi negli ultimi anni che offrire agli utenti un’esperienza personalizzata in tempo reale è diventata una possibilità concreta.

E oggi, infatti, lanciamo, non senza un po’ di eccitazione, un’esperienza musicale realizzata appositamente per il browser. Chiamato “The Wilderness Downtown”, il progetto è stato creato dall’autore/regista Chris Milk con la band Arcade Fire e Google. Realizzare questo progetto sul web e per il browser ci ha permesso di costruire un’esperienza che non solo è personalizzabile, ma risulta anche profondamente personale per ciascun utente. “The Wilderness Downtown” riporta indietro con la memoria attraverso le strade in cui si è cresciuti. Il progetto si basa sulla nuova canzone degli Arcade Fire “We Used to Wait”, inclusa nel loro nuovo album The Suburbs (una canzone che forse risulterà familiare ai 3.7 milioni di utenti che recentemente hanno seguito il concerto della band in live-streaming su YouTube).E’ stato realizzato con le più recenti tecnologie web e include HTML5, Google Maps e StreetView, uno strumento di disegno integrato e più finestre browser che si muovono sullo schermo.
“The Wilderness Downtown” è inspirato dai recenti sviluppi nei moderni browser ed è stato costruito pensando a Google Chrome. Per questo, l’esperienza viene goduta al meglio attraverso Chrome o da un browser di ultima generazione compatibile con HTML5. Il progetto, e maggiori informazioni, sono accessibili dal nostro sito Chrome Experiments all’indirizzo www.chromeexperiments.com/arcadefire.

Speriamo vi piaccia.

Scritto da: Aaron Koblin, Google Creative Lab


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ago 31


“Il titolo sembra una provocazione, ma dovrebbe essere lo standard.Ringraziarli è l’unica reazione possibile.Se le le badanti e le babysitterincrociassero le braccia l’Italia crollerebbe.Queste persone hanno permesso e permettono alle donne italiane di essere libere.Di lavorare. Di non essere più schiave”.
E se la servitù è sempre esistita, aggiunge Riccardo Staglianò, autore di Grazie (Chiarelettere, pp. 240, euro 14,60) prima era possibile solo per i ricchi. Ora c’è una servitù low cost. Il cambiamento sociale è profondo: quasi chiunque può avere il suo schiavo. Questo però è possibile grazie agli immigrati, privati dei diritti fondamentali e sottoposti a ritmi e condizioni di lavoro esasperanti.
Ci sono delle storie di virtuosa integrazione?
Vedelago è una di queste. È un caso di eccellenza, unico in Italia anzi in Europa, dove si ricicla il 90 percento dei rifiuti. San Francisco, che ha la reputazione di essere uno dei luoghi più ricicloni, arriva al 70 percento. Vedelago è diventato famoso di recente per la questione dell’inno di Mameli intonato dopo Va’ pensiero. Ma a Vedelago c’è una signora veneta, Carla Poli, che insieme ai suoi figli ha costruito una impresa da far invidia. In una zona leghistissima, con sistemi sofisticati e grazie alle braccia degli stranieri.
La tv svizzera ci ha fatto un documentario. L’attitudine laicissima della signora è stata vincente, non solo giusta. Adesso per la prima volta dopo 15 anni gli italiani sono venuti a bussare alla sua porta. E lei ha detto: “questo lavoro noi lo facciamo da sempre e gli italiani non si sono mai visti. Perché ora dovrei licenziare i miei uomini per assumere italiani? I miei sono stati formati e sono ottimi lavoratori. E poi magari gli italiani, passata la crisi, non ne vorranno sapere di stare tra i rifiuti!”. I suoi uomini fanno la cernita tra pvc, plastiche di vario tipo, vetro, selezionando nel mucchio di immondizia che scorre continuamente lungo un nastro. Bisogna essere precisi e veloci, chi si ferma rallenta il ciclo. Sono contenti di farlo, c’è una atmosfera splendida di rispetto e questo meccanismo virtuoso di legalità conviene anche economicamente.

Com’è possibile che ci siamo dimenticati di quanto è successo ai nostri nonni, di come venivano trattati? Com’è possibile che nessuno ricordi Pane e cioccolata?
Credo che questo Paese soffra di una specie di malattia neurodegenerativa.
Cancellare ricordi umilianti e dolorosi è anche un meccanismo psicologico e molto umano. È una strategia comprensibile, però c’è un salto ulteriore: questo accantonamento sembra diventare risentimento feroce verso chi ci ricorda come eravamo.
Stiamo compiendo una specie di bizzarra vendetta. Non tutti, naturalmente; ma pensiamo a come la Lega Nord investe e ingrassa la paura, a come trasforma il ricatto in strategia elettorale. Il vangelo del sospetto, ecco qual è il loro mantra politico.
(Continua).
Il Mucchio Selvaggio, 674, settembre 2010.

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ago 29

Lo hanno circondato mentre si riposava su una sdraio in riva al mare. Poi lo hanno insultato e preso a calci. La vittima è un giovane venditore ambulante bengalese. Gli aggressori, cinque bambini sui 10-11 anni. E’ successo sulla spiaggia di Civitanova Marche, in provincia di Macerata, tra le risate dei genitori. (Corriere)

fonte: salamelik.blogspot.com » Vai al post originale

ago 25

Da oggi YouTube cambia veste alla propria interfaccia mobile (m.youtube.com) e lo fa con una serie di innovazioni studiate appositamente per migliorare l’esperienza d’uso da dispositivi mobili. Tra le principali novità:

  • un sito mobile (m.youtube.com) interamente in HTML5 e accessibile da un numero maggiore di dispositivi
  • incremento rilevante della velocità di caricamento e della qualità di visualizzazione dei video
  • interfaccia utente ottimizzata per facilitarne l’uso in movimento
  • integrazione di funzionalità tipiche della versione desktop come suggerimenti per la ricerca, creazione di playlist, possibilità di segnalare il video come “preferito”, “mi piace” o “non mi piace”
  • funzionalità integrate per rendere YouTube ancora più sociale (Twitter, Facebook e Google Buzz)

In questo modo l’esperienza di YouTube da mobile sarà sempre più simile a quella da PC. Un esempio? guardate questo video:

Ora non vi resta che provare: m.youtube.com!

Scritto da: Alessio Cimmino, Corporate Communications & Public Affairs Manager


fonte: googleitalia.blogspot.com » Vai al post originale

Feb 06

Questo piccolo isolotto del Lago di Bolsena è ciò che resta, come quello bisentino, del cono eruttivo del vulcano sottostante l'attuale lago. Esso dista appena un chilometro dalla costa del lago ed è incredibilmente diverso dal compagno. I suoi dieci ettari ospitano una comunità vegetale pressochè integra e apparentemente molto più selvatica, quasi tropicale. Le sponde sono popolate da numerose colonie di uccelli acquatici e al di fuori delle specie vegetali ed animali l'isola non è attualmente popolata.
Sicuramente visitato dagli etruschi, forse anche dai romani, l'isola è storicamente famosa per la detenzione di due incredibili donne: Cristina, martire e patrona di Bolsena, fu relegata sull'isola da papa Urbano IV affinchè rinnegasse la sua forte fede cristiana; Amalasunta, regina degli Ostrogoti, dal carattere deciso e diplomatico si inimicò i Goti e tramite un complotto di questi col famigliare Teodato fu dapprima imprigionata nell'isola e quindi uccisa nel 535 d.C.
L'isola ha storicamente attratto l'attenzione sia dei nativi dei borghi limitrofi (a questa epoca risale la chiesa di S. Stefano del IX sec.) dei Viterbesi, dei signori di Bisenzio e del papato. Sotto la chiesa l'isola ha vissuto il periodo di massimo splendore. A partire dal XVII secolo, sotto il ducato di Castro l'isola fu progressivamente abbandonata, le strutture smantellate ed i materiali riutilizzati per la costruzione di Marta. Attualmente l'isola vi è una residenza Privata e non è visitabile.

fonte: www.lago-di-bolsena.biz » vai al post originale »

ago 25

Il tema della privacy online è oggi sempre più dibattuto. Per noi, che siamo un’azienda di ingegneri, privacy e tecnologia sono due aspetti che vanno di pari passo. Vorremmo cogliere l’occasione per fare un po’ di chiarezza sull’argomento e distinguere tra mito e realtà.

Mito: Google sa chi sono e sa tutto di me

Realtà: Google ha l’obiettivo di creare servizi di valore, non di identificare i propri utenti. Le informazioni che raccogliamo hanno unicamente questo scopo. Ad esempio, nel momento in cui eseguite una ricerca senza avere effettuato login con un account Google, le informazioni che conserviamo nei nostri file di log (come l’indirizzo IP, browser e sistema operativo del vostro computer, ricerca compiuta, data e ora della ricerca, cookie id) non permettono di identificarvi personalmente ma servono per capire se i risultati forniti sono stati utili.
Per tutelare ulteriormente la privacy, cancelliamo una parte degli indirizzi IP dopo 9 mesi e anonimizziamo i cookies dopo 18 mesi. Solo chi ha un account Google é associato ad un nome,
ma é il nome che l’utente ha deciso di attribuirgli.
Ogni utente registrato ai servizi di Google può accedere a tutte le informazioni collegate al proprio account attraverso Google Dashboard (google.com/dashboard), una soluzione tecnologica che è anche la prova concreta della trasparenza verso tutti i nostri utenti.

Mito: Google ci scheda per fini pubblicitari

Realtà: Il modello di business di Google è basato sulla pubblicità, che ci permette di offrire molti dei nostri servizi gratuitamente. Anche in questo caso abbiamo un obiettivo chiaro: dare accesso ad informazioni sempre più rilevanti e utili ed esserne ripagati con un clic. Dal 2009 abbiamo introdotto anche un nuovo servizio: la pubblicità basata sugli interessi. Quest’ultima non effettua alcuna profilazione degli utenti ma si occupa di mostrare pubblicità basate sugli interessi di navigazione espressi tramite browser (che non identifica personalmente alcun individuo, anche perché lo stesso browser può essere usato da più persone e la stessa persona può usare più browser).
La pubblicità basata sugli interessi non può creare degli identikit perché non è associata ad un nome e neppure alle ricerche effettuate dagli utenti sul nostro motore.
Non consente di mostrare annunci pubblicitari associati a categorie di natura sensibile, come preferenze politiche, religiose, sessuali o informazioni di natura sanitaria. Le categorie sono determinate solo dalla navigazione su alcuni siti, quelli che mostrano le nostre pubblicità attraverso il programma AdSense.
Prima di lanciare questo servizio abbiamo voluto progettare delle soluzioni tecnologiche che garantissero la trasparenza e la libertà di scelta dei nostri utenti.
La risposta è data oggi dal pannello di controllo che permette di gestire le preferenze degli annunci associati al proprio browser (google.com/ads/preferences), aggiungere o rimuovere categorie ed effettuare, se lo si desidera, opt-out definitivo dal servizio. Questo pannello è raggiungibile anche mediante il link al nostro Centro Privacy posto sulla home page del motore.

Mito: E’ difficile tornare in possesso delle informazioni date a Google

Realtà: Il valore competitivo per aziende come la nostra é dato dalla fiducia degli utenti, che per Google non significa incatenarli ai propri servizi ma lasciarli in controllo dei propri dati.
Iniziative come Data Liberation Front (www.dataliberation.org) sostengono il diritto degli utenti di controllare le informazioni conservate nei diversi prodotti e servizi Google. Questo consente, ad esempio, di chiudere un account Gmail e trasferire i propri contatti su un altro provider di posta elettronica. Crediamo che la concorrenza stimoli l’innovazione e vogliamo che chi sceglie i nostri servizi lo faccia perché rispondono a dei bisogni.

Mito: Google vende i dati dei propri utenti alle aziende e li comunica ai governi

Realtà. Non cederemo mai a nessuna azienda le informazioni personali che possono identificare i nostri utenti, senza il loro consenso esplicito. Sulla home page del nostro motore è disponibile un link privacy attraverso il quale si può accedere a tutte le informazioni relative alla tutela dei dati personali e leggere che Google collabora con le istituzioni nella repressione del crimine informatico, rispondendo alle richieste di informazioni che sono formulate nel rispetto della legge.
Anche in questo caso la nostra è stata una scelta di trasparenza che si è concretizzata in un sito (google.com/governmentrequest) attraverso il quale é possibile avere informazione relativi alle richieste fomulate a Google dai Governi di tutto il mondo.

Siamo consapevoli dell’importanza assunta oggi dal tema della privacy nel mondo online ed é per questo che manteniamo un dialogo aperto con tutti voi e con le autorità preposte a tutelare questo diritto. Riteniamo che dialogo e tecnologia siano le risposte per proteggere la privacy online e permettere di avere pieno controllo sulle informazioni personali quando utilizzate i nostri servizi.

Scritto da: Marco Pancini, European Senior Policy Counsel


fonte: googleitalia.blogspot.com » Vai al post originale

ago 23

Gli Olivetti erano i primi industriali che vedevamo da vicino; e a me faceva impressione l’idea che quei cartelloni di réclame che vedevo per strada, e che raffiguravano una macchina da scrivere in corsa sulle rotaie d’un treno, erano strettamente connessi con quell’Adriano in panni grigio-verdi, che usava mangiare con noi, la sera, le nostre insipide minestrine.

Natalia Ginzburg, Lessico Famigliare, ed. Einaudi, 1963

Fonte immagine la Stampa.

fonte: creativeclassics.blogspot.com » Vai al post originale

ago 23

Ritrovato il Van Gogh rubato:
arrestati due italiani al Cairo

fonte: salamelik.blogspot.com » Vai al post originale

ago 21

Le Guide Google del Forum di Assistenza Webmaster sono già tornate dalle vacanze! E hanno portato una novità. Il Forum di Assistenza ai Webmaster é ora ampliato da un Sito di Assistenza, dove troverete una raccolta dei nostri ultimi interventi sul Blog di Google Italy, una selezione di discussioni interessanti del Forum di Assistenza, e alcuni approfondimenti tecnici su temi utili per i webmaster.

Il primo approfondimento tecnico é dedicato ad una serie di 4 articoli sulla rimozione di URL.
Ogni intervento tratterà specifici casi di rimozione, coprendo alla fine tutti gli scenari.

Vi invitiamo quindi a leggere il primo articolo e a postare i vostri commenti direttamente sul Forum: Rimozione degli URL, parte I: URL e directory

Buona lettura! E buon agosto!

Scritto da: Stefano Bezze, Search Quality Strategist


fonte: googleitalia.blogspot.com » Vai al post originale

ago 17

Aldo Loiodice sembra esserne certo. Il costituzionalista, intervistato per Avvenire da Viviana Daloiso («“Non esiste alcun diritto all’interruzione. E la Costituzione tutela chi non la opera”», 12 agosto 2010, p. 6) è reciso:
Ho sentito parlare di un ipotetico conflitto tra il diritto della donna di abortire e quello del medico a obiettare: nulla di più inverosimile. Nel nostro Paese non esiste nessun diritto all’aborto, la legge 194 non parla mai di questo diritto e non lo istituisce affatto. Tutt’altro.

Per quale motivo?
La norma sull’interruzione di gravidanza ha semplicemente sancito l’esistenza di una possibilià: quella che, in determinati e ristretti casi, la donna possa abortire. L’aborto, cioè, non è affatto un diritto, ma un’eccezione al diritto resa lecita per questioni di necessità contingente. […]

Prendiamo il caso estremo di una donna che si rechi in ospedale e non trovi nessun medico disposto a praticare l’aborto.
Si tratta di una spiacevole situazione di fatto, proprio come quella di un uomo a cui cada la retina e si rechi in un ospedale dove non c’è un ocullsta specializzato. Cosa può fare? Cambierà ospedale. Non bisogna confondere una situazione di fatto con una di diritto: non esiste il diritto di una donna ad abortire, come non esiste quello di nessun altro paziente a trovare il medico che risponda alle sue esigenze in ogni momento, e in ogni ospedale. A meno che la donna o qualsiasi altro paziente rischi la vita, s’intende: in quel caso sì, il diritto alla vita prevarrà su qualsiasi altro, obiezione di coscienza compresa. Eppure la legge 194/1978 recita all’art. 9 (il corsivo, naturalmente, è mio):
Gli enti ospedalieri e le case di cura autorizzate sono tenuti in ogni caso ad assicurare lo espletamento delle procedure previste dall’articolo 7 [cioè quelle per l’accertamento delle patologie che giustificano l’aborto terapeutico] e l’effettuazione degli interventi di interruzione della gravidanza richiesti secondo le modalità previste dagli articoli 5, 7 [cioè rispettivamente per gli aborti prima e dopo il 90º giorno di gravidanza] e 8. La regione ne controlla e garantisce l’attuazione anche attraverso la mobilità del personale. «Sono tenuti in ogni caso»: mi pare difficile sostenere che queste parole non contrassegnino un obbligo, un dovere, e corrispettivamente identifichino anche un diritto. È vero che questa norma è forse la più disattesa di tutta la legge 194, ma sempre norma rimane.
Naturalmente, se l’obiezione continuerà a estendersi non basterà più la mobilità del personale per garantire il diritto all’aborto; già oggi in due regioni d’Italia, Lazio e Basilicata, i ginecologi obiettori superano l’85% del totale. Saranno presto necessarie misure più incisive, come quelle adottate dalla Regione Puglia per i consultori, con concorsi che escludano in partenza gli obiettori. La legge 194 non sembra essere violata, visto che i medici manterrebbero – ahimè – la facoltà di diventare in seguito obiettori; per il 9 settembre è attesa la sentenza del Tar pugliese, che dovrà stabilire se la delibera della giunta Vendola è in contrasto con altre norme.

Per Loiodice, non c’è bisogno di dirlo, l’obiezione di coscienza è, al contrario dell’aborto, un diritto addirittura costituzionale:
L’obiezione è invece un diritto sancito in più punti della nostra Carta fondamentale, agli articoli 2, 4, 13 e 21. La scelta di collaborare all’aborto non può mai essere imposta. A parte quello che sembra essere un errore (che c’entrerà mai l’art. 21, sulla libertà di espressione, con l’obiezione di coscienza?), si vede subito dall’invocazione dell’art. 13 (sulla inviolabilità della libertà personale) che Loiodice immagina il diritto all’obiezione come il diritto a non essere costretti sotto minaccia a praticare aborti. Ma gli avversari dell’obiezione (che vorrebbero andare oltre la stessa legge 194), naturalmente, non vogliono minacciare nessuno. Più banalmente, vogliono difendere una libertà fondamentale: la libertà contrattuale. Un ospedale, una casa di cura, il servizio sanitario nel suo complesso, devono essere liberi di assumere il personale che meglio si confà alle loro esigenze e ai compiti loro assegnati. Perché mai un ospedale in cui si praticano aborti dovrebbe preferire un ginecologo obiettore a uno non obiettore, quando il secondo, complessivamente, garantisce prestazioni migliori? E perché costui dovrebbe essere escluso dal lavoro a favore di un collega obiettore? Se troviamo del tutto lecito scartare un medico che soffra di qualche difetto psicofisico – un tremore alla mano, un difetto della vista – che ne limita le capacità professionali, perché dovremmo assumere un atteggiamento diverso quando la limitazione è volontariamente autoinflitta?
Non giova qui lamentare una supposta discriminazione religiosa: l’obiettore non verrebbe escluso in quanto cattolico, ma in quanto renitente a offrire una prestazione lavorativa completa, a danno dei suoi datori di lavoro e, soprattutto, dei suoi pazienti. Gli obiettori si dedichino ad altre specialità, «secondo le proprie possibilità e la propria scelta»: proprio come recita, guarda un po’, l’art. 4 della Costituzione Italiana.

fonte: bioetiche.blogspot.com » Vai al post originale

ago 15

Repubblica, di Vera Schiavazzi

«IL RAMADAN? Dal punto di vista culturale e sociale è importante quanto il Natale cristiano, compresi gli aspetti meno commendevoli, come il consumismo… Si è calcolato che in questo “mese del digiuno” si consuma più cibo che nei mesi normali, la sera le tavole sono imbandite con decine di piatti e il periodo viene usato anche per gli inviti di rappresentanza». Sherif El Sebaie, origini greco-egiziane, insegna lingua e cultura araba al Politecnico. È difficile digiunare dall’ alba al tramonto? «Sì, soprattutto per chi vive dove le giornate sono lunghe e fa caldo. È un’ esperienza che mette a dura prova ma è anche un bel momento di incontro familiare e sociale». Qual è il suo bilancio della convivenza tra religioni a Torino? «Positivo. Dobbiamo ringraziare la lungimiranza di un sindaco che ha creato un assessorato all’ integrazione. Il clima generale è di accettazione, le difficoltà non mancano ma non sono pessimista». Quanto è importante la costruzione della prima vera moschea in via Urbino? «Molto. Magari non potrà contenere tutti, magari qualcuno non ci si identifica, ma un luogo riconoscibile è indispensabile non solo ai musulmani ma a tutti i torinesi che lì potranno avvicinarsi alla conoscenza dell’ Islam. Senza contare che è urgente dare dignità a chi prega nei garage e così, tra l’ altro, rischia di disturbare i residenti». È vero che voi intellettuali musulmani siete più “laici” della gente comune? «Sì e no. Personalmente non frequento alcun centro islamico torinese, ma ho amicizia e partecipazione verso il progetto della nuova moschea».

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ago 15

Federal drug regulators on Friday approved a new form of emergency contraceptive pill that prevents pregnancies if taken as many as five days after unprotected intercourse.

The pill, called ella, will be available by prescription only. Developed in government laboratories, it is more effective than Plan B, the morning-after pill now available over the counter to women 17 and older.

That pill gradually loses efficacy and can be taken at most three days after sex. Ella, by contrast, works just as well on the fifth day as the first after sex.

Women who have unprotected intercourse have about 1 chance in 20 of becoming pregnant. Those who take Plan B within three days cut that risk to about 1 in 40, while those who take ella would cut that risk to about 1 in 50, regulators say. Studies show that ella is less effective in obese women.

The decision was greeted with enthusiasm by abortion rights groups and denounced by anti-abortion activists. But in recent years both sides have treated the emergency contraceptive pills as a side issue in the wider debate over abortion.

Studies have found that many women fail to realize they are at risk for an unplanned pregnancy after unprotected sex. So they tend not to use the emergency contraceptives even when they receive them free.

“Emergency contraception has no effect on pregnancy rates or abortion rates,” said Dr. James Trussell, director of the Office of Population Research at Princeton, who has consulted without charge for ella’s maker. “Women just don’t use them enough to make an impact.”F.D.A. Approves 5-Day Emergency Contraceptive, The New York Times, august 13 2010.

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ago 13


Oggi c’è una novità per tutti gli automobilisti che si apprestano a lasciare le città o a farvi rientro: Google Traffico!

E’una nuova funzionalità di Google Maps e Maps per mobile, che consente di controllare la viabilità sulle principali autostrade e vie di comunicazione italiane…in pratica uno strumento in più per organizzare delle partenze intelligenti ed evitare di rimanere imbottigliati.

Come funziona? Basta accedere a Google Maps, fare clic sull’icona “traffico” all’interno del quadrante delle mappe. In base al traffico e alla disponibilità di dati, i tratti stradali possono apparire evidenziati in uno dei quattro colori di segnalazione, così come indicato nell’apposita legenda:


  • verde: viabilità scorrevole, con velocità di crociera di almeno 80 km/h
  • giallo: viabilità media, con velocità di crociera tra 40km/h e 80 km/h
  • rosso: viabilità lenta, con velocità di crociera di circa 40 km/h
  • rosso e nero: viabilità molto lenta, con code a tratti

Può succedere che non si veda alcuna area colorata, in tal caso significa che non abbiamo ricevuto sufficienti dati. Questi ci vengono forniti da terze parti che monitorano la viabilità italiana e dal sistema di crowdsouce che impiega “My location” su Google Maps per mobile come spiegato qui.

Per tutti gli amanti dei telefoni cellulari, Traffico è integrato in Google Maps per mobile e, di conseguenza, nel sistema di navigazione satellitare che abbiamo lanciato di recente. In questo modo potete pianificare e modificare l’itinerario direttamente dal telefono cellulare, tenendo conto della viabilità.

A questo punto: buona partenza a tutti.

Scritto da: Alessio Cimmino, Corporate Communications & Public Affairs Manager


fonte: googleitalia.blogspot.com » Vai al post originale

ago 11

Mentre nel Jebel Marra fonti legate al Sudan Liberation Movement di Al-Nour riferiscono di nuovi bombardamenti della SAF su villaggi e postazioni ribelli, costati la vita ad almeno cinque persone, dagli Stati Uniti giunge la conferma dell’iscrizione del Sudan tra i “Paesi canaglia”.
Anche nel 2009, si legge nel rapporto pubblicato giovedì scorso, permangono in Sudan, nonostante la collaborazione tra le rispettive agenzie dei servizi segreti, elementi terroristici legati ad Al-Qaeda ed Hamas.
Tra il 1991 e il 1996 l’organizzazione terroristica internazionale Al-Qaeda aveva, proprio in Sudan, la propria base.Firma l’appello on-line di Italians for Darfur!
http://www.italianblogsfordarfur.it –
Per informazioni sulla campagna on-line scrivi a:
blog[at]italianblogsfordarfur.it

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ago 11

Non so voi, ma io trovo davvero preoccupante la carriera fulminea di certi giovani senza arte né parte – e il riferimento qui è a un’intera categoria di cui sono emersi svariati esemplari ultimamente – che acquistano visibilità mediatica, accumulano patrimoni ingenti e addirittura scalano i gradini del potere politico grazie agli sculettamenti o ai legami famigliari. Un anno fa scrissi un articolo su questo blog in cui ponevo la seguente domanda: “Secondo voi, a sopravvivere alla crisi saranno gli adulti di domani, ovvero i minorenni drogati, le baby-cubiste, quelli che bruciano i barboni per noia, oppure quelli che parlano almeno due lingue, studiano con profitto, aiutano i genitori al lavoro, mentre i loro compagni griffati dalla testa ai piedi si divertono a prenderli in giro per il colore della pelle, per il cognome strano oppure perché loro padre fa il “kebbabaro”?” . Sembrava una provocazione ma non lo era: il rapporto del Censis, a suo tempo, parlava chiaro: “Solo delle dinamiche minoranze possono trovare la base solida da cui partire e sprigionare le energie necessarie per uscire dallo stallo odierno; si tratta delle minoranze che fanno ricerca e innovazione, giovani che studiano all’estero, professionisti che esplorano nuovi mercati; chi ha scelto di vivere in realtà locali ad alta qualità della vita; chi sa cogliere l’apporto innovativo rappresentato dall’immigrazione vissuta come integrazione, chi crede in un’esperienza religiosa ed è attento alla persona”. Poi sono arrivati i dati del Ministero dell’istruzione a conforto: “tra i 630 mila studenti stranieri (figli cioè di genitori stranieri) quelli nati in Italia cominciano ad ottenere risultati migliori dei ragazzi nati da genitori italiani. Ma non è detto che, quando i dati saranno disponibili, ciò non avvenga anche negli altri gradi di istruzione. Desiderio di emergere? Ragazzi più consapevoli o cos’altro?”. La logica vorrebbe che questi ragazzi operosi, consapevoli e desiderosi di emergere intraprendano carriere brillanti. Ma invece non è cosi, perché a rubare – letteralmente – loro il futuro è un’intera generazione di aspiranti escort e faccendieri, spalleggiati dalle rispettive famiglie che per l’occasione si improvvisano papponi e protettori. D’altronde, tempo fa, su internet circolava una battuta illuminante, scherzosamente attribuita (spero) ad un noto “figlio d’arte”: “Gli studenti immigrati più bravi di quelli italiani” ? Vengono in Italia e ci rubano i voti”.

fonte: salamelik.blogspot.com » Vai al post originale

ago 11

Riportiamo di seguito la traduzione del blog post “A joint policy proposal for an open Internet” pubblicato ieri sul nostro blog europeo di Public Policy.

In Google siamo convinti che sia il potere della natura dinamica ed aperta della rete a guidare l’innovazione, gli investimenti e la crescita economica.
Conservare questa apertura richiede il nostro coinvolgimento nel dibattito proattivo con gli altri attori dell’ecosistema e con le Autorità, per assicurare che le regole di funzionamento di Internet offrano agli utenti la miglior esperienza online possibile.

Ieri abbiamo annunciato una serie di proposte comuni con Verizon, operatore di telecomunicazioni, per raggiungere questo obiettivo negli Stati Uniti.
Queste proposte mettono in luce il nostro impegno per difendere la natura aperta della rete e permettere la continuazione degli investimenti nelle infrastrutture a banda larga. Queste indicazioni sono specifiche per lo sviluppo di Internet negli Stati Uniti, ma restiamo impegnati a proseguire il dialogo su questi temi anche in Europa

DJ Collins, Director, Communications and Public Affairs, EMEA

I creatori di Internet hanno fatto bene le cose importanti. Creando una rete aperta, hanno consentito il più grande scambio di idee della storia. Rendendo Internet un network di scala, hanno fatto in modo che l’infrastruttura avesse un’innovazione esplosiva.

E’ necessario trovare il modo per garantire che Internet resti aperta nel futuro e per promuovere il rapido sviluppo della banda larga. Verizon e Google sono felici di presentare l’accordo sui principi che entrambe le società hanno sviluppato nel corso dello scorso anno in merito alla complessa questione della “net neutrality”.

Lo scorso ottobre, le due società hanno pubblicato una dichiarazione di principi condivisi sul tema della net neutrality. Qualche mese dopo abbiamo sottoposto all’Autorità statunitense per le comunicazioni (FCC) un documento congiunto, e i nostri Amministratori Delegati hanno confermato in un comunicato congiunto il loro comune interesse affinchè Internet resti un network aperto. Da quel momento, abbiamo ascoltato tutte le parti coinvolte nel dibattito, ci siamo confrontati in buona fede tra di noi e con le istituzioni competenti al fine di creare un quadro di regole equilibrato. Gli obiettivi che ci hanno guidato sono stati in particolare due:

1. Gli utenti devono essere liberi di scegliere quali contenuti, applicazioni o dispositivi usare, dal momento che l’apertura è stata decisiva per l’innovazione esplosiva che ha reso Internet un mezzo rivoluzionario.

2. Gli Stati Uniti devono continuare ad incoraggiare sia gli investimenti che l’innovazione a supporto dell’infrastruttura di banda larga; ciò è imperativo per garantire la competitività a livello globale.

Oggi i nostri Amministratori Delegati annunceranno una proposta che speriamo possa contribuire in modo costruttivo al dialogo su questi temi. La nostra proposta congiunta prende la forma di un quardo legislativo da sottoporre all’attenzione del legislatore. I sette punti chiave di questa proposta sono descritti di seguito:

Primo, entrambe le società sono state a lungo fautrici degli attuali principi della FCC sull’apertura della rete fissa a banda larga, che garantiscono agli utenti l’accesso a tutti i contenuti leciti disponibili su Internet, permettendo loro di utilizzare le applicazioni, i servizi e i dispositivi di loro scelta. La possibilità di far rispettare questi principi è stata messa gravemente in discussione dalla recente sentenza Comcast. La nostra proposta permetterebbe alla FCC di imporre l’applicazione di questi principi.

Secondo, concordiamo sul fatto che tali principi dovrebbero essere corredati da regole contro le pratiche discriminatorie. Ciò significherebbe che, per la prima volta, i fornitori di servizi a banda larga fissa non potrebbero discriminare o dare precedenza a determinati contenuti, applicazioni o servizi online a danno dell’utenza o della concorrenza.
Importa sottolineare che questo nuovo principio di non discriminazione include una presunzione di illegalità della prioritizzazione del traffico online – inclusa la prioritizzazione a pagamento. Quindi, oltre a non bloccare o devalorizzare contenuti e applicazioni online, i fornitori di servizi a banda larga fissa non potrebbero favorire uno specifico traffico online rispetto ad un altro.

Terzo, è importante che l’utente sia chiaramente informato sulla propria esperienza online. La nostra proposta creerebbe norme facilmente azionabili in materia di trasparenza, sia per i servizi su linea fissa che wireless. I fornitori di servizi a banda larga sarebbero tenuti a fornire agli utenti informazioni chiare e comprensibili sui servizi offerti e sulle loro caratteristiche. I fornitori di servizi a banda larga dovrebbero garantire inoltre ai fornitori di applicazioni e contenuti informazioni sulle modalità di gestione della rete e ogni altra informazione che permetta loro di raggiungere gli utenti.

Quarto, la nostra proposta chiarirebbe il ruolo ed i poteri della FCC nel settore della banda larga, ponendo fine alla confusione causata dalla sentenza Comcast a riguardo. Oltre a creare degli standard di non discriminazione e protezione degli utenti, da questi ultimi azionabili, ulteriori rispetto agli strumenti attualmente a disposizone della FCC per la salvaguardia degli utenti, la proposta fornirebbe anche alla FCC un nuovo meccanismo per il rispetto di tali principi. In particolare, la FCC avrebbe il potere di attuare tali principi di apertura in una logica caso-per-caso attraverso un procedimento azionabile a richiesta di parte. La FCC potrebbe agire rapidamente per porre termine a comportamenti in violazione dei suddetti principi e avrebbe il potere di imporre delle multe fino a un massimo di 2 milioni di dollari per coloro i quali non si attenessero alle sue decisioni.

Quinto, noi vorremmo che l’infrastruttura a banda larga fosse una piattaforma a servizio dell’innovazione. Pertanto, la nostra proposta permetterebbe ai fornitori di servizi a banda larga di offrire servizi online addizionali e differenziati, in aggiunta ai servizi, attualmente offerti, di accesso Internet e ai servizi video (come il servizio FIOS TV di Verizon).
Ciò permetterebbe ai fornitori di servizi a banda larga di lavorare con altri operatori allo sviluppo di nuovi servizi. E’ prematuro prevedere come tali servizi si svilupperanno ma si potrebbero immaginare alcuni esempi nel campo del monitoraggio sanitario, della rete elettrica, di servizi avanzati legati all’istruzione, o di nuovi prodotti di intrattenimento e gioco online. La nostra proposta include anche degli strumenti per far in modo che tali servizi online siano ben distinguibili dai servizi tradizionali di accesso ad Internet a banda larga e non siano pensati per contravvenire alle regole. La FCC sarebbe incaricata anche del monitoraggio dell’evoluzione di questi servizi, con l’obiettivo di assicurare che essi non interferiscano con lo sviluppo continuo dei servizi di accesso a Internet.

Sesto, riconosciamo entrambi che la banda larga wireless è cosa differente dal mondo tradizionale di Internet fisso, in parte poichè il mercato mobile è più competitivo e muta rapidamente. Riconoscendo che il mercato wireless a banda larga è in una fase ancora iniziale di sviluppo, i principi contenuti nella nostra proposta, eccezione fatta per il principio di trasparenza, non si applicano al mercato a banda larga wireless. Inoltre, l’Accountability Office del Governo dovrebbe riportare annualmente al Congresso circa lo sviluppo del mercato wireless a banda larga e indicare se, a suo parere, i principi applicabili a tale settore siano adatti e sufficienti ad assicurare la tutela dei consumatori.

Settimo e ultimo, crediamo fermamente che sia nell’interesse di tutti gli americani avere accesso a Internet a banda larga. Per questo motivo, siamo favorevoli alla riforma del Fondo Federale di Servizio Universale, affinchè si focalizzi sullo sviluppo della banda larga in aree in cui essa non è ancora disponibile.

Riteniamo che questo quadro di principi fornisca maggior potere ai consumatori e affidi un ruolo per la FCC adatto al nuovo ecosistema della banda larga, al tempo stesso permettendo ai fornitori di servizi a banda larga di gestire in maniera flessibile le proprie reti e fornire nuovi servizi online.

Infine, pensiamo che questa proposta fornisca quella certezza necessaria alle start up per sviluppare nuove idee per gli utenti Internet, ed ai fornitori di banda larga per investire nelle loro reti.

Non è stato facile giungere a questo accordo, in quanto il cammino è stato ricco di ostacoli. Ma ciò che ci ha portato a non desistere è il nostro mutuo interesse a che Internet resti in buona salute e non interrompa la sua crescita, continuando a essere laboratorio di innovazione. Mentre le istituzioni competenti continuano a definire le regole del cammino, ci auguriamo che altre parti coinvolte nel dibattito si uniscano a noi nel fornire idee costruttive per una politica di rete aperta che fornisca potere ai consumatori e sostenga gli Stati Uniti nel loro ruolo di leadership nel mondo broadband. Noi siamo pronti a lavorare con il Congresso, con la FCC e con tutti i soggetti interessati, al fine di raggiungere questi obiettivi.

Scritto da: Alan Davidson, Direttore public policy di Google e Tom Tauke, Vice Presidente public affairs, policy e comunicazioni di Verizon

fonte: googleitalia.blogspot.com » Vai al post originale

ago 11

Bentornati all’appuntamento video con Matt Cutts!

Questa volta il guru della ricerca di Google approfondisce i diversi aspetti legati alle considerazioni geografiche che il nostro motore di ricerca compie in merito all’ubicazione del server e ai Top Level Domain. Come sempre oltre che sul blog, trovate i video anche sul canale YouTube, Google Webmaster Central Channel.

Se vi siete persi gli appuntamenti precedenti, potete facilmente ritrovarli da qui:

1. Cos’è più importante, il contenuto o i link?
2. Che impatto ha l’età di un sito sul suo posizionamento?
3. Un’eccessiva ottimizzazione é negativa per un sito?

Se i sottotitoli in Italiano non dovessere avviarsi automaticamente con il video, fate clic in basso a destra sul triangolino posizionato al fondo della barra, attivate i sottotitoli e scegliete “Italian” per visualizzarli. Se invece visualizzate il video direttamente su YouTube, dopo averlo avviato, fate clic in basso a destra sull’icona rossa “CC” (accanto alla regolazione del volume) e scegliete “Italian” per visualizzare i sottotitoli.

Come sempre aspettiamo il vostro feedback e i vostri suggerimenti tra i commenti del blog e sul Forum di assistenza per i webmaster, quindi scrivete e restate sintonizzati :)

Scritto da: Sara Arrigone, Search Quality Team


fonte: googleitalia.blogspot.com » Vai al post originale

ago 09

Apri il sito di Repubblica e leggi questo: “Il giovane ha acquistato un biglietto del “Megamiliardario” al bar tabacchi Montramito, sulla via Sarzanese. Grattando la schedina ha trovato la combinazione vincente da 10 mila euro ma, poco dopo, ha scoperto che la banca non poteva pagargli la vincita. (…) Racconta il titolare della ricevitoria, “gli ha chiesto il codice fiscale. Però lui, non essendo italiano, non può averlo”. Interessante il commento di Riccardo Stagliano di Repubblica sulla vicenda: “Gli immigrati devono pagare le tasse ma non possono votare (…) Ora possono giocare, ma non vincere. Se serviva il codice fiscale, che lo chiedessero prima di comprare il biglietto, così si risparmiava l’euro e anche la frustrazione”. Poi apri il sito del Tgcom e leggi cose come questa. La Fortuna è cieca? In questo paese ho l’impressione che ci veda fin troppo bene.

fonte: salamelik.blogspot.com » Vai al post originale

ago 07

Le macchine di Street View sono tornate in Italia. Restano ancora molte zone da coprire, aree da esplorare e “luoghi speciali” dove potersi avventurare virtualmente, comodamente dal vostro PC. Per tutti gli amanti di Street View una cosa è certa: non mancheranno novità interessanti, anche se è ancora troppo presto per parlarne. Non vogliamo rovinarvi la sorpresa.

Tuttavia, un’importante novità del servizio è già attiva: potete tenervi aggiornati sulle mete che devono percorre le macchine. Per farlo è sufficiente recarvi sul sito: google.it/streetview, fare clic nella sezione “dove è disponibile Street View” e selezionare il nostro Paese tra le zone evidenziate sulla mappa o nell’apposito menù a scorrimento.
Abbiamo ritenuto questa integrazione utile per potervi fornire ancora più informazioni sul servizio e mantenere un rapporto di trasparenza, come sempre, verso tutti voi.

Come forse saprete, lo scorso maggio abbiamo annunciato di avere erroneamente registrato dei dati WiFi con le nostre auto Street View. Appena scoperto l’errore abbiamo smesso di registrate questi dati, fermato le macchine e lavoro sull’equipaggiamento tecnologico delle vetture per risolvere l’inconveniente. Ora siamo pronti a ripartire e intendiamo farlo con lo stesso spirito che da sempre ha accolto Street View: un servizio utile e divertente per conoscere meglio i luoghi che più ci interessano. Da Stonehenge al sito archeologico di Pompei, si riparte per nuovi viaggi virtuali.

Scritto da: Alessio Cimmino, Corporate Communications & Public Affairs Manager

fonte: googleitalia.blogspot.com » Vai al post originale

ago 05

“Mentre il Consiglio di sicurezza dell’Onu rinnovaall’unanimità la missione di pace in Darfur e laComunità internazionale é sempre più impegnata aprevenire una nuova guerra civile in Sudan, l’Italia – conil voto finale oggi in Senato – sceglie di abbandonare laregione dove é in corso la più grande crisi umanitariadel mondo con la scusa di non aver ottenuto i visti per imilitari che dovevano dare supporto a Unmid”.
E’ quanto denuncia l’associazione ‘Italians for Darfur,promotrice della campagna per il Sudan in Italia.
“Venire meno agli impegni nei confronti del Darfur – silegge in una nota – non é solo una decisione politicasbagliata che causa un danno d’immagine al nostro Paese, chenega il suo contributo all’Onu – che tra l’altro si eraproposta di sbloccare i problemi burocratici che bloccavanola missione italiana – per il mantenimento della pace inSudan, ma é anche un’azione vile soprattutto perchèl’Italia é tra i garanti del rispetto dell’accordo di pacedel 2005 che sancì la fine dell’ultra ventennale guerracivile tra Nord e Sud”.
“Questa grave decisione arriva nella fase più cruentadel conflitto in Darfur- sottolinea Antonella Napoli, presidente dell’associazione – che oggi é più violentoche mai. Lo testimoniano gli oltre mille morti negli ultimidue mesi. Mezzo milione di darfuriani rischia di nonricevere le razioni alimentari, da cui dipendono per lasopravvivenza, a causa delle proibitive condizioni disicurezza peggiorate dopo gli ultimi pesanti scontri traforze governative e forze ribelli nel centro e nel nordDarfur, che hanno tagliato i principali nodi stradalidell’area. Dal 2008 ad oggi 17 operatori umanitari sonostati rapiti e 27 peacekeepers dell’Unamid hanno perso lavita e il bilancio rischia di aggravarsi visti i semprepiù frequenti attacchi ai caschi blu, – conclude la Napoli- spesso non adeguatamente equipaggiati”.

Roma, 3 agosto 2010Firma l’appello on-line di Italians for Darfur!
http://www.italianblogsfordarfur.it –
Per informazioni sulla campagna on-line scrivi a:
blog[at]italianblogsfordarfur.it

fonte: www.italianblogsfordarfur.it » Vai al post originale

ago 05

Nostro rapporto sull’inadeguatezza dei preparativi al voto in Sudan
“Apprendiamo con soddisfazione del rinnovo della missione di pace ibrida Nazioni Unite – Unione africana in Darfur, prorogata di un altro anno all’unanimità dal Consiglio di sicurezza dell’Onu ma denunciamo che il Sudan, in vista del referendum sull’indipendenza del Sud Sudan, è drammaticamente impreparato e il rischio di caos e incidenti è più pressante che mai”.
E’ quanto si legge in un rapporto pubblicato oggi da “Italians for Darfur” e altre 25 organizzazioni umanitarie e associazioni per i diritti umani aderenti alla coalizione internazionale “Sudan 365”.
Gli attivisti, dall’Africa al Medio Oriente e dall’Europa agli Stati Uniti, chiedono un’azione urgente per scongiurare irregolarità e violenze in occasione del voto che potrebbe determinare la separazione definitiva tra Nord e Sud Sudan.
L’appello è diretto ai paesi garanti del Comprehensive Peace Agreement, tra cui l’Italia, che nel 2005 sancì la fine della ultra ventennale guerra civile in Sudan.
“Il dossier “Renewing the Pledge: Re-Engaging the Guarantors to the Sudanese Comprehensive Peace Agreement” – sottolinea Italians for Darfur – ricorda che le lancette corrono velocemente verso quello che potrebbe essere il più importante appuntamento nella storia moderna del più grande Stato africano. In contemporanea al referendum sull’indipendenza del Sud, anche Abyei – area attualmente sotto il controllo di Khartoum in cui sono situati i più grandi giacimenti di petrolio del Paese – sarà chiamata a decidere se unirsi o meno al Sud Sudan”.
“Mentre il tempo scorre inesorabile – afferma Antonella Napoli, presidente di Italians for Darfur – nel Sud, come in Darfur, gli episodi di violenza si sono intensificati e nel Nord e nella capitale i diritti umani continuano a essere violati. Attraverso questo rapporto denunciamo che, negli anni passati, l’attenzione internazionale si sia concentrata sul Sudan meridionale, rinnegando la più importante lezione degli anni passati: che i conflitti multilaterali vanno affrontati globalmente. La concentrazione sul Sud Sudan è andata a scapito di altre importanti problematiche, come la mancata trasformazione democratica del Paese, il conflitto irrisolto del Darfur e di altre regioni emarginate del Nord e dell’Est del Sudan. Per non parlare dei punti del trattato esclusi dal CPA, come la suddivisione dei proventi del greggio e la determinazione dei confini che erano stati negoziati dopo la firma dell’accordo nel 2005 e ad oggi non ancora definiti. Il rischio è che le questioni non risolte, a meno di un anno dalla scadenza del termine dell’accordo di pace, possano scatenare nuovi conflitti. Soprattutto se il risultato del referendum porterà alla separazione di Juba da Khartoum”.
Attraverso il dossier, la coalizione promotrice dell’iniziativa chiede al governo del Paese di assicurare che tutti i cittadini sudanesi, nel Nord come nel Sud, siano protetti prima e dopo il referendum.
Il rapporto contiene anche una serie di raccomandazioni ai garanti del CPA (Intergovernmental Authority on Development (IGAD), Unione Africana, Unione Europea, Lega Araba, Nazioni Unite, Egitto, Italia, Olanda, Norvegia, Regno Unito e Stati Uniti) affinché assicurino che il referendum sia libero ed equo. In particolare si chiede di sfruttare il prossimo Forum Consultivo, che si tiene in questi giorni a Khartoum, per concordare una intensificazione degli sforzi nazionali e internazionali per porre le basi di un pacifico, credibile e puntuale processo referendario.
Inoltre gli analisti del dossier sostengono si debba assicurare che ad Abyei, nella regione del Blue Nile, e in Kordofan, nei prossimi sei mesi si dia corso a preparativi adeguati per il referendum e si persuada il National Congress Party of Sudan (NCP) e il Sudan People’s Liberation Movement (SPLM) a impegnarsi pubblicamente affinché il rispetto dei diritti alla libertà di movimento, di soggiorno e di proprietà attualmente garantiti a tutti i cittadini sudanesi rimanga tale indipendentemente dal risultato delle votazioni.
Ultima ma non meno importante richiesta è la dichiarazione inequivocabile e pubblica che gli standard internazionali dei diritti umani siano rispettati nel Nord come nel Sud e, infine, che i Garanti rispettino il loro impegno di sostenere la trasformazione democratica del Sudan.

Roma, 31 luglio 2010Firma l’appello on-line di Italians for Darfur!
http://www.italianblogsfordarfur.it –
Per informazioni sulla campagna on-line scrivi a:
blog[at]italianblogsfordarfur.it

fonte: www.italianblogsfordarfur.it » Vai al post originale