feb 27


ci sono due possibilità quando si affronta il problema degli stupri: seguire la massa e portare a macinare le proprie pulsioni al mulino della stupidità, mettendo per altro in preventivo una lunga coda, o tentare di ragionare. La seconda soluzione, oltre che preferibile, evita di metterci allo stesso livello dei comportamenti che intendiamo stigmatizzare.

Ma partiamo con un’osservazione: gli stupri vengono messi a lievitare sia nei forni della destra che in quelli della presunta sinistra, e se questi ultimi intendono infornare l’incapacità del governo ad affrontare seriamente il problema, al di là di corazzieri, palombari e genieri messi a pavoneggiarsi per le nostre città, meno comprensibile è cosa si propongano gli altri, a meno di prendere in considerazione che il problema sia un mezzo che verrà sfruttato come leva per spingere la democrazia ancora più lontana dai cittadini e vezzeggiare gli istinti più forcaioli delle masse.

La parola che spadroneggia sui media è “emergenza”. Ma viene subito da chiedersi se i bollettini di guerra che ci vengono quotidianamente propinati riflettano un reale incremento dei reati o siano un modo come un altro per seminare razzismo, intolleranza e arruolare giustizieri della notte che hanno appena trovato una loro dignità legislativa. E questo perché se si vanno a guardare i dati e si accantonano le chiacchiere, si scopre che oltre nove stupri su dieci avvengono in famiglia o nelle sue immediate vicinanze, e che quelli che avvengono fuori dal contesto non mostrano gli incrementi che i pennivendoli lasciano intendere.

Quindi…

Quindi, escluse ronde in divisa o senza, e castrazioni chimiche proposte da lobotomizzati, l’unica misura seria pare essere quella di impedire a chi si sia macchiato del reato più odioso di poterlo reiterare a suo piacimento. Ma per fare ciò sarebbe necessario metter mano seriamente ai problemi della giustizia, alle sue lungaggini vergognose, alla sua cronica mancanza di mezzi e alla sua conclamata schizofrenia. I codici prevedono la possibilità della custodia cautelare per tutti i reati che possano essere reiterati dal colpevole o dal presunto tale, e nulla come il reato di stupro per sua natura possiede inesorabilmente l’attributo della reiterabilità. Anzi, l’applicazione di serie misure cautelari, in questi casi, dovrebbe essere automatismo senza deroghe, e chi le deroghe le firma sia chiamato a risponderne con la stessa severità invocata per l’autore del reato.

Fatto questo bisognerà mettersi seriamente a lavorare sull’immagine della donna che dai media a chi ci governa, passando per la pubblicità, viene quotidianamente vilipesa e violentata. Ma il discorso a questo punto si farebbe molto lungo…

e un grazie a Zarpa per la splendida vignetta

fonte: lapennachegraffia.blogspot.com » Vai al post originale





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