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Dic 31

Enza Cusmai intervista Maurizio Benato, vice presidente della Federazione dell’ordine dei medici, sul caso della donna che ha preferito lasciarsi morire piuttosto che subire l’amputazione di una mano e di un piede (i particolari del caso su Repubblica). Dalle risposte – se correttamente riportate – sembra emergere una malcelata insofferenza per i limiti imposti al medico dall’art. 32 della Costituzione («“Noi camici bianchi abbiamo le mani legate: dobbiamo rispettare le volontà del malato”», Il Giornale, 29 dicembre 2008, p. 20; i corsivi sono miei):
Maurizio Benato, vice presidente della Federazione dell’ordine dei medici, è possibile lasciarsi morire per non farsi amputare mano e piede?
«Purtroppo è possibile. Il medico deve tenere conto delle volontà espresse dal paziente. In Italia valgono le convenzioni internazionali, compresa quella di Orvieto [sic! È «Oviedo», naturalmente], che fanno riferimento a ciò che decide il malato. E mi pare che nel caso di cui si parla la dichiarazione di non farsi curare sia stata espressa in maniera chiara, di fronte a magistrati».
Però la paziente era ricoverata in un reparto psichiatrico.
«Dove c’erano medici che avranno confermato la sua capacità di intendere e di volere. E se per i giudici non era necessaria la nomina di un tutore, non c’è nulla da obiettare».
Anche se c’è sproporzione tra la cura e le sue conseguenze?
«Il medico può intervenire solo in caso di urgenza. Altrimenti va rispettato il volere del paziente».
Ma non vi sentite le mani legate?
«Il medico è il ventre molle della situazione. Dobbiamo trovare una mediazione rispettosa tra il volere del malato e la nostra deontologia. Insomma, se una situazione contrasta con la nostra coscienza, possiamo obiettare».
In un caso tragico come questo, lei come si sarebbe comportato?
«Avrei tentato fino all’ultimo di convincerla a curarsi. Ma fino a che non c’è una legge nazionale che pone dei paletti non possiamo fare molto altro». Passi per quel «purtroppo» all’inizio dell’intervista, che si può attribuire alla compassione per la sorte della donna. Ma già il riferimento all’obiezione di coscienza è del tutto fuori luogo in un caso come questo. Il medico può obiettare quando gli viene richiesto di praticare un intervento che contrasti con la sua scienza e la sua coscienza; ma per lo stesso principio non può rifiutare di astenersi dal fare qualcosa che contrasta con la coscienza del paziente. Il medico possiede un sapere tecnico superiore, ma non anche valori superiori.
Il peggio viene raggiunto alla fine dell’intervista. Ti aspetteresti una difesa convinta del principio del consenso informato, che dovrebbe ormai essere patrimonio acquisito dell’intera classe medica, e invece Benato pare strizzare l’occhio alla possibilità di una legge restrittiva (e incostituzionale). Sì, il paternalismo medico – che è potere di un uomo su un altro uomo – è duro a morire.
fonte: feeds.feedburner.com »





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