La vicenda di Dino Boffo, direttore del quotidiano dei vescovi italiani, Avvenire, che il Giornale di Vittorio Feltri rivela oggi essere stato condannato nel 2004 per molestie a una donna (Gabriele Villa, «Boffo, il supercensore condannato per molestie», 28 agosto 2009; la notizia era già apparsa in forma parziale alcuni mesi fa su Panorama, come si legge in un post di Malvino dell’epoca), in una palese ritorsione per i giudizi negativi espressi da Boffo sulle propensioni sessuali del Presidente del Consiglio, si presta a molteplici riflessioni (ammesso naturalmente che la notizia si riveli fondata: in un comunicato di pochi minuti fa Boffo accusa il Giornale di avere montato «una vicenda inverosimile, capziosa, assurda», e annuncia velatamente querela). Una riflessione, in primo luogo, sull’involuzione sempre più smaccatamente autoritaria di un capo del governo che risponde con l’intimidazione e il dossieraggio alle critiche della stampa – non sembra una coincidenza che la vicenda coincida con la querela di Berlusconi a Repubblica; sulla miseria del Giornale, che tiene a rivelarci l’omosessualità di Dino Boffo (la fonte che Villa cita riporterebbe che «il Boffo è stato a suo tempo querelato da una signora di Terni destinataria di telefonate sconce e offensive e di pedinamenti volti a intimidirla, onde lasciasse libero il marito con il quale il Boffo, noto omosessuale già attenzionato dalla Polizia di Stato per questo genere di frequentazioni, aveva una relazione»), ben sapendo che per una larga fetta del suo pubblico è questa – e non tanto la persecuzione di una donna – la ‘colpa’ vera; sulla perdurante propensione della Polizia alla schedatura degli omosessuali in quanto omosessuali, come sembra emergere dal passo citato (l’«attenzionamento» precede chiaramente i fatti di rilevanza penale imputati a Boffo); sulla coerenza morale e l’ipocrisia del direttore di Avvenire, che in passato è giunto ad accusare un padre di essere il boia della propria figlia e dirige un giornale che non è mai stato noto per la sua indulgenza nei confronti degli omosessuali che praticano la propria sessualità.
Due riflessioni meritano un po’ più di spazio. La prima è sulla fonte del Giornale: all’inizio dell’articolo si cita «la nota informativa che accompagna e spiega il rinvio a giudizio del grande moralizzatore, alias il direttore del quotidiano Avvenire, disposto dal Gip del Tribunale di Terni il 9 agosto del 2004», e si aggiunge subito dopo che «Copia di questi documenti da ieri è al sicuro in uno dei nostri cassetti». La prima impressione è che la fonte sia un atto giudiziario di qualche tipo, appena precedente il rinvio a giudizio o contemporanea ad esso; ma più avanti nell’articolo la fonte citata, sempre tra virgolette, ci informa dell’esito del processo, e deve essere quindi posteriore al rinvio al giudizio. Capiamo infine di che genere di informativa si tratti alla fine del pezzo: «Nell’informativa, si legge ancora che della vicenda, o meglio del reato che ha commesso e delle debolezze ricorrenti di cui soffre e ha sofferto il direttore Boffo, “sono indubbiamente a conoscenza il cardinale Camillo Ruini, il cardinale Dionigi Tettamanzi e monsignor Giuseppe Betori”». Questo genere di deduzioni sembra tipico di un’informativa dei servizi segreti; se questo è vero, vuol dire che la situazione è arrivata a un punto grave; si noti come il Giornale non tenti di mascherare più di tanto la natura della fonte, in un gesto dal valore intimidatorio – pour encourager les autres, diciamo. A meno che – ipotesi meno probabile ma da non scartare – non si sia voluta dare l’apparenza di una fonte proveniente dai servizi segreti a un documento costruito in casa…
L’ultima riflessione è su come reagiranno le gerarchie ecclesiastiche a questa sfida. Non leggeremo mai più sulla stampa controllata dalle gerarchie una critica alle imprese di «Papi», e la pace riconquistata tra esecutivo e Vaticano verrà magari celebrata sulla pelle dei malati in stato vegetativo? O assisteremo al contrario a un’escalation, con una rottura totale fra Vaticano e governo di centrodestra? La risposta, credo, dipenderà in massima parte dalla percezione che la Chiesa ha del proprio potere nella politica e, soprattutto, nella società. Il Vaticano può scegliere la via più semplice e chinare la testa; ma in questo modo avrà mostrato a tutti di essere ormai soltanto una tigre di carta.
fonte: bioetiche.blogspot.com » Vai al post originale