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Riccardo Chiaberge intervista l’islamista Olivier Roy sul divieto del velo integrale («Due estremismi in un burqa», Il Sole 24 Ore, 30 gennaio 2010, p. 15). Alcune delle riflessioni di Roy meritano di essere riportate:
«Il burqa è rifiutato dall’opinione pubblica, non c’è dubbio, ma su quale base giuridica lo si può vietare, se non per ragioni di sicurezza in luoghi specifici (poste, stazioni, eccetera)? Tanto più che le donne in burqa, spesso convertite di fresco, portano questo abito volontariamente, in modo ostentato, per provare la loro fede. Come si può considerare segno di schiavismo o di subordinazione un atto di fede, anche se ci appare esibizionistico? È il paradosso del burqa, che dà una maggiore visibilità proprio a ciò che vuole nascondere: la donna devota! Alla stessa stregua, come ai tempi della Rivoluzione francese, dovremmo proibire gli ordini contemplativi cattolici, dove uomini e donne credenti si rinchiudono per libera scelta in nome della fede?» […]
«Ma perché facciamo guerra all’Islam? – si domanda Roy, capovolgendo il luogo comune secondo cui è l’Islam radicale, semmai, a farci la guerra. – Per una parte della sinistra, l’Islam va combattuto in nome della laicità, dei diritti dell’uomo e della parità tra i sessi. Ma sempre di più lo si fa in nome dell’identità cristiana. Perfino intellettuali come Max Gallo, un ex-gauchiste che adesso va in chiesa, anche se non crede in Dio, al solo scopo di sostenere la civiltà europea, proprio come la vecchia Action française di Maurras (che peraltro la Chiesa condannò nel 1926). La sinistra è in un’impasse. Non ha saputo concepire un discorso di libertà sul problema religioso. Chiede solo di proibire il velo. E finisce così per allinearsi alla destra cristiana. Ma come conciliare il matrimonio gay e l’identità cristiana dell’Europa? C’è anche una sinistra terzomondista, specialmente in Inghilterra, che simpatizza con l’Islam in quanto strumento di riscatto degli oppressi, ma in tal modo giustifica i fondamentalisti». […]
Hanno ragione allora quelli che vorrebbero arginare “l’invasione” musulmana, vietando la costruzione di nuove moschee, vivaio di futuri terroristi? «Assurdo. L’immigrazione avverrà con o senza moschee. E la libertà religiosa è uno dei fondamenti della cultura politica europea. Si facciano dei minareti in stile svizzero, delle moschee all’occidentale, moderne. Ma non si chieda agli immigrati di convertirsi o di rinnegare la loro fede».

fonte: bioetiche.blogspot.com » Vai al post originale





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