È uscita l’edizione 2009 del Global Peace Index, una classifica degli Stati del mondo in base al grado di violenza presente al loro interno o proiettata verso l’esterno. La classifica è stata compilata mettendo insieme 23 indicatori, che vanno dal tasso di omicidi a quello dei detenuti, e dal livello delle spese militari al rispetto dei diritti umani. Al primo posto c’è la Nuova Zelanda, seguita dai soliti noti di questo genere di classifiche: i paesi scandinavi, tutti compresi nei primi nove posti, assieme ad Austria, Giappone e Canada. L’Italia è al 36º posto (su 144), gli Stati Uniti all’83º; nelle ultime posizioni Somalia, Afghanistan e Iraq.
Su MWC News Shahram Vahdany ha provato ad incrociare il Global Peace Index con i dati presi dalla World Values Survey, relativi alla percentuale di non credenti e a quella di chi frequenta i servizi religiosi almeno una volta al mese («Atheist Nations Are More Peaceful», 4 giugno 2009). Dividendo i paesi del mondo in due gruppi uguali di più pacifici e meno pacifici, risulta esistere una correlazione statisticamente significativa fra il grado di secolarizzazione di una nazione e la sua appartenenza a uno dei due gruppi: i paesi più pacifici hanno in media più atei e meno frequentanti degli altri. Conclude Vahdany:
Ci possono essere varie ragioni per questo risultato. Può darsi che la gente che vive in paesi più turbolenti cerchi rifugio nella religione, o che la religione non sia un mezzo adeguato per organizzare le società moderne. O può darsi che qualche altro fattore o combinazione di fattori (democrazia? libertà di parola? istruzione? welfare governativo?) generi cittadini che sono allo stesso tempo pacifici e non religiosi.
In ogni caso, questo è un altro colpo all’idea che la secolarizzazione porti al crollo delle strutture sociali. Di fatto, i paesi con più atei sono i più pacifici. Per risultati analoghi, ma più analitici, si può vedere Gregory S. Paul, «Cross-National Correlations of Quantifiable Societal Health with Popular Religiosity and Secularism in the Prosperous Democracies: A First Look», Journal of Religion & Society 7, 2005.
fonte: bioetiche.blogspot.com » Vai al post originale