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Il team di Bioetica è presente al completo sul numero da oggi in edicola della rivista di divulgazione scientifica Darwin (n. 33, settembre-ottobre 2009).
Chiara Lalli firma un intervento sulle famiglie arcobaleno (pp. 62-63):
In Italia ci sono molti bambini nati o cresciuti in famiglie omosessuali. Famiglie ricomposte, donne che hanno usato le tecniche di riproduzione artificiale, uomini che hanno fatto ricorso alla maternità surrogata, cogenitori (cioè una coppia di uomini e una coppia di donne che hanno insieme dei figli). L’omogenitorialià è dunque una realtà, e non sembrano esserci valide ragioni per condannarla o stigmatizzarla. La letteratura scientifica in merito, infatti, rassicura. Anche il buon senso può venirci in soccorso: se l’omosessualità non è una patologia e se il desiderio di avere un figlio è legittimo, dovrebbe esserlo indipendentemente dall’orientamento sessuale.
Nel 2005 è stata condotta Modi di, una ricerca nazionale sulla salute di lesbiche, gay e bisessuali. Nel campione analizzato «il 17,7 per cento dei gay e il 20,5 per cento delle lesbiche, con più di quaranta anni, hanno almeno un figlio. La quota scende ma rimane significativa se si considerano tutte le fasce d’età. Sono genitori un gay o una lesbica ogni venti. Per la precisione il 5 per cento dei primi (il 4,7 per cento è padre biologico) e il 4,9 per cento delle seconde (il 4,5 per cento madre biologica)». Sono dunque circa centomila i figli cresciuti in una famiglia gay, secondo una stima inevitabilmente per difetto. […] Giuseppe Regalzi racconta invece la storia della colossale frode scientifica perpetrata dal dottor Woo Suk Hwang («Ascesa e caduta del re della clonazione», pp. 86-95):
Il 12 gennaio 2006 il dottor Woo Suk Hwang stava piangendo di fronte alle telecamere della Tv sudcoreana. «Mi sento così annichilito e mortificato che non ho quasi la forza di chiedere scusa». Venti dei suoi colleghi, in piedi a capo chino dietro di lui, condividevano l’umiliazione di quei momenti. «Chiedo il vostro perdono», aggiunse Hwang rivolgendosi ai suoi concittadini, che l’avevano a lungo idolatrato e considerato un eroe nazionale. In quel momento agenti di polizia stavano perquisendo la sua abitazione e i suoi laboratori alla ricerca di prove, dopo che due giorni prima una commissione d’indagine istituita dall’Università Nazionale di Seul aveva concluso che i due articoli scientifici che avevano dato a Hwang la gloria, pubblicati sulla prestigiosa rivista Science nel 2004 e nel 2005, contenevano estese falsificazioni, e che la pretesa produzione di cellule staminali embrionali a partire da embrioni umani clonati, in essi documentata, non era mai avvenuta.
Ma come era stato possibile che una frode scientifica di questa portata passasse all’inizio inosservata? E quali eventi avevano trasformato Hwang in meno di due anni da oscuro esperto di scienze veterinarie nello scienziato forse più celebre al mondo, e infine in disprezzato truffatore? È quanto cercheremo di vedere nelle prossime pagine.

fonte: bioetiche.blogspot.com » Vai al post originale





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