lo sciopero virtuale, che a qualcuno potrebbe sembrare un’innovazione del nostro esecutivo, in realtà ha profonde radici storiche. Dallo schiavo nubiano che poteva virtualmente scioperare, ma aveva diritto a ricevere realmente il doppio delle frustate che gli sarebbero spettate in una normale giornata di lavoro, passando per il gladiatore romano che si asteneva dal lavoro e veniva identificato con una croce (non il solo nome), per arrivare al servo della gleba russo, o anima morta se amate Gogol, che poteva scioperare tranquillamente dopo il trapasso, la casistica è varia e articolata.
Ora lo sciopero virtuale è diritto anche in Italia, Second Life a parte, e la notizia ci riempie di legittima soddisfazione. Ma poiché le buone leggi hanno sempre la possibilità di essere emendate, ecco un’ulteriore miglioramento che ci viene dalla culla della democrazia. Apprendiamo infatti che i carpentieri statunitensi, per nulla disposti a rinunciare ad una paga di 28 dollari l’ora, che comunque ritengono inadeguata, hanno reclutato i senza tetto, cui passano 8 dollari l’ora per scioperare al posto loro. Questi arrivano puntuali, radunano le loro povere cose, si travestono da carpentieri, e iniziano, con scarsa convinzione a ritmare slogan e a muoversi lentamente ingobbiti da pesanti cartelli.
Molti, che abbiano più o meno la mia età, sono cresciuti con i ricordi degli sceneggiati in bianco e nero di mammaRai ispirati ai romanzi di Cronin, e delle lotte sindacali dei minatori del Galles, tormentati tra la giusta lotta per condizioni di lavoro e paghe più degne, e le mogli che ridotte allo strenuo li ponevano di fronte alla fame dei loro figli. A questi abbiamo poi aggiunto le letture di Zolà e il “Metello” di Pratolini, finendo per avere un’idea romantica dello sciopero come mezzo per arginare le ingiustizie sociali e ridare dignità al lavoratore. Naturalmente, questo romanticismo dello sciopero oggi deve fare i conti con una realtà che come salsedine sembra in grado d’intaccare e corrodere ogni cosa. I giornali ci forniscono settimanalmente i calendari degli scioperi, e questi hanno perso la forza e la determinazione che chi abiti in una città operaia come me ricorda nei grandi cortei dei metalmeccanici di una trentina di anni fa.
Ecco quindi la soluzione: sciopero virtuale e per interposta persona.
Perplessità tipo: se lo scopo di uno sciopero e di un corteo è quello di sensibilizzare l’opinione pubblica, chi potrà sentirsi toccato dalle sorti lavorative di una categoria sapendo che quelli che manifestato appartengono ad un’altra? E se questa mania di appoggiarsi a fornitori esterni anche in materia di lotta sindacale dovesse prendere piede e qualcuno avesse l’alzata d’ingegno di organizzare lo sciopero del pubblico impiego italiano per le vie si Bucarest, in un ottica di contenimento dei costi? Per poi magari finire con il paradosso degli scioperanti che scioperano per conto altrui, che, ritenendosi sottopagati, scioperino contro gli scioperanti-datori di lavoro, e magari questi ultimi per risparmiare accettino di sfilare in corteo in loro favore, ma contro se stessi?
Complicato?
E’ un mondo difficile!
fonte: lapennachegraffia.blogspot.com » Vai al post originale
