I bambini cresciuti dalle coppie gay, le cosiddette “Regenbogenfamilien”, le famiglie arcobaleno, non risentono di nessuna menomazione psicologica rispetto a quelli delle famiglie eterosessuali.
Lo dimostra uno studio condotto dall’Istituto per la Ricerca familiare dell’università di Bamberga, secondo il quale a essere decisivo per uno sviluppo armonico della personalità non è il tipo di famiglia in cui i bambini vivono, etero o omosessuale che sia, ma il rapporto esistente tra genitori e figli. Lo studio ha mette anche in evidenza che un’ampia maggioranza di coppie gay (63%) considera che i propri bambini non subiscono alcuna discriminazione sul piano sociale. Se un fenomeno del genere si manifesta, rimane tuttavia circoscritto a qualche sfottò. Secondo alcune stime, in Germania sono oltre 16mila i bambini che vivono con coppie omosessuali, unioni lesbiche nella grande maggioranza dei casi, con una delle partner che ha avuto un figlio da una precedente unione eterosessuale. Lo studio sottolinea che è anche in forte crescita il fenomeno delle lesbiche che generano un figlio facendo ricorso all’inseminazione artificiale ottenuta con lo sperma di un amico gay. Prendendo spunto dallo studio dell’Università di Bamberga, il ministro della Giustizia Brigitte Zypries (Spd) ha chiesto che la Germania adotti l’accordo europeo sulle adozioni da parte di coppie gay, già sottoscritto da 11 Paesi su 47, poiché dallo studio emerge che i bambini cresciuti al loro interno mostrano “uno sviluppo positivo della personalità e delle prestazioni scolastiche”, non difforme da quello dei figli delle coppie eterosessuali.
Polemizzando con il partito cristiano-democratico di Angela Merkel, la signora Zypries si è tuttavia mostrata scettica sulla possibilità che l’adozione di bambini da parte delle coppie gay venga adottata, poiché “il partner di governo non è d’accordo”.
fonte: bioetiche.blogspot.com » Vai al post originale