Set 08

Una iniziativa di solidarietà unisce Italians for Darfur a “Inv Factor – anche tu genio!”, il progetto di valorizzazione del talento e delle intelligenze dei giovani italiani dai 15 ai 19 anni pensato da Leo Sorge e Rossella Palomba, che ha ricevuto la Medaglia di rappresentanza del Presidente della Repubblica.
Inv Factor si rivolge ai giovani studenti, mentre Italians for Darfur si occupa di solidarietà in Sudan: ecco la decisione di aiutare una scuola delle aree più depresse della grande nazione africana, sconvolta da guerre civili sconfinate nel genocidio. La scuola verrà finanziata direttamente, grazie anche all’aiuto di difensori dei diritti umani sudanesi e operatori umanitari in loco.
L’appuntamento con il talento innovativo delle nuove generazioni è martedì 7 settembre a Roma presso lo Spazio Europa (via IV Novembre, 149) e prevede l’esposizione al pubblico delle invenzioni finaliste dalle ore 10.00 alle 14.00, mentre la premiazione dei vincitori avrà luogo alle 12.30.Firma l’appello on-line di Italians for Darfur!
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Set 08

disegno di Emilio Battiato,
siciliano, editore e disegnatore di fumetti,
che da anni sostiene la campagna per i diritti umani in Darfur
(clicca sull’immagine per vederla a migliore risoluzione).

A cinque mesi dal referendum sull’indipendenza del Sudan, il Sudan è drammaticamente impreparato all’evento, secondo quanto emerge dal nuovo rapporto pubblicato da una coalizione internazionale di 26 organizzazioni umanitarie e sui diritti umani, tra cui, per l’Italia, Italians for Darfur Onlus.

Sul sito è ora disponibile l’edizione in Italiano dello stesso, grazie ai bloggers della rete di supporto all’associazione, ed è scaricabile all’indirizzo “Renewing the pledge”

Il rapporto chiede un’azione urgente dei capi di Stato africani che si sono riuniti in uno dei più importanti summit dell’Unione Africana in Uganda, dal 19 al 27 luglio scorso.
Nel nuovo rapporto unificato Renewing the Pledge: Re-Engaging the Guarantors to the Sudanese Comprehensive Peace Agreement, la coalizione internazionale avverte: “Le lancette battono velocemente verso quello che potrebbe essere il più importante appuntamento nella storia moderna del Sudan – due referendum in Sudan che potrebbero sfociare nella rottura del più grande stato africano.” In aggiunta al referendum sull’indipendenza del Sud, un altra votazione avrà luogo simultaneamente nell’area di Abyei, per determinare se unirsi o meno al Sud Sudan.

LINK: scarica il dossier in italiano “Renewing the pledge“, un’altra iniziativa della campagna internazionale SUDAN365.

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Set 04

Il portavoce del Sudan People Liberation Movement, Yasir Arman, ha riferito oggi ai microfoni di Reuters che il National Congress Party starebbe finanziando l’insediamento di popolazioni nomadi Arabe nel nord della regione di Abyei, nella zona più critica al confine tra Nord e Sud Sudan, per modificare il peso demografico del voto refrendario del 9 gennaio prossimo sull’indipendenza del Sud Sudan.

La regione di Abyei, per la sua ricchezza di greggio, è tra le regioni da sempre più contese tra Nord e Sud del Paese.

Anche l’International Crisis Group avrebbe osservato dislocazioni di forze militarizzate lungo i confini, auspicando l’aumento dei controlli del contingente delle Nazioni Unite, sempre più criticate per i costi e le lentezze burocratiche, a fronte di risultati poco confortanti sul piano della sicurezza nella regione.Firma l’appello on-line di Italians for Darfur!
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Set 02

Cinque mesi per scongiurare una nuova guerra civile:sosteniamo il referendum per l’indipendenza del Sud

A meno di cinque mesi dal referendum per l’indipendenza del Sud Sudan, la tensione nel Paese è sempre più alta e il rischio che la situazione precipiti è sempre più alto. Mentre continuano le vessazioni e l’isolamento di 83mila profughi nel campo di Kalma, il più grande dell’area di Nyala (capitale del Sud Darfur), nei dintorni di Kass poco più a Nord si sono verificati scontri tra Rizeigat e Misseriya: un centinaio le vittime e altrettanti feriti il bilancio dell’ultima battaglia. Il conflitto tra le due tribù è ripreso la scorsa settimana dopo quasi due mesi di relativa calma, a seguito di un accordo di riconciliazione firmato dalle parti a fine giugno. Tutto ciò a fronte di una situazione umanitaria al tracollo e all’ostruzionismo del governo sudanese nei confronti delle operazioni di aiuto, sia delle Nazioni Unite sia delle Organizzazioni non governative impegnate nella regione. E’ di pochi giorni fa l’annuncio dell’espulsione, senza un motivo dichiarato, dei direttori locali del Comitato Internazionale della Croce Rossa (Cicr) e della Fao e di due funzionari dell’Alto Commissariato per i Rifugiati (Unhcr) dalla capitale Occidentale del Darfur, Geneina. Secondo il quotidiano sudanese indipendente Al Sahafa, la decisione sarebbe stata assunta sulla base dei ’suggerimenti’ del presidente sudanese, Omar al Bashir, ai governatori delle province del Darfur di allontanare tutti gli operatori umanitari stranieri ‘colpevoli’ di aver violato gli accordi che regolamentano le attività di cooperazione. Già nel marzo 2009, pochi giorni dopo l’emissione del mandato di arresto della Corte penale internazionale a carico di Bashir, per crimini di guerra e contro l’umanità, erano state cacciate dalla regione 13 ong responsabili, secondo il regime, di aver cooperato con la CPI fornendo false informazioni sulle violenze perpetrate in Darfur. A distanza di un anno, a seguito dell’implementazione delle accuse alle quali si è aggiunto anche il genocidio, è scattata la nuova azione ritorsiva del presidente sudanese. Nel frattempo, la sofferenza umana in Darfur è più acuta che mai. Si stima che circa 4,7 milioni di persone dipendono dagli aiuti umanitari, di cui oltre 2,6 milioni ospitate nei campi profughi. Il vuoto lasciato dai cooperanti espulsi ha contribuito all’aumento dei livelli di malnutrizione, soprattutto nelle zone rurali, dove l’assistenza alla popolazione si estendeva al di là delle aree sotto la protezione della missione congiunta di peacekeeping delle Nazioni Unite e dell’Unione africana. Il continuo susseguirsi di rapimenti ha inoltre costretto molte agenzie a ridimensionare la loro presenza al di fuori delle grandi città mentre i Caschi blu, anch’essi spesso vittime di attacchi e sequestri, non riescono a garantire il controllo delle aree più interne dove sono in corso scontri tra gruppi ribelli e forze armate sudanesi. Se la crisi umanitaria in Darfur resta gravissima, nel Sudan meridionale la situazione non appare molto diversa. E l’avvicinarsi del referendum fa crescere i timori degli osservatori internazionali che ritengono possibile il riaccendersi del conflitto civile se venisse boicottato l’imminente appuntamento elettorale, condizione inderogabile dell’Accordo di pace del 2005 che sancì la fine dell’ultra ventennale guerra tra Nord e Su. Per scongiurare la ripresa della violenza, una coalizione di 25 organizzazioni impegnate nella difesa dei diritti umani ha avviato una serie di iniziative per tenere alta l’attenzione della comunità internazionale sul Sudan. La campagna Sudan365, di cui è promotrice anche “Italians for Darfur”, è culminata con la presentazione di un dettagliato rapporto sulla situazione nel Paese. Gli attivisti, dall’Africa al Medio Oriente e dall’Europa agli Stati Uniti, chiedono un’azione urgente per prevenire irregolarità e abusi dei diritti umani in occasione del voto che potrebbe determinare la scissione del Sud Sudan da Khartoum.Il dossier evidenzia quanto denunciato dal Sudan People’s Liberation Movement (SPLM), ovvero che sarebbe in atto un tentativo di far deragliare, a meno che la commissione elettorale non risolva in tempi molto rapidi una controversia interna, quello che potrebbe essere il più importante appuntamento nella storia moderna del più grande Stato africano.In contemporanea al referendum sull’indipendenza del Sud anche Abyei, area ricca di giacimenti di petrolio attualmente sotto il controllo di Khartoum, sarà chiamata a decidere se unirsi o meno al Sudan meridionale.Gli analisti del dossier sostengono che a poco più di 5 mesi dal 9 gennaio 2011, data in cui sono previsti i referendum, il periodo che precede il voto e l’esito delle consultazioni debba essere gestito con estrema attenzione. Ed è per questo che, secondo la coalizione promotrice della campagna per il mantenimento degli impegni di pace, i paesi Garanti del Comprehensive peace agreement - tra cui l’Italia - abbiano la responsabilità e la capacità di supportare il Sudan nell’attuazione del CPA, prevenendo potenziali conflitti futuri e favorendo il raggiungimento di patti inerenti temi sensibili quali la demarcazione dei confini e lo sfruttamento delle risorse petrolifere. La speranza degli osservatori internazionali e degli attivisti è che l’esperienza fallimentare degli ultimi anni, che ha dimostrato quanto possa essere dannoso concentrarsi su una sola parte del Sudan a discapito di un’altra, scoraggi coloro che vorrebbero continuare a focalizzare l’attenzione sul processo di definizione dell’accordo di pace senza tenere conto delle situazioni ancora non definite nelle altre aree in conflitto nel Paese affrontando questa delicatissima fase nella sua complessità. E’ l’unica chance per evitare che il Sudan precipiti in un baratro di nuove violenze e di sangue. Firma l’appello on-line di Italians for Darfur!
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Sep 09

Questo piccolo isolotto del Lago di Bolsena è ciò che resta, come quello bisentino, del cono eruttivo del vulcano sottostante l'attuale lago. Esso dista appena un chilometro dalla costa del lago ed è incredibilmente diverso dal compagno. I suoi dieci ettari ospitano una comunità vegetale pressochè integra e apparentemente molto più selvatica, quasi tropicale. Le sponde sono popolate da numerose colonie di uccelli acquatici e al di fuori delle specie vegetali ed animali l'isola non è attualmente popolata.
Sicuramente visitato dagli etruschi, forse anche dai romani, l'isola è storicamente famosa per la detenzione di due incredibili donne: Cristina, martire e patrona di Bolsena, fu relegata sull'isola da papa Urbano IV affinchè rinnegasse la sua forte fede cristiana; Amalasunta, regina degli Ostrogoti, dal carattere deciso e diplomatico si inimicò i Goti e tramite un complotto di questi col famigliare Teodato fu dapprima imprigionata nell'isola e quindi uccisa nel 535 d.C.
L'isola ha storicamente attratto l'attenzione sia dei nativi dei borghi limitrofi (a questa epoca risale la chiesa di S. Stefano del IX sec.) dei Viterbesi, dei signori di Bisenzio e del papato. Sotto la chiesa l'isola ha vissuto il periodo di massimo splendore. A partire dal XVII secolo, sotto il ducato di Castro l'isola fu progressivamente abbandonata, le strutture smantellate ed i materiali riutilizzati per la costruzione di Marta. Attualmente l'isola vi è una residenza Privata e non è visitabile.

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Set 02

Sono stati liberati i tre piloti russi sequestrati domenica a Nyala, in Darfur. Lo ha annunciato un portavocedell’esercito sudanese.
“I tre piloti russi sono stati rilasciati ieri sera”, ha affermato Sawarmi Khaled Saad, precisando che sonostati liberati dopo delle trattative con i rapitori.
I piloti, che lavorano per la compagnia aerea sudanese privata Badr, erano stati sequestrati domenica.
Secondo fonti ufficiali russe, si tratta del capitano e di “due membri dell’equipaggio dell’elicottero Mi-8 della compagnia Badr Airlines, che trasportava derrate alimentari per la missione dell’Onu nelDarfur”. Quello dei tre russi è stato il secondo sequestro di cittadinistranieri in Darfur in meno di 15 giorni.
Il 14 agosto eranostati rapiti due poliziotti giordani del contingente di peacekeeper Onu-Unione Africana (Minuad), poi rilasciati dopo qualche giorno.Firma l’appello on-line di Italians for Darfur!
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Ago 11

Mentre nel Jebel Marra fonti legate al Sudan Liberation Movement di Al-Nour riferiscono di nuovi bombardamenti della SAF su villaggi e postazioni ribelli, costati la vita ad almeno cinque persone, dagli Stati Uniti giunge la conferma dell’iscrizione del Sudan tra i “Paesi canaglia”.
Anche nel 2009, si legge nel rapporto pubblicato giovedì scorso, permangono in Sudan, nonostante la collaborazione tra le rispettive agenzie dei servizi segreti, elementi terroristici legati ad Al-Qaeda ed Hamas.
Tra il 1991 e il 1996 l’organizzazione terroristica internazionale Al-Qaeda aveva, proprio in Sudan, la propria base.Firma l’appello on-line di Italians for Darfur!
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Ago 05

“Mentre il Consiglio di sicurezza dell’Onu rinnovaall’unanimità la missione di pace in Darfur e laComunità internazionale é sempre più impegnata aprevenire una nuova guerra civile in Sudan, l’Italia - conil voto finale oggi in Senato - sceglie di abbandonare laregione dove é in corso la più grande crisi umanitariadel mondo con la scusa di non aver ottenuto i visti per imilitari che dovevano dare supporto a Unmid”.
E’ quanto denuncia l’associazione ‘Italians for Darfur,promotrice della campagna per il Sudan in Italia.
“Venire meno agli impegni nei confronti del Darfur - silegge in una nota - non é solo una decisione politicasbagliata che causa un danno d’immagine al nostro Paese, chenega il suo contributo all’Onu - che tra l’altro si eraproposta di sbloccare i problemi burocratici che bloccavanola missione italiana - per il mantenimento della pace inSudan, ma é anche un’azione vile soprattutto perchèl’Italia é tra i garanti del rispetto dell’accordo di pacedel 2005 che sancì la fine dell’ultra ventennale guerracivile tra Nord e Sud”.
“Questa grave decisione arriva nella fase più cruentadel conflitto in Darfur- sottolinea Antonella Napoli, presidente dell’associazione - che oggi é più violentoche mai. Lo testimoniano gli oltre mille morti negli ultimidue mesi. Mezzo milione di darfuriani rischia di nonricevere le razioni alimentari, da cui dipendono per lasopravvivenza, a causa delle proibitive condizioni disicurezza peggiorate dopo gli ultimi pesanti scontri traforze governative e forze ribelli nel centro e nel nordDarfur, che hanno tagliato i principali nodi stradalidell’area. Dal 2008 ad oggi 17 operatori umanitari sonostati rapiti e 27 peacekeepers dell’Unamid hanno perso lavita e il bilancio rischia di aggravarsi visti i semprepiù frequenti attacchi ai caschi blu, - conclude la Napoli- spesso non adeguatamente equipaggiati”.

Roma, 3 agosto 2010Firma l’appello on-line di Italians for Darfur!
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Ago 05

Con voto favorevole di tutti i gruppi parlamentari, eccetto Idv e i due senatori radicali del PD Marco Perduca e Donatella Poretti, astenutisi dal voto perchè in contrasto con il partito, è stata definitavemente approvato il nuvo bilancio per le missioni militari all’estero italiane. Sale il budget per l’Afghanistan, da 310 a 364 milioni di euro, crolla, quasi a scomparire, il finanziamento per la partecipazione italiana alla missione UNAMID in Darfur. Dei 5 milioni previsti sono rimasti solo 128 mila euro: soldi, che presumibilmente, andranno a coprire le spese per qualche nuovo comunicato di rammarico. Firma l’appello on-line di Italians for Darfur!
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Ago 05

Nostro rapporto sull’inadeguatezza dei preparativi al voto in Sudan
“Apprendiamo con soddisfazione del rinnovo della missione di pace ibrida Nazioni Unite – Unione africana in Darfur, prorogata di un altro anno all’unanimità dal Consiglio di sicurezza dell’Onu ma denunciamo che il Sudan, in vista del referendum sull’indipendenza del Sud Sudan, è drammaticamente impreparato e il rischio di caos e incidenti è più pressante che mai”.
E’ quanto si legge in un rapporto pubblicato oggi da “Italians for Darfur” e altre 25 organizzazioni umanitarie e associazioni per i diritti umani aderenti alla coalizione internazionale “Sudan 365”.
Gli attivisti, dall’Africa al Medio Oriente e dall’Europa agli Stati Uniti, chiedono un’azione urgente per scongiurare irregolarità e violenze in occasione del voto che potrebbe determinare la separazione definitiva tra Nord e Sud Sudan.
L’appello è diretto ai paesi garanti del Comprehensive Peace Agreement, tra cui l’Italia, che nel 2005 sancì la fine della ultra ventennale guerra civile in Sudan.
“Il dossier “Renewing the Pledge: Re-Engaging the Guarantors to the Sudanese Comprehensive Peace Agreement” – sottolinea Italians for Darfur - ricorda che le lancette corrono velocemente verso quello che potrebbe essere il più importante appuntamento nella storia moderna del più grande Stato africano. In contemporanea al referendum sull’indipendenza del Sud, anche Abyei – area attualmente sotto il controllo di Khartoum in cui sono situati i più grandi giacimenti di petrolio del Paese – sarà chiamata a decidere se unirsi o meno al Sud Sudan”.
“Mentre il tempo scorre inesorabile – afferma Antonella Napoli, presidente di Italians for Darfur - nel Sud, come in Darfur, gli episodi di violenza si sono intensificati e nel Nord e nella capitale i diritti umani continuano a essere violati. Attraverso questo rapporto denunciamo che, negli anni passati, l’attenzione internazionale si sia concentrata sul Sudan meridionale, rinnegando la più importante lezione degli anni passati: che i conflitti multilaterali vanno affrontati globalmente. La concentrazione sul Sud Sudan è andata a scapito di altre importanti problematiche, come la mancata trasformazione democratica del Paese, il conflitto irrisolto del Darfur e di altre regioni emarginate del Nord e dell’Est del Sudan. Per non parlare dei punti del trattato esclusi dal CPA, come la suddivisione dei proventi del greggio e la determinazione dei confini che erano stati negoziati dopo la firma dell’accordo nel 2005 e ad oggi non ancora definiti. Il rischio è che le questioni non risolte, a meno di un anno dalla scadenza del termine dell’accordo di pace, possano scatenare nuovi conflitti. Soprattutto se il risultato del referendum porterà alla separazione di Juba da Khartoum”.
Attraverso il dossier, la coalizione promotrice dell’iniziativa chiede al governo del Paese di assicurare che tutti i cittadini sudanesi, nel Nord come nel Sud, siano protetti prima e dopo il referendum.
Il rapporto contiene anche una serie di raccomandazioni ai garanti del CPA (Intergovernmental Authority on Development (IGAD), Unione Africana, Unione Europea, Lega Araba, Nazioni Unite, Egitto, Italia, Olanda, Norvegia, Regno Unito e Stati Uniti) affinché assicurino che il referendum sia libero ed equo. In particolare si chiede di sfruttare il prossimo Forum Consultivo, che si tiene in questi giorni a Khartoum, per concordare una intensificazione degli sforzi nazionali e internazionali per porre le basi di un pacifico, credibile e puntuale processo referendario.
Inoltre gli analisti del dossier sostengono si debba assicurare che ad Abyei, nella regione del Blue Nile, e in Kordofan, nei prossimi sei mesi si dia corso a preparativi adeguati per il referendum e si persuada il National Congress Party of Sudan (NCP) e il Sudan People’s Liberation Movement (SPLM) a impegnarsi pubblicamente affinché il rispetto dei diritti alla libertà di movimento, di soggiorno e di proprietà attualmente garantiti a tutti i cittadini sudanesi rimanga tale indipendentemente dal risultato delle votazioni.
Ultima ma non meno importante richiesta è la dichiarazione inequivocabile e pubblica che gli standard internazionali dei diritti umani siano rispettati nel Nord come nel Sud e, infine, che i Garanti rispettino il loro impegno di sostenere la trasformazione democratica del Sudan.

Roma, 31 luglio 2010Firma l’appello on-line di Italians for Darfur!
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Lug 30

A Kampala, questa settimana i capi di Stato africani hanno deciso di muoversi contro la decisione presa dalla Corte Penale Internazionale di emettere un mandato di arresto contro il Presidente sudanese Bashir. Una decisione che allontana definitivamente la speranza di un cambiamento nello scenario politico dell’Africa e che scredita senza opportunità di ritorno il Tribunale Internazionale.

Link: Sudan TribuneFirma l’appello on-line di Italians for Darfur!
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Lug 24

“La decisione della maggioranza parlamentare di respingere il mio emendamento per il ripristino della partecipazione italiana alla missione Onu in Darfur è una decisione gravissima”. Così ha detto Mecacci (PD) a Il Velino, dopo che, per pochi voti, non è passato l’emendamento del Partito Democratico contro la decisione del Governo di tagliare i fondi alla missione italiana in Darfur, nell’ambito della missione delle Nazioni Unite, in uno dei momenti storici più critici della regione sudanese.
La missione sarebbe stata annullata per un problema di permessi, che il Sudan avrebbe negato agli italiani, ma la realtà dei fatti non è chiara.

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Lug 14

Omar Hassan Ahmad Al Bashir, Presidente del Sudan, è nuovamente sotto accusa dal Tribunale Penale Internazionale. Un secondo mandato di arresto, dopo quello del 4 marzo scorso, è stato infatti emanato lo scorso 12 luglio con le accuse di genocidio delle tre etnie principali del Darfur, Fur Masalit e Zaghawa.Firma l’appello on-line di Italians for Darfur!
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Lug 08

SUDAN: ITALIANS FOR DARFUR; BENE RINVIO TRATTATO CON ITALIA

A RISCHIO MISSIONE PACE, SERVONO PRESSIONI SU KHARTOUM

(ANSA) ROMA - Siamo lieti di apprendere che la ratifica di un accordo’ sulla promozione e protezione degli investimenti tra Italia e Sudan - in discussione oggi alla Camera - ’sia stata rinviata in commissione su proposta del deputato Gianni Vernetti (Api) a nome dell’intergruppo Italia-Darfur nato su iniziativa della nostra associazione. Ci auguriamo che questo sia un primo passo verso una nuova policy nei confronti di un Paese che continua a violare impunemente I diritti umani’. E’ quanto si legge in una nota dell’associazione Italians for Darfur.Il rinvio della ratifica, sottolinea nel testo la presidente Antonella Napoli, ‘arriva in una fase delicata del conflitto in Darfur che rischia di riprendere con grande violenza. Avere uno strumento a disposizione per fare pressioni sul governo sudanese affinche’ freni l’escalation di violenza in Darfur e in altre aree del Sudan, riveste un’importanza cruciale’. Servono, quindi, ‘pressioni diplomatiche e commerciali su Khartoum’, soprattutto a fronte del ‘rischio del ritiro della missione di pace dispiegata nella regione come paventato dalle Nazioni Unite’ a causa della mancanza di ‘misure concrete di controllo e protezione dei convogli umanitari internazionali’ da parte del governo sudanese, conclude la nota.

(ANSA 7 luglio 2010).Firma l’appello on-line di Italians for Darfur!
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Lug 02

In un comunicato di giovedì scorso, le Nazioni Unite hanno fatto sapere che numerosi programmi di aiuto alle popolazioni del Sudan rischiano la sospensione, finchè il governo sudanese non si spenderà in misure concrete di controllo e protezione dei convogli umanitari internazionali.

Oltre 400.000 darfuri rischiano di non ricevere le razioni alimentari, da cui dipendono per la sopravvivenza, a causa delle proibitive condizioni di sicurezza, peggiorate dopo gli ultimi pesanti scontri tra forze governative e forze ribelli nel centro e nord Darfur, che hanno tagliato i principali nodi stradali dell’area.
Dall’anno scorso, 17 operatori umanitari sono stati rapiti, e 27 peacekeepers dell’UNAMID hanno perso la vita dall’inizio della missione in Darfur.
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Giu 28

Un nuovo rapimento scuote la cooperazione in Darfur. Due operatori umanitari dell’organizzazione tedesca Thw, sono stati prelevati nella notte tra il 22 e il 23 giugno da uomini amati dalla loro sede di Nyala, capitale del Sud Darfur. A darne l’annuncio un portavoce della missione di pace delle Nazioni Unite e dell’Unione Africana. Intanto proseguono gli scontri tra i ribelli del Movimento
Giustizia ed Uguaglianza e l’esercito sudanese che oltre a causare la morte dei combattenti coinvolgono anche civili.
Il Jem ha annunciato di essersi scontrato più volte con i militari nelle ultime 48 ore e sostiene di essere uscito vincitore dal violento confronto avvenuto lunedì 21 giugno a Uzban, 120 km a sudest della capitale del Darfur del nord, El Fasher. Un portavoce del governo, ovviamente, smentisce e ha fornito una versione opposta precisando che negli scontri sono morti sette soldati e 43 ribelli.
Insomma in vista del rinnovo del mandato di Unamid per fine luglio, missione di pace che stenta a rivelarsi tale e a risultare efficace, i venti di guerra in Darfur soffiano sempre più forti.Firma l’appello on-line di Italians for Darfur!
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Giu 28

di Mauro Annarumma per MpNews

In Sudan, come in altre parti del mondo, migliaia di bambini sono costretti a un presente di guerra e ad un futuro ai margini della società.

di Mauro Annarumma per Mpnews
Sono ancora migliaia, oltre 3500 secondo statistiche delle Nazioni Unite e dell’Unicef, i bambini soldato in Sudan. Vengono rapiti dai villaggi, si abusa di loro psicologicamente e sessualmente, vengono addestrati alla guerra. Non c’è più spazio per i sogni ed il gioco nel cuore dei bambini armati di kalashnikov e coltelli del Sudan, come in quelli del Congo e della Birmania, tra i Paesi che soffrono maggiormente la piaga dei bambini soldato.
Nonostante gli sforzi della comunità internazionale, molti bambini, anche se reintegrati nella società e ricondotti alle famiglie, spesso si arruolano nuovamente allettati dal salario delle milizie e dei movimenti armati del Sudan, siano essi pro-governativi o ribelli, con il quale possono essere di sostegno alle famiglie.
Il protocollo firmato a N’Djamena lo scorso 11 giugno, in Ciad, al termine di una conferenza programmatica promossa dall’Unicef e alla presenza del rapper ed ex bambino soldato sudanese Emmanuel Jal, è un importante passo in avanti nella lotta agli abusi sui minori, e impegna i Paesi firmatari alla smobilitazione dei bambini soldato dalle proprie forze armate. Sono sei le delegazioni che hanno sottoscritto la Dichiarazione di N’Djamena: Ciad, Repubblica centro-africana, Sudan, Nigeria, Niger e Camerun.
Se l’impegno verrà tradotto in azioni, tali Paesi si allineeranno agli standard internazionali per la difesa dei minori, come i protocolli della Convenzione Internazionale per i Diritti dei Bambini, mirati alla difesa dei minori dalla guerra e dalla prostituzione, e i Paris Commitments and Paris Principles, linee guida per l’assistenza dei bambini che già appartengono a gruppi armati.
In Sudan non esiste la certezza di una sistematica adozione dei minori nelle fila dell’esercito regolare, ma ancora numerosi sono quelli che vi continuano a crescere. Il bacino più ampio a cui affluisce la maggior parte delle vittime della guerra rimane tuttavia il variegato mondo delle milizie armate, numerose in Sudan.
Molte attenzioni sono state poste, in particolare, verso il Sudan People Liberation Army, il quale, nonostante la firma degli accordi più recenti promossi dall’ONU, continuano ad avere bambini soldato tra le fila di combattenti.
Anche in Darfur, soprattutto nel West Darfur, dove l’attività dei movimenti armati è ancora forte, come quella del Justice and Equality Movement, del Sudan Liberation Army-Unity e SLA-Minni Minnawi, ed di altri gruppi minori, si registrano numerosi casi di arruolamento di giovani combattenti, nonostante alcuni programmi di collaborazione tra gli stessi movimenti e l’ente per l’infanzia delle Nazioni Unite, a partire dal luglio 2009.
Sempre in Darfur, è stato istituito un ente preposto, il Government of National Unity for the North Sudan Disarmament, Demobilization and Reintegration Commission, deputato al coordinamento del disarmo e del reinserimento nella società di questi bambini, molto spesso vittime di abusi sessuali.
Pochi mesi fa, Italians for Darfur, l’associazione italiana per i diritti umani in Sudan, aveva promosso un appello per chiedere la sospensione definitiva delle condanna a morte di sei bambini di etnia Fur accusati di far parte del Justice and Equality Movement, uno dei movimenti ribelli più importanti del Darfur e chiedeva di fare chiarezza sulle responsabilità del loro arruolamento in questo movimento. Un appello, il cui esito positivo, ottenuto grazie a una grande ed immediata partecipazione popolare, testimonia la sensibilità e le energie che i temi sull’infanzia sono ancora capaci di catturare. Energie che speriamo mettano presto fine a questa piaga immane, in Sudan come nel resto del mondo.

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Giu 28

Nella ‘Giornata del rifugiato’ nuovi scontri con 50 morti in Darfur
Nelle stesse ore in cui si celebrava la Giornata mondiale del rifugiato, almeno cinquanta peraone venivano uccise in nuovi scontri tra tribù arabe rivali nel Darfur occidentale.
Un capo tribale, Ezzedin Elissa al-Mandil, della tribù dei Misseriya ha denuncato che “uomini della tribù dei Rezeigat a bordo di nove automezzi hanno attaccato tre nostri villaggi. I combattimenti sono cominciati ieri a metà giornata e sono continuati fino a notte. Abbiamo contato 50 morti tra i nostri. E anche 13 feriti”.
Nessun portavoce dei Rezeigat ha diffuso notizie sulle vittime della propria etnia.
Il governatore del Darfur occidentale ha confermato gli scontri ma non si è sbilanciato sulle conseguenze e le vittime registrate.
Una quarantina di caschi blu della missione dell’Onu (Unamid) hanno cercato di raggiungere la zona dei combattimenti ma sono stati costretti a fermarsi perché, secondo gli abitanti dell’area, i combattimenti continuano.
A fronte di una situazione nella regione sempre più drammatica, assume ancora maggiore valore l’iniziativa che abbiamo promosso nel centro di accoglienza di Scorticabove.
Di seguito trovate un resoconto dell’Ansa e dell’Adnkronos (ma anche altre agenzie hanno ripreso la notizia) sulla manifestazione. Teniamo alta la guardia, oggi più che mai c’è bisogno di vigilare sui diritti umani e spingere affinché essi siano garantiti e sempre rispettati.

GIORNATA RIFUGIATI: ITALIANS FOR DARFUR, ACCOGLIERE PROFUGHI

(ANSA) - ROMA, 20 GIU - In occasione della Giornata Mondiale del rifugiato, Italians for Darfur ha promosso un’iniziativa tesa a denunciare i grandi limiti che ancor oggi persistono nel nostro Paese in materia di accoglienza degli aventi diritto all’asilo. Stamane nel centro di accoglienza di Scorticabove sono stati distribuiti simbolici attestati di idoneita’ al diritto di asilo in nome dei diritti umani per ‘protestare - spiega l’associazione - contro l’irrigidimento delle metodologie di accoglienza nel nostro Paese’.La provocazione dell’associazione vuole evidenziare ‘le motivazioni e i requisiti che rendono le richieste di accoglienza di ognuno degli esuli del Darfur inattaccabili.Nessuno piu’ di loro - sottolinea Italians for Darfur - ha diritto a essere accolto nel nostro Paese come rifugiato’.Per celebrare la Giornata mondiale del rifugiato e’ stata anche allestita la mostra ‘Volti e colori del Darfur: per non dimenticare’, 30 scatti dei profughi e dei campi della regione sudanese tratti dall’omonimo libro di cui e’ autrice la giornalista Antonella Napoli, presidente di ‘Italians for Darfur’, che sostiene il Centro pediatrico di Emergency a Nyala. ‘Negli ultimi sette anni - sottolinea Napoli - il numero delle persone fuggite dai propri villaggi per sottrarsi al pericolo degli scontri ancora in corso nella regione sudanese e’ andato sempre crescendo e non accenna a diminuire. Le organizzazioni umanitarie che cercano di aiutarli sia durante la fuga, sia nei campi di accoglienza, non sempre riescono a garantire loro la giusta assistenza. In Italia, in questa giornata cosi’ importante - prosegue il presidente di Italians for Darfur - chiediamo che venga data particolare attenzione alla crisi in Darfur, la piu’ grave attualmente nel mondo’.

20-GIU-10 14:50

IMMIGRATI: ITALIANS FOR DARFUR DISTRIBUISCONO ‘FINTI’ DIRITTI D’ASILO PER PROTESTA

Roma, 20 giu. (Adnkronos) - Stamane, nel centro di accoglienza di Scorticabove, sono stati distribuiti simbolici attestati di idoneita’ al diritto di asilo, “in nome dei diritti umani per protestare contro l’irrigidimento delle metodologie di accoglienza nel nostro Paese”. L’iniziativa e’ dell’associazione “Italians for Darfur”, tesa a “denunciare i grandi limiti che ancor oggi persistono nel nostro Paese in materia di accoglienza degli aventi diritto all’asilo”.Per celebrare la Giornata mondiale del rifugiato e’ stata anche allestita la mostra “Volti e colori del Darfur: per non dimenticare”, 30 scatti dei profughi e dei campi della regione sudanese tratti dall’omonimo libro di cui e’ autrice la giornalista Antonella Napoli, presidente di “Italians for Darfur’ che sostiene il Centro pediatrico di Emergency a Nyala.”Negli ultimi sette anni il numero delle persone fuggite dai propri villaggi -sottolinea la Napoli- per sottrarsi al pericolo degli scontri ancora in corso nella regione sudanese e’ andato sempre crescendo e non accenna a diminuire. Le organizzazioni umanitarie che cercano di aiutarli sia durante la fuga, sia nei campi di accoglienza, non sempre riescono a garantire loro la giusta assistenza. Ed e’ per questo che molti provano a lasciare il proprio paese per rifugiarsi altrove. Per uno Stato civile e democratico come l’Italia accoglierli dovrebbe essere un dovere, prima che un obbligo di legge. Purtroppo non sempre e’ cosi’”.

(Sin/Col/Adnkronos) 20-GIU-10 16:22Firma l’appello on-line di Italians for Darfur!
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Giu 28

Uccisi altri tre ‘caschi blu’ della missione di pace in Darfur

Tre soldati della missione di pace Onu/Unione Africana (Unamid) in Darfur, nell’ovest del Sudan,sono stati uccisi nel corso di un attacco “brutale”. Lo ha indicato un responsabile della stessa missione.
“Questa mattina nei dintorni di Nertiti, nel Darfur ovest, gliingegneri civili della missione erano impegnati in una base,sotto il controllo della scorta. In modo brutale e senzaavvertimento, una ventina di uomini armati di AK-47 ha aperto ilfuoco sulle nostre truppe”, ha affermato Kemal Saiki, capo dellecomunicazioni di Unamid, “Tre caschi blu sono stati uccisi. Unaltro è stato ferito gravemente e trasportato in elicottero a Nyala”.
I soldati dell’Unamid hanno in seguito reagito agli attacchidegli aggressori. “I nostri soldati hanno reagito, c’è stata unasparatoria durata un’ora. Ci sono stati tre morti dalla parte deiterroristi, che sono fuggiti e hanno rubato una 4X4 dellamissione di pace”, ha aggiunto.
Questo nuovo attacco porta a ventisette il numero di soldati epoliziotti dell’Unamid morti nelle violenze dal dispiegamentodella missione nel gennaio 2008. Unamid è la più importante forzadi peacekeeping nel mondo con più di 20mila soldati e poliziottidispiegati in Darfur, vasta regione dell’ovest del Sudan in predadal 2003 a una complessa guerra civile all’origine dei 300milamorti secondo le stime dell’Onu - 10mila secondo Khartoum - e 2,7milioni di sfollati.
(fonte Afp)

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Giu 28

Appello di ‘Italians for Darfur’ per chiedere la loro liberazione
“Rivolgiamo un appello al presidente del Sudan, Omar Hassan Al Bashir, affinché dia l’ordine di scarcerare sei dottori che avevano organizzato uno sciopero per chiedere migliori condizioni di lavoro e una paga più adeguata per i medici in Sudan”.
E’ quanto si legge in una nota di ‘Italians for Darfur’, organizzazione promotrice della campagna per i diritti umani in Sudan, che sostiene e rilancia l’iniziativa del Presidente dell’Associazione medica mondiale, Dana Hanson, che ha scritto una lettera aperta alle autorità sudanesi per chiedere il rilascio dei sei colleghi arrestati la scorsa settimana.
“Secondo quanto denunciato dalla World Medical Association e da attivisti sudanesi, i medici - sottolinea Italians for Darfur - oltre ad essere stati arrestati senza un’accusa definita, sarebbero stati brutalmente picchiati. L’Associazione Medica è profondamente preoccupata e segue con apprensione e riguardo la situazione di questi sei dottori ai quali è stato negato il diritto fondamentale di un giusto e imparziale processo”.
“Il timore della nostra e di altre organizzazioni per i diritti umani - si legge ancora nella nota - è che questi prigionieri, come molti altri, siano esposti a maltrattamenti e torture nonostante la loro ‘colpa’ sia solo quella di aver costituito un comitato che ha lanciato dal 2003 una campagna per migliorare le condizioni in cui è costretta a lavorare la categoria dei medici. Sono state organizzate negli anni diverse iniziative e scioperi, tra cui l’ultimo che ha determinato i loro arresti. I dottori Alhadi Bahkit, Ahmed Alabwabi, Ashraf Hammad, Mahmoud Khairallah, Abdelaziz Ali Jamee e Ahmed Abdallah Khalafallah, rappresentano i volti e i nomi - conclude Italians for Darfur - di una moltitudine di vittime senza nome ma ugualmente oppresse”. All’appello ha già aderito il presidente della Commissione Diritti Umani, il senatore Pietro Marcenaro, il quale chiede che i sei medici imprigionati siano liberati.

Roma, 22 giugno 2010Firma l’appello on-line di Italians for Darfur!
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Giu 28

Un nuovo rapporto delle Nazioni Unite pesca nel torbido dell’ultimo mese in Darfur e porta alla luce un nuovo dato allarmante, che conferma una tendenza già palesatasi nei mesi precedenti: il conflitto in Darfur, purtroppo, si riaccende. 600 morti, il numero più alto registrato in un mese dal 2008. Firma l’appello on-line di Italians for Darfur!
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